Giovanna Spanu - Vorrei vivere d'amore

 

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Giornalino periodico dedicato a Giovanna Spanu - N.7 09-12-2018

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GIOVANNA SPANUVORREI VIVERE D’AMORE Anno 8, n. 1 - Dicembre 2018 Quest’anno, nel giorno della solennità di san Giuseppe, papa Francesco ha pubblicato la sua terza Esortazione apostolica «Gaudete et exsultate» (GE) sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo. Leggendo il documento è stato naturale pensare alla vita di Giovanna che, attraverso un’esistenza «fatta di tanti piccoli dettagli quotidiani» (cfr. GE 143), ha lasciato in coloro che l’hanno incontrata e conosciuta l’esempio di una testimonianza cristiana straordinaria. Alla luce di questa Esortazione, vogliamo «leggere» alcuni episodi della sua vita per trovare nuovo slancio e nuova forza nel nostro personale cammino di santità. L’AVVENTURA DI CHI NON SI ACCONTENTA... C’è chi ha definito la santità «l’avventura di chi non si accontenta». E sembra la pensi così anche papa Francesco, che al n.1 dell’Esortazione scrive: «Il Signore chiede tutto e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di una vita mediocre, annacquata, inconsistente». L’Esortazione non vuole essere un «trattato» sulla santità. L’«umile obiettivo» del Papa è quello di «far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità» (GE 2). Per questo motivo invita tutti i cristiani a puntare più in alto, a non avere paura della santità perché essa non toglie forze, vita e gioia. Al contrario, solo se saremo santi, potremo arrivare a essere quello che il Padre ha pensato quando ci ha creati (cfr. GE 32). La Chiesa, per papa Francesco, non ha bisogno di burocrati e funzionari, ma di missionari appassionati, divorati dall’entusiasmo di comunicare la vera vita. I santi, infatti, ci sorprendono e ci spiazzano, perché la loro vita interpella tutti noi a uscire dalla mediocrità tranquilla e anestetizzante e ci fa respirare la freschezza del Vangelo (cfr GE 138). «La tua ansia Gesù sia la mia. Credere in te non è un dolce sonnifero per dormire notti tranquille, è un tormento che non abbandona mai. Liberami Gesù dalla disgrazia di essere addormentata, incosciente, indifferente». Dal diario di Gio – 20 ottobre 1986 OGNUNO PER LA SUA VIA... Il Papa invita ogni cristiano a trovare la propria via di santità e a non esitare quando lo Spirito esige un passo avanti: «Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita» (GE 24). Da qui la necessità di lasciarsi trasformare e rinnovare dallo Spirito affinché la propria missione nel mondo non vada perduta. Ogni cristiano è chiamato a essere «un riflesso della presenza di Dio» (GE 7) offrendo la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. La santità va dunque cercata nella vita ordinaria, tra le persone a noi vicine e non in modelli ideali, astratti o sovrumani, ma in credenti che facciano emergere il meglio di sé e quanto di così personale Dio ha posto in essi (GE 11).

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VORREI VIVERE D’AMORE UNA SANTITÀ «PICCOLINA»... È la santità del quotidiano, quella a cui tutti siamo invitati, che si manifesta nel cammino fatto di piccoli gesti e non riservato a particolari categorie di persone e che sa riconoscere le ispirazioni del Signore senza fermarsi alle «buone intenzioni». Santità è in definitiva vivere la propria vocazione e missione facendo attenzione «ai piccoli particolari», ai «dettagli dell’amore» che diventano il «luogo» della presenza del Risorto nella nostra vita, e imparare così a discernere «i tempi di Dio e la sua grazia» per «non sprecare le ispirazioni del Signore» (GE 169). E a questo proposito il Papa identifica alcune caratteristiche della santità nel mondo contemporaneo che mettono al bando la «vita tranquilla»: la sopportazione, la pazienza, la mitezza, l’umiltà, l’audacia, la gioia, il senso dell’umorismo, la vittoria sulle paure e i calcoli. «Oggi più santa di ieri» Dal diario di Gio 21 lugio 1989 Attraverso queste piccole cose che sembrano irrilevanti si gioca la «santità piccolina del negoziato» di cui aveva parlato durante un’omelia a santa Marta, che è «intraprendere la strada del possibile»: «Voglio fare tutto ma non posso fare tutto, allora faccio un piccolo passo». LA SANTITÀ «PICCOLINA» DI GIOVANNA ... Gesù, adesso ti voglio dare una gioia: un segno di croce! ... quando sei stanca Gio, lasciati disturbare dalle tue sorelle. ... lavora sul tuo linguaggio Gio! ... esercita l’arte dell’ammirazione Gio, che fa fiorire nelle persone la loro parte migliore! ... pulire il bagno con gioia. ... tagliare la coppa senza brontolare. ... oggi in oratorio ti ho “visto” Gesù nell’omino della Coca Cola. ... non mi sono guardata allo specchio. ... meno parole, meno chiacchiere. ... senso dell’humor: racconta una barzelletta Gio! ... no alle lamentele, no al veleno della scontentezza. ... dì spesso: «mi sono sbagliata». Dai diari di Gio GAUDETE ET EXSULTATE LA TESTIMONIANZA di Patrizia Viglioli «È difficile “spiegare” la Gio, non perché lei fosse una persona complicata, tutt’altro: era semplice, concreta e vera. Di lei mi colpiva il fatto che era felice di una felicità piena, completa, consapevole, matura, coi piedi per terra, indipendente dagli umori, dal tempo, dallo stato mentale o fisico. Il suo amore aveva qualcosa in più rispetto a quello comunemente inteso, “sapeva di Dio”, era spogliato di ogni interesse o malizia, semplice, diretto, vero, appassionato e ostinato al tempo stesso. Tutto questo faceva sì che fosse un esempio e un modello per tutti noi al punto che ognuno aveva la convinzione di essere “il suo prediletto”, quello con un posto speciale nel suo cuore e nei suoi pensieri. Il suo amore si giocava tutto nei dettagli, nelle piccole attenzioni, negli sguardi, nel saperti ascoltare senza mai interromperti regalandoti il suo tempo. Nei suoi ultimi giorni di vita aveva voluto salutare ognuno di noi, come una madre fa coi suoi figli. Anch’io sono andata a trovarla in ospedale e, ancora una volta, voleva che le raccontassi di me. Lei, che riusciva a fatica a respirare, trovava la forza di interessarsi di ciascuno di noi per farci sentire amati una volta di più... La Gio è stata ed è ancora oggi la “prova vivente” dell’amore di Dio per me». 2

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GAUDETE ET EXSULTATE VORREI VIVERE D’AMORE UNA SANTITÀ GRADUALE In effetti, i santi sono uomini e donne normali – ma non comuni! – che hanno incarnato la fede nella vita di tutti i giorni. È vero, alcuni hanno compiuto opere straordinarie, ma lo hanno fatto a partire da una lunga serie di «sì» a Dio nel quotidiano. Nei santi, insomma, non bisogna cercare vite perfette senza errori ma persone che, «anche in mezzo a imperfezioni e cadute, hanno continuato ad andare avanti e sono piaciute al Signore» (GE 3). Attraverso questa esortazione, il Papa ci invita a comprendere che la santità non è un’analisi puntigliosa di tutti i particolari delle azioni di una persona e non va ridotta a «una santità di “tintoria”, tutta bella, tutta ben fatta». Non c’è una «contabilità» delle virtù. È dall’insieme della vita – a volte fatta di luci e ombre – che emerge il mistero di una persona in grado di riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi (cfr GE 23). I santi non sono dei supereroi, ma uomini in carne e ossa che hanno saputo andare oltre se stessi nella gioia di dire «no» ai capricci personali e in loro la santità è progressivamente cresciuta sino a compiersi anche in mezzo a errori e a momenti negativi. Il santo è una persona appassionata che spiazza e sorprende perché sa che «Dio è sempre novità che ci spinge continuamente a ripartire e a cambiare posto per andare oltre il conosciuto, verso le periferie e le frontiere» (GE 135). In questo senso la vita di un santo è sempre un capolavoro di Dio perché è l’incontro della sua debolezza con la forza della Grazia. «Come mi vuoi Gesù? Voglio che tu sia santa, che liberi il capolavoro che io ho messo in te». dal diario di Gio – 10 novembre 1998 IL CAMMINO PROGRESSIVO DI GIOVANNA «…Ti chiedo Gesù la grazia di gustare d’appartenere a te, d’essere tua. Chi è il mio maestro? Sei tu Signore». 3 settembre 1985 «Grazie Gesù perché tu scrivi dritto sulle righe “storte” delle mie infedeltà». 14 novembre 1986 «Non lamentarmi mai quando una cosa offende me soltanto». 31 dicembre 1988 «Oggi nella preghiera ho provato una grande gioia: il desiderio di amarti di più Gesù e di amare di più». 11 ottobre 1994 «Come fai Gesù a resistere in cielo senza di me?». 3 settembre 1999 «Grazie Gesù per il pensiero che mi hai fatto fare oggi: se vedo dei difetti o dei peccati nelle mie sorelle mettili sul mio conto Gesù, pago io!». 9 dicembre 2000 «Non sono più io che vivo ma Gesù che vive in me». 10 luglio 2003 LA TESTIMONIANZA di Monica Venturin «In quegli anni, ero una studentessa universitaria “fuori sede” e una volta me la sono vista capitare a casa – abitavo dall’altra parte della città rispetto a lei – con il suo “furgoncino rosso”: mi aveva portato delle fiale di magnesio e uno sciroppo comprato in erboristeria perché in quei giorni non stavo bene. Il suo amore era di una concretezza straordinaria. La Gio si prendeva cura di me come avrebbe fatto una mamma e questa cura speciale la riservava a ciascuno. Non c’era bisogno di dirle nulla; individuava i dettagli di cui avevi bisogno, li “sapeva vedere”, e poi passava all’azione. Era così che ci faceva sentire importanti». 3

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VORREI VIVERE D’AMORE UNA VENTATA D’ARIA FRESCA Il 9 agosto 1999, in seguito a un’ecografia all’addome, a Giovanna viene diagnosticata una malattia già in stato avanzato. Da tempo avvertiva dolori che non passavano mai, nonostante le terapie antibiotiche che il medico curante le aveva prescritto. Viene richiesto un ricovero immediato per ulteriori accertamenti. Nel pomeriggio, alle sorelle di comunità dice: «Gesù non mi ha mai delusa, mai abbandonata e non lo farà adesso! Viviamo nella fede e chiediamo luce per i medici che dovrò incontrare». Fiducia in Dio e concretezza di vita, questa è sempre stata Giovanna. Inizia così un lungo periodo fatto di esami clinici, interventi e terapie. Si affaccia per lei un tempo nuovo intriso di inattività e debolezza nel quale, non di rado, avverte la paura e la fatica ad accogliere la sofferenza fisica: «Devo accettare di sentirmi stanca, di vedermi debole, devo imparare ad accogliere questa debolezza». Al tempo stesso sente di non doversi adagiare: «Per combattere un nemico potente, ci vuole un esercito forte. C’è una guerra che si sta compiendo dentro di me e io devo farmi forte con la preghiera… e con questa flebo!». A poco a poco chi le vive accanto nota un progressivo abbandono a Dio. La sua vita, le sue parole, i suoi gesti sono impregnati di un amore soprannaturale che riceve ogni giorno dal “suo” Gesù e che la portano a scherzare persino sulla malattia e sulla morte: «Se quando vado lassù scopro che Gesù ama madre Teresa più di me, torno giù!». «Preparandomi all’unzione degli infermi ho chiesto a Gesù il dono della santità... e poi di saper vivere e di saper morire e siccome non so né vivere né morire, gli ho chiesto di fare di tutte e due le cose un atto d’amore». 29 agosto 1999, venti giorni dopo la scoperta della malattia. UN PICCOLO SEGRETO... Negli anni della malattia Giovanna si rende disponibile alle tante persone che la cercano per un colloquio, un consiglio, o semplicemente per condividere una gioia. Durante un colloquio con una sorella di comunità che le confida una difficoltà con una persona, Giovanna le rivela un piccolo segreto: «Anche io ho provato queste difficoltà ma poi Gesù mi ha fatto capire che dovevo “salire al piano superiore”, dovevo puntare gli occhi in alto e non fare le cose “per amore” ma “essere amore”. E per essere amore non dovevo pretendere cambiamenti dall’altro, ma amarlo e basta, accettandolo così com’è. Chi deve cambiare sono io! Io devo cambiare il modo di vedere, cioè non “secondo me” ma “secondo Dio”. “Salire al piano superiore” significa lasciare le vedute umane, istintive, legittime, logiche, razionali per accogliere le vedute di Dio che sono pazienti, benigne, arrendevoli, compassionevoli, piene di amore e di tenerezza». CHE VITA È? Una sera di ottobre 2002 Giovanna racconta a un gruppo di giovani come è andata la sua estate: «La mia estate è stata un po’ strana. A giugno ho fatto gli esami e si è visto un peggioramento della malattia e quindi la necessità di cambiare cura. E visto che la cura è stata un po’ “pesantina” non ho potuto fare nulla di nulla. Sono stati mesi difficili, ero molto stanca anche spiritualmente tanto che sono arrivata a dire a Gesù: «Ma dai Gesù, basta! Che vita è?». E poi, a poco a poco, c’è stata un’autentica grazia: Gesù mi ha ridetto il significato della mia malattia e che questi dolori non sono per la morte ma per la vita, che questa sofferenza ha un senso e che… non so dove, non so chi, non so come, però sto generando!». 4 LA MALATTIA

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LA MALATTIA VORREI VIVERE D’AMORE Gli ultimi sei mesi di vita sono contrassegnati da fatica e dolore e da un progressivo “impoverimento”. La debolezza è tale da renderle difficile anche parlare: «Oggi non riuscivo a pregare e allora ho detto un “rosario” un po’ strano: invece delle Ave Maria ripetevo i nomi di Gesù e Maria e poi dicevo: figlia della Chiesa, figlia della Chiesa». Gli ultimi giorni in ospedale sono caratterizzati da un via vai continuo di persone che desiderano salutarla. Giovanna vuole salutare i suoi figli uno per uno e a ciascuno dice il suo personalissimo: «Ti ho voluto bene». Al suo padre spirituale che le chiede: «Giovanna, c’è una parola di Gesù che senti tua in modo particolare?», lei risponde con una frase di san Paolo: «Non sono più io che vivo ma Gesù che vive in me». Muore il 23 luglio 2003. LA TESTIMONIANZA di Daniela Concari* «Non è difficile ricordare Giovanna, anche se sono passati tanti anni da quando era ricoverata nel nostro reparto. L’ho conosciuta in occasione del suo ultimo ricovero perché ero addetta alla verifica della sua nutrizione. Ricordo che un giorno, in cui era particolarmente dolorante, le avevo chiesto come si sentisse e mi aveva risposto: «Mi sto preparando all’incontro con Dio che ho aspettato da sempre!». Chi ascolta parole come queste, indipendentemente che sia credente o no, non le dimentica. In tanti anni, svolgendo la mia professione, non ho mai visto una persona andare incontro alla morte come ha fatto lei». * Al tempo del ricovero di Giovanna, infermiera nutrizionista LA TESTIMONIANZA di Cristina Quarantelli* «La cosa che ricordo maggiormente di Giovanna è l’impressione di una serenità assoluta che si percepiva entrando nella sua stanza. Me la ricordo sempre molto docile. Si vedeva che viveva il tempo in maniera diversa, nutrendolo di cose diverse dalle nostre, per cui entravo e uscivo lasciando che continuasse a essere come lei era. Percepivo che c’era qualcosa in lei che andava al di là del tempo, della sofferenza, della malattia, dello stare lì in ospedale, di tutto. Avevo la sensazione che la malattia e la morte in quel caso non avessero l’ultima parola. La fede cristiana lo dice, ma quando sei lì non è facile. Di fronte a Giovanna dovevi solo prendere atto di questo: tutte le solite obiezioni che si possono dire o pensare in quei momenti non venivano neanche in mente. C’era veramente qualcosa di sacro in lei». * Al tempo del ricovero di Giovanna, medico del reparto Cattani dell’Ospedale Maggiore di Parma. «Dite a tutti un grazie grande per le preghiere, i sacrifici, gli atti d’amore fatti per me. Dite che anch’io porto sull’altare ciascuno. E poi dite a tutti che io sono felice, felice, felice». 5

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VORREI VIVERE D’AMORE LA PICCOLA COMUNITÀ OGGI “Essere Maria accanto al pastore”: queste parole che lo Spirito Santo ha sussurrato nel cuore di Giovanna, rovesciando i suoi progetti di ventenne professionalmente e affettivamente realizzata, oggi per i fratelli e le sorelle della Piccola Comunità Apostolica sono più che mai una profezia in atto. Chi riceve dalle mani di Gesù “un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra” (Mc 4,30) non sempre vede la realizzazione della promessa secondo cui “appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra” (Mc 4,31-32). Quello che Giovanna ha vissuto all’interno di una parrocchia e accanto a un pastore è diventato per le sue figlie e i suoi figli spirituali un modello cui ispirarsi e nello stesso tempo un invito a continuare a seguire il richiamo di quello Spirito che soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va. Nel cuore dei fratelli e delle sorelle della Piccola Comunità Apostolica da tempo si agitavano interrogativi, dubbi, desideri ancora informi che, nati nella preghiera, premevano per trovare una definizione, un inizio di risposta. È venuta in nostro aiuto una parola che papa Francesco sta riportando in luce in più occasioni e in modo sempre più incisivo: discernimento. Ecco di che cosa c’era (e c’è) bisogno perché il granellino di senape consegnato a Giovanna possa diventare un albero, cioè un dono per tutta la Chiesa. Sorretti dall’amicizia, dalla preghiera e dall’esperienza di alcuni sacerdoti e religiosi con cui ci siamo confrontati, abbiamo iniziato a comprendere che il carisma originario della PCA aveva subìto, come spesso è successo nella storia della Chiesa, modifiche che ne stavano soffocando l’autenticità e la bellezza. Il delicato equilibrio tra operatività e vita interiore, tra apostolato e vita comunitaria, tra fare ed essere risultava così pericolosamente compromesso. È stato necessario fermarsi, riflettere, riscoprire che Giovanna è stata depositaria di un’ autentica vocazione e non di una semplice strategia pastorale. Così siamo arrivati a chiederci cosa significa per noi oggi “essere Maria accanto al pastore”. Con sorpresa abbiamo scoperto che, prima di tutto, era necessario capire che cosa non significa. E anche in questa occasione il Magistero di papa Francesco è stato illuminante: abbiamo cercato di accogliere i suoi inviti a uscire dai recinti (compresi quelli parrocchiali), a camminare insieme, pastori e gregge, su un piano di pari dignità che porti pian piano a correggere, o almeno ad attenuare, il male del clericalismo e ad attuare un discernimento sempre più comunitario. Da qui è progressivamente affiorata la necessità di distinguere il cammino parrocchiale da quello della Piccola Comunità Apostolica perché le due realtà possano esprimere liberamente tutta la loro ricchezza senza incorrere in reciproci condizionamenti. 6 NOTIZIE DI FAMIGLIA

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NOTIZIE DI FAMIGLIA VORREI VIVERE D’AMORE Maria accanto al pastore non s’incarna quindi in un gruppo di collaboratori, ma in una famiglia che offre ai pastori, ai fedeli, a chiunque ne senta il bisogno, relazioni autentiche e profonde, fondate sulla presenza di Gesù. “Papa Francesco non è il papa del dialogo, ma dell’incontro” (padre Xavier Larranaga): prendendo spunto dalle parole di questo religioso, da anni amico della Piccola Comunità, desideriamo incontrare chi è semplicemente alla ricerca di qualcuno disposto ad ascoltare, condividere e accogliere problemi, sofferenze, domande. Giovani che vogliono dare senso e gusto alla vita che hanno davanti, genitori che desiderano interrogarsi sul mistero che abita il cuore dei loro figli, colleghi credenti e non, amici provenienti anche da lontano trovano nella casa della Piccola Comunità Apostolica un luogo di incontro in cui respirare aria di famiglia. La madre, invisibile eppure tangibile e presente, di questa grande famiglia è Maria che, giorno dopo giorno, tesse la tela di relazioni destinate a iniziare qui sulla terra e a sbocciare in pienezza nell’eternità. Susanna Schianchi UNA VOCAZIONE NELLA VOCAZIONE «Da tanti anni faccio parte degli sposi della Piccola Comunità Apostolica e, più il tempo passa, più mi accorgo che questa piccola famiglia è una vera e propria “vocazione nella vocazione” che mi aiuta a mettere in pratica il Vangelo e a vive- re meglio il rapporto in famiglia con mio marito e ad amare le mie figlie e i nipo- ti prima di tutto con l’esempio di vita. Il cammino spirituale che viene proposte mi ha permesso, nel tempo, di approfondire il rapporto personale con Gesù e di trovare il mio particolare modo di “essere Maria accanto ai pastori”. Un tempo mi dedicavo soprattutto alla visita ai malati ai quali portavo la comunione, ma oggi, che ho accumulato “qualche anno”, non posso che offrire la mia preghiera quotidiana, i miei lavori di casa e qualche piccolo consiglio a chi me lo chiede, ben sapendo che io non sono nulla, ma che il Signore può servirsi anche di me per dire quello che vuole. Per tanti anni abbiamo vissuto l’esperienza di comunità nella parrocchia dello Spirito Santo aiutati dal nostro parroco che ha favorito in noi l’amore a Gesù e ai fratelli. Ripensando a questi anni mi sembrano un po’ come la “vita nascosta” di Gesù a Nazaret. Ora mi sembra che il Signore ci chieda di “prendere il largo” e di portare questo carisma altrove. Io non potrò andare fisicamente, purtroppo, ma prego perché diventiamo tutti missionari, ognuno trovando il suo modo». Renata Pastorini LA TESTIMONIANZA di Ecc. Mons. Eduardo Maria Taussig* «Quest’anno, dopo essere stato a Roma per incontrare il Papa, ho trascorso alcuni giorni a Parma dove operano sacerdoti della mia diocesi di San Rafael. In uno di questi giorni ho potuto scoprire la vita e la testimonianza di fede di Giovanna Spanu e sono rimasto colpito dalla sua profonda intimità con Dio. La sua determinazione, la sua scelta di vita, la sua maternità parlano di una persona che si è lasciata guidare dallo Spirito Santo. Una sera sono stato invitato nella casa madre della Piccola Comunità da lei fondata. Durante la cena con le sorelle della comunità, ho potuto sperimentare un ambiente di familiarità, sincerità e gioia che mi hanno fatto intravvedere una profonda fede e amore per la Chiesa. Quando sono entrato nella stanza di Gio – come loro la chiamano – quello che mi ha impressionato è stato il suo quaderno di preghiere, consumato dal tempo e dalla sua perseveranza: in quelle pagine aveva scritto i nomi – uno a uno – delle persone per le quali pregava ogni giorno, con delicatezza di madre e forza di guerriera. Ogni giorno, lì, seduta sulla poltrona con il Rosario in mano, pregava per coloro che amava e per quelli che chiedevano una grazia a Dio. A fine serata, uscendo da quella casa, ero contento di aver conosciuto almeno un po’ la vita di Giovanna, senza dubbio una donna di Dio». * Vescovo di San Rafael – Argentina 7

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VORREI VIVERE D’AMORE NUOVI RESPONSABILI Nel corso del mese di ottobre ci siamo riuniti per eleggere i responsabili delle diverse sezioni di cui si compone la Piccola Comunità Apostolica: la sezione delle sorelle consacrate, la sezione maschile, due sezioni di sposi. In ognuno di questi gruppi è stata indicata una persona che ha il compito soprattutto di stimolare relazioni di comunione, spirito di fraternità tra i componenti. I responsabili delle sezioni hanno poi eletto la nuova Presidente della PCA nella persona di Ilaria Mazzoli. Alla presidente della Piccola Comunità è affidato il compito di custodire, tenere vivo e far conoscere il carisma che è a fondamento della comunità stessa, come ci è stato consegnato da Giovanna Spanu. A Ilaria i nostri più cari e fraterni auguri! Gabriella Castellini SECONDA GENERAZIONE «Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata e inconsistente». Queste parole di papa Francesco, riportate all’inizio della «Gaudete et exsultate», descrivono bene quanto è avvenuto nelle nostre vite. Il Signore ha fatto nascere in noi il desiderio di poterlo seguire in modo sempre più fedele. Sui passi di papa Francesco noi, giovani della PCA, ogni settimana ci incontriamo per confrontarci sulla Parola, per pregare insieme e sperimentare la bellezza di essere sempre un po’ più “famiglia”. Il desiderio è quello di impegnarci a ricercare una condivisione fraterna, pur provenendo da storie e formazioni diverse. Il dono che riceviamo è quello di riscoprire la bellezza di abbandonarsi quotidianamente alla Sua Volontà per essere “santi in cammino” lì dove Lui ci chiama ogni giorno. Raffaella Simone NOTIZIE DI FAMIGLIA E SIMPATIZZANTI Gabriella, Alba, Bruna, Rita, Antonia. Cinque persone di- verse per età, interessi, vocazione, provenienti da quartieri e parrocchie diverse... Tutto questo non ha impedito loro di trovarsi insieme come sorelle e con il desiderio di conoscere e seguire Gesù! Gli incontri si svolgono periodicamente, una volta al mese, il giovedì, per vivere insieme la celebrazione eucaristica, la cena conviviale di agape fraterna e lo spezzare il pane della Parola. L’esperienza è nata dal bisogno comune di dare nutrimento all’anima affamata di Dio. E se, fino a po- chi anni fa, ci si ritrovava insieme a tutti i fratelli della PCA, ora questa “fame” comune ha portato a continuare l’esperienza in un modo più ristretto, ma ugualmente bel- lo e arricchente. Anzi, ne è nata una amicizia sincera e profonda che si completa con momenti di reciproco ascolto per condividere la quotidianità in uno scambio di gioie e dolori o solo per la pura bellezza di stare insieme. Con chi ne ha avuto la possibilità, lo scorso anno si è fatta l’esperienza di un fine settimana di ritiro nella Fraternità francescana di Betania a Cella di Noceto. E oggi? Il desiderio è quello di aprirsi a chiunque desideri unirsi al cammino... e pare che qualcuno stia bussando ancora a “questa porta”. Forse il prossimo anno ci sarà qualche nome in più da “raccontare”! Rita Tanzi 8

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VORREI VIVERE D’AMORE UNA CASA APERTA A TUTTI Da marzo di quest’anno Roberto si è trasferito al primo piano del condominio di Via Giovanni XXIII, lasciando la casa di Via Rossi che lo ha ospitato per circa 10 anni. Ha realizzato così un “sogno” che custodiva in cuore da tempo: quello di poter condividere in modo ancora più stretto la vita comunitaria con le sorelle di vita consacrata. Con la comunità dello studentato Saveriano La struttura dell’appartamento - con un salone molto grande - consente di poter ospitare anche gruppi numerosi. E così, dopo i lavori di ristrutturazione e il trasloco, la nuova casa era pronta per ospitare, sin dai primi giorni, tanti fratelli e sorelle… Coi frati conventuali di Via del Prato Con un gruppo di famiglie Con gli animatori della parrocchia Con un gruppo di amici 9

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VORREI VIVERE D’AMORE DA BRUXELLES... «A maggio sono ritornato a Parma dopo venticinque anni esatti. Negli anni 1990-1993 terminavo gli studi di Veterinaria a Parma e per una fortunata (e non certo casuale) catena “di amici di amici”, approdai a condividere con altri studenti un appartamento in Piazzale Maestri. Conobbi Don Bruno, Giovanna, la Parrocchia dello Spirito Santo e la Piccola Comunità Apostolica. A poco a poco si aprì davanti a me una realtà comunitaria viva, nuova, diversa dalle parrocchie che io avevo da sempre frequentato. Non tutto mi fu subito chiaro della particolare vocazione di quelle persone ma conoscendo meglio la loro particolare vocazione, si andò chiarendo e crebbe sempre più in me l’ammirazione per Giovanna che aveva “inventato questa cosa incredibile”. In pochi mesi, l’ammirazione intellettuale si mutò in semplice amore per quella realtà. Dopo la laurea lasciai Parma. Da allora sono partito, tornato, ho viaggiato, accumulato esperienze di lavoro in altri posti e in realtà lontane e diverse, anche spiritualmente molto diverse. Da diciotto anni vivo a Bruxelles, lavoro per le Istituzioni europee ma il legame con alcune persone della comunità, tra interruzioni e riprese, non si è mai del tutto reciso. Pur fisicamente lontano, ho seguito le tappe dolorose della perdita di Giovanna e le altre evoluzioni attorno e dentro la Piccola comunità. Fino a che è arrivato il momento giusto di tornare a Parma lo scorso maggio. Non so come descrivere la commozione e l’immenso calore provato nel partecipare alla messa nella parrocchia dello Spirito Santo... e quale gioia nel riscoprire tutto uguale, tutto lo stesso! In quei pochi giorni di maggio trascorsi a Parma sono stato ospite di Roberto, da poco trasferito al piano di sopra nel condominio dove abitano le sorelle consacrate. Ho ascoltato tanto da lui che mi raccontava gli ultimi venticinque anni della PCA. Ho allora iniziato a Roberto al cimitero da Giovanna percepire che non era poi tutto così uguale: ho sentito parlare di contatti ed esperienze di missione, di aperture ad altre realtà della Chiesa, in aggiunta al solo impegno parrocchiale. Ho percepito una fedele costanza e qualche bellissimo germe di cambiamento e novità. La comunità si era evoluta e si sta evolvendo. Venticinque anni fa avevo avuto modo, qualche volta, di dispiacermi nel vedere una comunità apparentemente legata al “localismo” parrocchiale. Mi sembrava un tale spreco che la vocazione unica e meravigliosa suscitata in Giovanna sembrasse come “legata” e non destinata a volare e a contagiare altre realtà, altri posti (fisici o figurati). Ora posso dire che quella realtà era solo all’inizio, un “embrione” potremmo dire... che negli anni è cresciuto, maturato e diventato adulto e pronto ad aprirsi al mondo. 10 VISITE IN FAMIGLIA

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VISITE IN FAMIGLIA VORREI VIVERE D’AMORE Vivo e lavoro in una grande e indaffarata capitale europea, dove non la religione, ma la semplice sfera spiri- tuale dell’essere umano è assente. Non parlo delle chiese sempre chiuse, dei crocefissi nascosti, dei preti di- ventati così rari che bisogna avere un conoscente cattolico per recuperare il numero di un sacerdote cui poter telefonare per prendere un appuntamento per una confessione. Non parlo di queste realtà, purtroppo vere; parlo del semplice non-esistere nel vivere quotidiano di qualsiasi riferimento alla vita spirituale, all’interiori- tà, al silenzio. A parte certamente le ibride creazioni tra lo yoga, i mantra e l’agopuntura bio-flussodinamica e i saponi alla curcuma che donano equilibrio! Ho sempre pensato che l’intuizione di Giovanna di “essere Maria” accanto ai sacerdoti, in mezzo al mondo, mescolata tra gli uomini e le donne del nostro tempo, fosse un “rimedio” a questa assenza di spiritualità; una vera e propria vocazione destinata (al momento giusto) a esplodere, a contagiare, a confrontarsi e arricchirsi con altre simili realtà nella grande varietà della Chiesa. Sarebbe stato troppo triste che la pioggia di grazia caduta su Via Giovanni XXIII a Parma non fosse arrivata da qualche altra parte, vicino o lontano che sia. E in questi ricchissimi e riscaldanti giorni di maggio a Parma ho visto proprio questo: un granello di senapa che è cresciuto e sta producendo nuovi rami. Sono rientrato nella mia grigia e piovosa Bruxelles rinfrancato e rincuorato. No, non è vero che non c’è più spiritualità in questa nostra Europa: il Signore semina ancora “nuovi semi” e, forse, ci chiede solo di “saperli vedere”: «Ecco io faccio nuove tutte le cose», tutte, ma proprio tutte». Roberto Manos ... A COSENZA... «Carissimi fratelli e sorelle della PCA, i giorni trascorsi in mezzo a voi a Par- ma, nel febbraio di quest’anno, sono stati per me giorni di grazia. Sono ri- entrato a casa con un bagaglio spiri- tuale molto ricco; è stato bello vedere i luoghi dove la Gio è cresciuta e si è formata, e dove è nata e si è svilup- pata la PCA. Desidero rivolgere un particolare e doveroso ringraziamen- Giampaolo con gli sposi della PCA... to a don Giuseppe e don Bruno per l’accoglienza e il calore paterni, e per ... e in visita ai luoghi di Giovanna avermi ascoltato silenziosamente e at- tentamente durante il colloquio avuto con entrambi. Desidero inoltre rin- graziare tutta la comunità per avermi accolto con semplicità e famigliarità, facendomi condividere la vita quoti- diana. Mi ha commosso in particolare il pomeriggio trascorso insieme agli sposi della comunità a casa di Leonar- da, mamma di Giovanna: un incontro che mi è rimasto nel cuore. A voi tutti il mio grazie per la vicinanza e l’affetto che mi avete dimostrato. Permettetemi di rivolgere un particolare saluto a mamma Leonarda, donna generosa, premurosa, attenta e accogliente, che mi ha aperto le porte della sua casa e accolto come un figlio quale io mi sento. Giunga a ciascuno di voi il saluto unito a quello dei miei fratelli spirituali Gianluca e Angelo, e di tutto il gruppo di preghiera Maria Madre della Misericordia – amici di Giovanna Spanu. Gesù, Maria SS. e Giovanna vi benedicano. Vi voglio bene, vi saluto fraternamente e a presto rincontrarvi». Giampaolo Caracciolo 11

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VORREI VIVERE D’AMORE L’appartamento che sino all’anno scorso per circa un anno e mezzo aveva ospitato Augustina e Rita, quest’anno è stato occupato per alcuni mesi da Roberto e poi da Francesco. Le storie e le motivazioni che li hanno fatti arrivare in Via Giovanni XXIII sono molto diverse ma accomunate dal clima di famiglia che insieme abbiamo respirato… ROBERTO «Mi chiamo Roberto, e vi racconto “dove” ho vissuto il mese prima del mio matrimonio. Io e la mia fidanzata avevamo preso la decisione di vivere insieme solo dopo l’unione matrimoniale e così ero in cerca di una casa dove poter abitare. Avendo conosciuto Roberto agli incontri per giovani universitari che si tengono dai frati conventuali, ho chiesto a lui se c’era la possibilità di essere ospitato nell’appartamento della comunità. Sono stato accolto in questa casa con fortissimo entusiasmo e con un amore di impronta “mariana”. Per questo motivo mi piace chiamare questa casa, “la Casa di Maria”, perché sin dal primo giorno ho avvertito la presenza della nostra Mamma Celeste. Sorrisi, sguardi e abbracci di una sincerità piacevolmente disarmante. Vivere in quella casa, anche se per poco tempo, mi ha permesso di prepararmi anche spiritualmente alle nozze. Anche Beatrice, ora mia moglie, ha provato un calore e un affetto che profumano di Dio. Che Dio benedica “La Casa di Maria”». Roberto Conti Francesco con la sorella Alessia FRANCESCO «Mi chiamo Francesco e sono originario di San Giovanni in Fiore, in provincia di Cosenza. Lo scorso 26 ottobre 2018 avrei dovuto laurearmi in biologia e applicazioni biomediche all’università degli studi di Parma, dove sono iscritto da alcu- ni anni, ma purtroppo per un “incidente di percorso” il mio progetto non è andato in porto… Un esame andato male mi ha mandato in tilt! Ho trascorso settimane nel silenzio, immerso completamente nei miei pensieri. Non sapevo come affrontare la situazione, al punto che avevo intenzione di rinunciare ai miei studi pur consapevole di but- tare via tutti i miei sacrifici. Non avevo più un piano da seguire e soprattutto non sapevo come comunicarlo ai miei genitori; avevo paura di deluderli dopo tutti i sacrifici che hanno fatto per me in questi anni. Inoltre già da tempo avevo organizzato il mio “post-lauream”: sarei partito per l’Inghilterra per imparare meglio l’inglese, poi avrei continuato gli studi avendo già preso contatti con altre università, e a quel punto, perché continuare a pagare l’affitto dell’appartamento di Parma? Avevo già dato la disdetta al padrone di casa iniziando a pro- gettare il trasloco. Ma... non avevo previsto l’incidente di percorso! Fui costretto ad annullare tutto e in più mi ritrovavo senza una casa! Ma il Signore non perde occasione di far sentire la sua presenza e, questa volta, credo che lo abbia fatto attraverso le amiche e gli amici della Piccola Comunità Apostolica. Mi hanno accolto con amore, senza condizioni, senza chiedermi nulla in cambio, facendomi sentire “a casa” sin dal primo giorno. Appena arrivato in quella casa ho sentito una pace profonda, a poco a poco è tornato il desiderio di studiare. Ho sentito di non essere solo: c’era qualcuno che non mi aveva semplicemente dato una casa ma… si prendeva cura di me. Francesco Straface OSPITALITÀ 12

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VORREI VIVERE D’AMORE UN’AMICIZIA CHE CRESCE «Ci sono amicizie che nascono perché si lavora insieme in un determinato settore, ce ne sono altre che si coltivano perché si cresce insieme fin da bambini e altre ancora perché si condividono gli stessi valori. Ma infine ce ne sono alcune che si alimentano dell’interiorità e della preghiera dell’altro: sono le amicizie mosse dallo Spirito e la nostra è una di queste! Da qualche anno la nostra comunità dello studentato dei Missionari Saveriani sta vivendo quest’esperienza di amicizia profonda e spirituale con la Piccola Comunità Apostolica. Un’avventura, oserei dire, dove non è importante quello che si fa, non si tratta di collaborare per raggiungere uno scopo, è piuttosto un cammino che percorriamo, ciascuno con la propria specificità, sostenendoci a vicenda e pregando gli uni per gli altri. Ciò che ha permesso quest’incontro è stato anche il desiderio del nostro ex superiore Generale, p. Luigi Menegazzo, che ha sempre avuto un rapporto di fraterna amicizia con la Piccola Comunità. Lui stesso, ogni volta che passava da Parma, visitava la Comunità e invitava a stringere rapporti più stretti con i “vicini” Saveriani. Ed eccoci qua a realizzare questo sogno, portato avanti non solo per sua volontà, ma anche per il nostro desiderio di incontrarci e di crescere insieme nella fede. In questi ultimi anni sono stati diversi i nostri incontri di fraternità e convivialità sia a casa nostra, nello studentato, sia in quella della Piccola Comunità, ma ciò che realmente ci unisce è la bellezza di incontrarci nella quotidianità e sapere che c’è sempre una sorella e un fratello nella fede pronto ad ascoltare e ad accompagnarti nel cammino della vita di ogni giorno. È più bello camminare insieme, ed è per questo che ci aiutiamo a vicenda a crescere in quest’amore, cercando insieme di capire qual è la volontà di Dio e rendendoci disponibili all’azione del Suo Spirito in noi». Pietro Rossini 13 SAVERIANI

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VORREI VIVERE D’AMORE A febbraio di quest’anno abbiamo finalmente potuto conoscere Diletta e la sua famiglia e gioire insieme di questa piccola vita che… dà gioia al cuore di Dio!!! Abbiamo pregato e chiesto preghiere per lei e in tanti hanno risposto all’appello. Noi lo abbiamo fatto attraverso l’intercessione di Giovanna chiedendo al Signore che le operazioni e i vari decorsi post-operatori andassero a buon fine. Ringraziamo il Signore che ascolta la nostra preghiera! DILETTA... DI NOME E DI FATTO! «A gennaio 2015 scopriamo di aspettare il nostro terzo figlio. Tutto bene finché arriva il 14 maggio e durante l’ecografia morfologica il ginecologo richiede un’ecografica di secondo livello, dicendoci che aveva visto qualcosa di inconsueto al cuore. Il giorno dopo, la sentenza: la nostra bambina ha una cardiopatia congenita complessa e dobbiamo decidere se affrontare un duro percorso per noi e per lei o se, avendo già due figli, decidere di interrompere la gravidanza. Questa decisione andrebbe presa per loro davanti a un caffè nel giro di un quarto d’ora: neanche da dire, il caffè non lo beviamo e la bambina ce la siamo tenuta… Tornati a Piacenza, dove abitiamo, tramite conoscenti incontriamo quello che sarebbe diventato il nostro cardiologo di fiducia che ci rassicura e dice che ci sono molte possibilità che vada tutto per il meglio. Ci accompagna personalmente a Bologna, dove confermano e rafforzano la patologia: atresia della tricuspide con ipoplasia del ventricolo destro, grandi vasi trasposti e coartazione aortica. A causa della mancanza di una valvola, il ventricolo destro è minuscolo e non viene irrorato di sangue quindi la parte sinistra del cuore deve lavora- re anche per l’altra; inoltre arteria polmonare e aorta sono al contrario, insomma una patologia cattiva. Sì, perché le cardiopatie congenite si dividono in buone e cattive, dove le buone sono quelle in cui la morfologia del cuore può essere corretta, nelle altre no, sono solo interventi palliativi. Bene, anzi no, dopo tutto questo il nome che già prima avevamo scelto si rivelava più che azzeccato: Diletta. Sappiamo che l’unica cosa che ci può aiutare e può aiutare Diletta e i medici è la preghiera. Chiediamo preghiere a tutti quelli che ci conoscono. I nostri fratelli nella fede, Stefano e Marina, ci parlano della Piccola Comunità Apostolica di Parma e ci chiedono se vogliamo chiedere preghiere anche a loro. Accettiamo: siamo certi che questa moltitudine di preghiere verrà ascoltata… Arriva il momento del parto e ci trasferiamo a Bologna. Il 18 settembre 2015 Diletta nasce e il 1 ottobre subisce il primo intervento a cuore aperto. L’intervento va a buon fine. Nell’anno successivo, passato tra medicine, salute precaria e isolamento, arriviamo al secondo intervento, il 30 novembre 2016. Anche per questo intervento, importantissima è la preghiera di tutti che ci permette di rimanere sereni nei momenti di forte preoccupazione e di paura per Diletta. Dopo il secondo intervento, Diletta migliora notevolmente ma dovrà comunque subire un terzo intervento intorno ai 5 anni. Con questa testimonianza ringraziamo il Signore perché ha ascoltato le preghiere che sono salite a Lui da tante persone, compresi i fratelli e le sorelle della Piccola Comunità». Davide ed Erica, papà e mamma di Diletta 14

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IN PREGHIERA PER DILETTA VORREI VIVERE D’AMORE «Già da diversi mesi sapevamo della grave malformazione cardiaca di Diletta. Un giorno mia moglie Marina mi dice: “Ho chiesto anche alla PCA di pregare per Diletta”. “Hai fatto bene”, è stata la mia risposta, ed è finita lì. Le operazioni (e i decorsi post-operatori) procedevano, Diletta reagiva bene. Eravamo in contatto costante coi fratelli della PCA che chiedevano notizie ed erano in preghiera con noi. Quando anche l’ultima operazione ha avuto il successo sperato ho pensato che dovevamo fare qualcosa: avevano pregato per più di un anno, dovevano conoscerla! Ma come fare? Invitarci a pranzo poteva essere un problema: sette noi più cinque la famiglia di Diletta. Totale: dodici persone! Non avevo il coraggio di proporlo! Magari potevamo passare per un caffè e una merenda… “No no, perché non venite a pranzo?”, “Ma siamo in 12!”, “Non c’è problema!”. Eccheccevò… detto, fatto! La cosa che mi ha colpito di più quel giorno è stata proprio l’incontro con Diletta. “Ma lo sai chi è questa bambina? È Diletta” “Nooo, Diletta!!! È stupenda! Non ci posso credere…” eccetera eccetera. Era più di un anno che pregavano per lei, con quella preghiera “tosta”, che la fai perché è giusto (e quindi ogni giorno), non solo “quando ti senti”. Quel giorno ho toccato con mano che la Scrittura è vera quando dice che siamo chiamati a gioire con quelli che sono nella gioia e a piangere con quelli che sono nel pianto. La storia non finisce qui. Diletta dovrà subire un’altra operazione a 4-5 anni… Continuiamo a pregare per lei! Sia fatta la volontà di Dio». Stefano e Marina 15

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