"School Magazine"

 
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Edizione speciale giugno 2018

Popular Pages


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MS Ricercare se stessi nelle Arti

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Sommario pagina 5: Caustico, scettico…ma da ascoltare pagina 9: A servizio della cultura pagina 10: Bagno di umiltà pagina 13: Architetto per clienti speciali pagina 20: Non solo Teatro pagina 22: Cercasi stile pagina 25: Lingue diverse dalle scimmie pagina 28: Imitation of life pagina 32: Testimone degli altri pagina 37: Ancora insieme pagina 38: Chapeau pagina 42: Occhio sul mondo! pagina 51: Professione: pittrice! pagina 60: Il maestro Rodolfo Viola In copertina: dall’alto L’Ultima Cena - restauro digitale (Leonardo3); Incisioni rupestri in Valcamonica (Lombardia); Chiesa rupestre Santa Lucia alle Malve - Matera. Seconda pagina: L’Uomo vitruviano, disegno a penna e inchiostro su carta (34x24 cm) di Leonardo da Vinci - Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell'Accademia di Venezia. 3 MS

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MS In questo numero ospitiamo: Periodico Giulio Sapelli Economista, professore ordinario di Storia economica all’Università degli Studi di Milano Michele De Lucchi Architetto, designer, direttore della rivista “Domus” Andrée Ruth Shammah Direttrice del “Teatro Franco Parenti”, manager e animatrice culturale Concita De Gregorio Scrittrice e giornalista de “La Repubblica” Francesco Sabatini Linguista, professore di Storia della lingua italiana e linguistica italiana Eleonora De Giuseppe Street artist in arte “La Pupazza” 4 Anno VI Edizione speciale giugno 2018 Editore I.I.S.S. “Giulio Natta” Milano prof.ssa Carla Maria Cucinotta Via Don Giovanni Calabria, 16 tel. 02/2590083 - 2593956/7 web: www.itasnatta.gov.it Responsabile editoriale prof. Antonio Pangallo email: schoolmagazine.mi@gmail.com Editing esperto esterno prof. Gianpaolo Palazzo Progetto grafico prof. Antonio Pangallo Impaginazione Noemi Bianchi Asia Dominello Hanno collaborato: Ghofran Al Nasralla Noemi Bianchi Valentina Catanzaro Gaia Della Costanza Mervin Kyle Fajardo Genesis De Leon Asia Dominello Brandon Garro Aurora Maestri Davide Mor Letizia Pozzoli Iris Carmen Valandro Traduzioni Matilde Basilio Asia Dominello Mervin Kyle Fajardo Daphne Segre Giulia Tiboni Fotografie Guia Besana, Alessandro Cardillo, Nicolò Carra, Aldo Gattuso, Antonio Viola Gestione sito web prof.ssa Maria Amato

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MS Caustico, scettico… ma da ascoltare di Aurora Maestri, Valentina Catanzaro di Mervin Kyle Fajardo L’economista Giulio Sapelli sa unire con parole forti, ma chiare economia, storia, filosofia, arte e sociologia. A noi ha regalato un’analisi lucida, fuori dal coro, spietata, controcorrente su moda, design, artigianato e altro ancora. The economist Giulio Sapelli knows how to unite, the economy, history, philosophy, art, and sociology, with strong but clear words. He gave us a lucid analysis, out of the box, ruthless, against fashion, design, crafts and more. Professore, se Milano è la città della moda, lo deve ai fusi, alle filande o ad altro? «Sicuramente ai fusi e alle filande, ma non dimentichiamoci del sedimento di creatività presente nella regione. Inizialmente lo troviamo nella produzione di armi, già nel Cinquecento e nel Seicento, oggetti di preziosità e buon gusto. Poi c’è la tradizione delle sartine e della sartoria. A un certo punto, Milano ha sopravanzato Torino, (Continua a pagina 6) Professor, if Milan is the city of fashion, is it due to spindles, spinning mills or other things? «Surely to the spindles and the spinning mills, but let’s not forget the amount of creativity in the region. Initially, we find it in the production of weapons, already in the sixteenth and seventeenth centuries, objects of preciousness and good taste. Then there is the tradition of dress-making and tailoring. At one point, Milan overtook Turin, the first capital of fashion with the Gori sisters, ma- 5

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MS (Continua da pagina 5) la prima capitale della moda con le sorelle Gori, realizzatrici di fantastici abiti. Aggiungerei pure l’industrial design degli anni ‘20 e ‘30 del secolo scorso, che si trasferisce come cultura della bellezza e dell’estetica anche nella moda, sorpassando il capoluogo piemontese». Che ruolo hanno la moda e l’artigianato nella nostra società? «Fortissimo! Nell’assenza e nella decadenza della grande industria è emerso il mondo delle piccole e medie imprese. L’artigianato in sé ha un ruolo fondamentale ed è la quintessenza della moda, in quanto lavoro terzista. Entrambi rappresentano una buona parte del nostro commercio estero. Il made in Italy è partito grazie alla moda, soprattutto nella vendita e nella creazione ed è molto richiesto dagli altri Paesi. Mi pare, però, che questo modello economico, fondato sull’esportazione, non ci favorisca molto, perché manca un mercato interno. Preferirei avere più imprese che lavorino per esso». Come si stanno preparando le nostre eccellenze tra gli stilisti per rimanere ai vertici? «Ognuno a modo proprio. Purtroppo qui in Italia non si fa sistema, né gioco di squadra, nonostante l’ottimo lavoro fatto da Mario Boselli, una persona che ho l’onore di avere come amico, con la “Camera della moda”. È riuscito a mettere insieme queste prime donne e ora si stanno facendo kers of fantastic dresses. I would also add the industrial design of the ‘20s and ‘30s of the last century, which moved as a culture of beauty and aesthetics also in fashion, surpassing the Piedmont capital». What role do fashion and crafts have in our society? «A very important role! The world of small and medium-sized enterprises emerged in the absence and decadence of big industry. The craftsmanship itself plays a fundamental role and is the quintessence of fashion, as a subcontractor work. Both represent a good part of our foreign trade. Made in Italy started thanks to fashion, especially in sales and creation and is in great demand by other countries. It seems to me, however, that this economic model, based on exports, does not favor us much, because there is no internal market. I’d rather have more companies working for it». How are our excellences among the designers preparing to stay at the top? «Everyone in their own way. Unfortunately here in Italy, there is no system, no team game, despite the excellent work done by Mario Boselli, a person I have the honor of having as a friend, with the “Camera Della Moda”. He managed to put these women together and now they are making great strides, understanding the importance of the green economy and the socially responsible economy. We must not take part in developing countries or those that have already developed badly, (Continua a pagina 7) 6

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MS (Continua da pagina 6) grandi passi avanti, capendo l’importanza della green economy e dell’economia socialmente responsabile. Non bisogna terzializzare nei Paesi in via di sviluppo o già sviluppati malamente, dove le mode vengono fatte sfruttando i bambini o tenendo le popolazioni a salari quasi vicini allo zero. Credo che la moda italiana sia cresciuta via via di qualità e la qualità, la capacità e il rispetto delle condizioni sociali siano diventati una delle sue caratteristiche fondamentali, coinvolgendo le altre industrie e gli indotti. Siamo uno dei sistemi migliori al mondo. Non a caso, tutti cercano di comprarci e ci riescono». Quali meriti ha la politica italiana nello sviluppo della moda e del design? «Nessuno. L’istituto per il commercio estero ha aiutato solo in piccola parte, ma gli operatori del settore devono tutto principalmente a loro stessi». Che cosa dovrebbero fare, allora, i politici? «Continuare a non fare nulla, perché se fanno qualcosa è sicuramente sbagliata». A Milano la Fiera dell’artigianato, il Salone del mobile, la settimana della moda e altri eventi riescono ad attrarre investitori? «Sì e sono stati un moltiplicatore anche per il turismo. Gli investitori vedono, chiedono, comprano. È uno straordinario modo per farli incontrare e servono anche a noi. È un circolo virtuoso, perché porta guadagni, occupazione. Certo, vorremmo di più: un’occupazione stabile e non solo dei contratti a termine, l’abolizione degli stage, dove i giovani lavorano per mesi quasi gratis. Un tempo nessun imprenditore si sarebbe permesso. Adesso lo fanno con una faccia tosta e una mancanza di etica vergognosa». Genova, Torino, Milano e Venezia. Ci dia una definizione economica e sociale per ciascuna città. «Genova: un grande porto che potrebbe tornare agli albori; Torino: una città decaduta irreversibilmente. È diventata un polo turistico, mentre era un polo industriale tra i principali nel mondo; Mi- (Continua a pagina 8) where fashions are made by abusing children or by keeping the population in wages close to zero. I believe that Italian fashion has grown in quality and the quality, ability, and respect for social conditions have become one of its fundamental characteristics, involving other industries. We are one of the best systems in the world. Not by chance, everyone tries to buy us and they succeed». What honors does Italian politics have in the development of fashion and design? «None. The Institute for foreign trade has helped only a small part, but the operators in the sector owe everything mainly to themselves». What should politicians do then? «Keep doing nothing, because if they do something, it’ll definitely be wrong». In Milan, do the craft fair, Salone del Mobile, fashion week, and other events attract investors? «Yes, and they’ve also been a multiplier for tourism. Investors see, ask, buy. It is an extraordinary way to make them meet and we also need them. It is a virtuous circle because it brings gains, employment. Of course, we would like more: a stable employment and not just fixed-term contracts, the abolition of internships, where young people work for months almost free. Once, no entrepreneur would have allowed himself. Now they do it with a hard face and a lack of shameful ethics». Genoa, Turin, Milan, and Venice. Give us an economic and social definition for each city. «Genoa: a great port that could return to its beginnings; Turin: an irreversibly fallen city. It has become a tourist pole, while it was one of the main industrial centers in the world; Milan: a fake city, which claims to have a skyline and has only four indebted skyscrapers, but attracts capitalists, multinationals, events that serve to represent our industry. It is a media city, of entertainment; in Venice, the only serious thing is Marghera with the industrial pole. For the rest there is tourism, but it is a continuous decline. Tourism destroys cities and does not help them to grow, eventually destroying the good that is to be valued. Many come, but they do not understand anything about 7

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MS (Continua da pagina 7 lano: una città finta, che dice di avere uno skyline e ha solo quattro grattacieli indebitati, però attira capitalisti, multinazionali, eventi che servono a rappresentare la nostra industria. È una città mediatica, dello spettacolo; a Venezia l’unica cosa seria è Marghera con il polo industriale. Per il resto c’è il turismo, ma è una continua decadenza. L’industria turistica distrugge le città e non le aiuta a crescere, finendo per annullare il bene che si vuole valorizzare. Arrivano in tanti, ma non capiscono nulla di quello che vedono. Questo turismo è diseducativo. Chi non ha letto la Bibbia, non può guardare i musei, perché non sa che cosa significhi la maggioranza dei quadri. Siamo davanti a dei barbari che calpestano le testimonianze della civiltà. La maggior parte della gente che visita il Castello sforzesco non sa chi siano stati gli Sforza o Carlo V». Visto così è un quadro molto scuro. C’è un po’ di luce? «Nella provincia. Pensò a Forlì, Mirandola, Mantova, Modena, Caltagirone, Messina o Catania. La forza di questo Paese è la provincia, dove i figli vogliono fare gli operai e non pensano ad iscriversi in una facoltà di comunicazione, vogliono essere periti industriali, meccanici, infermieri. Io vorrei vedere più ingegneri e scienziati» Siamo nella fondazione dedicata a Enrico Mattei. Il fondatore dell’Eni cambiò il nostro Paese? «Sicuramente, l’ha inserito nella modernità industriale con grande rispetto dei lavoratori e dei diritti sociali. Insieme ad Adriano Olivetti è stata una delle persone più importanti di questo Paese, perché aveva capito che l’industria di idrocarburi è un’industria d’interconnessioni, che collega popoli, culture, stati di avanzamento nella crescita economica diversi». Le parole del professor Sapelli sembrano disegnare una realtà cruda, fatta di destinatari apparentemente sordi, ma leggendole con attenzione e ascoltandole sono capaci d’indicare una via, di aprire una breccia, di dare un barlume di speranza. Chissà che attuandole non si vada incontro ad un periodo migliore, in cui, oltre alle difficoltà gridate, agli annunci propagandistici dei trascinatori di folle, si impari a risolvere i problemi dei popoli. what they see. This tourism is non-educative. Those who haven’t read the Bible cannot look at the museums because they do not know what the majority of the paintings mean. We are facing barbarians who trample the testimonies of civilization. Most of the people who visit the Castello Sforzesco don’t even know who the Sforza or Carlo V was». Seen like that, it’s a very dark picture. Is there a bit of light? «In the province. I think of Forli, Mirandola, Mantua, Modena, Caltagirone, Messina or Catania. The strength of this country is the province, where the children want to be workers and do not think to enroll in a communication faculty, they want to be industrial experts, mechanics, nurses. I would like to see more engineers and scientists». We are in the foundation dedicated to Enrico Mattei. Did the founder of Eni change our country? «Surely, he has inserted it into industrial modernity with great respect for workers and social rights. Together with Adriano Olivetti, he was one of the most important people in this country, because he understood that the hydrocarbon industry is an industry of interconnections, linking people, cultures, states of progress in different economic growth». The words of Professor Sapelli seem to draw a raw reality, made of apparently deaf recipients, but reading them carefully and listening to them, they are able to indicate a way, to open a breach, to give a gleam of hope. Who knows that implementing them does not go to a better era, in which, in addition to the difficulties yelled, the propaganda announcements of the drivers of crowds, you learn to solve the problems of the people. 8

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MS A servizio della cultura 9

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MS Bagno di umiltà di Brandon Garro Un abbraccio tra architettura e teatro. Michele De Lucchi e Andrée Ruth Shammah si sono cercati dando risposte e trovando soluzioni "insieme". Insieme hanno saputo migliorare la fruibilità del "Franco Parenti", come hanno raccontato durante un incontro nella "Galleria Campari", organizzato dalla "Fondazione Corriere della sera" e moderato dal giornalista Giangiacomo Schiavi. Il connubio è nato pensando all’ingresso principale del teatro, quando una matita blu ha risolto il problema. (Continua a pagina 11) 10

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MS (Continua da pagina 10) «L’architettura - racconta De Lucchi, artefice della ristrutturazione - ascolta e accoglie le varie esigenze e può fornire soluzioni semplici all’apparenza». È nata così una sinergia tra l’interno e l’esterno, tra un palcoscenico e una vicina vasca per il nuoto, abbattendo pareti e ridonando alla città luoghi considerati, da molti, persi e senza identità. L’intervento è stato possibile grazie alla sensibilità di privati cittadini, aziende e istituzioni. "I bagni misteriosi" (ex piscina Caimi) sono ora (Continua a pagina 12) 11

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MS (Continua da pagina 11) uno spazio aperto caro ai milanesi, perché possono viverlo, anche se le condizioni climatiche siano sfavorevoli. Un’altra sfida vinta, così come quella di aver contribuito, con il buon esempio, all’educazione del pubblico nel mantenere in ordine i giardini. Nella nuova agorà, afferma l’architetto «ciascuno è libero d’interpretare le tanti fasi della propria esistenza», mettendo da parte dispiaceri e angosce. L’ambiente virtuoso riesce a far diventare un punto di forza persino la vituperata burocrazia: «A noi tecnici italiani, differentemente dagli altri europei, le difficoltà e i cambiamenti non ci spaventano, anzi ci permettono di crescere, trovando nuove strade e inseguendo la bellezza». Bellezza che spinge alla metamorfosi dello spettatore, il quale, dopo la partecipazione a una rappresentazione, vive un "percorso emotivo" ed esce rigenerato, con uno stato d’animo diverso. I teatri, infatti, per la Shammah sono popolati da «spiritelli, presenze invisibili che li rendono capaci di trasformarsi e quindi di essere vivi». Una vita che gli spettacoli rinnovano ogni volta, perché ogni volta si cambia. La replica non è mai uguale alla precedente, le imperfezioni vocali, le pause degli attori coinvolgono la gente in una girandola di emozioni rendendola unica. Le opere, difatti, sono scritte e realizzate per qualcuno che paga, vuole capire, altrimenti il parlarsi addosso, in qualsiasi mondo, è vano e controproducente. Lo sapeva bene Eduardo De Filippo, che Ruth ha ospitato e ricorda con ammirazione, perché per lui il teatro non era altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita. 12

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MS Architetto per clienti speciali di Davide Mor Tra i “clienti speciali” dell’architetto Michele De Lucchi ci sono: le signor e Avanguar dia, Industria, Cultura, Natura, Tecnologia, coniugati con i signori Mercato, Artigianato e Spazio. A capo di tutti c’è la signora Coscienza. Ascoltiamolo... «L’architetto progetta i comportamenti delle persone». «Siamo tutti progettisti. Lo facciamo senza rendercene conto su noi stessi». «La lampada è metter insieme stile di vita e tecnologia». «Il progettista mette insieme due sensazioni, emotività e razionalità, ma non è mai tutto emotivo o tutto razionale, il metterle insieme bilanciandole bene, permette di entrare nel mercato». 13

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MS Ponte della pace a forma di arco sopra il fiume Kura, nel centro di Tbilisi, Georgia 15

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