DOC MOSTRA | LE MEMORIE DEL COLORE

 

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DOC MOSTRA | LE MEMORIE DEL COLORE

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le memorie del colore nataly maier alice paltrinieri a cura di matteo galbiati 21.06 / 22.07. 2018

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Graphics and Photos Viviana Costa In copertina: Nataly Maier, “Sconfinitudine”, 2018 tempera all’uovo su tela, cm. 110x110 (dettaglio)

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VILLA CONTEMPORANEA le memorie del colore nataly maier alice paltrinieri a cura di matteo galbiati 21.06 / 22.07. 2018

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Le memorie del colore Il colore è l’immediato protagonista del dialogo che si instaura, con un insolito ricercato e raffinato equilibrio, tra le visioni e le suggestioni pittoriche di Nataly Maier e quelle scultoree di Alice Paltrinieri. La pittura dell’artista tedesca tradisce un’esperienza e una ricerca di lungo corso che ha saputo, nel tempo, cogliere la volontà profonda della sua espressività cromatica facendo vivere ai suoi colori accenti compositivi di rara bellezza. Le peculiari texture attivano atmosfere e profondità inattese e, pur nella sua logica astrattiva, il suo linguaggio sa far emergere impensabili raffinate sensibilità e delicati equilibri di lettura. Da una parte propone lamiere e tele concepite come dittici su cui, impresso come un’epigrafe, il nome di un grande artista del passato riconduce alla memoria immediatamente i dipinti che ne hanno ispirato la creazione. Il colore è così testimonianza di opere tramandateci dai secoli la cui eccellenza esecutiva smaschera, attraverso la scelta monocroma, la caratteristica volontà dei suoi celebri esecutori. Dall’altra questa empatia di visione ha portato Maier a compiere anche un percorso più poetico, dove dalla piccola alla grande dimensione, l’opera dipinta, concepita nei suoi materiali attraverso le antiche ricette con cui l’artista produce da sé i suoi colori, stempera la pennellata segnica in campiture definite. I piani geometrici conquistano trasparenze e profondità grazie al costante interfacciarsi col mutevole variare della luce e dei prolifici e ricchi accostamenti di tinte. Paltrinieri, invece, lavora sulla concretezza, fisica e tridimensionale, ancor più ambientale, della scultura: terre e cementi ostentano la loro pienezza e materialità attraverso crepe, fenditure, fratture e corrugamenti che conferiscono ai suoi pezzi una tattilità pronunciata. Questo senso di tangibilità effettiva viene poi superato grazie al colore che, alleggerendosi in delicati affioramenti che “macchiano” e “segnano” le superfici, vince la solidità di materie fredde e inerti. La trasparente forza del colore (e in alcuni casi del disegno su pergamena) porta con sé una possibilità di cambiamento combinatoria che mette in possibile relazione le opere tra di loro quasi a ricreare ambienti, spazi, luoghi indefinibili. Dalla concretezza solida

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e friabile di forme semplici la presenza cromatica si afferma come traccia persistente e perdurante; è testimonianza di qualcosa che, trascorso, permane come lacerto di una forma-immagine che, per quanto incomunicabile, asseconda lo sguardo e le sue ricorrenze. Le due artiste trovano un dialogo di inattesa poesia rilanciando, in questa occasione, la profondità e la verità intrinseca delle reciproche sfumature, attraverso due interventi differenti che sanno coesistere grazie alla vicinanza di sguardi e atteggiamenti tanto vicini, quanto lontani e distanti. Matteo Galbiati biografie artisti Nataly Maier nasce a Monaco di Baviera (Germania) nel 1957, vive e lavora tra Milano e Starnberg (Germania). Dopo gli studi di filosofia al Leibniz-Kolleg di Tübingen, frequenta a Monaco la scuola di fotografia. Dalla fine degli anni ’80 si dedica al superamento bidimensionale della fotografia. Dal 2002 nella sua ricerca emergono sconfinamenti verso la pittura, sempre concentrandosi sul colore stesso. La sua prima mostra personale nel 1992 è alla Galleria L’Attico di Roma, ha esposto inoltre al Goethe Loft di Lione, nel 2001 installa un grande limone alla Villa Romana di Firenze. La Fondazione Calderara di Vacciago ospita nel 2015 la sua mostra, espone da Antonella Cattani contemporanea a Bolzano, alla Galleria Artesilva di Seregno e alla Soeffker Gallery di Minneapolis e alla Galleria Nazionale di Roma. Alice Paltrinieri è nata a nel 1987 a Roma dove vive e lavora. Frequenta il Liceo Artistico Ripetta e successivamente la classe di scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Per un periodo la sua esperienza artistica si divide tra Roma e Londra assistendo vari artisti internazionali. Con il suo lavoro indaga lo spazio e lo ri-costruisce attraverso sculture in cemento e installazioni. Ha partecipato a diverse mostre collettive e ha vinto alcuni premi tra cui, nel 2017, il premio SetUp come miglior artista under 35. Un suo lavoro si trova al Bocs Art Museum di Cosenza. Nel 2018 la sua prima mostra personale a Trieste.

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