Cronache di Cammini n° 14 - ottobre 2018

 

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Storie e percorsi nel camminare- Le chiese del cammino

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Cronache di Cammini n 14 Cronache di Cammini percorsi, soste, storie nel camminare Pubblicazione semestrale del Dott. Luciano Mazzucco Direttore Responsabile Dott. Niccolò Mazzucco - Numero 14 – ottobre 2018 - Le chiese del cammino Mete e incontri sui cammini, con le piccole croci e i tabernacoli, sono le abbazie e i monasteri che rappresentano il culto, la fede e l’accoglienza. Testimonianze del cammino dei pellegrini nella storia, continuano oggi a segnare le tappe di lunghi itinerari. Se nei secoli passati si sostava nel porticato antistante le chiese o a ridosso delle mura della città, oggi si trovano strutture più adeguate ma la chiesa rimane il luogo di rifermento nel quale riconoscere la propria fede o anche quella di coloro che le hanno costruite e conservate. Chiese dedicate ai santi del luogo, edificate in seguito a miracoli ed eventi straordinari raccontano storie negli affreschi, nei dipinti, nelle sculture, nell’architettura, patrimoni artistici con espressioni universali. La chiesa di Eunate sul Cammino di Santiago (Navarra) 1

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Cronache di Cammini n 14 I Templari custodi del Cammino di Niccolò MazzuccoNiccolò Mazzucco Impegnati già con lo svolgimento della prima Crociata (1099) ma istituiti nel 1128, i Cavalieri Templari rappresentarono l’ordine religioso e militare di eccellenza per proteggere e dare un passaggio sicuro ai pellegrini che da tutta Europa si recavano nei luoghi santi della cristianità medievale: Gerusalemme soprattutto, ma anche Santiago e Roma. “Votati al Tempio del Signore, poveri cavalieri di Cristo” questi monaci guerrieri rinunciarono al mondo, si spogliarono dei beni personali e si dedicarono alla ricerca della purità; conducevano una vita comunitaria, si vestivano in modo dimesso, e usavano le armi solo per proteggere le strade e le terre dagli attacchi dei predatori pagani. L’ordine fu ufficializzato con il concilio di Troyes assumendo una regola monastica ispirata dal monaco francese cistercense Bernardo da Chiaravalle che nel suo ”Elogio della nuova cavalleria” descrisse La chiesa del Santo Sepolcro a Torres del Rio Un altro scorcio della Chiesa di Nostra Signora di Eunate i Templari come i veri guerrieri di Cristo. Ma i Templari non si occuparono solo di tutela militare delle strade di pellegrinaggio e dei luoghi santi, ma si dedicarono anche ad attività agricole e di allevamento (ad es. cavalli da trasporto e da combattimento), creando un grande sistema produttivo, e ad attività finanziarie gestendo i beni dei pellegrini ed arrivando a costituire il più avanzato ed efficace sistema bancario dell’epoca. Imponente fu la struttura territoriale che fu organizzata e che interessò non solo l’Oriente ma tutta l’Europa, finalizzata a sostenere i vettovagliamenti e le milizie, i costi delle armi, delle cavalcature, delle navi e degli edifici. Nel tempo il potere e la ricchezza aumentarono in modo considerevole, attirandosi l’ostilità e l’opposizione del Re di Francia, Filippo il Bello, che dal 1307 riuscì ad ordire un processo con pretestuose 2

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La volta della chiesa del Santo Sepolcro ed infamanti accuse nei loro confronti, e ad ottenere la sospensione dell’Ordine da parte del Papa Clemente V (1307), distruggendo in pratica l’Ordine cavalleresco ed incamerandone l’immenso tesoro. I Templari, nel loro periodo di maggior fulgore, si dedicarono a costruzioni militari soprattutto in Terrasanta, edificando castelli e fortezze ma anche in Europa dove grande sviluppo ebbe l’edilizia religiosa. L’edilizia militare fu molto particolare ed imponente, con evidenti caratteristiche di solidità e funzionalità (particolare la reintroduzione delle torri a sezione circolare). L’architettura religiosa templare è stata molto rappresentata; chiostri, chiese e cappelle furono costruite seguendo le forme stilistiche del tempo e del luogo. Molte di Cronache di Cammini n 14 queste costruzioni ripresero la forma ottagonale, ispirandosi al simbolismo del numero otto, che ricorda “l’ottavo giorno”, giorno della Resurrezione di Cristo, e anche la pianta ottagonale della Cupola della Roccia, che i Templari videro sulla spianata del Tempio a Gerusalemme. Fra queste realizzazioni religiose citiamo la chiesa di Eunate e la cappella di Athlit in Spagna, la cappella Templare di Metz, la cappella Templare di Laon, la Round Church del Tempio di Londra, San Michele di Fulda in Germania, la chiesa di San Jacopo a San Gimignano. Fra queste ci piace ricordare, per averle visitate direttamente con molta emozione, la chiesa di Eunate, poco distante da Puente de la Reina in Navarra sul cammino aragonese, dedicata a Santa Maria, in stile romanico costruita nel 1170 con un portico esterno costituito da 33 archi con capitelli decorati (che sorreggevano il porticato in legno per l’alloggio dei viandanti); l’apparente sobrietà nasconde un ambiente misterioso e suggestivo tanto da renderla uno dei templi più significativi di tutto il Cammino per Santiago. La chiesa del Santo Sepolcro a Torres del Rio, anch’essa in Navarra sul Cammino francese, è stata eretta nel 1200; di questa è particolare la cupola rialzata con nervature intrecciate all’interno e la volta stellata di chiara influenza araba. Cronache di Cammini Pubblicazione culturale di percorsi, soste, storie nel camminare. Diffusione semestrale a stampa. Anno 8° - Numero 14 - ottobre 2018 --------------------Direttore Responsabile: Niccolò Mazzucco Redazione: Luciano Mazzucco. Correzione bozze: Paolo Lippi. Direzione, Redazione: Via V. da Filicaia 22 - 50135 Firenze Tel. e fax 055-679925. Cell. 338-6783084 E-mail: icammini@gmail.com Sito web. http://www.cronachedicammini.com Registrazione Tribunale di Firenze n° 4157 del 3.8.2011 Stampa: Officine Grafiche Elettra. Via B. Dei, 70 — 50127 Firenze Tel 055-473.809 Proprietario/Editore: Dott. Luciano Mazzucco. Codice Fiscale: MZZLCN53D10D612O Partita Iva: 03843620489 — e-mail: lucimak@tin.it Sito web: http://www.ortopediamazzucco.com Conto corrente postale n° 001021055460 IBAN: IT13 E076 0102 8000 0102 1055 460 intestato a: Dott. Luciano Mazzucco. Specialista in Ortopedia e Traumatologia Via V. da Filicaia, 22- 50135 Firenze. Tel/fax 055-679925 Studi: Via della Rondinella, 66/1 — 50135 Firenze Tel 055-6540048/055-601718 Via G. Campani 18 — 50127 Firenze. Tel 328-0980984 Via Chiantigiana 26 — 50126 Firenze. Tel 055-69369 Piazza del Popolo, 44— 50026 San Casciano VP. Tel 055821318 FONTI DELLE FOTO E DELLE IMMAGINI ————————Foto di Luciano Mazzucco: da pag. 1 a pag. 4 e a pag. 7. Foto di Guido Mori: pag. 4. Foto di Enrico Marchi: pag. 6-7. Foto pag. 10 ripresa da https://downtobaker.com. Foto pag. 11 ripresa da https://it.wikipedia.org/wiki/Viandante sul mare_di_nebbia. Foto pag. 12 riprese da https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica di Santo_Stefano_(Bologna). Immagini di pag. 4 e 9 realizzate su grafica 3D Garmin Trek Italia Pro. 3

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La Val d’Orcia Cronache di Cammini n 14 di Luciano Mazzucco Poche parole occorrono per parlare della Val d’Orcia e del suo impatto am- bientale nella Toscana meridionale; le immagini si esprimono da sole e fanno capire il perché questa valle sia stata ri- conosciuta dall’Unesco patrimonio dell’ Umanità. Definita “luogo dove è nata la cultura del paesaggio”, è diventata un simbolo della paesaggio toscano ed in ge- nere dell’Italia tutta. Dal punto di vista geografico la valle è delimitata a sud est dal Monte Amiata, dal Monte Cetona e dal sistema collinare che unendo San Casciano dei Bagni a Ra- dicofani, fa da spartiacque con l’adiacen- te Val di Paglia (tributaria invece del Te- vere). Il fiume omonimo è costituito da alveo ampio e greto ghiaioso, lungo circa 57 km e prende origine da vari torrenti che scendono dal Monte Amiata (Formone, Ente e altri) e dal Monte Ceto- na diventando poi tributario del fiume Ombrone che si getta nel Tirreno nei pressi di Grosseto. Prima di questa con- Veduta della Val d’Orcia da Bagno Vignoni Alto fluenza l’Orcia riceve il fiume Asso, che raccoglie le acque della zona delle crete Nel pliocene (circa 4 milioni di anni senesi (Trequanda e San Giovanni d’As- fa) questa valle, come buona parte della so). Toscana e dell’Italia non appenninica, Il bacino idrografico del fiume Orcia e del fiume Ombrone 4

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Conchiglia fossile a Fonte Vetriana era ricoperta dalle acque e sicuramente questo ha comportato un lento e continuo livellamento e levigazione del fondale, che, una volta emerso, ha presentato colline dolcemente ondulate, che si innalzano più o meno tutte alla stessa altimetria. Una modesta conferma l’abbiamo trovata anche noi camminando sui sentieri della Val d’Orcia, raccogliendo alcune conchiglie fossili, quasi in superficie. Il paesaggio è caratterizzato dai cipressi, in sinuose file o in boschetti, da Cronache di Cammini n 14 cascine e casali, torri e chiesette che ondeggiano su campi coltivati. Il tocco dei papaveri rossi e dei tondi covoni di fieno fanno il resto. Su tutto domina la maestosità del Monte Amiata. Di notevole pregio sono i paesi ed i borghi medievali che ne delimitano l’area paesaggistica e culturale: Montalcino, San Quirico d’Orcia, Pienza, Monticchiello, La Foce, Sarteano, San Casciano dei Bagni, Radicofani, Bagni San Filippo, Castiglione d’Orcia, Bagno Vignoni. Tutte località che, salendo ad oltre 500 metri di altezza sulla Rocca di Tentennano a Castiglione d’Orcia, si riesce perfettamente ad individuare, coprendo con lo sguardo a 360°, tutta la valle ed apprezzare la bellezza del suo panorama. Inutile sottolineare infine l’ospitalità, il buon cibo e l’ottimo vino. Storicamente la Val d’Orcia ha rappresentato la principale via di comunicazione fra la Toscana meridionale ed il Lazio, con la secolare via Francigena, che non poco ha contribuito allo sviluppo culturale ed economico di questa valle. Caratteristico boschetto di cipressi fra Torrenieri e San Quirico d’Orcia (foto di Guido Mori) 5

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Impronte sui sentieri Cronache di Cammini n 14 di Enrico Marchi Quando camminiamo lungo un sentiero o ci inoltriamo in un bosco, spesso non ci rendiamo conto che un intero mondo nascosto ruota intorno a noi e che siamo ospiti, spesso non graditi, dei veri proprietari del bosco; gli animali, elusivi o nascosti durante il giorno, si attivano nella notte e nelle prime ore del giorno e immancabilmente con il loro passaggio e la loro attività lasciano qualcosa che pos- Orma di canide, forse un lupo - Monte Gennaro escrementi, le borre (rigurgiti di cibo non ingerito). Le tracce dei pasti, pigne rosicchiate, nocciole spaccate, sono ulteriori elementi utili per procedere all'identificazione della fauna selvatica. Per riconoscere un animale, sia esso un mammifero, un rettile, un uccello o un insetto, può essere utile unire tutti que- Orme di capriolo siamo recepire. E’ sufficiente infatti osservare il terreno fangoso vicino al percorso, il terreno smosso vicino ai sentieri, la corteccia segnata, i buchi scavati negli alberi, la nocciola con un piccolo forellino per capire che lì, in quel bosco, in quel territorio non siamo soli. E da questi piccoli segni, da quelle tracce, tipiche di ogni soggetto, possiamo individuare chi vive nel territorio. Tutti gli animali selvatici lasciano tracce della loro presenza; queste tracce possono essere le impronte lasciate sul terreno dalle zampe, piume, gli Orma di cinghiale - Monte Morello sti segni e saperli leggere. La curiosità e lo spirito di osservazione ci devono sempre accompagnare durante il cam- 6

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Cronache di Cammini n 14 Orme di istrice - San Casciano dei Bagni rentemente invisibile ma che, in realtà, invisibile non è. Gli animali più fre- quentemente individuati sono lupi, cani randagi, cinghiali, volpi, tassi, lepri, scoiattoli, daini, caprioli e cervi. Talvol- Terreno smosso dai cinghiali ta, se si è fortunati, alcuni animali si fanno vedere, resi più addomesticabili mino alla scoperta di un universo appa- dalla mancanza di cibo. Il Monastero di San Juan de Ortega (1142) - Cammino di Santiago Deve il nome a San Juan, contemporaneo di Santo Domingo, che nel XI secolo, di ritorno da un fortunoso pellegrinaggio a Gerusalemme, si dedicò all’accoglienza dei pellegrini, costruendo un primo nucleo della chiesa. Agli equinozi di primavera e autunno avviene il “miracolo della luce” per cui la luce crepuscolare del sole, tramite una apertura, entra nella chiesa avvolta alle tenebre ed illumina le scene dell’Annunciazione e della nascita di Cristo, scolpite sui capitelli. 7

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Cronache di Cammini n 14 La Via della lana e della seta di Luciano Mazzucco E’ stato riscoperto recentemente, pur riportandosi ad un percorso antico, il cammino che porta da Bologna a Prato e viceversa. Vito Paticchia, già autore di libri di cammini sulla Linea Gotica, ha curato recentemente la stesura di una Guida completa, con annessa cartografia al 25.000, per le Edizioni Fusta di Saluzzo. Così scrive l’Autore nella prefazione della Guida: Il Cammino Via della lana e della seta... ha individuato nella produzione di quei filati e di quei tessuti un primo legame storico tra le due città, rafforzato dalla presenza di due infrastrutture idrauliche, coeve e per molti aspetti simili, la Chiusa del Reno e il Cavalciotto sul Bisenzio, che a partire dal XII secolo captavano le acque dei rispettivi fiumi, le trasportavano in città lungo il canale del Reno e il Gorone per essere distribuite in modo capillare e utilizzate come forza motrice per opifici, gualchiere e telai. E infatti Bologna a partire dal 1230 si era dedicata con successo alla produzione della seta, con una metodica che possiamo definire proto-industriale, con il mulino da seta, mosso da una ruota idraulica, in un processo completamente meccanizzato in cui gli operai si limitavano ad alimentare le macchine con la seta grezza e a riparare il filato annodando i fili che si rompevano. Alla fine del Seicento si contavano a Bologna 119 mulini mossi da oltre trecento ruote idrauliche azionate dalle acque di numerosi canali interni, grazie anche alla favorevole pendenza. Successivamente la forte concorrenza dell’alta Italia contribuì al lento declino di questo primato che si concluse agli inizi dell’ Ottocento. Ma Prato non fu da meno e anch’essa dal XIII secolo seppe abilmente sfruttare la forza delle acque del fiume Bisenzio, che, con lo sbarramento del Cavalciotto di Santa Lucia e tramite la fitta rete dei canali delle gore permise la distribuzione capillare delle acque ad un diffuso sistema di mulini dedicati alla lavorazione della lana. I lanaioli pratesi così si specializzarono nell’arte di Calimala (termine probabilmente derivato dal greco kallos mallos=bella lana) tingendo e ritingendo i panni e rendendoli più morbidi e soffici. Per questi motivi le due città hanno dato nel tempo vita a vie di collegamento fra i versanti dell’Appennino, utilizzate sia come vie di transumanza sia percorse da “eserciti, mercanti, funzionari, ecclesiastici, viandanti e pellegrini”. Oggi il cammino è interamente fruibile in modo sicuro e si snoda per circa 130 km da coprire preferibilmente in 6 giorni. Ci si può fermare per la notte nei punti di accoglienza a Vaiano, Vernio, Castiglion de’ Pepoli, Grizzana, 8

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Cronache di Cammini n 14 Sasso Marconi e Bologna. La parte più impegnativa, sia a salire o a scendere, è quella pratese per la particolare pendenza; complessivamente tutto il percorso prevede il superamento di oltre 5000 metri da una altitudine minima di 51 m ad una massima di 995 m s.l.m. Il Cai ha curato la segnaletica, permettendo di affrontare in sicurezza l’intero tracciato. Il percorso si svolge soprattutto su sentieri, mulattiere e strade sterrate e permette di scoprire borghi medievali ai più sconosciuti, paesaggi suggestivi, pievi romaniche, badie e santuari, torri di avvistamento, palazzi feudali e signorili. Anche i tristi luoghi degli eccidi dell’ultima guerra fanno parte di questo cammino, riportandoli alla nostra memoria. Particolari le caratteristiche enogastronomiche dei territori attraversati, secondo le tradizioni della cucina montanara, come i tortellini ed i tortelli di patate, il cinghiale e i particolari zuccherini mon- tanari. Quindi in origine una via commer- ciale, ma anche via di pellegrinaggio, come attesta la presenza di chiese e ospitali per viandanti mossi da scopi devozionali. Non una vera via di collegamento univoca, sicura ed affidabile; spesso invece si trattava di un frammentarsi di percorsi, un fascio di vie che si modificava in base alle condizioni del terreno, o per evitare i luoghi dove vi erano imposizioni di dazi e gabelle o i pericoli delle contese fra i signorotti locali o l’incursioni dei briganti. Quindi questa Via della lana e della seta si presenta anche come alternativa all’altro cammino transappenninico, la Via degli Dei, anch’esso recentemente recuperato e che da Bologna tramite il Passo della Futa porta a Fiesole, ricalcando l’antico percorso militare romano Via Flaminia minor. Il tracciato della Via della lana e della seta (in rosso) a confronto con la Via degli Dei (blu) 9

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Il viandante solitario Cronache di Cammini n 14 di Lucia Mazzucco Chi ama camminare rimane piacevolmente attratto anche da incontri che può trovare fuori dai sentieri, per esempio nella letteratura. Virginia Woolf (1882 - 1941) Leggendo il famoso romanzo di Virginia Woolf La signora Dalloway, ho riconosciuto frasi che invitano il pellegrino a supporre che si parli di lui e di qualcosa che lui ha vissuto . Questo è l’inizio del brano: Il viandante solitario che batte i sentieri, disturba le felci e devasta le grandi piante di cicuta … Sono frasi che non potevano non attirare la mia attenzione. Già l’interesse che questo libro attiva è particolare; la storia è raccontata con un metodo nuovo rispetto ai romanzi precedenti, con una successione di fatti semplice ma sostenuta dal profilo dell’interiorità dei personaggi che offre il fondamento di tutta la storia. Inoltre l’autrice viene paragonata all’altro scrittore inglese James Joyce perchè, come lei in questo romanzo, fa svolgere tutta la sua narrazione in una sola giornata. La protagonista è una signora inglese di mezza età che dall’inizio del racconto si dedica ai preparativi per la festa che terrà nella sua casa la sera stessa. Sono scene semplici quelle che vengono descritte ma nel loro scorrere si alternano e si intrecciano con ricordi e flash back sui tempi passati, sulla giovinezza, sugli amori, così che il profilo dei personaggi diventa ampio e caratterizzato molto dalla loro coscienza. Fra questi c’è Peter Walsh, l’amico di gioventù di Clarissa Dalloway, il corteggiatore deluso, che proprio in quella mattina, di ritorno dall’India, va a trovarla. L’incontro si rivela troppo ricco di emozioni e Peter si rifugia in una passeggiata nel parco, dove cammina e cerca, tenta qualcosa, poi siede su una panchina e … cominciò a russare. Il brano che segue quindi e che mi ha colpito come pellegrina riguarda un sogno. Sappiamo tutti che nei sogni riportiamo ricordi del passato in nuove e diverse relazioni, e senza affidarci a Freud, possiamo ricordare la frase dei nostri vecchi: immagini del dì false e corrotte dal buio della notte. Qui Tom è su una panchina del parco, in pieno giorno e fa un sogno. Nel racconto del sogno troviamo invece stati d’animo tipici dell’esperienza di un ‘cammino’. Il racconto del viandante solitario dice: Pur ateo con convinzione, è colto di sorpresa da istanti di esaltazione straordinaria. Nulla esiste fuori di noi, se non uno stato mentale, egli pensa; un desiderio di conforto, di liberazione … Esperienza che apre a sensazioni e riflessioni: … visioni che senza posa fluttuano tengono il passo, affrontano le cose reali, spesso assalendo il solitario viandante, rubandogli il senso della terra, il desiderio di tornare, e dandogli in sostituzione una pace generica, come se (così egli pensa, avanzando nel folto della 10

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Cronache di Cammini n 14 foresta) tutta questa febbre di vita non fosse che la semplicità stessa; e miriadi di cose potessero fondersi in una sola. E fra queste, il viandante o pellegrino che sia, a seconda del progetto interiore di chi si è messo in cammino (la Woolf nella sua lingua lo scrive come the solitary traveller), entra anche quella delle considerazioni sulla fase del ritorno: … Così potessi io non tornare più alla lampada, egli pensa, al salotto; non terminare più il mio libro, e mai più vuotare la mia pipa. Momento topico e sacro che ha indirizzato la vita di tanti pellegrini che durante o alla fine di un cammino non sono più tornati alla loro vita precedente, per trasformarsi in eremiti, creatori di ordini religiosi, fondatori di chiese e poi santi esemplari: … Lasciatemi piuttosto correre diritto verso quella grande figura che con un cenno del capo mi farà salire sulle sue stelle filanti, e dileguarmi nel nulla. … forma guizzante fuori dalle onde per elargire dalle mani generose, pietà, comprensione, perdono. bracciare. Prende la marmellata d’arancia e la chiude nella credenza. “Non vi occorre altro, signore ?” Ma a chi risponderà il viandante solitario ? A questo punto Peter si sveglia e qui finisce il sogno. Virgina Woolf è stata una scrittrice che solo negli anni Settanta comincia ad essere apprezzata e valutata per suo grande talento; sarà infine molto amata, studiata e divulgata, ma nelle conferenze e nei dibattiti il particolare tratto del sogno del viaggiatore solitario è poco presente e appena appena considerato. Da questo romanzo è stata tratta una omonima versione cinematografica della regista Marleen Gorris. Il film del 1997 è di genere drammatico sentimentale e si avvale della partecipazione di Vanessa Redgrave. Anche in quella narrazione il sogno di Peter è presentato semplicemente come un ricordo degli incontri giovanili. Ma camminando si modifica anche il modo di guardare il mondo circostante: … mentre il viaggiatore solitario avanza lungo la strada del villaggio dove le donne lavorano a maglia e gli uomini zappano il giardino, la notte si fa sinistra; le figure immobili, come se un nobile destino, a loro noto, atteso senza paura, stesse per trascinarli nella più assoluta distruzione. E vedere il ritorno a casa a confronto con l’ esperienza vissuta: … In casa, tra le cose di tutti i giorni, la credenza, il tavolo, il davanzale coi gerani, improvvisamente il profilo della padrona, che si china a togliere la tovaglia, si ammorbidisce alla luce, emblema dorato che soltanto il ricordo della freddezza dei contatti umani ci impedisce di ab- Viandante sul mare di nebbia Olio su tela di Caspar David Friedrich (1774-1840) Conservato alla Hamburger Kunsthalle di Amburgo 11

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Cronache di Cammini n 14 La chiesa del Santo Sepolcro di Alcina Masetti San Petronio, il santo protettore di Bologna, è stato un vescovo che ha guidato la città dal 431 al 450. Su di lui è stata scritta nel XIII secolo una Vita nella quale emerge quale e quanto importante sia stato il suo legame con la città. Sono tempi molto lontani che non consentono di fare distinzione fra le leggenda e la storia vera. Si dice che dopo il suo viaggio a Gerusalemme si sia fermato a Costantinopoli e che abbia ottenuto dal Re Teodosio II molte concessioni per dare alla città di Bologna un nuovo lustro. La città aveva subito la devastazione delle invasioni barbariche ed era necessario provvedere all’ampliamento del circuito murario, creare una importante istituzione letteraria e proteggere il prezioso edificio religioso dove la tradizione diceva che sant’Ambrogio avesse posto le reliquie dei santi Agricola e Vitale. Oggi si chiama Basilica di Santo Stefano ed è un complesso di sette chiese che si affacciano sulla splendida omonima piazza. La chiesa del Santo Sepolcro è una di queste chiese; fu costruita nel V secolo sui resti di un tempio romano dedicato a Iside, e poi ricostruita nell XI secolo dai monaci benedettini dopo le deva- stazioni barbariche. Ha ospitato fino a pochi anni fa i resti del corpo di San Petronio (traslati nel 2000 nella Basilica di San Petronio, sempre a Bologna). Presen- Chiostro della Basilica ta una base ottagonale sormontata da una cupola a dodici lati. Al suo interno troviamo dodici colonne di marmo e mattoni. Altri simboli ci riportano alla vita e alla passione di Cristo come il cortile di Pilato ed una fonte che simboleggia le acque del fiume Giordano. La riproduzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ripropone in piccolo un viaggio simbolico in Terra Santa, attraverso la rievocazione dei percorsi di un ipotetico pellegrinaggio religioso. Basilica di Santo Stefano 12

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