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col fuoco non si scherza by emilio de marchi 1 col fuoco non si scherza by emilio de marchi the project gutenberg ebook of col fuoco non si scherza by emilio de marchi this ebook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost no restrictions whatsoever you may copy it give it away or re-use it under the terms of the project gutenberg license included with this ebook or online at www.gutenberg.org title col fuoco non si scherza author emilio de marchi release date august 16 2006 [ebook #19059 language italian character set encoding iso-8859-1 start of this project gutenberg ebook col fuoco non si scherza produced by carlo traverso claudio paganelli elena macciocu and the online distributed proofreading team at http www.pgdp.net this file was produced from images generously made available by biblioteca sormani milano emilio de marchi col fuoco non si scherza
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi romanzo con prefazione di gaetano negri milano carlo aliprandi editore via durini 34 proprietÀ letteraria le copie non firmate s intendono contraffatte milano 1901 stabilimento tipografico g mauri e c via unione 20 2 È una voce d oltretomba che ci parla dalle pagine di questo romanzo è la voce di emilio de marchi il gentile poeta il geniale ed arguto scrittore ahi troppo presto rapito agli amici agli ammiratori al paese di cui era ornamento ed onore la fama non ha sempre una misura perfettamente giusta nella distribuzione de suoi favori non sempre i più meritevoli sono i suoi prediletti e i suoi errori ai tempi nostri son forse più frequenti e più gravi che nel passato per essere uditi in mezzo al frastuono da cui è assordato il mondo moderno bisogna farsi annunciare da squilli di tromba ed aver un accompagnamento di cori chi parla solitario deve rassegnarsi talvolta a lasciare che la sua voce sia soffocata dall onda tumultuosa dei suoni che le si innalzano intorno emilio de marchi artista nel senso più genuino e più dignitoso della parola ch altro non amava se non l arte e la verità non apparteneva a nessuna consorteria letteraria egli faceva parte per sè stesso non andava in cerca dell applauso e del successo rifuggiva da ogni artifizio da cui potesse venire al suo nome un bagliore fallace da qui la conseguenza che emilio de marchi non ebbe in vita il posto che gli spettava nella gerarchia degli scrittori italiani nell ultima parte del secolo decimonono mentre gli stranieri lo accoglievano con una larghezza di spontanea ammirazione che era il più chiaro indizio del suo grande valore emilio de marchi in arte era un verista ciò che rettamente inteso vuol dire un manzoniano egli fu dei pochissimi fra i discendenti del grande lombardo a comprendere come non fosse un seguire il maestro l abbandonarsi ad una morbosa mollezza di sentimenti e di stile ma lo fosse bensì lo scrutare il vero ne suoi più riposti avvolgimenti per riprodurlo con un intento altamente morale per questo egli è stato insieme un poeta ed un moralista il tratto saliente dell ingegno del nostro artista era appunto la scrupolosa fedeltà al vero fedeltà nella rappresentazione dei personaggi e in quella dell ambiente in cui li collocava nella creazione dei tipi umani il de marchi si rivelava un pensatore dall anima vibrante a tutti i problemi detta vita moderna un psicologo che sapeva scrutare le passioni che tempestano nel cuore dell uomo in tutte le fasi del loro svolgimento tuttavia per quanto mirabili le analisi ch egli eseguiva col suo scalpello provato e sicuro per quanto efficaci e parlanti le figure a cui egli dava il soffio della vita altri potrà per questo rispetto averlo eguagliato e forse superato ma nella pittura dell ambiente il de marchi era propriamente un maestro la sua arte finissima e discreta ci fa rivivere nel mondo ch egli descrive con un esattezza di riproduzione veramente singolare il demetrio pianelli che rimarrà del resto per gli altri suoi pregi come uno dei migliori romanci contemporanei è veduto da questo aspetto un capolavoro il mondo milanese la sua vita le sue abitudini il suo linguaggio l aria quasi direi che vi si respira tutto vi è riprodotto con un acutezza d impressione che rivela l intensità dell osservazione e vi si unisce quell arte squisita che sa dare nella pittura il tocco risolutivo dell effetto conservando la chiarezza del disegno e la semplicità dell insieme quest arte si ritrova in tutti i romanzi del de marchi la si ritrova in giacomo l idealista dove vela ed abbella una concezione di carattere che è forse la più profonda e la più geniale di quante siano uscite dalla mente pensosa del nostro romanziere la si ritrova nell ultimo suo lavoro in cui una storia triste si svolge in mezzo a tanto sorriso di natura a tanta trasparenza d aria a tanta pace e tanto azzurro di lago e di cielo.
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi 3 lo stile del de marchi è limpido come l acqua zampillante da fonte montana e rispecchia mirabilmente lo spirito dello scrittore l imagine precisa e vivace la frase spirante un emozione profondamente sentita il concetto espresso con facile eleganza mai nessun eccesso di parola nessuno sfoggio di inutile virtuosità quasi un pudico aborrimento d ogni lezioso artifizio tutto ciò infonde nelle pagine del de marchi quel fascino che ha la bellezza quando ci si affaccia nella sua semplice e genuina realtà emilio de marchi mi piace ripeterlo perchè è il più grande fra i titoli d onore del nostro poeta ha sempre accompagnato all arte l ispirazione morale e fu guidato in tutte le sue opere da un concetto educativo egli sentiva altamente la missione dello scrittore e voleva che da ogni suo libro venisse un insegnamento che purificando ravvivasse i cuori quando egli parlava ai giovani la sua parola aveva un accento paternamente affettuoso il maestro diventava un amico che aveva il segreto di toccar le corde più intime del cuore ma l idea morale regge ed anima non solo i suoi libri educativi bensì tutta l opera sua non si chiude nessun suo romanzo senza sentirsi migliori perchè più inclinati all indulgenza alla pietà per le umane debolezze più sensibili alla simpatia per la sventura più aperti all influenza d ogni grande e generoso ideale il fare un libro è meno che niente se il libro fatto non rifà la gente diceva il giusti a questa convinzione del poeta toscano che era anche la sua emilio de marchi è rimasto fedele in tutte le manifestazioni del suo ingegno artista squisito scrittore altamente civile e morale egli lascia una traccia duratura il suo spirito rimane nelle figure viventi di cui ha popolato il mondo della fantasia e del romanzo rimane nei preziosi insegnamenti da lui sparsi a piene mani lungo il cammino ahi troppo presto troncato della sua laboriosa esistenza gaetano negri parte prima i due vecchi amici cinque minuti prima dell arrivo del battello beniamino cresti era già col suo inseparabile ombrello chiuso che gli serviva di bastone allo sbarco di tremezzo in attesa di massimo bagliani per la circostanza il solitario misantropo del pioppino aveva indossato un vestito d un grigio chiaro tutto eguale che insieme al cappello chiaro di paglia faceva comparire ancor più scura la carnagione del volto e delle mani d un color nero di terra lavorata da qualche tempo i pochi amici canzonatori notavano che il solitario ortolano del pioppino faceva degli sforzi straordinari per essere bello ed elegante ezio bagliani che tra i burloni era forse il più feroce voleva vedere in certe scarpe alla polacca che il cresti portava con ostentazione una specie di dichiarazione per la bella sua cuginetta che abitava al castelletto altri nelle doppie suole e nei talloni alti di quelle scarpe volevan vedere lo sforzo d un uomo corto di gambe per sollevarsi di qualche centimetro sul livello normale del lago cresti lasciava dire e si limitava a sogghignare di quel sorriso muto che gli irritava le mandibole sporgenti senza arrivare a muoverle o digrignava i denti o si lasciava trascinare a pungere il suo tormentatore col puntale dell ombrello eternamente chiuso in fondo sentiva che tutti gli volevan bene e che in un momento grave sapevan far conto dell ortolano del pioppino ezio bagliani per esempio il più dissipato di tutti aveva più d una volta ricorso all aiuto segreto di beniamino cresti quando nelle sue strettezze di studente non osava affrontare la faccia dura di papà e non sempre pare aveva restituito con precisione maggiore di lui una buona dozzina d anni il cresti si permetteva di considerare l allegro giovinotto quasi come un suo nipote gli dava spesso consigli brevi espliciti opportuni che non andavano sempre perduti specialmente quando il
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi giovane si gloriava della sua compagnia del caffè storchi e del ravellino la vita dissipata di ezio i suoi rapporti costosi con la famosa liana non erano un mistero per beniamino cresti che deplorava spesso sinceramente che un giovine di così bell ingegno ricco simpaticissimo perdesse il suo tempo coi lulù e coi decadenti del circolo dell asse di cuore una combriccola di eleganti malviventi 4 a massimo bagliani zio di ezio oltre a un lontano rapporto di parentela lo legava un antica amicizia fatta a torino quando l uno studiava all accademia militare e lui attendeva agli studi di legge per quanto lontani d indole e di studi o forse appunto per questo la loro buona amicizia era andata crescendo col tempo e colla distanza che è come vuole il proverbio il vento che fa crescere la fiamma le peripezie amorose di massimo bagliani l avevano commosso l ingiustizia di cui era stato vittima aveva trovato nella naturale misantropia dell amico cresti un terreno preparato apposta per germogliare già poco inclinato a credere nella bontà degli uomini e cogli uomini come quel predicatore intendeva anche le donne il caso di massimo ribadì nel cuore di beniamino che un uomo è lupo all altro e che non si è mai tanto sicuri come quando si è soli per questo si era confinato in quel suo pioppino lassù a coltivare cavoli e rose finiti gli studi legali avrebbe ben potuto percorrere una buona carriera negli uffici erariali perché non mancava di una certa disposizione agli studi economici specialmente nella statistica ma il nostro cresti non potè mai conciliare l ingegno col temperamento mentre l uno avrebbe voluto andar diritto allo scopo come una palla da bigliardo sotto i colpi di un buon giocatore l altro l animale restío e instabile s impuntava per ogni ombra per ogni frasca sdegnando di essere un mediocre sdegnando le arti di riuscire sdegnando gl inchini sentendosi troppo migliore di cento altri che fanno fortuna per rassegnarsi a far come loro il misantropo del pioppino si era ridotto a vivere della sua rendita e a rinchiudersi nel guscio come una lumaca suo padre morendo gli aveva lasciato tanto da vivere bene col reddito d un grosso fondo sul lodigiano una casa a como e un pezzo di montagna sul lago dove si ritirò in seguito al suo primo disinganno d amore e donde non si moveva quasi mai tranne le poche volte che scendeva a dare un occhiata alle sue risaie di s angelo o a vedere un carnevale a milano ma un cavolo e una rosa del pioppino valevano per cresti tutti i migliori prodotti della civiltà nella rozza compagnia di due zitelle dette da cinquant anni le ragazze che erano cresciute e invecchiate con lui amando in lui la tradizione di una grossa famiglia ridotta a quest ultimo filo si trovò sui trentasette anni cioè quasi vecchio senza avere provato il piacere di esser giovane oltre alla poca amministrazione della roba sua non rifiutava qualche servizietto al comune e qualche consiglio gratuito ai vicini possidenti che amano litigare ma faceva presto capire che preferiva d esser lasciato in pace l unica sua visita quasi giornaliera era per le signore del castelletto dove restava anche volentieri a giocare agli scacchi con flora colla flora dai capelli rossi che l irritava continuamente con mosse contrarie ad ogni regola di giuoco la signorina leggeva bene l inglese e cresti che non conosceva l inglese le regalava regolarmente tutti i romanzi dell eterna collezione tauchnitz i più bei christmass illustrati che uscissero a londra e così tra una partita e l altra passava mediocremente l inverno coll aprirsi della bella stagione rifioriva coll orto anche l ortolano intorno alla casa del pioppino c era coll orto anche una vigna e tra l orto e la vigna correvano spalliere delle più belle pere filari delle più belle rose due specialità in cui il signor cresti era ritenuto insuperabile tra le pere un esemplare superbo di martino secco buono d inverno era rinomato su tutto il lago e tra le rose famosa era una varietà di borracine ora così trascurate e pur così belle nella loro gonnella verdicina e molle e nei colori teneri di carnagione umana un suono di cornetta avvertì il cresti che il battello era in vista alla punta del barbianello massimo bagliani rassicurato che la sua presenza in tremezzina non sarebbe stata cagione di conflitti diplomatici aveva scritto segretamente a cresti che sarebbe venuto il giorno tale l ora tale ma non dicesse nulla per il momento a villa serena al castelletto e in altri luoghi volendo prima abituarsi alla respirazione della nuova aria e rientrare a poco a poco nelle antiche impressioni con quella prudenza con cui si entra in un acqua un po troppo fredda se il cresti apparteneva alla schiera di coloro che diffidano degli uomini questo signor massimo che stava per arrivare apparteneva a quella non meno numerosa di coloro che diffidano di sè stessi cioè ai malati di troppa riflessione.
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi 5 l uno era uno scontroso l altro un timido colla differenza che c è fra una capra ostinata capace di cozzare anche coi corni rotti contro un pilastro e un coniglio a cui lo scatto d una trappola fa battere il cuore fino alla soffocazione il cresti rimasto sempre solo s era rinforzato nella sua selvatichezza che è come le squamme per gli animali deboli massimo in frequenti contatti cogli uomini e colle cose dopo aver viaggiato le quattro vie del mondo e preso parte ai delicati intrighi della diplomazia tornava a casa dopo dodici anni d assenza un po meglio dotato di quella esperienza che insegna a compatire negli altri anche sè stesso quando un nuovo suono di cornetta avvisò che il battello stava per approdare il cuore del cresti si mosse sotto l impulso di un soave sentimento che gli fece correre la saliva per la bocca in questi lunghi dodici anni per quanto divisi dagli oceani i due vecchi amici non avevan mai cessato di scriversi ed eran state lettere lunghe espansive come sogliono essere quelle delle persone che parlan poco s eran lasciati giovani nel fiore della vita e stavano per rivedersi non vecchi ma al volgere di quella seconda età che può dirsi il settembre della vita le foglie non cadono ancora ma è bene che non piova troppo sopra le piante il tempo che abbrunisce le muraglie e dà la patina al bronzo non passa inutilmente sulla facciata e sull interno d un uomo alcune idee e molte parole ch eran già fresche in giovinezza hanno ora un aspetto secco altre prima così care e preziose diventarono trite e frivole la voce ha un tono più basso e l illusione che prima volava in un cielo spazioso se non è morta vive malinconicamente in una gabbia quando il battelliere sonò la campana e gridò la stazione di tremezzo un signore vestito d un perfetto costume di viaggio con una borsetta di cuoio a tracolla girò il canocchiale che aveva agli occhi e cercò di scoprire nella folla che si addensava all imbarcadero una figura d uomo che gli ricordasse il vecchio amico e quando il battello cominciò a rallentare provò ad agitare il fazzoletto a cui rispose un ombrello chiuso dalla riva un segnale da innamorati che ebbe la forza di farli arrossire tutti due massimo dopo aver ben bene esplorato visto che non c eran signore di sua conoscenza si rallegrò vivamente cresti aveva obbedito alla consegna un incontro improvviso con una certa signora lì sul ponte dello sbarco sarebbe stata una cosa molto imbarazzante il battello appoggiò adagio adagio scricchiolò contro i pali e la folla cominciò ad incontrarsi sul ponticello mobile quasi sospinto da essa e dai facchini che trasportavano i bagagli il commendatore massimo bagliani si trovò non sapeva ben dire in che modo all ombra d una robinia con due mani nelle mani davanti a un ometto vestito di grigio che aveva lasciata crescere una barbetta crespa sopra una faccia di terra cotta in cui brillavano due occhi neri la faccia bruna di can barbino dell unico e invariabile suo amico cresti e questi dopo aver palpata e allacciata colle braccia la rotondità d una discreta pancia che dodici anni prima non esisteva ancora si arrampicò sull amico colossale e volle baciarlo e farsi baciare tutto questo in silenzio s intende come è bene di fare quando si avrebbero troppe cose a dire pareva quasi che piangessero ma bisognò occuparsi subito del bagaglio che un rapace portiere d albergo pretendeva di portar via tognina disse il cresti a una delle due ragazze che era discesa con una gran gerla sulle spalle prendi queste tre valigie la donna mise la roba nella gerla caricò questa senza fatica sulle vecchie spalle abituate da cinquant anni a portar ben altri pesi e andò avanti a battere la strada per un viottolo sassoso che si distaccava quasi immediatamente dalla via grande presso la chiesa e si arrampicava a scalini disuguali su per la schiena del monte in questi paesi o su o giù in piano se si può disse finalmente cresti che pareva diventato un turacciolo accanto alla massa corpulenta del signor commendatore che somigliava piuttosto a un fiaschetto di chianti tu avrai dio sa che sete e che fame ma intanto che noi facciamo questi centotre scalini l angiolina che ci ha visti partire dal battello fa andare il risotto a tutto vapore centotre scalini domandò l ambasciatore con un senso di sgomento soffermandosi sopra uno dei primi dodici.
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi ma poi la strada va piana ti ricorderai dell angiolina e della tognina le nostre due ragazze d una volta questa è la tognina guardalo un po tognina lo riconosci non si è fatto più bello la tognina che s era voltata d un terzo sopra i suoi zoccoli colle braccia arcuate come le anse d una anfora dopo aver arrossito al di sotto della ruvida corteccia disse colla cantilena del paese stava forse un pochetto più bene nella montura però il tempo non gli ha fatto male sor massimo sor commendatore si dice corresse il cresti bisognerà pure che ci lasci parlare a nostro modo hai proprio detto centotre scalini chiese ancora massimo fermandosi a prendere un po di fiato all ombra di una cappelletta sull incontro di tre viottoli il tempo di cuocere il risotto abbi pazienza c eran questi centotre scalini dodici anni fa 6 c erano ma forse erano più dolci anche i sassi peggiorano col tempo al pioppino non troverai nulla di cambiato nè un chiodo nè una sedia nè una stoffa non manca che quella povera donnetta di mia madre che ho fatto portare laggiù dove spunta quel cipresso era il suo gusto negli ultimi anni di stare alla finestra a vedere il lago e spero di andare anch io a mio tempo a vederlo da quel cipresso È stata lei che ha voluto far rinfrescare questa cappelletta e ritoccare questa brutta immacolata per la quale aveva una divozione speciale a volte si dice peccato non poter credere del resto qui il tempo passa che tu non te ne accorgi non è scomparsa la neve che ci son le violette le violette cedono il posto al fiordaliso e al papavero questi all uva l uva alle castagne le castagne alle nebbie e al freddo e alle partite a scacchi aggiunse l amico con intenzione anche confermò l altro arrossendo un poco si ricorda ancora la piccola flora di me piccola tu vedrai che donnone s è fatta sicuro dodici anni son molti me ne accorgo al peso di questi scalini forse io ti faccio correre troppo la diplomazia va sempre adagio nelle cose sue ha sempre questa bella pancia la diplomazia non giudicare dalle apparenze vorrei che il cuore fosse più giusto e invece fa quel che vuole tre mesi al pioppino guariscono tutti i mali faremo i nostri conti finita la scalinata la strada prese a serpeggiare tra due muricciuoli alti ombreggiati dai gelsi e dalle piante di fico che sporgevano dai campi salì poi un trattino dura e selciata finchè la comitiva si fermò a un cancelletto dipinto in rosso che metteva in un brolo e il brolo era attraversato nel suo lungo da un viale fiancheggiato da
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi due folte siepi di grossa mortella regolata e riquadrata come un muricciuolo in fondo a questo viale partiva una scala di cinque o sei gradini lunghi di vecchia pietra sconnessa con grossi vasi di limone ai lati fino a un portichetto quasi rustico da dove l occhio spiccavasi liberamente su tutta quanta la superficie del lago da lezzeno fino alle lontane sponde di bellano o di dervio con tutto quanto il monte legnone per prospettiva come se la montagna fosse stata fatta apposta e messa lì nell arco di quel portichetto 7 qui è la mia officina il mio salotto d estate il luogo dove faccio i miei sonnellini quando è troppo caldo quassù vedi i nidi delle rondini che mi tengono buona compagnia per di qua si va in cucina qua c è un grottino fresco per il vin vecchio per di qui si passa agli appartamenti superiori da dove la vista è ancora più larga ti ho fatta preparare la stanza d angolo che godeva la povera mamma e ti prego se non vuoi che vada in collera di comandare come se fossi in casa tua l angiolina è ai tuoi ordini e tu le dirai quel che fa bene e quel che non fa bene al tuo stomaco se vuoi il caffè alla mattina o la cioccolata cresti non aveva mai detto tante parole in un mese quante ne disse quel giorno in cui sentiva moversi dentro e ronzare tutto uno sciame di memorie di cose pensate e non dette di sensazioni rimaste chiuse e come sprofondate nei crepacci più oscuri della sua coscienza d uomo solitario e irritabile a massimo aveva scritto d un certo suo progetto in aria e massimo era venuto per aiutare un povero uomo a tirare abbasso questo grosso pallone in cui viaggiava una sublime speranza flora quella flora dai folti capelli rossi quella bambina che in dodici anni si era fatta un donnone aveva ormai preso possesso del suo cuore l idea ch egli potesse essere per flora qualche cosa di più d un vecchio amico andava prendendo da un anno in qua sempre più consistenza e più ci pensava e più gli pareva di ribadire quell uncino nel cuore e batti e batti ormai se lo sentiva così conficcato quell uncino che levarlo da sè non avrebbe saputo senza lacerarne tutta la carne ecco perchè aveva fatto venire un amico dalla mano medica e delicata era strano quasi inesplicabile alla sua età trentasette anni e mesi ma ormai non c era più dubbio egli era innamorato innamorato egli cresti d una figliuola di ventidue anni di quella figliuola là egli che si sentiva non vecchio fisicamente ma esteticamente vecchio e giunto a quella sazietà della vita che fa parere tutto finito eppure era così cari signori e questa passione era per lui molto più formidabile in quanto si presentava al vecchietto con un attrattiva nuova e sorprendente non come un ritorno d un antica primavera non come un bel giorno di tardo autunno ma come un fenomeno non mai nè provato nè previsto con tutti gl incanti e con tutte le seduzioni d un amore di sedici anni egli non aveva mai amato così a suo tempo colpa sua forse ma il rimorso di non avere saputo amare non faceva che aggiungere uno stimolo di più a questo amore in ritardo e di riparazione qualche volta egli si rimproverava questa debolezza nei frequenti soliloqui con cui istigava se stesso che vuoi che faccia di te quella ragazza che cosa vuoi ch ella trovi in te vecchio e rustico coltivatore di cavoli ha ben altri ideali per la testa la signorina del castelletto o se per non saper far altro si rassegnasse a sposarti non ci sarebbe pericolo che s ingannasse sulle sue stesse intenzioni e che vi trovaste ingannati a vicenda nel giuoco d amore una sola è la partita e a chi tocca lo scacco matto è suo danno mille volte erasi già ripetuto queste considerazioni stando tutto solo le lunghe sere d estate sotto il portichetto del pioppino coll occhio fisso alla torretta merlata del castelletto finchè le case alla riva s immergevano nelle tenebre e nella luce d una finestra vedeva passare o credeva di veder passare un ombra di questi suoi scrupoli aveva riempite le ultime lettere a massimo bagliani che s era mosso anche per questo uscendo da un esilio che secondo il decreto doveva essere perpetuo la stanza assegnata al signor commendatore era la più grande della casa forse fin troppo sfogata e larga con quattro finestre che davano sul lago e sul monte arredata di vecchi mobili nei quali sì specchiava la luce le pareti erano dipinte a calce con strisce rosse intrecciate a rombi in ciascuno dei quali era scarabocchiato un fiorellino celeste lavoro paziente del vecchio bargella di bellano un imbianchino celebre di cinquant anni fa annegato chi dice nell acqua chi dice nel vino un giorno di sant anna dopo una famosa baldoria.
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi quantunque una vasta tavola rotonda occupasse il mezzo di quello spazioso ammattonato a spina di pesce c era ancor posto in giro per una processione molti quadri e vecchie stampe occupavano le pareti tra gli altri il ritratto d un altro beniaminus crestus notaio camerale morto a como nel 1771 che sotto una zazzera imponente accusava anche lui un musetto di buon cane barbino una grande incisione della scuola del piazzetta rappresentava amore nella fucina di vulcano nell atto che ritrae la mano scottata dalla vampa 8 o che non sapeva il piccolo tormentatore dei cuori che il fuoco scotta il dio e i ciclopi ridono di lui mentre le lagrime scendono sul bel volto del più crudele dei numi un per volta ci si scotta tutti disse il cresti indicando a massimo la vecchia stampa a cui attribuiva qualche valore col fuoco non si scherza commentò l amico eh lo so disse l altro tirando lungo il respiro le due ragazze avevano preparato un magnifico letto coi lenzuoli che sentivano di lavanda col famoso piumino stato messo insieme a pezzi e bocconi dalla povera signora caterina durante l ultima sua malattia coi frastagli del suo vestito da sposa ai piedi era un soppedaneo immenso tutto verde come un prato su cui spiccavano due pantofole d un rosso fiammante beniamino corse a spalancare la finestra e guarda disse con un sentimento d orgoglio come se ci avesse qualche merito nella bella vista ecco lenno azzano mezzegra e là in quel verde villa serena dove dove chiese subito l amico facendo canocchiale col pugno laggiù alla riva quel gran giardino colla balaustrata infandum regina jubes renovare dolorem ci andremo domani domani no è troppo presto andremo quando ti sentirai in forze non la troverai molto mutata perchè queste donne tranquille non invecchiano sono i nervi che fanno soffrire mio nipote sa che devo arrivare glie l ho detto e non desidera che di abbracciare il suo caro zio d america credi ch egli sia a parte di quel che è passato tra me e suo padre ho tutti i motivi per credere che non sappia nulla a meno che non abbia trovato qualche lettera tra le carte del defunto e guarda un po anche da questa parte disse il padrone di casa aprendo l altra finestra verso levante i più grossi paesi di tremezzo e di cadenabbia eran lì immediatamente sotto i piedi coi loro alberghi coi loro tetti accostati e sovrapposti congiunti da una sottile collana di ville incastonate nei verdi giardini tra cui sopra un minuscolo promontorio il castelletto colla sua brutta torretta dipinta la colazione servita nel salotto che dava sulla parte più fiorita del giardino fu veramente degna di un diplomatico e le ore passarono come un sogno nel riandare le centomila cose passate quelle morte quelle che
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi 9 non avevan potuto nascere e che avrebbero dovuto nascere meglio dopo aver fatta una visita alle pere e alle rose all ombra di due grandi cappelli di paglia il signor commendatore accettò volentieri il consiglio di ritirarsi in camera a fare un sonnellino c era a questo scopo una poltrona grande come un bagno aperta come la misericordia di dio nella quale massimo si raccolse per prendere il volo verso riposati lidi mentre le foglie delle piante battute dal vento mandavano un barbaglio di ombre attraverso alle gelosie sopra il soffitto e sulla rosicchiata cornice del vecchio notaio le cicale cantavano a tutto cantare nella lenta e calda quiete di quella giornata di agosto ii due amici giovani sonava la mezzanotte a s giovanni di bellagio quando ezio bagliani e il contino andreino lulli detto anche lolò sfuggendo alla baraonda scioglievano il canotto dagli anelli della darsena e si staccavano dal piccolo molo del ravellino dal ravellino a villa serena a lago tranquillo è una traversata di una mezz ora o poco più ma per i due giovani che uscivano caldi dalla baldoria e che avevano da mettere d accordo l acqua un po grossa del lago col vino bevuto a tavola fu impresa alquanto più complicata vuol dare a intendere che è sciampagna di dodici lire brontolò ezio bagliani continuando un discorso già avviato nel giardino È del vin d asti malvestito in carta d argento soggiunse don andreino che andava cercando suoi remi in fondo al canotto dalla voce rauca e sepolta si capiva che asti o sciampagna ne avevano bevuto un poco più della loro sete c era nel loro confuso risentimento anche un segreto rancore contro un così detto cognac tre stelle che don erminio bersi aveva travasato agli amici senza economia lolò mezzo istupidito per quanto annaspasse colle mani non riusciva a discernere il capo dalla coda de suoi remi e rideva rideva della sua incapacità d un bel ridere fatuo in faccia alla luna che bianca e tonda versava sull acqua una bella luce tremolante tutte le cime dei monti che circondavano il lago si disegnavano nitide sul cielo in fondo il legnone e la grigna due colossi che parevano ingranditi in una misteriosa trasparenza e più avanti gli altri monti più modesti dai nomi meno conosciuti dalla fisionomia meno espressiva che versavano i loro fianchi ossuti nei golfi oscuri densi di ombre e di secreti nella spaccatura della val d intelvi disegnavasi nel palpito lunare una specie di scena interna profonda in cui dominava come su un altare il santuario di sant anna tutta la bella tremezzina era lì spiegata in una sfilata di case immerse nella gran pace dell ora notturna solenne tremolante di sogni lavora fannullone comandò ezio bagliani che nella sua qualità di vice-presidente della società dei canottieri era detto anche il vice-ammiraglio e per essere più sciolto si tolse la giacca e il cappello che buttò sul sedile di poppa andiamo in quattro colpi siamo al di là sento una zampa d aragosta che mi graffia lo stomaco sogghignò don andreino che alle prime ondulazioni del canotto credette veramente che qualche cosa di vivo si movesse in mezzo allo sciampagna non riuscendo nè di reggersi nè di star seduto sulla banchina andava brancicando in ginocchio tra le assicelle del legno in traccia d una pipa che gli era sfuggita dal taschino e di cui non poteva più far senza.
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi 10 il suo compagno più forte più superbo dopo aver cercato di dominare il suo vino col dirne male afferrò i remi e colla salda vigorìa de suoi ventiquattro anni riattivata l energia dei muscoli e svampati i bollori al soffio dell aria frizzante cominciò a battere l onda con colpi lunghi e ben assestati che fecero volare il canotto riluttante tra i larghi cumuli d acqua resi pesanti da un contrario venticello di tramontana all improvviso un colpo di pistola risonò nel grave silenzio a risvegliare gli echi più addormentati della montagna È ancora quella pazza ubbriaca di vera che tira ai palloncini finirà coll ammazzare qualcuno se non la fanno smettere disse ezio sul terrazzo del ravellino dondolavano al vento gli ultimi palloncini d una illuminazione giapponese che don erminio bersi aveva allestita in onore degli amici e di certe sue amiche mentre or sì or no venivano sui voli d aria gli ultimi schiamazzi della baldoria rovinato nel credito diffidato dai parenti perseguitato dai malvagi creditori don erminio bersi a trent anni messo nel bivio o d imbarcarsi per l america o di sposare le ottocentomila lire d una pezzani di codogno un nome quasi glorioso nell industria del formaggio aveva preferito le ottocentomila lire ma prima di dare un estremo addio al mondo e alle sue pompe aveva voluto radunare un ultima volta al ravellino gli amici dell asse di cuore e gli altri ch eran soliti ritrovarsi con lui d inverno nelle sale superiori del caffè storchi a milano cioè oltre a ezio bagliani e ad andreino lulli tito netti filippino doria il marchese schiavi e le più ragionevoli loro amiche tra cui vera spino liana detta la spagnuola e quella patetica gismonda mima simbolica come dicevano gli adoratori bellezza trasparente che morì tisica a san remo dopo aver rovinato un paio di principi russi nelle sale del caffè storchi i compagni dell asso di cuore non pretendevano di far dell accademia nè della politica nè dell economia sociale ma semplicemente divertirsi nel miglior modo ciascuno secondo i propri mezzi e le proprie facoltà vi si cenava spesso dopo i teatri vi si facevano dei giuochi atletici della ginnastica svedese dello sport da camera vi si giuocava a scopa a bezigue perfino alla briscola plebea vi si declamavano delle concioni e dei versi si cantava si miagolava su un disperato pianoforte vi si facevano insomma delle allegre goffaggini in mezzo al fumo degli avana e delle pipette di gesso all unico intento di non sentire il peso della noia che facilmente strapiomba su chi ha poco da fare e nulla da pensare tutto era permesso tranne il dire una cosa troppo seria e troppo sensata chi si fosse lasciato scappare di bocca una sentenza o un proverbio con intendimento pedagogico doveva pagare o scontare il delitto con qualche speciale supplizio la notte che arrivò il telegramma che annunciava il disastro di dogali per non lasciarsi traviare a sentimenti di troppa commozione filippino doria comandò gli esercizii militari e per una mezz ora condusse intorno al biliardo la schiera degli ascari ammantati in bianche tovaglie col viso dipinto di cioccolata finchè fu decretata la morte di ras alula nella persona di lolò cioè del contino lulli gli fecero una testa africana col nero fumo lo addobbarono di tovaglioli e punf lo fucilarono con le stecche liana per simulare il sangue gli versò nel colletto della camicia una mezza bottiglia di vin di barolo a parte questi giochi eran del resto tutti buoni figliuoli buoni s intende a far nulla ma già qualcuno cominciava a capire che a questo mondo non si è venuti soltanto per far delle schiocchezze erminio bersi stava per prender moglie ezio bagliani carezzava l idea di finire i suoi studi legali e di pigliarsi una buona volta la sua laurea a genova o a pisa don andreino trascinato nell orbita di suo cugino deputato il conte andrea della roncaglia mescolava alle corse alle regate un po di sport elettorale e qualche sua personale velleità politica sei proprio in collera del tutto con liana chiese don andreino quando dopo infiniti patimenti ebbe finalmente infilato il remo in una forcella mi ha detto che tu le fai un gran male ne ho gusto non vuoi proprio più saperne di lei?
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi non si è già consolata abbastanza col suo americano l americano è un ripiego sai quel che mi ha fatto a nizza lo so ma tu sei troppo feroce ezio vada a farsi benedire mi ha seccato abbastanza e poi ho bisogno di far giudizio quest inverno 11 ho capito soggiunse lolò quasi piagnucolando vuoi prender moglie anche te allora io faccio il deputato bada tieni a destra vedo laggiù al castelletto la finestra di mia cugina flora ancora illuminata andiamo ad augurarle la buona notte due minuti dopo il canotto ballonzava sotto il terrazzo d una modesta casa posta a picco sul lago sostenuta da tre archi di muro e coronata da una torricciuola merlata dipinta a striscie rosse e nere che giustificava agli occhi della gente il nome di castelletto per quanto umile e goffa nella sua struttura di pasticcio mal riuscito tuttavia all indulgente raggio della luna anche quel vecchio rudere di casa colorata chiusa tra un cipresso da una parte o un gran ciuffo di oleandri dall altra aveva la sua modesta poesia ohe flora gridò ezio intonando il deh vieni alla finestra del don giovanni la finestra illuminata si aprì e dalla porta a vetri uscì sulla terrazza la ragazza dai capelli rossi in una vestaglia chiara che il raggio candido della luna avvolse d una luce patetica che fate in giro a quest ora vagabondi gridò flora e tu che cosa fai al mesto lume della lucerna sto copiando quella tua dissertazione di laurea sai che il tuo gobbetto ha una scritturaccia da gallina ti presento don andreino lulli una grande autorità sportistica e un futuro uomo politico per celia signorina corresse il contino agitando il cappello i vostri schiamazzi dal ravellino arrivano fin qua chi è che giuoca al bersaglio vogliono ammazzare la luna È una vergogna a quest ora la mamma sta bene dorme non logorarti troppo gli occhi per me povera flora domattina sei in casa sempre ci siamo mi pigliate a colazione ma sans-gêne due uova due fette di salame e un caffè nero vedremo di leggere insieme qualche pagina di questo malaugurato scarabocchio.
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi va bene alle nove alle nove addio flora 12 addio rispose flora alzando la voce per seguire il canotto che si allontanava come una freccia e le parve che un piccolo eco nascosto in qualche crepa del monte opposto ripetesse di là del lago addio villa serena nel seno più interno della riva spiccava solitaria nel giardino vasto e oscuro che l abbracciava tutta nelle sue ombre profonde era una casa aperta sul lago con terrazzo a lunga balaustra di pietra bigia ornato di grossi vasi di sasso colla facciata d una gravità signorile senza pompa e senza leziosaggini una casa ancora senza storia che camillo bagliani il padre di ezio aveva acquistato poco prima della morte della sua prima moglie vi aveva poi condotta la seconda moglie vincenzina vi aveva raccolto le sue memorie e vi era morto anche lui da poco tempo dopo aver passato gli ultimi anni di vita in uno stato di lenta paralisi sul balcone della camera che prospetta il piano più vasto del lago ezio vi era si può dire cresciuto negli anni più belli della sua giovinezza e dopo la morte del babbo considerava villa serena come il rifugio delle sue idee migliori per rispetto a donna vincenzina sua seconda madre l eco dello gazzarre del ravellino non vi doveva nemmeno arrivare e dagli amici suoi tranne questo contino lulli che aveva una specie di salvacondotto nel titolo e nell onorabilità del nome nessuno altro era mai stato introdotto tra le ombre oneste e tranquille di quell angolo invidiato ezio sapeva e voleva che gli altri avessero a distinguere tra il compagnone allegro e il padrone di casa i piaceri della vita non l ubbriacavano mai fino al punto di fargli perdere il sentimento de suoi doveri e in questa specie di governo di se stesso era la sua forza e la sua superiorità su tutti gli altri che gli facevano la corte questo senso di orgoglio lo faceva parere molte volte duro e aristocratico ai democraticoni della gazzarra pei quali lo stravizio non ha bisogno di guanti e nemmeno di brache ma ezio voleva essere aristocratico e sapeva di esserlo magnificamente quando era il caso quarantamila lire di rendita ben amministrata gli potevan concedere questo lusso il canotto con una giratina magistrale imboccò l arco oscuro della darsena e andò ad arrestarsi ai piedi della scala che mena al giardino ma il luogo era così buio che lo sbarcare non fu cosa facile ezio saltò a terra per il primo tirò il legno a riva lo legò a tastoni colla catena bestemmiando contro quell animale di moschino che non era venuto incontro colla lanterna accese un zolfanello per rompere l oscurità e alla fiamma che rischiarò l antro vide il ragazzetto seduto sulla scala addormentato colla lanterna morta tra le gambe aspetta lazzarone brontolò frenando con fatica la voglia di farlo rotolare nell acqua e presa uno ciotola di legno di quelle che servono a vuotar le barche la riempì fino all orlo e versò tutta l acqua sulla testa di moschino che gettò un urlo di spavento il battesimo discese e serpeggiò fresco fino in fondo alla schiena È così che tieni il lume acceso pigro animalaccio gridò il padroncino mentre il disgraziato si dibatteva nei panni bagnati alza il lampione se non vuoi che con un calcio ti butti dentro il ragazzo che conosceva per prova le furie del signorino si alzò grugnendo levò il lampioncino di vetro ma l acqua aveva così bagnato il lucignolo che si dovette rinunziare a ogni tentativo di accenderlo bisognò far di necessità virtù arrabattarsi al buio e persuadere andreino a uscir dalla barca ma nel frattempo lolò s era beatissimamente addormentato nel fondo e giaceva come un sacco di cenci abbruciandogli due o tre zolfanelli sotto il naso ezio potè richiamarlo un poco ai sensi e persuaderlo a lasciarsi tirar fuori ma il contino che sentiva la zampa dell aragosta grattargli l ugola cominciò a piangere sulla sua sventura e a dichiarare d essere il più vile vermiciattolo che si nutra di fango e altre di quelle melanconiche amarezze da cui son presi i nobili spiriti che hanno un aragosta e del cattivo sciampagna sullo stomaco colle buone e colle brusche ezio che in queste tragedie non era alle sue prime prove potè finalmente
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi 13 schiodarlo dall asse impedì che il più infelice degli uomini tuffasse le scarpette nell acqua buia della darsena lo tirò sulla scala e a urti e a spintoni lo condusse per l oscura galleria alla luce del giardino era un peccato che don andreino non fosse in grado di ammirare la mite bellezza e l incanto della luce lunare che stendevasi come un lenzuolo bianco sul piazzaletto ghiaioso e gocciolava in vaghissime falde di neve nell ombra dei viali senza riuscire a dissiparne l oscurità tra una massa densa di cupe conifere e una parete di mimose d aloè di bambù l oscuro e tortuoso sentiero conduceva alla casa dove tutti fortunatamente dormivano in quell ora piccina nella calma profonda in cui il batter lento dell onda pare anch esso il respiro della notte addormentata don andreino un po sostenuto un po trascinato dalla mano robusta dell amico non cessava di ripetere quel che aveva già detto le cento volte cioè ch egli era il più miserabile degli uomini più vile del più vile vermiciattolo che mangi il fango della terra e ogni qual tratto faceva il tentativo di fermarsi per dichiararsi indegno di riporre il piede sotto il tetto ospitale del più generoso degli uomini alle parole seguivano teneri abbracci singhiozzi e vere lagrime di tenerezza a cui ezio non sapeva opporre che frasi sorde come queste sta zitto asino non svegliare quei di casa sì vermicciattolo taci che ora ti mettiamo a letto moschino corse in cucina a prendere un lume e per la scaletta di servizio venne fatto a tutti e due di spingere il giovine ubbriaco fino a una stanzina che di solito serviva al guattero di casa lolò cadde sul letto su cui ezio distese un coltrone e lo lasciò mormorando ora ne hai fino a domani sera moschino accompagnò il padroncino fin sulla soglia della stanza e tornò a cercare il suo letto nello strapparsi di dosso i vestiti bagnati che mandavano un forte odore di pesce mormorava e dicon porci a noi ma il sonno scese presto a dissipare ogni rancore anche ezio si addormentò presto rotto com era dalla fatica e non sognò che un chiarore vago di luna in cui una voce la voce di flora andava leggendo qualche cosa ch egli non riusciva a capire iii studi severi non si svegliò prima delle sette e il suo pensiero corse subito alla promessa fatta a flora sonò la vecchia bernarda gli portò l acqua ed il caffè dirai a don andreino quando si sveglia che mi raggiunga verso le due alla boliviana dove si radunerà il comitato delle regate saltò dal letto e compiè la sua toeletta dopo aver deterso colla spugna nell acqua diacciata tutto il suo corpo di elegante atleta che strofinò colla canfora e coll aceto profumato quando si sentì ripulito da tutti i fumi dell orgia si vestì della biancheria fresca di bucato che mandava un buon odore di ireos spalancò le gelosie verso il lago per lasciar entrare tutta l aria e tutta la luce della mattina il lago era un tranquillo raso celeste senza una piega da questa all altra sponda per la china dei monti scendeva a pezze disuguali il sole dorato a illuminare il vario verde dei boschi e le capanne più alte mentre una rara nebbiolina vagolava sui fianchi più bassi e sulle rive che sentivano ancora qualche brivido della notte poche barche di pescatori parevano immobili nello specchio tra cui veniva sbuffando il battello della mattina che lasciava indietro un pennacchio di fumo il giovane respirò a grandi fiati la freschezza dell atmosfera e mentre si spazzolava i capelli corti alla repubblicana sentì il bisogno di far eco zufolando ai gorgheggi delle capinere e dei merli che popolavano i boschetti il profumo caldo dell olea fragrans veniva dagli sterrati del giardino che tocco dal primo raggio
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi 14 del sole che sul lago sorge tardi schiudeva i suoi verdi da quello scuro dell abies nigra al verde smunto del deodara a quello paglierino del bambù e al verde luccicante e bagnato del lauro ceraso e della magnolia e tutta questa festa di verde veniva sbattuta dal riflesso del lago che faceva luminello sulle pareti della stanza questa era stata già del suo povero babbo qui il brav uomo aveva languito gli ultimi mesi qui era morto vicino a questa camera si apriva lo studio vasto ancora arredato da solidi scaffali pieni di libri e di carte e popolati dei cento oggetti che parlavano della sua vita e delle sue opere tra due scaffali un busto di marmo lo rappresentava nel vigore degli anni e della fortuna quando su proposta di quintino sella che aveva avuto di don camillo bagliani un alta opinione era stato mandato prefetto in sicilia in un momento di grave pericolo sociale e in un quadro era esposta tutta la raccolta delle sue decorazioni che cominciavano con una piccola medaglia commemorativa della battaglia di palestro e finivano colla commenda dei ss maurizio e lazzaro in faccia al busto del babbo nello spazio tra le due finestre in una ricca cornice d oro pendeva il ritratto a olio di sua madre la povera contessa saulina di pianello una bellezza dolce e delicata scomparsa troppo presto tra gli strazi d un lento esaurimento nervoso questo era per ezio come un santuario e quando sottraendosi alle dissipazioni della vita esterna poteva raccogliersi una mezza giornata tra le sacre memorie e metter le mani nella corrispondenza di suo padre il giovane bagliani sentiva dentro di sè quasi un senso di ribellione contro la miseria di quel suo vivere tra gente fatua che nel suo orgoglio istintivo sentiva di stimare meno dei cani fu in uno di questi momenti di resipiscenza che pensò di romperla con liana una vagabonda che pretendeva di comandargli e che gli aveva già fatto molte scene disgustose e da tre mesi si vantava in cuor suo di saper resistere alle tentazioni anche il desiderio di dar l ultimo colpo a suoi studi e di prendere un titolo accademico secondo il desiderio del povero babbo andava parlandogli in cuore come un rimorso tra le molte disuguaglianze di spirito che la natura gli aveva regalato c era in ezio un fondo massiccio d orgoglio che gli impediva di scendere fin dove il fango arriva agli occhi avveniva che dai più irregolari eccessi quasi per rifarsi un credito davanti a sè si chiudeva come un bimbo cocciuto per quindici o venti giorni in camera dove si dava a studiare a più non posso come se dovesse pubblicare un nuovo digesto da un mese era in questo periodo di penitenza e di esercizi spirituali e se aveva ceduto una notte all invito di erminio bersi sentiva di esserne tornato ancor più sazio e ancor più convinto che la vita non può essere soltanto in fondo ai piaceri per far venir l ora di andare da flora tolse il violino dall astuccio e corse una mezz ora sulle corde ripetendo a memoria tutte le scale degli esercizi che da cinque o sei anni tormentavano il vecchio strumento per quanto la naturale disposizione l aiutasse il nostro filarmonico non aveva mai saputo uscire da quella mezza capacità che fa desiderare e rimpiangere l altra mezza forse aveva ragione di dire il suo maestro pazzini che i topi avrebbero fatto più presto a rosicchiare lo strumento di quel che ezio bagliani a studiarlo ma quel poco così frammentario e rappezzato gli serviva qualche volta a ingannare il tempo quel benedetto tempo che in fondo come si dice è galantuomo e non merita di essere ingannato prima delle otto al castelletto era già tutto in ordine e nitido come uno specchio dalle sei alle sette flora nella brezzolina fresca che veniva dal lago aveva finito di copiare la grossa dissertazione sulla complicità che per settanta lire ezio aveva acquistata da un povero storpiatello di studente bisognoso e bravo in questi studi come un cuiacio con quattro raffazzonature di stile gli aveva data apparenza di roba nuova e sperava con quattro ciarle di darla a bere ai professori della facoltà che hanno delle dissertazioni specialmente di quelle grosse un rispetto quasi istintivo che lì dispensa spesso dal leggerle flora aveva dovuto lottare un poco per decifrare gli sgorbi d una scrittura storpia come il suo autore tutto quel gran latino ch essa non
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col fuoco non si scherza by emilio de marchi capiva tutte le citazioni giuridiche e i commenti ermeneutici che avrebbero fatta la disperazione d un cancelliere s eran trasformati passando sotto la sua penna di acciaio in una magnifica scrittura violetta aperta slanciata decorata di fregi e di svolazzi che gli eguali non avevano mai veduto i parrucconi dell università 15 dalle sette alle sette e mezzo era scesa in giardino a innaffiare i quarantacinque tra vasi e vasetti della sua botanica e a dar da mangiare alle quattro galline del pollaio aveva portato il caffè in camera alla mamma e combinato con lei una lista per far onore al quasi cugino di villa serena che si degnava di venire a colazione al castelletto si stabilì che alle due uova si dovesse aggiungere una costoletta di montone un caffè e panna e un piatto di fichi primaticci in quanto al vino si poteva far prendere all osteria un certo bianco non troppo brusco che ezio aveva una volta portato alle stelle dati gli ordini alla vecchia nunziata flora preparò la tavola sul terrazzo in ombra con quanto vi era di più bello e di meno scornato nella dispensa e verso le otto si ritirò in camera a lavarsi e a pettinarsi de suoi tre vestiti più presentabili scelse uno di percalle celeste a fiorellini bianchi senza cintura chiuso con una semplice arricciatura intorno al collo un abito di carattere infantile che la faceva parere più alta e più leggera que suoi folti capelli color del rame checchè si dica contro il rosso non istavano male sopra il percalle scolorito che oltre a scendere con pieghe morte e lunghe come si vedon dipinti certi angeli di frate angelico coi capelli d oro aveva il vantaggio di nascondere un paio di stivaletti non troppo in armonia tra loro mai il tempo non le era parso così lungo e abbondante come quella mattina o le mani lavoravano troppo in fretta o troppo in fretta lavorava il suo pensiero dacchè ezio aveva ripreso a frequentare il castelletto col pretesto della dissertazione qualche cosa d insolito era entrato nella vita scolorita ed eguale della casa che da cinque o sei anni dormiva nella pigrizia delle loro padrone flora aveva riaperto il vecchio pianoforte detto il trappolone e procurava di farlo stridere meno orribilmente sotto le sue dita di acciaio un po meno di polvere si accumulava sui mobili e qualche ragnatela di meno intorbidava il ritratto della nonna celina sul fondo slavato della tappezzeria di carta color ulivo quantunque ezio non fosse per flora che un cugino posticcio perchè la zia vincenzina non era che una seconda madre per il giovane tuttavia i due ragazzi eran cresciuti si può dire insieme all ombra delle stesse piante e si trattavano col tu sebbene la diversità della loro condizione sociale e gli anni passati da ezio all università li avesse separati più di quel che fosse nei loro gusti e nei loro intendimenti il conte stanislao polony padre di flora di antica famiglia di varsavia era venuto giovanissimo in italia col celebre poeta adamo mickiewicz a offrire il suo braccio alla nostra causa nazionale e dopo aver combattuto nelle cinque giornate di milano era stato con altri polacchi incorporato nell esercito sardo aveva col grado di capitano combattuto in crimea e nel cinquantanove era stato nominato colonnello sul campo dopo la pace di villafranca sposò matilde stellini figlia d un modesto impiegato della tesoreria provinciale la quale lo consolò presto col dono di una bella bambina dai capelli d oro i capelli della nonna celina scoppiata la guerra del sessantasei il conte polony fu tra le prime file e cadde colpito al cuore alle prime cariche alla testa del suo battaglione lasciando la moglie e la bambina in qualche strettezza i beni dell antica famiglia erano stati confiscati fin dal dì che i polony s eran mescolati ai moti politici del loro paese anche la nonna celina che ora guardava dal di sopra del pianoforte con uno sguardo tenero dentro la sua vecchia cornice tarlata anche questa figurina minuscola dai labbri rosei e dai cappelli di fuoco aveva rappresentata una parte tragica negli avvenimenti e nei rivolgimenti della patria donna di singolare energia accesa di santa fiamma per la causa nazionale inscritta ad una società segreta la sua manina delicata aveva saputo assestare una pugnalata mortale al commissario della polizia russa nell uscire una notte in mezzo a una frotta di maschere dal teatro dell opera e così aveva creduto di vendicare il marito il conte vladimiro polony che i russi avevan fatto morire sotto le verghe storie d altri tempi e d altri cuori che sembrano leggende d un
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