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il templare brogliaccio per una recita di marionette siciliane in sette scene tratto da il drago alchemico di aldo ciaralli antefatto il regno latino di gerusalemme a ridosso del 1290 era ridotto a poche roccaforti assediate dai mamelucchi nei centri costieri siro-libano-palestinesi l occidente aveva deciso che la difesa dei presidi cristiani avrebbe messo a rischio gli scambi commerciali e i buoni rapporti con i sultani del cairo padroni dei porti d alessandria e di damietta la città santa era completamente dimenticata e i musulmani accoglievano tranquillamente tutti i pellegrini a qualsiasi religione appartenessero il medio evo si avviava al suo crepuscolo e il momento tragico dell evento sarebbe stato la caduta d acri la più importante delle ultime roccaforti in terra palestinese arroccati al suo interno i paladini degli ordini cavallereschi cristiani splendevano nella loro gloria nel 1289 il libero comune di tripoli era stato conquistato dal sultano qalàwun che aveva massacrato i difensori e fatto abbattere le mura della città alla sua morte il figlio del sultano malec-el-esseraf radunò uomini e macchine d assedio e si presentò sotto acri con il suo esercito giovedì 5 aprile 1291 il sultano dei sultani re dei re signore dei signori malec-el-esseraf il potente il temibile il cacciatore di ribelli il cacciatore dei franchi dei tartari e degli armeni colui che aveva strappato i castelli dalle mani dei miscredenti si avviava a portare in trionfo allàh e il suo profeta sui nemici del corano scena prima mentre il grosso dell esercito piazzava con calma le tende malec scelse la collocazione delle macchine calcolando gli angoli di tiro delle balestre e dei leggeri e maneggevoli mangani l esercito assediante preparò le lunghe scale e dislocò le compagnie degli arcieri quattro grosse balestre furono collocate nei punti strategicamente scelti per il tiro le torri d assedio furono innalzate e poste dove servivano osservazioni accurate dei preparativi degli assediati nello stesso tempo i genieri cominciarono a scavare le gallerie che dovevano arrivare sotto le fondamenta delle mura una volta giunti in quella posizione avrebbero incendiato i puntelli che sorreggevano le volte per farle crollare e trascinare nel crollo anche le fortificazioni soprastanti i difensori della città intanto vigilavano sulle mura le saettiere sulla cima delle torri erano rifornite di frecce e massi da scaricare in basso sulle porte d accesso alla città protette da torri sporgenti attrezzavano le caditoie insieme ai beccatelli e ai piombatoi dai quali poter gettare acqua o sabbia bollente al riparo dei contrafforti la città era stata divisa in quattro zone protette e fortificate anche all interno sopra il porto a ridosso della rada della catena si trovavano il quartiere pisano e quello veneziano alle loro spalle il quartiere genovese e il quartiere del tempio una lunga mura di cinta protetta da accuminate aste e lance divideva questa zona dal quartiere dell ospedale e dalla cittadella a ovest i quartieri dei cavalieri teutonici e di san romano proteggevano l accesso principale alla città nei vicoli si ammassavano carri e pietre per favorire la resistenza entro le mura fino all ultimo uomo mentre ancora fervevano i preparativi per l assedio ci fu il primo scontro i cavalieri del tempio tentarono una sortita per distruggere le macchine che gli assedianti avevano già dislocato di notte mentre imperversava la burrasca e il frangere delle onde sugli scogli copriva il rumore dei cavalli trenta cavalieri uscirono in silenzio fino a giungere a ridosso delle linee nemiche poi si lanciarono al galoppo trascinati dallo slancio dei cavalli giunsero fino nei pressi delle tende dell accampamento avversario qui sotto il contrattacco del sultano di illhama i templari dovettero desistere e rientrare ad acri.
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durante quel breve scontro mentre il suo cavallo s impennava e si rifiutava di condurlo oltre tibaldo di ridfort riconobbe e ritrovò abdu l-karim hammadi un coraggioso cavaliere ricco di nobiltà che gli aveva concesso la sua amicizia e il suo rispetto era ritto sull ingresso della sua tenda da campo e gli occhi gli fiammeggiavano avendo anch egli riconosciuto il cavaliere infedele dal bianco mantello crociato si osservarono per alcuni attimi poi il cavallo di tibaldo roteò e lo portò via dal pericolo galoppando tra i nemici i fuochi del campo e gli armamenti dell esercito assediante tibaldo di ridfort era siniscalco dell ordine era cioè luogotenente del sovrano maestro aveva un seguito personale composto di un cavaliere due scudieri un fratello sergente un diacono un soldato ausiliario locale e un interprete saraceno disponeva di quattro cavalcature di una tenda circolare e del sigillo dell ordine in assenza del gran maestro esercitava i suoi poteri sulla casa con il consenso del capitolo quando cavalcava accanto a lui veniva portato il gonfalone di battaglia suo malgrado e con grande stupore del capitolo dell ordine era sopravvissuto a oltre mezzo secolo di servizio in terrasanta nonostante la stanchezza le ferite ricevute e l onta delle umiliazioni e delle sconfitte godeva di un perfetto stato di salute aveva assistito alla decimazione dei contingenti giunti dall occidente aveva visto cadere i castelli e massacrare i cristiani non ricordava ormai più tutti i fratelli cari al suo cuore scomparsi in battaglia non era mai fuggito non aveva mai rifiutato di combattere né aveva mai tentato di sottrarsi al martirio che in quella decadenza generale invocava come una grazia il suo aspetto fisico non rispecchiava certo tutto ciò che aveva patito e più che altro non rivelava la sua età ormai doveva avere circa ottanta anni ma sembrava un cinquantenne forse precocemente invecchiato i suoi lineamenti erano scavati ma il volto sempre sbarbato non rivelava decadenza o malanni era abbronzato e il colore quasi ligneo della pelle contrastava con il candore della chioma era stempiato e di aspetto molto curato i capelli ricadevano fluenti sulle sue spalle lisci ed argentei evidente quanto veniale strappo alla regola dell ordine che imponeva di portare il capo rasato i suoi occhi erano celesti chiarissimi e avevano smesso di brillare nel suo servizio in terrasanta non aveva fatto altro che pregare e battersi battersi e pregare tra le montagne tra le dune del deserto nelle fortezze dell ordine sugli spalti delle città nelle missioni di ricognizione in terre sempre ostili era casto da sempre povero e totalmente obbediente alla regola dell ordine cavalleresco al quale apparteneva la provvidenza aveva vegliato su di lui forse per riservarlo a qualche alto destino ma non si domandava mai quale non cercava nemmeno una fine gloriosa si limitava ad eseguire gli ordini manteneva il suo corpo in allenamento perenne ed era ancora forte come una quercia millenaria aveva fama di indistruttibilità e nessuno mai aveva cercato di evitargli il peggio il suo posto era sempre alla testa dei suoi fratelli fino al trionfo algido della loro causa o altrimenti fino alla morte certo si mormorava molto in merito alla sua età e i confratelli si domandavano come mai le forze non lo abbandonassero o perché il suo fisico non manifestasse i cedimenti e l onta del tempo i più temerari erano giunti a dire che conosceva l ubicazione della fonte dell eterna giovinezza o che aveva ricevuto un elisir magico dagli alchimisti d oriente ma il rispetto per la sua persona metteva a tacere ogni pettegolezzo tibaldo quella sera era rientrato ad acri portando con se l immagine di karim hammadi ed ora spogliato dell armatura mentre osservava da una finestrella strombata del suo alloggio i fuochi dell esercito assediante concesse ai suoi ricordi di riportarlo all epoca degli inizi della loro irripetibile amicizia tornò agli anni in cui l ordine lo aveva destinato al seguito dell imperatore federico ii in sicilia e allo sgomento che lo colse nel rilevare quale fosse la reale vita e i costumi dell imperatore che lui crociato fedele alla chiamata del signore aveva sempre ammirato gli avvenimenti che tibaldo stava per rammentare precedevano il concilio di lione del 1245 e le accuse rivolte all imperatore da innocenzo iv scena seconda
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i rapporti del re con l ordine erano peggiorati già al tempo della sua scomunica da parte di gregorio ix ma solo dopo il divieto del papa a prestare obbedienza a federico ii i cavalieri del tempio richiesero che gli ordini non venissero più impartiti in nome dell imperatore ma in nome di dio e della cristianità tale era la situazione quando tibaldo avviò una delle sue rare esperienze lontano dall oriente in una missione poco ortodossa e circondata da diffidenza generale soltanto il sovrano maestro sollecitava ancora i buoni rapporti con l imperatore nell intento si diceva di mantenere aperta la possibilità di riconciliare le parti il re normanno quando giunse a palermo aveva una corte che rivaleggiava nella pompa con quelle degli altri sovrani d europa federico aveva però una sua peculiarità così come i saraceni avevano lasciato sussistere accanto alla civiltà musulmana anche quella bizantina e latina egli amava circondarsi dei segni dell islam tibaldo trovò al seguito dell imperatore i berberi e i loro splendidi cavalli i musicanti moreschi con cimbali e tamburi e i trombettieri saraceni in turbante durante un banchetto federico ebbe a dire sospirando con ostentazione o felix asia come sarebbe bello governare uno stato islamico senza papi e senza frati tibaldo rimase rigido e assorto ancora cercava di capire dove fosse capitato dal momento in cui era sbarcato era piombato in una specie di sogno fastidioso palermo come tutta l isola era sedotta dai costumi saraceni e lui all epoca semplice cavaliere dell ordine venne accolto nel lusso orientale dei palazzi nei quali le donne cristiane amavano rivestirsi di fogge moresche compiacendosi di uscire velate per le vie come le saracene anche le tendenze artistiche si intrecciavano in un armonioso connubio archi e ornamenti moreschi si alternavano alle colonne romaniche e i mosaici bizantini adornavano le pareti delle chiese cristiane spesso iscrizioni arabe celavano versetti biblici e il dio cristiano era a volte invocato con il nome di allah per tibaldo il saraceno era un nemico era l infedele colui che occupava il sacro suolo di terrasanta e pertanto stentava a comprendere quello che stava succedendo intorno all imperatore del sacro romano impero ai suoi occhi tutta la popolazione siciliana era sospetta nonostante fosse in massima parte cristiana era dominata dagli usi degli infedeli effettivamente federico manifestava la personalità di chi é cresciuto e maturato in un ambiente saturo di elementi consuetudini e suggestioni musulmane aveva fatto la campagna d oriente trattando con sultani arabi e conversando con dotti musulmani la politica era il suo mestiere e lui considerava la sicilia come una testa di ponte protesa verso le imprese orientali doveva quindi dare alle proprie concezioni alla cultura e al linguaggio una accentuata colorazione araba l imperatore che conobbe tibaldo era soprattutto un `siciliano che portava nelle carni e nello spirito l impronta dell isola dell ambiente e del trono il suo temperamento non era immune da un acre sensualità e la sua stessa geniale personalità affondava le radici nella voluttà e negli abbandoni ai quali egli amava concedersi tibaldo era giunto alla corte dell imperatore pieno del rispetto generato in lui da un personaggio così complesso e com era suo costume si apprestava ad assolvere il compito che gli era stato assegnato dal maresciallo dell ordine doveva aggiornare gli ufficiali dell alto comando del re sulle usanze e sulle tattiche degli eserciti mamelucchi in oriente grande quindi fu la sua sorpresa nel prendere atto che l esercito imperiale era formato in gran parte da mercenari musulmani i maligni riferirono a tibaldo che a causa della loro diversa religione le saracene erano le sole truppe che fosse possibile utilizzare senza alcuna preoccupazione d ordine spirituale contro quelle del papa certo il ghibellinismo trovava nella corte dell imperatore la sua culla naturale tibaldo fu sollevato dal peso di queste preoccupazioni nel giorno in cui conobbe michele scoto il più celebre dotto della corte di palermo scoto aveva in cura i momenti di meditazione metafisica e le riflessioni filosofiche dell imperatore egli in quel tempo aveva l incarico di collaborare con federico alla stesura del suo trattato de arte venerandi cum avibus e a questo scopo aveva tradotto il compendio di zoologia di avicenna.
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il saggio scoto era d origine scozzese aveva a lungo vissuto a toledo e aveva una particolare dimestichezza con avicenna e averroé ma i suoi studi si giovarono molto anche d altre fonti musulmane in special modo in materia d astrologia alchimia matematica fisiognomia e mantica tibaldo incontrò scoto nel giardino della casa di ibrahim kara mustafa comandante dei turcopoeri il cui appellativo era deli il pazzo la presentazione come di consueto fu pomposa e piena d elogi e benedizioni al profeta e alla sua illuminata saggezza chi é avicenna domandò tibaldo rimasto solo con il vecchio studioso scoto guardò con attenzione quel cavaliere gli era stato presentato come un audace un monacocavaliere che si innalzava su quel mondo crudele e brutale doveva essere tanto devoto a dio quanto ardente di dignitosa curiosità scoto osservava la testa coperta da capelli lisci e brizzolati la forte barba e il mantello bianco con la croce rossa fluttuante sulle spalle come un ala d angelo provava un certo imbarazzo e questo fatto era cosa rarissima per uno come lui sentiva un forte magnetismo emanare da quella figura e decise d istinto di aprire la sua mente anche a costo di cambiargli la vita il modo lo avrebbe trovato il suo vero nome era abu `alì al-husayn ibn sina solo in occidente é noto come avicenna e se tu mi interroghi su di lui allora vuol dire che egli possano le montagne vegliare sul suo sacro riposo ti é vicino caro amico lo prese sottobraccio e lo invitò a sedere sul bordo di una fontana di marmo rosato dalla quale zampillavano allegri getti d acqua profumata ed é stato importante e stato il più celebre dei medici del nostro tempo e la sua lingua fu sempre umida nel ricordo d allah e nato ad afshana presso buchara ma é vissuto prevalentemente in persia dove la sua penna era pari a una lingua stillante miele soave e i suoi libri esalavano odori di ambra ha avuto una vita tormentata varia certamente ricca nella quale egli riempì di profumo il calice della rosa si era alzato e guardando verso l alto alzo una mano indicando la volta del cielo la veste di broccato scivolò mollemente lungo il braccio scoprendo un arto ossuto percorso da una infinità di vene sporgenti o prode cavaliere cristiano continuò se con la tua immaginazione e la tua intelligenza potessi percorrere l universo dalla sommità dei cieli al centro della terra non troveresti la minima particella sottratta alla sua sapienza ha davvero scritto molti libri nelle sue opere sono compresi duecentoquarantatre titoli e il suo canone affronta la medicina in modo tale che noi pugno di terra concupiscente possiamo solo inginocchiarci in silenzio e lasciarci illuminare dalla sua luce che allah sia con lui tibaldo era sinceramente interessato e avviò una conversazione piena di domande purtroppo il colloquio procedeva molto lentamente per effetto delle continue benedizioni lodi similitudini e astrazioni che scoto lo costringeva ad ascoltare saggio scoto ti prego di limitare tutte le tue infinite divagazioni altrimenti non riesco neanche a conservare il filo del discorso rispetterò la tua ansia di abbeverarti allo spirito dell oggetto dei tuoi desideri ma tu cavaliere vorresti dirmi quale anelante febbre ti spinge a menare tanta curiosità tralasciando i bizantinismi tibaldo andò al sodo e rivelò il suo sgomento di fronte alla mancanza di ortodossia cristiana nella corte dell imperatore ma al contempo accennò al fatto che quel clima saturo di sapiente cultura e di saggezza lo riportava a interessi che aveva abbandonato in francia ai tempi della sua giovane età nelle fiandre dove era nato la nobiltà per tradizione proteggeva e coltivava le arti e la poesia e lui era abbastanza colto da copiare segretamente i versi e le canzoni dei trovatori non aveva nostalgia delle danze delle risa e dei fasti del secolo che peraltro si erano quasi cancellati dalla sua memoria nutriva invece una sconfinata nostalgia per i grandi poemi epici la giovane età o il suo carattere lo avevano indotto a cercare per la sua anima angosciata un senso e una spiegazione alla sua esistenza sulla terra a consolarlo del suo vuoto vennero i romanzi di wolfram d eschenbach così il parsifal lo stregò gli sovvennero passi che moltissimi anni prima aveva impresso nella memoria e li recitò a scoto valorosi guerrieri hanno dimora nel castello di montsalvage,
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dove si conserva il graal sono i templari che vanno a cavalcare lontano in cerca di avventure tibaldo recitò assorto poi tacque in silenzio rammentò quante volte avesse sognato di conoscere pure lui il misterioso castello di montsalvage alcuni gli dicevano che era in spagna altri in terrasanta e ben presto la cosa che più contava divenne la rivelazione volle obbedire all appello della fede compiere fino in fondo il sacrificio rinascere a sua volta dalle ceneri come la fenice del parcival così aveva chiesto di entrare nel sacro ordine del tempio per andare a combattere oltremare e rincorrere un sogno giovanile scoto lo stava osservando poi ritirando la mano dal braccio dell altro prese a dire forse puoi trovare le risposte ai tuoi desideri proprio qui in mezzo a noi spesso le strade del nostro pellegrinaggio si incrociano per volontà di dio e allora se sai cogliere il momento puoi trovare i beni preziosi per i quali hai sacrificato la tua gioventù e la stessa gioia di vivere tibaldo aveva ascoltato con crescente sorpresa riportando l impressione che scoto fosse in grado di leggergli nei pensieri e nel cuore possibile che io debba riconoscere non solo la saggezza e la sapienza ma anche l immagine riflessa dei miei pensieri più intimi qui in questa terra che sembra più la sponda di un altra fede che la culla della cristianità chi é di un altra fede chiese scoto tu innanzi tutto poi palermo con la sua corte e lo stesso imperatore per quanto mi sia impossibile credere se potessi andrei a cercare il pontefice stesso per toccare con mano l esistenza del vicario di cristo qui é tutto così evanescente il sacro romano impero é rappresentato da saraceni il dio più nominato é allah e si parla più del profeta che dei miracoli dei nostri santissimi martiri ma tibaldo io sono cristianissimo e anche federico é un devoto suddito di santa madre chiesa su non farti fuorviare dalle apparenze tibaldo scattò in piedi era rigidissimo con il petto in fuori e le sopracciglia corrugate gli occhi erano stretti a fessura e la mano si avvicinava lentamente alla spada nessuno può prendersi gioco del sacro ordine del tempio scoto tu sei un infedele un musulmano non tentare di avvolgerti nel mantello del cristo il suo sangue é sacro e purissimo oh suvvia suvvia mio carissimo amico disse scoto poggiando bonariamente la mano su quella di tibaldo che già impugnava l elsa della spada quante cose devo ancora spiegarti i confini vedi i confini tra un mondo e l altro anche lassù nell infinito dell universo sono più sottili e meno marcati di quanto tu possa pensare su su calmati amico mio calmati ora ci facciamo portare un nettare dai servi del pazzo ho sete e poi mi hai terrorizzato se tu avessi sguainato questa specie di enorme spiedo io avrei perso i sensi dalla paura abbi pietà di un povero vecchio arrivarono caraffe d aranciata di limonata d anice e nettare di fichi d india tibaldo era più sereno e stentava ancora a capire allora che vuol dire che sei cristiano sai cosa ti ha sconvolto hai visto come mi vesto hai ascoltato come parlo ti sei fatto un idea tutta tua e alla fine ne hai ricavato una certezza scoto é musulmano ma se non hai fatto altro che benedire allah il profeta e tutti i membri della sua famiglia così come fa un membro dell islam mio caro tibaldo tu eri partecipe della pace dell islam io precettore profondamente indegno di anime perdute ti ho proposto l immagine della mia intimità che pur intrisa nella fede per il cristo si avvolge negli abiti naturali dell uomo appunto nell islam io sarei l anima perduta stavolta stava sorridendo finché non prendi coscienza di essere nell islam come tutti noi si forse parliamo di una cosa della quale abbiamo due concezioni diverse può darsi può darsi l islam vedi non appartiene in particolare né a persone né ad un paese né ad un popolo determinato non é il prodotto di uno spirito umano né si limita ad una comunità o ad una razza e una religione universale che ha lo scopo di coltivare le qualità e il modo di essere proprio dell islam scoto di che cosa stai parlando chiese con accenno di esasperazione tibaldo.
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ti parlo di un attributo lo voglia o no colui che lo possiede é islamico di qualunque razza egli sia o da qualunque paese provenga l islam é esistito in tutti i tempi e tra tutti i popoli sono vissuti uomini virtuosi che possedevano questo attributo islam ma che significa islam vuol dire in arabo sottomissione obbedienza tu sei sottomesso ad una regola hai un ordine al quali rispondi con la tua abnegazione e il tuo spirito di sacrificio bene questo significa che sei musulmano oltre che cristiano allora é solo una questione di lingua una diversa traduzione per uno stesso concetto tu bestemmi oh no gesù come sei grezzo amico mio sii meno rigido più flessibile allena la mente sei un invincibile cavaliere un aristocratico non puoi ragionare come un capraio o un cammelliere insomma scoto tornava l esasperazione secondo te qualunque cosa si faccia e in ogni modo venga fatta ci manifestiamo quali musulmani ma é assurdo tu sei uno scomunicato un miscredente un per carità di allah dei profeti di tutte le religioni di gesù e del corano ti prego calmati sono calmissimo tibaldo scelse un posto ombreggiato estrasse la spada con tutto il fodero e la poggiò ad un albero poi si sistemò comodo poggiando la schiena al bordo di una fontana ecco io ti ascolto e non ti interrompo più e che dio mi perdoni per ciò che dovrò ascoltare esiste un ordine cosmico che regge l universo dal particolare più insignificante agli ammassi stellari e alle costellazioni controllò se il suo interlocutore fosse attento poi rinfrancato proseguì quest ordine é la legge di dio di allah del creatore del signore dell universo che comunque tu lo voglia chiamare é poiché tutto il creato risponde a leggi divine si può dire che l universo segue alla lettera una religione che per convenzione chiamo islam ma comprendimi caro amico questo é un termine con il quale voglio descrivere la sottomissione l obbedienza a dio o allah tanto non c é differenza allah il signore dell universo del sole della luna della terra e di tutti gli altri corpi celesti come dell aria del calore dei minerali della vegetazione e degli animali tutto nell universo é musulmano perché risponde alle leggi che gli sono state assegnate da dio la testa di un pagano la sua lingua anche se nega l esistenza di dio sono istintivamente musulmani in arabo l ordine al-amr é l effetto della sua parola creatrice kun che é universale e corrisponde al verbo in aramaico amr la creazione ha voluto l uomo con una doppia natura nell una egli non può sottrarsi alle leggi della natura che é musulmana giacché obbedisce alle leggi d allah nell altra per mezzo della ragione e dell intelligenza egli può scegliere di approvare o di disapprovare egli é libero di orientare la sua esistenza in ragione delle ideologie può tracciare il suo codice di comportamento o accettarne uno dato da altri con il libero arbitrio ha la possibilità di decidere può anche negare l esistenza di dio essere un non credente ossia essere un kafir in questo caso mentre la sua anima é sottomessa a dio la sua vista é oscurata il suo spirito traviato e non in grado di ammettere l evidenza chi é in queste condizioni non può conoscere la sua vera natura i suoi atti e i suoi pensieri sono in conflitto insanabile con essa la realtà gli diviene estranea ed egli brancola nelle tenebre ecco perché il santo graal ha una missione di salvezza ecco perché il misericordioso il clemente ha inviato il suo messaggero il rasùl l inviato divino la sacra coppa che raccoglie il sangue di seydn ajssa illumina la via della salvezza seydn `ajssa é nostro signore gesù sì tibaldo però bada bene la verità é racchiusa in un libro posato su un tavolo a quattro zampe e seydn `ajssa é solo uno dei pilastri che sorreggono la verità tibaldo voleva continuare voleva interrogarlo esplorando le sue conoscenze ma in quel momento giunse il pazzo i turcopoeri stavano per ritornare ai loro quartieri accampati lontano da palermo e tibaldo doveva visionare il loro armamento prima della partenza si salutarono ma all ultimo istante scoto lo trattenne e gli disse che di lì a due giorni gli avrebbe presentato una persona che poteva aiutare se allah nella sua immensa accondiscendenza avesse voluto la sua fame di conoscenza alla sera tibaldo consumò silenziosamente la sua cena solitaria poi dopo aver recitato la compieta nella cappella raggiunse il dormitorio dove lo avevano ospitato si spogliò senza parlare e indossò la camicia le calze e un paio di brache trattenute da una cordicella si tolse dal dito l anello con il sigillo dell ordine si inginocchiò un ultima volta accanto al giaciglio e recitò:
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non nobis domine non nobis sed tuo nomini da gloriam era il motto dei templari non a noi non a noi signore ma al tuo nome dona la gloria quindi invocò benedictus dominus deus meus qui docet manus meas ad praelium et digitos meos ad bellum amen si coricò su un pagliericcio protetto da due lenzuola e una coperta a righe bianche e nere come stabiliva la regola del suo ordine una candela doveva rimanere accesa accanto a lui fino all alba fino al suono del mattutino scena terza l incontro avvenne due giorni dopo così come scoto aveva promesso federico e l intera corte erano in lutto l ammiraglia della flotta imperiale aveva riportato in patria la salma di un dignitario particolarmente amato per la sua saggezza la sua santità e il suo coraggio malgrado la tarda età aveva chiesto di seguire le truppe del re impegnate in libano per debellare una banda di predoni che impediva ai pellegrini la libera circolazione sulle strade di quel territorio la sua presenza aveva alleviato le sofferenze morali dei moribondi e aveva infuso coraggio ai combattenti così come era abituato a fare nei sontuosi palazzi di palermo aveva manifestato il suo sapere e la sua profonda umiltà di fronte alle cose di questo mondo raccontando storie parabole gesta eroiche di prodi combattenti ai bivaccanti intorno ai grandi fuochi del deserto era molto amato e questo traspariva dalle pene e dai pianti che non trovavano sollievo tra gli astanti presso il molo mentre il feretro funebre veniva scaricato scoto accompagnava tibaldo proteggendosi il capo dal sole con il lembo di un candido mantello si teneva a debita distanza dalla folla e osservava commentando anche lui é giunto alle sue nozze con l eternità povero caro amico mio mormorava scoto e così dicendo malgrado l esasperazione di tibaldo estrasse il corano e iniziò a leggere un salmo d improvviso tra la folla si fece largo il personaggio che attendevano karìm hammàdi era appena sbarcato e stava cercando l amico che doveva attenderlo nel tumulto generale si abbracciarono avviando una serie infinita di complimenti e di benedizioni ad allàh al profeta e a tutti i suoi parenti poi scoto attrasse a sé tibaldo karìm guarda io credo che allah nello splendore della sua gloria eterna ci abbia inviato un nuovo fratello con il quale dividere il nettare della coppa di jashmìd e la visione sublime della perla che é fuori dalla vuota conchiglia del cosmo un uomo dal cuore rapito viene a noi come un onda cerca il principio e l unità del mare per placarsi e uscire dalla molteplicità karim osservava il cavaliere ritto avanti a lui e i loro sguardi si incontrarono prima in superficie e poi nel profondo delle loro essenze la virilità dell uno si rispecchiò nella fierezza dell altro e si scambiarono un segno di saluto senza poter fare a meno di sorridersi in uno slancio spontaneo di amicizia tibaldo si trovava ad essere partecipe della visione rovesciata del suo sé sulla sponda di un altra fede di un altra cultura e di un altra tradizione eppure sentiva che non esistevano differenze tra lui e un suo incredibile alter ego vestito da musulmano era come riconoscere in uno specchio la propria sinistra nella destra dell immagine che ci viene rimandata nel sorriso nell abbronzatura e nelle rughe di karim erano disegnati gli stessi slanci gli stessi patimenti le stesse passioni che aveva ricevuto come indelebili stigmate sotto il caldo sole di palestina e sui campi di battaglia di tutto il medio oriente e per karim fu lo stesso allah gli stava rivelando attraverso un suo servitore cristiano le qualità divine che com era a lui noto sono presenti solo nella pura non-manifestazione e non di meno cosa strana egli ne era partecipe in un momento di visione di verità esteriore ne era rapito e affascinato tibaldo di ridfort disse scoto ti prego di risparmiare la vita a questo mio nobile discepolo abdul karìm hammàdì semmai dovessi affrontarlo in battaglia sarebbe il peggiore affronto che io possa fare ad un uomo d arme onore a te karim prego dio affinchè non ti conduca mai dalla parte dei nemici della santa croce fu la cortese e immediata risposta di tibaldo.
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allàh accordi a te tibaldo di ridfort e a te scoto uno stato sublime per mezzo della protezione del profeta che la benedizione e la salute siano su di lui disse finalmente kàrim e si avviarono verso il palazzo imperiale si sarebbero rivisti la sera karim aveva detto che dovevano onorare il recente lutto con una cerimonia alla quale doveva prendere parte attiva scena quarta era ormai notte inoltrata federico aveva offerto un banchetto regale nella sala più fastosa del suo palazzo addobbata per l occasione dalle insegne del lutto per la scomparsa del suo prediletto hàfiz morto di stenti e vecchiaia accanto ai suoi prodi guerrieri la sala non era molto illuminata eppure i servi stavano spegnendo ad una ad una tutte le torce sparse lungo le pareti lasciando accesi solo i bracieri che proiettavano verso l alto la luce della fiamma e questa danzando nel gioco delle ombre rendeva vivi gli arazzi le decorazioni delle colonne e i multicolori stucchi alcuni tavoli furono spostati creando al centro del grande salone uno spazio libero circolare il vocio dei presenti andava lentamente spegnendosi creando vuoti di silenzio nel quale erano percepibili i lamenti di un argano al lavoro in alto la grande volta del salone si andava aprendo mediante la separazione dei quattro spicchi nei quali era divisa il soffitto lentamente ogni parte spariva inghiottita all interno di una intercapedine apposta creata per accoglierla e questo semi prodigio lasciò il posto alla notte e alle sfavillanti stelle fisse che simili a chiodi immobilizzavano nel cielo il nero drappo del suo mantello una volta liberata dal suo tetto la sala piombò in una irreale atmosfera percorsa dagli aromi dell incenso bruciato i dervisci fecero il loro ingresso vestiti di bianco la coltre funerea avvolti nell ampio mantello nero rappresentazione della tomba con il capo coperto da un alto cappello di feltro dovevano rappresentare l immagine del sepolcro kàrim interpretava lo sheikh che a sua volta rappresenta il tramite tra il cielo e la terra ed entrò per ultimo salutò i commensali presenti e l imperatore subito imitato dagli altri dervisci andandosi a sedere davanti ad un tappeto rosso il cui colore evocava quello del tramonto che aveva assistito alla morte di hàfiz senza l accompagnamento di strumenti un cantore celebrò le lodi del profeta in una melopea lenta e solenne poi un flautista iniziò ad improvvisare il suonatore di timballo cominciò a percuotere i suoi strumenti e karim iniziò a battere la terra con le palme delle mani i dervisci avanzarono lentamente e fecero per tre volte il giro della pista per richiamare le tre tappe che avvicinano ad allah la via del sapere la via che porta alla visione e quella che porta all unione karim entrò nella danza al quarto giro e il ritmo della musica accelerò mentre lui prendeva velocità girando vorticosamente per simboleggiare il sole e i raggi irradiati al suo ingresso nella danza il ney lo zufolo aveva ricominciato ad improvvisare per sottolineare il momento supremo dell unione realizzata quando karim tornò al suo posto sul tappeto il samâ si fermò e il cantore nel silenzio e senza accompagnamento salmodiò il qor àn era la parola di allah che infine arrivava come una risposta ai dervisci poi vennero gli ultimi saluti e l evocazione d allah hù lui scoto aveva tradotto a tibaldo tutti i significati più intimi della danza funebre rendendola quanto mai affascinante e stava terminando e solo verso di lui che é salita questa adorazione dovunque tu ti volga dice il libro sacro dell islam là é la faccia di hallàh chi é questo karim beh e il plenipotenziario di un imàm molto potente molto indipendente e molto vicino a federico potresti anche trovartelo di fronte in qualche battaglia ma non é detto non é detto e coraggioso e invincibile e perché mi hai detto che può aiutarmi a trovare le risposte che cerco -
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perché percorrete la stessa strada lui però ha incontrato maestri potenti e correnti di pensiero ricche di sapienza antica di scienza e di confidenza con i misteri e con il comando sulle cose del creato dal suo trono posto più in alto rispetto alla platea federico osservava con tristezza passava per liberale e tollerante però si era più volte raccomandato con scoto e con i membri della corte di tralasciare le eresie almeno quando erano in pubblico il suo rapporto con gli eretici era molto teso eppure erano in pochi quelli che sapevano conciliare e interpretare le infinite contraddizioni presenti in questo grande re era tollerante con i musulmani ma si adoperava perché i soldati saraceni fossero convertiti alla fede cattolica bastava che non frequentassero preti lanciava i suoi fulmini sugli apostates a fide e sui seguaci di quelle sette che erano germogliate professando idee di libertà e di democrazia queste idee spingevano i comuni italici a ribellarsi al dominio imperiale e i comuni a lui più ostili erano quelli lombardi milano in testa il suo sogno era la sinarchia una sorta di governo mondiale che sottoponesse ad una stessa legge etica e morale tutti i paesi sia a nord che a sud del mondo accomunandoli sotto la stessa fede ecumenica e rispettosa delle tradizioni e il progetto doveva essere di segno fortemente aristocratico la democrazia poteva solo essere fautrice di quantità non di qualità e per questo andava combattuta e avversata con tutte le forze anche a costo di accendere roghi in ogni contrada il braccio armato dei suoi progetti sarebbero stati gli ordini sacerdotali primo fra tutti quello dei templari scoto gli aveva parlato di questo tibaldo di ridfort poteva essere un iniziato ai segreti della regola delle meraviglie decise quindi di aderire alla proposta del suo consigliere e di inviarlo in compagnia di karim hammadi al centro d iniziazione in oriente lì si sarebbe applicato studiando anche le nuove tecniche di combattimento che hammadi trasmetteva solo ai migliori guerrieri bene un problema era risolto fosse stato così facile trovare il segreto della trasformazione del piombo in oro sarebbe divenuto veramente il più grande imperatore di tutti i tempi oscurando persino i nonni doveva stimolare i suoi mastri alchimisti peccato che questi non fossero portati per le cortigiane così pensava mentre si carezzava la barba versandosi una coppa di vino assaporò il nettare d uva e il suo pensiero corse a quella terra che tanto amava ai suoi frutti alla sua cultura a quel suo modo di essere archetipo di tutte le bellezze s affacciò al balcone del suo palazzo e porgendo il calice al vuoto della notte che avvolgeva l isola disse sicilia sicilia se tu non esistessi né il mondo né l universo né gli stessi dei avrebbero nulla di così divino e magnifico tu sei il vero orgoglio del creato scena quinta erano sbarcati a tripoli e si erano diretti a nord-est avevano dovuto fare varie tappe per consegnare dispacci affidati loro dai ministri di federico ii per questo motivo si erano fermati alla fortezze del krak dell ordine degli ospitalieri e di chastel blanc dei templari poi si erano spinti tra i monti del libano fermandosi nelle città di hama e shaizar dove erano stati accolti da emiri in guerra con gli stati latini spingendosi nell interno affrontarono poi il viaggio in direzione dell alto eufrate verso la contea di edessa ancora per metà franca e per metà armena la loro meta era la piccola città di shitz situata nel sud-est del lago urmia e a sud-ovest della costa meridionale del mar caspio nel kurdistan regione remota nella persia del nord in questo luogo i pellegrini d occidente non avevano mai messo piede e tibaldo malgrado la sua conoscenza dell oriente non ne aveva mai sentito parlare a shitz si fermarono solo due giorni poi proseguirono.
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superarono il monte tath i bilquis raggiungendo circa 3000 metri d altezza e giunsero in un altipiano sul quale poggiavano le sommità di due vulcani spenti uno sferoidale e uno piramidale al centro dei due vulcani giaceva il paese di tatzhejan dimora del sultano afshar il vulcano a sud est di tatzhejan circondato da una pianura verdeggiante aveva la forma di una collina cilindrica di pietra calcarea di circa 60 metri di altezza rotonda e piana come una sezione di colonna sulla sommità della collina si era formato un altopiano roccioso orizzontale di circa 400 metri di diametro e di forma leggermente ovale questo altopiano era circondata da una muraglia in pietra l opera ciclopica era altissima e presentava solo due possenti porte dentro la circonferenza delle mura sorgeva un tempio al quale era collegato un santuario poliedrico il tempio era takht i sulemain il trono di salomone il cratere dopo l estinzione del vulcano si era riempito d acqua e nel corso dei secoli era stato rimodellato dai sedimenti assumendo la forma di un tavolo ad anello perfettamente circolare la superficie dell anello assomigliava all onice ed era sempre umida d acqua che evaporava da un lago presente più in basse al centro esatto del cratere l altopiano era formato da strati di calcare e giaceva su una base di ardesia e di tufo poggiando sul sottosuolo vulcanico il lago aveva un colore blu notte che sfumava sino al verde chiaro ed era circondato da un bordo di calcare una cascata d acqua faceva precipitare dal bordo del lago una specie di velo di cristallo in perfetto equilibrio armonico nella tranquillità della vegetazione e della fioritura delle culture circostanti era l immagine di un paradiso il santuario del fuoco e dell acqua sede del tempio del sacro graal la tavola rotonda e il lago al suo centro formavano nell eterica luce un occhio cosmico che rifletteva il regno della purezza creando un clima immateriale che nell apparente immobilità dell aria faceva da scenario alla luce e all essenza del sacro calice conservato all interno del santuario in una grotta che i secoli avevano scavato sotto il lago del vulcano alla presenza di dodici splendenti cavalieri tibaldo di ridfort fu portato a conoscenza dei segreti di nostro signore gesù della sacra coppa e della missione del tempio fu consacrato cavaliere del santo graal e lesse nel libro della verità le tre regole misteriose che gli avrebbero permesso di superare l abisso tra il credere e il sapere tutto questo accadde nell arco di tre mesi poi iniziò il viaggio di ritorno e l insegnamento dell arte delle due spade viaggiavano leggeri portando solo i viveri e il necessario per i bivacchi avrebbero traversato montagne innevate gole e foreste cercando di non far stancare le cavalcature e di evitare i percorsi delle carovane questo era essenziale per non rimanere coinvolti in scontri indesiderati il viaggio era dedicato solo alla formazione del nuovo cavaliere del graal sarebbero perciò andati molto lenti e avrebbero dedicato il massimo del tempo all esercizio e all addestramento quanto stavano per fare non era certo necessario ad apprendere le nozioni del combattimento o dei duelli di questo tibaldo non aveva proprio bisogno ciò che karim doveva eseguire era il trasferimento della sua tecnica sull uso delle spade al compagno di viaggio e avrebbe ottenuto ciò per mezzo d esercizio e d applicazione totale con molta pazienza il maestro doveva portare l allievo al livello di preparazione teorica necessario poi e soltanto dopo aver raggiunto un soddisfacente punto di concentrazione avrebbero iniziato ad esercitarsi e cosa disdicevole morire con la spada ancora al fianco aveva detto karim afferrarla poi con le due mani rende difficile farla muovere a destra e a sinistra liberamente meglio usarla con una sola mano in particolare quando cavalchi o corri su terreni sconnessi non devi mai impugnare la spada con le due mani e per cominciare lo costrinse ad impugnare due spade una lunga e pesante con la destra e una corta leggera e maneggevole con la sinistra la prima volta la troverai pesante e poco maneggevole ti ci devi abituare con l esercizio acquisterai la forza per usarla con facilità questo ti consentirà di combattere con più avversari per volta se poi seguirai la via delle due spade con dedizione potrai vincere da solo contro dieci avversari se da soli si può vincere contro dieci in cento si può vincere contro mille e in mille contro diecimila poi cominciò a insegnargli il necessario livello di concentrazione.
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prima regola conosci il tuo avversario e non lasciarti fuorviare dai suoi movimenti esteriori fai attenzione ai fianchi ma senza muovere la pupilla degli occhi sii vigile e non modificare mai questa attitudine.tibaldo era entusiasta di questa scuola di vita in lui si erano sempre scontrati la paura di scivolare nell esaltazione della battaglia cosa che veniva considerata peccato mortale e il timore di non essere sufficientemente efficace nel ricoprire il delicato ruolo di soldato di dio ciò che gli avevano sempre detto era di pregare mentalmente anche mentre stava uccidendo un avversario solo così la sua anima sarebbe stata salva karim invece partiva da un altro punto di vista se doveva fare bene il suo lavoro allora doveva lasciar perdere tutto il resto e concentrarsi solo sulla battaglia e sugli avversari da eliminare l attitudine mentale era poi la vera grande scuola di vita che lo liberava dai tormenti della coscienza e lo concentrava su ciò che doveva essere fatto e solo su quello sappi discernere la verità con vastità di orizzonti diceva karim il bello era che la verità non era per la prima volta un concetto metafisico era la verità del campo di battaglia era il terreno il nemico le proprie forze era prendere coscienza di una situazione e scegliere una strategia vincente non essere mai teso e non lasciarti andare poni la tua mente al centro e non avere tentennamenti non devi permettere che la tua mente sia trascinata dai movimenti del corpo e che il corpo sia trascinato dalla mente arricchisci la mente e non farti distrarre da cose superflue non renderti mai schiavo delle apparenze e fai in modo di non rivelare mai ad altri la profondità del tuo cuore tibaldo spesso faceva resistenza a questi dogmi opponendo questo o quell articolo della regola del suo ordine ma karim era inflessibile lo portava a ragionare con la sua mente e non con quella del gran maestro o del maresciallo dell ordine o del papa stesso e la tua conoscenza che devi approfondire tu con la tua natura unica e assolutamente singolare devi imparare a discernere il giusto dall ingiusto nel mondo conosci da solo il bene e il male di tutte le cose e allora solo allora saprai esattamente come agire lentamente il giovane templare si liberava di tutte le sovrastrutture che lo avevano condizionato fino ad allora e mentre ciò avveniva qualcosa in lui rinasceva una sorta di esaltazione giovanile una gioia di vivere e di godere del proprio corpo della propria forza così armoniosa con l incredibile spettacolo della natura che lo circondava presto tutte le barriere caddero e cominciò a sbocciare un nuovo uomo un essere che amava profondamente se stesso e il miracolo divino della sua perfezione della straordinaria libertà di pensiero di movimento e di creatività che gli consentiva il proprio io karim lo plasmava man mano che vedeva comparire in lui i sintomi della progressiva trasformazione curava i minimi dettagli partendo sempre dal portamento e dall attitudine alla battaglia non alzare o abbassare il viso non lo girare intorno non muovere gli occhi non aggrottare la fronte aggrotta invece lo spazio tra le sopracciglia fai in modo che la pupilla degli occhi sia immobile sforzati di non battere le ciglia karim lo costringeva a manovrare con l arma in pugno e acquistare contemporaneamente le giuste posizioni tibaldo a volte doveva stare immobile per ore conservando lo stesso atteggiamento aprendosi alla percezione dei minimi dettagli di ciò che avveniva intorno a lui il suo maestro all improvviso gli si avvicinava e osservandolo continuava assumi un espressione serena del viso tieni dritta l arcata del naso e cerca di sporgere leggermente il mento all infuori i muscoli del collo tienili dritti e indurisci quelli della nuca così fermo distribuisci la tensione delle spalle giù a tutto il corpo abbassa le spalle e addrizza i muscoli della schiena non sporgere le natiche in fuori metti tensione nelle gambe dalle ginocchia alla punta dei piedi indurisci l addome non curvare i fianchi così devi stare così sempre non solo in battaglia questa deve essere la nuova disciplina del tuo corpo la notte bivaccavano sotto lo sfavillio del firmamento assaporando la loro completa libertà e l attrazione fatale dell infinito che sbadigliava sopra di loro inizialmente tibaldo aveva scelto di starsene in disparte per recitare le sue preghiere e officiare i riti previsti dalla sua regola però man mano che passava il tempo cominciò a diradare le sue abitudini l armonia di dio era così tangibile intorno a lui che il suo essere stava arrivando alla simbiosi perfetta con il creato a che pro pregare quando dio ti ha accolto nel seno della sua infinita pace era tornato fanciullo pieno d innocenza pur nella consapevolezza che stava
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studiando mezzi per uccidere meglio e più persone questo però era così naturale armonico e giusto che aveva abbandonato ogni remora morale e poi al momento non stava uccidendo nessuno l insegnamento di karim diveniva sempre più pratico ormai gli esercizi di concentrazioni erano terminati e tibaldo riusciva con sicurezza a discernere gli obiettivi lontani e ad afferrare l universale tramite i movimenti del particolare a lui vicino doveva ora fare pratica nell uso delle due spade impugna con leggerezza sia l una sia l altra karim era infaticabile e curava con ossessione i particolari allenando l allievo nelle parate e nelle stoccate usa il pollice e l indice non stringere e non allentare troppo stringi con forza l anulare e il mignolo non é bene che le mani si rilassino prova le lame roteavano e nella mente di tibaldo c era solo l idea di tagliare e uccidere i nemici affondava le lame nel vuoto e uccideva avversari immaginari l impugnatura era perfetta e allora cominciò a duellare con il suo maestro le lame si scontravano con violenza e karim lo bloccava ad ogni errore e lo redarguiva reggi la spada senza che la mano si ritiri mai anche quando colpisci o incroci o abbassi la mia spada modifica solo leggermente la posizione del pollice e dell indice afferra sempre con l intenzione di uccidere attento a come muovi i piedi mai muovere un solo piede in continuazione erca l armonia la successione ritmica dei passi bada non brandire troppo velocemente le lame con calma non pensare alle posizioni pensa che sono solo mezzi per uccidere velocemente tibaldo si addestrava con cura e apprendeva con passione non lasciando mai un momento della giornata senza esercizi era forte molto intelligente e potente cominciava a mettere in imbarazzo anche il suo maestro e questo era di grande conforto per karim fu quando il viaggio stava per terminare che karim invitò tibaldo a consumare il pasto serale con lui durante la giornata avevano visto varie carovane da lontano e di lì a poco si sarebbero divisi tibaldo doveva ritornare a gerusalemme e karim in sicilia alla corte di federico quando tibaldo giunse al bivacco vide karim lucidare una scimitarra che fino ad allora non aveva mai visto era rimasta nel suo fodero avvolta dalle pelli di montone usate nel viaggio tra i monti visto lo stupore del suo allievo karim lo invitò a sedersi accanto a lui e gli posò la spada in grembo ecco fratello questa é dhu l-fiqàr la spada di `alì ibn abi tàlib nipote del profeta quarto califfo dell islam primo e irripetibile fatà della nostra cavalleria l eroe di cento battaglie combattute nel nome di colui che si invoca nel bisogno e la cui lode pronunciata dalla lingua dona a questa il bagliore della spada ben forbita karim cos é questa incisione araba lungo tutta la lama mentre tibaldo chiedeva spiegazioni alzò in alto la scimitarra ricurva e in quel momento tra le nuvole spuntò la falce della luna circondata dalle stelle del firmamento un raggio di luce argentea cadde sulla lama che lanciò un bagliore luminoso c é scritto la ilaha illa allah non c é divinità fuorché la divinità poi si alzò e levate le braccia alle stelle recitò la luna della testimonianza si é levata scintillante essa ha illuminato l esistenza là ilàha illà allàh ha dissipato la nube della negazione a lungo pazientemente ho nascosto la mia fede nel fondo del cuore poi mi sono scoperto e alla luce della luna ho dichiarato là ilàha illà allàh ogni cosa nell esistenza é teatro dell occhio della contemplazione dell unità che dice al signore venerato là ilàha illà allàh il cielo era ora totalmente sgombro dalle nuvole e luna e stelle colmavano la volta celeste come un nero tavolo sul quale è stata gettata una manciata di diamanti.
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posso offrirti di fumare con me o la tua regola te lo impedisce tibaldo si accomodò poggiando la schiena alla sella del cavallo e attese aveva inteso parlare di questa sostanza che donava l estasi contemplativa e non aveva mai avuto occasione di provarla quando karim gli offrì lo shilom dopo averlo caricato con kif e oppio si distese e inalò il fumo nei polmoni dopo poco tempo sentì la mente rilassata come mai fino allora mentre le gote avvampavano di calore una sorta di esaltazione interiore lo portò all euforia e cominciò a dialogare con karim su avvenimenti che lo facevano ridere fino alle lagrime i pensieri nel suo cervello si susseguivano senza nesso logico accavallandosi mentre le mani divenivano pesanti e la testa pareva ingigantire il tempo si fermò e lo spazio circostante prese ad espandersi illuminandosi di sprazzi di colore e di luce gli oggetti si deformavano allontanandosi e avvicinandosi finché vide il graal avvicinarsi e divenire immenso fino ad ingoiarlo la coppa era piena di acqua cristallina popolata di ondine svestite e tibaldo nuotò perfettamente nudo in quel mare di lisce carni esenti da peccato sul suo capo il cielo si apriva di squarci dai quali scaturivano fantastici archi di luce accompagnati da una armonia sonora dolcissima si sentì proiettato in un mondo che percepiva in modo vivido e reale nonostante le dissolvenze e i continui cambiamenti di scena poi sopraggiunse la sonnolenza e l ultima visione era sulle mura di san giovanni d acri ancora nudo mentre tutto intorno era schierato uno sterminato esercito di nemici la sua spada era divenuta enorme ed era conficcata nella sabbia ad una certa distanza dalla porta della torre maledetta in terreno aperto si gettò dalle mura ed atterrò accanto alla spada e ad essa fu crocifisso poi il suo corpo divenne bersaglio di migliaia di frecce fino a che il suo martirio non fu consumato scena sesta i ricordi erano terminati era l alba e tibaldo si apprestava a ricalarsi nei problemi della difesa della città e della popolazione il cui destino era affidato al suo coraggio e a quello dei cavalieri della cristianità indossò sull usbergo la cotta d armi bianca con la croce patente rossa e il cappuccio di maglia ferrata doveva mettere da parte i suoi sentimenti personali la nostalgia per l amico e per un tempo di illusioni ormai perduto nel passato il problema principale che lo assillava era il morale dei suoi uomini nel corso della giornata organizzò insieme agli altri ordini cavallereschi una serie di sortite dalla porta di sant antonio e da quella di san romano mentre i fanti della torre nuova fronteggiavano un assalto furioso con mangani e arcieri le lunghe scale degli assedianti si accostavano alle mura protette dai grandi scudi e la cavalleria templare si scatenò in mezzo a loro portando con assalti ripetuti lo scompiglio e la morte tra i turchi e i mamelucchi malec dispose allora un attacco da parte delle truppe incendiarie e la porta di torre nuova prese fuoco rientrati prontamente i cavalieri aiutarono i fanti e la popolazione a rizzare le palizzate ma la situazione era ormai disperata gli invasori erano entro le mura sopraggiunse la notte e la tregua tibaldo si riunì con i comandi dei sopravvissuti e dispose una fuga per mare era un tentativo disperato perché una forte burrasca spazzava gli scogli con furore ma era l unica strada per tentare di salvare i civili finito il consiglio di guerra e rimasto solo il siniscalco attese che i fuochi dell esercito avversario cominciassero a spengersi poi indossato un mantello nero scese nelle stalle fasciò gli zoccoli del suo pomellato con stracci e corda e si avviò alla porta di san romano alle truppe di guardia ordinò di farlo uscire per una sortita e di richiudere subito il grande battente con molta prudenza cercando di sfruttare la profonda oscurità della notte si allontanò dalle mura della città.
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si stava dirigendo verso una tenda che aveva notato durante la battaglia questa era stata issata molto lontano dal corpo principale dell accampamento ed aveva avuto il sospetto che quella fosse proprio la tenda di karim hàmmadi la cosa divenne certezza quando al tramonto salito sulla torre più alta poté scorgere i colori della bandiera che sventolava in lontananza era un vessillo color smeraldo al cui centro brillavano due spade dorate i colori di karim riuscì ad evitare brutti incontri e una volta giunto smontò da cavallo assicurando le redini al fianco di un altra cavalcatura con staffa corta alla turchesca legata fuori della tenda spostò il pesante drappo posto all interno ed entrò c erano odori molto forti un misto di vivande cuoio e muffa karim hàmmadi era solo come aveva immaginato e stava adagiato su grandi cuscini damascati posti in terra sui tappeti che tappezzavano tutto il pavimento della tenda ti stavo aspettando fratello mio accomodati e scusa la povertà e il disordine del mio alloggio allora fatti vedere si alzò e allungando le braccia prese tibaldo per le spalle scrutandolo in faccia bah ti sei fatto vecchio cristiano sei bello che incartapecorito lurido infedele ma ti sei guardato sembri uno spettro masticato dal demonio e puzzi maledettamente c é ancora un pò di carne su queste ossa tibaldo sondava con il taglio della mano i fianchi dell amico poi i loro sguardi si incrociarono rimasero così a guardarsi per un lunghissimo istante poi lentamente si abbracciarono e si strinsero l uno all altro erano due vecchi e si volevano molto bene si erano conosciuti capiti rispettati e poi non si erano più incontrati ed era passato quasi mezzo secolo quando si erano separati alle porte di antiochia i sogni e le utopie del mondo che li avvolgeva erano forti e vitali adesso non c erano rimaste neanche le macerie la setta degli assassini si era totalmente dissolta e l osmosi dogmatica tra i due ordini cavallereschi era fallita prima ancora di essere stata mai formulata realmente l unico sincretismo raggiunto era stato quello intorno alla leggenda del santo graal e alla creazione di un ordine ecumenico e tollerante tra i loro mondi ma anche questo era naufragato sotto i zoccoli dei tartari anche federico ii era ormai un ricordo lontanissimo anche se ancora molto presente nella loro memoria ciascuno per suo conto avevano avvertito che l improvvisa morte del re sopravvenuta nel pieno delle forze segnava il momento crepuscolare e tragico della loro civiltà dopo la sua scomparsa e quella dell ultimo papa che aveva visto in lui l anticristo incomincia la decadenza lo smarrimento e lo scompiglio negli animi e nelle istituzioni un mondo stava finendo nel più tragico dei tramonti e loro e le loro fedi spezzate ne erano gli ultimi bagliori quando t ho visto l altra notte é stato come se l inferno avesse vomitato un fantasma che allàh ti strafulmini possibile che nessuno sia ancora riuscito a spezzarti il collo e trapassarti il cuore ci provano ci provano ma alla fine sono sempre io che spezzo loro bah cristiano sei pieno d aria ho dovuto spostare la tenda per evitare che ti tagliassero in due ero certo che saresti venuto tibaldo si accomodò sui morbidi cuscini e getto lo sguardo intorno nella tenda c erano corregge per il cavallo ferri battuti della misura degli zoccoli gualdrappe di feltro sacchi di tela pieni di orzo e di paglia tritata corde di crine di cavallo con gangheri di ferro a fibbia cavezze bisacce di crine all arabesca un tondo di cuoio di persia di due piedi e mezzo di diametro una piccola marmitta per cuocere le vivande otri e bisacce scatole ricoperte di cuoio bricchi tazze di porcellana un ascia un bacile e vivande in fondo alla tenda si scorgevano varie armi grandi scudi triangolari spade a doppio taglio e scimitarre da un gran forziere emergevano cotte di maglia metallica elmi mazze ferrate speroni a pungolo e a rotella oltre a vari pugnali i grandi archi erano poggiati sul bordo interno della tenda a fianco dei contenitori di frecce con punta a stiletto e alettate come fonte di calore c era un mangal turco una sorta di braciere di bronzo alimentato da carbonella e posto al centro della tenda accostato al palo di sostegno centrale intorno al quale c erano quattro candelieri che sorreggevano candele di cera l unico vero lusso presente nella tenda vedo che ti dedichi ancora alle armi ma sei ancora capace di reggere una spada -
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ne reggo due per volta e sono veloce a maneggiarle come un tempo come un tempo anche tu te la cavi ho visto bah bah che ci fa uno come te con quest esercito di straccioni storia lunga e dolorosa mi hanno fatto prigioniero in siria e mi hanno trascinato con loro fino a baghdad ho assistito alla tortura e alla morte dei miei fratelli ed ho implorato di essere ammazzato non l hanno fatto e il tempo ha cancellato piano piano anche la rabbia sono stato ai ferri per cinque anni scappato tre volte ripreso frustato torturato e rimesso ai ceppi poi qualcuno mi ha riconosciuto come un maestro nell uso delle armi mi hanno liberato e ho ricominciato a vivere molti dei miei nemici si sono ammazzati tra loro ho contribuito a seminare un pò di inimicizia il resto l hanno fatto da loro adesso sopravvivo dando qualche consiglio seguendo quest esercito finché non sceglierò la mia battaglia finale e il traghetto per i giardini d allàh che sia in pace la fumi ancora la pipa ecco perché sei venuto lo sapevo ti andava di fare un viaggetto sulle ali dell erba e sei venuto a trovare il vecchio karim bravo bravo e intanto frugava in una bisaccia estratte le pipe preparò un trinciato di tabacco misto a hashish e oppio pronti prima dell alba devo andarmene ricorda tibaldo cominciò a inalare il fumo e a distendersi sprofondando nei cuscini karim che fine ha fatto la tua scimitarra la spada di alì dhùl-fiqàr é sempre qui assetata di sangue cominciava ad estraniarsi si sentiva diverso un altro essere non vedeva più nulla e si sentì disperato dalla tristezza passò al panico all ansia e alla paura aveva una grande confusione in testa all improvviso vide la folla dei pellegrini indifesi in fuga seguiti dalle orde dei mamelucchi si dirigevano verso di lui e lui era diverso la pelle gli pendeva dalle ossa era debole e non si reggeva in piedi lo travolsero e fu calpestato dai cavalli berberi la turba si precipitava al porto per salire sulle barche alla fonda lì seguì per vedere sgozzare donne e bambini e i cadaveri erano gettati alle onde i flutti andavano e venivano e pezzi di membra rotolavano sulla spiaggia mentre intorno si allargava una grande macchia di sangue cercava le sue armi e il suo cavallo tornò indietro e uscì dalla porta principale della città la sua spada era conficcata nel terreno fino al pomo e tentò di estrarla ma era pesante pesantissima sentì i cavalli al galoppo e si girò lo presero per le braccia e lo trascinarono tra due cavalli fino a gettarlo ai piedi della grande spada dove avrebbe incontrato la morte ed era ciò che desiderava di più al mondo tibaud tibaud sveglia é quasi l alba devi rientrare karim lo scuoteva con forza e lui si svegliò senti tibaldo perché non te ne vai da questo posto dico non tornare ad acri vattene nel deserto raggiungi un porto e torna in francia lascia stare queste miserie tutto questo e indicava ciò che c era fuori alla tenda tutto questo é condannato non c é più scampo né gloria vai torna a casa tibaldo si scosse e si alzò riprese il controllo e recuperò le sue armi uscì nella notte mentre all orizzonte un lama di luce stentava a prendere possesso della nera volta stellata si girò verso l amico e disse karim io torno e il momento di morire e dovrai essere tu a darmi la pace che cerco hammadi lo guardò sconsolato non permetterò a nessun altro di profanare la croce che porto in petto solo tu solo la spada d alì dovrà trapassarmi sciolse il cavallo e montò in sella ricorda karim tutti i giorni io affronterò il tuo esercito e ucciderò tutti i tuoi stramaledetti saraceni fino a che non verrai a reclamare la mia anima ricorda karim non mancare al nostro ultimo appuntamento la gola te la dovrai tagliare da solo bofonchiò l arabo alzando la mano in segno di saluto il pomellato si impennò a presto fratello che allàh e nostro signore gesù cristo siano con te e si lanciò al galoppo.
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