Meminisse Iuvabit - Sarà bene ricordare

 

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2012 - Meminisse Iuvabit - Sarà bene ricordare eBook di Luigi Calcerano dono per Pinocchio 2.0

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luigi calcerano meminisse iuvabit sarà bene ricordare una storia del 23 a c dccxxxi ab urbe condita forsan et haec olim meminisse iuvabit virgilio eneide libro i v 203 prima edizione integrale e senza correzioni dedicata a docenti e studiosi la seconda edizione con tagli è stata pubblicata nel 2005 per valore scuola 1

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capitolo 1 non vorrei che la mia presenza ti recasse disturbo gli avevo già detto di entrare ma rimaneva a cavallo col mantello che svolazzava retorico al vento fresco della sera stavi facendo qualcosa d importante continuò senza curarsi della situazione assurda da come si stringeva il braccio sinistro sul fianco sembrava ferito stavo lavorando ad un asclepiadeo1 un verso lungo che ha una musica lenta modulata con due pause che possono dare alle parole in mezzo un interessante rilievo d inciso ma mi guardai bene dal farvi cenno stavo rileggendo lucrezio bravo lucrezio va bene approvò un colpo di spada nell anima è lucrezio tu invece scrivi poco e cose da poco il vino il buon senso l amore la prudenza tentò di scendere con cautela da cavallo ma sarebbe caduto nell abbeveratoio se non l avessi sorretto al volo era alto e pesante come lo ricordavo ma i folti capelli erano diventati tutti bianchi e la cicatrice sullo zigomo sinistro si vedeva appena la mandibola sporgente e la barba lunga conferivano al suo volto aristocratico qualcosa di scimmiesco continuo a provare inimicizia per te mi sussurrò lo dissimuli ad arte entra lo stesso e ti curerò la ferita che pure ti studi di nascondere barcollò verso la soglia si vede si vede sbrigati o macchierai di sangue dappertutto mentre lo trascinavo all interno quasi mi fece inciampare sulla soglia lo guidai verso la sella più vicina al braciere era già tiepida si afferrò a me come se temesse di cadere la ferita all altezza della vita era stata malamente cauterizzata ma il sangue gocciava e non zampillava non sembrava quindi particolarmente pericolosa mi sedetti al tavolino di marmo bianco e spostai distrattamente il recipiente di poco prezzo a forma di riccio che usavamo per lavare i bicchieri più piccoli filano geloso del mio buon nome fece sparire il piatto di ceci porri e pizza che secondo le mie istruzioni stava preparando nell angolo dell atrio zopirione non mi aveva fatto domande inutili il suo volto levigato pareva non stupirsi di nulla ma sapevo che ogni novità lo turbava e lo rendeva inquieto s avviava come me ad una vecchiaia precoce e manifestava in tutto una calma malinconica e conciliante ma anche un senso di profonda stanchezza un desiderio di quiete si eclissò appena si rese conto di quanto c era da fare sapevo che avrebbe dato ordine che si curassero del cavallo e sarebbe tornato col necessario per medicare e fasciare lucio sestio quirino dormi bevi cecubo scrivi pochissimo e niente degno d attenzione fai un mestiere poco serio conosci i difetti dell amico d accordo ma perché li odi tacque come dovesse riflettere per rispondermi a rivederlo dopo tanto tempo mi sembrava avesse perfino finito per somigliare a claudia ma forse era solo l immagine di lei che continuava ad occupare troppo la mia fantasia una inquietudine prudente condiva gli incontri con quella onesta matrona e dava alla più banale conversazione un turbamento che dopo il loro divorzio s era accentuato son posti a carico di chi li tollera i difetti dell amico leggi lucrezio dici ma quanto è lontano dalla tua poesia ho gustato purtroppo le primizie del tuo ultimo libro con quella frase era riuscito a contrariarmi finalmente quel poeta era lontano sì da me e dal mio stile ma lo amavo perché in cerca di salvezza contro la mia stessa angoscia qualcuno ha fatto circolare i versi che gli ho dedicato immagino assentì il molle mecenate stirpe di antichi re come lo chiami per fare omaggio al principe ed il severo asinio pollione per un altro malinteso omaggio a te sussurrò lui almeno s è rifiutato di aggregarsi al carro del vincitore e di andare contro gli antichi amici 1 verso lirico 2

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puoi fare a meno di parlare con questa voce stentata da moribondo fossimo in guerra ti avrei rimandato a combattere mi guardò come se il ricordo della campagna che avevamo condiviso tanti anni prima lo sorprendesse hai ragione d altro canto non ho trovato un miglior letterato per farmi curare sei venuto un po troppo lontano da roma per farti pulire quel graffio proprio un graffio non era ma non ritenne opportuno rispondermi zopirione e la vecchia rugosa tanaquilla erano comparsi silenziosamente dietro di me ed attendevano di potersi avvicinare mi alzai poggiarono in terra su un panno pulito il vasetto di miele il rasoio una scodella piena d acqua e le bende pareva l effetto d un colpo dato con una spada dall alto verso il basso ma il taglio interessava solo la pelle e lo stato sottopelle quasi non aveva leso i muscoli del petto tanaquilla fece alcuni divertenti gesti magici con le mani nodose pronunciò poche parole e lasciò che il miscredente si dedicasse a pulire medicare e fasciare la ferita una bella villa i monti coperti di boschi l aria buona complimenti mecenate paga bene i suoi parassiti ritenni fosse meglio patire in silenzio l ingiuria che restituirla se ne è andato stamattina per poco non lo incontravi si mosse improvvisamente agitato e per poco zopirione che lo stava radendo attorno ai labbri della ferita non si lasciò sfuggire di mano il rasoio mecenate qui quando È venuto ieri a trovarmi È venuto sin qui respirò profondamente stai avvicinandoti al sole bravo ma fai attenzione che non ti si brucino le ali userò la tua stessa cura icaro la svelta solerzia di zopirione barbiere e chirurgo gli strappò un gemito soffocato filano aveva portato la candela intrecciata ed i lumi ad olio ed attese un mio cenno per accenderli mangi con me lo invitai in tono leggero posso offrirti solo un piatto di ceci e porri e bietolacci cucinati secondo la vecchia ricetta di varrone in tuo onore farò consumare nella minestra anche un pollo mi sono già permesso di disporre in tal senso signore intervenne zopirione le radici di bietole stavano già disfacendosi nel mulso ora credo che un giovane pollo stia già facendo loro compagnia per te signore invece potrei far servire formaggio affumicato quello indurito in salamoia e vino di sezze a quanto pareva non avrei potuto mangiare i miei ceci una vera e propria congiura portami quello insaporito al fumo di legno di melo mangerò fumo questa sera commentai rivolto all amico si addice ai ricordi che mi hai strappato dalla memoria venendo qui quirino guardò il focolare e fece una smorfia e caldo qui un buon rifugio per chi ha bisogno d aiuto È caldo ma accosta quel braciere perché ho freddo guardai anch io il fuoco nei ceppi era rosso giallo e punte azzurrine si slanciavano alla base della fiamma le braci che tanaquilla accostò erano invece rosa come la gota di una fanciulla tu hai bisogno d aiuto chiesi non per me per chi in me ha avuto fiducia ottaviano sembrava sul punto di morire e alcuni dei nostri per l occasione hanno fatto maretta dobbiamo fuggire devo provvedere a loro ho bisogno che tu mi accompagni a brindisi e si guardò intorno mi devi procurare una certa somma di denaro una grande somma ha la febbre sentenziò irriguardoso zopirione un po del nostro brodo e tanto sonno si rimetterà lo osservai mentre finiva di spalmare il miele sulla ferita non era davvero molto profonda una forte inquietudine mi serrava lo stomaco ritenni opportuno non fare domande parleremo dopo ora riposa dopo mi mostrerai se l uomo che avevo conosciuto a filippi è davvero morto finito di spennellarlo di miele lo avevano fasciato la benda s era appena arrossata e l emorragia pareva facilmente sul punto di arrestarsi mi alzai sono morto un bel po di volte eroico lucio sestio quirino dovresti tentare di farlo anche tu si sta male moltissimo ma poi passa 3

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capitolo 2 hai dedicato signore una delle tue più belle poesie ad un incolto ingrato mi stuzzicò zopirione mentre ero intento ai preparativi per la partenza erano passati due giorni dall arrivo del mio vecchio commilitone si atteggia come la caricatura d uno stoico parla come un vecchio prontuario di regole morali neanche il vino ama il nobile sestio quirino poiché si ubriaca con quello che capita inoltre non mi pare dedichi la giusta cura a tentare di migliorarsi sono gli uomini normali che si perfezionano invecchiando lui nonostante i capelli d argento è rimasto giovane e non ammette rinunce dubbi limitazioni perché dovrebbe migliorare chi è o si sente perfetto già la sua richiesta d aiuto è inusuale ché l uomo che ricordo si ostinava a non aver mai bisogno di nulla e di nessuno catone continuò ha scritto critica in segreto l amico e lodalo in pubblico il tuo nobile amico ti ha maltrattato di fronte a noi schiavi rivelando tra l altro scarso intuito estetico e modesta cultura lo guardai m ero abituato a quel saccente e l abitudine è come la proprietà delle terre dà sicurezza nobile hai ben detto ma nobile di cuore oltre che di nascita che non si vergognò dell amicizia del figlio d un liberto e sopportò pur irruente e valoroso la sua autorità nell esercito di bruto mi guardava scettico nient affatto convinto tira fuori dalla cassapanca la penula verde quella col cappuccio l amicizia in effetti è più durevole tra eguali aprì la cassa e trovò subito ciò che desideravo hai combattuto dalla parte degli assassini di cesare signore domandò con voce indifferente mentre la spiegava sul letto stavo indossando infilandola dalla testa la tunica più calda quella di lana sannita forse a roma non faceva così freddo ma odiavo allontanarmi da casa e quella lana mi avrebbe reso amichevole il viaggio ero tribuno dei soldati un incarico come saprai non disprezzabile utile per la carriera che molti giovani di buona famiglia mi invidiavano apertamente ma non il nobile lucio sestio quirino capisco immagino sia stato uno sforzo lodevole in un uomo che doveva già sentire d aver chissà quale destino con tutto ciò signore dovresti badar meglio a chi frequenti dovresti aver più riguardo per te e se mi è concesso dirlo più responsabilità nei confronti del tuo patrimonio un patrimonio cui mi onoro di appartenere lo stavo a sentire solo in parte dovevo decidere un particolare importante della vestizione certo lucio tra tutti noi era quello che maggiormente allora si sentiva a grandi imprese destinato al servizio di roma della repubblica e della libertà lo ritrovavo con incanutito ferito e fuggitivo ma con la stesso impossibile atteggiamento superiore mentre si serviva il pranzo l altro giorno ricominciò zopirione con finta indifferenza uno schiavo numida che ha bevuto il doppio del vino che ha servito mi ha raccontato una strana storia messa a tacere una congiura di veterani pare volevano uccidere il tiranno non paghi della grave malattia che tuttora lo affligge e che potrebbe da un momento all altro rapircelo la solita gioventù mal consigliata guardai negli occhi lo schiavo aveva deciso di proteggermi ma mantenne il suo sguardo inespressivo lo stesso occhio di quando profondeva torrenti di retorica perché mi facessi togliere dal chirurgo le tonsille nel braciere i tizzoni andavano spegnendosi non devi chiamare il principe monarca né tiranno chiedo scusa al padrone ma continuo ad applicare concetti orientali a realtà che molto ne differiscono come il padrone ha già avuto modo più volte di spiegarmi meglio lasciarlo perdere quando esibiva quell ironica affettazione decisi infine come fosse più saggio portare il pugnale e mi misi a cercare dove mai avessi ficcato quello fenicio che era facile sistemare sotto la tunica dietro la schiena non mi sembrava il caso d andare a roma disarmato con quello strano nodo da sbrogliare 4

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non è poi consigliabile signore andare a roma il giorno dopo aver convinto il potente mecenate che non potevi raggiungerlo in città senza parlare di questa pazzia del viaggio a brindisi se posso suggerire un ultima cosa signore c è da terminare l edizione dei tre libri delle odi tanto più urgente in quanto abbiamo appena appreso che i dedicatari le fanno circolare nella versione non emendata un intenso periodo di attività intellettuale potrebbe mi hai annoiato zopirione lasciami solo si inchinò impercettibilmente come si fosse adombrato del mio tono e come gli dei vollero se ne andò lasciandomi solo a cercare quella maledetta arma non avevo nulla da rimproverarmi nessuna colpa di cui impallidire ma la venuta di quel vecchio scomodo amico mi aveva reso nervoso era ubriaco e non si fece vedere mentre montavo a cavallo solo larentia e le mie piccole donne mi fecero festa e finsero di piangere alla mia partenza anche l ipocrisia può dar qualche sollievo ed io cominciai a cavalcare un poco rinfrancato il giorno era bello la temperatura insolitamente dolce lanciai il cavallo in una breve galoppata che mi fece dimenticare tutto per un po pegaso come sempre tranquillo e solido mi restituiva un piacere quasi perduto che invece ancora poteva darmi gioia avevo fatto bene ad acquistare quel vecchio baio valeva molto più di quanto apparisse solo una sgroppata e lo rimisi al passo gli alberi spogli davano poco colore al paesaggio perfino il bianco dei pioppi era spento come se l inverno grigio avesse tolto la luce assieme al calore la nebbia del resto era un colore uniforme che alleggeriva ai contorni e velava persino i monti azzurri all orizzonte mi persi per qualche tempo nei miei pensieri caio giulio cesare ottaviano malato moribondo forse davvero la pallida signora può battere con imparziale severità alle povere capanne ed alle torri dei re mecenate aveva certo scelto un pessimo momento per lasciare roma ed io ne trovavo uno peggiore per tornarvi la nebbia infittiva ed un mare d argento pareva aver invaso la valle creando in lontananza golfi e insenature scintillanti in cielo un sole fioco faticava perfino a far filtrare un po di luce tra le nuvole trasparenti mi accorsi d essere seguito dopo alcune miglia aveva un cavallo pomellato e con quella nebbia non faceva molto per nascondersi o limitare il rumore in fondo seguiva un imbrattacarte appesantito e precocemente invecchiato sarebbe stato interessante vederlo in faccia ero quasi arrivato alla fonte di pietrella e pregustavo la schiacciata di miglio e il cacio stagionato che m ero portato appresso ma decisi al contrario di far sosta alla locanda dello schiavo fuggitivo appena dopo il passo del resto aveva cominciato a piovigginare e il vento spazzava la sabina e non avevo certo voglia di raggiungere presto roma l insegna era cambiata mi stavo avvicinando alla locanda delle sette sorelle allusione gentile al lupanare che doveva aver preso il sopravvento sulla ristorazione chi mi seguiva avrebbe saputo resistere alla tentazione di mangiare qualcosa di caldo e di bere un sorso di vino magari era solo un bandito di strada che aveva adocchiato una vittima la presenza di sestio quirino a casa tuttavia mi ispirava una particolare prudenza tanto più che non ero riuscito a saper molto di più di quanto aveva riferito zopirione sui motivi che lo avevano condotto da me era una costruzione modesta ma solida ed il fuoco alimentato all interno senza economie non la metteva certo in pericolo lasciai il cavallo ancora in buone condizioni ad una bambina piccolissima che già lavorava per mangiare ed osservai il cartello sgrammaticato che campeggiava sopra la porta qui per un asse gusterai vin nuovo per due ne berrai di più buono ma se sei stanco del solito vino per tre assi avrai quello setino 5

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un secondo cartello all interno era molto più semplice sii felice mi sembrò di buon augurio e mi predispose a sopportare stoicamente il fumo la puzza e il chiasso che regnavano incontrastati nell enorme sala sedetti all angolo di una lunga tavola e mi disposi ad aspettare osservando la varia odorosa umanità che mi si affollava attorno gli scuriti affreschi sui muri erano non del tutto spiacevoli per due pareti c erano nature morte i piatti della casa sulle altre c erano le specialità erotiche del piano di sopra prevalentemente specialità greche mi parve di capire le grazie di frine velleitario nome di battaglia della compagna del taverniere facevano ancora un certo effetto dipinte se ricordavo bene era una longilinea con poppe spropositate dure come il travertino quando mi riconobbe faticai a ritrovare il lampo dei suoi occhi anche se allegri ricordi mi legavano alla sua vitalità macedone salsiccia che non sia di carne umana e vino che non somigli troppo all aceto le ordinai rise benevolmente facendo ballonzolare i seni ormai sformati uno schiavo evidentemente in fuga con ancora al collo tanto di collare la chiamò imperiosamente era venuto a sperperarsi il peculio ed aveva fretta di bere mangiare e render sacrificio a venere prima ancora di procurarsi un fabbro compiacente che gli togliesse l ingombrante legame col padrone a tutto quel rumore le orecchie mi ronzavano sicché sembrava di stare a roma dopo di me non era entrato nessuno forse la mia ombra era stata abbastanza intelligente da rimanere nascosta chiesi dei dolci e mi feci tentare dall offerta di un po di vino di sezze ma era appena bevibile accanto a me due mulattieri giocavano a dadi bestemmiando in maniera oltremodo interessante e musicale il bancone dov erano infossate le anfore di vino fresco era affollato di tanta gente che preferiva consumare in piedi tanti si cacciavano in bocca una salsiccia si strozzavano un sorso di vino e tornavano sulla strada a continuare il viaggio stava perdendosi il piacere di mangiare lentamente attenti ai gusti e alla gioia che una conversazione può dare la salsiccia era commestibile ma non ci avevo messo molto a finirla ordinai ancora ad una ragazza stupenda gambe lunghe e seni alti dolci di pompei il solito sbaglio stavo mangiando pesante e senza che neanche il cibo mi aggradasse in modo particolare rimpiangevo la fonte ed il frugale pasto che avevo previsto di consumare sotto un albero in fondo non piovevano che poche gocce l aroma delle collane di sanguinacci e di agli appese alle pareti cominciava a disturbarmi e stavo già rassegnandomi a ripartire quando entrò lo individuai immediatamente aveva guardato in tutte le direzioni tranne che nella mia s era messo addosso uno straccio dai motivi orientali ed era coscienziosamente sporco poteva sembrare un mendicante non fosse stato per i calzari che ne denunciavano un passato militare era difficile separarsi da scarpe così comode lo sapevo per esperienza attesi e mi disposi ad osservarlo non mi guardò mai e si limitò a mangiare in abbondanza senza bere quasi nulla lo sguardo fisso davanti a sé non fu distratto nemmeno dalle procaci siriane che seminude facevano la spola tra i tavoli e le camere solo la ballerina di gades con le sue bacchette dei crotalì2 attirò per qualche secondo i suoi occhi ma devo ammettere che pur essendo vestita si muoveva con una certa maestria cercai di fissarlo nella memoria aveva il naso aquilino e mangiava con la sinistra una brutta cicatrice partiva dal polso egli arrivava al gomito era scuro di pelle ma sapevo bene che è facile dipingersi se si è in possesso delle polveri giuste una piccola compagnia di mimi era arrivata per rifocillarsi e una rissa scoppiò subito con i mulattieri bestemmiatori che avrebbero gradito una esibizione estemporanea la saggezza delle parole del taverniere e la grossa clava che s era portato a meglio argomentare le sue ragioni chetò gli animi la più giovane della compagnia accettò di spogliarsi rapidamente e fu gratificata dalla calorosa e sostanzialmente rispettosa approvazione di tutti c era davvero troppa gente per un posto così fuori mano sentivo puzza di collegi funerari agitatori politici e di milizie private forse una incursione dei vigili avrebbe trovato qualcosa di più di qualche schiavo fuggitivo chiesi un 2 specie di nacchere 6

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giaciglio per riposare un po e rifiutai la compagnia della bella ballerina che aveva adocchiato al mio dito l anello di quirino dovevo riflettere 7

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capitolo 3 fumo splendore e strepito quello che più odio di questa città illimitata e mutevole è il chiasso ero arrivato dentro le mura da poco e già la testa aveva cominciato a pulsare ed a farmi male anche dopo che cesare aveva proibito il traffico di bighe e carri il rumore inquinava l aria come lo sterco la fonte e impossibile viverci in pace a qualsiasi ora del giorno entrare nella suburra è poi un sacrificio nel sacrificio un formicolio di gente di ogni razza e condizione ti stringe ti palpa cerca di derubarti attacca discorso e tutti urlano si chiamano litigano battono i metalli cantano danzano suonano fanno richiami facce bieche sfregiate tumefatte abbruttite occhieggiavano da ogni angolo espressioni tirate sofferte corpi deformati ventri mostruosi e braccine da bambola si intravedevano nel buio di cantine e sottoscala un capomastro trafelato che trafficava con muli e manovali stava urlando a squarciagola parole sconnesse in una lingua appena comprensibile più avanti una macchina sollevava una trave immensa con pericolo per tutti gli astanti una vecchia malvissuta con una gabbia di polli variopinti assassinava le povere bestie con una bipenne degna d altra funzione la sorpassai affascinato e una lettiga per poco non mi travolse le cortine abbassate ed una mano inanellata penzolante con finta trascuratezza per ostentar ricchezza e nobile dispregio della plebe per un attimo il mal di testa si acuì martellandomi le tempie poi l ira lentamente defluì lasciandomi solo col solito malessere da moltitudine il mio pedinatore era invisibile tra la folla ma sapevo che non poteva aver perso le mie tracce sgusciavo tra i cavalletti e i banconi volanti che ingombravano la carreggiata con la sgradevole sensazione di mani esperte che mi urtavano soppesandomi tastandomi ovunque con le più diverse intenzioni vecchie matrone in rovina logore truccatissime adescavano i ragazzi implacate d amore infoiate insaziabili mi dava fastidio solo vederle dappertutto era uno svolazzare di tela rossa gialla e verde ricordo dei tendoni offerti dalla magnificenza di marcello per ripararci dal sole ai combattimenti di gladiatori e delle corse delle bighe che aveva organizzato dopo la fine di quegli spettacoli le tende erano state tagliate e regalate al popolo sicché ancora per anni i più poveri se le sarebbero messe addosso o ci avrebbero dormito in mezzo poco male in fondo avrebbero contribuito a dar colore alla gente ed a coprire le sue tristezze c era una folla formicolante di schiavi liberti ed ingenui ugualmente orrendi in effetti lineamenti vagamente familiari sguardi pietrificati che avevo già visto l unico occhio in cui potei riconoscermi era quello liquido stanco e pacifico d un somaro che portava in blocco spropositato di marmo umile strumento dell arte di cui era stato designato a sopportare il peso il coltello che avevo messo alla maniera dei pirati della cilicia dietro la schiena sotto la toga mi rassicurava a tratti con una leggera pressione non mi girai a controllare se era in vista un corteo di operai che trasportavano travi e travicelli bloccò il passeggio nel vicolo iugurio e mi consentì di osservare dei sedicenti sacerdoti di cibele che si tagliuzzavano le braccia e le spalle fustigandosi e uggiolando per raccogliere le monete che i cittadini romani lanciavano loro non so se per devozione o come premio per lo spettacolo un giovane imberbe in toga virile si esprimeva sputando in terra ad intervalli regolari durante la cerimonia non potevo naturalmente raggiungere l amico di sestio con caliga alle spalle che mi sorvegliava un lieve sudor freddo mi imperlò la fronte sciocca congiura quella dei veterani in cui il mio amico s era fatto implicare sempre pronto a caricare come un toro infuriato a farsi carico di tutte le cause sbagliate avrebbe potuto rovinarmi definitivamente tentare di uccidere il principe figuriamoci l unica garanzia di ordine e pace che temperava la tristezza dei nostri tempi una puttanella giovanissima e insistente adocchiato anche lei il massiccio anello che avevo al medio mi si dedicò per qualche tempo sciorinandomi le particolari attenzioni che aveva in animo di prestarmi attenzioni per cui non avevo testa e che comunque sembravano richiedere una adeguata preparazione atletica 8

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me ne liberai a fatica e la lasciai ad un povero vecchio che pareva disposto alle sue gradevolezze anche nella poco comoda e favorevole posizione di chi ha un piede nella fossa il fatto che io avessi salvato la vita a lucio due volte in battaglia e non viceversa rendeva la mia imprudenza persino divertente mai salvare la vita ad un uomo se ne diventa responsabili di fronte agli dei passato il corteo degli operai finsi di osservare ancora per un po i sanguinolenti sacerdoti di cibele in attesa che un altra processione si avvicinasse ad interrompere il traffico della gente erano portatori d anfore di grano a giudicare dal peso quando furono a pochi passi lanciai un urlo gutturale per attirare gli sguardi della gente che mi si premeva intorno e ottenuto un attimo di forzata attenzione lanciai in aria una manciata d assi e di sesterzi inneggiando mercurio dio dei ladri e dei pazzi il piccolo parapiglia alle mie spalle e la fila di portatori che riuscii per un pelo a precedere ed oltrepassare mi diedero una manciata di momenti preziosi per far perdere le mie tracce corsi al massimo della velocità consentitami dalle corte gambe e dalla cintura di grasso che si era depositata sui miei fianchi travolsi un banchetto egiziano di piattini colmi di cibarie colorate e spintonai un senatore calvo che avrebbe dovuto avere più riguardo di sé e del laticlavio avevo il fiatone quando giunsi all isola dov era la sede del collegio funerario che doveva aver fornito la facciata all organizzazione dei congiurati oltrepassai la costruzione fatiscente e cercai con gli occhi il banchetto del cambiavalute era un vecchio dai radi capelli bianchicci senza un solo dente in bocca con una sudicia benda su un occhio come un pollo muoveva la testa a piccoli scatti per meglio esaminare alcune monete evidentemente sospette le palpava e le rigirava da una parte e dall altra senza fretta alla fine ne prese una e la gettò sul banchetto persino a me il suono parve sospetto qualcuno la doveva aver scanalata e svuotata di gran parte dell oro e nella caduta come avviene per molte persone l intima pesantezza del piombo la rivelava la vecchina che doveva esser la proprietaria del soldo falsificato lo riprese senza il minimo imbarazzo e lo annegò nella palude dei seni vizzi ci avrebbe provato con qualcun altro meno attento mi avvicinai riconobbe l anello di lucio mentre frugavo distrattamente tra le sue monete smise di giocherellare con i bilancini e si irrigidì appena mosse la testa nel suo buffo modo per guardare un gruppo di saltimbanchi che si esibivano a qualche passo di distanza una raffinata moneta egiziana era stata tagliata a metà e risaldata con tanta poca arte che anche un occhio poco esercitato come il mio poteva accorgersene anche il guercio non si peritava di fregare i suoi clienti una locanda mi propose improvvisamente buon servizio amico bagni regali ragazzi e ragazze giovani un posto dignitoso e pulito adatto ad un eminente cittadino romano lo seguii senza parlare e lo ascoltai meccanicamente mentre biascicava tra le gengive le capacità amatorie della gioventù disponibile della sua locanda la sua mano mi toccava esperta nella confusione per assicurarsi che non fossi armato lo presi amichevolmente sottobraccio prima che si accorgesse del mio inusuale modo di portare addosso il coltello non seppi trattenermi dal dare un occhiata alle mie spalle come se si potesse scorgere in mezzo a tutta quella calca multicolore un uomo prudente se l uomo con le calighe ai piedi aveva ritrovato le mie tracce di lì a pochi istanti sarei stato forse compromesso arrivammo camminando speditamente ad una vera e propria domus che sembrava di recente costruzione ed aveva il piano terra infestato di botteghe le urla dei pescivendoli gareggiavano con quelle di macellai e fruttivendoli più riservati gli orefici mentre i venditori d incenso emanavano strilli laceranti la locanda della fenice sembrava passabilmente pulita anche se era tutt altro che dignitosa appena entrati nel fresco dell atrio il saltimbanco mi spinse verso una nera apertura che dava nei sotterranei e se ne andò una piccola mano un bambino o una bambina mi prese la sinistra e mi condusse per un dedalo di stanze tutte completamente al buio mi trascinava appena quando la mia innata prudenza mi faceva a tratti rallentare 9

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non ero certo che non stesse girando in tondo solo per confondermi e quella piccola mano asciutta era tutt altro che rassicurante quando gli dei vollero capii che il viaggio di teseo era finito mi poggiò piano la mano sul petto come a dirmi di fermarmi lì e si eclissò non parlo molto bene la tua lingua mi accolse una voce dall angolo più lontano del sotterraneo aveva un accento greco piuttosto appariscente comprendo bene la tua gli dissi con la voce più ferma che riuscii a modulare lucio sestio quirino che ti manda e come un figlio per me continuò in un greco che già da quelle poche parole potei giudicare poco colto dalle vocali strascicate di corinto mi parve uomo ardente e impetuoso non conosce le stagioni e sdegna l attesa e l ascolto di fede incrollabile ed inflessibile rigore non si sente di camminare e correre quando meglio si potrebbe volare ma e come un figlio per me no non e un figlio e farei volentieri a meno di questa regia da mimo mi piace guardare in faccia i miei interlocutori questo non hanno voluto gli dei amico né sarebbe per me prudente affidare il filo della mia esistenza ad uno sconosciuto che potrebbe tagliarlo come atropo non ritenni opportuno seguirlo nel riferimento mitologico devo recuperare per sestio una certa somma di denaro credo che si sia messo in urto con un debitore illustre persona che non si rivolge al magistrato ed ha una sua banda privata che fa giustizia in maniera poco formale ah e così e quello che mi ha detto lucio capisco non speravo di convincerlo ovviamente con la mia versione ufficiale quel che mi interessava era mostrare di saperne il meno possibile delle loro faccende ed assumere anche di fronte a loro la figura dell utile idiota sempre più conveniente di quella dell intelligente correo se puoi consentimi in fretta di adempiere a questo incarico voglio trattenermi a roma il meno possibile parli greco come uno che ha studiato si lasciò andare a commentare sei stato ad atene evidentemente anche il mio accento era riconoscibile non sono tanto a mio agio in questo antro puzzolente al buio da fare conversazione dimmi dove posso procurarmi i soldi che servono a lucio o gli farò sapere che nessuno più a roma lo ricorda un risolino mi fece capire che il greco non si lasciava facilmente fuorviare dai miei piccoli artifici purtroppo la sorte vuole che né amici né nemici a roma si possano dimenticare di lui anche io parlo velocemente quando ho paura ma tu non hai nulla da temere e solo io povero straniero nella città che e padrona del mondo posso essere ucciso solo per aver parlato con te non ti pare di esagerare torturato ed ucciso tacque prima che potessi di nuovo tentare di fargli fretta avvertii che qualcun altro era entrato nel sotterraneo dietro di me se mi attaccavano molto difficilmente sarei riuscito ad estrarre il coltello in tempo utile sicché tentai di muovermi per raggiungere una parete contro cui mettere le spalle si tratta di monete d oro custodite in una cassetta stava finalmente spiegando il greco e la cassetta che io non ho mai visto e in una casa cui nessuno può avvicinarsi poiché e sorvegliata giorno e notte si dice da una intera coorte era la casa di pomponio attico un editore ma e morto e neanche l erede può più goderne perché e diventata dicono di vitale importanza per il bene comune almeno così ho saputo dalle guardie non e come chieder danaro ad uno strozzino commentai più preoccupato della presenza alle mie spalle che della caccia al tesoro bene nessuno e tenuto all impossibile ti sei spostato attento ci sono delle vere voragini qui potresti farti male avevo urtato una colonna e ritenni utile contentarmi di quel punto d appoggio i miei occhi doloranti s erano finalmente abituati a quel buio e mi parve di vedere contro il tenue chiarore che veniva dall entrata un alta figura che quasi arrivava al soffitto immobile come una colonna superflua 10

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la muffa emanava una puzza insopportabile che mi prendeva alla gola persino il caos di roma mi sembrava migliore in quel momento non so esattamente dove in quella casa sia stata seppellita la cassetta ma posso dirti che una schiava lo sa si chiama tazia ed e veleno puro il suo proprietario manio veturio pansa ha pagato per lei secondo la legge aquilia innumerevoli risarcimenti di danni informazione bizzarra questa ma comunque inutile ad un esito positivo della mia commissione se non posso entrare nella casa mi sarebbe comunque vano conoscere il posto dov e nascosto il tesoro un movimento mi fece tacere il gigante mi passò vicino senza accorgersi di me e si diresse verso l angolo da dove proveniva la voce del greco la sua puzza costringeva alla resa quella della muffa era odore di stalla di cavalli e somari d un uomo che sembrava avere in odio inestinguibile l acqua ciò che e impossibile ai comuni mortali potrebbe non essere impossibile per te ti piace giocare a fare la sfinge ma io non mi sento affatto di ripercorrere la sorte di edipo dì al nobile sestio che voluptas come lui sa che qui mi chiamano ha fatto quanto era in lui per la sua fuga chiedo scusa sono veramente umiliato per questo mio erroneo modo di esprimermi per i suoi debiti sembrava la fine del colloquio e digli pure che ci servono i soldi mi sentii intimare in latino da una voce virile ad un passo da me noi non ne vogliamo sapere più niente dei suoi affari e delle sue promesse un capo deve vincere o si fotta mentre la piccola mano si reimpossessava della mia capii che la mia guida era un nano e che non s era mai mosso dal mio fianco né per lui né per gli altri ormai ognuno per sé dimenticai la mia preoccupazione per il gigante visto che avrebbero potuto uccidermi in un centinaio di modi e non l avevano fatto continuò a tenermi per mano fino a che roma mi riabbracciò benevola e immemore delle mie ripulse il sole mi restituiva il calore anche se mi feriva gli occhi era un nano dai capelli rossi bello in volto e nient affatto deforme e doveva valere una fortuna anche se la sua tunica aveva il colore della miseria e della pioggia addio poeta mi schernì salutandomi dì a mecenate che si fotta 11

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capitolo 4 era passata da un bel po l ora ottava e la folla del foro stava cambiando flautiste ciarlatani accattoni belle mime e parassiti si diradavano l attività degli uffici era cessata e una più simpatica folla di oziosi senza troppo denaro in borsa e soprattutto senza voglia di spenderne cominciava a gironzolare senza altro motivo apparente che vedere e farsi vedere l affaccendarsi frenetico della mattina che mi innervosiva tanto era sparito i pesci grossi con lo stuolo di parassiti che vive loro attorno personaggi assetati di carriera onori successo e ricchezze avevano lasciato il posto a gente più tranquilla e paciosa solo apparentemente meno utile alla società con l aiuto di una focaccia calda avevo ripreso il completo controllo dei miei nervi ma la mia vigilanza aveva troppo lasciato a desiderare se una mano piena di destrezza era riuscita a derubarmi dell arma che m ero portato appresso senza che ne avessi il minimo sospetto mi sentivo comunque molto più tranquillo e decisi di profittare dell occasione per fare una passeggiatina e rilassarmi ancora avrei studiato la natura degli uomini lo spettacolo che la vita continuamente allestisce per chi riesce ad esserne degno residui di voglia di vivere mi sembravano ancora rintracciabili nascosti tra la folla a quei livelli più semplici dove nulla va tutto va rinunciai ad armarmi di nuovo in fondo il peggio dell avventura lo avevo passato ed il coltello mi serviva più per consolarmi che per altro ero calmo ora e non temevo più la folla amavo la bottega del faber aerarius bollette fibule bracciali impugnature candelabri specchi mi affascinavano e non era raro il caso che acquistassi qualcosa che non mi serviva affatto che poi trafugavo a casa eludendo la vigilanza economa di zopirione anche quel giorno mi sarei fatto catturare da un particolare braciere che somigliava ad una fortificazione militare con quattro contenitori a forma di torre in cui poteva farsi scaldare l acqua e mantenerla calda a lungo davvero curioso la focaccia che avevo mangiato sapeva di poco una sosta in un termopolio mi permise di mettere qualcos altro nello stomaco mi sedetti il più lontano possibile dalla caldaia dove l hospes faceva scaldare i piatti già cucinati mi feci portare olive qualche fetta di uno strano salume scuro che non avevo mai assaggiato pere e cacio stagionato il pane che mi fu servito aveva l eccentrica forma dell organo caro a priapo stavo bevendo un pessimo vino e pensavo a tutt altro quando il tintinnio d una moneta caduta a terra fece cadere il mio sguardo sulle calighe calzate dal mio vicino di tavolata s era truccato da cinedo ma sotto la veste effeminata potevo vedere la cicatrice del braccio ed il naso incerottato non impediva di riconoscere il rostro aquilino un lieve sudor freddo imperlò la mia fronte come il piccolo otre da cui entrambi attingevamo mi aveva ritrovato o non mi aveva mai perso di vista questa volta mi si era fatto vicino ed era l occasione buona per attaccare discorso per ercole questo vino e tutt acqua il vino lo beve murrano e a noi tocca l acqua mi rispose cortesemente aveva una bella voce profonda del tutto inadatta al personaggio da cinedo che sembrava rappresentare coi suoi vestiti mi guardai intorno e dovetti ammettere che la forma del pane non appariva del tutto fuori tema un tuo ragazzo mena troppo le mani continuai a rivolgermigli con aria di mondo che ti aspetti dai mantenuti se non pugni furti e sputi citò con un sorriso amabile purtroppo l amo e son perfino preoccupato che mi abbandoni dopo quello che mi ha fatto l amore l ha vinta su tutto ben detto amico mio mangiava con gusto il suo antipasto di zucche coperto di macerone e pareva soddisfatto di come andava tra di noi sapevo che mi seguiva e lui non sapeva che sapevo il piccolo vantaggio che avevo su di lui cospirò col vino a restituirmi il buonumore chiesi falerno e un po di pollo numidico riscaldato mi raccomandai che non lo verniciassero di pepe come avevano fatto col piatto del mio vicino non volevo risparmiare avevo verificato come tanto pepe mi bruciasse a lungo dentro lo stomaco 12

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un ragazzetto imbronciato abituato a vendere la sua bellezza e la sua vigoria con la tunica di lana spagnola aderente attorno ai fianchi stretti si avvicinò a caliga con il fare del gran seduttore e lo trattò con l adeguata crudeltà con cui i suoi pari irretivano i vecchi froci uno schiaffone ben calibrato lo mandò a gambe per aria altro errore del buon militare che non sapeva recitare sino in fondo la sua parte lo lasciai che sembrava sul punto di affittare una camera sapevo bene che si sarebbe inutilmente travestito ancora e mi avrebbe seguito non mi era antipatico a dire la verità anche perché faceva del suo meglio avessi solo saputo chi me lo aveva messo alle calcagna avrei deciso meglio come comportarmi ero controllato ma non in pericolo evidentemente sostai un attimo ad osservare alcune indovine che con adeguata spettacolarità predicevano la sorte agli sciocchi come fosse importante conoscere il nostro futuro e la sorte che gli dei ci hanno destinato girai un po in tondo passai per il vico tosco profumato degli aromi che provenivano da tutto il mondo e solo dopo aver vagabondato un po in quel grande mercato cui s era ridotta roma mi diressi verso l abitazione di manio veturio pansa era un caso che sapessi dove abitava esattamente zopirione mi aveva una volta indicata la sua casa quando cercavamo un altro schiavo robusto per le olive pansa non commerciava in schiavi ma li cambiava con frequenza cercando di guadagnarci qualcosa sorpassai le variopinte botteghe di lanaioli e di tessitori di lino in piena attività e mi tenni a rispettosa distanza dalla puzza dei conciatori un lavoro pesante non a caso schifato a volte dagli stessi schiavi con la scusa di farmi sistemare un sandalo riuscii a far chiacchierare il calzolaio di fronte al ricco palazzo del proprietario di tazia arrivavo tardi ed ebbi la conferma che quella donna era una peste pansa l aveva data da vendere al mercante nubiano che nella media suburra era l ultimo passo della degradazione gironzolai ancora un pianto disperato mi fece avvicinare ad un androne buio e fumoso un bambinetto di circa quattro anni nudo urlava a squarciagola con una espressione tragica dipinta sul viso altro che niobe in quel pianto c era tutto il dolore di cui un essere umano può esser capace presi una focaccia dal primo banchetto e gliela ficcai in mano continuò a piangere a bocca piena mentre qualcuno si avvicinava disponibile equivocando sul mio interesse per il pargolo dovetti allontanarmi in fretta prima che provassero a vendermelo cominciavo ad essere un po stanco sicuramente ero pedinato ma dovevo sbrigarmi se non volevo che la ragazza fosse spedita ai confini del mondo non che mi convincesse la storia di voluptas non era possibile che una notizia così importante fosse conosciuta solo da una schiava ma l unico modo che avevo di saperne di più era quello di seguire le loro istruzioni costeggiai la curia percorrendo l argileto e svoltai a destra per raggiungere la casa di mevio erennio sabino il mio desolato editore era in un insula un altissima costruzione in mattoni rivestita di stucchi e legno una fila di botteghe era dissimulata da un porticato dai primi piani sporgevano logge che vi poggiavano sopra e balconcini di legno pericolosamente affidati al sostegno di travi marcite e mensole di travertino malamente incastrate nel muro i pilastri erano ricoperti d edera e su ogni balcone erano esposti vasi di fiori e piante verdi un fumo nero usciva dalle luci e dalle finestre e non era bello a vedersi ma non era una delle peggiori insule che avessi visto e nonostante tutto non pareva in procinto di rovinare da un momento all altro lo trovai nella prima bottega la più grande l officina di caio e publio sosio i prestanome tramite i quali esercitava l attività di editore lasciò subito la dettatura affidando il testo di cicerone che stava facendo riprodurre al più vecchio degli amanuensi sento aria di stoccate mi accolse sorridendo perché un autore grande per merito piccolo solo per statura e successo commerciale verrebbe inopinatamente a visitare il suo mercante sabino era colto e raffinato ma anche furbo come ulisse sopportava con coraggio e dignità la terribile ricchezza che lo affliggeva era banchiere e temeva perciò che l attività di editore potesse danneggiarlo denunciandone le debolezze culturali capii dalla velocità della lettura che i suoi schiavi scrivevano coi segni abbreviati di tirone c era aria di cicerone in quella bottega 13

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devo portare con me la mia ricchezza e la mia unica ricchezza sei tu mi accompagni a far compere nel bosco intricato della città la tua unica ricchezza e il tuo talento mi farà piacere acquisir meriti nei tuoi confronti prestandoti se necessario il denaro che non mi farai presto guadagnare tu dovrai solo impegnarti a fare un po di conversazione ed a regalarmi qualcuna delle tue perle di saggezza che mi aiutano a sopportare la vita e mi consentono d aver coscienza di quello che sono non v e teatro migliore a dare spicco alla virtù di quello della propria coscienza si preparò presto per uscire mostrando in ciò la sua appartenenza alle vecchie generazioni gli parlai della mia intenzione di acquistare una schiava e non perse l occasione di sfottermi aveva una grazia tutta sua di sfottere ed io non sapevo nemmeno se era una schiava giovane o vecchia bella o brutta i capelli candidi pettinati in avanti lo facevano comunque più vecchio di quello che era la toga consumata lo faceva più povero la suburra non migliora col pomeriggio amico e un quartiere sempre puzzolente e chiassoso sempre in movimento piena di schiavi e plebei inadatta alla passeggiata di un grande poeta buona tutt al più per abitarci come con facile demagogia ha fatto cesare non mi interessa la puzza dobbiamo recarci dal nubiano quello che vende gli schiavi per conto terzi proprio vicino la vecchia casa di cesare questa e una bella coincidenza non ti pare ci consente di continuare il discorso vi abitò fino a che fu nominato pontefice massimo ridacchiò anche in quell occasione il padre del nostro principe non lasciò occasione per favorire i democratici l adozione di publio claudio pulcher da parte di un cittadino plebeo non fu cosa ben fatta eppure gli aprì come sai la strada del tribunato della plebe clodio si fece chiamare da allora per usare piaggeria al popolo anche nella pronuncia e del demagogo vezzeggiare la plebe nei suoi errori del resto cesare antonio lepido celio milone senza escludere chi sai bene anche se e meglio che neanche l aria possa sentire il suo nome erano della stessa pasta ci poteva andar peggio tu parli di clodio naturalmente rimase un attimo incerto perché non era certo a clodio che si era riferito da ultimo lo zio o il padre di claudia la tua cara amica certamente rispose maligno la tua lingua non e prudente come le tue azioni lo blandii e una insinuazione del grande cicerone padre della patria non mia mi guardò serio stavamo appunto riproducendo la scelta delle sue lettere pubblicata da pomponio attico poco prima di morire del resto non ce l ho con claudia che stimo e apprezzo lo sai bene fingi di non aver sentito a volte mi scopro pettegolo come una schiava di cipro non mi faceva piacere parlare della moglie di lucio in quel momento e attirai la sua attenzione su un enorme posticcio di capelli che segnalava la bottega di una pettinatrice l artigiana inequivocabilmente vestita e ben dotata da venere ci fece un gaio cenno con la mano al passaggio doveva giovarsi di una professionalità polivalente una matrona romana se ancora si poteva definire così una donna che viaggiava con le cortine della lettiga tirate ed abiti discinti coperta più d oro che di stoffa quasi ci travolse con i suoi portatori galli amico e facile divinare i tuoi pensieri mi derise sabino fermandosi in mezzo alla strada tutto il tuo biasimo va alla povera aviana tutta la tua benevolenza a bacchilide che ha mani delicate per accarezzare i capelli e non solo quelli e più bella aviana gareggia con lei nella più antica professione del mondo ma e simile alla tartaruga che vuol raggiungere il pie veloce achille ho sempre pensato che tu fossi sotto sotto un moralista sotto dove non certo sotto il subligaculum ma lo sei un moralista che non ha un gran che di morale da proporre e lo fa sorridendo nobile orazio continuò improvvisamente triste e tempo questo di dei che si nascondono e di mascalzoni o poco più che si propongono come dei 14

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un incendio ci vorrebbe che bruciasse i mascalzoni insieme a tutte queste topaie osservai indicando una costruzione che appariva percorsa da pericolose crepe quella e opera della solerzia di crasso dives ben lo ricordo sai che faceva crasso ci fu un periodo ai tempi della congiura di catilina che si trovò in un qualche imbarazzo di liquidità tanto che qualcuno disse che aveva impegnato un bel po delle sue ricchezze in quell impresa per trarsi d impaccio aveva inventato un simpatico sistema appena avuto sentore di un incendio si improfuma indossava le sue più belle vesti ed accorreva sul luogo dava solidarietà ed i primi aiuti allo sfortunato proprietario c era da indennizzare qualcuno e da salvare il salvabile tra crasso ed il malcapitato si creava un rapporto ed anche alcune obbligazioni debiti se mi capisci ci voleva poco poi a comprare tutte le macerie ad un prezzo stracciato bel guadagno per gli dei bel guadagno davvero poiché sotto le macerie restava pur sempre il terreno crasso demoliva tutto e con le sue maestranze ben addestrate ricostruiva una domus o un altra insula nuova ma non meno fatiscente in un baleno ci furono molti incendi e molti guadagni fece quel vecchio mascalzone bisognerebbe ricominciare da capo ad imparare a vivere il sole infuocato degli ideali non riscalda più i nostri animi serve a poco mescolare il farmaco col miele come fai tu che tenti di educare il tuo lettore mentre lo fai ridere credimi chi ti legge ride e basta a me la luna e stata severa maestra sono lieto che a te nel vendere poco e male i miei versi sia capitato di leggerne qualcuno il mal di testa si faceva sentire come un chiodo conficcato da un carpentiere mevio erennio sabino non mi rispose subito e scansò con destrezza un somaro imbizzarrito che rischiava di travolgerlo col suo debordante carico di grano meglio li venderei se tu li declamassi qualche volta magari profittando degli inviti che ti fa asinio pollione alle sue recitationes magari almeno la smettessi di fare il contadino nella terra che mi ha dato il nome il fatto e che tu sei un maledetto aristocratico anche se se son figlio di liberto come e stato detto anche i piccoli libri hanno un loro destino forse hai ragione tu quello dei miei non e né quello di ammonire né quello di vendere bel discorso da fare al tuo editore affido l oro alla gazza consentimi almeno di non vendere i miei versucci come fossero salsicce su un bancone al lato della strada sabino sospirò inutile discutere ecco quel capannello e la semplice bottega del tuo nubiano siamo arrivati in tempo per evitare di intraprendere una volgare polemica finanziaria 15

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