Dei fari e del mare - Periplo dei fari di Sicilia

 

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salvo falcone e sara lo faro dei fari e del mare periplo dei fari di sicilia con un testo di sebastiano tusa e un racconto di domenico amoroso

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dei fari e del mare periplo dei fari di sicilia fotografie salvo falcone testo,poesieeschedetecniche sara lo faro siringraziano il sovrintendente del mare di sicilia prof sebastiano tusa per il prezioso contributo il direttore dei musei civici di caltagirone dott domenico amoroso per il racconto e per l importante collaborazione in fase di revisione artistica del volume i capi di stato maggiore c.v tindaro calderone e c.v carlo castelli e l ufficio affari generali del comando militare marittimo autonomo in sicilia augusta per aver concesso l autorizzazione a consultare materiale tecnico relativo ai fari di sicilia presso marifari messina nonché a fotografare gli interni dei fari di san raineri capo peloro capo scalambri e punta granitola ed intervistarne i rispettivi guardiani il comandante c.f filadelfo toscano e l ufficio tecnico del comando zona fari della sicilia messina per i dati tecnici forniti relativamente ai singoli fari siciliani © 2006 by silvio di pasquale editore caltagirone via fisicara 5 95041 caltagirone info@silviodipasquale.it www.silviodipasquale.it tutti i diritti riservati copyright isbn 88-89539-07-0

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indice lalucedelmarepag di sebastiano tusa 5 19 31 119 129 ifaridisicilia di sara lo faro periplodeifaridisicilia di salvo falcone e sara lo faro janotdeldestino,odelliberoarbitrio di domenico amoroso cartografia e dati tecnici

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la luce del mare sebastiano tusa

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quando i punti di riferimento naturali quali montagne massi grandi alberi e quant altro divennero insufficienti per una navigazione sempre più rigorosa ed ardita l uomo iniziò a costruire quei segni strategici lungo le coste laddove lo ritenne opportuno per agevolare e rendere sicuro l andar per mare parallelamente la conoscenza di coste stretti isole e promontori divenne sempre più puntuale costituendo il contenuto dei primi veri e propri `portolani altrimenti definiti `peripli ricordiamo il famoso periplo di annone intraprendente navigatore fenicio che compì la prima circumnavigazione dell africa riportando una serie infinita di dati circostanze e situazioni utili per ulteriori navigazioni in quei mari È evidente che sia le rudimentali carte che gli antichi potevano avere che le notizie seppur dettagliate sulle rotte ma anche le torri ed i punti emergenti assolvevano egregiamente alla loro funzione di ausilio ai naviganti soltanto stante la possibilità di vedere a distanza e quindi con il favore della luce del giorno le tenebre della notte inibivano qualsiasi tipo di navigazione se non quella con l ausilio delle stelle e della luna che aiutavano il navigante nel mantenere una data rotta soprattutto nella navigazione d altura nella navigazione di cabotaggio l ausilio degli astri era tutt altro che risolutivo diventavano importanti e talvolta di soccorso le luci dei villaggi e dei centri abitati costieri e pericostieri la luce fu pertanto il principale e primitivo aiuto ai naviganti nel cabotaggio costiero ma 9 quando dal semplice bagliore delle luci dei villaggi si passò a fuochi appositamente allestiti e curati non ci è dato di saperlo con esattezza ciò dovette avvenire nel mediterraneo già all epoca delle intense navigazioni micenee lungo le coste egee italiane siciliane e nord-africane a giudicare dalla corposità dei traffici commerciali e della frequenza degli scali emporici purtroppo la ricerca archeologica non ci ha permesso finora il rinvenimento di strutture di segnalazione marittima con o senza fuochi nell ambito della pre e protostoria mediterranea tuttavia riteniamo oltremodo probabile che già nel mediterraneo del x secolo a.c grandi fuochi venissero alimentati in punti strategici della costa per aiutare la navigazione ce lo dice omero nell odissea che com è noto `fotografa l ambiente elladico del c.d medioevo ellenico tuttavia soltanto tardivamente in epoca classica e soprattutto ellenistica l uso di fuochi e quindi di fari ci viene riportato dalle fonti prima di allora è probabile che l esistenza di fuochi e la loro alimentazione fosse una pratica estemporanea e non omogeneamente distribuita non dovette essere improbabile che il tardivo uso dei fuochi come segnalatori di navigazione derivasse dal pericolo che tali segnali luminosi potevano essere usati da nemici e predoni per ingannare i naviganti piuttosto che per aiutarli pertanto fintantoché non si giunse ad un sistema di controllo centralizzato che poteva garantire una sicura gestione dei fari la navigazione di cabotaggio ne dovette fare a meno salvo situa-

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zioni del tutto particolari ed è per questo problema del controllo che i primi fari sorsero non lungo le rotte bensì all ingresso dei porti per agevolarne l approccio e consentirne il saldo controllo già nel vi sec a.c l accesso al porto del pireo era segnalato da fari numerosi sono gli esempi di fari portuali dell antichità da quello incarnato dal famoso colosso di rodi che raffigurava il dio del sole helios che reggeva una torcia eretto da cario di lindos alla fine del iii sec a.c all ingresso del porto ideale antesignano dell altrettanto imponente statua della libertà che salutava coloro che giungevano nell agognata america al più famoso di tutti rappresentato dal faro di alessandria e bene soffermarsi su quest ultimo poichè malgrado la sua scomparsa è quello che meglio conosciamo sia grazie agli innumerevoli resoconti dei viaggiatori che ne ammirarono la magnificenza sia per gli eccellenti dati desunti dalle ultime ricerche di jean-yves empereur il famoso archeologo francese che oltre ad aver brillantemente scoperto i porti antichi di thasos e di amathonte limassol ne ha dissepolto le vestigia dal fondo del mare di alessandria ricomponendone le sembianze l importanza del faro di alessandria sta anche nel fatto che dal luogo in cui era posto l isola di pharos ne deriva il nome che è rimasto per sempre legato a questo singolare monumento marittimo ma anche l origine del toponimo dell isola è sintomaticamente legato secondo la tradizione leggendaria ad un personaggio che aveva la funzione di guida si tratta di faro timoniere della nave che riporta menelao ed elena a sparta dopo la guerra di troia si narrava che durante il viaggio lo sfortunato marinaio fu morso da un serpente sull isolotto in questione dove trovò la sua tragica fine dando il nome al luogo ove secoli dopo sorse il famoso faro la storia della riscoperta del faro di alessandria possiamo farla iniziare nel marzo del 1994 quando asma el-bakri un cineasta egiziano nell ambito della realizzazione di un film sul museo 11 greco-romano di alessandria effettua delle riprese ai piedi della fortezza di qaitbay alla ricerca dei resti della settima meraviglia del mondo il faro jean-yves empereur fa parte come consulente della spedizione il medesimo sito subacqueo era stato già oggetto di attenzione nel 1961 da parte di kamal abou el-saadat che aveva recuperato una colossale statua di iside in granito d assuan oggi conservata al museo marittimo anche honr frost nel 1968 inviata dall unesco ed alcuni cineasti italiani nel 1980 rivisitarono quei luoghi ne venne fuori l idea che si era di fronte non solo alle rovine del faro ma anche della tomba di alessandro la clarté de l eau diede infine a jean-yves empereur che intraprese per ultimo la definitiva e risolutiva esplorazione dei fondali intorno alla fortezza di qaitbay la possibilità di ammirare centinaia di blocchi sparsi su circa due ettari di fondo nonché una statua gigantesca sei basi di statue colossali corpi di sfingi decapitate ed una sfinge intatta ma intorno al forte di qaitbay giacevano anche circa tremila blocchi architettonici tra cui centinaia di colonne intere e frammentarie le colonne più recenti di diametro modesto cm 60 erano fatte di marmo dell isola dei principi mar di marmara sfruttata proprio per la raffinatezza della sua pietra a partire dal iv sec a.c comparivano colonne di dimensioni maggiori m 2,30 di diametro di granito d assuan basi di colonne capitelli corinzi di granito rosa o grigio e sei colonne papiriformi con il cartiglio di ramsès ii xi sec a.c frammenti di tre obelischi appartenevano al padre di ramsès ii sethi i recavano l immagine del faraone che offre alle divinità di héliopolis le sfingi ammontavano a 25 rinvenute in tre anni di scavi la più antica ha il cartiglio di sésostris ii xix sec a.c la più recente si data al regno di psammetico ii inizi del vi sec a.c il rinvenimento di questi pezzi faraonici non cambia la nostra conoscenza di alessandria città

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fondata da alessandro nel 331 a.c ma testimonia dell attività dei tolomei e degli imperatori romani a héliopolis e conferma il carattere egizio della città greca di alessandria tra i reperti più significativi si segnalano le due statue colossali di coppia reale tolemaica la consorte era in atteggiamento da iside alte ca m 12 le due statue colossali e le sei basi indicherebbero l esistenza di tre coppie reali tolemaiche piazzate alla base della torre del faro che secondo strabone si trova ad est dell isola di faro cioè nell area della ricerca archeologica subacquea le statue colossali erette dai tolomei avevano lo scopo propagandistico di impressionare coloro che entravano nel grande porto orientale megas limen la presenza di grandi elementi architettonici misuranti anche m 11,50 peso ca 70 t fratturati in più pezzi lungo un asse sud-est nord-est indicherebbe che sono caduti da notevole altezza si tratta certamente degli elementi costruttivi del faro caduti in seguito a terremoto il faro fu costruito agli inizi del iii sec a.c inaugurato dal figlio dell iniziatore tolomeo filadelfo intorno al 283 a.c dopo una dozzina d anni di lavori era costruito su tre livelli con il primo livello a pianta quadrata il secondo ottagonale ed il terzo circolare secondo la ricostruzione di herman thiersch basata su monete e sui mosaici delle pareti di san marco a venezia indicando che nel xii secolo quando i mercanti veneziani rubarono le esequie di san marco da alessandria il faro era ancora in piedi le fonti arabe danno dimensioni e versioni diverse rispetto alla ricostruzione di thiersch parlano di una lente gigantesca o di uno specchio per amplificare la luce per la verità molti sono i problemi sollevati dalla ricostruzione di thiersch tra cui il sistema di illuminazione e la controversa presenza di una statua al di sopra della cupola poseidon o zeus o zeus e poseidon da un iscrizione dedicatoria che recita sostratos di cnido figlio di dexiphanès ha 13 dedicato questo monumento alle divinità salvatrici per la salvaguardia della navigazione sappiamo che sostratos è il grande personaggio che ne guidò la costruzione lo incontriamo anche a delos ed al santuario di apollo a delfi piuttosto che pensare a statue sulla sommità del faro sarebbe più logico pensare a fuoco a cielo aperto e le statue alla base come risulta da una gemma che fa vedere alla base del faro due divinità che si fronteggiano a sinistra iside pharia con una vela gonfia di vento e a destra poseidon che brandisce il suo tridente e in questo ambito che si collocherebbero le statue colossali rinvenute nel mare il faro di alessandria è uno dei monumenti al mondo di più lunga durata con la medesima funzione dal iii sec a.c al xiv sec d.c per 1700 anni il faro è servito a guidare l avvicinamento dei naviganti all egitto essendo visibile fino a km 40 di distanza si tratta di una costruzione eccezionale che resistette a ben 22 terremoti e a tempeste di notevole entità nel 726 perde il terzo piano un secolo dopo il sultano ibn touloun vi innalza una moschea nel 950-956 l edificio perde 22 m nel 1261 è nuovamente colpito da terremoto e si danneggia ulteriormente viene riparato più volte da salah el-din saladino nel 1272 ma l 8 agosto del 1303 un violento sisma scuote il mediterraneo orientale un portolano conservato a montpellier ricorda che il faro fu completamente distrutto infine ibn battuta ricorda che nel 1346 il faro è ormai un cumulo di rovine dopo un secolo qaitbay vi costruirà sopra la sua fortezza decretando la definitiva scomparsa del faro È bene ricordare che il faro di alessandria non era solo nella sua funzione di guida dei naviganti esso faceva parte almeno in epoca ellenistica di un sistema di lanterne costiere delle quali una ancora è visibile nei pressi di abu sir a km 50 da alessandria il piccolo faro di abu sir copia di quello di alessandria doveva essere una di quelle torri allineate lungo la costa egiziana che si notavano verso destra entrando nel porto di

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alessandria come ci riferisce strabone forse fu la grande fortuna e fama di questo faro a mutare il sistema della navigazione nel mediterraneo da allora la navigazione notturna divenne consuetudine molteplici furono i fari costruiti lungo le coste del mediterraneo ma sempre in prossimità dell ingresso dei porti ricordiamo dalle fonti quelli del pireo smirne cartagine gades e messina quest ultimo è anche rappresentato su un denario di sesto pompeo emesso nel 42-40 a.c in sicilia in epoca romana il faro divenne elemento fondamentale per la navigazione notturna allontandosi dai porti per assumere il ruolo odierno di segnalatore di punti emergenti delle coste ad epoca claudia i sec d.c si attribuiscono i fari di ostia classis pozzuoli di epoca severiana iii sec d.c è il faro di leptis magna prima del crollo dell impero romano si ha contezza di circa 30 torri di segnalazione lungo le coste dal mar nero all oceano atlantico la caduta dell impero ed il periodo di turbolenza politica che ne seguì determinò la crisi e quindi l accecamento dei fari si verificò allora quanto era avvenuto in occasione della nascita dei fari la mancanza di un sistema di controllo determinò l uso maldestro di fari improvvisati da parte di pirati che in tal modo resero ancora più difficile e pericolosa la navigazione sia nel mediterraneo che in europa settentrionale malgrado le fonti ci diano la certezza della presenza di molteplici fari nell antichità tuttavia le loro sembianze ci derivano soprattutto da iconografie coeve o successive come nel citato caso dell immagine del faro di alessandria raffigurato sui mosaici di san marco tra le altre iconografie con fari ricordiamo il mosaico romano da palestrina conservato nel palazzo colonna barberini dove compare un fanale di porto ovvero un fuoco acceso su una colonna interessante è anche la raffigurazione del faro del porto di ostia che compare su un bassorilievo pertinente la fiancata di un sarcofago conservato presso il museo delle navi di fiumicino da 15 notare nel medesimo bassorilievo la presenza di una barca con un rematore che guida una nave nell entrata nel porto lo stesso faro è rappresentato su una medaglia di commodo del 180192 d.c dobbiamo aspettare il xiii-xiv secolo per assistere ad una rinascita del faro come ausilio importante per la navigazione la rinascita dei commerci ne favorì l uso ed anzi diversi regimi medievali ne favorirono la costruzione con agevolazioni e privilegi economici accordati a chi se ne accollava la costruzione con la fortuna delle repubbliche marinare il sistema dei fari divenne sempre più efficiente emblema di questa rinascita è la famosa lanterna di genova orgoglio e vanto della città che mantenne grazie ad essa il primato di possedere il faro più alto del mondo m 76 fino alla costruzione nel 1902 di quello dell ile vierge di sette metri più alto da allora il faro divenne elemento fondamentale per la sicurezza e guida della navigazione mondiale lungo sarebbe percorrere i passi di una tecnologia che raggiunse brillanti soluzioni al servizio della sicurezza dell uomo e dei suoi beni basti ricordare i tanti progressi nel campo dei combustibili adoperati dal legno all olio al carbone all acetilene ed al gas così come lo sviluppo tecnologico nella costruzione il perfezionamento nelle tecniche di saldatura e soprattutto nell ottica dalle lenti di fresnel in poi fino all odierna automazione completa che ha fatto quasi del tutto scomparire la vecchia cara ed affascinante figura del farista ma il faro sopravvive nell immaginario religioso animando miti leggende e nella religione cattolica anche una devozione molto diffusa tra i marinai di tutto il mediterraneo che è la vergine del faro il culto nato probabilmente a costantinopoli si diffuse in occidente tramite venezia ed è diventato motivo ricorrente di devozione e riproposizione soprattutto negli ex voto dedicati alla madonna oggi soprattutto nei paesi più avanzati del

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