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04/2011 scout anno xxxvii n 16 30 settembre 2011 settimanale registrato il 27 febbraio 1975 con il numero 15811 presso il tribunale di roma
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04/2011 fedeltà coerenza responsabilità 4 5 6 7 9 11 13 15 17 18 21 23 25 obbedienza in che senso non è solo dire si sia fatta la tua volontà obbedienza e patto associativo gli scout sanno obbedire l avventura di obbedire ma gli scout sanno obbedire bibliografia da un piccolo seme un grande albero il senso dell obbedienza dalla scelta all impegno attraverso l obbedienza abbiamo colorato l italia disobbedienza civile obbedire è servire cercatori di speranza fedeltà alla tradizione saper obbedire l obbedienza non è più una virtù tempo del declino o dello sviluppo «questi è il figlio mio l amato ascoltatelo» perché non obbediscono più cambuse critiche iniziative educare alla vita buona del vangelo il castorismo è un metodo scout la posta dei lettori 28 29 30 31 33 34 35 38 40 41 42 43 45 47
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obbedienza editoxiale xxxxr x xxx di chiara panizzi ci sono parole che loro malgrado hanno sapore d altri tempi parole che ci riportano sapori e odori d infanzia e ci fanno fare viaggi nel tempo così succede con il verbo obbedire verbo che porta con sé ricordi di tempi lontani quando la mamma ci esortava a fare cose che ci risultavano noiose difficili e che insomma non avremmo voluto fare o di quando nostro padre faceva per noi scelte che non andavano nella direzione dei nostri sogni e desideri ma alle quali ci era richiesto comunque di aderire ancora più lontano ci porta questa parola con sentore di passato al secolo scorso tempo dei nonni e dei bisnonni ai racconti da libro cuore dove ai più giovani era riconosciuta come unica virtù l impegno faticoso dello studio e del lavoro la pazienza e la capacità di eseguire fedelmente gli ordini che venivano impartiti anche a costo del personale sacrificio che ci sta a fare nel vocabolario ai nostri giorni questa parola parola che ritroviamo anche in uno dei punti della nostra legge scout possiamo provare a sostituirla con altre o a spiegarla con termini che ci siano meno ostici e più accettabili in tempi nei quali il bene più prezioso sembra essere l individuo eh sì perché l obbedienza ha a che fare in un certo senso con la capacità di accettare che qualcuno diverso da noi stessi detti le regole del nostro agire obbedire porta con sé la possibilità di affidarsi e si porta appresso il dubbio che in qualche misura l affidarsi possa diventare rinuncia alla responsabilità delle proprie scelte e azioni così andando a sviscerare tutti i vari significati e i contesti in cui questa parola è usata è nato in redazione il dibattito attorno a cui abbiamo costruito questo numero l obbedire in che misura riguarda anche noi capi e in quale accezione il nostro patto associativo richiede da noi obbedienza il servizio che noi scegliamo è una forma di obbedienza e questa sicuramente ha un legame diretto con la coerenza che ci è richiesta per testimoniare i valori nei quali crediamo e quando questi valori possono entrare in contrasto con il sentire comune o addirittura con le leggi in vigore in che misura possiamo noi legittimare il nostro agire richiamandoci a un obbedienza dovuta a tali valori e alla nostra coscienza per affermare un bene superiore a questo punto non poteva nel filo dei pensieri e delle opinioni che si dipanavano non nascere spontaneo il ricordo di don milani e del suo famosissimo scritto l obbedienza non è più una virtù di cui infatti raccontiamo in alcune pagine di questo numero soprattutto a beneficio dei capi più giovani che più lontani sono nel tempo dalle vicende che hanno riguardato questa grande figura di prete del dopoguerra così incatenando un pensiero dopo l altro abbiamo provato a offrire alcuni spunti di riflessione su questo tema a prima vista lontano dall attualità facendolo ci siamo accorti di quanto sia un argomento che ci interroga invece proprio a partire dalla cronaca di tutti i giorni per arrivare al servizio che ci impegna con i nostri ragazzi speriamo che questo brevissimo percorso sia interessante per voi come lo è stato per la nostra redazione 3
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obbedienza obbedienza in che senso educare autoeducare a essere uomini/donne liberi e la libertà non fa a pugni con l obbedienza cieca quali sarebbero poi gli ordini cui dover sottostare chi ce li dà e a che titolo vediamo di chiarire un po i termini nelle parole di b p l obbedienza è spesso associata alla disciplina «se non avete una vera disciplina come scout non valete proprio niente» scrive ma egli distingue «due forme di disciplina una è l espressione di lealtà attraverso l azione l altra la sottomissione agli ordini per paura della punizione» per chiarire ulteriormente «l addestramento e la disciplina militare sono esattamente l opposto di quello che insegniamo nel movimento scout essi tendono a produrre macchine invece di individui a sostituire una vernice di obbedienza alla forza di carattere» fin qui i sacri testi cfr taccuino potremmo affermare che parlando di obbedienza ci si riferisce in primo luogo al rispetto dei ruoli e delle responsabilità laddove chi esercita una qualche forma di potere lo fa nello stile del servizio diciamo pure che le cose funzionano bene quando orientandosi a un obiettivo comune ognuno fa la sua parte un altro aspetto dell obbedienza è quella responsabilità che nel cammino comune di crescita nell essere pienamente cittadini diventa corresponsabilità essere responsabili significa appunto sapere di dover rispondere a qualcuno o a qualcosa il capo per primo obbedisce al ragazzo nel senso che è responsabile in primo luogo del suo bene il ragazzo obbedisce al capo perché vede in lui una persona responsabi oggi più che mai l obbedienza va coniugata con la libertà libertà che non significa semplicemente fare ciò che piace ciò che si vuole ciò che ci si sente di fare ma operare scelte piccole o grandi in modo consapevole e appunto responsabile di bill paolo valente «sanno obbedire» sì ma a chi a che cosa e in nome di chi e di che cosa obbedienza è un vocabolo che suona male il bambino obbedisce a mamma e papà d accordo fin qui nulla da dire ci mancherebbe però man mano che si cresce che senso può avere obbedire così senza ulteriori specificazioni non diciamo forse di volerci le orientata al bene se così non fosse farebbe meglio a non obbedire se l obbedienza non è responsabile insegna don milani essa diventa «la più subdola delle tentazioni» oggi più che mai l obbedienza va coniugata con la libertà libertà che non significa semplicemente fare ciò che piace ciò che si vuole ciò che ci si sente di fare ma operare scelte piccole o grandi in modo consapevole e appunto responsabile obbedienza fa rima con coerenza vuol dire avere la coscienza e il carattere di non venir meno ai propri impegni di mantener fede ai propri ideali di seguire un progetto fino in fondo in altri termini di essere fedeli non solo alle cose e alle idee ma anche alle persone a quelle che ci sono affidate a quelle cui siamo affidati ecco dunque se si tratta di fedeltà corresponsabilità adesione ai propri ideali e scelte coerenza e rispetto dei ruoli anche l obbedienza può tornare a essere una virtù 4
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obbedienza sacxe scr xx r xxx ittu xxxre sia fatta la tua volontà di padre beppe giunti l augurio che l insegnamento del signore ci pone sulle labbra mt 10,7 è imparentato con molti altri passi del vangelo «non chiunque mi dice signore signore entrerà nel regno dei cieli ma colui che fa la volontà del padre mio» mt 7,21 mt 21,31 l ingresso è riservato a coloro che operano che fanno ed è precluso a chi invece si accontenta di predicare insegnare chiacchierare scrivere senza mai sporcarsi le mani nella concreta obbedienza di fede al progetto del padre gesù afferma che se compiono in pratica la volontà di dio pubblici peccatori e prostitute salteranno tutta la fila dei pretendenti al regno entreranno senza fare anticamera va oltre e si azzarda a dirci che proprio chi compie il volere di dio diventa per lui un parente stretto mc 3,35 è un altro modo per farci intuire che cosa sarà il regno dei cieli una specie di grande famiglia gesù stesso si è messo alla prova più volte aveva proclamato la sua totale dedizione al progetto «mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» gv 4,34 in particolare i conti con la volontà del signore ha dovuto farli nel getsemani la sua umanità si ribellava a quanto stava per accadere sapeva bene di essere incamminato come tanti altri profeti prima di lui verso il ripudio da parte proprio degli addetti alla custodia della fede scribi e anziani del popolo poteva immaginare il modo conosceva le alleanze che si sarebbero saldate a suo sfavore sapeva di giuda e della sua misera tangentopoli insomma aveva terrore era deluso si sentiva solo nel suo cuore si ingaggiò una battaglia durissima tra la fedeltà al padre e la paura fisica psichica schiettamente umana paura di fallire di essere ucciso paura che la propria vita non fosse servita a niente e a nessuno gesù si apparta in preghiera da solo e finalmente pronuncia grida piange quella preghiera prima di tutti noi al posto di tutti noi «padre mio se questo calice non può passare da me senza che io lo beva sia fatta la tua volontà» mt 26,42 gesù corre per un attimo il rischio di essere proprio come quelli che aveva criticato quelli che predicano ma non fanno ora la sua vita è al bivio decisivo o suggellare tutto con l estrema testimonianza facendo la volontà del padre o fuggire darla vinta al compromesso con i romani con i farisei con la logica del quieto vivere e lui scegli con lucida fermezza di bere quel calice non c è altro da capire in questa piega del vangelo c è soltanto la sequela p beppe giunti francescano genovese è impegnato presso una parrocchia romana insegna teologia pastorale alla facoltà san bonaventura seraphicum e collabora con una cooperativa sociale la sua attività può essere seguita sul blog www.fratemobile.net il suo indirizzo mail è giuseppe.giunti@gmail.com gesù stesso si è messo alla prova più volte aveva proclamato la sua totale dedizione al progetto «mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» gv 4,34 in particolare i conti con la volontà del signore ha dovuto farli nel getsemani 5
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obbedienza associaz ione obbedienza e patto associativo di claudio cristiani l articolo della legge «la guida e lo scout sanno obbedire» vale prima di tutto per noi capi solo chi ha saputo e sa obbedire magari non senza difficoltà e comunque sempre con un sano e costruttivo senso critico è in grado di educare a obbedire se poi pensiamo al nostro servizio di capi dell agesci è evidente che una particolare obbedienza ci viene richiesta nei confronti del patto associativo sul quale si fonda la nostra azione educativa si tratta di far tesoro di un esperienza secolare quella dello scautismo e di un cammino ormai pluridecennale quello dell agesci e sapere accogliere con umiltà indicazioni anche metodologiche che mirano a favorire «la crescita dei ragazzi come persone significative e felici» obbedienza all associazione significa perciò innanzitutto fiducia nell agesci nel suo metodo e nelle sue strutture che aiutano noi capi a offrire una proposta educativa valida e al passo con i tempi obbedire alla scelta scout significa sapere riscoprire e attualizzare nella propria esperienza concreta i valori dello scautismo «che si desumono dagli scritti e dalle realizzazioni pedagogiche di baden-powell dalle legge e dalla promessa» finché si tratta di legge e promessa in genere siamo abbastanza preparati ma se se inizia a parlare dei testi di b p appaiono le difficoltà e talvolta traspare una certa sufficienza nel trattare i testi fondanti dello scautismo con il risultato che ci sono capi che neppure conoscono i quattro punti di b p maggiore umiltà invece occorre nell ammettere che abbiamo sempre bisogno di riscoprire le nostre radici vere e più profonde perché obbedire alla scelta scout passa prima di tutto attraverso una conoscenza autentica e viva di quello che lo scautismo deve essere diversamente rischiamo di snaturare la nostra proposta e allora non dobbiamo sorprenderci del fatto che non faccia più presa su ragazzi e giovani viviamo in un contesto sociale e culturale che si mostra spesso lontano e per certi versi insensibile al messaggio di cristo sentiamo spesso parlare di secolarizzazione di relativismo morale di indifferenza uno degli insegnamenti di b p è che i ragazzi e i giovani sono tutto fuorché indifferenti anche sotto il profilo religioso la scelta cristiana proposta dal patto associativo ci interpella in prima persona circa la serietà e la maturità del nostro cammino di fede e ci pone di fronte a un compito impegnativo nei confronti dei nostri ragazzi l obbedienza a questo punto del patto associativo ci obbliga a riflettere in modo serio sul fatto che «l agesci si propone come associazione di frontiera che spesso rappresenta per molti ragazzi l unica occasione di ricevere un annuncio di fede» non è un caso che la scelta politica sebbene si tratti di una scelta importante e da vivere in modo forte sia stata posta per ultima nel patto associativo il nostro impegno a formare «cittadini attivi attraverso l assunzione personale e comunitaria della responsabilità che la realtà ci presenta» deve realizzarsi attraverso l applicazione del metodo scout ed essere ispirato al messaggio del vangelo obbedire alla scelta politica per noi significa sì testimoniare in maniera forte e con coraggio la nostra passione per la cosa pubblica il nostro contributo per la promozione della legalità ma non dimentichiamoci di farlo da scout per noi capi l obbedienza alla scelta politica passa prima di tutto attraverso l impegno nell educare i nostri ragazzi a essere buoni cittadini È questo il servizio migliore che possiamo rendere al nostro paese il servizio educativo è l occasione che ci è data come educatori per «lasciare il mondo un po migliore di come l abbiamo trovato» 6
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obbedienza assoc xxxxxxiazio xxx ne gli scout sanno obbedire di pippo panti nel momento in cui abbiamo deciso di essere scout e di accettarne i valori ci siamo impegnati con la promessa a osservare la legge e quando abbiamo scelto di essere capi abbiamo accettato col patto associativo di testimoniare la nostra adesione a questa legge come capi siamo quindi costantemente chiamati a ricordarci e confrontarci nel nostro servizio a quanto è contenuto in quei dieci articoli fra gli articoli della legge quello che mi ha sempre interrogato di più è il settimo sanno obbedire come si concilia questa dimensione che dà l impressione di qualcuno che fa quello che
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8 gli si dice con tutto il percorso di emancipazione e consapevolezza al quale educhiamo come si può essere persone capaci di cambiare il mondo e guidare altri verso questo cambiamento essendo ubbidienti a chi si deve obbedire e a che cosa leggendo attentamente le due semplici parole sanno obbedire non possiamo dimenticare la prima il sapere lo scout è quindi una persona che sa è cosciente delle proprie azioni il capo è un adulto che ha cognizione delle cose che lo circondano eccoci quindi di fronte a una delle nostre maggiori sfide formarci come persone capaci di accettare liberamente le regole di un gioco non rispettarle supinamente ma di capirne il senso e confrontarsi con esse comprendere che ogni nostra azione non è neutra ma che deve essere valutata alla luce di ciò che riteniamo giusto o sbagliato la legge diventa il discrimine a cui intenzionalmente facciamo riferimento per decidere quale sarà la nostra rotta noi siamo testimoni di questo modo di una delle nostre maggiori sfide formarci come persone capaci di accettare liberamente le regole di un gioco di capirne il senso e confrontarsi con esse occorre comprendere che ogni nostra azione non è neutra ma che deve essere valutata alla luce di ciò che riteniamo giusto o sbagliato la legge diventa il discrimine a cui facciamo riferimento per decidere quale sarà la nostra rotta essere noi sappiamo che il percorso scout porta a «giungere gradualmente a libere valutazioni critiche e a conseguenti scelte autonome» e che forti di questa autonomia si è capaci di aderire davvero a un sistema si è in grado davvero di scegliere se accettare o meno delle norme e di valutarne il valore l obbedienza diventa quindi accettazione libera questo non significa però che possiamo decidere ogni qual volta a quale legge aderire o modificarla secondo il nostro desiderio lo scout sa ma obbedisce una volta che si decide di partecipare al gioco si decide di accettarne le regole e non si è i soli ad aver fatto questo scelta le regole la legge non sono valide solo per me ma per tutta la comunità con la quale ho deciso di giocare la comunità può crescere e andare avanti non solo se io sono sicuro che gli altri siano leali ma se gli altri sanno che io saprò obbedire a quanto ho scelto la leggi non sono immutabili ma il loro cambiamento non è affidato all arbitrio del singolo ma a un processo che coinvolge tutti gli attori che saranno chiamati a dovervi sottostare emerge quindi che non solo dobbiamo essere testimoni mostrare di saper obbedire alla legge ma dobbiamo mostrare la consapevolezza che ci ha spinto a questa scelta non siamo quindi solo degli adulti che leggono degli articoli di un codice e che ne chiedono il rispetto formale siamo delle persone che vivono concretamente le scelte che hanno fatto e che ne sopportano anche i sacrifici che queste possono richiedere fare la felicità degli altri richiede un certo sforzo e una certa dedizione e la sicurezza che io riesca a compiere tutto ciò che è necessario per raggiungere questo scopo mi è data dal fatto che essere scout significa saper obbedire e quindi non deviare dalla morale che ho scelto la fedeltà alle scelte che abbiamo fatto diventa indispensabile per essere educatori efficaci e il rifarsi costantemente ai valori dello scautismo che abbiamo scelto come contenuto della nostra il percorso scout porta a «giungere gradualmente a libere valutazioni critiche e a conseguenti scelte autonome» e che forti di questa autonomia si è capaci di aderire davvero a un sistema si è in grado davvero di scegliere se accettare o meno delle norme e di valutarne il valore l obbedienza diventa quindi accettazione libera educazione è indispensabile perché il costume che i nostri ragazzi sceglieranno di indossare se lo sceglieranno sia davvero quello «dell uomo e della donna della partenza» altrettanto indispensabile è la coerenza credo che il detto semel scout semper scout possa essere inteso come non solo come per sempre ma anche in ogni momento se davvero si è scelto di aderire non lo si è fatto a tempo non si è scout quando si è in uniforme ma lo si è in ogni istante della nostra vita l imperativo morale frutto delle esperienze fatte caricate dal significato che lo scautismo ha dato loro al quale obbedisco al quale sento di dover obbedire mi parla sempre e non solo quando sono vestito di varie sfumature di blu una comunità capi non ha bisogno di fare educazione ai suoi membri perché le scelte del patto ci danno la garanzia che i capi sanno obbedire alla legge a cui hanno scelto di aderire lo sforzo che dobbiamo fare è quello di sostenerci nel mantenere la rotta ma non dobbiamo dimenticarci che essa è già segnata e che reciprocamente sappiamo quale essa sia
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obbedienza xassocx zion xxxx ia xxx e il servizio dell obbedienza di padre stefano gorla barnabita e ae È nozione comune che l obbedire sia un verbo che esiga l imperativo ed è altrettanto comune il pensare che l obbedienza vada intesa sostanzialmente come un passivo adeguamento della volontà qualche volta un suo azzeramento da queste premesse non può che derivare una certa antipatia per la dimensione dell obbedienza e per le sue dinamiche un antipatia che si tramuta in imbarazzo di fronte alla legge scout a quella competenza che è inscritta nell articolo della legge «la guida e lo scout sanno obbedire» così senza orpelli senza appigli interpretativi senza ancore di salvataggio ma una domanda aleggia obbedire a chi e questo prima ancora del come e del perché si obbedisce alle leggi a chi gerarchicamente ci è superiore si obbedisce alla coscienza l obbedienza si coniuga in coerenza in condivisione ma uno scout un credente a chi obbedisce la risposta sembra scontata dio eppure la coniugazione dell obbedienza in ambito ecclesiale apre interessanti sviluppi di pensiero e di prassi qualche problema e qualche potenzialità obbedienza e ascolto l esperienza credente chiede un attenzione non formale alla parola di dio e da qui partiamo per parlare di obbedienza e obbedire l ebraico biblico utilizza il verbo sama ovvero ascoltare anche nella lingua latina da cui deriva il verbo obbedire è composto da ob audire udire ascoltare stando di fronte è il sottofondo dell obbedire biblico ancora più significativo e normativo per il credente in quanto per la maggior parte delle volte l incontro tra dio e l uomo avviene attraverso la parola obbedire non deriva quindi dall udire ma è una delle accezioni del verbo è un udire speciale con profondità con adesione «ascolta israele!» è l imperativo con cui si apre la professione di fede ebraica sia nell antico sia nel nuovo testamento l azione dell ascoltare ha un peso fondamentale ben più che un semplice sentire l ascolto coinvolge l operosità di chi ascolta il suo coinvolgimento e l osservanza obbedienza delle parole divine «la dinamica dell obbedienza evidenziava don tonino bello suppone 9
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che uno parli e che l altro risponda che uno faccia la proposta con rispetto e che l altro vi aderisca con amore con rispetto chi fa la proposta come dio che ci rispetta e l altro che aderisce con amore uno che additi un progetto senza ombra di violenza e l altro che con gioia ne interiorizzi l indicazione» e in questa dinamica aggiunge don tonino bello è bene ricordare che «si può obbedire solo stando in piedi in ginocchio si soggiace non si obbedisce si soccombe non si ama non si collabora ci si rassegna l obbedienza non è inghiottire un sopruso ma fare esperienza di libertà» gesù nella sua obbedienza al progetto del padre ce l ha mostrato chi obbedisce non smette di volere ma si identifica a tal punto con la persone cui vuole bene che fa combaciare la sua con la volontà dell altro l obbedienza di gesù il fondamento dell obbedienza cristiana non è un idea di obbedienza ma un atto non è un principio il sottoposto deve sottostare al superiore ma è un fatto che fonda un ordine nuovo È gesù il cristo che «si è fatto obbedienze fino alla morte» fil 2,8 che «imparò l obbedienza dalle cose che patì e reso perfetto divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono» eb 5,8-9 È per il cristo e per la sua obbedienza che «tutti saranno considerati giusti» rm 5,20 ma l obbedienza di cristo non è solo un esempio bello e irraggiungibile l obbedienza di cristo è il fondamento la base del regno di dio l obbedienza di gesù non è la sottomissione ai suoi genitori alla legge alla religiosità del suo tempo è obbedienza e relazione con il padre a tal punto che «suo cibo è fare la volontà del padre» al credente viene chiesto di entrare in questa dinamica di fare proprio l atteggiamento di obbedienza al padre così come fece gesù il credente deve vivere nella propria vita la volontà di dio cercata conosciuta amata seguendo il percorso compiuto da gesù obbedienza e servizio nella chiesa ma c è di più ed è l esempio di gesù che ha trasformato l ascolto in obbedienza al progetto del padre in servizio il fatto che la dimensione del servizio si coniughi in ascolto attento e delicato lo ricorda con forza il teologo luterano dietrich bonhoeffer quando nelle sue riflessioni sulla vita comune dice «il primo servizio che si deve al prossimo è quello di ascoltarlo come l amore di dio incomincia con l ascoltare la sua parola così l inizio dell amore per il fratello sta nell imparare ad ascoltarlo» sono in molti che cercano chi presti loro orecchio che li ascolti in profondità ricorda ancora bonhoeffer «chi non sa ascoltare a lungo e con pazienza parlerà senza toccare veramente l altro e infine non se ne accorgerà nemmeno più» ma c è anche un altra dimensione dell obbedienza forse più problematica che è l obbedienza fraterna che si deve all interno della comunità ecclesiale della chiesa c è un assenso e un obbedienza che si basano sul comune battesimo ricevuto da tutti i fedeli il battesimo ci fa membra del corpo di cristo ci incorpora alla chiesa e divenuto membro della chiesa il battezzato non appartiene più a se stesso e questo è vero sempre essendo noi do no di dio e non cosa nostra ma a gesù cioè colui che è morto e risorto per noi perciò ci ricorda il catechismo della chiesa cattolica «ogni battezzato è chiamato a sottomettersi agli altri a servirli nella comunione della chiesa a essere obbediente e sottomesso ai capi della chiesa espressione presa dalla lettera agli ebrei 13,17 e a trattarli con rispetto e carità» naturalmente qui non si costruisce la base di privilegio per la gerarchia ecclesiastica perché rimane assodato ciò che è ben espresso dal concilio vaticano ii e dal codice di diritto canonico che «fra tutti i fedeli in forza della loro rigenerazione in cristo sussiste una vera uguaglianza nella dignità e nell agire» perché tutti cooperano all edificazione del corpo di cristo c è un impegno a osservare con cristiana obbedienza suggerisce la legge della chiesa ciò che i pastori nella loro rappresentanza di cristo dichiarano come maestri della fede o come capi della chiesa ed è chiara che quella cristiana obbedienza fa esplicito riferimento all esempio di cristo e al suo stare in mezzo ai suoi come «colui che serve» quanto uno scout che sa obbedire si confronta con questa realtà che tipo di obbedienza nella comunità cristiana nella chiesa nella nostra prassi di vita di fede in che stima si tengono le parole i consigli le richieste della gerarchia ecclesiastica uno sguardo a lumen gentium 37 a questo punto può illuminare e delle esigenze interne della vita di fede «dell obbligo a conservare sempre anche nei modi di agire la comunione con la chiesa» si apre un ampio spazio alla riflessione all ascolto al confronto consapevole di quanto ci impone la legge scout gli scout sanno obbedire ed è forse il servizio dell obbedienza dell ascolto profondo che bisogna praticare sacerdote barnabita milanese assistente ecclesiatico di gruppo e formatore giornalista direttore de il giornalino e dell area ragazzi della periodici san paolo 10
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obbedienza assoc xxxxxxiazio xxx ne dalla scelta all impegno attraverso l obbedienza di massimo gavagnin delegato agesci al forum nazionale del terzo settore art 1 statuto l agesci è una associazione giovanile educativa che si propone di contribuire alla formazione della persona secondo i principi e il metodo dello scautismo ideato da baden-powell adattato ai ragazzi e alle ragazze nella realtà sociale italiana di oggi patto associativo scelta politica la scelta di azione politica è impegno irrinunciabile in un contesto sociale che richiede una partecipazione attiva e responsabile alla gestione del bene comune l agesci consapevole di essere una realtà nel mondo giovanile sente la responsabilità di dare voce a chi non ha voce e di intervenire su tematiche educative e politiche giovanili sia con giudizi pubblici che con azioni concrete le citazioni permettono di sintetizzare inequivocabilmente che l associazione ha scelto di impegnarsi sulle tematiche educative e politiche che in italia incidono sui giovani anche attraverso giudizi pubblici e azioni concrete le parole scelta e impegno/iamo ricorrono nel patto associativo rispettivamente 13 e 19 volte e in netta maggioranza nella parte relativa alla scelta politica quasi a significare che le scelte cristiana e scout una volta acquisite ci appartengono definitivamente diversamente la scelta politica se non periodicamente sollecitata rischia minor applicazione ed efficacia nella nostra proposta educativa l agesci ritiene di rendere vive le proprie scelte con l impegno costante e ripetuto e l obbedienza alle scelte risulta indispensabile per stimolare l impegno di tutti tali concetti già enunciati nel patto so 11
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no stati successivamente ripresi e maggiormente declinati dal documento impegno politico e civile approvato dal consiglio generale del 1988 e ancora nel documento del consiglio nazionale i care ancora si sottolinea l importanza di impegnarsi in quanto ci sta a cuore tutto ciò che coinvolge i nostri ragazzi le loro famiglie e il futuro stesso del nostro paese era il 2005 e oggi l agesci non si chiami fuori siamo impegnati prima di tutto a essere e poi a dire o fare «adoperandosi per lasciare il mondo un po migliore di come lo abbiamo trovato sapendo reagire al pessimismo e alla voglia di tirare i remi in barca» così come auspicato nell augurio per il thinking day 2011 da capo guida capo scout e presidenti aderendo al patto associativo abbiamo scelto di esserci la coerenza dell essere è un percorso per la vita da costruire giorno per giorno e a cui i capi hanno dichiarato obbedienza e se fosse utile oggi riscoprire le parole che accompagnano le nostre buone azioni la crisi e gli epocali cambiamenti in corso nel mondo e nella realtà sociale italiana stanno producendo soluzioni economiche il cui costo sociale prevede la sottrazione o nella migliore delle ipotesi la precarizzazione del futuro alle nuove generazioni accesso al lavoro previdenza sanità sono quasi un miraggio per i giovani di oggi la parte adulta del paese diciamo pure vecchia troppo spesso in italia cambiamo i termini per mascherare la realtà da tempo legifera per mantenere privilegi a chi li ha che non ci possiamo più permettere si stanno firmando cambiali che pagheranno domani i ragazzi e le ragazze dei nostri branchi reparti e clan saranno soffocati dai diritti acquisiti dei loro padri e dei loro nonni nuovo welfare sulle spalle di chi rischiamo un conflitto generazionale senza precedenti È possibile maggior equità e rispetto tra generazioni come favorire maggiori spazi per i giovani nei tavoli dove si decide il loro futuro sono questi i «problemi che interpellano da vicino i nostri ragazzi» e che «in noi capi ascoltiamo già da tempo il profondo malessere dei ragazzi determinato dalla scarsa possibilità di progettare una vita autonoma malessere che arriva a renderli afoni non riescono a comunicare i propri bisogni anche perché i sordi sono coloro che dovrebbero sentirli terpellano la nostra coscienza di cristiani cittadini attivi ed educatori per evidenziarne con preferenza la portata educativa o diseducativa» i.p 1988 e ica 2005 abbiamo scelto e ribadito che tutto ciò ci sta a cuore noi capi ascoltiamo già da tempo il profondo malessere dei ragazzi determinato dalla scarsa possibilità di progettare una vita autonoma malessere che arriva a renderli afoni non riescono a comunicare i propri bisogni anche perché i sordi sono coloro che dovrebbero sentirli ma a noi sta a cuore saper reagire al pessimismo ed alla voglia di tirare i remi in barca che sia il caso di impegnarci sollecitando ulteriormente la nostra obbedienza a «dare voce a chi non ha voce» p.a e se sì chi deve dire e che cosa ogni capo «vive la realtà concreta del suo oggi ed esercita la propria cittadinanza attiva» e «il progetto educativo elaborato dalla comunità capi è strumento per un azione educativa che abbia valenza politica» p.a se però vogliamo unire le voci e dire qualcosa al paese «la volontà dell associazione a livello nazionale la esprime il consiglio generale» statuto luogo delegato e privilegiato per la definizione del pensiero associativo noi scout siamo inguaribili ottimisti che con realismo guardiamo lontano potrebbe essere il tempo di un nuovo importante momento per far sì che il consiglio generale cali con forza i remi nel mare del futuro dei nostri ragazzi e si metta a pagaiare con decisione e lungimiranza per guidare la canoa dell associazione indicando la direzione e agevolando i progetti delle comunità capi nel contempo doneremmo al paese il nostro originale e generoso approccio alla vita non per mero protagonismo politico ma in quanto connesso alle nostre scelte educative i.p 1988 non dimentichiamo come nel 2004 giovanni paolo ii in occasione dei trent anni dell agesci ha evidenziato pubblicamente l importanza della nostra passione educativa come dono alla comunità ne potrebbe scaturire una lettera aperta al paese prendere posizione è rischioso certo il quando il come il cosa dire rischia di esporci a strumentalizzazioni e fraintendimenti sia dentro sia fuori l associazione il percepire il rischio fa parte dell arte del capo l essere coerenti all annuncio e l obbedienza alle scelte rafforza il riconoscimento di credibilità e poi la parola rischio nel patto associativo non c è rivolgo l invito a tutta l associazione a cominciare da chi ha le maggiori e ampie responsabilità a verificare la necessità di mettere al centro dell agenda del consiglio generale massimo organo di espressione del dibattito interno e del pensiero dell agesci la tematica quali scelte oggi per il futuro dei nostri ragazzi l ordine del giorno del consiglio generale è sempre ricco e il tempo poco i repentini cambiamenti in corso ci chiamano però a sempre nuove priorità e la responsabilità educativa a scelte coraggiose ancorché ponderate ciò ci sarà sicuramente «di lode e non di condanna» ci perseguiti per aiutarci a migliorare il monito di grande attualità di martin luther king «non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti» voliamo alto per guardare ancora più lontano fra qualche anno vivremo l importante momento di ascolto della route nazionale rs ci arriveremo preparati 12
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obbedienza buox xxxnixcittad xxxxini dissobedienza civile di ruggero longo disobbedienza civile mentre scrivo per questo numero della nostra rivista sono nuovamente giorni caldi qui in val di susa la valle ritorna su telegiornali e quotidiani a causa della tav la linea del treno alta velocità torino-lione non entro nella questione dell opera ma prendo spunto dalla situazione che sto vivendo per condividere un disagio più che mai vivo e alcune riflessioni sul rapporto fra il mio essere capo dell agesci e buon cittadino fra l obbedienza alle leggi dello stato e l impegno per la costruzione del bene comune autunno 2005 la situazione che ristagnava da diversi mesi subì un accelerazione improvvisa bisognava dimostrare l avvenuta apertura del cantiere per la costruzione del tunnel di base per poter accedere al finanziamento della comunità europea per molti valsusini fu chiaro che quella condizione significava l inizio dei lavori ma quei lavori non dovevano iniziare perché l opera era stata approvata utilizzando i procedimenti approssimativi e facilitatori della cosiddetta legge obiettivo che consentiva di realizzare le grandi opere strategiche senza la valutazione dell impatto ambientale venne organizzata una vera e propria resistenza a venaus il luogo previsto per l apertura del cantiere resistenza che consisteva in un presidio aperto a tutti che in poco tempo diventò luogo di aggregazione e festa frequentato giornalmente da centinaia di persone un giorno di dicembre le istituzioni decisero che si era perso già troppo tempo e che era giunto il momento di sgomberare il presidio di venaus 200 agenti polizia antisommossa intervennero in modo violento malmenando duramente chi era di turno quella notte una dozzina di persone tra cui due capi agesci e diversi pensionati compreso italo un mio compaesano noto a tutti per i suoi principi gandhiani la valle si svegliò indignata e molto arrabbiata per la violenza gratuita un giro veloce di email e sms e in un batter d occhio tutti a bussoleno a bloccare l autostrada torino-bardonecchia c erano tutti giovani e vecchi suore e preti dirigenti e operai sinistra e destra cattolici e mussulmani e anche diversi capi scout avete letto bene capi dell agesci che commettevano un azione illegale bloccando un servizio pubblico c erano anche rover scolte novizi novizie e qualche capo squadriglia arrivati lì spontaneamen c erano tutti giovani e vecchi suore e preti dirigenti e operai sinistra e destra cattolici e mussulmani e anche diversi capi scout avete letto bene capi dell agesci che commettevano un azione illegale bloccando un servizio pubblico 13
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la situazione oggi oggi i fatti sono diversi rispetto al 2005 lo sciogliersi della compattezza delle istituzioni territoriali ha spaccato il movimento no tav e i valsusini creando posizioni diverse i contrari senza se e senza ma i possibilisti come farlo i mediatori se farlo la contrapposizione pacifica e costruttiva di allora che aveva incontrato la simpatia di molti italiani oggi non ha più quei connotati non perché il movimento abbia abbandonato la scelta pacifista ma per l infiltrazione di violenti estranei al nostro territorio e che rischiano con le loro azioni di rovinare la credibilità conquistata negli anni passati anche nella zona scout i gruppi hanno sensibilità e vedute diverse ma tutti concordano che le informazioni e le notizie sono incomplete e parziali altro punto d incontro è che la protesta e il dissenso devono rimanere nell ambito dell assoluta non violenza una sintesi obiettiva sulla situazione in questo momento è un impresa delicata quindi invito chi vi è interessato a navigare nella rete dove è possibile confrontare tutte le diverse opinioni per fermare un opera legalmente prevista ma manifestamente dannosa per il territorio sono state adottate azioni illegali senza le quali però l opinione pubblica non valle guidata dai sindaci compresi quelli non interessati dal passaggio della ferrovia riuscì a bloccare e a far cancellare quel progetto dopodiché cambiò il governo e venne istituito un osservatorio per valutare tecnicamente la reale necessità dell opera l azione comune non era quindi risultata inutile il punto la voglia di farsi ascoltare spinse il territorio a compiere un gesto clamoroso ma necessario sono decenni che si parla di tav dalle parole si è passati ai primi atti concreti all apertura di qualche piccolo cantiere ma ancora non si è visto un solo presidente della regione o del consiglio e ne abbiamo cambiati parecchi in questi ultimi anni venuto sul posto a spiegare a metterci la faccia ma soprattutto ad ascoltare tutti si sono nascosti e si nascondono dietro ad affermazioni quali «la tav è indispensabile senza di essa l europa ci taglia fuori non si può fermare il progresso» senza neppure aver provato a persuaderci della sua bontà mostrando numeri conti cifre le istituzioni non quelle locali che hanno il avrebbe mai conosciuto e mai capito il perché della protesta te la frittata era fatta a tutti quegli scout ognuno di noi capi aveva sempre insegnato il rispetto delle regole e del bene comune non ci fu imbarazzo tra noi capi per quanto accadde quel giorno ma la riflessione e il confronto impegnò la zona per diversi giorni concretizzandosi in un documento reso pubblico in cui si criticava la violenza e l assenza di dialogo tra le istituzioni e il territorio la sollevazione di massa di un intera dovere e la responsabilità di dialogare con il territorio sono completamente assenti leggi dello stato e disobbedienza civile per fermare un opera legalmente prevista ma manifestamente dannosa per il territorio sono state adottate azioni illegali senza le quali però l opinione pubblica non avrebbe mai conosciuto e mai capito il perché della protesta il conflitto di coscienza fra l obbedienza alle leggi dello stato richiesta a tutti i cittadini e l urgenza di far prevalere un bene comune importante che viene minacciato non può essere risolto e liquidato in poche parole in questo frangente sono convinto che ognuno deve assumersi la responsabilità di scegliere e agire 14
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obbedienza xxxxxx xxx di claudio cristiani parlare di obbedienza in agesci è sempre un po delicato anche perché immediatamente si pongono domande come a chi a che cosa e soprattutto perché tutti interrogativi leciti e doverosi ma che qualche volta sono posti con uno spirito un poco polemico soprattutto se indirizzati a chi svolge il servizio del quadro associativo e che ha in certi momenti l ingrato compito di richiamare a regole che l associazione stessa si è data attraverso organi democraticamente eletti quindi regole che tutti noi ci siamo dati e questo dovrebbe indurci a una prima grande riflessione sul fatto che la partecipazione attiva alla vita dell associazione e delle sue strutture è una forma di obbedienza alla quale siamo chiamati come capi per essere realmente concordi e consapevoli rispetto alle scelte che si compiono quello della partecipazione ai momenti della democrazia associativa è un grande tema che non affrontiamo qui ci basti per ora accennare che in fondo l obbedienza a quanto l associazione stabilisce democraticamente non dovrebbe essere sentita come un peso o un arido adempimento burocratico ma esercitata in maniera critica e costruttiva e vissuta come fedeltà a quanto noi stessi abbiamo deciso se questo non accade forse è bene riflettere sul perché torniamo alle domande più immediate a chi obbedisce un capo non esistono nell agesci superiori o inferiori di grado cui obbedire e neppure un alto e un basso di una fantomatica gerarchia associativa tutti dal tirocinante fino a capo scout e capo guida siamo posti sullo stesso piano del servizio anche se con diversità di ruoli e di responsabilità obbedire è servire obbedire alle esigenze dei ragazzi non deve prendere scorciatoie di assolutamente voler dire comodo o fare sconti educativi 15
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