“La parola” a Noi on line – Anno XXIV – Numero 3 – Dicembre 2018

 

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Rivista ufficiale dell’Ordine Professioni Infermieristiche di Taranto

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ANNO XXIV Numero 3 Dicembre 2018 PERIODICO TRIMESTRALE DI INFORMAZIONE “La paroalaN” oi online

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Sommario Coordinamento di redazione F. Perrucci A. Gualano L. Calabrese G. Mecca E. De Santis Direttore Responsabile Benedetta Mattiacci Comitato editoriale e redazionale Emma Bellucci Conenna Hanno collaborato F. Parisi S. Caramia R. Pollice S. Insogna N. Marsigliante G. Tangorra C. Lacatena M. Cardellicchio E. V. Catania P. Lattarulo Grafica a cura di Francesco P. Caforio (RSI) Editoriale Pag. 3 Training infermieristico “ 6 La depressione post-partum “ 15 Le vaccinazioni pediatriche “ 18 L’infermiere con il naso rosso “ 32 Ambulatorio Wound Care “ 36 Percorso di valutazione in Triage “ 44 Congresso Nazionale Cardiologia “ 52 Vieste-Gattarella “ 62 Florence “ 74 Convenzioni “ 80 Ordine Professioni Infermieristiche Taranto Via Salinella, n. 15 - 74121 - Taranto Telefono 099.4592699 - Fax 099.4520427 www.ipasvitaranto.com - info@ipasvitaranto.it ORARIO DI APERTURA AL PUBBLICO lunedì - mercoledì - venerdì 9.00-12.00 martedì 15.00-17.30 - 17.00-19.00 venerdì Reg. Trib. di Taranto n. 462/94 decreto del 23/03/1994 Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana AVVISO La redazione si riserva la valutazione degli articoli inviati, il rimaneggiamento del testo, la pubblicazione secondo le esigenze giornalistiche. Il materiale inviato non è restituito. Le opinioni espresse negli articoli non necessariamente collimano con quelle della redazione.

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Cari Colleghi, e eccoci all’appuntamento di fine anno, in cui è d’uopo il bilancio del lavoro svolto d per l’obiettivo “crescita”, obiettivo che per- seguiamo da tempo. Benedetta Mattiacci Presidente OPI Taranto Impegnati su più fronti, vogliamo essere parte attiva della sfera sociale, vogliamo stabilire “una comunione di interessi” per il bene salute, che possa essere quasi “un impianto pilota” per un corretto modello di collaborazione, in grado di esaltare capacità personali, modelli gestionali, conoscenze, ecc., e rendere la i t sanità accessibile a tutti con un’uguale compliance. Ecco perché siamo parte di una rete territoriale con scuole, istitu- ozioni, prefettura, ASL, ordini professionali, associazioni, un’alleanza per individuare problemi e arrivare a soluzioni collegiali, soluzioni anche avanzate. D’altronde, la nuova veste giuridica della professione, ril passaggio da Collegio ad Ordine con la legge n. 3/2018 (Legge Lorenzin), impone l’acquisizione di ulteriori nuovi metodi, ci impone nuove conoscenze, impone uno studio continuo delle competenze, avanzate e specialistiche, al fine di rafforzare lo status infermieristico ie crescere. “Io, Infermiere, sono infungibile, non posso essere sostituito da altre figure perché il mio status di Infermiere assegna a me fun- azioni - proprie - infungibili”. “Io, Infermiere, ho un percorso formativo finalizzato all’assistenza infermieristica in toto, secondo i dettati del Profilo Professionale”. l Un percorso formativo al quale l’OPI Taranto presta moltissima attenzione, come voi tutti sapete e come denotano i Corsi tenutisi in equesto anno. Corsi di formazione. La parola a noi on line 3

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Giornate di aggiornamento. Giornate di informazioni. Ci auguriamo che la maggior parte di voi abbia colto, e continuerà a cogliere, l’opportunità della formazione in loco, come, ad esempio il progetto “Miglioramento di Triage”, rivolto a tutti gli infermieri dei P.S, della ASL TA, mirato all’ottimizzazione delle prestazioni al paziente con dolore toracico. Va ribadito che il tema del Triage è di esclusiva competenza infermieristica, è “di proprietà” dell’infermiere esperto, già in grado di valutare l’urgenza e dare il via al protocollo terapeutico. All’infermiere di Triage oggi si guarda anche per un altro motivo, perché può costituire il front office per l’individuazione del problema della violenza di genere, delle varie tipologie di violenza, di conseguenza instaurare una corretta comunicazione per un rapporto di fiducia. E’, quello della violenza, tema che ci trova particolarmente sensibili vero è che non manchiamo di partecipare a periodici incontri istituzionali, a collaborare con associazioni di tutela di genere (con qualcuna, ad esempio, l’”Alzaia”, abbiamo firmato un Protocollo d’intesa). L’impegno del nostro Ordine va anche oltre quanto detto sopra, perché nell’ottica della tutela delle persone abbiamo preso posizione per il problema delle liste d’attesa, per cui, ad esempio, abbiamo sollecitato interventi politici per un sistema sanitario nazionale mirato all’efficienza e all’equità, al fine di ottenere che l’inquadramento diagnostico e le successive terapie non siano ingiustificatamente procrastinati compromettendo la prognosi e la qualità della vita. Siate certi, cari Colleghi, che in futuro profonderemo un impegno sempre maggiore nella soddisfazione dei vostri bisogni formativi e della vostra crescita, ma, anche, nella promozione d’immagine e nella descrizione dei possibili futuri scenari della professione, oltre che nelle possibilità occupazionali delle nostre realtà, per cui “siamo andati ad illustrare “ potenzialità e possibilità della professione nelle scuole superiori come il “Vittorino Da Feltre”. E’ importante, è urgente mobilitarsi perché le giovani energie non debbano migrare, come accade ancora oggi, alla ricerca di lavoro, rendendo vani gli sforzi economici delle famiglie ed impoverendo il tessuto sociale. 4 La parola a noi on line

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Cari Colleghi, a Voi tutti i nostri auguri con una frase di Madre Teresa di Calcutta. “È Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi una mano. È Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza. È Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri”. La Presidente, il Consiglio Direttivo, il Collegio dei Revisori dei conti OPI Taranto

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TRAINING INFER DIALISI PER INDAGINE D’INCIDENZA SULLE L’AMBULATORIO DI DIA PRESIDIO OSPEDALIERO I DATI EPIDEMIOLOGICI NAZIONALI ED INTERNAZIONALI IN DIALISI PERITONEALE Secondo i Censimenti ANED (Associazione Nazionale Emodializzati) l’utilizzo della dialisi peritoneale ha riscontrato una crescita importante nel corso degli anni: • 1978: 0,15 • 1981: 4,99 • 1984: 6,3 • 1990: 8,14 • 2008: 10,54 Tra gli studi più importanti in merito alla DP il lavoro di Jain et al. costituisce un’importante fonte per lo studio epidemiologico, inoltre l’aumentata crescita della popolazione è stata confermata dall’ultimo censimento Fresenius che definisce le prevalenze in percentuali in un campione di 15 Paesi di varie aree del mondo. Elaborando i dati, la media della dialisi peritoneale risulta essere del 14%, dati che dimostrano, oltre alla 6 La parola a noi on line

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RMIERISTICO IN RITONEALE INFEZIONI CONDOTTA PRESSO LISI PERITONEALE DEL O VALLE D’ITRA – ASL TA RELATRICE: Francesca PARISI Laureanda: Sara CARAMIA moderata crescita, la grande variabilità d’uso della DP nei 15 Paesi: il range varia dal 61.8% del Messico allo 0% dell’Egitto. Nel gruppo sono presenti quattro paesi europei (Germania, Francia, Italia, Regno Unito), la cui media per la DP è del 9.39%, il dato relativo all’Italia è del 9.6%. LA PERITONITE IN ITALIA Nella letteratura specifica della dialisi peritoneale, il tasso di incidenza di peritonite è molto variabile: ad esempio, un tasso basso è considerato un indicatore di qualità delle cure offerte dal centro, basandosi sull’ipotesi che un buon training sia in grado di formare pazienti che non commettano errori tali da determinare l’insorgenza dell’infezione. Tra gli studi più recenti per valutare modalità e risultati della dialisi peritoneale in Italia è quello condotto La parola a noi on line 7

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nel 2014 nel 5° Censimento Nazionale del GSDP attraverso la somministrazione di un questionario on line in tutti i 225 centri pubblici non pediatrici che hanno effettuato la DP nel medesimo anno. I risultati dei dati, pubblicati dal Giornale Italiano di Nefrologia nel 2017, hanno evidenziato come i pazienti in DP al 31/12/2014 erano 4.480 di cui il 24,3% in DP assistita. Dall’analisi dei risultati è emerso che l’incidenza di peritoniti nel 2014 (953 episodi) è stata 0,224 ep/anno-pz. rispetto ai 0,284 nel 2012, 0,296 nel 2010, 0,290 nel 2008 e 0,320 nel 2005. Attraverso il seguente grafico (Figura 1) è possibile notare come le peritoniti siano ulteriormente in calo rispetto ai dati degli anni precedenti e confermare quindi dei buoni risultati della DP in Italia. INDAGINE D’INCIDENZA SULLE INFEZIONI CONDOTTA NELL’AMBULATORIO DI DIALISI PERITONEALE DEL P.O. VALLE D’ITRIA - ASL TA Le peritoniti rappresentano ancora oggi la complicanza più importante riscontrata in dialisi peritoneale nonostante il miglioramento dei sistemi di connessione, dei protocolli relativi all’emergenza cutanea o exit-site. L’esecuzione corretta delle manovre relative alla dialisi, la scrupolosa igiene ambientale e personale, l’uso della mascherina, costituiscono punti fondamentali da apprendere al fine di diminuire le possibili infezioni. Lo scopo di questo lavoro è quello di valutare come la diminuzione dell’incidenza di peritoniti sia correlata alla continuità educativo-assistenziale che viene garantita dall’infermiere di dialisi peritoneale con periodici training e re-training, esplorando le modalità di presa in carico e monitoraggio di tutti i pazienti in terapia dialitica peritoneale da gennaio 1999 a dicembre 2017 nel Centro di Dialisi Peritoneale del P.O. “Valle d’Itria” di Martina Franca. 8 La parola a noi on line

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Sono stati valutati in totale 151 pazienti con una media di 33,36 pazienti annuali: nel grafico sottostante (Figura 2) sono riportati tutti i pazienti effettivamente gestiti dall’ambulatorio anno per anno, in modo da valutarne la presa in carico. Dall’elaborazione dei dati si evince un decremento del numero dei pazienti gestiti dall’ambulatorio di dialisi peritoneale dall’anno 2000 con 43 pazienti trattati, fino ad arrivare a 23 pazienti nell’anno 2017. È importante evidenziare come la riduzione dei pazienti nel corso degli anni, corrispondente all’abbandono della terapia dialitica peritoneale quindi al fenomeno del Drop-Out, sia conseguenza di numerosi fattori; in modo particolare la diminuzione dei pazienti è ben evidente dal 2014 al 2017, in cui sono stati registrati 27 episodi di Drop-Out, riferibili ad un valore del 33,33% per ciascuna delle seguenti cause (Figura 3). Dall’analisi dei dati è stato possibile valutare, considerando i mesi di trattamenti totali, anche l’anda- mento delle metodiche APD o CAPD utilizzate (Figura 4). Si deduce come nel corso degli anni ci sia stato inizialmente un aumento della CAPD con un picco massimo nel 2002 e successivo declino, ed un conseguente aumento nell’utilizzo della metodica APD. La CAPD, infatti, nonostante rappresenti una tecnica con una buona accettabilità da parte dei pazienti, in quanto consente di autogestire a domicilio il trattamento dialitico secondo le esigenze cliniche, lavorative e sociali del paziente, è caratterizzata da una scarsa aderenza alla prescrizione dovuta a diversi fattori, quali: difficoltà del paziente a comprendere l’importanza di aderire alla prescrizione; errori nella prescrizione o nella modifica della dose dialitica; impossibilità di verificare che la dose dialitica prescritta sia realmente somministrata. L’introduzione di apparecchiature (cycler) in grado di effettuare il trattamento APD automaticamente secondo le impostazioni mediche durante le ore notturne, ha consentito a molti pazienti di iniziare e/o La parola a noi on line 9

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continuare il trattamento dialitico peritoneale con un minore impegno giornaliero e con la possibilità di raggiungere un maggiore flusso dialitico: questa è la ragione del suo crescente utilizzo negli anni. Dalle informazioni in nostro possesso è stato possibile ottenere dati specifici relativi agli anni 2010-2017 in cui i pazienti trattati sono stati in totale 76. L’elaborazione dei dati (Figura 5-6-7-8-9-10-11-12-) ci ha permesso di verificare l’andamento mensile 10 La parola a noi on line

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dei seguenti parametri: tecnica dialitica (CAPDAPD-IPD); prelievi mensili; medicazioni domiciliari; visite complesse; visite brevi; cambio set; prelievi microbiologici; sostituzioni ormonali; vaccini; Capd ospedaliere; Apd ospedaliere; medicazioni ospedaliere; Drop-Out; inserzioni; episodi di peritonite. Ricavando per ogni singolo grafico i dati relativi agli episodi di peritonite, è stato possibile condurre un’analisi che costituisce il punto focale di questo lavoro: valutare le incidenze di peritonite basandosi sull’ipotesi che una buona educazione terapeutica durante il training costituisca la base per un minor riscontro di infezioni. Dallo studio dei dati è emerso che, dal gennaio 1999 fino a dicembre 2017, sono stati registrati 246 episodi di peritonite (Figura 13), pari ad una media di 13,66 episodi/anno. È importante sottolineare come nell’anno 2011, tra i 14 casi riscontrati, ci siano stati 4 pazienti che hanno presentato 2 episodi di peritonite ciascuno. Nell’anno 2012 invece su un totale di 11 peritoniti, 2 pazienti hanno avuto 2 recidive. Nell’anno 2014 si è assistito ad un picco dei tassi relativi ad incidenza di peritonite con 17 casi; è opportuno chiarire come ben 4 peritoniti siano state registrate da un unico paziente, 3 episodi da un altro paziente e 2 peritoniti annuali per altri 4 pazienti. Nel 2015 invece si sono registrati 11 casi di peritoniti, tra cui un paziente che ha riportato a sua volta 2 recidive ed un altro ben 3. Nel 2017 si sono registrati solo 4 casi di peritonite di cui 2 episodi in due pazienti differenti. Tuttavia, secondo le linee guida della Società italiana di Nefrologia, se un paziente mostra segni di una peritonite che recidiva entro 4 settimane ed il batterio isolato risulta essere lo stesso, bisogna considerarlo come un unico episodio di peritonite; se la peritonite, invece, insorge dopo 4 settimane, o viene isolato un altro batterio, va conteggiata come nuovo episodio. Secondo le linee guida, quindi, nel 2017 si sono registrati solo 3 episodi di peritonite, considerando che un paziente ha presentato una recidiva entro 28 giorni con 2 colture negative. Le peritoniti, registrate nell’ ambulatorio di Dialisi Peritoneale di Martina Franca, sono passate, quindi, nel corso degli anni, da un valore medio di 0,75 nel 1999, raggiungendo un picco massimo di 1,91 nel 2002 e nel 2003, fino ad arrivare nel 2017 ad un valore di 0,25 peritoniti/paziente-anno, dato di eccellenza secondo le linee guida nazionali poiché il valore di riferimento risulta essere 0,5 peritoniti/paziente-anno. Dai dati è possibile notare come in questi anni il percorso della presa in carico del paziente in terapia dialitica peritoneale nell’ambulatorio del P.O. “Valle d’Itria” si è quindi evoluta, evidenziando come i pazienti, sottoposti ad un programma di educazione terapeutica alla dialisi, esprimano una qualità di vita migliore; il successo della terapia dipende in gran parte dall’ apprendimento e dall’acquisizione di tecniche pratiche e conoscenze cliniche che il paziente acquisisce durante il training. Tali risultati sono stati raggiunti grazie alla scelta organizzativa dell’ambulatorio di DP di Martina Franca ed al rapporto infermiere-paziente che rappresenta la base del processo educativo, ha lo scopo di supportare il paziente non solo sul piano esplicativo ma anche su quello emotivo e rappresenta un rapporto finalizzato a condurre il paziente dalla conoscenza di questa pratica fino alla coscienza della sua malattia, rendendolo autonomo e libero di vivere la sua vita nel modo più normale possibile. La dimensione educativa, intesa anche come processo e percorso di salute, può in questa dimensione contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti in dialisi peritoneale, realizzando l’autonomia e la compliance da mantenere in maniera efficace e adeguata nel tempo. Il training infermieristico rappresenta, allora, il requisito fondamentale affinché vi sia una corretta adozione ed attuazione di validi protocolli che, nell’esperienza quotidiana del centro di dialisi peritoneale dell’ ospedale “Valle d ‘Itria”, hanno permesso di migliorare le prestazioni erogate e ha consentito di ridurre significativamente l’incidenza della peritonite. La parola a noi on line 13

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CONCLUSIONI Dai dati ottenuti si evince come un adeguato addestramento, effettuato dall’infermiere durante il training di dialisi peritoneale sia correlato alla buona riuscita del trattamento dialitico ed all’abbattimento delle infezioni peritoneali. Infatti, l’analisi condotta nel Centro di Dialisi Peritoneale di Martina Franca, considerando i dati relativi agli episodi di peritonite negli anni 19992017, ha dimostrato i risultati tanto attesi: l’incidenza media di peritonite si presenta a livelli di eccellenza rispetto alle raccomandazioni delle linee guida nazionali che lascia presupporre che il training svolto nel Centro di Dialisi sia di alto livello e di buona qualità. Questo dato ci sottolinea l’enorme progresso della dialisi peritoneale nel tempo, rappresentando una tecnica dialitica affermata e sicura nel trattamento del paziente con IRC. Le linee guida internazionali riconoscono alla figura dell’infermiere un ruolo importante poiché essenziale per il paziente al fine di consentire e mantenere un buon stato di salute e prevenire le complicanze. È stato possibile dimostrare come egli rappresenti una figura cardine nell’ambulatorio del P.O “Valle D’Itria”: oltre alle conoscenze tecniche e cliniche, l’infermiere possiede competenze relazionali e comunicative, crede fermamente nelle capacità di autocura della persona e garantisce una formazione continua attraverso periodici re-training affinchè le conoscenze acquisite non diventino obsolete: solo in questa prospettiva il paziente dialitico apprende e fa propri le competenze ed i comportamenti indispensabili al fine di poter effettuare autonomamente il trattamento dialitico. La dimensione educativa, intesa anche come processo e percorso di salute, può contribuire quindi al miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti in DP, aumentandone l’aderenza alle prescrizioni dialitiche. Il monitoraggio deve essere rivolto non solo alla valutazione della tecnica dialitica e dei parametri clinici/ematologici/strumentali, ma anche all’esame dello stato emotivo della persona assistita, del livello di autocura espresso, nonché della qualità di vita del paziente e del nucleo familiare. RINGRAZIAMENTI Un ringraziamento è doveroso all’infermiera Antonella Fumarola, responsabile dell’ambulatorio di Dialisi peritoneale di Martina Franca, per il prezioso contributo. 14 La parola a noi on line

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LA DEPRESSIONE POST PARTUM Dott.ssa Carmela Lacatena Direttore della Didattica Professionalizzante, Corso di Laurea Infermieristica, Polo Jonico Taranto Una mamma è come un angelo: con le grandi e soffici ali protegge la sua creatura ma a volte le ali si spezzano … e cade nel vuoto La depressione post - partum rappresenta una condizione frequente, spesso sotto-stimata e sottovalutata, che può incidere notevolmente sulla qualità della vita della donna e del suo bambino, interferendo in maniera negativa sul rapporto madre-figlio e sullo sviluppo emotivo, comportamentale e cognitivo di quest’ ultimo. E’ importante distinguere la depressione post-partum dal fenomeno del “Maternity blues”, una reazione “fisiologica” caratterizzata da umore triste e depresso che compare al terzo quarto giorno dopo il parto e che si risolve spontaneamente dopo circa una settimana. La depressione post-partum, invece, compare nel corso del primo anno di vita del bambino e, nono- stante i sintomi apparentemente siano gli stessi del primo fenomeno, cambia l’intensità che quasi inevitabilmente si traduce in una interferenza più o meno marcata nei confronti delle proprie responsabilità, sia legate alla maternità sia alla normale vita quotidiana e di coppia. L’aspetto più tipico di questa forma riguarda l’insicurezza circa la propria capacità materna, vissuta dalle donne in modo conflittuale e colpevolizzante, che può tradursi al tempo stesso in: • eccessiva preoccupazione per il bambino o in una ostilità nei suoi confronti più o meno manifeste; • difficoltà a provare emozioni nei confronti del bambino Uno dei problemi maggiormente rilevanti del fenomeno è rappresentato dalla negazione del problema da parte della neomamma, per cui il disagio giunge all’osservazione dei servizi a connotazione psichiatrica quando ormai la sofferenza e le difficoltà si protraggono da molto tempo. Tutto questo è causato dallo stigma sociale che investe non solo la malattia mentale ma, soprattutto, il venire meno da parte della figura materna della capacità di far fronte da sola ai compiti che l’immaginario collettivo attribuisce alle figura della “buona madre”. Le notizie, che invadono la cronaca sull’incompetenza e violenza materna, hanno un effetto paralizzante: le donne che dopo il parto vivono momenti di difficoltà psicologica, cadendo nel tunnel della depressione, non riescono ad uscirne, proprio perché incapaci di riconoscerlo (o meglio accettarlo) e di chiedere aiuto. La richiesta di aiuto, che rimane la scelta elitaria in tale situazione, viene negata a causa del terrore che l’immagine idilliaca della PERFETTA MADRE possa essere sostituita dalla MAMMA-MOSTRO fornita dalla cronaca. Pertanto, l’idea di un progetto, per aiutare queste donne in una situazione di vita particolare, nasce proprio dall’esigenza di intervenire, riducendo lo La parola a noi on line 15

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