Rivista del Volontariato Puglia n. 14

 

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Rivista del Volontariato Puglia n. 14

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Volontariato storie e notizie di cittadinanza attiva Magazine dei Centri di Servizio al Volontariato Pugliesi Anno 4 - n° 14 Maggio/Luglio 2018 Ascoltiamo il volontariato

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Volontariatostorie e notizie di volontariato storie e notizie di cittadinanza attiva Magazine dei Centri di Servizio al Volontariato Pugliesi Redattori e collaboratori: Ufficio stampa CSV Foggia Ufficio stampa CSV San Nicola Ufficio stampa CSV Poiesis Ufficio stampa CSV Taranto Ufficio stampa CSV Salento Progetto grafico Porzia Spinelli Editore CSVnet Puglia Direttore Responsabile Luigi Russo Caporedattore Ufficio stampa CSV San Nicola Sommario 03EDITORIALE Farsi capire "là fuori" QUI... 04Foggia Una #magliettarossa... di umanità 05 Tutto pronto per "L'arte per la vita" 06Bari - Bat Riparattiva 07 Disabilità. Le parole che non si dicono 08 SconfinaMenti 09Brindisi AISLA, da Francavilla una bella storia Universiabili contro le barriere 10 CSV Poiesis, ecco il Bilancio Sociale 2017 11Taranto Che volontariato vogliamo? 12 Insieme per costruire comunità! 13Lecce In my eyes 14 Medici per l’Ambiente sul decreto Xylella 15 Dalla criminalità a Casa di Comunità xCorsi, la startup per “formarsi” 2

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Farsi capire "là fuori" “Dobbiamo imparare a narrare un sogno, cioè la realtà che vorremmo”. È la sfida lanciata da Pino Carrias, vicedirettore della Direzione editoriale Rai, al seminario “Farsi capire là fuori”, organizzato da CsvNet per i comunicatori dei Centri di servizio al volontariato a Roma. In questa frase è contenuto il senso dell’operato del volontariato, che propone un nuovo modello di società, e dei comunicatori sociali, che devono “agganciare” la grande narrazione fatta dai media per muovere nuove sensibilità ed emotività, ma anche per rappresentare la verità in un mondo in cui “la percezione della realtà cammina quasi indipendentemente dai fatti”. “Si veda il tema sicurezza evidenzia Carrias -. I dati statistici registrano un calo degli omicidi negli ultimi anni, eppure è aumentato la paura della gente”. Il pregiudizio, spesso montato ad arte e strumentalizzato, viaggia più velocemente e intensamente del giudizio. Il pregiudizio grava anche sul volontariato “non ancora percepito come espressione di una dimensione ontologica dell’essere ma come espressione di una minoranza culturale fatta da brave persone che, disponendo di tempo, possono dedicarsi ad attività benefiche per hobby” sottolinea Miriam Giovanzana, giornalista e fondatrice del mensile “Terre di Mezzo”. Come proporre, dunque, una nuova narrazione del volontariato? La calcolatrice, il cappello e la porta sono gli elementi a cui la giornalista fa riferimento per offrire una risposta. serve una nuova“La calcolatrice perché parlare di numeri suscita sempre interesse. Valutiamo l’impatto economico narrazione deldel volontariato, quanto questa impresa del bene, che mette in moto economie positive, produce in volontariato pertermini di Pil. Ciò potrebbe indurre a capire che il volontariato è un’attività economica, seppure gra- costruire il mondo chetuita, con un fine nobile: trasformare la società”. L’altra immagine da scardinare è quella del volon- vorremmotario con il cappello in mano che mendica spazi, risorse, denaro: “Fin quando il volontariato si proporrà e sarà rappresentato in questo modo, rimarrà in una dimensione di marginalità. Mendicare non è il modo migliore per costruire il mondo che vorremmo”. Infine le storie “porte aperte, punti di passaggio per condurre chi è all’interno del Terzo Settore all’esterno e viceversa. Strumenti per interpretare la realtà e guardarla in maniera non omologata”. Le storie “per dare plasticità alle cose, per passare dal mondo delle idee a quello delle cose - aggiunge Antonella Papete, giornalista di Redattore Sociale -. Le storie, esperienze concrete che danno evidenza ai fatti sociali in cui la gente si riconosce”. Le storie, che devono essere raccontate dai comunicatori e dai giornalisti con grande forza emotiva e chiarezza perché possa attivarsi quel processo di immedesimazione e di condivisione da parte di chi guarda, legge e ascolta. “È la passione per qualcosa o qualcuno, in fondo, che muove all’azione: una comunicazione empatica e diffusa può infiammare gli animi e far sì che si concretizzi il sogno della realtà che vorremmo” conclude Elisabetta Soglio, responsabile di “Buone Notizie L’impresa del bene”. Marilena De Nigris editoriale 3

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Qui Foggia Una #magliettarossa... di umanità In Capitanata varie iniziative per aderire all’appello di Libera Una maglietta rossa per fermare “l’emorragia di umanità”. Il 7 luglio scorso migliaia di persone hanno aderito alla campagna “Una #magliettarossa per #fermarelemorragia di umanità”, per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. L’appello era partito da don Luigi Ciotti, presidente nazionale Libera e Gruppo Abele. “Rosso è il colore dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni – aveva evidenziato, in una nota, l’Ufficio di Presidenza di Libera - la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori. Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, per indossare tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini”. Numerose le iniziative realizzate in Capitanata per aderire all’appello di don Ciotti: il Presidio cittadino di Libera Cerignola ha organizzato un momento di condivisione presso la Parrocchia di San Domenico. A San Severo, le associazioni si sono date appuntamento in Piazza Allegato alle ore 19.30 per un flashmob spontaneo, con l’obiettivo di “occupare” pacificamente la piazza con le magliette rosse. La mobilitazione, promossa da Ass. Culturale Makondo, Azione Cattolica Diocesana, Caritas e Baobab ha trovato subito l’adesione di numerose realtà aderenti alla Consulta delle Associazioni - testimonianza del desiderio e dell’impegno di lavorare in rete - come ARCI Donna San Severo “E. Morante”, Ass. Famiglie Crescere Insieme e casa Sankara. Libera Foggia, per l’occasione, ha chiesto ai simpatizzanti di indossare un indumento rosso e scattare fotografie e selfie taggando @liberafoggia su facebook, inserendo gli hasthag una #magliettarossa per #fermarelemorragia di umanità. Il 12 luglio, davanti al Palazzo della Prefettura, molti foggiani si sono incontrati pacificamente per confrontarsi e mostrare il sostegno alla Campagna. Annalisa Graziano 4

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Qui Foggia Tutto pronto per “L’arte per la vita” I temi: “Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta” e “Il Vangelo della vita, gioia per il mondo” Valorizzare le tematiche promosse dai Vescovi italiani, in occasione della “Giornata nazionale per la Vita”, attraverso la promozione dell’Arte figurativa contemporanea e l’individuazione di artisti che si distinguono per talento, lavoro di ricerca e sperimentazione del proprio linguaggio espressivo. Tutto pronto per l’11esima edizione del concorso artistico “L’arte per la vita”, promossa da Centro di Servizio al Volontariato di Foggia, Associazione “Croce Azzurra”, Università Popolare della Terza Età “Madre Teresa di Calcutta”, in collaborazione con il Consorzio Opus, Forum provinciale delle Famiglie, Movimento per la Vita e Modavi provinciale. Per l’edizione 2018 i temi sono due: “Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta” e “Il Vangelo della vita, gioia per il mondo”. Al concorso ciascun artista vi potrà partecipare con una sola opera e le stesse potranno essere realizzate in piena libertà stilistica e tecnica: pittura (olio, acrilico, inchiostro, vinile, acquerello, grafite, matita) e su qualsiasi supporto (tela, carta, le- gno, plastica, ferro); scultura (marmo, pietra, ferro, argilla, gesso); decorazione e opere tridimensionali (su qualsiasi tipo di materiale). La selezione delle opere sarà effettuata da una giuria costituita da 5 componenti, di cui due designati dall’associazione “Croce Azzurra”, uno dei quali ricoprirà il ruolo di Presidente, uno designato dal Liceo Artistico Perugini di Foggia, uno dal CSV, uno da una delle Diocesi della Metropolia. Gli artisti potranno consegnare gli elaborati entro e non oltre sabato 1 dicembre 2018. La giuria procederà, entro il 15 dicembre alla visione e alla selezione delle opere, raccolte per l’occasione in una collettiva. Cinque i premi previsti: il primo di 1.500 euro, il secondo di 750 euro, il terzo di 500 euro, il quarto di 250 euro ed il quinto di 100 euro. La cerimonia d’inaugurazione e la premiazione della Collettiva delle opere partecipanti avverrà a Troia entro il 22 dicembre 2018. Il programma dettagliato della manifestazione sarà pubblicato sui siti www.csvfoggia.it e www.consopus.it e diffuso attraverso i media. Per maggiori informazioni è possibile consultare i suddetti portali web. Damiano Bordasco 5

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Qui Bari - Bat Riparattiva Protocollo d’intesa per la “messa alla prova” tra UIEPE, Tribunali di Foggia e Bari, Ordine degli Avvocati e Misericordia di Puglia “La messa alla prova” è, su richiesta dell’imputato, una sospensione del procedimento penale per reati di minore allarme sociale e l’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità presso istituzioni pubbliche o enti e organizzazioni privati. Stando ai numeri, questa attività sta avendo un rilevante impatto positivo. “L’Istituto della “messa alla prova” evita l’ingresso in carcere e questo ha una incidenza importante sia in termini di costi sociali che personali. Chi sconta la pena in carcere ha una recidiva dell’80%, mentre chi sconta la pena sul territorio, messo in condizione di responsabilizzarsi, ha una recidiva al di sotto del 20%. Basterebbe questo dato per capire quanto bisogna investire in questo strumento”. È quanto ha spiegato Pietro Guastamacchia, direttore dell’UIEPE di Puglia e Basilicata ad una platea affollata in occasione del convegno “Riparattiva”, svoltosi ad Andria ed organizzato dall’UIEPE di Puglia e Basilicata in collaborazione con la Federazione delle Misericordie di Puglia e condivisa con gli Ordini dei giornalisti, degli avvocati, degli assistenti sociali e con il patrocinio del Comune e della Diocesi di Andria. "La messa alla prova" non è solo una questione di numeri legati al contenimento della recidiva, ma rappresenta una reale opportunità di inserimento socio-lavorativo, grazie alla collaborazione con il mondo associazionistico. “Le associazioni di volontariato hanno un ruolo importante - ha sottolineato Gianfranco Gilardi, presidente della Federazione delle Misericordie di Puglia -. L’apporto che possono dare a queste persone, entrate in una strada difficile nel tentativo di uscirne, è quello di insegnare loro anche delle professionalità affinché possano avere una vita migliore”. All’interno della Misericordia di Andria, attualmente, sono 9 le persone in carico mentre dal 2015 si sono già alternati in 25. Ma ancora più importante è l’effetto che può avere sui minori “che sono una parte importante nel ruolo legislativo futuro di questo strumento” ha evidenziato Vincenzo Starita del Dipartimento di Giustizia Minorile di Roma. "Rieducare i minori, renderli consapevoli del danno generato può realmente produrre un cambiamento positivo" ha spiegato Riccardo Greco, presidente del Tribunale dei Minori di Bari. Il protocollo d’intesa, sottoscritto in occasione del convegno da UIEPE, Tribunali di Foggia e Bari, Ordine degli Avvocati e mondo del volontariato con le confraternite della Federazione della Misericordia di Puglia, dunque, sancisce un fruttuoso sodalizio e aggiunge valore all’operato in quanto costituisce "un documento di riferimento per adottare soluzioni uniformi, criteri comuni" ha ribadito durante i lavori il presidente del Tribunale di Trani, Antonio De Luce. M.D.N. 6

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Qui Bari - Bat Disabilità, le parole che non si dicono A Corato un seminario per condividere culture e linguaggi inclusivi “Mi chiamo Filippo”, recita la vignetta. Filippo è una persona, non è la sua disabilità. A poco conta, o è del tutto secondario, che sia disabile. È a questo concetto che dobbiamo tendere per una reale inclusione sociale e lo strumento principe è il linguaggio: è con esso che ci esprimiamo, diamo forma alla realtà e determiniamo le relazioni tra le persone. Disabile: questo è il termine corretto. Usare espressioni come “diversamente abile”, laddove o si è abile o non lo si è, “costretto sulla sedia a rotelle”, “persona speciale” o “eroe”, muovendo al pietismo e alla compassione, “soggetto debole”, “menomato” o “handicappato” è denigratorio. Eppure, dopo tanti anni, ancora esiste il pregiudizio figlio di un linguaggio e di una cultura sbagliati. Mary Tota giornalista La7 e Il Fatto Quotidiano, Raffaella Leone insegnante e scrittrice, Carla Settembre psicologa e psicoterapeuta, Rosa Franco presidente del Csv San Nicola si sono confrontate su questo argomento con i giornalisti, gli insegnanti, gli assistenti sociali e i volontari nel seminario “Disabilità. Le parole che non si dicono” a Corato. L’evento è stato organizzato dal Csv San Nicola con l’associazione Coordinamento Genitori Diversamente Abili di Corato, la testata web CoratoViva, altre cinque associazioni ed è stato patrocinato da FIABA, confermandone la eco anche a livello nazionale. È evidente che nella rappresentazione della disabità i mass media ricoprono un ruolo fondamentale, essendo tra i più importanti agenti di comunicazione, di trasmissione della cultura contemporanea e di socializzazione. Ma come parlano di disabilità i giornalisti e i conduttori televisivi e radiofonici? “Più che le parole che non si dicono - chiarisce Mary Tota - l’attenzione è da porre su quelle che noi giornalisti vogliamo usare, pur sapendo che non sono esatte, chiudendoci in una sorta di autoreferenzialità che non ci fa guardare l’errore”. La giornalista continua: “Dire cieco, disabile, sordo, sordomuto è definire una persona per quello che è. Forse non si sentono minorati o privati o diversamente abili, mentre noi esprimiamo un pregiudizio”. Il sociologo Fabio Ferrucci individua otto modelli di rappresentazione dei disabili da parte dei giornalisti: medico (la disabilità come malattia), patologico-sociale (“poverino” da compiangere e assistere), garantista dei diritti civili (i diritti negati ai disabili), del pluralismo culturale (complessità della società), garantista legale (i diritti tout court), affaristico (tutti i disabili diventano “scrocconi” perché qualcuno ha finto di esserlo), consumistico (si offre un prodotto/servizio al disabile), supermenomato (enfatizzazione per fare notizia). In tutti questi modelli la persona è schiacciata dalla propria condizione. Ma c’è un’altra forma di marginalizzazione ed esclusione: parliamo di disabilità, ma parliamo ai disabili? Quanto l’informazione è realmente fruibile da parte loro? Con il Tg Rai in versione Lis ogni giorno i sordi ricevono un servizio di soli sette minuti, ma il canone lo pagano interamente. Quanto i siti online sono accessibili ai ciechi? Parlare di disabilità e parlare ai disabili: impariamo a farlo davvero. M.D.N. 7

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Qui Bari - Bat SconfinaMenti L’Onda Perfetta porta il mondo della fratellanza tra le strade di Palo del Colle “Per andare oltre le barriere della propria mente sono necessari la conoscenza delle realtà esistenti oltre le nostre mura e l’impegno a fare la propria parte”. È così che Parashqevi Capo, presidente dell’associazione L’Onda Perfetta di Palo del Colle, racconta il Festival dei Popoli “Sconfinamenti”, realizzato in collaborazione con il Centro di servizio al volontariato San Nicola e in partenariato con il Comune di Palo, BitontoTv e altre 18 associazioni locali, oltre le comunità straniere. La tre giorni, tra il 21 e il 23 giugno, è stata una festa della fratellanza possibile, dell’amicizia che non ha bandiere. Insieme le comunità albanese, peruviana, marocchina, mauriziana, indiana sikh, eritrea, brasiliana, ivoriana, afgana, palestinese, senegalese, yemenita, camerunese, nigeriana e italiana hanno ballato sulla musica delle band “Beira-Mar” e “Rhomanife”, hanno gustato le prelibatezze dell’ethnic food, hanno condiviso spettacoli teatrali, musicali, mostre, laboratori, giochi. Quale è stata la forza di questa Festival dei Popoli? La forza di questo Festival sono state le persone, senza distinzione di provenienza o religione. I mi- granti che hanno passato i confini, non solo quelli fisici ma anche quelli mentali. Quelli che hanno già fatto un percorso e si sono inseriti nella vita sociale e culturale e che, facendo tesoro della propria esperienza, si impegnano per i meno fortunati affinché siano conosciuti come persone e non solo attraverso l’etichetta dell’”immigrato”. Quelli che, nonostante il clima teso degli ultimi tempi e le difficoltà vissute, credono ancora nell’umanità e cercano in tutti i modi di donare alla comunità che li ha ospitati ciò che di buono si sono portati dal proprio paese. Tutte le realtà associazionistiche del territorio che hanno fatto rete e ciascuno, coerentemente con la propria specificità, ha contribuito alla programmazione di momenti formativi e di sensibilizzazione della cittadinanza alle tematiche dell’antidiscriminazione. Quanto è differente l’integrazione reale rispetto a quanto restituito dai media?  L’inserimento reale degli immigrati credo che sia ormai un dato di fatto. L’Onda Perfetta collabora con moltissime comunità straniere che sono ben inserite nel nostro territorio. La maggior parte delle persone ha la doppia cittadinanza ed è italiana a tutti gli effetti. Forse i mass media rendono la gente meno tollerante, dando un’immagine sbagliata dell’immigrazione. Soprattutto i social. Ricordo bene quando sono arrivata in Italia nel 2004, ho vissuto l’immigrazione in modo diverso rispetto a chi arriva oggi, spesso rappresentato come un problema. Le difficoltà nell’inserimento socio-lavorativo e socioculturale esistono, ma credo che tutti possiamo fare un passo verso l’altro. A Palo del Colle, durante il Festival, ho sentito una grandissima forza da parte di tutti. Ci sono stati momenti in cui qualcuno ci ha chiamato con nomignoli spiacevoli ma, come dice qualcuno, “I limiti sono fatti per essere superati” e anche se è stata una piccola goccia, credo che abbiamo reso questo mare profondo molto più bello e trasparente. Per questo “SconfinaMenti” continuerà per diventare uno spazio di libertà e di contaminazioni con la mondialità e i colori che da tempo sono presenti nella nostra città. M.D.N. 8

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Qui Brindisi AISLA, da Francavilla una bella storia Il gesto del piccolo bomber Pietro Paciullo Chiedere un euro, per ogni gol portato a segno, può risultare una simpatica richiesta per un bambino di 8 anni, ma quando il gruzzoletto raccolto, lo stesso bambino spontaneamente decide di devolverlo all’Aisla (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) il gesto del francavillese Pietro Paciullo, si colora di bontà, solidarietà, generosità. Qualche giorno fa, durante la finale del torneo regionale “Gioca per vivere”, organizzato da Antonio Arsena e giunto alla 27esima edi- zione, Pietro Paciullo, della scuola d’elite ASD Olimpia Francavilla, ha ricevuto la targa dell’Aisla che ha voluto ringraziare così questo dolcissimo bambino, capocannoniere della solidarietà. “Sono proprio questi gesti - afferma Maria Rosaria Passaro, referente AISLA Brindisi - che raccontano come si possa essere utili anche con poco: il gesto del piccolo Pietro per noi ha un valore inestimabile”. Tiziano Mele Universiabili Villa Castelli contro le barriere L’evento promosso dall’Associazione Eidos 72029 Si è svolta nelle scorse settimane a Villa Castelli, la prima edizione di “UniversiAbili” Passeggiata contro ogni Forma di Barriere organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale Eidos 72029. L’evento, che ha visto la partecipazione di associazioni, istituzioni e cittadini, ha rappresentato l’occasione per vivere un’esperienza empatica di condivisione delle difficoltà che una persona con disabilità vive durante tutta la sua vita. E’ stato, infatti, possibile percorrere le vie cittadine con le sedie a ro- telle fornite gratuitamente dall’Officina Ortopedica Sanitaria “New Medical Trend”, non nuova a questo tipo di iniziative. Inoltre Apmar (Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare) ha messo a disposizione un particolare guanto che simula le difficoltà che le persone con malattie reumatologiche sono costrette ad affrontare durante le regolari attività che compiamo naturalmente durante il corso della nostra giornata come sbucciare una mela, svitare una caffettiera o apporre la propria firma. T.M. 9

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Qui Brindisi CSV Poiesis, ecco il Bilancio Sociale 2017 “Al centro per tutti”, l’idea della presidente Isabella Lettori È online sul sito del CSV Poiesis (www. csvbrindisi.it) il Bilancio Sociale 2017, una pubblicazione di 68 pagine, che quest’anno ha un occhio particolare per la “Riforma del Terzo Settore”. Un argomento tanto importante per il sistema dei Centri di Servizio per il Volontariato e per il ruolo che svolgeranno nel nuovo quadro normativo e sociale, che vedrà i CSV “a porte aperte ed al centro per tutti” e che diventeranno sempre più “agenzie di sviluppo locale del volontariato”, come ha affermato Stefano Tabò, Presidente di CSVnet, durante la conferenza nazionale che si è svolta a Roma nei giorni 29 e 30 settembre scorsi. La pubblicazione – giunta al suo settimo anno – presenta il mondo dei Centri Servizio al Volontariato, sia a livello nazionale che regionale, passando poi all’analisi dettagliata dei dati relativi alla provincia di Brindisi. Le attività delle varie aree sono presentate attraverso schede riassuntive e numeri e completate da grafici che ne facilitano la lettura. “Il bilancio sociale - afferma il Direttore Gianluca Carbonara - rappresenta uno strumento fondamentale per implementare forme di monitoraggio sociale, permettendo sia la verifica della coerenza istituzionale che la predisposizione di un adeguato modello di supporto alla governance stessa del CSV. Per continuare a migliorare vi invitiamo a leggerlo e inviare suggerimenti e riflessioni”. Nel suo intervento la presidente Isabella Lettori ha precisato che “Noi vogliamo essere al “Centro per tutti” per continuare a lavorare nelle nostre comunità e i CSV possono essere paragonati a dei fari, dei punti di riferimento stabili, che aiutano gli Enti del Terzo Settore a navigare correttamente ed a trovare un porto sicuro dove assumere informazioni ed assistenza di fronte agli ostacoli ed alle difficoltà che gli stessi incontrano durante lo svolgimento del loro operato”. Alla presidente poi è piaciuta anche la similitudine citata dal dott. Riccardo Guidi (Ricercatore dell’Università di Pisa) nel suo intervento alla predetta conferenza nazionale di CSVnet, il quale ha affermato che “I CSV devono essere il pivot del volontariato di domani, il pivot del cambiamento nelle nostre comunità”, in quanto hanno svolto e devono continuare a svolgere un ruolo d’attacco, coinvolgendo nel volontariato le persone inattive. L’Assemblea Soci del CSV Poiesis, nella riunione del 15 dicembre 2017, ha deliberato la costituzione di un tavolo di lavoro composto dai membri del Direttivo, dai componenti del Comitato Scientifico e dai Soci (che hanno presentato richiesta alla pre- sidenza). È stato così avviato un percorso di approfondimento e confronto, per valutare le varie ipotesi di riorganizzazione dei CSV pugliesi e trovare soluzioni che non si limitino solo al numero dei CSV in Puglia, per considerare la possibilità di differenziare ed am- pliare i servizi, tenendo sempre conto dei bisogni e delle peculiarità dei territori per una sempre più efficace promozione del volontariato e salvaguardando anche il grande patrimonio di risorse umane che si è consolidato nel corso degli anni. T.M. 10

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Qui Taranto Che volontariato vogliamo? Un laboratorio di confronto e condivisione da cui emerge forte il bisogno del volontariato di conoscere e fare rete Seduti ai tavolini, come in un cafè, i volontari di numerose organizzazioni di Taranto e provincia, si sono confrontati lo scorso 3 luglio utilizzando una metodologia di lavoro dinamica - il world cafè appunto - guidato dai facilitatori di  Comunitazione, una realtà cegliese che promuove la partecipazione dal basso, la progettazione condivisa, e l’innovazione nelle dinamiche sociali. Ma qual era il cuore del confronto? Il cambiamento, quello che la legge n. 106 del 6 giugno 2016 impone al volontariato e al Terzo settore più in generale e che incrocia una stagione di profondo cambiamento anche per il nostro Paese nel suo complesso, che si trova a fronteggiare le conseguenze di una lunga fase di difficoltà economica e sociale, e più specificamente per la Puglia e il nostro territorio locale. Piero D’Argento nella sua relazione introduttiva ne cita solo alcuni: la povertà, che nella nostra regione cresce più che altrove (incremento pari al 7,5%, il più alto in Italia secondo il rapporto annuale su condizioni di vita e reddito dell’ISTAT); la diffusione della criminalità organizzata e le infiltrazioni mafiose negli Enti locali; le continue minacce alla salute pubblica esercitate dal permanere di modelli di sviluppo non sostenibili. Il volontariato può dare un importante contributo per risolvere questi ed altri problemi complessi che affliggono il nostro territorio, ma per farlo deve attrezzarsi al meglio contando anche sul supporto del C.S.V. Il dialogo attivato su queste questioni in maniera informale, cambiando a più riprese compagni di tavolo, ha permesso ai presenti di esprimere il loro punto di vista e di ascoltare quello altrui sviluppando in poco tempo – attraverso un processo di cosiddetta "impollinazione incrociata" - un sentire comune – l’invito iniziale d’altronde era quello di muoversi come "un corpo unico!" Ma allora qual è questo sentire comune del volontariato di terra jonica? Poggia essenzialmente su due pilastri: la conoscenza e la rete. È fondamentale conoscere i bisogni del territorio per essere in grado di formulare una risposta adeguata – scontato forse ma non facile in un’epoca in cui l’informazione, quella di qualità, spesso non è facilmente accessibile; una strada che si potrebbe percorrere per raggiungere questo obiettivo passa anche attraverso la valorizzazione dei saperi delle singole organizzazioni e la loro sistematizzazione in un patrimonio comune a disposizione di tutti. E poi la rete, quell’insieme di relazioni virtuose che possono nascere – anche da esperienze come il laboratorio promosso dal Centro Servizi - all’interno di una comunità e che ne costituiscono il lievito. Per favorirla anche la condivisione di spazi, come una casa, dove le occasioni di incontro e di dialogo si moltiplichino. Non a caso questo rappresenta da tempo il “sogno nel cassetto” del C.S.V. di Taranto e chissà che i tempi non siano maturi per realizzarlo, tutti insieme. Camilla Lazzoni 11

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Qui Taranto Insieme per costruire comunità! Il volontariato tra le mura del Castello Episcopio a Grottaglie per una nuova edizione di Castelli Sociali Per una serata, lo scorso 5 luglio, il Castello Episcopio di Grottaglie è stato occupato gioiosamente dalla comunità e da una ventina di associazioni di volontariato e altri enti del terzo settore che, tutti insieme, hanno trasformato l’antico edificio medievale in un castello sociale! È la formula vincente di “Castelli Sociali”, il momento partecipativo organizzato dal Centro Servizi Volontariato di Taranto a partire dall’estate del 2017 che ha portato il volontariato all’interno di alcuni degli splendidi castelli presenti sul territorio provinciale – il De Falconibus di Pulsano e il Muscettola di Leporano – per far crescere sul territorio la cultura della solidarietà e quella del fare rete. Insieme per costruire comunità! Con questo obiettivo, che ha rappresentato il claim di questa nuova edizione di Castelli Sociali, promossa dal Centro con il patrocinio del Comune di Grottaglie, il terzo settore si è raccontato nella suggestiva cornice del Castello Episcopio. Già dalle prime ore del pomeriggio il primo momento di incontro: il seminario “La Riforma del Terzo settore: le principali novità del Codice del Terzo Settore”, con la relazione di Piero D’Argento, esperto della materia che da anni affianca il Centro Servizi di Taranto nel suo compito di formare i volontari e di far in loro crescere la consapevolezza dell’importante ruolo che svolgono all’interno della comunità. Poi l’inaugurazione con i brevi interventi del Presidente del CSV della provincia di Taranto, Francesco Riondino, e dell’Assessora Comunale alle Politiche Sociali della Città delle Ceramiche, Marianna Annicchiarico. "Ritorniamo in un castello del nostro territorio – ha detto Francesco Riondino – per dare, alle organizzazioni del volontariato e del terzo settore locale, da un lato la possibilità di raccontare alla comunità il loro impegno, da un altro, e direi soprattutto, l’opportunità di incontrarsi tra loro e conoscersi meglio, il presupposto fondamentale per fare rete e crescere insieme". "Oggi qui nel Castello Episcopio – ha poi detto l’Assessora Annicchiarico – abbiamo la conferma della presenza a Grottaglie di un tessuto associativo particolarmente vivo, partecipe e stimolante, che, grazie al supporto del CSV Taranto ha avuto l’opportunità di vivere questa bella esperienza di condivisione". L’attenzione dei presenti è stata poi catturata dal piccolo tornio posto al centro della corte del castello ove il giovane maestro Francesco Carriero modellava l’impasto d’argilla per trasformarlo in un vaso, carico di significato simbolico. Dopo il momento inaugurale, un susseguirsi sino a tarda sera di racconti, di attività proposte dalle associazioni presenti, di incontri: tanti i temi trattati – dal benessere della persona alla valorizzazione del patrimonio culturale e delle tradizioni locali, dall’attenzione all’ambiente all’inclusione sociale e a molto altro – e gli stimoli che potranno alimentare futuri percorsi di collaborazione tra gli attori del territorio con il protagonismo del volontariato locale. Marco Amatimaggio 12

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Qui Lecce In my eyes Mappe tattili e guide in braille. Cultura, accessibilità e inclusione nel Castello di Gallipoli, primo in Puglia Cultura, accessibilità, inclusione sono le tre parole chiave del percorso di valorizzazione del Castello di Gallipoli. La realizzazione (primo Castello in Puglia) di un’audioguida in italiano e inglese dedicata al Castello e alla mostra #Selfati, ospitata quest’estate, è stato il primo passo verso un percorso di visita inclusivo. Grazie al progetto “In my eyes” l’antico maniero si è inoltre dotato di mappe tattili e guide in braille. L’Istituto Tecnico Amerigo Vespucci del comune jonico, in rete con Orione e l’associazione di promozione sociale Poiesis, che si impegna per l’accessibilità della cultura e l’integrazione sociale, ha avviato un percorso di alternanza scuola lavoro per sensibilizzare gli studenti e il territorio sulle tematiche connesse all’inclusione culturale, attraverso il superamento delle barriere architettoniche e sociali. Gli studenti e le studentesse dell’indirizzo economico settore turismo dell’istituto, guidati da Davide Dongiovanni, esperto di braille e attivista per i diritti dei non vedenti, dopo lezioni teoriche e pratiche, hanno realizzato infatti una mappa tattile dell’antico maniero e una guida in braille. L’obiettivo del progetto è quello di creare nuovi servizi culturali accessibili a tutti, ponendo particolare attenzione - in questa prima fase - alla disabilità visiva. L’idea nasce dalla constatazione di un vuoto presente sul territorio, che, nonostante la sua vocazione turistica ormai consolidata, presenta fortissime carenze sia in termini di accessibilità fisica che culturale: quasi sempre monumenti, musei, opere d’arte, ma anche strutture ricettive, balneari e ristoranti, non sono in grado di consentire una fruizione “universale” dei propri servizi. “In my Eyes: guida al castello” ha vinto anche il premio “Storie di Alternanza” promosso dalla Camera di commercio di Lecce. “In poco più di 3 anni abbiamo ospitato oltre 160mila visitatori, e giorno dopo giorno, cerchiamo di arricchire questo antico maniero di strumenti utili all’accessibilità e all’inclusione, in attesa di poter abbattere le barriere architettoniche, progetto già presentato ma purtroppo non ancora finanziato”, sottolinea Luigi Orione Amato. “Crediamo fortemente nella funzione sociale dell’arte e nelle azioni che favoriscono la diffusione e l’avvicinamento del vasto pubblico i linguaggi dell’arte contemporanea, alle sue forme di espressione e alla cultura in generale. I visitatori ormai non vogliono più consumare silenziosamente l’arte ma desiderano piuttosto esserne parte. Ed è per questo che quest’anno abbiamo pensato a #Selfati, la prima mostra italiana dedicata interamente al selfie, nella quale il visitatore è coinvolto sin da subito, fruendo le opere d’arte attraverso linguaggi più pop e meno accademici; il selfie, in questa mostra, diventa il nostro mezzo per avvicinare l’arte alla vita quotidiana, attraverso la dimensione della rappresentazione e della condivisione dell’immagine”. Aperta sino all’11 novembre, la mostra culmina nell’imponente sala ennagonale in cui è esposta la Venere degli Stracci di Michelangelo Pistoletto, simbolo dell’Arte Povera e icona della cultura di consumo contemporanea e, per la prima volta, si possono ammirare i “SelfieAdArte” della giornalista e art influencer Clelia Patella. M.M.B. 13

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Qui Lecce Medici per l’Ambiente sul decreto Xylella Pericoloso per la salute l'obbligo dei pesticidi Uno tsunami ha travolto di critiche il decreto Martina sull’uso obbligatorio di pesticidi per combattere la popolazione delle sputacchine, veicolo della xylella fastidiosa presente, secondo i dati scientifici pubblicati da ricercatori di Bari, in meno del 2% dei campioni analizzati. Lunedì 9 Luglio, presso l’Hilton di Lecce, l’Isde, l’associazione dei medici per l’ambiente, ha organizzato il convegno “Xylella, pesticidi, rischi sanitari”. Il simposio è frutto della collaborazione tra l’Isde, il mondo della cittadinanza attiva, riunito nel Csv Salento e il mondo accademico. Il professor Di Ciaula, dirigente medico e presidente di Isde Puglia ha ribadito che il provvedimento impone per legge l’utilizzo a tappeto di pesticidi di riconosciuta dannosità per ambiente e salute umana, in modo ingiustificato.Le scarsissime evidenze a disposizione evidenziano che la possibilità di questi pesticidi, in particolare neonicotinoidi e piretroidi, di fermare la diffusione di xylella sono assai remote. Le uniche certezze sono l’accumulo di sostanze tossiche nel suolo, nelle falde acquifere e negli alimenti in aggiunta al rischio sanitario a carico delle popolazioni esposte. Tra i relatori, l’oncoematologa Patrizia Gentilini, mette in fila alcune delle tante ricerche scientifiche sulla pericolosità dei fitofarmaci: “Sono più di 15 anni che ripetiamo le stesse cose, ma nessuno ci ascolta. Cresce la burocrazia e le normative, che spesso si contraddicono l’un l’altra, si pensi ad esempio ai prodotti di sintesi ammessi in un Paese e vietati in un altro, o al fatto che i limiti vengono stabiliti per singolo pesticida e non tengono conto del cocktail, del multi residuo contenuto nel 30% della frutta. Nel frattempo per quel che riguarda i pesticidi non si fa e non si sa nulla rispetto alle più di 80.000 sostanze diverse che abbiamo immesso nell’ambiente. Più di 3000 sono gli interferenti endocrini che persistono e si trasmettono alle future generazioni”. Ma la vicenda xylella ha investito altri campi del sapere, non solo quello scientifico. Sono molte le implicazioni giuridiche e i diritti anche costituzionali lesi dal Decre- to Martina. Due i costituzionalisti dell’Università del Salento, il prof. Michele Carducci e il prof. Nicola Grasso intervenuti durante il Convegno a rimarcare con forza questa incomprensibile e incostituzionale condotta sia del Ministero che della Regione Puglia. A chiusura del convegno si sono levate le voci di coloro che si battono sul campo a suon di informazione divergente ed esempi virtuosi di agricoltura alternativa come la giornalista Tiziana Colluto, presidente dell’associazione Tullio e Gina-Casa delle agricolture e il sociologo e giornalista Luigi Russo, che ha riannodato quel filo rosso che collega fatti, fobie e rappresentazioni della realtà in cui tutto sembra andare in una direzione: la volontà di soppiantare le varietà autoctone degli ulivi salentini con il superintensivo ad alto impatto idrico, una prospettiva impossibile per un Salento che ha sete e sta già pagando i conti del cambiamento climatico, per il 24% causato dall’agricoltura industriale. Pina Melcarne 14

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Qui Lecce Dalla criminalità a Casa di Comunità A Lecce il progetto di Social Housing della Cooperativa La solidarietà La Cooperativa Sociale La Solidarietà a valere sul “Bando Housing sociale 2018” di Fondazione con il Sud, presenterà il progetto “Case di comunità – reti di habitat per l’accoglienza, la socialità e il lavoro” al quale ha aderito il Comune di Lecce. Il progetto, se finanziato, prevede il recupero di un immobile confiscato alla criminalità organizzata in via Delle Acacie, inserito tra i beni indisponibili del Comune a seguito di Decreto di trasferimento dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) e destinato a “scopi sociali”. L’immobile sarà destinato ad ospi- tare per periodi limitati – da una settimana a un anno, rinnovabile – al massimo 4 persone o piccoli nuclei familiari in situazione di fragilità o vulnerabilità socio-economica, giovani in situazioni di precarietà lavorativa o giovani coppie in difficoltà socio economica momentanea; persone in carico ai servizi territoriali per percorsi di sostegno e riabilitativi. L’accesso al cohousing sarà disciplinato da un contratto di utenza che prevede un canone convenzionato per un periodo da 1 settimana ad 1 anno rinnovabile; in mancanza di indipendenza economica del beneficiario, il canone può rientrare a carico del progetto personalizzato individuale. Sono partner di progetto, oltre la il soggetto Capofila “Cooperativa Sociale La Solidarietà”, il Consorzio “Sale della Terra”, la cooperativa sociale “Il Melograno”, Energy Evolution, Studio professionale Giangregorio architetti, “Speranza” società cooperativa sociale onlus. In caso di esito di finanziamento della proposta progettuale, soggetto responsabile di seguire le attività di progetto in qualità di comodatario dell’immobile di proprietà comunale, sarebbe la “Speranza” società cooperativa sociale onlus, partner di progetto. M.M.B. xCorsi, la startup per “formarsi” Presto online la startup di due studenti 14enni salentini I due giovanissimi startupper salentini hanno lavorato durante il loro primo anno presso la scuola superiore ma è in quest’ultimo mese, a scuola terminata, che ci hanno dato dentro e oggi la loro startup “xCorsi” è on line ed è pronta ad accogliere tutta l’offerta di corsi proposti dai Centri formativi del territorio. Il loro compito è ora quello di contattare i Centri di formazione e chiedere loro le specifiche informazioni legate ad ogni singolo corso offerto (durata, caratteristiche, prezzo, etc.). Ben sapendo che settembre è il mese per antonomasia in cui l’utenza è più alla ricerca di ogni genere corso di formazione o di specializzazione, i giovanissimi ideatori del servizio si stanno impegnando affinché il portale sia pienamente operativo per fine agosto. Il loro compito è ora quello di contattare i Centri di formazione e chiedere loro le specifiche informazioni legate ad ogni singolo corso offerto (durata, caratteristiche, prezzo, etc.). Ben sapendo che settembre è il mese per antonomasia in cui l’utenza è più alla ricerca di ogni genere corso di formazione o di specializzazione, i giovanissimi ideatori del servizio si stanno impegnando affinché il portale sia pienamente operativo per fine agosto. M.M.B. 15

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