Gazzetta della Puglia 1-4/2018

 

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La Gazzetta della PugliaMENSILE D’INFORMAZIONE Anno XXXI– GENNAIO-APRILE 2018 – N. 1/4 Fondato da Domenico Tedeschi Copia gratuita per i sostenitori Unione Editoriale – Amministrazione e Redazione: 20148 – MILANO, via S. Altamura, 11 – Telefono e Fax 02/36.52.10.48 – Redazione: 70121 – BARI, via P. Petroni, 5 - Telefono e Fax 080/52.44.392. Registrazione n. 438 - 27/6/88 del Trib. di Milano. Sped. in abb. postale: art. 2 - comma 20/lett. C - legge 662/96 - Taxe perçue/Tassa riscossa Cpc Roserio Milano «L’uomo di carta»Nell’epoca della rete manca una trinità che forse compete solo a Dio: studio, costanza e coraggio Autore: D. Balestra Gli Imperiali di Francavilla Ascesa di una famiglia genovese in età moderna EDIPUGLIA Governo, continua l’attesa G DI PIETRO FILOMENO GC hi ha capito la logica con cui si muove la politica italiana alzi la mano e ce la spieghi. I partiti di una volta, grazie forse all’ideologia di cui erano imbevuti, avevano tattiche e strategie ben chiare. Come chiari erano anche i nomi che portavano: Democrazia cristiana, Partito comunista, Partito socialista, Partito liberale, Partito repubblicano, per citare i più noti e importanti. Avevano le radici nel Risorgimento e nelle lotte sociali e politiche del nascente capitalismo ottocentesco. Dopo “mani pulite”, sono crollati quasi tutti. E con essi le ideologie, che purtroppo si sono trascinate dietro anche le idee. Ne sono prova i nomi dei partiti che sono nati negli ultimi 25 anni. I (...) A PAG. 8 Intellettuale, dove sei? È un po’ questa, nella sostanza, la domanda che circola sui media negli ultimi tempi. Domanda non nuova. Viene rifatta sempre nei momenti, come quello che stiamo vivendo, di crisi politica e culturale. Si cerca l’aiuto degli intellettuali perché, grazie alla loro voce autorevole, si spera possano incidere sul corso degli eventi. La convinzione è che senza le loro analisi, appelli, suggerimenti, spirito critico e prese di posizioni difficilmente vengono sollevati e risolti i problemi. Insomma, sarebbero il lievito della democrazia. Sia chiaro: ci sono molti di loro che si rifiutano di essere definiti tali, perché hanno interiorizzato l’accezione negativa della paI (...) A PAG. 11 Alla fine del Cinquecento la ricca famiglia genovese degli Imperiali acquistò un vasto feudo in Terra d’Otranto. Con epicentro Francavilla Fontana, comprendeva Oria e Casalnuovo (attuale Manduria). In seguito il feudo si ingrandì. A venderlo fu Filippo II, re di Spagna, come riconoscenza verso Davide Imperiali che nella battaglia navale di Lepanto (7 ottobre 1571) aveva dimostrato coraggio e fedeltà alla Corona. A quella battaglia partecipò con due galere proprie (dieci cannoni, settecento uomini tra soldati, marinai e remieri), I (...) A PAG. 15 Da Roma a Bergamo le reliquie di Giovanni XXIII, santo Eletto “Ambasciatore...” Zaganellate di Zaganella Farfuglia Maschera della Puglia Ritorna papa Roncalli Auguri professor Orazio Svelto Mostri a due teste MILANO – La diocesi di Bergamo ha presentato ufficialmente le tappe dell’itinerario. L’urna con il corpo di Roncalli giungerà da Roma a Bergamo nel pomeriggio di giovedì 24 maggio, dove sosterà per tre giorni. Domenica 27 maggio in cattedrale il vescovo Francesco Beschi presiederà una celebrazione dove gli invitati d’onore saranno i poveri. Al termine del rito, poi, le reliquie raggiungeranno l’ospedale Papa Giovanni XXIII, facendo memoria della sua storica visita ai malati dell’ospedale Bam- bino Gesù di Roma. Nel pomeriggio l’urna sosterà anche al santuario della Madonna della Cornabusa in Valle Imagna, a cui il pontefice era particolarmente devoto, per arrivare infine a Sotto il Monte quella sera stessa, accompagnata da una fiaccolata. Le spoglie del “Papa buono” rimarranno nel suo paese natale fino a domenica 10 giugno. Ricordiamo che nessun papa prima di Roncalli ha conosciuto una popolarità più vasta e universale della sua. I NOSTRO SERVIZIO A PAG. 3 Oh, mamma mia, disgrazia e guaio: Sì, è vero: sembrano mostri a due teste il quattro marzo ha vinto Di Maio, o barbari pronti a farci le feste, che purtroppo con Salvini fa il paio. portatori di un’ondata di peste. Che faranno ora questi populisti? Ma dal primo e violento “Vaffanculo” Hanno promesso un grande ripulisti, c’è stato un rapidissimo rinculo: sono in arrivo tempi duri e tristi. quasi quasi una presa per il culo. Dicono e ridicono che uno vale uno, Niente paura, niente tremarella. che loro sono loro e noi nessuno Tranquilli, ve lo dice Zaganella: e che metteranno i ricchi a digiuno. qui va a finire a tarantella. G Il prof. Orazio Svelto I A PAGINA 3 Calcio: serie A e B i calendari del campionato 2017/2018 I A PAG. 12 BANCA POPOLARE DI PUGLIA E BASILICATA Sede legale: MATERA - via Timmari, 25 Tel. 0835.332649 - Fax 0835.331334 Dir. Gen.: ALTAMURA (BA) - via O. Serena, 13 Tel. 080.8710111 - Fax 080.8710714 Sedi operative: ALTAMURA (BA) - via O. Serena,13 GRAVINA IN PUGLIA (BA) - piazza Cavour, 20 Tel. 080.3221511 - Fax 080.3256382 TARANTO (TA) - via Di Palma, 46/50 Tel. 099.4541111 - Fax 099.4541339 Ufficio Rappresentanza Presidenza Dir. Gen. BARI (BA) - via Venezia, 13 - Tel. 080.5254911 FILIALE DI MILANO VIA SANTA MARGHERITA, 4 Tel. 02.86453958 NELLE PAGINE INTERNE I INFORMAZIONI DALLA LOMBARDIA E DALL’ITALIA pagg. 2 – 3 – 4 I INFORMAZIONI SU TUTTO IL CALCIO PUGLIESE pag. 6 I INFORMAZIONI DALLA PUGLIA da Bari/Foggia e provincia pag. 7 I INFORMAZIONI DALLA PUGLIA da Bari e provincia pagg. 8 – 9 I INFORMAZIONI DALLA PUGLIA dalle provincie del Salento pagg. 10 – 11 I GAZZETTINO SPORTIVO pag. 12 I LEX SEMPER LOQUITUR GAZZETTINO MEDICO pagg. 13 – 14 I MISCELLANEA Attualità e Recensioni pagg. 5 –15

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P 2AGINA – GENNAIO/APRILE ’18 DALLA LOMBARDIA La Gazzetta della Puglia In un convegno promosso dall’Arp di Milano sullo scomparso vescovo di Molfetta Don Tonino ricordato dall’arcivescovo Delpini MILANO – Domenica 6 maggio, nel capoluogo lombardo, presso il salone della Federazione del Nastro Azzurro si è svolto il convegno “La chiesa del grembiule, l’ala di riserva, la convivialità delle differenze: tre modalità indicate da mons. Bello per vivere il proprio tempo”. Questo convegno è stato pensato nel nome di mons. Tonino Bello, vescovo di Molfetta (Ba) tra il 1982 e il 1993, presidente nazionale di Pax Christi, prematuramente scomparso per un male incurabile il 20 aprile 1993, di cui è in corso il processo di beatificazione. Di mons. Bello si sono ricordati i 25 anni dalla scomparsa, il rapporto con l’allora arcivescovo Card. Martini che lo invitò a Milano in occasione dei festeggiamenti ambrosiani del dicembre 1989, il fatto che il 20 aprile papa Francesco si sia recato in Puglia nei luoghi di don Tonino (ad Alessano, la città natale e luogo della sepoltura, e a Molfetta, la città che l’ha avuto vescovo). L’occasione del 25° ha offerto uno sguardo più ampio sulla testimonianza del vescovo pugliese in chiave nazionale, anche alla luce delle parole pronunciate in Puglia da papa Francesco. Il convegno – introdotto e moderato dal sottoscritto – ha visto i saluti istituzionali del generale Arnaldo Cassano, presidente della Federazione del Nastro Azzurro (sede di svolgimento dell’incontro), il quale ha illustrato il senso del luogo del convegno arricchito dalla galleria degli eroi decorati di guerra, e del generale Camillo de Milato, presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi, che ha citato la presenza dei numerosi pugliesi a Milano, “quelli che pro- vengono dalla Puglia e quelli che la amano”. Sono seguiti gli interventi del dott. Giancarlo Piccinni, presidente Fondazione don Tonino Bello, che ha arricchito la conversazione con numerosi episodi, dal sapore di fioretti, che lo hanno visto giovane molto vicino a don Tonino in terra ugentina, di don Maurizio Ormas, docente della Pontificia Università Lateranense, che ha illustrato alcuni aspetti del magistero di don Tonino facendo anche riferimento agli interventi di papa Francesco, di Giuseppe Selvaggi, scrittore e studioso di tradizioni popolari, che ha parlato della figura di don Tonino da persona che non lo ha conosciuto di persona ma che lo ha ap- prezzato leggendo gli scritti e sentendone parlare con entusiasmo da chi lo ha avuto prete e vescovo. Gli aspetti del magistero del vescovo di Molfetta hanno preso spunto dalle immagini poetiche tipiche del suo linguaggio: il servizio (la “chiesa del grembiule”), la solidarietà (l’”ala di riserva”), la convivenza dei popoli all’insegna della pace e dell’accoglienza (la “convivialità delle differenze”). Ha poi preso la parola l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, che – anche alla luce di scritti poco noti di don Tonino – ha evidenziato la vicinanza di don Tonino alla gente, ai preti in particolare, e il fatto che era un viandante che guardava in alto, non tanto preso da frenesia e nostalgia, ma per il fatto che guardando in alto si impara a volare. Questo l’augurio che ha rivolto al numeroso pubblico, insieme al ringraziamento per le attenzioni e premure ricevute nel corso del pomeriggio con il calore tipico dei meridionali. Al termine, dopo i saluti dell’on. Alessandro Colucci, segretario dell’ufficio di presidenza della camera dei deputati, e dell’avv. Gaetano Galeone, vicepresidente dei Benemeriti di Milano e Provincia, sono stati proiettati video di don Tonino e sono stati letti alcuni brani di preghiere e testi di don Tonino, a cura degli attori della compagnia “Ora in scena”, Massimo Loiacono e Paolo Rausa. A. P. G Nelle foto: accanto al titolo, don Tonino Bello a centro pagina, l’ntervento del moderatore Agostino Picicco MILANO – Pubblichiamo volentieri la prima parte della testimonianza scritta da Antonio Iosa (nostro corregionale), vittima dell’attentato terroristico subito ad opera delle Brigate Rosse il 1 aprile 1980. Perdonare vuol dire riuscire a superare quello stato di rabbia, di tensione, di vendetta diretto verso persone, che ci hanno generato il male e una condizione di sofferenza. Il perdono, non restituisce la giustizia e tanto meno fa rivivere i morti, ma egoisticamente è utile a chi intende liberarsi dagli autori del male, considerati mostri e riscoperti, poi, come esseri umani, più o meno consapevoli di ottenere un perdono responsabile da parte della vittima. La misericordia si concede a tutti e non si strombazza in giro. Ogni assassino deve prima chiedere perdono al Buon Dio e poi ai famigliari della vittima. Chi liberamente perdona lo faccia nel silenzio della propria coscienza civile o cristiana e nel rispetto della memoria dei centinaia di morti ammazzati e di migliaia di feriti, vittime innocenti dell’odio e della violenza politica rivoluzionaria! Che tristezza vedere il perdono, come un prodotto da spettacolo ad uso politico da parte di persone che pretendono di riscrivere la storia degli anni di piombo per elogiare il terrorismo e dare la patente di eroi militanti a spudorati assassini, che hanno sempre saputo e studiato il male che facevano. Nel 38° anniversario dell’attentato delle Brigate Rosse avvenuto il 1° aprile 1980 Per non dimenticare le vittime Dal 1990, come ho avuto di dire in più occasioni, è stata la Magistratura a chiudere storicamente il capitolo della riconciliazione nazionale sugli anni di piombo in Italia, con la scarcerazione di tutti gli ex terroristi irriducibili, compresi i pluriomicidi, purché dessero una prova di ravvedimento verbale o scritto. Qualcuno è giunto con 30 anni di ritardo a proporre la sua inutile ricomposizione sociale, che tale non è mai stata, in quanto erroneamente diretta ad ex terroristi, che avevano già scontato la pena e ad una sparuta cerchia di cinque o sei familiari di vittime che rappresentano solo se stessi. Il perdonismo ad ogni costo e l’indulgenza politica catto-comunista sono specularmente contrapposti al rifiuto del perdono e del dialogo da parte di coloro che rifiutano il perdono e si arroccano nella loro solitudine e rabbia all’esclusione del confronto e del perdono che sono due percorsi completamente diversi. La maggioranza dei familiari vive la dimensione del dolore in solitudine e non accetta manipolazione politica o religiosa. Si tratta di vedove, orfani e feriti, che non erano immersi nel contesto storico di 40/45 anni fa e non hanno vissuto la politica di quegli anni spietati e tanto meno si riconoscono in posizioni di apertura al “perdonismo egoistico” di chi lo usa a fini personali per liberarsi dall’angoscia, legittimando le buone ragioni del terrorismo e individuando nel comportamento dello Stato il vero colpevole. I famigliari di vittime, al di là di ogni loro libera scelta, vanno sempre rispettati ed ammirati anche quando i loro comportamenti sono più o meno condivisibili in materia di perdono al carnefice. Non è vera riconciliazione assolvere solo i protagonisti del terrorismo rosso, soltanto perché considerati geneticamente diversi dagli eversori di estrema destra. I predicatori del perdono non possono improvvisarsi storici e ricercatori della verità, quando sono ideologicamente contigui a nobilitare le ragioni ideali di chi ha scelto la lotta armata, non chiamandoli mai assassini, ma solo “militanti” per nobile causa. Ho incontrato un centinaio di terroristi, molti mentre erano in carcere e molti altri di più fuori dal carcere, dopo avere scontata la pena. Abbiamo colloquiato e ci siamo confrontati con scambi di testimonianze per un tentativo di riconciliazione che per me è stato impossibile, di fronte alla richiesta politica di ex terroristi che pretendono di essere stati combattenti di una guerra civile per nobili motivi, per cui la lotta armata, non meritava né il processo, né e l’espiazione carceraria. Pretendevano da me un riconoscimento di militanti politici eroici, che avevano praticato un’infame guerra civile unilaterale contro l’ordinamento costituzionale dello Stato. Con diversi ex terroristi è nata anche un’amicizia che ci consente tuttora di confrontarci e di mangiare assieme una pizza in compagnia. Lo scontro di opinioni, non potrà mai portare a condividere le loro ragioni e giustificare la bontà politica della lotta armata, che per me fu e rimane delinquenza politica assassina per abbattere la democrazia in Italia. Sono sempre stato consapevole d’incontrare ex terroristi e non ex assassini, che non meritano attenuanti o scuse ad una ideologia politica di morte, che legittimava l’odio, la violenza e l’assassinio. La loro ideologia rivoluzionaria non ha mai suscitato il interesse o ammirazione, ma ho soltanto apprezzato il percorso di ravvedimento e l’aspetto umano del loro comportamento di pentito, dissociato e non mi sono tirato indietro a incontrare e confrontarmi con terroristi irriducibili. Sono sempre stato consapevole, che il fanatismo porta all’irriducibilità e al- l’opzione armata sanguinaria, che annienta l’avversario considerato un simbolo e non un essere umano. Questa cruda riflessione mi aiuta tuttora nei contatti di confronto ed amicizia rispettosa con alcuni ex terroristi, ma non dimentico il male che hanno commesso e non assolvo chi ha commesso delitti di sangue. La misericordia e il perdono non cancellano la colpa e neanche il rimorso fa resuscitare i morti. Quelli che chiedono oggi di capire le ragioni degli ex terroristi, a distanza di 45 anni, sono le stesse persone che le avevano ben capite negli spietati anni ’70 e oggi fanno le mosche cocchiere della misericordia per legittimare le scelte di morte di giovani, considerati idealisti e militanti rivoluzionari per giusta causa. Chi vuole essere un buon cristiano o cittadino esemplare conceda pure il suo generoso perdono, ma si ritiri a meditare in un convento di clausura, anziché dare in pubblico spettacolo di perdonismo politico. Non sono fra quelli che processa il sistema carcerario ed indulge ad assolvere gli autori della guerra civile unilaterale per colpevolizzare lo Stato repressivo. La dottrina della mediazione penale annulla le sofferenze delle vittime per e- quipararle a quelle dei colpevoli e condanna il sistema carcerario, con l’utopia della sua soppressione di un ravvedimento senza la carcerazione, Mi sono ribellato alla predicazione delle sofferenze comuni di vittime e carnefici. Non ho sottoscritto lettere di riconoscimento delle buone ragioni dei “compagni militanti della rivoluzione armata” e tanto meno mi sono compenetrato delle loro nobili ragioni e del loro fasullo martirio repressivo da parte di uno Stato che li ha sconfitti e condannati come assassini di vittime innocenti, molte delle quali fedeli servitori dello Stato che hanno difeso la Costituzione Italiana. Meritatissime le sofferenze carcerarie inflitte ai terroristi carnefici, che inneggiavano con bollettini trionfali i loro fanatici atti di terrorismo assassino. Fu lo stesso Stato democratico che volevano abbattere con la violenza a promuovere leggi premiali sul pentitismo, sulla dissociazione, sull’applicazione della legge Gozzini e quella più controversa sul “ravvedimento più o meno sincero “per concedere la libertà a tutti gli irriducibili e consentire la chiusura della “Notte della Repubblica”. Non mi sono unito ai festeggiamenti della gaudente riconciliazione cattocomunista e radicalchic per concludere il percorso “a tarallucci e vino”. Solo una cultura cattocomunista può farne una marmellata di perdonismo politicizzato, parificando vittime e carnefici.

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La Gazzetta della Puglia DALLA LOMBARDIA P 3GENNAIO/APRILE ’18 – AGINA Dal 27 maggio all’11 giugno 2018 Giovanni XXIII ritorna a Sotto il Monte Ricordando la storia disumana delle foibe BERGAMO – Giovanni XXIII, al secolo Angelo Giuseppe Roncalli (Sotto il Monte, Bergamo, 25 novembre 1881, Roma 3 giugno 1963, papa dal 1958 al 1963): segretario del vescovo di Bergamo, Giacomo Radini Tedeschi (1857-1914), dal 1905 al 1914, acquistando esperienza in campo pastorale e dedicandosi ad attività culturali e sociali; delegato apostolico in Bulgaria dal 1925 al 1934 (il 19 marzo 1925 viene consacrato vescovo a Roma) e dal 1935 al 1944 amministratore apostolico del vicariato di Costantinopoli con funzioni di rappresentante della Santa Sede presso il governo greco e turco. Nonostante le complesse situazioni socio-politiche, riuscì a stabilire buoni rapporti tra il Vaticano e questi Stati. Nunzio apostolico a Parigi dal 1944 al 1952. Nel1953 passò alla sede patriarcale di Venezia dopo aver ricevuto la berretta cardinalizia da Pio XII (papa dal 1939 al 1958). Elevato al soglio pontificio il 28 ottobre 1958, assunse il nome di Giovanni XXIII. Convocò e inauguro il Concilio e- cumenico Vaticano II (1962-1965), portato a compimento dal suo successore Paolo VI, papa dal1963 al 1978. Un grande evento storico che ha segnato una svolta nella vita e negli orientamenti della Chiesa cattolica. Il 3 giugno 1963, tra la costernazione generale, Angelo Roncalli, morì. «Egli fu un papa dal cuore aperto su Dio, sul mondo e sugli uomini». La sua originalità è il miracolo della bontà, fonte di speranza. Nel suo breve ed intenso pontificato, durato poco meno di 5 anni, Giovanni XXIII era riuscito a farsi amare dal mondo intero, un mondo che ancora lo ricorda. Giovanni Paolo II (papa dal 1978 al 2005) lo dichiara beato il 3 settembre 2000, papa Francesco lo proclama santo il 27 aprile 2014. Per volontà del vescovo di Roma dal 27 maggio all’11 giugno 2018 le spoglie di Roncalli torneranno a Sotto il Monte. Il suo corpo si troverà nel luogo natio il 3 giugno, giorno in cui ricorrerà il cinquantacinquesimo anniversario della sua morte. Pochi mesi dopo ricorreranno invece i 60 anni della sua elezione a pontefice, avvenuta il 28 ottobre 1958. Si stanno definendo i dettagli del grande appuntamento del ritorno dell’urna con le spoglie del santo papa Giovanni XXIII. Nelle scorse settimane la diocesi di Bergamo ha presentato ufficialmente le tappe dell’itinerario. L’urna con il corpo di Roncalli giungerà da Roma a Bergamo nel pomeriggio di giovedì 24 maggio, dove sosterà per tre giorni. Domenica 27 maggio in cattedrale il vescovo Francesco Beschi presiederà una celebrazione dove gli invitati d’onore saranno i poveri. Al termine del rito, poi, le reliquie raggiungeranno l’ospedale Papa Giovanni XXIII, facendo memoria della sua storica visita ai malati dell’ospedale Bambino Gesù di Roma. Nel pomeriggio l’urna sosterà anche al santuario della Madonna della Cornabusa in Valle Imagna, a cui il pontefice era particolarmente devoto, per arrivare infine a Sotto il Monte quella sera stessa, accompagnata da una fiaccolata. Le spoglie del “Papa buono” rimarranno nel suo paese natale fino a domenica 10 giugno. Tra le iniziative già in calendario a Sotto il Monte in queste giornate straordinarie vi saranno giovedì 31 maggio la processione diocesana del Corpus Domini, il 3 giugno una concelebrazione di vescovi della Lombardia nell’anniversario della morte di Giovanni XXIII e il 10 giugno la conclusione con la presenza del cardinale Angelo Comastri, delegato pontificio. Nessun papa prima di Roncalli ha conosciuto una popolarità più vasta e universale della sua. Il culmine fu raggiunto alla sua morte che suscitò un compianto generale in tutto il mondo. All’interno dell’istituzione egli portò un’alta tensione spirituale, assoggettando ad essa la propria autorità nel senso di un primato spirituale e non politico. Lo dichiarò nel famoso discorso della luna: «La mia persona conta niente. È un fratello che parla a voi; un fratello divenuto padre per volontà del Signore. Ma tutto insieme, paternità e fraternità, è grazia di Dio» . Autorevole come padre e fratello, immagine viva della Trinità. I suoi messaggi restano vivi e attuali. Gaetano Carpentieri Voi, voragini infernali, testimoni di barbari delitti, consumati nei troppi giorni in cui Nostro Signore lo sguardo distoglieva da quei luoghi… Carsiche cavità, affamate di vita, divoraste - mai sazie di ingoiare la dignità di genti laboriose colpevoli soltanto di fedeltà alla Patria venerata e avara nel difendere quei figli… Voi, tombe d’oltretomba udiste tutti i gemiti, le grida di paura, di dolore, preghiere, invocazioni e nomi cari di quei poveri corpi denudati legati come grani di rosario… Voi, li sentiste i tonfi di quegli esseri cader nel trampolino dell’inferno… Sì, sì, voi le vedeste le pupille dilatate e offuscate dal terrore, vedeste uscire il caldo sangue a fiotti scivolare sugli altri, e nell’abbraccio estremo donare ad acqua e terra linfa rubra… … E quando tutto tacque il silenzio regnò, ma dagli abissi quei neri fori obliati gridarono all’unisono… ed il mondo soltanto allora seppe, e in malafede ammise fra i distinguo, quello scorcio di Storia disumana, consumata in terra nostra dalmata-giuliana. Anna Maria Amori L’ambito riconoscimento dell’Arp di Milano è andato al Maestro del laser stampanti laser …. Ma esistono tante altre Eletto “Ambasciatore di terre applicazioni molto più importanti e sofisticate: in medicina, in chimica, nel- la fisica delle alte energie. di Puglia” il prof. Svelto Si è aperto un futuro straordinario per il bene di tutti nella speranza che mai possa diventare, co- fessionisti e ricercatori, restituisce il suono o l’im- me altre pur straordina- alle scoperte ed al perfe- magine o tutt’e due insie- rie scoperte del passato, zionamento di molti tipi me. Semplice no? Telefo- ordigno di odio. di laser. nini, palmari, personal Su questi temi, il 27 gen- Il nostro – ricordiamo – è computer, portatili e sen- naio u. s., il prof. Svelto ha professore emerito del za fili, Tv, monitor vari, intrattenuto in modo a- Politecnico di Milano, do- funzionano così. mabile e chiaro, con l’au- ve fin dal 1961 ha svilup- Il limite umano spa- silio di slide, un ampio u- pato ricerche sulla fisica zio/tempo è vinto: si parla ditorio di soci dell’Arp, del laser. Ha conseguito a tu per tu una persona, nella sede di via Calvi a tanti, moltissimi premi distante migliaia di chilo- Milano, ai quali nell’illu- prestigiosi, di cui se ne ci- metri, e la si vede di fron- strare il suo recente volu- tano alcuni: il “E Borgia” MILANO – Anche questa dell’Accademia Nazionale te a noi che ci vede. me “Il fascino sottile del Il raggio laser, per la ca- laser”, ha evidenziato co- volta i pugliesi meneghini dei Lincei, il “Philip Mor- pacità di concentrare e- me le più grandi scoperte hanno all’unanimità elet- ris per la ricerca e l’innoto “Ambasciatore di terre vazione tecnologica”, il nergia termica in un pun- scientifiche siano prima to, è diventato uno stru- di tutto inaspettate. di Puglia” un loro emi- “Quantum Electronics mento fondamentale per Tutti gli intervenuti, al nente corregionale com- Prize della Società Europonente tra l’altro del- pea di Fisica”. le lavorazioni dei mate- termine dell’interessante riali: foratura, taglio, sal- incontro, si sono accom- l’Accademia dei XL: il Promotore dell’ambito riprof. Orazio Svelto, che conoscimento di Amba- datura, trattamenti termi- miatati non prima aver ci,... laser per effetti spe- manifestato all’emerito ha dedicato completa- sciatore è l’Arp (associa- lano: l’Ambrogino d’Oro. presidente Usa Obama in ciali in discoteche, mo- professore ammirazione e mente la sua vita alla ricerca scientifica, all’insegnamento accademico ed zione regionale pugliesi di Milano) sodalizio peraltro insignito quest’anno Un riconoscimento che ha riempito di emozione le tante decine di migliaia di occasione del 40° anno dalla costruzione del primo dispositivo per pro- stre, spettacoli all’aperto e simili… laser per lettori di codici a barre (nei su- stima. Giovanni Sansò alla formazione di molte del prestigioso riconosci- pugliesi che, con dedizio- durre un raggio laser, av- permercati, per esempio), centinaia di studenti, pro- mento del comune di Mi- ne, anzi abnegazione, da venuto il 16 maggio del lettori di compact disk, G Nella foto: un momento della cerimonia circa un secolo laboriosa- 1960 ad opera del fisico LA TUA VOCE 24 ORE SU 24 mente vivono a Milano e Theodore Maiman, a Sta- in Lombardia. nford, California. LA TUA VOCE 24 ORE SU 24 RADIO Il prof. Orazio Svelto, il Maestro del laser italiano, pugliese doc, è nato a Ma- Da allora sono stati scoperti e perfezionati raggi laser di sempre maggiore RADIO MENEGHINAF M 91,950 quotidiano radiofonico glie (Le) il 21 febbraio del 1936 da genitori originari di Gioia del Colle (Ba), e ha compiuto a Milano tut- potenza e dalle proprietà diverse tra loro addirittura scioccanti, per la grande versatilità e utilità del- F M 91,950 MENEGHNA quotidiano radiofonico www.radiomeneghina.it indipendente di informazione cultura economia ta la sua luminosa carriera di scienziato, come tanti altri pugliesi che si le loro applicazioni. Così un suono, un’immagine diventa un segnale elet- www.radiomeneghina.it indipendente di informazione cultura economia e-mail: segreteria@radiomeneghina.it via fax e telefonica: 02-48518913 e varietà fondato e diretto da Tullio Barbato. sono realizzati nel capoluogo meneghino. La scoperta del laser ha cambiato il nostro modo di vivere. Così disse il tromagnetico, che è convertito a sua volta in raggio laser per essere trasmesso a grande distanza e, giunto a destinazione, e varietà fondato e diretto da e-mail: segreteria@radiomeneghina.it via fax e telefonica: 02-48518913 Tullio Barbato.

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P 4AGINA – GENNAIO/APRILE ’18 DALL’ITALIA La Gazzetta della Puglia TORINO – Sono oltre 2000 i torinesi nati a Canosa di Puglia, antichissima cittadina pugliese sulle rive dell’Ofanto, il fiume che divideva le due province di Bari e Foggia, e che oggi bagna il territorio della giovane provincia di Barletta-Andria-Trani. Duemila torinesi, dicevamo, che già da anni riuniti nell’associazione “Il Ponte”, festeggiano nel mese di febbraio il santo patrono, san Sabino, vescovo di Canosa per 52 anni, dal 514 a al 566. San Sabino è venerato oltre che a Canosa (dove è dedicata la cattedrale) anche a Torremaggiore, altro centro pugliese, questo in provincia di Foggia. A Canosa la festa patronale è il 9 febbraio (cosiddetta poverella) e dal 31 luglio al 2 agosto, ma ormai l’appuntamento è entrato anche nella tradizione torinese. Per curiosità ricordiamo che l’11 febbraio 2007, proprio su proposta delle associazioni dei Canosini e dei Torremaggioresi a Torino, il simulacro fu trasferito da Canosa a Torremaggiore e il giorno successivo a Torino. Fu una delle prime uscite della federazione “Casa Puglia Piemonte”, robusta organizzazione I canosini de “Il Ponte” venerano il loro patrono all’ombra della Mole Torino a festa in onore di san Sabino torinese che ha ideato e realizzato importanti eventi culturali sia a Torino sia in giro per il mondo, e a cui partecipano oltre alle associazioni dei canosini e dei torremaggioresi, anche altri sodalizi di pugliesi/torinesi con provenienze da Cerignola, Corato, Faeto e Celle San Vito, tutte appunto cittadine pugliesi. Il weekend canosino a Torino è stato consumato quest’anno il 17 e 18 marzo, con un programma ricco di eventi tra il sacro e il profano, come vuole ogni tradizione del sud Italia che si rispetti. E come in ogni festa patronale non potevano mancare le attese presenze di concittadini illustri che annualmente si muovono da Canosa per raggiungere Torino ed approfittare della festa per un giro in centro o al museo della Juve: come in tutta la Puglia, sono numerosissimi infatti i fan della Signora Bianconera, che guardano a Torino sempre con tanta immutata passione. Tra gli ospiti istituzionali abbiamo riconosciuto don Felice Bacco, parroco della cattedrale di Canosa e ge- loso custode della storia delle vestigia di san Sabino, e poi una importante delegazione dell’amministrazione comunale con il sindaco, Roberto Morra, ed il presidente del consiglio comunale Antonio Marzullo, «che hanno voluto testimoniare la vicinanza e l’apprezzamento dell’amministrazione comunale di Canosa per le lodevoli attività della associazione “Il Ponte”. Canosini che non hanno mai smesso di amare le loro radici e la città dove hanno lasciato il cuore tanti anni fa». Per le amministrazioni piemontesi hanno partecipato il sindaco di Torino Chiara Appendino. A fare gli onori di casa, Pasquale Valente, canosino doc e presidente dell’associazione promotrice “Il Ponte”. La giornata di sabato 17, normalmente dedicata a momenti conviviali e alla visita della città, ha vissuto tra l’altro nel tardo pomeriggio l’atteso momento della consegna del riconoscimento di “Canosino dell’anno”. La festa ha visto, in un salone gremito (in via Fogliz- zo 5 a Torino), prima il conferimento all’ing. Nunzio Valentino della onorificenza di Ambasciatore di Canosa nel mondo, omaggiato da Raffaele Cirillo presidente dell’associazione romana “CanoSiamo”. A seguire il prestigioso riconoscimento di “Canosina dell’anno 2018” assegnato alla giovanissima astronoma Milena Bufano e consegnato dal sindaco di Canosa quale «ricercatrice di fama internazionale presso l’osservatorio di Catania dell’Istituto nazionale di astrofisica e soprattutto per aver operato nel team che ha scoperto la “Supernova assassina”, la stella più luminosa del sole». Tra i presenti anche il gen. Pasquale Lavacca, il dott. Michele Murante, l’ex sindaco di Canosa Ernesto La Salvia e il consigliere comunale Enzo Princigalli. Domenica 18, dopo la celebrazione della messa officiata da nel duomo di Torino, da mons. Luigi Mansi e concelebrata da don Felice Bacco, il tradizionale pranzo ospitato nell’Ips “J. B. Beccari” al quale ha partecipato anche la sindaca di Torino Chiara Appendino. La prima cittadina, porgendo il saluto dell’Amministrazione comunale, «ha manifestato vivo compiacimento per le attività del sodalizio “Il Ponte” ed ha voluto porgere il suo saluto affettuoso e cordiale ad ognuno dei presenti, promettendo una prossima sua visita a Canosa». GIANNI DIMOPOLI MILANO – Una sera di luglio del ’77 Mario Dilio giornalista e scrittore barese amico di Tommaso Fiore (di cui Carlo Levi scrisse che «senza di lui non avrei capito le facce dolenti del Sud») e per anni a Milano capo ufficio stampa all’Alfa Romeo, seduto con l’indimenticato pittore Filippo Alto a un tavolo de “La Porta Rossa" in via Vittor Pisani elogiando le attività del titolare del locale, Chechele Jacubino, disse che bisognava nominarlo ambasciatore della Puglia. Nessuno meglio di Chechele aveva fatto conoscere meglio ai milanesi la nostra regione. L’aveva anche fatta amare. Persino agli stranieri. Al punto che un prestigioso giornale inglese gli dedicò un articolo con tanto di foto. Chechele aveva una villa nel suo paese natale, Apricena, amata da Federico Il anche perché vi poteva soddisfare il suo amore per la caccia, e vi invitava gli amici più cari. «Venite – diceva – vi mostrerò com’è bella questa regione che si chiama Puglia. Non solo il mio paese, che pure ha dei gioielli da vantare». Le pensava tutte per attirare l’attenzione sulla Puglia, i cui caratteri originari, operosità e orgoglio, sono noti a chi la frequenta. Una sera si svolse al Cida (Centro informazioni d’arte), in via Brera, una serata ispirata dall’inchiesta dell’Europeo “I trulli che vanno in rovina” di Salvatore Giannella. Gli organizzatori, che facevano parte della redazione del settimanale Il Milanese, gli chiesero di portare taralli, olive e schegge di formaggio; e lui, cuore grande, si presentò con orecchiette preparate dalla moglie Nennella, mozzarelle e altre specialità della sua terra. Chechele si trovava ad Apricena quando gli arrivò la richiesta, e non perse tempo: prese il primo treno e piombò a Milano. Prima di mettersi in viaggio aveva già dato disposizioni. Quella sera al dibattito parteciparono Domenico Porzio (giornalista e scrittore, tra i fondatori della rivista Oggi) tornato da pochi giorni dalla sua Taranto; il direttore del settimanale Giovanni Valentini; lo stesso Giannella; il fotografo Piero Raffaelli; Vincenzo Buonassisi. Presente anche Guido Lenoci, il famoso gallerista di via Brera che nella sua Apollinaire aveva ospitato tutti i maggiori nomi dell’avanguardia pittorica, da Meroni a Christo Javaceff. Lenoci, di Martina Franca, amico di Dino Buzzati, Raffaele Carrieri, Paolo Grassi, Pierre Restany, padre dell’iperrealismo..., accolse l’invito ad esporre, in una sala tutta per lui, una decina di opere che facevano parte della sua collezione. Lo scultore Paradiso proiettò un suo documentario sulle tarantolate di Galatina. Quando comparve Chehele, presentato dal padrone di casa, Nencini, titolare della galleria Boccioni, si prese la sua buona parte di applausi. Il giorno dopo confessò a un amico: «Vorrei fare qualcosa per dire grazie a Milano. Milano mi Un ricordo di Chechele Jacubino «Ambasciatore della Puglia» a Milano ha dato fama, benessere economico... e tante soddisfazioni». Parlava quasi inebriato, guardando verso la stazione Centrale, quel ventre metallico che disorientava i meridionali al loro primo approdo nella metropoli lombarda. Nacque così il Premio Milano di giornalismo, che aveva in giuria personaggi di primissimo piano: il poeta Alberico Sala, critico d’arte del Corriere; i pittori Giuseppe Migneco e Ibrahim Kodra; lo storico dell’arte Raffaele De Grada; Ugo Ronfani, vicedirettore de Il Giorno e critico teatrale; lo scrittore Paolo Mosca, già direttore de La Domenica del Corriere e all’epoca di Play Boy; Filippo Alto, che ha dipinto la Puglia con profondo amore e poesia, il barocco di Lecce, i trulli, l’ulivo sara- ceno, sciancato, ma forte a dispetto degli anni che ha sulle spalle. La prima edizione fu assegnata a Giovanni Valentini, che a soli 29 anni guidava L’Europeo. La seconda a Gino Palumbo, che da direttore aveva triplicato le vendite de La Gazzetta dello Sport. La terza a Franco Di Bella, direttore del Corriere, e ad Alberto Cavallari, corrispondente da Parigi dello stesso quotidiano. «Sarò presente alla premiazione»; scrisse in un telegramma Cavallari, che salirà poi sulla plancia del giornale di via Solferino. E mantenne la promessa. Alle serate dedicate alla consegna dei riconoscimenti prendevano parte parecchie personalità. Per citarne qualcuna, la scrittrice Milena Milani; lo scrittore Giovanni Testori, che curava la terza pagina del Corriere: In una occasione anche il sindaco Carlo Tognoli. Il direttore de La Gazzetta di Parma: Baldassarre Molassi, arrivava puntualmente dalla sua città. A Chechele (a dx nella foto) luccicavano gli occhi. Accomodato vicino a un “capasone” il panciuto contenitore in cui una volta i contadini facevano fermentare il mosto, seguiva con aria rapita la lettura della motivazione del Premio, fatta dal segretario. Dava del tu a tutti, Chechele; e tutti ricambiavano. Era una persona amabile, generosa, intelligente, molto comunicativa. Ad Apricena aveva fatto il fornaio e il pane continuava a farlo alla “Porta Rossa”. Lo faceva con passione. C'erano clienti, attori, funzionari di polizia, cantanti, scrittori diventati suoi amici, che quando uscivano dal suo ristorante lo abbracciavano. Poi gli venne un’altra idea: il Premio “Puglia”. E in giuria volle anche il presentatore Daniele Piombi. Sempre la Puglia. La Puglia nel cuore. Forse anche da Lassù pensa alla sua Puglia. Alla nostra Puglia. Quella Puglia che rapisce il cuore di chi la visita. Come accadde a Carlo Castellaneta, che in Valle d’ltria ebbe subito una visione da sogno: «I trulli con le cupole di zucchero, gli ulivi dallo zoccolo possente, muretti a secco e un vibrare di cicale». Un preludio indimenticabile. Era Martina. FRANCO PRESICCI Direzione e Redazioni 20148 - Milano, via Saverio Altamura n. 11 telefono e fax 02/36.51.30.48 70121 - Bari, via Prospero Petroni n. 5 telefono e fax 080/52.44.392 Direttore responsabile Domenico Tedeschi Condirettore e resposabile redazione per il meridione Pietro Filomeno Responsabile redazione Puglia Milly Chiusolo Stampa in proprio Tutti i diritti sono riservati. Manoscritti, foto, diapositive, disegni e altro materiale anche se non pubblicati non saranno restituiti. Le redazioni non sono responsabili delle opinioni espresse dagli autori degli articoli pubblicati. Attivita editoriale non commerciale ai sensi dell’art. 4 dpr 26 ottobre 1972 n. 633 e successive modifiche. Gli avvisi pubblicitari sono omaggio della direzione a ditte ed enti che offrono un contributo per il sodalizio: ordinario 30 euro sostenitore 50 euro e benemerito 300 euro. 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La Gazzetta della Puglia MISCELLANEA P 5GENNAIO/APRILE ’18 – AGINA ROMA – Il 1968 è stato un fenomeno complesso, probabile spartiacque della storia recente. Movimento che minava alla base il principio di autorità e gli schemi della società borghese. Un'ondata di rivolta investe il mondo dei giovani, non avendo chiare proposte alternative, e va ad aggiungersi alle massicce rivendicazioni operaie di quello che fu chiamato “autunno caldo”. È l’anno della rivolta giovanile: vietato vietare. I figli rompono con i padri e con gli insegnanti, i “maestri”. L’Italia diventa un campo di battaglia e l’opinione pubblica è costretta a prendere coscienza di un fenomeno che fino a quel momento, ha sottovalutato: la rabbia dei giovani. Allo scontrarsi di questa rabbia massimalista e provocatoria contribuisce senz’altro l’esempio proveniente da oltre Atlantico, dove è già stata vissuta l’esperienza esasperata della rivoluzione studentesca; ma le suggestioni e le sollecitazioni americane rimarrebbero lettera morta, se non trovassero nelle strutture sclerotizzate dell’Università italiana un facile bersaglio, un’esca pronta a prendere fuoco. La scuola, insomma, è la grande malata della nostra società. Ma i medici che si affannano al suo capezzale non muoveranno dito per guarirla e assistono impassibili alla sua agonia. Per dare voce alle loro proteste, i giovani, hanno A cinquant’anni dal 1968, anno che caratterizzò la rivoluzione studentesca Un’ondata di rivolta investe il mondo dei giovani creato il Movimento Studentesco, attorno al quale si sono riuniti anche molti spostati, utopisti, insofferenti. Esse non hanno paura di uscire dai binari della legalità, per portare avanti il loro discorso. C’è molta confusione. Il ribellismo degli universitari riecheggia velleitariamente Marx (1818-1883), Lenin (1870-1924), Mao (1893-1976), Marcuse (1898-1979), ma non è sostenuto da una chiara ideologia. Dice lo storico britannico Denis Mack Smith (19202017): «In questi ragazzi manca la consapevolezza che la scuola è espressione della società e che pertanto una sua radicale trasformazione presuppone un parallelo mutamento della società stessa». Sembra storicamente provato che le origini della contestazione ebbero luogo nell’Università di Berkeley, California, fin dal 1946, ed è certo che due suoi importanti culturali furono il commediografo inglese John Osborne (1929-1994) e il filosofo tedesco-americano Herbert Marcuse (1898-1979). Una prima e palmare rivoluzione nel costume giovanile si ebbe nel 19651966 e partì dall’Inghilterra (“capelloni” e minigonne), ma solo nel 1968 la contestazione divenne un fatto politico. I giovani, soprattutto studenti e spes- so di livelli sociale elevato, volevano “tutto e subito”, pur di abbattere i pilastri del mondo borghese. Essi avversavano fieramente la cultura tradizionale, invitavano a non pagare i servizi pubblici (e “all'esproprio proletario”) e inneggiavano addirittura ai ribelli del Katanga (Congo), noti per la loro crudeltà. Sulla scia di un combattivo movimento di protesta che si diffonde nelle università già qualche anno prima, come detto innanzi, ha luogo una rivoluzione culturale e sociale. Tali ribellioni raggiungono il loro apice nel maggio sessantottino della Sorbona occupata a Parigi. È una chiamata ge- nerazionale diffusa e capace di detonare, a poco a poco, in un tumulto trasversale che intacca la collettività con l’obiettivo di mettere a soqquadro gli equilibri. Nel 1968 i giovani, figli del boom economico, contestano la società dei consumi, le disuguaglianze di classe, gli abusi del capitalismo dei padri. Una spinta verso il cambiamento che vuole azzerare il potere costituito in vari settori: dagli spazi della conoscenza, simbolo della protesta, fino al lavoro delle grandi fabbriche. Molte riforme promesse dal governo di centro-sinistra sono state sepolte in qualche cassetto. Gli stu- denti, però, non contestano solo l’inadeguatezza delle aule, ma mettono sotto processo i docenti, i contenuti e metodi di insegnamento, l’intera istituzione universitaria, incapace di affrontare i problemi imposti dai nuovi tempi. I ventenni pretendono di essere i protagonisti delle scelte sui piani di studio e nell’organizzazione della didattica, mettendo in discussione l’autorità dei professori. In Italia gli studenti occupano e si organizzano nelle varie facoltà della penisola. Il 1° marzo si verifica uno degli episodi più cruenti di quella stagione. I giardini di Valle Giulia a Roma, dov’è la Facoltà di Architettura, si trasformano in un campo di battaglia tra studenti e forze dell’ordine. Cariche armate, scontri, sassaiole, auto messe a fuoco, centinaia di arresti e feriti gravi. Un fenomeno dirompente che divise l’opinione pubblica. Pier Paolo Pasolini (1922-1975) scriverà: «Avete facce di figli di papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete paurosi, incerti, disperati (benissimo) ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccoloborghesi, amici. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perchè i poliziotti sono figli dei poveri». G. Carpentieri ROMA – Si è svolta (16 marzo) nella Capitale la cerimonia di Mattarella ha commemorato il quarantennale dell’orribile eccidio tervista hanno rilasciato una toccante testimonianza di quel tragi- commemorazione per il quarantennale della strage di via Fani, alla presenza del presidente del- Ricordando la strage di via Fani cogiorno. Ricordiamo ancora: i tre giovani poliziotti, il 16 febbraio del 1979 la Repubblica Sergio Mattarella, sono stati insigniti (alla memoria) delle più alte cariche dello Stato, della medaglia d’oro al valor civi- delle autorità civili e militari, dei le con i loro nomi incisi nelle pic- famigliari delle vittime e di circa cole lapidi del Sacrario allogato 70 studenti. nella scuola superiore di polizia Le fasi della cerimonia hanno a- dove tra l’altro si è conclusa la vuto inizio con lo scoprimento, da giornata commemorativa. parte della prima cittadina capi- Il capo della polizia Franco Ga- tolina Virginia Raggi, del capo brielli insieme col prefetto Filip- della polizia Franco Gabrielli e po Dispenza, al direttore della del comandante generale dei ca- scuola Annamaria Di Paolo e ai rabinieri Giovanni Nistri, del famigliari delle vittime, ha assi- nuovo monumento che testimo- stito prima alla santa messa nella nia una “nuova” memoria per cappella interna al Sacrario dei non dimenticare le vittime della caduti e poi sempre tutti insieme strage. hanno osservato un momento di Il presidente della Repubblica raccoglimento davanti alle lapidi Sergio Mattarella subito dopo ha dei tre poliziotti caduti nell’a- deposto una corona d’alloro in ri- dempimento del loro dovere. cordo dei caduti, osservando un momento di raccoglimento. zione di un giardino in ricordo dicata a loro con l’indicazione di na ucciso dopo 55 giorni di segre- I Le celebrazioni poi sono conti- del sacrificio dei cinque servitori “Giardino Martiri di via Fani”. gazione. nuate, in largo Cervinia, poco di- dello Stato, uomini della scorta, Ma prima di chiudere questo bre- In questa ricorrenza i famigliari G Nella foto: stante da via Fani, per l’inaugura- con una targa toponomastica de- ve servizio riteniamo di non po- dei tre poliziotti in una video-in- Mattarella mentre depone la corona ter non menzionare un memento storiografico dell’eccidio. A LECCE “NONNI E NONNE VIGILI” Ore 9,03 del 16 marzo 1978 a Roma. Una telefonata anonima al NUOVO OSPEDALE DEL SUD-SALENTO 113 segnalava colpi d’arma da DALLA PUGLIA – L’amministrazione comunale di Lecce ha individuato le associazioni di volontariato operanti nel territorio disponibili ad effettuare un servizio di vigilanza presso le scuole primarie di Lecce attraverso la figura del Vigile Nonno. L’obiettivo è di agevolare l’ingresso e l’uscita degli alunni in condizioni di sicurezza. Il servizio, a titolo gratuito, dovrà essere effettuato davanti ai plessi delle scuole primarie della città, almeno 20 minuti prima e 15 minuti dopo l'orario di ingresso e di uscita, in tutti i giorni di frequenza previsti dal calen- dario scolastico. La stessa amministrazione organizzerà un breve corso di formazione rivolto ai volontari, provvederà a dotarli di giubbe e cappellini di servizio e di una copertura assicurativa contro i rischi di infortunio, nonché contro i rischi di responsabilità civile verso terzi. Intanto, come richiesto dal vicesindaco Alessandro Delli Noci, entro la prima metà del 2018 sarà aperto un nuovo locale presso la stazione ferroviaria di Lecce destinato all’attività di deposito bagagli. I fuoco in via Fani. Dentro un’Alfa Romeo Alfetta il cadavere della guardia di pubblica sicurezza Giulio Rivera ed il corpo agonizzante del vicebrigadiere di pubblica sicurezza Francesco Zizzi; dentro la Fiat 130 che precedeva l’Alfetta, i cadaveri dell’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci e del maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi; sul selciato il corpo esanime della guardia di pubblica sicurezza Raffaele Iozzino. L’eccidio venne compiuto da un commando delle Brigate Rosse che in quella circostanza sequestrò l'onorevole Aldo Moro, lo statista della Democrazia cristia- DALLA PUGLIA – La Regione Puglia ha attivato le procedure amministrative per realizzare il nuovo ospedale del Sud-Salento. La localizzazione è stata individuata in un’area al confine dei comuni di Maglie e Melpignano. Ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: «Dopo la gare per il nuovo ospedale di Taranto e Monopoli Fasano, il governo regionale avvia le procedure per la realizzazione del nuovo ospedale del Sud Salento. A breve si darà avvio all’analogo procedimento relativo all'ospedale di Andria. La rete ospedaliera regionale co- mincia a delinearsi in maniera chiara e distinta». Infatti (di recente) è stata inaugurata la nuova sede del dipartimento di salute mentale dell’Asl Taranto, presso l'ospedale vecchio in via Santa Annunziata appunto a Taranto. Presenti: l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, il primo cittadino di Taranto, Rinaldo Melucci, il direttore generale Asl Taranto, Stefano Rossi, il direttore del dipartimento di salute mentale, Maria Nacci, e l'architetto Augusto Ressa della soprintendenza ai beni culturali. I

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P 6AGINA – GENNAIO/APRILE ’18 DALL’ITALIA/EUROPA La Gazzetta della Puglia Riportiamo l’andamento sportivo delle società (6 capoluoghi di provincia) che partecipano ai campionati professionisti e cadetti Il calcio pugliese dal Gargano al Salento G DI RICCARDO FILOMENO L’ANDAMENTO DEL FOGGIA CALCIO S.R.L. Il Foggia, che milita in serie B, ha fatto un bel balzo in alto dall’inizio del campionato. Dal fondo della classifica ha risaloto la china e si è posizionato al nono posto, su 22 squadre. Non è poco: è ai limiti del playoff. L’allenatore Giovanni Stroppa può esserne fiero, visto che nel girone d’andata i satanelli avevano quasi sempre oscillato fra zona retrocessione e playout. Ora, evidentemente nel rush finale, sta tentando di salire sul treno che porta ai playoff. La strada è in salita, si sa. Però non bisogna dimenticare le potenzialità, e le relative prestazioni, che i rossoneri certamente hanno dimostrato di avere. Soprattutto nelle partite disputate in trasferta, i dauni sono risultati tra le squadre che hanno avuto finora il miglior rendimento: primo il Cittadella, con 34 punti (10 vittorie, 4 pareggi e 5 sconfitte); terzo il Foggia, con 27 punti (8 successi, 3 pari e 7 stop), alle spalle della capolista Empoli, che ha conseguito ben 33 punti fuori casa. Va registrata, purtroppo, una multa di 8mila euro a carico del club rossonero da parte del giudice sportivo. Causa: le intemperanze dimostrate dai propri tifosi durante il derby col Bari (accensione di fumogeni che hanno costretto l’arbitro, ad inizio ripresa, a sospendere la partita per tre minuti, e lancio sul terreno di gioco di una bottiglietta d’acqua). Niente rispetto a quanto è successo alla dirigenza. La sede del Foggia calcio è stata perquisita dagli uomini della Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta sul patron Fedele Sannella, agli arresti domiciliari per riciclaggio. Mesi fa era stato arrestato Massimo Ruggiero Curci, commercialista ed ex vicepresidente onorario della squadra pugliese, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano (trasferita per competenza a Foggia per la parte che riguarda Sannella) che ha ottenuto dal gip il commissariamento della società calcistica. I L’ANDAMENTO DEL FOOTBALL CLUB BARI 1908 Bari è al sesto posto nella classifica di serie B. per ora la serie A è ancora un miraggio. Nelle ultime settimane rimaste, occorre migliorare il posto attuale. I commentatori immaginano vari percorsi in questa ultima fase della stagione calcistica, ipotizzando i risulti delle altre squadre competitor che inseguono la svolta: Empoli, prima in classifica, Parma, Frosinone, Palermo, Venezia, Cittadella, Perugia. Una cosa è certa: ci vuole un cambio di passo, una spinta finale. Il miracolo sarebbe la promozione diretta, il meglio del meglio la semifinale playoff. Angelo Terracenere, il cinquantaquattrenne ex mediano del Bari e del Pescara, che ha assistito agli incontri con il Novara e il Foggia, si è espresso senza peli sulla lingua sul gioco dei biancorossi: «Non c'è identità. Grosso (l’allenatore, ndr) cambia troppo spesso gli interpreti e non c'è continuità. Penso sia dovuto alla mancanza d'esperienza». È da un po’ circola un’indiscrezione: Enrico Preziosi, l’uomo d’affari campano proprietario e presidente del Genoa calcio, avrebbe intenzione di comprare il Bari. Intanto Cosmo Giangaspro va avanti nel suo ambizioso programma: un’ingente ricapitalizzazione per fortificare la società. In più, ha blindato il direttore sportivo Sean Sogliano e l’allenatore Fabio Grosso con vincoli fino al 2020. I L’ANDAMENTO DELL’UNIONE SPORTIVA LECCE Con la vittoria in casa contro la Paganese (1-0), gol di Armellino al 17’, il Lecce ritorna in B dopo sei anni in serie C. Al fischio finale dell’arbitro Maggioni, l’intero stadio Via del Mare, 20mila spettatori, è esploso in un urlo liberatorio strozzato in gola per ben 6 stagioni. Il merito, naturalmente, è di tutti: della società, dell’allenatore, della squadra e dei tifosi. Ma lo è soprattutto dell’allenatore Fabio Liverani, che ha saputo trasferire alla squadra il suo credo tattico, godendo del fatto che la società gli ha messo nelle mani un parco giocatori di prim’ordine. Ricordiamo che il tecnico salentino, che lo scorso anno è stato autore di una grande impresa con la Ternana, aveva sostituito Padalino nella parte finale della scorsa stagione (in panchina appena tre giornate di campionato, dopo una vittoria, un pareggio e una sconfitta). Sotto la guida di Liverani il Lecce, per quasi tutto il campionato, è stato in vetta alla classifica e con un rendimento costatante: ha conquistato 67 punti in 31 incontri, con una serie di ben 22 risultati. Solo nel fi- nale si è registrato un calo dopo il pari con l’Andria e la sconfitta interna con la Juve Stabia. Poi con la vit- toria sul campo della Reg- gina e il concomitante passo falso del Catania, secondo in classifica, ha riportato in auge i giallo- rossi. Ha comunque realizzato il suo obiettivo: riportare i giallorossi in serie B. È ar- rivato al traguardo dopo che i suoi predecessori, ben undici in sei anni, lo a- vevano vanamente inse- guito: Lerda, Toma, Gusti- netti, Moriero, Pagliari, Bollini, Asta, Braglia, Pa- dalino, Rizzo e Maragliulo. La città di Lecce è, come si può immaginare, in festa. Ma prima di chiudere ci preme tracciare un breve excursus storico della compagine salentina che nasce il 1908; divenuta la seconda società della Pu- glia per i campionati di- sputati nelle prime due serie (15 in serie A) con- quistando, tra l’altro, una Coppa Ali della Vittoria come prima classificata in serie B nel 2010. I L’ANDAMENTO DEL TARANTO FOOTBALL CLUB 1927 Il Taranto è rimasto quasi sempre allo stesso livello nella classifica della serie D, tra il terzo e il quarto posto. Preceduto dal Potenza, ca- polista, Cavese e Altamura. Era al terzo po- sto, ma dopo la sconfitta subita dal Potenza (3-0), è ritornata al quarto sorpassata dall’ Al- tamura. Resta solo la gara in casa con la Tur- ris per provare il controsorpasso e chiudere la stagione al terzo posto. L’obiettivo adesso è finire il campionato e vincere i play-off. Il Prefetto di Potenza, per esigenze di ordi- ne e sicurezza pubblica, ha disposto il divie- to di vendita dei biglietti, per tutti i settori, ai residenti nella provincia di Taranto. La deci- sione, che non ha consentito ai tifosi del Ta- ranto di assistere alla partita di Potenza, non è piaciuta al presidente del Taranto, Massimo Giove: «Ammetto che ci sono rima- sto malissimo. Sono rimasto altrettanto ma- le anche quando è stata vietata la trasferta ai tifosi della Cavese a Taranto. Ma dinanzi all’ordinanza di un prefetto dobbiamo accet- tare la sua decisione». Per quanto invece riguarda la posizione del- la squadra: «Dobbiamo cercare di uscire il prima possibile dalle sabbie mobili di questa categoria. Ritengo di aver messo delle basi importanti per giocarci un’ottima stagione l’anno prossimo. [ … ]. Certamente con Caz- zarò (l’allenatore, ndr) stiamo cercando di dare continuità a questo progetto e quindi decideremo insieme gli innesti che più fa- ranno al caso nostro per rendere l'organico competitivo». I L’ANDAMENTO DELLE TRE SQUADRE DELLA PROVINCIA BAT Il Barletta conclude male la stagione calcistica: occupa il 12° posto su 16 squadre, 34 punti, nella graduatoria del campionato di Eccellenza. Al “Di Liddo” di Bisceglie, i biancorossi cedono per 1-0 all’Unione Calcio: decisiva la rete messa a segno, in avvio di gara, dall’ex biancorosso Mignogna, che di fatto condanna Ola e compagni ad attendere gli sviluppi in serie D (decisiva per l’allargamento o meno dei playout sarà l’eventuale retrocessione del San Severo) per capire se saranno necessari gli spareggi per conquistare la salvezza. I tifosi sono delusi e c’è persino chi in modo sbrigativo invita ultras e società ad andare a casa e cercarsi un altro lavoro. O, se proprio vogliono continuare che si creino una società con altro nome, perché Barletta non merita tanta vergogna. ****** L’Andria è partita male ed ha continuato male. Sempre tra gli ultimi posti della categoria C, 16 posto su 19 squadre. Una stagione particolare, ricca di alti e bassi. Indubbiamente è stata una stagione particolare, ma tutti hanno dimostrato di essere veri professionisti. Alla fine, il risultato ottenuto contro il Rende e la concomitante sconfitta della Paganese al “Via del Mare” ha raggiunto l’obiettivo della permanenza nella categoria. Le parole del tecnico della Fidelis, Aldo Papagni, dopo la salvezza ottenuta a Rende: «Avevamo bisogno di non inquinare un girone di ritorno fatto con un ritmo da play-off. Ho chiesto ai ragazzi di fare una prestazione seria e volevamo fare risultato a Rende contro una delle migliori squadre del campionato. I ragazzi hanno fatto qualcosa di straordinario. Non era semplice venir fuori da una situazione come quella in cui ci siamo trovati alla fine del girone d’andata. Sono contento per la squadra, per i tifosi e per la città». ****** Il Trani è ora alll’8 posto, su 16 squadre, nella classifica del campionato di Eccellenza 2017-18. Le sue prestazioni sono andate via via calando rispetto all’inizio della stagione calcistica. La società, presieduta da Michele Amato, sta comunque predisponendo alcune iniziative che mirano a cementare ulteriormente il legame instauratosi tra squadra e tifosi. Massimo Pizzulli, il mister, sta valutando l’opportunità di impiegare qualche elemento meno utilizzato nel corso dell’annata. Gli ultras, intanto, si stanno già mobilitando in vista dell’atto conclusivo della manifestazione tricolore che si svolgerà allo stadio “Bozzi” di Firenze. I L’ANDAMENTO DELLA ASD CALCIO BRINDISI Il Brindisi, che ha sempre dominato la classi- fica del campionato di Promozione, è tornato in Eccellenza. Primi, con 68 punti su 16 squa- dre, i biancazzurri hanno chiuso la stagione con una vittoria (3-2) contro il Racale. Dopo il triplice fischio, la squadra e lo staff hanno salutato i tifosi (circa 3mila) con il tradiziona- le giro di campo. Poi la festa si è chiusa con l'abbraccio fra i tifosi e i calciatori. Festeggia- menti preannunciati e preparati, perché la promozione nella categoria di Eccellenza era stata già acquisita nella precedente vit- toria contro il Racale. Tant’è che la società sportiva del Brindisi, in un comunicato ufficiale: «In occasione del- l’ultima giornata di campionato e della vitto- ria già acquisita, nell’ambito dei festeggia- menti, sono previste alcune iniziative… Tra i tanti ospiti, vi saranno presenti due vecchie glorie artefici di indimenticabili partite in se- rie B, come quella vinta con il Genoa 3 a 0 o della promozione dalla serie C alla B. Due storici capitani: Mario Cantarelli (uno dei più forti difensori italiani di sempre) e Mim- mo Renna (artefice, come allenatore, della mitica salvezza in serie B nel 1974/75)». Sugli spalti del Fanuzzi, accanto al presiden- te Antonio Giannelli, ai soci dell’associazio- ne PerBrindisi, al dirigente storico Piero Sili- berto e al resto dello staff dirigenziale, si so- no rivisti anche i soci Umberto Vangone e Andrea Vertolomo, imprenditori campani di cui si erano perse le tracce dopo il loro in- gresso nella compagine societaria. I

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La Gazzetta della Puglia DA BARI/FOGGIA P 7GENNAIO/APRILE ’18 – AGINA DALLA PUGLIA – In Italia la sanità – scusate il banale gioco di parole – non è sana. A parte poche realtà di eccellenza, il resto è un colabrodo. Una grande macchina mangiasoldi, con scandali a scadenza regolare e disorganizzazione quasi strutturale. I guai aumentano se dal Nord scendiamo al Sud. Prendiamo la Puglia, che pure non è l’ultima delle regioni meridionali. Molte le cose che non vanno, altrettanto i malumori e le proteste, dei cittadini e dei sindaci (anche del Pd, lo stesso partito di Emiliano), dei sindacati e dei partiti, dei medici e dei paramedici. Una delle note più dolenti sono le liste d’attesa. Come si sa, la legge prevede per i casi d’urgenza (attestati dal medico curante) l’esecuzione della visita o dell’esame entro tre giorni dalla richiesta. Ma accade solo per poche prestazioni: visita oncologica, otorinolaringoiatrica, al fondo oculare, spirometria, audiometria, Tac al bacino. Per le altre prestazioni urgenti – una ventina – il sistema sanitario pugliese è inadempiente: colonscopia, 63 (media dei giorni d’attesa); risonanza colonna vertebrale, 49; visita chirurgica vascolare, mam- Malumore e proteste si registrano soprattutto per i ritardi delle visite specialistiche Sanità in Puglia, chiusi 39 Punti di primo intervento mografia ed ecografia mammaria, 42; risonanza prostata e vescica, 39; holter (visita al cuore), 33; visita ortopedica, 28. E via di questo passo. Altro che tre giorni. Naturalmente, chi può si rivolge al sistema privato o emigra in altre regioni. Il presidente della commissione bilancio del consiglio regionale, Fabiano Amati, ha presentato una proposta di legge per cercare di risolvere il problema. Ma è stato come buttare benzina sul fuoco. Tutti gli Ordini dei medici pugliesi si sono ribellati. Tra le varie misure, la proposta prevede la sospensione dell’attività libero-professionale dei medici all’interno dell’ospedale. Infatti accade che, per le visite private intramoenia, cioè a pagamento, i tempi si attesa si accorciano. Lo scopo è quindi potenziare la professionalità pubblica. La proposta Amati prevede anche l’istituzione di responsabili unici aziendali. A quest’ultimi verrebbe riconosciuta la retribuzione di risultato solo se vengano raggiunti gli obbiettivi. Apriti cielo. Oltre ai medici, contro la proposta Amati si è mobilitata, com’era prevedibile, anche il centro-destra. Come andrà a finire? Quella dei camici bianchi è una casta forte, e ben ammanigliata con la politica. Difficilmente Amati la spunterà. Purtroppo, a pagarne le conseguenze, sarà sempre la salute dei cittadini meno facoltosi: che poi è la maggioranza. Ma per i poveri cristi non è finita: l’ 11 aprile scorso la giunta regionale ha deciso di chiudere 39 Punti di primo inter- vento (Ppi) in tutta la Puglia. Do- po gli ospedali, ora tocca a questi altri presidi sanitari. Si tratta di quei luoghi che in molti comuni sostituivano i Pronto soccorso per diagnosi meno gravi. Rife- rendoci solo alla provincia di Brindisi, è prevista la chiusura di Cisternino, Ceglie Messapica, Fa- sano, Mesagne e San Pietro Ver- notico. In questi tre comuni, negli ultimi mesi, è stato già chiuso l’o- spedale. Questo nel Salento. Ma c’è una parte della Puglia, il territorio del Nord Barese (che conta circa 200mila abitanti), che è scandalo- samente penalizzato riguardo i servizi fondamentali della sanità. Per esempio, manca l’Unità di Terapia Intensiva Coronarica. Il sindaco di Terlizzi, Ninni Gem- mato, è ritornato a sollecitare il presidente della Regione Puglia. Lo ha fatto con una lettera uffi- ciale inviata il 13 aprile scorso presso l'ufficio di presidenza. «Caro presidente Emiliano, le chiedo la disponibilità a incontra- re una delegazione del Consiglio comunale di Terlizzi al fine di chiarire criteri, procedure e ri- sorse finanziarie che la Regione Puglia intende mettere in campo a fine di dotare il territorio del Nord Barese di un presidio unico di primo livello». Parole chiare. Ricordiamo che il Nord Barese comprende città come Corato, Molfetta, Terlizzi, Ruvo, Giovi- nazzo e Canosa. I Varata la legge sulla Bellezza DALLA PUGLIA – «La legge sulla Bellezza ha un primo tassello: il riconoscimento del tema all’interno dello Statuto, la Carta regionale di tutti i pugliesi». Così l'assessore regionale Alfonso Pisicchio commenta il via libera della giunta regionale all’integrazione allo Statuto: «... la Regione tutela, valorizza e promuove la bellezza del territorio, del paesaggio e dell’ambiente pugliese». Lo tutela, valorizza e promuove «in tutte le sue espressioni, sia allo scopo di consentire la fruizione prima e incondizionata a tutti». Come si può vedere non sempre la politica disattende i bisogni dei suoi cittadini. Comunque, in un momento così particolare in cui tra l’altro non si riesce ad avere un governo nazionale, fa piacere pubblicare questa breve nota, positiva. Con l’auspicio che ne seguano altre, soprattutto nel settore sanitario: situazione che abbiamo ampiamente riportato nel servizio pubblicato al lato. I Il convegno trae origine dalla visita di papa Francesco a Pietrelcina “Da Padre Pio a don Tonino...” Ed. Youcanprint - di Pierluigi Cascioli Orgogliosi di essere italiani FOGGIA – Presso il teatro del “Giannone” (via Frassati 2) a San Marco in Lamis (Fg), si è svolto il convegno “Da Padre Pio a don Tonino Bello: l’uomo e il suo cammino di salvezza”. L’iniziativa è stata promossa in concomitanza con la visita che papa Francesco: sulle orme di Padre Pio del 17 marzo a Pietrelcina e San Giovanni Rotondo; sulle orme di don Tonino Bello, edopo, il 20 aprile in Puglia ad Alessano e Molfetta. Scrive Martin Buber: «L’universalità di Dio consiste nella molteplicità infinita dei cammini che conducono a lui, ciascuno dei quali è riservato a un uomo». Da qui discende una verità inoppugnabile: ogni creatura umana, che viene al mondo, è un “unicum” ed è per questo che è preziosa per Dio, che le ha riservato un destino di salvezza. Ma questo dipende dalla persona, che deve avere la capacità di capire qual è il cammino giusto, anche servendosi di esempi e modelli straordinari come so- no sia Padre Pio, sia don Tonino Bello. È su questi riferimenti di altissimo significato che il Convegno è stato chiamato a far ragionare e riflettere, perché l’esistenza di Padre Pio e di don Tonino Bello è stata esemplare nella dimostrazione quotidiana che ogni gesto e ogni parola devono essere conformi all’insegnamento che ci viene dalle pagine del Vangelo, nelle quali è presente il Cristo che esorta ad essere degni del nostro Creatore. Il convegno ha avuto il patrocinio di: convento di San Matteo, città di San Marco in Lamis, Iiss “Pietro Giannone” di San Marco in Lamis, Agesci San Marco in Lamis e Volontariato Protezione Civile SM 27 di San Marco in Lamis. Ai saluti istituzionali hanno fatto seguito gli inteventi di: Raffaele Cera, Matteo Coco, Maria Lucia Ippolito, Francesca Pompa, Michele Illiceto, Francesco Lenoci. I Approvata proposta di legge sulla diffusione ed utilizzo dei defibrillatori DALLA PUGLIA – Il consiglio regionale ha approvato all’unanimità la proposta di legge sulla “Diffusione ed utilizzo dei defibrillatori semiautomatici”, primo fir- matario il consigliere Ruggiero Mennea (Pd), che prevede la diffusione e l’utiliz- zo di questi dispositivi in maniera coordinata su tutto il territorio regionale, non- ché la formazione dei soggetti che li utilizzano. Nel testo della legge sono contenute misure di sostegno finanziario per l’acqui- sto dei defibrillatori che saranno definite annualmente dalla giunta regionale. La priorità è prevista per i luoghi di aggregazione e di grande frequentazione o ad alto afflusso turistico, in strutture dove si registra una grande concentrazione di pubblico. I Cosa significa essere Italiani oggi? Qual è la vera identità nazionale di un popolo che spesso si denigra? Qual è il nostro Spirito? Chi siamo noi Italiani? Il libro con la prefazione di Giuseppe De Rita - presidente del Censis (Edizioni Youcanprint, dicembre 2017, pp. 220) fornisce risposte basate su molti dati statistici inconfutabili e sulle analisi di 21 prestigiosi ed autorevoli studiosi, che sono stati intervistati. Il volume lascia sorpresi ed orgogliosi, intende essere un “manualetto di italianità”, fa scoprire molto dell’animo italiano, rifiuta il nazionalismo ma induce all’orgoglio nazionale. Gli Italiani hanno un Dna di stampo realistico e pertanto sono flessibili; hanno un carattere comunicativo. La nostra Nazione ha una congenita sintonia con la Bellezza, per questo ha potuto creare tante opere d’arte. Il volume espone i molti oggettivi dati di fatto che dovrebbero imporci di essere fieri dell’italianità; presenta l’Italia come non l’avete mai vista, opposta agli stereotipi correnti. Punta il faro sulla nostra attuale identità. Mentre quasi tutti sottolineano solo i problemi del Paese, questo libro sfida i luoghi comuni e mette in luce quel tanto che c’è di buo- no in Italia e nel nostro essere Italiani. Gli Italiani compia- no il Miracolo Spi- rituale di credere in sé e costruiscano un nuovo Rinasci- mento italiano. In particolare il li- bro potrebbe inte- ressare: presidi e docenti di tutti i ti- pi di scuola; e gli studenti del trien- nio finale di scuole secondarie di II grado; in ambito u- niversitario, stu- denti e docenti di sociologia e scien- ze politiche. Tutti i popoli hanno virtù e difetti; an- che il popolo italia- no ha difetti; il principale consiste nel fatto che ignora il proprio grande valo- re. L’animo degli Italiani sta cedendo sotto il peso dello sfascismo, che provoca de- pressione. “Acqua alle corde” è il grido che si alza da questo libro, che per ri- generare il nostro Spirito nazionale fornisce acque antiche, ma fresche e vitali. L’ebook (euro 3,99 - codice ISBN 9788827801505) è disponibile sulla pagi- na web dell’editrice e sugli store di tut- ti i cellulari e computer. Il libro (euro 19 - codice ISBN 9788827800553) può es- sere acquistato su Amazon oppure può essere ordinato alla casa editrice o in una delle 4.500 librerie convenzionate con l’editrice. I

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P 8AGINA – GENNAIO/APRILE ’18 DALLA PUGLIA/BARI La Gazzetta della Puglia BARI – Più di un mese fa il governo regionale di Michele Emiliano ha perso il sostegno di Sinistra italiana-Leu. La decisione, come ha ufficializzato Mino Borraccino, è giunta al termine di una lunga serie di dure polemiche e dopo una meditata presa di posizione. In sostanza, del governatore non piace né il modello di “un uomo solo al comando”, né il suo disinvolto trasformismo. È ritenuto, ha affermato Borraccino, «il principale agente del trasformismo nelle scelte di governo», che hanno portato a «una deriva esplicita verso la privatizzazione di assetti strategici di competenza regionale». «In questo quadro desolante – ha aggiunto – non era più sostenibile e spiegabile la presenza di una forza di sinistra in maggioranza. Emiliano vuole una maggioranza ‘pastone’ in cui può esserci chiunque, purché gli dichiari fedeltà». Di sicuro, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la nomina a presidente dell’Acquedotto pugliese di Simone Di Cagno Abbrescia, già sindaco di Bari e leader di Forza Italia in Puglia. È vero: Emiliano, magistrato prestato alla politica, sin dal suo esordio ha ritenuto superate le categorie di sinistra e destra. Ha capito che erano schemi di ostacolo alla propria carriera. E si è dato da fare per creare un suo laboratorio politico, in cui sperimentare nuove formule di alleanze e di governo. Con lo scopo di ridurre all’obbedienza tutti quelli che la pensano in modo diverso da lui. Ma questo modo di fare non ha pagato. Il Contunuano le critiche sulla politica della Regione Puglia Disoccupazione in ascesa G DI P. FILOMENO primo a rimetterci le penne è stato il Pd, che nelle ultime politiche del 4 marzo è calato di 5 punti al di sotto della media nazionale ottenuta dal Pd. Ora tenta di distruggere anche il centrodestra. Con il M5s è più difficile: ci prova da tempo, ma, come tutti sanno, l’osso è duro. C’è chi spera che “homo Emilianus” venga fermato prima delle elezioni del 2019. Intanto i dati Eurostat sono allarmanti per la Puglia, anche se non sono per niente una sorpresa. È tra le quattro regioni italiane (insieme con Calabria, Sicilia e Campania) che ha registrato un tasso di disoccupazione doppio della media europea (7,6 per cento), superiore al 15 per cento. In Europa ci sono altri 31 territori che arrancano allo stesso modo: 13 greci, 9 spagnoli e 5 francesi. Quale politiche attive ha messo in campo Emiliano per invertire la rotta? Quale forma di cooperazione ha incentivato tra scuola e impresa? Quali strategie ha studiato per il mercato delle professioni future? Mentre i giovani del Sud, laureati e no, emigravano all’estero, e continuano a farlo, lui era ed è distratto dal carosello nazionale. Mauro d’Attis, deputato pugliese di Forza Italia: «Preoccupano non poco i dati Eurostat che fotografano la grave crisi occupazionale del Mezzogiorno d’Italia. Spaventa al situazione dove il tasso di disoccupazione inerente la Puglia ri- Chiudono i Punti di primo intervento mane distante di ben 12 punti dalla media europea con un picco di 35 punti del dato relativo alla disoccupazione giovanile. Il merito di questo disastro è da attribuire a 13 anni di governo regionale a cura del centrosinistra che ha saputo puntare a una serie di questioni di principio che non ha fatto altro che scoraggiare imprenditori capaci e che avrebbero investito in Puglia, generando lavoro e crescita per il territorio». È facile parlare in questo modo stando all’opposizione, anche considerando il fatto che neanche il centro-destra ha saputo fare di meglio in passato. Comunque, l’analisi di Mauro d’Attis è condivisibile perché risponde al vero. DALLA PUGLIA – Clamorosa iniziativa della giunta re- gionale. L’11 aprile scorso ha deciso di chiudere 39 Punti di primo intervento (Ppi) in tutta la Puglia. Dopo gli ospedali, ora tocca a questi altri presidi sa- nitari. Si tratta di quei luoghi che in molti comuni sostituivano i Pronto soccorso per diagnosi meno gravi. Riferendoci solo alla provincia di Brindisi, è prevista la chiusura di Cisternino, Ceglie Messapi- ca, Fasano, Mesagne e San Pietro Vernotico. In que- sti tre comuni, negli ultimi mesi, è stato già chiuso l’ospedale (riportiamo a pagina 7 un più ampio ser- vizio). Critiche si sono naturalmente elevate da alcuni rappresentanti politici locali, che peraltro sono del- lo stesso partito di Emiliano, il Pd. Il consigliere re- gionale Fabiano Amati, di Fasano, ha preso l’inizia- tiva di contrastare e modificare la scelta di soppri- mere i Ppi. L’ex onorevole del Elisa Mariano, di San Pietro Vernotico: «Non condivido la scelta di inde- bolire ulteriormente la rete di emergenza/urgenza smantellando i punti di primo intervento allocati negli ex ospedali della nostra provincia, , tra cui quello di San Pietro Vernotico. Sono un presidio fondamentale e un approdo importante per moltis- simi pazienti non gravi che, potendo rivolgersi a questo servizio, evitano di sovraccaricare i Pronto soccorsi già di per sé intasati ed a corto di persona- le, come quello del Perrino di Brindisi». I In occasione del 25° anniversario della dipartita di don tonino Bello vescovo di Molfetta Presentato il libro “Con un’ala sola” MOLFETTA – L’anfiteatro don Tonino Bello, ha ospitato domenica 18 marzo la presentazione del libro di don Giuseppe de Candia “Con un’ala sola”. L’iniziativa è stata patrocinata dal comune di Molfetta col sostegno di Network Contacts. In occasione del 25° anniversario della morte di don Tonino Bello, l’associazione “Molfettesi nel Mondo” non poteva esimersi dal rendere un tributo a un vescovo che è stato particolarmente vicino alle comunità di molfettesi all’estero, cui ha lasciato ricordi indelebili. E lo ha fatto curando la stampa del libro citato in apertura. Nel libro, don Giuseppe racconta, come in un vero e proprio diario di viaggio e non senza emozione, le visite pastorali di don Tonino in Australia, Argentina, Venezuela e Stati Uniti. «Don Tonino – dice Angela Amato, presidente dell’associazione “Molfettesi nel Mondo” – è stato tra i più convinti sostenitori dell’idea di mantenere e rafforzare i rapporti con i nostri concittadini emigrati e con i loro discendenti. Il libro di don Giuseppe rivela l’essenza e la forza dei suoi viaggi presso le nostre comunità d’oltreoceano. Viaggi che poco spazio lasciavano alle formalità e ai convenevoli per concentrarsi sull’incontro con le persone, con i loro problemi, con le difficoltà, con gli smarrimenti...». «Questo appuntamento non è casuale. Abbiamo voluto che i protagonisti del primo evento culturale ospitato dall’anfiteatro don Tonino Bello, fossero proprio i molfettesi emigrati all’estero cui don Tonino non ha fatto mancare la sua vicinanza e la sua guida pastorale», ha spiegato Maddalena Pisani, presidente dell’associazione imprenditori Molfetta che ha promosso la realizzazione dell’anfiteatro-monumento. «Idealmente, saranno qui con noi a ricordarlo nel giorno del suo 83esimo compleanno». È intervenuto il professor Francesco Lenoci, docente dell’università cattolica “Sacro Cuore” di Milano, attento estimatore del pensiero e delle opere di don Tonino Bello. I Tutto è fermo a causa di chi non molla: sono io il premier votato da 11 milioni di italiani Governo, continua l’attesa I DALLA PRIMA (...) Citiamo a caso: Forza Italia, Lega, Quercia, Asinello, Margherita, Italia dei Valori, Pd, M5s, Liberi e Uguali e altri. Che vogliono dire? Niente. Avevano ragione i nostri padri latini: il nome è la cosa. Contemporaneamente, è arrivata la personalizzazione della rappresentanza politica: Berlusconi, Bossi, Di Pietro, Renzi e via elencando. Nel frattempo le sezioni e i giornali dei partiti, le piazze e il porta a porta sono stati sostituiti dai tanti talk show della chiacchiera televisiva. Si è fatto così avanti il marketing politico. Sono gli esperti della comunicazione a suggerire slogan, look, pose, cartelloni pubblicitari, discorsi, eloquio a mitraglia e tecniche di interruzione nei dialoghi mediatici con gli avversari. Naturalmente, ciò ha portato ad alzare la voce e alla mancanza di rispetto reciproco. Così, alla fine, a predominare è il caos, il frastuono. E se si prova a cambiare canale, nella speranza di trovare di meglio, si fa un buco nell’acqua. Il guaio è che per farsi un’opinione sulla politica e sui politici non c’è altra strada che “Porta a Porta”, “Carta Bianca”, “Di Martedì”, “ Piazza pulita”, “Quinta colonna”, “Non è l’Arena” e compagnia bella. Dove, a turno, si avvicendano gli stessi politici, gli stessi giornalisti, le stesse facce, gli stessi temi. Un bla-bla-bla assordante e confuso. Col pubblico che, a comando, batte le mani a ogni piè sospinto. Ora per applaudire una tesi, il momento successivo quella contraria. Scimmie ammaestrate. Uno spettacolo deprimente. Esagerato? Fosse vero. C’è persino di peggio. Chi avrebbe mai pensato al teatrino messo in piedi da Berlusconi, nella sala delle consultazioni al Quirinale, mentre il po- vero Salvini tentava di esporre il pro- gramma del centro- destra? Quel “gioca jouer”, quella conta bambinesca, quella mimica grottesca ha fatto piangere anzi- ché ridere. Per il luo- go, per il ruolo dei protagonisti, per il ri- spetto verso gli ita- liani che attendono il governo del Paese. E tutto per rubare la scena a Salvini. Da qui decine di “me- me”, sfottò video, che hanno subito in- vaso Internet, pas- sando da un telefonino a un altro in modo virale. Viene definita satira dal basso. Chiamatela come volete, ma sempre di ridicolizzazione dei politici e della politica si tratta. Una tristezza infinita. Nel momento in cui scriviamo, il presidente della Came- ra, Fico, sta tentando di formare un governo. Non sarà facile. Forse si passerà a un governo tecnico o del Presi- dente della Repubblica. O, addirittura, si andrà a nuove elezioni. A vantaggio di chi? Nota finale: chi crede che i Cinquestelle siano del tutto sprovveduti, fa un errore di valutazione. Intanto buona parte di loro ha alle spalle un’esperienza parlamentare almeno quinquennale. Poi hanno già imparato i sofismi del linguaggio politico. Una cosa, dicono, è un contratto di governo, un’altra una coalizione. Accusarli di aver fatto un’inversione a “u” rispetto al programma elettorale, serve a poco. Tutti, durante la campagna elettorale, promettono mari e monti. Questo, l’elettorato, lo sa benissimo. Si aspetta, come minimo, che venga mantenuta una parte delle pro- messe fatte. Diversamente, essendo mobile e fluido (post- ideologico), non ci pensa due volte: oggi ti ha portato in trionfo, domani ti butta nella polvere. P. F. G Nella foto da sx: Renzi, Berlusconi, Di Maio, Salvini

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La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA/BARI P 9GENNAIO/APRILE ’18 – AGINA Sua Santità il 17 marzo si è recato in visita nella terra di Padre Pio Il Papa: «Un paese che litiga tutti i giorni non cresce...» DALLA PUGLIA – San Pio, al secolo Francesco Forgione, nacque a Pietrelcina (Benevento) il 25 maggio 1887. Entrato come chierico nell’Ordine cappuccino il 6 gennaio 1903, fu ordinato sacerdote il 10 agosto 1910, nella cattedrale di Benevento. Il 28 luglio 1916 salì a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, dove, salvo poche e brevi interruzioni, rimase fino alla morte, avvenuta il 23 settembre 1968. La mattina di venerdì 20 settembre 1910, pregando davanti al Crocifisso del coro della vecchia chiesetta, ricevette il dono delle stimmate, che rimasero aperte, fresche e sanguinanti per mezzo secolo, che scomparvero solo alla sua morte. Durante la vita, attese unicamente allo svolgimento del suo mistero sacerdotale, fondò i “Gruppi di preghiera” e un moderno ospedale, a cui pose il nome di “Casa sollievo della sofferenza”. Ricordiamo le tappe del processo della sua canonizzazione che sono le seguenti: 20 marzo 1983, inizio del processo diocesano; domenica, 2 maggio 1999, Giovanni Paolo II (papa dal 1978 al 2005) dichiara Padre Pio beato; domenica, 16 giugno 2002, lo stesso pontefice lo proclama Santo. Sabato 17 marzo u.s. papa Francesco è stato in pellegrinaggio in Campania e Puglia nei luoghi del frate delle stimmate: prima a Pietrelcina e poi a San Giovanni Rotondo. A Pietrelcina, luogo di nascita del santo, Bergoglio ha pregato nella cappella dell’olmo. A San Giovanni Rotondo, poi, terzo papa in visita dopo Woityla e Ratzinger (Benedetto XVI, eletto il 2005, dimessosi il 2013), Francesco ha venerato le spoglie di Padre Pio a Santa Maria delle Grazie e celebrato la messa sul sagrato di san Pio, progettata da Renzo Piano. Il papa ha voluto rendere omaggio a questo semplice frate cappuccino, in occasione dei 50 anni dalla morte e a un secolo dalla stimmatizzazione. A Pietrelcina chiede ai fedeli di «… dare testimonianza di comunione» e ricorda ciò che si sta perdendo: «Un Paese che litiga tutti i giorni non cresce, non si costruisce, spaventa la gente... per favore, non spendete tempo e forze a litigare fra voi». «Tutti parlano bene di Padre Pio – continua Francesco – ma quanti lo imitano?». Ha parlato anche dell’esodo dei giovani, «… pregate la Madonna perché vi dia la grazia di trovare lavoro qui». A San Giovanni Rotondo per prima cosa va a visitare i bambini del reparto oncologico dell’ospedale Sollievo della sofferenza. Nella messa davanti a 30 mila fedeli, dopo aver sostato in preghiera accanto alla teca con il corpo del santo, torna a denunciare la “cultura dello scarto” e i “profeti di morte” che «scortano la gente, i bambini e gli anziani, perché G GAETANO CARPENTIERI non servono». È significativo che nonostante sia canonizzato ormai da diversi anni, continuiamo a chiamarlo semplicemente “Padre” Pio, dice Paolo Martinelli, frate minore cappuccino e vescovo ausiliare di Milano, perché per tutti coloro che lo hanno incontrato egli è stato semplicemente un padre; in lui hanno visto qualcuno che si è preso cura di loro, sia materialmente sia spiritualmente, sempre accompagnando e incoraggiando. Ma il pellegrinaggio di Sua Santità, che il successivo 20 aprile si è recato in Puglia a Molfetta ed a Alessano per il 25° della scomparsa di don Tonino Bello (di cui al nostro ampio servizio riportato a pag. 11), continua. La segreteria del Vaticano ha tracciato il seguente itinerario. «Dopo Milano e Carpi, cinque città in tre viaggi apostolici, di cui due con destinazione doppia. È l’itinerario italiano che si appresta a compiere papa Francesco: da Genova a Bologna, passando per Cesena, ma anche da Bozzolo e Barbiana (il 20 giugno), dove renderà omaggio a due preti di temperamento; don Primo Mazzolari (1890-1969) e don Lorenzo Milani (1923-1967). Sacerdoti: parte, voce, espressione della Chiesa che hanno conosciuto l’odore delle pecore, grazie alla capacità di stare in mezzo, davanti e dietro al loro gregge, raccomandata da Bergoglio a tutti i sacerdoti, senza distinzioni. Perché la frontiera non è mai appannaggio di navigatori solitari». I G Nella foto: Sua Santità fra i fedeli pugliesi BARI – Burrata, ricotta, caciocavallo, cacioricotta, pecorino, scamorza ma soprattutto la famosa mozzarella di Gioia del Colle, per la quale si è concluso l’iter per il riconoscimento del marchio Dop. La regione Puglia, dal Salento al foggiano, è terra di formaggi. Sono addirittura 24 quelli censiti. Tra i più apprezzati c’è, come detto, la mozzarella, ottenuta da latte vaccino (e non di bufala) e prodotta un po’ ovunque, ma soprattutto nell’area di Gioia del Colle (Bari). Viene prodotta sin dal Medioevo e per questo non ha bisogno di presentazioni. Ma ci sono molte altre specialità casearie che meritano di essere assaggiate, alcune già note anche fuori regione, altre meno. I casari pugliesi inizieranno a produrre da questa estate la mozzarella di Gioia del Colle Dop (denominazione di origine protetta). Il 20 maggio u.s. è stato pubblicato il decreto sulla Gazzetta ufficiale. La notizia era prevedibile. Con questo atto il governo ha accordato la protezione transitoria, valida solo sul territorio del nostro Bel Paese. Il marchio Dop, spetta invece alla commissione europea, che si esprimerà nei prossimi mesi. Una decisione non certo scontata, perché c’è sempre la possibilità dell’opposizio- Il 20 maggio è stato pubblicato il decreto sulla Gazzetta ufficiale Diventa Dop la mozzarella di Gioia del Colle G DELL’AUTORE ne di uno stato membro dell’Unione. In Puglia si esulta. In Campania, luogo d’origine della mozzarella di bufala Dop, si ribadisce la ferma volontà di contrastare nelle sedi competenti quanto deciso dal governo nazionale. Va ricordato che la specialità pugliese, a differenza del prodotto Dop campano, è realizzata con latte vaccino. Siamo del parere che con un po’ di buon senso la lite giudiziaria in corso si sarebbe potuto evitare, anche per il buon nome delle due regioni. Premesso ciò, il marchio Dop della mozzarella del latte vaccino non è solo una scelta in più per il palato, ma soprattutto una garanzia alimentare per i consumatori, arricchito da un maggior benessere economico per il territorio pugliese. Un vecchio adagio latino, risalente agli scolastici del Medioevo, così recita: «De gustibus non est disputandum (non bisogna discutere sui gusti)». Il marchio garantito della mozzarella di Gioia del Colle non dice che il prodotto è stato realizzato con latte di bufala pugliese, intaccando la specificità campana. Noi ci auguriamo che la commissione europea sia benevole e sensibile nei confronti della richiesta avanzata dai casari di Gioia del Colle riconoscendo così il decreto del nostro governo che temporaneamente accorda la protezione valida però sul nostro territorio nazionale. I Loris Lopetuso, l’andriese ricercatore internazionale ANDRIA – I pugliesi che onorano la loro terra natia sono molti. Questa volta la nostra attenzione è caduta su di un ricercatore. Si chiama Loris Lopetuso, nato ad Andria, ed è il primo italiano, che ha visto il suo nome iscritto nella lunga cronologia dell’albo d’oro del Ccfa Research Fellowhip Award, Premio per la ricerca messo a disposizione dalla Crohn’s and Colitis Foundation of America, una delle principali e più importanti fondazioni americane che finanziano la ricerca in gastroenterologia negli Stati Uniti e nel mondo. Le caratteristiche ed i criteri di selezione di questo “grant”, sono finalizzate a sostenere l’impegno nella ricerca scientifica di giovani medici e nel contempo promuove nuovi percorsi nell’ambito della moderna gastroenterologia. Il progetto di ricerca del dott. Lopetuso – che è stato selezionato come vincitore assoluto e che è stato finanziato per tre anni a partire da gennaio 2014 – si proponeva di valutare il ruolo di un particolare componente immunologico (l’interleuchina - 33) nei tumori del colon ed in particolare in quelli insorti in pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali. L’importo complessivo finanziato è stato di 174.000 dollari e prevedeva una stretta collaborazione operativa tra il team di cui faceva parte il dott. Il dott. Lopetuso, ha certamente meritato questo riconoscimento internazionale che premia insieme alla sua famiglia, la comunità scolastica di provenienza. I

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CRAC DEL COMUNE P 10AGINA – GENNAIO/APRILE ’18 DALLA PUGLIA/SALENTO La Gazzetta della Puglia LECCE – Giancarlo Piccinni è medico cardiologo, padre di tre figli, socio fondatore e ora presidente della Fondazione don Tonino Bello con sede ad Alessano (nella casa che fu del compianto vescovo). La conversazione con il dott. Piccinni inizia con una rivelazione relativa alla Fondazione. «Con i fratelli di don Tonino, la Fondazione l’abbiamo pensata prima che si costituisse, quando don Tonino era ancora in vita. Infatti, rientrato dal viaggio a Sarajevo, ci fu un incontro molto coinvolgente presso una chiesa di Alessano, alla fine del quale ci guardammo con il fratello Marcello – eravamo consapevoli che le cose precipitavano – e ci sussurrammo che non avremmo dovuto dimenticare questo testimone, così (agevolati anche dal fatto che don Tonino aveva destinato la sua abitazione di Alessano a centro di cultura per la pace e la solidarietà), pensammo di riunire tutti gli amici che con don Tonino avevano condiviso un tratto di strada, quelli che gli erano stati amici da sempre, che Intervista al presidente della fondazione “Don Tonino Bello” A colloquio col dottor Piccinni avevano compreso il suo messaggio, che gli erano stati vicini anche nei momenti di incomprensione non facendogli mai mancare il loro affetto». Attività della Fondazione Così dopo la morte di don Tonino, nel 1993, iniziò a prendere corpo la Fondazione con l’intento di creare nelle nuove generazioni la coscienza per la non violenza, la pace e la solidarietà. Oggi l’impegno fondamentale è quello di accogliere quotidianamente i pellegrini che giungono da tutta Italia, sulle orme di don Tonino. Desiderano visitare la casa, la tomba, sentire qualche testimonianza, avere uno scambio di idee. Inoltre la Fondazione si rende presente ai tanti eventi organizzati in tutte le comunità del Salento, più in generale in Puglia e anche in Italia, particolarmente nelle manifestazioni a carattere culturale, promosse da realtà vive all’interno del mondo ecclesiale ma anche del mondo civile, politico, sindacale. Infatti don Tonino con la sua testimonianza, mitezza, autenticità, passione per l’uomo e per Dio ha convinto anche quelli che non erano credenti. «Questo impegno è fedele alle finalità dello Statuto di proseguire l’impegno culturale, pastorale, pedagogico, civile di don Tonino, volto a uno sviluppo della cultura, pace e solidarietà, curando la diffusione del suo pensiero in tutte le giovani generazioni in spirito di dialogo, attraverso l’organizzazione di incontri culturali. Partecipiamo ai corsi della Cittadella di Assisi, i cui atti sono pubblicati nella collana ‘La convivialità delle differenze’. Abbiamo voluto essere presenti nelle scuole per creare una sinergia con i giovani e i ragazzi. Inoltre pubblichiamo un periodico e ci occupiamo di rendere fruibili i libri lasciati don Tonino. Per noi custodire questi libri non vuol dire preservare ma diffondere. Organizziamo corsi di formazione e di cittadi- nanza attiva con l’intervento di personalità della società civile ed ecclesiale. Cito a livello esemplificativo il card. Parolin, Oscar Luigi Scalfaro, Romano Prodi, don Luigi Ciotti, il magistrato Caselli. Mi colpiscono le tante persone, anche illustri, che si commuovono, si inginocchiano e si raccolgono in preghiera sulla tomba di don Tonino. In particolare mi fa piacere ricordare una celebrazione comunitaria lì svolta da parte della Conferenza Episcopale Pugliese». Il collante di queste variegate attività è dato proprio dal presidente della Fondazione. Giancarlo si confida: «Lo vivo da innamorato di don Tonino, trovo che il suo messaggio sia fondamentale per trovare un senso nella mia vita, alla mia professione, alle mie relazioni, don Tonino mi aiuta a cercare Dio e il prossimo, il senso della storia, a crescere, a essere più uomo. Chi si avvicina a questi pastori, che non muoiono mai, trova nella testimonianza e in quello che hanno scritto e detto, la gioia di poter continuare a crescere attraverso la relazione con il prossimo, con Dio, con lo studio, attraverso i libri di don Tonino per trovare la Verità». Il Papa in Puglia È ormai noto che Papa Francesco il 20 aprile prossimo, in occasione del 25° anniversario della scomparsa di don Tonino, sarà a pregare sulla sua tomba ad Alessano e celebrerà poi la messa al porto di Molfetta. Si tratta di un evento molto importante per don Tonino e per noi. Piccinni coglie questa occasione per sottolineare che la decisione del pontefice non lo ha meravigliato. Già nell’incontro che la Fondazione aveva avuto il 14 novembre 2013 a Roma notò che si era creato un feeling particolare, si era subito capito che ci si trovava di fronte ad un pontefice che ricalcava le orme del nostro amato pastore. Quando il Papa aveva annunciato la visita di marzo a San Gio- vanni Rotondo per San Pio, in qualche modo si erano perse le speranze per una visita dedicata a don Tonino. Ma Piccinni aveva subito capito che la visita si sarebbe fatta quando il Papa il 21 gennaio, dal Perù, aveva esortato i vescovi di quella nazione a fare riferimento al vescovo don Tonino, testimone della “chiesa del grembiule” e vescovo libero dal denaro. «Sapevamo che sarebbe venuto ma non immaginavamo proprio il 20 aprile. Il Papa viene per pregare sulla sua tomba, si tratta secondo me di un gesto riparatore di una chiesa che di fronte ai profeti ha un atteggiamento freddo, distaccato, critico, ma è anche un riconoscimento che dà ragione ai percorsi compiuti da don Tonino che ci aveva fatto intravedere dove andavamo, è un puntare il dito verso una direzione di chiesa. Inoltre è una gratifica per gli amici che hanno voluto bene a don Tonino. Forse è anche un bel segno di speranza per il processo canonico di beatificazione». Il presidente Piccinni parla della collaborazione, anche in vista della preparazione dell’accoglienza del Papa, tra le due diocesi di Molfetta e Ugento con la Fondazione. Fa presente che tanti stanno esprimendo il desiderio di voler “toccare” il Papa, anche salendo sull’albero, secondo la metafora evangelica di Zaccheo, ma la cosa più importante è essere vicini alla dolce rivoluzione che lui sta portando all’interno della chiesa e del mondo con entusiasmo e passione. Questa visita però deve avere delle prospettive per il futuro. Per Piccinni deve essere un punto da cui ripartire. «Si chiude un quarto di secolo, caratterizzato da un programma intenso e se ne apre un altro. Dopo il 20 aprile stiamo organizzando un evento importante, una marcia della pace Alessano – Santa Maria di Leuca con tutti i ragazzi delle scuole superiori di Puglia, manifestazione organizzata, tra gli altri, da Fondazione, Ufficio scolastico regionale, Assessorato alla formazione, Diocesi. Mi sembra un evento bellissimo per … ricominciare». Sì, mi pare proprio un bel segno di ripresa e di speranza, affidato ai più giovani, proprio con una marcia, metafora di fatica, di impegno, di entusiasmo, di collaborazione, di sostegno reciproco, di … cammino sulle orme di don Tonino. A. PICICCO PER IL 2° ANNO Castellaneta “Regina del turismo” DALLA PUGLIA – Castella- neta, “Regina del turi- smo in provincia di Ta- ranto”, esempio più che positivo non solo per la regione Puglia ma so- prattutto per l’economia che con il turismo ne sta traendo vantaggio. L’agenzia regionale Pu- glia Promozione ha pubblicato i dati delle presenze turistiche re- gistrate nel 2017. Per il secondo anno consecutivo i numeri delle presenze nella provincia della città bi- mare sono in crescita e Castellaneta si confer- ma così la meta preferi- ta dell’arco ionico, con poco più di 354mila presenze. Un successo determi- nato in particolare dal mare e dalla grande of- ferta di posti letto, tra villaggi e alberghi pre- senti sulla costa. «Un risultato positivo per il nostro territorio – commenta il primo cit- tadino di Castellaneta, Giovanni Gugliotti – che, dai primi segnali sulle prenotazioni 2018, sarà confermato anche quest’anno». I Edizioni Grifo - Autori Salvatore Imperiale e Antonio Resta Sciucamu a tuddi Guida ai giochi tradizionali salentini Con che cosa giocano i bambini e gli adolescenti di oggi, è sotto gli occhi di tutti: cellulari, computer, smartphon, playstation. Videogiochi, inventati e prodotti dai più sofisticati marchingegni tecnologici. Che costringono a stare fermi, per ore, davanti a schermi lampeggianti e a subire martellanti suoni elettronici. Digitano in maniera compulsiva, con facce contratte e sguardi alienati. Spesso soli, al più collegati a distanza con altri coeta- nei. Chiusi in un mondo virtuale, con poca creatività. E colpiti da incipienti malanni, tra cui l’obesità e la psicodipendenza. Tutto grazie al crescente benessere e al rapido sviluppo tecnologico. Ma c’è stato un tempo, che è durato sino agli anni Sessanta del Novecento, in cui i bambini e i fanciulli giocavano e si divertivano senza andare incontro a danni e alienazioni. Vivevano sicuramente in una società più povera, ma crescevano più sani e creativi. Com’erano quei giochi? Chi ha una certa età se li ricorda. Anzi, ne è stato protagonista. Chi scrive è uno di essi. A darne conto, almeno per il Salento, è l’interessante lavoro di Salvatore Imperiali e Antonio Resta: “Sciucamu a tuddi. Guida ai giochi tradizionali salentini”, Edizioni Grifo, 2015, pp. 125). “Sciucamu a tuddi” (“Giochiamo a sassolini”) era un tipico gioco femminile, che è minuziosamente spiegato alle pagine 62-64. Il libro è frutto del contributo di più autori. Salvatore Imperiali (Neviano, 19101995), medico condotto, poeta dialettale e conoscitore delle tradizioni salentine. Autore de “Il mondo perduto” (Lecce, Edizioni del Grifo, 1998), da cui sono tratti i giochi della sua infanzia e inseriti nel presente volume. Antonio Resta (Neviano, 1950), scrittore, che ha arricchito il testo riportando i giochi tradizionali più recenti (di sicuro gli ultimi, prima che si estinguessero del tutto). Luigi Cannone (Lecce, 1955), pittore e appassionato stu- dioso del folclore locale, che ha illustrato i giochi con 20 tavole a inchiostro. In sedici capitoletti vengono passati in rassegna le numerose attività ludiche del tempo che fu. A partire dai giochi dell’infanzia, in cui era la mamma che giocava col figlioletto. Poi si passa alle favole e alle filastrocche, alle carte, ai soldi, ai bottoni, alle biglie di vetro, alle figurine, alla trottola (lu rùculu), al monopattino (lu motopattinu), alla fionda (la frèccia) e via elencando. Giochi poveri, fatti con materiali di fortuna. Con tanta manualità e altrettanta fantasia, si costruivano pistole, fucili e spade di legno, cerbottane da un pezzo di canna, carrettini da pale di fichidindia, carrarmati da un rocchetto di cotone. Giochi semplici e socializzanti, che si svolgevano all’aperto. Alcuni di essi sono durati secoli. Come la lippa, di cui ci sono testimonianze nel Cinquecento. Come i cinque sassolini e la trottola: ci giocavano persino i fanciulli dell’antica Grecia. Questi giochi ora non ci sono più. Svaniti con il declino del mondo contadino. Oggi le strade sono piene di traffico e i marciapiedi pavimentati e invasi da passanti frettolosi e tavolini selvaggi. Un mondo nevrotico, materialista, individualista, in cui ognuno “gioca” per sé e ignora gli altri. Il libro ha senz’altro il merito di far nascere nostalgia nelle generazioni più anziane e, credo, curiosità in quei pochi giovani che leggono. Scrive l’editore, nella premessa: «È un “come giocavamo” che implica un “come eravamo”. Così, nonni e padri potranno riandare con la memoria al mondo della loro fanciullezza, ritrovare o ricreare personaggi e situazioni, momenti spensierati e divertenti. I lettori più giovani, da parte loro, potranno scoprire un mondo sconosciuto, lontano anni luce, nelle condizioni di vita, dal loro mondo tecnologico e nondimeno cronologicamente assai vicino» (p. 4). Ben detto. P. FIL.

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La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA/SALENTO P 11GENNAIO/APRILE ’18 – AGINA Sua Santità in Puglia per il 25° anniversario della scomparsa di don Tonino Bello Papa Francesco in visita ad Alessano e Molfetta DALLA PUGLIA – Il 20 aprile 2018, 25° anniversario della scomparsa di don Tonino Bello, indimenticabile vescovo di Molfetta e presidente nazionale di Pax Christi del quale è in corso il processo di beatificazione, papa Francesco si è recato – in una visita lampo – ad Alessano, per pregare sulla tomba del vescovo, e a Molfetta per celebrare la messa nello stesso luogo che 25 anni prima aveva visto lo svolgimento dei solenni funerali. Mentre da Milano seguivo in televisione i vari momenti della visita, quando ho visto la città di Molfetta in festa per l’arrivo del pontefice, nonostante fosse un giorno lavorativo, benedetta da un clima quasi estivo, con il porto, le barche, le palme, il sole… mi è venuta in mente un’espressione di don Tonino, pronunciata circa 25 anni prima, alla quale al momento non avevo dato molta importanza, ma che ora mi è parsa come una luminosa profezia. Il 30 ottobre del 1992, infatti, quando la malattia era già in fase avanzata, don Tonino aveva celebrato in diocesi i dieci anni di ordinazione episcopale e per la circostanza, oltre alla messa con la comunità cristiana, la civica amministrazione molfettese gli aveva conferito la cittadinanza onoraria e il sigillo della città. In occasione dei discorsi colà svolti, don Tonino, eccezionalmente vestito con gli abiti episcopali perché – ebbe a dire – questo conferimento per lui aveva spessore di sacralità, dopo aver espresso il desidero di voler celebrare anche il 25° di episcopato (sapeva che il male avanzava ma continuava a sperare ed esortava alla speranza…), ebbe ad esprimersi così: «Al 25° sarò io a conferire alla città di Molfetta una onorificenza». Sarà un caso ma ecco che dopo 25 anni arriva il Papa a Molfetta, un evento storico a detta di tutti. Allora la gente non aveva capito, forse aveva pensato ai vaneggiamenti di un malato ... Con questo spirito ho a- scoltato gli interventi del Santo Padre, il discorso ad Alessano e l’omelia a Molfetta, il quale ha citato ben 19 volte don Tonino evidenziando alcune intuizioni e aspetti magisteriali con i quali avverte consonanza e per i quali ha spronato le comunità pugliesi ma anche la Chiesa universale. Ecco qualche suggestione dalle parole del Santo Padre riferite a don Tonino: «Non lo disturbavano le richieste, lo feriva l’indifferenza. Non temeva la mancanza di denaro, ma si preoccupava per l’incertezza del lavoro. Non perdeva occasione per affermare che al primo posto sta il lavoratore con la sua dignità, non il profitto con la sua avidità. Non stava con le mani in mano: agiva localmente per seminare pace globalmente», perché «se la guerra genera povertà, anche la povertà genera guerra». E la pace «si costruisce a cominciare dalle case, dalle strade, dalle botteghe, dove artigianalmente si plasma la comunione». Sulla scorta degli insegnamenti di don Tonino il Papa ha ricordato «una Chiesa non mondana, ma per il mondo», al servizio del mondo, affetta da «una salutare allergia verso i titoli e gli onori», capace di «provare vergogna» per gli immobilismi e le giustificazioni. Una chiesa, quella disegnata da don Tonino, povera per i poveri, grazie anche all’educazione imparti- tagli da mamma Maria, inseguendo il sogno di «una Chiesa contemplattiva, innamorata di Dio e appassionata dell’uomo». E ancora «il cristiano deve rialzarsi sempre, guardare in alto, perché l’apostolo di Gesù non può vivacchiare di piccole soddisfazioni». «Vivere per» è il marchio di fabbrica dei credenti, e il Papa ha invitato la diocesi di don Tonino ad esporre davanti ad ogni chiesa l’avviso: «Dopo la messa non si vive più per se stessi ma per gli altri». Mi sono ricordato di un’altra espressione ascoltata dalla viva voce del vescovo: «Chi non vive per servire non serve per vivere…». Don Tonino, ha ricordato ancora Papa Francesco, «sognava una Chiesa affamata di Gesù ed intollerante ad ogni mondanità», incontrando i «tabernacoli scomodi della miseria, della sofferenza, della solitudine». Perché essere costruttori di pace significa dire no al «disfattismo», a quelli che don Tonino chiamava «gli specialisti della perplessità, i contabili pedanti dei pro e dei contro, i calcolatori guardinghi fino allo spasimo prima di muoversi», per dirla in altri termini: gli sconfitti seriali e gli insoddisfatti sempre in agguato per distruggere, denigrare, con cattiveria, aggressività e sarcasmo. Oltre alle parole Francesco usa anche il linguaggio dei gesti. In particolare mi hanno colpito tre «icone» che ho colto in tv. Poco dopo essere sceso dall’elicottero ad Alessano, il Papa ha iniziato, accompagnato solo dal seguito, il percorso che lo avrebbe portato alla tomba di don Tonino per la preghiera personale. Ha percorso quel tragitto con un fascio di fiori in mano (di solito qualche solerte collaboratore lo passa all’ultimo momento, un po’ come con i fogli dei discorsi) ma in questo caso il Papa ha camminato stringendo quei fiori bianchi e gialli tra le mani: mi è piaciuto interpretare questo gesto quasi come un conforto, se non una riparazione, per le incomprensioni e le amarezze provate in vita da don Tonino, anche ad opera di uomini di chiesa (preti, prelati e pure laici). Poi si è soffermato in preghiera anche sulla tomba della mamma di don Tonino che lo aveva educato alla fede e alla sobrietà di vita (quando il male si era aggravato don Tonino aveva chiesto espressamente di morire a Molfetta, la città dove era vescovo, ma di essere sepolto ad Alessano, la città natale, e vicino alla madre). Inoltre tutte le volte che è salito e sceso dall’elicottero, il Papa ha sempre salutato con una stretta di mano i carabinieri in alta uniforme che rendevano gli onori militari. Evidentemente per lui non hanno funzione decorativa o coreografica ma sono uomini con una storia e un vissuto, e ora erano lì per lui nello svolgimento del loro lavoro: il suo saluto è un segno di gentilezza, gratitudine e apprezzamento. Pochi gesti non scontati ma utili a dare la cifra di una sensibilità e di un modo di essere vescovo… proprio come don Tonino Bello. A. PICICCO G Nella foto: la Puglia in festa accoglie Papa Francesco Su delibera dell’amministrazione regionale della Puglia Nominato Tulipani primo “Garante dei disabili” DALLA PUGLIA – La Regione Puglia si è dotata di un nuovo organismo, il Garante dei diritti delle persone con disabilità, La nuova figura prevista dalla legge regionale n. 19 del 2006 di “Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini di Puglia”, ha compiti di protezione e tutela non giurisdizionale dei diritti dei disabili residenti o temporaneamente presenti sul territorio regionale, al fine di assicurare la piena attuazione dei diritti e degli interessi individuali e collettivi delle persone con disabilità. Sono tante le funzioni e i compiti attribuiti al Garante regionale e individuate nell’ambito della legge e dell’apposito regolamento attuativo. Per questo delicato incarico il consiglio regionale con voto a scrutinio segreto, il 27 marzo, ha individuato il giovinazzese Giuseppe Tulipani (nella foto), con un passato nelle istituzioni (per questo cavaliere della Repubblica), dedicatosi negli ultimi anni alla fondazione e promozione dell’Associazione Angeli della Vita, una denominazione che rappresenta una felice metafora per indicare l’associazione di volontariato per la cura del disagio psichico, con una miriade di attività specifiche e di iniziative di rilievo per sensibilizzare, anche a livello nazionale, su tali problematiche. A Giovinazzo, Tulipani – i cui esordi partono dall’attività di archivista in Vaticano – lega il suo nome ad attività culturali legate al centro studi meridionali “Aldo Moro”, e all’impegno di amministratore locale, culminato con la nomina a vicesindaco di Giovinazzo. Il suo impegno nel sociale ha fatto dire al suo antico maestro, mons. Giovanni Ricchiuti, oggi vescovo di Altamura, che Tulipani è un seme di don Tonino Bel- lo in diocesi di Molfetta. La sua formazione ecclesiale si è perfezionata anche al Nord, in particolare a Mila- no, dove – grazie al com- pianto mons. Tommaso Tri- dente – frequentava gli in- contri all’eremo di San Sal- vatore presso Erba tenuti dal rettore dell’Università Cattolica Giuseppe Lazzati, irrobustendo così la sua personalità e il suo pensie- ro. Lo stesso Lazzati voleva iniziarlo alla carriera pro- fessionale presso il quoti- diano dei vescovi “Avveni- re”. Ma Tulipani preferì la sua terra dove, dopo la pa- rentesi romana, si dedicò al servizio della comunità cittadina in vari ruoli. Questo nuovo incarico, di grande prestigio, visibilità e impegno, gli offre l’occa- sione di accettare nuove sfide, di aprire strade ine- dite, di continuare a difen- dere i diritti dei deboli, sa- pendosi relazionare con i “potenti”. A. P. IL CORSIVETTO DELLA VIGNETTA «L’uomo di carta» I DALLA PRIMA (...) rola: cortigiano, snob, al servizio del capitale, radical chic, esibizionista, cerebrale, privilegiato dal potere. Poi ci sono i nicodemiti: quelli che dissimulano, nascondono le proprie idee, per paura, conformismo o interesse. Tra le figure negative dell’intellettuale, di sicuro sono i peggiori. A noi piace invece “L’uomo di carta”, rappresentato nell’illustrazione di Francesca Filomena. Raffigura un uomo – un letterato, un filosofo, un giornalista? –, naturalmente di carta, piegato davanti a un libro-computer, circondato da oggetti cartacei, seduto su una pila di libri e davanti a una scrivania anch’essa composta di libri. A prima vista sembrerebbe un intellettuale rintanato nel suo studio, intento nelle sue elucubrazioni letterarie, fantastiche, onanistiche. Ma c’è un particolare che smentisce questa apparenza: la finestra aperta, da cui entra un pezzo di mondo esterno simboleggiato da un aeroplanino e un uccello, sempre di carta. E, sotto la finestra, un’altra pila di libri: quasi una scaletta per scavalcare il davanzale e saltare nel turbinio della vita di ogni giorno. Niente torre d’avorio, quindi, ma impegno, condivisione. Con i mezzi a sua disposizione: la parola, la scrittura, la partecipazione fisica in mezzo alla gente della società civile e politica. E, naturalmente, non disdegnando l’uso virtuoso dei nuovi mezzi della rete, non avendo paura dei soliti leoni da tastiera. Forse l’illustrazione emana un’atmosfera da fiaba e questo corsivo sta raccontando un’immagine perfetta e oleografica del vero intellettuale, sia organico o dissidente. No, invece. Siamo consapevoli che le cose, nella realtà, marciano in modo diverso dal modello ideale. Il pensatori liberi hanno sempre faticato a convivere con il potere di turno, che li vorrebbe allineati ai suoi disegni. E molti infatti si allineano. Eppure l’uomo di carta, se vuole, può essere di ferro. Eh, sì, perché – come si dice – uccide più la parola che la spada. È vero, oggi gli intellettuali sono tra gli ultimi. Se si mettono in una lista elettorale, non prendono un voto. Se scrivono un articolo, lo leggono in pochi. Se pubblicano un libro, alla presentazione arrivano quattro gatti. Quando, raramente, dice la sua, viene attaccato dai giornali, dai social network, dai talk televisivi e dai politici: passa per trombone, per noioso, per uno che è lontano dalla realtà, che non produce fatti ma parole, fuffa e non danaro. È finita l’epoca dei Pasolini e dei Sciascia. E pensare che Platone voleva addirittura i filosofi al governo della Polis. Per ritornare a essere motore della cultura e opinion leader, l’intellettuale deve smetterla di presenziare come un prezzemolino nei soliti salotti televisivi, tra urla e sguaiataggine: pensando solo a pubblicizzare il suo ultimo libro, conformandosi alla logica del marketing. Nell’epoca della rete, dove tutti intervengono facendo mostra di sapere tutto, il suo ruolo dovrebbe essere davvero importante: difendere la lingua dall’appiattimento del linguaggio, demolire i luoghi comuni, impallinare le false notizie, rendere giustizia alla vera letteratura rispetto a quella di intrattenimento, saper distinguere il pittore dall’imbrattatele, il poeta dal verseggiatore, il filosofo dal ciarlatano, il politico dal politicante. D’accordo, avrà la sensazione, o la certezza, che saranno pochi i “mi piace” e le condivisioni. Pazienza, è stato sempre così. Non deve comunque desistere. Il tempo gli darà ragione. Certo, ci vuole studio, costanza e coraggio: una trinità che forse compete solo a Dio. P. FIL.

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P 12AGINA – GENNAIO/APRILE ’18 GAZZETTINO SPORTIVO La Gazzetta della Puglia Campionati di calcio leghe professionisti: serie A e B che si disputeranno nei nostri stadi, con riferimento alla Puglia (a pag. 6) Calendario 2017/2018 di tutti gli incontri SERIE A SERIE A SERIE B SERIE B

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La Gazzetta della Puglia LEX SEMPER LOQUITUR P 13GENNAIO/APRILE ’18 – AGINA ROMA – La rottamazione delle cartelle esattoriali non è l’unica via a disposizione dei contribuenti per estinguere le somme a ruolo senza pagare interessi e sanzioni aggiuntive. Un’altra opzione infatti esiste: il cosiddetto Concordato dei piccoli, che consente di far fronte ai debiti con il Fisco in modo coerente con le proprie risorse, ma che per la sua complessità è poco conosciuto. Un’opzione che peraltro si rivolge a tutti: partite Iva, chi non riesce a pagare le rate dopo aver perso il lavoro, piccoli artigiani, chi ha una start up o un’impresa agricola. Il cosiddetto ‘Concordato dei piccoli’ ha potenzialità enormi per il consumatore – può far fronte ai debiti in modo coerente con le proprie risorse – per il creditore e per il bilancio pubblico, stimabile in oltre due punti di Pil. Una norma peraltro priva di scadenza, a differenza della rottamazione delle cartelle esattoriali. COS’È E COME FUNZIONA L’articolo 15 della legge 3/2012 prevede la costituzione degli Occ (Organismi di composizione della crisi, il regolamento contenente i requisiti per gli Occ è nel dm giustizia n.202 del 24 settembre 2014, in vigore dal 2015) – Enti pubblici, Camere di commercio, Ordini professionali – volti a Costi e procedura di una possibilità poco nota e utilizzata per le insolvenze dei privati Il concordato dei piccoli supportare i debitori non fallibili, ossia coloro i quali per legge non possono accedere alle procedure previste dalla legge fallimentare. Quel che informalmente viene definito come “concordato dei piccoli”, è dunque accessibile a chi si trova in stato di insolvenza ma non può né fallire né avvalersi di altre procedure concorsuali per dilazionare i debiti e abbatterli parzialmente tramite accordo con i creditori. La procedura prevede che il contribuente si rivolga dunque ad un organismo di composizione delle crisi (Occ), che nomina – in alternativa ad un presidente del tribunale – un professionista (avvocato, commercialista, notaio) con lo scopo di aiutare il debitore a trovare la soluzione migliore per mettersi in regola (stralci, dilazioni di pagamento, concessione di garanzie, cessioni di credito ed altre misure) con la garanzia dell’omologazione della sezione fallimentare del tribunale. NUMERI Nel 2016 – secondo i dati forniti dal ministero della Giustizia – sono state concluse 152 procedure, in particolare 56 casi di pro- posta di accordo (37%); 82 di piano del consumatore (54%); 11 casi di liquidazione del patrimonio (7%). I costi per il lavoro dei professionisti e la complessità delle tre procedure scoraggiano i debitori. È un professionista (avvocato, commercialista, notaio) nominato dal presidente del tribunale o dall’Occ a vagliare la soluzione migliore. Varie le decisioni lungo la Penisola, fino agli sconti record: a Como il tribunale ha decretato la riduzione dei debiti fiscali di un lavoratore dipendente da 509mila euro a 5mila (89%), da circa 1,4 milioni a 350mila euro a favore di un’imprenditrice, a Busto Arsizio ha limato una cartella Equitalia da 86mila a 11mila euro (-87%). PROCEDURE ATTIVABILI Queste le procedure attivabili dal contribuente: •Piano del consumatore: proposta di rateizzazione debiti, deve essere approvata mediante omologa del giudice (entro sei mesi). •Accordo per enti e imprese non fallibili: deve essere accettato da giudice e creditori del 60% dei debiti. •Liquidazione: patrimonio venduto da un liquidatore nominato dal tribunale, per pagare i debiti. Le spese fisse prevedono un pagamento iniziale di 98 euro alla nomina del professionista e di altri 98 euro alla scelta della soluzione, più tutti i costi del professionista (richiesti per valutare il caso). APPROVAZIONE Il piano del consumatore è la proposta di abbattere e rateizzare i debiti, viene approvato mediante omologa del giudice (entro sei mesi dal deposito del piano) se il debitore è ritenuto meritevole dello sconto. L’accordo presentato da enti e imprese non fallibili richiede che sia accettato dal giudice e dai creditori che rappresentano il 60% dei propri debiti. Con la liquidazione invece il debitore mette a disposizione il suo patrimonio che viene venduto da un liquidatore nominato dal tribunale, con i soldi guadagnati si ripagano i debiti. (Fonte: QuiFinanaza) Pensioni con importo inferiore dal 2019 Ribasso in vista, purtroppo dal 2019, dei coefficienti per il calcolo dell’assegno previdenziale: con lo scatto dell’età pensionabile viene adeguato anche il coefficiente sulla parte contributiva della pensione, per incamerare il fatto che, a parità di uscita dal lavoro, si percepirà l’assegno per più tempo. In soldoni l’assegno sarà di importo inferiore. I nuovi moltiplicatori saranno comunicati con il provvedimenti di adeguamento alle aspettative di vita, atteso per fine anno, e applicati ai trattamenti previdenziale con decorrenza dal primo gennaio 2019. Il coefficiente di trasformazione del montante contributivo della pensione – si legge su pmi.it – scenderà di una percentuale fra l’1 e il 2,5%. Il calcolo riguarda solo la parte contributiva della pensione, quindi penalizza maggiormente coloro che hanno l’assegno completamente calcolato con il metodo contributivo.I lavoratori che avevano già 18 anni di contributi alla fine del 1995 hanno la pensione calcolata con il retributivo fino alla fine del 2012, e solo per la parte maturata successivamente al primo gennaio 2012 il calcolo contributivo. I A far tempo dal 20 maggio cambiano le regole Certificato di revisione auto RISPONDE LO STUDIO TEDESCHI COMMERCIALISTI IN MILANO ROMA – Riguardo ai dati da trascrivere sulla carta di circolazione al termine di ogni procedura di revisione, Aci e Motorizzazione dovranno obbligatoriamente rilasciare al proprietario del veicolo, il documento aggiornato che deve certificare l’avvenuta revisione, o meglio, il cosiddetto “certificato di revisione”. Il personale tecnico dovrà quindi consegnare e annotare l’esito dei controlli effettuati e dei chilometri effettivi. Tutti questi dati saranno registrati sul portale dell’automobilista. A far tempo dal prossimo 20 maggio 2018 e non oltre il 20 maggio 2021, i centri di revisione, dovranno comunicare per via elettronica al ministero dei Trasporti (Motorizzazione), i dati contenuti in ciascun certificato di revisione rilasciato dallo stesso centro. Anche se non è ancora certo, molto probabilmente questa procedura dovrebbe diventare del tutto obbligatoria a partire dal 20 maggio 2018: termine quest’ultimo entro il quale il nostro Paese dovrà adeguarsi alle nuove disposizioni sulla revisione, sancite con la direttiva Ue n. 2014/45. I DATI DEL NUOVO CERTIFICATO DI REVISIONE • Numero di identificazione del veicolo; • targa del veicolo e simbolo dello Stato di immatricolazione; • luogo e data di revisione; • lettura del contachilometri al momento del controllo; • categoria del veicolo; • carenze individuate e livello di gravità; • risultato del controllo tecnico; • data del successivo controllo tecnico o scadenza del certificato di revisione; • nome di chi ha provveduto ad espletare le verifiche, firma o dati identificativi dell’ispettore responsabile del controllo. LA SCADENZA DELLA REVISIONE La revisione ha (nella maggior parte dei casi) una scadenza biennale. Ma, nel caso si tratti di un’auto nuova sarà necessaria un’immatricolazione. In questo caso la prima revisione andrà e- seguita la prima volta dopo 4 anni dall’immatricolazione e le successivamente ogni due anni. Diverso per quanto riguarda un’autovettura usata: in questo caso la revisione andrà eseguita direttamente ogni due anni. Per quanto riguarda taxi e ambulanze il controllo annuale. I COSTI DELLA REVISIONE Il costo della revisione auto, non ha subito variazioni è stabile da circa 10 anni. Di seguito la tabella aggiornata: vi è la probabilità di un eventuale ma ancora ipotetico aumento di 10 euro sull’onere complessivo della revisione, sia per auto che per moto, arrivando quindi ad una spesa totale che ammonterebbe a 76,88 euro contro i soliti 66,88. Di cui: 45 euro alla Motorizzazione; 65,25 euro agenzia Aci: 66,80 centri di revisione e officine autorizzate (di cui 45 euro per costo di revisione + 9,90 euro di Iva 22% + 10,20 euro: diritti Motorizzazione + 1,80 euro: bollettino postale). I AVVISO AI NOSTRI LETTORI Lo studio TEDESCHI & Partners - Commercialisti in Milano cura la pagina (Lex Semper Loquitur). I lettori pertanto sono pregati di rivolgere le loro domande in materia fiscale direttamente a: Tedeschi & Partners, via Correggio n. 19 - 20144 Milano o telefonando allo 02.45485155. Cosa succede se non si passa la revisione Se l’auto non risulta idonea alla revisione, possono verificarsi tre condizioni. 1)- RIPETERE: l’auto non passa una o più prove e deve essere riparata prima di ri-effettuare la revisione. Le riparazioni vanno effettuate entro un mese e la revisione deve avvenire nello stesso centro e va pagata nuovamente tutta la procedura. 2)- RIPETERE, SOSPESO DALLA CIRCOLAZIONE: le prove hanno evidenziato guasti piuttosto gravi e ritenuti troppo pericolosi per autorizzare la libera circolazione del veicolo. In questo caso bisogna riparare in breve tempo l’auto e pagare una seconda revisione. 3)- SOSPESO INTERNO: se durante la revisione vengono segnalati guasti di entità minima, la revisione viene sospesa temporaneamente per effettuare le dovute operazioni e tutti gli accertamenti dovuti, riguardo al corretto funzionamento di ogni singola parte meccanica. Limite contanti 1.000 euro per assegni money transfer L’aumento della soglia a 3000 euro, deciso dalla legge di stabilità, non si applica ai seguenti strumenti di pagamento: • assegni bancari e postali, vaglia postali e cambiari soglia rimane a 999,99 euro e le banche obbligatoriamente sono tenute al rilascio di libretti di assegni bancari e ad emettere assegni circolari muniti già della clausola “Non trasferibile”. Tale clausola sugli assegni bancari e circolari, è obbligatoria per quelli emessi dal 6 dicembre 2011 per importi pari o superiori a 1.000 euro. Gli assegni emessi con tale clausola devono riportare sempre il nome o la ragione sociale del beneficiario. Il cliente può chiedere in forma scritta alla propria banca, il rilascio di libretti di assegni bancari o l’emissione di assegni circolari in forma libera, ovvero, senza la clausola di non trasferibilità, con l’applicazione di un’imposta di bollo, pari a 1,50 euro. In ogni caso, dal 6 dicembre sugli assegni per importo pari o superiore a 1.000 euro deve essere obbligatoriamente apposta la clausola “Non trasferibile”. Stop ai seggiolini senza schienale Permangono le disposizioni (vigenti dall’estate 2017), che nella seconda fase della riforma riguarda i seggiolini auto destinati ai bambini a partire dai 100 cm di altezza in poi. La novità più importante è che permane il divieto della vendita di seggiolini auto senza schienale, perciò tutti i booster (i cosiddetti alzabimbo) dovranno essere dotati di schienale. Inoltre, non sarà più obbligatorio il “sistema Isofix” per i bambini da 1 metro a 1 metro e mezzo di altezza, per cui i genitori saranno liberi di scegliere le modalità di installazione che prediligono. Per chi viaggia all’estero con i bambini è bene conoscere i parametri di riferimento per le regole sui passeggini auto. In Italia, tale termine è fissato a 150 cm. (fonte ANSA) Quando è possibile pagare in contanti oltre i 3.000 euro? Premesso che il trasferimento di contanti, libretti di deposito e titoli al portatore il limite massimo rimane 3.000 euro, tra soggetti diversi, ricordiamo i casi in cui invece è possibile effettuare pagamenti in denaro contante oltre i 3000 euro e sono solo ed esclusivamente quelli operati nei confronti di: Operatori di commercio al minuto e agenzie di viaggio e turismo: autorizzati a ricevere pagamenti di beni e servizi a cittadini stranieri non residenti in Italia. •Prelievi conto corrente: non cambia nulla ma sono stati introdotti de nuovi limiti prelievi in contanti sul conto corrente. •Il limite di pagamento del canone di affitto in contanti, è fino a 3.000 euro in quanto la legge di stabilità 2016 ha eliminato l'obbligo di pagare i canoni di locazione di unità abitative con strumenti idonei alla tracciabilità dei pagamenti come anche l’obbligo per i soggetti della filiera dei trasporti ad effettuare i pagamenti dei corrispettivi relativi ai contratti di trasporto su strada utilizzando strumenti elettronici. A CURA DI GIULIA TEDESCHI

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P 14AGINA – GENNAIO/APRILE ’18 GAZZETTINO MEDICO La Gazzetta della Puglia H I P P O C AT R E S Alcune regole basilari per sapere come prepararsi e come alimentarsi sulla neve Tempo di feste e delizie d’inverno G A CURA DEL MAGGIORE GENERALE (r.) E. I. DOTT. SAMUELE VALENTINO a tavola delle feste natalizie e del periodo invernale in generale è varia, gustosa e soprattutto ricca di alimenti calorici. Indubbiamente il clima più freddo giustifica il consumo di una maggiore quantità di calorie, rispetto all’estate, per mantenere costante la temperatura corporea. Quindi, è logico che i piatti invernali siano più calorici, anche se è importante non esagerare sia con le quantità sia con i grassi, mantenendo varietà ed equilibrio nella scelta delle pietanze. Ed è opportuno dare molto spazio alla frutta di stagione, ricca di vitamine e minerali, come ad esempio gli agrumi, ricchi di vitamina «C» importante per potenziare le difese naturali e per assorbire il ferro contenuto negli altri alimenti. Importanti sono i cavoli e la zucca, ricchi di vitamine, potenti antiossidanti, minerali e fibre, nonché i legumi contenenti vitamina «B», «PP», calcio, fosforo, ferro e aminoacidi essenziali. Alimento energetico, digeribile e nutriente, ricco di sali minerali, è la frutta secca, tipicamente invernale anche se nella nostra tavola è presente ormai tutto l’anno. Grazie alla lunga conservazione veniva in passato consumata in forti quantità dai poveri come alternativa e dai benestanti come supplemento di una cucina più ricca e grassa. Mandorle, noci, nocciole, castagne e marroni, uvetta, fichi, pistacchi, pinoli possono essere gustati ai pasti da soli o nei dolci, nei ripieni, nelle insalate e nelle salse (pasta di marzapane, torrone, nocciolato, castagnaccio, pesto...). In inverno pensare di evitare a tavola gli abbinamenti sbagliati – per esempio carboidrati e proteine nello stesso pasto – può non essere sufficiente. Bisogna soprattutto non eccedere con i grassi, che rallentano la digestione, e con gli zuccheri che aumentano l’apporto calorico. Una grossa fetta di pandoro o panettone con la panna o la crema pasticciera dopo un pasto di 3-4 portate è decisamente eccessivo. Sarebbe buona norma ridurre le quantità e la farcitura finale e limitarsi ad assaggi, associati ad un po’ di movimento quotidiano. Nei menù invernali e natalizi in particolare non dovrebbero mai mancare le verdure cotte e crude, le cui fibre ral- lentano l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri. E dopo gli eventuali eccessi alimentari o qualche abbuffata di troppo come mettiamo a posto stomaco e intestino? Scegliendo minestroni, verdure, legumi, bere abbondante acqua naturale, mangiare carni bianche e pesce. Non serve a nulla digiunare o seguire diete drastiche, perché l’organismo può essere stressato dalle restrizioni. I golosi devono ricordare che l’arma migliore per combattere gli eccessi è il movimento. Basta fare attività fisica per contrastare il rischio di ingrassare e I benefici della pillola anticolesterolo Un farmaco utilizzato comunemente per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue avrebbe anche un benefico effetto collaterale. Ciò sarebbe in grado di aumentare la capacità di camminare in tutte quelle persone che, a causa dell’indurimento delle arterie periferiche, soffrono di forti dolori alle gambe. Tanto emerge da uno studio dell'istituto «Usa Women’s hospital» di Boston. L’ispessimento e l’indurimento delle arterie periferiche è una condizione collegata allo sviluppo dell’aterosclerosi e sfocia sovente in dolori alle gambe. Lo studio dell’hospital di Boston ha preso in considerazione 354 anziani: i soggetti sono stati divisi in due gruppi. Al primo di questi è stato somministrato un placebo. Al secondo invece sono state somministrate dosi di atorvastatina (un farmaco anticolesterolo). Coloro che hanno assunto abitualmente il farmaco si sono visti così ridurre i dolori invalidanti alle gambe, oltre a vedersi ridurre i livelli di colesterolo. Intanto, sempre dagli Usa, giunge una interessante notizia, pubblicata di recente dal Jornal of the National cancer Institute: il tasso di mortalità legato alle forme più diffuse e pericolose del male del secolo, il tumore ai polmoni, al seno, alla prostata e al colon, sarebbe in netta discesa nel corso degli anni novanta. Lo studio dal titolo «Annual Report to the Nation on the Status of Cancer 1975-2000», precisa come i progressi scientifici nello studio delle cause del cancro, così come lo sviluppo di tecniche sempre più mirate e di metodologie di prevenzione sempre più accurate, stiano dando finalmente i loro frutti. permettersi qualche peccato di gola. È sufficiente camminare tutti i giorni per 30 minuti di buon passo, oppure nuotare, correre, sciare, andare in bicicletta o perfino ballare. SAMUELE VALENTINO CONSIGLI PER CHI RUSSA Chi russa molto, forse non lo sa, rischia l’infarto. Chi deve correre ai ripari sono quei soggetti che di notte russano molto e di giorno gli capita di addormentarsi. Per queste persone è consigliabile farsi visitare in un «Centro del sonno», non perché sonnolenza diurna e russamento siano fatti gravi in sé; ma indubbiamente sono una spia dei sintomi della sindro- me delI’apnea ostruttiva, vale a dire una frequente difficoltà di respirazione che studi recenti hanno inserito tra i fattori di rischio maggiore cardiovascolare e cerebrovascolare. Questo tema è stato affrontato e discus- so dalla Società italiana di neurologia. In merito è stato sottolineato il reale pe- ricolo conseguente il russamento per le arterie cardiache e cerebrali. Per i russatori abituali il rischio di ictus cerebrale ha una incidenza pari al dop- pio. «I sintomi del russare forte con a- pnee notturne frequenti (più di 10 ogni ora) sono soprattutto – è stato spiegato – l’obesità, con indice di massa corporea». Recentemente si è scoperto che uno dei sintomi dei russatori con apnea ostrutti- va è l’alzarsi più volte durante la notte per urinare. Tra le soluzioni più semplici – consigliano gli esperti – perdere peso e poi evitare la posizione supina nel dor- mire. I Alcuni consigli da seguire soprattutto per chi va in montagna La tosse, fastidioso disturbo della stagione fredda Uno dei più frequenti sintomi del raffreddamento delle vie respiratorie è la tosse. È un disturbo del quale un poco tutti qualche volta abbiamo sofferto. Si manifesta in particolar modo nei periodi invernali. Dobbiamo subito sottolineare che la tosse prima di essere un disturbo è un meccanismo fisiologico. Di norma questo è un sintomo che mette in atto il nostro corpo, allo scopo di espellere qualche corpo estraneo che ostruisce le vie respiratorie, il più delle volte trattasi di muco. Molte possono essere le cause di insorgenza della tosse; in questo articolo ci riferiremo esclusivamente a quella insorta in maniera acuta, per raffreddamento delle vie respiratorie. Per quanti invece soffrono di un disturbo cronico è consigliabile che si rivolgano dal medico per una più precisa diagnosi e terapia. È il caso dei fumatori i cui polmoni sottoposti allo stimolo irritativo continuo del fumo hanno tosse durante tutto l’anno indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. Al- tre volte il sintomo tosse può essere il primo segnale di altre malattie a esempio disturbi cardiaci. Cuore e polmoni sono infatti organi strettamente collegati tra loro, (si parla infatti di “unità funzionale”) per questo motivo quando si ammala uno è consigliabile controllare lo stato di salute dell’altro. Ci sono persone che si ammalano raramente di questo disturbo, mentre altre ne soffrono a ogni minimo raffreddamento. Evidentemente in queste ultime sono ridotte le capacità difensive dell’organismo. In ogni caso si può attuare una terapia preventiva con oligoelementi che aumenti le capacità difensive. Si potrà assumere a giorni alterni una dose di manganese-rame e rame-oro-argento; iniziando nel periodo autunnale per tutto l’inverno. Una dieta equilibrata sarà particolarmente efficace nel prevenire i disturbi da raffreddamento. Si sa da tempo che i disturbi intestinali di varia natura riducono le capacità di difesa del nostro corpo alle ingiurie esterne. In questi casi un’esposizione ad aria fredda farà insorgere più facilmente disturbi a carico delle vie respiratorie. Non sono rari i casi in cui il riaggiustamento delle condizioni intestinali ha consentito la remissione di disturbi resistenti a qualsiasi terapia. Si cercherà di mangiare poco, consumando cibi leggeri e freschi, frutta e verdura. Durante i periodi di epidemia influenzale, per aumentare ulteriormente le resistenze del nostro organismo, sarà utile integrare la dieta con l’assunzione di vitamine, particolarmente utile è la vitamina C. La dose giornaliera da assumere potrà oscillare da o.5 gr. a 1 gr. al dì. Nei periodi invernali si consiglia di ridurre l’assunzione di zucchero, in modo particolare quello bianco, e di tutti quelli alimenti che lo contengono. Tutte queste sostanze infatti riducono il potere di difesa del nostro organismo, rendendolo più esposto alle malattie da raffreddamento. Terapia omeopatica. Ribadiamo prima di tutto un concetto riferito molte volte. Perché il farmaco omeopati- co sia efficace è bene indivi- duare le caratteristiche del sintomo che vogliamo cura- re, nel caso specifico, della tosse. Aconitum. Tosse sec- ca, rauca, insorta repenti- namente e nello stesso gior- no nel quale si è preso il freddo. Può essere presente febbre alta, però il paziente non è sudato. Belladonna. Risolverà quella tosse secca, stizzosa, determinata da una sensazione di pizzicore in gola. Se il malato ha feb- bre alta, la faccia rossa e la pelle sudata. Bryonia. Tosse secca, il paziente avverte dolori in tutto il torace. Nor- malmente la tosse insorge lentamente, dopo esposi- zione al freddo umido. Può essere presente anche feb- bre. In questo caso le muco- se sono molto secche e il pa- ziente ha sempre sete. Dro- sera. In un certo qual modo è il farmaco d’elezione della tosse. È indicata nella tosse secca, spasmodica, con crisi spasmodiche, senza inter- valli. Peggiora di notte quan- do si va a letto. La tosse è talmente forte che il pazien- te istintivamente si porta le mani al petto per i dolori che accusa. I Benessere e salute Contraccezione, arriva in farmacia la “biopillola” Klaira È nelle farmacie una pillola bio per una contraccezione sicura quanto il contraccettivo orale tradizionale, ma ha il vantaggio di essere fatta con un ormone naturale, sostanza del tutto identica a quella prodotta nel corpo delle donne nelle ovaie. Klaira, questo il nome della “biopillola”, offre una contraccezione più naturale, spiegano i ginecologi. Il jolly della pillola bio sta nell'ormone estrogeno che la compone, l’estradiolo valerato (identico a quello prodotto dalle ovaie). Malattie al cuore, prima causa di decesso nell’Ue Ogni anno le malattie cardiovascolari provocano oltre 4,4 milioni di decessi in tutto il continente europeo e oltre 2 milioni nei Paesi dell’Ue. Si tratta del 48% di tutti i decessi nel continente e del 42% di quelli che si verificano nell’Unione Europea. Sono i “numeri del cuore”, forniti dall’European Heart Network al Congresso della Società Europea di Cardiologia (Esc), presieduta dall’italiano Roberto Ferrari. La malattia coronarica in Europa, inoltre, costituisce da sola la più comune causa di morte prima dei 65 anni di età. Altissimi i costi sostenuti dai diversi sistemi sanitari nazionali. Scoperto il batterio responsabile del cancro al colon A provocare il cancro al colon, tra le principali cause di morte al mondo occidentale, potrebbe essere un comune batterio della diarrea, il “Bacteroides pragilis”. Si tratta di un microrganismo presente nel 35% di adulti e bambini e sarebbe responsabile delle infiammazioni che, successivamente, possono portare al cancro del colon. La scoperta è opera di una ricerca della Johns Hopkins University di Baltimora (Stati Uniti), pubblicata di recente sulla rivista prestigiosa “Nature Medicine”. I

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La Gazzetta della Puglia RECENSIONI P 15GENNAIO/APRILE ’18 – AGINA EDIPUGLIA – di Davide Balestra Gli Imperiali di Francavilla Ed Munni - di Cosimo Russo Per poco tempo I DALLA PRIMA (...) sacrificandone una per salvare quella pontificia. Gli Imperiali erano una famiglia di mercanti-banchieri della Repubblica ligure che, in virtù del loro consistente potere economico, divennero feudatari e in seguito nobili. Al contrario di molti feudatari del tempo, portarono benessere economico e cultura nei territori acquistati. Trasformarono dei piccoli borghi in vere e proprie città. Introdussero l’artigianato e l’arte. Migliorarono l’agricoltura e il commercio dei prodotti agricoli. Furono filantropi, creando istituzioni a favore dei deboli. L’architettura privata, a opera dei ricchi agrari, fiorì su imitazione del modello di casa Imperiali. Scrisse, nella sua “Storia di Francavilla Fontana”, Pietro Palumbo: «Trovarono la nostra Terra nelle misere condizioni d’un villaggio, e la lasciarono città ricca di nobiltà, di titoli, di edifizi. Altrove il feudalesimo immiserì i vassalli, qui tra noi li arricchì». Alla fine del Settecento, con la morte di Michele IV (1782) che non ebbe figli, finì l’era degli Imperiali in Terra d’Otranto. Avevano dominato la scena per due secoli. Il segno del loro passaggio è rimasto intatto e visibile, anche se le classi dirigenti che sono venute dopo non sono stati capaci di ereditarne lo spirito e i risultati. In campo storiografico, molto è stato scritto in merito. Piccoli saggi sparsi su riviste specializzate o testate di larga diffusione. Anche libri, ma soprattutto sul patrimonio urbano, architettonico e artistico. Poco e incompleto invece sul casato. A colmare questa lacuna ci ha pensato Davide Balestra, con il saggio scientifico: “Gli Imperiali di Francavilla. Ascesa di una famiglia genovese in età moderna” (Edipuglia, Bari, 2017, pp. 272, euro 35). Si tratta del 31esimo volume della collana di studi storici patrocinata dai Dipartimenti di Studi Umanistici dell’Università di Bari e Foggia. L’autore è un giovane laureato in lettere mo- derne all’Università del Salento di Lecce, che ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell’Europa moderna e contemporanea presso l’Università di Bari. L’opera, rielaborazione della tesi di dottorato, ha vinto la prima edizione 2016 del premio Edipuglia Renzo Ceglie. È la prima ricostruzione organica della famiglia degli Imperiali. Storiograficamente, si inserisce nel filone di studi sulle famiglie nobiliari di antico regime. Il saggio è diviso in tre parti. Nella prima, viene analizzata la formazione e il consolidamento del patrimonio: acquisto e amministrazione del feudo; scelte testamentarie, strategie successorie e politica matrimoniale. Nella seconda: i ruoli, le relazione e gli affetti all’interno della famiglia, facendo emergere anche le figure parentali più deboli, come i cadetti e le donne. Nell’ultima parte, si illustra la vita pubblica degli Imperiali: il rapporto con la Spagna, soprattutto quando svolgevano l’attività di mercantibanchieri; il ruolo politico nel Regno di Napoli, quando divennero principi; la carriera mutilata dei due cardinali Imperiali, Lorenzo e Giuseppe Renato, entrambi destinati al soglio pontificio, ma ostacolati dalla monarchia spagnola (la stessa che ne aveva favorito la carriera). Il lavoro è stato condotto su fonti edite e inedite. L’autore si è servito della letteratura già esistente (per esempio, il libro di Edoardo Grendi sui Balbi) e la ripresa degli studi sulla feudalità in età moderna. Fondamentale la ricerca in diversi Archivi di Stato: di Madrid, Genova, Firenze, Napoli e della collegiata di Francavilla Fontana. Arricchiscono lo studio: in appendice, l’albero genealogico della famiglia Imperiali, marchesi di Oria e principi di Francavilla – sette feudatari – ; una nutrita bibliografia e un ampio indice dei nomi. PIETRO FILOMENO L’autore, poco più che quarantenne, è venuto a mancare troppo presto al suo mondo, alla terra salentina e agli affetti familiari e amicali. Ricco di interessi, Cosimo Russo – per tutti Mimmo – ha avuto la passione per la poesia sin dall’adolescenza. Pensava, componeva, scriveva e … conservava, restio a una pubblicazione. La poesia restava un moto dell’anima da offrire in lettura, direttamente dai suoi quadernoni, a familiari, amici ed estimatori. Negli ultimi tempi quasi un presagio aveva selezionato alcune poesie per la pubblicazione, che purtroppo vede la luce dopo la sua scomparsa. Restano quindi diversi componimenti in attesa di essere conosciuti dal più ampio pubblico, da parte della infaticabile mamma Luigina Paradiso, curatrice del volume. Tante altre poesie, poi, sono rimaste nel cuore di Mimmo. Ce lo dice lui stesso: “Le poesie più belle mai le ho scritte/ le ho lasciate lievitare nello stupore dello sguardo/ custodite nello scrigno del non detto/ prigioniere della gabbia amorevole del cuore/ orfane di confine e di parole/ le ho nutrite di silenzi”. Nello scorrere dei versi, brevi e intensi, che dicono il sentire dell’autore, vi sono immagini che danno la cifra della vita di Mimmo. Sulla carta guizzano i suoi sentimenti le- gati a contesti di feste, di stagioni e mesi che si avvicendano, di paesaggi che sono luoghi dell’anima, di persone che hanno spazi importanti nella sua vita. Emerge un grande amore per la sua terra e i suoi scorci, anche quelli più quotidiani, come le stazioni, uguali nei diversi paesi, luoghi cari che si allontanano, ma “sono sempre lì ad aspettarti”, come via Isonzo, con le seggiole sull’uscio della case e le anziane signore che recitano rosari nei pomeriggi d’estate, sullo sfondo di composizioni floreali della natura, con il treno della sud est e la pietra di muretto di confine. Mimmo, “Principe dell’immaginazione” che “vaga nell’eternità”, da qui dialoga con la luna e racconta il suo sentire, si tuffa nei ricordi di un passato “a cui chiede asilo”. Questo contesto gli offre gli elementi per scrivere la sua “lettera al mondo” ed esprimere il suo “sentire la vita”. Mimmo ci ha lasciati troppo in fretta ma ora vive nei suoi versi che celebrano il profumo dei fiori e dei paesaggi salentini che hanno forgiato e temprato la sua esistenza. Mimmo ha tanto amato, con la consapevolezza che gli “innamorati sanno di essere immortali”. In effetti è proprio l’amore che rende immortali. L’amore di chi va e di chi resta. A. PICICCO Montanaro Editore – a cura di Pietro Filomeno TESTIMONIANZE DI UN COMUNISTA DEL SUD Angelo Rochira: 1960-2012 “Testimonianze di un comunista del Sud. Angelo Rochira: 1960-2012” è l’ultimo libro pubblicato da Montanaro Editore (Francavilla Fontana, 2018, pp. 123, euro 10) che raccoglie le riflessioni e i ricordi di uno storico esponente della sinistra di Francavilla Fontana sotto forma di autobiografia. Il lavoro è a cura di Pietro Filomeno. Leggendo il volume, che si contraddistingue per una prosa chiara e scorrevole, si ha la percezione che i fatti narrati non siano esclusivamente un testamento politico di un protagonista della vita pubblica di una cittadina pugliese, ma l’istantanea di quello che il Pci ha rappresentato per intere generazioni postbelliche. Angelo ha attraversato il ‘900 postfascista della provincia brindisina e tarantina. Nato nel 1938 a San Marzano di San Giu- seppe, ad agosto avrebbe compiuto 80 anni, ci ha lasciati il 25 novembre 2015. Sulla scia dei grandi leader della tradizione contadina, era un autodidatta ed ha militato nel Pci francavillese dal 1962 al 1975. In questo arco di tempo ha ricoperto la carica di segretario del partito, di consigliere comunale, di componente del Comitato provinciale del Pci e del Consiglio di amministrazione dell’ospedale “Dario Camberlingo” di Francavilla Fontana. Dopo la travagliata uscita dal Pci, ha militato nel Psi, nel Psdi e nel Pcdi. La sua attività politica si è interrotta nel 2012, quando il Pcdi, allora guidato da Marco Rizzo, non fu più rappresentato in Parlamento. Come è facilmente immaginabile il libro è ricco di fatti e personaggi che hanno caratterizzato la vita cittadina e che per le nuove generazioni sono solo dei nomi senza volto. Forse proprio conscio di ciò Angelo ci ha voluto lasciare la sua testimonianza per raccontare come successi e insuccessi siano frutto di un lavoro corale e non della iniziativa di leader isolati. Scorrendo le pagine del libro, si ritrovano così nomi noti, quello di Antonio Somma su tutti, e nomi meno noti, che danno il senso di una comunità. E anche una voglia di riscatto, che con gli occhi di oggi pare essere ancora più rivoluzionaria. La storia ha voltato le spalle a quelle lotte e a quelle figure prendendo una direzione diversa. Resta attualissimo però il senso di appartenenza ad una ideologia, molte volte conosciuta solo con un formulario statico, e la voglia di condivisione di quei giovani degli anni ’60. Risulta difficile oggi, per chi è cresciuto coccolato dalla televisione, dal consumismo, dal mito del successo e fuori dal clima della guerra fredda e degli anni di piombo, comprendere cosa erano i partiti di massa ed in particolare cosa era il più grande partito comunista d’Europa. Rochira, con il suo racconto, che inevitabilmente diventa anche spirituale oltre che politico, ci permette di intrufolarci in quel milieu e di assaporare il calice amaro delle sconfitte, la gioia per i successi, la voglia di riscatto dei braccianti, il guanto di sfida lanciato ai “padroni” ma anche i tradimenti, le lotte per il potere e gli intrighi. In queste appassionate memo- rie si ritrova il senso delle paro- le di Gaber, che nel suo “Qual- cuno era comunista”, cantava: «Qualcuno era comunista per- ché aveva bisogno/di una spin- ta verso qualcosa di nuovo/per- ché sentiva la necessità di una morale diversa./Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno/era solo uno slancio/un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita/Qualcuno era comunista perché con ac- canto questo slancio/ognuno era come più di se stesso/era come due persone in una/da una parte la personale fatica quotidiana/e dall’altra il senso di appartenenza a una razza/che voleva spiccare il vo- lo, per cambiare veramente la vita/no, niente rimpianti/forse anche allora molti avevano a- perto le ali/senza essere capaci di volare, come dei gabbiani i- potetici». Angelo aveva certamente aper- to le ali ed è il caso di scoprire quali traiettorie ha seguito il suo volo. VINCENZO SARDIELLO

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