L'Alpino Pavese n° 1/2018

 

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L’Alpino Pavese Anno 33 maggio 2018 n°1 NOTIZIARIO ALL’INTERNO INSERTO SPECIALE POSTE ITALIANE S.P.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L.353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 N.46) Art.1, Comma1 LOM/PV/3925 PASSATO, PRESENTE E FUTURO Sono passati cento anni dal termine della Grande guerra. Un aggettivo “Grande” sul quale vale riflettere nella dimensione del passato e del presente. Non solo sulla dimensione dei popoli e dei territori che la guerra coinvolse, ma anche per le conseguenze che essa produsse e sono il fondamento del nostro vivere di oggi. È stato ed un evento epocale nel senso letterale del termine: la fine di un’epoca e il determinarsi di un’altra. È mutata la dimensione antropologica dell’umanità non più come insieme di individui riducendola al concetto di “massa” indistinta. Reclutamento indifferenziato di massa, attacchi di massa, si moriva in massa. La popolazione civile diveniva un obiettivo militare. La “persona” scompariva nell’evento di massa. Nessuna guerra precedente è assimilabile alla Grande guerra per dimensioni, per il numero di morti, per i cambiamenti che ne sono conseguiti. Cambiamenti radicali e di prospettiva si sono verificati nei decenni successivi sul piano economico, sociale e politico. Si sono sviluppate le radici, ampliate successivamente dalle conseguenze della seconda guerra mondiale, che hanno portato alle attuali dinamiche mondiali e alla relativa globalizzazione. “Fare memoria” è fondamentale non solo ricordare il costo umano che il presente ha avuto nel passato, ma dare la capacità di comprenderlo e creare una visione e un impegno per il futuro. La Grande guerra la ricordiamo in questo numero de “L’Alpino pavese” con un inserto speciale raccontando per quanto è stato possibile delle persone più che degli eventi bellici. Sergio Guida Relazione morale 2017 Cari Delegati, Alpini, Amici, buon- Il vessillo sezionale è stato presente giorno e benvenuti all’Assemblea a 69 manifestazioni alpine, a 26 di annuale della nostra Sezione. altri enti o associazioni, e purtroppo Prima di iniziare i lavori, Vi invito a a 19 funerali, per un totale di 114 rivolgere un pensiero di ricordo ai Ca- presenze. Ringrazio tutti quelli che si duti e ai Soci andati avanti. Fra questi sono impegnati e mi hanno aiutato o un ricordo particolare per i decani sostituito quando è stato necessario. Aristide Ferrari e Guido Varesi. Rivolgiamo anche un pensiero di augurio ATTIVITÀ FUTURA ai nostri soldati in servizio, special- L’attività programmata per l’anno in mente quelli impegnati all’estero, al corso è già iniziata con la commemo- Presidente, ai Consiglieri Nazionali, e razione della campagna di Russia e a tutti i Soci dell’Associazione, soprat- con la S.Messa sezionale per i Soci tutto a quelli che sono in difficoltà. andati avanti. Seguiranno il pellegri- naggio al Tempio della Fraternità a FORZA DELLA SEZIONE Cella di Varzi, la commemorazione Gli iscritti alla nostra Sezione al 31 dei Caduti della Lomellina a Gropel- dicembre 2017 erano: 1562 così lo Cairoli e il Raduno Sezionale in suddivisi: 1116 Alpini, 37 Amici, 409 programma a Voghera, per il quale il Aggregati. Gruppo sta già lavorando, e duran- Con una diminuzione complessiva, te il quale speriamo di consegnare, rispetto all’anno precedente di 66 per la prima volta, la borsa di studio, unità. Come si vede è confermato predisposta dalla Sezione, ad uno l’andamento di costante diminuzione, studente particolarmente meritevo- nonostante il lavoro di ricerca e recu- le. Naturalmente ogni Gruppo ha pero di Soci che fate continuamente. previsto le sue iniziative che sono ATTIVITÀ SVOLTA sempre parecchie. Ci sarà poi la partecipazione all’Adunata Nazionale Tutte le attività programmate a livello di Trento in occasione del centenario sezionale si sono svolte regolar- della vittoria nella Grande Guerra, e mente, e così la partecipazione all’ la presenza al Raduno del 2° Rag- Adunata Nazionale e a quella di gruppamento a Mariano Comense; mi Raggruppamento, anche se devo auguro che la partecipazione a que- dire che la presenza a quest’ultima ste due manifestazioni sia rilevante. è stata decisamente scarsa. Tutti i Alle nostre attività si uniranno quelle Gruppi hanno svolto le loro attività, gli di carattere nazionale, di altre Sezio- Alpini di Zavattarello del Gruppo Mon- ni, Gruppi, Associazioni; come vedete te Penice hanno organizzato, molto il programma è sempre intenso. bene, il Raduno sezionale, il Gruppo di Broni, in collaborazione con il liceo locale, uno spettacolo teatrale di successo in occasione del 4 novembre, il Gruppo di S.Maria della Versa L’Assemblea dei Delegati, tenuta a Dorno l’11 marzo 2018 ha riconfermato la premiazione degli studenti vincitori del concorso “Il milite…..non più ignoto”; il Gruppo di Gropello Cairoli Carlo Gatti Presidente per il triennio 2018-2020. ha ospitato il Presidente Favero. Molti Gruppi hanno preso parte alla raccolta del Banco Alimentare. Auguri al nostro Presidente!

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SITUAZIONE FINANZIARIA La situazione finanziaria, che ci sarà illustrata successivamente dal tesoriere, è sicuramente migliorata, avendo estinto il debito con la Sede Nazionale. Ma il costante aumento del prezzo delle utenze e la riduzione del numero dei Soci, rischiano di annullare gli sforzi fatti per avere una piccola disponibilità finanziaria. Per questo ritengo indispensabile che resti la lotteria sezionale. Fra l’altro, a mio avviso, bisogna cercare di raccogliere qualcosa per organizzare una manifestazione importante nel 2022, centenario di nascita della Sezione. GIORNALE “L’ALPINO PAVESE” Il giornale è uscito regolarmente ogni quadrimestre. Grazie all’impegno del direttore Guida, del grafico Cartoni e degli altri componenti del comitato di redazione, penso che i risultati ottenuti, sia per quanto riguarda la grafica che i contenuti, siano positivi. La spedizione a mezzo del servizio postale sembra funzionare nella quasi totalità dei casi; è stata completata l’iscrizione ad uno speciale registro che ci consente la spedizione ad un prezzo agevolato, consentendoci così un ulteriore risparmio. Invito i gruppi a collaborare inviando, specialmente in occasione delle loro manifestazioni, scritti e foto, e a cercare di raccogliere pubblicità che serve a ridurre ulteriormente i costi. UNITÀ DI PROTEZIONE CIVILE L’unità è composta da 43 volontari, 33 Alpini e 10 Amici/Aggregati. Fortunatamente quest’anno non ci sono state grandi calamità e quindi l’attività è stata rivolta soprattutto alla formazione dei volontari e a far conoscere la Protezione Civile nelle scuole. I volontari sono stati impegnati nelle esercitazioni programmate a livello nazionale e di raggruppamento, e nelle attività a favore dei Comuni convenzionati. In seguito alla sostituzione dell’Ing. Bonaldi da coordinatore nazionale, il nostro socio Longo, ha rassegnato le dimissioni da segretario nazionale; ringrazio loro e tutti i volontari per l’impegno profuso, e devo constatare che purtroppo la loro opera è quasi sempre ignorata dai sistemi di informazione nazionali. GRUPPO SPORTIVO È continuata, con alterna fortuna, l’attività del Gruppo Sportivo. È stato organizzato il campionato sezionale di tiro a segno, dedicato alla compianta Stefania Arata, e c’è stata la partecipazione ai campionati nazionali di tiro, a quelli sciistici e alla corsa in montagna. Un successo importante è stato ottenuto nella mountain-bike dall’Alpino Pierelli Sante Luigi, del Gruppo Pavia-Certosa, primo nella categoria over 50. Anche per l’anno in corso si prevede di partecipare a tutte quelle gare per le quali si troveranno “atleti” disposti ad accettare il confronto. CORO SEZIONALE “ITALO TIMALLO” Il coro ha svolto la sua normale attività partecipando alle manifestazioni programmate, e a tutte quelle a cui è stato invitato, ha preso parte allo spettacolo teatrale realizzato a Broni e ha tenuto un concerto a Mogliano V. in occasione dell’Adunata Nazionale. Il coro è sempre disponibile ad esibirsi, compatibilmente con i vari impegni, e ad accogliere nuovi coristi per compensare le inevitabili defezioni. Ringrazio i coristi e i responsabili per l’impegno e la passione. CENTRO STUDI Il centro studi, coordinato da Casarino, ha ottenuto alcuni brillanti risultati. Due scuole di Voghera hanno vinto il primo premio regionale nel concorso “Il milite...non più ignoto”, ripetendo il successo della scuola di S.Maria della Versa dell’anno scorso. Altro successo, lo spettacolo teatrale presentato a Broni il 4 novembre, in collaborazione con gli studenti del liceo. Per l’anno in corso è prevista la consueta attività verso le scuole, e un’importante iniziativa, in collaborazione con privati, per la pubblicazione di un interessante documento storico. ATTIVITÀ ASSOCIATIVA Ringrazio tutti i Soci che a vario titolo e in vario modo si impegnano nelle attività sociali, in special modo quelli che lavorano in silenzio, che protestano, ma poi ci sono sempre, sono la vera forza dell’Associazione. Che risolto, almeno per il momento, il problema Amici/Aggregati, sta lavorando con altre per reintrodurre un servizio, militare o civile, obbligatorio. L’interesse sia dei politici che di parte dell’opinione pubblica sembra esserci, vedremo. Per quanto riguarda la nostra Sezione le considerazioni sono più o meno sempre le stesse. Le attività sono numerose, segno di buona volontà e di vitalità, ma purtroppo la partecipazione è in costante calo. In occasione dei CDSA manca sempre qualcuno, sono riunioni importanti, se non il capogruppo, almeno un rappresentante dovrebbe sempre esserci. Talvolta nascono contrasti all’interno dei Gruppi quasi sempre motivati da questioni personali, ricordiamoci che nessuno è il detentore della verità o della bacchetta magica e che le medaglie hanno sempre due facce, quindi pieno rispetto delle regole associative, buon senso, e non cercare di usare l’Associazione per prevalere in dispute personali. CONCLUSIONI Con questa Assemblea si conclude il mio secondo mandato da Presidente, sono stati anni di impegno e fatica ma anche di tante soddisfazioni. Frequentando i vostri Gruppi ho fatto nuove conoscenze, ne ho approfondito altre e questo mi ha arricchito personalmente. L’Alpino Pavese 1 - 2018 2

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Ho deciso di ripresentare la mia candidatura perché vorrei portare a termine alcune iniziative e perché spero di godere ancora della vostra fiducia, sarete voi a giudicare. In ogni caso sarà l’ultima perché è giusto che le cariche associative siano a tempo determinato, altrimenti qualcuno potrebbe pensare di essere insostituibile. Ringrazio chi mi ha supportato, ad iniziare dai Consiglieri Sezionali, agli incaricati di settore, ai Capigruppo e a tutti i Soci; un ricordo commosso per tutti quelli che sono andati avanti, in particolare al Consigliere Sezionale nonché Capogruppo di Rovescala Sergio Dellafiore persona conosciuta e stimata da tutti. Alla nostra Associazione e ai suoi massimi esponenti l’augurio di buon lavoro e che possano operare sempre nel modo migliore nell’esclusivo interesse della stessa. Per la nostra cara Italia, la speranza che trovi al più presto dei dirigenti capaci, onesti e coscienziosi che sappiano trarla fuori dalla crisi in cui si dibatte da troppo tempo. W GLI ALPINI W L’ITALIA Il Presidente Carlo Gatti L’anabasi1 degli Alpini Ai primi di dicembre del 1942 il Corpo allestita dalla Julia lungo il corso della d’Armata Alpino è schierato sul fronte Kalitwa avvengono il 19 dicembre e si del Don. A formarlo sono le Divisioni si ripetono nei giorni successivi, sem- Cuneense, Julia e Tridentina e la Divi- pre senza risultati. sione di fanteria Vicenza. A sud vi sono Il 22 dicembre i Russi riescono a gli altri reparti italiani e poi la terza conquistare l’importante posizione di Armata rumena mentre a nord delle quota 204, ma gli alpini del battaglione “penne nere” è schierata la seconda L’Aquila la riprendono con un deci- Armata ungherese. In mezzo alcuni so contrattacco. Durante la battaglia reparti tedeschi. Il 16 dicembre i Russi l’alpino abruzzese Giuseppe Mazzocco lanciano l’offensiva Piccolo Saturno insieme ad un compagno, esce dalle nel settore meridionale del nostro proprie linee per recuperare, sotto il schieramento. Malgrado la resistenza fuoco nemico, delle cassette di muni- dei soldati italiani i Russi sfondano zioni abbandonate durante il tempo- le nostre linee e, in assenza di forze raneo ripiegamento. Rientrato vede il di riserva da far intervenire, dilagano suo commilitone rimasto indietro ferito. nelle retrovie. Decine di migliaia di fanti Si lancia in suo soccorso, ma mentre e bersaglieri cadono in combattimento cerca di sollevarlo, una raffica gli tron- o sono fatti prigionieri. Altri, lasciate ca un braccio. Mazzocco allora afferra le posizioni sul Don, dopo una tragica con l’altro braccio il suo compagno e marcia, raggiungono la linea di difesa con i denti la cassetta di munizioni e organizzata dai tedeschi. Il Corpo d’Ar- così rientra verso le proprie linee, una mata Alpino si trova così con il fianco granata uccide entrambi a pochi metri meridionale scoperto. Il Comando dalla salvezza. decide di spostare il battaglione Monte Il 23 i Russi attaccano nel settore del Cervino e la Divisione Julia lungo il battaglione Saluzzo. corso della Kalitwa (un affluente del Gli attaccanti vengono falciati a decine Don) per fermare un eventuale tentati- dalle mitragliatrici ed all’alba davanti vo di aggiramento delle nostre posizio- alle trincee degli Italiani appare la ni. Questa è la cronaca tragica scena di centinaia di cadaveri di delle tremende giornate nemici caduti nell’assalto. che seguirono. Il 24 arditi russi strisciando nella neve FRONTE RUSSO: riescono ad arrivare, inosservati, fino 19 DICEMBRE 1942 - alla linea del battaglione Aquila e dopo 10 GENNAIO 1943 aver sgozzato le sentinelle conquistano LA BATTAGLIA DELLA un importante avamposto. La succes- KALITWA. siva determinata reazione degli Italiani I primi attacchi, respin- costringe i Russi a ripiegare. ti, dei Russi contro la Il 26 ed il 28, nuovo attacchi verso precaria linea difensiva quota 205, respinti malgrado gli intensi 1 ANABASI [dal greco ἀνάβασις anabasis, dal verbo ἀναβαίνω, anabaino salire] opera dello scrittore greco Senofonte in cui descrisse la marcia della lunghissima ritirata dell’esercito di Ciro il Grande fino alla battaglia di Cunassa che permise il loro ritorno in patria. 3 L’Alpino Pavese 1 - 2018

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bombardamenti di aerei ed artiglieria russa. In particolare il 28 si susseguono attacchi e contrattacchi e quota 205 passa più volte di mano. In questi ultimi combattimenti si distingue l’alpino Giuseppe Toigo che si fa legare su un carro tedesco e con una mitragliatrice mette in fuga un intero reparto russo rimanendo però ferito alle gambe ed agli occhi. Alle 4 di mattina del 30 dicembre i Russi si lanciano all’ attacco su tutto il fronte della Kalitwa. Dopo aver respinto le prime ondate gli alpini passano al contrattacco sbaragliando almeno cinque compagnie russe. Sul tratto di fronte tenuto dal battaglione Vicenza i sovietici usano numerosi carri armati. Gli alpini lasciano che i carri superino le loro trincee -purtroppo spesso schiacciando le penne nere- e poi sparano con le mitragliatrici contro la fanteria russa che li segue. A neutralizzare i carri provvedono poi gli obici da 105. Seguono alcuni giorni di relativa calma durante i quali muore da eroe il caporalmaggiore Francesco Cescato di Arten (BL), il quale per salvare gli uomini della sua pattuglia, attaccata da preponderanti forze nemiche, afferra un fucile mitragliatore e ingaggia da solo lo scontro con il nemico permettendo ai suoi alpini di mettersi in salvo, cade poi crivellato di proiettili. Nei combattimenti del 4 gennaio si distingue invece l’alpino Pietro Lestani, il quale vede cadere tutti i suoi compagni di plotone, ma invece di ripiegare, armato con una mitragliatrice, tiene inchiodata per oltre mezz’ora un’intera compagnia nemica. Anche gli attacchi dei giorni successivi vengono respinti, ma le perdite della Julia sono pesanti. Alcuni battaglioni hanno perso la metà degli effettivi. FRONTE RUSSO 13-17 GENNAIO 1943: L’OFFENSIVA OSTROGOSHSK – ROSSOSCH. All’alba del 13 gennaio si scatena una nuova offensiva russa, denominata Ostrogoshsk-Rossosch. La 40° Armata Sovietica attacca le posizioni della 2° Armata ungherese e quelle del XXIV Corpo d’Armata Germanico e le travolge. Il Generale Nasci, comandante del Corpo d’Armata Alpino, chiede ai Comandi superiori di poter ripiegare per evitare l’accerchiamento. Il permesso, tragicamente, viene negato. Dopo aver sfondato le linee tedesche e ungheresi i Russi dilagano nelle retrovie. Due gigantesche braccia di una tenaglia si chiudono così alle spalle delle truppe alpine. Il 15 gennaio 1943 i Russi attaccano le posizioni della Julia e contemporaneamente quelle del Vestone sul Don. Gli attacchi si susseguono per tutta la giornata, ma sono respinti. Al termine della battaglia gli alpini contano davanti alle loro trincee i cadaveri di almeno 570 Russi mentre altri 600 vengono portati in salvo, feriti, dai loro commilitoni. Il 16 gennaio, all’alba, una brigata corazzata investe Rossosch sede del Comando del Corpo d’Armata e la conquista. Quasi tutti i difensori, alpini della Cuneense e del Monte Cervino, cadono in combattimento. FRONTE RUSSO 17-27 GENNAIO 1943: LA RITIRATA Alle ore 11 del 17 gennaio arriva finalmente l’ordine di ripiegamento. Gli alpini abbandonano le loro posizioni e si avviano verso Popowka e Podgornoje suddivisi su tre colonne. A nord la Tridentina assieme a reparti tedeschi (forniti di qualche preziosissimo mezzo semovente), al centro la Cuneense ed a sud la provatissima Julia. Gli alpini procedono a piedi perchè i pochi camion disponibili e le slitte trainate dai muli servono per trasportare feriti e munizioni. La temperatura è scesa a meno quaranta e si moltiplicano i casi di congelamento e di pazzia da freddo. Verso mezzogiorno del 19 gennaio la colonna dell’8° Reggimento della Julia arriva davanti a Nowo Postojalowka dove vi è un forte presidio russo. Il battaglione Gemona attacca l’abitato, ma i Russi fanno intervenire numerosi carri armati ed il Gemona è costretto a ripiegare. La Julia ritorna più volte all’attacco, ma le armi di cui dispone (cannoncini da 47/32) sono inefficaci contro i T34. Mentre a Nowo Postojalowka infuria la battaglia la Cuneense viene attaccata a Popowka. Dopo due ore di scontri i Russi sono respinti e la Divisione riprende la marcia fino a raggiungere la Julia a Nowo Postojalowka. Nelle stesse ore il 9° alpini viene attaccato dai russi a ovest di Popowka, ma riesce a respingere l’attacco ed a riprendere la marcia in direzione di Kopanki che dovrà però occupare combattendo. Anche la Tridentina è in marcia dalle prime ore della mattina, ma la strada è sbarrata da forze russe che hanno il controllo di Skororyb che però viene conquistata dagli alpini del Tirano i quali liberano anche un centinaio di militari della Julia presi prigionieri il giorno prima. Davanti a Nowo Postojalowka all’alba gli alpini vanno ancora all’attacco. Nella notte però i Russi hanno ricevuto consistenti rinforzi e in pochi minuti cadono centinaia di penne nere. Quando intervengono i carri russi è un massacro. Molti serventi ai pezzi, tra i quali i caporali Aldo Bortolussi e Francesco Ferrero vengono stritolati dai carri mentre sparano, inutilmente, fino all’ultimo proiettile. Gli alpini si lanciano sui carri armati cercando di fermarli con le bombe a mano, con i fucili, persino con i badili e le baionette. Chi cade viene schiacciato sotto i cingoli. Il Capitano Silvio Sibona, più volte ferito, visti distrutti i suoi pezzi, si lancia con i suoi uomini in numerosi contrattacchi fino a quando viene travolto da un carro nemico. Il suo vice comandante Giulio Siracusa attacca un gruppo di carri nemici armato solo di bombe a mano e viene schiacciato. Il capo pezzo sergente Michele Filippi, caduti tutti i suoi serventi, continua a sparare da solo ed alla fine afferrata una cassetta di bombe a mano la lancia sotto i cingoli di un carro, poi viene travolto. Cade anche il comandante del Ceva, tenente colonnello Giuseppe Avenanti il quale, ferito, riesce ad eliminare da solo un nido di mitragliatrice russo e poi si lancia contro alcuni carri nemici gridando: “così muore il tenente colonnello Avenanti!”. I generali Ricagno e Battisti, visto l’esito disastroso degli attacchi, decidono di tentare una manovra di sganciamento approfittando di alcuni valloni dove si può passare senza essere visti. I reparti quindi si dividono in piccoli gruppi che, nel silenzio più assoluto e nel corso di tutta la notte, riescono ad uscire dalla sacca. Purtroppo si deve prendere la tremenda decisione di abbandonare i feriti alla pietà del nemico. La battaglia di Nowo Postojalowka è finita, ma sulla neve intorno alla cittadina restano tredicimila alpini. Nella notte del 21 i reparti della Tridentina ed i tedeschi del XXIV Corpo d’Armata si rimettono in marcia verso Nowo Charkowka, già occupata dal Val Chiese. Dai lati della pista carri russi e pezzi di artiglieria continuano a colpire la colonna in movimento. A dirigere la difesa è il Generale Eibl che è seduto su un semovente. Un proiettile lo colpisce sfracellandogli le gambe. Imperturbabile il Generale continua a dirigere la difesa. A mezzogiorno le sue condizioni peggiorano a causa della cancrena. Il Generale, fervente Cattolico, prima di morire chiede i conforti religiosi che gli vengono L’Alpino Pavese 1 - 2018 4

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portati da un cappellano della Tridentina, don Carlo Gnocchi. All’alba del 22 gennaio 1943 la colonna della Tridentina si mette in movimento, dopo una notte tremenda a causa di una bufera di vento che ha causato un alto numero di congelati e diversi casi di pazzia da freddo e di suicidi. Verso le dieci l’avanguardia della colonna arriva in vista di Sceljakino che deve essere presa d’assalto dai battaglioni Val Chiese e Vestone. Più a sud i resti dell’8° alpini e del gruppo Conegliano sono fermi a Nowo Georgiewskji quando vengono attaccati da carri armati e fanterie nemiche autoportate. I cannoni russi letteralmente polverizzano il piccolo villaggio uccidendo centinaia di militari italiani. Il nucleo comando della Julia giunge a Nowo Georgiewskji quando il combattimento è finito ed i Russi se ne sono andati. Dentro ad un’isba alcuni ufficiali trovano gli alpini feriti e non soccorsi dai Russi. Molti sono già morti, altri, impazziti, cantano e ridono, coprendo i gemiti dei morenti. La Cuneense, trascorsa la notte del 23 gennaio nei villaggi di Lymoriwka e Nowo Dimitrowka, riparte organizzata su due colonne. Dopo alcune ore atterra davanti alla colonna degli alpini un aereo leggero da cui scende un ufficiale tedesco il quale riferisce al Generale Battisti (comandante della Cuneense) che ha l’incarico di condurlo in salvo. Il generale Battisti però rifiuta di lasciare i suoi alpini e, al suo posto, fa salire sull’aereo due feriti. Verso le 15 la Cuneense arriva davanti al villaggio di Kowalew che è occupato da formazioni irregolari di partigiani. Gli alpini del Dronero vanno all’attacco ed in breve tempo annientano la formazione nemica e ne catturano il comandante che risulta essere un capitano dell’Armata Rossa. Nel villaggio vengono trovati e liberati venti alpini ed alcuni tedeschi catturati il giorno prima. Altri trenta tedeschi, completamente nudi, giacciono nella neve freddati con un colpo alla nuca. Autore del misfatto il capitano sovietico che viene trovato con le tasche piene di orologi e viene fucilato sul posto. La ritirata ormai è diventata un vero calvario perché il gelo e la fame uccidono quasi più del nemico. Lungo le piste sempre più spesso si vedono alpini che si accasciano e si lasciano morire uccisi dal freddo tremendo e dalla fame. Ogni notte avvengono episodi drammatici. Diversi alpini vinti dalla fame, dalla stanchezza e dal freddo intensissimo passano dal sonno alla morte, altri impazziscono. Alcune isbe, che sono fatte di legno, si incendiano a causa dei fuochi accesi dai militari per riscaldarsi e gli occupanti muoiono tra le fiamme. Inoltre, superato un blocco nemico immediatamente se ne incontra un altro: Malakeiwka, Garbusowo, Nikitowka, Arnautowo, Sukowo...sono i nomi delle cittadine che gli alpini devono conquistare per aprirsi una strada verso la salvezza. Ad Arnautowo viene gravemente ferito il capitano Giuseppe Grandi, comandante della 46° Compagnia il quale vedendo i suoi alpini tristemente raccolti attorno a lui esclama: “Cosa sono questi musi lunghi? Cantate con me il testamento del Capitano!”. E gli alpini tra le lacrime cantano per il loro capitano morente. Il 26 gennaio la situazione della Cuneense è disperata. Da molti giorni i militari non mangiano, i feriti vengono abbandonati perchè non c’è modo di trasportarli e la stanchezza ormai sta vincendo anche i fisici più robusti. Inoltre da ogni balka, da ogni isba, da ogni boschetto invisibili cecchini sparano con fucili e mortai contro la colonna aprendo vuoti sempre più ampi. La notte del 26 viene trascorsa all’addiaccio con 40 gradi sottozero e la mattina successiva molti uomini non si rialzano più, trasformati in statue di ghiaccio. Nella stessa giornata la Tridentina si dirige verso Nikolajewka per attaccare la cittadina. Il compito dell’assalto viene affidato ai battaglioni Vestone e Verona (i cui effettivi però assommano a soli centoquaranta uomini) ed alla 255° compagnia del Val Chiese appoggiati dai cannoni del gruppo Bergamo. Si scatena una furiosa battaglia casa per casa. I Russi, molto più numerosi ed inoltre, riposati e ben nutriti, passano alla controffensiva lanciando nella battaglia uomini e carri armati. Gli alpini si difendono con i fucili, le bombe a mano, le baionette e respingono l’assalto nemico ripiegando poi ordinatamente fino al terrapieno della ferrovia. Spicca nel frangente la figura del Tenente Luciano Zani che, perse le gambe a causa di una granata, si regge sul busto continuando ad incitare i suoi uomini fino a quando non viene colpito a morte. Un gruppo di alpini, comandato dal Tenente Ferroni, si rifugia nella stazione per proteggere la ritirata degli altri reparti e la difende fino all’ultimo uomo. Un altro gruppo, guidato dal Tenente Luigi Portinari, si trincea in mezzo ad alcune isbe e si difende con un nutrito lancio di bombe a mano fino all’arrivo dei rinforzi. La battaglia nella cittadina continua violenta per ore. L’esito appare incerto. All’imbrunire il generale Reverberi decide allora di lanciare nella mischia l’ultimo reparto di cui dispone, il battaglione Edolo. Salito su un semovente tedesco guida personalmente l’ultimo attacco gridando “Tridentina avanti”. Dietro all’Edolo, come un solo uomo l’intera massa di sbandati si alza e si lancia all’attacco. Quando l’enorme massa arriva alle linee dei Russi questi si danno, alla fuga. Quando è già buio la Tridentina ha il completo controllo di Nikolajewka. Dopo una notte passata a raccogliere feriti ed a curarli in qualche maniera all’interno delle isbe, all’alba la Tridentina riorganizza i reparti e si affretta a lasciare Nikolajewka nel timore di un ritorno in forze dei russi. Appena fuori dalla cittadina la colonna avvista uno sbarramento russo fornito di mitragliatrici e cannoni. La 51° compagnia dell’Edolo si incarica di liberare la strada. Tutti i militari nemici vengono eliminati. La colonna riprende la marcia, ma dopo poche ore la retroguardia viene attaccata da una grossa formazione russa che causa gravi perdite di uomini e muli (non dimentichiamo del sacrificio di questi fedeli animali con i loro tredicimila morti per gli stenti e la fatica). Il 27, mentre la Tridentina è ormai fuori dalla sacca, si consuma davanti a Waluiki, la tragedia dei resti della Cuneense e della Julia. Giunti all’altezza della ferrovia Mosca Rostov tentano di superarla, ma da ogni lato sbucano centinaia di cosacchi con slitte dotate di mitragliatrici. Uno dopo l’altro i reparti vengono travolti e annientati. L’ultima resistenza viene tentata dai resti del battaglione Mondovì che rifiuta la resa e spara contro i cosacchi fino all’ultima cartuccia, poi gli alpini superstiti si raccolgono attorno al loro comandante gravemente ferito, Capitano Ponzinibio, e qui vengono sopraffatti e catturati. Escono dalla sacca 16.000 dei 60.000 alpini che formavano il Corpo d’Armata. Tra i dispersi circa ventimila finiscono nei tremendi gulag sovietici dai quali i più non ritornarono. Mario Villani 5 L’Alpino Pavese 1 - 2018

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L’amore al fronte russo A migliaia di chilometri di distanza, dal fronte russo, i sol- dati pavesi scrivevano lettere magnifiche alle mogli e alle fidanzate. Lettere piene d’amore, lettere toccanti, lettere commoventi, lettere che fanno riflettere. Lettere che suonano, oggi, come un vero e proprio testamento spirituale. Il 16 agosto 1942 Ferri Massimo, classe 1909 di Rove- scala effettivo nel 201° Autoreparto Misto della Divisione Alpina “Cuneense”, scrive alla moglie Lina una lettera bel- lissima. Si sente in colpa per il passato e non vede l’ora di ritornare a casa per fare semplicemente il suo dovere da marito: “Carissima Lina, Vengo con queste mie poche pa- role per farti sapere che ora mi trovo in territorio russo e la nostra lontananza è molta, pero il pensiero ti è sempre vicino a te, e i mie cari piccoli che sempre, mi pare di ve- derli che stanno giocando, e tu Lina cosi ti tengono alegra anche te nevero, specialmente Aldo ti fara arrabbiare ma che voi Lina devi pensare, che siamo, stati piccoli anche noi e quindi avremo fatto la nostra parte anche noi se ti fanno in mattire vuol dire che stanno bene e quindi lasciali giocare che sono i suoi giorni. Lina non puoi imma- ginare come è grande questo territorio sono già otto giorni che si va notte e giorno sem- pre pianura, ora siamo fermi qui per la- sciare passare gli altri, e si troviamo distante ancora 300 km di ferro- via e poi, ne dovremo fare ancora 500 per arrivare al posto io mi sembra che non devo più tornare ma poi penso che come abbiamo fatto venire li faremo anche a ritornare, se avro la fortuna solo allora sapro fare il mio dovere verso di te, Lina perche quando penso che ti o fatta arrabbiare tante volte che non meritavi ma che voi ormai e fatta e spero che mi avrai perdonato di tutto, e ti giuro se posso ritornare non faro più come o fatto e alora ti faro più compagnia e si goderemo quei quatro giorni che avremo da vivere, insieme, e se non tornassi ti raco- mando di stare sempre con i tuoi bambini che ti faranno sempre compagnia tralascio di scrivere con salutarti e un forte abraccio a te e ai piccoli che sempre vi ricordero tuo marito Massimo ciao […]”. Ferri Massimo non abbracce- rà più la famiglia. È dichiarato Disperso in occasione del ripiegamento del Reparto avvenuto dal 15 al 31 gennaio 1943 in zona Rossoch. Il 13 novembre 1942 Alberici Pietro, classe 1920 di Montecalvo Versiggia effettivo nel 91° Reggimento Fanteria, scrive a Rosa: “Carissima amica, Vengo con cuesta cartollina per dirti che mi trovo bene e spero anche di te. Rosa credevo di venire passare un po di giorni di allegria ma vedi che il destino non a voluto ma speriamo sempre in bene di poter ritornare che faremo quello che abbia- mo perso non è vero? […] Per ora ti mando i miei piu cari saluti e baci che ti ricordo sempre tuo amico Pietro”. Catturato nel dicembre 1942, prigioniero nel Campo n. 58 Temnikov, Alberici Pietro è deceduto il 2 maggio 1943. Il 15 dicembre 1942 Benenti Luigi, classe 1922 di Montù Beccaria effettivo nel 201° Autoreparto Divisione Alpina “Cuneense”, scrive all’amica speciale Carla: “Cara Carla. Oggi oh ricevuto la tua amata e gentile lettera, prima cosa sono spiacentissimo, che finora non ai ricevuto mie notizie, neanchio non capisco come puo succedere questo caso, me sembra assai strano, speriamo che ti giungano, inritardo ma che arrivano. Carla cara anche te per me sei una cara e amatissima amica e gia il posto d’onore nel mio cuore è stato gia serbato dal primo giorno che ti oh conosciuta, la tua immagine va sempre più avanti, ad’un altissimo super fluo di amore fraterno, pero sempre se il tuo consenso, ti favorisce non ti dimentichero mai nemmeno ora sebbene mi trovo in una lontana terra di senza amore di patria, il tuo ricordo è immutabile, sei cara brava e bella la tua giovinezza, oggi combatte anchessa, come io qui al fronte, solo per il semplice motivo, che non puoi goderla, e rallentarla, dato che i bruti giorni mesi e anni che ci troviamo. Anche tu un giorno potrai gridare di aver servito la cara Patria, dato i sacrifici il lavoro e il dovere come tu dissi, di aiutare le care mamme inferme, dei loro figli lontani. Credo che di questo che ti faccio nota ne sarai lieta, perché io lo dico con verita, e onore delle armi nostre italiane, della vittoria sicura, ed immancabile”. Catturato in zona Rossosch a fine gennaio 1943, prigioniero nel Campo n. 188 Tambov, Benenti Luigi è deceduto il 6 febbraio 1943. Il 7 gennaio 1943 Tarantani Giovanni, classe 1910 di Montalto Pavese effettivo nel 613° Ospedale da Campo, scrive dal fronte russo all’amata Teresa: “Mia cara come mio dovere e con tutta la mia volontà non dimentico e aspetto solo il momento e lora di poterti fare queste poche righe e per mandarti un mio ricordo e per dirti che sempre ti amo, e volio ricordare tutte le tue parole che a me furono rinchiusi dentro nel mio misero cuore, che sovente mi ricordo delle sere passate in sieme a te nel nostro letucci, e quando penso la nostra lontananza e che devi restare sola, sento nel mio quore che tutto tace e penso quando potro averti fra le mie braccia e dirti ancora una volta sono con te. Mia cara non pensare perche non mi sono dimostrato e non ti o spiegato tutto nelle lettere che ti o schritte il perche lo sai senza che ti spiego il tutto, tu puoi comprendermi vero; se non ti o schritto … è il perche non potevo, forse tu penserai che io ti abia dimenticata ma pur troppo ti amo e ti penso e ti o sempre amata e ti faccio sapere che è mio dovere come è un dovere di fare il soldato. Mia cara non pensare se ce troppa lontananza che ci separa senza che ai una persona e un amore L’Alpino Pavese 1 - 2018 6

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lontano che prega per te e attende il momento di potere stringerti fra le sue braccia sempre pregando Iddio che mi faccia la grazia di tornare sano e salvo come prima, sempre con la buona speranza e chredere in dio che è lui che comanda su di noi io volio che le mie preghiere agiungano a lui comprendermi. Mio Tesoro pensa quando vedrai il tuo amore ritornare con la penna nera sul capello, allora ti cantero la canzone che si cantava in terra di Rusia, contro la penna ce niente da fare […]”. Tarantani Giovanni è dichiarato Disperso in combattimento il 20 gennaio 1943. Presumibilmente tutti i soldati partiti dalla nostra provincia per il fronte russo scrissero a casa almeno una volta. Una comunicazione, quella scritta, estranea al mondo contadino a cui appartenevano. Le lettere che parlano d’amore sono in assoluto le più belle, le più schiette e le più sincere. I nostri soldati si sono cimentati con carta e penna per mantenere vivo un rapporto non più caratterizzato dalla quotidianità, dai gesti, dai dialoghi. Un rapporto che si è rafforzato in quei tragici momenti e che purtroppo, come in Ferri Massimo, Alberici Pietro, Benenti Luigi e Tarantani Giovanni, non ha avuto un lieto fine. Ha avuto, invece, il lieto fine, l’amore fra l’Ufficiale Cagnoni Marcello - classe 1915 di Montù Beccaria effettivo nel 38° Reggimento Fanteria - e la moglie Lina. Il 24 maggio 1942 a Cuneo, il giorno della visita di S.M. Vittorio Emanuele III alle truppe in partenza per la Russia, le scrive preoccupato: “Angelo mio buono, […] Se il destino vuole che i miei occhi si chiudano lontano da te migliaia e migliaia di chilometri, tieni per fermo che l’ultima mia parola a pronunciare sarà il tuo nome e quello della mia creatura idolatrata. Non rimproverarmi per un mai spento entusiasmo ed una dignità che tu mi hai sempre riconosciuta, mi hanno spinto ad essere uomo di carattere anziché ciarlatano imboscato. Dio non permetterà che il nostro Amore finisca sul nascere; ma se la sua volontà l’ha stabilito, Tu dovrai essere tanto forte da superare questa prova suprema […] Lino Tuo per la vita e dopo la vita”. Marcello Cagnoni ha la fortuna di ritornare il 25 maggio 1943 e di riabbracciare la sua amata. Paola Chiesa Da buon soldato si riparte domani… Tornato in licenza nel settembre 1918, mio padre, il sottotenente Carlo Milani (Btg Spluga,V Rgt Alpini) trovò l’amata Pavia diversa da quella che s’attendeva o sperava fosse. La retorica del tempo si sforzava di rappresentare popolo ed esercito come una un’anima sola: egli seppe invece che ai soldati pensavano i parenti e gli amici, nessun altro; e ciò gli fu confermato dalle celebrazioni del 20 settembre, cui furono ospiti, per dire così, alcuni mutilati di guerra, numerosi in una cittàospedale, quale era la nostra. Al ventitreenne alpino essi parvero sembrarono esposti non al compianto ma alla pubblica curiosità. “Nell’oscurità e nel silenzio del mio letto” aggiunge poi “ho sentito stanotte il rombare del carrettone funebre nero e deforme come un istrumento da galera, il rombare del carrettone sul selciato, che andava e veniva tutta notte senza posa, senza pietà, e il portone cigolava e si apriva e uscivano, uscivano i poveri morti soli soli senza che un compianto li seguisse, senza una lagrima…Ed ecco stamane, mentre il morbo infuria la incosciente città si sveglia allegra e festosa, è il 20 settembre, la sagra dei patrioti delle leghe e delle dame di una carità che sovente riesce insulto al Soffrire. Su, allegri che oggi è festa nazionale… quaggiù, ma non lassù dove il cannone romba incessante e le giovinezze si spezzano e le croci fioriscono nei praticelli alpini e tendono al cielo le braccia come chi singhiozza nella disperazione e chiedono perdono e riposo”. La giornata gli rivelò, anzi gli confermò amaramente l’indifferenza del paese per i suoi soldati: “Tutto questo mi fa pensare che dopotutto è bene che sia finita la licenza, e che me ne vada lassù, tra i miei scarponi dal cuore grande e buono. Lassù dove sarò domani tutti i giorni si fa musica e si stride e si sfila, non davanti ai monumenti ma alle mitragliatrici, quelle terribili raganelle che cantano, e che se fossero capaci di pensare e di volere potrebbero e vorrebbero cantare una canzone nuova per quelli che gridano Patria Patria e che la patria frodano nel loro incomposto, insolente e quotidiano bordello. E faccio punto, perché lo sdegno minaccia di possedermi, e da buon soldato si riparte domani per la trincea, disposto al proprio dovere fino alla morte”. Era accaduto a lui, come a molti altri, quello che irrita anzi scandalizza i buonisti così di moda oggi: d’essere stato affascinato dalla guerra. Scrive al proposito il grande giornalista Chis Edge: “Solo stando in guerra, ci appaiono evidenti le meschinità e l’insulsaggine di tanta parte della nostra vita”. Il sottotenente Milani conclude: “Sputo sul luogo dove sono passati questi cortei vergognosi e do un viva all’Italia a quell’Italia che si è schierata in grigio verde col fucile e colla bomba alla mano sulle frontiere: Viva l’Italia in grigio verde”. Immagino che certi non sospetti stati d’animo vadano ripensati e senza paura valutati nelle loro conseguenze, nel quadro della nostra storia. Mino Milani 7 L’Alpino Pavese 1 - 2018

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Esercizi di memoria Ho sempre sostenuto che la Storia dovrebbe essere la principale materia d’insegnamento nelle scuole primarie e secondarie. Ma non voglio disquisire su questo, ma sull’esigenza di fare della Storia “Magistra vitae” e riflettere sul ritrito concetto che un popolo che non ha coscienza del proprio passato non è degno di avere un futuro. Sono tanti i fatti della Storia che i popoli dovrebbero ricordare, ma alcuni vengono ricordati per legge altri sono quasi ignorati. Ed ecco quindi che in Italia si ricorda il 27 gennaio, anniversario dello stesso giorno del 1945 quando l’Armata Rossa spalancò sul mondo le porte di Auswitz e rese evidente il tentativo della “Soluzione Finale” perpetrata dai Nazisti contro gli Ebrei. Il 12 febbraio è dedicato alle “Foibe”, cioè il massacro degli Italiani delle regioni giuliano - dalmate negli ultimi mesi della 2a Guerra Mondiale. Noi alpini abbiamo quasi istituzionalizzato il ricordo del tragico epilogo della ritirata di Russia con la battaglia di Nikolajewka avvenuta il 26 gennaio 1943. Tanti altri episodi della nostra storia vengono ricordati da varie associazioni in maniera sporadica ed occasionale e tra questi i tanti eccidi avvenuti per mano dei Nazisti durante il periodo di occupazione dell’Italia dopo l’8 settembre del ‘43. I Parlamenti stabiliscono per legge delle ricorrenze per le quali le istituzioni locali, prefetture, comuni, provincie, organizzano occasioni di incontro più o meno solenni nelle quali alcuni fatti vengono ricordati. Altri vengono ricordati da associazioni e assumono maggiore o minore rilevanza a seconda della importanza che ha nel territorio l’associazione che li ricorda. In provincia di Pavia nessuno parla dell’eccidio per mano dei Tedeschi, della Divisione Acqui a Cefalonia e Corfù del 29 settembre 1943 che rappresentò il primo atto di quel fenomeno passato alla storia italiana come “La resistenza”. Vanno poi fatte sull’argomento alcune considerazioni di carattere generale. La prima riguarda il rischio della faziosità: anche se i fatti di cui si parla dovrebbero ormai aver perso la crosta della cronaca ed aver preso lo smalto della storia, essendo il loro ricordo affidato ad oratori con convinzioni personali proprie, succede che di essi si dà quasi sempre una interpretazione influenzata dal substrato culturale e politico di chi ne parla. In Italia ed in particolare in questo periodo si tende a confondere la violenza col “fascismo” quando tutti sanno che la violenza non ha colore politico e viene ed è sempre venuta da tutte le parti. Come da tutte le parti sono venute le stragi e le pulizie etniche. E per restare lontano dal contesto politico italiano cito la strage degli Armeni turchi e di cui nessuno parla mai. Si tende poi a confondere con il razzismo, e lo si strumentalizza per ragioni politiche, quel senso di disagio creato da una presenza invadente di extracomunitari, di colore e non, che presidiano tutti gli angoli delle nostre strade e le aree di parcheggio. Presenza resa ancora più fastidiosa dalla consapevolezza che cittadini italiani hanno minori tutele di quelle date a questi immigrati di dubbia origine. Ma c’è un altro fenomeno che ritengo più grave: la mancanza di partecipazione di coloro per i quali il ricordo è proposto, i giovani e la gente comune. Infatti alle commemorazioni spesso partecipano solo quelli che già conoscono i fatti e sentono l’importanza di ricordarli. Non viene fatto nulla invece per coinvolgere coloro che per età, per cultura o per altre ragioni quei fatti non conoscono. Chi partecipa alle celebrazioni del 4 novembre, giornata delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale? Non tutti i rappresentanti delle istituzioni pubbliche ed alcuni iscritti alle Associazioni Combattentistiche e d’Arma. I giovani e la gente comune si accorge della manifestazione perché infastidita dal fatto che diventa difficile transitare per Piazza Italia. Una manifestazione che dovrebbe contribuire a creare il senso dell’Identità Nazionale, che non ha nulla a che vedere col nazionalismo, appare come l’incontro di nostalgici guerrafondai esaltati dall’idea della vittoria. Cosa bisognerebbe fare per far arrivare il messaggio alla gente? Bisognerebbe forse tappezzare la città di manifesti, o ricorrere ai banditori medioevali o ai metodi delle poco apprezzate adunate oceaniche organizzate nel ventennio? È difficile che la Storia diventi “Magistra vitae” se, per mancanza di tempo, non la si insegna come si dovrebbe a scuola ai ragazzi e non si riesce a coinvolgere giovani e adulti nelle manifestazioni commemorative. Con quelle che si fanno, che dovrebbero essere pubbliche ma che spesso si riducono a fatti privati, si corre il rischio di far fare semplicemente “esercizi di memoria” a coloro che i fatti già li conoscono e ne condividono il significato e l’importanza. Gen. B. Vittorio Biondi L’Alpino Pavese 1 - 2018 8

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La Grande Guerra nel vicino Oriente La delusione araba Al momento dell’entrata della Turchia in guerra, il Sultano di Istanbul dichiarò al-Jihad contro gli alleati. La popolazione araba aderì ai proclami del sultano-califfo Mehmet. Qualche manifestazione di disobbedienza si verificò nell’area siriana, in conseguenza delle iniziative di turchizzazione della popolazione araba del governatore turco Jamal Pasha. Serpeggiava un sentimento nazionalista arabo anti turco, gli inglesi fecero pernio su di esso per inventare una alleanza con Asharif Hussien e i suoi figli Faysale e Abdullah. Sulla base della promessa della Gran Bretagna di creare un regno arabo nei territori del vicino oriente, le popolazioni arabe il 5 giugno 1916 si rivoltarono contro le autorità turche. Promessa mai mantenuta, già in precedenza erano stati stretti accordi (Sykes-Picot, firmati il 16 maggio 1916) tra la Gran Bretagna e la Francia per la spartizione del territorio, la Siria e il Libano ai francesi, la Palestina e la Mesopotamia (odierno Iraq) agli inglesi. Questo conseguì una divisione tra chi si era schierato con la Triplice Intesa e chi era rimasto con la Triplice Alleanza al fianco dell’Impero Ottomano. Alla fine della guerra, nonostante Il loro determinante partecipazione al conflitto a fianco degli inglesi, delusi e umiliati gli arabi dovettero sottostare agli interessi e al dominio della Francia e della Gran Bretagna. Il vicino oriente, ormai denominato politicamente Medio Oriente, venne diviso arbitrariamente, per aree d’influenza, in diverse entità statali: Giordania, Iraq, Palestina (sotto influenza inglese); Siria e Libano (sotto influenza francese). Ne risultarono, volutamente, realtà deboli ed instabili che permangono come tali nella realtà della regione anche ai giorni nostri. Quando si va con il pensiero alla Grande Guerra gli scenari che si realizzano nella mente dei più spaziano quasi esclusivamente sui teatri di guerra europei, il fronte occidentale, quello orientale, quello italiano, al massimo quello balcanico. Ma non bisogna dimenticare che la prima guerra mondiale coinvolse 28 Paesi in vari continenti. Quando si parla della Triplice alleanza non si accenna al terzo stato che la componeva, l’Impero Ottomano. Altri Paesi non vengono citati, l’Australia, la Nuova Zelanda, l’india e molti altri non sono citati nell’Intesa in quanto dominion inglesi o colonie francesi. La guerra nel vicino oriente, che al termine del conflitto fu ridefinito Medio Oriente, fu determinante per il suo esito. L’importanza strategica della immensa regione governata dall’impero ottomano, la Sublime Porta, era chiara alla Germania, all’impero austro-ungarico, alla Gran Bretagna e alla Francia. Non solo per l’immediato della guerra, ma soprattutto per il futuro assetto geopolitico del pianeta. Come esempio va ricordato che i fatti si svolsero dopo la scoperta e l’utilizzo del motore a scoppio (usato, oltre che per l’industria, anche in marina e il rapido trasporto delle truppe) per il cui funzionamento era necessario disporre del petrolio. Proprio ad inizio secolo si era appurato che in quelle zone esistono i maggiori giacimenti di quello che viene definito l’oro nero. L’impero ottomano agli inizi del ‘900 era sulla strada di un inesorabile declino, sempre più in difficoltà a governare il suo immenso territorio (dai Dardanelli alle coste arabiche del Mar Rosso e del Golfo Persico, Palestina, Mesopotamia, Caucaso meridionale) aggredito dalle imprese coloniali della Gran Bretagna, Francia, Italia; da forze centrifughe interne (il nascente nazionalismo arabo, la questione armena), dalla corruzione e l’inadeguatezza della macchina dello Stato. L’impero del sultano-califfo Mehmet V si alleò a Berlino e Vienna tentando di virare la rotta alleandosi con una potenza straniera non confinante come la Germania, cercando una fondamentale protezione. Inoltre, l’Impero ottomano aveva dei forti conflitti sia con la Francia che aveva occupato le provincie ottomane del Maghreb Alarabi (Algeria, Tunisia) e con la Gran Bretagna che occupò oltre alle relazioni storicamente conflittuali con il vicino Impero Russo. I motivi che portarono all’adesione all’alleanza furono sostanzialmente: l’impero ottomano considerava la Germania un paese in crescita, forte e avanzato, in grado di vincere la guerra e in tale caso sarebbe stato possibile recuperare I territori che gli erano sottratti; l’influenza esercitata dalla potenza militare della Germania sui generali ottomani; gli accordi di reciproca assistenza a difesa stipulati tra i due paesi; l’alleanza dell’Impero Russo, nemico storico degli ottomani, con la Francia e la Gran Bretagna. Se in Europa la Grande Guerra fu caratterizzata da una inedita macelleria di fango e dalla tecnologia e per milioni di uomini fu un tragico lungo presente di quattro anni di trincee, miseria, logoramento, nel vicino oriente fu in vero e proprio carnaio dalle tinte barbariche la cui massima espressione fu lo sterminio del popolo armeno. Fronti principali L’alleanza tra gli Imperi centrali e l’Impero ottomano mise insieme pascià levantini e junker prussiani, fez e monocoli, croci di ferro e medaglie di Imtiaz con sciabole d’oro, mitragliatrici Maschinengewehr 08 e truppe cammellate. Nelle diverse campagne parteciparono oltre agli eserciti regolari anche truppe irregolari, unità tribali, guerriglieri ed insorti: quella che viene oggi definita come guerra asimmetrica. 9 L’Alpino Pavese 1 - 2018

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Nel 1915-1916-1917: gli anni della prima guerra mondiale do le truppe ottomane a riti- si consumano in innumerevoli battaglie, offensive, ritirate, rarsi fino a Gaza. L’esercito mattanze. britannico poté poi occupare Il Fronte Del Caucaso. L’esercito ottomano attaccò per la Palestina e l’intera Siria. primo le linee russe avanzando all’interno del territorio A queste operazioni diede dell’Impero senza però riuscire a occupare e controllare il un decisivo contributo la territorio. Successivamente l’esercito russo, annientando rivolta araba preparata e la Terza armata turca nella battaglia di Sarıkamış fece guidata dall’emiro Faysal indietreggiare le forze ottomane occupando parte del Ibn Alsharif HussIn consi- territorio nemico, da cui si ritirò solo dopo la rivoluzione di gliato e assistito da Thomas ottobre. Sui monti del Kurdistan feroci furono i duelli con Edward Lawrence, ufficiale la fanteria russa, che avanza compatta tra gli urrà, a file, dell’esercito di Sua Maestà con le baionette lucide, noncuranti del fuoco di mitraglia- Britannica. trice, fino allo scontro corpo a corpo, definitivo. L’area del vicino oriente fu Il conflitto si sposta nel deserto truppe cammellate, di uno degli scenari principali della prima grande guerra che cavalieri arabi, di postazioni di mitragliatrice che falciano si concluse con la caduta di Istanbul e della sua occupa- schiere tra i sassi bruciati dal sole, da biplani in picchiata zione da parte delle truppe anglo-franco-italiane. che scaricano bombe, di prime contraeree, di arcaici tank d’acciaio incandescente, di artiglieri austriaci in perfette divise da parata nella polverosa baraonda delle detona- Sergio Guida Lo sterminio degli Armeni: zioni dei cannoni, di colonnelli prussiani alla carica tra le dune, di blitz notturni con la dinamite e i pugnali affilati, di incursioni in profondità nelle linee nemiche per far saltare in aria ferrovie e magazzini, di soldati della lontanissima Australia, di gurka nepalesi con i coltellacci kukri per lo scotennamento del nemico. Il fronte iracheno. Truppe inglesi stanziate in india erano penetrate in Mesopotamia. Su questo fronte si trovavano i giacimenti petroliferi intorno alla città di Bassora nel sud Iraq e in Iran. La città venne occupata dagli inglesi che mentre si dirigevano verso Baghdad si scontrarono con reparti dell’esercito ottomano guidati dal generale tedesco von Dier Goltz. In questi scontri gli inglesi furono pesantemente battuti. Nel 1917 l’esercito britannico riprese la sua offensiva arrivando fino alla città di Mosul nel nord dell’Iraq, costringendo alla resa i generali ottomani. Il fronte dei Dardanelli. Fu l’unico settore in cui l’esercito ottomano ottenne una vittoria significativa. Una flotta della Marina britannica aveva tentato di riaprire lo stretto dei Dardanelli per ripristinare i collegamenti con l’alleato russo. Il tentativo prevedeva l’occupazione della capitale Istanbul per costringere l’Impero ottomano ad uscire dalla guerra. Il tentativo fallì grazie alla resistenza di unità dell’esercito ottomano guidate dal generale tedesco, Liman Von Sanders. Furono pesanti le perdite degli alleati. Il fronte del Sinai. L’intento delle truppe ottomane con base in Siria e Palestina era di conquistare il Canale di Suez. In caso di successo, si interrompevano i collegamenti delle forze alleate con la Penisola arabica. Nelle operazioni belliche prevalsero le forze armate alleate con l’appoggio dalle marine franco-inglese, costringen- il primo genocidio moderno La prima guerra mondiale ebbe una delle pagine più cruente nel vicino oriente. Gli armeni, antico popolo di religione cristiana in Anatolia, schiacciati dal tallone di ferro dell’impero ottomano nello scoppio della Grande guerra videro l’occasione per liberarsi dal giogo turco e si schierarono fiancheggiando la Russia sul fronte del Caucaso. Sui campi di battaglia la Terza Armata di Envver Pasha l turchi combatterono contro i cosacchi dello zar Nicola II in scontri feroci e in condizioni ambientali proibitive. Il Caucaso è la Siberia turca. Gli ottomani subirono brucianti sconfitte anche per l’apporto delle truppe armene. Nel 1914 più d 20.000 volontari armeni affiancarono l’esercito regolare russo. Nel corso della guerra questa entità crebbe fino a 150.000 uomini. Nell’esercito ottomano molti soldati disertavano combattendo con i russi liberatori. Agli Armeni viene attribuito un ruolo importante nei successi militari ottenuti dai russi sul Caucaso nei primi due anni di guerra: conoscevano le regioni dove si combatteva, le strade ed i passi montani, erano abituati alle condizioni climatiche e soprattutto avevano grandi motivazioni e speranze. I volontari erano organizzati in piccole unità, molto rapide sul terreno e perfettamente adeguate alle tattiche di guerriglia messe in pratica. Furono di grande aiuto nel ruolo di avanguardia e avanscoperta per le unità regolari russe e presero parte a numerosi combattimenti. I Giovani turchi (un movimento di ufficiali caratterizzato da forti elementi nazionalisti), che presE il potere in Turchia, colse l’occasione per fare un repulisti generale di cristiani dall’Anatolia e dalle periferie dell’Impero, per farli a pezzi, tutti quanti. Un vero e proprio pogrom. Fu lo sterminio e la deportazione del popolo armeno, di una massa umana stimata tra 1.845.000 e 2.100.000 persone. Tra il 1915 e il 1916 più di 1.500.000 trovarono la morte secondo la va- lutazione più diffusa e accettata. Nel progetto dei Giovani Turchi l’Anatolia doveva essere ripulitA dalla presenza armena per essere integrata nella Grande Turchia. L’iniziatore del regime delle deportazioni armene, nel qua- dro generale dei massacri perpetrati dall’esercito turco e dalle milizie curde, fu Friedrich Bronsart von Schellendorf, tedesco e Maggiore Generale dell’Impero ottomano. Le marce in cui morirono centinaia di migliaia di per- sone furono organizzate con la supervisione di ufficiali dell’esercito tedesco. L’Alpino Pavese 1 - 2018 10

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Notizie dal Centro Studi > Museo della Grande Guerra di Canove (Asiago - Vicenza) nella ex stazione ferroviaria di Canove, I musei dell’ANA > Museo della Battaglia dei Tre Monti (Sasso di Asiago Vicenza ove venne arginata la Strafen Expedition) “Diamo un futuro al nostro passato” Tra i tanti lavori svolti dal > Museo biellese Il sentiero della Memoria (Biella) storia e tradizioni degli Alpini), > Museo degli Alpini di Conegliano Centro Studi dell’ANA nazio- lettere, documenti, divise, armi, delle due guerre mondiali, nale è presente da alcuni anni > Museo degli Alpini di Genova (Savignone - Ge) una guida ai Musei curati dalle cineteca, biblioteca e mostra fotografica itinerante, nostre sezioni che non solo > Museo degli Alpini Palazzo Canavese (Piverone - Ivrea) ha la funzione di guida per uniformi, attrezzature, equipaggiamenti, il visitatore ma soprattutto è > Museo Casa della Memoria (Margno - Lecco) una testimonianza dell’amo- nella chiesetta di Pian delle Betulle in Valsassina, re e della cura che noi alpini > Museo degli Alpini di Bassano del Grappa abbiamo per il patrimonio che sulla riva del Brenta, a ridosso del famoso ponte, ci hanno lasciato in eredità i > Museo del polo museale di San Francesco (Amandola - nostri padri. Fermo) È proprio con lo stesso amore che questi musei traman- cogestito con il comune di Fermo, dano alle generazioni future la nostra memoria. > Museo del soldato (Zogno - Bg) È stato merito dell’alpino Mauro Depetroni di Trieste se Attestati con Croce di Guerra dei nostri reduci di tutte le questa guida è ora disponibile a tutti ed il mio è un invito guerre, alla consultazione e possibilmente alla vista di questo > Museo Baita Molte Baldo (Lugagnano - Vr) nostro patrimonio storico. Per questo motivo anche sul storia della comunità di Lugangano, nostro sito www.pavia.ana.it, nella pagina del Centro > Musei provinciali di Borgo Castello (Gorizia) Studi, la potrete facilmente trovare. dedicato alla Brigata Alpina Julia, I musei raccolti sono piccoli, curati dalle Sezioni e dai > Museo ANA di Brescia gruppi locali, alimentati unicamente dalla buona volontà e armi storiche nel contesto armiero bresciano, dall’impegno volontario degli Alpini ma, proprio per questo > Museo degli Alpini Ossolani Don Righini (Domodossola) ancora più suggestivi e veri. il corpo degli Alpini dalla sua fondazione ad oggi. Ne faccio un breve elenco con la speranza che qualcuno di voi li possa visitare. Per finire e per sottolineare l’importanza che per noi Alpini ha il ricordo anche sotto la forma museale è stata recen- temente firmata con lo Stato Maggiore dell’Esercito una convenzione per la concessione, la manutenzione e la cu- stodia del Museo Nazionale degli Alpini al “Dos de Trent” (a Trento) che diventerà così l’espressione nazionale più viva ed importante della nostra intramontabile capacità di ricordare e di dare un futuro al nostro passato. Giacomo Casarino 11 L’Alpino Pavese 1 - 2018

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Notizie dalla Protezione civile Attività dalla Protezione civile sezionale nel primo trimestre 2018 Il primo trimestre del 2018 è stato dedicato, prevalentemente, alla formazione dei volontari e agli incontri dei nostri formatori con le istituzioni di regione Lombardia e con il comitato coordinamento volontari della provincia di Pavia. Nei primi giornidel 2018 hanno chiesto di iscriversi cinque nuovi volontari, di cui una Alpina. Nell’ambito della convenzione stipulata con il comune di Certosa di Pavia sono iniziate le attività concordate per quest’ anno. Da parte dei nostri volontari, la prima di queste attività è consistita nel dare supporto alla Polizia Locale per la gara ciclistica Milano - San Remo svoltasi il 17 Marzo. Nella stessa data altri dieci volontari si sono recati al magazzino di Regione Lombardia a Cesano Maderno, dato in gestione al 2° Raggruppamento A.N.A. della P.C., per svolgervi opere di formazione e manutenzione dei mezzi e delle attrezzature lì presenti. Come tutti gli altri anni ci siamo mobilitati per la festa al Tempio della Fraternità a Cella di Varzi. Sabato 24 marzo i volontari hanno provveduto alla pulizia delle aree antistanti al Tempio e al ripristino di alcune strutture danneggiate. Domenica 25 è stato il giorno della festa con la presenza di un nutrito gruppo dei nostri volontari. La cerimonia è iniziata con l’alza bandiera seguita dalle allocuzioni delle autorità. A seguire la messa al Tempio e il successivo pranzo presso la struttura sita nelle vicinanze del Tempio. Pranzo preparato e gestito, come sempre, dagli Alpini dei Gruppi di Menconico e Retorbido. Notizie dal Coro Diamo un volto al “Milite ignoto”. Sabato 5 maggio presso il Teatro dei Padri Barnabiti di Voghera, si terrà una serata dedicata alla presentazione del lavoro svolto dagli alunni della classe IIIa H della scuola secondaria di primo grado “G.Plana” dell’Istituto Comprensivo di Via Dante Voghera, risultata vincitrice del concorso “Il Milite non più ignoto”, un progetto A.N.A. a livello nazionale riservato alle scuole nel centenario della Grande Guerra, insieme all’I.I.S Maserati, sez. Baratta di Voghera Ignoti non perché non se ne conoscano i nomi, a volte elencati in qualche lapide, ma perché la frettolosa memoria dei nostri giorni li ha relegati nell’ombra con la loro personalità, il loro dramma, i loro affetti: la loro umanità, insomma. La serata, organizzata dalla Gruppo Alpini di Voghera, sarà integrata ed impreziosita con i canti della prima guerra mondiale eseguiti dal Coro Timallo, diretto dal maestro Mario Giaccoboni. Il protagonista del progetto sarà Carlo Scotti, un giovane artigliere di montagna di Voghera, della allora frazione di Medassino, caduto in guerra, sull’Adamello a 23 anni il 28 agosto 1918. L’artigliere Carlo Scotti era di famiglia contadina, nato il 1° gennaio del 1895, settimo di dieci fratelli e sorelle. Arruolato a metà gennaio del 1915, fu inviato al fronte già nel successivo mese di maggio. L’evento offrirà l’occasione per prendere visione diretta della documentazione e dei reperti conservati della famiglia Scotti: una corrispondenza di 200 lettere, la fotografia dell’artigliere eseguita dal fotografo Cicala, la piastrina, un quadretto con le stelle alpine inviato la famiglia dall’Adamello; il tutto conservato in una cassetta di legno giunta con le spoglie del caduto. Le prime lettere sono chiare, scritte con grafia facile ordinata, ricche di notizie rassicuranti per la famiglia. È dei primi mesi di guerra l’omaggio inviato alla famiglia: un quadretto di pergamena con incollato una stella alpina e la scritta ”Ricordo delle Alpi-Scotti Carlo”. Dal 1917 in poi le sue lettere, scritte in condizioni di evidente difficoltà, con carta e penna o matita rimediate in qualche modo, si rivolgono anche ai fratelli invitandoli a non far conoscere la sua disperazione ai genitori, già oberati dalla difficile gestione dell’azienda agricola. È grande anche la sua preoccupazione per la notizia del reclutamento del più giovane fratello, Giuseppe, “ragazzo dal 99” mandato a combattere in fanteria. Carlo morirà poco prima della battaglia risolutiva di Vittorio Veneto, il 28 agosto 1918. “Morto a seguito delle ferite riportate in combattimento”: una laconica motivazione in evidente contrasto col contenuto dell’ultima cartolina scritta il 26 agosto: ”Io sto bene e mi auguro altrettanto di voi”. Tre dei suoi nipoti portano ancora oggi il suo nome. L’Alpino Pavese 1 - 2018 12

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Notizie dal Gruppo sportivo La Sezione di Pavia ha partecipato a ben sette Cam- pionati Nazionali, sui nove in calendario, organizzati per l’anno sportivo 2017. A tutti gli atleti va il nostro plauso e ringraziamento più sincero per l’impegno ed i risultati conseguiti! 52° Campionato nazionale A.N.A. Slalom Monte Pora sezione di Bergamo (4 febbraio). Hanno partecipato gli Alpini: Franco Dabusti del gruppo di Casteggio, Bruno Doria e Franco Faravelli del gruppo di Montalto Pavese, Alberto Michelini e Fabrizio Zaccone del gruppo di Mede e gli aggregati: Andrea Doria, Davide Doria e Giulia Faravelli del gruppo di Montalto Pavese. 83° Campionato Nazionale A.N.A. Sci di fondo Pragelato sezione di Torino (18 febbraio). Hanno partecipato gli Alpini: Gino Dell’Angelo, Anna Cuzzoni, Guido Fanara e Roberto Prina del gruppo di Pavia-Certosa. 13 L’Alpino Pavese 1 - 2018

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Messa in Duomo: Commemorazione Alpini pavesi Nella splendida cornice del Duomo di Pavia, domenica 18 febbraio, anche quest’anno gli Alpini della Sezione di Pavia hanno ricordato i tanti amici andati avanti. Hanno fatto corona agli alpini le massime autorità cittadine tra cui il Sindaco, Prof. Massimo De Paoli e la Presidente del tribunale Dottoressa Anna Maria Gatto. I Gonfaloni della città e della provincia hanno preceduto le bandiere delle AA.CC. AA. ed il vessillo e gagliardetti dei nostri gruppi che precedevano gli alpini nel loro ingresso in chiesa. La celebrazione è stata resa solenne dai canti del coro “Italo Timallo” e dalla partecipata omelia del parroco Don Maggi. La cerimonia si è conclusa in un crescendo di tensione emotiva con la Preghiera dell’Alpino, il canto Signore delle cime ed il silenzio suonato dalla mirabile tromba del maestro Rovati. Commemorazione di Nikolajewka a Cigognola Come è ormai tradizione il Gruppo Alpini Broni il 4 febbraio ha organizzato la commemorazione di Nikolajewka per ricordare tutti i Caduti della campagna di Russia e della sua tragica ritirata. Quest’anno con la collaborazione della Proloco e del Comune di Cigognola, cui va il ringraziamento della Sezione Alpini Pavia, si son voluti ricordare in particolare i Caduti di Cigognola e dei paesi vicini. Lo si è fatto nominando uno per uno i Caduti e consegnando ai familiari presenti o ai rappresentanti delle amministrazioni, dei facsimile dei piastrini di riconoscimento con inciso il nome, il numero di matricola e località e data della morte. Il Gen. Abbiati che ha tenuto il discorso ufficiale con la grinta e la passione di un vecchio alpino ha fatto notare, tra le altre, due cose importanti. La prima è che nonostate il numero degli alpini, per ragioni anagrafiche, diminuisca sempre, la partecipazione della gente, delle associazioni e di chi crede nel dovere di ricordare i nostri morti è sempre elevata e questo ci convince della bontà della nostra iniziativa: “Ciò in cui noi alpini crediamo è giusto”. La seconda è che contrariamente a ciò che crede la maggior parte della gente, quei soldati, quegli alpini della Tridentina che forzarono lo sbarramento di Nikolajewka non era una massa disperata di sbandati, ma reparti che avevano combattuto e avevano condotto una manovra in ritirata come da ordini ricevuti. NUCLEO KIDS di Canevari Ylenia ABBIGLIAMENTO PER BAMBINI da 0 a 16 ANNI Via Emilia, 103 Voghera Tel. 0383.071261 Email: nucleo.voghera@nucleokids.com Facebook: Ylenia Nucleo Kids Canevari L’Alpino Pavese 1 - 2018 14

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8 marzo: Festa della Donna Giovedì 8 marzo, ospi- te della sala consiliare del Comune di Pavia l’Assoarma provinciale ha commemorato le donne in divisa, premiando con una targa commemorativa alcune di esse. L’iniziativa ideata dal Presidente di Assoarma Cap. Angelo Rovati e dalla Professoressa Paola Chiesa, giunta ormai alla sua terza edizio- ne, è un modo particolare per celebrare la “giornata internazionale della donna” o festa della donna. Nel suo intervento iniziale il Presidente di Assoarma ha tracciato brevemente la storia della istituzione di questa giornata che trae origine da vari episodi della storia dell’emancipazione femminile. Si può far risalire alla manifestazione che il partito socialista americano organizzò nel febbraio del 1909 a sostegno del diritto delle donne al voto e per la prima volta negli Stati Uniti si celebrò la prima giornata della donna il 23 febbraio 1909. Successivamente ed a seguito della stessa molte donne in molti paesi lottarono per chiedere aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro. È giusto far notare che la 1a Guerra mondiale rappresentò lo spartiacque tra due mondi: un mondo assolutamente maschilista in cui all’uomo erano affidati determinati compiti preclusi alle donne ed un altro in cui le donne un po’ per necessità ed un po’ per rivendicazione hanno man mano acquisito il diritto ed il dovere di sottrarre agli uomini certe prerogative e certi diritti. Per la guerra in Italia ben 5 milioni di uomini furono chiamati alle armi e quindi le donne per necessità, oltre a continuare a svolgere i ruoli prettamente femminili, dovettero farsi carico di tutti quei lavori che prima, nella società, svolgevano gli uomini. Fu cosi che si videro nelle campagne, donne alla guida di trattori, potare o dare l’acqua alle viti, usare la vanga e nelle città dirigere uffici o scuole, lavorare nelle fabbriche, curare i feriti provenienti dal fronte. Naturalmente questa sovrapposizione di ruoli non fu un fenomeno passeggero. La lontananza degli uomini aveva fatto prendere coscienza alle donne delle loro capacità e quindi successivamente per rivendicazione le si vide impiegate in tutti i campi dell’attività umana. Storicamente ci sono varie interpretazioni sull’origine della festa della donna. La più accreditata è quella che la fa risalire all’8 marzo 1917, quando, in piena 1a Guerra Mondiale, le donne di Sanpietroburgo organizzarono una grande manifestazione per chiedere la fine della guerra. C’è chi sostiene che la spinta a istituire questa ricorrenza risalga al tragico incidente del 25 marzo 1911, quando 123 donne di cui molte italiane o ebree immigrate, chiuse nei laboratori della fabbrica che produceva camicette TRIANGLE perirono bruciate all’interno dell’edificio. Il processo di sostituzione dell’uomo da parte della donna nell’assolvimento dei lavori si è quasi completato, prova ne è la presenza delle donne in quasi tutte le istituzioni, anche quelle militari o paramilitari. Ha detto il Presidente di Assoarma: “La presenza femminile (nelle Forze Armate e nei Corpi Armati) rappresenta la normalità in ogni attività, sia in ambito nazionale che nei teatri operativi internazionali. La componente femminile rappresenta una risorsa fondamentale nell’interazione con le popolazioni civili locali e di conseguenza nel perseguimento delle finalità delle missioni e degli scopi di cooperazione civile-militare.” Non è avvenuto altrettanto nel campo dell’equiparazione dei diritti tra uomo e donna e ciò è stato sottolineato dal Sindaco il quale ha detto che pur non essendo completamente d’accordo con le così dette quote rosa, le giudica necessarie per colmare il gap purtroppo ancora esistente tra i diritti degli uomini e quelli delle donne. La Presidente del tribunale Dottoressa Anna Maria Gatto, nel suo intervento, riferendosi alla sua esperienza personale ed alle difficoltà incontrate, soprattutto da giovane all’inizio della carriera in magistratura ha concluso dicendo che, per qualsiasi lavoro, l’individuo non va valutato per il genere cui appartiene ma per la sua specificità. Al termine dei discorsi sono state consegnate le targhe offerte dalle Associazioni Combattentistiche alle rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia di Stato, della Polizia Locale, del Corpo Militare Volontario della CRI. Purtroppo per una emergenza insorta nella mattinata non è stata consegnata la targa alla rappresentante dei Vigili del Fuoco che era assente. La targa, donata dagli alpini, gli è stata consegnata successivamente alla presenza del Presidente di Assoarma, la Professoressa Paola Chiesa ed il Comandante dei Vigili del fuoco Col. Danilo Pilotti. Gen. B.Vittorio Biondi 15 L’Alpino Pavese 1 - 2018

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