Auschwitz andata e...ritorno

 

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Auschwitz andata e...ritorno

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ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE N°1 “G. CARIA” MACOMER A cura della classe 3^ C SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO “A.FOIS” BORORE Auschwitz andata e...ritorno Anno Scolastico 2017-2018

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2 13 maggio 2018 Finalmente è arrivato il giorno tanto atteso...eccoci mentre saliamo sull’aereo che ci condurrà in Polonia. I nostri compagni di viaggio sono i ragazzi della terza A e della terza B di Macomer con i rispettivi docenti. La tappa più importante del nostro itinerario della “memoria” sarà AuschwitzBirkenau. Siamo carichi di entusiasmo e curiosità... Alcuni di noi hanno “volato” per la prima volta...e crediamo proprio che qualcuno se la stesse quasi “facendo addosso” dalla paura. Per fortuna il volo è durato solo due ore, o giù di lì... Atterraggio perfetto! E’ andato tutto liscio, senza intoppi; durante il volo, dopo le procedure di rito, abbiamo potuto lasciare la nostra poltrona per fare una passeggiatina lungo il corridoio e per salutare i nostri compagni di viaggio. Ore 16.35: siamo arrivati a Cracovia, dopo una breve attesa per il ritiro dei bagagli, ci siamo diretti verso l’esterno dove ci aspettava un “singolare” autista polacco...

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3 Con noi c’era anche la “preziosa” professoressa Ballette che, grazie alla sua conoscenza dell’inglese, ha potuto comunicare con il “fantomatico” autista che, tra un mugugno e l’altro, ci ha scortati fino a Cracovia. Durante il tragitto siamo rimasti colpiti dall’ambiente circostante, nel quale predominava il colore verde; in lontananza abbiamo notato persino un castello...il paesaggio aveva un “non so che” di fiabesco. Questo è il cartello che ci avrebbe guidato verso la nostra meta... E dopo qualche chilometro, finalmente abbiamo scorto il fiume che attraversa Cracovia: la Vistola, per noi è sempre stato rappresentato da una linea azzurra su uno sfondo verde, in quel momento lo potevamo ammirare in tutta la sua “portata”...e dall’alto del pullman si vedeva ancora meglio...fantastico!!

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4 Le camere dell’hotel Miodowa erano veramente carine e ordinate, con vista sul verde (del resto la Polonia è tutta verde!) ma l’ambiente più bello era il bagno, modernissimo e funzionale. Eccoci arrivati all’Aparthotel Miodowa. L’ingresso ci è sembrato un po’ angusto e il personale alla reception piuttosto “glaciale” nei modi… noi eravamo un po’ tesi perché non sapevamo con chi saremmo capitati nelle camere, ma per fortuna è andata benissimo! Le insegnanti hanno accolto la nostra richiesta permettendoci di condividere la stanza con i compagni con cui eravamo più “in sintonia”. La prima raccomandazione che ci ha fatto l’addetto, in un inglese un po’ stentato come il nostro, ha riguardato gli schiamazzi e gli eventuali danni che avremmo potuto arrecare alla struttura; per porre rimedio a ciò ci avrebbero trattenuto ben 20 euro! Un salasso...

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5 Questo è l’incrocio che percorrevamo tutti i giorni per recarci nei luoghi di maggior interesse. Durante il tragitto verso il cuore della città abbiamo potuto ammirare un bellissimo parco nel quale le persone passeggiavano o sostavano a piedi o in bicicletta. Un’altra particolarità di Cracovia è la pulizia: le strade, le piazze sono pulitissime, non c’era traccia di cartacce o bottigliette di plastica! Una vera rarità... ...e per un attimo, ma solo per un attimo, ci è sembrato di non essere poi così distanti da casa...

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6 14 maggio 2018 Visita ad Auschwitz-Birkenau Sveglia alle 5.30 del mattino! Dopo una notte “insonne”, con grande fatica, ma in perfetto orario, siamo riusciti a radunarci nella hall dell’albergo. Alle 6.30 ci attendeva l’autista nell’area di sosta da lui indicata. Nonostante la levataccia eravamo entusiasti e incuriositi… Dopo aver espletato le procedure di rito, grazie alla perfetta tempistica, abbiamo oltrepassato i varchi ubicati all’ingresso del campo...non senza qualche piccolo intoppo dovuto alle dimensioni degli zaini! Sapevamo che stavamo per vivere un’esperienza “unica” e toccante, perché avremmo calpestato lo stesso suolo percorso, più di 70 anni fa, da tanti individui giunti lì non per scelta ma per costrizione. Fatti pochi passi, sul lato destro abbiamo notato un pannello che ritrae l’orchestra di Auschwitz I formata da deportati musicisti. Questa doveva suonare almeno due volte al giorno, quando i prigionieri, incolonnati, andavano e tornavano dai luoghi di lavoro, costretti a marciare a ritmo di musica.

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7 E’ inutile dire che ascoltavamo in religioso silenzio, perché quanto ci veniva raccontato faceva accapponare la pelle… Durante il nostro percorso siamo stati attratti da un blocco particolarmente inquietante: il n. 21, il reparto chirurgico del cosiddetto ospedale per i deportati. A noi è venuta in mente l’infermeria del campo Auschwitz II chiamata “Ka-Be”, per chi avesse letto il libro di Primo Levi, “Se questo è un uomo”, si trattava di un luogo nel quale si poteva accedere solo se non si era in pericolo di vita e nel quale i prigionieri potevano riposare per qualche giorno dopo indicibili fatiche. Un altro blocco che ci ha colpito è il n. 10, dove, a partire dall’aprile del 1943, iniziarono gli esperimenti pseudo scientifici sui deportati. Questo è stato uno dei momenti più emozionanti del nostro viaggio: abbiamo varcato l’ingresso del campo di Auschwitz; siamo passati esattamente sotto quella terrificante insegna che simboleggia la crudeltà nazista “Arbeit macht frei”, ossia, “il lavoro rende liberi”, una frase che avrebbe dovuto dare speranza ai deportati ignari del loro destino. Sulla destra abbiamo notato il filo spinato, un tempo elettrificato, e le torrette di avvistamento che si trovano in svariati punti del campo. Davanti a noi una guida di tutto rispetto ci spiegava, in modo cadenzato e a tratti solenne, la funzione dei vari blocchi (edifici) nei quali venivano reclusi i prigionieri.

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8 Nello scantinato del Bunker si trovano le celle, in una delle quali, esattamente la n.18, il 14 agosto 1941, con una iniezione di acido fenico, venne ucciso padre Massimiliano Kolbe. Un frate francescano che offrì la sua vita in cambio della liberazione di un prigioniero. Queste immagini ritraggono il blocco 11 chiamato anche “blocco della morte” ovvero la prigione del Lager o “Bunker”. Un luogo destinato alla punizione e all’annientamento diretto dei deportati. In questo edificio si trova l’ufficio della Gestapo, dove venivano effettuati gli interrogatori e i processi ad alcune categorie di deportati.

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9 Nella cella n. 20 la morte avveniva per mancanza d’aria; nella cella n.21 si trovano tre microcelle , chiamate “il canile”, in cui i deportati, per punizione, dovevano stare in piedi, senza aria e senza luce. Lo spazio tra il blocco 10 e il blocco 11 è chiuso da una recinzione interrotta da un cancello, superato il quale ci si trova di fronte a un muro utilizzato per le fucilazioni...in quel punto abbiamo sostato qualche minuto per ricordare le vittime trucidate dai nazisti. Prima di uscire dal cortile la nostra guida ci ha spiegato che le finestre del blocco 10 presentavano delle coperture per impedire che i deportati potessero vedere quanto avveniva all’esterno. Ad Auschwitz si trovano anche due forni crematori che funzionarono fino al 1943 e una camera a gas. Osservando il soffitto di quest’ultima si possono vedere le aperture dalle quali venivano immessi i cristalli di Zyklon B per la gassazione; la camera a gas era piuttosto ampia e a differenza di tante altre non era cammuffata da locale doccia.

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10 Nei blocchi visitati sono state allestite delle sale adibite a museo in cui sono esposti alcuni ingrandimenti fotografici ed altri materiali che illustrano le varie tappe del fenomeno della deportazione. Il tutto corredato da due grandi mappe che mostrano l’ubicazione e le dimensioni dei tre campi principali del complesso Auschwitz-Birkenau. Un’altra mappa illustra le città europee, Italia compresa, da cui provenivano i deportati giunti ad Auschwitz. Nel blocco n. 5 abbiamo potuto osservare gli oggetti sottratti ai deportati al momento del loro ingresso nel complesso di Auschwitz, durante la procedura della spoliazione. Tra i materiali esposti vi erano: lucidi da scarpe, spazzole, pettini, spazzolini, pennelli, contenitori per cibi, calzature, protesi ortopediche, occhiali, valigie. All’interno di una teca c’erano i reperti più “commoventi”: gli abitini e le calzature dei bambini.

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11 In una stanza abbiamo potuto osservare diverse tipologie di abiti che venivano assegnati ai deportati. La loro divisa era rappresentata da un abito a righe grigio-azzurre di materiale povero, costituito da casacca e pantaloni nel caso fossero uomini e da un camicione per le donne; ai piedi, i deportati indossavano abitualmente zoccoli in legno. All’interno del blocco n.7 sono stati ricostruiti gli spazi del lager di Auschwitz 1 occupati dai prigionieri, insieme ad alcuni arredi. In alcune stanze il pavimento era ricoperto da tanti giacigli realizzati con i sacchi di iuta. In un altro ambiente vi erano dei letti a castello a tre piani. Sempre nel medesimo edificio c’era il locale utilizzato come lavatoio e quello che ospitava le latrine.

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12 Conclusa la visita ad Auschwitz 1, ci siamo diretti verso Birkenau. Dopo aver percorso pochi chilometri, siamo finalmente arrivati nel luogo tristemente noto per l’inconfondibile ingresso, sovrastato da una torretta di avvistamento, attraverso il quale passavano i treni carichi di prigionieri. Abbiamo percorso i pochi metri che ci separavano da quel punto con il pensiero rivolto ai deportati che per la prima volta videro quel luogo “di morte”, ignari di ciò che sarebbe loro accaduto. Questo campo divenne operativo dall’8 ottobre 1941. Inizialmente avrebbe dovuto ospitare i prigionieri di guerra russi catturati durante le prime fasi dell’invasione tedesca. Successivamente fu utilizzato come strumento di sterminio per portare a compimento la “soluzione finale” e cioè l’annientamento del popolo ebraico.

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13 Siamo rimasti molto colpiti alla vista del locale che ospitava le latrine, un luogo in cui i prigionieri facevano i loro bisogni senza alcuna garanzia di riservatezza, ma la cosa peggiore era rappresentata dai tempi che scandivano quei momenti, perché il tutto doveva svolgersi in pochi minuti e al richiamo dei sorveglianti i prigionieri dovevano abbandonare la baracca per cedere il posto agli altri. La guida ci ha spiegato che la condizione peggiore era quella dei malati di dissenteria...ovviamente anche questi non rappresentavano un’eccezione perchè venivano trattati alla stessa stregua delle persone cosiddette “sane”. L’interno delle baracche è spoglio; ai lati le schiere di letti a castello sui quali i prigionieri cercavano di riposare. Questo è ciò che rimane del convoglio che conduceva i prigionieri all’interno del campo. Sostiamo qualche minuto davanti al vagone per ascoltare il racconto dettagliato dei viaggi della “morte”.

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14 Prima di concludere la nostra visita al campo II, abbiamo fatto una breve sosta per scattare una foto ricordo con le nostre insegnanti. Subito dopo siamo entrati nello shop adiacente all’ingresso per acquistare delle cartoline e qualche libro. La serata è stata dedicata alla visita del centro storico di Cracovia. Dopo aver percorso una delle vie nevralgiche del quartiere ebraico Kazimierz siamo giunti nella piazza centrale “Rynek Glòwny” sulla quale si affacciano i più importanti monumenti della città; a pianta quadrata, con lato di poco eccedente i 200 metri, è la piazza medievale più grande d’Europa. Nel 1978 è stata inserita nella lista UNESCO tra i primi 12 monumenti al mondo.

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15 La sera stessa, dopo cena, le nostre insegnanti hanno deciso di farci uscire per “stancarci un po’”, visto che la notte precedente abbiamo fatto “le ore piccole” girovagando per l’albergo alla ricerca delle compagne e dei compagni con i quali trascorrere alcuni minuti (che sarebbero diventati ore...) a chiacchierare e scherzare prima di andare a dormire. La piazza del mercato era piena di luci; le carrozze trainate dai cavalli e l’assenza di auto la facevano apparire veramente magica... Alcuni di noi avevano un po’ di appetito, perciò abbiamo chiesto alle insegnanti di poter andare in un fast-food dove consumare delle “sane” patatine e un hamburger. A poca distanza dalla piazza abbiamo individuato un locale che faceva al caso nostro ...

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