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giorgio faletti appunti di un venditore di donne 1978 mentre l italia intera vive i giorni drammatici del sequestro moro una milano stremata dagli scontri politici e sotto la minaccia del banditismo si prepara a diventare la città da bere degli anni ottanta per la società ricca quella che nella bella stagione si trasferisce a santa margherita e paraggi i divertimenti si fanno sempre più estremi in un clima da fine impero È in questo ambiente tra ristoranti di lusso discoteche bische clandestine e cabaret dove cresce una nuova generazione di comici che conduce i propri affari un uomo enigmatico affascinante reso cinico da una menomazione inflittagli per uno sgarbo tutti lo conoscono con il nome di bravo lavora con le donne le vende la sua esistenza è una lunga notte bianca che trascorre in compagnia di disperati come l amico daytona l unico essere umano con cui pare avere un rapporto normale è lucio il vicino di casa ad accomunarli e la passione per i crittogrammi la comparsa improvvisa di una ragazza carla sembra risvegliare dolorosamente in bravo sensazioni che credeva sopite per sempre È invece l inizio di un incubo che lo trasformerà in un uomo braccato dalla polizia dai servizi segreti deviati dalla criminalità organizzata e dai brigatisti rossi per salvarsi potrà contare solo su se stesso il mondo reale cui aveva cercato di sottrarsi sostituendo l oscurità alla luce del giorno lo reclama mettendolo faccia a faccia con la violenza del proprio tempo qualcosa di talmente grosso da far apparire acqua cristallina i suoi torbidi traffici romanzi e racconti giorgio faletti asti 1950 ha esordito nel mondo della narrativa con me uccido che solo in italia ha venduto più di quattro milioni e mezzo di copie ed è stato tradotto in tutte le principali lingue del mondo uno straordinario successo confermato con i romanzi niente di vero tranne gli occhi fuori da un evidente destino io sono dio e con l antologia di racconti pochi inutili nascondigli.
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giorgio faletti appunti di un venditore di donne in copertina fotografia shutterstock/tereza dvorak e illustrazione Àle+ale elaborazione grafica © 2010 baldini castoldi dalai editore s.p.a milano isbn 973-88-6073863-9 appunti di un venditore di donne a marcella e corrado non se ne sono mai andati d accordo mangiamola adamo ed eva
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prologo io mi chiamo bravo e non ho il cazzo questa poteva essere la mia presentazione il fatto di andare in giro con un soprannome invece che con un nome vero e proprio non significa niente ognuno è quello che è a prescindere dalle scie burocratiche che si tira appresso come le stelle filanti dopo un veglione di carnevale la mia vita non sarebbe cambiata di una virgola qualunque nome avessi avuto da offrire insieme a una mano da stringere niente di più e niente di meno non una salita o una discesa non un braccio di mare calmo o agitato dove affannarsi o di cui rimpiangere l affanno non avere un nome era un provvido cono d ombra in cui celarsi un volto appena intravisto una figura appena percepita il nulla il nessuno dal momento in cui io ero quello che ero una simile condizione racchiudeva nello specifico tutto ciò che mi serviva senza opzioni e senza deroghe per quanto riguarda quell altro particolare anatomico vale la pena di soffermarsi un poco io non sono nato così non c è stato a suo tempo uno sguardo attonito di qualche medico che mi ha visto uscire dalla preposta fessura sguarnito di tutto punto né un occhiata perplessa a una madre ancora percossa dall ultima definitiva spinta del parto non ci sono state tenerezze infantili verso un bambino gravato da un handicap perlomeno singolare e suscettibile di pesanti battute negli anni a venire o tragiche confidenze adolescenziali con il capo chino e gli occhi che sembrano voler imparare a memoria la punta delle scarpe quando mi sono presentato al mondo tutto era al suo posto fin troppo direi alla luce dei fatti emersi e fino a un certo giorno quel tutto al suo posto è stato fonte di diversi disagi per delle avventurose e avventate signore e signorine che non cercavano altro ho sempre pensato che quello fosse un loro problema fino a che il problema di una di loro è diventato il mio il come e il quando e il perché non saranno in futuro oggetto di esame da parte degli storici si è trattato semplicemente della persona sbagliata di cui accorgersi nel momento sbagliato reo confesso per quanto può servire per mia stessa ammissione e non per mia recriminazione l ordine delle cose nella vita di ognuno è quello che è e basta talvolta non ci sono
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modi e motivi per comportarsi in maniera diversa o se ci sono nel mio caso sono stati di difficile avvistamento ora anche la semplice proposta di un perché sarebbe solo uno spillo in più in una bambolina voodoo che ha la mia faccia una notte di quelle in cui il tempo segna un punto c è stato qualcuno che con una affilata lama di rasoio e un bel po di rabbia e sadismo mi ha messo nella condizione attuale mi ha lasciato steso a terra con una macchia di sangue ad allargarsi sui pantaloni e in bocca una voce sempre più ridotta a un soffio man mano che la macchia diventava un grido sono stato cacciato dal teatro e sono stato costretto a passare dal palco alla schiera degli spettatori scaraventato nell ultima fila direi eppure il dolore di quel taglio non è stato niente in confronto al dolore dell applauso fino ad allora avevo parlato per convenienza di amore e praticato per piacere personale il sesso ora mi trovavo nella condizione di non essere più costretto a promettere quell amore perché non ero più in grado di ricevere in cambio il suo corrispettivo monetario il sesso appunto il corpo di un uomo non mi diceva nulla e io non avevo nulla da proporre al corpo di una donna a sorpresa è subentrata la quiete niente più salite o discese solo pianura niente più mare calmo o agitato solo la beffa della bonaccia quella che non gonfia e non straccia vele adesso che non c era più ragione di correre avevo modo di guardarmi intorno e vedere come girava davvero il mondo amore e sesso bugie e illusioni un attimo dell uno e un attimo dell altro poi via alla ricerca del prossimo scalo del prossimo indirizzo appuntato nella mente con mezzi di fortuna a naso a fiuto a tentoni ciechi sordi e muti con il solo ausilio del tatto e dell olfatto l ultima frontiera dell istinto quando ho riacquistato la vista l udito e la parola ho riflettuto e ho capito subito dopo ho accettato nel tratto immediatamente successivo ho agito da allora è stato versato del sangue materia prima di poco valore in qualunque parte del mondo delle persone sono morte e forse valevano meno ancora alcuni dei responsabili hanno pagato altri l hanno fatta franca come tutte le cose che hanno una fine nella morte anche questa ha un suo piccolo inizio.
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tutto è cominciato quando ho capito che c erano delle donne disposte a vendere il proprio corpo per avere del denaro e quando mi sono reso conto che c erano uomini disposti a spendere il proprio denaro pur di avere quel corpo ci vogliono avidità o rancore o cinismo per essere nel mezzo di questo scambio io li avevo tutti e tre aprile 1978 capitolo 1 quando io e daytona usciamo in strada è l alba ci fermiamo sul marciapiede a due passi di distanza l uno dall altro a respirare l aria fresca del mattino che persino in una grande città dà l idea di essere pura in realtà il respiro di milano è un fiato pesante esattamente come gli aliti che dobbiamo avere noi in questo momento l unica cosa a essere pura è la suggestione ma sì vive anche di questo daytona allarga le braccia sbadiglia e si stira mi pare di sentire uno scricchiolio che arriva dalla sua schiena ma forse è solo un impressione sul viso ha le tracce della notte passata a giocare a poker e a pippare coca È intofanato la sua parte sì vede dal gioco dei muscoli che sì contraggono sulle mascelle il doppio riporto che gli copre la calvizie come un gioco di prestigio e di lacca ha un poco ceduto e gli pende di lato simile a un basco peloso ha la pelle smorta e un segno scuro intorno agli occhi i baffetti lo fanno sembrare uno di quei personaggi dei cartoni animati quelli nevrotici e malvagi che finiscono per essere comici loro malgrado.
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porta la mano davanti alla faccia sfila il polsino orlato dalla notte in bianco e guarda torà «cristo sono quasi le sei.» daytona lo dice come se fosse un problema come se per lui fosse un eccezione essere ancora sveglio a quest ora come se avesse qualcuno a cui rendere conto della propria vita a parte se stesso e a volte la polizia lascia cadere il braccio e l orologio scompare quell orologio è l origine del suo soprannome da anni porta un rolex daytona d oro modello paul newman quando lo porta questo dettaglio rende molto facile distinguere ì suoi periodi grami da quelli buoni basta osservargli il polso sinistro se non c è l orologio vuol dire che è impegnato al monte di pietà e se è impegnato vuol dire che daytona si sta arrabattando come può per riportarlo a casa senza andare troppo per il sottile sui mezzi e sui metodi comunque adesso l orologio c è e lui è reduce da una notte senza freni e da una fortunata partita a poker dopo la chiusura ci siamo fermati nella saletta dell ascot club quella di fianco al bar lui sergio fanti il godie matteo sana detto sanantonio e io bonverde il proprietario se n è andato con sua moglie subito dopo l ultimo spettatore e ha lasciato a giuliano il direttore il compito di chiudere il locale senza curarsi di quello che sarebbe accaduto dopo la sua uscita di scena siamo rimasti lì a respirare un odore residuo di umanità promiscua nell umido che sa di fieno di una moquette che non prende aria da anni sono saltate fuori le carte le sigarette e qualche metro di cocaina le ore le sigarette e le carte sono passate e quando la coca è stata solo un ricordo daytona è risultato il protagonista indiscusso dell avvenimento il colpo grosso è stato un poker di nove caduto sul tavolo come una saetta a far giustizia di un full servito e di un colore e a regalargli il piatto forte della serata come se mi avesse letto nel pensiero daytona si volta verso di me «che bel culo che ho avuto stasera ci voleva proprio.» sorrido anche se ho cercato di non farlo giro la testa a guardare il traffico ancora incerto del mattino poche macchine si muovono indolenti per via monte rosa all interno ci sono fantasmi spaventati che rientrano e fantasmi illusi di essere spaventosi che escono verso la loro dannazione quotidiana da osservatore mi pare che alla dea bendata daytona abbia fornito un nome e un indirizzo con qualche giochetto di destrezza non del
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tutto impeccabile non per me almeno però non sono affari miei io non gioco di conseguenza non vinco e non perdo io da sempre sono lo spettatore che vede e sì fa gli affari suoi questa da regola di vita è diventata nel tempo una piacevole consuetudine sì vive meglio e in certi ambienti si vive tout court torno a lui «bel culo davvero quanto hai vinto?» daytona mi controlla per vedere se ci sia ironia sul mio viso non ce la trova o forse preferisce non trovarcela infila la mano in tasca senza tirarla fuori come se bastasse il tatto per contare 1 soldi mi pare di vederle le sue dita grassocce e pelose che cincischiano le banconote con il movimento ruvido che di solito sì usa con ì soldi facili «un milione e otto più o meno.» «bel colpo.» «già piatto ricco mi ci ficco.» sì sfrega le mani soddisfatto e a me viene da pensare che certi esseri umani fanno molta fatica a imparare dai loro errori la stessa fatica che faccio io per non sorridere di nuovo una volta durante una partita con gente non alla sua altezza a forza di ripetere quella frase daytona si è preso un cazzotto in faccia da uno più alto più grosso e più armato di lui senza la possibilità di reagire per ovvi motivi ha girato per un bel po con un occhio nero che lo faceva sembrare un dalmata paffuto e triste e un bel codazzo di risatine a seguirlo come uno strascico da sposa alle nostre spalle spuntano gli altri salgono dalla scala sotto un insegna che di sera rappresenta un invito a scendere all ascot club il tempio indiscusso del cabaret milanese sulle pareti a lato dei gradini consumati ci sono i manifesti dei grandi che all inizio della loro carriera sono passati fra quelle mura su quelle tavole sotto quelle luci ogni giorno in strada accanto all ingresso del locale viene messa una bacheca luminosa che annuncia i nomi di quelli che ci stanno provando un passato interlocutorio un futuro di gloria e un presente di speranza tutti riuniti nel vecchio assioma che a milano dopo una certa ora di notte in giro ci sono solo poliziotti artisti delinquenti e puttane il difficile è sempre stato capire chi è chi giuliano esce per ultimo sì attarda a chiudere una saracinesca che sigilla definitivamente l ascot club e lo mette al riparo dalla contaminazione del giorno gli altri ci raggiungono.
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il godìe si avvicina a daytona e gli appoggia l indice e il medio aperti a forbice sul collo «tac catturato brutto rotto nel culo.» il godìe ha un modo di parlare e di fare piuttosto folcloristico rappresenta molto bene il posto l ora e la gente con cui sta quella cerchia di persone che si esprime con un linguaggio che avrebbe la pretesa di essere riconoscibile se non originale basta invertire le sillabe delle parole per cui il cane diventa neca la roba diventa baro e il grano diventa il nogra e diego il suo vero nome diventa godie il godie per essere precisi semplice e forse anche un po stupido ma ognuno si appunta le medaglie che crede daytona gli tira via la mano «ma che locu non siete capaci di giocare e tu meno di tutti.» il godie lo spìnge per un gomito «ma vai a cagare ricordati che a las vegas c eravamo solo io e steve mcqueen.» l umorismo è quello di sempre un poco ripetitivo a volte ispirato e a volte ispiratore di quello degli artisti che ogni sera sì esibiscono all ascot giuliano ci raggiunge anche lui come me non ha partecipato al gioco solo alle baldorie limitrofe credo abbia intascato una cagnotta per avere messo a disposizione il locale ma come al solito non sono affari miei «allora che si fa?» sergio fanti statura media magro calvo naso pronunciato guarda l ora tutti sappiamo quello che sta per dire «io ho giusto il tempo di andare a casa fare una doccia e filare in ufficio.» sergio è l unico che ha un lavoro serio si occupa di moda e il suo vestito spiegazzato ma elegante lo conferma nessuno sa come riesca a conciliare le sue notti di fuego e rock n roll con un attività commerciale ma ce la fa l unico indizio dei suoi misfatti sono due occhiaie da reggiseno che si porta in faccia come una griffe matteo sana sbadiglia poi si liscia la barba incolta che comincia ad avere qualche venatura bianca come i capelli «io vado a farmi un cappuccino da gattullo.» il godie appoggia anche a lui le dita a forbice sul collo con la sua voce così milanese da sembrare una caricatura aderisce alla proposta «tac mi adeguo vedo e rilancio cappuccino con brioche.» giuliano guarda me e daytona «voi due venite?»
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daytona sì batte con l indice il dorso della mano «io passo.» scuoto la testa «idem io vado a baita.» vediamo i quattro allontanarsi e raggiungere la bmw 528 di sergio fanti che alla fine ha ceduto il godie si agita e parla come sempre quando è un poco fatto salgono e nascosto nel rumore delle portiere che sbattono il motore si avvia sbuffando dalla marmitta un fumo azzurrognolo la macchina esce dal parcheggio e si dirige verso piazza buonarroti in direzione pasticceria gattullo a porta lodovica me li vedo entrare sconvolti nel locale che nel tempo che impiegheranno ad arrivarci si sarà popolato di gente che ordina cappuccino e brioche contrariamente ai loro propositi chiederanno magari tre whisky e un campari facendo girare una decina di teste poi andranno a casa e per dormire prenderanno un roipnol per combattere l effetto della coca e la tachicardia provocata dall anfetamina con cui di certo è stata tagliata la notte è finita ed è così che certi animali rientrano nelle tane io e daytona ci ritroviamo sul marciapiede di nuovo soli «sai cosa ci vorrebbe per finire bene una serata fortunata?» «no lo so invece lo so benissimo ma voglio sentirlo dire da lui.» daytona mi guarda con il suo riporto andata e ritorno e gli occhi che luccicano per quanto possono luccicare dopo una notte insonne poi indica con la testa un punto dall altra parte della strada «un passaggio a nord-ovest con quella bella gafì.» sorrido questa volta senza dovermi nascondere di fronte all ascot club c è un palazzone di uffici tutto occupato dalla costa britain sono quattro piani che tengono un bel pezzo dell isolato dall angolo con via tempesta fino a superarci verso piazzale lotto cemento metallo e vetri e lampadine sempre accese a illuminare soffitti e scrivanie deserte per ricordare a tutti che in questa città anche quando si riposa sì pensa al lavoro dalla porta a vetri è appena uscito un gruppo di persone sono le donne delle pulizie hanno svuotato cestini passato l aspirapolvere e pulito bagni forzate della notte che hanno sgobbato fino a ora per far trovare tutto in ordine ai forzati del giorno un paio si sono allontanate subito richiamate da un letto o da una colazione le altre sì sono attardate a parlare forse con la stessa nostra sensazione che l aria a quest ora del mattino valga la pena di essere respirata fra di loro ce n è una che sì è
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fermata ad accendere una sigaretta rimanendo un poco isolata dalle altre È alta e sottile e ì vestiti senza forma non riescono a nascondere una certa grazia i capelli sono lunghi e castani e il viso è chiaro pieno di luce e rassegnato la indico con la testa anche io «quella?» «sì gran bella gallina.» guardo daytona che già nel cervello si sta vivendo un film e non è di certo un film che potrebbero proiettare in un cinema di corso vittorio «quanto vale per te?» «una gamba se ci stesse.» centomila lire sono un bel paio di scarpe con i tempi che corrono che corrono sempre più veloci «duecento e ci sta.» daytona allarga gli occhi non mette in discussione le mie parole mette in discussione la cifra «cristo due gambe.» «centocinquantamila a lei e cinquanta a me.» «sei un pezzo di merda.» lo guardo come potrei guardare un emigrante con una valigia di cartone «sono le sei del mattino sei solo sei brutto e quella è una bella ragazza.» È indeciso forse non riesce a comprendere se scherzo o parlo sul serio gli do il colpo di grazia «hai appena vinto un milione e otto ti resta un milione e sei,» «ok vediamo cosa sei capace di fare.» lo lascio lì adesso tocca a lui fare da spettatore attraverso la strada e mi avvicino alla ragazza che sta fumando con la borsa su una spalla e mi osserva facendo le sue valutazioni È molto più carina vista da vicino È bella addirittura ha occhi nocciola chiaro malinconici che forse hanno visto troppa periferia e raccontano di cose desiderate e mai avute le sorrido «ciao mi fai accendere per favore?» lei tira giù la borsa ci fruga dentro e mi tende un accendino di plastica deve lavorare qui da poco le mani non sono ancora consumate dai detersivi e dai mestieri di casa e non da come mi guarda capisco che ha intuito che quello del fuoco è stato solo un pretesto neppure troppo originale se devo essere sincero prendo le marlboro e me ne accendo una indico in mezzo al fumo il palazzo alle sue spalle «lavori qui?» fa un gesto vago con la testa «donna delle pulizie se questo lo chiami un lavoro sì lavoro qui.» «come ti chiami?» «carla »
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«bene carla posso farti una domanda personale?» lei applica la regola del silenzio assenso È curiosa questo significa che è anche sveglia «quanto prendi di stipendio?» mi studia attende di sapere dove voglio andare a parare non c è timore nei suoi occhi e questo mi piace «centottanta.» «vuoi guadagnarne centocinquanta in un paio d ore?» lei capisce subito mi aspetto uno schiaffo che non arriva cosa molto significativa forse non è nuova a un certo tipo di proposte forse è in una situazione di particolare bisogno forse in un lampo ha semplicemente intravisto una strada per andarsene dalla periferia dai surgelati e dai vestiti dell upim le ipotesi sono tante e nemmeno una mi interessa resta da chiarire una sola cosa e lei lo fa «con chi?» faccio un gesto con la testa verso un punto dietro di me lei individua daytona dall altra parte della strada poi mi guarda con un poco di delusione negli occhi infine li abbassa e cerca l asfalto prima di rispondere «non è robert redford.» esibisco un espressione innocente come si fa davanti all ovvio «se lo fosse io non sarei qui a parlare con te.» guarda le altre che in gruppo sembrano aspettarla a pochi passi di distanza da quando è iniziata la nostra conversazione hanno continuato a studiarci facendo le loro considerazioni qualche risolino e qualche occhiata non escludo che qualcuna potrebbe essere di invidia carla torna a girare lo sguardo verso di me con un aria di sfida nei suoi occhi nocciola parla a bassa voce come se fosse un pensiero sfuggito dalle labbra propone un alternativa «con te ci verrei gratis » scuoto leggermente la testa e chiudo ogni ipotesi in questo senso «io sono fuori discussione.» le serve un chiarimento «non ti piaccio io o proprio non ti piacciono le donne?» «nessuna delle due cose diciamo che in questo frangente sono solo un intermediario.» carla resta in silenzio capisco che sta valutando i pro e ì contro non credo che sia una questione morale solo di opportunità magari appartiene a una di quelle famiglie in cui il padre è proprietario di tutto quello che c è in casa figlie comprese si tratta solo di dare un prezzo adeguato a qualcosa che abitualmente è costretta a concedere senza possibilità di
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scelta o magari sono tutte idee che mi sto facendo io e come sovente accade la verità è un altra nessuno può sapere davvero cosa passa nella testa della gente a volte interessa solo quello che la gente decide di fare carla fa un cenno affermativo con il capo «digli che mi aspetti davanti all alemagna in via monte bianco due minuti e sono lì.» le indico la porsche arancione di daytona È un esemplare vecchio dal prestigio appannato un prestigio lasciato nelle mani del primo proprietario che ora guida di certo l ultimo modello ma per tipi come daytona e per la gente che frequenta quell automobile è in ogni caso un biglietto da visita «la macchina è quella.» «va bene,» mentre parliamo le sue compagne di lavoro sì allontanano carla pare sollevata per il momento non deve offrire una spiegazione sono certo che il giorno dopo ce l avrà già pronta il denaro e il senso di colpa sono ottimi incentivi alla menzogna «solo un consiglio.» «sì?» «fatti offrire un caffè e non salire in macchina se prima non hai il denaro nella borsa.» lei mi guarda con un sorriso che non è del tutto un sorriso «È così che sì fa?» «sì è così che sì fa.» mi volto per andarmene e dall altra parte della strada mi rientra negli occhi la figura in attesa di daytona attraverso e sono da lui ha assistito al dialogo senza sapere che cosa in realtà stesse succedendo esattamente come le colleghe di carla quando sono alla sua altezza getto il mozzicone della sigaretta e soffio l ultima boccata di fumo ad aumentare lo smog di milano «allora?» «aspettala davanti all alemagna ti raggiunge lì.» «quanto?» «centocinquanta come ti avevo detto.» «cazzo.» forse daytona non crede alle proprie orecchie e con questa parola intende esprimere meraviglia o forse sperava in uno sconto nel proprio fascino ha smesso di crederci da tempo «e le cinquanta a me.» gli tendo una mano con il palmo rivolto verso l alto lui capisce e si fruga in tasca poi mi allunga una banconota tutta spiegazzata come è
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giusto che sia per i soldi guadagnati senza fatica solo che questa volta li ho guadagnati io senza barare il gioco è vecchio come il mondo e io ne conosco le regole anche daytona le conosce ma non si abbassa ad applicarle gli basta che ci sia qualcuno che lo faccia per lui come tanti è disposto a pagare per questo mentre infilo il denaro nella tasca della giacca mi guarda con intenzione «non farmi scherzi bravo.» scrollo le spalle «lo sai che io non ne faccio mai.» daytona si avvicina alla porsche la apre sale e accende il motore aspetta che la strada sia libera e parte verso piazzale lotto al semaforo verde gli stop si accendono e l automobile sparisce sulla destra verso una discutibile avventura ora sono rimasto solo io frugo in tasca della giacca trovo le chiavi e mi avvio alla macchina una mini innocenti blu parcheggiata lì vicino salgo sul mio anonimo mezzo alla mia sinistra carla passa veloce diretta al suo appuntamento mi vede e china lo sguardo a terra in bocca al lupo ragazza un mese di stipendio per due ore di lavoro non sono un brutto affare se ci si sa adattare lei ha dimostrato di volerlo fare per me è stato invece una specie di divertimento perché di solito ho contratti e contatti di ben altra portata non mi chiedo contro che cosa sia quello che ho appena fatto e che faccio abitualmente la legge degli uomini è una linea tracciata con mano nemmeno troppo ferma c è chi supera il confine e chi lo rispetta io ho la convinzione di viverci sopra sollevato di una spanna senza poggiare mai ì piedi da una parte o dall altra non mi pongo problemi perché il mondo che ho intorno non me ne pone può piacere o no ma questo sono io capitolo 2
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con te ci verrei gratis le parole della ragazza hanno ancora voce nelle mie orecchie mentre percorro la nuova vigevanese diretto verso casa e ì suoi occhi sono ancora immagine per cacciare suoni e apparenze e voglie sovrappongo al tutto il viso congestionato e le probabili parole di daytona mentre sta a letto con lei me la rappresento sbucciata in modo frettoloso dalle sue mani grassocce con dita dalla pelle bianca sotto ì peli neri conosco il gesto impaziente con cui si è abbassato ì pantaloni e le ha spinto la testa fra le gambe so cosa succederà o cosa è successo dopo un rapporto come viene reso impervio dagli effetti della coca dall indifferenza della ragazza e dall anonimato del motel ma daytona non è il tipo da badare a certe cose non ha la forza per essere un animale da preda e la ragazza non ha l ingenuità di una gazzella È solo un contratto che prevede cose da dare e cose da ricevere ci sono persone per cui la prospettiva dell atto è più importante del suo compimento questo è uno di quei casi per altri motivi e in un altra direzione vale anche per me un semaforo passa dal giallo al rosso e io mi fermo e accendo una sigaretta mentre giocavamo alla bella vita per il resto del mondo la domenica si è trasformata in un lunedì intorno a me il traffico inizia a ingarbugliare una matassa che sarà salda e inestricabile fra mezz ora o poco più ma prima di allora io sarò già nascosto in casa non c è nessun fascino nell essere un animale notturno né gloria alcuna a volte è una mistificazione perché il buio impasta tutto credenze e verità documentari continuano a mostrarci scene di leoni che banchettano e branchi di iene che si aggirano in attesa di contendersi gli avanzi in realtà spesso sono le iene che hanno ucciso la preda il leone è sopraggiunto con la legge del re a prendersi senza fatica la prima scelta lasciando a chi ha fatto il lavoro sporco i resti del suo pasto quell immagine filtrata da una lente frettolosa come in una legge della fisica sì proietta nel mondo reale e capovolta al punto che diventa difficile capire chi è leone e chi è iena di fianco a me in una mercedes nuova di zecca un tipo sbadiglia senza possibilità di scelta.
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cerco di capire che animale è non ha il viso sfatto da una notte insonne ma l espressione in divenire che disegna in faccia una sveglia che suona sempre troppo presto un tipo anonimo del genere «non non» non giovane e non vecchio non bello e non brutto non ricco e non povero e via discorrendo forse ha una moglie e dei figli e si è preso la mercedes perché ha deciso che la vita gliela deve nello stesso modo in cui a volte si prende per qualche ora una ragazza del livello che tratto io deve essere un piccolo imprenditore di quelli che hanno i capannoni stesi come un serpente lungo la strada che porta a vigevano forse nel suo si fanno profilati in alluminio oppure si vendono scarpe a prezzo di realizzo su due piani il semaforo diventa verde e simultaneo arriva il clacson di una macchina È talmente scontato che non spreco nemmeno un vaffanculo il cielo da incolore è diventato azzurro e con il sole sono comparse le ombre altre devono scomparire È la legge della città e del suo giornaliero ronzio che va a crescere o smorzarsi a seconda dell ora per chi non lo sopporta è quasi ora di tapparsi le orecchie e nascondere la testa sotto il cuscino quando arrivo all altezza della metro prendo a destra percorro un pezzo di controviale e raggiungo il quartiere tessera dove abito sono palazzi squadrati di cinque piani in piastrelle marroni costretti all interno di una recinzione per dare un idea di ordine e appartenenza fra un edificio e l altro delle larghe aiuole di uno stentato prato verde con qualche pino e qualche acero a fare da vegetazione sono palazzi della ras fanno parte di quell accantonamento immobiliare che per legge tutte le assicurazioni devono avere fra un poco quando gli edifici cominceranno a deteriorarsi e la manutenzione diventerà un costo eccessivo per il bilancio verranno messi in vendita allora si vedrà chi ha la vocazione del proprietario e chi resterà in affitto per tutta la sua esistenza e sarà costretto a migrare gli appartamenti sono perlopiù occupati da pendolari uomini con un vestito da grandi magazzini e il colletto della camicia sempre un filo troppo largo o un filo troppo stretto che al mattino lasciano a casa una moglie e la ritrovano a sera un giorno più vecchia senza sapere o senza curarsi di che cosa l ha fatta invecchiare devo dire che nei miei andirivieni ho incrociato qualche signora che mi ha guardato con interesse e dopo ha lanciato con gli occhi un evidente e sollecito sos ho chinato i miei e sono passato oltre non ho niente da dare e niente da ricevere.
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