LEVANTE MAGGIO 2018

 

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Periodico di cultura, ambiente e informazione

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illevante ISTITUTO DELLE CIVILTÀ DEL MARE Periodico di cultura, ambiente e informazione MERIDIANA ovvero L'ARABA FENICE La notizia non è certamente recente ma val comunque la pena di richiamarla, soprattutto per i riflessi che ha per la nostra Isola in vista dell'ormai prossima apertura della corsa alle vacanze. Traghetti e voli aerei sono nell'occhio del ciclone per l'immancabile lievitare dei prezzi. Ma questa volta son proprio i secondi ad entrare di diritto in queste nostre considerazioni. Notizia non recente, dicevamo, quella che ha visto l'abdicazione della compagnia aerea Meridiana, erede di una precedente sgangherata società che gestiva i voli da e per la Sardegna. Ma come quasi tutte le attività industriali-turistiche che fanno della nostra isola un trampolino di lancio ecco come Meridiana ha "gonfiato i muscoli" forte di un'iniezione di management fresco ed agguerrito (ma soprattutto di denaro sull'unghia). Meridiana si chiamerà d'ora innanzi Air Italy mantenendo solo più nel logo aziendale un riferimento alla nostra madrepatria giacchè quelli del Golfo di Qatar Airway la fanno da padroni con un programma che dovrebbe portare la neonata compagnia a far concorrenza alla più vetusta Alitalia, relegata al ruolo di compagnia di bandiera ma predisposta a mettersi in sesto con la proprietà in mano pubblica e con prospettive verso rotte lunghe ed ovviamente più remunerative. Ma tornando alla "guerra nei cieli" che il nuovo ad Akbar Al Baker è pronto a mettere in atto,vediamo in sintesi quel che dovrebbe attuare (il condizionale è più che d'obbligo).Innanzi tutto, i nuovi padroni del vettore aereo: l'Emirato del Qatar possiede il 49 per cento di Aqa, la holding che ha in cassa il 100 per cento di Air Italy. Il rimanente 51 per cento sta nel portafoglio di Alisarda, controllata da Akfed (leggasi Aga Khan). Insomma una serie di scatole cinesi che dovrebbero comunque garantire un pacchetto di offerte interessanti per l'Isola. Ad Olbia rimarrà il quartier generale ma il cuore finanziario si sposterà a Milano Malpensa da cui partirà a settembre prossimo un collegamento a lungo raggio per Bankok. Entro il prossimo quinquennio la flotta si arricchirà di cinquanta nuovi aerei per dieci milioni di passeggeri ma, soprattutto, con millecinquecento nuovi posti di lavoro e, novità assoluta e di tutto rispetto la corresponsione ai dipendenti del 20% degli utili realizzati.Un programma serio ed ambizioso che dovrebbe trasformare a breve la compagnia in un nuovo gestore nazionale di voli a breve e a lungo raggio. Gli auguri sono d'obbligo. Mario Stratta SOMMARIO: Meridiana ovvero l’Araba Fenice; I dubbi della Scienza; Il contratto preliminare di vendita immobiliare;Lo stagno di San Teodoro S.p.A.; Il Comune informa; Divagazioni mitografiche d’inverno; DeGustibus... e quel sapore in più; Tessendo la vita; Storia dell’alimentazione dell’uomo; Ricetta; Verso il sole del Sud; Serate culturali; Quel mare detto di Sardegna; Ci ha lasciato Don Pala; Sport in Gallura; Come Eravamo. Per non dimenticare la nostra cultura Il Vocabulàriu Gaddhurésu -Italianu è una delle pubblicazioni più importanti che Salvatore Brandanu ha dato alle stampe nell’aprile del 2004. L’opera si prefigge lo scopo di fornire proprio ai galluresi una corretta e ricca varietà di vocaboli che distinguono la Gallura dagli altri dialetti che ancor oggi vivono in Sardegna. Ricordo di Manlio Brigaglia “Ci sono lingue grandi e piccole lingue di casa, un passato che ci è stato trasmesso e un presente che ci fa a sua immagine e sommiglianza . Se sei gallurese, il modo migliore di essere uomo è di non rinunciare a questo destino.” Manlio Brigaglia Dagli atti del convegno “Il Gallurese, Lingua Storica Minoritaria della Sardegna” - Arzachena, 25 novembre 2011. San Teodoro - MAGGIO 2018 distribuzione gratuita I DUBBI DELLA SCIENZA “E non paia strano di vedere un tribunale farsi seguace ed emulo d’una o di due donnicciole; giacché, quando s’è per la strada della passione, è naturale che i più ciechi guidino”, (I Promessi Sposi, A. Manzoni) Dubitiamo dei sociologi non meno che di altre categorie, ma trattandosi di un fenomeno di così “ampia portata” qualche spiegazione dovranno pur averla se, con sempre maggiore efficacia, alle ragioni della scienza si oppongono in tutti i campi argomenti che stanno appena sopra la superstizione. Sarà colpa dell'antico e nocivo carattere polemico nazionale cui i mezzi di comunicazione e la rete mettono a disposizione scorciatoie e gran quantità di cartapesta, a modo che gli interessati possano rappresentare adeguatamente i giudizi contrastanti e le maschere apposite. La scienza, asservita ai poteri da una parte e l'indomito cittadino dall'altra, untori istituzionali contro la vigile passione degli emuli di Caterina Rosa di manzoniana memoria. A questo filone appartiene la goffa rappresentazione ancora in atto sui vaccini, dove la smisurata superbia dei rivoltosi asciuga persino quel velo di ridicolo, che pure sarebbe necessario ai tardivi ravvedimenti e a mettere al sicuro qualche vita. Anzi, e non scherzo, pare che presto o tardi il fenomeno possa estendersi alla medicina veterinaria, a causa di pacifici benestanti che già sospettano la presenza di cani affetti da autismo come conseguenza delle vaccinazioni contro il cimurro. In altri campi e in altre vicende, chi confida solo sulla evidenza del dato scientifico è presto destinato a soccombere, per la ostilità dei telegenici ai numeri e l'intemerata protervia dei militanti anti-tutto. Per chi si ostina a difendere una ragione la miglior sorte comprende il patentino della buona fede e dell'ignavia, al peggio si è iscritti alle complicità inenarrabili con le solite multinazionali della genetica e della chimica. Ogni accadimento è l'effetto di oscure trame, un disegno che le isole di resistenza con i loro arsenali dell'ansia infondata tentano con efficacia di ostacolare, costasse pure qualche bufala. La superstizione popolare diventa mediatica e quindi matura per banchi dei tribunali e le austere scrivanie di qualche istituzione, come qualche esempio potrà meglio spiegare. Gian Piero Meloni segue pag. 8

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il levante MAGGIO 2018 - pag. 2 IL CONTRATTO PRELIMINARE DI VENDITA IMMOBILIARE Dopo anni di crisi e di sconfortante stasi pare che il mercato im- mobiliare accenni a rialzare la testa in Gallura.E le notizie che ci provengono dagli operatori di settore, agenzie e professionisti spe- cializzati, ci hanno suggerito di fornire ai nostri lettori alcuni con- sigli sugli aspetti legali indispensabili per stipulare un regolare contratto di compravendita immobiliare. Ci siamo rivolti al dottor Luca Carrato che ha gentilmente aderito all’invito de Il Levante fornendoci un esauriente e completo dettaglio della procedura da seguire. M.S. Il contratto preliminare, probabilmente meglio noto nelle pratiche degli affari come “compresso”, rappresenta un momento di notevole rilievo nell’ambito di una trattativa avente ad oggetto un trasferimento immobiliare.Si tratta, infatti, di uno strumento di indubbia utilità che consente di “bloccare” l’immobile quando per una ragione o per l’altra non è possibile procedere immediatamente con l’atto di vendita, ad esempio perché al momento il potenziale acquirente non ha i fondi necessari oppure perché l’immobile non è commerciabile a causa di qualche irregolarità. Con la sottoscrizione del preliminare, le parti – nel linguaggio tecnico “promittente venditore” e “promissario acquirente” - assumono rispettivamente non solo l’obbligo giuridicamente vincolante di vendere ed acquistare uno o più immobili, ma pattuiscono anche una serie di prescrizioni che regolerà i loro rapporti fino alla stipula del contratto c.d. “definitivo” ed inciderà anche sul contenuto di quest’ultimo. E’ quindi senz’altro consigliato, prima di procedere frettolosamente con la sottoscrizione, acquisire una serie di informazioni in merito allo stato di diritto e di fatto dell’immobile oggetto di trattativa. In primo luogo è fortemente consigliato procedere ad un’ispezione dei registri immobiliari (cc.dd. visure ipotecarie), allo scopo di verificare se il soggetto che sta offrendo in vendita l’immobile sia il pieno ed esclusivo proprietario di quest’ultimo e se esistano o meno formalità pregiudizievoli (ipoteche, pignoramenti, ecc.). Inoltre, in caso si tratti di fabbricato, sarebbe opportuno indagare in merito alla situazione edilizia e catastale dell’immobile. Il che significa: a) informarsi circa tutti gli interventi edilizi che hanno interessato il bene e reperire i relativi permessi in virtù dei quali essi sono stati realizzati; b) informarsi se sia stato rilasciato o meno il certificato di agibilità c) verificare che i dati catastali e la planimetria depositata in catasto siano conformi allo stato di fatto dell’unità immobiliare. Ove all’esito delle suddette indagini dovesse risultare una situazione non propriamente lineare, sarà possibile adottare i necessari accorgimenti nella stesura del preliminare in maniera tale da prevenire sicure controversie prima o in sede di stipula del contratto definitivo. Così, ad esempio, in caso di immobile gravato da ipoteca, il promittente venditore dovrà espressamente obbligarsi ad ottenere la cancellazione della formalità pregiudizievole entro un determinato termine; in caso vengano individuati abusi edilizi (sanabili) si potrebbe inserire in contratto una condizione sospensiva avente ad oggetto l’ottenimento della sanatoria, in modo tale che il definitivo potrà essere stipulato solo dopo che le irregolarità edilizie saranno state sanate. Il contratto deve obbligatoriamente essere redatto per iscritto avendo ad oggetto un immobile, pena la sua radicale nullità. Meri accordi verbali non fanno sorgere quindi alcun obbligo giuridico alla stipula del definitivo. Il testo contrattuale deve necessariamente contenere i dati anagrafici dei soggetti, la descrizione con confini e dati catastali dell’immobile, il prezzo che dovrà essere pagato in sede di definitivo ed il termine entro cui quest’ultimo dovrà essere stipulato. Esso, poi, può essere integrato con ulteriori clausole, come sopra accennato, in base alle esigenze del caso concreto. Contestualmente alla sottoscrizione del preliminare, nella quasi totalità dei casi, il promissario acquirente versa al promittente venditore una somma a titolo di caparra che nel linguaggio tecnico viene definita “confirmatoria” in quanto assume la funzione di confermare e rafforzare l’impegno assunto dal promissario acquirente. Infatti, nell’ipotesi in cui quest’ultimo si rifiutasse ingiustificatamente di sottoscrivere il contratto definitivo, il promittente venditore potrà trattenere la caparra a titolo di risarcimento danni. Nella contraria ipotesi in cui non si dovesse pervenire alla stipula del definitivo entro il termine stabilito per una causa imputabile al promittente venditore, quest’ultimo sarebbe tenuto a versare al promissario acquirente una somma pari al doppio della caparra ricevuta in sede di preliminare. Nell’ipotesi fisiologica in cui si addivenga invece alla stipula del contratto definitivo, la caparra sarà imputata in conto prezzo. Accade spesso che oggetto di contratta- zione sia un immobile da costruire o in corso di costruzione promesso in vendita da un “costruttore” - nelle vesti di ditta individuale o di società – ad un “privato” - persona fisica -. In tali casi la legge prevede espresse cautele da adottare necessariamente, pena la nullità del contratto, a tutela del contraente debole ed in particolare: l’obbligo a carico del costruttore di consegnare all’acquirente – prima o all’atto della stipula del contratto preliminare – una fideiussione, rilasciata da una banca o da un’impresa di assicurazione, a garanzia di tutte le somme o comunque dei corrispettivi incassati dal costruttore stesso sino al trasferimento della proprietà (per evitare al privato, in caso di fallimento del costruttore, di perdere quanto versato); l’obbligo a carico del costruttore di consegnare all’acquirente – all’atto della stipula del contratto definitivo di compravendita – una polizza assicurativa indennitaria di durata decennale (c.d. decennale postuma) a garanzia dell'obbligo a carico dello stesso di risarcire gli eventuali danni materiali e diretti dell'immobile, compresi i danni ai terzi, derivanti da rovina totale o parziale o da gravi difetti costruttivi manifestatisi successivamente alla stipula del predetto atto di trasferimento della proprietà. E’ di estrema importanza chiarire che l’obbligo giuridico nascente dalla firma del preliminare ha effetto solo tra le parti, il che significa che successivamente il promittente venditore potrebbe vendere lo stesso immobile ad altre persone ovvero iscrivere ipoteche. Egli, inoltre, potrebbe subire azioni sull’immobile da parte di terzi (pignoramenti, sequestri, ipoteche giudiziali, atti di citazione). Se questo dovesse accadere, il promittente venditore non potrebbe chiedere al giudice di invalidare la vendita al terzo o l’iscrizione dell’ipoteca, ma soltanto il risarcimento dei danni, con il rischio dell’insolvenza del promittente venditore e la conseguente perdita dell’eventuale somma versata a titolo di caparra. Il rimedio per evitare tutte queste conseguenze spiacevoli è costituito dalla “trascrizione” del contratto preliminare, per la quale è necessario l’intervento del notaio. Essa consiste nell’inserimento nei Registri Immobiliari del contratto in modo da renderlo conoscibile alla collettività ed ha quale effetto principale quello di far retroagire gli effetti del contratto definitivo al momento della trascrizione del preliminare (c.d. effetto prenotativo). Detto con parole più semplici, è come se il contratto definitivo venisse inserito nei pubblici registri sin dalla trascrizione del preliminare. Pertanto, eventuali formalità pregiudizievoli che intervenissero fra la trascrizione del preliminare e quella del definitivo non sarebbero opponibili al promissario acquirente. La trascrizione, in sintesi, mette l’acquirente al sicuro da spiacevoli sorprese ed è quindi consigliabile nella generalità dei casi e, comunque, in particolare quando il termine per la stipula del contratto definitivo è fissato abbastanza in là nel tempo e quando l’importo versato a titolo di caparra è elevato. Per concludere, è bene dedicare qualche parola al trattamento tributario del preliminare di vendita immobiliare. Esso è soggetto obbligatoriamente a registrazione in termine fisso, che consiste nella presentazione del preliminare all’Agenzia delle Entrate per il pagamento delle relative imposte. La registrazione deve essere effettuata entro 20 giorni dal perfezionamento del preliminare. In caso essa sia effettuata in ritardo, è dovuta una sanzione pecuniaria di importo variabile a seconda dei giorni di ritardo. Se il preliminare è sottoscritto dinanzi al notaio, la registrazione (unitamente alla trascrizione) verrà curata dal notaio medesimo entro trenta giorni dal rogito. Contestualmente alla registrazione dovrà in ogni caso essere pagata di un’imposta fissa di Euro 200 (a prescindere del prezzo indicato in atto e che dovrà essere corrisposto in sede di contratto definitivo) ed un’imposta proporzionale dello 0,5 % del valore della caparra. Quest’ultima imposta potrà però essere portata in detrazione dall’imposta di registro che dovrà essere pagata in sede di contratto definitivo, sempre che quest’ultimo non sia soggetto ad IVA. Luca Carrato IL LEVANTE Periodico di cultura, ambiente e informazione dell’ICIMAR. Anno VIII - N°41, MAGGIO 2018. Registro stampa n. 3/2011 Tribunale di Nuoro. Redazione e Amministrazione: Istituto delle Civiltà del Mare, Via Niuloni,1 - 07052 San Teodoro (SS) Tel./Fax. 0784/866180 E-mail. segreteria@icimar.it - www. icimar. it Tipolitografia: Ovidio Sotgiu - via Corea, 48 Olbia. Direttore Responsabile: Mario Stratta In Redazione: Sandro Brandano, GianPiero Meloni, Pierangelo Sanna. Segretaria di Redazione: Angela Bacciu.

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il levante Lo Stagno di San Teodoro S.p.A Il lungo inverno teodorino è appena passato, lasciando spazio ad una estate ormai alle porte, che dovrebbe portare, almeno nelle nostre speranze, un po’ di luce dopo il buio, non soltanto climatico della stagione fredda. Il periodo trascorso, purtroppo, non ha fatto altro che ingigantire, complice la sempre più complicata situazione economica e di conseguenza sociale, i problemi che ormai da qualche lustro assillano la nostra comunità. Ormai è consolidato il dato che riporta valori economici sufficienti durante le stagioni estive, durante le quali siamo tutti impegnati a soddisfare le richieste dei numerosissimi visitatori e, quando riesce possibile, comportarsi da formiche, mettendo in cascina i guadagni frutto di lavori esclusivamente stagionali e sempre più precari. Purtroppo, il periodo di disoccupazione conseguente è tanto ampio che i risparmi ottenuti non sono sufficienti ad affrontare mesi di bisogni e disagi. La situazione della Laguna, nello specifico mio obiettivo personale, si discosta leggermente dal trend generale, avendo vissuto una stagione abbastanza soddisfacente, almeno dal punto di vista delle attività produttive e dei conseguenti ricavi. Il bilancio consuntivo, che verrà presentato a giorni, non evidenzierà utili consistenti anche se gli stessi non saranno presenti per i motivi che spiegherò di seguito. Pochi sono a conoscenza delle nuovi leggi che hanno imposto diversi metodi di gestione rispetto al passato, nel caso di Società partecipate quale è la “Stagno di San Teodoro spa”. In particolare, il Decreto Madia ha stabilito una serie di regolamenti ed imposizioni che hanno creato non poche difficoltà agli Amministratori della Società ed al Socio di maggioranza, cioè il Comune di San Teodoro. Tutto questo ha portato ad una serie di malumori, da parte dei Soci privati, che rappresentano la parte minoritaria del capitale sociale e che accusano il Comune di egemonia nella gestione della Società stessa e di scarso potenziale nelle scelte operative, nonostante siano rappresentati nel Consiglio d’Amministrazione. A onor del vero, questo non è completamente esatto, in quanto il Comune di San Teodoro è diventato Socio di maggioranza già dal 2009, quando ha contribuito, in modo unilaterale, non essendovi state adesioni da parte dei soci privati, all’aumento di capitale sociale, aumento resosi necessario dall’urgenza di appaltare urgenti opere strutturali. La politica degli attuali amministratori è stata sempre quella della richiesta di collaborazione, rivolta ad ascoltare suggerimenti e proposte rivolte al miglioramento della risorsa costituita dalla Laguna e dalle sue attività, che rappresentano un enorme potenziale di sviluppo per la comunità teodorina. Purtroppo, si ha l’impressione che la popolazione rimanga sempre lontana dalla realtà “Stagno”, non considerandola, purtroppo, ancora dopo tanti anni, come cosa propria. Le leggi nazionali hanno imposto, inoltre, una divisione nell’assegnazione delle attività espletate nello stagno, attività che costituiscono le basi necessarie ed imprescindibili, perché possano essere coperte le consistenti spese di gestione. Non bisogna dimenticare che sui conti della Società gravano dei mutui accesi nel passato, per coprire i costi di lavori sicuramente necessari ed utili e comunque finalizzati al miglioramento della condizione del complesso. La divisione imposta dalla legge riguarda le attività nel loro insieme, affidando al Socio di maggioranza la gestione di quelle non strettamente collegate alla filiera originale della Laguna, per intenderci quelle prettamente commerciali, lasciando alla Società, la gestione di quelle derivanti direttamente dalle risorse del sito. Più precisamente, sono state trasferite in capo al comune, l’attività relativa all’ittiturismo ed al servizio escursionistico svolto dal MAGGIO 2018 - pag. 3 battello Lianti e sono rimaste alla Società la vendita delle acque re- flue di irrigazione, oltre alla pesca ed all’allevamento delle ostri- che. Varie difficoltà di carattere burocratico, hanno ritardato le operazioni di affidamento delle concessioni, creando ritardi ai quali si sta cercando di far fronte con la pubblicazione dei bandi di affi- damento, che dovranno necessariamente essere svolti ad evidenza pubblica, così come impone la legge sulle società partecipate. Tutto questo serve a far capire quanto sia difficile e soprattutto quali siano i tempi di conclusione delle operazioni necessarie. E’ importante far conoscere ai lettori, che si faranno carico di dif- fondere il messaggio, che non è facile capire e quindi applicare i nuovi meccanismi che sono andati a sostituire un modello di ge- stione, forse più facile sul piano operativo ma difficile da control- lare da parte dell’Ente Socio di maggioranza che, è bene evidenziarlo, rappresenta la cittadinanza per la quale deve operare nell’interesse unico della stessa. Per rimanere più sul piano pratico, c’è da evidenziare che le poche piogge invernali non hanno creato problemi alla qualità delle acque che, alla luce del monitoraggio svolto dal comune di San Teodoro, con l’effettuazione di periodiche e frequenti analisi in diversi punti del sito, riportano parametri am- piamente nella norma. Lo stesso depuratore gestito da Abbanoa, ha funzionato, nonostante i suoi cronici limiti, in maniera soddisfa- cente, non creando grossi disagi allo specchio acqueo. Rimane il problema delle frequenti sospensioni dell’allevamento e conseguente vendita delle ostriche, sul quale tutti ci stiamo im- pegnando per scoprirne le cause, per porre rimedio ad una situa- zione che, a livello immagine ed anche economico per il gestore, costituisce una spina nel fianco nell’attività della Laguna. L’impegno dell’Amministratore Delegato, il Geometra Giovanni Bacciu, catapultato in una realtà nuova e piena di insidie, è totale ed i risultati del suo lavoro, svolto con una passione che sicuramente va oltre i suoi compensi ed i compiti assegnati, non tarderanno ad arrivare e saranno sicuramente le basi certe e solide per quelli che si succederanno nella gestione e conduzione amministrativa della Società. L’utile di esercizio dell’anno passato, sarebbe stato ben consistente se non fosse emerso un debito pregresso verso il Co- mune di San Teodoro, per il canone di locazione del sito, quantifi- cato in trenta milioni annui delle vecchie lire, con l’accertamento di un arretrato di circa 77. 000, 00 euro, inserito nel bilancio 2017 che ha conseguentemente abbattuto l’utile previsto. Il nostro sforzo è ri- volto alla trattazione del debito con il Comune di San Teodoro, con il quale è previsto un accordo di massima per la risoluzione del pro- blema. L’appello è sempre quello di richiamare la popolazione ad un maggiore interessamento sulle vicende della Laguna, ribadendo che devono essere certi che sia noi come amministratori, sia il Co- mune, non aspettiamo altro che la loro presenza e la loro costruttiva collaborazione. Enrico Lecca Ciavani di piazza Zio Stefano Degortes, durante il suo turno di guardia in garitta invece di vigilare, dorme. La notizia viene riportata immediatamente in caserma: “signor capitano, Degortes invece di fare la guardia sta dormendo”:“lasciatelo dormire” fu l'immediata risposta del capitano. Al momento di ritirare il congedo, il capitano chiede al militare “Degortes, sarai contento di tornare a casa” Sì, fu l'immediata e secca risposta e, di rimando il capitano “più contento sono io, che non ti rivedrò mai più”.

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il levante Divagazioni mitografiche d’inverno MAGGIO 2018 - pag. 4 Degustibus ... e quel sapore in più Passeggiando lungo la Cinta in una bella giornata d’inverno: la sabbia appare ispessita, pulita e bianca, orlata qua e là da festoni di conchiglie, quasi un ricamo, più alta di quanto siamo abituati a vederla nella stagione estiva. Poche persone, uomini, donne, bambini si godono il sole e il cielo azzurro come il manto della Madonna; un cane eccitato e libero corre ai richiami del padrone. Lo sguardo rivolto alla distesa dell’acqua, uno scoglio affiorante a qualche decina di metri dalla linea del bagnasciuga, è accarezzato dall’onda leggera; in fondo l’isola di Tavolara, sempre là, eterno antemurale, sentinella avanzata e nume tutelare di tutta la costa nord-orientale, si offre alla vista lungo il suo profilo più gentile pur nella grigia rocciosità a strapiombo sul mare; davvero sembra una nave ancorata, immagine assai diversa da quella che offre più a settentrione al viaggiatore che scenda da Olbia a S. Teodoro, in forma di mostro marino o, sempre con l’aiuto della fantasia, di scafo rovesciato, evocante antichi miti e leggende. Chiudendo gli occhi veramente è possibile che si risveglino alla mente favolosi scenari. Ed ecco, da un cassetto della memoria, venir fuori tra i tanti racconti leggendari della mitografia antica, la vicenda di Iolao, compagno di quell’Eracle che fu il più grande degli eroi greci: Eracle, signore delle terre d’occidente e protettore della colonizzazione ellenica, aveva posto Iolao a capo dei figli che lui, uomo dalla potente virilità, aveva generato un tempo, ingravidando le cinquanta figlie di un compiacente e compiaciuto Tespio, re della Beozia; Iolao e i Tespiadi, ormai adulti, furono inviati nell’isola di Sardegna, in ossequio ad un vaticinio. Qui Iolao e il suo seguito avrebbero dovuto proseguire l’opera di civilizzazione di segno ellenico; l’isola, infatti, secondo la trama leggendaria, aveva conosciuto già eroi greci che avevano fatto impallidire la memoria di un altro mitico personaggio, Sardo, non greco questi, ma libico ed eponimo delle genti sarde: erano, questi eroi d’ambito greco o ad esso assimilati, Aristeo, maestro dell’arboricoltura, Norace fondatore di Nora, finanche Dedalo, eccelso costruttore di straordinari edifici. Viene da immaginare la nave di Iolao solcare il mare all’orizzonte, fare tappa proprio a Tavolara e ripartirne alla volta di un approdo felice per portare a compimento la sua missione. E quale approdo troverà, diretta a nord, se non quello dove fonderà Olbia – La Felice – secondo l’idioma greco? E da lì potrà propagare i frutti di quella missione: fondazione di città, divisione delle terre migliori in lotti ricchi di frutti, edificazione di templi degli dei ed “ogni cosa benefica per la vita”, in una parola, il progresso umano e tutto ciò nel segno del più alto portato della civiltà, l’eleutheria – la libertà – al cui culto la grecità si era votata. Tutto destinato a svanire a seguito delle successive ondate barbariche ed all’imbarbarimanto generale dal quale neppure i Greci in Sardegna si sarebbero salvati. Un colpo di brezza improvviso riscuote il sognatore dal mare delle fantasie. Eh, si sa bene che a quegli antichi fanfaroni greci non c’è molto da credere! Per la verità, la Sardegna era rimasta nei loro sogni, possesso inappagato poiché mai se ne appropriarono nei termini da loro vagheggiati: la conobbero sì, la circumnavigarono, la chiamarono Ichnussa o Sandaliotis e forse pure vi sostarono per qualche tempo e davvero Olbia appare un luogo ideale di approdo. Ma, per passare dal mito alla storia, c’era una presenza nell’isola che lasciava loro pochi spazi se non ai traffici mercantili sotto la propria egida: quella cartaginese. Quanto a spirito di libertà, costruzioni civili e militari (villaggi e nuraghi), culto dei morti (tombe di giganti), tutto ciò e altro ancora, in Sardegna c’era già quando i naviganti greci (quelli della storia e non del mito) ne toccarono le coste. Ai Greci, in definitiva, non restò altro che attribuirsene il merito, trasferendo e trasfigurando quelle realtà isolane nel mondo del mito, tramite il poderoso armamentario di una materia in cui erano maestri. E il nome stesso dell’isola, da loro vagheggiato, Ichnussa o Sandaliotis, restò relegato all’ambito letterario, mentre persistette, nel concreto della storia, antecedente e successivo ad esso quello di Sardò, poi Sardonìa, poi Sardinia ed ora Sardegna. Ignazio Didu Domenica 20 maggio ho par- tecipato a “DeGustibus”, mani- festazione sulla gastronomia isolana. Una quasi 24 ore non stop in cui si respirava il pro- fumo della Sardegna che mi piace. E non mi riferisco solo alle cose buonissime che ho po- tuto assaggiare, ma a un mix di sapori, professionalità, tradi- zione, innovazione. Il tutto racchiuso in una cornice che non mi è solita vedere, il mare del Poetto. In Sardegna tutt’ora resistono una cucina e una alimentazione le cui origini si perdono in un un re- moto passato, ma con un trasporto ricco di affetti, amor proprio e sentimenti, sensazioni che ti fanno stare con due piedi incollati pro- prio al baricentro di questa Madre-Terra. Ma è stato anche un momento di riflessioni su alcune tematiche. Mi riferisco ai “salotti” che si sono susseguiti per tutto il giorno, “dall’importanza del mangiare bene”, al “turismo gastronomico in Sardegna”, “il mondo del cibo nell’era dei social” fino ad approdare “all’ evoluzione della pizza e pizze d’autore” . Uno fra tutti che ha catturato la mia attenzione è stato “il mondo del cibo nell’era dei so- cial” condotto da Enrico Pilia, giornalista e presentatore. Nel par- terre tanti chef, imprenditori di aziende locali, food blogger, che si ritrovano quotidianamente a raccontare la Sardegna tutta attraverso i piatti, vari prodotti non solo facendo i conti con la qualità dello stesso ma nella metodologia migliore per renderlo pubblico e ac- cessibile a più persone. E se mentre solo pochi anni fa la gestione del marketing veniva racchiusa da una legge di mercato ristretto oggi non si può fare a meno dell’utilizzo dei social network. Il cliente con un clic diventa non più solo regionale o continentale ma anche internazionale. E infatti tutti i presenti, chi in un modo chi nell’altro, con Facebook, Instagram o Twitter, ne ha da subito avuto la certezza. “I social ci hanno permesso di uscire dalla bottega, dalla zona di appartenenza, impieghiamo almeno un’ora al giorno a que- sta comunicazione perché la nostra attività nasce in periferia a Mon- serrato e per quanto non è lontana ci facciamo conoscere anche a livello internazionale” dice Michele Cherchi dei “ICherchi” di Ca- gliari. Realtà quindi ancora poco conosciute nello stesso territorio mentre comunicano o esportano all’estero già da anni, all’interno fi- gure nuove sempre più dinamiche capaci di utilizzare macchine e programmi digitali sempre più interattivi dove parlare le lingue, avere abilità artigiane, conoscere la cucina sarda e quella interna- zionale, stravolgere il menù almeno una o due volte all’anno per incentivare i clienti ad assaggiarli e instaurare così un rapporto di fidelizzazione, non basta più. Il turista è un fruitore attento, esigente e predilige i tours enogastronomici; positivamente in contrasto con un mondo continentale dove invece prevale la cultura del cibo “mordi e fuggi”. Capacità comunicative e problem solving con i clienti sempre più esigenti e giudici con critiche a volte insensate ma pur sempre da te- nere presente e saper fronteggiare sul web che sta diventando sem- pre più incisivo nel mondo del lavoro. Quindi, foto accattivanti di un bel piatto colorato, dall’immagine pulita, ordinata non troppo abbondante, ma anche dirette che spiegano la trasformazione delle materie prime di stagione, il contatto quasi diretto con i clienti già fidelizzati e quelli che lo diventeranno affinché possano sul posto sentirsi come a casa. Sono queste le modalità per spunti nuovi per tanti giovani, per capire l’evoluzione del mondo del lavoro, con- frontarsi, raccontare, perché ognuno ha la propria storia e perché manifestazioni come questa ti fanno capire che per rendere grande il nome Sardegna bisogna unirsi, fare rete, collaborare fra aziende e nonostante rimanga prioritario vendere, bisogna “vendere” ma io preferisco dire “educare” ad una realtà genuina che si possa tra- mandare nel tempo e permetterci di lavorare nella nostra regione senza per forza scappare all’estero e mai tornare. Promuovere un prodotto nostro perché in Sardegna abbiamo tutto ma spesso ci di- mentichiamo perché troppo distratti a seguire le mode; a volte di- stratti dai ritmi del terzo millennio, perciò ben vengano le innovazioni in un tessuto radicato nella tradizione, ben vengano gli chef che aprono le proprie cucine a piatti da passeggio o street food, ben vengano le food blogger che prima ancora di mangiare fanno tre forse quattro o cinque scatti da postare su Instagram e le per- sone a cui piace mangiare per il gusto di mangiare bene e curare la nostra salute perché come diceva uno slogan dell’Expo a Milano “noi siamo ciò che mangiamo”. Angela Bacciu www.azimutonline.eu

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il levante Tessendo la vita MAGGIO 2018 - pag. 5 Storia dellʼalimentazione dellʼuomo Ho sentito un batter di telaio e il villaggio non più sembrava morto. Maria Lai – Aggius - 2008 L’ordito è una serie di fili orizzontali tesi nel telaio. La trama è un’altra serie di fili trasversali all’ordito che passano sopra e sotto di questo. Vittorio Angius in Città e villaggi della Sardegna dell’ottocento di Aggius dice: “La generale professione è l’agricoltura, o la pastorizia. Delle arti meccaniche di necessità pochissimi fanno esercizio, e quanto basta ai bisogni del paese. Le donne al solito attendono alla tessitura, ed ogni casa ha un telaio, e taluna anche più.” L’intreccio tra trama e ordito avviene nel telaio con azioni ritmiche della tessitrice dando vita fin dai tempi più antichi ad un immaginario metaforico legato agli eventi dello svolgersi dell’esistenza. Tutto era sempre legato ad un filo, fosse quello di Arianna o della narrazione, seguendo il filo del discorso sciogliendo e riannodando nodi. Riproducendo piccole o grandi storie come quelle che hanno attraversato i luoghi che noi percorriamo come in un continuo ritorno. Dice Magris che «i luoghi sono gomitoli del tempo che si è avvolto su se stesso. Scrivere è sdipanare questi fili, disfare come Penelope il tessuto della Storia». È un continuo disfare e stendere fili colorati che con i loro intrecci formano ragnatele di storie che rappresentano l’insieme della nostra collettività. Se lasciassimo pendere dei fili di lana colorati, quelli dei nostri tappeti, parallelamente lungo una parete bianca, un colore per ogni famiglia di Aggius, se facessimo intrecciare questi fili, ogni intreccio un nodo, seguendo gli intrecci reali esistenti tra le varie famiglie con matrimoni, unioni filiali, credo che tesseremmo un tappeto che riproduce i disegni con i colori della nostra tradizione, disegnando come le tessitrici un codice visivo fatto di nodi come metafora delle relazioni personali e famigliari. Ogni intreccio tra trama e ordito è un momento della nostra vita che è l’intero tessuto. Così come con l’avanzare della trama si completa il tessuto, anche la nostra vita si riempie dei suoi contenuti e solo alla fine, voltandoci indietro, potremo analizzarla nella sua interezza. La trama quindi, non può andare fuori dall’ordito ma puoi variarne l’aspetto con i suoi fili colorati. Un colore per ogni emozione o sentimento con le sue sfumature a tracciare l’esistenza. Con i fili le donne di Aggius tessono ricordi sepolti nella memoria collettiva rivendicando un proprio ruolo nella società. Nel 1975 spesso andavo a trovare un gruppo di tessitrici che, con la chiusura della “Tessile”, si erano messe assieme per continuare il loro lavoro. Erano momenti piacevoli tra rumore di telai, racconti e dolci pettegolezzi. Portavo con me la mia Nikon F1 senza esposimetro col solo pentaprisma che la rendeva più maneggevole e immediata, la luce la si misurava con gli occhi. Le pellicole erano le mie preferite, le Tri X o le HP4 a 400 ASA. Le ho fotografate in quei momenti nei loro gesti, sedute al telaio come a un pianoforte, e con i loro strumenti specifici: oltre al telaio, li rocchi, li canneddhi. Alcune di loro ora non ci sono più, tessono ancora storie nei nostri ricordi e ricordi nelle nostre storie così come il paese conserva e intreccia la propria memoria. Pierangelo Sanna Dalle origini sino all’inizio del Neolitico, cioè per diversi milioni di anni, l’Uomo ebbe una nutrizione basata esclusivamente sulla caccia, sulla pesca e sulla raccolta dei prodotti spontanei del mondo vegetale. Sembra che vi sia stata una fase iniziale in cui, probabilmente, i primi ominidi furono essenzialmente predatori di carcasse di animali abbattuti dai grandi carnivori della savana. In questo lunghissimo periodo iniziale della sua storia, l’uomo ebbe , dunque, un’alimentazione costituita essenzialmente da selvaggina (contenente proteine e lipidi) ma anche da bacche, da frutti selvatici, da radici, da vegetali , come foglie e germogli e da semi selvatici (contenenti glicidi, però in una concentrazione così scarsa da non essere in grado di conferire un indice glicemico elevato. Un prodotto particolare fu il miele selvatico, che fino all’avvento della canna da zucchero prima e dalla barbabietola poi, costituì l’unico alimento glicidico disponibile. Il dispendio energetico quotidiano di questi uomini primitivi era considerevole, non solo per colpa delle prove fisiche che si trovavano ad affrontare, ma anche per via della precarietà delle loro condizioni di vita che li esponeva ai rischi climatici. Lo sviluppo dell’allevamento degli animali gli consentirà di continuare a mangiare carne e lo sviluppo dell’agricoltura lo metterà in grado di produrre cereali (grano, segale, orzo) e in seguito leguminacee (lenticchie, piselli) e infine frutta e verdura. Rispetto al cacciatore-raccoglitore del Mesolitico, l’allevatoreagricoltore del Neolitico dovette ridurre notevolmente la varietà della sua alimentazione. Questa vera e propria rivoluzione dello stile di vita dei nostri antenati ebbe, perciò, delle conseguenze. Innanzitutto sulla salute. Il monofagismo che risultava dalle monocolture si tradusse in una causa importante di carenze che portarono ad una notevole diminuzione della speranza di vita delle popolazioni interessate. Inoltre, l’agricoltura, anche se realizzata su terre alluvionali ricche e ben irrigate, come in Egitto e in Mesopotamia, si rivelò molto più faticosa rispetto alla caccia. In più, l’allevatore –agricoltore dovette fronteggiare numerosi nuovi rischi: capricci del clima, rischi relativi alla scelta delle varietà delle specie più o meno produttive e fragili, ma anche rischio in relazione alla scelta dei terreni più o meno adatti. L’uomo primitivo aveva vissuto in armonia e in equilibrio con la Natura e quando il suo cibo si spostava per via delle migrazioni delle specie, anche l’uomo si spostava. Diventando sedentario, si impose nuovi vincoli e restrizioni.La comparsa dell’agricoltura e dell’allevamento generò una politica di incremento della natalità e, conseguentemente, della produzione. Senza saperlo, però, l’agricoltore e i suoi figli hanno così dato vita ad un circolo vizioso : con uno sviluppo demografico costante i rischi e la gravità delle carestie per via dei cattivi raccolti erano tanto più catastrofici. Ovviamente, da un Paese all’altro, da una Regione all’altra, ma anche in funzione delle Religioni, le scelte alimentari che si susseguirono dal Neolitico all’Antichità, sono estremamente diversificate. Alessandro Testaferrata (segue sul prossimo numero) Spaghetti con ostriche alla sarda Essendo un piatto sardo usare ostriche locali. Ingredienti: ostriche, olio di oliva, po- modoro essiccato di Sardegna, peperon- cino, prezzemolo, spaghetti. Procedimento: aprire le ostriche, to- gliere la polpa e tagliare a pezzetti. In un tegame di acciaio inox versare olio di oliva, preparare un soffritto con aglio tritato, aggiungere i pomo- dori secchi sardi e peperoncino piccante essiccato. Unire i pezzetti di ostriche (senza sciacquare la polpa) comprensive del loro liquido. Quando le ostriche sono cotte (sono sufficienti pochi minuti) ag- giungere il trito di prezzemolo. Cuocere gli spaghetti in una pentola, quindi scolare, versare nel tegame con le ostriche e saltare. Vino consigliato: Taerra Vermentino DOCG delle Cantine Tani di Monti (OT). Si tratta di un vitigno che nasce su un disfacimento granitico. Il vino si presenta ampio, vellutato, dal gusto molto sa- pido con prevalenza di sali minerali e con sapori dolci di ananas e banana. Ferdinando Ansaldo

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il levante Verso il sole del Sud In Sardegna c'è maestrale sostenuto. Qui, dopo 200 miglia di graffi sul mare, arriva già un po’ dimesso, ma l'onda è davvero importante. Il mare imbiancato induce a tratti un certo timore ma, allo stesso tempo chiama ad avvicinarlo, a conoscerlo, senza nessuna sfida o vera paura. Si salpa presto stamane, nonostante il moto ondoso rischi di mandare in acqua la colazione; il vento residuo porta a sud, su un mare un po’ traballante, ma con buon passo e una discreta visibilità la rotta si allunga in un dolce e spumante serpentone. Agropoli è stata una bella sorpresa, di accoglienza, di fede manifesta per la madonna del mare, di storie antiche a Paestum. Un luogo più pacifico, dopo le eccessività della costiera Amalfitana; un luogo di sapori, di sane esibizioni, di forti passioni marinaresche. Cos̀i con la cambusa piena di mozzarelle volgo la prua a sud, in direzione delle isole di Eolo, in questi giorni battute dal vento e dal mare. Dopo qualche ora di adattamento ai sobbalzi, il blu che ci circonda prevale su ogni altra sensazione, la barca veleggia serena, c'è pace. A sera inoltrata facciamo slalom fra temporali isolati riuscendo miracolosamente a rimanere asciutti. Salina e Panarea faranno da "cancello" alla nostra rotta, sono luoghi conosciuti e piacevoli da osservare al tramonto, sarebbe davvero una bella notte, non fosse per i pescherecci che affollano la zona zigzagando in modo incomprensibile, e facendo attivare tutti gli allarmi di bordo. Sarà una notte insonne, come spesso accade quando si viaggia in solitario, ma non sarà perciò meno meravigliosa; non è stellata, è anzi molto buia, è mossa, eppure trasmette il suo respiro pacifico e avvolgente. Dopo tante peripezie, alcune vere, altre solo immaginarie, la vista dello stretto porta nuovo insperato entusiasmo, la sosta è rimandata, profittiamo del vento portante e voliamo nella corrente sfiorando Messina, pensando già al prossimo ancoraggio. La fatica di navigare in luoghi affollati, confusi, stressanti, svanisce con la visione dell' arrivo in una baia protetta, del riposo infinito, della natura avvolgente. Cos̀i nel tardo pomeriggio la baia mossa di Taormina accoglie l' ancora e, seppure con un leggero e monotono rollio, concilia il riposo e la scelta del prossimo scalo. Come spesso accade la sosta si prolunga, si tramuta in riposo in arricchimento, in nuovi sogni. Ripartire è sempre una nuova sfida, minuscola e a volte banale, ma sempre una nuova avventura, una nuova meta, una speranza di sorpresa e nuova accoglienza. Salpare al mattino con il mare piatto e la baia addormentata, riempie il cuore di pace, con il pure attutito ronzio dell'entrobordo, il pensiero vola verso la brezza di mezzogiorno che regalerà al navigante sonnolento un pomeriggio di estasi e, forse, una nuova notte insonne. Le magnifiche città siciliane scorrono, accolgono, tramano contro la traballante razionalità, ma lasciano libero il viaggiatore di ripartire, appagato e sazio di umanità. Catania che guarda l'Etna, Siracusa che riempie gli occhi e il cuore, racconta storie recenti e remote. Licata contesa dai Mussulmani e dai Normanni, Sciacca che ancora ricorda l'isola Ferdinandea. Sciacca ha una baia protetta parzialmente dal maestrale, l'acqua MAGGIO 2018 - pag. 6 cristallina, tanto sole e il fresco vento che smorza il brusio infinito sulle spiagge. Sciacca è un posto di pescatori, di storia, di invasioni, di granite superlative. Eppure devo ripartire, cercare un orizzonte, sfruttare il vento favorevole. Una giornata di mare incantevole, dall'alba al tramonto, in viaggio verso i capperi, verso i “dammuso”, verso i limiti invisibili fra Europa ed Africa, fra pescatori a grappoli e pensieri cupi. Si sa, gran parte delle preoccupazioni sono effimere ed a sera lasciano il posto ai piaceri della scoperta, alla gioia del presente ai desideri ancora indefiniti. Pantelleria sarà una parentesi di luce, di vento, di sole e sudore, ma soprattutto di riflessione. Sarà la fine del viaggio di andata, il principio del ritorno in Sardegna, fatto di poche tappe e tanto mare, tante onde, fatto di vento e pensieri, di nuovi immancabili progetti. Trapani protettrice e Erice la dolce fanno da trampolino alla prossima e finale traversata, sull'onda lunga e il vento favorevole, fra le luci di via e i delfini ammiccanti. Siamo infine in porto, il nostro porto; ora con gli occhi di fronte a uno schermo, tutto appare differente, sfumato, insolito. Ci vorrà un lungo inverno, per capire il viaggio e sognare una nuova avventura, ma nell'attesa ci vorrà pazienza e consapevolezza del bello che qui, adesso ci circonda. Le cime di ormeggio stridono ai primi venti autunnali, il quadrato caldo e accogliente terrà fuori l'inverno fischiante, e fra le righe dei libri di mare nasceranno altri sogni di rotte, di incontri, di sempre agognati ritorni... Maria Honungshost Serate culturali: primo incontro della stagione con “L’ARCIPELAGO DELLE SPEZIE” di Vladimiro Lecca. L’ Icimar, l'Istituto delle Civiltà del Mare, costituito nel luglio del 1989, è una realtà consolidata da anni e impegnata da sempre nei campi della Cultura, dell'Ambiente e della Ricerca. L'Icimar, pur avendo sede a San Teodoro, ha vocazione europea, ottenendo cosi il riconoscimento giuridico da parte del Ministero dell'Università e Ricerca Scientifica. Al suo interno un Consiglio Direttivo composto da nove membri dove il Presidente è anche il legale rappresentante dell'Istituto. Chi vorrà, potrà sostenere l’Istituto delle Civiltà del Mare attraverso nuove iscrizioni o il rinnovo di quelle precedentemente effettuate versando una quota associativa annuale (per info segreteria@icimar.it). Le proposte dell’Istituto nel 2018 intendono rispondere agli interessi dei soci e abituali frequentatori, alle richieste dei teodorini o turisti e vengono aggiornate e ampliate ogni anno. Per il mese di giugno, nell'ambito delle serate culturali, riprenderanno le presentazioni dei libri dedicate alla cultura e all'ambiente. Si inizia sabato 23 giugno alle ore 18.30 con il libro “L’ARCIPELAGO DELLE SPEZIE” di Vladimiro Lecca. “Vladimiro Lecca è nato in Sardegna, ha vissuto a lungo in Africa e ora vive a Roma. Da sempre viaggia in Italia e all’Estero per ragioni professionali e personali. Dopo varie presentazioni a concorsi letterari presenta la sua prima raccolta di racconti. Personaggi dalle vite tormentate sono legate da un filo conduttore che è il viaggio verso isole immaginarie in una fuga dalla nostra civiltà, alla ricerca di una condizione umana migliore. Fra conquiste e sconfitte, gratificazioni, drammi, finali positivi o tragici, le loro storie sono un invito a non acquietarsi mai in un’esistenza piatta, a interrogarsi su se stessi anche quando ciò è doloroso, a scoprire il mondo, a ricostruire la propria esistenza arricchendola di umanità in ogni sua fase.” Dialogherà con l'Autore lo scrittore Gian Battista Fressura. Editore: Aras Edizioni. Alla presentazione seguirà il dibattito con il pubblico. Una serata da non perdere quindi alla quale l’Istituto invita cittadini di San Teodoro e della Gallura.Come d’abitudine, l’ingresso è gratuito. Per informazioni: ICIMAR Apertura al pubblico il lunedì, mercoledi, venerdi dalle 9.00 alle 13.00, il martedi, giovedi dalle 16.00 alle 20.00 Tel. 0784 866180 E-mail: segreteria@icimar.it A.B.

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il levante ...quel mare, detto di Sardegna MAGGIO 2018 - pag. 7 Ci ha lasciato Don Pala. Così, già nel V secolo a.C., lo definisce Erodoto e dopo di lui, per secoli, storici, filosofi, scrittori, naturalisti e geografi sia greci che romani lo ricordano, lo descrivono, lo precisano. E’ il “mare sardo”, costantemente frequentato da quanti navigavano da una sponda all'altra del Mediterraneo, in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali, come fecero i Fenici che giunsero in Sardegna, come mercanti, tra il X e l'VIII secolo a.C., quando la civiltà nuragica era nel massimo del suo splendore. Fu un mare che diventò anche teatro di sanguinosi eventi di guerra, combattuti dalle varie potenze marittime per il dominio di una terra ricca e strategica. Prime tra tutte: Cartagine e Roma, e quest’ultima riusci ad annettersi definitivamente l’isola nel 238 a.C., al termine della Prima Guerra Punica. L’importanza del mare di Sardegna fu quindi fondamentale sia per i rapporti commerciali intermediterranei che per le imprese militari, ed esistono documenti da cui appare quanto fossero via via sempre più rilevanti, soprattutto in età romana, la presenza e il ruolo di personaggi di origine sarda e di molte città marittime dell’isola. Ad Ostia, il porto di Roma, si sono ritrovati iscrizioni e mosaici di età severiana che ricordano i Navic(ularii) Turritani e Karalitani, cioè gli appaltatori privati originari di Turris Libisonis (Porto Torres) e Calaris (Cagliari), che organizzavano i trasporti via mare con la Sardegna. Furono forse questi ricchi imprenditori navali, che commerciavano soprattutto in grano e sale, ma anche in granito, minerali e bestiame, i committenti di templi, sacelli e are dedicate a varie divinità, di cui si ha ricordo nelle moltissime epigrafi che sono state rinvenute. Particolarmente vivo a Turris era, per esempio, il culto di Iside, divinità di origine egizia, che veniva festeggiata i primi giorni di marzo nel corso del navigium Isidis, un rito dedicato alla vicenda della dea, che fece risorgere il suo sposo Osiride dopo aver ritrovato, viaggiando per mari, tutte le parti del suo corpo smembrato. Contestualmente a questa celebrazione, si apriva anche il periodo propizio alla navigazione, che era ufficialmente chiusa da ottobre a marzo. Ma Iside non era l‘unica divinità venerata dai marinai. Sia Greci che Romani ne avevano molte altre da evocare ed ingraziarsi: in primis Nettuno, dio del mare per antonomasia, che comunque fu sempre meno popolare, fra i Romani, di quanto lo fosse Poseidone presso i Greci; la sua sposa Anfitrite; il loro figlio Tritone e tutte le divinità minori ad essi collegate; Bacco/Dioniso, che, a bordo della sua "nave nera", aveva trasportato "sulle onde del mare colore del vino", beni provenienti da tutti gli angoli del mondo. Ma venivano evocate anche divinità non proprie e che, apparantemente, nulla avevano a che fare con il mare, come i Dioscuri, Venere/Afrodite e, in età imperiale, perfino i Cesari, che diventarono la speranza di salvezza per coloro che prendevano il largo o rientravano in porto. A tutela della nave venivano anche dipinti a prua, due occhi, apotropaici che, fissi e sbarrati, tenevano lontane le influenze maligne ed erano i veri occhi della nave, intesa come creatura vivente capace di scegliere da sé stessa la rotta migliore e di cui era (ed è) di cattivo auspicio cambiare il nome conservato, si credeva, in registri tenuti dagli dèi ... Anche le tappe principali dei viaggi per mare, come la partenza o l’arrivo, erano soggette a precisi obblighi rituali, di propiziazione e di ringraziamento. Il primo atto di devozione consisteva nella formulazione dell’auspicio di eúploia, εύπλοια, il grido augurale rivolto ai naviganti spesso inciso su epigrafi lasciate nei pressi del santuario del dio prescelto, non necessariamente una divinità marina, vicino ai luoghi di partenza delle navi. Talvolta si trattava di epigrafi in ricordo di chi non ce l’aveva fatta come, per esempio, nel caso della morte di tutti i marinai (tranne uno, un certo navicularius Secundinianus), occorsa in seguito al naufragio avvenuto nell’inverno del 411 d.C., presso Ad Pulvinos, sulla costa orientale della Sardegna. Erano per lo più marinai di origine sarda. Maura Andreoni (segue sul prossimo numero) Nel numero del Levante di Nov/Dic 2012 i parrocchiani lo ave- vano salutato augurandogli una buona pensione nel suo paesino del- l'Anglona, Sedini. Purtroppo nel Dicembre scorso Don Francesco Pala, all'età di 90 anni e, dopo 5 anni che aveva lasciato il sacerdo- zio nella parrocchia di San Teodoro è tornato alla casa del Padre. Era stato cinquantasette anni il nostro parroco ed aveva assistito alla evoluzione del nostro paesino che dal 1955 (anno in cui si era insediato) sino al 2012, si era trasformato da una economia agri- cola ad una molto più ricca, soprattutto nel periodo delle vacanze estive. Don Pala era stato uno di noi, sempre coinvolto in ogni ma- nifestazione. Chi non lo ricorda nelle feste di carnevale, in piazza o durante i pranzi (la suprastantìa) delle feste negli anni 70/80 che, con la sua telecamera riprendeva ospiti (stragni) e parrocchiani o al- l'interno del cortile della chiesa che incitava i giocatori di bocce du- rante i vari tornei. Caro Don Pala, ora non ci sei più ma, questo ricordo seppure no- stalgico te lo dovevamo e ci rimarrà sempre nella mente la tua be- nedizione “siami sani”. Sandro Brandano In alto, Don Pala durante un incontro di bocce negli anni ‘70. In basso, davanti al Bar della Traversa, di fianco al caseificio. IL COMUNE INFORMA Settore Socio-Culturale SOGGIORNO TERMALE ANZIANI - ANNO 2018 APERTURA PRE-ISCRIZIONI Si comunica agli interessati che a partire dal giorno 28.05.2018 e fino al 18.06.2018 (ore 12:00) sono aperte le preiscrizioni al Soggiorno Termale Anziani anno 2018. I moduli d’iscrizione saranno a disposizione presso l’Ufficio Protocollo del Comune di San Teodoro, dal lunedì al venerdì dalle ore 09:00 alle ore 12:00.

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il levante I dubbi della Scienza segue dalla prima pagina Le recenti vicende giudiziarie, che hanno preferito gli argomenti degli invasati a quelle della scienza, sulle cause e i rimedi alla diffusione della batteriosi degli ulivi nelle Puglie hanno avuto come conseguenza, oltre agli irreparabili ritardi, le pernacchie della Commissione Ue. Chi avesse voglia di ripercorrere l'intera vicenda vi troverà gli untori, i denunzianti, i comitati popolari, i tribunali ma senza le torture e quindi senza i colpevoli. Qualche tempo fa la Agency for Research on Cancer (IARC) inserì il glifosato fra i probabili agenti cancerogeni umani nello stesso gruppo (2A) del rischio da esposizione dei parrucchieri. Apriti cielo. Una sollevazione degna di miglior causa per ottenere che il famigerato diserbante fosse bandito oltre che dal bordo delle strade dall'intera faccia del pianeta. Fra gli schiamazzi, una soffertissima e recente decisione europea ne consente tuttora l'impiego, ma le facce dei tremebondi chiamati a decidere dicono che è solo questione di tempo. Vano ogni tentativo di spiegare che la generica dichiarazione di pericolo è solo un aspetto del percorso di valutazione del diserbante e che tutti gli studi di altri enti, quelli preposti alla effettiva valutazione del rischio, concludono l'esatto contrario della IARC. Senza entrare in dettagli tecnici, con lo stesso criterio adottato dalla Acency si può persino affermare che ad altissime dosi molte sostanze naturali contenute nel cavolfiore, nella mela, nel mirtillo, nel caffè ed altri ancora sono possibili/probabili cancerogene. Non abbiamo notizia delle rape, che pure abbondano. Gian Piero Meloni COME ERAVAMO Anni ‘20. Panorama del centro urbano di San Teodoro Sulla sinistra della foto si erge il comignolo del forno in cui veniva introdotta l’Erica Arborea (comunemente chiamata radica) per il confezionamento di Pipe da inviare in Inghilterra. MAGGIO 2018 - pag. 8 Sport in Gallura A San Teodoro il Torneo internazionale “SELIS” E, dopo due stagioni in serie “D” siamo tornati sulla terra ferma. Probabilmente come qualcuno anni fa pensava, la categoria nazionale era troppo costosa e impegnativa per la realtà teodorina. Forse negli anni d'oro del boom edilizio si poteva affrontare un campionato simile ma adesso no! Pochissimi tifosi a vedere le partite in casa, pochi dirigenti (sempre i soliti noti) a tirare la barca, ma soprattutto poco coinvolgimento di persone per poter offrire un futuro più stabile per la nostra squadra di calcio. Il volontariato non basta più. Speriamo si possa ripartire per affrontare il campionato di “Eccellenza” con un gruppo di persone che senza eccessi, voglia portare la squadra al campionato 2018/2019, anno del cinquantenario dalla nascita della società (settembre 1969). Quest'anno, ai primi di giugno presso il campo sportivo comunale ci sarà il Torneo internazionale “SELIS” . A differenza delle annate passate si giocherà anche la finale con una grande partecipazione di pubblico al seguito delle compagini sarde, nazionali e internazionali. Pubblichiamo, infine, una bellissima foto di un gruppo di giovani teodorini degli anni '70 che cominciavano a giocare le amichevoli di calcio nel polveroso campo sportivo, sotto la guida di zio Cicino. S.B.

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