Numero 2

 

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compagnia dell arte dei brentatori rivista di informazione organizzata in proprio e riservata ai confratelli brentatori si avvicina il capitolo di primavera finalmente sembra che il generale inverno abbia deciso di abbandonare la nostra italia È giunto quindi il momento di riprendere il nostro cammino di informazione tra un capitolo e l altro durante questi mesi invernali il consiglio ha lavorato alacremente per preparare le iniziative che si svilupperanno durante l intero 2010 una cosa importante è il collegamento sempre più stretto che stiamo intrecciando con altre confraternite enogastronomiche italiane pur nella indipendenza totale sulla gestione del nostro sodalizio come sapete aderiamo da alcuni anni alla f.i.c.e federazione italiana circoli enogastronomici e durante l elezione del rappresentante della emilia romagna ho potuto constatare che i rappresentanti di questi circoli sono particolarmente attivi e riconoscono la compagnia dell arte dei brentatori tra le più antiche e simpatiche confraternite ho potuto constatare anche che la nostra attività potrebbe essere decisamente incrementata e migliorata con una collaborazione con confraternite a noi vicine È in questo spirito di collaborazione che stiamo organizzando un evento per il mese di settembre la cui collocazione all interno del autunno bazzanese per portare numerosi rappresentanti delle diverse confraternite in una sfilata in costumi tradizionali con eventi culturali fotografici ed enogastronomici appunto a bazzano sede del nostro sodalizio lo scopo è ovviamente migliorare la nostra visibilità per essere quanto è più possibile protagonisti della vita culturale e diffondendo e valorizzando la conoscenza del vino e della cucina italiani nelle loro componenti tecniche storiche di costume e di folclore non tralasciando la ricerca storica relativa interpretano al meglio possibile l italica gastronomia e vitivinicoltura questo e molte altre cose www.brentatori.it info@brentatori.it aprile 2010 anno i numero 2 ancora sono in elaborazione per migliorare la nostra partecipazione alla confraternita durante questo anno il compito principale che il consiglio maggiore e quello degli anziani si è dato è quello di recuperare tutti i brentatori alla partecipazione per ottenere questo risultato è necessario prima di tutto diventare attraenti durante i nostri incontri attraverso giornate interessanti sotto l aspetto storico legato al territorio e sotto l aspetto ludico che nei momenti come questi di scarso entusiasmo che pervade tutto il paese servono ad accantonare per un momento i nostri problemi quotidiani e perché no a ridarci un poco di carica per stare meglio con noi stessi È a questo punto che è necessaria la partecipazione di tutti voi brentatori e dei vostri amici per sostenere le iniziative con la massima partecipazione diffondendo la conoscenza a possibili nuovi brentatori e simpatizzanti un sodalizio numeroso affiatato e collaborativo riesce ad organizzare eventi importanti con ospiti illustri ed importanti del panorama enogastronomico che di riflesso portano molta visibilità alla compagnia e le consentono di guadagnare credibilità ed apprezzamento nel circuito enogastronomico È in questa ottica che vorrei con la fattiva collaborazione dei brentatori vignaioli realizzare il sogno di istituire la rassegna mercato dei vini doc dei colli bolognesi evento dei brentatori a cadenza annuale per arrivare alla poi in poco tempo ad una rassegna regionale e se tutti insieme riusciremo a realizzare e far vivere questo sogno avremo raggiunto veramente lo scopo della compagnia ovvero di organizzare e promuovere attività e manifestazioni atte a diffondere nel giusto modo la conoscenza e il consumo consapevole del vino vittorio

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compagnia dell arte dei brentatori il vino conoscerlo per saperlo apprezzare iniziamo con questo numero a conoscere via via la storia e la provenienza di alcuni vini italiani i brentatori hanno sede in bazzano con quale vino potevano cominciare questa rassegna pignoletto d.o.c dei colli bolognesi il pignoletto è il nome del vitigno autoctono da cui si ottiene questo vino unico delizioso ed esclusivo è giustamente considerato il re dei colli bolognesi le normative del ministero dell agricoltura e foreste di cui il consorzio vini colli bolognesi è il responsabile legiferante che ne tutela la qualità e la sincerità richiedono per almeno l 85 le uve dell omonimo vitigno mentre le restanti uve devono provenire da vitigni a bacca bianca non aromatici autorizzate e prodotte solo nel comprensorio colli bolognesi di questo vitigno particolarissimo non esistono precise e certe documentazioni scritte ma riferimenti sapienti e fondati tantissimi plinio il vecchio nella sua naturalis historia scritta nel i secolo d.c afferma di un vino chiamato pino lieto che non è abbastanza dolce per essere buono e quindi non apprezzato poiché è noto che gli antichi romani amavano il vino dolcissimo da tali affermazioni si può dedurre che nell antichità il pignoletto era già conosciuto il tanara nel 1654 col suo trattato economia del cittadino in villa fa precisi riferimenti ad uve pignole che sono coltivate nelle colline della provincia bolognese anche se è sempre stato caratterizzato come altro vitigno con ampelografia similare la foglia è pentagonale e trilobata seno peziolare a v ampio di colore verde cupo lucida e liscia superiormente mentre la pagina inferiore è più chiara il grappolo è medio ma compatto o mediamente le spargolo allungato e quasi cilindrico con alatura mentre l acino è medio di forma allungata e di colore verde ambrato il tralcio legnoso è lungo robusto ed elastico ma poco ramificato e di sezione ellittica il fusto è di buona vigoria su terreno collinare calcareo argilloso molto drenato e ricco di micro e macro elementi che danno al pignoletto quelle caratteristiche e particolarità tanto apprezzate e piacevoli inizio germogliamento non precocissimo verso la seconda decade di aprile e maturazione delle uve tra settembre e primi di ottobre l utilizzazione di queste splendide e particolari uve è solo per la vinificazione ottenendo un prodotto decisamente unico ha ottenuto la doc nel 1985 il vino ha un bel colore giallo paglierino scarico con riflessi verdolini e profumo delicato fruttato intenso dei fiori di biancospino dal sapore secco armonico asciutto ed abbastanza persistente inoltre è fresco di acidità viene prodotto in varie vesti fermo con caratteristiche e tipicità inalterate frizzante a fermentazione naturale superiore con gradazione alcolica naturale delle uve del 12 vol produzione delle medesime vinificazione ed imbottigliamento nella zona tipica del comprensorio la bottiglia è del tipo bordolese a spalla alta e tappo raso di sughero con l indicazione in etichetta dell annata di produzione delle uve inoltre anche nei tipi spumante metodo charmat a rifermentazione termo-regolata in autoclave e metodo classico con minimo 9 mesi di rifermentazione in bottiglia champagnotta con tappo a fungo di sughero operazioni di vinificazione imbottigliamento e invecchiamento devono essere effettuate nella sola zona di origine nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali leali e costanti atte a conferire al vino le peculiari caratteristiche ed unicità i vini doc prima di essere commercializzati devono essere sottoposti al controllo della commissione nominata dal ministero dell agricoltura presso la camera di commercio una specifica commissione di degustazione composta da enotecnici e sommeliers controlla i vini sia analiticamente che organoletticamente prima di attribuire il contrassegno di qualità il marchio depositato a norme di legge raffigurante l asso di coppe.

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compagnia dell arte dei brentatori il 4 agosto 1997 con d.m pubblicato sulla g.u del 2/9/97 è stato definitivamente riconosciuto da parte del mipa del comitato nazionale per la tutela dei vini a denominazione di origine e della regione emiliaromagna la zona a colli bolognesi classico per il vitigno pignoletto il classico pignoletto deve essere ottenuto con uve pignoletto 85 possono concorrere anche le uve dei vitigni pinot bianco riesling italico trebbiano romagnolo presenti nei vigneti in ambito aziendale da soli o congiuntamente resa massima per ettaro 90 ql la resa massima dell uva in vino finito non deve essere superiore al 65 e esclusa ogni pratica di forzatura è ammessa l irrigazione di soccorso per non più di due volte all anno prima dell invaiatura titolo alcolimetrico volumico minimo naturale del 12 tenore zuccherino massimo 6 gr/l estratto secco netto minimo 16 per mille immissione al consumo solo dopo il 1° aprile e obbligatoria l indicazione dell annata di produzione delle uve b colli bolognesi d.o.c pignoletto frizzante resa massima per ettaro 120ql la resa massima dell uva in vino finito non deve essere superiore al 70 e esclusa ogni pratica di forzatura è ammessa l irrigazione di soccorso per non più di due volte all anno prima dell invaiatura titolo alcolometrico volumico minimo naturale del 12 tenore zuccherino massimo 6 gr/l estratto secco netto minimo 16 per mille immissione al consumo solo dopo il 1° aprile e obbligatoria l indicazione dell annata di produzione delle uve il territorio dei colli bolognesi si colloca in un area sub-appenninica situata nel quadrante sud-occidentale rispetto a bologna capoluogo al quale questa zona è da sempre strettamente legata sia dal punto di vista storico sia da quello socio-economico se è vero che per molte famiglie patrizie della città felsinea i colli rappresentavano meta di villeggiatura e tutt oggi dalle vigne del nucleo storico dell area quello in cui la pianura finisce e comincia la collina si possono scorgere le due torri e la cattedrale di s.luca simboli della città la zona di produzione comprende i territori di municipalità della provincia di bologna fatta eccezione per una parte del territorio del comune di savignano sul panaro in provincia di modena oltre al comune di bologna in parte la denominazione include infatti per intero i territori comunali di monteveglio savigno castello di serravalle monte san pietro sasso marconi marzabotto pianoro e solo in parte quelli dei comuni di bazzano crespellano casalecchio di reno san lazzaro di savena zola predosa monterenzio ottimo aperitivo in quanto fruttato delicato e leggero è perfetto con antipasti all italiana di pesce e tigelle verdure e uova È da tutto pasto ma soprattutto con carni bianche e formaggi freschi che ne valorizzano le caratteristiche spiedini di crostacei cozze prezzemolate spaghetti ai calamaretti mignon spaghetti con le vongole ovviamente in bianco risotto ai frutti di mare calamaretti ripieni scaloppe di branzino con verdure con i tortellini in brodo è un classico lo si apprezza in ogni occasione poiché allieta qualsivoglia incontro e per coglierne appieno la tipicità si consiglia di degustarlo giovane stappando al momento a 8°-10°c.

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compagnia dell arte dei brentatori la storia contnua nei paesi del mediterraneo tra la fine della repubblica e l inizio dell impero erano prodotti numerosi vini come risulta dalla geographica di stradone dall italia poi il vino si diffuse nelle province che venivano via via conquistate e annesse all impero romano allora si bevevano falerno e massico vini campani il cecubo del lazio il mamertino siciliano il rethico veneto ma anche il vino d alba di taranto d ancona e di sezze anche in gallia specie in quella zona oggi chiamata côte du rhône si produceva un buon vino così come in spagna a valencia e terragona a partire dal ii secolo d.c vennero costituiti i vigneti della còte d or destinati a divenire col tempo i grandi vini di borgogna il vino era utilizzato anche in molteplici ricette della cucina romana esistevano inoltre vini particolari variamente profumati e aromatiz zati ottenuti con l infusione di varie specie di piante e con l aggiunta di particolari sostanze a taluni dei quali erano attribuiti specifici effetti quali indurre l aborto oppure rendere feconde le donne determinare impotenza negli uomini ecc esisteva anche un vinum murratum che veniva dato ai condannati a morte per annebbiare la loro coscienza prima dell esecuzione il vino comunque si beveva sempre allungato con acqua in quanto aveva la consistenza di uno sciroppo a tale scopo esisteva la figura del magister simposii o arbiter bibendi che decidevano la quantità d acqua da aggiungere al vino prima di mescerlo bere il vino puro merum era considerato come già presso i greci un atto barbarico si racconta che l imperatore tiberio avesse questo vizietto infatti veniva soprannominato dai suoi legionari biberius caldius merum bevitore di caldo merum invece di tiberius claudius nero solo alla fine dell epoca imperiale cambiando anche la consistenza del vino si cominciò a berlo puro presso gli ebrei il vino era invece diverso dagli altri coltivato e prodotto seguendo specifiche regole di kasherut il corpus di norme che tuttora regolano l alimentazione ebraica non poteva essere mischiato con quello degli altri popoli destinato alle divinità pagane questa esigenza portò allo sviluppo di peculiari tecniche volte a produrre una viticoltura esclusiva così concepito il vino ebraico entrò a far parte come elemento importante della liturgia religiosa che ne fa tuttora uso nelle festività più sacre e nei momenti più gioiosi la vite ritenuta sacra nell antica cananea fu dagli ebrei considerata albero messianico e stato anche ipotizzato che l albero del paradiso fosse la vite nell antico testamento israele è la vigna del signore delle schiere che sarà abbandonata allo squallore non sarà più né potata né sarchiata perché mentre dio aspettava che facesse uve fece invece lambrusche isaia 5 centinaia sono le citazioni della vite e del vino nell antico e nel nuovo testamento la parola yayin con la quale viene indicato il succo di uva fermentato compare oltre 140 volte nell antico testamento il vino è stato inoltre protagonista di celebri avvenimenti biblici da noè gn 9 2025 che piantò la vite con la conseguenza della più famosa ubriacatura della storia a lot che ubriacato dalle figlie venne indotto all unione incestuosa da cui nacquero noab e benammi capostipiti delle tribù dei noabiti e degli ammoniti gn 19 1-11 dal grappolo d uva di enormi dimensioni simbolo della fertilità della terra della valle di escol nm 13 23 a cristo che paragona se stesso alla vite e gli uomini ai tralci gv 15 5 e che nel miracolo delle nozze di cana trasforma l acqua in vino gv 2 112 nell ultima cena infine gesù affidò al pane e al vino attraverso il mistero della transustanziazione il ritorno agli uomini del suo corpo e del suo sangue nella religione ebraica le libagioni erano fatte con vino di pura uva versando il vino alla base dell altare e con offerta dell agnello che doveva essere di un anno ed esente da imperfezioni fisiche oppure con fior di farina intrisa di olio vergine ancora oggi l inizio e la conclusione dello shabbat giorno sacro agli scena di viticoltura tomba tebana secondo periodo intermedio xvii dinastia 1552 ­ 1306 a.c.

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compagnia dell arte dei brentatori ebrei che inizia al tramonto del venerdì e si conclude con quello del sabato è segnato ad esempio dalla benedizione del pane e di una coppa di vino sulla quale si recita la berachà benedizione in ebraico benedetto sei tu signore dio nostro re dell universo che hai creato il frutto della vite nel rito del matrimonio durante le grandi feste e soprattutto durante la pasqua il vino si rende presente quale elemento santificatore e portatore di letizia il cristianesimo eredita dalla tradizione ebraica questa cultura pur attribuendole un significato nuovo indissolubilmente legato al sangue di cristo versato sulla croce e segno tangibile della sua presenza nella chiesa mediante l eucaristia si arriva con un salto alla divisione dello impero romano nel 395 d.c quando l imperatore teodosio trasferisce la capitale da roma a costantinopoli dando così l avvio all impero romano d oriente detto anche impero bizantino che durerà fino al 1453 quando la città verrà definitivamente conquistata dai turchi pochi anni dopo l impero romano d occidente comincia a sgretolarsi sotto i colpi delle prime invasioni barbariche nel 451 attila flagellum dei re degli unni attacca i germani ai confini dell impero invade l italia espugna la città di aquileia e distrugge il veneto 452 gli hsiung nu la popolazione allora conosciuta dai romani con il nome di unni arrivavano dalle lontane steppe della mongolia situate nel nord della cina ed erano pastori nomadi estremamente feroci abituati alle difficili condizioni climatiche delle loro terre di origine avevano affinato tecniche di combattimento velocissime e spietate oltre all abilità a cavallo erano agilissimi nell uso dell arco magnifici tiratori essi ricorrevano a tecniche di guerriglia assai efficaci con attacchi im provvisi repentine ritirate strategiche e improvvisi nuovi attacchi a distanza ma essi furono solo i primi nel 455 col primo sacco di roma ad opera di gianserico re dei vandali la già traballante struttura politica romana ormai minata da eccessi e corruzione morale riceve il colpo mortale sarà odoacre re dei rutuli a deporre l ultimo imperatore romano romolo augustolo e a decretare così la fine dell impero romano d occidente dal privilegio della fame al lusso della sete il paese inizia un buio periodo di carestie ed epidemie causate dalla distruzione delle coltivazioni e dai sacheggi di città e villaggi durante questi primi anni del medioevo il rapporto con i cibo diventa instabile e in qualche modo morboso secondo lo studioso francese leo moulin questo è un momento storico caratterizzato da l ossessione del cibo l importanza del mangiare e come contropartita la sofferenza e i meriti rappresentati dalle mortificazioni alimentari e così che non solo il cibo ma anche la fame diventa oggetto di privilegio massimo montanari a causa del generale sconquasso politico e sociale nei territori precedentemente occupati dai romani la produzione di vino diminuisce per questo soprattutto nel primo medioevo lo sviluppo della viticoltura si deve in gran parte ai conventi diventati in seguito veri e propri centri vitivinicoli ad opera di monaci che sin dall inizio si dedicarono alla nobile arte del vino in quanto elemento indispensabile durante la messa come simbolo liturgico del sangue di cristo questo contribuì notevolmente all espansione della viticoltura anche in quelle zone dove essa non era propriamente parte delle tradizioni locali i centri monastici costituirono dei nuclei importantissi mi per il mantenimento delle attività sia culturali che economiche dei villaggi vicini la coltivazione della vite è solo uno dei tanti aspetti e dei tanti lavori portati avanti nei monasteri interessantissime documentazioni in proposito arrivano dal monastero di vallombrosa in toscana dove anche grazie alla posizione isolata e protetta si svilupparono e migliorarono le tecniche di coltivazione dei vitigni il vino medievale era suddiviso in tre qualità la prima il vino vero e proprio era ottenuta con una blanda spremitura e produceva un succo naturale e corposo era il prodotto migliore e solo i ricchi potevano permetterselo la seconda spremitura più vigorosa offriva un succo di qualità inferiore il vinello probabilmente bevuto dal clero infine la terza che generava un quasi vino chiamato acquerello consumato dai poveri e ricavato aggiungendo acqua alla poltiglia delle vinacce per rinforzare gli aromi il vino medievale era condito ripetutamente così come in passato con erbe spezie miele e assenzio mentre per essere conservato fino a tre o quattro anni veniva bollito pena la perdita dei tre quarti della sua qualità.

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compagnia dell arte dei brentatori dopo l anno mille l iniziale severo regime alimentare che regola i pasti all interno dei conventi subisce un radicale cambiamento moltiplicano le occupazioni da svolgere crescono i patrimoni da gestire soprattutto a seguito di imponenti lasciti testamentari le proprietà si espandono e tutto ciò allontana i monaci dalla dimensione di una vita semplice e frugale il vino ma soprattutto il buon vino è ancor più sinonimo di ricchezza e prestigio e l eccellere nella produzione di qualità diventa per alcuni ordini ecclesiastici quasi una ragione di vita i benedettini diffusi in tutta europa erano famosi per il loro vino e per il consumo non proprio moderato che ne facevano il potere clericale della vermiglia bevanda diventa ben presto bersaglio satirico del popolo costretto alla sua astinenza con il consueto lazzo di spirito popolare ecco una versione alcolica del pater noster tradotta dal latino padre bacco che sei nei boccali sian santificate le tue vendemmie venga il tuo tempo di fermentazione facci ben bere del buon vino quotidiano offri a noi grandi bevute come noi le rioffriremo ad altri inducici con le tue tentazioni aromatiche e liberaci dall acqua sempre dopo il mille accanto alla viticoltura ecclesiastica e signorile si affianca quella della nascente borghesia mercantile che intravedeva nella produzione e nel commercio dei vini nuove strade per profitti sicuri e redditizi da genere destinato all alimentazione e agli usi liturgici il vino diviene un bene ricercato moneta di scambio e fonte di ricchezza per produttori e commercianti tra i più famosi vini del medioevo possiamo citare quelli del nord d italia dell istria i triestini ribolla dal latino rubeolus rossastro anche se è diffusa soprattutto nella zona di udine una varietà gialla che dà un vino bianco leggero e fresco terrano di color rosso carico con profumo di lampone frizzante e asprigno e malvasia i vini veronesi la vernazza bresciana e i vini della valtellina in liguria era già conosciuto il vino delle cinque terre ed erano molto stimati anche i vini del bolognese del modenese e dell attuale romagna in generale in toscana vi erano il trebbiano la cui denominazione risale al xiv secolo e indicava un vitigno che dava com è ancor oggi un uva bianca di color giallo-verdastro usata per la preparazione di numerosi vini la malvasia l aleatico originario della toscana ma oggi diffuso anche nel lazio e in puglia il sangiovese vitigno famoso per la produzione di celebri vini come il chianti o il brunello di montalcino la vernaccia di san gimignano forma antica di vernazza da dove proviene coltivato anche in sardegna da questo vitigno si ricavano sia bianchi secchi specialmente in toscana sia vini liquorosi e dolci soprattutto in sardegna e i vini di montepulciano particolarmente apprezzati anche i moscati dolci e piacevoli e le malvasie di lipari per quanto riguarda le isole tirreniche dell arcipelago delle eolie galeno ii secolo d.c faceva grande uso di vini medicinali e fu grazie alla diffusione delle sue opere in epoca bizantina che l uso del vino come medicinale riuscì a sopravvivere al crollo dell impero romano d occidente la raccomandazione di galeno di ricorrere al vino per le ferite per rinvigorire i fisici debilitati e come febbrifugo fu ampiamente seguita nell europa del medioevo soprattutto da monaci e cavalieri ospitalieri ma fu il liber de vinis di arnaldo da villanova xiii secolo a stabilire con fermezza l uso del vino come sistema terapeutico riconosciuto fra l ampia lista dei suoi usi medicamentosi il villanova ne sottolineava le qualità antisettiche e corroboranti e ne consigliava l uso nella preparazione di impiastri per tutto il periodo medievale il vino fu uno dei pochi liquidi capaci per effetto del suo contenuto alcolico di sciogliere e nascondere il sapore delle sostanze ritenute curative dai medici dell epoca le teriache una sorta di vini medicati entrarono così in uso per le affezioni più diverse l uso del vino a scopo terapeutico soprattutto nella pratica chirurgica continuò per tutto il medioevo i medici della scuola di bologna che già contestavano l opinione allora largamente diffusa che per il risanamento delle ferite fosse necessaria la suppurazione erano convinti che una fasciatura imbevuta di vino portasse alla cicatrizzazione e alla guarigione della ferita guy de chauliac noto chirurgo del medioevo usava pulire le ferite del torace con lavaggi a base di vino fino a che questo non risultasse pulito e chiaro così come cantava eubulus alla sua tavola tre tazze di vino io preparo per gli uomini temperati una per la salute la seconda per l amore e il piacere la terza per il sonno quando questa tazza è vuota gli ospiti saggi vanno a casa e un po per tutti popolo principi e prelati era già famosa e assai usata la ricetta del vin cotto per risollevare i corpi e rallegrare gli spiriti nei lunghi e bui inverni medievali provare per credere!

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compagnia dell arte dei brentatori un litro di vino rosso 300 gr di miele di corbezzolo o di acacia 2 stecche di cannella 3 chiodi di garofano bollire il vino lentamente con tutti gli ingredienti fino a quando non si sarà ristretto di un terzo bere caldo il rinascimento il rinascimento ci permettere di conoscere i più fini degustatori della nobile bevanda lorenzo il magnifico con la sua canzone dedicata a bacco e arianna michelangelo che nella cappella sistina dipingerà la colossale sbornia di noè luca signorelli che accetterà di affrescare il duomo di orvieto a patto che sul contratto accanto alla retribuzione siano aggiunti due boccali di buon vino caravaggio autore di bacco adolescente in cui l uva viene esaltata in una lussuriosa rappresentazione monsignor giovanni della casa che inserisce nel suo galateo anche il rito del brindisi e come loro tanti altri naturalmente i motivi dello sviluppo enologico dopo il medioevo furono in primis di carattere economicosociale tra la fine del basso medioevo e il rinascimento iniziò lo sviluppo della viticoltura borghese i ceti arricchiti con l artigianato e il commercio investirono le loro risorse finanziarie nella viticoltura che risultava economicamente conveniente anche perché il consumo del vino era in aumento per l incremento demografico l accentramento della popolazione nelle città e le aumentate disponibilità economiche di più ampie classi sociali inoltre la maggiore sicurezza nelle campagne e la diffusione della mezzadria e di altre forme di compartecipazione stabilizzando i contadini sulla terra consentivano la coltivazione di specie arboree a lungo ciclo biologico come la vite che richiedono notevoli investimenti finanziari e frequenti diligenti cure colturali durante il rinascimento la viticoltura fu favorita anche dallo sviluppo di un ampia letteratura dedicata alla vite caratterizzata da uno spirito nuovo che esistente allo stato embrionale già nel liber commodorum ruralium scritto da pietro de crescenzi nel 1308-1309 si manifestò pienamente nelle opere di bacci porta alamanni soderini del riccio e micheli in esse si rileva infatti l intento di osservare e descrivere i fenomeni con l esperienza valorizzata dalla ragione secondo una nuova concezione filosofica che recuperava la dimensione terrestre dell uomo il quale aspirava a realizzare se stesso senza trascurare il valore del corpo e dei beni di consumo contemporaneamente si sviluppavano i germi della ricerca sperimentale e nasceva l ampelografia la vera e propria carta d identità di un vitigno che ne descrive minuziosamente le caratteristiche destinata a divenire una delle basi fondamentali per il futuro progresso della viticoltura dal punto di vista culturale invece l affermarsi delle signorie e dei princip ati nell itali a cent rosettentrionale trovò un chiaro riscontro anche nelle abitudini alimentari e come conseguenza portò all anelito verso un bere diverso da quello che si era consolidato ormai da tempo sia sulle tavole dei ricchi che su quelle dei poveri ogni classe sociale senza distinzioni prese a desiderare un vino di più prestigiosa qualità sino a quel momento tra il popolo era diffusa la vernaccia ricordata da dante salimbene de adam boccaccio e sacchetti diffusa in tutta italia e così nota che ovunque ormai ne venivano piantati i vitigni era così diffusa che di frequente quando un vino era mediamente buono veniva comunque chiamato vernaccia anche se proveniente da altro vitigno poveri e ricchi degustavano soprattutto vini giovani perché di conservazione e invecchiamento si sapeva ancora poco e le tecniche di mantenimento utilizzate avevano prodotto scarsi risultati la storia continua

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compagnia dell arte dei brentatori prossimi appuntamenti capitolo di primavera 18 aprile 2010 programma 0re 9,30 ritrovo presso la stazione radioastronomica di medicina bo via fiorentina n 3508/b 40059 medicina bologna lat nord 44° 31 13.8 long est 11° 38 48.9 ore 10,00 visita guidata alla stazione radioastronomica ore 12,15 trasferimento in auto 8 km all agriturismo il borgo del riso ore 12,30 calice della amicizia ore 12,45 pranzo in agriturismo ore 15,00 dopo il pranzo è possibile una breve visita guidata a piedi alla valle orsona alla fontanina o alla valle degli organini ore 17,00 la giornata terminerà presso l antica osteria di selva malvezzi dopo una breve visita all antico e caratteristico borgo ancora splendidamente conservato per un caffè un the o un calice di arrivederci offerto dalla compagnia dell arte dei brentatori

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compagnia dell arte dei brentatori gli organi della compagnia consiglio degli anziani capatti vittorio gaggioli carlo garagnani enzo nava gianni pederzini giorgio penzo guido piccioli paolo ministrale guido penzo ministrale primo vicario garagnani enzo ministrale secondo vicario nava gianni raffigurazione del noto brentatore «piero» della canova ducale estense 1525 archivio di stato modena maestro consiglio maggiore bersanetti caterina catiabersanetti@libero.it vittorio capatti reggitore paolo piccioli capatti vittorio brentatore@interfree.it massaro pietro gualandi domenichini claudio claudio_domenichini@hotmail.it gualandi pietro gualandi.pietro@libero.it signifero maria grazia palmieri palmieri maria grazia emmegip@tin.it piccioli paolo paolo-piccioli@libero.it cerimoniere caterina bersanetti cancelliere claudio domenichini brenta m

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compagnia dell arte dei brenta tori bazzano bo www.brentatori.it info@brentatori.it

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