Maitan Tempeste nell economia mondiale

 

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indice introduzione parte prima 7 qualche richiamo critico di analisi e di metodo appendici il fordismo in gramsci un analisi di trotskij sugli stati uniti annotazioni di michel husson il 19 22 23 parte seconda tendenze di fondo nell era della internazionalizzazione concentrazioni e multinazionali superimperialismo finanziarizzazione del capitale causa o effetto innovazioni tecnologiche e un ipotesi teorica di marx parte terza crisi congiunturali e ristagno prolungato carattere ciclico e sviluppo diseguale le onde lunghe appendice innovazioni tecnologiche e onde lunghe mandel 25 34 38 datanews editrice via di s erasmo 22 00184 roma tel 06 70450318-19 collana «sbort books» prima edizione marzo 1998 grafica di copertina francesca pema composizione typeface cerveteri roma stampa tipolitografia empograpb villa adriana roma copyright 1998 datanews editrice s.r.l roma 43 48 55 parte quarta l economia mondiale oggi qualche considerazione generale 59 5

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unione europea tendenze comuni e differenziazioni stati uniti miracolo o mito tempeste in asia riconquista di un terzo del mondo al mercato capitalista quale dinamica a lungo termine appendici le tappe dell unione europea sweeney e il modello americano cronologia della crisi asiatica miracolo e caduta thailandese la grande depressione e le varie soluzioni prospettate parte quinta riflessioni per una alternativa peso specifico e funzione del proletariato alternativa di società e obiettivi strategici di fase appendici la classe operaia secondo marx e lenin classe operaia e riorganizzazione del lavoro torino melfi e fiat i contributi di revel1i:obiezioni a una metodologia e a una concezione neo-utopista 62 69 74 82 87 98 99 100 100 103 introduzione 105 109 117 118 121 il saggio che presentiamo e che ci auguriamo possa interessare anche i non addetti ai lavori giovani in particolare ha un duplice scopo tracciare un quadro sintetico delle tendenze in atto da oltre due decenni nell economia mondiale e delle dinamiche che si delineano agli inizi del 1998 e riaffermare criteri di interpretazione oggi offuscati anche in economisti e sociologi schierati a sinistra sul piano analitico si impone a nostro avviso la valutazione che in linea generale l economia mondiale non è uscita dalla fase critica apertasi con la recessione del 1974 75 e che non esistono per il momento elementi che suggeriscano 1 ipotesi di un superamento di questa situazione a breve termine mentre scriviamo l attenzione è focalizzata sulla crisi asiatica e sulle sue ripercussioni in altre aree se non mancano le tonalità pessimistiche e persino catastrofiste prevale tuttavia la massima prudenza nelle previsioni come segnaliamo nell ultima parte non di rado specialisti che avanzano delle ipotesi si affrettano subito dopo ad affermare che le cose potrebbero andare ben diversamente per parte nostra non vogliamo avventurarci su un terreno così scottante anche per chi sia dotato di competenze e di strumenti di ricerca di cui non dispongono i comuni mortali limitiamoci a porre tre interrogativi di cui non c è bisogno di sottolineare la portata la crisi che ha colpito una serie di paesi asiatici potrà essere superata a breve termine o conoscerà nuovi sviluppi e con quali eventuali conseguenze sull economia dei maggiori paesi industrializzati la traduzione in pratica del progetto simboleggiato dal trattato di maastricht aprirà un nuovo capitolo nella vicenda economica dei paesi europei duramente colpiti dal flagello di una disoccupazione massiccia e pro 6 7

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lungata o comporterà invece ulteriori più gravi difficoltà infine continuerà negli stati uniti la fase congiunturalmente positiva o non si delineerà come alcuni sintomi indicherebbero una fase recessiva con ripercussioni internazionali non facili da definire ma in ogni caso rilevanti scontato ci sembra sin d ora l accentuarsi di due tendenze difondo in primo luogo secondo previsioni su cui esiste un ampio consenso la concorrenza è destinata ad acutizzarsi al massimo tra i nuovi mostri pan-europei per riprendere una metafora del «financial times» tra le economie delle diverse aree all interno di ciascuna area e nei singoli paesi la crisi asiatica questo effetto l ha già avuto paesi colpiti dalle svalutazioni e dai fallimenti cercano di riguadagnare terreno proprio in virtù della caduta libera delle loro monete mettendo in difficoltà anche il giappone in parte almeno gli stati uniti e la stessa cina e se gli accordi sul commercio internazionali fossero integralmente applicati la lotta diventerebbe ancora più selvaggia questa aggettivazione è ricorrente nelle pubblicazioni economiche più accreditate al tempo stesso proseguiranno a ritmi sostenuti i processi di concentrazione sia a scopi per così dire preventivi cioè per meglio armarsi prima della battaglia sia per far fronte al precipitare di situazioni critiche anche a questo proposito valgano le notizie provenienti da paesi asiatici si delinea una più libera penetrazione di capitali esteri sotto forma di partecipazioni azionarie anche maggioritarie e di acquisizioni a prezzi stracciati di conglomerati o singole aziende in via di fallimento che tutto questo comporti ristrutturazioni anche radicali è una sin troppo facile previsione anzi in certi casi è già una constatazione e non c è bisogno di illustrare quale prezzo dovranno pagare in termini sociali paesi dai livelli di vita rimasti molto bassi nonostante parziali miglioramenti dell ultimo decennio dal punto di vista del metodo intendiamo soprattutto ribadire due aspetti della dinamica economica mondiale abbiamo accennato al primo la tendenza più forte che mai alla concentrazione e alla centralizzazione dissentiamo da coloro che pur non ignorando questa tendenza sarebbe dawero difficile farlo senza raccontare delle favole la menzionano senza coglierne la centralità accostando la semplicemente a tendenze diverse e secondarie se non confondendo cause ed effetti su questo rinviamo alla prima parte e all appendice sul libro di marco revelli la sinistra sociale bollati boringhieri 1997 dissentiamo egualmente da quanti sfumano il carattere intrinsecamente ciclico dell economia capitalista e non vedono nelle vicende cicliche di breve o di lunga durata la chiave di interpretazione della dinamica complessiva anche degli ultimi decenni questa annotazione critica vale in particolare per chi ignora o relega in secondo piano questi due aspetti pur richiamandosi a impostazioni marxiste va da sé che ognuno ha il diritto di non essere marxista o di considerare che il marxismo è ormai obsoleto ma è difficile negare che l individuazione della tendenza alla concentrazione del capitale sia un asse centrale dell interpretazione marxiana come lo è la definizione del carattere ciclico dell economia non si tratta di uno stucchevole ricorso a petizioni di principio è l esperienza di un secolo e mezzo e più in particolare degli ultimi cinquant anni che ha confermato entrambi questi assi di interpretazione date le dimensioni di questo saggio non possiamo affrontare la vasta e ardua problematica di una alternativa anticapitalista l abbiamo tuttavia abbozzata nella parte finale per indicare succintamente in termini generalissimi quali conclusioni si possano e debbano trarre dalle premesse analitiche lo abbiamo fatto sul piano delle finalità cioè della definizione di un progetto di società qualitativamente nuova e sul piano degli obiettivi di fase suscettibili di stimolare in.condizioni date una dinamica di mobilitazione e di presa di coscienza anticapitalistica le fonti di cui ci siamo serviti sono via via indicate come sono indicati i contributi degli autori cui facciamo riferimento su diversi piani anche con citazioni ed estratti in appendice abbiamo portato a termine il nostro lavoro nei primissimi giorni del 1998 il che significa senza avere a disposizione i dati consuntivi dell anno precedente i lettori attenti noteranno che dati sugli stessi fenomeni a volte non coincidono li abbiamo riportati lasciandone la responsabilità alle fonti citate non avendo per parte nostra elementi per operare delle scelte non ci sembra comunque che diversità o variazioni siano tali da rimettere in discussione l interpretazione dei fenomeni e delle tendenze più rilevanti infine qualcuno forse si chiederà perché facciamo abbondante ricorso a fonti che rispetto al nostro orientamento politico-culturale dovremmo considerare di parte awersa rispondiamo con dùe considerazioni una più generale l altra più specifica la prima è che le classi dominanti mentre si servono di mezzi di comunicazione dozzinali e crudamente mistificatorii a uso del popolo sovrano si dotano di strumenti ben più sofisticati per la propria informazione e per l educazione dei propri quadri l élite dei lettori che accede ai fogli economici specializzati ha bisogno di sapere come vadano realmente le cose e che cosa si possa ragionevolmente prevedere 8 9

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non per civetteria intellettuale ma per potersi regolare negli affari non tollererebbe di essere trattata come oggetto di propaganda e se un analisi viene condotta con rigore staremmo per dire materialistico può approdare a conclusioni analoghe a quelle di chi parta da un punto di vista diametralmente opposto e tragga opposte conclusioni sul piano socio-politico per esempio si può arrivare alle stesse conclusioni sulla esistenza o meno delle condizioni di una recessione o di una ripresa o di un rilancio di politiche neokeynesiane pur divergendo sui giudizi di valore proprio per questa ragione anche per chi non abbia niente a che spartire con le classi dominanti è spesso più interessante attingere a fogli destinati ad ambienti industriali o finanziari che leggere pubblicazioni di indirizzo diverso o persino opposto che oltre a non disporre degli stessi strumenti propendano a sacrificare il rigore analitico a esigenze politico propagandistiche una considerazione più specifica riguarda una delle fonti cui più di frequente ci riferiamo il «financial times» che a nostro avviso supera pubblicazioni dello stesso genere quotate negli stessi ambienti questo giornale dispone di una gamma di collaboratori non solo esperti in materia economica ma anche in grado di analizzare pertinentemente e con notevole capacità di sintesi gli avvenimenti e le tendenze politiche di maggior rilievo non si tratta solo della preparazione e del talento di singole persone la borghesia britannica e la sua intellighentsia hanno una esperienza secolare consumata in ogni angolo del globo perché le rapine di sua maestà hanno avuto una dimensione universale hanno saputo fame tesoro ma la gran bretagna è avvitata in una parabola discendente ormai da oltre mezzo secolo e non può nutrire.la speranza di far girare all indietro la ruota della storia per questo intellettuali delle sue classi dominanti possono vedere le cose con un distacco che non può avere chi sia più direttamente impegnato nella difesa d interessi imperiali ai giorni nostri raggiungere una singolare lucidità magari sfumata di cinismo e sperar di esercitare ancora in queste forme circoscritte una residua egemonia se tutto questo può risultare utile anche a chi sia ispirato da opposte preoccupazioni politiche e culturali non si vede perché non se ne debba approfittare p.s ringrazio gianni rigacci che ha riletto il testo suggerendomi correzioni e rettifiche che ho accolto di buon grado e marco maitan per l aiuto tecnico che mi ha assicurato parte prima qualche richiamo critico di analisi e di metodo forse in pochi altri momenti la letteratura economica nella sua accezione più ampia ha conosciuto una diffusione paragonabile a quella che conosce oggi da un lato miriadi di istituti nazionali e internazionali ufficiali ufficiosi o privati studiano ogni giorno l evoluzione della congiuntura in ogni angolo del mondo e si avventurano in proiezioni a breve e a medio termine che non di rado non colgono il segno dall altro si combinano analisi e previsioni di più ampio respiro su fasi di sviluppo economico che coprono decenni se non un intero secolo diciamo subito che si impone a nostro avviso una constatazione nonostante validi apporti di economisti e di analisti di diverso indirizzo le interpretazioni di ispirazione politico-ideologica hanno il più delle volte il sopravvento questo fenomeno si è accentuato nel corso dell ultimo ventennio proprio quando seguendo la moda delle ideologie non ci si è stancati di proclamare il deperimento o addirittura l estinzione più in particolare troppo spesso analisi e proiezioni dovute a dirigenti politici e a economisti del movimento operaio non si sono sottratte a una sorta di inversione metodologica invece di partire da analisi per delineare orientamenti analisi sono state forzate o stravolte per esigenze di giustificazione di scelte politiche già operate o infieri seconda constatazione indipendentemente dalle ragioni analitiche o metodologiche non sono state individuate nella loro incubazione e neppure nel loro primo dispiegasi le fasi salienti dell economia postbellica negli stessi paesi industrializzati tra i dirigenti politici e gli economisti di ispirazione marxista nessuno almeno a nostra conoscenza ha prospettato alla fine degli anni 40 o all inizio degli anni 50 il boom prolungato che avrebbe coinvolto i paesi capitalisti per circa un 11 lo

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quarto di secolo superando tutti i precedenti storici va detto che neppure economisti di scuola diversa avevano intuito quello che stava maturando o già concretizzandosi analoga miopia si è manifestata di fronte al prospettarsi della nuova fase di ristagno prolungato apertasi nel 1974-75 e non ancora superata a oltre vent anni di distanza leggendo o rileggendo per esempio la letteratura economica italiana degli anni 60 che pure ha registrato contributi di valore non si può non essere colpiti dal fatto che si dava più o meno esplicitamente per acquisito che il capitalismo rilanciato o neocapitalismo avrebbe conosciuto un ascesa indefinita le divergenze riguardavano previsioni più specifiche di ritmo e i modi di contrastare distorsioni secondarie ma si partiva dal presupposto tacito o dichiarato che le tensioni e le contraddizioni storiche del capitalismo erano fondamentalmente superate o quanto meno in via di superamentol negli anni 80 e in periodo più recente il problema sempre più acuto del ristagno prolungato nell ambito del quale le riprese congiunturali non hanno che una portata limitata e in particolare appaiono inadeguate a riassorbire il fenomeno più devastante la disoccupazione ha imposto riflessioni complessive sulle tendenze in atto nuove o riemergenti e sulla dinamica ipotizzabile diciamolo senza circonlocuzioni non è per niente facile delineare un analisi d insieme ed è incomparabilmente più arduo prospettare risposte organiche e praticabili ciò non esime da un rilievo critico infatti da una parte esigenze politico-propagandistiche dei gruppi dirigenti delle classi dominanti in crisi dall altra l impatto del crollo delle società di transizione burocratizzate hanno alimentato interpretazioni e indicazioni in cui le mistificazioni ideologiche risultano ancora una volta soverchianti ne sono conseguite una lettura deformante delle vicende passate e una teorizzazione schematizzata al massimo di soluzioni presentate come intrinsecamente necessarie e le sole ipotizzabili per usare la metafora semplicistica corrente il cosiddetto pensiero unico secondo la vulgata neoliberista di cui i primi interpreti sul piano politico sono stati margaret thatcher e ronald reagan l economia era entrata in crisi perché non si era consentito un funzionamento senza intralci del libero mercato lo stato aveva assunto in materia economica un ruolo esorbitante si erano imposti limiti troppo angusti e regole troppo rigide all uso della forza-lavoro e si era fatto abusivo ricorso all indebitamento pubblico non rispettando i dettami di un monetarismo rigoroso in realtà gli economisti e i politici fautori di queste tesi ignoravano allegramente lo stato reale delle cose commettendo magari an12 ftj che qualche anacronismo e soprattutto scambiando le cause con gli effetti dimenticavano che il boom postbellico era stato possibile proprio perché lo stato era intervenuto attivamente nell economia sotto diverse forme e su diversi piani e aveva adottato misure di incentivazione e sostegno alla produzione del genere di quelle che keynes aveva auspicato tra le due guerre perché più in generale erano state fatte scelte macroeconomiche orientate verso crescenti consumi di massa elettrodomestici mezzi di trasporto individuali e collettivi apparecchi radio e televisioni ecc e consentendo o addirittura incoraggiando anche l indebitamento privato per esempio con le vendite a rate e i crediti al consumo perché ci si era avviati verso il soddisfacimento di esigenze elementari come la sanità pubblica e la generalizzazione del diritto alla pensione che per il movimento operaio avevano rappresentato obiettivi irrinunciabili c è appena bisogno di aggiungere che i rapporti di forza socio-politici dei primi decenni del dopoguerra avevano pure spinto in questa direzione ai neoliberisti nostrani si potrebbe del resto rivolgere una semplice domanda il boom prolungato il tanto decantato ai suoi tempi miracolo italiano sarebbe stato possibile senza la funzione svolta dalla siderurgia pubblica dall eni e dall enel dopo la nazionalizzazione delle compagnie elettriche2 contrariamente a quanto si vorrebbe far credere ora la verità è innanzi tutto ripetiamolo che all ascesa economica prolungata hanno contribuito in modo determinante impostazioni e pratiche del tipo di quelle aborrite spesso non senza ipocrisia dagli incensatori neoliberisti3.e nessuno può sostenere che lo sviluppo giapponese sia stato realizzato nel rispetto dei dettami del liberismo e del libero commercio né che lo stato non abbia avuto niente a che vedere nella industrializzazione della corea del sud in secondo luogo ed è questa la considerazione più importante la lezione fondamentale della crisi apertasi oltre vent anni or sono è che le contraddizioni strutturali intrinseche dell economia capitalista hanno assunto a un certo momento una acutezza tale che neppure l insieme di misure keynesiane o neokeynesiane e da società del benessere erano più funzionali al loro contenimento e meno ancora alloro superamento non fosse che parziale e temporaneo solo ricorrendo a una petizione di principio ideologica o cullandosi in speranze prive di obiettivo fondamento o prefiggendosi un progetto di società avvitata su sé stessa e fondata sulla contrazione e sull esclusione si può ipotizzare una uscita dalla crisi con l annullamento del quadro e delle norme di funzionamento prevalenti pour cause e non per arbitrio statalistico negli anni 50 e 60 13

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vorremmo infine mettere in guardia contro l uso troppo disinvolto e a maggior ragione contro l assolutizzazione di certe categorie cui fanno ricorso molti critici del neoliberismo c è una tendenza a presentare le cose come se i modi dello sviluppo socio-politico in una data fase fossero il prodotto di scelte concettuali si cede egualmente alla seduzione di spiegazioni monocausali secondo le quali per esempio l intera strutturazione della società dipenderebbe da una forma determinata di organizzazione del lavoro per ritornare un momento alla vicenda del capitalismo postbellico sarebbe come si è visto unilaterale mettere l accento in modo esclusivo sull adozione di tesi keynesiane sorvolando sul fatto che l europa occidentale era uscita da una guerra distruttrice nel corso della quale erano state alimentate molte speranze avanzando motivi ideologici democratici che non si potevano poi troppo disinvoltamente ignorare che crisi sociali e politiche si erano prodotte tra il 43 e il 45 in una serie di paesi e che nella stessa gran bretagna due mesi dopo la vittoria churchill aveva ricevuto elettoralmente il ben servito senza contare poi che le classi dominanti non dimentiche degli effetti della grande depressione erano vivamente preoccupate di evitare nuove fasi depressive subito dopo la fine della guerra non fosse che per il timore di provocare un estendersi ulteriore dell influenza dell urss e dei partiti comunisti da qualche anno è divenuta di uso comune una periodizzazione secondo la quale al taylorismo è seguito il toyotismo al keynesismo il neoliberismo e più in generale al fordismo il postfordismo questa chiave di interpretazione si basa su dati analitici incontestabili in quanto tali ma qualche puntualizzazione è necessaria in primo luogo sull uso e abuso dell espressione postfordismo il definire una fase o un fenomeno con un riferimento temporale a una fase o un fenomeno precedente è di per sé rivelatore di una difficoltà se non di pigrizia intellettuale ma soprattutto vanno evitate due forzature o distorsioni la prima più di metodo consiste nell individuare un mutamento di fase prevalentemente se non esclusivamente in funzione di trasformazioni nell organizzazione del lavoro fattore rilevante ma di per sé non decisivo la seconda di carattere analitico comporta il rischio di forzature o di stravolgimenti nella individuazione dei tratti delle diverse fasi prese in esame4 prima precisazione non di poco conto il fordismo non ha coinvolto che alcune aree del mondo cioè gli stati uniti dagli anni 30 e i paesi dell europa occidentale durante tre decenni del secondo dopoguerra5 ancora più importante è che il quadro di questi stessi paesi è stato con14 dizionato oltre che da dinamiche strettamente economiche dal convergere dei fattori socio-politici che abbiamo menzionato aggiungiamo che sarebbe una semplificazione fuorviante mettere insieme indiscriminatamente taylorismo fordismo e keynesismo.6 basti pensare che negli ultimi dieci-quindici anni in molti paesi l organizzazione del lavoro ha continuato a fondarsi su criteri tayloristi mentre il keynesismo è stato abbandonato in qualche caso mai adottato7 per quanto riguarda poi il toyotismo non va minimizzata la portata dei mutamenti introdotti dalle forme nuove o relativamente nuove di organizzazione delle aziende che il toyotismo ha comportato come neppure delle peculiarità del sistema industriale giapponese nel suo complesso ma non va perso di vista il corso reale degli avvenimenti nel 1950 l economia giapponese è stata fortemente stimolata dalle ordinazioni massicce legate alla guerra di corea nello stesso periodo un grande sciopero proprio alla toyota si è concluso con una sconfitta che unitamente ad altre successive sconfitte operaie consentiva al padronato una libertà di azione che prima non aveva avuto permettendogli di manipolare i sindacati e di procedere a un.inquadramento paternalistico della manodopera a partire dalle grandi aziende in un simile contesto sta di fatto che il toyotismo si è ispirato originariamente ai bisogni di un mercato automobilistico angusto come era allora quello giapponese ma il punto essenziale è che ci si prefiggeva di introdurre forme di organizzazione del lavoro e più in generale di funzionamento aziendale che consentissero di aumentare al massimo la produttività e di ottenere profitti anche con limitate possibilità di realizzazione del capitale i nuovi metodi potevano risultare efficaci dal punto di vista dell accumulazione capitalista anche in un contesto mutato di fatto sono stati non solo mantenuti ma anche largamente diffusi quando il giappone uscito dalle angustie del dopoguerra ha conosciuto una straordinaria ascesa prolungatasi anche dopo la fine del boom delle altre più importanti economie proprio per questa parziale desincronizzazione il toyotismo è potuto apparire internazionalmente come una via d uscita della crisi conquistando non pochi adepti in altri paesi sia industrializzati sia semi-industrializzati va tuttavia precisato che condizioni specifiche aziendali macroeconomiche e politico-ideologiche hanno dato origine a molteplici varianti nelle applicazioni va egualmente ricordato che nella prima metà degli anni 90 non poche industrie americane dopo aver fatto ingenti investimenti per toyotizzarsi sono ritornate almeno in parte sui loro passi data la modestia dei risultati conseguiti vari studi hanno d altronde attirato l attenzione sul15

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le difficoltà incontrate nell introduzione di nonne toyotiste in un paese come il brasile8 ma allo stato attuale delle cose valgono soprattutto due considerazioni la prima è che in nessun paese e in nessun settore-chiave il toyotismo ha consentito di evitare le tensioni e le contraddizioni della fase di ristagno prolungato e a maggior ragione di superarle la seconda è che onnai il toyotismo sembra meno alla moda non poteva essere diversamente visto che il suo paese di origine conosce onnai da sette anni una logorante congiuntura depressiva da cui stenta molto a trovare una via d uscita più in generale e per concludere se si vuole andare alle radici del succedersi delle varie fasi dell economia mondiale e non limitarsi a fornire nella migliore delle ipotesi elementi descrittivi si deve partire da quella che dovrebbe essere una semplice constatazione sia il fordismo e il keynesismo sia il toyotismo e il neoliberismo sono stati essenzialmente scelte macroeconomiche detenninate dalla necessità per le classi dominanti di trovare soluzioni ai problemi posti dall esplodere in forma acuta di contraddizioni tipiche del sistema in momenti crociali di grandi cicli economici quindi è proprio l analisi di questi cicli nelle loro origini e nella loro dinamica che deve essere al centro della riflessione sui problemi macroeconomici della drammatica fase che stiamo attraversando È quello che cercheremo di fare ma prima rievochiamo sinteticamente le principali tendenze che in questa fine secolo operano sempre di più con dimensioni sovrannazionali l si vedano per esempio i saggi gli studi e i materiali che hanno preparato la cosiddetta programmazione del governo di centro-sinistra alla metà degli anni 60 egualmente interessanti gli atti del convegno organizzato dall istituto gramsci sulle tendenze del capitalismo italiano editori riuniti 1962 in quel convegno per la verità c era stato ancora qualche riferimento a possibili oscillazioni cicliche per esempio da parte di giorgio amendola ma si trattava più che altro di un richiamo rituale senza implicazioni nell impostazione complessiva e gli interventi che avevano sottolineato il permanere delle contraddizioni intrinseche del sistema come quello di chi scrive erano rimasti senza eco 2 l analisi più organica del capitalismo postbellico sino agli anni 70 è stata sviluppata secondo noi da ernest mandel l economista marxista belga scomparso nel 95 nel suo das sptitkapitalismus suhrkamp verlag 1972 di cui esiste un edizione aggiornata in lingua inglese late capitalism nlb 1975 alla quale ci riferiremo per i nostri richiami recentemente è uscita una nuova edizione in lingua francese con il titolo le troisième age du capitalisme editions de la passion 1997 in italia una traduzione commissionata a suo tempo dalla editrice einaudi e portata a termine alla scadenza prevista non è mai stata data alle stampe né da einaudi né da altri editori 3 un esempio clamoroso di questa ipocrisia è stato fornito dalla amministrazione reagan che si è servita come incentivo economico di massicce spese statali per l armamento e più in generale per infrastrutture di uso militare 4 questaproblematica ricorreampiamente librodi marcorevellile duedestre nel bollati boringhieri 1996 a parte le considerazioni che facciamo nel testo sorprende la tendenza dell autore a sottovalutare le dimensioni internazionali dell economia capitalista risalenti alle stesse origini almeno fortemente restrittiva e forzata è l idea secondo cui nel periodo fordista ci sarebbe stata un economia «nazionale» incentrata sui mercati nazionali sostenuta da strumenti statali nazionali anche di recente è stato ricordato per esempio che il commercio mondiale import ed export in rapportp al prodotto lordo è tornato solo ora agli stessi livelli del 1913 che in percentuale al prodotto mondiale i flussi di capitali erano maggiori prima del 1914 corriere ella d sera» 20/6/1997 che al momento più alto prima del 1914 l esportazione netta di capitale dalla gran bretagna equivaleva al 9 del prodotto interno lordo cioè due volte di più della percentuale corrispondente per la germania e per il giappone negli anni 80 financial times» 1/10/1997 sempre a proposito di fordismo revelli scrive che il fordismo si basava su un dominio assoluto della fabbrica sulla società la programmazione d impresa poteva così assumere la società come variabile dipendente così funzionava il fordismo dalla fabbrica alla società a senso unico p 79 anche qui siamo di fronte per lo meno a una forzatura con una generalizzazione poco corrispondente alla realtà 5 ricordiamo che l ispiratore del fordismo è stato henry ford 1863-1947 fondatore nel 1903 di quella che sarebbe diventata una delle aziende più famose della storia dell industria automobilistica nel 1908-09 ford ha lanciato sul mercato la prima automobile a basso prezzo antesignana delle utilitarie la cosiddetta t model che solo nel 1927 sarebbe stata sostituita dalla model a ha voluto innovare anche in materia di relazioni del lavoro introducendo nel 1914 il salario minimo di 5 dollari al giorno contro 2,5 nelle altre aziende del settore e riducendo l orario da 9 a 8 ore giornaliere le sue pratiche erano criticate come paternalistiche dalle organizzazioni sindacali ed effettivamente nelle aziende ford per decenni non ci sono state organizzazioni sindacali ford ha firmato un accordo con il sindacato dell automobile cio solo nel 1941 va aggiunto che ford ha ostacolato il new deal rooseveltiano 6john maynard keynes 1893-1946 è l economista britannico autore di the generai teory ojemployment interest and money che ha assunto incarichi pubblici anche di notevole rilievo ma è noto soprattutto per aver teorizzato durante la grande depressione degli anni 30 l intervento dello stato nell economia allo scopo di realizzare la piena occupazione anche con il ricorso se necessario al deficit del bilancio statale È stato considerato come il principale ispiratore delle politiche introdotte da governi riformisti socialdemocratici dopo la seconda guerra mondiale benché avesse fatto esplicita professione di avversione al socialismo e non avesse mai nascosto la sua avversione al marxismo [secondo lui il capitale era un manuale economico obsoleto non solo erroneo dal punto di vista economico ma anche senza interesse per il mondo moderno essays in persuasion p 300 per un analisi di impostazione marxista della rivoluzione keynesiana v ernest mandel trattato marxista di economia erre emme 1997 pp 1148-55 e làte capitalism op cit pp 415-20 7 vadetto che lo stessorevellifa a un certopuntouna considerazione cherelati vizza le sue stesse formulazioni credo che abbiano senza dubbio buone ragioni coloro che leggono nella trasformazione tecnologica e organizzativa in corso una radi17 16

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calizzazione del modello-fordista-taylorista una estremizzazione di alcuni suoi caratteri di fondo «integralistici» e oppressivi p 78 8della più che abbondante letteratura sul toyotismo e più in generale sulle esperienze giapponesi segnaliamo il libro di benjamin coriat penser à l envers travai et organisation dans l entreprisejaponaise christian bourgeois 1991 e per certe esperienze negli stati uniti l analisi di amai kumarnaj e janet guyon sintetizzata su «l unità» 7/6/1993 per quanto riguarda pubblicazioni italiane ricordiamo il saggio di gianfranco pala e carla filosa il terzo impero del sole sinergon 1992 appendici il fordismo in gramsci all indomani stesso della loro prima pubblicazione le note di gramsci su americanismo e fordismo sono state oggetto di innumerevoli citazioni e interpretazioni in buona sostanza gramsci indica a giusto titolo come il fordismo non fosse solo una ristrutturazione aziendale ma comportasse nuovi meccanismi di accumulazione e di distribuzione alti salari allargamento del mercato interno nuove tecniche distributive ecc e rappresentasse un tentativo di integrazione di strati della classe operaia d altra parte negli appunti del 34 segnala mutamenti che intervengono nelle classi dominanti all epoca del new deal dal punto di vista del metodo va sottolineato il suo rifiuto a proposito della crisi del 29 dei tentativi di dare una definizione unica o che è lo stesso trovare una causa o un origine unica dimenticando che si tratta di un processo che ha molte manifestazioni e in cui cause ed effetti si complicano e si accavallano non meno pertinente l osservazione secondo cui a volte si dimenticano i fatti semplici cioè le contraddizioni fondamentali della società attuale per fatti apparentemente complessi ma meglio sarebbe dire «lambiccati» passato e presente einaudi 1951 pp 88-89 osservazione che ci sia permessa la digressione polemica andrebbe rivolta a non pochi dei personaggi che compaiono oggi nei dibattiti non meno utile ci sembra un annotazione che mette in guardia contro un eventuale assolutizzazione del fenomeno fordista in misura limitata ma tuttavia rilevante fenomeni simili a quelli determinati in larga scala dal fordismo si verificavano e si verificano in certi rami dell industria e in certi stabilimenti «non fordizzati» note sul machiavelli einaudi 1955 p 339 18 19

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per comodità dei lettori riportiamo alcuni dei passi gramsciani più significativi si può dire genericamente che l americanismo e il fordismo risultano dalla necessità immanente di giungere all organizzazione di una economia programmatica e che i vari problemi esaminati dovrebbero essere gli anelli della catena che segnano il passaggio appunto dal vecchio individualismo economico all economia programmatica questi problemi nascono dalle varie forme di resistenza che il processo di sviluppo trova sul suo svolgimento resistenze che vengono dalle difficoltà insite nella societas rerum e nella societas hominum che un tentativo progressivo sia iniziato da una o altra forza forza sociale non è senza conseguenze fondamentali le forze subalterne che dovrebbero essere «manipolate» e razionalizzate secondo i nuovi fini resistono necessariamente ma resistono anche alcuni settori delle forze dominanti o almeno alleate delle forze dominanti il proibizionismo che negli stati uniti era una condizione necessaria per sviluppare il nuovo tipo di lavoratore conforme a un industria fordizzata è caduto per l opposizione di forze marginali ancora arretrate non certo per l opposizione degli industriali o degli operai ecc note sul machiavelli cit p 311 È ovvio pensare che i così detti alti salari sono una forma transitoria di retribuzione l adattamento ai nuovi metodi di produzione e di lavoro non può avvenire solo attraverso la coazione sociale è questo un pregiudizio molto diffuso in europa e specialmente nel giappone dove non può tardare ad avere conseguenze gravi per la salute fisica e psichica dei lavoratori pregiudizio che d altronde ha una base solo nella endemica disoccupazione che si è verificata nel dopoguerra se la situazione fosse normale l apparato di costrizione necessario per ottenere il risultato voluto costerebbe di più degli alti salari la coercizione perciò deve essere sapientemente combinata con la persuasione e il consenso e questo può essere ottenuto nelle forme proprie della società data da una maggiore retribuzione che permetta un determinato tenore di vita capace di mantenere e reintegrare le forze logorate dal nuovo tipo di fatica ma non appena i nuovi metodi di lavoro e di produzione si saranno generalizzati e diffusi non appena il tipo nuovo di operaio sarà creato universalmente e l apparecchio di produzione materiale sarà ancora perfezionato il turnover eccessivo verrà automaticamente ad essere limitato da una estesa disoccupazione e gli alti salari spariranno in realtà l industria americana ad alti salari sfrutta ancora un monopolio dato dall avere l iniziativa dei nuovi metodi ai profit20 ti di monopolio corrispondonosalari di monopolio ma il monopolio sarà necessariamente prima limitato e poi distrutto dalla diffusione dei nuovi metodi sia all interno degli stati uniti sia all estero confrontare il fenomeno giapponese dei bassi prezzi delle merci e coi vasti profitti spariranno gli alti salari d altronde è noto che gli alti salari sono necessariamente legati a una aristocrazia operaia e non sono dati a tutti i lavoratori americani op cit pp 337-38 l instabilità delle maestranze dimostra che le condizioni normali di concorrenza tra gli operai differenza di salario non operano per ciò che riguarda l industria ford che entro certi limiti non opera il livello diverso tra le medie del salario e non opera la pressione dell armata di riserva dei disoccupati ciò significa che nell industria ford è da ricercare un qualche elemento nuovo che sarà l origine reale sia degli alti salari che degli altri fenomeni accennati instabilità ecc questo elemento non può essere ricercato che in ciò l industria ford richiede una discriminazione una qualifica nei suoi operai che le altre industrie ancora non richiedono un tipo di qualifica di nuovo genere una forma di consumo di forza di lavoro e una quantità di forza consumata nello stesso tempo medio che sono più gravose e più estenuanti che altrove e che il salario non riesce a compensare in tutti a ricostituire nelle condizioni date dalla società così com è poste queste ragioni si presenta il problema se il tipo di industria e di organizzazione del lavoro e della produzione propria della ford sia razionale possa e debba cioè generalizzarsi o se invece si tratti di un fenomeno morboso da combattere con la forza sindacale e con la legislazione se cioè sia possibile con la pressione materiale e morale della società e dello stato condurre gli operai come massa a subire tutto il processo di trasformazione psico-fisico per ottenere che il tipo medio dell operaio ford diventi il tipo medio dell operaio moderno o se ciò sia impossibile perché porterebbe alla degenerazione fisica e al deterioramento della razza distruggendo ogni forza di lavoro pare di poter rispondere che il metodo ford è razionale cioè deve generalizzarsi ma che per ciò sia necessario un processo lungo in cui avvenga un mutamento delle condizioni sociali e un mutamento dei costumi e delle abitudini individuali ciò che non può avvenire con la sola coercizione ma solo con un contemperamento della coazione autodisciplina e della persuasione sotto forma anche di alti salari cioè di possibilità di realizzare il tenore di vita adeguato ai nuovi modi di produzione e di lavoro che domandano un particolare dispendio di energie muscolari e nervose op cit pp 338-39 21

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un analisi di trotskij sugli stati uniti ci sembra non privo di interesse riprendere brevi estratti di un discorso di troskij dal tema europa e america 1924 in cui si sintetizzano le prospettive di allora negli stati uniti e parallelamente in europa e di un saggio dello stesso autore del 1939 pubblicato con il titolo il marxismo e il nostro tempo una versione italiana dei due scritti è contenuta nel volume i problemi della rivoluzione cinese e altri scritti su questioni internazionali 1924-1940 einaudi 1970 pp 543-58 la maggiore incongruenza del programma del new deal consiste nel fatto che da una parte si fanno delle prediche ai magnati del capitalismo sui vantaggi dell abbondanza rispetto alla penuria dall altra il governo accorda premi per limitare la produzione il governo cerca di mettere in difficoltà i critici lanciando questa sfida siete capaci di far meglio tutto questo significa che entro il quadro del capitalismo la situazione è disperata op cit pp 548-49 annotazioni di michel husson dal libro di michel husson misère du capital cui ci riferiamo a più riprese riprendiamo alcune annotazioni su taylorismo e fordismo se torniamo al problema delle chances di un riformismo europeo quale ora esiste la nostra risposta è in una certa misura le chances del riformismo europeo sono direttamente proporzionali alle chances del pacifismo imperialista americano se i piani che mirano a una trasformazione dell europa in un dominio americano di nuovo tipo potranno avere un certo successo cioè se nei prossimi quindici anni non si scontreranno alla resistenza dei popoli o non saranno sconvolti da una guerra o da una rivoluzione allora come conseguenza la socialdemocrazia europea conserverà una certa influenza come ombra dell imperialismo americano in europa si stabilirà un equilibrio precario basato sui resti dell antica potenza e sugli elementi di una nuova magra esistenza garantita da razioni americane standardizzate tutto questo sarà completato da un minestrone ideologico di luoghi comuni rimasticati della socialdemocrazia europea con un condimento americano di pacifismo quacchero op cit p 545 la politica del new deal che cerca di salvare la democrazia imperialista facendo concessioni all aristocrazia operaia e contadina nella sua accezione più ampia è applicata solo nei paesi molto ricchi e in questo senso è una politica americana per eccellenza il governo americano ha tentato di far ricadere una parte dei costi di questa politica sulle spalle degli uomini dei trust esortandoli ad aumentare i salari e ad abbreviare la giornata di lavoro per accrescere così il potere di acquisto della popolazione e incrementare la produzione léon blum ha cercato di adattare questa pr~dica alla scuola elementare della francia invano il capitalista francese al pari del capitalista americano non produce per amore della produzione ma per il profitto È sempre pronto a limitare la produzione e persino a distruggere i prodotti manifatturati se la conseguenza è un incremento della sua partecipazione al reddito nazionale 22 ridurre la configurazione del dopoguerra alla diffusione nell industria della catena tayloristica sarebbe evidentemente un appiattimento inaccettabile la questione che si pone è quella della storicità del capitalismo e della presa di posizione conveniente rispetto a due tesi contrapposte egualmente monche da un lato si può immaginare un ultrastrutturalismo che insista sulla permanenza dei rapporti capitalistici e sulla loro invarianza attraverso le modifiche della sovrastruttura a dire il vero nessuno rivendica più realmente una simile posizione teorica che costituirebbe una ben misera risposta all atteggiamento oppostoe piuttosto predominante che insiste sulle trasformazioni radicali di un sistema economico che sarebbe perciò stesso errato battezzare capitalista e all articolazione di queste due tesi entrambe da respingere si incontra infine la vera domanda il capitalismo dispone di una scorta inesauribile di trovate per riprendere una espressione di alain lipietz tali da garantire che sarà in grado di rilanciarsi e di inventare nuove forme che ne assicurino il dinamismo l età dell oro era sembrata dare una risposta definitiva a questa domanda istaurando con la società dei consumi un modo di regolazione apparentemente stabile e una capacità di riprodursi senza difficoltà op cit p 45 il termine fordismo rinvia all intuizione di ford secondo cui i suoi operai potevano diventare suoi èlienti l ascesa del consumo di massa è dunque sicuramente uno dei fattori che spiegano i successi dell età dell oro ma bisogna introdurre qui la seconda corrispondenza favorevole e relativamente inedita nella storia del capitalismo la novità non è solo la parte crescente delle merci capitaliste nel consumo operaio è 23

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a che si tratta per di più di merci prodotte con forti aumenti di produttività questo punto è decisivo perché è la produttività del lavoro che in fin dei conti calibra la crescita capitalista e questo è vero sia storicamente sia trasversalmente se si confrontano i diversi capitalismi nazionali op cit p 57 parte seconda tendenze di fondo nell era dell internazionalizzazione concentrazioni e multinazionali superimperialismo nessun economista può oggi seriamente contestare che l analisi classica di marx sulla concentrazione e sulla centralizzazione del capitale è stata ulteriormente confermata dai processi degli anni 80 e 90 e si tratta evidentemente non di un aspetto secondario o parziale ma di una tendenza di fondo che incide in modo determinante su tutti i fenomeni economici e sociali su cui è focalizzata l attenzione di economisti e di sociologhi indipendentemente da rallentamenti o ripiegamenti congiunturali e di fenomeni di riorganizzazione con separazioni di attività di grandi gruppi i che solo in apparenza vanno in senso contrario la concentrazione continua a realizzarsi con accelerazioni in fasi più recenti letteralmente a tutti i livelli nella produzione industriale e nella produzione agricola industrializzata nelle attività finanziarie nel commercio e più in generale nei servizi dati incontrovertibili appaiono quasi quotidianamente sulla stampa internazionale alimentano le pubblicazioni specializzate e sono ripresi in saggi economici di svariato indirizzo riferendoci per esempio al magistrale la mondialisation du capital syros 1994 di françois chesnais ricordiamo che già negli anni 1988-89 il numero di fusioni e di acquisizioni di interessi maggioritari era stato quattro volte superiore a quello del biennio 1982-83 lo stesso autore dopo aver opportunamente sottolineato la relatività in non pochi casi della distinzione tra industria e servizi ricorda egualmente che la parte dei servizi negli investimenti diretti all estero è passata dal 25 nel 70 al 37,7 nell 80 e al 50 nel 90 più in genera24 25

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le le molteplici misure di liberalizzazione e di deregulation hanno determinato a breve o a medio termine un accentuarsi di questa tendenza generale nella misura in cui hanno facilitato enormemente la mobilità dei capitali se questo ha potuto avere effetti da un punto di vista capitalistico positivi nei tre poli egemonici stati uniti unione europea e giappone la polarizzazione non ha fatto che aggravare l emarginazione di molti paesi sottosviluppati david korten sintetizza così il contesto attuale giorno per giorno le multinazionali più grandi continuano a consolidare il loro potere tramite fusioni acquisizioni e alleanze strategiche l unità» 9/7/1997 basta uno sguardo ai quoti2 diani economici internazionali per rendersi conto che le cose vanno proprio così il direttore del fmi michel camdessus ha riassunto nei termini seguenti il significato della globalizzazione2 la globalizzazione è tre cose la formidabile rivoluzione prodotta dalla computerizzazione delle operazioni finanziarie e dall accelerazione istantanea dei mezzi di informazione che ha coinciso con lo smantellamento dei controlli sui cambi valutari e con il grande processo della liberalizzazione degli scambi commerciali per parte sua già nel settembre del 92 «the economist» aveva sintetizzato gli sviluppi degli anni 80 in quegli anni molte delle frontiere che esistevano tra i mercati finanziari nazionali si sono dissolte ed è cominciato a emergere un mercato del capitale veramente globale È per questo che il decennio passato sarà ricordato ed è del tutto verosimile che il prossimo decennio sarà ricordato per le lotte a livello mondiale per far fronte alla situazione che ne è derivata e aveva aggiunto che cosa significa «mondializzazione» l espressione può riferirsi pertinentemente a tutta una serie di cose espansione del commercio internazionale crescita degli affari multinazionali ascesa dellejoint ventures internazionali e crescente interdipendenza dei flussi dei capitali lo stesso settimanale aveva fornito dati secondo cui tra 1 86 e il 90 gli investimenti esteri diretti degli stati uniti del giappone della germania federale e della gran bretagna si erano accresciuti da 61 a 156 miliardi di dollari con un aumento annuo del 27 si calcolava d altra parte che già nel 90 esistessero 35.000 multinazionali con 147.000 soci stranieri e dopo aver indicato gli elementi di novità aveva tratto la conclusione che la trasformazione finanziaria degli anni 80 non era che la fase più recente di un vecchio processo lo sviluppo di un economia basata sul mercato dati più recenti confermano le tendenze in atto nel 1995 quando il 26 valore totale delle fusioni e acquisizioni aveva sup~rato del 25 quello degli anni precedenti le vendite dei primi duecento gruppi imprenditoriali sarebbero ammontate a un valore equivalente al 28 del prodotto lordo mondiale pur dando lavoro solo allo 0,33 della popolazione gli addetti alla multinazionali sarebbero secondo certe stime 72 milioni cioè il 5 dei lavoratori dipendenti registrati nel mondo dati riportati da «il manifesto» 7/12/1997 dei cento maggiori bilanci economici mondiali 51appartenevano a grandi imprese e solo 49 a stati nazionali la giapponese mitsubishi aveva un bilancio superiore a quello di un grande paese come l indonesia david korten art cit nel 1995 280.000 affiliate estere hanno registrato vendite complessive pari a 7000 miliardi di dollari superando del 20 le esportazioni globali di beni e di servizi secondo la banca mondiale la percentuale delle affiliate multinazionali sul prodotto mondiale ha raggiunto nel 95 il 17,5 mentre non era che del 4,5 nel 70 la loro parte nella produzione manifatturiera era stata nel 92 pari al 18 contro 12 nel 77 le 100 maggiori multinazionali possiedono 1.700 miliardi di dollari nelle loro affiliate estere un quinto degli assets esteri globali financial times» 1/10/1997 uno studio della banca statunitense morgan stanely irudica che delle 40 maggiori imprese mondiali 23 sono statunitensi 1 europee 3 giapponesi e 4 appartengono a paesi definiti emergenti solo due o tre non avrebbero la loro base in un solo paese su questo fenomeno e le sue implicazioni ritorneremo una renazione di qualche anno fa della conferenza delle nazioni unite sul commercio e sullo sviluppo cnuced ha indicato che j7.000 ml11ltinazionali contro 7.000 venti anni prima avevano venduto al di fuori del paese di origine per 5,5 trilioni milioni di milioni di dollari mentre il commercio mondiale era ammontato complessivamcnte a 4 trilioni e controllavano un terzo del potenziale produttivo dlji settore privato financial imes» 21/7/1993 dati sostanzialt mente analoghi erano pubblicati più tardi le monde» 1/9/1997 sl mpre secondo la cnuced le multinazionali controllavano un terzo dl,linprodluzione industriale mondiale vnri studiosi hanno analizzato i metodi con cui le grandi aziende l1lrzano loro egemonia illuminanti in proposito le pagine di chela iiltusull iacquisizione e sul controllo dei brevetti come quelle sugli ins vl ntllllcntii la ricerca e lo sviluppo che registrano i più elevati graper di di concentrazione la realtà è che i grandi gruppi godono oggi di 111111 libertà di azione molto maggiore di quella di cui non avessero mai dlltu

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come si è accennato le multinazionali sono presenti in larghissima misura anche nel commercio ciò ha contribuito ad accrescere il loro peso negli scambi internazionali più in generale già nel 1988 si valutava al 40 la parte delle multinazionali nel commercio di prodotti manifatturieri tra i paesi dell ocse ed è al notevole peso del commercio inteifìrme cioè tra varie branchie delle multinazionali 40 del totale per gli stati uniti e il giappone che si deve un fenomeno nuovo nella storia del capitalismo l aumento del commercio mondiale a tassi superiori a quelli dell aumento del prodotto interno lordo un aspetto importante secondo alcuni addirittura decisivo consisterebbe nella cosiddetta finanziarizzazione dell economia È fuori discussione che la sfera finanziaria ha acquisito un peso crescente e che per parafrasare chesnais si sono accentuati i tratti finanziari degli stessi gruppi industriali e una logica finanziaria è stata impressa allo stesso capitale investito nel settore manifatturiero e nei servizi a ciò si è combinata la deregulation dei mercati dei cambi che rimonta in ultima analisi alla decisione degli stati uniti nell ormai lontano agosto 71 che aveva segnato la fine del gold exchange standard 3 quale situazione si fosse venuta creando è emerso nelle varie crisi monetarie e borsistiche succedutesi in particolare dall estate-autunno del 92 quando le varie banche centrali compresa la potente bundesbank non erano state in grado di padroneggiare la situazione e di regolare i tassi di cambio la bundesbank aveva manovrato impiegando 92 miliardi di marchi la banca d inghilterra aveva messo a repentaglio la metà delle sue riserve e la banca d italia si era dissanguata senza riuscire a evitare la crisi del sistema monetario europeo sme il «financial times» non aveva esitato a scrivere che le banche centrali avevano perduto una guerra mentre l «international herald tribune» aveva annotato che il potere dei governi si era profondamente logorato esempio più recente il 27 giugno del 94 il dollaro subiva un ulteriore perdita scivolando a tokyo al di sotto dei 100 yen per evitare questo scivolamento tre giorni prima 17 banche centrali sotto la direzione della statunitense federal reserve avevano deciso un intervento concertato con l impiego di ingenti somme ma tutto ciò non era servito a nulla non è inutile ricordare che secondo fonti ufficiali o ufficiose già nel 92 si negoziavano quotidianamente sui mercati finanziari oltre 1000 miliardi di dollari alla metà degli anni 70 ci si aggirava sul miliardo mentre nel giugno dello stesso anno le riserve di divise dei sette principali paesi capitalisti corrispondevano a circa un terzo di tale ammontare successivamente il totale delle transazioni quotidiane aumentava 28 ancora superando i 1.200 miliardi di dollari in quattro giorni si raggiungeva c:osì l equivalente di un anno di commercio mondiale a ragion vedutta quindi chesnais ha potuto scrivere che la circolazione delle monete unitamente ai mercati dei cosiddetti prodotti derivati è il compartiimento dei mercati più importante per volume più imprevedibile nei movimenti e più devastante per gli effetti econo:mici op cit p 2134 per parte sua ernest mandel ha sostenuto in u:il ibattito d a londra chesi stava verificando una sostanziale riprivatizzazione della moneta e che bisognava risalire al xvii secolo per riscontrare qualche colsadi simile i governi non hanno più potere sulla moneta e il potere bancario è di nuovo nelle mani di istituzioni private della banche e delle:corporations multinazionali le intefjpretazionisecondo cui in borsa agirebbero speculatori irresponsabili indifferenti alle norme di corretto comportamento e quindi espressione di una devianza rappresentano consapevolmente o meno una difesa apologetica del sistema in realtà protagonisti delle vicende borsistiche:sono personaggi dal punto di vista capitalista perfettamente rispettabili alla testa di imperi finanziari e di grandi banche gestori di fondi di investimento istituti assicurativi ed enti pensionistici privati stando a informazioni circolate durante la menzionata crisi dell autunno del 92 fondi di investimento avevano realizzato utili tra 1,5 e 3 miliardi di dollari al giorno manovrandone decine di miliardi anche un modesto operatore milanese di fondi di investimento aveva dichiarato al «corriere della sera» di avere ottenuto risultati tali da far impazzire i suoi clienti quanto ai fondi pensione che gestisconopensioni per capitalizzazione il loro peso è aumentato vertiginosamente già nel 93 manovravano 6.900 miliardi di dollari di cui 3.500 negli stati uniti risultando il principale agente dell intermediazione finanziaria mondiale un altra espressione di internazionalizzazione del capitale che ha alimentato diffusi timori e provocato aspre polemiche è la cosiddetta delocalizzazione ne esistono forme diverse ma l attenzione è stata attirata soprattutto sulla sua forma estrema cioè il trasferimento integrale o parziale di attività produttive da un paese di origine a paesi in cui i costi appaiono nettamente inferiori in linea generale ci si riferisce ai costi della manodopera ma in molti casi la concorrenza si sviluppa sul terreno delle concessioni fiscali e dell offerta di migliori condizioni infrastrutturali oltre che geografiche tuttavia il fenomeno non ha coinvolto solo da una parte paesi industrializzati e dall altra paesi sottosviluppati di fatto i trasferimenti di attività si sono sinora effettuati in prevalenza tra paesi industrializzati lemonde» 29

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1/2/1994 aveva sollevato clamore in quel periodo in francia il caso del progettato trasferimento di un azienda di elettrodomestici dalla regione di digione alla scozia mentre di recente la toyota con il caloroso beneplacito del governo ftancese ha deciso di costruire uno stabilimento nella zona di valenciennes comunque sia vanno respinti come mistificatorii i tentativi di attribuire la massiccia disoccupazione in europa a una concorrenza sleale dei paesi sottosviluppati5 queste messe a punto sia detto di passata non comportano affattouna minimizzazione di un altro fenomeno che si è venuto delineando sempre più nettamente cioè il superamento di tradizionali divisioni internazionali del lavoro a questo superamento dai diversi presupposti oggettivi rivoluzione dei mezzi di trasporto sostituzione di materie prime con prodotti sintetici nuovi metodi di conservazione di prodotti alimentari ecc la mondializzazione del capitale sta dando sempre maggiori impulsi ma l idea secondo cui ciò potrebbe incentivare quasi automaticamente nuove specializzazionie quindi nuove divisioni del lavoro a favore dei paesi sottosviluppati,in un contesto di predominio egemonico delle multinazionali e del capitale finanziario delle maggiori potenze imperialistiche rischia di ridursi a una mistificazione apologetica qualcuno potrebbe porsi e qualcuno si è effettivamente posto una domanda la concentrazione del capitale spinta sino alle estreme conseguenze non produrrebbe una specie di supercapitalismo in cui la concorrenza scomparirebbe o sarebbe ridotta ai minimi termini o detto altrimenti una potenza egemone potrebbe imporre nel suo precipuo interesse una regolamentazione su scala mondiale mutatis mutandis non potrebbe esserci una riedizione della teoria kautskiana del superimperialismo?6 prescindendo da considerazioni teoriche di carattere generale la risposta non può che essere negativa e per tre ragioni prima di tutto va constatato che lungi dall attenuarsi in una qualsiasi forma la concorrenza divenuta planetaria assume caratteri sempre più parossistici con il pericolo che prima o poi scoppino vere e proprie guerre commerciali di fatto per esempio tra gli stati uniti e il giappone e anche tra gli stati uniti e i paesi dell unione europea il rischio è apparso in certi momenti assai ravvicinato gli stessi accordi raggiunti in materia di commercio internazionale avranno come risultato un ulteriore acuirsi della concorrenza e conseguentemente nuovi stimoli alle concentrazioni eventuali ritorni di fiamma protezionistici e anche la semplice difesa del non poco protezionismo che ancora 30 sussiste nonostante impegni in senso contrario e più o meno solenni dichiarazioni come le eventuali probabili violazioni degli accordi potrebbero riaccendere vecchi conflitti o provocame di nuovi con conseguenze difficilmente prevedibili il direttore della organizzazione internazionale del commercio wto renato ruggero non ha nascosto le sue preoccupazioni parlando di una legge della giungla cui in un mondo interdipendente neppure i più forti potrebbero far fronte in secondo luogo l eventualità di un regime superimperialista appare tanto meno plausibile in quanto uno dei tratti essenziali di questa fase è l incapacità di un qualsiasi paese di assumere quel ruolo di potenza economica egemone in grado di garantire quella stabilità monetaria e quel funzionamento normale dei meccanismi fondamentali del mercato capitalista che la gran bretagna aveva assunto nel secolo scorso sino all indomani della prima guerra mondiale e gli stati uniti alla fine degli anni 40 e negli anni 50 e 60 in terzo luogo agisce una cruciale contraddizione che non appare superabile a scadenza prevedibile e che per ovvie ragioni si manifesta particolarmente nell europa comunitaria gli stati nazionali sono battuti in breccia dall internazionalizzazione dell economia ma al tempo stesso nella permanente difficoltà se non impossibilità di creare sovrastrutture sovrannazionali organiche ai vari livelli necessari continuano a essere funzionali non solo al mantenimento del quadro politico e dei rapporti sociali esistenti ma anche alla definizione e alla concretizzazione delle scelte macroeconomiche una tesi con pretese di originalità è stata avanzata da un economista dell ocse bernard hugonnier nel suo libro le surcapital economica 1995 secondo hugonnier nell epoca del fallimento a suo dire incontestabile del comunismo il capitalismo si è trasformato in un nuovo sistema un sistema socio-economico ancora più complesso definibile come indica il titolo stesso del libro surcapital supercapitale lasciando da parte certe sintesi storiche a volo di uccello quanto meno disinvolte e la curiosa sottovalutazione del fatto che ancor prima dell emergere del surcapital il capitalismo ha avuto come teatro il mercato mondiale e non solo quello nazionale ecco come l autore definisce sommariamente il nuovo sistema il surcapital non si identifica a niente non esiste di fatto una minoranza che divenga rappresentante della coscienza internazionale come i borghesi rappresentavano la coscienza nazionale perché una tale coscienza non esiste le multinazionali sono dirette da una minoranza poliglotta itinerante cosmo31

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