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CONFINDUSTRIA EMILIA AREA CENTRO: le imprese di Bologna, Ferrara e Modena 42 futuro GI G I O VA N I IMPRENDITORI CONFINDUSTRIA EMILIA AREA CENTRO Supplemento di “Fare” N. 41 settembre 2018 Autorizzazione del Tribunale di Bologna n.6858 del 26.11.1998 - Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale 70% - Aut. MBPA/CN/BO/0008/2015 UN APERITIVO ALLA...MASTERCHEF Un momento conviviale per conoscere i nuovi iscritti al gruppo Lo specialista delle patate Pizzoli Intervista con l’Imprenditore Sonia Bonfiglioli

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sommario VARIE Romania, mercato nascente 3 Marco Arletti Volge oramai al termine il periodo transitorio legato alla procedura di fusione che ha dato vita al Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia e, con questo, il mandato dell’attuale Consiglio Direttivo e del Presidente. Necessarie sono quindi alcune considerazioni conclusive. Innanzitutto questo percorso ci ha portato ad essere un’unica realtà di quasi 500 Giovani Imprenditori: il Gruppo più numeroso all’interno del Movimento nazionale Confindustria. E’ stata un’avventura coinvolgente ed emozionante, una sfida organizzativa ma soprattutto una fantastica opportunità di condivisione degli stessi valori, della stessa passione e dello stesso orgoglio per l’impresa. Oggi siamo un gruppo più grande, più forte, più rappresentativo ed anche più diversificato, che mette in relazione, molto più che in passato, imprenditori di storie, esperienze e portate diverse. Le tante iniziative che hanno caratterizzato questo periodo - i momenti di incontro e di formazione, le visite aziendali e i progetti - sono stati possibili in primis grazie al lavoro del Consiglio Direttivo. Un gruppo affiatato, che ha saputo discutere, confrontarsi e in alcuni casi anche scontrarsi come possono fare i colleghi e come soprattutto fanno gli amici, sempre con l’unico obiettivo di proporre iniziative che sapessero trasmettere la nostra visione e la cultura d’impresa ed anche sollecitare l’interesse e l’attenzione dei tanti giovani imprenditori iscritti. In particolare, in occasione di FARETE abbiamo presentato il 1° Report di Impatto delle imprese associate a Confindustria Emilia, un progetto davvero innovativo realizzato dal Gruppo, vera e propria fotografia che valorizza le ricadute delle nostre imprese sul territorio. Un report che tra gli altri ha ricevuto l’attenzione della Commissione Europea ed un riconoscimento da parte della Regione Emilia-Romagna all’interno della Premio Innovatori Responsabili 2018, a riconferma del valore che abbiamo saputo portare al territorio offrendo un punto di vista diverso. Al Presidente che verrà e al nuovo Consiglio Direttivo spetta ora un’altra fase, altrettanto entusiasmante e ricca di opportunità, per chi avrà la fortuna di esserne parte nei prossimi anni. Quella cioè di integrare maggiormente il Gruppo, favorendo sempre nuove e diverse occasioni di incontro tra gli iscritti del nostro vasto territorio. Perché, come tanti storici presidenti nazionali del movimento ci hanno raccontato in più occasioni, le amicizie e i rapporti che nascono lavorando insieme tra Giovani Imprenditori ti accompagnano tutta la vita… Ciò che rende grande un Gruppo sono le singole persone che lo compongono: il mio più sincero e caloroso grazie a tutti i giovani imprenditori emiliani che hanno partecipato alle nostre iniziative e che hanno condiviso idee e spunti di riflessione, generando valore per il Gruppo e spronandoci a far sempre meglio. E non è davvero retorica il ringraziamento particolare a tutti i consiglieri, uno ad uno, e ai vice presidenti, in particolare ad Enrica Gentile ed Enrico Zuffellato. Per tutto questo, per il Vostro lavoro, per la Vostra amicizia. Grazie! ASSOCIAZIONE Uniti, l’Europa che siamo Intervista con l’Imprenditore Sonia Bonfiglioli ECONOMIA E DIRITTO Il Passaggio generazionale nell’impresa di Famiglia ASSOCIAZIONE I giovani Imprenditori al Teatro Comunale Pizzoli, lo specialista delle patate Un aperitivo...alla Masterchef! 4 8 10 12 14 16 CULTURA Alla scoperta della piccola Venezia Gli...imprenditori sono eroi 20 22 VARIE Futureland 24 La sottile linea tra opinione personale e pubblicità 26 ASSOCIAZIONE “Oggi il gelato te lo faccio io” 28 FUTURO - Rivista dei Giovani Imprenditori Confindustria Emilia Area Centro Supplemento di “Fare” N. 42 dicembre 2018 Direttore Responsabile: Raffaella Mazzali Coordinatori Editoriali: Francesca Villani, Maria Eleonora Missere Redazione: Leonardo Arienti, Luca Avagliano, Ivan Franco Bottoni, Federico Camisa, Giulia Cataldi, Vittorio Cavani, Stefano Fratepietro, Maria Eleonora Missere, Michele Poggipolini, Marco Tedeschi, Laura Zanasi Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito alla stesura degli articoli. Editore: FARE S.r.l. - Via San Domenico, 4 - 40124 Bologna Direzione e Redazione: Confindustria Emilia Area Centro - Via San Domenico, 4 - 40124 Bologna Pubblicità: FARE S.r.l. - Via San Domenico, 4 - 40124 Bologna Pubbli S.r.l. - Corso Vittorio Emanuele, 113 - 41100 Modena - Tel: 059 212194 - pubbli@pubbli.it Impaginazione: Lorella Luccarini - Confindustria Emilia Area Centro , sede di Bologna Stampa: Labanti e Nanni Industrie Grafiche S.r.l. - Via Giuseppe di Vittorio, 3 - 40053 Valsamoggia - Loc. Crespellano (BO) Autorizzazione del Tribunale di Bologna n. 6858 del 26/11/1998 Poste Italiane S.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale 70% - Aut. MBPA/CN/BO/0008/2015. 2

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La percezione diffusa quando si parla di Romania a livello imprenditoriale è quella di un mercato da prendere in considerazione unicamente per andare a produrre a basso costo esternalizzando la produzione, inseguendo costi di manodopera ridotti e le tasse decisamente più favorevoli, questa percezione ha innegabilmente basi molto solide eppure si registra un fenomeno in aumento dovuto all’ingresso della Romania in Comunità Europea. L’ingresso nella UE, con il conseguente afflusso di fondi Europei, ha prodotto un improvviso sviluppo delle infrastrutture in un paese che, dopo la dittatura, partiva dalla totale assenza di vie di comunicazione e dei servizi più elementari. Il paese si presenta a tutt’oggi con grosse aree sviluppate servite da vie di comunicazione all’altezza di una grande metropoli e aree rurali in cui è la popolazione si muove con carretti trainati da cavalli e dove l’economia di sussistenza è puramente incentrata su agricoltura (piccoli orti e coltivazioni) e sull’allevamento in prevalenza di pecore e pollame. Si ha quindi la possibilità di veder passare in un piccolo paese montano un tir da 12mt che affianca e supera un carretto carico di legna da ardere con il padre alle redini e i figli sulla catasta. Ivan Franco Bottoni varie formate, soprattutto necessita di tutti quei prodotti specialistici che all’interno del paese non vengono creati. Per andare più nello specifico di quella che è la mia esperienza è necessario chiarire il settore di cui mi occupo: la mia azienda si occupa di servizi tecnici per lo spettacolo e nello specifico, in questo caso, di illuminazione di grandi aree. La sfida alla quale abbiamo risposto è quella di illuminare una partita di calcio e garantire 1000lux omogenei necessari alla telecamere per ottenere un buon risultato nella ripresa dell’incontro calcistico. Abbiamo avuto modo di capire che le squadre di LEGA 1 (corrispondente della nostra Serie A) spesso provengono da piccole cittadine rurali con stadi che sono stati costruiti mediamente tra il 1920 e 1940, sono quindi completamente privi di una qualsiasi illuminazione e anche delle strutture (torri faro) atte a sostenere 100 proiettori per illuminare il campo da gioco. Si può quindi intuire che il costo della vita sia estremamente più basso rispetto al nostro, uno stipendio medio varia dai 300€ ai 400€ (come abbiamo avuto modo di capire parlando con cameriere e receptionist del nostro ultimo albergo a 4 stelle). Avremo quindi che per una cena pantagruelica, senza farsi mancare nulla, raramente si possa andare oltre i 30€ totali mangiando in 4 persone. Questi dati mi servono per far capire che nonostante sia una economia in crescita e che il valore del denaro sia completamente differente dal nostro ci sono figure e professionalità di cui il paese ha estremo bisogno e soprattutto ha la capacità di pagare il giusto prezzo. Il mercato che sta nascendo è quindi fatto di professionalità ben specifiche e di figure che all’interno del paese non sono mai state Tralasciando le difficoltà iniziali nello sviluppare un progetto adeguato per creare un sistema a noleggio che fosse trasportabile di città in città, la vera sfida è stata, nei momenti iniziali, la logistica per coordinare: bilico per le strutture, montatori locali che potessero (secondo nostro progetto) costruire le torri alte 25mt, in seguito far arrivare il bilico del materiale tecnico direttamente dall’italia e di conseguenza mandare un squadra dall’italia per montare ma soprattutto tarare tutti i fari. Abbiamo quindi cominciato come una “semplice” operazione di noleggio che ha ovviamente un costo decisamente notevole, facendo arrivare il materiale dall’Italia, hanno quindi provato 3 volte a cercare dei fornitori che fossero geograficamente più vicini, qui si è vista la differenza dato che la loro impreparazione, soprattutto dal punto di vista del tecnico, ha creato grossi problemi tra la Federazione di Calcio Rumena e l’emittente televisiva. Proprio la competenza e la preparazione credo ci sia la chiave di volta per il mercato rumeno, poter fornire prodotti e competenze che non sono presenti all’interno del paese. Siamo andati a creare e garantire un servizio che nessun altro (in 4 stati) gli poteva garantire. Questo ha portato a chiudere un contratto quinquennale per la fornitura del servizio di illuminazione provvisorio e soprattutto ad accedere alle gare per la fornitura degli impianti di illuminazione e di sonorizzazione fissa. Romania mercato nascente 3

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Uniti, l’Europa che siamo 4

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Il 19 ottobre si apre il Convegno di Capri alla sua 33 esima edizione, con temi di attualità che ci vedono protagonisti, uniti per l’Europa, uniti per il nostro futuro. Inizia i lavori il Presidente Giovani Imprenditori Confindustria Campania Francesco Giuseppe Palumbo, che va subito al cuore del discorso affrontando, tra gli altri, il tema del reddito di cittadinanza: critica una delle misure cardine della manovra giallo-verde, che relega ad una forma di assistenzialismo. Viene chiesto piuttosto un reddito di sviluppo, più competitività e soprattutto una spinta vera al lavoro e all’impresa. Riporta inoltre i dati della sua regione, attualmente in crescita, quinta in Italia e prima nel Mezzogiorno. Se i giovani devono fare le spese di una manovra che li dimentica, non è questo un Paese che guarda al futuro. Ci troviamo in una Unione Europea formata da tanti paesi con un passato certo e un futuro segnato: il progetto di un’Europa unita è un progetto attraente quanto utopico. E’ necessaria una convivenza civile nella quale il lavoro è il punto chiave. All’intervento di apertura lavori segue il discorso di Alessio Rossi, Presidente Giovani Imprenditori Confindustria, che senza compromessi ci porta in evidenza i numeri di uno stato che non paga 65 miliardi di debiti alle imprese, che mette una patrimoniale sui fattori di produzione come l’imu sui capannoni industriali, che negli anni accantona in Tesoreria dello stato, a interessi zero, 30 miliardi che le imprese hanno versato all’Inail ma non abbassa i premi assicurativi o l’Inps a cui versiamo ogni anno, per la cassa integrazione, 18 miliardi ma ne paga solo 9 per prestazioni: il vero “prenditore” risulta lo Stato Prende e non dà. Noi imprenditori siamo moltiplicatori – perché se le nostre imprese prosperano il lavoro aumenta. E non c’è reddito di cittadinanza che possa sostituirsi alla nostra funzione. Incalza dicendo no all’alternanza scuola-lavoro: la giusta istruzione è il punto di partenza per i giovani, ma servono i fondi per sostenerli. Cita il lontano 29 settembre 1988 quando i Giovani Imprenditori di Confindustria già si preparavano a fare dell’Europa la loro casa, sottoscrivendo la “Carta Internazionale dei Giovani Imprenditori” insieme ai colleghi di Austria, Francia, Germania, Grecia, Portogallo. L’Europa è un ideale tascabile, non perché è piccolo, ma perché il suo valore è in ogni gesto che facciamo: la moneta unica, lo scambio import-export, la libera circolazione (libertà di viaggiare senza passaporto), circolazione di servizi, la libertà di innovazione. Unità nella diversità: questa è la soluzione. Far diventare le diversità, quelle nazionali e quelle economiche, non più un fattore di contrasto, ma di ricchezza con un’identità che si trasforma come si fa con l’open innovation: piccoli e grandi, innovativi e tradizionali, si uniscono per creare qualcosa di più forte. Maria Eleonora MIssere associazione Il mercato europeo ha bisogno di diversità per alimentare la competitività. La società si nutre di diversità per arricchirsi. E, allo stesso modo, abbiamo bisogno di essere uguali: con le stesse regole in tutta Europa per evitare la competizione a ribasso, cioè il dumping fiscale e quello sul costo del lavoro e dell’energia. Continua reclamando un’Europa che scommetta sulla mobilità e il valore dei suoi giovani e non che si rifugi nei paradisi fiscali. Entro maggio 2019 va approvato un piano per essere competitivi con Usa e Cina nel tema della ricerca e dello sviluppo. Vanno usati tutti i fondi europei per progredire: non esiste l’Europa dell’imprenditore se prima non esiste l’Europa di tutte e persone. La nostra generazione non può tradire il passato, men che meno il futuro; il 60% dei giovani sono europeisti, aumentando l’età però ci sono più euroscettici. A loro non resta che l’invito a confrontarsi, esclama Rossi. Al prossimo convegno nazionale di Rapallo, si farà il bilancio di questo governo tra chiacchiere e fatti. Scorrendo l’elenco delle proposte che il Governo intende finanziare nella legge di bilancio il conto è salato: 37 miliardi di euro solo nel 2019, di cui 22 (cioè il 60%) finanziate a debito. Questo può andare bene solo se fatto con politiche per lo sviluppo forti. Rischiamo noi di pagare i debiti del passato, le cambiali in bianco, usate per creare infrastrutture e innovazione. Senza 5

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contare, prosegue Rossi, che, nel mentre, aumentano gli anziani, diminuiscono i giovani e nascono sempre meno figli. Risultato: aumenteranno il numero di pensioni da pagare, ma diminuiranno i lavoratori. E quindi ci penseranno i contribuenti futuri, i giovani, anche ad appianare i costi aggiuntivi della riforma delle pensioni a quota 100. Anche se questa manovra noi non l’avremmo scritta così, non ci muoviamo di un passo, restiamo qui, UNITI. Per i giovani, chiediamo una decontribuzione totale per le assunzioni degli under30, perché si sviluppi il talento e non l’arte di sbarcare il lunario. Conclude Alessio Rossi con una provocazione per far pensare i capi di governo: invece del reddito di cittadinanza, sarebbe più coraggioso costruire un reddito di sviluppo, per chi vuole diventare imprenditore. Ciò significherebbe investire nelle persone e nei loro talenti: i giovani italiani non hanno bisogno di proposte di lavoro a caso, ma di una opportunità per dimostrare che possono essere padroni delle proprie scelte e del proprio futuro. Se quei 780 euro al mese venissero dati ad un giovane per aprire una startup e assumere collaboratori, sempre a 780 euro al mese, per tutti i 18 mesi, le risorse e gli sforzi dell’imprenditore potrebbero essere investiti per la crescita della propria azienda. Il pomeriggio prosegue, come d’abitudine, con molteplici incontri ricchi di tematiche interessanti: inizia Elena Melchioni, amministratore delegato di Lorein Consulting WPP Group, che ci relaziona su uno studio effettuato dal suo gruppo sul concetto dell’unione europea, dal quale si evince che la misura dell’euroscetticismo è alta, di pari passo all’astensionismo che arriva al 30%. Al momento si percepisce solo la voce di chi vuole uscire. Ad oggi gli italiani vedono l’Europa come un sogno mai realizzato, uno spreco di risorse, un peso economico, un organismo poco democratico, ne vengono apprezzate poco le note positive. Porta però a non pochi vantaggi per le imprese, percepiti e apprezzati come un aiuto per l’export, per innovazione e investimenti e infine per i mercati finanziari. Dai grafici riportati dalla Melchioni si vede inoltre che l’EU è considerata Germanocentrica e necessità di un’unificazione delle politiche di immigrazione, del mercato del lavoro e delle politiche pubbliche. A seguire la tavola rotonda con tema la legge di bilancio, parla Laura Botta, vice presidente Giovani Imprenditori Confindustria, che non considera preoccupante il deficit attuale e vede necessario creare le basi per l’occupazione, attualmente stiamo vivendo un momento in cui c’è un mismatch tra domanda e offerta. Successivamente parla Carlo Cottarelli, direttore Osservatorio conti pubblici Università Cattolica del Sacro Cuore, che vede al primo posto la lotta serrata alla burocrazia, e subito dopo come priorità il taglio alla tassazione , trovando però fondi permanenti senza prendere in prestito soldi , dato l’attuale picco dello spread. Il pomeriggio continua con l’intervento di Pietro Salini, amministratore delegato di Salini-Impregilo, che parlando del tema che riguarda la sfida della competitività sui mercati, parla della sua azienda che ha il 93% del suo mercato all’estero e 5000 persone da assumere per lavori già contrattualizzati, assunzioni attuate per aumentare la presenza in Italia al 14%, ma ciò non si riesce ad attuare, a causa delle condizioni sfavorevoli attualmente disponibili. La sofferenza che si sviluppa, incontra la tecnologia, asserisce in seguito Domenico Arcuri, amministratore delegato Invitalia, sofferenza che non è solo individuale ma diventa anche pubblica: chi soffre può condividere il proprio dolore. L’incrocio di sofferenza e condivisione pubblica ha portato al rancore che risulta molto più debole rispetto a quello che può fare lo stato. Si sta osservando e discutendo quello che è successo, ma non quelli che è celato dietro una condivisione e un tweet. Dopo questa digressione su un lato più emotivo della condizione dell’Italia e degli italiani, sale sul palco Ennio Doris che riporta alto l’umore dicendo che i governi potranno passare ma le nostre imprese restano forti: siamo già abituati a passare momenti facili e difficili, dopo i momenti negativi, ne arrivano di più positivi grazie alla nostra voglia di fare. La seconda giornata continua con 6

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relatori di spicco come Paolo Savona, ministro per gli Affari Europei, che sostiene che è meglio essere governati da norme piuttosto che da uomini. La politica fiscale è propria di ciascun stato membro, la crescita arriverà con l’attivazione degli investimenti. Massimiliano Burelli, presidente Thyssenkrupp Italia, sostiene che non possiamo agire da soli nel mercato mondiale, l’Europa ci serve per muoverci, come nel caso dell’import dell’acciaio con il mercato asiatico e gli stati uniti. Luca Businaro, amministratore delegato Innovation Tech, ci porta l’esempio della sua azienda in Ungheria che usa molto i fondi indiretti messi a disposizione dall’Europa, fonte di spunto per le imprese italiane. Alessandro Decio, amministratore delegate SACE, interviene a confermare i dati riportati, nell’ambito export, siamo nelle salta di export maggiori, al momento in calo, ma con prospettive di crescita interessanti dati i mercati attrattivi del su est asiatico. Prosegue la mattinata con l’intervento di Fabrizio Di Amato, Presidente Marie Tecnimont Group, che vede nel paese una forte spaccatura tra le classi, con necessità di intervento, nello specifico sono richiesti investimenti soprattutto nelle infrastrutture per aumentare il Pil. In fine la tavola rotonda con tema “Lo spazio Europeo dell’innovazione”, intervengono eccellenze settoriali come Giulia Giuffrè, socia Irritec, società di irrigazione efficiente, che vede nell’innovazione, un tassello fondamentale: in azienda è richiesta la figura globale, una figura interdisciplinare che sia capace di evolversi, ma sempre specializzata nel suo ruolo. Segue Elisabetta Ripa, amministratore delegato Open Fiber, che ha reso Milano la città più cablata in Europa; nonostante ciò però mancano le infrastrutture innovative nella connessione, e non sempre dove c’è siamo in grado di usarla (manca ancora la cultura digitale). Sempre all’interno della tavola rotonda sull’innovazione, interviene Walter Ricciotti, amministratore delegato Q Group, che ritiene necessario far affluire più fondi per le imprese, investire nelle eccellente italiane. Dai dati del 2008 si evince che non si è investito in Italia, solo il 2% delle aziende usa tecnologie 4.0 e solo 1/3 delle aziende italiane ha competenze umane per raccogliere queste informazioni di innovazione 4.0. “Ogni giorno nasce un piccolo/grande imprenditore che farà da sue questo è un dramma italiano”. Degno di nota l’intervento di Flavio Manzoni, senior vice President Design Ferrari, che ci fa sognare con un excursus sul Genius Loci, centro produttivo Ferrari, un centro stile di design nel bel mezzo dell’azienda dentro il quale vengono progettati tutti i modelli Ferrari (come il “Monza SP1” o l’ ”F150”). Il centro stile ha un dinamismo e delle forme simili alle auto, creato per fare da filtro al lavoro che avviene all’interno. In chiusura i ringraziamenti di Alessio Rossi e l’intervento di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, che rimarca i temi trattati, con particolare attenzione alla questione “reddito di cittadinanza” per il Mezzogiorno che potrebbe essere fonte di danno, a discapito di crescita e lavoro che spesso si sentono carenti. 7

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Intervista con l’Imprenditore Sonia Bonfiglioli Protagonista lo scorso 6 novembre del consueto incontro con i Giovani Imprenditori L’Emilia, una terra di eccellenza manifatturiera, definita la Motor Valley in analogia con la Silicon Valley. Qui tante sono le imprese d’eccellenza, nell’automotive, nella meccanica di precisione, nella costruzione di macchine automatiche; non sorprende dunque lo scoprire tanti imprenditori d’eccellenza con i quali è possibile venire in contatto. Questo lo scopo del format promosso dal gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia Centro dal titolo “Intervista con l’imprenditore”: contagiare le nuove generazioni con l’esperienza, la vision e i valori di chi ha governato e continua a farlo con grande successo. Il 6 novembre, presso la sede di Modena, incontriamo Sonia Bonfiglioli, presidente del consiglio di amministrazione della Bonfiglioli Riduttori Spa azienda che, per la sua importanza sia nel contesto bolognese sia nel contesto mondiale, non richiede certo presentazioni. Sonia parla da subito dei principi su cui si basa lo spirito imprenditoriale che deve necessariamente trovare le sue radici sul riconoscimento del ruolo dell’impresa come entità capace di creare qualcosa di altamente valoriale. I suo valori poi, presenti in Bonfiglioli Riduttori Spa ormai da molti anni, si basano sui concetti di Challenge, Respect, Accountability e Winning Together. Solo tenendo bene a mente questi concetti nel quotidiano è possibile creare in azienda un team affiatato capace a sua volta di trasmetterli. Centrale il concetto di Respect per un’azienda che essendo mondiale rischia di “colonizzare” territori senza rispettare la cultura del posto: su questo aspetto Sonia narra tante situazioni in cui la cultura occidentale fatica ad assorbire quella locale ma proprio per questo è fondamentale farsi guidare in ogni decisione dal valore del rispetto. Il centro dei valori resta comunque sempre la persona che deve avere il coraggio di mettersi costantemente in gioco ed in discussione così da poter restare alla pari in un mondo che evolve sempre più rapidamente. 8

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Federico Camisa associazione Bonfiglioli Riduttori Spa è stata fondata nel 1959 dal padre motivate e oggettive misurando i risultati. Lo stesso principio Clementino Bonfiglioli che ha avuto il merito di credere viene applicato alle filiali: le tecnologie moderne consentono fortemente nella manifattura efficace e di avere avuto sin da di sapere in ogni momento le prestazioni direttamente dallo subito la cultura dell’internazionalizzazione, DNA di questa smartphone dunque in tempo reale, ci racconta l’imprenditrice, azienda che sin dai primi anni si sviluppa su più territori. dall’altro rivestono grandissima importanza le visite, che Sonia entra in azienda nel 1992 con la precisa volontà di imparare a conoscere intimamente il prodotto: da ingenere meccanico non si risparmia in studi ed approfondimenti sia realizza spesso viaggiando molto, per percepire il feeling umano, per avere una percezione di tatto, di come le cose stiano funzionando. su temi tecnici che economici, approfondimenti che, rivela, Cristallina la posizione dell’imprenditrice sulla possibilità di continuano anche oggi: “ho rifatto lo stesso Master alcuni anni quotarsi in borsa: “sarebbe un titolo statico e poco attrattivo, dopo: l’evoluzione è stata così forte che molti degli strumenti abbiamo priorità diverse da quelle che vengono richiesta studiati oggi all’epoca neanche esistevano”. Il periodo più duro ad aziende quotata”. Infatti al proprio management richiede per la l’azienda e per lastessa imprenditrice è nel biennio 2009- di concentrarsi su obiettivi di innovazione del prodotto che 2010 quando in piena crisi si trova da un lato a richiedono tempi lunghi, non apprezzati dai dover rinegoziare con le banche e a presentare principi su cui si regge il mercato della borsa. un bilancio in perdita, dall’altro la mancanza Ma solo così, e su questo non ha dubbi, si potrà del padre che la rende sola a dover decidere dare un futuro all’azienda, restando ancorati se vendere l’azienda (erano già arrivare alcune proposte da investitori esteri) o tener duro ed uscire dalla crisi. Impossibile non notare, mentre parla, tanta determinazione e tanta forza, quella che la portò ad una scelta quasi scontata. ci racconta però un piccolo aneddoto su una promessa che il figlio di 7 anni le ha chiesto il giorno stesso della morte del nonno: “mamma promettimi che porterai avanti l’azienda come Challenge, Respect, Accountability e Winning Together. Solo tenendo bene a mente questi concetti nel quotidiano è possibile creare in azienda un team affiatato capace alla qualità e all’innovazione del prodotto e dei servizi e non alle logiche finanziarie. “Il 2019 sarà un anno statico in Italia, che non porterà ad alte crescite” così come in Europa; meglio la Cina, l’India e gli Stati Uniti; “ma sarà una fase transitoria e non duratura”. L’Italia viene vista dall’imprenditrice come un paese dall’alto potenziale ma che attraversa una fase di incertezza che non aiuta gli investimenti. ha fatto il nonno”. E, si sa, una mamma non a sua volta di Investimenti che tuttavia restano alti in Italia. manca mai una promessa al figlio ed è su questa trasmetterli E cita l’importantissimo progetto Evo che promessa che ha trovato la forza e l’energia di porterà la sede di Calderara ad essere, non uscire dalla crisi e portare oggi Bonfiglioli ad un fatturato di più solo un polo di eccellenza, ma un nuovo modello logistico e di 800mln. Oggi ripensando alla crisi riesce a vederci quanto produttivo. L’incontro si è concluso con una nota sull’ambiente questa ha mostrato la centralità della manifattura dimostrando confindustriale in un momento in cui si assiste ad una crisi di che i servizi, devono essere a servizio della impresa. Sapere tutte le associazioni: “le associazioni sono importanti” dice fare e sapere fare bene è fondamentale.” Sonia, in quanto consentono di evitare un pericolosissimo L’incontro prosegue con le domande dei giovani imprenditori. Un tema che ha destato grande interesse è stata la possibilità di mantenere la gestione di un’azienda così grande, con filiali in tutto il mondo e su come fosse possibile e efficentabile un processo di delega all’altezza dell’impresa . La risposta, semplice nella teoria quanto difficile nella pratica, riporta subito fenomeno di disgregazione di cui un’economia come quella italiana, fondata su piccole imprese, è sempre molto a rischio. “In Confindustria”, continua,” ho potuto imparare e trovare conforto dai colleghi; è un’associazione in cui trovare sia utilissimi strumenti sia i giusti fattori umani per un proficuo e confortante confronto”. ai valori su cui si è aperto l’incontro. Si tratta infatti del mix tra le competenze tecniche elevate e il riconoscersi in precisi e comuni valori a rendere possibile un team affiatato e funzionale che fa del processo di delega qualcosa di naturale. Fondamentale poi non bypassare la gerarchia per non minare alla base la struttura e quindi la possibilità di delegare che si basa sull’essere sempre rigorosi con scelte 9

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Il Passaggio generazionale nell’impresa di Famiglia Di che cosa si tratta “Passaggio generazionale”, un’espressione molto ricorrente che, in due semplici parole, esprime un concetto estremamente sofisticato, articolato e duraturo. Tale complessità si riflette nell’assenza di una vera e propria definizione di “passaggio generazionale”. Nonostante ciò, lo si può in pratica definire come una serie dinamica di attività che portano al trasferimento, da una generazione imprenditoriale a quella successiva, della guida dell’impresa. Questa “rubrica” vuole essere uno strumento di ausilio semplice e chiaro per tutti i giovani (e meno giovani) imprenditori che si trovano in questa situazione: dover succedere alla guida di un’impresa e trovarsi a gestire una serie di dinamiche ambientali, famigliari, relazionali, personali ed imprenditoriali che spesso ostacolano in un modo o nell’altro tale subentro e la relativa continuità aziendale. A tal fine, dopo aver fornito in questa sede una prima panoramica del tema trattato, nei prossimi numeri verranno esaminati i principali istituti giuridici previsti dal nostro ordinamento e finalizzati a garantire la stabilità dell’assetto proprietario e di governo societario nel corso del ricambio generazionale. L’impresa di famiglia La questione del passaggio generazionale assume ancor più rilevanza nel caso di c.d. “impresa di famiglia” e dunque nell’impresa guidata, direttamente o indirettamente, dai componenti di una stessa famiglia imprenditoriale. Il tessuto imprenditoriale italiano è formato sostanzialmente da PMI, medie, piccole e micro imprese a guida famigliare (secondo i dati forniti da Unioncamere per il 2016, oltre il 95% delle imprese in Italia è una PMI molto spesso a conduzione famigliare). Cioè, imprese nelle quali le diverse generazioni ed i vari componenti dei talvolta molteplici rami famigliari si susseguono nel corso del tempo. E’ proprio l’attività di impresa di famiglia che si caratterizza per avere al suo interno una serie infinita di dinamiche relazionali, ambientali e personali che spesso non facilitano di certo un’attività stabile nel corso degli anni. Per questo, il passaggio generazionale deve essere affrontato per tempo e con le dovute cautele, affinché tali dinamiche familiari più o meno conflittuali, non si riflettano all’interno dell’impresa. Tema sempre attuale Quello della successione dell’impresa è un tema sempre attuale perché prima o poi, in un modo o nell’altro, coinvolge ciascun imprenditore che si troverà a dover subentrare a chi lo ha preceduto. Attualità che però spesso non è percepita appieno né da chi è seduto in panchina ed attende l’ingresso in squadra né tantomeno da chi è alla guida dell’impresa che, spesso e volentieri, non percepisce il passaggio di consegne come un evento potenzialmente di estrema rilevanza. Le molteplici fasi del processo che coinvolge i giovani imprenditori all’interno dell’impresa di famiglia fino a farli subentrare alla guida, sono pressoché le medesime per la piccola, media o grande impresa, e si ripetono nel tempo. Riguardano in buona sostanza: (i) la valutazione dell’interesse e delle capacità del giovane discendente; (ii) la sua crescita attraverso uno studio mirato oppure un’attività professionale finalizzata al subentro alla guida dell’impresa; (iii) il suo ingresso all’interno dell’impresa; (iv) l’affiancamento del giovane nei ruoli chiave per la guida dell’impresa; e, da ultimo, (v) il suo avvicendamento alla guida dell’impresa. 10

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Questa attività che coinvolge il riassetto di governance, non può prescindere da una contestuale variazione degli assetti proprietari dell’impresa. Problema o opportunità La costante attualità delle tematiche relative al passaggio generazionale però non vuol dire che esse siano in effetti affrontate dai giovani imprenditori (tantomeno dai meno giovani) in modo sempre adeguato. Spesso può infatti capitare che gli imprenditori “meno giovani” non considerino il passaggio generazionale come una vera e propria opportunità per la propria impresa, ma ritengano il subentro dei propri discendenti come una tematica che non li riguarda o della quale non si vogliono occupare. Sono le statistiche (vedasi seguito) a confermare che raramente l’imprenditore alla guida dell’impresa di famiglia, soprattutto se si tratta della prima generazione, ha una visione “preparata” al passaggio generazionale e che dedichi il proprio tempo ed energie a tale procedimento visto come un’opportunità di crescita e rinnovamento dell’impresa. Al contrario, dal punto di vista dei giovani imprenditori, il passaggio generazionale è spesso e volentieri visto come un’opportunità. Opportunità di subentrare ed innovare l’impresa. Perché è importante affrontare questo tema Sembra strano ma l’Italia è stata la nazione al mondo che nel corso dei secoli ha saputo meglio pianificare il passaggio generazionale all’interno della medesima impresa di famiglia. Infatti, al giorno d’oggi, ben 5 delle 10 imprese famigliari più antiche al mondo sono italiane. Nate tra l’anno 1000 ed il 1385, hanno saputo rinnovarsi nel corso dei secoli e col passare delle generazioni sono riuscite a mantenere la loro leadership garantendo una solida continuità. Questi sono però pochi casi isolati. Da quanto al contrario emerge chiaramente dalle statistiche, solo il solo il 30% delle PMI italiane sopravvive al fondatore, e solo il 13% arriva alla terza generazione. Ciò, in concreto, significa che il tema del passaggio generazionale non viene probabilmente affrontato con l’attenzione che merita. Diverse tipologie di passaggio generazionale Sinteticamente, come già detto, il passaggio generazionale è un processo altamente complesso e multiforme che coinvolge non solo l’impresa, ma anche la famiglia e le relazioni interpersonali. Essendo ogni impresa (ed anche ogni famiglia) un micro universo, non esiste la “miglior soluzione” che tutti possono seguire per un passaggio generazionale ottimale, il percorso è molto soggettivo. Le variabili sono infinitesimali e devono essere valutate nel corso degli anni durante i quali il processo di trasferimento dell’impresa viene pensato e promosso. Esse coinvolgono, infatti, aspetti diversi: imprenditoriali, familiari, Leonardo Arienti economia e diritto personali ed ambientali. I principali fattori che possono condizionare il passaggio generazionale nell’impresa di famiglia sono: • la gestione del passaggio come un imprevisto e dunque senza pianificazione e preparazione; • ritenere che il passaggio generazionale sia un procedimento veloce che possa essere fatto “in casa” senza rivolgersi a consulenti specializzati; • pianificare il passaggio solo dal punto di vista della governance dell’impresa senza prendere in considerazione anche un possibile riassetto proprietario; • il disinteresse da parte dell’imprenditore che non lo vede come un suo problema; • possibile presenza di dinamiche conflittuali all’interno della famiglia; • possibile presenza di un sistema di gestione e di governance meno moderno; • “annacquamento” della partecipazione e del potere decisionale (famiglie allargate); • legame dell’imprenditore con l’impresa più forte rispetto a quello con la famiglia; • possibile mancanza di volontà, desiderio o necessità delle nuova generazione a subentrare in azienda • non sussistenza delle dovute competenze imprenditoriali nella nuova generazione; • possibile cessione di parte dell’attività a socio estraneo alla famiglia; Differenti prospettive e Molteplici strumenti In conclusione, il passaggio generazionale è un processo dinamico estremamente delicato, che può coinvolgere l’impresa e la famiglia per diversi anni sia sotto il profilo della governance sia sotto quello degli assetti proprietari. Tale evento può essere affrontato come un problema, oppure sfruttato come una potenzialità per l’impresa di ringiovanire e rinnovare. Il nostro sistema normativo prevede molteplici strumenti giuridici volti a garantire un passaggio generazionale stabile ed efficace. Tali strumenti ad esempio sono: l’holding di famiglia, speciali categorie di partecipazioni, contratti di famiglia, specifiche clausole statutarie, patti parasociali, patti di famiglia, intestazione fiduciaria di partecipazioni, istituzione di un trust di famiglia, speciali strutture di governance… etc. Non essendoci una “miglior” soluzione valida per tutti, devono essere di volta in volta valutato, dal punto di vista degli assetti proprietari e del governo dell’impresa, di quali strumenti i famigliari possano avvalersi. Nei prossimi numeri li esamineremo in dettaglio da un punto di vista operativo. 11

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I Giovani Imprenditori al Teatro Comunale Nella giornata del 25 ottobre, il team dei Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia Romagna ha visitato una delle perle della città di Bologna, il famoso Teatro Comunale, accompagnato da due guide d’eccellenza: Maurizio Boschini e Andrea Alessandrini, che hanno illustrato la storia di questo splendido edificio. Prima di iniziare la visita, è stato interessante per tutti i presenti apprendere come funzioni dal punto di vista organizzativo e commerciale un’azienda parzialmente pubblica. I problemi che spesso tali aziende riscontrano sono molto simili a quelli delle aziende private: budget da rispettare, campagne di marketing da lanciare, dipendenti da gestire...senza contare il livello di burocrazia elevato, addirittura superiore a quello delle aziende private. Abbiamo poi ripercorso parte della storia del Teatro, accompagnati dalla nostre guide, sempre disponibili a fornire informazioni e curiosità. Un incendio che divampò nel 1745 distrusse l’allora Teatro Malvezzi di Bologna, tutto in legno, dando così inizio alla storia del teatro d’opera bolognese. Dopo l’incendio la città commissionò ad Antonio Galli Bibiena, membro della famosa famiglia di architetti teatrali e di scenografi, la costruzione di un nuovo teatro d’opera in pietra nello stile barocco del periodo. Il 14 maggio 1763 il Teatro Comunale aprì le sue porte al pubblico con la prima esecuzione de “Il trionfo di Clelia” di Gluck. Documenti dell’epoca riportano che 1500 persone parteciparono all’evento inaugurale, sul totale di una popolazione che a quel tempo era di 70.000 abitanti. Da allora il Comunale è diventato famoso per l’alto livello qualitativo dei suoi spettacoli e per la fama degli artisti che arrivano da tutto il mondo. La cultura musicale di Bologna è ben nota: molti compositori, Mozart incluso, hanno studiato Accademia del Musical di Bologna; Rossini visse in città per anni e vide le sue opere messe in scena al Comunale; Verdi lavorava nella vicina Busseto e a Sant’Agata. Nel 1867 la prima rappresentazione italiana del Don Carlo ebbe luogo sul palcoscenico del Bibiena a pochi mesi di distanza dalla “prima” parigina. Il teatro fu protagonista di un fatto che vide coinvolto il celebre direttore d’orchestra Arturo Toscanini. Il 14 maggio 1931 doveva dirigere un concerto in memoria di Giuseppe Martucci, tuttavia si rifiutò di eseguire l’inno fascista “Giovinezza” e la “Marcia Reale” al cospetto di Ciano e Arpinati e venne perciò aggredito e schiaffeggiato da una “camicia nera” di fronte all’ingresso artisti del teatro, venendo poi spintonato a terra. Fu questo il motivo che gli fece prendere la decisione di lasciare l’Italia. Dal punto di vista architettonico, l’auditorium, a forma di 12

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campana, è composto da quattro ordini di palchi con un palco reale e un loggione, e fu realizzato principalmente in muratura per prevenire gli incendi. Il teatro rimase a lungo incompleto, in particolare le attrezzature ospitate dietro le quinte furono terminate solo nel 1805, mentre la facciata fu completata da Umberto Rizzi nel 1933. All’interno di molti palchi, una volta di proprietà di famiglie nobili, vi sono ancora le decorazioni che i palchettisti del Settecento e Ottocento facevano fare secondo i propri gusti. Molto interessante il meccanismo a pantografo del sottoplatea, che le nostre guide ci hanno mostrato, lasciando parte dei presenti a bocca aperta per il suo carattere innovativo. Nel teatro, fin dall’inizio, si effettuarono spettacoli d’ogni genere: opere serie e buffe, commedie e tragedie, cerimonie, balli e persino numeri da circo. A tal proposito venne concepito come una vera e propria macchina meccanica dove tutto si doveva muovere. Di particolare interesse infatti è l’inconsueto sottoplatea, ove è collocata una grandiosa macchina a pantografo la quale serviva a sollevare, abbassare e basculare l’intera platea. Il meccanismo è formato da una puleggia che fa muovere una ruota, la quale demoltiplica il movimento a due “rocchetti” di minori dimensioni posti sui due lati opposti i quali a loro volta, girando, muovono un bilanciere che con un movimento a pantografo tira verso il basso o spinge verso l’alto (a seconda di come e quale “rocchetto” viene fatto girare) la platea soprastante. Il parallelismo fra i due elementi del bilanciere consente anche il basculaggio. Tutte le varie parti del meccanismo sono collegate da una corda. Non essendo più necessari questo tipo di movimenti, oggi il meccanismo è stato bloccato, tuttavia sarebbe ancora perfettamente funzionante. Abbiamo visto tale meccanismo con i nostri occhi e siamo rimasti affascinati da come la tecnologia dell’epoca già fosse in uno stato così avanzato. Tra le molte rampe di scale, inoltrandoci nei meandri della struttura, ci siamo imbattuti in costumisti e addetti alla preparazione di parrucche, sempre in fervida attività per la preparazione degli spettacoli che si susseguono senza sosta. Siamo infine giunti sopra al palco, dove dall’alto è possibile vedere i meccanismi di funi e carrucole, che servono ad attori e scenografi per allestire lo spettacolo, riscendendo poi fino al palco stesso, uno dei più grandi in Europa. Nel 1998 l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna riceve dall’allora sindaco Walter Vitali il Nettuno d’oro, una delle massime onorificenze della città. Nel 2008 dall’Orchestra nasce la Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna. Ancora oggi il Teatro Comunale continua la sua tradizione di eccellenza. Le produzioni più recenti sono state firmate da Pier Luigi Pizzi, Luca Ronconi, Bob Wilson, Pier’Alli, Werner Herzog e Calixto Bieito. Il Teatro si avvale della collaborazione di 95 professori d’orchestra e 70 artisti del coro e realizza in una stagione circa 80 spettacoli lirici e 30 concerti sinfonici. Oltre a servire Bologna e la regione Emilia-Romagna, il Teatro ha viaggiato all’estero: ricordiamo le tournée in Giappone negli   Marco Tedeschi associazione anni 1993, 1998, 2002 e nel 2006, oltre alla partecipazione ad importanti festival internazionali quali quello di Aix en Provence nel 2005 e di Savonlinna nel 2006. Per tutti noi è stato un viaggio nella cultura e un tuffo nel passato, facendoci ricordare come tutto sia cambiato, ma spingendoci anche a riscoprire divertimenti e arte spesso dimenticati da molti. Per maggiori informazioni sul teatro è possibile visitare: Sito http://www.tcbo.it/il-teatro/ Pagina Fb: Teatro Comunale Bologna 13

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Pizzoli, lo specialista delle patate I Giovani Imprenditori in visita alle ecellenze del territorio Ogni giorno ognuno di noi, e in questo i media ne sono promotori, è orientato a fare scelte che portino ad uno stato di benessere psichico e fisico. Elemento principale di tale connubio è il cibo che portiamo sulla nostra tavola. Siamo sempre alla ricerca di prodotti della nostra terra, buoni, naturali e allo stesso tempo facili da preparare. Ho appurato con soddisfazione ed orgoglio che quanto detto si sposa perfettamente con i valori sui quali si fonda il lavoro dell’azienda italiana Pizzoli. Motore trainante della centenaria azienda (1926) è: ”LA NOSTRA PASSIONE E’ DA SEMPRE INVENTARE COSE BUONE”. Il giorno 03/10/2018 noi Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia, siamo stati invitati ad una interessante e coinvolgente visita guidata all’interno dello stabilimento Pizzoli di Budrio. Da cicerone il Presidente Nicola Pizzoli insieme al direttore di produzione Claudio Ferran e il tecnologo responsabile di tutta la tecnologia della produzione Andrea Cardinale. Pizzoli dopo una breve introduzione sulla nascita di questa azienda, è entrato subito nel vivo della presentazione del prodotto alimentare, quale la patata, e di tutto ciò che ci gira intorno; dalla produzione, lavorazione, confezionamento, al posizionamento sul mercato agroalimentare. La patata ci viene presentata come prodotto agronomico etico: richiede un quantitativo di acqua inferiore al grano, riso, mais, assicurando una produttività per ettaro decisamente superiore agli altri. Questo straordinario ortaggio è poco conosciuto; in pochi sanno che è un carboidrato ricco di potassio più della banana e che 100gr. di patate hanno meno calorie di 100gr. di pasta. Purtroppo la patata qui in Italia è considerata molto poco sia nel banco ortofrutta che in quello dei carboidrati. A tal proposito ci viene illustrata la mission dell’azienda: creare valore, dare una maggiore identificazione alla patata. Cosa vuol dire questo in concreto? Vuol dire valorizzare le differenti tipologie di patate associandole a delle pietanze specifiche; così come facciamo con gli altri 14

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carboidrati. Di sicuro non faremmo mai le orecchiette in brodo o i tortellini con le cime di rapa…..sarebbe un’eresia!!! In altre parole l’obiettivo è quello di riuscire a valorizzare la patata facendo leva sulle sue caratteristiche intrinseche ed eliminarne l’acquisto sulla base “dell’effetto ottico” che suscita, ma riuscire a far in modo che la scelta ricada sulla varietà, sulle sue specifiche caratterizzazioni per porosità, compattezza, leggerezza etc… La Pizzoli utilizza il 75% dei prodotti italiani; con i sottoprodotti della lavorazione quali bucce, patate dimensionali o macchiate, produce energia. Autoproduce circa 1/3 dell’energia che utilizza e ha degli impianti di depurazione dell’acqua che assume dalle falle. Direi un’azienda che lavora con un profondo valore etico, che rispetta la sua terra e i suoi prodotti! Pizzoli produce patate come prodotto surgelato per Esselunga e Coop. Per la ristorazione veloce fornisce McDonald’s, Roadhouse, Autogrill, Camst. L’ Italia non è un paese leader nel consumo di patatine fritte, eppure se ne consumano 6 milioni di porzioni al giorno inclusi ristorazione veloce, fast food, ristoranti. Una patatina su due consumata sulle tavole degli italiani, esce da questo stabilimento. …E che stabilimento! Enorme! Questo di Budrio è il più grande stabilimento del sud Europa per la produzione/lavorazione della patata. Portogallo, Spagna, Italia, Balcani fino al confine della Turchia… nessun altro stabilimento, neppure più piccolo. Nonostante l’Italia sia un paese di grande imprenditorialità, tanto per citare alcune industrie di eccellenza: ceramiche, seta, olio, … negli anni ’50 molti imprenditori hanno abbandonato il settore della patata. Questo infatti, è un settore molto difficile. La produzione di questo prodotto è di sicuro più avvantaggiata nei paesi con latitudine più a nord dell’emisfero boreale per il clima che caratterizza queste zone. Inoltre un altro ostacolo da non sottovalutare è che il mercato della patata si scontra con un consumatore un po’ sordo sia rispetto alle varietà e specificità della patata, sia perché ancora legato alla convinzione che surgelato stia per prodotto non sano. Il surgelato spaventa molti consumatori. In effetti non è così: se pensiamo che le patate fresche per essere fritte necessitano di circa 6/7 minuti in quanto più acquose e quindi Luca Avagliano varie assorbono maggiori grassi, mentre quelle surgelate necessitano di stare 3/4 minuti in friggitrice, si percepisce all’istante il vantaggio. Occorrono 2kg di patate fresche per fare 1kg di patate surgelate, quindi a resa 50% di prodotto. Il prodotto surgelato viene sottoposto alla pre-frittura. Nel tour in azienda, abbiamo potuto osservare gli impianti mastodontici e altamente tecnologici all’opera durante la lavorazione. Una serie di macchine una dietro l’atra impegnate in un incessante lavoro a catena e ognuna delle quali dedita ad una sola attività: pelatura, spazzolatrice, lavatrice, selettrice ottica, sorter (selezionatore), riscaldamento a impulsi elettromagnetici, selezioni con nastri, cotture, confezionamento. I più grandi leader mondiali di patate sono gli americani e i francesi e il produttore mondiale di patate surgelate è McCain. “L’azienda Pizzoli mira al miglioramento continuo, alla crescita verso un economia di scala e questo sarà possibile riducendo i costi di trasformazione del prodotto. Attraverso la ricerca, riuscire ad individuare il miglior rapporto costo/qualità.” Quale dritta migliore poteva ribadire il presidente Pizzoli a noi Gruppo Giovani Imprenditori se non quella di investire nella ricerca, nello sviluppo, nello studio che sono sempre la chiave di volta. “Il dilemma è riuscire ad individuare le mandate!” Il nostro interessante tour nell’ azienda non poteva terminare senza l’assaggio delle tanto chiacchierate patatine. Inutile esprimere un giudizio sulla bontà, è bastato guardare e notare l’espressione di allegria e soddisfazione sulle nostre facce addentando le patatine. In definitiva: Pizzoli, una bella e forte realtà italiana da imitare ed incentivare. 15

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