J.K.Rowling - Harry Potter e la camera dei segreti

 

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Il secondo libro della saga del maghetto

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j.k rowling harry potter e la camera dei segreti harry potter and the chamber of secrets 1998 a séan p.f harris artista della fuga e amico dei temporali capitolo 1 il peggior compleanno non era la prima volta che scoppiava un litigio durante la colazione al numero 4 di privet drive il signor vernon dursley era stato svegliato all alba da un fischio acutissimo proveniente dalla camera di suo nipote harry «tre volte in una settimana!» tuonò dall altra parte del tavolo «se non riesci a tenere a bada quella civetta dovrà andarsene!» ancora una volta harry provò a spiegare «si annoia» disse «edvige è abituata a volare all aperto se solo potessi lasciarla libera di notte » «ma mi hai preso per scemo?» ringhiò zio vernon con un pezzetto di uovo fritto impigliato nei baffoni «so bene cosa succederebbe a lasciar libero quell animale» e scambiò un occhiata cupa con la moglie petunia harry tentò di replicare ma le sue parole furono sommerse da un rutto lungo e sonoro di suo cugino dudley «voglio ancora bacon» «ce n è tanto nella padella tesoruccio» disse zia petunia posando uno sguardo tenero sul suo grasso figliolo «devi mangiare finché sei a casa la mensa di quella scuola non mi convince affatto » «sciocchezze petunia io non ho mai avuto fame quando ero a snobkin» disse zio vernon accalorandosi «dudley mangia abbastanza non è vero figliolo?» dudley così grasso che il sederone gli debordava da entrambi i lati della sedia si voltò con un ghigno verso harry «passami la padella» «hai dimenticato la parola magica» lo rimbeccò harry quelle parole ebbero un effetto incredibile sul resto della famiglia du-

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dley boccheggiò e cadde dalla sedia con un tonfo che fece tremare tutta la cucina la signora dursley lanciò un gridolino e si mise le mani sulla bocca il signor dursley balzò in piedi con le vene delle tempie che gli pulsavano «intendevo per favore » rispose harry precipitosamente «non volevo dire » «cosa ti avevo detto?» tuonò suo zio spruzzando saliva su tutta la tavola «in questa casa la parola m non la voglio sentire!» «ma io » «e come osi minacciare dudley!» ruggì zio vernon nello stesso tono battendo il pugno sul tavolo «io volevo solo » «ti ho avvertito non tollero che si nomini la tua anormalitÀ sotto questo tetto!» lo sguardo di harry passò dal volto paonazzo dello zio a quello pallido della zia che cercava di aiutare dudley a rimettersi in piedi «d accordo» disse harry «d accordo » zio vernon tornò a sedersi ansimando come un rinoceronte sfiatato e guardando harry di traverso con i suoi occhietti penetranti da quando harry era tornato a casa per le vacanze estive zio vernon lo aveva trattato come una bomba sul punto di esplodere perché harry non era un ragazzo normale anzi era la quintessenza dell anormalità harry potter era un mago un mago fresco di studi visto che aveva frequentato il primo anno a hogwarts la scuola di magia e stregoneria ma se i dursley non erano contenti di riaverlo a casa per le vacanze la loro scontentezza era niente in confronto a quel che provava harry hogwarts gli mancava così tanto che era come avere costantemente mal di stomaco gli mancava il castello con i suoi passaggi segreti e i suoi fantasmi le lezioni anche se magari non quelle di piton il professore di pozioni la posta consegnata via gufo i banchetti nella sala grande i sonni nel suo letto a baldacchino nel dormitorio della torre le visitine al guardiacaccia hagrid nella capanna vicino alla foresta proibita e soprattutto il quidditch lo sport più popolare nel mondo dei maghi sei alti pali alle porte quattro palle volanti e quattordici giocatori a cavallo di un manico di scopa tutti i libri di magia la bacchetta magica gli abiti il calderone e il suo superbo manico di scopa nimbus duemila erano stati chiusi a doppia

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mandata da zio vernon in un armadio nel sottoscala nel momento stesso in cui harry era arrivato a casa che gliene importava ai dursley se lui perdeva il ruolo nella squadra di quidditch perché non si era allenato per tutta l estate era forse affar loro se tornava a scuola senza aver fatto i compiti delle vacanze i dursley erano quello che i maghi chiamavano babbani senza neanche una goccia di sangue di mago nelle vene e per loro un mago in famiglia rappresentava la vergogna più nera zio vernon aveva addirittura messo un lucchetto alla gabbia di edvige la civetta di harry per impedirle di portare messaggi a chiunque facesse parte del mondo dei maghi harry non assomigliava affatto al resto della famiglia zio vernon era grasso e senza collo con enormi baffi neri zia petunia aveva una faccia cavallina ed era tutta pelle e ossa dudley era biondo e roseo come un porcello harry al contrario era piccolo e magro con brillanti occhi verdi e capelli nerissimi sempre arruffati portava occhiali rotondi e sulla fronte aveva una sottile cicatrice a forma di saetta era quella cicatrice a rendere harry cosi fuori dall ordinario anche fra i maghi era l unico segno del suo misterioso passato della ragione per cui undici anni prima era stato deposto davanti alla porta di casa dursley all età di un anno harry era scampato a una maledizione lanciata dal più grande stregone di tutti i tempi voldemort un nome che la maggior parte delle streghe e dei maghi non osava ancora pronunciare l attacco sferrato da voldemort era costato la vita ai genitori di harry ma lui si era salvato con la sua cicatrice a forma di saetta e per qualche ragione nessuno sapeva perché i poteri di voldemort erano andati distrutti nel momento stesso in cui non era riuscito a uccidere il ragazzo harry quindi era stato allevato dalla sorella della defunta madre e da suo marito aveva trascorso dieci anni con i dursley senza mai capire perché gli accadesse di far succedere cose strane senza averne l intenzione e credendo alla storia che gli avevano raccontato i dursley che cioè quella cicatrice se l era procurata nell incidente d auto in cui erano morti i suoi genitori e poi esattamente un anno prima harry aveva ricevuto una lettera da hogwarts e aveva scoperto la verità harry era andato a occupare il posto che gli spettava nella scuola dei maghi dove lui e la sua cicatrice erano famosi ma ora l anno scolastico era finito e lui era tornato dai dursley per le vacanze estive a essere trattato come un cane rognoso i dursley non si erano neanche ricordati che quel giorno era il suo dodi-

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cesimo compleanno non che lui ci avesse sperato molto da loro non aveva mai ricevuto un regalo per non parlare di una torta ma ignorarlo del tutto in quel preciso momento zio vernon si schiarì la gola con aria sussiegosa e disse «allora come tutti sappiamo oggi è un giorno molto importante» harry sollevò lo sguardo senza osar credere alle proprie orecchie «oggi potrei concludere l affare più grosso della mia carriera» proseguì zio vernon harry tornò a concentrarsi sul suo pane tostato ma certo pensò con amarezza zio vernon si riferisce a quella stupida cena erano due settimane che non parlava d altro un ricco costruttore sarebbe venuto a cena con la moglie e zio vernon sperava di ottenere da lui un ordine importante la ditta di zio vernon produceva trapani «penso che dovremmo ripassare il programma ancora una volta» disse zio vernon «dovremo essere tutti ai nostri posti per le otto in punto petunia tu sarai » «in salotto» disse zia petunia prontamente «per dare loro il benvenuto» «molto bene e dudley?» «io gli aprirò la porta» dudley sfoderò un sorriso ebete e ottuso «prego signori mason volete darmi i soprabiti?» «oh li lascerai senza fiato!» gridò zia petunia in estasi «ottimo dudley» disse zio vernon quindi si rivolse a harry «e tu?» «io me ne starò in camera mia senza il minimo rumore e facendo come se non esistessi» disse harry con voce inespressiva «proprio così» disse zio vernon acido «io li farò accomodare in salotto gli presenterò te petunia e gli verserò da bere alle otto e un quarto » «io annuncerò che la cena è servita» disse zia petunia «e tu dudley dirai » «mi permette di accompagnarla in sala da pranzo signora mason?» disse dudley offrendo il suo braccione a una donna invisibile «il mio piccolo gentiluomo perfetto!» sospirò zia petunia «e tu?» chiese malignamente zio vernon a harry «io me ne starò in camera mia senza il minimo rumore e facendo come se non esistessi» ripeté harry in tono piatto «precisamente ora durante la cena dovremmo cercare di fare qualche bel complimento petunia ti viene in mente qualcosa?» «vernon mi dice che lei gioca a golf splendidamente signor mason la

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prego signora mason dove ha trovato quel bellissimo vestito?» «perfetto dudley?» «che ne dici di questo signor mason a scuola abbiamo fatto un tema su eroi del nostro tempo e io ho parlato di lei » questo era davvero troppo sia per zia petunia che per harry lei scoppiò in lacrime e abbracciò il figlio harry scoppiò a ridere e si ficcò sotto il tavolo per non farsi vedere «e tu ragazzo?» harry riemerse sforzandosi di rimanere impassibile «io me ne starò in camera mia senza il minimo rumore e facendo come se non esistessi» disse «e ci mancherebbe altro!» disse zio vernon con forza «i mason non sanno niente di te né sapranno mai quando la cena sarà finita tu petunia riaccompagnerai la signora mason in salotto per il caffè e io porterò la conversazione sui trapani con un po di fortuna avrò in mano il contratto firmato e controfirmato prima del telegiornale delle dieci domani a quest ora staremo trattando l acquisto di una casa a maiorca» la notizia non eccitò minimamente harry non pensava che sarebbe andato più a genio ai dursley a maiorca che a privet drive «bene io vado in centro a ritirare gli smoking per dudley e per me quanto a te» ringhiò a harry «vedi di non stare tra i piedi di tua zia mentre fa le pulizie» harry usci dalla stanza passando per la porta sul retro era una luminosa giornata di sole attraversò il prato e si lasciò cadere sulla panchina del giardino canticchiando tra sé «tanti auguri a me tanti auguri a me » niente cartoline niente regali e per giunta avrebbe trascorso la serata a far finta di non esistere il suo sguardo sconsolato si posò sulla siepe non si era mai sentito cosi solo più di qualsiasi altra cosa avesse lasciato a hogwarts più ancora del quidditch harry aveva nostalgia dei suoi migliori amici ron weasley e hermione granger ma loro non sembravano sentire la sua mancanza nessuno dei due gli aveva scritto per tutta l estate anche se ron aveva detto che lo avrebbe invitato a passare qualche giorno da lui migliaia di volte harry era stato sul punto di aprire con la magia la gabbia di edvige e di mandarla da ron e da hermione con una lettera ma non valeva la pena rischiare ai maghi minorenni non era permesso di fare incantesimi fuori della scuola questo ai dursley non lo aveva detto sapeva che solo il terrore di venire trasformati in scarafaggi li aveva trattenuti dal chiudere anche lui nell armadio del sottoscala insieme alla bacchetta magi-

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ca e al manico di scopa durante le ultime due settimane harry si era divertito a farfugliare tra sé parole senza senso e guardare dudley catapultarsi fuori dalla stanza a tutta la velocità permessa dalle sue gambe grasse ma il lungo silenzio di ron e di hermione aveva fatto sentire harry così tagliato fuori dal mondo della magia che anche tormentare dudley aveva perso il suo fascino e ora ron e hermione avevano dimenticato il suo compleanno che cosa non avrebbe dato per ricevere un messaggio da hogwarts da un mago o da una strega qualsiasi sarebbe stato contento perfino di vedere il suo più acerrimo nemico draco malfoy solo per assicurarsi di non essersi sognato tutto non che l anno trascorso a hogwarts fosse stato tutto rose e fiori alla fine dell ultimo trimestre harry si era trovato faccia a faccia nientemeno che con voldemort in persona voldemort poteva anche essere un relitto di ciò che era stato ma era ancora terrificante scaltro determinato a riconquistare il potere ancora una volta harry era riuscito a sfuggire alle sue grinfie ma per un pelo e anche adesso a distanza di molte settimane il ragazzo continuava a svegliarsi di notte coperto di sudore freddo chiedendosi dove fosse voldemort in quel momento senza riuscire a dimenticare quel volto livido quegli occhi folli e sbarrati d un tratto harry si drizzò a sedere sulla panchina del giardino aveva continuato a fissare distrattamente la siepe e quella ricambiava il suo sguardo tra le foglie erano apparsi due enormi occhi verdi harry balzò in piedi e in quello stesso momento una voce beffarda lo raggiunse dall altra parte del prato «io lo so che giorno è oggi» cantilenò dudley caracollando verso di lui i grandi occhi ammiccarono e scomparvero «cosa?» disse harry senza distogliere lo sguardo dal punto in cui li aveva visti «io lo so che giorno è oggi» ripeté dudley che ormai lo aveva raggiunto «ma bravo» disse harry «hai imparato i giorni della settimana?» «oggi è il tuo compleanno» sibilò dudley «come mai non hai ricevuto nessuna cartolina non ti sei fatto neanche un amico in quel posto di svitati?» «meglio che tu non ti faccia sentire da tua madre a parlare della mia scuola» disse harry in tono glaciale dudley si tirò su i pantaloni che gli calavano sotto il sederone «perché fissi la siepe?» chiese sospettoso.

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«sto cercando l incantesimo migliore per appiccarle il fuoco» disse harry dudley indietreggiò all istante incespicando con il panico stampato in faccia «t-tu non puoi papà t-ti ha d-detto che non d-devi fare magie ha ddetto che t-ti b-butta fuori di casa e tu non hai un posto dove andare non hai amici che ti accolgano » «nomen omen!» disse harry con voce stentorea «hocus pocus arty morty » «mamma!» urlò dudley incespicando nei propri piedi mentre si precipitava verso casa «mamma harry sta facendo quella cosa lì!» harry pagò caro quell attimo di divertimento visto che né dudley né la siepe avevano riportato alcun danno zia petunia capì che in realtà lui non aveva fatto nessuna magia tuttavia harry dovette chinarsi per schivare il colpo di una padella insaponata sulla testa poi zia petunia lo mise al lavoro con l avvertimento che non avrebbe mangiato fin quando non avesse finito mentre dudley ciondolava in giro mangiando gelati harry pulì i vetri lavò l auto falciò il prato e rassettò le aiuole potò e annaffiò le rose e ridipinse la panchina del giardino il sole sfolgorante gli bruciava la nuca harry sapeva che non avrebbe dovuto cadere nel tranello di dudley ma lui aveva detto esattamente quel che harry rimuginava dentro di sé forse era vero che non aveva neanche un amico a hogwarts come vorrei che vedessero il famoso harry potter adesso pensava furibondo mentre spargeva concime sulle aiuole tutto sudato e con la schiena dolorante erano le sette e mezzo di sera quando finalmente esausto udì zia petunia che lo chiamava «vieni qui e bada a mettere i piedi sul giornale!» harry fu felice di raggiungere la penombra della cucina tirata a lucido in cima al frigorifero troneggiava il dolce preparato per la cena un immensa montagna di panna montata guarnita di violette di zucchero un arrosto di maiale stava sfrigolando in forno «mangia svelto i mason saranno qui tra poco!» lo incalzò zia petunia indicando due fette di pane e un pezzo di formaggio sul tavolo di cucina lei indossava già un abito da cocktail rosa salmone harry si lavò le mani e trangugiò il suo misero pasto appena ebbe ingoiato l ultimo boccone zia petunia fece sparire il suo piatto «e ora fila di

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sopra!» passando davanti alla porta del salotto harry intravide zio vernon e dudley in cravatta a farfalla e smoking era appena arrivato al pianerottolo quando il campanello suonò e la faccia furibonda di zio vernon apparve in fondo alle scale «ricorda ragazzo un solo rumore e » harry raggiunse la sua camera da letto in punta di piedi vi scivolò dentro chiuse la porta e si voltò per buttarsi sul letto peccato che il suo letto fosse già occupato capitolo 2 l avvertimento di dobby harry riuscì a non cacciare un urlo ma ci andò molto vicino la piccola creatura che si trovava sul letto aveva enormi orecchie da pipistrello e due occhi verdi sporgenti grandi come palle da tennis harry capì all istante che era stato lui quella mattina a guardarlo attraverso la siepe del giardino mentre si squadravano a vicenda harry udì la voce di dudley nell ingresso «prego signori mason volete darmi i soprabiti?» la creatura scivolò giù dal letto e fece un inchino così profondo da toccare la moquette con la punta del suo naso lungo e sottile harry notò che indossava qualcosa di simile a una vecchia federa con degli strappi da cui uscivano le braccia e le gambe «ehm salve» disse nervoso «harry potter» disse la creatura con voce così acuta da trapanare i muri «È tanto tempo che dobby voleva conoscerla signore e un tale onore » «g-grazie» disse harry sgattaiolando lungo la parete e sprofondando nella sedia davanti alla scrivania vicino alla gabbia di edvige avrebbe voluto chiedere che cosa sei ma pensando che suonasse poco gentile disse invece «chi sei?» «dobby signore solo dobby l elfo domestico» disse la creatura «ma davvero?» disse harry «ehm non vorrei sembrarti sgarbato ma questo per me non è il momento migliore per avere un elfo domestico in camera » dal salotto risuonò la risata stridula e falsa di zia petunia l elfo chinò il capo.

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«non che non mi faccia piacere conoscerti» si affrettò a dire harry «ma sei qui per qualche ragione precisa?» «oh sì signore» rispose dobby tutto compunto «dobby è venuto a dirle signore è difficile signore dobby non sa da che parte cominciare» «accomodati» disse cortesemente harry indicandogli il letto con grande orrore di harry l elfo scoppiò in un pianto molto rumoroso «s-sedermi?» gemette la creatura «mai mai e poi mai » harry credette di sentire le voci di sotto farsi più basse «mi dispiace» bisbigliò «non volevo offenderti» «offendere dobby?» singulto l elfo «mai un mago ha chiesto a dobby di accomodarsi da pari a pari » harry cercando di zittirlo e confortarlo al tempo stesso lo spinse sul letto dove l elfo si sedette in preda ai singhiozzi simile a una bambola grossa e brutta finalmente riuscì a controllarsi e rimase seduto fissando harry con i grandi occhi carichi di lacrimosa adorazione «devi aver conosciuto dei maghi molto maleducati» disse harry cercando di fargli tornare un po d allegria dobby scosse la testa poi all improvviso saltò su e prese furiosamente a capocciate la finestra gridando «cattivo dobby cattivo dobby!» «no che cosa stai facendo?» sibilò harry balzando in piedi e risospingendolo sul letto intanto edvige si era svegliata con un grido particolarmente acuto e aveva iniziato a sbattere furiosamente le ali contro le sbarre della gabbia «dobby doveva punirsi signore» disse l elfo che era diventato strabico a furia di testate «dobby ha quasi parlato male della famiglia signore » «la tua famiglia?» «la famiglia di maghi di cui dobby è al servizio signore dobby è un elfo domestico costretto a servire per sempre una sola casa e una sola famiglia » «loro sanno che sei qui?» chiese harry curioso dobby rabbrividì «oh no signore no dobby dovrà punirsi molto severamente per essere venuto a trovarla signore dobby dovrà chiudersi le orecchie nello sportello del forno per quel che ha fatto se mai loro venissero a saperlo signore » «ma non si accorgeranno che ti chiudi le orecchie nello sportello del forno?» «dobby ne dubita signore dobby deve continuamente punirsi per qual-

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cosa signore e loro lasciano fare dobby signore a volte gli ricordano di darsi qualche castigo in più » «ma perché non te ne vai perché non scappi?» «un elfo domestico deve ottenerla la libertà signore e la famiglia non darà mai la libertà a dobby dobby servirà la famiglia fino alla morte signore » harry lo guardava con tanto d occhi «e pensare che credevo non ci fosse niente di peggio del dover restare qui per altre quattro settimane» disse «a sentire te i dursley mi sembrano quasi umani non c è nessuno che possa aiutarti non posso aiutarti io?» subito dopo harry desiderò di non aver parlato dobby si sciolse di nuovo in gemiti di gratitudine «ti prego» bisbigliò harry freneticamente «ti prego non far rumore se i dursley sentono qualcosa se si accorgono che sei qui » «harry potter chiede se può aiutare dobby dobby ha sentito parlare della sua grandezza signore ma della sua bontà dobby non sapeva niente » harry che si sentiva il viso decisamente in fiamme disse «qualsiasi cosa tu abbia sentito dire sulla mia grandezza sono tutte stupidaggini non sono neanche il primo del mio corso a hogwarts hermione lo è lei sì che » ma si interruppe subito perché pensare a hermione gli faceva male al cuore «harry potter è umile e modesto» disse dobby reverente e i suoi occhi rotondi erano raggianti «harry potter non parla del suo trionfo su coluiche-non-deve-essere-nominato» «chi voldemort?» chiese harry dobby si mise le mani sulle orecchie da pipistrello e mugolò «ah non pronunci quel nome signore non pronunci quel nome!» «scusa» si affrettò a dire harry «conosco molte persone a cui non piace il mio amico ron per esempio » ma si interruppe di nuovo anche il pensiero di ron gli faceva male dobby si chinò verso harry gli occhi spalancati come fari «dobby ha sentito dire» disse con voce rauca «che harry potter ha incontrato l oscuro signore una seconda volta appena poche settimane fa che harry potter è riuscito a sfuggirgli di nuovo!» harry annui e subito gli occhi di dobby si riempirono di lacrime «ah signore!» ansimò asciugandosi la faccia con l angolo della federa

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lercia che aveva addosso «harry potter è valente e audace ha già affrontato coraggiosamente così tanti pericoli ma dobby è venuto per proteggere harry potter per avvertirlo anche se poi gli toccherà chiudersi le orecchie nello sportello del forno harry potter non deve tornare a hogwarts» ci fu un silenzio rotto solo dal tintinnio delle posate proveniente dalla sala da pranzo e dal ronzio lontano della voce di zio vernon «co-cosa?» balbettò harry «ma io devo tornarci l anno scolastico inizia il primo di settembre e l unica cosa che mi aiuta ad andare avanti tu non sai com è qui io non appartengo a questo posto appartengo al vostro mondo a hogwarts» «no no no!» squitti dobby scuotendo la testa così forte da far sbatacchiare le orecchie di qua e di là «harry potter deve rimanere qui dove è al sicuro lui è troppo grande troppo buono per essere perduto se harry potter torna a hogwarts correrà un pericolo mortale» «perché?» chiese harry stupito «c è un complotto harry potter un complotto per far succedere le cose più terribili quest anno alla scuola di magia e stregoneria di hogwarts» sussurrò e prese a tremare all improvviso «dobby lo sa da mesi signore harry potter non deve mettersi in pericolo lui è troppo importante signore!» «quali cose terribili?» si affrettò a chiedere harry «e chi sta complottando?» dobby emise un buffo singhiozzo e picchiò disperatamente la testa contro il muro «basta così!» gridò harry afferrando l elfo per un braccio «non puoi dirlo capisco ma perché stai avvertendo proprio me?» un pensiero improvviso e spiacevole gli attraversò la mente «aspetta un po è qualcosa che ha a che fare con vol scusa con tu-sai-chi è vero basta che tu faccia di sì o di no con la testa» aggiunse in fretta perché la testa di dobby tornò a lanciarsi pericolosamente contro il muro lentamente dobby scosse il capo «no non colui-che-non-deve-essere-nominato signore» gli occhi di dobby erano spalancati e sembrava cercassero di suggerire qualcosa ma harry era completamente in alto mare «non ha un fratello per caso?» dobby scosse il capo e i suoi occhi erano più spalancati che mai «be non riesco a pensare a nessun altro che possa far succedere cose

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orribili a hogwarts» disse harry «voglio dire prima di tutto c è silente lo sai chi è silente non è vero?» dobby annuì «albus silente è il più grande direttore che hogwarts abbia mai avuto dobby lo sa signore dobby ha sentito dire che silente è grande quanto colui-che-non-deve-essere-nominato quando era al culmine della sua forza ma signore» e qui la voce di dobby divenne un sussurro concitato «ci sono poteri che silente non può poteri che nessun mago per bene » e prima che harry potesse fermarlo dobby saltò giù dal letto afferrò la lampada dalla scrivania e cominciò a darsela in testa con guaiti assordanti di sotto si fece un improvviso silenzio un attimo dopo harry con il cuore che gli batteva furiosamente in petto udi zio vernon andare nell ingresso dicendo «ancora una volta dudley deve aver lasciato la televisione accesa quel monello!» «svelto nell armadio!» sussurrò harry spingendoci dentro dobby richiudendo lo sportello e infilandosi a letto proprio nel momento in cui la maniglia della porta si abbassava «che cosa diavolo stai facendo?» disse zio vernon digrignando i denti e avvicinando orribilmente il viso a quello di harry «mi hai appena rovinato il finale della barzelletta sul golfista giapponese ancora un rumore e ti faccio pentire di essere nato!» e uscì dalla stanza col passo pesante dei suoi piedi piatti harry tutto tremante fece uscire dobby dall armadio «lo vedi come si vive qui?» disse «lo capisci perché devo tornare a hogwarts È l unico posto dove ho be dove penso di avere degli amici» «amici che neanche scrivono a harry potter?» disse dobby maliziosamente «suppongo che abbiano aspetta un attimo» disse harry aggrottando la fronte «come fai a sapere tu che i miei amici non mi hanno scritto?» dobby si dondolò sui piedi «harry potter non deve arrabbiarsi con dobby dobby lo ha fatto per il suo bene » «hai intercettato le mie lettere?» «dobby ce le ha qui signore» disse l elio allontanandosi agilmente dalla portata di harry tirò fuori dalla federa che aveva indosso un gran fascio di buste harry riconobbe la scrittura nitida di hermione gli scarabocchi disordinati di ron e anche due righe buttate giù in fretta che sembravano di hagrid il guardiacaccia di hogwarts.

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dobby sbirciò harry con ansia «harry potter non deve arrabbiarsi dobby sperava se harry potter pensava di essere stato dimenticato dagli amici forse harry potter non avrebbe più voluto tornare a scuola signore » ma harry non lo ascoltava cercò di afferrare le lettere ma con un salto dobby si portò fuori tiro «harry potter le avrà signore se darà a dobby la sua parola d onore che non tornerà a hogwarts ah signore è un rischio che non deve affrontare dica che non ci tornerà signore!» «no!» disse harry infuriato «dammi le lettere dei miei amici!» «allora harry potter non lascia a dobby altra scelta» disse l elfo tristemente prima che harry potesse fare un gesto dobby era volato verso la porta della camera l aveva spalancata e si era fiondato giù per le scale con la bocca secca lo stomaco stretto harry si precipitò dietro di lui cercando di non far rumore saltò a pie pari gli ultimi sei gradini atterrò come un gatto sul tappeto dell ingresso e si guardò intorno in cerca dell elfo dal salotto udiva la voce di zio vernon che diceva « signor mason racconti a petunia quella buffissima storiella degli idraulici americani lei muore dalla voglia di sentirla » harry corse in cucina e il cuore gli si fermò il capolavoro di pasticceria di zia petunia la montagna di panna cosparsa di violette di zucchero stava galleggiando in aria vicino al soffitto in cima a un armadio nell angolo stava accovacciato dobby «no!» supplicò harry con voce rauca «te ne prego mi ammazzeranno » «harry potter deve dire che non tornerà a scuola » «dobby ti prego » «lo dica signore » «non posso!» dobby gli lanciò un occhiata tragica «allora dobby deve farlo signore per il bene di harry potter» il dolce cadde a terra con uno schianto da infarto la panna imbrattò finestre e muri e il piatto andò in frantumi con uno schiocco come una frustata dobby svanì nel nulla si udirono delle grida provenire dalla sala da pranzo zio vernon irruppe in cucina dove trovò harry impalato coperto da capo a piedi di panna e violette.

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all inizio sembrò che riuscisse a trovare una buona scusa per quel disastro «È soltanto nostro nipote un ragazzo molto disturbato vedere estranei lo mette a disagio per questo lo abbiamo tenuto di sopra » rispedì i mason sconvolti nella sala da pranzo promise a harry che quando gli ospiti fossero andati via lo avrebbe scorticato vivo e gli allungò uno straccio zia petunia ripescò un gelato dal freezer e harry ancora tremante cominciò a darsi da fare per pulire la cucina zio vernon avrebbe ancora potuto concludere il suo affare se non fosse stato per il gufo zia petunia stava facendo girare un cestino di cioccolatini digestivi alla menta quando un immenso gufo entrò dalla finestra lasciò cadere una lettera sulla testa della signora mason e volò via la signora mason gridò come un ossessa e fuggì dalla casa urlando qualcosa sui matti il signor mason rimase il tempo necessario a spiegare ai dursley che sua moglie aveva un terrore mortale degli uccelli di ogni forma e dimensione e a chiedere se avevano pensato di essere divertenti in cucina harry si aggrappava allo straccio per farsi forza mentre zio vernon avanzava verso di lui con i piccoli occhi porcini accesi di una luce diabolica «leggila!» sibilò con tono malevolo brandendo la lettera consegnata dal gufo «avanti leggila!» harry la prese non conteneva auguri di buon compleanno caro signor potter abbiamo avuto notizia che nel luogo dove lei risiede questa sera alle nove e dodici minuti è stato praticato un incantesimo di librazione come lei sa i maghi minorenni non sono autorizzati a compiere incantesimi fuori della scuola e un altro episodio del genere da parte sua potrà portare alla sua espulsione da detta scuola decreto per la ragionevole restrizione delle arti magiche tra i minorenni 1875 comma c la preghiamo inoltre di ricordare che qualsiasi attività magica che rischi di essere notata dalla comunità dei non-maghi babbani è un reato grave ai sensi dell articolo 13 dello statuto di segretezza della confederazione internazionale dei maghi buone vacanze cordialmente mafalda hopkirk ufficio per l uso improprio delle arti magìche

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ministero della magia harry alzò gli occhi dalla lettera e deglutì «non ci avevi detto che non ti era consentito usare la magia fuori della scuola» disse zio vernon con un lampo di furore negli occhi «hai dimenticato di dirlo ti è passato di mente immagino » e intanto si chinava sul ragazzo come un enorme mastino con tutti i denti scoperti «bene c è una novità ragazzo ora ti chiudo di sopra non tornerai mai più in quella scuola mai e se cercherai di liberarti con qualche magia saranno loro a espellerti!» e con una risata isterica trascinò harry al piano di sopra zìo vernon fu spietato quanto le sue parole il mattino seguente chiamò un uomo perché mettesse le sbarre alla finestra della camera di harry lui personalmente installò alla porta una gattaiola appena sufficiente a far passare piccole quantità di cibo tre volte al giorno poteva uscire solo per andare in bagno di sera e di mattina per il resto il ragazzo rimaneva chiuso a chiave in camera ventiquattr ore su ventiquattro tre giorni dopo i dursley non davano segno di allentare la guardia e harry non vedeva via di uscita da quella situazione se ne stava steso a letto guardando il sole sparire dietro le sbarre della finestra e si chiedeva sconsolato cos altro gli sarebbe accaduto a che scopo uscire dalla stanza con un incantesimo se poi a hogwarts lo avrebbero espulso per averlo fatto ma la vita a privet drive non era mai stata così insopportabile ora che i dursley sapevano che non sarebbero stati trasformati in scarafaggi lui aveva perso la sua unica arma dobby poteva anche averlo salvato da eventi orribili a hogwarts ma per come stavano andando le cose probabilmente lui sarebbe morto comunque di fame la gattaiola cigolò e apparve la mano di zia petunia che introdusse nella stanza una ciotola di minestra in scatola harry che aveva mal di stomaco per la fame saltò dal letto e l afferrò la zuppa era gelata ma lui ne trangugiò la metà in un sol sorso poi si avvicinò alla gabbia di edvige e versò nella sua mangiatoia vuota le verdure mollicce che galleggiavano sul fondo della ciotola lei arruffò tutte le penne e gli lanciò un occhiata di profondo disgusto «non serve a niente fare la schizzinosa questo è tutto quel che passa il convento» disse tristemente harry rimise la ciotola vuota vicino alla gattaiola e tornò a stendersi sul letto,

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