n 1 2012

 

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con mia wasikowska johnny depp helena bonham carter anne hathaway crispin glover

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questo materiale come il sito pellicolascaduta.it è senza scopo di lucro le immagini in esso contenute sono di proprietà dei legittimi proprietari pellicolascaduta bites e le recensioni sono di proprietà di pellicolascaduta.it e sono rilasciati sotto licenza creative commons attribuzione 2.5 progetto grafco e impaginazione maurizio macchi e camilla minet pellicola scaduta nasce nel marzo 2006 e diventa in poco tempo uno dei maggiori siti-blog italiani di recensioni cinematografche che spaziano tra i più svariati generi dal costoso blockbuster al flm indipendente dal classico al b-movie passando per il cult tutti i flm sono recensiti con un approccio semplice e di retto privo di quei fltri tipici della critica specializzata così da rendere accessibile la lettura sia allo spettatore medio sia al cineflo più accanito pellicola scaduta pubblica inoltre approfondimenti su autori specifci serie tv cortometraggi ed interviste a persone che lavorano nel mondo del cinema tra i nomi più importanti bruno bozzetto enzo d alò tinto brass luigi cozzi oltre alla pubblicazione di testi di critica cinematografca e di organizzazione di rassegne cinematografche tematiche pellicola scaduta ha poi al suo attivo collaborazioni con cineblog.it e rapportoconfdenziale.org nel gennaio 2009 è stato soggetto di un intervista a matteo contin andata in onda su coming soon televi sion all interno della trasmissione siamo stati uniti.

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la talpa di tomas alfredson di maurizio macchi 4 j edgar di clint eastwood di maurizio macchi 6 terri di azazel jacobs di matteo contin 8 summer wars di mamoru hosoda di maurizio macchi 10 24 hour party people di michael winterbottom di matteo contin 12 leggi le altre recensioni su www.pellicolascaduta.it

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con gary oldman colin firth tom hardy mark strong toby jones la talpa di tomas alfredson francia/gb/germania 2011 « sposizione del titolo originale tinker taylor soldier spy e come la più classica delle spy-stories si districa in un fitto intreccio che porta i protagonisti da londra ad attraversare l europa per scovare una talpa inserita dal kgb ai piani alti dell mi6 britannica l ex-agente george smiley pensionato insieme ad altri suoi colleghi dopo il fallimento di una missione in ungheria dovrà sondare i fatti i legami e i lavori narrata con un elegante compostezza quasi maniacale decisamente lontana dall azione spionistica dei vari episodi delle saghe di james bond di mission impossible e di jason bourne la talpa è una pellicola direttamente ispirata ad un romanzo del veterano dello spionaggio john le carré che già a sua volta era stato un agente dell mi6 durante la guerra fredda l ha seguita qualcuno?» inizia come la più classica delle spy-stories la talpa brutta tra riguardanti gli agenti della sua ex-agenzia e al contempo rivivere una ferita interna dovuta alla sua separazione con ann 4

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dunque lo stile cinematografico scelto è quanto di più classico e realistico possa esistere e sin da subito tale aspetto è messo in chiaro dalla perfetta ambientazione della trama un ambientazione capace di assorbire eccezionalmente lo spettatore grazie a delle atmosfere grigie ed inesorabili di un europa degli anni 70 in cui la guerra non è al fronte ma direttamente in casa propria le eccellenti scenografie di maria djurkovic the hours i costumi di jacqueline durran orgoglio e probabilmente a causa della complessità della trama e della durata sì non breve ma comunque limitata del film a differenza dello spazio che aveva la mini-serie tv con alec guinness tratta dallo stesso romanzo di le carré la sceneggiatura de la talpa si trova forse ogni tanto costretta a qualche leggero sbandamento ma in compenso a questo sopperisce una recitazione magistrale di un vasto cast quasi totalmente inglese letteralmente traboccante di alla regia troviamo lo svedese tomas alfredson qui al suo primo film in lingua inglese il suo lavoro è solidissimo caratterizzato da un ritmo lento ma ottimamente incalzante costruito su dialoghi non perfetti ma comunque buoni e su un uso sapiente dei flash-back visi e voci perfetti per il genere fra gary oldman john hurt mark strong tom hardy toby jones benedict cumberbatch stephen graham david dencik ciaran hinds kathy burke stuart graham e simon mcburney il pur bravo colin firth alla fine è quello che stupisce meno pregiudizio e la fotografia di hoyte van hoytema the fighter dipingono una londra ambigua ricca di ricordi di sentimenti sepolti e di intrighi sempre ben sottolineati dalle musiche di alberto iglesias pluri-premiato ai goya per le colonne sonore composte per almodovar ma anche nominato due volte agli oscar per the constant gardener la cospirazione e il cacciatore di aquiloni condita pure da simbolismi più o meno evidenti il parallelismo fra i due bill la fastidiosa mosca in macchina la pellicola vive splendidamente grazie al suo sapore squisitamente nordico intrecciato con lo stile british che la rendono fredda e crudele ma con punte in cui si intravede un sentimento sommerso potentissimo quella lacrima nel finale esattamente come succedeva nel precedente lavoro di alfredson e cioè il bellissimo lasciami entrare maurizio macchi

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con leonardo dicaprio armie hammer naomi watts judi dench josh lucas j edgar di clint eastwood usa 2011 l a figura di john edgar hoover per quanto politicamente e storicamente di secondo piano al di fuori degli stati uniti è una figura che è comunque rimasta impressa nei ricordi delle persone per aver riempito le pagine dei quotidiani di tutto il mondo durante gli anni 20 30 40 50 e 60 cinquant anni durante i quali ha letteralmente rivoluzionato l fbi statunitense oltre a quella privata due sono le facce pubbliche della medaglia da descrivere per un regista che volesse rappresentare al cinema una sua biografia quella di eroe americano capace di potenziare enormemente i metodi investigativi del bureau e di contribuire significativamente alla salvaguardia della sicurezza nazionale e quella più oscura caratterizzata dalle sue idee e maniere spicce che lo portarono oltre la legalità fino a vere e proprie ossessioni e persecuzioni considerabili come chiare violazioni dei diritti civili si pensi in primis al suo astio nei confronti di martin luther king clint eastwood col suo j edgar si concentra prevalentemente sulla prima faccia sopracitata e sebbene comunque il tema centrale del film rimanga il parallelo fra un uomo e una società che bramano la propria sicurezza senza però ben conoscere il prezzo da pagare si sbilancia a tratti forse in maniera ec 6

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cessivamente positiva nella narrazione della vita e delle azioni di hoover ad esempio giusto per dirne una dove sono le accuse alle mai troppo convinte indagini sull omicidio del presidente kennedy probabilmente per descrivere una figura così complessa e controversa sarebbe stato meglio bilanciare maggiormente il racconto di entrambi quegli aspetti ma il regista che ricordiamo è un repubblicano libertario che ha appoggiato schwarzenegger e john mccain ma che è pure un progressista molto aperto sulle questioni sociali preferisce incrociare la presentazione del lavoro e della carriera del personaggio con la sua vita privata una vita poco conosciuta che viene qui parzialmente romanzata in ambizioni paure ossessioni un affetto fortissimo per sua madre ed una convinta scapolaggine dovuta forse alla sua presunta omosessualità detto questo j edgar non è ad ogni modo quel mediocre e noioso flop eastwoodiano di cui buona parte del pubblico parla ma pur non raggiungendo minimamente le vette dei grandi lavori del regista californiano è comunque un ottimo collage di flash-back e flash-forward incentrati su episodi più o meno rilevanti della vita e della persona di hoover pezzi di un puzzle da comporre nella mente di chi guarda per restituire nel complesso l immagine non frammentata di un uomo che nel bene e nel male ha scritto la storia degli stati uniti dai primi anni alla lotta contro il gangsterismo dalle pantere nere al caso lindbergh la sceneggiatura scritta da dustin lance black milk si districa tra buoni dialoghi ed una complicazione burocratica adeguata che non appesantisce mai eccessivamente la pellicola e tiene viva l attenzione degli spettatori meno prevenuti e superficiali spiace vedere naomi watts sprecata in un ruolo tranquillamente interpretabile pure da qualsiasi altra attrice anche di minor profilo mentre al contrario convince il co-protagonista armie hammer vestiva i panni dei gemelli winklevoss in the social network di david fincher leonardo dicaprio l hoover nella mente di eastwood ci regala un interpretazione buona ma non eccelsa a livello di biopic già aveva convinto a metà nel non bello the aviator di scorsese probabilmente da noi anche un po screditata da una performance discutibile di francesco pezzulli doppiatore usuale dell attore che però qui non riesce a fare un lavoro all altezza del solito specie nelle scene con il protagonista in età avanzata forse non sarà un caso ma proprio queste sequenze sono le meno incisive peraltro rese pure poco credibili da un make-up grottescamente scadente dei personaggi invecchiati maurizio macchi

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con jacob wysocki john c reilly bridger zadina creed bratton olivia crocicchia terri di azazel jacobs usa 2011 t erri è ciccione questo lo si capisce vive con suo zio affetto da demenza senile questo lo sappiamo però giamenti intimi durante l ora di lezione quando la ragazza rischia l espulsione lui la difende quali saranno le conseguenze di questo gesto il quatro lungometraggio di azazel jacobs è una piacevole sorpresa per la capacità che ha di raccontare un personaggio complesso come terri terri colonna portante dell intero film è costruito in una duplice direzione la prima votata alla sintesi grafica la seconda che riesce a scandagliare a fondo l animo del personaggio la sintesi grafica investe il suo protagonista di una stazza ingombrante pigiami improbabili e non sappiamo noi insieme a lui dove sono i suoi genitori nessuno sa perché terri vive perennemente con addosso un pigiama perché arriva sempre in ritardo a scuola e perché compie gesti perfidi nei confronti di piccoli topolini solo lui lo sa forse mr fitzgerald il preside della sua scuola cerca di capirlo seguendolo ogni lunedì in una sorta di checkpoint esistenziale tutto cambia però quando terri vede due suoi compagni di classe in atteg 8

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un espressione di traballante tranquillità una sintesi che si riflette poi sulla costruzione psicologica del personaggio grazie ad una raffinata scrittura la personalità di terri emerge man mano che il racconto avanza dipingendo di diverse sfumature l irrequieto protagonista senza tralasciare nemmeno le più scomode se metà del merito va al regista e sceneggiatore jacobs l altra metà va tutta all attore jacob wysocki che si fa corpo e anima del personaggio investendo ogni sua energia nel progetto la partecipazione di john c reilly nel ruolo del preside del liceo aggiunge poi al film momenti di sbilenco umorismo ed ina spettata profondità diretto in maniera semplice ma solida terri non rinuncia a regalarci delle belle immagini grazie anche alla complicità del direttore della fotografia tobias datum niente di eclatante ma la delicatezza con cui è illuminato il bosco o la calda accoglienza della casa di terri trappola e rifugio aggiungono un ulteriore dimensione alla pellicola terri è un film sulle scelte ma lo è in modo diamentralmente opposto a quello a cui ci hanno abituato anni di cinema americano lo è nella misura in cui quelle occasioni sono prese o lasciate sfuggire perché in entrambi i casi si tratta sempre di una scelta matteo contin

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summer wars di mamoru hosoda giappone 2009 giappone a nimatore per serie come dragon ball z sailor moon e slam dunk e regista di episodi e oav legati alle serie one piece digimon e magica doremi mamoru hosoda ha fatto il decisivo salto di qualità nel 2006 quando ha diretto la ragazza che saltava nel tempo a partire da un racconto di yasutaka tsutsui il successo di questa pellicola è stato talmente grande che la madhouse ha chiesto a hosoda di girare per loro un altro film e lui prontamente nel giro di tre anni ha risposto con la realizzazione di summer wars successivamente vincitore come miglior film d animazione ai japanese academy awards e al sitges nonché nominato al festival di locarno e ai premi oscar in italia è edito da kaze ed è passato in prima visione nell aprile 2011 su rai4 ma di cosa parla summer wars letteralmente guerre d estate perché questo curioso titolo la risposta parte dai protagonisti di quest avventura kenji un timido e giovane genio della matematica e natsuki amica del ragazzo che lo invita a trascorrere un weekend estivo insieme ai suoi parenti per festeggiare il novantesimo compleanno di sua nonna la donna è infatti matriarca di una numerosa famiglia dalle nobili radici discendente dell impavida casata jinnouchi ed è proprio qui che si trova il primo riferimento alle guerre del titolo come gli antichi guerrieri jinnouchi hanno affrontato mille battaglie anche ora natsuki e tutti gli altri dovranno far fronte ad una moderna minaccia una minaccia informatica dovuta ad un intelligenza artificiale che attaccando l onnipresente social network oz ha preso possesso di un nu 10

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mero enorme di account ed ha mandato in tilt gran parte dei servizi nel mondo reale inoltre la duplicità bellica presente/passato va in parallelo con quella virtuale/reale dato che la battaglia con l i.a si svolge sì all interno di oz ma ha appunto anche pesanti ripercussioni sul mondo reale da notare poi che al fianco di queste linee portanti la sceneggiatura fa correre pure la piccola sottotrama della partita/guerra di baseball giocata da ryohei uno dei parenti di natsuki per queste fondamenta narrative hosoda ha attinto dalla sua infanzia ambientando la vicenda nella città di ueda vicino a toyama luogo dove è nato e dove una volta era fiorente il potere del clan sanada per lo sviluppo del film hosoda ha poi estratto alcuni spunti dall oav our war game da lui diretto per la serie digimon adventure che già a sua volta contava svariati punti in comune con wargames giochi di guerra di john badham in compenso nonostante si ispiri abbastanza direttamente a questi prodotti summer wars rimane una pellicola parecchio originale dato che usa queste basi come punto di partenza ma poi si sviluppa in maniera del tutto indipendente ricca solida e sempre molto intelligente costruendo un infrastruttura tematico-diegetica fondata sulle due nature per antonomasia del giappone la tradizione e l avanguardia tecnologica la casata jinnouchi e oz il film sonda le dinamiche che tengono insieme una famiglia e passando per l onore il rispetto ed i grandi valori da sostenere ne mette in evidenza la grande importanza irresistibile ed emblematica è la figura di nonna sakae la nonna migliore di tutto il giappone che sa al contempo essere saggia severa ed amorevole nei confronti di tutti i propri familiari il racconto si rende sin dai primi minuti trascinante e progredendo guadagna pian piano persino una certa epicità che porta il tutto ad essere ulteriormente avvincente ed emozionante questo progressivo coinvolgimento si rispecchia anche nell assorbimento di chi guarda nei personaggi ognuno col suo ruolo che per quanto piccolo risulta fondamentale nel tessuto narrativo a proposito di tale varietà è non a caso da ricordare la scena alquanto ironica in cui natsuko presenta la sua famiglia a kenji e allo spettatore confondendolo con un lungo elenco di nomi e volti passati in rassegna nel giro di pochi secondi con l inoltrarsi nel racconto però si arriva poi a conoscere approfonditamente ogni singolo membro kenji natsuki nonna sakae kazuma wabisuke e tutti gli altri per un totale di una trentina di caratteri e pensare che all inizio hosoda intendeva usare addirittura 80 personaggi tra l altro valorizzati anche dal lavoro di character designing del grande yoshiyuki sadamoto fondatore dello studio gainax che ha prodotto serie di successo come neon genesis evangelion non solo summer wars può vantare una spiccata originalità come la ragazza che saltava nel tempo ma risulta persino più sfaccettato profondo e stratificato oltre che pure visivamente dotato di una ricchezza non indifferente sia l ambiente cibernetico di oz per il quale hosoda sfrutta anche la cg che il rurale mondo reale esteticamente caratterizzato dai tratti tipici degli anime del regista giapponese compostezza e particolareggiamento degli ambienti semplicità e stilizzazione cromatica dei personaggi cura di ombre e chiaroscuri dei fondali sono infatti squisiti e impreziosiscono il lavoro di un autore che film dopo film comincia a diventare sempre più interessante a partire da questa pellicola il mangaka iqura sugimoto ha realizzato un omonimo manga maurizio macchi

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con steve coogan paddy considine john simm andy serkis shirley henderson 24 hour party people di michael winterbottom gb 2002 t wenty four hour party people plastic face carn t smile the white out with the twenty four hour party people plastic face carn t smile the white out siamo nel 1976 a manchester polo industriale inglese in costante declino il periodo thatcheriano sta per finire e la scena musicale è particolarmente attiva joy division poi new order happy mondays a certain ratio sono tutti i grandi nomi della new wave inglese e poi c è tony wilson un nome che a molti non dirà tanto ma in cui gli appassionati riconosceranno quello di chi ha creato la factory records l etichetta discografica che ha dato la possibilità a tutti questi gruppi di pubblicare dischi tony wilson era giornalista per una piccola televisione locale di manchester e oltre a mandare in onda utilissimi servizi su nani che puliscono elefanti o sull emozione di volare in deltaplano conduceva anche l unico programma televisivo inglese che dava la possibilità ai giovani di ascoltare la nuova musica il punk ma questo a tony wilson non bastava lui voleva promuovere la musica che gli piaceva e così ecco nascere la factory records etichetta discografica che ha prodotto gruppi come i joy division nel 2002 michael winterbottom ha de 12

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ciso di raccontare la storia di tony wilson nel film 24 hour party people è il titolo di una canzone degli happy mondays utilizzando la forma del biopic ma sovvertendo le regole del genere nonostante winterbottom non arrivi all ottima sperimentazione di un io non sono qui costruisce un film completo e interessante dove il protagonista non si limita a vivere sullo schermo ma diventa il narratore onnisciente delle vicende narrate tony wilson dialoga spesso con lo spettatore tirandosi quindi quasi fuori da ciò che il regista ci sta raccontando ed è questo il primo punto di forza del film non fare dello sconosciuto tony wilson il protagonista ma rendere protagonisti la musica e i musicisti wilson diventa quindi un personaggio quasi di fantasia tant è che e nemmeno lui ne fa mistero la storia che ci sta raccontando è un insieme di cose veramente successe pettegolezzi e leggende metropolitane il secondo punto di forza è sicuramente la messa in scena che il regista di the road to guantanamo sceglie di utilizzare il punto di partenza sono i filmati di repertorio dei concerti dei vari gruppi che si avvicendano sulla scena man mano che il tempo passa cambiano gli stili di ripresa da quelle amatoriali ai videoclip cambiano i colori e così cam bia anche lo stile della regia winterbottom non solo integra perfettamente i filmati di repertorio tanto da renderli quasi irriconoscibili all interno del film ma riesce a cogliere lo stile grafico e iconografico di ogni decennio in più winterbottom gestisce bene l avanzare cronologico delle vicende alternando spesso il tono da commedia con momenti inevitabilmente drammatici basti vedere la morte di ian curtis dando alla colonna sonora e alla musica l importanza che si merita all interno di un film del genere steve coogan è un perfetto tony wilson ammiccante glamour divertente e spiritoso il suo personaggio crea una perfetta sintonia con il pubblico il resto degli attori per la maggior parte sconosciuti sorprendono sia per la loro somiglianza con gli artisti che interpretano sia per la bravura con cui riescono a rendere la personalità dei personaggi allontanandosi dalle semplici imitazioni piccola comparsata anche per un irriconoscibile andy serkis nascosto sotto una zazzera riccioluta e un quintale di grasso in concorso al 55.o festival di cannes vinto da polanski con il suo il pianista 24 hour party people non è solo un film biografico ma un film sulla musica e sull industria musicale sui musicisti e su chi la musica l ascolta matteo contin

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