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i migliori che abbiamo un 2011 tutto al femminile cantautrici alla riscossa tra gli imperdibili dell anno spicca il rosa 01/01 teresa de sio naif herin pilar roberta barabino patrizia laquidara roberta alloisio susanna parigi carlot-ta una buona parte dei dischi migliori del 2011 secondo il parere di bielle in altre classifiche in giro per il web non ce n è traccia è firmata da una mano femminile si sono date da fare quest anno le nostre ragazze in tutti i campi tra tutti gli stili hanno studiato sperimentato proposto ne sono usciti piccoli capolavori come tutto cambia il graffiante ruggito della leonessa de sio che alterna brani di altri i maestri e composizioni proprie cambiano climi e paesaggi musicali ma rimane sempre alta e visibile la stella polare della musica popolare il folk è il rock del popolo afferma teresa e dalla maestra alla seguace per sua stessa ammissione la genialità cavalca selvaggia sui sentieri di naif herin se con il suo album d esordio ci aveva intrigati ci ha definitivamente stregati con questo le civette sul comò un album composto suonato e prodotto quasi in totale solitudine dove ogni brano porta con sè le stimmate della caratura davvero speciale della ragazza e a proposito di stregonerie come non parlare di quelle di madamigella pilar che con ago e filo musicale ha cucito tutta una collezione di alta sartoria italiana fuori catalogo la collezione prevede 12 1 abiti-canzoni che come in un libro di hrabal volteggiano sulla testa dell ignaro ascoltatore che non sa capire non ancora di essere stato preso in un vortice magico dove i vestiti girano e cambiano forma ma si adattano tutti al corpo canoro di pilar a questa voce che sa della musica popolari e sa della musica colta e che soprattutto ce le sa proporre entrambe con rara classe e ancora la formidabile patrizia laquidara che si ha dato vita e voce a un suo desiderio più volte espresso quello di rendere un omaggio cantato alla sua terra numero 71 1 gennaio 2012 adottiva il veneto il canto dell anguana è un progetto di musica popolare interamente cantato in dialetto dell alto vicentino ne è uscito un album emozionante nel senso che la musica popolare non è proposta esattamente come nasce ma viene reinterpretata e reinventata proposta in forme nuove completamente riscritta legata al terriorio anche roberta alloisio che a genova dedica il suo ultimo lavoro janua un lungo canto d amore in 13 capitoli per la città della lanterna susanna parigi è un altra nostra vecchia conoscenza sensibile colta profonda per il suo ultimo lavoro ha scelto di parlare di donne e di farlo attraverso la storia di un antica lingua parlata anzi ricamata in cina che solo le donne conoscevano una lingua da sempre ignorata e trascurata dagli uomini tanto da essere per loro il simbolo della discriminazione femminile quando invece le donne la utilizzavano per tramandarsi il loro intimo universo si esplora così un mondo fatto di sensazioni e di emozioni ma anche di valori di spiritualità e di carne tra i nomi più nuovi c è quello di roberta barabino e della sua ma got parliamo della semplicità della chiarezza parliamo di quanto possa essere naturale ascoltare questo disco magot un vezzeggiativo francese che significa bertuccia ma anche tesoro è leggera come un quadro di chagall sembra che questa musica possa volare via perdersi nel cielo legata solo dal filo tenue di un aquilone ma poi ci si accorge che il filo è sottile sì ma è un filo d acciaio e l ancoraggio a terra è robusto molto robusto last but not least la giovanissima carlot-ta infantaprodigio o in-fanta-prodigio della scena indie propone una musica sghemba obliqua ricca di theremin carillion accordion viole violini e violoncelli più centinaia di piccole percussioni e fischiettate nella loop station che rappresenta sicuramente la più forte ventata di aria fresca dell anno e i signori cantautori eletta shiera ci sono ci sono pur sempre in maggioranza numerica ma di loro parliamo sempre le bielle novità dopo un imperdonabile lunghissima assenza tornano le biellenews iniziamo con un riepilogo degli imperdibili del 2011 in attesa dei risultati del sondaggio dei lettori che elegga la miglior canzone quindicinale poco puntuale di notizie recensioni deliri e quant altro passa per www.bielle.org le biellenews
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ragioni distinguo e motivazioni delle scelte della redazione dopo attenta analisi e ripetuti ri-ascolti la scelta di bielle è caduta ancora una volta su teresa de sio già disco dell anno nel 2007 tutto cambia diventa quindi l imperdibile 2011 di bielle per l alta qualità del suo canto per l impegno civile e sociale espresso in canzoni come basso impero tutto cambia padroni e bestie inno nazionale e per l appassionata sulla violenza e sulla speranza per la voce di don andrea gallo oltre a tutto questo teresa ha mostrato una volta di più l attenzione al patrimonio musicale tradizionale rifacendo proprio fabrizio de andré e domenico modugno due bravi maestri della canzone d autore nazionale damigelle d onore a tutto titolo pilar con sartoria italiana fuori catalogo altro album vibrante di umori democratici e di alta poesia e naif herin con le civette sul comò un ponte tra musica d autore italiana e francese ma anche tra passato prossimo e futuro imminente piccola nota a margine tutti e tre i primi della classe portano una cover di un brano in lingua iberica o da lì derivata teresa de sio ha rifatto mercedes sosa pilar ha riproposto con toda palabra di lhasa de sela e naif ha tradotto nho antone escaderode il mio anton scorderò di cesaria evora subito sotto ma la classifica degli imperdibili di bielle è sempre fatta di ombra di unghie e di umori c è un terzetto maschile due vecchie conoscenze luigi maieron con vino tabacco e cielo e gianmaria testa con vitamia e una new entry ma destinata a restare in pianta stabile come dario brunori che con vol.2 poveri cristi mette a segno un lavoro dalla parte degli ultimi in puro stile enzo jannacci più che de andré ossia mettendosi nei panni dei diseredati della terra e dando loro voce piuttosto che raccontando di loro scendendo ancora abbiamo la novità più fresca che è roberta barabino assieme alla raffinata carlot-ta di cui non condividiamo però la scelta di cantare in inglese accanto a loro andrebbero citate anche chiara ragnini e adriana spuria tra le novità non bisogna dimenticare la musica per bande di antonio pascuzzo rossoantico mentre tra i lupi di vecchio pelo ci piace ricordare prima di tutto due outsider come tiziano mazzoni con goccia a goccia folco orselli con generi di conforto e giancarlo frigieri con i sonnambuli che si confermano a livelli alti disco dopo disco ancora lupi di vecchio corso sono vittorio de scalzi con gli occhi del mondo gli yo yo mundi con munfrà e riccardo tesi e bandaitaliana con madreperla zampata vincente d autore anche per bobo rondelli con l ora dell ormai leggermente sotto tono rispetto ai lavori precedenti invece vinicio capossela con il monumentale doppio marinai profeti e balene colto peso e impegnativo all ascolto ma pur sempre geniale e davide van de sfroos con il diseguale yanez che porta il successo sanremese del titolo qualche perla sparsa come ciamel amuur e il camionista ghost rider ma anche brani destinati a svanire troppo presto dalla memoria davide si è rifatto a fine anno con un magnifico the best che però in quanto raccolta non rientra tra gli imperdibili quindi altre donne roberta alloisio con la targa tenco janua patrizia laquidara con l altra targa tenco il canto de l anguana e susanna parigi che non ha vinto targhe ma ha fatto un gran bel disco con la lingua segreta delle donne ultimissimi arrivati ma degni di finire sull altare i radicanto con bellavia e la piccola orchestra la viola con dan moretti e il loro the journey poi giuseppe righini con in apnea e speriamo di non averne dimenticati troppi classifiche i migliori che abbiamo gli imperdibili del 2011 le bielle
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tutto cambia brigantessa senza perdere la tenerezza di giorgio maimone oi venne teresa prima era un estate declinante ma ancora calda un po lenta e un po noiosa poi con la posta del mattino a fine agosto arrivò un piccolo regalo dieci centimetri per dieci all incirca le dimensioni di un cd c era scritto tutto cambia sì è stato il primo pensiero tutto cambia detto oggi quando la palude impera poi il tempo di scartarlo e metterlo nel lettore cambia ciò che è superficiale cambia quello che è più profondo cambia il modo di pensare tutto cambia in questo mondo cambia il clima con il tempo il lavoro cambia faccia tutto cambia mano a mano che anch io cambi non è strano e la magia mi ha subito preso la mano per non staccare più fino all ultimo brano una sola lamentela è troppo corto tocca rimetterlo subito da capo fino a fondere il lettore fino a berne l assenzio fino a penetrare il substrato il non detto l inconoscibile quella sorta di ruggito che le sale dalla gola nel punto esatto in cui dice cambia il manto di ogni fiera e i capelli con l età prima c era l estate poi venne teresa È un album che alterna brani di altri i maestri e composizioni proprie che alterna climi e paesaggi musicali tenendo sempre bene alta la stella polare della musica popolare il folk è il rock del popolo afferma teresa de sio nei concerti e questo è proprio quello che sgorga dei solchi di folk di rock come energia ce n è molta e di tradizione di memoria ce n è altrettanto ma non è un disco passatista tutt altro la stessa title track non è una constatazione ma un invito una speranza fare sì che tutto cambi non aspettare che che cambi da solo ma dandogli una spallata eh sì tutto cambia è un album politico con tutto quello di bello che politico può ancora significare soprattutto per chi viene da poco dopo la metà del secolo scorso pura politica è basso impero una nuova domenica delle salme una delle perle del disco su un basso insistente la voce di teresa si distingue languida e metafora dopo metafora sbuccia le croste di un paese allo sbando elegantissimi gli uomini le donne i camerieri sotto gli abiti non gli si intuiscono pensieri ce n per tutti iil maggiordomo in maschera annuncia alle telecamere a chi fabbrica mutande che sappiano di fragole verranno da domani cancellati tutti i debiti e poi si sfocia nel refrein basso impero basso impero rullano i tamburi basso impero basso impero fiaccole lungo i muri e il medioevo dei costumi lo senti è tattile fungibile a portata di chiunque basta allungare una mano ed annullare qualsiasi rigurgito di coscienza la voce di teresa si approfonda negli inferi poi sale dagli angeli e in questo fluttuare ci fa partecipi dell inferno che abbiamo sfiorato canzone tremendissima e fascinosa ogni frase è studiata e limata alla perfezione non ci sono sfridi non ci sono avanzi tutto è funzionale al suono al clima uno strano mix di rock sinfonico enfatizzato dagli archi dello gnu quartet oltre che dal solito violino di her politica è don gallo quando pronuncia la sua prolusio p ne sulla violenza e sulla speranza dopo vent anni in questa italia che amiamo tanto c è ormai una voglia di violenza e di empietà i ladri si vantano di esserlo i servitori infedeli dello stato mostrano con orgoglio le prove dei loro tradimenti i servi non hanno più limiti nella loro abiezione gli onesti quasi si vergognano di esserlo ma noi con tutti i movimenti con tutti i giovani con tutte le donne gridiamo che il male grida forte ma la speranza grida ancora più forte 56 da brivido chissà se a qualcuno fischieranno le orecchie e politica infine è ancora oltre alla title track anche inno nazionale nata forse come canzonetta da luca carboni e trasformata da teresa in un vero e proprio inno tarantato per parlare dell unità dell italia nella sua diversità molto molto semplice ma forse per questo ancora più incisiva politica infine è ancora la finale scioscia popolo scritta da domenico modugno con eduardo de filippo per lo spettacolo teatrale tommaso di amalfi dedicato a masaniello attento a te a legna s è seccata e quanno è secca e asciutta piglia fuoco a presagire i tempi di una rivolta ormai prossima quella che prende le mosse dal canto benaugurante di tutto cambia l articolo completo su http www.bielle.org/2011/recensioni/rece_des iotuttocambia.htm recensioni le bielle teresa de sio:
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«se niente cambia vado sui monti» di giorgio maimone t eresa de sio è passata da milano per presentare in concerto al carroponte una nutrita anteprima del suo nuovo album tutto cambia un album che come dirà poi lei potrebbe anche essere l ultimo per la cantautrice napoletana a meno che tutto cambi ma in senso positivo dove questo tutto va dalla situazione politica al mercato discografico dalle radio all organizzazione dei concerti la vita artistica per chi si autioproduce e resta un po fuori dal sistema continua a essere difficile tutto cambia teresa prima c era l estate quella normale afosa e un po noiosa poi è arrivato il disco della de sio ed è cambiato tutto anche per me quanto ci hai lavorato ci ho lavorato per farlo e mettere insieme tutto il materiale ci ho lavorato tanto dall uscita di sacco e fuoco quindi da quattro anni fa non ho mai smesso però la lavorazione vera è propria è durata due mesi la scelta delle canzoni come è venuta fuori ci sono un po di cover e poi canzoni originali tue anche in questo senso tutto è cambiato perché è un disco nel quale mi metto in gioco sia come autrice che come interprete in genere negli altri dischi sono quasi tutti pezzi miei però c erano cose che mi piacevano troppo ognuna per motivi diversi mentre le canzoni scritte sono tutte legate le une alle altre e parlano molto di me in questo momento le cover spaziano molto e ognuna ha un motivo molto ben preciso da quale vuoi che cominci da quella che da il titolo all album tutto cambia adesso che la canzone sta nel disco mi sembra che non poteva non starci e infatti dà il titolo all album e adesso capisco che tutto cambia è un titolo che riguarda in parte me ma anche una frase che offro agli altri perché per me è una frase augurale più che una certezza è una frase augurale una speranza e anche don gallo nel disco ci invita a coltivare la speranza don gallo è un grande personaggio una grande intelligenza e purtroppo le grandi intelligenze quelle che non si sono vendute sono rimaste poche ma ti ha ispirato la visione di habemus papam dove c è la versione originale di mercedes sosa a prendere questa canzone no la verità è che mi ha telefonato un giorno michele santoro e mi fa io sto preparando questa iniziativa con la fiom sul lavoro in questo momento in cui il lavoro soffre tantissimo e ho avuto una visione mi fa ti ho immaginata cantare la canzone di mercedes sosa todo cambia tutto questo avviene dopodomani miché io sto in studio di registrazione scannata coi tempi devo chiudere i missaggi devo chiudere il disco sto in ritardo su tutto e poi è un pezzo che non so suonare non conosco e infine è un pezzo in spagnolo e lui mi fa pensaci fino a domani ok ciao appena arrivo a casa vado a scaricarmi il pezzo con il testo perché michele ci piglia sempre non può avermi detto una cazzata se lo ha detto lui qualche cosa di vero ci deve essere non mi chiama a casa per dirmi vieni a fare il pezzo che se no c ho un buco e allora mi sono scaricata pezzo e testo in spagnolo con traduzione in italiano ed ho capito che ci potevo lavorare l ho riscritto in italiano adattandolo al la musica ed ho capito che la forza espressiva e la forza aggregante che avevano quelle parole in questo momento era potente mi sono studiata il pezzo tutto il giorno l ho tradotto l ho cantato l ho imparato mi sono svegliata alle sei del mattino hai usato il fatto che non dormi mai tutta la notte ridiamo mi sono detta mettiamola a frutto questa cosa e ho chiamato michele e gli ho detto la canto ma in italiano sei una donna eccezionale mi fa sia lode a michele santoro perché il pezzo è eccezionale tuitti cantavano questa era la cosa bella non conoscevano le parole ma la volevano cantare volevano dire tutto cambia perché la gente si è stancata e vuole davvero un cambiamento vent anni di narcosi totale da basso impero impero che poteva prolificare perché c era la narcosi totale io penso che da questa narcosi stiamo uscendo e quando canto questo pezzo nei concerti lo cantano tutti perché vogliono dire le parole tutto cambia parliamo de l inno nazionale hai preso un pezzo antico di luca carboni e nei hai fatto un pezzo tutto tuo ho sentito l originale ed è proprio un `altra cosa quando io faccio una cover la devo fare mia forzatamente ma questo pezzo mi piaceva già allora era forse troppo avanti per i tempi adesso invece ci sono i festeggiamenti per il 150mo dell unità d italia l articolo completo su http www.bielle.org/2011/inter viste/int_desiotuttocambia.htm interviste le bielle teresa de sio:
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pilar sartoria italiana fuori catalogo fascino classe voce e idee di chi tiene per il martedì di giorgio maimone p ensiamola complicata pensiamola sfaccettata pensiamo una situazione in cui le lingue e i suoni del mondo vengano a contatto ravvicinato pensiamo la complessità di una costruzione molto curata di un abito d haute couture disegnato da un grande stilista uno stile un po forse demodè ma con un attenzione al particolare al dettaglio che solo la cura artigiana di un marchio può portare a compimento la sfilata comincia presenta 12 abiti più uno nascosto dietro un velo di silenzio sono tutti fuori catalogo forse fuori categoria forse fuoriclasse abiti-canzoni che come in un libro di hrabal volteggiano sulla testa dell ignaro ascoltatore che non sa capire non ancora di essere stato preso in un vortice magico dove i vestiti girano e cambiano forma ma si adattano tutti al corpo canoro di pilar a questa voce che sa delle musiche popolari e colte e ce la sa riproporre con classe per farlo al meglio pilar si è messa al lavoro con bungaro dividendosi i compiti a lei i testi a lui le musiche nel tentativo di tracciare un percorso che parlando di una donna parlasse anche di un paese l italia alle prese con un lungo inverno e non puoi sapere che piacere mi abbia fatto che il mio disco che si apre con per tutto l inverno sia uscito esattamente quando l italia ha iniziato a svegliarsi da un lungo inverno da un inverno troppo lungo che musica fa pilar una musica che parte della vocalità e che è conscia delle canzoni di origine popolare dell area del mediterraneo non a caso sono presenti canzoni in italiano spragnolo e francese e per registrare il disco con meravigliosa lentezza abbia scelto di andarlo a registrare in sicilia a scordia vicino a catania la semplice lettura dei testi chiarisce che molti di questi siano nati prima della musica come poesie per poi essere riportati all interno della trama musicale è il caso di ti lascio così ricca di anafore ed accumulazione che tradisce la sua nascita letteraria ti lascio una cosa una prosa una tentazione un occaisone uno scampo di dolore un ammutinamento un eutanasia preventiva non ancora necessaria mi tengo all eergia alla rara magia alle cicatrici invisibili dell anestesia alla poesia tradotta al sapore di legno alla bocca di sonno alla serenità di quello che sei che ti vedo che ti sento che anche da qui mi arrivano olimpionici silenzi battaglie perse specchi rotti infiniti sprechi sprechi infiniti oppure nella tentazione dei dodecasillabi di innestami ho ancora motivo a restare distante in questo tempo cupo e diviso ho ancora respiri e fiati e spartenze che non portano ad altro che a specchi ma l ascendenza poetica non blocca l immediatezza delle canzoni che sono e restano una grande prova di interprete in fondo io nasco come interprete e lo sono ancora anche se sia qui che nel mio primo disco ho scritto anche i testi ne discende una vertiginosa cavalcata tra suggestioni diverse ma tutte unite da un unca passione si parte da per tutto l inverno con le sue suggestioni femminili come la luna tu sei grilli e silenzio lì ferma che indossi un dolce far niente ti guarderò a lungo per tutto l inverno ti guarderò ti guarderò a lungo per tutto l inverno per tutto per tutto mi diverte scrivere al maschile dice pilar ma in questo caso il femminile usato si riferisce anche alla luna e mi viene spazzata via per la seconda volta in due dischi il sottile brivido erotico se per tutto l inverno è incalzante la successiva ti lascio è ipnotica e suggestiva di una lentezza rarefatta un voile di cotone un organza di seta labbra è canzone insinuante e intensamente erotica con i sospiri che riempiono il brano con quell attitudine trascinata che arrotola e sfuma le parole al servizio di un testo di una brillantezza luciferina c è uno spazio che avanza tra il mio e il tuo spazio un sentire più chiaro che si appoggia alla spalla mi uccide con cura mi bacia e si scusa e poi il lampo di genio il sabato sera lo lascio a chi aspetta di fare una fila cercare un parcheggio io tengo per il martedì un brano che abbiamo già incontrato in anatomia femminile la compilation su 23 cantautrici e il corpo della donna curata da michele monina e che già avevamo apprezzato lì come il pezzo forte della collezione cambia completamente il clima con la successiva scanzonata cherchez la femme ritmo vagamente manoche e testo in francese scritto direttamente in lingua da pilar chercez la famme dice la canzone è come attribuire il crimine al maggiordomo c è chi dice che le donne hanno un sesto senso femminiel lo chiamano sesto senso ma francamente non è altro che intelligenza tanto per dire chiaramente le cose come stanno l articolo completo su www.bielle.org/2011/recensioni/rece_pilarsartorie.htm recensioni le bielle
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pilar «canzoni senza bisogno di orlo» linguaggi alti e tentativi popolari spirito poetico e una cura musicale estrema di giorgio maimone l appuntamento è in un loft in zona venezia a milano una casa in prestito spiega pilar il luogo adatto dove veder volare per aria gli abiti proposti da una sartoria italiana per quanto fuori catalogo l album è stato una sorta di regalo di fine stagione una splendida soffa che veste con taglio regale le morbide forme di pilar tessuto di pregio e tagliato a misura merito anche del tuo lavoro con bungaro vero un progetto pensato e concepito insieme sicuramente tony ha avuto un ruolo preponderante e importante in questo cambio di marcia nel lavoro come lo intendo perché il piacere di lavorare non può non comprendere la ricerca che deve corrispondere a una crescita umana non mi piace la forma squadra che vince non si cambia ridiamo magari è efficace ma poco divertente e allora così hai cambiato tutto no ci sono alcune cose nelle radici che sono inestirpabili quando sono forti così l amore per un certo tipo di musica di sapore acustico l amore per il sud l amore per una modalità vocale affine ad ambienti sonori che sono legati alla musica popolare senza essere popolaresca sono canzoni di oggi ma legate al passato a noi piacciono le radici che guardano avanti io voglio essere coerente con alcuni punti fermi non posso non farlo ma d altra parte voglio affrontare nuove sfide dopo femminile singolare dove ero presente anche come autrice e dopo il progetto spartenze con sinenomine dove invece indossavo l abito che mi appartiene di interprete sono arrivata a questo nuovo lavoro che sento aderente non a caso sartoria non a caso canzoni fatte su misura canzoni senza bisogno di orlo dico io ho voluto affrontare argomenti che mi stanno a cuore tra questi il primo è l amore per la natura non nel senso bucolico o romantico ci siamo dimenticati del nostro rapporto con la natura perché non devi mangire le fragole a dicembre o perché non devi mangiare sempre l ananas fino a poco tempo fa non c era l ananas tutti i giorni sembrano argomenti che non c entrano niente con il disco ma vedrai che ci arrivo meduse deriva in parte da questo amore per la natura e in parte dal mito di medusa una donna coi capelli di serpente che da un lato vorresti guardare e dall altro se la guardi ti paralizza un tango sott acqua dove l argomento della sensualità scatta prorompente un atto d amore che non si consuma e resta fortissimo meduse è stata la canzone dalla quale siamo partiti bungaro mi ha dato una sua musica e il giorno dopo l ho chiamato dicendo ho le parole la video intervista completa su www.bielle.org/2011/interviste/pilar_int.htm interviste le bielle
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le civette sul comò la genialità cavalca libera sui sentieri di naif giorgio maimone q uesta è genialità altro che balle a solo un anno dal suo debutto ma in realtà è da più tempo che si è iniziato a parlare di naif la cantautrice valdostana torna in primo piano con un delizioso disco composto suonato e prodotto quasi in totale solitudine ogni brano porta con sè le stimmati della genialità non ci sono cadute di tensione non ci sono riempitivi non c è niente di già premasticato o se c è è comunque ripreso e rivissuto come se fosse la prima volta in assoluto che lo si sente naif non è neanche the next big thing perché è già qui e dall alto di due dischi uno più bello dell altro reclama assoluta attenzione d altra parte come gliela si potrebbe negare già a un primo sguardo senza nemmeno ascoltarla appare fuori dagli schemi ma se poi ci si prende la briga di sfogliare i solchi ci si accorge da soli che la ragazza ha una caratura diversa può bastare ascoltare la strepitosa la festa delle lucciole che potrebbe sembrare scritta per il trio lescano questa musica di altri tempi questi chiari e scuri della voce questa atmosfera da tabarin tra disegni di touluose lautrec e bicchierini d assenzio questa luce che va e che viene come quella delle lucciole con cui si brinda in quantità e che tipo di lucciole sono viene il dubbio siano quelle ragazze un po per male che riempivano i viali qualche tempo fa l odore dell estate sa di mandorle portalo via con te le frasi appassionate e un po osé portale via con te bastano pochi tocchi di pennello basta quell abat-jour accesa al primo verso con la sua luce intermittente basta il ritmo manouche della chitarra e l incanto è perfetto la voce delicata ed eclettica di naif ci porta altrove siamo dentro al suo film pronti a farci inumidire fino all osso più ritmata l iniziale parto per la luna che però colpisce meno per diversità e che inizialmente mi aveva spinto a sottovalutare il disco rispetto al precedente parto per la luna è sì una canzone un po aliena con una sua bella diversità ma acconciata da canzonetta estiva se la si estrapola dal disco e la si sente da sola colpisce meno all interno di tre civette sul comò ha invece una sua precisa ragione di essere anche se resta la più gracile del lotto non l avrei messa in apertura lasciami sognare un po ad esempio terza canzone del disco ha tutto un altro peso inizia con un basso pulsante e lascia spazio a una voce che oscilla tra le estremità dell acuto ma sussurrato e il tono fondo di una notte di piacere no non mi svegliare lasciamo sognare un po tienimi da un filo credimi ti seguirò ogni aquilone ha un anima e un soffio che lo guiderà in strade deserte in certa di un fiore rumori di treni a vapore da te da me che voglio di più un piccolo sogno un bonbon notturno con un risveglio dolce in un letto ripieno d amore come non amare il sogno e subito dopo altro pezzo di genio ho perso una canzone sì è vero può capitare a chi scrive canzoni l avevo in mente era perfetta ma poi puff e sfumata ma chi poteva farne una canzone naif e chi altro ma dov è era qua qui non c è non c è ho perso una canzone sotto il letto ho cercato troppe volte di curare il mio difetto del disordine perfetto non era una canzone come le altre e lo ammetto fin quando non la trovo smetterò di fare tutto peccato perché era la migliore che la penna mia avesse scritto la meta-canzone la canzone che-canta-se-stessa-cantante mio caro ascoltatore no non ti turbare perché prima o poi la troverò e te la farò ascoltare provare assaggiare e così dicendo già la fa e divertente ma niente affatto banale e uno spaccato di vita gettato in pasto all ascoltatore che è invitato peraltro a trasformarsi in qualcosa di più le canzoni di naif infatti sul libretto sono precedute dagli accordi relativi se le volete suonare prego accomodatevi pure e buona fortuna perché difficile non sarà suonarle ma rifare la voce della piccola peste la stessa idea l aveva avuto lo scorso anno dario brunori e si era meritato il bonus bonus anche per naif che di trovata in trovata ci snocciola un disco imprescindibile sì certo io sono parziale nel senso che sono di parte e che quando mi innamoro di un cantante una cantante un autore mi lasciò trasportare da questa passione ma credo che questo sia lo scopo terapeutico della musica quello di trascinarti via con sé portarti sulla luna o tra le lucciole a cercare una canzone sotto il letto sopra cui prima si è sognato un po e poi magari sentirsi dire che oggi è una giornata triste in termini e modi che non potranno mai convincerti che non sia vero l esatto contrario oggi è una giornata triste è una giornata triste non somiglia alltre altre per l intensità di concentrata negatività che ha una giornata triste è una delle tante che attende la città una giornata triste passerà prometto di guardare lontano anche se ad occhi chiusi non vedo il cielo sì forse oggi è una giornata triste ma cantando la si farà passare cerco offerte sul giornale oggi vendesi tranquillità al barile nonostante tutto sia normale a volte essere presi male nonostante il mio lavoro sia un co-copronto all uso illuso qui è tutto chiuso sì a suo modo è pure questa una canzone politica anche se il ritmo resta manouche e parigi è sempre un illusione appesa dietro l angolo l articolo completo su http www.bielle.org/2011/recensioni/rece_naif civette.htm recensioni le bielle naif herin:
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naif «la canzone deve essere popolare» alla ricerca della quadratura del cerchio tra il carbonaro e il commerciale di giorgio maimone e civette sul comò è decisamente un disco ben riuscito uno di quelli che sono come una giostra dalla quale difficilmente se ci si monta sopra si vuole scendere l unica condizione per farlo è che naif ci prometta di continuare a fare un disco all anno ma non solo per passione anche per scoprire dove può arrivare così parliamo con lei del suo ultimo lavoro di come è nato di quanto tempo ci ha lavorato È stato un disco rapidissimo È tempo di raccolto è del 2009 e questo arriva poco più di un anno dopo sì e in mezzo c è stato anche il disco francese mamma mia ho bisogno di una vacanza È tempo di raccolta che è del 2009 in realtà è una raccolta di brani che continuavo a fare live nei concerti e non avevo ancora trovato nessuno che mi producesse un benedetto disco allora presa dallo sconforto decisi di autoprodurre È tempo di raccolta dopo anni che semino un benedetto disco riuscirò a produrlo ride mentre invece le civette sul comò è un disco tutto nuovo tutto no perché c è menestrello da strapazzo che facevi già le civette sul comò è una specie di restituzione del mio tour dell anno prima di fatti secondo me è una disco molto francese nella strumentazione nei passaggi armonici e raccoglie tutti i brani che io ho scritto dopo un anno e mezzo intero passato in tour È stato scritto di getto probabilmente come dici tu è un disco più unitario ho abolito la strumentazione elettronica per cercare di dare questo suono unitario di vestirlo con una chiave calda con le chitarre in evidenza e con le batterie di legno per aggiungere morbidezza l obiettivo era di fare un disco di canzoni anche per questo sulla copertina ci sono gli accordi iniziamo a celebrare i tuoi trent anni che li compi oggi 28 ottobre e la notizia del giorno infatti non pensavo di arrivarci viva sai che sono contentissima perché è da quando sono bambina che voglio avere 30 anni ridiamo ok a questo non ci crede nessuno però a vent anni davvero mi sentivo povera di esperienza quello che davvero vorrei io è di cercare di rendere commerciale o meglio popolare se la parola commerciale proprio non ci piace il punto è che a noi artisti serve essere commerciali sennò come mangiamo e come portiamo avanti un sistema culturale non possiamo chiuderci in noi stessi e cantare le migliori canzoni che siano state scritte senza farle ascoltare anessuno l intervista completa su http www.bielle.org/2011/interviste/naif_int.htm l interviste le bielle
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luigi maieron vino tabacco e cielo cercivento provincia di oklahoma di giorgio maimone l a quercia ha ripreso a cantare ha deciso di affondare le sue radici nel fango dei bayou dove si specchiano le mangrovie o di riflettere le sue cime nelle acque limacciose del mississippi dove si proiettano le ombre lunghe delle magnolie abbandonati violini e viole della tradizione folk e imbracciata la chitarra come fosse una old betsy gigi jj maieron si lancia sulle piste di frontiera sulle tracce di jj cale e di johnny cash con una fida compagnia di pards novello tex willer maieron arruola kit carson/franco giordani socio ormai di lungo corso tiger jack/davide billa brambilla mephisto/ellade bandini e kit willer/francesco piu e con banjo dobro armoniche mandolino fisarmoniche e chitarre costruisce un grande disco di storie di frontiera eh sì perché la carnia e il vecchio west hanno molto in comune terre di uomini che si muovono che si spostano alle prese con un panorama naturale che li sovrasta e che non può non lasciare tracce dentro di loro e in gigi anzi in jj maieron si avvertono i boschi che mormorano il silenzio dei picchi isolati la maestosità quasi divina degli altipiani e la forza della natura trasfigurata nelle grandi domande dell esistenza gigi racconta di gente che va e che torna di passato e di presente di chi è nato un po per caso di chi resta fuori mano dei fantasmi di pietra di quelle case rimaste in piedi dopo la tragedia del vajont di soldati in difesa di molti confini e di una sola terra per farlo e per far conoscere le sue storie più lontane esce anche spesso dalla lingua della sua carnia ma potrei giurarlo senza abbandonarla mai maieron come van de sfroos potrebbe cantare in hurdu o ugro-finnico e sempre canterebbe le storie che porta incise nella pelle di confini di strade bianche di traiettorie che passano laterali alla grande storia che a volte si intrecciano ma quasi chiedendo scusa della loro presunta irrilevanza temi che poi invece sono quelli dell esistenza al di là della musica quello che colpisce di più in maieron è la particolare timbrica della voce bassa profonda intensa una voce che ricorda leonard cohen ma anche la corteccia di una quercia una voce magica al servizio di temi come la memoria l amicizia «il vissuto la solidità che l esistenza pretende» per dirla con le sue parole una vita già intensamente vissuta maieron nasce attorno alla metà degli anni 50 che a volte costa un po di fatica in più ma non aspettatevi malinconia da questo disco che è fino in fondo quello che promette di essere un album di viaggio epico sulle terre di confine in qualsiasi accezione lo si voglia intendere le cose attorno a noi non dicono tutto fruga trova il suono e ascolta il suono parla prima delle parole non temere ascolta sali il pendio e riassumi lascia cio che non ti serve insegui il tuo suono tra le foglie ed i clacson e il gioco dei passi tra lo specchietto e il domani fasci di nuvole tra vino e cielo anche i colpi diventano suono e il tuo canto cresce così scrive gigi sulla copertina dell album fotografando in modo epigrammatico il contenuto il viaggio lo scopo del lavoro che è per togliere qualsiasi dubbio un lavoro egregio mi punge vaghezza di citare un particolare divertente gigi maieron è reduce da due album con michele gazich massimo bubola finita la collaborazione con gazich ha fatto un disco eminemente chitarristico maieron anche la preponderanza di violini e archi di michele sembra quasi destinato a immunizzare i suoi ex partner dal ricorso a questi strumentii ne escono però buoni dischi chitarristici come erano buoni quelli ricchi di violini folk una domanda oziosa è chiedersi se queste storie di frontiera avrebbero suonato bene allo stesso modo aggiungendo il violino probabilmente sì ma tanto siamo destinati a non saperlo per ora ci beiamo del suono scabro di alcuni brani questa faccia filo spinato e di quello rotondo di altri vino tabacco e cielo il peso della neve cramar-marochin per la lingua maieron si appoggia quasi ovunque all italiano sono solo quattro i brani totalmente in carnico le cidule trei puemas dona mari e cramar-marochin con un autolesionismo senza pari gigi si pone appena al di fuori della regola del tenco che impone di premiare come dischi in dialetto ebbene sì loro scrivono così anche quando si tratta di lingue quelli che sono prevalentemente in dialetto ora o interviene un po di elasticità o vedremo davide van de sfroos in gara per il dialetto con yanez che è a tutti gli effetti un album mainstream e vino tabacco e cielo in gara nella categoria miglior disco l articolo completo su www.bielle.org/2011/recensioni/rece_maieronvi notabaccocielo.htm recensioni le bielle
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luigi maieron «un suono dell uomo in cerca dell incontro» l eterno duello tra quello che siamo e quello che non mostriamo di giorgio maimone n on potevo finire l anno senza avere intervistato luigi maieron autore di uno dei più bei album della stagione nonché oramai caro amico dai tempi remoti di si vif per affinità elettive e musicali l album è uscito poco prima dell estate e l intervista è gradatamente slittata tanto con un amico si fa sempre in tempo fino ad arrivare all ultimo giorno dell anno ma per fortuna ce l abbiamo fatta per l ultimo giorno dell anno vino tabacco e maieron ciao gigi eccoci qua per questa intervista di fine anno tanto per cambiare a noi di bielle il tuo album è sembrato uno dei più belli dell anno però ci sono delle differenze con i lavori precedenti non solo sotto il punto di vista delle lingua è vero qui canti molto in italiano ma non è nemmeno la prima volta sembra che ci sia stato proprio un tentativo di apertura cosa ne pensi tu si hai ragione mi piaceva raccontare in modo più diretto più fisico c è una maggiore presenza di musica ci sono atmosfere diverse e qualche momento di leggerezza abbiamo seguito il principio che una canzone può essere anche un bicchiere bevuto in compagnia È un album che va nella direzione dell incontro spero tanto di riuscire a fare buona compagnia a chi ascolta il riferimento immediato che viene in mente ascoltandoti è johnny cash d altra parte te l hanno già detto che sei il johnny cash della carnia no ti ci ritrovi me lo dicono già dai tempi di si vîf nonostante musicalmente andassi in altra direzione poi ho capito che non è solo per certe atmosfere musicali ma è anche un fatto di postura di fisicità e per le tante rughe che hanno lasciato sui nostri volti una sorta di campo di battaglia devo dirti che la sua musica mi piace nutro sincera simpatia per lui che è stato una primula in un prato innevato la sua musica è ancora una buona compagnia suona molto bene in terra di carnia rispetto ai tuoi dischi precedenti c è meno violino e più chitarre e quindi forse è questo che fa pensare a uno spostamento in tema musicale dal folk più verso il country d altra parte questa faccia uno dei brani pregnanti dell album sembra un estratto da un western all italiana con la colonna sonora di ennio morricone i due album precedenti contavano sulla presenza e sul violino di michele gazich mentre in questo c era la voglia di provare suoni diversi sempre nell ambito folk in questa faccia la scelta musicale è stata concepita proprio per far riverberare i duelli che abbiamo con noi stessi con quello che siamo e quello che non mostriamo il duello è anche una metafora che sottolinea una caratteristica di noi friulani quella della determinazione e del non farla mai troppo lunga se una questione va risolta non ci pensiamo su due volte i temi scelti questa volta sono particolarmente vari ci sono dentro tanti spunti diversi che fanno pensare più a un campionario che non a un singolo progetto È come se dicessi signori questo è quello che posso fare senza preoccuparti di creare legami né musicali né di testi È il tuo album più simile a una raccolta di singoli abbiamo il country di vino tabacco e cielo il country-blues di questa faccia il folk classico di le cidule la danza sull aia di tre puemas il risvolto più cantautorale di ottobre 63 il minimalismo rarefatto di cosa senti l etno-folk di cramas marokin il blues rinascimentale di done mari il tango-cabaret di arghientina insomma un po di tutto senza però che questo dia mai l impressione del rebelot come si dice da noi ossia del fritto misto È sempre maieron ma in vesti differenti hai ragione ma c è anche un suono dell uomo con cui mi piace restare un suono di vicende che ci appartengono sotto tutte le latitudini che ci rendono partecipi che ci dicono che in due si cammina meglio ogni giorno continuano gli ottobre 63 per leggerezza stupidità o solo per interesse i fantasmi di pietra ogni giorno c è una giovane che aspetta che il suo nome venga pronunciato e che la vita le apra le porte la cidule trei puemas ogni giorno ci poniamo le domande-considerazioni di cosa senti o siamo presi dalla disperazione impazzita di argjentina perché la vita ci porta da un altra parte e una sorta di forma musicale dei sentimenti che accelera e rallenta a ritmo di musica l intervista completa su http www.bielle.org/2011/interviste/maieronvi no_int.htm interviste le bielle
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gian maria testa vitamia un disco di legno e di ferro forgiato con cura in bottega giorgio maimone n ella sua bottega l artigiano lavora il ferro e il legno prende il secondo lo curva sul fuoco gli dà forma lo carteggia prende il primo e lo batte sul fuoco si capisce che ama il legno lo pratica da più tempo ne conosce l anima sa capire di cosa hanno parlato le foglie che storie hanno raccontato e quante ne hanno sentite raccontare dal vento ma l artigiano curvo sul suo progetto nella luce che declina procede di lima e di cesello e sposta un tassello qui e toglie un nodo là passa il mordente poi cambia idea a torna al ferro alcune cose alcuni oggetti alcuni pensieri hanno bisogno del ferro per essere espressi e ferro e legno si compenetrano e si capiscono senza uno forse non ci sarebbe l altro senza la passione civile l amore solo l amore che ci starebbe a fare e così l omino coi baffi prosegue il suo lavoro incurante degli anni che passano delle stagioni che si susseguono della neve che copre le foglie cadute e che precede le piogge di marzo gioca anche di understatment che sto facendo in fondo canzonette se anche se ne perde qualcuna non può essere un danno per l umanità passano cinque anni il disco è pronto un prodotto artigianale fatto con tutta la cura del caso pensato e ripensato corretto e licenziato mal volentieri si capisce che se avesse potuto gianmaria a questo disco avrebbe lavorato un paio d anni ancora e già me lo vedo nel suo antro al lavoro in un gucc sperduto sui colli di alba in una boita dell angolo a rifinire al colino le rime alternate de la giostra o limare all infinito i versi e i fiati rarefatti e trattenuti di 18 mila giorni ossia vitamia diciottomila giorni poteva essere il titolo di tutto il lavoro sono i giorni che servono ad arrivare a 50 anni circa che detti così sembrano pochi e tanti a un tempo fa ancora più impressione se si pensa che sono solo 432 mila ore e cosa vuoi che siano 432 mila ore eppure è un vita la vitamia esclamazione mutuata da carmelo bene e da sua moglie ci sono stati giorni vitamia che anche il giorno aveva un nome e di quel nome qualche mano si prendeva libertà ma ancora me lo vedo a togliere gli articoli che spezzavano il bel ritmo di tango antico su cui è distesa in un languido casquet dimestichezze d amor e a ragionare su come proprio quella e solo quella fosse la parola che ci voleva lì perché non sono consuetudini non sono usi e costumi non sono frequenze e frequentazioni sono esattamente dimestichezze quelle che intercorrono tra due persone che si amano e che stanno assieme da tanto tempo e gianmaria come mastro faber su una singola parola può impennarsi per mesi ma poi dopo che i mesi hanno fatto anni e che neve foglie vento e sole si sono succeduti con la inesorabile lentezza di un film coreano ecco che arriva il momento esce il disco ed è una piccola sfilata di gioielli prodotti a mano e non a macchina da uno degli ultimi artigiani della canzone gianmaria testa un sottile senso di dispiacere mi pervade quando esce un album nuovo di gian maria testa perché so che dovrò aspettare 4-5 anni per ascoltarne un altro io ho dei tempi lunghi per fare un album una specie di gioco crudele con me stesso faccio una canzone la finisco non la scrivo né niente e la lascio lì e lascio passare il tempo poi riprendo in mano la chitarra e la riprovo alcune me le sono completamente dimenticate e penso che in fondo era il loro destino altre me le ricordo ancora ma sarebbe stato meglio se me le fossi dimenticate altre ancora la minor parte me le ricordo e mi convincono sono quelle che vanno in un disco dopo cinque anni di attesa gian maria testa torna con vitamia un disco di anima e di testa di passione e di impegno di legno e di ferro dove si parla di figli e operai di amori finiti o solo trasformatisi in una dimestichezza d amor di secessioni e tempi bui ma chiudendo comunque con un sorrisoe un canto corale la giostra cinque anni di lima e di pialla da perfetto artigiano della canzone d autore per sbozzare il gioiello di un disco che parli alternativamente a testa e anima ma che parli comunque la lingua della maggiore canzone d autore un album di legno e di ferro diviso tra la sua anima più profonda e la passione civile da una parte ci sono le canzoni dell anima quelle che ho vissuto dall interno e che parlano di me e dei miei percorsi più interni come dimestichezze d amor o di niente metà dall altro ci sono canzoni invece oggettive che cantano dei problemi del lavoro come cordiali saluti che narra di uno scrittore di lettere di licenziamento che cerca una pioggia di parole d occasione per indorare la pillola oppure sottosopra sugli operai appollaiati su un gru per protesta o ancora 20 mila leghe in fondo al mare per stigmatizzare tutti questi particolarismi ognuno sia libero beninteso di pensarla come vuole ma bisogna combattere con questa abitudine di tagliare tutto quello che non va non va bene e allora separiamo il nord dal sud poi le singole regioni poi le città quindi finiamo per non andare più alle riunione di condominio sono passati cinque anni dall album sulle migrazioni da questa parte del mare targa tenco del 2007 un lavoro imprescindibile per chi ama la canzone d autore vitamia è diverso è altra roba e forse non è nemmeno comparabile quella era una storia unica suddivisa in capitoli scanditi da canzoni questo è un album con un fodero di legno di canzoni in fondo d amore che come scrive nella prefazione del libro di isabella zoppi su gianmaria testa erri de luca la tua voce s arrampica un balcone soffia all amato le parole da dire all affacciata la tua voce è cyrano nascosto nel cortile che insegna al maschile smemorato come bussare a un bacio di ragazza niente altro che amori polpa scoperchiata da un coltello che scortica sbuccia e sotto il frutto è bianco solo amori nient altro che fiori compratene un mazzetto portateli sudati trafelati alla creatura preferita amata l articolo completo su www.bielle.org/2011/recensioni/rece_testavitamia.htm recensioni le bielle
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gianmaria testa un artigiano meticoloso e dannatamente lento di giorgio maimone «io dal mio canto fino all altro giorno facevo il ferroviere » ue dischi negli ultimi cinque anni perché le canzoni cambiano peso si evolvono nel tempo bussano e si ripropongono o forse si dimenticano ma quelle che restano devono sempre generare emozioni allora gianmaria la prima sensazione sentendo il tuo nuovo album è stato un sottile senso di dispiacere perché conoscendo i tuoi tempi lenti mi toccherà aspettare anni per sentirne uno nuovo ridiamo questo un giornalista non dovrebbe dirlo dovrebbe attaccare con le critiche tu però sei sempre stato parziale ma non necessariamente è un male e poi tu stesso mi dicevi prima che spesso lentezza non è sinonimo di qualità È così io ho dei miei tempi lunghi per fare un album sono passati cinque anni da quando ho fatto il disco precedente È lo stesso meccanismo che uso per fare le canzoni È una specie di gioco crudele con me stesso faccio una canzone la finisco non la scrivo né niente e la lascio lì lei periodicamente prova a riaffacciarsi ma io niente e lascio passare il tempo resisto a ripetuti tentativi poi riprendo in mano la chitarra e la riprovo alcune me le sono completamente dimenticate e penso che in fondo era il loro destino altre me le ricordo ancora ma sarebbe stato meglio se me le fossi dimenticate altre ancora la minor parte me le ricordo e mi convincono sono quelle che vanno in un disco poi questa volta c era anche la difficoltà di dare un seguito a da questa parte del mare un disco perfetto beh quello era stato un disco diverso ero partito per fare un concept album e un album che è partito con una scaletta e le canzoni in ordine sequenziale e ci ho messo un sacco di tempo intanto pensavo con malinconia all epoca di de andré quando faceva un concept dietro l altro in pochissimo tempo pensando a come ero inadeguato io però il tema dell immigrazione allora e oggi ancora di più era un tema centrale a cui credevo giusto dare una voce in questo caso invece un filo comune non c è no sono canzoni di ordine diverso dove affronto temi differenti in nuovo la canzone che apre l album parlo ad esempio di mio figlio piccolo lasciami andare è la storia delle difficoltà negli addii definitivi ma questi addii definitivi possono essere anche i funerali certamente anzi è proprio di quello che si parla d tu di che classe sei 1953 ecco io del 1958 quando si arriva sui 48 anni da lì in poi bisogna abituarsi all idea che inizieranno a succedersi gli addii avremo sempre più a che fare coi funerali questa canzone voleva esprimere da un lato la difficoltà il sentirsi inadeguati in certi momenti dall altro raccontare anche con una visione laica che non torneremo mai sui nostri passi in primo luogo in queste circostante mi chiedo se prima che questa vita finisse è stato fatto tutto il possibile per viverla al meglio prima di utilizzare la dimensione del ricordo a me è sembrato un album di legno e di ferro da un lato una pietas umana una partecipazione degna di jannacci o se vogliamo di de andré tanta è la passione la commozione direi che le anima dall altra invece il graffio ironico alla dario fo hai azzeccato appieno il senso dell album quelle che tu definisci di legno per me sono le canzoni dell anima quelle proprio che ho vissuto dall interno e che parlano di me e dei miei percorsi più interni come dimestichezze d amor o di niente metà e dall altro ci sono canzoni invece oggettive che cantano dei problemi del lavoro come cordiali saluti che ho tratto dal libro omonimo di andrea bajani e che narra di uno scrittore di lettere di licenziamento che cerca una pioggia di parole d occasione per indorare la pillola oppure sottosopra che parla degli operai che per protesta si sono appollaiati su una gru l intervista completa su www.bielle.org/2011/interviste/int_gmtvitamia.htm interviste le bielle
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brunori sas vol.2 poveri cristi un disco per l estate ma da tenersi stretto sotto pelle di leon ravasi a ttenzione a tutti i miscredenti parliamo di un disco da classifica infatti è 89esimo nelle classifiche fimi a soli 20 giorni dall uscita ufficiale dario brunori alias brunori sas ora distribuito warner dopo il successo di nicchia del primo disco poveri cristi è il titolo e lo svolgimento conferma in pieno É una storia minuta piena di poveri cristi a partire da mario il giovane mario che voleva essere milionario perció spendeva quasi tutto il suo salario in gratta e vinci e slot machine all emigrato che vuole sposare rosa busta paga contributi documenti e codice fiscale nonostante la nebbia non si sta poi tanto male sant ambrogio da milano e sopra il duomo c è l madonna di pompei a me mi pare proprio lei o la piccola storia minimalista di lei lui firenze che vanno all ikea dove la gente sogna di comprare tutto e si accontenta di niente e poi vanno al cinema a vedere fellini anche se tra loro oramai è finita ma stasera ho voglia di girare ancora un altro finale per noi che non ci amiamo più una sorta di concept album della piccola miseria quotidiana dario brunori viene accostato abitualmente a rino gaetano per contiguità di temi per la voce roca e graffiante per la comune provenienza geografica dalla calabria ma ci sono altri paragoni musicali da fare in primo luogo il lucio battisti del periodo mogol col vantaggio che i testi li scrive brunori e non il gran guru delle giovani marmotte c è la stessa musicalità istintiva lo stesso concetto mutuato da dylan che una grande canzone può essere basata anche su pochi accordi e abbastanza semplici c è anche qui l uso della voce che trae il massimo dell espressività dallo stumento a disposizione e c è la capacità d parlare di piccole piccolissime cose una carota e una cipolla restituendo loro dignità di strumento narrante e poi c è jannacci nei brani più lenti e più disperati perché c è questa capacità di calarsi dentro la vita dei poveri cristi di narrarla dall interno senza distanze senza giudizi e soprattutto senza pregiudizi e poi c è sempre e comunque quiest aria sghemba che accomuna i grandi cantautori fuori dagli schemi secondo un filo conduttore che può benissimo portare a jannacci a cristicchi andata e ritorno se poi vogliamo volare più in alto e vogliamo possiamo anche dire che il breve tessuto di queste storie minimali raccontate senza enfasi e in poche frasi può rimandare a raymond carver e ai suoi racconti di poche pagine dell ordinaria crudeltà che porta con sé la vita quotidiana una gemma in questo senso è bruno mio dove sei storia narrata al femminile di una scomparsa di bruno morto chissà dove e chissà come lasciando dietro un ricordo dolce che non vuole morire e un colloquio tra moglie e marito che non vuole interrompersi rovesciate le parti lei è una moderna orfeo di paese e lui una euridice risucchiata negli inferi la chitarra appena sfiorata di brunori e il violoncello di stefano amato sono tutto il tessuto musicale di un brano più rarefatto della foschia dell alba una perla di assoluto nitore ma diciamo la verità questo disco che si presenta così semplice e privo di orpelli è tutto una perla sembra allegro e graffia ferisce o comunque tocca perchè brunori ha una scrittura di gran classe dove i poveri cristi parlano ed esistono davvero ma le chicche non finiscono qua come definire infatti il suo sorriso dove dente canta e brunori dà la replica parlando pensi veramente che sia funzione del tempo e già quindi fra un mesetto mi dovrei sentire un poco più meglio già già /spero che tu non lo dica solo perché io sto morendo ma no perché il mio respiro sembra non avere più senso da quando da quando il suo sorriso e il tuo sorriso in un istante hanno deciso che non ci fosse più sul mio viso spazio per fare un altro sorriso È un omaggio immagino voluto alle tre verità di lucio battisti come confermerebbe la frase io non so io non so più a chi credere che è identica nei due brani e messa a un dipresso allo stesso punto un pezzo gradevole dove il povero cristo di turno è quello che vede la sua donna mettersi con l amico tra i brani non cantati da brunori c è anche la tiratissima animal colletti con la voce di antonio dimartino che me ne faccio di questa vita che sfugge lentamente dalle dita non ho una casa non ho un lavoro e non ho un cane non so nemmeno più distinguere la sete dalla fame e vogliamo forse tacere de la mosca la mosca che danza in mezzo alla stanza percorre grovigli di rette a metà la osservo rapito da tanta costanza cercando una logica nel gioco che fa un gioco di specchi tra un romanzo e la vita dove non sarà una mosca a macchiare il vestito alla sposa e nemmeno a rubare il profumo a una rosa delicato e tenero l articolo completo su http www.bielle.org/2011/recensioni/rece_br unoripovericristi.htm recensioni le bielle
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roberta barabino magot acqua di sorgente fresca e trasparente di giorgio maimone p arliamo della semplicità della chiarezza parliamo di quanto possa essere naturale ascoltare questo disco parliamo della brezza del primo pomeriggio del vento fresco di maggio parliamo di disegni fatti a matita e ripassati a china di un dolce declivio di una collina e dei passi leggeri che la percorrono in discesa di un temporale d estate coi suoi tuoni e con i suoi scrosci d acqua e dell abbaiare festoso di un cane di dita leggere sopra una chitarra e di pochi tocchi di altri strumenti un violoncello una seconda chitarra poca roba di un piccolo giro di amici che si riunisce per ascoltare canzoni sussurrate che non graffiano il cuore della notte che non portano sofferenze che non si impongono ma si offrono di un tè coi biscotti alle cinque del pomeriggio e di quel tedio leggero che danno le visite ai parenti parliamo di tutto questo e ci avvicineremo al cuore di quello che roberta barabino ha proposto con magot ma non ne scalfiremo la superficie perché magot è leggera come un quadro di chagall sembra sempre che questa musica possa volare via possa perdersi nel cielo se si spessa il filo tenue dell aquilone ma poi ti accorgi che il filo è sottile sì ma di ferro e l ancoraggio a terra è robusta non basta la leggerezza della forma a perdersi per l aria magot ti resta dentro magot è un vezzeggiativo francese che significa bertuccia ma anche tesoro ed era così che il padre chiamava roberta da piccola da qui il desiderio di conservare questo nome per il disco e per il gruppo con cui suona un nome che situa la poetica del progetto in un tempo fanciullo come riporta sul suo sito e forse questo aggancio col mondo infantile può servirci per interpretare al meglio la musica di roberta barabino chiara argentina e scintillante come un ruscello di montagna merito anche della partecipazione al progetto di tre quarti dello gnu quartet con raffaele rabaudengo alla produzione ma ancora di più di questa capacità di magot di aprirsi all innocenza alcune canzoni possono anche sembrare ingenue per quanto sono semplici ma è un ingenuità che conquista che colpisce il cuore e che innamora musica gentile che scorre senza possibilità di ferire o di urticare una soluzione che roberta ha pensato di fare propria anche negli show da vivo dove il progetto magot non è solo un disco ma un gruppo composto da roberta tristan martinelli chitarre piano e altro e jacopo ristori violoncello ma qui siamo già nel futuro al dopo album torniamo a parlare del disco a cui roberta arriva con i neropaco un gruppo genovese eh già siamo a genova terra di talenti senza fine per il cantautorato italiano di metallo pesante che pure è riuscito ad accompagnare con levità la nostra cantautrice ricevendone in cambio la dedica nella canzone angeli metallo pesante sì perché a roberta piace raccontare il mondo che le si svolge intorno senza sovracostrutti senza appesantire mai il discorso acqua che scorre dicevamo che rinfresca e disseta un disco che fa bene alla pelle perché di queste piccole gemme ci si può anche innamorare senza vergogna e senza nemmeno doverlo spiegare più di tanto se non ascoltando prendendosi mezz ora di pausa nel flusso della vita e sdraiandosi al sole ad ascolare le canzoni di aria cesellate dai magot si potrebbero anche fare paragoni nobili scomodare nick drake per la presenza del violoncello o i cowboys junkies di margot timmins per riallacciarsi a questo modo indolente di porgere la voce di roberta che poi è quello che conquista roberta accenna non impone butta lì un canto che sembra distratto eppure all improvviso imprime il suo graffio si potrebbero citare anche i velvet underground di cui viene ripresa qui i ll be you mirror come ghost track e di cui dal vivo i magot fanno una versione da brividi di candy says si potrebbe ma forse non sarebbe giusto perché è meglio gustarsi magot per quello che è un prodotto raffinato di musica gentile certo è che ci vuole come sempre in questi casi un brano guida quello che contiene quel qualcosa in più che fa scattare l innamoramento in questo caso si intitola buongiorno a te un gioiellino di semplicità e di dolcezza dove la voce come sempre educata e discreta ma così espressiva di roberta ci accompagna nel sogno buongiorno a te che ridi anche se non sai perché e quasi automaticamente un sorriso arriva a incresparti il labbro È vero sorrido anche se non so perché tu come un giocoliere in equilibrio sai stare son piccoli i tuoi passi ma a te sembra di volare vedrai che in un baleno arriveranno fino al mare sembra una delicata canzone d amore ma poi roberta spiegherà che sono versi dedicati a un bambino l immagine era quella di un mio cuginetto che all epoca aveva due anni adavo a prenderlo tutte le mattine e lo portavo all asilo e lui ancora non camminava quindi facevamo questi tragitti in passeggino ed era una bella esperienza per me la prima persona che vedevo alla mattina era questo facciotto È una canzone che ho dedicato a lui per comunicare con un bambino piccolo forse riesce ad arrivare facilmente perché parla a quella parte delle persone mai fermarsi alle prime impressioni ma non è la sola canzone di roberta che si presta a qualche equivoco ce ne sono ben tre nell album che fanno pensare a racconti di amore tutto al femminile ma incredibilmente parlando con roberta tutti questi sottintesi che sembrano esplicitamente omosessuali sfumano in tenerezze assortite in atmosfere molto più tranquille eppure quando ne una mezzaluna ci si imbatte in frasi come mio dolce vita te ne vai a spasso per le colline in piena libertà mi sermbavra strano il fatto di sentirti così leggera e così limpida e con un bacio della fantasia ti penso come se non fossi mia è difficile non pensare ad una donna che canti il suo amore per un altra donna l articolo completo su www.bielle.org/2011/recensioni/rece_barabinomagot.htm recensioni le bielle
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«scrivo canzoni nulla più» di giorgio maimone m agot è un disco molto fresco molto bello un disco di un artista giovane donna e genovese tre caratteristiche che ultimamente si stanno ripetendo con una certa frequenza in questi ultimi tempi l incontro con roberta è un incontro collettivo anche con gli altri due membri ormai fissi dei magot che oltre ad essere il titolo del disco è anche il nome del gruppo e il soprannome di roberta tristan martinelli chitarra pianoforte e altri strumenti all occorrenza e jacopo ristori violoncello una formazione acustica che ricorda già nella sua composizione la musica che ai tempi suoi proponeva nick drake senza volare tanto in alto la proposta di roberta è una ventata d aria fresca musica gentile roberta quando hai iniziato a fare musica ho iniziato a fare canzoni da ragazzina scrivevo e cantavo canzoni ma me le cantavo da sola con gli amici o in famiglia ne avevano una testa così poi a un certo punto ho iniziato a desiderare di portare fuori la mia musica e in questo mi ha aiutato bob quadrelli che mi ha fatto delle vere e proprie iniezioni di coraggio poi ho incontrato questo gruppo di metallari dal cuore da angeli con cui ho iniziato ad arrangiare le mie canzoni non è che io mi sono messa a fare metal ma loro che hanno fatto le mie canzoni dall idea al disco è passato un anno e mezzo le canzoni sono un mix tra lavori recenti una scritta anche in studio e altre più antiche di otto nove anni fa il primo in assoluto a cui mi sono ispirata è stato john lennon e quindi i beatles poi bob dylan ho ascoltato tanto tra gli italiani amo de gregori che musica faccio non saprei altro che dire che sono canzoni ogni tanto penso di fare qualcosa che esca dallo schema canzone ma devo ancora prendere padronanza con l uso degli strumenti la spinta importante per me sono i testi io scrivo canzoni perché ho bisogno di esprimere qualcosa di trasformare qualcosa che sento e dirlo anche agli altri prima a me stessa e poi agli altri tra le canzoni colpisce il testo di notte blu che sembra racconti una storia d amore tutta al femminile È così sono io che parlo con una mia amica che a un certo punto è sparita della mia vita una sera è venuta a casa mia e mi ha detto ti devo dire una cosa io e il tuo ragazzo stiamo assieme dopo aver cercato di colpirla con un posacenere ma l ho mancata ho scritto questa canzone per sfogarmi però sembra una canzone d amore un po liberatoria forse la videointervista completa su http www.bielle.org/2011/inter viste/magot_int.htm interviste le bielle roberta barabino:
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