Colline Pavese n.133

 

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fabiano group srl via cesare battisti 19 12058 s stefano belbo cn trimestrale anno 35 n° 133

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im vviso a a ante port in ri etto il ostr un contributo per mantenere viva una voce cari lettori la rivista le colline di pavese è diventata negli anni la voce di questo territorio di cui sottolinea le peculiarità e le problematiche costituisce nel contempo un ponte ideale con i santostefanesi lontani e con i sempre più numerosi cultori pavesiani italiani e stranieri il legame indissolubile con questi ultimi è comprovato dalla rilevanza raggiunta dalle varie iniziative in memoria del grande scrittore e dall osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo il mantenimento e l ulteriore incremento delle attività in particolare la pubblicazione della rivista dipendono però dalle risorse sempre più ridotte a disposizione facciamo pertanto appello ad aderire al sodalizio mediante il versamento di una delle quote associative a fianco indicate o in alternativa di un piccolo contributo nella convinzione che tante piccole gocce fanno un grande fiume per continuare pertanto a ricevere la nostra testata chiediamo la cortesia di esprimere il consenso compilando la seguente scheda il cepam ringrazia per l attenzione e augura buona lettura il presidente luigi gatti restituire a mezzo posta oppure e-mail info@centropavesiano-cepam.it sì desidero ricevere le colline di pavese per l anno 2012 prego indirizzare la rivista a cognome indirizzo cap tel p.iva o cod fisc verso la quota di a mezzo 100 socio benemerito 50 socio sostenitore 30 socio ordinario altro città fax mail prov nome vaglia postale assegno circolare o bancario intestato a cepam versamento c/c postale nr 10614121 bonifico bancario presso ubi banca regionale europea iban it32y0690646840000000004317 acconsento al trattamento dei miei dati personali ai fini sopra indicati firma

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anno 35 n 133 gennaio 2012 ottobre in langa di tino aime tesseramento 2012 iscriviti o rinnova la tua adesione per sostenere le varie iniziative del sodalizio e per contribuire a mantenere in vita la voce de le colline di pavese modalità versamento sul c/c n 10614121 o con vaglia postale intestato a cepam via cesare pavese 20 12058 s stefano belbo socio ordinario sostenitore benemerito u 30 u 50 u 100 via pavese 20 12058 s stefano belbo cn tel 0141/844942 aut trib alba n 376 del 29/4/78 direttore luigi gatti responsabile luigi sugliano redazione l bussetti calzato g brandone f penna f zampicinini foto lidia olivieri scaletta blasich tassa pagata taxe perçue abbonamento postale abbonement postel 12058 santo stefano belbo fabiano editore concessionaria esclusiva per la pubblicità su questa rivista image advertising di piero carosso tel 0141 843908 fax 0141 840794 santo stefano belbo cn sommario 2 osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo un importante volume a cura di eleonora cavallini omero mediatico cesare pavese interprete dei poemi omerici di antonio catalfamo 4 9 gli ambienti il lavoro le amicizie le opere del periodo romano pavese a roma di franco lorizio l autore de il nome della rosa a santo stefano belbo umberto eco e la nebbia di pavese di luciano jolly 10 l elegia classica e la lirica di pavese nel cuore di pavese la memoria nella voce di fiorella baldinotti 13 padre baravalle e cesare pavese una visita senza tempo di nina lavieri anno 35 n° 133 belbo cn trimestrale 16 le attività del ce.pa.m a giò venturi il premio pavese di scultura di clizia orlando fabiano group srl via cesare battisti 19 12058 s stefano 18 l angolo del racconto i mulini di s stefano belbo di luciana bussetti calzato 19 nel castello di monesiglio un progetto sulla formazione cinematografica di manuela arami 20 nobili famiglie piemontesi i conti radicati di cocconato di franco zampicinini 26 eventi a casa pavese il moscato d asti nuovo in festa ­ xxi edizione di barbara gatti 29 alla fiera del rapulè di calosso d asti la iii edizione del concorso di arti visive arte è poesia di mauro ferro 32 cultura sport arte territorio a casa pavese la v edizione di condivisione di monica bertolino 34 giornalista e scrittrice nata in marocco viaggio appassionato nel mondo di katherine pancol di philippe popiéla 37 antropologia culturale ancora su castagne e morti in area piemontese `corrispondenze distribuzionali e identificazioni di alberto borghini 41 piante medicinali e alimentari il tartufo di luciana bussetti calzato 42 la mostra è proposta dal comitato italia 150 invito a torino i disegni di leonardo di gian giorgio massara 43 itinerari d arte tre scultori per la terracotta e un fotografo a villa vallero di rivarolo canavese di angelo mistrangelo 44 occasioni di lettura settembre è il mese degli uragani di maurizio ferrara di daniele crotti 45 recensioni costantino nigra etnologo di franco zampicinini 47 non per odiare ma per non dimenticare i ciliegi della speranza da una memoria del dott balbi e dell infermiere carlo di nani ponti

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osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo un importante volume a cura di eleonora cavallini omero mediatico cesare pavese interprete dei poemi omerici di antonio catalfamo la poesia epica greca è nata molto prima di omero essa affonda le sue radici nell età micenea come si evince da alcuni passi significativi degli stessi poemi omerici che trovano conferma nelle successive ricerche archeologiche l opera di omero è dunque il punto di sbocco di tutta una tradizione letteraria precedente da lui rielaborata ed elevata al livello di alta poesia egli è intervenuto parimenti sul mito sulla sua configurazione rappresentando una tappa fondamentale di quella che giustamente il filologo mario untersteiner ha definito la storia interna del mito stesso che ha proceduto nei secoli da forme magico-religiose iniziali a forme razionali con il prevalere progressivo del logos a sua volta soppiantato in ulteriori fasi evolutive dal misticismo 1 l opera omerica è stata considerata una pietra miliare della cultura occidentale tanto da essere sottoposta continuamente a riletture reinterpretazioni trasformazioni e da apparire come una specie di work in progress tutto ciò fino ai nostri giorni soluzioni originali sono state trovate nell era dei mass-media e della tecnologia di massa proprio di questo processo interpretativo e rielaborativo sviluppatosi nella società contemporanea dà conto un volume curato da eleonora cavallini ed intitolato significativamente omero mediatico 2 ancora più eloquente il sottotitolo aspetti della ricezione omerica nella civiltà contemporanea in esso studiosi di diverso orientamento culturale e competenti in vari settori si occupano della ricezione in campo letterario figurativo cinematografico e musicale dell epica omerica questi i nomi dei collaboratori sotera fornaro francesco lucrezi giovanni cerri carlo brillante eleonora cavallini giorgio ieranò martin m winkler alessandro bozzato elisabetta zoni claudia boni massimo manca È impossibile dar conto del contenuto dei numerosi interventi senza cadere nello schematismo e nella semplificazione che possono rivelarsi fuorvianti vogliamo concentrare la nostra attenzione critica sul saggio di eleonora cavallini anche perché ci riguarda da vicino come rivista di studi pavesiani e come osservatorio permanente il titolo anche qui è eloquente cesare pavese e la ricerca di omero perduto dai dialoghi con leucò alla traduzione dell iliade 3 l autrice non ha bisogno di presentazioni in quanto autorevole stu2 diosa del mondo classico e docente ordinaria di letteratura greca presso l università di bologna sede di ravenna il suo studio merita di essere segnalato seppur nei limiti angusti di una recensione naturalmente meriterebbe molto di più per vari motivi innanzitutto eleonora cavallini ha reso giustizia a mario untersteiner il quale nell immediatezza della pubblicazione dei dialoghi con leucò recensì l opera pavesiana su «l educazione politica»4 fu uno dei pochi ad occuparsene in sede critica perché il mondo accademico italiano col suo procedere pachidermico si attardava su posizioni ermeneutiche inadeguate a capire la reale portata dei dialoghi che richiedevano uno studio comparativo estraneo ancor oggi alla nostra tradizione critica poco consapevole dell unità del sapere e della necessità di ricorrere all interdisciplinarità anzi ancora ancorata a vecchi schemi di matrice idealistica gentiliana e crociana basati sulla separazione artificiale tra sapere umanistico e sapere scientifico ma la recensione di untersteiner ripresa dalla cavallini non si fa apprezzare solo per la tempestività della sua uscita l illustre filologo valorizza la dimensione razionale del mito e dei dialoghi con leucò evidenziando la natura del mito stesso come racconto una definizione questa che viene ripresa più volte dallo stesso pavese che ufficialmente riguarda gli dei e gli eroi ma in realtà si traduce in una riflessione sulla condizione umana in altri termini lo scrittore piemontese parla degli dei per parlare degli uomini dei loro eterni problemi esistenziali scrive difatti untersteiner nella sua recensione che i dialoghi con leucò di cesare pavese siano un documento di una singolare comprensione dei grandi momenti che costituiscono eterne fonti d angoscia per gli uomini che questi momenti siano modernamente rivissuti nella sostanza delle esperienze egee preelleniche ed elleniche che infine l onda drammatica della poesia li animi con un impeto di irruente persuasione io non dubito se avrò molti consenzienti non so né mi preoccupo per me il libro presenta un suo valore singolare 5 la domanda finale è retorica il filologo sa che la sua linea interpretativa incontrerà molte resistenze ed in ciò è stato facile profeta la maggior parte degli studi critici sui dialoghi con leucò succedutisi negli anni fino ai nostri giorni danno dell opera una lettura irrazionalista o in termini religiosi la recensione di untersteiner intellettuale laico e scomodo anche ai

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osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo suoi tempi rimane isolata e quasi dimenticata confinata in un angolino nelle bibliografie ufficiali con qualche rara eccezione rappresentata da studi come quello di eleonora cavallini l intervento dell illustre accademica si fa apprezzare in secondo luogo per lo studio comparativo da lei avviato tra i dialoghi con leucò e i poemi omerici la cavallini osserva la scarsa presenza nell opera pavesiana di personaggi ed episodi di derivazione omerica dovuta forse al fatto che lo scrittore piemontese per sua esplicita ammissione ritiene superfluo rifare omero 6 queste sue considerazioni stimolano ulteriori approfondimenti e ricerche per verificare quanto della ideologia omerica al di là dell esiguità dei succitati riferimenti diretti sia presente nei dialoghi la stessa cavallini ci dà in tal senso preziosi spunti e indicazioni con particolare riferimento alla nuova configurazione del divino che emerge dai poemi omerici scrive a tal proposito l autorevole filologa anche qui in linea con quanto sostenuto da untersteiner nella sua fisiologia del mito riguardo ad una storia interna del fenomeno mitico nell ambito di quel processo di stratificazione del mito che da tempo era oggetto di studio da parte di pavese la saga idilliaca rappresenta una fase tarda in cui le potenze primordiali dell universo hanno ormai trovato una stabile collocazione all interno di un ordine riconosciuto di cui zeus è indiscusso signore protagonisti dell iliade sono gli uomini ovvero figure divine declassate rispetto alla fase originaria come elena mentre gli dèi ­ completamente antropomorfizzati ­ interagiscono con i mortali nella posizione di potenti alleati o temibili avversari ma sempre operando all interno delle rispettive sfere di competenza 7 questo processo di razionalizzazione dell olimpo trova eco nei dialoghi con leucò nei quali appunto pavese descrive il passaggio dal mondo titanico dominato dal caos dall indistinto dall irrazionale al mondo degli dei dominato per converso dalla razionalità ma anche dalla norma dal binario obbligato infine eleonora cavallini si occupa della traduzione dell iliade presso einaudi fortemente voluta da pavese ed affidata proprio per intercessione di untersteiner ad una allieva del professore rosa calzecchi onesti la traduzione venne pubblicata nel 1950 con una prefazione di pavese stranamente non riproposta nelle edizioni successive e suscitò polemiche anche qui provenienti dal mondo accademico ancora legato a letture classicheggianti dei poemi omerici e che quindi poco gradiva una versione quasi letterale a verso a verso andando a capo quando il senso è finito per usare le parole di pavese contenute in una lettera indirizzata in data 12 gennaio 1948 a untersteiner volta ad evitare il neo-classico montiano o pascoliano che fosse anche qui è lo scrittore piemontese che parla in una lettera indirizzata questa volta ad emilio cecchi eleonora cavallini sottolinea opportunamente che la traduzione della calzecchi onesti è influenzata molto da pavese non solo per la scelta di far corrispondere la suddivisione in righi a quella in versi del testo greco 8 conclude infatti sono inoltre di impronta pavesiana la scelta del registro stilistico ­ in bilico tra la verticalità obbligante della lingua poetica e le ineludibili scorciatoie del linguaggio colloquiale ­ nonché verosimilmente alcune peculiari soluzioni interpretative che presuppongono approfondita riflessione sulle implicazioni semantiche del testo omerico 9 3 anche noi possiamo concludere questa nota osservando che lo studio di eleonora cavallini rappresenta una pietra miliare nell ambito della critica pavesiana relativa ai dialoghi con leucò ma non solo e conferma con la rivalutazione dell interpretazione razionalista di mario untersteiner alcuni orientamenti che hanno caratterizzato in questi anni di intenso lavoro critico culminato nella pubblicazione di undici volumi il dodicesimo è in preparazione l osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo 10 e di tutto ciò non possiamo che rallegrarci note 1 mario untersteiner la fisiologia del mito bocca milano 1946 2 aa vv omero mediatico aspetti della ricezione omerica nella civiltà contemporanea nuova edizione aggiornata a cura di eleonora cavallini dupress edizioni bologna 2010 3 eleonora cavallini cesare pavese e la ricerca di omero perduto dai dialoghi con leucò alla traduzione dell iliade ivi pp 97-123 4 mario untersteiner dialoghi con leucò in «l educazione politica» a i fasc 1112 novembre-dicembre 1947 pp 344-346 5 ivi p 344 6 eleonora cavallini op cit pp 106-107 7 ivi p 107 8 ivi p 103 9 ibidem 10 antonio catalfamo dialoghi con leucò l analisi razionale del mito e l umanità degli dei in aa vv pavese irregolare la compiutezza dell incompiuto e l umanità degli dei quinta rassegna di saggi internazionali di critica pavesiana a cura di antonio catalfamo i quaderni del ce.pa.m santo stefano belbo cuneo 2005 pp 15-30 si vedano anche idem dialoghi con leucò destino speranza e autonomia umana in cesare pavese la dialettica vitale delle contraddizioni aracne editrice roma 2005 pp 217-233 idem analisi razionale del mito e sintesi delle contraddizioni ivi pp 283-291 a cesare pavese scende la nebbia del belbo sulle contrade e le case oscura i sentieri e i vigneti percorre valli e casolari nascosti tu sei lì nelle aie tra giocosi bambini ti stagli leggero tra gli umori di terra e il fieno alito tra il muschio e il lichene come allora l inquieto respiro è intrappolato alla dura zolla alle stagioni del mosto laggiù ancora il dolore della tua ombra si mostra agli umori del vento lo esalta ne scandisce le pensose stagioni del tuo tormento ninni di stefano busà

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gli ambienti il lavoro le amicizie le opere del periodo romano pavese a roma di franco lorizio il primo contatto di pavese con la città di roma non fu bardamento angloamericano del 19 luglio 1943 pavese certo felice all inizio del giugno 1935 fu trasferito dalle scrisse a einaudi per convincerlo che sarebbe stato meglio carceri nuove di torino alla prigione romana di regina abbandonare roma e trasferire tutti gli uffici a torino la coeli dove rimase per circa due mesi prima della partenlettera reca dei disegni a penna di bombe e combattimenza per il confino di brancaleone calabro le lettere inviati il 21 luglio comunicò alla pivano È deciso che veniate alla sorella maria documentano la condizione dello mo a torino tempo una settimana per traslocare gli archiscrittore in questo periodo nonostante l ostentazione di vi qui cambia tutto e saremo felici io almeno 3 il 26 pavese fece ritorno nella propria città un atteggiamento stoicamente ironico si avverte tutta la la seconda fase dell esperienza romana iniziò nell agosofferenza per l ingiusta condanna sto 1945 la einaudi suddivise la propria struttura operatipavese ebbe la prima vera occasione per conoscere roma va in tre sedi torino milano roma pavese fu destinato all inizio del 1943 quando la sede einaudi fu spostata a quest ultima in nella capitale per via degli uffici ragioni di sicurezdel vicario n 49 za torino era la strada è ubicastata bombardata ta in pieno centro a partire dal storico inizia da novembre 1942 piazza monte egli vi si stabilì citorio e sfocia dal gennaio al dopo circa centoluglio `43 gli cinquanta metri uffici erano allora in piazza campo in via monte marzio al civico verdi in zona 49 c è un elegante pinciano-parioli palazzetto dalc è una cartolina l ampio ingresso postale indirizzata ad arco ­ sormona fernanda le prime sedi einaudi a roma a sinistra l ingresso odierno di via claudio monteverdi tato da un balcopivano il 26 febn 18 al centro e a destra immagini attuali di via uffici del vicario n 49 ne ­ che dà sul braio 1943 in cui cortile interno pavese indica qui pavese da gran lavoratore qual era trascorreva la magcome proprio recapito via cl monteverdi 18 1 lo scrittore trascorse a roma un periodo difficile denso di gior parte delle sue giornate il secondo soggiorno romano disagi e timori in una lettera a fernanda dell 11 gennaio non gli risultò affatto sgradito dovette persino respingere 1943 confida le complicazioni logistiche imposte dalla le sollecitazioni di einaudi a far ritorno a torino il vino nuova situazione pensi che qui fa freddo come a e le osterie di roma mi vanno molto a sangue e per tutto mondovì siamo in quattro in una casa anzi cinque tre l oro del mondo non ne farei a meno per ora i marciapieuomini e due donne viviamo studentescamente si mangia di di torino mi scottano assai 4 a roma inizialmente frequentò soprattutto gli amici non male io giro tutto lacero e scalcagnato e a torino piemontesi natalia ginzburg e felice balbo ben presto ­ dovrò venire certo uno di questi giorni non fosse che per nel clima cameratesco della sede ­ strinse amicizia con la rifornirmi di abiti 2 nella prima metà di marzo fu richiamato alle armi e sottoposto a rivoli a una serie di accertasegretaria generale bianca garufi giovane donna di granmenti medici dimesso dall ospedale con sei mesi di conde temperamento valescenza a causa dell asma fece rientro a roma per attenpoliticamente legata agli ambienti del partito dere al proprio lavoro la situazione precipitò con il bomcomunista aveva partecipato alla resistenza romana accan 4

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gli ambienti il lavoro le amicizie le opere del periodo romano testa oggi ti dico che arrivato a torino volevo licento a fabrizio onofri5 sul piano culturale bianca manifeziarmi da giulio per farti effetto e invece non lo farò 12 stava molteplici interessi la psicologia junghiana sarà la il rapporto con bianca declinava sul piano affettivo ma prima in italia a laurearsi con una tesi sullo psicanalista proseguiva pur con qualche difficoltà dettata dalla lontasvizzero la mitologia le traduzioni dal francese la pronanza la donna si era temporaneamente allontanata da duzione poetica e narrativa tali nuclei coincidevano in roma cesare vi era ben presto rientrato la composizione larga parte con l esplorazione che pavese andava svilupdel romanzo bisessuato fuoco grande si trattava di un pando in quegli anni attraverso le letture e il lavoro editooriginale esperimento di scrittura credo unico nella letteriale si deve a lui la pubblicazione in italia del primo testo 6 ratura italiana a due voci caratterizzato dall alternarsi di jung degli autori nella stesura dei capitoli l entusiasmo iniziale pavese stabilì un fruttuoso sodalizio intellettuale con la si spense strada facendo parallelamente al raffreddarsi del garufi il mito la ritualità ancestrale le religioni primorrapporto fra bianca e cesare tanto che l opera rimase diali erano spesso al centro delle riflessioni comuni da incompiuta13 questo confronto scaturirono gli iniziali dialoghi con dopo il rifiuto di bianca la vita dello scrittore a roma leucò in particolare il primo le streghe 13-15 dicembre diventò solitaria ripetitiva asfittica sei tornato a passar 1945 che ha per protagoniste circe e la divinità marina solo la sera nel piccolo cine seduto all angolo fumando leucotea la dea bianca appellativo che dà qualcosa finisce te ne accorgi dal fatto che quando ti il titolo alla raccolta con chiara allusione al nome della abbandoni e ti siedi a fumare sei garufi quest ultima era molto inquieto e ansioso questa città interessata alla maga di eea medinon ha ricordi di nuovo solo tava di scriverne un libro ne disti fai casa di un ufficio di un cusse con pavese il quale le sotcine di due mascelle serrate trasse il personaggio facendolo ogni sera finito l ufficio finita proprio7 tale affinità intellettuale l osteria andate le compagnie ­ si trasformò ben presto in legame torna feroce la gioia il refrigerio affettivo l amore per bianca ispirò di esser solo 14 i versi de la terra e la morte scritroma comunque continuava ti a roma fra il 27 ottobre e il 3 a essere un luogo culturalmente dicembre 1945.8 sono nove liriche significativo carico di stimoli dai toni soffusi ed evocativi sul intellettuali l 8 maggio 1946 piano stilistico e lessicale ben il tevere e il ponte milvio pavese tracciò un bilancio provvidistanti da lavorare stanca vi si sorio della propria esperienza nella città laziale in termini predilige il settenario metro tra i più alti della tradizione quasi provvidenzialistici roma e il suo significato nella poetica italiana le stesse tenui venature compaiono in mia vita l ho già veduto il giugno-luglio `43 notare che c è un annotazione del mestiere di vivere 27 novembre 1945 un rapporto stretto fra le letture che da più di un anno che ritrae una roma albeggiante dalle indecise tonalità facevo etnologia e il fatto di roma perché ci son venupastello È l alba un alba di nebbia vissuta viola fresco il to e per caso maturato tutto il mondo mito-etnologico tevere ha lo stesso colore malinconia non greve pronta a ecco che torno a roma e invento il nuovo stile dei dialosfumare sotto il sole case e alberi tutto dorme 9 il paeghi e li scrivo 15 saggio si fa specchio dell animo del poeta e il rinvio al mito l estate 1946 trascorse fra roma milano serralunga di vela ma non occulta l amarezza di una nuova sconfitta sencrea e torino il ritorno definitivo nel capoluogo piemontimentale ho visto l alba non è molto dalle sue finestre tese avvenne nell ottobre 1946 nel diario il 5 ottobre della parete accanto era la nebbia era il palazzo era la annota a torino vita era il calore umano dorme astarte-afrodite-mèlita pavese in seguito tornò a roma episodicamente come si sveglierà scontrosa per la terza volta è venuto il mio ad esempio in occasione del capodanno 1950 ospite degli giorno il dolore più atroce è sapere che il dolore passerà amici ciccio e dada i coniugi giovanni rubino e adesso è facile umiliarsi e poi 10 pochi giorni prima alda grimaldi il viaggio fu rilevante sul piano biografipavese aveva chiesto a bianca di sposarlo11 ottenendo un co giacché nella circostanza conobbe le sorelle dowling brusco rifiuto in conseguenza del quale lo scrittore fuggì rimanendo folgorato da constance in quello stesso franquasi istintivamente da roma per rifugiarsi nella sua gente si recò presso la sede einaudi per salutare i colleghi torino la lettera alla garufi del 25 novembre 1945 riflet­ nonché amici ­ con i quali aveva condiviso gli entusiate la nuova sitazione mi hai detto che sono storto mi hai smi e le difficoltà dell immediato dopoguerra tornato in detto di tenderti pure trabocchetti mi hai detto che nulla via uffici del vicario vecchi volti le ragazze gli uomini tra noi valeva la pena d esser salvato l animo di cesare io le cose si sa che accadono quando sono già accadute oscillava fra la tentazione di compiere gesti a effetto e la la pienezza del `45-46 la so adesso allora la vivevo 18 volontà di mantenere una linea d equilibrio mi proponil successivo soggiorno ebbe una connotazione affatto go di non bere in modo drammatico e non fare colpi di 5

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gli ambienti il lavoro le amicizie le opere del periodo romano tornato da roma da un pezzo a roma apoteosi e con diversa la breve e intensa relazione avuta con connie a questo ci siamo tutto crolla l ultima dolcezza l ho avuta cervinia e a torino si stava tramutando nella peggiore da d non da lei lo stoicismo è il suicidio 21 resta che delle delusioni amorose la dowling si accingeva a far ora so qual è il mio più alto trionfo ­ e a questo trionfo ritorno in america pavese volle vederla per l ultima volta manca la carne manca il sangue manca la vita non ho forse nel tentativo di convincerla a restare si precipitò a più nulla da desiderare su questa terra 22 roma l 11 aprile 1950 presso l hotel dove l attrice alberla permanenza a roma offrì a pavese nuovi spunti per gava interiormente tormentato rimase a lungo indeciso l ambientazione delle proprie opere il compagno 1947 è nell atrio senza risolversi a chiamarla in quei frangenti di il romanzo in cui tale esperienza si riflette maggiormente spasmodica tensione compose nella lingua di constance il racconto è suddiviso in due parti sono ambientati a l ultima poesia last blues to be read some day19 l incontro torino i primi undici capitoli i successivi undici hanno di cesare con connie non servì a mutare il corso degli come sfondo la città di roma le due sezioni sono specueventi non volendo ella recedere dalla decisione di lascialari e antitetiche l organicità complessiva è data dalla cirre l italia la giornata si concluse con una penosa cena d adcolarità dei personaggi e delle situazioni la figura di dio amelio ­ regista occulto della vicenda ­ catalizza gli accal ultimo passaggio di pavese a roma si ebbe nel giugno dimenti alla sua immobilità corporale corrisponde un in1950 in occasione della consegna del premio strega vinto flessibile fermezza interiore a guisa degli antichi sapienti con la bella estate i giornali dell epoca misero in risalto orientali ­ illuminati o risvegliati ­ muove gli avvenil avvenimento la nuova stampa del 25 giugno sintetizzò menti senza esserne mosso agisce senza agire la sua figucosì l evento stasera [24 giugno nel giardino pensile di ra ­ fissa e silente da convitato di pietra ­ testimonia un grande albergo del centro gli amici della domenica stoicamente l assoluta fedeltà all idea comunista egli conospiti abituali del salotto di maria e goffredo bellonci segue il trionfo più alto nell appahanno proceduto al conferimento rente disfatta della prigione il del premio letterario strega la seme del suo sacrificio genera vittoria finale è toccata con 121 uomini nuovi disposti anch essi voti al giovane scrittore piemonteall abnegazione in nome dello stesse cesare pavese per il libro la so ideale tale processo di maturabella estate le cronache indugiazione avviene per gradi non senza rono ­ spesso con tono sarcastico inciampi e contraddizioni ­ sull aspetto mondano del inizialmente il tacito monito delpremio lo mandarono a prendel infermo amelio ad abbandonare re con una macchina e arrivò svaun esistenza anodina cade nel gato proprio all ultimo momento vuoto prevale in pablo e nella sua facendosi accompagnare dall attriil tevere da ponte milvio cerchia di conoscenti una ebetudice doris dowling a lei si affidò ne fatta di sbronze vagabondaggi per il breve periodo che si trattenlocali notturni balli relazioni epidermiche tradimenti ne alla festa cercandola di continuo con gli occhi mentre torino è il centro focale di siffatto vuoto interiore a roma la bella donna materna e soddisfatta si godeva le evolusi compie la metamorfosi che fa di pablo un compagno zioni del preoccupato pupillo malgrado i timori di chi risoluto capace di affrontare il carcere e le torture senza meglio lo conosce pavese si comportò benissimo in queltentennamenti pavese rovescia molti luoghi comuni su l occasione il suo ingresso nel giardino dove avveniva la roma e torino quest ultima non è rappresentata come la premiazione fu preceduto da quello dell attrice in una sfolcittà della borghesia produttiva e del proletariato indugorante toilette oro e nero i capelli rialzati in una ricercastriale È piuttosto l universo composito di un ceto medio ta semplicità l incedere maestoso di una dama qualcuno marginale privo di valori intimamente malato di inettituricordò la dedica in inglese comparsa sull ultimo libro dine tristezza noia roma ­ città allettante e radiosa ­ è dello scrittore ma i commenti si fermarono subito alla caratterizzata socialmente dalla schiettezza dei rapporti constatazione che le iniziali non combaciavano su richieumani da una visione ironica e disincantata della realtà sta del presidente pavese salì per un attimo su una sedia a politica da un flusso di solidarietà popolare sconosciuto al fianco della giuria pronunciò poche parole per radio `si torinese pablo perché pavese stabilì tale inversione di polaconsolino i perdenti i libri più importanti d una generarità il compagno denota una radice autobiografica essa va zione non prendono premi letterari si lasciò fotografare rintracciata non nelle caratterizzazioni esteriori dei persosenza proteste e sfoggiò un abito di gabardine verde 20 in naggi ma nei sentimenti profondi che ne determinano l arealtà lo stato d animo dello scrittore era tutt altro che giozione pavese come pablo ebbe a manifestare nei conviale a dispetto della raggiunta celebrità e dell assegno di fronti dell azione politica atteggiamenti contrastanti cinquecentomila lire ricevuto dalle mani di alberti egli benché non estraneo agli ambienti intellettuali antifascisti non attribuì alcun significato alla vittoria le parole del diatorinesi non mostrò in giovinezza interesse né attitudine rio sono del tutto rivelatrici del suo pensiero al riguardo 6

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gli ambienti il lavoro le amicizie le opere del periodo romano per la politica egli era interamente assorbito dalla precoce vocazione letteraria e dai molteplici interessi culturali la condanna al confino per attività antifascista 1935 fu determinata dalle implicazioni politiche di una vicenda ­ tutto sommato ­ privata la pubblicazione del taccuino segreto23 scritto fra l agosto 1942 e il dicembre 1943 ha messo in luce l insofferenza dello scrittore nei confronti di un certo antifascismo elitario e ideologico pavese trascorse il periodo bellico successivo all otto settembre 1943 rifugiandosi prima a serralunga di crea poi a casale monferrato presso il convitto dei padri somaschi due dei suoi più cari amici morirono nella lotta clandestina giaime pintor dilaniato da una mina tedesca leone ginzburg perito per le torture subite nel carcere di regina coeli pavese scrisse sul proprio diario esistono gli altri per noi vorrei che non fosse vero per non star male vivo come in una nebbia pensandoci sempre ma vagamente finisce che si prende l abitudine a questo stato in cui si rimanda sempre il dolore vero a domani e così si dimentica e non si è sofferto nacque così larvatamente la strategia del rimorso non sarà che pavese ha introiettato un senso di colpa per essersi sottratto ­ lui dichiarato rivedibile per asma ­ alla sorte di tanti 25 terminata la guerra lo scrittore si diede a un attivismo politico-culturale per lui inusuale il 10 novembre 1945 comunicò all amico mila di avere regolato la propria posizione nei confronti del p.c.i pur essendosi iscritto in una sezione torinese in quel periodo pavese risiedeva a roma fra le motivazioni che determinarono tale scelta di campo vi era il rammarico per essersi estraniato dalla viva catena sentimento che emerge prepotente in una poesia composta nello stesso novembre e allora noi vili che amavamo la sera bisbigliante le case i sentieri sul fiume le luci rosse e sporche di quei luoghi il dolore addolcito e taciuto noi strappammo le mani dalla viva catena e tacemmo ma il cuore ci sussultò di sangue e non fu più dolcezza non fu più abbandonarsi al sentiero sul fiume non più servi sapemmo di essere soli e vivi.26 non meno rivelatore è il passaggio di un articolo nel quale egli affermava che l approdo di molti intellettuali e dei migliori al comunismo era giunto quasi a sciogliere un voto formulato nella stretta di questi anni terribili 27 la terminologia ­ di stampo meno politico che religioso ­ sottendeva un processo d espiazione l attivismo era per contrappasso una forma di riparazione del trascorso isolamento ecco dunque spiegato il rovesciamento di prospettiva fra torino e roma pavese-pablo identifica torino con il dubbio l inazione l individualismo il compagno pablopavese vede in roma il luogo dell aggregazione politica della lotta clandestina della ribellione contro il tiranno come amelio il corpo segnato dalla paralisi martoriato dalle torture ­ rappresenta per pablo il monito vivente a non crogiolarsi nel proprio io leone ­ che ha effuso il sangue ­ è la pietra d inciampo che spinge pavese a uscire dalla solitudine per far ritorno all uomo 7 il compagno nella parte ambientata a roma capitoli xii-xxii offre dei riferimenti abbastanza precisi riguardo ai luoghi in cui si svolge la vicenda non mancano le indicazioni toponomastiche le rappresentazioni del contesto urbano le descrizioni climatiche o paesaggistiche lo scenario prevalente è la zona nord della capitale ponte milvio via cassia via aurelia via salaria il colle del pincio i quartieri trionfale e flaminio lo stadio nazionale pavese mostra di conoscere bene tali ambiti cittadini evidentemente li aveva frequentati durante il soggiorno capitolino altre citazioni riguardano il centro storico san pietro il rione di trastevere via del tritone il teatro argentina la scalinata di trinità dei monti via del corso con lo storico hotel plaza nel romanzo è nominata più volte la spiaggia di ostia i castelli romani e rocca di papa sono associati agli allegri banchetti si rideva e si mangiava e alle abbondanti libagioni non hanno che vino tra i comuni della provincia è menzionato sant oreste paese a nord di roma la lungara è la via più ricorrente nel romanzo essa è sinonimo di carcere giacché vi sorgono le prigioni di regina coeli mai esplicitamente menzionate un omissione dovuta probabilmente ai tristi ricordi che il nome evocava il paesaggio fluviale risveglia a tratti in pablo la nostalgia per torino a volte traversando ponte milvio c era quel salto di collina sopra il tevere e quei boschi lontano che sembravano i boschi del po e la scarpata di sassi tutti i paesi visti sotto una collina sono uguali mi piaceva più quel pezzo che i palazzi di roma c era un viale di platani allo sbocco del ponte che mi pareva il valentino o stupinigi 28 le medesime meditazioni ritornano sul finire del romanzo sul ponte milvio mi fermai guardando i colli era sempre la stessa anche roma l acqua correva piano piano sotto il cielo da quella parte che pareva sassi si vedevano i travi del ponte in cantiere e ogni cosa era limpida calda `a torino si leva la nebbia a quest ora dicevo tra la collina e la montagna piano piano mi mossi sapevo bene che un piacere dura poco 29 la chiusura del racconto è un inno a roma davvero commovente per chi ama questa assurda e meravigliosa città quel giorno gina volle chiudere il negozio misi via la chitarra ma prima suonai gina ascoltò e mi disse andiamo in quella bettola voleva dire quella strada in campagna dov eravamo andati insieme con gli altri la prima volta quella sera all aperto la presi in canna e traversammo roma mi faceva un effetto curioso vedere le strade tra la prigione e che partivo quella sera mi sembrava una nuova città la più bella del mondo dove la gente non capisce che è contenta come quando uno pensa che è stato bambino e dice `l avessi saputo potevo giocare ma se qualcuno ti dicesse `puoi giocare non sapresti nemmeno com è che si comincia ero già un altro staccato e contento guardavo le bettole le piante nere i palazzi le pietre vecchie e quelle nuove ­ e capivo che un sole così non si vede due volte quanta frutta vendevano a roma quei verdi quei rossi,

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gli ambienti il lavoro le amicizie le opere del periodo romano quei gialli sui banchi erano loro il colore del sole mi venne in mente che a torino avrei mangiato della frutta e sentito il sapore di roma così 30 tra donne sole il romanzo scritto tra il 17 marzo e il 26 maggio del 1949 e pubblicato nel novembre dello stesso anno nella trilogia la bella estate è ricchissimo di riferimenti a roma31 la città è quasi sempre menzionata di sfuggita per brevi accenni tuttavia rappresenta un punto di riferimento costante e imprescindibile all interno del racconto essa infatti costituisce uno dei due poli entro cui è inscritta la vicenda torino ancora una volta è autobiograficamente il luogo della ricerca affannata del vizio del bisogno baldanzoso di violare la norma di varcare il limite 32 roma è la città del tranquillo disordine dello scirocco delle facce annoiate delle discussioni estenuanti nelle quali non si veniva mai al dunque 33 tali caratteristiche che pure reiterano alcuni luoghi comuni sulla capitale ­ non hanno una connotazione senz altro negativa giacché delineano il profilo di un ambiente sostanzialmente libero ancorché anarcoide il subbuglio è un dato effettuale incontestabile ma contingente non la cifra ultima di una città capace di risolvere magicamente il caos in un ordine e un armonia superiori tale fenomeno catartico è l essenza del barocco romano la cui estetica si sposa perfettamente con l indole umorale della città fra le caratteristiche di esso vi è la conciliazione degli opposti la stravaganza si riordina in compostezza l enfasi rinvia all interiorità la gonfiezza sfocia nella severità ciò che è vistoso si risolve nell essenziale tale sintesi si ottiene per effetto della distanza in una visione a volo d uccello sul modello delle grandi vedute topografiche realizzate da Étienne dupérac sfrondata dei suoi aspetti inessenziali roma si manifesta città apollinea in contrapposizione alla dionisiaca torino di tale contrasto dialettico si sostanzia anche la personalità ambivalente della protagonista clelia sempre in bilico fra armonia e trasgressione fra apollineo e dionisiaco fra roma e torino l ultimo tributo pavesiano all urbe è la poesia passerò per piazza di spagna scritta il 28 marzo 1950 per constance dowling sarà un cielo chiaro s apriranno le strade sul colle di pini e di pietra il tumulto delle strade non muterà quell aria ferma i fiori spruzzati di colori alle fontane occhieggeranno come donne divertite le scale le terrazze le rondini canteranno nel sole s aprirà quella strada le pietre canteranno il cuore batterà sussultando come l acqua nelle fontane sarà questa la voce che salirà le tue scale le finestre sapranno l odore della pietra e dell aria mattutina s aprirà una porta il tumulto delle strade sarà il tumulto del cuore nella luce smarrita sarai tu ­ ferma e chiara34 la città di roma ha intitolato a pavese un viale un parco e una scuola media tutti ubicati nel quartiere nuovo laurentino anche in via di torrevecchia c è una scuola che porta il suo nome tali dedicazioni sono il segno del legame profondo che roma desidera mantenere con il grande narratore e poeta piemontese 8 ringrazio la giulio einaudi editore in particolare il presidente dott roberto cerati per le indicazioni telefoniche personalmente fornitemi con gentilezza e disponibilità non comuni riguardo all ubicazione della sede romana fra il 1943 e il 1946 note 1 una riproduzione fotografica della missiva è contenuta in fernanda pivano viaggi cose persone catalogo della mostra milano 6 aprile ­ 18 luglio 2011 a cura di i castiglioni e f carabelli milano silvana editoriale 2011 una immagine della cartolina compare anche nell articolo della prof.ssa giovanna romanelli fernanda pivano viaggi cose persone in le colline di pavese luglio 2011 anno 34 n 131 p 6 2 in fernanda pivano viaggi cose persone catalogo della mostra cit 3 cesare pavese vita attraverso le lettere a cura di lorenzo mondo torino einaudi 2004 p 189 4 lorenzo mondo quell antico ragazzo milano rizzoli 2008 p 131 5 fabrizio onofri figlio del poeta arturo fece parte del gruppo comunista romano con pietro ingrao paolo bufalini e antonello trombadori dopo l 8 settembre 1943 entrò nel comando militare comunista si distaccò dal p.c.i a causa dei fatti di ungheria giornalista narratore saggista scrisse alcune sceneggiature cinematografiche tiro al piccione sacco e vanzetti progetto norimberga 6 c.g jung il problema dell inconscio nella psicologia moderna torino einaudi 1942 7 bianca garufi la circe di pavese in la stampa-tuttolibri anno xxvi n 1312 25 maggio 2002 pagine 1 e 6 8 sulla vicenda editoriale della raccolta v la pagina introduttiva a verrà la morte e avrà i tuoi occhi torino einaudi 1951 9 cesare pavese il mestiere di vivere torino einaudi 1952 seconda edizione 1974 p 276 10 ibidem 11 lorenzo mondo quell antico ragazzo cit p 135 12 cesare pavese vita attraverso le lettere cit p 196 13 fuoco grande fu pubblicato da einaudi nel 1959 14 cesare pavese il mestiere di vivere cit p 282 283 286 15 ivi p 289 16 lorenzo mondo quell antico ragazzo cit p.142 17 lorenzo mondo in cesare pavese vita attraverso le lettere cit p 236 18 cesare pavese il mestiere di vivere 2 gennaio 1950 cit p 348 19 in verrà la morte e avrà i tuoi occhi cit 20 la nuova stampa 30 giugno 1950 p.3 21 cesare pavese il mestiere di vivere 14 luglio 1950 cit p 360 22 ivi 17 agosto 1950 p 362 23 lorenzo mondo pavese e il taccuino segreto in la stampa anno 124 n 183 8 agosto 1990 p 15 24 cesare pavese il mestiere di vivere 3 marzo 1944 cit p.251 25 lorenzo mondo la strategia del rimorso in la stampa 8 agosto 1990 p 17 26 in verrà la morte e avrà i tuoi occhi torino einaudi 1951 27 il comunismo e gli intellettuali 14-16 aprile 1946 in la letteratura americana e altri saggi torino einaudi 1991 p 207 28 cesare pavese il compagno in romanzi roma 2005 p 146 29 ivi p 205 30 ivi pp 207-208 31 ho conteggiato quarantaquattro ricorrenze del toponimo roma 32 cito dalla scheda del libro scritta da pavese e comparsa in quarta di copertina della prima edizione del volume 33 cesare pavese tra donne sole in la bella estate torino einaudi 1949 seconda edizione p 269 34 in verrà la morte e avrà i tuoi occhi cit p 32.

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l autore de il nome della rosa a santo stefano belbo umberto eco e la nebbia di pavese gentile direttore ho letto con grande interesse l articolo di umberto eco su la repubblica dello scorso 29 agosto in cui eco nell atto di ricevere a santo stefano belbo il premio pavese tiene un discorso su atmosfere e suggestioni pavesiane e non la nebbia eco ama la nebbia perché essa ha fatto parte della sua infanzia vive in un posto di nebbia e sa guidare l auto con disinvoltura nelle fitte brume padane È naturale amare il paesaggio che ha modellato la nostra infanzia esso costituisce una sorta di imprinting che a somiglianza di una madre affettuosa accompagnerà il corso della nostra esistenza comprensibile quindi la delusione di umberto eco quando legge pavese nei suoi racconti e romanzi di nebbia ce n è poca invece il grande semiologo gioisce alla lettura del partigiano johnny una nebbia universale un oceano di latte frappato che restringeva i confini del mondo si sa un partigiano ha tutto l interesse a nascondersi al proprio nemico e per lui la nebbia diventa un ottimo alleato umberto eco durante la serata pavesiana centro pavesiano museo casa natale il ce.pa.m è una associazione senza fini di lucro con sede nella casa natale dello scrittore cesare pavese costituito nel 1976 ha tra i suoi compiti statutari prioritari la promozione e lo sviluppo culturale e socio-economico del territorio le attivitÀ · pubblica la rivista le colline di pavese · organizza il premio pavese letterario di pittura e di scultura · promuove losservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo · cura lallestimento di mostre personali e collettive di pittura scultura e fotografia · pubblica i quaderni del ce.pa.m ad integrazione delle tematiche trattate su le colline di pavese · organizza il premio letterario il vino nella letteratura · nellarte nella musica e nel cinema e la collettiva darte dioniso a zonzo tra vigne e cantine organizza il moscato dasti nuovo in festa 8 dicembre una manifestazione legata strettamente alleconomia del territorio ce.pa.m · via c pavese 20 · 12058 s stefano belbo cn telefax 0141 84.09.90 www.centropavesiano-cepam.it e mail info@centropavesiano-cepam.it tutto diverso il caso di pavese nel romanzo il compagno di nebbia talora ne appare ­ fa notare eco ­ ma giustamente per sottolineare momenti di aridità e smarrimento io credo che eco qui si avvicini di colpo alla verità interiore di pavese per lo scrittore di santo stefano la nebbia rappresenta qualcosa di molesto perché impedisce di vedere la luce eco è ancora più preciso la nebbia è uterina ti protegge legioni di esseri umani desidererebbero tornare nell utero la nebbia ti realizza questo sogno impossibile con l intuizione ed il senso profetico che soltanto un grande scrittore può avere con queste parole eco si avvicina cautamente al vero dramma di pavese per comprenderne il senso bisogna però rovesciarle pavese non vuole tornare nell utero perché per lui quel luogo chiuso dal quale il feto fatica ad uscire rappresenta una tomba della donna quindi simbolicamente della madre egli dice il 5 novembre 1945 a guerra finita tu non muti sei buia sei la cantina chiusa dal battuto di terra dov è entrato una volta ch era scalzo il bambino e ci ripensa sempre sei la camera buia cui si ripensa sempre come al cortile antico dove s apriva l alba con questi versi stupendi pavese qualcosa nella sua carne ricorda il momento della sua nascita cfr psicologia del futuro di stanislav grof quando le spinte dell utero sono cominciate ma la cervice rimane chiusa il bambino lotta cerca di sfuggire a quelle compressioni prolungate e assurde assurde perché non hanno sbocco il sentimento dell assurdo e della tragedia la consapevolezza di un destino avverso e la ricerca della morte nascono in questa situazione sono le sensazioni fisiche che ritorneranno nei versi del 18 ottobre 1927 soffrire solo al mondo nella nebbia che avvolge lontana atrocemente in silenzio la morte scelta volontariamente è per pavese un ritorno a quella nebbia uterina di cui parla eco ermete trismegisto aveva sostenuto in ogni principio è già contenuta la fine luciano jolly 9

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l elegia classica e la lirica di pavese nel cuore di pavese la memoria nella voce di fiorella baldinotti realtà soffre di un atteggiamento estremamente narcisistico che impedisce al soggetto in questione di concretizzare o se preferiamo normalizzare la propria passione amorosa ­ il poeta appare assolutamente consapevole del proprio destila poesia di pavese la sua opera il carattere e il pensiero no di infelicità ,dovuto al fatto che una relazione di questo rimandano chiaramente a certi parametri dell elegia classica ciò tipo non può che produrre inferiorità psicologica ed esistenè evidente soprattutto nel rapporto con la donna e in particolaziale fragilità senso di marginalità e soprattutto dipendenre nella caratterizzazione dei personaggi femminili delle sue liriza tutto ciò che non è autarchia che volendo proporre alcune osservazioni in merito ai tratti ­ il poeta si assoggetta ad una sorta di monoteismo sentiparadigmatici del carattere elegiaco potremmo osservare che mentale tratteggia l immagine dell amata attraverso gli ogget­ il poeta appare sofferente spesso in relazione ad una storia ti parziali i nomi che spesso martellano le pagine dei racconti d amore che quasi sempre si rivela infelice quasi sempre in modo ossessivo le mani gli occhi e non ultima la voce devastante tuttavia è bene dire subito che la donna non una dea una figura idealizzata o se ci è concesso deificata coincide direttamente con la causa della sua sofferenza la donna rapmotivo nostalgicamente elegiaco in presenta più che altro una situapavese dunque il ricordo della voce di lei zione quella appunto di un che resta dentro ineliminabile uomo che soffre a prescindere sa bene il poeta ormai cosa significa dalla contingenza episodica vivere ogni attimo del giorno cercando di non ­ il poeta sente il rapporto d amoscordare le note profonde della sua voce le re come asservimento come passue parole quelle dolci di quando diceva di sione totalizzante si rende succuvolergli bene che era importante e quelle terbo di lei aspetta attende si illude ribili di tutte le volte che lo ha lasciato umicede alla follia liandolo e urlandogli il suo male contro cesare pavese in un ritratto di laura oreni ­ il poeta si propone al lettore e a se nella casa vuota non risuona che il silenstesso come eroe tragico ma ,come di consueto negli elegiazio e forse ripensandoci è meglio così perché altrimenti tornerebbe il ci mi riferisco in particolare alla vicenda ovidiana non è dolore più forte e lancinante di adesso se lei tornasse tornerebbero sensibile ad istanze di tipo morale e ciò si pone in netta conanche le cose cattive i gesti che scuotono il cuore e che non si dimentraddizione con quelli che sono in genere i parametri dell orticano meglio così sì forse meglio l assenza anche se questo silenzio todossia dominante1 la piena consapevolezza del fatto che il il suo silenzio risuona a volte come insopportabile sonorità proprio comportamento si colloca al di fuori dei canoni delse suonasse la voce tornerebbe il dolore l ideologia corrente provoca senso di marginalità e vergogna tornerebbero i gesti nell aria stupita soffrire a tal punto per una donna non porterà né onore né e parole parole alla voce sommessa gratificazioni2 se suonasse la voce anche il palpito breve ­ il poeta è consapevole del fatto che l esperienza d amore del silenzio che dura si farebbe dolore.3 assume un importante valenza educativa per amore il sogil ritorno si farebbe speranza e la speranza che prima tacegetto poetante è spinto a scrivere e comporre ed acquista la va ora avrebbe una voce e un sangue 4 coscienza pur amara della distanza inevitabile tra l io e la e quella voce si riconoscerebbe anche in lontananza al di là realtà tra la propria illusione e la realtà delle distanze degli ostacoli che allontanano e dividono ­ il poeta percepisce quindi chiaramente la propria passione saepe ego cum dominae dulces a limine duro come scambio impari come esperienza del disequilibrio in agnosco voces haec negat esse domi5 tutta la sua ambivalenza È la voce di tina6 così come il poeta la ricorda dopo il ­ il poeta in realtà dietro tutto questo nasconde se stesso e vive bagno nel fiume l amore in modo narcisistico sì perché chi ama troppo in e ascoltare la sua voce leggera parlarmi lentamente come in un sogno a sturani 10 dicembre 1925 10

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l elegia classica e la lirica di pavese la sua voce è ben l unico suono che si ode sull acqua rauca e fresca è la voce di prima7 ogni volta che pavese ripensa alla voce di tina pensa a tutto il tempo che è già passato e che sembra sprecato a tutto il tempo che passa dopo ogni loro incontro a quanto tempo passerà prima del suo ultimo addio la sua voce è quella del tempo che passa che è passato sopra la sua adolescenza e sulla sua giovinezza sì forse più degli occhi la voce c è una melodia nel suono della voce delle donne sempre c è un atmosfera che ricorda i vent anni lontani o lontanissimi ma sempre vivi qui nel cuore un ricordo un rimpianto forse solo l angoscia per questo tempo che passa e non si ferma nell ascoltare la sua voce i pensieri si perdono in azzurre lontananze traspaiono profumi ricorrenti sensazioni e il poeta si accorge che da tempo non sente più nulla che da tempo c è poco di vero in questa vita mentre quella voce risuona dentro nel cuore nel profondo di sé quando pavese ricorda la voce rauca di tina e quando il ricordo si fa dolore è tuttavia interiormente convinto che quel ricordo rinnova il profondo sentimento che provò per lei ,che portò con sé nei mesi del confino che alimentò vanamente le speranze del ritorno perché anche le parole più dure se pronunciate dalla persona amata sono segno d amore dulcis ad hesternas fuerat mihi rixa lucernas vocis et insaniae tot maledicta tuae 8 tanti sono i momenti in cui il poeta si sorprende ancora a parlare con lei in assenza si lei tante sono le notti in cui la chiama si sveglia di soprassalto immaginando di averla ancora vicino tra le mani lì con sé e tornano in mente le parole di ovidio quando nei tristia nella contingenza dell esilio dà adito proprio dolore l istinto è di parlare ancora con la moglie ora lontana nonostante l assenza l istinto è di chiamarla di invocare il suo nome nel sonno te loquor absentem te vox mea nominat unam nulla venit sine te nox mihi nulla dies9 motivo questo già lucreziano a prescindere dall identificazione fisiologica dell elemento della voce che com è logico viene caratterizzata in quanto presenza concretamente corporea cfr de rerum natura vv 524 e ss lucrezio sottolinea come persista pur nella lontananza ineliminabile il ricordo del nome dell amata nam si abest quod ames praesto simulacra tamen sunt illius et nomen dulce obversatur ab auris.10 e saranno molti gli amori che renderanno infelice l uomo pavese cambieranno i nomi delle molte donne amate invano e di ognuna la voce rimane un ricordo inalienabile la voce di lei diventa mito ineliminabile come tutto ciò che è archetipo memoriale un immagine primordiale a cui si ripensa sempre come la terra il mare o il silenzio sei come le voci della terra ­ l urto della secchia nel pozzo la canzone del fuoco il tonfo di una mela le parole rassegnate e cupe sulle soglie il grido del bimbo ­ le cose che non passano mai.11 come di consueto la donna diviene figura emblema di quel paesaggio ideale e idealizzato che resta mito interiore allora la sua voce esce dalle colline diventa sentore presenza del passato forse dell infanzia la chiameremmo madre ricordo della scoperta primigenia della natura era intorno il sentore di queste colline più profondo dell ombra e d un tratto suonò come uscisse da queste colline una voce più netta e aspra insieme una voce di tempi perduti.12 laddove la sua voce rappresenta una dichiarazione dell incomunicabilità e dell insufficienza dell amore di fronte al reale che è allo stesso tempo motivo dell amato inconoscibile cellula germinale di tutta la produzione pavesiana anche il mare adesso gli ricorda lei il mare con la sua voce lamentosa di un lamento che nessuno potrà mai capire così la voce della donna ricorda a pavese il brontolio del mare che si traduce in una sensazione di pena sorda e insidiosa un insidia che non ammette più l odio o tutto ciò che è inutile passione ma la consapevolezza di un comune destino sotto un povero cielo contro quella voce l anima di pavese combatte e combatterà sempre fino a risolversi nella morte da sempre cercata sempre vieni dal mare e ne hai la voce roca sempre hai occhi segreti d acqua viva tra i rovi e fronte bassa come cielo basso di nubi ogni volta rivivi come una cosa antica e selvaggia che il cuore già sapeva e si serra13 e il paragone tra la propria passione d amore e il mare con le sue tempeste è presente appunto nella tradizione elegiaca la donna è mutevole e volubile i suoi capricci fanno di ogni relazione un ardua traversata l uomo è in balia di un destino che spesso non riesce a controllare quid folia arboribus quid pleno sidera caelo in freta collectas alta quid addis aquas?14 come suggerisce veyne inoltre a roma gli spasimanti si proclamavano gladiatori non perché i gladiatori anche se uomini liberi erano vincolati da un contratto esorbitante che autorizzava il loro impresario ad esercitare su di essi sevizie e violenze di ogni genere anche estreme e del resto amare significa nell ottica degli elegiaci imparare quanto sia pesante la schiavitù per lo più noi riconosciamo alla sola voce anche senza vederle le persone da noi conosciute per molteplici che siano le nostre conoscenze per minima che sia la diversità di tale o tal altra voce da un altra per pochissimo che noi abbiamo praticate quelle tali persone o praticatala pure una sola volta effetti dell assuefazione dell attenzione parziale o minuta 15 la memoria corre dunque al caro leopardi che ,come molti di 11

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l elegia classica e la lirica di pavese noi anche pavese amava moltissimo e di cui condivide l importanza assegnata al tema della voce del canto canto di verginella assiduo canto che da chiuso ricetto errando vieni per le quiete vie come sì tristo suoni agli orecchi miei perché mi stringi sì forte il cor che a lacrimar m induci e pur lieto sei tu voce festiva de la speranza ogni tua nota il tempo aspettato risuona or così lieto al pensier mio sembri un lamento e l alma mi pungi di pietà cagion di affanno torna il pensier de la speranza istessa a chi per prova la conobbe16 quando apparisti tu penavo nelle viscere profonde di una caverna senz aria e senza uscita brancicavo nel buio agonizzando e udivo un rantolo aleggiare come il pulsare di un impercettibile uccello appresi a riposare sulla tua spalla e a scendere per fiumi e per pendii ad intrecciarmi sui rami distesi e a far del sonno la mia dolce morte archi m apristi e i miei anni fioriti appena uscisti alla luce giacevano sotto l amore della tua stretta ombra aprendo il cuore al vento libero e accordandolo col verde suono del tuo già potevo dormire già svegliarmi sapendo che non penavo in una caverna oscura brancicando senz aria e senza uscita perché in fine eri apparsa.17 splendido passaggio questo di rafael alberti in cui la rappresentazione dell epifania della donna apporta al poeta il senso della vita e della gioia dopo un attesa sospesa di vuoto e di nulla l amore qui vissuto come sentimento universale della scoperta della natura di una natura per lo più mediterranea e solare che viene posseduta fino in fondo ricorda da vicino il carme lxviii di catullo in cui lesbia appare sulla soglia candida dea in una magica aura di luce nient altro può reggere il suo confronto che un eroina consacrata dal mito la splendida e fedelissima laodamia lesbia non è altrettanto fedele ma nella trasfigurazione del ricordo e nell esaltazione del paragone mitico non c è spazio per questo particolare certo in quel carme il fulgore gioioso dell amore è solo un attimo epifanico appunto quo mea se molli candida diva pede intulit et trito fulgentem in limine plantam innixa arguta constituit solea coniugis ut quondam flagrans advenit amore protesilaeam laudamia domum inceptam frustra nondum cum sanguine sacro hostia caelestis pacificasset eros.18 in pavese anche nei rari momenti di esaltazione quelli che precedono gli incontri che allargano e illuminano il cielo e aprono ai colori e alle speranze l attesa dell incontro si traduce in attesa della sua voce che è l essenza di lei sarà questa la voce che salirà le scale le finestre sapranno l odore della pietra e dell aria mattutina s aprirà una porta il tumulto delle strade sarà il tumulto del cuore nella luce smarrita sarai tu ­ ferma e chiara.19 ed è la scrittura sono queste voci di lettura che terranno in vita il rapporto nella lontananza utque solebamus consumere longa loquendo tempora sermoni deficiente die sic fera tac referat tacitas nunc littera voces et peragant linguae charta manusque vices20 note 1 fiorella baldinotti la deianira ovidiana atheneum 2009 pag 25 e ss 2 per un analisi dettagliata dei parametri paradigmatici dei comportamenti elegiaci cfr paul veyne la poesia l amore l occidente il mulino 85 ix capitolo pagg.221 e ss 3 da lavorare stanca la voce 4 da verrà la morte e avrà i tuoi occhi you wind of march 5 così tibullo riconosce la voce dell amata al di là della porta che resta chiusa in ii,6 vv.48 e ss 6 tina pizzardo 7 lavorare stanca paesaggio iv 8 così properzio a cinzia iii,8 a,2 9 ov tristia iii,3,17-18 10 de rerum natura vv.1061-62 11 da verrà la morte hai viso di pietra di pietra scolpita 12 da lavorare stanca incontro 13 da la terra e la morte sempre vieni dal mare 14 ovidio amores ii,10,vv.13-14 15 zibaldone 2564 16 leopardi il canto della verginella 17 rafael alberti ritorni dell amore di poco apparso per un confronto alberti-pavesecatullo vedere anche agnello-orlando un poeta e il suo mondo catullo palumbo 2003 pagg 154 e ss 18 catullo carme 68 19 da verrà la morte passerò in piazza di spagna 20 ovidio tristia 5,13,vv.27-30 bibliografia leopardi zibaldone edizione fotografica dell autografo con gli indici e lo schedario a cura di e.peruzzi s.n.s 1994 mc carren v.p a critical concordance to catullus e.j brill 77 schmeisser b a concordance to the elegies of propertius verlag dr h.a gerstenberg ­ heildesheim 72 tibullo le elegie fondazione lorenzo valla am editore 1980 12

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padre baravalle e cesare pavese una visita senza tempo di nina lavieri spiacente ­ disse padre baravalle al giornalista che insistentemente lo voleva intervistare ­ questo pensiero mi addolora molto so che cesare pavese mi cercò in quei giorni e non mi trovò lo cercai anch io ma mi accadde la stessa cosa non riuscii a contattarlo padre baravalle fu il primo ad emettere un suono articolato di parole piene di emozioni e disse eccomi qua finalmente cesare non so quanti anni umani ho camminato per raggiungerti ed io non so quanto tempo umano ti ho atteso ma finalmente sei qui l alba era una luce ancora fioca in alcuni punti sembra ora se vuoi ­ disse il padre ­ potremmo anche darci del va zucchero filato la strada aveva il chiarore tenue dell altu dopo aver superato la soglia del tempo umano non ti ba ed appariva come fosse ancora illuminata dalla luna già pare molto alta nel cielo pronta a lasciare spazio al sole ma la ma con piacere padre volevo chiederglielo anch io sua luce filtrava insistente attraverso quella densità quasi quale grande piacere rivederti vieni qui al termine dello fluida ed il sole stentava a farsi strada dentro la magica scalone c è una grande sala con l mio studio dove possiadensità lunare in fondo il sole e la luna erano in perenne mo sederci intorno al tavolo pieno di carte e libri un po in rincorsa e molto raramente si potevano incontrare eccetto disordine,ma dove possiamo riprendere le nostre conversain quelle ore particolari di albe appena accennate e di trazioni rimaste in sospeso e parlare ancora di dio si di dio monti sfumati ti ricordi come ero entusiasta di parlare di dio con te in lontananza all inizio della strada in salita un omcome potrei non ricordarlo cesare È anche a causa di bra si mosse e lentamente si incamminò verso un luogo questo profondo ricordo che ho intrapreso questo viaggio sconosciuto alla silhouette che si muoveva un po incerdopo avere avuto la grazia della concessione ta ad un tratto di fronte a lui si mate È proprio così padre tu me lo avevi rializzò la visione di un palazzo che aveva detto mi avevi detto che ci si deve umiliare lo stesso colore dell alba e dal quale arrinel chiedere una grazia per poi scoprire l invava una musica sottile e penetrante mista tima dolcezza del regno di dio quasi si al dolce canto di piccoli uccelli bianchi dimentica però ciò che si chiedeva e riperche volavano e cinguettavano emanando correndo il ricordo si vorrebbe godere semuna musica divina pre di quello sgorgo di divinità fu questo l ombra si avvio verso un viale con albetuo messaggio che mi entrò nell anima e ri dalle foglie d argento spinse il cancello segnò la strada per giungere alla fede ed il satinato ed entrò di fronte c era uno scalomio modo di essere fedele a dio dopo averne con gradini ampi e bassi di marmo rosa lo incontrato attraverso un lungo e duro cesare pavese in cima allo scalone c era una figura di cammino e scoprire che il silenzio di dio uomo alto e snello vestito con un abito a doppio petto griqui ha suoni e messaggi incomparabili che non si possono gio ed una sigarette accesa in una mano l uomo vide l omdescrivere e tu lo sai il cammino è stato senza alcuna posbra che man mano che si avvicinava prendeva forma sibilità di definizione del tempo poiché l infinito non ha umana ed indossava una tonaca nera con infiniti bottoni tempo è tempo non tempo il tempo in questa dimensioneri ma lucidi che partivano dall attaccatura del colletto ne non esiste ma è stato ed è pieno di grandi avvenimenti bianco fino a coprirgli le scarpe ho attraversato le lunghe notti profonde dove non vi era cesare lo vedeva in piena luce ora ed un senso di tonfo nessuna forma o bagliore di luce solo alcune lontanissime fisico gli schiacciò il petto quando si rese conto che da stelle che apparivano come puntini di spilli fissi senza quell ombra presa in pieno dal chiarore gli apparvero le alcun tremolio infinitamente lontane ed intorno un nero sembianze di padre baravalle cesare scese le scale gli andò compatto ed a tratti rigido e duro come l ardesia e nessun incontro si avvicinò a quella figura da lui tanto attesa si tipo di suono o rumore lungo questa dimensione ho trovarono l uno di fronte all altro si guardarono a lungo e incontrato molti uomini che sulla terra erano stati illustri rimasero muti per alcuni secondi poi si abbracciarono personaggi i quali stavano me compreso in piedi fermi 13

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