Fanzin - Numero Dieci

 

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Fanzin - Numero Dieci

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Primavera duemiladiciotto – Numero dieci www.fanzin.it €uri 0,00 Il numero dieci. Per noi cresciuti nei campetti a sbucciarci le ginocchia e a rincorrere la palla ha un solo significato: quello di chi con il pallone ci fa dribbling, finte e tiri a giro e ha una gran sborata. E’ quel numero che, quando ai miei tempi si giocava facendo la telecronaca di Pizzul, era sulle spalle di Robi Baggio e un po’ tutti, almeno per un giorno, l’abbiamo sognato. Il numero dieci è quello che unisce la classe, l’eleganza e la fantasia. Bene, ora che avete pensato a tutte queste belle cose dimenticatele pure. Qui di classe ed eleganza ne troverete poca, anche se si tratta del numero dieci. Tuttalpiù ci potrà essere della fantasia, quella si che ne abbiamo a iosa. E se proprio vogliamo continuare il paragone diciamo che questo numero più che un fantasista rappresenta un mediano un po’ appesantito, di quelli che vedi nei campi amatoriali di provincia e che giocano con la maglia attillata anche se è una XL. Di quelli che mangiano le lasagne prima di giocare e si fanno birra e paglia finita la partita. Uno di quelli che si presenta con la fiatella d’alcol nello spogliatoio. Uno di quei giocatori che va avanti con l’ostinazione e anche se passano gli anni non si rassegna agli acciacchi e alla sua corsa sciancata. Insomma, uno di quei giocatori che comunque vada non smette di sognare.

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Chiavo un vallo, vado all'over 30 a cesenatico per dimostrarlo. La so come fare. Ho già due o tre intorti con delle tipe su badoo che non sono trans. Ciao, ciao, parlano e muovo la testa. Il principio è quello antico dei sumeri sull'idraulica: un vaso si svuota e uno si riempie, l'energia potenziale del fluido incomprimibile di cazzate si sposta inesorabilmente da A verso B facendo salire le mie percentuali di successo. Ovviamente è un bluff, B non trattiene nulla. Ad un osservatore attento non sfuggirebbe il mio cadenzato assenso col viso a qualsiasi cosa ogni 5 secondi. Fa parte dell'equazione vincente. "Finalmente un uomo buono che mi ascolta!". Che poi non è neanche tanto bella ma è buio e i miei amici sono sposati e a casa con figli. Nessuno mi prenderà per il culo domenica sera al bar perché sono andato con un gabinetto. Sorrido e lei vede i miei denti onesti e luccicanti. Scaccomatto! La tipa va in estasi e si arriccia i capelli. Oltretutto mi lavo e ne ho metà della vinta, qua puzzano tutti come capre, ascelle pezzate, odori di piedi di piscina misto cloro, aliti tabacco-menta - vomito. All'occorrenza esperto modaiolo, abile contabile, studente universitario, gay, grezzo metalmeccanico, sovversivo cibernetico e politicante. Come in una partita a poker leggo le intenzioni della tipa e mi presto a farle vedere ciò che desidera. É fatta, saliamo in macchina. Lei non è un granché ma io sono figo ed è quello che conta. Ho lo specchietto retrovisore puntato sui miei glutei sodi che danzano sulla carne di marta, clara, ingrid.. Bho. Sono vicino a Dio! In un ostrica diamantata cappeggio un concilio di scimmie impazzite che inneggiano cartelli contro l'envirolment pollution. Aaaaaarghh!!! Che gran bella goduta! Ci scambiamo i numeri, su badoo non l'avevamo fatto. Spero di rivederti fa lei, ti amo faccio io. Domani il venditore del folletto che mi ha bussato alla porta due giorni fa riceverà un messaggio amoroso da un katamarano speranzoso. Storie d’infanzia di un immigrato Le canne Da ragazzo sono cresciuto con il Veneziano ed è stato proprio il Veneziano ad iniziarmi alle canne. Fu durante un capodanno. Il Veneziano era già un pro ma si sentiva solo per cui voleva coinvolgere tutti nel suo hobby proibito. Con me ci si era messo di impegno e mi aveva frantumato i coglioni sino allo sfinimento con ste canne e l’afro. Alla fine avevo ceduto e avevo accettato il cannone che girava. Mi parve una gran cagata e quel capodanno non provai i famosi sballi decantati dal Veneziano. Il Veneziano parlava di esperienze mistiche degne di Castaneda, viaggi interstellari con colori sfavillanti, suoni amplificati e benessere pervadente. Quello che vedevo da fuori era un sorriso ebete stampato sulla faccia del Veneziano e una faccia di disgusto quando tirava nella canna. proprie voglie senza indagare, in questo caso il Veneziano non aveva indagato sulla fragilità delle proprie ossa. Amava il calcio ma non aveva il calcio. Succedeva che ogni volta che giocava con i ragazzi romagnoli, si fratturava. Si ruppe più volte le braccia per cui era normale incontrare il Veneziano ingessato. Fatto sta che durante il periodo delle scuole medie, il Veneziano era sempre a mezzo servizio perché non aveva mai una completa mobilità degli arti. Questa sua “malattia” gli faceva comodo per evitare di fare i compiti. I compagni cercavano di aiutarlo ma il Veneziano aveva abitudini strane e non era sempre facile supportarlo; era abituato a togliersi le scarpe in classe e restare scalzo. Gli insegnanti lo avevano spesso ripreso ma era più forte di lui. Evidentemente era una tradizione atavica che si era tramandata di generazione in generazione in laguna. La matematica e le scarpe Era il periodo delle medie. Il Veneziano era stato trapiantato in un paesino della Romagna e si doveva ambientare. Ancora era lontano il tempo dello sballo e il corpo del Veneziano era indietro con lo sviluppo; era minuto e portava grossi occhiali come Andreotti. Cercava di mascherare le sue origini provando ad imitare la lingua, gli usi e i costumi degli autoctoni. Fu in questo periodo che per non farsi scoprire, iniziò ad appassionarsi ad una squadra di calcio locale. A dire la verità, io che conoscevo la sua vera natura, il Veneziano aveva un debole per il Napoli calcio. Oggi rinnega, ma la verità viene sempre a galla, come la merda. Ad ogni modo, per integrarsi, iniziò a giocare a calcio con passione ma, come dice De Andrè, la passione spesso conduce a soddisfare le Accadde che un giorno il professore di matematica, terrore della scuola, stava spiegando il teorema di Pitagora. Durante le ore di matematica il Veneziano evitata di togliersi le scarpe. La prima volta che ci aveva provato, il professore si era avvicinato con il grosso compasso di legno che usava alla lavagna e glielo aveva fracassato in testa. Il Veneziano si era ritrovato tramortito e con gli occhiali di Andreotti rotti. A casa aveva preso il resto dal padre che doveva ricomprare quei costosi fondi di bottiglia. Insomma, quel giorno, il professore parlava di cateti ed ipotenusa, tutte parole incomprensibili per il Veneziano che stava bramando la libertà dei piedi. Stringeva i denti per paura di cedere. Per sua fortuna, era uno dei tanti periodi in cui era fratturato e aveva un braccio ingessato, per cui sarebbe stata dura togliersi agilmente le scarpe. Continua…

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12 La lezione continuava ma la tentazione saliva.Ad un certo punto, senza rendersene conto, alle parole “l’area del quadrato” che il Veneziano interpretò come “l’aria del quadrato”, si liberò delle zavorre ai piedi con due rapidi scalci. Era scalzo. Un sorriso spontaneo si aprì sul viso. Il professore di matematica si interruppe e guardò il Veneziano:“Rimettiti le scarpe.” Il Veneziano non capiva. “Te lo dico una seconda ed ultima volta: rimettiti le scarpe.” Il Veneziano si riprese dal suo stato di estasi e realizzò in quale guaio si fosse cacciato. Il terrore invase il suo corpo. Il sorriso non era più spontaneo ma forzato e la faccia era tirata come quella di Renato Balestra. Lo stesso sorriso che avrebbe riproposto in futuro ad ogni incontro con le forze dell’ordine. Provò a muovere le braccia ma si ricordò di essere fratturato. Allora inizio a scalciare come un cavallo davanti al canape durante il palio. Il tempo di un battito di ciglia e due dita marmoree si schiantarono sulla guancia del Veneziano. Il sorriso forzato lasciò il posto al dolore. Per il contraccolpo la testa aveva sbattuto sul gesso del braccio e gli occhiali si erano fratturati come le ossa. Con la coda dell’occhio fece in tempo a vedere le sue scarpe decollare e finire fuori dalla finestra. L’epilogo sembrava funesto ma il destino, quel giorno, decise di venire incontro al Veneziano. La bidella entrò in classe senza bussare. Il professore era urgentemente richiesto all’esterno della scuola. Un alunno si era barricato dentro la vettura della madre e non ne voleva sapere di scendere. La madre disperata, dopo vani tentativi, era corsa a chiamare aiuto. Si trattava dell’alunno Puci. Aveva una repulsione per la scuola e una paura fottuta del professore di matematica. Da grande sarebbe diventato un grande attore di teatro, ma questa è un’altra storia. 123 4 2 3 45 ORIZZONTALI 1. Ragazzo della zona grosso, come il cazzo che piace ad Ersi. Rude nei modi ma effeminato nei gusti. Intenditore di moda.– 2. Uno dei sette vizi capitali. Ne soffre Pizza – 3. Inglesismo che piace a Ugo per indicare l'età – 4. Nel film U Turn è il marito della culona. VERTICALI 1. Dio romano che ha due facce e che può significare una persona ambigua, tipo il bruschettaro. – 2. Cane che attende il padrone mentre i Proci si scassellano la padrona – 3. Fondatore della religione ufologica per cui lavora Ugo – 4. Chiavate, ammucchiate – 5. Si dice nel porgere qualcosa ad un'altra persona. Due leader pericolosi DIO E I SALMI VANI LettureDaCessoFanzin (7,8) www.fanzin.it

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43 Possibilità di prenotare la taverna (50 posti) per cene aziendali, compleanni, feste di laurea, etc… TUTTI I MERCOLEDì ALL-YOU-CAN- Regolamento: 1. Scegli qualunque cosa presente nel menù 2. Le bevande verranno pagate a parte 3. Per i cibi non consumati verrà conteggiata una maggiorazione a discrezione del titolare 4. La promozione è obbligatoria per tutti i componenti dello stesso tavolo I MATTI ANNI 30 – V.le Vittorio Veneto, 43 – Forlì 0543 33433 Prima notte nella casa nuova. Non è una casa nuova....penso sia degli anni cinquanta e si, ci ho già “dormito” in buonissima compagnia la sera di capodanno. Sono partito con una doccia... anzi sono partito con una non doccia vista l’ora 21:45 che era tarda e qualcuno mi ha detto che far la doccia troppo tarda non fa riposare bene la notte, cosi ho deciso di non farla.....non ne avevo nessuna voglia. Ho smangiucchiato commestibili tipo: piadina, alici, cipolla, senape, il tutto condito con del vinazzo rosso. Tv in posizione ON. Tasto + del telecomando e parte lo zapping. Toh! Il bisbetico domato! Minchia che figa è l’Ornella... e che figo che è Adriano! Scena stupenda: lui che di notte si mette a spaccar zocchi di legna con un’ accetta in un modo robotico-ballereccio e con una precisione decisamente boscaiola. Mi addormento. La stufa a pellet continua a scaldare l’ambiente e a seccare l’aria. Mi sveglio. Arsura in bocca. Sorsata a bottiglietta di acqua frizz e poi vino. Ore tre e trtentacinque circa. Rollo sigaretta. Tasto + del telecomando. Altro zapping. Toh! Tha italian job! Che figa che è la Charlize Theron! Ok lo guardo, è iniziato da poco... Inizio a guardare anche Amazon sul cellulare.....ricerco....macheti, coltelli da lancio, asce da lancio e lance da lancio. Mi cade l’occhio su di un fucile da sub marca Cressi, modello Apasche 75, costo 55 euro senza spese di spedizione!!....mmmm....quasi quasi me lo faccio un bel fucilazzo come arma legale da autodifesa da tenere in casa.... Va beh ci penso dopo, anche perchè il film è in piena azione e la Charlize e company stanno rubando un fottio di lingotti d’oro e lei è in canotta e si vede dai suoi capezzoli che è una scena decisamente molto molto adrenalinica!! Pipì! No dai pipì ora no!! Pipì!!Pipì!!!pipì pipì pipì pipì pipììììì!!!!!!!! Ok pipì.... Mi alzo dal divano e mi accorgo-ricordo di aver proprio li di fianco appoggiata una mazza da baseball comprata, durante un buco a scuola, nell’armatissima S.Marino. Questa si che è capace di intimidire e stordire e intimidire ulteriormente chi non è stato stordito! La prendo e mi incammino verso il bagno. Piccola rampetta di scale. Water in front e psssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss. La osservo mentre pisssssssssssssssssssssscio. Bella che sei! Proprio bella! Rifaccio le scale un po’ di volte sia in giù che in su tenendo sempre il sagomato legno appoggiato sulla spalla. Dico io.....! C’è niente di più bello di un ragazzo in canotta, pantaloncini hawaiani e Crocs che sale e scende le scale con la sua fidata mazza in spalla?? Ultima sigaretta. Ultimo vino. Vado a dormire. Non sono solo. Ho lei! La mia bella mazza tra le mani. Buonanotte.

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Per la continuazione della specie umana, a livello antropologico, l’amore risulta inutile in quanto rende l’individuo incapace di rispondere prontamente agli stimoli esterni non permettendogli più di donare il suo corredo genetico al maggior numero di esemplari possibile. Come vuol spiegare l’articolo, i pennuti occupano uno spazio che a noi umani è proibito dalle leggi naturali dell’aerodinamica e della gravità. Questo spazio è l’etere, l’aria che respiriamo, il cielo, il firmamento; luoghi nei quali culturalmente si pensa abitino gli DEI, i morti, le stelle e dove si pensa risieda la vita dopo la morte. Possedendo ossa concave, vengono percepiti come esseri quasi incorporei, leggeri, intangibili, volatili, incontrollabili. “Oggetti” ai quali non è possibile mettere un guinzaglio. Hanno però il becco (la punta) che come un coltello, come una freccia, come il cazzo, penetra all’interno della carne della vittima (dell’altro). Se si viene punti, colpiti dal becco dell’uccello, ci si ammala. Si rischia di essere in balia di una malattia intangibile, incontrollabile, che permette di volare alti nel cielo. Si teme di ammalarsi di AMORE. Da qui la paura di sprofondare negli abissi di un mare di dolore. Quindi la fobia dei pennuti non è altro che la paura di essere felicemente penetrati dal cazzo e di perdere il controllo. Sottolineo, a livello soggettivo, alcune analogie lessico-sintattiche alquanto indicative: uccello-cazzo, felicità-intangibilità-incontrollabilità, penetrazione-amoredolore. Redazione: Jack, Evangelista, Yugs, Berri, El Remolino, Guenda

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