Io Foto Positivo 2003 - L'UOMO E I SUOI SPAZI

 

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Description

Catalogo della Mostra fotografica del progetto L'UOMO E I SUOI SPAZI

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Io Foto Positivo _________VI edizione “L’UOMO E I SUOI SPAZI” Carpi – Castello dei Pio – Sala Ex Poste dal 8 al 23 novembre 2003

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__P_re_sen_ta_zio_ne__ Città di Carpi Appuntamento con la fotografia 2003 “L’uomo e i suoi spazi” Verso casa. Spazi temporanei. Unico segno: mille facce e mille colori. La piazza. Essenze. Questo è ciò che gli autori di IO FOTO POSITIVO propongono quest’anno, seguendo il filone de “L’uomo e i suoi spazi”, spazi che non hanno limiti, non hanno confini, perché in fondo tutto è spazio, nulla si può racchiudere in un ambito ristretto. Le immagini sulla vita rurale, vanno ben oltre, c’è tutto un mondo di ricordi e di emozioni; è un ritorno a casa. C’è una persona, che si ritrova in un luogo, e condivide esperienze comuni, con altre persone, che avevano deciso pure loro di intraprendere un nuovo cammino verso una nuova vita. Una ricerca fra le mille voci e i mille colori di una sola parola. Gli artisti di strada si muovono ovunque, chi può stabilire il loro confine. Il lento percorso dell’asino, scandisce la vita, sulle isole greche. Gruppo Fotografico Grandangolo - Carpi

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_____A_ut_ori__ Danilo Baraldi Mirco Carletti Oto Covotta Stefano Negri Marco Vezzani

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__D_an_ilo_Ba_ral_di __ SPAZI TEMPORANEI C’è una persona che, in un momento particolare della sua vita, decide di vivere un’esperienza in un luogo mai visto prima: un luogo che l’aiuti a ritrovare una strada che aveva perso. In questo luogo ritroverà serenità, tranquillità, un nuovo modo per proporsi a se stesso e agli altri. Inoltre troverà anche altre persone che, come lei, avevano deciso di intraprendere questo cammino verso una nuova vita.

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__M_irc_o C_ar_let_ti __ L’UOMO E I SUOI SPAZI Dove stiamo andando, chiede Enrico Di Ofterdingen, l’eroe dell’omonimo romanzo di Novalis, a quella misteriosa fanciulla apparsagli accanto alla vecchia rupe nella foresta; dov’è diretto il nostro cammino? Sempre verso casa, gli risponde la fanciulla. Esiste un luogo, dove ognuno possa trovare se stesso, nella conquista di un’identità maturata nel sangue e nella terra. Un luogo dove l’anima possa specchiarsi nei costumi e nelle usanze, frutto dei secoli. Pure un vecchio aratro o un carretto da fieno conservano, appieno, il loro senso compiuto. Del resto anche Ulisse, dopo tanto viaggiare, fece ritorno alla sua Itaca. E oggi dove dovremmo andare? Oggi, che la vita fugge via tra dinosauri di cemento e radure di catrame; tra tecnologia e sradicamento. Beh, forse, sempre verso casa. Verso quella casa, dove ognuno di noi sarà in grado di recuperare il significato profondo di ciò che è. Quella casa laggiù, tra il tralcio di vite e un campo di grano.

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