Giornale Teatro di Roma, stagione 18.19

 

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Giornale Teatro di Roma, stagione 18.19

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The Slavic Girl with Her Father, 1998 - Jan Saudek, courtesy of Saudek.com Stagione 18.19 Teatro. Le forme della verità.

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ASSOCIAZIONE TEATRO DI ROMA Il Racconto della nuova Stagione Cari Cittadini Spettatori, Cari Cittadini Lettori, CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Presidente Emanuele Bevilacqua Consiglieri Cristina Da Milano, Nicola Fano Rossana Rummo, Raffaele Squitieri DIRETTORE GENERALE E ARTISTICO Antonio Calbi Direzione Operativa Paola Macchi Segreteria di Direzione Monica Pescosolido Giovanna Princiotta Produzione Carolina Pisegna, responsabile Simona Patti, Elena Carrera Programmazione Floriana Pistoni, responsabile Laura Taramelli Attività Culturali e Internazionali Sandro Piccioni, responsabile Silvia Cabasino, Catia Fauci Giorgio Lourier Ufficio Stampa Amelia Realino Comunicazione, Promozione e Marketing Paola Folchitto, responsabile Federica Cimmino, Valeria Daniele Giancarlo Moscato, Cristina Pilo Maria Rosaria Russo, Roberta Urbani Servizi Amministrativi e Finanziari Rita Milone Roberto Maria Capilupi Laura Ferrazza, Daniela Lancia Luciana Liberatore, Sara Pierozzi COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI Presidente Giuseppe Signoriello Membri effettivi Sara Mattiussi, Gian Piero Rinaldi Membri supplenti Adelina Di Pietro, Emma Pagliuca Segreteria di Presidenza e Organi collegiali Mariella Paganini Personale e Risorse Umane Enrico Olla, responsabile Ombretta Conte, Giovanni Galletti Roberto Tancredi Settore Tecnico e Allestimenti Claudio Beccaria, responsabile Sandro Pasquini, vice responsabile Marcello Aiello, Antonio Borrelli Andrea Brachetti, Dario Ciattaglia Vincenzo Lazzaro, Marco Maione Massimo Munalli Massimiliano Pischedda Emiliano Simonelli Alessandro Sorrenti stagionali Antonio Iodice Federico Mocerino, Tiziano Terzoni Sale Teatrali Maurizio Todaro, responsabile Ester Albanese, Lea Blasi Claudia Consorti, Barbara Palombi Valerio Schiavi stagionale Marta Di Maio Referente Teatro India Walter Marsilii Scuola di Teatro e Perfezionamento Teatrale Sandro Piccioni, Silvia Cabasino Servizio Prevenzione e Protezione Mauro Fiore, responsabile Piero Balistreri, Massimiliano Cenci Gregorio Clementini Immagine di copertina The Slavic Girl with Her Father, 1998 Jan Saudek, courtesy of Saudek.com Questo magazine è stato stampato nel mese di giugno 2018. Vi hanno contribuito tutti gli uffici del Teatro di Roma. Impaginazione e grafica Giancarlo Moscato. Antonio Calbi sarà per altri tre anni il Direttore del Teatro di Roma – Teatro Nazionale: i soci del Teatro, Roma Capitale e Regione Lazio (e si punta a recuperare la Città Metropolitana), e i membri del Consiglio di Amministrazione, presieduto da Emanuele Bevilacqua, e del quale fa parte anche un rappresentante del Mibact, lo hanno confermato alla guida di questa impresa culturale fino ad aprile 2021. Da Direttore Generale e Artistico firmerà, in tal modo, le stagioni 2018/19, 2019/20, 2020/21. Sono stati, dunque, riconosciuti i risultati raggiunti in 4 anni intensissimi di attività e di nuove sfide (che pesano come fossero stati il doppio), dove ci siamo impegnati a rendere ancora più vivace e vitale il Teatro di Roma, trasformandolo in un Teatro ancora più “aperto”, sempre e a ogni cittadino, ribadendone con vigore la vocazione pubblica, il suo voler essere il più possibile democratico e plurale, e soprattutto un punto di riferimento artistico necessario a contenere le derive dei nostri tempi sballati. Il Teatro è uguale per Tutti, ribadiva il claim della passata stagione, in simbiosi con l’immagine dei “ragazzi di vita” in mutande, protagonisti di uno degli spettacoli di maggior successo creati in questi 4 anni e che nei primi 3 mesi del 2019 tornerà a farsi applaudire in una tournée che tocca mezza Italia. Una filosofia che al Teatro di Roma sentiamo tuttora e profondamente e che proviamo a perseguire ogni giorno, su tutti i fronti. Oggi ancora di più, da quando ci è stato richiesto da Roma Capitale, nello specifico dal Vicesindaco e Assessore alla Crescita Culturale Luca Bergamo, di coordinare un “cantiere”, un esperimento quasi unico nel panorama italiano e internazionale: gettare le fondamenta di un Teatro Pubblico Plurale, un inedito TPP (viene alla mente il TNP, Théâtre National Populaire francese, inventato nel 1920, a Parigi, da Firmin Gémier e sviluppato da Jean Vilar). Nel corso degli ultimi mesi, la famiglia del Teatro si è allargata e oggi sono diventati ben 9 i teatri attivi sotto il “cappello” del Teatro di Roma: al Teatro Argentina e al Teatro India si sono aggiunti il Teatro Torlonia e il Teatro Valle (ma quest’ultimo in apertura temporanea e non per spettacoli), il Teatro del Lido e il Silvano Toti Globe Theatre, che hanno conservato le rispettive direzioni, il primo una rete di associazioni attive sul territorio, il secondo ha in Gigi Proietti il suo Imperatore. Di questi due teatri curiamo gestione e servizi. I Teatri Quarticciolo, Tor Bella Monaca, Villa Pamphilj sono stati affidati sia per la parte gestionale sia per la parte artistica a operatori selezionati attraverso un bando pubblico. Negli ultimi mesi, dunque, si è andato componendo una sorta di Sistema Solare di Pianeti, se consideriamo il Teatro Argentina il suo Sole, e gli altri teatri come gli 8 pianeti del Sistema Solare di

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4 // cui la Terra fa parte, a loro volta divisi in due gruppi, quelli di tipo terrestre e quelli di tipo gioviano. Questi 9 Teatri dovranno impegnarsi, nei prossimi anni, nella composizione di un Sistema Teatrale a Vocazione Pubblica, in continuo movimento come accade nel cosmo. E, siamo certi, contribuiranno a restituire bellezza e dignità alla Capitale del Paese. Le future tre stagioni Il progetto culturale e artistico del prossimo triennio sviluppa e arricchisce temi, percorsi, attenzioni, scelte che hanno connotato gli anni che abbiamo alle spalle. Otto sono i princìpi che lo ispirano e che il Teatro di Roma sente anche come una sorta di obiettivi da perseguire: 1. attenzione al tempo attuale, alla realtà che viviamo fuori e che deve irrompere sui nostri palcoscenici perché è questa la natura prima e più autentica del teatro stesso, dove etica, estetica, creatività si intrecciano puntando diritti verso finalità comuni e necessarie; 2. ne consegue una costante e sempre più ampia attenzione alla drammaturgia e alla creatività contemporanea, ad autori e autrici viventi, italiani e del mondo intero; 3. attenzione ai nuovi registi e alle nuove registe, ai nuovi interpreti, alle nuove generazioni di artisti della scena, e non soltanto di questa, perché è solo investendo su di loro che si potrà garantire un futuro “sano” e all’altezza del teatro stesso e della Capitale del Paese; 4. attenzione alla migliore tradizione, ai padri e alle madri, ai fratelli e alle sorelle mag- Massimo Popolizio giori dei nuovi protagonisti delle nostre scene, perché l’identità di una Nazione, il suo Dna, è precipuamente nel suo patrimonio materiale e immateriale, ovvero nelle esperienze viventi, che originano da quelle che le hanno precedute, anche quando se ne distaccano completamente virando verso orizzonti opposti: ne consegue un’attenzione al repertorio dei testi classici ma tenendosi ben lontani dalla museificazione, la quale tradirebbe la missione stessa dell’arte teatrale, che è esperienza del qui e ora, con i sensi, i sentimenti, i pensieri di oggi attivati al meglio; 5. attenzione alla “scuola romana” (e vorremmo poter aggiungere anche del Lazio, di ieri e di oggi), di maestri come Caporossi, Barberio Corsetti, Di Marca, Lucchesi, Tatò, Quartucci, Cinieri e Palazzo, cui abbiamo dato spazio nelle passate programmazioni, a Giancarlo Sepe nella nuova stagione; 6. attenzione all’incontro fra diverse discipline, al meticciato creativo, agli approfondimenti culturali pluridisciplinari attraverso cicli, eventi, progetti speciali, attività, collaborazioni e partnership, nazionali e internazionali; 7. attenzione al cittadino spettatore, il nostro socio azionista diffuso, con l’obiettivo di intercettare ulteriori pubblici, nuove domande e nuovi bisogni, consapevoli che il Teatro è, lo vogliamo ribadire con forza, un’esperienza di conoscenza e di formazione condivisa; 8. trasformazione dell’Associazione Teatro di Roma in Fondazione, o in Impresa Sociale, con uno statuto all’altezza dei nuovi compiti, e completamento della riorganizzazione complessiva del Teatro. Le novità principali del triennio sono essenzialmente sei: 1. Massimo Popolizio sarà il protagonista principale delle produzioni del Teatro di Roma, in veste di regista e interprete, a partire da Un nemico del popolo di Ibsen, con Maria Paiato in panni maschili. Una trama scritta un secolo fa ma che sembra riferita all’oggi. Riprendiamo, in tournée, Ragazzi di vita di Pasolini, con la sua vitalità contagiosa, un vero e proprio exploit. E se avessimo il Teatro Valle agibile questo spettacolo sarebbe preso d'assalto dal pubblico anche per un anno intero. Abbiamo messo in cantiere altre due produzioni di formato diverso sempre firmate dal regista e interprete romano, il quale riappare anche in autunno nella ripresa a grande richiesta della coproduzione con la Compagnia Orsini, Copenaghen di Michael Frayn, straordinario ping pong fra il fisico danese Niels Bohr e il fisico tedesco Werner Karl Heisenberger al cospetto tutt’altro che passivo della moglie del primo, Margrethe, con un trio superlativo d’interpreti (Orsini, Popolizio, Lojodice). Questa estate alla Scuola di Ronconi, a Santa Cristina in Umbria, Popolizio continuerà il suo lavoro su Amori difficili di Italo Calvino, che vorremmo diventasse una nostra produzione realizzata in collaborazione proprio con il Centro Teatrale Santa Cristina, guidato oggi Maria Paiato da Roberta Carlotto; 2. per sperimentare nuovi contenuti e nuove prospettive per il Teatro India, abbiamo chiesto a tre donne, registe e/o anche interpreti, di curare ciascuna un progetto speciale, della durata di due o tre mesi, che coinvolga l’intero complesso di spazi aperti e al chiuso, in senso artistico, innovativo e sociale; 3. alla guida del progetto Il teatro che danza, ovvero la ricognizione nel teatro di movimento, coreografico, performativo, dopo il triennio curato direttamente da lui, il Direttore ha scelto di passare il testimone al coreografo e danzatore Michele Di Stefano, con Biagio Caravano fondatore della compagnia Mk (ensemble che Calbi ha seguito e promosso sin dai suoi primi passi a fine anni Novanta): Grandi pianure – Gli spazi sconfinati della danza contemporanea è una visione d’autore sulla coreografia più recente, con una sezione dedicata ai corpi agitati dalle nuove pulsioni della performance, dall’evocativo titolo Tropici, realizzata quest’anno negli spazi dell’Angelo Mai, realtà animata anche da Giorgina Pi, regista della nostra produzione Settimo cielo, programmata per gli ottant’anni della drammaturga inglese Caryl Churchill, e che riprendiamo a India e in tournée, nella primavera 2019; 4. la Scuola di Teatro e Perfezionamento Professionale del Teatro di Roma va a nozze con l’Accademia Nazionale d’Arte

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Drammatica Silvio d’Amico e da questo matrimonio dovrebbe nascere il nuovo biennio di specializzazione dell’Accademia Nazionale e del Teatro di Roma, che rinnova gli obiettivi di entrambe le istituzioni di far crescere e perfezionare ancor più gli allievi neodiplomati facendoli confrontare con maestri e registi affermati, sia in masterclass sia e soprattutto in sessioni di lavoro finalizzate alla messa in scena di spettacoli veri e propri per la neonata Compagnia dell’Accademia; 5. ci siamo posti l’obiettivo di internazionalizzare ancora di più le nostre attività e programmi: le risorse allo scopo sono davvero irrisorie al confronto di quelle di altri teatri nazionali italiani e della gran parte dei nostri pari europei, ma non possiamo non porci come obiettivo l’implementazione delle relazioni con l’Europa e con il resto del Mondo. Già in questo 2018 sono ben quattro le coproduzioni internazionali: Il giorno di un Dio, scritto e diretto da Cesare Lievi, coprodotto con il Teatro di Stato di Klagenfurt, Austria, e con Emilia Romagna Teatro Fondazione; Quasi niente di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini ispirato al film Deserto rosso di Michelangelo Antonioni, prodotto con una lunga infilata di partner stranieri e italiani; La Maladie de la mort di Marguerite Duras, nella messa in scena a base di voyeurismo tecnologico della regista inglese Katie Mitchell, al suo debutto in Italia, e anch'essa è una produzione con una prestigiosa schiera di istituzioni europee, capitanata dalla celebre Bouffes du Nord fondata a Parigi dal maestro Peter Brook (cui abbiamo fatto conferire la Lupa Capitolina nel 2015); Lisa Ferlazzo Natoli così come accade per la nuova opera di Jérôme Bel, che crea Gala con venti interpreti, performer e danzatori selezionati a Roma, in collaborazione con Short Theatre e mezz’Europa. Abbiamo inaugurato, poi, il 2018 teatrale con la presenza del Teatro di Roma in uno dei festival internazionali più prestigiosi: Natale in casa Cupiello di Eduardo, nella originale, intelligente e forte regia di Antonio Latella, è stato accolto con bel successo al Festival di Santiago a Mil, lo scorso gennaio, in Cile; 6. infine, la creazione di un Sistema di Teatro Pubblico Plurale, sotto la guida del Teatro di Roma, di cui s’è detto poc’anzi. Le produzioni, le coproduzioni, le tournée Dopo la rivelazione di Massimo Popolizio, già affermato come attore, in veste pure di regista con Ragazzi di vita (7 settimane di sold out al Teatro Argentina), abbiamo deciso di scommettere ancor più su di lui per il nuovo triennio. La nuova produzione sarà Un nemico del popolo di Ibsen. È lo spettacolo di punta dell’intera stagione, con un cast di talenti affermati, fra cui, oltre allo stesso Popolizio, nei panni del medico Thomas Stockman, vede Maria Paiato vestire i panni maschili del di lui fratello Peter, sindaco di una citta- // 5 dina termale. Il cuore di questo dramma, attualissimo, è nella contrapposizione di due diverse visioni e di uno scontro morale fra interesse privato e bene comune, con corollario di insabbiamenti e corruzione. Popolizio è pure protagonista di Copenaghen di Michael Frayn, che riprendiamo dopo il grande successo nella passata stagione. Anche questo celebre thriller politico-scientifico, che indaga il mistero che c’è dietro la ricerca scientifica fra Europa e Stati Uniti che portò alla confezione della bomba atomica, è di estrema attualità, considerato come il pericolo nucleare sia tornato di stretta cocente emergenza, visto come il sovrano della Corea del Nord ami "giocare" coi missili di ultima generazione. Se queste due produzioni sono ormai dei classici, rappresentano invece due interessanti percorsi di ricerca quelli che conducono a Quasi niente, la nuova creazione internazionale del duo Deflorian Tagliarini (dei quali proponiamo un trittico composto da Il cielo non un fondale e dalla quarta ripresa di Quando non so cosa fare cosa faccio?) e dalla Maladie de la mort di Marguerite Duras che l’inglese Katie Mitchell ha scelto per un nuovo capitolo della sua personale ricerca sulla commistione fra linguaggi della scena e linguaggi tecnologici, a partire dal dialogo fra teatro e cinema, in un esperimento di meticciato non solo di generi e discipline, con l’osservazione assai ravvicinata della relazione fra un uomo e una donna, compresa quella carnale. Ancora un soggetto femminile è quello di Terence Rattigan, pure lui inglese, che in The Deep Blue Sea osserva con piglio Giorgina Pi da entomologo le reazioni, i sentimenti e gli umori di un piccolo paesaggio antropologico, con una giovane donna che lascia il marito per un secondo uomo, il quale, come nei più classici plot del genere, sceglie di andarsene. Luca Zingaretti dirige Luisa Ranieri nei panni della protagonista, sopravvissuta a un tentativo di suicidio. Sentimenti, sani e malsani, affiorano anche in Barry Lyndon dal romanzo di Thackeray, dal quale Stanley Kubrick ha tratto uno dei suoi capolavori (1975). È l’occasione per Giancarlo Sepe, uno dei maestri della “scuola romana”, di tornare al grande formato e al Teatro Argentina, con un cast di giovani interpreti. Ed è una singolare saga famigliare, in un singolare oscillare del tempo, con viaggi a ritroso e fughe nel futuro, quella ritratta dall’australiano Andrew Bovell, al suo debutto assoluto in Italia, in When the Rain Stops Falling, diretto da Lisa Ferlazzo Natoli. In continuità con le precedenti stagioni, anche quest’anno il palcoscenico del Teatro Argentina e il suo grande pubblico si confronteranno con uno spettacolo firmato da una artista della generazione di mezzo. È la volta, appunto, di Ferlazzo Natoli (la quale ha già firmato per il Teatro di Roma Lear di Edward Bond, in doppia versione, con protagonisti prima Danilo Nigrelli, poi Elio De Capitani, regia applaudita a India dallo stesso autore inglese); accanto

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6 // a lei, debutterà all’Argentina un’altra donna, l’autrice e regista Lucia Calamaro, seppure con uno spettacolo ospite (Si nota all’imbrunire con protagonista Silvio Orlando). A India, novità assolute sono L’abisso, quello del Mediterraneo che ingoia da trent’anni migranti d’ogni dove e quello interiore di un uomo di mare, che il palermitano, scrittore, drammaturgo, interprete e regista Davide Enia, un vero e proprio geniale folletto, ha tratto dal suo nuovo romanzo in presa diretta da Lampedusa, Appunti per un naufragio, Premio Anima 2017 e Premio Mondello 2018: Enia ha già scosso gli spettatori con il frammento composto per Ritratto di una Nazione – L’Italia al lavoro, progetto speciale Mibact 2017, con il quale abbiamo aperto la passata stagione (che si è chiusa, non a caso, con Il Capitale di Marx, a 150 anni dalla sua pubblicazione), raccontandoci di una guardia costiera costretta ad aggiornare il proprio mestiere addestrandosi fisicamente e psicologicamente a salvare vite umane di migranti o a recuperarne i cadaveri. Per i più piccoli ecco la nuova creazione Sussi e Biribissi, dal romanzo di Paolo Lorenzini, nipote del più celebre Carlo Collodi, autore di Pinocchio, con la regia di Giacomo Bisordi. Riprendiamo a grande richiesta, e in coerenza con il nostro impegno civile, Dieci storie proprio così, specchio dell’Italia delle mafie e della corruzione, terzo atto di un montaggio di storie vere di ieri e di oggi, in un progetto ideato da Giulia Minoli e diretto da Emanuela Giordano, rivolto in particolare ai giovani: un atto di creazione e di testimonianza fina- Davide Enia lizzato alla informazione e alla formazione dei futuri cittadini, confidando di contribuire alla rigenerazione di un rinnovato, diffuso e radicato Senso Civico. Siamo poi orgogliosi della riuscita, sia sul piano artistico sia per l’adesione del pubblico, di tre produzioni che correttamente riprendiamo. Lo spassoso e sofisticato Reparto Amleto, scritto e diretto dal giovane Lorenzo Collalti, con un quartetto di giovani interpreti diplomati alla Silvio d’Amico (due dei quali portano la loro speciale leggerezza e scanzonata freschezza pure in Ragazzi di vita). Ritratto impietoso, realistico e insieme divertito e visionario delle peripezie e umiliazioni di una giovane artista di teatro, alla ricerca di una produzione o di un teatro è quello creato e interpretato da Eleonora Danco, dEVERSIVO, artista nella sua stagione migliore, che qui si mette a nudo colpendoci e facendoci sorridere. Giorgina Pi firma, invece, Settimo cielo, omaggio a Caryl Churchill, la prolifica drammaturga inglese da noi stranamente poco conosciuta: spettacolo d’insieme e di bella composizione, con un affiatato ensemble di interpreti, che ritrae lungo un secolo una stessa famiglia inglese, dalle gonne vittoriane che occultano bollori sessuali, in trasferta coloniale in Africa a fine Ottocento, al disordine libertino e anarchico degli anni Settanta, in piena era Punk. Come s’è detto, India sarà “donna” nei prossimi tre anni. All’interno della articolata programmazione di produzioni e ospitalità, abbiamo ritagliato “uno spazio tutto per loro”, per dirla con Virginia Woolf (Una stanza tutta per me): vorremmo, infatti, che tre artiste della scena firmassero ciascuna un progetto annuale della durate di due o tre mesi. Il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, longeva esperienza unica in Italia, nella prossima stagione presenta la nuova creazione La classe agitata, mentre si riprendono i sempreverdi Marameo al Colosseo e L’albero di Rodari. Storie che diventano fiabe a occhi aperti sono anche le visite animate delle nostre sedi teatrali: Ve lo faccio vedere io, ora, il Teatro! porta a spasso per i diversi spazi dell’Argentina piccoli gruppi di spettatori; Bolle di sapone è invece il titolo dell’esperienza, anch’essa itinerante e per un gruppo di spettatori alla volta, attraverso la quale riscoprire i diversi spazi di India, ovvero l’ex fabbrica di saponi e detersivi Mira Lanza. Fresca di creazione è Il teatro dell’amore e del potere, ovvero il percorso teatralizzato all’interno del Teatro di Villa Torlonia, un vero gioiello di bellezza, s’è detto, restituito alla città da una manciata d’anni ma ancora poco conosciuto dai romani. Il Torlonia sarà animato anche da Campanile in due battute ed entrambe queste due esperienze immersive fra architettura, teatro, storia e letteratura sono dirette da Roberto Scarpetti, il nostro drammaturgo di riferiEleonora Danco mento. La struttura della stagione La composizione della stagione è ancora una volta non casuale: abbiamo costruito, un po’ per vie naturali, un po’ per scelte convinte, una stagione articolata, strutturata in percorsi, capitoli, sezioni, che possono essere attraversati in piena libertà e anarchia, oppure lasciandosi sedurre da uno di essi, ciascuno con una precipua organicità, seppure sempre nel segno della pluralità, della sorpresa, del rischio e dell’inedito, della sperimentazione, dell’invenzione, della creatività. Una stagione che è una trama, un romanzo a più voci di quello che siamo, che siamo stati o che saremo. Teatro. Le forme della verità: è questo il motto che ci ha guidato e che crediamo dispieghi appieno il senso delle scelte, i significati della trama che l’insieme sviluppa. Un filo rosso la attraversa in modo particolare, un filo di Arianna, o i fili della tela di Penelope, o il cordone ombelicale che ci tiene tutti avvinti alle nostre madri, fino al parto e al distacco: è quello delle Donne. Autrici, registe, attrici, eroine protagoniste di romanzi, omicidi irrisolti, amicizie misteriose e tanto altro ancora. In ogni spettacolo, in ogni proposta spicca una figura femminile, protagonista in scena o die-

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tro le quinte. Le geografie teatrali italiane sono, nuovamente, ben rappresentate e si riconferma la forza e la vitalità delle scritture sceniche legate ai territori o alle lingue delle nostre regioni, dalla Sicilia di Emma Dante e Davide Enia, Vucciria Teatro e Vincenzo Consolo alla Sardegna di Macbettu, alla Napoli di Basile, Eduardo, Martone, Servillo, Orlando, De Rosa, Di Leva, alla Toscana di Bacci e Lorenzini, alla Romagna di Martinelli e Montanari, alla Bologna di Kepler 452, alla Roma di Danco, Timpano Frosini, Satta e di altri, alla Basilicata di Pesce, alla Milano di Elio De Capitani e Ferdiando Bruni in versione globale, ma anche di Danio Manfredini, solo per citarne alcuni. Sui nostri tre palcoscenici si intrecciano 13 percorsi di una stagione lunga 11 mesi di continua attività, offerta tutti i giorni, con più proposte quotidiane, a tutti i pubblici. Il sipario si alzerà più di 580 volte su un cartellone di più di 100 proposte complessive, fra le quali 24 fra produzioni e coproduzioni, delle quali 14 in tournée – con opere di 60 autori viventi, di cui 15 stranieri, 60 registi e circa 400 interpreti. Se consideriamo l'insieme delle 9 sale di cui s’è detto prima, si arriva a totalizzare quasi 2000 appuntamenti. Classici, mai così moderni è la sezione che affianca titoli gloriosi del repertorio d’ogni epoca, rivisitati con sensibilità contemporanea, dribblando le scorciatoie del famolo strano o alla moderna: dall’appuntamento annuale con il grande Eduardo, questa volta con Questi fantasmi!, diretto da Marco Tullio Giorda- Emma Dante na, per la coppia Carolina Rosi e Gianfelice Imparato, a un doppio Pirandello, il primo con protagonista Carlo Cecchi, Enrico IV, il secondo in forma di studi da Il giuoco delle parti guidati da Alessio Bergamo. Le baccanti di Euripide e Edipo di Sofocle sono il banco di prova della Compagnia dell’Accademia, il primo diretto da Emma Dante, il secondo da Barberio Corsetti. La tragedia del vendicatore dell’elisabettiano Middleton, contemporaneo di Shakespare, è messa in scena dal regista inglese Declan Donnellan, con interpreti italiani, mentre Valerio Binasco dirige Don Giovanni di Molière. E torna l’Opera di Pechino, rivisitata con una messa in scena teatrale della Turandot di Giacomo Puccini. Dalla pagina alla scena è la nutrita sezione che realizza una ricognizione, già avviata nelle passate stagioni, sul rapporto sempre più stretto fra letteratura e scena, cercando di comprendere perché certi registi si sentano così attratti dal romanzo. Dall’inglese Katie Mitchell che riversa nel suo immaginario teatral-tecnico-cinematografico La Maladie de la mort della Duras, nella quale anche un’altra giovane artista, Elena Arvigo, si inabissa, scegliendo Il Dolore, ultima superba prova d’attrice di Mariangela Melato (che abbia- // 7 mo omaggiato qualche mese fa in una serata affollata e toccante). Emma Dante affronta Basile, scegliendo la novella La scortecata, mentre Valter Malosti compone nientemeno che una trilogia di donne ottocentesche composta da Senso di Boito, Anna Karenina di Tolstoj, Giro di vite da James. Fanny e Alexander completano il loro personale viaggio nella tetralogia di romanzi di Elena Ferrante, Storia di un’amicizia; Federico Tiezzi dirige Lucrezia Guidone come Signorina Else dal racconto di Schnitzler. Si passa poi alle pagine al maschile: Giancarlo Sepe, s’è detto, ritorna sul grande palcoscenico, dopo i suoi singolari esperimenti tascabili nello scantinato della Comunità, in Trastevere, scegliendo il mix di ingenuità e scaltrezza di Barry Lyndon; Antonio Latella si misura con Torquato Tasso e la sua “favola pastorale” Aminta; del nipote di Collodi, Paolo Lorenzini, Bisordi riversa in scena il racconto Sussi e Biribissi per gli spettatori più piccoli; di Walser, quasi contemporaneo di Schnitzler, il neoregista Fabio Condemi porta in scena Jacob von Gunten. Fino al palermitano Davide Enia, che, abbiamo detto, riappare a teatro adattando per la scena il suo romanzo Appunti per un naufragio, che a India, per tre settimane diventa L’abisso. Fino a Lo Sguardo oltre il fango, dramma musicale, ispirato al romanzo di John Boyne Il bambino con il pigiama a righe. Shakespeare alla nuova italiana, una delle sezioni che ritornano nelle nostre stagioni, riparte dalla nostra produzione Reparto Amleto, spettacolo vincitore Lucrezia Guidone di Dominio Pubblico 2017, con quattro scatenati interpreti e un regista-autore di belle speranze (suggeriamo anche un’altra riscrittura totale del Principe di Danimarca, al Quarticciolo, questa volta firmata e interpretata da Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari, Amleto Take Away); da Napoli approda un dittico composto da Giulio Cesare. Uccidere il Tiranno e Tito, due tragedie romane, con le regie dei napoletani Andrea De Rosa e Gabriele Russo, e le riscritture asciutte dei pugliesi Fabrizio Sinisi e Michele Santeramo (già autore del nostro Preamleto). Andrea Baracco, già regista di un altro Amleto coprodotto dal Teatro di Roma con Romaeuropa Festival e 369° nell’autunno 2014, firma questa volta Racconto d’inverno, per chiudere in nero, ovvero riprendendo a grande richiesta la plumbea, visionaria, inedita rivisitazione di Alessandro Serra del Macbeth che trasmigra di geografia e di antropologia, spingendosi nel cuore del Mediterraneo, nella Barbagia di Sardegna, diventando Macbettu, con un cast di soli uomini, testosterone alle stelle e semplici, efficaci soluzioni sceniche. Quasi un doppio complementare e raggrumato, di pochi movimenti, rare parole e profondamente maschile, della poetica estroflessa e al femminile della siciliana Emma Dante. Donne in scena è una nutrita sezione che vede in

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8 // palcoscenico, oltre che ai molti titoli già indicati, anche Luisa Ranieri protagonista di The Deep Blue Sea di Rattigan, diretto da Luca Zingaretti, Immacolata Concezione dei siciliani di Vucciria Teatro, dEVERSIVO di Eleonora Danco, Si nota all’imbrunire di Lucia Calamaro, autrice e regista per Silvio Orlando, Elvira con Ton Servillo, il Trittico Arvigo composto oltre che dal Dolore della Duras, da 4.48 Psychosis di Sarah Kane, a vent’anni dal suo suicidio a soli 29 anni, nel gennaio del 1999, e da Una ragazza lasciata a metà dell'irlandese McBride. Infine, La pianista perfetta, testo inedito di Giuseppe Manfridi, diretto da Maurizio Scaparro, racconta la storia di Clara Schumann, fra amore per la musica e il fremito per la vita. Il dovere della memoria e della legalità mescola squarci sul passato e richiami al rispetto delle regole e delle leggi, alla ricostruzione di un dovere civico da applicarsi su ogni fronte della nostra vita quotidiana. Torna il terzo atto di Dieci storie proprio così di Giulia Minoli e Emanuela Giordano, partitura di storie lontane e recenti, che attiva parole, musica, immagini, per fronteggiare la piaga del malaffare, della corruzione, delle mafie che ormai hanno aggredito l’intero Paese, da Sud a Nord, e la cui trasformazione costante, insidiosa e ancor più subdola, spaventa e preoccupa. Questo spettacolo appassionato, diretto e formativo, lo andiamo riproponendo ogni anno, aggiornandolo ogni volta, coerentemente con la sua potente funzione: alzare i veli su ciò che i giovani di oggi non sanno e Silvio Orlando instillare in loro il coraggio della sfida al cambiamento e la fiducia nella costruzione di un futuro migliore per tutti, a partire dal loro. Vi si affianca il monologo Pio La Torre, orgoglio di Sicilia, il politico sindacalista ucciso il 30 aprile del 1982. Così come ritornano, come ogni anno, all’Argentina, le serate civili di Fabrizio Coniglio, quest’anno dedicate all’omicidio Calipari, in Iraq, del 2005, e alla “borsa” di Calvi, il banchiere trovato impiccato a Londra nel 1982, implicato nel crac del Banco Ambrosiano. In questo capitolo non potevano non essere proposti eventi speciali dedicati a Roma, alla sua storia, alle sue ferite e alle sue battaglie. Dopo Tante facce nella memoria dedicato all’eccidio delle Fosse Ardeatine, creato da un ensemble di interpreti donne e militanti, sotto la guida di Francesca Comencini, proposto per ben tre volte nei nostri cartelloni di Argentina e India, è la volta di Nido di vespe sul rastrellamento del Quadraro del 17 aprile 1944 e di Lo sguardo oltre il fango, sulla memoria dell'Olocausto, della Fisarmonica verde, creato a quattro mani da Andrea Satta, dei Tête des Bois, e da Ulderico Pesce, sulla deportazione di un padre in un campo di concentramento nazista. Ancora una volta storie vere, vissute, cruente che irrompono in scena e metterci in allerta. Ma c’è pure un fatto rela- tivamente più recente: l’assassinio di Giorgiana Masi, il 12 maggio 1977, ripercorso dallo spettacolo Se la Rivoluzione di Ottobre fosse stata di maggio – Lamento per la morte di Giorgiana Masi. Infine, pure Un nemico del popolo tratta di malaffare, interessi privati, disastri ambientali. Di ieri, certo, ma che sono di ampia attualità oggi, in particolare al Sud della nostra penisola. Infine, Confirmation dell’inglese Chris Thorpe, diretto da Jacopo Gassmann, è un affondo diretto sulla violenza nei rapporti umani, sull’estremismo politico e sul potere delle parole, in forma di conferenza che chiama in causa direttamente gli spettatori. Il teatro e il suo doppio (titolo della celebre raccolta di testi di uno dei protagonisti più radicali e irriducibili del teatro del secolo scorso, il francese Antonin Artaud, fra i ritratti dipinti da Paladino per la mostra in corso al Teatro Valle) propone creazioni sull’intreccio fra vita e teatro, fra verità e finzione, su vere e proprie biografie teatrali, sui riverberi e rimandi dall’uno all’altro ambito, perché se è vero che la vita è rappresentazione è pure vero che l’arte vivente del teatro coincide con la vita stessa degli artisti, che a volte se la divora, nei casi migliori l’arricchisce. Cosicché accade che il nuovo lavoro di Pippo Delbono, colui che in Ita- lia, negli ultimi decenni, ha fatto di sé e della sua stessa vita, materia prima del proprio flusso creativo, questa volta, con la sua particolare e cangiante famiglia teatrale, indaghi un sentimento principe, La gioia. Accade, che un copione come Il Toni Servillo giardino dei ciliegi di Cechov, sullo sradicamento dal proprio luogo di nascita e formazione e dal proprio paesaggio non solo interiore, coincida con la violenza di uno sfratto di una comunità speciale in quel di Bologna, sottotitolo Trent’anni di felicità in comodato d’uso. Accade che quell’artista eversiva e lirica di Eleonora Danco si metta in gioco denudando il suo pensiero e tutta se stessa in un graffiante e spassoso assolo che attinge dalla propria biografia elevandola a specchio di un popolo di artisti: dEVERSIVO è la cronaca al dettaglio della fame dell’artista, porte chiuse, umiliazioni. Accade che una coppia di un luogo appartato come Buti, in Toscana, col suo teatrino all’italiana, Giovanna Daddi e Dario Marconcini, indaghino se stessi, il proprio percorso esitenziale e artistico, lungo una vita intera, guidati da Roberto Bacci, fondatore del CSRT di Pontedera, oggi parte della Fondazione Teatro della Toscana – Teatro Nazionale, in Quasi una vita, uno spettacolo per una piccola comunità di spettatori, alla maniera di certi episodi dell’Odin Teatret di Eugenio Barba. Capita che un attore di fama, partito da Caserta e dal teatro, e che oggi si ritrova fra gli interpreti più amati anche al cinema, come Toni Servillo, senta il bisogno di rapportarsi a un testo sull’arte teatrale e sulla sua pedagogia, ovvero Elvira, la riscrittura di Brigitte Jaques di Molière

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e la commedia classica che Louis Jouvet scrisse nel 1965, soggetto affrontato già da Giorgio Strehler, nel 1986, con lui stesso in scena e Giulia Lazzarini, allora già matura d’esperienza e di vita, nei panni dell’allieva, oggi interpretata da Petra Valentini. Il passato del presente, fra Italia e Mondo ci parla di un passato che troppo spesso ritorna, a volte con le stesse oscene sembianze, altre appena travestito sotto mentite spoglie: la tragedia dell’Afghanistan è ripercorsa, lungo un secolo e mezzo di storia turbolenta e sanguinaria (dal 1842 a oggi), in dieci quadri (sui tredici del progetto originario del Trycicle Theatre di Londra), scritti da altrettanti autori, in una saga-evento in due parti, Il grande gioco e Enduring Freedom, della durata complessiva di 6 ore, diretta da Ferdinando Bruni e Elio De Capitani. Non temete, potete vedere le due parti in sere diverse o partecipare alla maratona di domenica 21 ottobre, dalle 16 del pomeriggio. Va pensiero di Marco Martinelli viaggia, anche qui lungo un secolo e mezzo, nei sentimenti degli italiani, fra aspirazioni patriottiche pregne di alti ideali e collassi rovinosi che mettono i brividi, dal Risorgimento a oggi; mentre il duo Timpano Frosini scava nell’anima dei dittatori (ma ne hanno davvero una?, viene lecito chiedersi), riportando il doppio teatrale del Duce a Villa Torlonia, dove ha realmente dimorato, mentre negli Sposi fotografa la coppia Ceausescu, trucidata dalla folla nel 1989, dopo 22 anni di tirannia. Love’s kamikaze, un testo di Mario Moretti, fondatore del Elena Arvigo Teatro Orologio e che qui vogliamo ricordare e omaggiare, rimette sotto i riflettori un conflitto mai sopito, attraverso la relazione sentimentale fra una ebrea e un palestinese. Dopo Ritratto di una Nazione – L’Italia al lavoro, il “polittico politico” che ha aperto la passata stagione, riteniamo necessario mantenere alta l’attenzione su questo tema che si fa sempre più scottante e la cui complessità globale fa sì che le politiche arranchino, che innovazioni e esperimenti risultino tamponi temporanei, che i suicidi non si fermino, che i poveri aumentino sempre di più. La sezione Teatri del lavoro s’apre in ottobre con Davide Enia e il suo L’abisso, di cui s’è già detto, prosegue con Va pensiero di Martinelli, Petrolio di Ulderico Pesce, anch’esso, come Enia, protagonista applaudito di Ritratto di una Nazione; ma pure Un nemico del popolo affronta in modo tangente il tema dell’occupazione. Mentre da Dominio Pubblico – La città agli under 25 abbiamo scelto, perseguendo il nostro impegno con questo progetto di audience development e di vetrina di scoperte, Sempre domenica, con sei interpreti in formato “altorilievo” in arrivo dai Castelli Romani, alle prime prove ma assai efficaci nel restituire più i dolori che le rare gioie che il lavoro dà loro, fra ansie // 9 da precariato cronico e scippo di futuro. Sei sedie diverse per sei interpreti altrettanto diversi per un incastro multiplo di storie, tutte sul lavoro, intrecciato ai sentimenti, al vissuto quotidiano, alle vite di questo piccolo “quarto stato” di oggi, seduto e composto di giovani nel limbo ingiusto e colpevole della precarietà. Lo scorso anno il Teatro di Roma ha voluto riaffermare la vitalità e l’efficacia scenica di quelle drammaturgie che adottano le lingue delle nostre regioni – e preferiamo parlare di lingue e non di dialetti. Questa volta un focus si concentra sulle Effervescenze Vesuviane, ovvero sui protagonisti della scena partenopea o campana, impegnati anche in copioni non in lingua locale. Avevamo da tempo in cantiere la coproduzione della Cupa, il nuovo applaudito lavoro di Mimmo Borrelli, prodotto dallo Stabile di Napoli, ma il progetto tardava a prendere forma e vi abbiamo dovuto rinunciare. Da Napoli riappare, però e puntualmente, Re Eduardo, questa volta con Questi fantasmi! nell’edizione elegante e con tocco cinematografico di Tullio Giordana; e prima di lui, ecco una novella del Cunto de li cunti di Giambattista Basile – da cui il maestro Roberto De Simone trasse una delle opere più celebri del secondo Novecento teatral-musicale italiano, la mitica Gatta Cenerentola –, scelta dalla palermitana Emma Dante, La scortecata. Ecco il ritorno in scena di Toni Servillo, dopo il festeggiatissimo Le voci di dentro, questa volta protagonista di Elvira: Toni Servillo, casertano cofondatore dei Teatri Uniti, nel Liv Ferracchiati 1987, il cui trentennio di attività è festeggiato con una esposizione a Palazzo Reale e una ulteriore esposizione tutta per Mario Martone al Madre di Napoli, appena inaugurate. Poi, Silvio Orlando, interprete di un nuovo copione di Lucia Calamaro, Si nota all’imbrunire, sul tema della solitudine; l’animatore di Nest Napoli Est Teatro, Francesco Di Leva, già capofamiglia del Sindaco del rione Sanità, diretto da Martone, e festeggiato in una inattesa versione, all’Argentina, la passata stagione, ritorna con un dittico tutto per sé: nei panni di un omosessuale in 12 baci sulla bocca e negli Onesti della banda in formato clan. Infine, il già citato doppio Shakespeare, riscritto e diretto da due registi vesuviani, Andrea De Rosa e Gabriele Russo, animatore, quest’ultimo, con brio e coraggio, insieme a fratelli e sorella, del Teatro Bellini di Napoli. Di Mario Martone proponiamo la ricostruzione all’interno del progetto RICCI di Tango glaciale, lo spettacolo-manifesto di Falso Movimento, creato nel 1982 con la compagnia costituita a Napoli cinque anni prima: gli originali stilemi, il mix di linguaggi, il chiamarsi fuori dalle regole e dalla tradizione, il riferimento alle arti visive alle tendenze musicali dell’epoca, elevarono questa creazione a bandiera di una nuova generazione di nuovi sperimentatori.

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10 // Rinnoviamo la sezione dei Ritratti d’artista, in formato dittico o trittico: torna il combattimento poetico e struggente fra corpo e parola, ricerca trentennale di Danio Manfredini con lo spettacolo cult Al presente (1997) e la più recente creazione Luciano (2017). Dal teatrino di San Giovanni a Teduccio sbarca il citato Francesco Di Leva e la sua famiglia allargata: a Napoli resiste e si rinnova la disperata vitalità creativa che qui si è fatta letteralmente “casa”, presidiando culturalmente un quartiere a rischio, rigenerando una piccola palestra in un altrettanto piccolo ma fertilissimo teatro. Di Valter Malosti, regista, attore e ora neodirettore della Fondazione Teatro Piemonte Europa, fondata da Beppe Navello, proponiamo, nella cornice speciale di Torlonia, una trilogia di assoli con protagoniste donne trasferite in scena dalle pagine di celebri romanzi ottocenteschi (i citati Senso di Boito, Giro di vite di James e la Karenina di Tolstoj). Di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, che portano alta la bandiera della scena sperimentale indipendente della Capitale in mezzo pianeta, componiamo un trittico con la nuova citata creazione, da noi prodotta con partner nazionali e internazionali, Quasi niente, le riprese di Il cielo non è un fondale e di Quando non so cosa fare cosa faccio? Ma sono due, in particolare, i trittici cui teniamo in special modo, perché sono dedicati a due artiste nel pieno ribollire delle rispettive ricerche, ancora poco conosciute e che meritano di essere osservate e sostenute: l’interprete Elena Arvigo, solista di talento, per necessità anche regista di se stessa, amante di scritture poco ortodosse, che dai teatri off approda al Teatro di Roma, al Torlonia, con il citato Dolore della Duras, 4.48 Psychosis di Sarah Kane e Una ragazza lasciata a metà dell'irlandese Eimear McBride. Così è pure per Liv Ferracchiati, regista e drammaturga, diplomata alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, umbra di nascita, che indaga nei tre titoli in scena al Teatro India la ricerca, a volte disperata altre fronteggiata con candida levità, della verità più profonda dei propri rispettivi Sé: a ribadire la libertà di essere o diventare se stessi fino in fondo, nei sentimenti e nella sessualità. E già i titoli annunciano soggetti attuali, legati ai generi identitari e a una sessualità non più riducibile ai soli maschile e femminile: Peter Pan guarda sotto le gonne, Stabat Mater, Un eschimese in Amazzonia. Il Teatro di Roma è stato, in questi ultimi quattro anni, e lo deve essere sempre e ancora di più, un Teatro Aperto, Democratico, Plurale. La sezione Variazioni sull’umano concretizza una ricognizione non esaustive, va da sé, di ciò che abbiamo di buono e di cattivo, dentro di noi e nelle relazioni con gli altri. Di molte proposte si è già detto, vogliamo, qui, solo annotarne due in più. La prima rimanda sin dal titolo all’anima animale o ad animali stessi: Gioie e dolori nella vita delle giraffe del portoghese Tiago Rodrigues, autore, regista, interprete già applaudito a una recente edizione di Short Theatre. La seconda, Operastracci di Enzo Toma e Silvia Ricciardelli di Koreja Teatro, osserva la parabola esistenziale di due ragazzi, fra arie liriche, un ring coperto di stracci, con i quali sono composte bambole e marionette, personaggi fittizi che coadiuvano gli interpreti in carne e ossa. Di Libere identità, segnaliamo, in più, la ripresa al Teatro Torlonia, di uno spettacolo di bell'esito, Il caso Braibanti, ovvero il processo di un'Italia post-guerra e bigotta, provinciale, omofoba ai danni di un omosessuale che scosse, al tempo, l’opinione pubblica; in pendant con Un anno con 13 lune, il film del 1978 di quell’estro furioso di Rainer Werner Fassbinder, dalla creatività pasoliniana, con protagonista il viaggio negli inferi interiori e nelle relazioni fra gli esseri umani di un transessuale, di nome Elvira (la seconda che appare in stagione, vedi Toni Servillo), con sullo sfondo le macellazioni a catena di animali da mangiare, con la regia di Carmelo Alù per la Compagnia dell'Accademia Silvio d’Amico. Numerosi sono i progetti speciali e le collaborazioni con altre istituzioni culturali e non soltanto culturali, della Capitale: Grandi Pianure, Romaeuropa festival, Short Theatre, Fabulamundi Playwriting Europe, If/ Invasioni (dal) Futuro, Teatri di Vetro, Garofano Verde, Contaminazioni, L’École des maîtres, da Dominio Pubblico – La città degli under 25 agli adolesenti di Allezenfants! fino ai più piccoli di materne, elementari, medie coinvolti attivamente nel festeggiatissimo progetto Europa InCanto, ai cicli sulle Famiglie che hanno fatto Roma e sui capolavori dell’arte realizzati in collaborazione con il Fai, alle mostre e installazioni create ad hoc per il Teatro Valle. Cui si aggiungono gli appuntamenti dei nostri affermati cicli culturali, da Luce sull'Archeologia a quelli del ciclo storico dedicato a Gioacchino Belli, al nuovo Why not? Come inventarsi il proprio futuro, agli appuntamenti a Torlonia con i poeti di oggi sollecitati da Elio Pecora, i concerti, la visione di film e documentari, le presentazioni di libri e molti incontri. Senza cultura e la relativa libertà che ne deriva, la società, anche se fosse perfetta, sarebbe una giungla. Ecco perché ogni autentica creazione è in realtà un regalo per il futuro. Albert Camus

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Questa ampia mole di proposte è il contributo del Teatro di Roma a nutrire le domande di arte e cultura della Capitale, a far sì che essa torni a essere protagonista innovativa nel consesso attuale delle metropoli del Pianeta. È il nostro contributo a restituire alla creatività il suo spazio centrale e prezioso nelle comunità degli uomini, il suo confrontarsi costante con ciò che accade fuori dal palcoscenico. A quarant'anni dal barbaro assassinio di Aldo Moro, che rappresentò la nostra Dallas, infrangendo un cambiamento che avrebbe trasformato dal profondo la nostra Nazione, che oggi sarebbe probabilmente assai diversa: "Per un teatro umano" è stato il principio estetico e morale che ha mosso Giorgio Strehler lungo un’intera vita, e che quarant’anni fa annotava, a proposito della Tempesta, uno degli spettacoli da lui più amati: "La Tempesta è nata in un momento che a me sembrava avesse tutti i connotati dell'Apocalisse. Era la tragica stagione dell'assassinio di Aldo Moro. Ma un’Apocalisse degradata in cui tutto si confondeva, tutto si annullava: rivolta, calcolato assassinio, rituale politico, dentro una spaventosa indifferenza. La storia non è stata fuori dal luogo dove costruivamo il nostro spettacolo. La storia arrivava e arriva giorno dopo giorno puntualmente dentro i muri chiusi di un teatro, a Milano come a Parigi, su un palcoscenico-mondo dove una piccola collettività sta lavorando sulle parole di un grande poeta per inventare sogni e la realtà dei sogni e delle metafore. Non sogni gratuiti... Abbiamo sempre cercato – senza illusioni ma con qualche certezza – di fare un teatro che voleva modificare il mondo. Mai come in questa Tempesta abbiamo sentito la fallibile, disperante, trionfale grandezza e responsabilità del nostro mestiere". Moro fu rapito il 16 marzo 1978 (i due giovani militanti del Leoncavallo di Milano, Fausto e Iaio, protagonisti dello spettacolo Viva l'Italia!, coprodotto dal Teatro di Roma e dal Teatro Elfo Puccini di Milano, furono uccisi due giorni dopo) e trovato cadavere a due passi dal Teatro Argentina il 9 maggio dello stesso anno, dopo 55 giorni di prigionia. La Tempesta di Strehler è stata creata durante quei mesi e debuttò il 28 giugno di quell'anno infausto. La sua bellezza insieme alla sua cupezza rappresentano bene, a distanza di così tanti anni, l'inquietudine, i sentimenti, il senso di responsabilità che agita ogni artista autentico, in relazione con il proprio tempo. Questi nostri attori erano spiriti, e tutti si sono dissolti nell’aria, nell’aria sottile come loro. E come il fragile edificio di questa favola, si dissolveranno un giorno le torri orgogliose che toccano con la loro cima le nubi, gli splendidi palazzi e i templi solenni – si dissolverà lo stesso globo immenso della terra, con tutta la vita che contiene. E come questo spettacolo senza realtà che ora è svanito, tutto il mondo scomparirà nel nulla senza lasciare dietro di sé neppure il vapore di una nube. Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e la nostra breve vita è conclusa da un sonno. William Shakespeare // 11 Come per le favole, che sono quasi sempre accompagnate da un racconto parallelo di immagini illustrate, anche la nuova stagione del Teatro di Roma ha una sua “immagine” principale, che fa da copertina ai tanti racconti, favole, storie vere di cui la stagione è portatrice, e con la quale vogliamo chiudere questo racconto. Dopo le immagine scelte dal Direttore, dell’inglese Peter Greenaway (2014/15), l’italiano Matteo Basilé (2015/16), l’israeliano Ran Reuveni (2016/17), i Ragazzi di vita in mutande della passata stagione, in uno scatto al naturale di Achille Le Pera, è ancora una volta un’opera d’arte fotografica, accompagnata da un motto, a farci da prima bussola di orientamento nei tre cartelloni proposti nei teatri gestiti direttamente. L’opera Ragazza slava con il padre (1998), del fotografo-artista ceco Jan Saudek, ritrae una donna nuda, stesa come Paolina Bonaparte del Canova o come una Olimpia senza veli, o ancora come Cleopatra, insomma una regina o una donna qualunque, con il braccio destro alzato e la mano intenta a impugnare, in guisa di trofeo, un teschio, quello del padre, che rivolge verso il proprio volto, sottintendendo non soltanto un gioco di sguardi – il teatro è l’arte della visione, vivente, per antonomasia – ma pure un dialogo muto fra vivi e morti. Il rinvio di quest’opera alla rappresentazione teatrale è palese: nell’artificio e insieme nella verità di un corpo carnale (come natura lo ha partorito e reso maturo: con il largo bacino che genera a sua volta altra vita, nel ciclo inarrestabile di vita e morte), nei colori naturali e allo stesso tempo virati di toni accesi, nella bellezza della postura, impostata e luminosa come un’attrice d’altri tempi. Rimanda, poi e naturalmente, a Shakespeare, alla sua tragedia più celebre, Amleto, ma in un rovesciamento sessuale (e delle diverse forme dei sentimenti d’amore e della sessualità anche quest’anno i nostri cartelloni trattano ampiamente). Annuncia, questa immagine, infine, che la nuova stagione sarà particolarmente “femminile”, come s’è detto, e ci suggerisce di come la verità possa avere forme diverse, differenti interpretazioni, ricordandoci che è proprio a teatro che essa è messa in scena, messa a nudo, per l’appunto, scrutata, indagata, per comprenderla e trasferirla al pubblico, attraverso l’artificio e la finzione, grazie a quel mistero dell’attore che finge un personaggio ma che allo stesso tempo vive se stesso. Condividendo con lo spettatore l’esperienza unica e straordinaria della rappresentazione, ribadendo in quel tempio laico che è il Teatro che siamo fatti Tutti di carne e sentimenti, di cuore e mente, di intelligenza e passioni. Buona Stagione a Tutti Voi!

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12 // Ospitalità Produzioni e coproduzioni TEATRO ARGENTINA 9 • 14 ottobre 2018 QUASI NIENTE 23 ottobre • 4 novembre 2018 BARRY LYNDON 8 • 9 novembre 2018 LA MALADIE DE LA MORT 20 novembre • 2 dicembre 2018 THE DEEP BLUE SEA 4 • 16 dicembre 2018 COPENAGHEN 7 • 30 dicembre 2018 SUSSI E BIRIBISSI 26 febbraio • 3 marzo 2019 WHEN THE RAIN STOPS FALLING 20 marzo • 28 aprile 2019 UN NEMICO DEL POPOLO 25 • 30 marzo 2019 DIECI STORIE PROPRIO COSÌ TERZO ATTO TEATRO TORLONIA 17 • 28 ottobre 2018 MARAMEO AL COLOSSEO TEATRO INDIA 9 • 28 ottobre 2018 L’ABISSO 9 • 21 ottobre 2018 REPARTO AMLETO 22 • 25 novembre 2018 LA CLASSE AGITATA 27 novembre • 9 dicembre 2018 dEVERSIVO 19 • 31 marzo 2019 SETTIMO CIELO 3 • 13 giugno 2019 QUANDO NON SO COSA FARE COSA FACCIO? IN TOURNÉE RAGAZZI DI VITA L'ALBERO DI RODARI 28 BATTITI VISITE SPETTACOLARIZZATE ARGENTINA, INDIA, TORLONIA VALLE TEATRO ARGENTINA 9 • 10 settembre 2018 GALA 14 • 15 settembre 2018 IL REVISORE UNA VERSIONE 7 ottobre 2018 APOXYMENOS 17 • 21 ottobre 2018 AFGHANISTAN 11 novembre 2018 VN SERENADE 13 • 18 novembre 2018 VA PENSIERO 27 novembre 2018 IL VIAGGIO DI NICOLA CALIPARI 18 dicembre 2018 • 6 gennaio 2019 QUESTI FANTASMI! 8 • 20 gennaio 2019 DON GIOVANNI 22 gennaio • 3 febbraio 2019 LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE 5 • 10 febbraio 2019 TURANDOT 12 • 24 febbraio 2019 ENRICO IV 5 • 10 marzo 2019 LA GIOIA 8 aprile 2019 LA BORSA DI CALVI 2 • 5 maggio 2019 MACBETTU 7 • 12 maggio 2019 GIULIO CESARE. UCCIDERE IL TIRANNO TITO 14 • 19 maggio 2019 SI NOTA ALL’IMBRUNIRE 21 maggio • 2 giugno 2019 ELVIRA

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Ospitalità TEATRO INDIA 26 • 28 settembre 2018 UN ANNO CON TREDICI LUNE 27 settembre • 4 ottobre 2018 TIRANNO EDIPO! 1 • 3 ottobre 2018 JAKOB VON GUNTEN 23 • 28 ottobre 2018 IL GIUOCO DELLE PARTI 30 ottobre • 11 novembre 2018 LA SCORTECATA 8 novembre 2018 iFEEL2 9 • 13 novembre 2018 GLI SPOSI 1 • 2 dicembre 2018 DALLAE'S STORY 22 dicembre 2018 • 5 gennaio 2019 STUDIO DA LE BACCANTI 9 • 13 gennaio 2019 PETROLIO 15 • 20 gennaio 2019 QUASI UNA VITA 22 • 27 gennaio 2019 AMINTA 25 • 27 gennaio 2019 PETER PAN GUARDA SOTTO LE GONNE Trilogia sull’identità - Capitolo I Nuove Storie 29 • 31 gennaio 2019 STABAT MATER Trilogia sull’identità - Capitolo II 1 • 3 febbraio 2019 UN ESCHIMESE IN AMAZZONIA Trilogia sull’identità - Capitolo III 6 • 10 febbraio 2019 GLI ONESTI DELLA BANDA 7 • 10 febbraio 2019 RACCONTO D’INVERNO 12 • 17 febbraio 2019 12 BACI SULLA BOCCA 14 • 17 febbraio 2019 IL GIARDINO DEI CILIEGI 19 • 24 febbraio 2019 IMMACOLATA CONCEZIONE 21 • 24 febbraio 2019 SEMPRE DOMENICA 26 • 28 febbraio 2019 LUCIANO // 13 1 • 3 marzo 2019 AL PRESENTE 6 • 10 marzo 2019 IL CIELO NON È UN FONDALE 9 • 10 marzo 2019 OPERASTRACCI 12 • 17 marzo 2019 GIOIE E DOLORI NELLA VITA DELLE GIRAFFE 5 • 14 aprile 2019 TANGO GLACIALE TEATRO TORLONIA 9 • 11 novembre 2018 CONFIRMATION 16 • 18 novembre 2018 DUX IN SCATOLA 30 novembre • 2 dicembre 2018 IL CASO BRAIBANTI 23 • 24 gennaio 2019 LOVE'S KAMIKAZE 26 • 27 gennaio 2019 LA FISARMONICA VERDE 29 gennaio • 3 febbraio 2019 LA SIGNORINA ELSE 20 • 24 febbraio 2019 STORIA DI UN’AMICIZIA 1 • 3 marzo IL DOLORE 8 • 10 marzo 2019 GIRO DI VITE 12 • 14 marzo 2019 SENSO 15 • 17 marzo 2019 ANNA KARENINA 23 • 24 marzo 4:48 PSYCHOSIS 30 • 31 marzo UNA RAGAZZA LASCIATA A META’ 6 • 7 aprile 2019 LA PIANISTA PERFETTA 12 • 13 aprile 2019 PIO LA TORRE, ORGOGLIO DI SICILIA 11 • 12 maggio 2019 SE LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE FOSSE STATA DI MAGGIO

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14 // Gli spettacoli Agosto/18 IF/INVASIONI (dal) FUTURO*2018 MG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Settembre/18 GALA IL REVISORE. UNA VERSIONE ROMAEUROPA FESTIVAL SHORT THEATRE FESTIVAL CONTAMINAZIONI UN ANNO CON TREDICI LUNE TIRANNO EDIPO! PUGLIA SHOWCASE 2018 Ottobre/18 ROMAEUROPA FESTIVAL APOXYMENOS QUASI NIENTE AFGHANISTAN BARRY LYNDON TIRANNO EDIPO! JAKOB VON GUNTEN L'ABISSO REPARTO AMLETO LO SGUARDO OLTRE IL FANGO IL GIUOCO DELLE PARTI LA SCORTECATA MARAMEO AL COLOSSEO Novembre/18 BARRY LYNDON LA MALADIE DE LA MORT VN SERENADE VA PENSIERO THE DEEP BLUE SEA IL VIAGGIO DI NICOLA CALIPARI LA SCORTECATA iFEEL2 GLI SPOSI ROMAEUROPA FESTIVAL LA CLASSE AGITATA dEVERSIVO CONFIRMATION DUX IN SCATOLA REPARTO AMLETO IL CASO BRAIBANTI Dicembre/18 THE DEEP BLUE SEA SUSSI E BIRIBISSI QUESTI FANTASMI! COPENAGHEN dEVERSIVO DALLAE'S STORY STUDIO DA LE BACCANTI IL CASO BRAIBANTI S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MM 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 G V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 TEATRO ARGENTINA TEATRO INDIA TEATRO TORLONIA TEATRO RAGAZZI www.teatrodiroma.net - info@teatrodiroma.net La programmazione potrebbe subire variazioni nel corso della stagione.

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Gennaio/19 // 15 MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 QUESTI FANTASMI! DON GIOVANNI LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE STUDIO DA LE BACCANTI PETROLIO QUASI UNA VITA AMINTA PETER PAN GUARDA SOTTO LE GONNE STABAT MATER LOVE'S KAMIKAZE LA FISARMONICA VERDE LA SIGNORINA ELSE Febbraio/19 LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE TURANDOT ENRICO IV WHEN THE RAIN STOPS FALLING UN ESCHIMESE IN AMAZZONIA GLI ONESTI DELLA BANDA RACCONTO D'INVERNO 12 BACI SULLA BOCCA IL GIARDINO DEI CILIEGI IMMACOLATA CONCEZIONE SEMPRE DOMENICA LUCIANO LA SIGNORINA ELSE STORIA DI UNA AMICIZIA V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 Marzo/19 V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 WHEN THE RAIN STOPS FALLING LA GIOIA UN NEMICO DEL POPOLO DIECI STORIE PROPRIO COSÌ AL PRESENTE IL CIELO NON È UN FONDALE OPERASTRACCI GIOIE E DOLORI NELLA VITA DELLE GIRAFFE SETTIMO CIELO IL DOLORE GIRO DI VITE SENSO ANNA KARENINA 4:48 PSYCHOSIS UNA RAGAZZA LASCIATA A METÀ Aprile/19 UN NEMICO DEL POPOLO LA BORSA DI CALVI NIDO DI VESPE TANGO GLACIALE LA PIANISTA PERFETTA PIO LA TORRE, ORGOGLIO DI SICILIA L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L M 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Maggio/19 MG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMGV 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 MACBETTU GIULIO CESARE. UCCIDERE IL TIRANNO TITO SI NOTA ALL'IMBRUNIRE ELVIRA SE LA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE FOSSE STATA DI MAGGIO Giugno/19 ELVIRA QUANDO NON SO COSA FARE, COSA FACCIO? S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D L MMG V S D 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30

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