2001 Cammino Francese

 

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2001 cammino francese da saint jean pied de port a santiago de compostela 16-17 maggio 2001 il viaggio in treno da firenze fino a saint jean pied de port dopo aver fatto testamento così facevano i pellegrini di tanti anni fa e aver fatto la cerimonia di partenza alla badia a settimo finalmente partiamo alla stazine sembra che girino un film baci abbracci addiiii non mancano i fazzoletti sventolati quando il treno si muove per portarmi a vivere il sogno,l esperienza l avventura che ho preparato da mesi insieme ai compagni di viaggio paolo massimo renzo le cuccette del treno non sono il massimo che si può desiderare dalla vita infatti a bayonne fr arrivo abbastanza stanco nel nostro scomparto viene messa dal controllore una signora anziana la sig.ra amelia 85 anni che non gradisce troppo stare insieme a noi omacci italiani poi piano piano si apre al dialogo e come succede sempre ci racconta tutta la sua vita sarda sposata con un pisano finita in spagna a pamplona dove vive tuttora nel salutarci ci ha chiesto di ricordarla nel nostro pellegrinare a santiago anche se in maniera diversa mi ha ricordato la signora maria che ho incontrato sulla francigena per roma l anno prima anche lei solita richiesta solita gentilezza di persone anziane piene di esperienze di una vita vissuta con gioie e dolori facendo trasparire una vita vissuta con grande intensità nella ricerca del proprio io col treno scendiamo a bayonne bella cittadina che riusciamo a visitare grazie al tempo che abbiamo,prima di prendere il trenino che ci porterà a saint jean pied de port punto di partenza del nostro cammino la cattedrale di bayonne è in stile gotico molto bella il nucleo della vecchia città medievale completa il giro pranziamo in un locale vicino alla stazione e guardandoci in giro ci accorgiamo che non siamo i soli pellegrini anzi siamo tanti ci preoccupiamo un po visto che il trenino è proprio ino uno dei tanti pellegrini è milanese il suo nome è cesare resterà con noi per tutto il cammino condividendo gioie e fatica il treno è già in stazione saliamo e in un batter di ciglio si riempie come avevamo intuito e quando sembra che la carrozza si gonfi per accoglierci tutti il treno si muove partiamo dopo un ora e mezza arriviamo a s.j.p de port ridente cittadina francese al confine con la spagna nel medioevo è stato importante centro di accoglienza per i pellegrini che qui sostavano prima di affrontare la pericolosa a quel tempo traversata pirenaica dopo esserci sistemati nel rifugio andiamo a spasso per il paese e dopo aver cenato con cappuccino e un bel pezzo di dolce andiamo a riposare.

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18 maggio 2001 da saint jean pied de port a roncisvalles chilometri 25 ore 6 renzo scalpita e ci sveglia tutti dopo circa quaranta minuti partiamo il tempo non è bello ma sicuramente meglio di ieri sera piovigginava lasciamo s.j.p de port attraversando il fiume nive proseguiamo passando dalla port d espagne iniziando la salita 1200 metri di dislivello dopo aver passato le località di untto e case di arbola azpian arriviamo in alto dove la nebbia fa da padrona e in una apertura fortuita ci regala uno spettacolo eccezionale sei gipeti falchi in volo circolare certamente in caccia di cibo fa freddino anzi freddo ma questa volta diversamente dal viaggio per roma fatto a piedi per il giubileo 2000 l abbigliamento tecnico funziona credo che dei tre sia quello che patisca meno freddo quando entriamo in spagna il territorio cambia non ci sono case solo bosco e il rumore dei propri passi la nebbia si dissolve quando scendiamo facendoci ammirare il bellissimo bosco di faggi con tutte le foglioline nuove color verde chiaro sarà cosi fino a roncisvalle ad un tratto finisce il bosco e appare la potente collegiata in tutta la sua bellezza come se il tempo fosse rimasto fermo da secoli la collegiata con annessa chiesa è del xiii secolo forse una delle prime costruite in spagna in stile gotico alle ore 20 nella chiesa si svolge la messa con la cerimonia di benedizione dei pellegrini la chiesa è piena di persone pellegrini che incontreremo per trenta giorni sui sentieri del cammino la benedizione fatta in quel contesto assume un significato di fraternità e solidarietà forse inaspettato ma che ci porteremo dietro per tutto il cammino non posso fare a meno di ricordare chi ho lasciato a casa famiglia amici sono in cammino con me forse è per questo che lo zaino pesa tanto è il primo giorno di cammino e già firenze mi sembra lontana a cena in una delle due trattorie del luogo ci facciamo subito riconoscere siamo l unico tavolo dove ci scoliamo tre bottiglie di buon vino al posto del normale litro che passa il convento dopodiché andiamo a letto caldi caldi in un grande camerone con tanti letti a castello 19 maggio 2001 da roncisvalles a larrasoana chilometri 27,5 ci alziamo presto nella camerata c è una grande confusione gli imprechi nelle varie lingue non si contano al buio è difficile trovare tutto il materiale e infilarlo nello zaino solo chi ha un po di esperienza e possibilmente una pila riesce a farlo senza scambi di mutande e calzini non sono in gran forma in questi casi l esperienza dice di attendere con pazienza infatti fatti dieci chilometri ritorno a star bene siamo in navarra il paesaggio è pieno di vegetazione boschiva che in alcuni tratti ricopre anche il sentiero sembra poter nascondere ancora oggi banditi e lupi che nei primi secoli del pellegrinaggio facevano tanta paura oggi al loro posto ci sono allevatori di bovini e cavalli la temperatura dell aria è ancora bassa risentiamo dei pirenei ma dopo aver passato l alto de mezkiritz mt.925 e l alto de erro mt.815 arriviamo a zubiri con un bel sole e molto caldo per entrare in zubiri attraversiamo il ponte gotico sul fiume arga detto anche ponte della rabbia il bestiame veniva fatto girare tre volte attorno al pilone centrale per proteggerlo da questa malattia noi ci siamo limitati a passarlo per andare a mangiare un panino sulla riva opposta i paesi attraversati sono tutti puliti e ordinati qui la gente è di cultura basca popolazione fiera e austera discendenti forse non se ne ha la certezza dai celtiberi tutta la spagna del nord bagnata dall atlantico fu abitata e colonizzata dai popoli celti riprendiamo il cammino e dopo sei chilometri entriamo in larassoana mt.555 quattro case medievali e una bella chiesetta xiii secolo dedicata che strano a s nicola di bari.

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entriamo nel rifugio questa volta sono camere piccole ma purtroppo le reti sono complete ci tocca i materassi per terra no problem come dicono gli inglesi sistemato lo zaino faccio la doccia e subito dopo il bucato è importante farlo tutti i giorni se il tempo permette di asciugarlo per la cena andiamo a un bar-drogheria il gestore è un volpone con un carattere allegro tanto è che per mangiare troviamo delle difficoltà per le risate che ci fa fare anche se dette in spagnolo capiamo benissimo il concetto rientriamo in rifugio e ci facciamo una bella dormita 20 maggio 2001 da larrasoana a pamplona chilometri 15 la mattina ci svegliamo quasi sempre per primi e visto che è ancora buio le imprecazioni degli altri pellegrini non si fanno mancare cominciamo già a conoscere gli altri pellegrini che insieme a noi fanno più o meno le solite tappe del cammino noi gli abbiamo già dato un soprannome ribattezzandoli indiana jones la rossa gli americani e gli australiani salutati gli amici andiamo a fare colazione dal nostro amico del bar dove la sera prima abbiamo cenato e dopo averlo salutato riprendiamo il cammino verso pamplona percorriamo fitti boschi e prati rigogliosi prima di arrivare a trinidad de arre sul sentiero fangoso aiuto gli altri amici a salire su un ciglio per evitare il fango e a fine di questa operazione mi accorgo di aver perso la maglina che avevo attaccato allo zaino per finire di asciugare mi accorgo dell accaduto solo dopo un chilometro abbondante lascio lo zaino ai miei amici e correndo come un matto vado a vedere se la ritrovo fortunatamente era ancora lì attaccata a un ramo della siepe del famoso ciglio ad aspettare buona buona e neppure sporca raggiunto di nuovo il gruppo continuiamo attraversando il p.te medievale di trinidad de arre che curiosamente si infila dentro la chiesa posta dall altro lato all interno una statua di s giuseppe tiene in braccio il bambino cosa strana di solito è sempre in braccio alla madre maria mentre camminiamo scherziamo continuamente in particolare con il nostro dialetto e modi di dire prendiamo di mira cesare milanese che ormai si è inserito molto bene nel gruppo mi spiace per l altro milanese gigi che ormai abbiamo lasciato alle spalle oggi posso dire che è stato ritrovato e con piacere reciproco ci teniamo in contatto con e-mail e telefonate continuiamo e dopo poco troviamo il paese dove vive indurain per chi non è dell ambiente famoso ciclista spagnolo dopo due chilometri attraversando il ponte medievale della maddalena entriamo in pamplona prima città jacopea che incontriamo sul cammino di santiago in questa città il giorno di s firmino scorrazzano liberamente centinaia di tori in una festa roccambolesca e a volte drammatica in particolare per chi viene incornato da questi bellissimi animali la gente di qui è basca e ovviamente in capo portano il famoso basco che da noi in toscana si chiama anche chiribiri lasciati gli zaini nel rifugio situato in una torre campanaria adiacente a una bella chiesa andiamo a visitare la città la cattedrale l originale struttura romanica alla cui costruzione collaborò il maestro esteban che fu anche architetto per la cattedrale di santiago rimase distrutta da un incendio nel 1390 fu ricostruita in stile gotico prendendo a modello il chiostro che era stato ultimato nel 1356 la cattedrale che oggi ammiriamo è a croce latina con tre navate e abside poligonale davanti all altare maggiore si trovano le tombe di carlo iii e di leonor de trastàmara del xv secolo splendidi esempi del gotico di borgogna notevoli le cappelle di san giovanni battista e la cappella maggiore dove è conservata la bella immagine romanica di santa maria la real risalente al xii secolo.le mura di cinta della città furono ultimate nel xvi secolo l antica cittadella oggi é trasformata in parco la piazza principale dove una manifestazione di ciclisti ravviva di colori pittoreschi il tutto.

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ritorniamo al rifugio dove ci aspettano le otto rampe di scale della torre prima di trovare il meritato riposo 21 maggio 2001 da pamplona a puente la reina chilometri 23,5 les italiens così ci chiamano gli altri pellegrini come al solito riusciamo ad alzarci per primi battendo ogni record dei giorni precedenti e dopo aver salutato chi ancora è nel sacco a pelo riprendiamo il nostro cammino dopo quattro chilometri a cizur menor facciamo colazione a base di caffé con leche pane marmellata e burro il percorso si presenta bellissimo campi e colline piene di grano ancora verde uccelli di ogni tipo escluso i paduli una serenità interiore ci accompagna fino all alto del perdono dove dei moderni mulini eolici sovrastano la collina girandosi indietro possiamo vedere il percorso fatto nei giorni precedenti è uno spettacolo vedere quanto abbiamo camminato la foto al monumento in lamiera di ferro dedicata ai pellegrini è d obbligo poi iniziamo la discesa sempre accompagnati da campi di grano che accarezzati dal vento disegnano strane forme sulla superficie oggi il caldo si fa sentire e i piedi entrano in ebollizione a obanos ci separano pochi chilometri alla meta ma la fame si fa sentire decidiamo di pranzare con un bocadillo panino accompagnato da frutta e una bottiglia di buon vino al rifugio arriviamo prima del previsto abbiamo il tempo di fare una bella doccia fredda in compenso il rifugio è bello anche il tempo infondendo speranza nel proseguo dell ancora ancora lungo cammino puente la reina è un bel paese nato per il cammino con un unica rettilinea via calle mayor che accompagna il pellegrino dall entrata all uscita del paese il ponte romanico del xi secolo è bellissimo la chiesa del crocifisso ha all interno un crocifisso ligneo a forma di y del xiv secolo detto anche cristo renano la chiesa di santiago ha la facciata romanica del xii secolo la navata centrale gotica del 1534 al suo interno il retablo mayor xviii secolo dedicato a s giacomo una bella statua lignea rappresenta il santo con i piedi nudi bastone in mano ma soprattutto nero questa statua è chiamata beltza dopo il giro turistico-spirituale andiamo a cena ordiniamo delle seppie ci arrivano a tavola nere come la statua del beltza non sappiamo se siano bruciate oppure è il colore naturale speriamo bene ummmmm sono deliziose 22 maggio 2001 da puente la reina a estella chilometri 22 notte movimentata per chi ha il sonno leggero,renzo e cesare si sono cimentati in una gara di roncadores così vengono chiamati in spagnolo chi russa mi alzo più stanco del solito ma dopo i primi passi mi sento meglio e via si ricomincia lasciato il rifugio attraversiamo il famoso ponte romanico sul rio arga il ponte dei pellegrini voltatevi e godetevelo da tutte le prospettive ne vale la pena è uno dei ponti più carichi di storia e di suggestione di tutto il cammino attraversiamo la statale n 111 e ci dirigiamo verso maneru per giungere poi a ciriauqui in lingua basca significa nido di vipere camminando su resti di una strada romana con relativo ponte ruderi su un piccolo rio dopo poco troviamo il paese di lorca dove con grande difficoltà di fuori era una casa normale riusciamo a trovare un bar per fare colazione volevamo prendere il solito caffè con leche ma un signore che era già lì con davanti un piatto a base di uova e bacon ci ha fatto cambiare idea,e con indifferenza lo abbiamo copiato anzi ci abbiamo aggiunto una bella bottiglia di vino e molto pane riprendiamo il cammino un po appesantiti verso villatuerta e a seguire dopo aver attraversato la statale n 111 e il ponte sul fiume ega arriviamo a estella fondata da sancho ramirez attorno al 1090

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proprio per il gran numero di pellegrini che aumentavano di anno in anno fu inizialmente un borgo franco per la presenza di numerosi artigiani di origine francese al rifugio facciamo la doccia e il bucato e subito dopo andiamo a visitare la città con le sue belle chiese san miguel e san pedro della rùa il convento di santo domingo e il palacio de los reyes de navarra tutto molto bello e interessante in una piazzetta in spagna tutti i paesi e città vivono le piazze come punto di incontro sono sempre piene di gente prendiamo un bel gelato poi continuiamo il nostro giro turistico-culturale alle venti ci fiondiamo in un ristorante dal nome familiare roma rientriamo al rifugio e mi accorgo di avere una ampolla vescica al piede sinistro e alla gamba destra il solito dolore,come nel viaggio a roma mi fa impazzire e mentre sono a pensare come fare a risolvere questi problemetti mi telefona giovanna e tutto passa si fà per dire con grande soddisfazione entro nel sacco a pelo e mi schianto in sonno profondo 23 maggio 2001 da estella a los arcos chilometri 21 lasciamo estella alle 6 dopo pochi chilometri troviamo il monastero di irache poco prima incontriamo una fontanella che al posto dell acqua offre a ogni viandante del buon vino questo posto non me lo potevo perdere il monastero non è aperto peccato perchè nella descrizione sulla guida sembra sia il più antico hospitales per pellegrini in navarra e questa è l ultima tappa in questa regione passiamo azqueta e villamayor de monjardin dove poco prima di entrare in paese c è la fuente de los moros una bella fonte/cisterna del xii secolo da quì iniziamo un tratto di cammino di 12 chilometri fuori dal mondo attraversando vigneti e campi di grano che si perdono a vista d occhio unica compagnia panorami verso orizzonti infiniti camminando parliamo di continuo di problematiche che ci vengono a mente di volta in volta ma nonostante tutto so godermi questo paesaggio che ha dell incredibile coltivato così bene che a volte ti sembra finto arriviamo così a los arcos da visitare la chiesa di santa maria gli affreschi che la decorano sono di cristobal gonzales i soliti dipinti su legno e argento e le solite decorazioni barocche fin troppo cariche al rifugio solita doccia e bucatino sono diventato bravissimo.finito le solite cose di rutin ci facciamo indicare un posto dove possiamo cenare come si dice dopo lo spirito va accontentato anche il corpo prima di addormentarmi mi vengono spontanee delle riflessioni è sconvolgente come il cammino ti fa fare amicizia con altri pellegrini anche se parlano lingue diverse riusciamo a capirci anche a gesti e con qualche gesto riesco a far capire il mio italiano molti pellegrini dei primi giorni si sono persi alcuni sono rimasti indietro altri sono andati avanti di quelli conosciuti al rifugio ci sono i francesi compreso la signora ansiana 70 anni il tedesco e le brasiliane uomini e donne di nazionalità diverse con culture diverse ma tutti a fare il solito cammino a me mi sembra una cosa eccezionale dal dentro mi viene da pensare a quei popoli che sono ancora in guerra magari fra fratelli come in medio oriente spontanea mi viene una preghiera nella speranza che anche loro possano avere momenti così intensi e belli di fratellanza e di pace senza i quali non riusciremo ad avere un mondo migliore.

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24 maggio 2001 da los arcos a logrono chilometri 28 lasciamo la navarra per entrare nella rioja alle ore 6,30 siamo diventati bravissimi les italiens sono i primi a lasciare il rifugio in barba ai tedeschi,francesi australiani spagnoli brasiliani siamo troppo forti o come si dice a firenze troppo bischeri la tappa si fa subito dura con mangia e bevi sali/scendi continui il sole oggi sembra più forte il quadro si presenta come una giornata calda e faticosa massimo sperimenta con orgoglio il suo ombrellino modificato funziona a meraviglia aiutandolo anche ad avere un passo più veloce del solito oggi la media è stata di 5 chilometri orari il primo paese che incontriamo è sansol subito dopo torres del rio con la sua chiesa ottagonale detta del santo sepolcro è senza dubbio uno degli elementi architettonici più singolari di tutto il cammino forse fu costruita dai templari nel timpano dell entrata si nota una croce patriarcale simbolo dell ordine del santo sepolcro l interno non è stato possibile visitarlo chiusa ma la guida dice che è di sobria eleganza la cupola di influenza araba mostra nervature a forma di stelle ad otto punte fra le quali sono poste piccole finestre i due capitelli hanno scolpite da una parte la deposizione e dall altra le donne che vanno al sepolcro ormai vuoto il mattino di pasqua da torres inizia un lungo tratto da molti chiamato rompepienas spacca gambe dopo l alto del poyo arriviamo a viana e con grande soddisfazione facciamo colazione che fame riempiamo le borracce di acqua e facciamo i dieci chilometri che ci separano da logrono il rifugio è bello i gestori di allora meno ci sistemiamo in branda e poi doccia bucato e diario solite cose di ogni giorno ma tutte importanti oggi nelle mie riflessioni ho pensato agli amici con l augurio che anche loro possano fare una simile esperienza che riempie il cuore di gioia gli occhi di bellezze e aiuta la mente a elaborare i pensieri non mi sembra poco apro il telefonino unico mezzo moderno che mi sono concesso serve per sentire i tuoi cari e gli amici che sono rimasti a casa o per un eventuale chiamata di soccorso sperando che non sia necessario oggi è la settima tappa che abbiamo completato mi sembra così lontana firenze il gruppo si amalgama sempre di più mi fa piacere perche anche nella diversità di vedute e opinioni ognuno di noi accetta l altro così com è senza aver la pretesa di cambiarlo e tutto questo mi sembra buono piedi e tendini per il momento stanno bene speriamo anche in seguito buona notte 25 maggio 2001 da logrono a najera chilometri 29 appena svegliato cesare mi tira le orecchi ricordandomi che oggi è il mio compleanno poi come sempre,grande confusione per rifare gli zaini seguita da una frugale colazione e si riparte nelle tappe ormai ci troviamo con i soliti pellegrini oggi ci siamo trovati a fare tutti insieme il percorso fino al lago grajera poi come succede ogni giorno ci allunghiamo chi va avanti chi rimane indietro a navarrete unico paese che incontriamo oggi facciamo una bella colazione panino con prosciutto camambert e una bottiglia di vino molto buono è un giulebbe ricordiamoci che siamo nella rioja zona di produzione vinicola come il chianti da noi mi alzo un pò appesantito non so se per il panino o per il vino prima di ripartire c è una bella sorpresa i miei compagni di cammino per festeggiare il mio compleanno mi regalano una bella maglia con sopra disegnato un barbuto pellegrino ringrazio commosso.

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con un dolore allucinante al solito tendine della gamba destra arriviamo sull alto di san anton in questo luogo si usa fare dei piccoli monti di sassi lungo il sentiero anche noi mettiamo il nostro piccolo contributo dall alto di san anton a najera il sole ci distrugge fà un caldo bestiale arrivati al rifugio ci cambiamo le solite cose e poi andiamo a visitare najera la cosa più bella è il monastero di santa maria la real fondato nel 1052 su una grotta considerata miracolosa il chiostro è gotico il retablo maggiore è di influenza barocca sotto la chiesa praticamente scavata nell argilla della grotta originale si trova il panteon real dove sono sepolti gli antichi monarchi di navarra straordinario il coro ligneo un capolavoro dove ogni figura intagliata nel legno non è uguale a l altra sembra sia stato fatto e donato da un uomo ebreo convertito al cristianesimo dopo aver cenato torniamo al rifugio le sorprese di oggi per il mio compleanno non sono finite infatti una delle brasiliane mi aveva preparato un piattino con tre biscotti e una candelina nel mezzo invitandomi al solito soffio rituale mi sono commosso pensando all impegno che questa donna aveva messo nel preparare questo piccolo/grande gesto di amicizia fraterna cose da pellegrini grazie a tutti 26 maggio 2001 da najera a santo domingo de la calzada chilometri 21 un alba meravigliosa colora di rosso tutta la campagna facendoci compagnia fino ad azofra unico paese che incontriamo in tutto il percorso tappa breve e rilassante attraverso campi di cereali e vigne che in solitudine ci porta a santo domingo prima di entrare in città troviamo un prato con delle querce secolari alla cui ombra troviamo rifugio per un riposino con merenda andando avanti troviamo in un campo di grano una colonna antica rollo segno di onnipotenza del signore del posto riscossione tributi potere di giudicare ed emanare verdetti arriviamo al rifugio alle 12,30 ci sistemiamo poi tutti a pranzo che mangiata minestra di patate con salamino piccante pesce alla griglia insomma il solito panino santo domingo è un importante cittadina della rioja sensa ombra di dubbio la più piacevole della provincia la città deve il nome a santo domingo che fu uno dei più grandi benefattori nella storia della rotta jacopea da vedere la cattedrale con la tomba di s domingo detto poi de la calzada letteralmente della strada lo stile è romanico all interno gotico ma la particolarità unica al mondo di questa cattedrale è quella di conservare al suo interno una gabbia intagliata dove ci sono due polli bianchi vivi e in ottima salute questa singolare tradizione ricorda il miracolo che qui accadde molti secoli fa ecco brevemente cosa narra la leggenda una famiglia di pellegrini padre madre e figlio provenienti da colonia sosta in una locanda di santo domingo per trascorrervi la notte la figlia del locandiere si invaghisce del figlio e cerca di sedurlo il giovane resiste e la ragazza indispettita per vendicarsi nasconde nella sua bisaccia una coppa d argento poi lo denuncia per furto al magistrato del paese il ragazzo viene perquisito e gli trovano addosso la refurtiva riconosciuto colpevole viene quindi impiccato come ladro i genitori affranti dal dolore continuano ugualmente la loro peregrinazione verso santiago sulla via del ritorno con grande stupore trovano il figlio appeso alla forca ma ancora vivo sostenuto per i piedi da s giacomo corrono dunque a dirlo al magistrato perche il miracolo testimonia l innocenza del giovane il giudice interrotto durante il pranzo non trova meglio che ridere di loro dicendo vostro figlio è vivo come sono vivi questi polli arrostiti che mi sto mangiando ma come finisce di parlare ecco che i polli si rivestano di piume riprendendo vita e si mettono a cantare

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nel rifugio siamo pochi il motivo è che in paese c è un altro rifugio gestito dalle suore i segnali gialli che portano al rifugio dove siamo noi prima incontra quello delle suore di conseguenza viene da fermarsi li il pomeriggio lo dedichiamo alla visita del museo che è dentro la chiesa dove sono esposti statue lignee di santi e oggetti sacri di grande valore artistico nel vedere queste cose preziose mi domando come i poveri credenti di allora potessero avere fede nella chiesa e in cristo visto che fra l altro venivano anche sfruttati dalla stessa chiesa ma è un film che ho già visto anche nel presente purtroppo ma misteri della fede dopo cenato rientriamo nel rifugio sono le 22 27 maggio 2001 da santo domingo de la calzada a belorado chilometri 22,5 finisce la regione della rioja per entrare nella grande e storica castiglia/leon il paesaggio cambia diviene più monotono si fa per dire costeggiamo campi di solo frumento attraversiamo due tre paesini scalcinati ma pieni di storia granon redicilla del camino castildelgado a viloria de la rioja ci soffermiamo a leggere la guida e scopriamo che è il paese natale di santo domingo oggi ci sono due case fuori dal mondo arriviamo anche all ultimo paese villamayor del rio e con altri cinque chilometri raggiungiamo la meta di oggi belorado con la sua solita chiesa solita piazza solite cicogne che qui nidificano su tutti i campanili più alti sono meglio è il rifugio è attiguo alla chiesa di s maria del xvi secolo al primo impatto non ci sembra un gran bel rifugio girandolo si conferma il nostro dubbio in compenso ci sono quattro docce agevolando e riducendo i tempi di attesa andiamo a pranzo e con grande stupore non riusciamo a trovare un posto libero in nessuno dei tre ristoranti del paese il motivo è presto scoperto ci sono le prime comunioni dei ragazzi di belorado che con le loro famiglie hanno riempito tutti i locali ci arrangiamo al banco di un bar mangiando cosette già pronte tipo orecchie di maiale trippa non si sa bene che pezzo era in agro dolce e così via per la strada incontriamo tantissimi ragazzi e ragazze della cerimonia vestiti ovviamente a festa guardandoli mi è venuto a mente gli anni 50-60 da noi in italia quando le famiglie spendevano un patrimonio per questa festa i ragazzi sono vestiti benissimo piccoli omini in pompa magna addirittura con dei gradi sulle spalline e cordoni di abbellimento tipo militare le ragazze sono delle piccole spose vestite di raso tulle e pizzi vari da noi oggi un vestito così costerebbe un patrimonio non so qui ma sicuramente tanto oggi mi è venuto da pensare che il cammino non è fatto per tutti difficoltà e disagi sono all ordine del giorno in più oggi in maniera forte si è fatto sentire il dolore alla gamba destra solito tendine che associato al calore del sole mi ha messo a dura prova il pensiero va alle tappe mesetiche ma ogni giorno va preso com è con le sue pene e le sue bellezze abbiamo saputo dal capitano di navi mercantili francese l omino che gli altri pellegrini ora ci chiamano la squadra azzurra il capitano di nave è un omino piccolo ma va che sembra un treno battutaccia ceniamo in piedi arrangiandoci con un panino pomodoro e frutta arriva la telefonata di gianluca mio figlio e giovanna e per incanto la cena arrangiata diventa un pranzo eccezionale romanticherie di un tempo che fu é molto tardi domani ci aspetta una tappa impegnativa e il riposo si fà necessario buona notte.

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28 maggio 2001 da belorado a san juan de ortega chilometri 24 ci svegliamo alle cinque per vedere di evitare il caldo fuori è buio pesto riusciamo comunque a trovare la freccia amarilla gialla che indica il cammino con noi si avventura maria una donnina tutto spirito di origine fiamminga finché è buio rimane con noi poi mette il turbo e ci lascia indietro per poco perché alla meta finale arriviamo prima noi di lei il paesaggio è aspro duro e affascinante camminare tra gli infiniti campi e altopiani della regione da una gioia infinita dove sembra svanire la cognizione del tempo attraversiamo i paesi di tosantos villambistia espinosa del camino fino a raggiungere villafranca montes de oca anticamente questi montes incutevano molta paura ai pellegrini per i briganti e i lupi che i fitti boschi della zona potevano nascondere proseguiamo salendo all alto de la pedraja per poi con continui sali scendi costeggiando boschi interminabili arriviamo a san juan de ortega il monastero ci appare in tutta la sua bellezza unica oasi in mezzo a chilometri e chilometri di solitudine e silenzio il rifugio è grande le docce fredde con pazienza pellegrina attendiamo che l acqua si riscaldi per poterci lavarci oggi fa veramente caldo nell unico bar/trattoria c è un termometro segna 39°c all interno della chiesa in una bella cappella romanica c è sepolto il santo san juan de ortega nel 1477 isabella la cattolica pellegrina in questo luogo attratta dalle proprietà miracolose contro la sterilità attribuite al santo fece ampliare la chiesa romanica fino a completare il complesso architettonico che oggi vediamo sempre all interno c è un bel capitello romanico unico rimasto che rappresenta l annunciazione ed è legato al fenomeno che qui chiamano il miracolo della luce il capitello viene infatti illuminato direttamente dal sole nei giorni dell equinozio 21 marzo-21 settembre quando un raggio di sole riesce a entrare con la giusta angolazione attraverso la finestra sinistra della facciata della chiesa andando a lambire di luce dorata il prezioso rilievo il parroco don josè maria per cena offre a tutti i pellegrini presenti la zuppa d aglio come vuole la tradizione del luogo ma la cena è proprio povera pensiamo di integrarla con qualcosa al bar e così facciamo alle 21 vediamo partire zaino in spalla cogiac è pelato vuole arrivare a burgos di notte speriamo che arrivi senza difficoltà a domani 29 maggio 2001 da san juan de ortega a burgos chilometri 28 e buio pesto quando partiamo dal rifugio entriamo subito in un bosco fitto dei montes de oca mentre sono assorto nei miei pensieri mattutini ad un tratto sento dei rumori e intravedo delle ombre fra gli alberi del bosco sono i cani che èrano al rifugio ci accompagnano per un bel pezzo di sentiero poi con un leggero scodinzolio ci salutano ritornando sui loro passi l alba non si fa attendere con la luce tutto diventa più facile arriviamo ad ages poi ad atapuerca il più antico sito preistorico della penisola iberica forse d europa si sale con un sentiero alla sierra de atapuerca alla sua sommità c è una grande croce di legno e alla sua base molte pietre da questo alto intravediamo l interminabile piana di burgos il pensiero va alle prossime tappe della steppa castigliana attraversarla sarà nei prossimi giorni la prova di maggior volontà e fermezza per arrivare al rifugio bisogna attraversare tutta la periferia e tutta la città dieci chilometri circa il locale è un prefabbricato caldo come un forno speriamo di dormire stanotte una volta sistematoci all interno del crematorio visitiamo la città i soliti quattro passi la città è molto bella di notevole importanza per il cammino antica capitale del regno di castiglia patria del grande condottiero el cid campeador rodrigo de vivar

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a burgos bisogna assolutamente vedere la cattedrale che da sola merita quasi il viaggio dall italia fondata nel 1221 sotto il regno di ferdinando iii il santo si suppone abbia avuto influenze dal gotico francese il suo stile così puro alto e slanciato non èra infatti abituale per l epoca nella penisola iberica l interno non èra un gran che visitabile colpa dei grandi lavori in corso peccato perchè la guida parlava di cose importanti il santo cristo di burgos la cappella del condestable i portali il ciborio la cappella di san giacomo sulla quale domina un santiago matamoros che uccide i mori torniamo al rifugio e dopo una cena frugale aspettiamo che il caldo della baracca scenda per cercare di dormire 30 maggio 2001 da burgos a hontanas chilometri 29 per cercare di non prendere troppo caldo ci svegliamo alle 4,45 si parte per la prima tappa mesetica con dispiacere ci lasciamo burgos alle spalle dirigendosi verso villalbilla e tardajos due piccoli villaggi l impressione è che siano abbandonati dopo una breve salita ci appare quello che temevamo la paura distese interminabili di campi di frumento pietre una strada bianca nel mezzo che sembra non finire mai a hornillos del camino facciamo colazione è uno dei casi esemplari di villaggio-cammino con la calle real che lo attraversa è il cammino stesso il problema principale da affrontare in questo luogo oltre alla fatica che non è poca è il problema psicologico di uscirne entro le ore tredici quattordici come nei ghiacciai altrimenti muori di caldo tutti i paesi che incontriamo sono poveri la ricchezza della navarra è un ricordo arriviamo a hontanas quattro case con una chiesa nel nulla in cambio il rifugio è molto bello stranezze della vita e dopo una bella doccia e il solito bucato mi distendo sul letto per riposare accanto al rifugio c è una specie di bar ci facciamo una bella birra il gestore voleva metterla nei bicchieri ma vista la sporcizia che regnava nel locale abbiamo preferito bere a boccia la solita gamba mi fa male per superare il dolore penso alle cose belle che la vita mi ha elargito giovanna gianluca il ricordo dei viaggi meravigliosi che abbiamo fatto insieme le montagne che abbiamo scalato e i ghiacciai che abbiamo attraversato dietro ordinazione la signora che gestisce il rifugio ci ha preparato una cenetta al tavolo ci ritroviamo con tutti i pellegrini che avevano optato per questa soluzione una pasta asciutta passabile per noi italiani due uova al tegamino è quello che passa il convento menomale che c è il vino buono dopo cena facciamo due passi fra le due o tre case ancora in piedi le altre tre o quattro sono tutte franate in un vicolo di case diroccate incontriamo un vecchio davanti alla sua cantinetta scavata nella roccia e come succede spesso a persone che sono sole in questo deserto si apre a un dialogo che poi è risultato un monologo sulla sua vita passata vissuta con intensità riusciamo a capire abbastanza lo spagnolo prima di salutarci con un gesto inaspettato ci offre un bicchiere del suo vino buonissimo il nome del vecchio è jesù rientriamo al rifugio ci scambiamo due parole sulla tappa di domani poi tutti a nanna 31 maggio 2001 da hontanas a fromista chilometri 34,5 il cielo è bellissimo miliardi di stelle sopra le nostre teste fanno a gara fra loro per essere più luminose l una dall altra oggi tappa lunga speriamo bene.

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dopo sette chilometri arriviamo al convento diroccato di san anton il cammino passa proprio sotto l arcata gotica del complesso continuando incontriamo castrojeriz con il suo bel castello longobardo/visigoto a puente fiter isolata nella pianura troviamo ermita de san nicolas restaurato dalla confraternita italiana di san jacopo oggi ospita uno dei rifugi più caratteristici del cammino non ha acqua né corrente i pellegrini vengono accolti secondo un antico rito della lavanda dei piedi non vorrei essere il gestore del rifugio a boadilla del cammino vediamo la bella colonna tardo gotica del rollo jurisdiccional che dà lustro al paese mancano pochi chilometri a fromista un vento pazzesco rallenta il nostro cammino arriviamo al rifugio stancucci e dopo esserci sistemati ci riuniamo per fare il punto della situazione e per parlare delle tappe future ma gira e rigira un giorno in più del previsto ci vuole fromista ha una chiesa bellissima san martino uno dei più spettacolari esempi del romanico spagnolo faceva parte di un monastero fondato nel 1066 ha tre navate con rispettive absidi ciborio ottagonale e due torri cilindriche ai lati della facciata notevoli i capitelli e le varie decorazioni mi fà male la gamba non riesco più a scrivere mi metto a pensare a casa gli amici e a tutte le cose belle già viste e a quelle da vedere in seguito e con questi pensieri vado a riposare 1 giugno da fromista a carrion de los condes chilometri 20 per la prima volta il gruppo si divide renzo in tre giorni vuole recuperare una tappa per andare a leon dove arriverà sua moglie paola per fare insieme gli ultimi 300 chilometri così alle cinque del mattino si incammina solo soletto noi ne approfittiamo per rimanere di più a letto visto che la nostra tappa oggi è veramente corta pur comprendendo e approvando la sua scelta ci manca il suo parlare il suo agitarsi in conclusione non è più con noi ma il pensiero che a leon ci ricongiungiamo nuovamente fa si che non ci preoccupiamo più di tanto la tappa non è fra le più belle scorre di fianco alla strada statale ma i paesi che attraversiamo ci regalano ognuno un gioiello un pezzo di storia da mostrarci il paese più significativo e importante della tappa è villacalzar de sirga paese influenzato dall ordine templare visitiamo con piacere la chiesa di santa maria la blanca xxii sec tempio romanico con ampliamenti gotici pianta a croce latina tre navate con volta a crociera caratteristico l imponente portale scolpito mentre camminiamo più di una volta ci capita che la gente del luogo ci auguri buon camino oggi un signore in auto si è fermato per darci una caramella al miele piccolo segno di un grande cuore e di condivisione per quello che stiamo facendo il tempo è bello ma stranamente si è raffreddato una leggera brezza striscia sui monti cantambrici ancora con delle chiazze di neve forse è per questo arriviamo a carrio de los condes presto dopo una bella doccia vado alla posta per spedire a casa un chilogrammo di materiale scaricando così lo zaino di un bel peso dopo andiamo a mangiare la gamba oggi non mi ha dato tregua il dolore è stato fisso mi consola il fatto che non sono solo nel rifugio si comincia a vedere gli acciacchi degli altri pellegrini tendiniti piaghe ai piedi persone che per questo hanno aperto i loro scarponi sul davanti per vedere di stare meglio ma ritorniamo alle cose belle carrion ha due chiese interessanti santa maria del camino xxii sec e la chiesa di santiago con il suo portale originario molto bello con scolpito un cristo pantocrator con ai lati gli apostoli tutto il resto è bruciato in un saccheggio avvenuto da parte dei francesi nel xix sec

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nella speranza che domani la gamba non mi faccia male mi auguro una buona notte pensando solo a me ogni tanto pensare al proprio ego fa bene ma chi sà comincia a mancarmi l aria di firenze sarà la crisi di metà percorso tutto sotto controllo come dice il vecchio michele vecchio detto di mio suocero mario non mi domandate il significato perche non lo so 2 giugno da carrion de los condes a sahagùn chilometri 39 e proprio vero il cammino va vissuto giorno dopo giorno oggi sto bene sia fisicamente che moralmente non mi sembra poco visto che oggi dobbiamo fare una tappa lunga dobbiamo arrivare a terradillos de templarios 26 chilometri partiamo alle 5,30 con un buio pesto ci aspetta il tratto di strada più diritto che più diritto non c è le guide parlano del tracciato originario medievale lungo 17 chilometri dove il nulla porta al primo paese chiamato calzadilla de la crueza non ci sono monumenti eppure anche questi tratti hanno un loro fascino una loro bellezza il sentiero si presenta pieno di fiori con centinaia di sfumature colori che il più bravo dei pittori avrebbe difficoltà a riprodurre sulla propria tela mentre cammino riesco a fare delle riflessioni oggi è stata la volta dei miei genitori che donandomi la vita mi hanno dato la possibilità di vivere e vedere tutte queste belle cose mi sono commosso pensando quanto sarebbe stato bello al mio ritorno fare partecipi anche loro di questa mia esperienza se fossero ancora in questa vita terrena il cammino di santiago si rivela una grande esperienza dove l uomo mescola sentimenti aspettative rinunce gioie dolori in un calderone di nazionalità diverse dove lo scopo finale è comune a tutti la ricerca di una spiritualità da ritrovare o da scoprire arriviamo finalmente a terradillos il paese è formato da due case e il rifugio una tristezza ci guardiamo in faccia con i miei compagni di ventura e dopo un breve consulto di come stiamo bene fisicamente tutti bene ci mangiamo un panino accompagnato dal solito bicchiere di vino e riprendiamo il cammino dobbiamo arrivare fino a sahagùn altri 13 chilometri arriviamo stanchi ma contenti di avercela fatta è stata propio una bella faticata sahagùn èra la cluny di spagna e aveva una delle più importanti abbazie del cammino in questi luoghi e in particolare nei pressi del puente del canto si svolse l epica battaglia tra il re mussulmano angiolando e l esercito di carlo magno ci furono oltre 40.000 morti e si narra che le lance dei cristiani morti piantate in terra fiorirono 3 giugno da sahagùn a reliegos chilometri 31 abbiamo sconbinato tutto il programma in maniera da ritornare al programma iniziale dei 30 giorni di cammino non ci fermeremo a burgo ranero proseguiremo fino a reliegos con noi stamani ci sono il francese di nizza le brasiliane manolo lo spagnolo e james l australiano detto flebo viaggia con quelle borracce nuovo tipo a sacchettino con un tubicino per poter aspirare l acqua appunto sembra una flebo da ospedali il paesaggio è asfissiante per la sua piattezza non rimane che soffermarci ad osservare i colori dei campi sterminati coltivati a grano e orzo che ancora in questo periodo sono di un bel verde mi viene da pensare ai pellegrini che faranno questa tappa fra 10 15 giorni quando il colore diverrà giallo bruciato poveretti attraversando la mesetas mi è venuto a mente un brano del vangelo quando il biondo come dice il mio amico sandro era nel deserto e viene tentato dal maligno come dice mio figlio gianluca ecco io in questi tratti di nulla con il dolore alla gamba sarei tentato di smettere il sole poi nell ultimo pezzo di tappa ci ha reso le cose ancora più difficili ogni tanto ma veramente tanto si trova un oasi di verde sembra non essere vera miraggio come nel deserto

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a fine tappa cesare ci ha dato mezzora a tutti in lui abbiamo trovato un compagno di strada buono semplice forte corre come una lepre arrivo al rifugio di reliegos affaticato dal caldo supplisco con una doccia rinfrescante che bellezza nel paese ci sono quattro case in mezzo al deserto il rifugio e un bar dove con grande piacere ci facciamo una tortillas secondo spuntino di oggi il primo l abbiamo fatto nel paesino precedente dove nel nulla ci è apparso un piccolo negozio di alimentari fornito di tutto compreso pane salame formaggio e la solita bottiglia di vino un giulebbe al bar troviamo meraviglia delle meraviglie una ragazza fiorentina il suo nome è silvia vive a varlungo ed è venuta da sola a fare il cammino e una ragazza spigliata non è propio bella ma come sempre in questi casi di una simpatia unica abbiamo scherzato di come potevamo farli un pataracchio modo di dire fiorentino quando si riesce a far incontrare appositamente donna e uomo con un pellegrino giovane lei è stata al gioco poi dopo una birra e una foto insieme a noi ha preso il suo zaino per andare più avanti credo a mansilla de las mulas mentre prendo appunti sul mio diario alzo la testa e vedo le case di fronte fatte di mattoni di fango impastati con la paglia non riesco a capire come faccino a stare in piedi quanta miseria ci deve essere stata in questo luogo anni orsono il passaggio dei pellegrini insieme all agricoltura oggi sono le uniche fonti di introito per la gente del luogo che comunque ancora oggi non brillano di ricchezza ceniamo al solito ed unico bar del paese poi facciamo i soliti quattro passi nel paese una leggera brezza ci accompagna al meritato riposo prima di addormentarmi rifletto sull amicizia su come stare insieme tutte cose belle che comunque bisogna sapersele guadagnare non è semplice per usare un termine di chi va in montagna è come camminare in cresta devi sempre seguire il filo e ascoltare i tuoi passi in questo caso i compagni di viaggio ecco questa è la scommessa che mi sono fatto di fare il cammino insieme a paolo renzo massimo e la paola amici con diversità di vedute ed opinioni ma pur sempre amici da ascoltare e stimare com è faticoso e difficile fare il montanaro eh 4 giugno da reliegos a leòn chilometri 24 partiamo con il buio come al solito non vediamo le frecce gialle e perdiamo subito la via così da essere primi passiamo in ultima posizione ma con il nostro passo li riprendiamo tutti quasi tutti quella di oggi è stata la tappa più brutta di quelle finora fatte attraversiamo i paesi di mansilla de las mulas villamoros de mansilla puente de villarente arcahueja valdelafuente e finalmente leòn la periferia di leòn è uno schifo assoluto purtroppo dobbiamo attraversarla tutta per trovare il rifugio il rifugio è nel monastero benedettino in pieno centro abbiamo preferito questo al rifugio comunale che si trovava in periferia quando usciamo per pranzare ecco il ricongiungimento del gruppo renzo e la paola sono ad aspettarci li fuori baci abbracci la paola ci racconta di come sono state bene le donne senza noi feste a gò gò pranziamo poi con il corpo pieno e lo spirito di vino andiamo a riposare qualche ora prima di visitare la città la visita a leòn richiederebbe più tempo di quello che abbiamo decidiamo di visitare i monumenti più importanti la cattedrale di santa maria la regia di grande importanza per il gotico spagnolo di ispirazione francese fine xii inizio xiii sec la basilica di san isidoro uno dei tesori più belli del cammino splendido esempio di arte romanica fù consacrata nel 1063 quando vi furono traslate le reliquie del santo sivigliano finiamo il nostro giro turistico con hostal e monastero di san marco le sue origini risalgono al 1151 nel 1513 l ordine di santiago fece erigere il complesso che si vede attualmente e una delle opere del rinascimento spagnolo in stile plateresco più importanti di spagna oggi è un hotel di lusso ceniamo e dopo tutti a nanna 5 giugno da leòn a villadangos del paramo chilometri 21 oggi partiamo con un pellegrino in più la paola la tappa non si presenta bella costeggiamo con stradine parallele la statale trafficatissima dopo otto chilometri troviamo la virgen del camino

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dobbiamo fare una scelta se seguire la tappa come ci indica la guida italiana oppure quella spagnola decidiamo di seguire le indicazioni della guida spagnola invece di villar de mazarife la nostra meta diviene villadangos del paramo al rifugio bucato doccia grande abbuffata diario ,sono le cose fisse che dobbiamo fare alcune faticose altre piacevoli vedi l abbuffata tappa da dimenticare non ricordo niente nè il posto nè il rifugio probabilmente non meritava attenzione altrimenti qualcosa sarebbe rimasto nella zucca 6 giugno da villadangos del paramo a astorga chilometri 29 la lunghezza della tappa è compensata da un terreno piuttosto piano e gradevole dove canali d irrigazione e qualche fronda di pioppo danno sollievo al nostro cammino fino a l imponente e storico ponte sul rio orbigo che attraversiamo per arrivare a puente y hospital de orbigo di origine romanica migliorato nei secoli seguenti il ponte di ottima costruzione con molte arcate fù testimone in passato di numerose battaglie fra le quali si ricordano una fra svevi e visigoti avvenuta nel 452 e quella che nel 900 circa pose di fronte le truppe di alfonso iii el magno e quelle cordobesi che minacciavano la zona proseguiamo e dopo aver passato altri paesini si sale su una collinetta chiamata cruciero de santo toribo m.900 da dove si vede in lontananza astorga e la sua cattedrale il rifugio è grande ma non bello solito camerone ci facciamo una doccia purtroppo fredda e poi andiamo a pranzo il pomeriggio lo dedichiamo alla visita turistica di astorga antica asturica augusta importante centro austriano e romano asse di comunicazione laddove anticamente si incrociavano la via traiana con la via della plata due delle più importanti reti viarie romane la sua storia di accoglienza al pellegrino è dimostrata da l esistenza in passato di ben venticinque hospitales si entrava in città attraverso le antiche mura per la puerta del sol ancora oggi conservano elementi di epoca romana la cattedrale intitolata a santa maria fù iniziata nel 1471 è in stile gotico con influssi platereschi ha una pianta a tre navate con cappelle laterali e testata con tre absidi poligonali all interno il retablo dell altare maggiore all esterno oltre alle due torri i rilievi della porta principale e le figure di pero mato alfiere che partecipò alla famosa battaglia di clavijo il palacio episcopal si eleva vicinissimo alla cattedrale costruito in stile neogotico tra il 1899 e il 1913 è una delle opere superbe del gaudi ha le sembianze di un castello uscito da un libro di fiabe la piazza del comune con l orologio che ha un meccanismo di personaggi che battono le ore finisce la nostra visita di astorga 7 giugno da astorga a rabanal del camino chilometri 20,5 lasciamo astorga col buio e la luna piena la meta di oggi è rabanal mi viene a mente una canzone degli anni sessanta che faceva rabanal cu cu cu rabanal più o meno la prima parte della tappa non è esaltante poi iniziamo a salire leggermente incontrando ginestre in fiore spigo e altre piante bellissime dopo giorni e giorni di sconfinati altopiani mesetici ci voleva proprio una visione idilliaca i caratteristici paesi di queste montagne sarebbero scomparsi secondo le odierne regole di mercato e sviluppo il camino è stato la loro salvezza vivono di questa attività nella maggioranza dei casi i borghi che si incontrano sono murias de rechivaldo santa caterina de somoza el ganso per arrivare infine ai quasi 1200 metri di rabanal del camino il rifugio è bello e accogliente ci voleva proprio dopo le ultime topaie rabanal è un bel paesino ai piedi della salita dei montes de leòn che domani ci porterà alla mitica cruz de jerro rabanal è stata una località importante nel medioevo quando nel paese esistevano varie chiese e hospitales fù presidio dei cavalieri templari xii sec che avevano sede principale nella vicina ponferrada a loro toccava il compito di proteggere i pellegrini che da quì dovevano ancora superare la cima e le pendici ostili del monte irago per entrare nel bierzo.

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nel tardo pomeriggio il tempo è peggiorato speriamo bene ai tavoli del bar interno al rifugio ci siamo riuniti tutti i pellegrini arrivati li scherziamo ridiamo e ci scambiamo battutacce le brasiliane sono le più casiniste seguite a ruota da una coppia di inglesi che tutto sembrano all infuori dei flemmatici bretoni ma i matadores del gruppo rimaniamo sempre noi italiani scherzando e ridendo troviamo l ora di cena appesantiti da uova e bacòn infiliamo in branda a dormire domani è rinnova 8 giugno da rabanal del camino a ponferrada chilometri 32,5 credo che la pazzia ci abbia preso tutti la sveglia stamani è suonata alle ore 4 si proprio le quattro tutto questo per vedere la mitica alba sulla cruz de hierro il tempo non è dei migliori fà un buio pesto e con le torce in mano iniziamo questa tappa che sulla carta si presenta lunga e faticosa subito saliamo i montes de leòn dopo pochi chilometri sentiamo abbaiare i cani sciolti al rifugio ci avevano avvertito dell eventuale pericolo dal latrare sembra un bel gruppo riusciamo a passare indenni sui nostri volti riappare il sorriso non vediamo niente dal vento e dal freddo percepiamo solo di essere in montagna solo quando la luna fà capolino fra una nuvola e l altra riusciamo a vedere qualcosa finalmente dopo due ore di cammino arriviamo alla cruz de hierro la croce è un lungo palo di legno con sopra una piccola croce di ferro eretta forse dall eremita gaucelmo morto attorno al 1123 nello stesso punto dove anticamente sorgeva un altare dedicato a mercurio alla base della croce si è formato una montagnola di pietre da secoli portate dai pellegrini gesto che ho ripetuto anche io lasciando la mia pietruzza che nonostante il poco peso le avevo dato un significato molto grande infatti in quella pietra porosa ogni foro rappresentava simbolicamente la famiglia gli amici che tutti insieme lasciavamo in quel luogo le nostre gioie dolori delusioni insomma lassù ho lasciato le speranze di tutti noi perchè a ognuno possa avverarsi le speranze umane e perchè no anche quelle spirituali l alba nonostante la nostra buona volontà di alzarci presto non l abbiamo potuta vedere èra molto nuvolo che peccato fa giorno iniziamo a scendere in un ambiente molto bello e spopolato dall aspetto un pò misterioso insomma da alta montagna scendendo ancora si giunge a manjarin dove c è un caratteristico rifugio di ispirazione templare poco distante una strana e pittoresca insegna indica che mancano 222 chilometri a santiago più sotto incontriamo il paesino di el cebo con le sue casette molto belle in una di queste c è un bar corpo mio fatti capanna scendiamo ancora incontrando prima molinasecca poi finalmente ponferrada il rifugio apre alle ore 15 decidiamo nell attesa di farci un boccadillos panino con una buona bottiglia di vino o pellegrino non ti mettere in cammino senza pane e senza vino dopo esserci sistemati nel bel rifugio lasciato da un pellegrino svizzero si dice pieno di soldi forse aveva da farsi perdonare qualcosa o è stata solo generosità andiamo a visitare la città capitale del bierzo raggiunse la sua massima importanza nel xii secolo quando divenne la città e presidio più importante dei templari di spagna il castello templare è l opera più importante fù eretto dai monaci-guerrieri che quì risiedettero dal 1178 al 1312 anno in qui l ordine si dissolse disperdendosi il ponte di ferro consente il passaggio sul rio sil fù costruito nel 1082 al posto di un precedente ponte di legno punto di transito importante per i pellegrini diede il nome alla città che presto fu nota come pons ferratas 9 giugno da ponferrada a pereje chilometri 29 dopo una bella colazione offerta dal rifugio a base di caffè e latte oppure cioccolata marmellata e burro partiamo di buona lena la tappa non è corta e per farla diventare ancora più lunga decidiamo di arrivare fino a pereje la meta iniziale èra villafranca del bierzo questo per accorciare la tappa di domani che si presenta sulla guida molto impegnativa infatti si deve salire il mitico o cebreiro

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