n 12 2011

 

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con mia wasikowska johnny depp helena bonham carter anne hathaway crispin glover

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questo materiale come il sito pellicolascaduta.it è senza scopo di lucro le immagini in esso contenute sono di proprietà dei legittimi proprietari pellicolascaduta bites e le recensioni sono di proprietà di pellicolascaduta.it e sono rilasciati sotto licenza creative commons attribuzione 2.5 progetto grafico e impaginazione maurizio macchi e camilla minet pellicola scaduta nasce nel marzo 2006 e diventa in poco tempo uno dei maggiori siti-blog italiani di recensioni cinematografiche che spaziano tra i più svariati generi dal costoso blockbuster al film indipendente dal classico al b-movie passando per il cult tutti i film sono recensiti con un approccio semplice e diretto privo di quei filtri tipici della critica specializzata così da rendere accessibile la lettura sia allo spettatore medio sia al cinefilo più accanito pellicola scaduta pubblica inoltre approfondimenti su autori specifici serie tv cortometraggi ed interviste a persone che lavorano nel mondo del cinema tra i nomi più importanti bruno bozzetto enzo d alò tinto brass luigi cozzi oltre alla pubblicazione di testi di critica cinematografica e di organizzazione di rasse gne cinematografiche tematiche pellicola scaduta ha poi al suo attivo collaborazioni con cineblog.it e rapportoconfidenziale.org nel gennaio 2009 è stato soggetto di un intervista a matteo contin andata in onda su coming soon televi sion all interno della trasmissione siamo stati uniti.

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le idi di marzo di george clooney di maurizio macchi 4 enter the void di gaspar noè di maurizio macchi 6 giorni perduti di billy wilder di matteo ruzza 8 midnight in paris di woody allen di maurizio macchi 10 mangiare bere uomo donna di ang lee di marta mischiatti 12 leggi le altre recensioni su www.pellicolascaduta.it

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con ryan gosling george clooney philip seymour hoffman paul giamatti evan rachel wood le idi di marzo di george clooney usa 2011 s tephen meyers giovane portavoce ed addetto stampa del governatore mike morris è fra i più promettenti professionisti del suo settore e la campagna elettorale per le primarie del partito democratico è l imminente campo da battaglia dove dimostrare le proprie doti morris è difatti il favorito in ohio ma gli infidi giochi della politica potrebbero portarlo alla sconfitta e di conseguenza a dover per forza di cose rincorrere la vittoria in north carolina scendendo a patti col nazionalista senatore thompson ma intanto ombre e bisbigli cominciano a diffondersi pure fra le fila del co mitato elettorale stesso dallo script teatrale farragut north di beau willimon in parte ispirato alle primarie 2004 del democratico howard dean nasce le idi di marzo quarta pellicola diretta da george clooney presentata alla 68.a edizione del festival di venezia che avrebbe dovuto avere per protagonisti leonardo dicaprio o chris pine e brad pitt poi per fortuna rimpiazzati da ryan gosling e da clooney stesso sceneggiato dallo scapolo d oro di hollywood insieme a willimon e a grant heslov le idi di marzo è un film squisitamente politically uncorrect un 4

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drama-thriller ambientato nell insidioso mondo della politica ma ad ogni modo non totalmente incentrato sulla politica sono infatti chiare le accuse partiticamente imparziali di clooney alla demoralizzazione della politica alla sua commercializzazione e all opportunismo di coloro che magari sempre con meno competenza e sempre con più ipocrisia vi entrano a far parte comunque al di là di questi fondamentali coraggiosi e coinvolgenti significati il regista si spinge pure persino oltre fino al cuore di un ricco dramma di personaggi ambientato in un mondo cupo anche visivamente grazie alla bella fotografia di phedon papamichael in cui chiunque è assorbito e degradato dal cinismo e dalla corruzione non esistono personaggi positivi ne le idi di marzo sia repubblicani che democratici sono iperbolicamente attirati e consumati dal potere e questo clooney lo narra con abilità senza didascalismi cogliendo in pieno i temi e le atmosfere che stanno a cavallo fra l avvento dell era obama e della sfiducia sempre più crescente diffusasi negli ultimi anni nei confronti della politica particolarmente eccezionali le inquadrature iniziale e conclusiva emblematiche nella spiegazione della mutazione radicale di stephen durante la prima prova al microfono il ragazzo è sereno ed appassionato alla fine invece ha uno sguardo più freddo duro e tormentato in più è straordinaria anche la dualità di questo finale una dualità che contrappone due interpretazioni opposte entrambe significative ed intellettualmente stimolanti lo sguardo di stephen può infatti comunicare due cose la prima è il suo totale e definitivo decadimento morale a causa del suo cedimento ai sinistri istinti calcolatori della politica paul è stato fatto fuori duffy e pullman perderanno morris vincerà e lui avrà il posto al suo fianco per almeno quattro anni ma tutto questo a quale prezzo la seconda invece è un barlume di ottimismo che clooney vuole forse donare allo spettatore un ottimismo splendido ed emozionante che riflesso negli occhi di stephen fa leggere la sua volontà di non accompagnare morris fino in fondo arrivando così a desiderare la salvezza della propria anima e a far brillare l affetto per molly cast traboccante di interpreti grandiosi da philip seymour hoffman a paul giamatti da evan rachel wood a george clooney passando per i piccoli ruoli vestiti da marisa tomei max minghella e jeffrey wright in compenso la presenza magnifica è quella di ryan gosling che grazie a drive e a le idi di marzo è senza ombra di dubbio l attore dell anno maurizio macchi

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con nathaniel brown paz de la huerta cyril roy olly alexander masato tanno enter the void di gaspar noè francia/germania/italia/canada 2009 s e il cinema ha vissuto per cento anni e continua ancora a vivere è merito di film coraggiosi e fuori dalla norma film che non han cosa succederebbe se le sale fossero inondate solo di stupide commedie di horror prodotti in serie e di drammi sacrosantamente politically correct sicuramente il cinema morirebbe gli schermi invece letteralmente esplodono sin dagli straordinari titoli di testa di enter the void titoli epilettici provocatori ed estremi che aprono il nuovo lavoro dell argentino gaspar noè quest ultimo continua la sua filmografia di sperimentazione dopo seul contre tous e irreversible spingendosi ulteriormente in là con l intenzione di voler realizzare cito un melodramma psichedelico una pellicola che dalla prima all ultima inquadratura per ben due ore e mezza è un ardito trip lisergico che non lascia nessuno scampo a chi guar no paura di sondare il mezzo cinematografico in ogni suo angolo e di percorrerlo in ogni sua forma film che sanno spingersi oltre che sanno essere scomodi che sanno farsi odiare film talmente proiettati verso nuove frontiere dell arte che non possono non lasciare spiazzato il pubblico a lui contemporaneo immaginate se non fossero esistiti i lavori di kubrick di tarkovskij o di jodorowsky o se fra i film degli ultimi decenni non ci dovessero esser stati quelli di lynch di haneke di von trier di sokurov di aronofsky e di mille altri cineasti alternativi 6

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da col suo susseguirsi tecnicamente ineccepibile di montaggi avanguardistici accostamenti musicali ultra-sperimentali si va dalla techno a bach e spunti visivi di bui squassati da luci al neon apparizioni allucinogene e veri e propri colpi di scena estetici il film parte mettendoci negli occhi di una soggettiva ininterrotta di quasi mezz ora che ci conduce ad una storia costruita sulla droga e distrutta dalla droga stessa il racconto è un racconto già deragliato in partenza un racconto cupo e inesorabile sporco ed allucinato che vede al centro due fratelli orfani oscar e linda sprofondati nei bassi quartieri di tokyo lui come spacciatore lei come stripteaser la narrazione delle loro vite è il viaggio mentale che noè promette allo spettatore un viaggio che a partire dall uccisione di oscar ripercorre il passato in flash-back affiancati rivoltati e sovrapposti come se fossimo uno spirito che aleggia sopra la capitale giapponese i riferimenti al libro tibetano dei morti si sprecano veniamo trascinati avanti e indietro nello spazio e nel tempo in vortici che ci allontanano ci riavvicinano ci riportano al centro della storia e ci lanciano nel futuro dei protagonisti e comprensibile l odio che proverà la gran parte di coloro che vedranno enter the void magari accusando noè di sperimentalismi sterili o di ingiustificata vuotezza dei personaggi ma ciò significa solo non voler leggere fino in fondo la pellicola e vero infatti che essa non si prende a cuore i suoi protagonisti che rimane un po dispersiva nella progressione narrativa e che si concentra prevalentemente sul coinvolgimento negli effetti psichedelici piuttosto che nei risvolti psicologici ma se analizziamo tali elementi da un punto di vista metafisico è chiaro come l intenzione del regista sia esattamente questa abbiamo detto più su che enter the void è un puro trip allucinogeno che noè promette al pubblico e ciò non vuol dire che per forza di cose questo trip dev essere esclusivamente bello del tutto brutto oppure più o meno piacevole il concetto è però comunque semplice ognuno si siede sulla poltrona si cala un acido cinematografico e vive quest esperienza che il regista propone se la prima parte è più coinvolgente onirica se alcune sequenze sono inaspettate e scioccanti altre vuote o ancora se nel finale ci si comincia a sentire un po nauseati e si desidera che tutto finisca significa che noè ha centrato l obiettivo il suo melodramma psichedelico nato dalla visioni avute dopo aver realmente assunto droghe prima di lavorare roger corman docet lascia un segno indelebile nella mente dello spettatore proprio come un vero trip lisergico capace di regalarti esperienze extra-sensoriali di assorbirti in percezioni oniriche inaspettate e scioccanti per poi darti un senso di vuoto per rifarti decollare precipitare desiderare la fine e per ultimo lasciarti sconvolto estenuato e senza parole seduto sulla tua poltrona maurizio macchi

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con ray milland jane wyman phillip terry howard da silva doris dowling giorni perduti di billy wilder usa,1945 b li illy wilder non ha certo bisogno di presentazioni proprio come giorni perduti uno dei suoi la pellicola non è però propriamente un invisibile ma è una vittima vittima dei suoi fallimenti artistici vittima della facilità di reperimento della sostanza che gli permetta la fuga dal mondo e da sé stesso vittima di un clichè americanissimo che vuole i suoi cittadini sempre al top delle loro capacità osannandoli quando vincono e abbandonandoli quando perdono giorni perduti è un classico dell alcolismo rappresenta la tossicodipendenza come una malattia e il tossico film più espressionisti un film giocato sulle luci e in particolare sulle ombre tanto nella fotografia quanto nella narrazione le ombre dell alcolismo una piaga sociale e individuale che opprimeva ed opprime la vita di una grande numero di persone più o meno invisibi lo scrittore in crisi protagonista del8

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come un malato non semplicemente un vizioso edonista tutto il film ruota attorno alle figure del cerchio e della bottiglia alla perenne condizione di ricaduta dell alcolista ma anche alla necessità per uscire dal baratro di un solido supporto altruista l amore l amicizia il prossimo sono i primi ed insostituibili pilastri per una lenta guarigione si accenna inoltre al legame tra creazione artistica ed alterazione di coscienza un semplice accenno ma abbastanza chiaro da suscitare doman de quali lo scrittore beve perché è in crisi o beve per scrivere senza freni inibitori e abbattere le barriere razionali della quotidianità e della grigia medietà il romanzo in fieri che il protagonista tenta di completare si chiama la bottiglia è il romanzo della sua vita e della sua battaglia contro l alcool una battaglia estenuante ciclica infinita lui dopo atroci sofferenze abbandonerà la bottiglia ce la faranno le altre migliaia di persone di cui billy wilder non racconta la storia matteo ruzza

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con owen wilson rachel mcadams marion cotillard kurt fuller michael sheen midnight in paris di woody allen spagna/usa 2011 spagna/usa s ottolineato da una colonna sonora puramente alleniana midnight in paris arriva nelle sale italiane sette mesi dopo essere stato presentato al festival di cannes nel maggio 2011 commedia spontanea su curiosa base fantasy conta nel cast un gran numero di attori noti rachel mcadams marion cotillard michael sheen kathy bates tom hiddleston kurt fuller mimi kennedy adrien brody gad elmaleh lea seydoux e carla bruni capeggiati da un owen wilson che nonostante la performance decisamente sopra le aspettative non riesce comunque a nascondere un certo nervosismo derivato probabilmente dalla responsabilità di essere il protagonista in una pellicola di woody allen il regista newyorkese narra con ottimo ritmo e naturalezza la presa di coraggio e la rinascita di gil sceneggiatoruncolo hollywoodiano col sogno di scrivere un grande romanzo in viaggio a parigi con inez che sposerà fra poco ed i suoi invadenti genitori il giovane si troverà a scoprire di non essere esattamente sulle stesse linee d onda della ragazza che non si fa sfuggire neppure una capatina sentimentale con una sua vecchia fiamma vagando per le strade notturne della capitale francese scoprirà un insolita realtà che lo porterà negli anni 20 epoca da lui adorata che gli rivelerà l amore e le risposte al suo male di vivere con midnight in paris l alternanza di positivi e negativi della filmografia recente di 10

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allen prosegue indefessa sommando ai non particolarmente memorabili vicky cristina barcelona e incontrerai l uomo dei tuoi sogni e al distinto basta che funzioni una pellicola capace di divertire ed emozionare senza esigere troppo dallo spettatore rispetto al film con protagonista larry david ed evan rachel wood midnight in paris risulta infatti di certo meno ambizioso e denso ma ha il grande pregio di saper mantenere le lineari ma non ad ogni modo semplici promesse al contrario di quanto fatto col solidissimo personaggio di boris yelnikoff allen carica gil solo con parte di sé stesso non è nevrotico geniale ed ipocondriaco ma è comunque insicuro insoddisfatto e nostalgico facendogli vivere una vicenda simpatica nell espediente fiabesco ed efficace nel dispiego ironico più soft ed intellettualmente meno impegnata rispetto a quella di basta che funzioni ma che non delude minimamente né nello spirito né nella costruzione delle atmosfere di una magica parigi né nelle squisitezze culturali che il regista semina nella pellicola sono difatti illustri artisti del passato da ernest hemingway a f scott fitzgerald da pablo picasso a salvador dalì ma non mancano nemmeno t.s eliot luis bunuel man ray henri matisse henri de toulouse-lautrec paul gauguin edgar degas e molti altri a far comprendere a gil sia che ognuno è quel che è e vive nel tempo che gli è stato dato sia che la vita è assurda indefinibile e futile ma che specie quando c è l amore è anche un piacevole e sensato nonsense che vale la pena vivere credetemi starei ancora a parlare di questo film però dovete scusarmi e tardi ed ho un appuntamento con hemingway maurizio macchi

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con sihung lung yu-wen wang chien-lien wu kuei-mei yang sylvia chang mangiare bere uomo donna di ang lee taiwan/usa 1994 m angiare bere uomo donna cibo e sesso desideri fondamentali dell uomo non se ne può fare a meno ma è tutto qui questa me la chiami vita tu anche se ormai da anni è in pensione il maestro chu cuoco di altissimo livello non rinuncia a preparare piatti elaborati e ricette della tradizione alle sue tre figlie che tutte le domeniche invita per consumare silenziosamente il pranzo il maestro chu però sa anche ormai che è solo questione di tempo molto presto le sue tre figlie lasceranno la casa paterna per costruirsi una nuova vita altrove come nei suoi due primi film pushing hands e il banchetto di nozze anche in mangiare bere uomo donna il suo terzo lavoro ang lee ripropone un analisi del rapporto genitori/figli e sull allontanamento di questi ultimi dal nido familiare ripercorrendo un po il gusto e le tematiche del regista giapponese ozu lee presenta la figura patriarcale del maestro chu come simbolo della tradizione dell unità famigliare contrapposta alle figure delle figlie proiettate ormai nel mondo moderno e poco interessate 12

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a mantenere vive le tradizioni di famiglia lo strumento utilizzato dal padre come collante per mantenere ben saldo il rapporto con le figlie e col passato è la cucina che diviene inoltre l unico mezzo di comunicazione all interno della famiglia ang lee descrive il personaggio del padre come taciturno e introverso in grado di comunicare e di mostrare il suo affetto altrui solo attraverso la preparazione dei pasti familiari se da un lato vediamo quindi rappresentata la tradizione la chiusura nei confronti del nuovo e l incapacità di comunicare verbalmente i propri sentimenti dall altro troviamo i personaggi delle tre figlie che incarnano l idea delle nuove generazioni non in grado di comprendere gli antichi codici della tradizione e desiderose di vivere la loro contemporaneità ognuna delle sorelle viene raffigurata come un unicum coi suoi pregi i suoi difetti e le sue aspirazioni di vita tra le tre sorelle sorprende come personaggio di jia-chien chien-lien wu alla fine sia quello che decida di restare nella casa paterna abbandonata anche dallo stesso padre inizialmente infatti sembra essere proprio la figura di jia-chien la più distaccata e insofferente all interno dell uni verso familiare in forte conflitto col padre ed in parte anche con la sorella maggiore rispetto alle altre due sorelle il suo è un cammino inverso di ritorno verso il passato verso i suoi vecchi sogni tra cui quello di diventare una cuoca come il padre il cibo e la cucina divengono inoltre metafore di vita la vita viene vista come qualcosa che dev essere consumato lentamente e con gioia come il pranzo della domenica mangiare bere uomo donna è una commedia ben riuscita in cui il regista ang lee miscela magistralmente elementi e atteggiamenti propri della sua cultura e tradizione verso cui sembra provare un pizzico di nostalgia con elementi tipici della modernità con cui si è necessariamente chiamati a fare i conti nel cast di attori taiwanesi sconosciuti in occidente troviamo sihung lung nel ruolo del padre chu con cui ang lee aveva già lavorato nei suoi due primi film e che compare anche ne la tigre e il dragone e l affascinante attrice e cantante chien-lien wu a moment of romance duo she nominato agli oscar nel 1995 come miglior film straniero la pellicola ha avuto anche un remake americano tortilla soup di livello ovviamente inferiore marta mischiatti

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