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la preghiera nel getzemani 01/2/2011 cari fratelli e sorelle oggi vorrei parlare della preghiera di gesù al getsemani al giardino degli ulivi lo scenario della narrazione evangelica di questa preghiera è particolarmente significativo gesù si avvia al monte degli ulivi dopo l ultima cena mentre sta pregando insieme con i suoi discepoli narra l evangelista marco «dopo aver cantato l inno uscirono verso il monte degli ulivi» 14,26 si allude probabilmente al canto di alcuni salmi dell hallèl con i quali si ringrazia dio per la liberazione del popolo dalla schiavitù e si chiede il suo aiuto per le difficoltà e le minacce sempre nuove del presente il percorso fino al getsemani è costellato di espressioni di gesù che fanno sentire incombente il suo destino di morte e annunciano l imminente dispersione dei discepoli giunti al podere sul monte degli ulivi anche quella notte gesù si prepara alla preghiera personale ma questa volta avviene qualcosa di nuovo sembra non voglia restare solo molte volte gesù si ritirava in disparte dalla folla e dagli stessi discepoli sostando «in luoghi deserti» cfr mc 1,35 o salendo «sul monte» dice san marco cfr mc 6,46 al getsemani invece egli invita pietro giacomo e giovanni a stargli più vicino sono i discepoli che ha chiamato ad essere con lui sul monte della trasfigurazione cfr mc 9,2-13 questa vicinanza dei tre durante la preghiera al getsemani è significativa anche in quella notte gesù pregherà il padre «da solo» perché il suo rapporto con lui è del tutto unico e singolare è il rapporto del figlio unigenito si direbbe anzi che soprattutto in quella notte nessuno possa veramente avvicinarsi al figlio che si presenta al padre nella sua identità assolutamente unica esclusiva gesù però pur giungendo «da solo» nel punto in cui si fermerà a pregare vuole che almeno tre discepoli rimangano non lontani in una relazione più stretta con lui si tratta di una vicinanza spaziale una richiesta di solidarietà nel momento in cui sente approssimarsi la morte ma è soprattutto una vicinanza nella preghiera per esprimere in qualche modo la sintonia con lui nel momento in cui si appresta a compiere fino in fondo la volontà del padre ed è un invito ad ogni discepolo a seguirlo nel cammino della croce l evangelista marco narra «prese con sé pietro giacomo e giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia disse loro la mia anima è triste fino alla morte restate qui e vegliate » 14,33-34 nella parola che rivolge ai tre gesù ancora una volta si esprime con il linguaggio dei salmi «la mia anima è triste» una espressione del salmo 43 cfr sal 43,5 la dura determinazione «fino alla morte» poi richiama una situazione vissuta da molti degli inviati di dio nell antico testamento ed espressa nella loro preghiera non di rado infatti seguire la missione loro affidata significa trovare ostilità rifiuto persecuzione mosè sente in modo drammatico la prova che subisce mentre guida il popolo nel deserto e dice a dio «non posso io da solo portare il peso di tutto questo popolo è troppo pesante per me se mi devi trattare così fammi morire piuttosto fammi morire se ho trovato grazia ai tuoi occhi» nm 11,14-15 anche per il profeta elia non è facile portare avanti il servizio a dio e al suo popolo nel primo libro dei re si narra «egli s inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra desideroso di morire disse ora basta signore prendi la mia vita perché io non sono migliore dei miei padri » 19,4 le parole di gesù ai tre discepoli che vuole vicini durante la preghiera al getsemani rivelano come egli provi paura e angoscia in quell «ora» sperimenti l ultima profonda solitudine proprio mentre il disegno di dio si sta attuando e in tale paura e angoscia di gesù è ricapitolato tutto l orrore dell uomo davanti alla propria morte la certezza della sua inesorabilità e la percezione del peso del male che lambisce la nostra vita dopo l invito a restare e a vegliare in preghiera rivolto ai tre gesù «da solo» si rivolge al padre l evangelista marco narra che egli «andato un po innanzi cadde a terra e pregava che se fosse possibile passasse via da lui quell ora» 14,35 gesù cade faccia a terra è una posizione della preghiera che esprime l obbedienza alla volontà del padre l abbandonarsi con piena fiducia a lui È un gesto che si ripete all inizio della celebrazione della passione il venerdì santo come pure nella professione monastica e nelle ordinazioni diaconale presbiterale ed episcopale per
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esprimere nella preghiera anche corporalmente l affidarsi completo a dio il confidare in lui poi gesù chiede al padre che se fosse possibile passasse via da lui quest ora non è solo la paura e l angoscia dell uomo davanti alla morte ma è lo sconvolgimento del figlio di dio che vede la terribile massa del male che dovrà prendere su di sé per superarlo per privarlo di potere cari amici anche noi nella preghiera dobbiamo essere capaci di portare davanti a dio le nostre fatiche la sofferenza di certe situazioni di certe giornate l impegno quotidiano di seguirlo di essere cristiani e anche il peso del male che vediamo in noi e attorno a noi perché egli ci dia speranza ci faccia sentire la sua vicinanza ci doni un po di luce nel cammino della vita gesù continua la sua preghiera «abbà padre tutto è possibile a te allontana da me questo calice però non ciò che voglio io ma ciò che vuoi tu» mc 14,36 in questa invocazione ci sono tre passaggi rivelatori all inizio abbiamo il raddoppiamento del termine con cui gesù si rivolge a dio «abbà padre!» mc 14,36a sappiamo bene che la parola aramaica abbà è quella che veniva usata dal bambino per rivolgersi al papà ed esprime quindi il rapporto di gesù con dio padre un rapporto di tenerezza di affetto di fiducia di abbandono nella parte centrale dell invocazione c è il secondo elemento la consapevolezza dell onnipotenza del padre «tutto è possibile a te» che introduce una richiesta in cui ancora una volta appare il dramma della volontà umana di gesù davanti alla morte e al male «allontana da me questo calice!» ma c è la terza espressione della preghiera di gesù ed è quella decisiva in cui la volontà umana aderisce pienamente alla volontà divina gesù infatti conclude dicendo con forza «però non ciò che voglio io ma ciò che vuoi tu » mc 14,36c nell unità della persona divina del figlio la volontà umana trova la sua piena realizzazione nell abbandono totale dell io al tu del padre chiamato abbà san massimo il confessore afferma che dal momento della creazione dell uomo e della donna la volontà umana è orientata a quella divina ed è proprio nel sì a dio che la volontà umana è pienamente libera e trova la sua realizzazione purtroppo a causa del peccato questo sì a dio si è trasformato in opposizione adamo ed eva hanno pensato che il no a dio fosse il vertice della libertà l essere pienamente se stessi gesù al monte degli ulivi riporta la volontà umana al sì pieno a dio in lui la volontà naturale è pienamente integrata nell orientamento che le dà la persona divina gesù vive la sua esistenza secondo il centro della sua persona il suo essere figlio di dio la sua volontà umana è attirata dentro l io del figlio che si abbandona totalmente al padre così gesù ci dice che solo nel conformare la propria volontà a quella divina l essere umano arriva alla sua vera altezza diventa divino solo uscendo da sé solo nel sì a dio si realizza il desiderio di adamo di noi tutti quello di essere completamente liberi e ciò che gesù compie al getsemani trasferendo la volontà umana nella volontà divina nasce il vero uomo e noi siamo redenti il compendio del catechismo della chiesa cattolica insegna sinteticamente «la preghiera di gesù durante la sua agonia nell orto del getsemani e le sue ultime parole sulla croce rivelano la profondità della sua preghiera filiale gesù porta a compimento il disegno d amore del padre e prende su di sé tutte le angosce dell umanità tutte le domande e le intercessioni della storia della salvezza egli le presenta al padre che le accoglie e le esaudisce al di là di ogni speranza risuscitandolo dai morti» n 543 davvero «in nessun altra parte della sacra scrittura guardiamo così profondamente dentro il mistero interiore di gesù come nella preghiera sul monte degli ulivi» gesù di nazaret ii 177 cari fratelli e sorelle ogni giorno nella preghiera del padre nostro noi chiediamo al signore «sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra» mt 6,10 riconosciamo cioè che c è una volontà di dio con noi e per noi una volontà di dio sulla nostra vita che deve diventare ogni giorno di più il riferimento del nostro volere e del nostro essere riconosciamo poi che è nel cielo dove si fa la volontà di dio e che la terra diventa cielo luogo della presenza dell amore della bontà della verità della bellezza divina solo se in essa viene fatta la volontà di dio nella preghiera di gesù al padre in quella notte terribile e stupenda del
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getsemani la terra è diventata cielo la terra della sua volontà umana scossa dalla paura e dall angoscia è stata assunta dalla sua volontà divina così che la volontà di dio si è compiuta sulla terra e questo è importante anche nella nostra preghiera dobbiamo imparare ad affidarci di più alla provvidenza divina chiedere a dio la forza di uscire da noi stessi per rinnovargli il nostro sì per ripetergli «sia fatta la tua volontà» per conformare la nostra volontà alla sua e una preghiera che dobbiamo fare quotidianamente perché non sempre è facile affidarci alla volontà di dio ripetere il sì di gesù il sì di maria i racconti evangelici del getsemani mostrano dolorosamente che i tre discepoli scelti da gesù per essergli vicino non furono capaci di vegliare con lui di condividere la sua preghiera la sua adesione al padre e furono sopraffatti dal sonno cari amici domandiamo al signore di essere capaci di vegliare con lui in preghiera di seguire la volontà di dio ogni giorno anche se parla di croce di vivere un intimità sempre più grande con il signore per portare in questa «terra» un po del «cielo» di dio grazie.
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