J.K.Rowling - Harry Potter e la pietra filosofale

 

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Il primo libro della magica saga

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j.k rowling harry potter e la pietra filosofale harry potter and the philosopher s stone 1997 a jessica che ama i racconti ad anne li ama anche lei e a di che ha sentito questo per prima capitolo 1 il bambino sopravvissuto il signore e la signora dursley di privet drive numero 4 erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali e grazie tante erano le ultime persone al mondo da cui aspettarsi che avessero a che fare con cose strane o misteriose perché sciocchezze del genere proprio non le approvavano il signor dursley era direttore di una ditta di nome grunnings che fabbricava trapani era un uomo corpulento nerboruto quasi senza collo e con un grosso paio di baffi la signora dursley era magra bionda e con un collo quasi due volte più lungo del normale il che le tornava assai utile dato che passava gran parte del tempo ad allungarlo oltre la siepe del giardino per spiare i vicini i dursley avevano un figlioletto di nome dudley e secondo loro non esisteva al mondo un bambino più bello possedevano tutto quel che si poteva desiderare ma avevano anche un segreto e il loro più grande timore era che qualcuno potesse scoprirlo non credevano che avrebbero potuto sopportare che qualcuno venisse a sapere dei potter la signora potter era la sorella della signora dursley ma non si vedevano da anni anzi la signora dursley faceva addirittura finta di non avere sorelle perché la signora potter e quel buono a nulla del marito non avrebbero potuto essere più diversi da loro di così i dursley rabbrividivano al solo pensiero di quel che avrebbero detto i vicini se i potter si fossero fatti vedere nei paraggi sapevano che i potter avevano anche loro un figlio piccolo ma non lo avevano mai visto e il ragazzino era un altra buona ragione per tenere i potter a distanza non volevano che dudley frequentasse un bambino di quel genere quando i coniugi dursley si svegliarono la mattina di quel martedì grigio e coperto in cui inizia la nostra storia nel cielo nuvoloso nulla faceva presagire le cose strane e misteriose che di lì a poco sarebbero accadute in

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tutto il paese il signor dursley scelse canticchiando la cravatta da giorno più anonima del suo guardaroba e la signora dursley continuò a chiacchierare ininterrottamente mentre con grande sforzo costringeva sul seggiolone dudley che urlava a squarciagola nessuno notò il grosso gufo bruno che passò con un frullo d ali davanti alla finestra alle otto e mezzo il signor dursley prese la sua valigetta ventiquattr ore sfiorò con le labbra la guancia della moglie e tentò di dare un bacio a dudley ma lo mancò perché in quel momento in preda a un furioso capriccio il pupo stava scagliando i suoi fiocchi d avena contro il muro «piccolo monello!» commentò ridendo il signor dursley mentre usciva di casa salì in macchina e percorse a marcia indietro il vialetto del numero 4 fu all angolo della strada che notò le prime avvisaglie di qualcosa di strano un gatto che leggeva una mappa per un attimo il signor dursley non si rese conto di quel che aveva visto poi girò di scatto la testa e guardò di nuovo c era un gatto soriano ritto sulle zampe posteriori all angolo di privet drive ma di mappe neanche l ombra ma che diavolo aveva per la testa la luce doveva avergli giocato qualche brutto tiro si stropicciò gli occhi e fissò il gatto che gli ricambiò l occhiata mentre l auto girava l angolo e percorreva un tratto di strada il signor dursley tenne d occhio il gatto nello specchietto retrovisore in quel momento il felino stava leggendo il cartello stradale che indicava privet drive no lo stava guardando i gatti non sanno leggere le mappe e neanche i cartelli stradali il signor dursley si riscosse da quei pensieri e allontanò il gatto dalla mente mentre si dirigeva in città non pensò ad altro che al grosso ordine di trapani che sperava di ricevere quel giorno ma una volta giunto ai sobborghi della città avvenne qualcos altro che gli fece uscire di mente i trapani fermo nel solito ingorgo del mattino non poté fare a meno di notare che in giro c erano un sacco di persone vestite in modo strano gente con indosso dei mantelli il signor dursley non sopportava le persone che si vestivano in modo stravagante bisognava vedere come si conciavano certi giovani immaginò che si trattasse di qualche stupidissima nuova moda mentre tamburellava con le dita sul volante lo sguardo gli cadde su un capannello di quegli strampalati vicinissimo a lui si stavano bisbigliando qualcosa tutti eccitati il signor dursley sentì montargli la rabbia nel constatare che ce n erano un paio tutt altro che giovani ma che roba quello lì doveva essere più anziano di lui e portava un mantello verde smeraldo che faccia tosta poi però gli venne in mente che po-

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tesse trattarsi di qualche sciocca trovata ma certo era gente che faceva una colletta per qualche motivo sì doveva essere proprio così in quella il traffico riprese a scorrere e alcuni minuti più tardi il signor dursley giunse al parcheggio della grunnings con la mente di nuovo tutta presa dai trapani nel suo ufficio al nono piano il signor dursley sedeva sempre con la schiena rivolta alla finestra se così non fosse stato quella mattina avrebbe avuto ancor più difficoltà a concentrarsi sui suoi trapani lui non vide i gufi volare a sciami in pieno giorno ma la gente per strada sì e li additavano guardandoli a bocca aperta passare a tutta velocità uno dopo l altro sopra le loro teste la maggior parte di quella gente non aveva mai visto un gufo neanche di notte ciononostante il signor dursley ebbe il privilegio di una mattinata perfettamente normale del tutto immune dai gufi uscì dai gangheri con cinque persone diverse fece molte telefonate importanti e qualche altro urlaccio fino all ora di pranzo il suo umore si mantenne ottimo a quel punto decise che per sgranchirsi le gambe avrebbe attraversato la strada per andarsi a comperare una ciambella dal fornaio di fronte aveva completamente dimenticato la gente con il mantello fino a che non ne superò un gruppetto proprio accanto al fornaio mentre passava scoccò loro un occhiata furente non sapeva perché ma avvertì un certo disagio anche questi bisbigliavano tutti eccitati ma di bossoli per la colletta nemmeno l ombra fu passandogli accanto di ritorno dal fornaio con in mano l involto di un enorme ciambella che colse qualcosa di quello che stavano dicendo «i potter proprio così è quel che ho sentito » « già il figlio harry » il signor dursley si fermò di colpo fu invaso dalla paura si voltò a guardare il capannello di maldicenti come se volesse dire loro qualcosa ma poi ci ripensò attraversò la strada a precipizio e raggiunse in tutta fretta il suo ufficio intimò alla segretaria di non disturbarlo per nessuna ragione afferrò il telefono e aveva quasi finito di fare il numero di casa quando cambiò idea mise giù il ricevitore si lisciò i baffi pensando no era stato uno stupido potter non era poi un nome così insolito fra certo che esistessero miriadi di persone chiamate potter che avevano un figlio di nome harry e poi ora che ci pensava non era neanche tanto sicuro che suo nipote si chiamasse proprio harry del resto non lo aveva neanche mai visto avrebbe potuto

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chiamarsi harvey o harold non c era ragione di impensierire la signora dursley se la prendeva tanto ogni volta che le si parlava della sorella e non poteva darle torto se l avesse avuta lui una sorella così e tuttavia quella gente avvolta nei mantelli quel pomeriggio trovò molto più difficile concentrarsi sui suoi trapani e quando lasciò l ufficio alle cinque in punto era ancora talmente assorto che appena varcata la soglia andò a sbattere dritto dritto contro una persona «scusi» bofonchiò mentre il poveretto un uomo anziano e mingherlino inciampava e per poco non finiva lungo disteso ci volle qualche secondo perché il signor dursley si rendesse conto che l uomo indossava un mantello viola l ometto però non aveva affatto l aria di essersela avuta a male per essere stato quasi scaraventato a terra al contrario il volto gli si illuminò di un largo sorriso e con una vocina stridula che destò l attenzione dei passanti disse «non si scusi mio caro signore perché oggi non c è niente che possa turbarmi si rallegri perché lei-sa-chi finalmente se n è andato anche i babbani come lei dovrebbero festeggiare questo felice felicissimo giorno!» a quel punto il vecchietto abbracciò il signor dursley cingendolo alla vita e poi si allontanò il signor dursley rimase lì impalato era stato abbracciato da un perfetto sconosciuto gli tornò anche in mente che quel tale lo aveva chiamato babbano qualsiasi cosa volesse dire era esterrefatto si affrettò a raggiungere la macchina e partì alla volta di casa sperando di aver lavorato di fantasia cosa che non aveva mai sperato prima perché non approvava le fantasie non appena ebbe imboccato il vialetto del numero 4 di privet drive la prima cosa che scorse e che certo non contribuì a migliorare il suo umore fu il gatto soriano che aveva visto la mattina seduto sul muro di cinta del giardino era assolutamente certo che fosse quello della mattina aveva gli stessi segni intorno agli occhi «sciò!» gli gridò il signor dursley il gatto non si mosse si limitò a fissarlo con sguardo severo il signor dursley si chiese se normalmente i gatti si comportavano cosi cercando di riprendersi entrò in casa era ancora deciso a non dire niente alla moglie la signora dursley aveva avuto una buona giornata in tutto e per tutto normale a cena gli raccontò per filo e per segno i guai che la signora della-porta-accanto aveva con la figlia e poi che dudley aveva imparato una nuova frase «neanche per sogno!» il signor dursley cercò di comportarsi

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normalmente una volta messo a letto dudley se ne andò nel soggiorno appena in tempo per sentire l ultimo telegiornale «e infine da tutte le postazioni gli avvistatori di uccelli riferiscono che oggi sull intero territorio nazionale i gufi hanno manifestato un comportamento molto insolito sebbene normalmente escano di notte a caccia di prede e ben di rado vengano avvistati di giorno fin dall alba sono stati segnalati centinaia di gufi che volavano in tutte le direzioni gli esperti non sanno spiegare perché tutt a un tratto i gufi abbiano modificato il loro ritmo sonno/veglia» lo speaker si lasciò andare a un sorrisetto «molto misterioso e ora la parola a jim mcguffin per le previsioni del tempo si prevedono altri scrosci di gufi stanotte jim?» «francamente ted» rispose il meteorologo «su questo non so dirti niente ma quest oggi non sono stati soltanto i gufi a comportarsi in modo strano gli osservatori di località distanti fra loro come il kent lo yorkshire e dundee mi hanno telefonato per informarmi che al posto della pioggia che avevo promesso ieri hanno avuto un diluvio di stelle cadenti chissà forse si è festeggiata in anticipo la notte dei fuochi ma gente la notte dei fuochi è soltanto tra una settimana comunque posso assicurare che stanotte pioverà» il signor dursley rimase seduto in poltrona come paralizzato stelle cadenti in tutta la gran bretagna gufi che volano di giorno gente misteriosa che si aggira dappertutto avvolta in mantelli e quelle voci quei bisbigli sui potter la signora dursley entrò in soggiorno portando due tazze di tè non c era niente da fare doveva dirle qualcosa si schiarì nervosamente la voce «ehm petunia mia cara non è che per caso hai sentito tua sorella ultimamente?» come aveva previsto la signora dursley assunse un aria esterrefatta e adirata in fin dei conti erano abituati a far finta che non avesse una sorella «no» rispose seccamente «perché?» «mah non so al telegiornale hanno detto cose strane» bofonchiò il signor dursley «gufi stelle cadenti e oggi in città un sacco di gente strampalata » «e allora?» sbottò la signora dursley «niente pensavo soltanto forse qualcosa che avesse a che fare con hai capito no con lei e i suoi» la signora dursley sorseggiò il tè a labbra strette il signor dursley si

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chiedeva intanto se avrebbe mai osato dirle di aver sentito pronunciare il nome potter decise che non avrebbe osato e invece con il tono più naturale che gli riuscì di trovare disse «il figlio dovrebbe avere la stessa età di dudley non è vero?» «suppongo di sì» rispose la signora dursley rigida come un manico di scopa «e com è che si chiama howard no?» «harry che poi è davvero un nome volgare se proprio lo vuoi sapere» «eh già» disse il signor dursley con il cuore che gli si faceva pesante come il piombo «sono proprio d accordo» salirono in camera per andare a dormire senza più dire una parola sull argomento mentre la moglie era in bagno il signor dursley si avvicinò guardingo alla finestra della camera da letto e sbirciò fuori nel giardino il gatto era ancora lì stava scrutando privet drive come se aspettasse qualcosa la sua fantasia galoppava troppo tutto questo poteva avere qualcosa a che fare con i potter se sì cioè se veniva fuori che loro erano parenti di una coppia di be non credeva proprio di poterlo sopportare si misero a letto lei si addormentò subito ma lui rimase li steso con gli occhi sbarrati a rigirarsi tutto quanto nella mente l ultimo confortante pensiero che ebbe prima di addormentarsi fu che se anche i potter avevano veramente qualcosa a che vedere con quella faccenda non era affatto detto che dovessero farsi vivi con lui e sua moglie i potter sapevano molto bene quel che lui e petunia pensavano di loro e di quelli della loro risma non vedeva proprio come potessero venire coinvolti di qualsiasi cosa si trattasse e qui sbadigliò e si girò dall altra parte la cosa non poteva riguardarli ma si sbagliava di grosso se il signor dursley era scivolato in un sonno agitato il gatto seduto sul muretto di fuori non dava alcun segno di aver sonno sedeva immobile come una statua con gli occhi fissi e senza batter ciglio sull angolo opposto di privet drive e non ebbe il minimo soprassalto neanche quando nella strada accanto la portiera di una macchina sbatté forte né quando due gufi gli sfrecciarono sopra la testa dovette farsi quasi mezzanotte prima che il gatto facesse il minimo movimento un uomo apparve all angolo della strada che il gatto aveva tenuto d occhio ma apparve così all improvviso e silenziosamente che si sarebbe detto fosse spuntato da sotto terra la coda del gatto ebbe un guizzo e gli oc-

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chi divennero due fessure in privet drive non s era mai visto niente di simile era alto magro e molto vecchio a giudicare dall argento dei capelli e della barba talmente lunghi che li teneva infilati nella cintura indossava abiti lunghi un mantello color porpora che strusciava per terra e stivali dai tacchi alti con le fibbie dietro gli occhiali a mezzaluna aveva due occhi di un azzurro chiaro luminosi e scintillanti e il naso era molto lungo e ricurvo come se fosse stato rotto almeno due volte l uomo si chiamava albus silente albus silente non sembrava rendersi conto di essere appena arrivato in una strada dove tutto dal suo nome ai suoi stivali risultava sgradito si dava un gran da fare a rovistare sotto il mantello in cerca di qualcosa sembrò invece rendersi conto di essere osservato perché all improvviso guardò il gatto che lo stava ancora fissando dall estremità opposta della strada per qualche ignota ragione la vista del gatto sembrò divertirlo ridacchiò tra sé borbottando «avrei dovuto immaginarlo» aveva trovato quel che stava cercando nella tasca interna del mantello sembrava un accendino d argento lo aprì con uno scatto lo tenne sollevato e lo accese il lampione più vicino si fulminò con un piccolo schiocco l uomo lo fece scattare di nuovo e questa volta si fulminò il lampione appresso dodici volte fece scattare quel suo spegnino fino a che l unica illuminazione rimasta in tutta la strada furono due capocchie di spillo in lontananza gli occhi del gatto che lo fissavano se in quel momento qualcuno perfino quell occhio di lince del signor dursley avesse guardato fuori della finestra non sarebbe riuscito a vedere niente di quel che accadeva in strada silente si fece scivolare di nuovo nella tasca del mantello il suo spegnino e si incamminò verso il numero 4 di privet drive dove si mise a sedere sul muretto accanto al gatto non lo guardò ma dopo un attimo gli rivolse la parola «che combinazione anche lei qui professoressa mcgranitt?» si voltò verso il soriano con un sorriso ma quello era scomparso al suo posto davanti a lui c era una donna dall aspetto piuttosto severo che portava un paio di occhiali squadrati della forma identica ai segni che il gatto aveva intorno agli occhi anche lei indossava un mantello ma color smeraldo i capelli neri erano raccolti in uno chignon aveva l aria decisamente scombussolata «come faceva a sapere che ero io?» chiese «ma mia cara professoressa non ho mai visto un gatto seduto in una posa così rigida».

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«anche lei sarebbe rigido se fosse rimasto seduto tutto il giorno su un muretto di mattoni» rimbeccò la professoressa mcgranitt «tutto il giorno quando invece avrebbe potuto festeggiare venendo qui mi sono imbattuto in una decina e più di feste e banchetti» la professoressa mcgranitt tirò su rabbiosamente col naso «eh già sono proprio tutti lì che festeggiano» disse con tono impaziente «ci si sarebbe potuti aspettare che fossero un po più prudenti macché anche i babbani hanno notato che sta succedendo qualcosa lo hanno detto ai loro telegiornali» e cosi dicendo si voltò verso la finestra buia del soggiorno dei dursley «l ho sentito personalmente stormi di gufi stelle cadenti be non sono mica del tutto stupidi prima o poi dovevano notare qualcosa stelle cadenti nel kent ci scommetto che è stato dedalus lux È sempre stato un po svitato» «non gli si può dar torto» disse silente con dolcezza «per undici anni abbiamo avuto ben poco da festeggiare» «lo so lo so» disse la professoressa mcgranitt in tono irritato «ma non è una buona ragione per perdere la testa stanno commettendo una vera imprudenza a girare per la strada in pieno giorno senza neanche vestirsi da babbano e scambiandosi indiscrezioni» a quel punto lanciò a silente un occhiata obliqua e penetrante sperando che lui dicesse qualcosa ma così non fu allora continuò «sarebbe un bel guaio se proprio il giorno in cui sembra che lei-sa-chi sia finalmente scomparso i babbani dovessero venire a sapere di noi ma siamo proprio sicuri che se n è andato silente?» «sembra proprio di sì» rispose questi «dobbiamo essere molto grati le andrebbe un ghiacciolo al limone?» «un che?» «un ghiacciolo al limone e un dolce che fanno i babbani io ne vado matto» «no grazie» rispose freddamente la professoressa mcgranitt come a voler dire che non era il momento dei ghiaccioli «come dicevo anche se lei-sa-chi se ne è andato veramente » «mia cara professoressa una persona di buonsenso come lei potrebbe decidersi a chiamarlo anche per nome tutte queste allusioni a lei-sachi sono una vera stupidaggine sono undici anni che cerco di convincere la gente a chiamarlo col suo vero nome voldemort» la professoressa mcgranitt trasalì ma silente che stava scartando un ghiacciolo al limone sembrò non farvi caso «crea tanta di quella confusione continuare a dire

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lei-sa-chi non ho mai capito per quale ragione bisognasse avere tanta paura di pronunciare il nome di voldemort» «io lo so bene» disse la professoressa mcgranitt in tono a metà fra l esasperato e l ammirato «ma per lei è diverso lo sanno tutti che lei è il solo di cui lei-sa oh d accordo voldemort aveva paura» «lei mi lusinga» disse silente con calma «voldemort aveva poteri che io non avrò mai» «soltanto perché lei è troppo troppo nobile per usarli» «meno male che è buio non arrossivo tanto da quella volta che madama chips mi disse quanto le piacevano i miei nuovi paraorecchi» la professoressa mcgranitt scoccò a silente un occhiata penetrante poi disse «i gufi sono niente in confronto alle voci che sono state messe in giro sa che cosa dicono tutti sul perché è scomparso su quel che l ha fermato una buona volta?» sembrava che la professoressa mcgranitt avesse toccato il punto che più le premeva di discutere la vera ragione per cui era rimasta in attesa tutto il giorno su quel muretto freddo e duro perché mai né da gatto né da donna aveva fissato silente con uno sguardo cosi penetrante era chiaro che qualsiasi cosa tutti mormorassero lei non l avrebbe creduto sin quando silente non le avesse detto che era vero ma lui era occupato col suo ghiacciolo al limone e non rispose «quel che vanno dicendo» incalzò lei «è che la notte scorsa voldemort è spuntato fuori a goldrick s hollow È andato a trovare i potter corre voce che lily e james potter siano siano insomma siano morti» silente chinò la testa la professoressa mcgranitt ebbe un piccolo singhiozzo «lily e james non posso crederci non volevo crederci oh albus » silente allungò la mano e le batté un colpetto sulla spalla «lo so lo so » disse gravemente la mcgranitt prosegui con voce tremante «e non è tutto dicono che ha anche cercato di uccidere il figlio dei potter harry ma che non c è riuscito quel piccino non è riuscito a ucciderlo nessuno sa perché né come ma dicono che quando voldemort non ce l ha fatta a uccidere harry potter in qualche modo il suo potere è venuto meno ed è per questo che se n è andato» silente annui malinconicamente «È è vero?» balbettò la professoressa mcgranitt «dopo tutto quel che

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ha fatto dopo tutti quelli che ha ammazzato non è riuscito a uccidere un bambino indifeso È strabiliante di tutte le cose che avrebbero potuto fermarlo ma in nome del cielo come ha fatto harry a sopravvivere?» «possiamo solo fare congetture» disse silente «forse non lo sapremo mai» la professoressa mcgranitt tirò fuori un fazzoletto di trina e si asciugò gli occhi dietro gli occhiali con un profondo sospiro silente estrasse dalla tasca un orologio d oro e lo esaminò era un orologio molto strano aveva dodici lancette ma al posto dei numeri c erano alcuni piccoli pianeti che si muovevano lungo il bordo del quadrante evidentemente silente lo sapeva leggere perché lo ripose di nuovo nella tasca e disse «hagrid è in ritardo a proposito suppongo sia stato lui a dirle che sarei venuto qui» «sì» rispose la mcgranitt «anche se non credo che lei mi dirà perché mai di tanti posti abbia scelto proprio questo» «sono venuto a portare harry dai suoi zii sono gli unici parenti che gli rimangono» «non vorrà mica dire non saranno mica quei due che abitano lì!» esclamò la mcgranitt balzando in piedi e indicando il numero 4 «silente non è possibile È tutto il giorno che li osservo non avrebbe potuto trovare persone più diverse da noi e poi quel ragazzino che hanno l ho visto prendere a calci sua madre per tutta la strada urlando che voleva le caramelle harry potter venire ad abitare qui?» «È il posto migliore per lui» disse silente con fermezza «la zia e lo zio potranno spiegargli tutto quando sarà più grande ho scritto loro una lettera» «una lettera?» gli fece eco la mcgranitt con un filo di voce tornando a sedersi sul muretto «ma davvero silente crede di poter spiegare tutto questo per lettera questa gente non capirà mai harry potter lui diventerà famoso leggendario non mi stupirebbe se in futuro la giornata di oggi venisse designata come la festa di harry potter su di lui si scriveranno volumi tutti i bambini del mondo conosceranno il suo nome!» «proprio così» disse silente fissandola tutto serio da sopra gli occhiali a mezzaluna «ce ne sarebbe abbastanza per far girare la testa a qualsiasi ragazzo famoso prima ancora di parlare e di camminare famoso per qualcosa di cui non avrà conservato neanche il ricordo non riesce a capire quanto starà meglio se crescerà lontano da tutto questo fino al giorno in cui sarà pronto per reggerlo?» la professoressa mcgranitt aprì bocca per rispondere poi cambiò idea,

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inghiottì e disse «sì sì lei ha ragione naturalmente ma in che modo arriverà qui il ragazzo?» d un tratto guardò il mantello di silente come se pensasse che harry potesse esservi nascosto sotto «lo porterà hagrid» «e a lei pare saggio affidare a hagrid un compito tanto importante?» «affiderei a hagrid la mia stessa vita» disse silente «non dico che non abbia cuore» dovette ammettere la mcgranitt «ma non verrà mica a dirmi che non è uno sventato tende a ma cosa è stato?» il silenzio che li circondava era stato lacerato da un rombo cupo mentre silente e la mcgranitt percorrevano con lo sguardo la stradina per vedere se si avvicinassero dei fari il rumore si fece sempre più forte fino a diventare un boato entrambi levarono lo sguardo al cielo e dall aria piovve una gigantesca motocicletta che atterrò sull asfalto proprio davanti a loro pur colossale com era la moto sembrava niente a confronto con l uomo che la inforcava era alto circa due volte un uomo normale e almeno cinque volte più grosso sembrava semplicemente troppo per essere vero e aveva un aspetto terribilmente selvaggio lunghe ciocche di ispidi capelli neri e una folta barba gli nascondevano gran parte del volto ogni mano era grande come il coperchio di un bidone dei rifiuti e i piedi che calzavano stivali di cuoio sembravano due piccoli delfini tra le braccia immense e muscolose reggeva un involto di coperte «hagrid!» esclamò silente con tono di sollievo «finalmente ma dove hai preso quel veicolo?» «un prestito professor silente» e così dicendo il gigante scese con circospezione dalla motocicletta «del giovane sirius black lui ce l ho qui signore» «ci sono stati problemi?» «no signore la casa era distrutta diciamo ma io sono riuscito a tirarlo fuori prima che il posto si riempisse di babbani si è addormentato mentre volavamo su bristol» silente e la mcgranitt si chinarono sull involto di coperte dentro appena visibile c era un bambino profondamente addormentato sotto il ciuffo di capelli corvini che gli spuntava sulla fronte scorsero un taglio dalla forma bizzarra simile a una saetta «e qui che » chiese in un bisbiglio la professoressa mcgranitt «sì» rispose silente «questa cicatrice se la terrà per sempre».

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«e lei non può farci niente silente?» «anche se potessi non lo farei le cicatrici possono tornare utili anch io ne ho una sopra il ginocchio sinistro che è una piantina perfetta della metropolitana di londra bene dammelo qua hagrid vediamo di concludere» silente prese harry tra le braccia e si voltò verso la casa dei dursley «posso posso fargli un salutino signore?» chiese hagrid chinò la grossa e ispida testa su harry e gli dette un bacio rasposo per via di tutto quel pelo poi d un tratto emise un ululato come di cane ferito «shhh!» sibilò la mcgranitt «sveglierai i babbani!» «s-s-s-scusatemi » singhiozzò hagrid tirando fuori un immenso fazzoletto tutto chiazzato e tuffandoci il viso dentro «ma proprio n-n-non ce la faccio lily e james morti e il povero piccolo harry che se ne va a vivere con i babbani » «sì certo è molto triste ma vedi di controllarti hagrid o ci scopriranno» sussurrò la mcgranitt battendogli con cautela un colpetto sul braccio mentre silente scavalcando il basso muricciolo del giardino si avviava verso la porta d ingresso depose dolcemente harry sul gradino tirò fuori dal mantello una lettera la ripose tra le coperte che avvolgevano harry e tornò verso gli altri due per un lungo minuto i tre rimasero lì a guardare quel fagottino hagrid era scosso dai singhiozzi la professoressa mcgranitt non faceva che battere le palpebre e lo scintillio che normalmente emanava dagli occhi di silente sembrava svanito «be » disse infine silente «ecco fatto non c è più ragione che restiamo qui tanto vale che andiamo a prender parte ai festeggiamenti» «già» disse hagrid con voce soffocata «allora io riporto la moto a sirius notte professoressa mcgranitt professor silente i miei rispetti» asciugandosi gli occhi inondati di lacrime con la manica della giacca hagrid si rimise a cavalcioni della motocicletta e accese il motore si sollevò in aria con un rombo e spari nella notte «penso che ci rivedremo presto professoressa mcgranitt» disse silente facendole un cenno col capo per tutta risposta lei si soffiò il naso silente si voltò e si avviò lungo la strada giunto all angolo si fermò ed estrasse il suo spegnino d argento uno scatto e dodici sfere luminose si riaccesero di colpo nei lampioni illuminando privet drive di un bagliore aranciato a quel chiarore scorse un gatto soriano che se la svignava dietro l angolo all altro capo della strada da quella distanza vedeva appena il mucchietto di coperte sul gradino del numero 4.

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«buona fortuna harry» mormorò poi girò sui tacchi e con un fruscio del mantello sparì una lieve brezza scompigliava le siepi ben potate di privet drive che riposava ordinata e silenziosa sotto il cielo nero come l inchiostro l ultimo posto dove ci si sarebbe aspettati di veder accadere cose stupefacenti sotto le sue coperte harry potter si girò dall altra parte senza svegliarsi una manina si richiuse sulla lettera che aveva accanto e lui continuò a dormire senza sapere che era speciale senza sapere che era famoso senza sapere che di lì a qualche ora sarebbe stato svegliato dall urlo della signora dursley che apriva la porta di casa per mettere fuori le bottiglie del latte né che le settimane successive le avrebbe trascorse a farsi riempire di spintoni e pizzicotti dal cugino dudley non poteva sapere che in quello stesso istante da un capo all altro del paese c era gente che si riuniva in segreto e levava i calici per brindare «a harry potter il bambino che è sopravvissuto» capitolo 2 vetri che scompaiono erano passati quasi dieci anni da quando i dursley si erano svegliati una mattina e avevano trovato il nipote sul gradino di casa ma privet drive non era cambiata affatto il sole sorgeva sugli stessi giardinetti ben tenuti e illuminava il numero 4 d ottone sulla porta d ingresso dei dursley si insinuava nel loro soggiorno che era pressoché identico a quella sera in cui il signor dursley aveva visto il fatidico telegiornale che parlava di gufi soltanto le fotografie sulla mensola del caminetto denotavano quanto tempo fosse passato in realtà dieci anni prima c era un infinità di fotografie di quello che sembrava un grosso pallone da spiaggia rosa con indosso cappellini di vari colori ma dudley dursley non era più un lattante e ora le fotografie ritraevano un bambinone biondo in sella alla sua prima bicicletta sulle giostre alla fiera che giocava al computer col padre o che si faceva abbracciare e baciare dalla madre nulla in quella stanza denotava che in casa viveva anche un altro bambino eppure harry potter abitava ancora lì in quel momento dormiva ma non sarebbe stato per molto zia petunia era sveglia e la sua voce stridula fu il primo rumore della giornata che iniziava «su alzati immediatamente!» harry si svegliò di soprassalto la zia tamburellò di nuovo sulla porta.

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«sveglia!» urlò harry sentì i suoi passi avviarsi verso la cucina e poi il rumore della padella che veniva messa sul fornello si girò sulla schiena e cercò di ricordare il sogno che stava facendo era un bel sogno c era una motocicletta volante ebbe la strana sensazione di averlo già fatto qualche altra volta ecco di nuovo la zia dietro alla porta «non ti sei ancora alzato?» chiese «sono quasi pronto» rispose harry «be vedi di spicciarti voglio che sorvegli il bacon che ho messo sul fuoco e non ti azzardare a farlo bruciare voglio che tutto sia perfetto il giorno del compleanno di duddy» harry si lasciò sfuggire un gemito «cosa hai detto?» chiese aspra la zia da dietro la porta «niente niente » il compleanno di dudley come aveva potuto dimenticarlo si alzò lentamente e cominciò a cercare i calzini ne trovò un paio sotto al letto e dopo aver tolto un ragno da uno dei due se li infilò harry c era abituato perché il ripostiglio sotto la scala pullulava di ragni e lui dormiva lì una volta che si fu vestito attraversò l ingresso diretto in cucina il tavolo scompariva quasi completamente sotto la pila dei regali di compleanno di dudley sembrava proprio che dudley fosse riuscito a ottenere il nuovo computer che desiderava tanto per non parlare del secondo televisore e della bici da corsa il motivo preciso per cui dudley voleva una bici da corsa era un mistero per harry visto che dudley era molto grasso e detestava fare moto a meno che inutile dirlo non si trattasse di prendere a pugni qualcuno il punching-ball preferito di dudley era harry quando riusciva ad acchiapparlo il che non era facile non sembrava ma harry era molto veloce forse per il fatto che viveva in un ripostiglio buio harry era sempre stato piccolo e mingherlino per la sua età e lo sembrava ancor più di quanto in realtà non fosse perché non aveva altro da indossare che i vestiti smessi di dudley e dudley era circa quattro volte più grosso di lui harry aveva un viso sottile ginocchia nodose capelli neri e occhi verde chiaro portava un paio di occhiali rotondi tenuti insieme con un sacco di nastro adesivo per tutte le volte che dudley lo aveva preso a pugni sul naso l unica cosa che a harry piaceva del proprio aspetto era una cicatrice molto sottile sulla fronte che aveva la forma di una saetta per quanto ne sapeva l aveva da sempre e la prima domanda che ricordava di aver mai rivolto a zia petunia

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era stata come se la fosse fatta «nell incidente d auto in cui sono morti i tuoi genitori» le aveva risposto lei «e non fare domande» non fare domande questa era la prima regola per vivere in pace con i dursley zio vernon entrò in cucina mentre harry stava girando il bacon «fila a pettinarti!» sbraitò a mo di buongiorno circa una volta alla settimana zio vernon alzava gli occhi dal suo giornale e urlava che harry doveva tagliarsi i capelli di tagliarsi i capelli harry aveva bisogno più di tutti i suoi compagni di classe messi insieme ma non c era niente da fare crescevano in quel modo dappertutto quando dudley e sua madre entrarono in cucina harry stava friggendo le uova dudley assomigliava molto a zio vernon aveva un gran faccione roseo quasi niente collo occhi piccoli di un celeste acquoso e folti capelli biondi e lisci che gli pendevano su un gran testone spesso zia petunia diceva che dudley sembrava un angioletto harry invece diceva che sembrava un maiale con la parrucca harry mise in tavola i piatti con le uova al bacon un operazione non particolarmente facile dato che lo spazio era poco nel frattempo dudley contava i regali gli si lesse sul viso il disappunto «trentasei» disse volgendosi a guardare il padre e la madre «due meno dell anno scorso» «caro non hai contato il regalo di zia marge vedi è qui sotto questo regalone grosso grosso di papà e mamma» «d accordo trentasette» disse dudley tutto paonazzo harry avendo capito che era in arrivo uno dei terrificanti capricci alla dudley cominciò a trangugiare il suo bacon il più in fretta possibile nel caso il cugino avesse buttato il tavolo a gambe all aria evidentemente anche zia petunia annusò il pericolo perché si affrettò a dire «e oggi mentre siamo fuori ti compreremo altri due regali che ne dici tesoruccio altri due regali va bene così?» dudley ci pensò su un attimo lo sforzo sembrò immenso alla fine disse lentamente «così ne avrò trenta trenta » «trentanove dolcezza mia» disse zia petunia «ah!» dudley si lasciò cadere pesantemente su una sedia e afferrò il pacchetto più vicino «allora va bene» zio vernon ridacchiò sotto i baffi «questa piccola canaglia vuole avere tutto quel che gli spetta fino all ul-

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