Il mare al mattino

 

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margaret mazzantini mare al mattino einaudi

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a te con dhaki sul coche pequeño

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farid e la gazzella farid non ha mai visto il mare non c è mai entrato dentro lo ha immaginato tante volte punteggiato di stelle come il mantello di un pascià azzurro come il muro azzurro della città morta ha cercato le conchiglie fossili sepolte milioni di anni fa quando il mare entrava nel deserto ha rincorso i pesci lucertola che nuotano sotto la sabbia ha visto il lago salato e quello amaro e i dromedari color argento avanzare come logore navi di pirati abita in una delle ultime oasi del sahara i suoi antenati appartenevano a una tribú di beduini nomadi si fermavano negli uadi i letti dei ?umi coperti di vegetazione montavano le tende le capre pascolavano le mogli cucinavano sulle pietre roventi non avevano mai lasciato il deserto c era una certa diffidenza verso la gente della costa mercanti corsari il deserto era la loro casa aperta illimitata il loro mare di sabbia macchiato dalle dune come il manto d un giaguaro non possedevano nulla solo impronte di passi che la sabbia ricopriva il sole muoveva le ombre erano abituati a resistere alla sete ad essiccarsi come datteri senza morire un dromedario apriva loro la strada una lunga ombra storta scomparivano nelle dune siamo invisibili al mondo ma non a dio si spostavano con questo pensiero nel cuore d inverno il vento del nord che attraversava l oceano di roccia stecchiva i barracani di lana sui corpi la pelle si aggrappava alle ossa dissanguata come quella di capra sui tamburi antichi malefici cadevano dal cielo le faglie di sabbia erano lame toccare il deserto significava ferirsi i vecchi venivano sepolti lí dove morivano lasciati al silenzio della sabbia i beduini ripartivano frange di stoffe bianco e indaco in primavera nuove dune nascevano rosate e pallide vergini di sabbia il ghibli infuocato si avvicinava insieme al gemito rauco di uno sciacallo piccoli riccioli di vento come spiriti in viaggio pizzicavano la sabbia qua e là poi raffiche radenti affilate come scimitarre un esercito resuscitato in un attimo il deserto si sollevava e divorava il cielo e non c era piú con?ne con l aldilà i beduini si piegavano sotto il peso della tempesta grigia si proteggevano contro il corpo di animali caduti in ginocchio come sotto la coltre di un antica condanna poi si erano fermati avevano costruito una muraglia di creta e un pascolo chiuso c erano solchi di ruote sulla sabbia ogni tanto una carovana passava da quelle parti erano sulla rotta dei mercanti che dall africa nera tagliavano il deserto verso il mare portavano avorio resine pietre preziose uomini legati da vendere come schiavi nei porti della cirenaica e della tripolitania i mercanti si rifocillavano nell oasi mangiavano bevevano era nata una città muri di argilla essiccata simili a corda intrecciata tetti di palme le donne vivevano in alto separate dagli uomini attraversavano i tetti scalze.

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camminavano ?no al pozzo con anfore di terracotta sul capo mescolavano il couscous con le interiora di pecora la farina bollita pregavano sulle tombe dei marabutti al tramonto danzavano sui tetti al suono del nay muovendo i ventri come serpi assonnate in basso gli uomini impastavano mattoni facevano scambi giocavano a dadi persiani fumando narghilè ora quella città non c è piú resta un disegno un santuario mangiato dal vento di sabbia accanto è sorta la città nuova voluta dal colonnello fatta da architetti stranieri dell est costruzioni di cemento antenne disseminate lungo la strada ci sono grandi effigi del rais vestito da deserto da musulmano da ufficiale certe volte è imperioso e serio certe volte sorride con le braccia aperte la gente è seduta su bidoni di benzina vuoti bambini ossuti vecchi che succhiano radici per rinfrescarsi la bocca i cavi della luce camminano ?osci da un edificio all altro il ghibli rovente trascina sacchetti di plastica e immondizie lasciate dai turisti del deserto non c è lavoro solo bibite zuccherate e capre datteri da inscatolare per l esportazione molti giovani se ne vanno raggiungono le zone petrolifere i grandi blocchi neri le fiamme perenni del deserto non è una vera città è un agglomerato di vite farid abita nella parte vecchia in una di quelle case basse con le porte tutte intorno alla stessa corte un giardino selvatico e un cancello sempre aperto va a scuola a piedi corre con le sue gambe magre che si spellano sempre come canne jamila sua madre gli incarta qualche bastoncino di sesamo per la merenda al ritorno gioca insieme ai suoi amici con un carretto fatto di lamiera che trascina barattoli oppure a pallone si rotola come un bacherozzo nella polvere rossa ruba banane piccole e grappoli di datteri neri si arrampica con una corda fino in alto nel cuore di quelle piante piene d ombra ha un amuleto al collo tutti i bambini ce l hanno un piccolo sacchetto di cuoio con qualche perlina qualche ciuffo di bestia gli sguardi cattivi guarderanno l amuleto e tu sarai in salvo gli ha spiegato sua madre omar suo padre è un tecnico installa le antenne delle tv aspetta il segnale sorride alle donne che non vogliono perdersi la puntata della telenovela egiziana e lo trattano come un salvatore di sogni jamila è gelosa di quelle stupide donne lei ha studiato canto ma il marito non vuole che si esibisca durante i matrimoni o le feste pubbliche o tanto meno per i turisti cosí jamila canta solo per farid lui è il suo unico spettatore in quelle stanze di tende e tappeti profumate di artemisia e erbe aromatiche sotto quel tetto a uovo di calce farid è innamorato di sua madre delle sue braccia che fanno vento come foglie di palma del suo alito quando canta uno di quei malouf pieni di amore e lacrime e il suo cuore si gon?a cosí tanto che deve tenerselo stretto con tutte e due le mani

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per non farlo cadere in terra nella bacinella di ferro dell acqua piovana piena di ruggine e sempre asciutta sua madre è giovane sembra una sorella ogni tanto giocano agli sposi farid le pettina i capelli le aggiusta il velo la fronte di jamila è un grande sasso rotondo gli occhi sono orlati come quelli degli uccelli le labbra sembrano due datteri dolci e maturi È un tramonto senza vento il cielo è color pesca farid si siede contro il muro del suo giardino si guarda i piedi le dita luride che spuntano dai sandali c è una colatura di muschio giovane che s in?la in una crepa farid si avvicina con il naso a quell odore fresco solo allora si accorge che un animale gli respira accanto È cosí vicino a lui che non può muoversi il cuore gli salta negli occhi ha paura che sia uno uaddan la pecora asino dalle grandi corna protagonista di tante leggende suo nonno gli ha detto che appare all orizzonte tra le dune come un miraggio cattivo ormai sono molti anni che nessuno vede uno uaddan però nonno mussa giura che si nasconde ancora nello uadi nero di croste arenarie dove nessuna vita resiste ed è molto arrabbiato per tutte quelle jeep che rovinano il deserto lo spostano con le loro ruote ma l animale non ha ciuffi bianchi né corna lunari e non digrigna i denti ha il manto color sabbia e corna cosí sottili che sembrano arbusti lo guarda forse ha fame farid capisce che è una gazzella una giovane gazzella non scappa i suoi occhi spalancati e cosí vicini sono limpidi e calmi il manto è scosso da una vertigine forse trema anche lei ma anche lei è troppo curiosa di quell incontro per indietreggiare farid lentamente le avvicina un ramo la gazzella apre una bocca di denti piatti e bianchi strappa qualche pistacchio fresco se ne va arretrando su se stessa senza smettere di guardarlo poi di colpo si volta salta il muretto di fango e corre sollevando sabbia oltre l orizzonte delle dune il giorno dopo a scuola farid riempie pagine di gazzelle le disegna storte a matita le colora spingendo il dito nelle tempere ad acqua la televisione manda in loop il ?lm prodotto dal rais con anthony quinn che interpreta il leggendario omar al-mukhtar il guerrigliero beduino che ha combattuto come un leone contro gli invasori italiani farid è fiero il cuore gli batte nelle ossa suo padre si chiama omar come l eroe del deserto gioca alla guerra con i suoi amici cerbottane fatte di canne che sputano pistacchi sassi rossi lasciati dalle tempeste sei morto sei morto litigano perché nessuno ha voglia di buttarsi in terra e finire il gioco farid sa che da qualche parte è scoppiata la guerra i suoi genitori bisbigliano ?no a notte fonda e i suoi amici dicono che sono arrivate armi dal con?ne le hanno viste scaricare dalle jeep di notte anche loro vorrebbero avere un kalasnikov un razzo sparano qualche bengala accanto al vecchio mendicante sordo.

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farid salta si diverte come un pazzo hisham il piú giovane dei suoi zii studente universitario a bengasi si è unito all esercito dei ribelli nonno mussa che fa la guida ai turisti ?no alla montagna maledetta e sa riconoscere le impronte dei serpenti e decifrare i disegni rupestri dice che hisham è stupido ha letto troppi libri dice che il qa id ha lastricato la libia di asfalto e cemento l ha riempita di tuareg neri del mali ha inciso le parole di quel suo ridicolo libro verde su ogni muro ha incontrato ?nanzieri e politici in giro per il mondo circondato da belle donne come un attore in vacanza però è un beduino come loro un uomo del deserto ha difeso la loro razza perseguitata dalla storia respinta ai margini delle oasi meglio lui che i fratelli musulmani hisham ha detto meglio la libertà omar sale sul tetto sistema la parabola satellitare prendono un canale non criptato dal regime le città della costa sono in ?amme ora sanno che il profeta dell africa unita spara sulla sua jamahiriyya ormai è solo nel castello del potere quando vede misurata distrutta nonno mussa tira giú dal muro la stampa del qa id l arrotola e la butta sotto il letto È arrivato il telegramma hisham ha perso la vista una scheggia in faccia non leggerà piú i libri con i suoi occhi tutti piangono tutti pregano hisham è all ospedale di bengasi almeno è vivo non è nei sacchi verdi come il figlio di fatima per strada la gente graffia via dai muri le parole del rais le coprono di scritte che inneggiano alla libertà e vignette satiriche sul grande topo ricoperto di medaglie false la statua davanti alla medina è decapitata dalle pietre È notte c è solo una piccola luce nuda che non smette di vibrare come se avesse la tosse omar svuota un sacchetto del mercato sul tavolo dentro ci sono soldi i dinari dei risparmi di omar gli euro e i dollari che nonno mussa ha guadagnato con i turisti del deserto omar conta i soldi poi toglie una pietra e li nasconde nel muro parla con jamila chiude le mani intorno alle sue mani strette farid non dorme guarda quel nodo di mani nel buio che tremano come una noce di cocco sotto la pioggia omar dice che devono andarsene che avrebbero dovuto farlo da un pezzo nel deserto non c è futuro e adesso c è la guerra ha paura per il bambino farid pensa che suo padre si sbaglia ad aver paura per lui lui è pronto per la guerra come zio hisham ha provato con le mani sugli occhi a vedere come si vive da ciechi si sbatte un po ma non importa farid si siede contro il muro del suo giardino la gazzella arriva sempre senza rumore fa un salto leggero ed eccola con i suoi occhi bistrati la pupilla di diamante le sue orecchie piú chiare e folte dentro le sue piccole corna di osso attorcigliato ormai sono amici farid non ne ha parlato con nessuno ma c è sempre il sospetto di qualche intruso anche lui ha il

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terrore che possano catturarla È giovane e sprovveduta corre dei rischi si avvicina troppo entra nella zona abitata si avventura con un po di nervosismo sotto il manto i muscoli vibranti pronta a saltare via a non restare devono riabituarsi ad avere ?ducia appartengono allo stesso deserto ma a razze diverse farid si schiaccia contro il muro aspetta che la gazzella respiri dalle narici scure per respirare con lei muove il muso vuole giocare una volta si siede sulle zampe posteriori sembra sua madre al tramonto la stessa posa regale È una mattina di primavera omar fa il suo lavoro sul tetto unisce i cavi elettrici aspetta la scintilla il segnale che la telenovela è garantita la corrente in questi giorni viene e va a singhiozzo le donne non vogliono pensare alla guerra vogliono piangere d amore vogliono scoprire se l uomo buono saprà che il ?glio è il suo e se l uomo cattivo cadrà giú dalla scogliera con la macchina nera farid ha visto omar indietreggiare cercare un appiglio nel vuoto cadere rialzarsi altri uomini sono saliti sui tetti tute mimetiche e caschi gialli come operai però sparano mirano in basso sulla gente del mercato che scappa e urla sono le truppe lealiste molti sono stranieri murtaziqa mercenari assoldati da altre guerre subsahariane mentre sparano urlano come nei ?lm un miliziano seminudo si è accucciato per fare un bisogno forse ha bevuto troppo succo di tamarindo o forse ha paura.adesso spara cosí con i pantaloni abbassati omar è rimasto a guardarli ha provato a parlare a fermarli gli hanno in?lato un fucile in gola o vieni con noi a combattere o sei già morto farid ha visto suo padre scivolare verso la grondaia non aveva una scarpa si vedeva uno dei suoi calzini beige quelli che jamila rammendava la sera gli hanno messo una pistola tra le mani omar ha sparato in alto verso il cielo verso gli uccelli che non c erano poi ha lasciato cadere la pistola l uomo senza pantaloni ha spinto il padre giú dal tetto farid ha visto i pick-up con le mitragliatrici i bazooka le facce sporche e allucinate le bandiere verdi intorno alle teste hanno ucciso anche le bestie per fargli paura la gazzella per fortuna quel giorno non c era si avvicinava solo nel silenzio jamila ha atteso la notte quella notte che non è mai cosí buia il plenilunio illuminava le colline di sabbia e i palmeti i palazzi e le case d argilla con le loro punte aguzze contro i malefici ha nascosto farid nella botola delle risorse tra le foglie di tè e la carne secca appesa intorno c erano i lampi degli incendi gli spari odore di benzina bruciata nella sabbia ha trascinato il corpo del marito nella corte lo ha lavato con l acqua del pozzo omar ha molti capelli bagnati sembrano grappoli d uva jamila gli pulisce le orecchie gli afferra quei capelli è una fortuna amore mio gli angeli faranno prima a prenderti a sollevarti in cielo È una vecchia credenza del deserto i morti innocenti sono trascinati in cielo dai capelli nei giardini accanto altre donne pregano e piangono alcune famiglie sono state prese usate come scudi umani.

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all alba il corpo di omar non c è piú jamila bisbiglia attraverso i muri di creta parla con gli antenati chiede loro un consiglio per il viaggio farid è uscito dalla botola sente quello strano odore quello dell unguento per i morti guarda la terra smossa in giardino l altalena rotta che suo padre non ha fatto in tempo ad aggiustare raccoglie le sue cose un quaderno il golf rosso per l inverno guarda la fotogra?a di suo nonno con il turbante bianco su un dromedario davanti all oasi gli occhiali da vista e i sandali con le strisce sui piedi magri scrive il corano sulle tavole conosce le favole antiche e le grandi battaglie dei romani dei turchi gli ha raccontato della fortezza rossa e dei pirati È zoppo perché è saltato su una mina lasciata dalla guerra contro il ciad ogni tanto lo porta con sé nel deserto farid ha visto i mangiatori di vermi i disegni rupestri di elefanti e antilopi di semplici mani stampate una volta si sono persi nonno mussa ha detto che i veri beduini muoiono nel deserto avvolti da un vortice di sabbia che non si può sperare di meglio che dio li aveva fatti perdere per ricongiungerli al loro destino il deserto è come una bella donna non si rivela mai appare e scompare ha un volto che cambia forma e colore vulcanico o bianco di sale un orizzonte invisibile che danza e si sposta come le sue dune farid ha visto jamila rimuovere la pietra prendere i soldi e legarseli con una benda intorno al corpo ha sentito il rumore dei suoi denti che tremavano aveva preparato un piccolo bagaglio dentro una sacca adidas dalle grate di legno farid ha cercato la gazzella voleva salutarla sentire l odore del suo respiro nel recinto di fango del giardino si sono mossi all alba jamila ha baciato la lastra di pietra davanti alla porta farid ha pensato al profumo di certi pomeriggi quando sua madre si toglieva il velo e danzava scalza in reggiseno il ventre piccolo lucido di olio di argan si muoveva come la terra una crosta scossa dalla vita era quello il centro della casa la pietra della salvezza jamila ha preso la chiave l ha strappata dalla porta se l è messa addosso corrono tra le case e i blocchi di fumo scivolano come topi la guerra è nell isolato accanto i proiettili traccianti bruciano il cielo la chiave cade nella polvere la madre non si china a raccoglierla ­ non importa farid non c è tempo ­ e come farà papà a tornare ­ chiamerà un fabbro jamila non gli ha detto che omar è un angelo calato nel deserto farid si guarda intorno che fine hanno fatto i suoi amici la pista dell autoscontro sotto la tenda il chiosco del ghiaccio e quello degli occhiali da sole la porta della città adesso sembra una ?era tutti hanno gli occhi degli animali sudano dai capelli dal naso tutti urlano e cercano qualcosa oltre la porta c è il

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deserto si incolonnano con gli altri gente con materassi arrotolati sulla schiena valigie che non riescono ad entrare nei pullman molti cercano salvezza nei campi profughi oltre il con?ne jamila sa che quello è un tragitto pericoloso i miliziani lealisti controllano chilometri di ?lo spinato sparano sui fuggiaschi loro andranno verso il mare su un camion carico di pacchi e negri stretti come schiavi che quasi non si ferma a raccoglierli jamila urla lo insegue salgono al volo prima farid come una scimmia poi lei farid vede una jeep con le ruote in fiamme travolgere un vecchio È la prima immagine del deserto non riesce a tenere gli occhi aperti sua madre gli ha messo il suo velo in faccia per difenderlo dalla sabbia le ruote del camion scendono e si arrampicano sulle dune chilometri di silenzio solo il rauco motore È una scena di guerra di ogni guerra umanità deportata come bestiame non ci si ferma a pisciare tutti hanno gli occhi chiusi le teste basse bianche di sabbia l orizzonte è vischioso il ghibli scuote la superficie sporca di residui carcasse di auto bruciate immondizia che si agita nonno mussa gli ha detto che ogni cosa che si trova nel deserto appartiene al deserto e ha un senso perché potrà essere riutilizzata per un altro scopo per un altra vita dalla sabbia affiorano stracci colorati una camicia un paio di blue-jeans che sembrano vuoti come panni stecchiti stesi per terra piú avanti una scarpa poi le teste mangiate dal caldo affossate nella sabbia i capelli e le mandibole le mani come carrube essiccate sul camion tutti urlano poi tutti tacciono jamila si sporge e vomita farid ha il velo sugli occhi vede quel cimitero scoperto attraverso quel pallido filtro sono tutti negri morti già da qualche mese prima della guerra i vestiti sono intatti nessun proiettile li ha trapassati tutti sanno di cosa si tratta sono i profughi del mali del ghana del niger abbandonati nel deserto dai carovanieri dopo gli accordi europei del rais per bloccare i flussi migratori dei disperati dio nel deserto è l acqua e l ombra c è una bottiglia di plastica vuota accanto a una mano scarnata l ultimo gesto prima della morte dov è dio in quel deserto jamila ha sete sete cerca nella borsa rovescia l acqua in testa al figlio gli strappa il velo dalla bocca lo disseta lo stringe bevi farid bevi sono rimasti loro due nel mondo la casa è un uovo di creta abbandonato alle spalle poi gli arbusti alcuni con qualche germoglio biancastro un cespuglio di alimo l aria è piú mite il ghibli ruggisce svogliato come un felino stanco che si ritira.

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È la zona predesertica filari di viti muri a secco sgretolati casolari abbandonati come quelli che si trovano nella campagna toscana È uno dei vecchi villaggi rurali dei coloni italiani un campo di ulivi storti archi aperti nel nulla la sabbia è entrata nel motore il camion si ferma l uomo che lo guida ha il volto coperto dei tuareg occhi arrossati e anziani che urlano di scendere di colpo il boato di un esplosione cosí vicina che taglia le grida eppure il cielo è tranquillo uno stormo di uccelli messaggeri passa compongono un disegno mobile il tuareg sta parlando al cellulare sbraita in tamashek farid non capisce il disco del sole è salito nel cielo sono due ore che aspettano farid e jamila fanno un giro nella cittadella fantasma cercano un po di ristoro c è una piazza c è il vecchio municipio s in?lano nella chiesa il tetto è crollato al centro l abside è sfregiata il pavimento è terra con qualche mattone scivolano contro il muro si dividono il pane jamila prega non è una moschea ma non importa È ombra dove la gente si è inginocchiata e ha parlato con la voce del silenzio un negro si è tolto le scarpe uno dei due piedi è gon?o come un montone spellato viene dalla savana cammina da giorni ha paura della cancrena si lamenta un somalo si avvicina arrossa il coltello con l accendino per incidere il piede del negro poi lo avvolge in una foglia come i datteri prima di essere chiusi nelle scatole per i turisti hanno ripreso a camminare il rombo di un motore poi una moto da sabbia compare all orizzonte un uomo grasso con una bottiglia di pepsicola stampata sulla maglietta sotto la scritta ishrab pepsi farid guarda quella maglietta che fa venire sete di un altro mondo l uomo prende in consegna il gruppo vacanze sarà lui a guidarli fino al mare tutti camminano dietro la moto che pare un trattore lunare il negro trascina il suo piede bendato di verde qualcuno abbandona un materasso una pentola troppo pesante procedono in un silenzio totale prima parlavano adesso no solo il gemito della donna incinta anche se lei sembra piú forte degli uomini nasconde il suo stato sotto gli strati neri forse ha paura di essere scacciata indietro una linea di scarafaggi attraversa le dune lasciano il segno antico dei beduini erranti una coda di orme che la sabbia spazzolerà sono tornati al loro destino orientarsi nel nulla nonno mussa non è voluto partire è rimasto nell orto con i piedi nella bacinella a guardare le aquile in perlustrazione a caccia di lucertoloni del deserto jamila non è triste affonda prende ?ato davanti a un nuovo banco di sabbia farid adesso è sulle sue spalle avvolto in un grembo di tela come quando era piccolo jamila è giovane ha poco piú di vent anni È una giovane vedova con il suo bambino il deserto è la loro conchiglia farid ha un amuleto al collo l orizzonte cambia si macchia di verzure arse un muro di carrubi una lunga discesa costeggiata di oleandri fioriti.

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È un odore che farid non ha mai sentito selvatico e profondo È quello l odore del mare delle sue distese lucide dei suoi abissi blu tutti adesso corrono la testa bassa tra pale spinose di ?chi d india farid scende dal dorso di jamila lascia la piccola cammella corre rotola tra la sabbia e le tamerici È la prima volta che lascia il deserto una mano raccoglie i soldi sulla spiaggia un altro uomo con il turbante ma vestito da città una giacca chiara sudata sul collo sulle spalle l uomo grasso urla la bottiglia di pepsi-cola si agita sul suo ventre molle devono sbrigarsi sono allo scoperto anche se la situazione è sotto controllo i pretoriani lealisti hanno l ordine di lasciar partire i barconi adesso il rais vuole che il mediterraneo si riempia di miserabili per far tremare l europa È l arma migliore che ha la carne marcia dei poveri È dinamite fa scoppiare i centri d accoglienza le ipocrisie dei governanti adesso sulla spiaggia tutti protestano guardano sconfitti quel grande guscio arrugginito fermo sull acqua sembra un pullman rovesciato non un motoscafo tutti urlano scuotono la testa la barca è troppo cara troppo vecchia la barca fa schifo l uomo vestito elegante dice cosa vi aspettavate una crociera urla che per lui l affare ?nisce lí che imbarcherà un altro carico di fuggiaschi meno stupidi di loro scrolla il braccio dice che devono andarsene fare largo ritirarsi nei cespugli nel deserto sputa per terra dice che non ha tempo da perdere con i topi butta i soldi sulla sabbia un ragazzo li raccoglie ma l uomo non vuole piú saperne di loro sale sulla jeep il ragazzo lo insegue nel ?nestrino gli chiede per favore per allah ci sono molte donne c è anche sua moglie che è incinta chiede all uomo se lui ha dei ?gli l uomo gli dà un colpo con lo sportello scende mette i soldi nel portafogli adesso nessuno ?ata piú il trafficante di uomini cammina sulla sabbia con le sue scarpe lucide apre il bagagliaio della jeep scaraventa sulla sabbia confezioni d acqua nella plastica ho pensato anche alla vostra sete tutti lo ringraziano jamila raccoglie una bottiglia di quell acqua bollente come tè la infila nella sacca farid guarda il mare la prima volta in vita sua lo tocca con i piedi lo raccoglie con le mani lo beve e lo sputa pensa che è grande ma non come il deserto finisce dove comincia il cielo dopo quella striscia azzurra orizzontale credeva di poterci camminare sopra come le navi dei pirati invece è bagnato e succhia da sotto le onde vanno avanti e indietro come i panni stesi di sua madre se lui scappa gli vengono appresso la donna incinta si solleva i vestiti per entrare nell acqua ma poi ?nisce per bagnarsi ?no alla gola apre una bocca magra piena di denti troppo grandi sembra un dromedario spaventato dal fuoco tutti hanno cominciato a salire a spingersi ad arrampicarsi la barca è scesa fino al pelo dell acqua.

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due ragazzi del malawi piú svegli degli altri camminano con i piedi nudi come marinai controllano l interno dello scafo aprono le taniche tenute dagli elastici a poppa ci appiccicano il naso vogliono veri?care che siano davvero piene di gasolio l uomo grasso urla che sono dei mal?dati ?gli di puttana ifriqiyyun schiavi scappati dai ghetti delle oasi ha impostato il gps sulla rotta ed è sceso con un salto si è bagnato ?no alla cinta dà un colpo allo scafo buona fortuna ?gli di puttana farid guarda il mare limpido e compatto come ceramica azzurra cerca i pesci i loro dorsi i primi pezzi della vita nuova jamila lo bacia gioca con i suoi capelli quanto durerà il viaggio poco il tempo di una ninna nanna jamila ha iniziato a cantare con la sua gola da usignolo ?schia simula il soffio della zukra la sua voce cala ?no al mare poi dorme la testa magra di una gazzella di una sorella maggiore farid guarda indietro trova una fessura attraverso i corpi la costa non c è piú solo mare che sale e scende si ricorda della sua casa dell altalena delle maioliche con i disegni color ruggine e smeraldo intorno al pozzo pensa alla gazzella andava e veniva come le pareva sempre al tramonto ormai mangiava dalla sua mano lui strappava i datteri i pistacchi e glieli serviva sul palmo aperto come su un piatto pensa al rumore poi all odore della sua bocca aveva delle macule all interno sulla lingua odorava di uadi di acqua appena passata il miglior muso della terra a parte quello di sua madre quel giorno l aveva stretta a sé non sapeva che non l avrebbe rivista il suo manto color cipria bruciata s illuminava al calar del sole il pelo odorava di tappeto lo stesso odore che farid sentiva nel deserto quando montavano la tenda con nonno mussa e dormivano sul tappeto delle preghiere non gli importa di lasciare il passato È un bambino è troppo piccolo per avere il senso reale del tempo È tutto insieme nella stessa mano ciò che conosce e ciò che lo aspetta prima è eccitato poi è spaventato poi è stanco e non è piú niente ha vomitato adesso non ha piú nulla da buttare fuori il sole li segue come una lingua affamata goccia in testa caldo asfissiante sudore il mare è monotono non ha nessuna novità guardarlo è uno sbaglio è come guardare un animale senza testa con tante groppe che si agitano carne blu che schiuma da una bocca sommersa farid cerca quella testa che non s affaccia arriva alla superficie poi scompare si chiede qual è la faccia del mare uno dei ragazzi somali ha sparato alle onde poco fa per provare uno dei razzi luminosi non funzionano sono marci come la barca il ragazzo ha bevuto troppo con i suoi amici si sono bruciati lo stomaco e il cervello adesso stanno facendo a pugni tutti sono pallidi grigi come corde tutti hanno vomitato il vomito corre in terra sul legno macero appresso al rullio del mare.

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jamila dice al figlio che deve fissare un punto fermo all orizzonte per salvarsi dal male del mare farid cerca in fondo nella tasca del cielo dove il sole scioglie l orizzonte in faccia gli arriva il fumo nero del gasolio sua madre lo tiene stretto lui cerca quel contatto quell odore ma jamila ormai è impregnata di gasolio È quello l odore del viaggio della speranza farid ha male agli occhi alle gambe il mare adesso è di traverso la barca pende tutta da una parte non possono spostarsi quello è il posto assegnato un buco tra i corpi una bambina si lamenta due uomini urlano in un dialetto che farid non conosce si soffoca il sole fa le croste sulla bocca sua madre raziona l acqua gli dà sorsi sempre piú piccoli che non bastano nemmeno a pulire la lingua fanno i loro bisogni in un secchio comune che poi viene svuotato in mare le bestie qualcosa oltre le bestie non hanno cosí paura di morire il mare è un mondo a sé un mondo nel mondo con le sue leggi la sua forza si allarga si solleva la barca sembra la corazza di uno scarabeo morto quelli che farid trovava nella sabbia ?na stecchiti dal ghibli farid ha il sole dentro la testa non se ne va neanche quando chiude gli occhi pensa alle foglie dei capperi selvatici quelle che sua madre masticava e gli metteva sulla fronte per guarirlo pensa al venditore ambulante che sbuccia fichi d india con quel gesto veloce magico jamila gli sbriciola in bocca un bastoncino di sesamo ma la gola è un muro di sabbia il mare è una montagna che sale farid ha paura di quelle dune d acqua il motore fatica come un cammello morente di notte fa freddo la temperatura scende con l acqua il mare diventa carta nera esala un fumo che resta e bagna addosso farid trema la madre lo ha avvolto nel suo velo umido scivoloso come una buccia farid ha freddo lí sotto il vento è cattivo e frusta farid si stringe alle ossa di sua madre cerca il caldo del seno anche lei trema sembra uno di quei cesti con i serpenti dentro che si agitano da un pezzo non lo faceva piú avvicinare al suo seno sei grande ormai adesso lo spinge lí dove un po di caldo del giorno è rimasto come nelle pietre in ?n dei conti è una fortuna stare cosí stretti è una fortuna il vento e il mare farid dorme pensa alle grosse foglie di palma sotto cui si rifugiava quando attaccava a piovere un giorno ha sentito aghib il vecchio che cuce le scarpe berbere per i turisti sotto il sole dire che tutto quello che succede da loro è colpa del petrolio che se non ci fosse stato il mare nero sotto il deserto nessun dittatore avrebbe avuto voglia di dettare legge e nessuno straniero di venirli a difendere lanciando missili cruise il vecchio aghib gli ha puntato contro quel dito duro bucacchiato dall ago il petrolio è la merda del diavolo non ti ?dare di quello che sembra una fortuna perché è peggio di una trappola per scimmie e sempre quello che per i ricchi è una fortuna per i poveri è una disgrazia farid ha continuato a fidarsi della gazzella del suo muso che arrivava fino alla porta di casa per mangiare gli avanzi.

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È tutto buio e la luna se n è andata il ragazzo che mette il gasolio nel motore si fa luce con l accendino di plastica traballa e impreca perché la ?amma si spegne con l umido del mare le braccia della madre sono meno forti sprofondano insieme alla barca cedono come ruote nel deserto farid aspetta l alba aspetta l italia lí le donne camminano con il capo scoperto e la televisione ha in?niti canali scenderanno nelle luci qualcuno li fotograferà gli daranno dei giocattoli gli daranno la coca-cola e la pizza rashid il padre di nonno mussa ha già fatto quel viaggio all inizio del secolo quando gli italiani bruciarono i villaggi scacciarono i beduini dalle oasi e li misero nei recinti stretti come capre rashid era un ragazzo allegro suonava la tabla e raccoglieva la resina dagli alberi della gomma i suoi fratelli morirono nella deportazione lui fu imbarcato e mandato al con?no in certe isole chiamate tremiti nessuno ebbe piú notizie nessuno ha mai saputo della sua morte o della sua nuova vita farid guarda il mare nonno mussa gli ha parlato del viaggio di suo padre si era alzata una tempesta di sabbia un vento di polvere grigia spazzava la costa quasi che il deserto si ribellasse a quell esodo crudele i beduini salirono sulle navi con le loro tuniche sporche e i volti ossuti dopo mesi di fame gli occhi addolorati e fissi di un gregge spinto nel vuoto una volta mussa adulto era arrivato ?n lí con una toyota di archeologi del deserto erano un gruppo di ragazzi di bologna avevano dormito insieme nei vecchi accampamenti tuareg visitato le necropoli dei garamanti e i bianchi labirinti di ghadames dal golfo della sirte mussa aveva guardato il mare che si era ingoiato suo padre aveva pensato di imbarcarsi di andarlo a cercare in italia di presentarsi davanti a lui alto ed elegante com era con i suoi occhiali di osso inglese la sua jallabiya bianca sognava di raccogliere il vecchio padre rashid sulle sue braccia e di riportarlo indietro su un dromedario nel suo deserto la ruggine della nostalgia graffiava tra i denti come sabbia ma tutto quell azzurro lo spaventò sentí come una mano che dal collo lo tirava indietro l antico terrore del mare però fece in tempo a vedere un gruppo di turiste seminude sulla spiaggia che mangiavano more da un cesto di foglie intrecciate e bevevano succo di lime tornò indietro con quel racconto che negli anni si fece sempre piú ardito le donne erano sempre piú nude e invitanti come vergini del paradiso farid guarda il mare e pensa al paradiso suo nonno gli ha detto che lassú le donne sono piú belle il cibo è piú buono e tutti i colori sono piú accesi perché allah è il pittore dell alba farid pensa alla fotogra?a di suo padre omar quella appesa nella sala da pranzo ritoccata dal fotografo con i pennelli le labbra piú rosse le ciglia disegnate lo sguardo piú fondo non somiglia per niente al leggendario omar al-mukhtar non ha idee politiche È timido e debole di nervi.

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