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L’Albero Verde N. 1 marzo 2018 - Anno XXIV - Trimestrale di CIAI, Centro Italiano Aiuti all’Infanzia Poste Italiane spa - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 n. 46) Art. 1.1 LO/MI - I.P. ITALIA A Milano XIIIa Conferenza EurAdopt ETIOPIA Acqua per tutti VIETNAM Padri coraggiosi 1

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CIAI sede legale Via Bordighera, 6 20142 Milano Tel 02 848441 – Fax 02 8467715 info@ciai.it SEDI ITALIA CIAI Lazio  Via Parigi, 11 00185 Roma Tel e Fax 06 7856225 lazio@ciai.it CIAI Puglia Via Bozzi, 35 70121 Bari (BA) Tel 080 743996 Fax 080 5940035 puglia@ciai.it CIAI Sardegna Via San Lucifero, 87 09123 Cagliari Tel 070 2510083 Fax 070 2510084 sardegna@ciai.it CIAI Toscana Sede Cooperazione Toscana c/o CMSR Via della Madonna, 32 57123 Livorno Tel 800 944 646 info@ciai.it CIAI Veneto Via Antonio Grazioso 5 35133 Padova Tel 0498077210 Fax 0497160054 veneto@ciai.it   SPORTELLO ADOZIONE GRUPPI TERRITORIALI Rho Genova Piazza Colombo 1 interno 7-7A (Stazione Brignole) per info o appuntamenti Tel  02 84844 401/402/428 postadozioni@ciai.it   SEDI ESTERO CIAI Burkina Faso 01 bp 2789 01 Ouagadougou CIAI Cambogia Bari Referente: Gilda Cinnella amociai@libero.it Catania Referente: Nuccia Vannucci Auteri ciainuccia@virgilio.it Cosenza Referente: Michele Greco chelegreco@tiscali.it Genova Referente: Sonia Palumbo gruppo.rho@ciai-world.it Roma Referente: Fabrizia Sepe fabrizia.sepe@gmail.com Torino Referente: Maurizio Zoè maurizio.zoe@tiscali.it Trieste Referente: Lucio Mircovich luciotrieste@alice.it N. 2 St. 135 Referente: Michela Grana Verona P.O. Box 1150 mgrana@tin.it Referente: Silvia Vartolo Phnom Penh Livorno CIAI Colombia Referente: Ilaria Pancrazi Avda. Kra 15 # 119-11 ilaria.pancrazi@virgilio.it Edificio Epcocenter – Oficina 428 Epcocentro Bogotà DC CIAI Costa d’Avorio Milano Referente: Benedetta Caruso benedetta.caruso@libero.it Cocody-Angré Caféier 7-17 Napoli BP 229 Abidjan 17 Referente: Anna Falciatore CIAI Etiopia fam.derosa@tin.it silvia.vartolo@gmail.com Bole Subcity, Woreda 04, House Padova n. 102 Referenti: Nico e Paola D’Angelo p.o box 2009 volontaripadova@gmail.com Addis Abeba Pavia CIAI India Referente: Cinzia Capra L’Avenir Apartment No. 3, 108 gruppo.pavia1@gmail.com Pappamal Koil St. Kuruchikuppam, Puducherry CIAI Vietnam n. 8, Tu Hoa – Quang An – Tay Ho Pescara Referente: Patrizia Sciarra patriziasci@tiscali.it Hanoi Prato Referente: Pierluigi Bertolini pierluigi.bertolini53@gmail.com L’Albero verde Direttore Responsabile Donatella Ceralli – donatella.ceralli@ciai.it Hanno collaborato Chiara Biffi, Isabel Cristina Cardenas, Giulia Comoletti, Francesca Mineo, Agnese Pennati, Luca Rigodanza, Alessandra Sciurba, Ousmane Silga, Arsene Sosso. Foto Maurizio Landriscina, Andrea Rossetti, Studio 14, Luca Rigodanza Foto di copertina: Maurizio Landriscina Fotolito – Stampa – Spedizione Gruppo Poliartes, Via Giovanni XXIII, 5 - 20068 Peschiera Borromeo (Milano) Redazione CIAI, Via Bordighera, 6 – 20142 Milano Periodicità Trimestrale - Spedizione in Abbonamento Postale – Milano Registrazione n. 432 del 29/07/1994 – Tribunale di Milano Edizione CIAI, Via Bordighera, 6 – 20142 Milano 2

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Poste Italiane spa - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 n. 46) Art. 1.1 LO/MI - I.P. L’Albero Verde N. 1 marzo 2018 - Anno XXIV - Trimestrale di CIAI, Centro Italiano Aiuti all’Infanzia ITALIA A Milano XIIIa Conferenza EurAdopt ETIOPIA Acqua per tutti VIETNAM Padri coraggiosi 1 L’ALBERO VERDE N. 1-2018 6 ITALIA A Milano la XIIIa conferenza internazionale EurAdopt 8 ITALIA Tribunale dei popoli a Palermo 11 ITALIA Noi ragazzi che sappiamo volare 12 BURKINA FASO Una storia di successo 14 ETIOPIA Acqua per tutti 17 VIETNAM Cerchiamo padri coraggiosi 18 BURKINA FASO Diario di viaggio 20 CAMPAGNE Laboratori che aiutano a crescere 22 COLOMBIA Il sogno di Rosanna e Francesco EDITORIALE Nei mesi scorsi si è tanto parlato di ius soli, contrapposto allo ius sanguinis. Le diverse posizioni hanno stimolato in molti genitori e figli adottivi riflessioni e confronti. Una mamma ci ha mandato lo scritto che trovate qui sotto che volentieri pubblichiamo, ringraziandola di cuore. Mi sono trovata a riflettere su come mio figlio fosse diventato italiano, grazie a quale ius, ma anche su come la vita ci porti da una parte all’altra del pianeta, ad attraversare confini, per le ragioni più disparate, anche per realizzare il nostro sogno di diventare genitori. E di getto ho buttato giù queste parole: Ius filii ovvero Diritto di cittadinanza Non il sangue né il suolo ti hanno reso italiano, ma un semplice ruolo. Di figlio. Figlio mio, nostro. Figlio del mondo, che hai attraversato per diventare figlio. Figlio di una coppia senza figli. Figlio di un paese senza figli. Tu che cantavi un altro inno. Senza capirne le parole. Mano sul cuore e testa alta. Tradito da un paese che non ha saputo esserti padre, né madre. Che ti ha cercato una famiglia altrove. Ti ha affidato a noi. Stranieri. Alieni. Estranei. Ora canti un nuovo inno. Mano sul cuore. Testa alta. Un’altra lingua. Un altro popolo. E qualcuno fatica a capirti confuso! Nel cuore, nella testa canti ancora quella terra che ti è patria quanto questa. I tuoi piedi calpestano un suolo che accoglie e talvolta respinge. Come onde di un mare in tempesta, che si infrangono sul molo delle tue paure. Un oceano ti ha fatto da liquido amniotico. Un oceano da sorvolare, cullato da solide ali. Scalciavi in quel volo, scalciavi al tuo arrivo. Scalciavi nel sonno per scacciare gli incubi. Ho cullato i tuoi sogni, ora dormi sereno. Mentre sogno un villaggio che accolga ogni bimbo, come recita il detto africano. Silvia Malè IN VIAGGIO CON IL CIAI L’estate si avvicina e se volete che la prossima sia una vacanza da non dimenticare, venite con noi in Etiopia. Dal 25 agosto all’8 settembre vi porteremo nel sud del Paese, a vedere luoghi incantevoli, incontrare un mondo affascinante e visitare i nostri progetti. Un viaggio che mette in contatto con le persone, i bambini e le comunità attraverso un percorso non solo turistico. Per saperne di più scrivete a cristiana.carella@ciai.it o chiamate 02 84844438 33

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IN PRIMO PIANO Sono 50: facciamo festa! Un traguardo come questo merita attenzione: nato nel 1968, CIAI festeggia quest’anno i suoi primi 50 anni! Un periodo di tempo non indifferente, nel corso del quale, in Italia come nel mondo, sono cambiati molti aspetti della società e del costume. Cambiamenti che CIAI ha cercato di vivere da protagonista, interpretandoli ma anche tentando di influenzarli. E’ ora arrivato il momento di festeggiare tutti assieme i nostri primi 50 anni e lo faremo a Gabicce Mare dal 28 aprile al 1°maggio ! Un programma intenso che coinvolge soci, sostenitori, genitori e figli adottivi, beneficiari… insomma tutte le persone che in qualche modo hanno scritto insieme a noi questi 50 anni. La giornata dedicata alla Festa vera e propria ha per titolo “50 anni di CIAI. Legami che aiutano a crescere. Bambini, famiglie, comunità” ed è veramente aperta a tutti: più saremo, più …sarà festa! Speriamo quindi che in tanti scelgano di raggiungerci a Gabicce, così come tante sono state le persone che hanno incrociato le loro esistenze con la nostra. Come vedrete dal Programma in queste pagine ci sono poi altri importanti momenti (anche esclusivamente ludici, non vi preoccupate) a partire da sabato pomeriggio fino a martedì all’ora di pranzo. Il primo appuntamento è riservato ai Soci: sabato 28 dalle 15.00 si svolgerà infatti la tradizionale Assemblea a cui possono partecipare tutti i Soci in regola con la quota del 2017. Un momento importante non solo per fare il bilancio di questi 50 anni, che ci hanno dato tante gioie come non poche preoccupazioni, ma anche per decidere insieme come affrontare le sfide del futuro e di questo mondo in continuo cambiamento. Lunedì 30 aprile e martedì 1 maggio saranno due giornate dedicate all’adozione con gli incontri guidati dai nostri psicologi. Non ci siamo certo dimenticati dei vostri bambini: per loro un intrattenimento speciale durante tutti i lavori e, nella giornata del 29, laboratorio teatrale con Paola Scalas che darà origine allo spettacolo di domenica sera. Insomma, non potete proprio perdere l’occasione di festeggiare insieme questi fantastici 50 anni! VENGO ANCH’IO! Partecipare al 50esimo di CIAI è semplice. Tutti gli appuntamenti in programma sono aperti, tranne l’Assemblea di sabato 28 aprile che è riservata ai Soci. Potete scaricare la scheda di adesione - nella quale trovate i costi per il soggiorno presso l’Hotel in cui ha luogo l’evento - al seguente link www.ciai.it/ insieme-per-fare-festa/ Potete anche richiederla a cristiana.carella@ciai.it - tel 02 84844430. Play4CIAI Per cambiare, basta un soffio. Ad una festa di compleanno più si è, intorno alla torta a spegnere le candeline, meglio è. Per festeggiare insieme al maggior numero di persone i nostri 50 anni, la società Miriade ci ha fatto un regalo: una App dedicata, scaricabile gratuitamente dall’App Store e da Google Play. Non vogliamo dirvi di più, ma invitarvi subito a giocare insieme a noi e a condividere risultati e gioco con la vostra rete di conoscenti, via mail e social. Correte subito a scoprire di più  http://www.ciai.it/scarica-lapp-play-for-ciai/ SCARICA, SOFFIA, SFIDA E CONDIVIDI ! 4

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IN PRIMO PIANO Assemblea 2018 - 28 aprile - 01 maggio 50 ANNI DI CIAI LEGAMI CHE AIUTANO A CRESCERE. Bambini, famiglie, comunità Sabato 28 aprile 15 - 19.00 Assemblea dei Soci CIAI 50 E OLTRE Idee, proposte, programmi per i prossimi 50 (partecipazione riservata a Soci) Durante il pomeriggio è previsto intrattenimento per i bambini Dalle 21.00 Presentazione del libro “Adozione. Una famiglia che nasce” Guida pratica per nuovi nonni. Francesca Mineo, autrice del libro Domenica 29 aprile Conduce Marco Ardemagni, giornalista di Radio2 RAI 10.00 - 10.15 Introduzione alla giornata con proiezione video 50 anni 10.15 -11.00 Legami con le origini per guardare lontano SOCI DI IERI E DI OGGI: le nostre origini, il nostro presente, le nostre speranze per domani 11.00 - 11.45 Legami per costruire futuro LAVORARE CON CIAI: le voci di chi costruisce CIAI giorno per giorno, in Italia e nei Paesi in cui lavoriamo 11.45 - 12.30 Legami che rendono forti I BENEFICIARI: vite che si sono intrecciate alla nostra, legami che abbiamo costruito, futuri che si stanno realizzando Pranzo 14.30 - 16.30 Legami che danno sostegno PARTNER, SOSTENITORI E TESTIMONIAL: compagni di strada, con cui abbiamo costruito legami importanti perché nessuno bambino sia solo e possa costruire il suo futuro 16.30 - 18.00 Legami che creano condivisione I VOLONTARI : insostituibili generosi compagni di avventura 18.00 - 19.00 Legami per il futuro DIBATTITO E CONCLUSIONI: e adesso iniziamo a costruire i prossimi 50 anni! Per tutta la giornata è previsto il Laboratorio teatrale per i bambini con Paola Scalas Dalle 21.00 Spettacolo con i bambini che hanno partecipato al laboratorio teatrale Lunedì 30 aprile 10.00 - 12.30 L’adozione è di scena Esperienze di laboratori di teatro con bambini e con adolescenti Paola Scalas, Alessandra Santona, Benedetta Lorenzini, Gabriele Bendinelli, Federica Elmetti Pranzo 14.30 - 16.30 Tempo libero e giochi 16.30 - 18.30 Nuovi legami, nuove appartenenze Legami con la famiglia adottiva e con il Paese di adozione. Introduce Marco Chistolini Lavori di gruppo coordinati dall’equipe degli psicologi Cena Dalle 21.00 Legami con la fortuna La grande tombolata del 50esimo Per tutto il giorno è previsto intrattenimento per i bambini Martedì 1 maggio 10.00 – 12.00 Cinquanta Importanti Anni Insieme Esperienze di adozione internazionale Dibattito guidato dall’equipe degli psicologi CIAI 12.00 – 12.30 Mi racconto la mia storia L’esperienza del laboratorio di scrittura creativa del Gruppo Adottivi Adulti di Bologna. Devi Vettori e Daria Vettori Per tutta la mattina è previsto intrattenimento per i bambini. 5

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ADOZIONI A Milano la XIIIa Conferenza Internazionale EurAdopt Organizzato da CIAI, l’importante evento si svolgerà al Palazzo delle Stelline il 24 e 25 Maggio. L’adozione internazionale è cambiata: lo dicono i numeri, lo dicono le storie di bambini segnalati e anche le disponibilità delle famiglie che si candidano all’adozione. Anche il contesto sociale e culturale è profondamente mutato, sia nei Paesi di origine dei bambini che in quelli di accoglienza e la percezione sull’impatto dell’adozione è in crisi. Gli effetti delle adozioni fatte male, superficialmente o addirittura in modo fraudolento, sono cronaca quotidiana che spaventa e allontana dal progetto adottivo. Analizzare tutti questi cambiamenti sarà l’obiettivo della Conferenza Internazionale di EurAdopt che ha per titolo: The Intercountry Adoption Dilemma “How can we provide the highest level of protection to abandoned children?”. Organizzata da CIAI, si svolge nell’ambito del General Meeting di EurAdopt, l’Associazione di 28 organizzazioni di 12 Paesi europei, autorizzate a svolgere le pratiche relative all’adozione internazionale. Il General Meeting di EurAdopt ha luogo ogni due anni in un diverso Paese europeo e richiama i rappresentanti di tutti gli enti aderenti all’associazione.Viene organizzato da un ente del Paese ospitante in collaborazione con l’Executive Board: quest’anno è toccato all’Italia e a CIAI, che proprio nel 2018 festeggia i suoi 50 anni. CIAI ha già organizzato due General Meeting: nel 1998 a Firenze, presso l’Istituto degli Innocenti e nel 2008 a Venezia, presso la Fondazione Cini sull’isola di San Giorgio. Nel box, il programma dettagliato dell’evento, ricco di partecipazioni internazionali e articolato In diverse sezioni. All’evento è dedicato un sito - www.euradopt2018.org – dal quale è possibile iscriversi direttamente. L’adozione dal punto di vista del sociologo Peter Selman, professore di sociologia alla Università di Newcastle, in Inghilterra, è uno dei maggiori analisti mondiali dell’adozione internazionale. Selman terrà uno dei primi interventi della Conferenza, al fine di illustrare il fenomeno a livello mondiale. Gli abbiamo rivolto qualche domanda che anticipi il suo intervento. D: Negli ultimi anni il numero delle adozioni internazionali è drasticamente diminuito in Italia, questo trend negativo è riscontrabile a livello mondiale? R: Dopo un periodo di crescita numerica costante dai primi anni ‘90, il numero annuo di adozioni internazionali è diminuito in tutto il mondo di quasi il 40% tra il 2004 e il 2010 e di un ulteriore 60% tra il 2010 e il 2015 - in totale un calo del 73 per cento in questo periodo di dodici anni. D: Quali sono le cause principali di questo calo? R: Nella relazione che presenterò alla XIII Conferenza di EurAdopt, cercherò di esplorare questo declino in un contesto globale. Per farlo, analizzerò i dati di ventiquattro Paesi di accoglienza con un’analisi che si estende fino alla fine del 2016, coprendo un periodo di tempo in cui sono accaduti alcuni dei fatti più rilevanti delle adozioni internazionali. Mi riferisco ai cambiamenti avvenuti nel sistema delle adozioni in Cina a partire dal 2005; alle adozioni realizzate precipitosamente ad Haiti dopo il terremoto del 2010; al divieto della Russia nel 2013 rispetto alle adozioni internazionali negli Stati Uniti; alla nuova legislazione che in Corea del Sud ha portato alla chiusura delle adozioni internazionali dopo più di cinquant’anni e, più recentemente, alla decisione dell’Etiopia di porre fine all’adozione internazionale. Ma vi sono stati anche altri problemi che hanno riguardato altri Paesi di origine quali il Guatemala, il Nepal, il Vietnam e l’Uganda. Le implicazioni di questi cambiamenti e delle prospettive per il futuro saranno trattate con particolare riferimento all’Africa, che nel 2011 ha rappresentato oltre un quarto di tutte le adozioni internazionali, ma sembra ora destinata a tornare ai livelli dei primi anni 2000. D: Quale l’impatto dei Paesi di accoglienza rispetto a quanto è accaduto e accade nei Paesi di origine? R: La presentazione inizierà con un breve resoconto dell’adozione nel periodo 1998-2016 e del crollo numerico dell’adozione internazionale. In seguito si analizzeranno i modelli nei Paesi di origine dal 2003 al 2015, con una considerazione più dettagliata delle tendenze nei Paesi chiave, raggruppate per continente per evidenziare il contrasto del declino generale con l’aumento del numero di adozioni dall’Africa dal 2004 a 2012 e il diverso impatto sui Paesi di accoglienza, in particolare Italia e Spagna. Ciò fornirà anche un’opportunità per esaminare le questioni derivanti da prove di irregolarità nelle procedure nei Paesi e questioni etiche sulle adozioni da Haiti dopo il terremoto nel 2010 e il traffico di minori in diversi Paesi africani con uno sguardo alle recenti rivelazioni sulla compravendita di bambini in Sri Lanka negli anni ‘80 che ha coinvolto diversi importanti Paesi europei. D: Le adozioni internazionali continueranno a diminuire? Quali sono gli sviluppi possibili? R: La parte finale della presentazione esaminerà il continuo calo di numeri nel 2015 e 2016 e le probabili tendenze future nell’adozione internazionale, nel contesto di dibattiti sull’etica dell’adozione internazionale, tra coloro che chiedono una riforma radicale del sistema o la fine della pratica e quelli che si battono per un’inversione del declino per dare una risposta ai bisogni dei tanti bambini “orfani” o “istituzionalizzati” nel mondo. 6

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24th - 25th May 2018 Milano, Palazzo delle Stelline - Corso Magenta 61 XIII EurAdopt International Conference The Intercountry Adoption Dilemma How can we provide the highest level of protection to abandoned children? www.euradopt2018.org Thanks to CIAI Onlus for planning and organizing the Conference Con il patrocinio di: International Social Service Service Social International Servicio Social Internacional General Secretariat • Secrétarict Général • Secretariada General Giovedì 24 maggio: L’impatto dell’adozione internazionale Partendo dall’analisi dei dati, che registrano una progressiva e drastica riduzione del numero delle adozioni internazionali in tutto il modo, si cercherà di approfondirne le cause per valutare - grazie agli esperti dell’adozione sia dei Paesi di origine che di accoglienza - se questo trend è da leggersi come un fenomeno negativo o positivo alla luce del best interest del bambino. 14,00 Introduzione Angelo MORETTO, Presidente di EurAdopt 14,10 Saluti istituzionali I bambini 14.40 I bambini fuori famiglia Mia DAMBACH, Direttrice ISS/IRC – Servizio Sociale Internazionale, Svizzera 15.00 Il calo mondiale nei numeri dell’adozione internazionale Peter SELMAN, Professore Scuola di Geografia, Politica e Sociologia - Newcastle University, Gran Bretagna L’adozione internazionale è ancora un intervento attuale? 15.20 L’impatto dell’adozione dal punto di vista di un Paese di accoglienza Jolijn VAN HAAREN,  Senior Programme Advisor UNICEF, Olanda 15.40 L’impatto dell’adozione dal punto di vista di un Paese di origine Alphonsine SAWADOGO/OUEDRAOGO, Responsabile Affari Sociali Ministero della Donna, della Solidarietà e della Famiglia, Burkina Faso 16.00 Pausa caffè (servita presso la sala convegni) 16,30 Adozioni tra Paesi Europei Enrica DATO, Avvocato, Responsabile Ufficio Legale AiBi – organizzazione di EurAdopt, Italia 16.50 Il sostegno pre e post adozione Maria Dorè, membro del Consiglio Esecutivo di EurAdopt Direttrice di Adoptiunscentrum - organizzazione di EurAdopt, Svezia 17.10 Dibattito e conclusioni Venerdì 25 maggio: La buona adozione Il secondo giorno intende mettere a fuoco quali siano i presupposti perché un’adozione internazionale sia veramente lo strumento di protezione più efficace alla luce delle mutate necessità dei bambini adottabili e dei contesti sociali e culturali in cui vivono, in considerazione dei profondi cambiamenti della realtà delle famiglie che accolgono. Con uno sguardo agli scenari futuri. L’Adozione Internazionale sta cambiando 9.00 Come assicurare procedure corrette Laura MARTINEZ MORA, Responsabile Ufficio Legale (in attesa conferma) Conferenza de L’Aja di Diritto Internazionale Privato, Olanda 9,20 Tavola Rotonda delle Autorità Centrali per le Adozioni Internazionali Buone prassi e cooperazione tra Stati • Eduardo Alexander FRANCO SOLARTE, Deputy Director of Adoptions *TBC ICBF Colombian Institute of Family Welfare, Colombia • Maryse JAVAUX VENA, Legal Advisor Swiss Central Authority, Svizzera • Sh. Deepak Kumar, CEO CARA Central Adoption Resource Agency, India • Laura LAERA, Vice Presidente CAI, Commissione per le Adozioni Internazionali, Italia • Milena PARVANOVA Directo Department of International Legal Child Protection and IA, Bulgaria 11,00 Pausa caffè (servita presso la sala convegni) Come stanno i bambini adottati? 11,30 La voce dei bambini Video 11,40 Imparare dalle crisi delle adozioni internazionali Cécile JEANNIN, Coordinator Research and Publication Unit ISS/IRC – International Social Service, Switzerland 12,00 Cinquant’anni di adozioni internazionali: come stanno famiglie e bambini? Alessandra SANTONA, Psicologa e Psicoterapeuta, Professoressa Università di Milano Bicocca, Italia 12,20 Dibattito 13,00 Pranzo (servitor presso la sala convegni) Il rapporto con le origini 14,00 Il bisogno di sapere: l’importanza delle origini  Adam PERTMAN, Presidente NCAP - National Center on Adoption and Permanency, Stati Uniti d’America 14,20 Ritorno nel Paese di origine Marco CHISTOLINI, Psicologo e Psicoterapeuta, Reponsabile Scientifico CIAI – organizzazione di EurAdopt, Italia 14,40 Testimonianze di adottivi 16,00 Dibattito e conclusioni E’ prevista traduzione simultanea inglese/italiano e viceversa 7

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ITALIA Il Tribunale dei Popoli a Palermo: questione di diritti di Alessandra Sciurba* In questo periodo di strumentalizzazione politica senza precedenti del fenomeno delle migrazioni, è ancora più importante tornare a centrare il discorso sui diritti. Non solo i diritti delle vittime, né tanto meno i diritti degli “altri”, ma i diritti di tutte le persone, intesi come un patrimonio comune fragile, reversibile, fortemente a rischio. In questa prospettiva abbiamo aderito come CIAI alla sessione del Tribunale dei popoli sulle violazioni dei diritti delle persone migranti e rifugiate che si è tenuta dal 18 al 20 dicembre 2017 a Palermo. Il tribunale dei popoli è un’istituzione fondata nel 1979 per “essere strumento e tribuna di riconoscimento, visibilità e presa di parola di per quei popoli vittime di violazioni dei diritti fondamentali che la Dichiarazione Universale dei Diritti dei popoli (Algeri 1976), aveva indicato come marginalizzati dal diritto internazionale” (www.permamentpeopletribunal.org). Questo Tribunale ha quindi accolto la richiesta, da parte di 61 associazioni palermitane, di guardare alla violazione dei diritti delle persone migranti che, come si legge nell’atto di accusa redatto dalle stesse associazioni, sono massificate oggi “in un unico popolo di vittime della violenza delle frontiere”. Il governo italiano invitato a difendersi, ha scelto di non intervenire. Nei tre giorni in cui si è dispiegata la sessione palermitana, decine di testimoni diretti e indiretti si sono susseguiti di fronte alla giuria composta da giuristi ed esperti provenienti da molti Paesi diversi. Le loro parole hanno permesso di ricostruire una lunga catena di violazioni dei diritti fondamentali che segnano ogni momento dei percorsi migratori, in particolare nei paesi di transito come la Libia, in mare e, in Italia, dentro luoghi giuridicamente ambigui e che sfuggono al controllo esterno, come gli hotspot. Le storie dalla Libia sono tutte, indistintamente, storie di torture e violenza terribili, spesso sui corpi dei più vulnerabili, come le donne e i bambini, disvelando la gravità dell’accordo firmato tra il governo libico di Serraji e quello italiano nel febbraio del 2017: gli “sbarchi” dei migranti sono certamente diminuiti negli ultimi mesi, ma il prezzo pagato è stata la scomparsa, l’uccisione, la tortura, di migliaia di persone. Lo stesso accordo italo-libico, come è emerso nel corso della sessione, ha incrementato indirettamente anche la violazione dei diritti e il rischio di morte in mare, durante la traversata del Mediterraneo. L’accordo con la Libia è stato trattato dal Tribunale come paradigma di molti altri accordi con paesi terzi che sacrificano alla propaganda politicista o al calcolo economico la tutela dei diritti umani. Mentre assistevo a queste testimonianze, mentre lavoravo anche io, insieme alle altre associazioni, all’elaborazione dell’atto d’accusa valutando testi normativi, eventi di naufragio, video sulle violenze in Libia, pensavo continuamente ai tanti ragazzi e ragazze che stiamo incontrando nelle attività che portiamo avanti con il progetto Ragazzi Harraga proprio a Palermo. Pensavo ai ragazzi che hanno frequentato il laboratorio sui diritti e la convivenza, e hanno fatto proprie le storie delle vittime di mafia, consolando i parenti di quelle vittime con la promessa di rinnovare una memoria che ora sentono anche loro. Pensavo al discorso di un ragazzino del Bangladesh, quando ha chiesto al pubblico intervenuto per la festa conclusiva del laboratorio interculturale di aiutare loro giovani migranti a fare capire che non esiste nessun legame diretto tra migrazioni, religione musulmana e terrorismo, condividendo il dolore provato ogni volta che un telegiornale o una persona al bar usa questi pericolosissimi pregiudizi ormai diventati luoghi comuni. Questi ragazzi, oggi, avrebbero ancora meno possibilità di arrivare in Italia e morirebbero in Libia, oppure in mezzo al mare, nell’indifferenza, o peggio ancora nell’esultanza di troppe persone italiane. Anche per loro il Tribunale dei popoli ha ristabilito una verità comprovata, ragionata, documentata. Nella sentenza a conclusione dei tre giorni di lavori, in cui la giuria ha parlato di veri e propri “crimini di sistema”, si legge come “le politiche dell’Unione Europea sulle migrazioni e l’asilo (…) costituiscono una negazione dei diritti fondamentali delle persone e del popolo migrante, mortificandone la dignità (…) e ritenendo “illegali” le attività di soccorso e di assistenza in mare (…)”; e che “ le attività svolte in territorio libico e in acque libiche e internazionali dalle forze di polizia e militari libiche, nonché dalle molteplici milizie tribali e dalla c.d. “guardia costiera libica”, a seguito del Memorandum del 2 febbraio 2017 Italia-Libia, configurano - nelle loro oggettive conseguenze di morte, deportazione, sparizione delle persone, imprigionamento arbitrario, tortura, stupro, riduzione in schiavitù, e in generale persecuzione contro il popolo dei migranti - un crimine contro l’umanità”, rispetto al quale “la condotta dell’Italia e dei suoi rappresentanti, come prevista e attuata dal predetto Memorandum, integra concorso nelle azioni delle forze libiche ai danni dei migranti, in mare come sul territorio della Libia”. La sentenza ha altresì sottolineato il ruolo dei mezzi di comunicazione nella costruzione di un clima ostile e violento verso le migrazioni, così come il fatto che la cosiddetta “crisi migratoria” rappresenti oggi in realtà, una “crisi dell’Europa”, dei suoi valori e dei principi, come quelli dei diritti e della democrazia, posti a fondamento della sua ridefinizione dopo i decenni orribili dei nazifascismi, di cui sembra oggi essersi quasi persa la memoria. Noi di CIAI siamo orgogliosi di avere preso parte a questo lavoro collettivo di ricostruzione di verità, nonostante verità e giustizia sembrino purtroppo due concetti sempre più disgiunti. *Coordinatrice progetto “Ragazzi Harraga” 8

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CIAI e la migrazione Era il 1968, periodo di grandi fermenti intellettuali ma anche un tempo in cui c’era ancora la guerra in Vietnam, molti Paesi asiatici che oggi hanno una crescita ben superiore a quella dell’Italia erano poverissimi, si cominciava a prendere coscienza della situazione di quello che all’epoca era definito “terzo mondo” e delle condizioni dei bambini, moltissimi dei quali orfani o abbandonati. In Italia l’adozione internazionale non esisteva, non si parlava apertamente nemmeno di adozione nazionale (chi adottava frequentemente lo teneva segreto), era ancora fortissimo il concetto ed il valore del vincolo familiare di sangue, erano poche nelle nostre città le persone di diversa nazionalità o di diverso colore. In questo contesto, le famiglie che hanno fondato CIAI hanno creduto ad un’idea che superava le logiche del tempo, coraggiosa e controcorrente: che dei bambini in situazione di grandissima vulnerabilità perché abbandonati, non nati da noi, somaticamente diversi, che parlano altre lingue, appartengono ad altre culture, credono in un altro Dio, possano essere accolti come figli nelle nostre famiglie. Da questa idea è nato CIAI, e su questi valori fondamentali di accoglienza, valorizzazione delle diversità, attenzione all’altro, CIAI è cresciuto e si è sviluppato fino ad oggi. In questi anni abbiamo imparato molto dall’esperienza di adozione internazionale: che per accogliere bene, per dare le risposte giuste ai bambini bisogna garantire attenzione e cura particolare a ciascuno, che il ruolo della società è molto importante e che l’adozione, l’accoglienza come figli, non solo garantisce a tanti bambini il diritto fondamentale a vivere in una famiglia, ma arricchisce molto chi accoglie e tutta la comunità. Oggi purtroppo viviamo tempi in cui i valori in cui crediamo non sono più “di moda”, anzi, vengono contrastati. Nonostante sia sempre più comune vedere attorno a noi 9

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ITALIA persone delle provenienze più differenti, aumenta l’intolleranza per chi viene da lontano ed è di colore diverso. Il tema delle migrazioni diventa quindi un ambito fondamentale sul quale misurarsi in questo nostro tempo, nel quale si gioca molto della nostra umanità, dei valori in cui la nostra società crede. CIAI non solo non vuole tirarsi indietro rispetto a questa sfida ma vuole affrontarla con lo stesso coraggio e con la stessa determinazione che hanno avuto i nostri fondatori, per affermare i valori fondamentali nei quali crediamo. Per questo il consiglio e l’assemblea di CIAI già da qualche tempo hanno chiesto di mettere a disposizione l’esperienza e la competenza accumulata nel tempo nell’ambito dell’accoglienza, in favore dei bambini e ragazzi migranti che arrivano nel nostro Paese, ragazzi che, come i nostri figli adottati, si trovano a confrontarsi con una realtà che non conoscono, a cui sono estranei e nella quale spesso arrivano dopo un percorso di sofferenze. Attualmente siamo impegnati a Palermo con il progetto Ragazzi Harraga, che prevede accoglienza, formazione, inclusione sociale e lavorativa per 400 ragazzi. Ma il desiderio è di ampliare il nostro intervento ad altri territori, tenendo in considerazione anche la possibilità di includere forme di accoglienza familiare. Certo, occuparci di minori migranti significa anche occuparci di migrazione, tema quanto mai sensibile, e quindi implica la necessità di prendere delle posizioni nette e spesso non popolari. Ma, come i nostri fondatori, non abbiamo paura di farlo ed in questo ci facciamo guidare dai nostri valori condivisi e dall’esperienza e competenza accumulata negli anni di intervento con e per i bambini e ragazzi più vulnerabili. Per CIAI la vita delle persone è il valore supremo. Le vite umane devono essere sempre salvate, difese e mai messe in pericolo. Siamo quindi contrari a qualsiasi accordo o proposta che metta in pericolo la vita delle persone e specialmente dei bambini, come quello fatto dall’Europa con la Turchia o dall’Italia con la Libia. (posizione LINK2007) CIAI afferma il diritto delle persone, ed in particolare di bambini ragazzi, di cercare una possibilità di vita degna migrando e di poterlo fare in modo sicuro. Chiediamo quindi, a fianco di tante altre organizzazioni, l’apertura di canali di migrazione regolari, anche circolari (cioè poter entrare ed uscire dall’Italia, secondo le finalità e l’evoluzione del progetto migratorio) e l’abolizione del reato di clandestinità. (adesione alla campagna Ero Straniero) CIAI crede che ognuno abbia il diritto di vivere in modo degno nel proprio Paese di origine, senza la necessità di scappare da guerra, violenze, degrado e miseria. Promuoviamo progetti che garantiscano protezione, inclusione, benessere dei bambini, delle loro famiglie e delle loro comunità nei Paesi in cui lavoriamo. CIAI crede che ogni persona abbia il diritto di fare le proprie scelte in modo consapevole e informato (anche una scelta tanto dolorosa come quella di abbandonare il proprio figlio). Per questo attuiamo attività di sensibilizzazione nei confronti delle persone che vorrebbero affrontare un progetto migratorio con l’attenzione di fornire sempre un’informazione veritiera e completa della situazione attuale, dei rischi ma anche delle opportunità che il loro progetto migratorio potrebbe prevedere. CIAI crede nei valori dell’accoglienza, della diversità di ognuno, dell’attenzione e apertura all’altro, di cui le esperienze delle nostre famiglie adottive sono testimonianza quotidiana. Per questo crediamo che sia importante garantire accoglienza degna e attenta a tutte le persone che ne abbiano bisogno, in particolare bambini e ragazzi soli, ovunque sia necessario. 10

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ITALIA Noi, ragazzi che sappiamo volare di Agnese Pennati e Giulia Comoletti* “Violet la compagna che le era seduta accanto le raccontò qualcosa sui compagni e sui loro talenti: Lily era telecinetica, Smitty aveva gli occhi a raggi x, Daisy era la ragazza più forte del mondo, il piccolo Jasper, nessuno sapeva cos’era in grado di fare. In giro si diceva che l’infermiere Tolle l’avesse sgridato così forte da farglielo dimenticare. E poi c’era Conrad. Da lui bisognava guardarsi bene, dicevano essere strano..” Da noi, al Centro Educativo, ogni martedì pomeriggio inizia così. Il primo ad arrivare è S. che ama la Coca Cola e il panino con la cotoletta ma ogni tanto vorrebbe che la mamma gli preparasse qualcosa di diverso per il pranzo al CIAI. Dal corridoio si sentono le risate divertite di O. e H. che sono finalmente riuscite ad avere il numero del ragazzo di cui si sono invaghite e ora pensano a come conquistarlo. E. s’incammina con lo sguardo assorto e la chitarra in mano, mentre pensa a tutto quello che deve studiare per il giorno dopo. Man mano arrivano tutti, con pesanti cartelle, grandi speranze e tanti affaticamenti. Perché la stanchezza importa.Le sei ore di scuola alle spalle si fanno sentire. Quelle lunghe scale che portano al terzo piano della scuola primaria C. Battisti, in via Palmieri a Milano, che ci ospita, stancano le gambe. Ma ognuno di noi è qui, ogni martedì, con una quotidianità da condividere. Perché a volte è proprio questa quotidianità che un po’ ci affatica. Il Centro Educativo, grazie al contributo di Fondazione Cariplo al progetto “EducAzione. Cittadini in classe, cittadini fuoriclasse” , è ripartito con grinta nell’anno scolastico 2017-2018. I pomeriggi al Centro hanno una struttura ben definita aiutano a scandire il tempo che passiamo insieme ai ragazzi, cercando di offrire loro uno spazio che possa favorire la creazione di un luogo da abitare, in cui si possa condividere le fatiche dei momenti di studio, il desiderio di mettersi in gioco, le difficoltà di raccontare sé stessi e la leggerezza di divertirsi senza pensare a niente. Supporto al percorso scolastico S. e H. Devono studiare la guerra di Troia, F. deve coniugare i verbi “abitare”, “sorridere” e “riuscire”, a S. tocca studiare l’atomo e i suoi legami, H. invece, non vuole fare nulla e si sdraia sui materassoni rossi nell’angolo dell’aula, stanca. Iniziamo: - Gli eroi dell’Iliade si arrabbiano, perdono e ripongono fiducia; - Io abito, tu abiti, noi abitiamo modo indicativo tempo presente; - L’atomo si lega ad altri perché sente che qualcosa gli manca così gli elettroni di altri atomi si uniscono a lui; - H. segue i suoi compagni con lo sguardo, ci guarda e scrive sul suo diario. Ogni cosa torna ad avere un significato diverso: tutto si collega. Abitiamo questo luogo per unirci come gli atomi. Impariamo con difficoltà, a differenza degli atomi, che possiamo arrabbiarci e, a volte, perdere fiducia. H. nel frattempo, scrive sul suo diario “Non vedevo l’ora di venire al CIAI”. Fare i compiti al Centro Educativo significa entrare nelle storie di vita dei ragazzi, sviluppare competenze e possibilità altre e alternative da quelle che la scuola offre e mostra, cercando di evidenziare, ogni volta, diversi e differenti modalità di interagire non solo con le materie didattiche ma anche con sé stessi, con le proprie frustrazioni e difficoltà. Così F. finisce di coniugare: “Io riuscirò, tu riuscirai. Noi riusciremo modo indicativo, tempo futuro” *Educatrici Centro Educativo CIAI TI RACCONTO LA MIA STORIA Percorso laboratoriale Ariel si lanciò su Conrad e lo abbracciò. “Siiiiiii!!!! pensavo di sbagliarmi. Pensavo di non potermi fidare del mio cuore, invece posso. Posso. Il mio cuore non ha niente che non va.” “Pensi di essere l’unico scemo che ha mai commesso un errore? Tu hai manie di grandezza. Un errore non è niente..Diamine, io ne faccio molti di più ancor prima di svegliarmi la mattina. Non si impara niente senza sbagliare!” Conrad avrebbe voluto ribattere, ma poi sul suo volto apparve una smorfia e i suoi occhi divennero stranamente umidi e lui non seppe più se picchiare o abbracciare Ariel. “Fuggendo non risolviamo niente. Ho un’idea migliore.” Quest’anno le attività laboratoriali raccontano la storia di Ariel protagonista del libro “Ariel che sapeva volare” di V. Forester. Ogni settimana si incontra e ci si scontra con l’immagine di se stessi e quella che gli altri ci chiedono di avere, di maschere che si indossano e di quelle dietro le quali non vorresti nasconderti, di regole da seguire e di disobbedienza, di tradimenti e di perdono. Ci si racconta tra escape room, pittura, musica, videomaking, perché fuggendo non si risolve niente. Al CIAI abbiamo pensato ad un’idea migliore. Il progetto ha ricevuto il finanziamento di 11

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BURKINA FASO Una storia di successo di Ousmane Silga * Abdoul Malick alla sua rivendita di benzina. Il villaggio di Gode, nel dipartimento di Sabou, è uno dei 14 della provincia del Boulkiemdè in cui si è sviluppato il progetto “Educazione e Igiene – Strategie per una crescita adeguata dei bambini in zone rurali in Burkina Faso” finanziato dalla Cooperazione Italiana. Il Progetto, realizzato da CIAI in parternariato con la Direzione Provinciale dell’Insegnamento primario, prescolare e non formale del Boulkiemde ha consentito la normalizzazione delle scuole, cioè la costruzione di un numero di aule adeguato alla richiesta. Una delle componenti del progetto è stato il microcredito, cioè la possibilità dei genitori degli alunni delle scuole comprese nel progetto, di avere accesso alle istituzioni di microfinanza. Ben 400 genitori hanno ottenuto il credito necessario ad avviare un’attività generatrice di reddito. Fra questi, Abdoul Malick Kabore, del villaggio di Gode, ed è sua la storia che vogliamo raccontarvi. Il signor Kabore, venditore di benzina al villaggio, ha frequentato gli incontri di sensibilizzazione condotti da AGD (la società erogratrice dei crediti, ha poi presentato tutti i documenti per ottenere il prestito. Abdoul Malick ha quindi potuto avere un primo prestito di 200.000 franchi CFA che ha usato per rafforzare la sua attività di vendita di benzina nel villaggio. Dopo aver rimborsato il primo prestito ne ha richiesto un altro dell’importo di 400.000 franchi CFA che ha di nuovo investito nella vendita di benzina. Non ancora soddisfatto Malick ha richiesto e ottenuto un terzo credito di 600.000 franchi CFA a cui ha aggiunto un importo personale di 300.000 franchi CFA per acquistare un moto triciclo per il trasporto di materiali vari. Questa attività gli permetterà di assumere un giovane del villaggio per la guida di questa speciale moto molto utilizzata nella zona e che permette entrate sostanziali ai proprietari. Attualmente il signor Kabore è al suo quarto credito per un totale di 800.000 franchi CFA per 12 mesi. È molto impegnato nelle sue attività e gli affari vanno decisamente bene. Malick non ha una contabilità scritta che gli consenta di valutare accuratamente i vari benefici ottenuti dai tre prestiti già estinti. Tuttavia, è soddisfatto del credito che ha usato per acquistare il triciclo. Egli ritiene di essere diventato un piccolo operatore economico del villaggio e quindi una risorsa per l’intera comunità. Malick è padre di 5 bambini di cui 4 vanno a scuola (3 alla scuola di Gode). Grazie alle sue attività commerciali, è in grado di sostenere adeguatamente la sua famiglia, ne ha migliorato lo stile di vita soprattutto sul fronte dell’alimentazione e dell’ambiente in cui vivere: ha, infatti, potuto costruire un alloggio decoroso e salubre. Ma non pensa solo per sé: partecipa ai contributi finanziari dell’Associazione dei genitori per la gestione della scuola e della mensa scolastica. Questo quello che ci ha dichiarato ”Credo che il microcredito possa aiutare la popolazione a sviluppare attività generatrici di reddito e ad avere così la possibilità di migliorare la vita delle famiglie, così da poter mandare a scuola i propri figli senza nessuna preoccupazione. Se posso dare un consiglio, però, suggerirei di rendere le scadenze dei rientri dal credito un po’ meno brevi, così che possano avere riscontri positivi anche quelle attività che sono un po’ più lente ad ingranare”. *Sede CIAI Burkina Faso l Progetto ha ricevuto un finanziamento da AICS, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. il Signor Abdoul Malick Kabore con il suo moto-triciclo utilizzato per trasportare merci nei villaggi. 12

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BURKINA FASO Uno studente fuori dal comune di Arsene Sosso Sono professore di matematica e di scienze presso il Liceo di Sogpelcè e sono stato l’insegnante di matematica di Nikiema Pouloumdé. Essendo arrivato a Sogpelce durante l’anno scolastico 2010/2011, non ci siamo accorti subito delle potenzialità di Pouloumdé. Molto timido in classe, orfano di padre, Pouloumdé ha potuto frequentare la scuola grazie al Sostegno a distanza di CIAI che lo ha seguito fina dalla prima elementare. Consapevole dell’opportunità che gli veniva offerta, si è impegnato moltissimo per non tradire la fiducia che era stata riposta in lui. La classe 6° spaventa molto gli studenti, rappresenta il passaggio da un ciclo ad un altro. Una rottura netta con la primaria. Ma, sin dalle prime valutazioni, Pouloumdé si è fatto notare dai professori per le sue qualità: già dalle prime verifiche, aveva 20/20 in matematica. Da allora è diventato il punto di riferimento della classe. Eccelleva in tutte le materie. Il primo della classe ogni trimestre ed alla fine dell’anno. Queste ottime performance, gli hanno permesso di avere una borsa di studio in Marocco. E’ infatti attualmente iscritto presso la ENSA-K : Scuola Nazionale di Scienze Applicate di Kenitra (Marocco) dove studia elettrotecnica. AVVIA ANCHE TU UN SOSTEGNO A DISTANZA vai su http://sostegnoadistanza.net/ scrivi a sad@ciai.it o chiama 800 944 646 13

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ETIOPIA Acqua per tutti di Chiara Biffi* Negli ultimi anni l’Etiopia è stata colpita da una fortissima siccità. I cambiamenti climatici che hanno interessato e stanno tuttora interessando il Pianeta hanno avuto conseguenze drammatiche in quei territori, quali i Paesi dell’Africa dell’Est, storicamente vulnerabili, andando quindi ad acuire situazioni già pesanti e portando effetti devastanti. L’ondata di siccità che ha colpito l’Etiopia negli ultimi due anni ha portato più di 10milioni di persone alla soglia più estrema di denutrizione, alla morte di animali, all’assenza quasi totale di raccolti. Le conseguenze sulle comunità e sui bambini sono estremamente gravi: da una riduzione estrema dei capitali in termini di risorse e umani, i movimenti interni alla ricerca di acqua sono aumentati, le scuole si sono svuotate essendo I bambini impegnati a cercare l’acqua con i genitori oppure troppo deboli per poter frequentare la scuola. CIAI ha dunque deciso di intervenire proprio per cercare di dare il proprio contributo a questa situazione molto difficile. Con il supporto dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) di Addis Abeba, CIAI ha infatti avviato il progetto d’emergenza “Acqua per tutti” realizzato nell’area di Fantalle, Regione Oromia, una delle aree a priorità 1 nella classifica di OCHA (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Intervento Umanitario) ed una delle aree in cui gli effetti della siccità si sono fatti più severi. 14 Per poter avviare tale progetto, CIAI ha avviato una collaborazione con l’Organizzazione locale Labata Fantalle, avviata da persone locali poter fornire supporto alle popolazioni di quella comunità, ed ha messo a punto una serie di azioni volte a mitigare gli effetti della siccità e le conseguenze che essi hanno sui bambini e le persone più vulnerabili. Trattandosi di un intervento di emergenza, il progetto, avviato a fine marzo 2017 e terminato a fine gennaio 2018, si è concentrato prevalentemente su una delle necessità principali delle comunità che vivono nella zona, l’accesso all’acqua. L’area di Fantalle, al confine con la Regione delll’Afar, è una zona abitata dai Karrayu, un’etnia di pastori dedita all’allevamento di capre, pecore e cammelli e che, in seguito alla forte siccità che ha caratterizzato gli ultimi anni, è costretta a spostarsi per diversi chilometri, fino al Sud del Paese, in cerca di acqua. Il problema del reperimento di tale risorsa è evidente per chiunque si rechi anche solo di passaggio nella zona. L’area, di origine vulcanica, non permette la crescita di alberi ne’ erba ne’ tantomeno la possibilità di coltivare prodotti che possano integrare l’attività pastorizia. I bambini, ed in particolare le bambine, frequentano la scuola in modo molto discontinuo sia perché impegnati, soprattutto nei periodi di maggiore siccità, ad aiutare gli adulti nel

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reperimento dell’acqua o nello spostamento degli animali, sia perché l’idea dell’importanza dell’educazione è tra i Karrayu ancora molto lontana. Un alto turnover di insegnanti, una bassa qualità dell’educazione insieme all’assenza di adeguate infrastrutture, fanno percepire la scuola come poco utile al fine della sopravvivenza quotidiana. I momenti di picco della siccità aumentano ancora di più questi effetti, con i bambini che si trovano non soltanto a non avere pasti sufficienti per poter affrontare la giornata a scuola, ma a dover stare a scuola senza acqua, essendo le strutture scolastiche prive di collegamenti a punti acqua. Un altro problema piuttosto consistente è inoltre, data la condizione estrema in cui vivono queste comunità, legato all’igiene: assenza totale di latrine, utilizzo di un’acqua sporca e contaminata (spesso le persone e gli animali bevono la stessa acqua), pratiche di igiene personale decisamente scarse. CIAI ha dunque strutturato un progetto che potesse alleviare almeno parzialmente tale situazione, intervenendo nei 5 villaggi che più di altri si trovano a vivere le conseguenze della siccità, lavorando sul discorso acqua e sanità presso le comunità, nelle scuole e nei centri di salute. L’intervento è stato molto impegnativo. Sono stati riabilitati più di 10 punti acqua situati nei 5 villaggi, creando un sistema idrico di connessione con le scuole ed i centri di salute, cosi da assicurare l’acqua anche ai bambini e a coloro che necessitano di cure mediche; sono state installate taniche di raccolta acqua e collegate a sistemi di raccolta di acqua piovana; sono stati forniti a 1500 famiglie e a 9 scuole e 6 centri di salute filtri per la depurazione dell’acqua, cosi da ridurre il più possibile rischi di malattie collegati all’utilizzo di un’acqua contaminata. Il progetto ha inoltre previsto una rilevante componente di formazione e rafforzamento delle capacità degli operatori sanitari, degli insegnanti, degli studenti e della comunità stessa, con diverse sessioni dedicate alle pratiche igieniche sanitarie. Grande attenzione è stata quindi data al cercare di portare la comunità a comprendere i rischi dell’ “open defecation” e ad intravedere l’opportunità di modificare tale pratica ad esempio con la costruzione di una latrina familiare. Tale attività è stata particolarmente impegnativa. Il personale CIAI si è mosso quotidianamente nelle comunità dando informazioni e supportando le persone in un processo di consapevolezza, scontrandosi spesso con barriere di tipo culturale, laddove i Karrayu, pastori e dunque in movimento costante, non vedono l’utilità pratica di avere una latrina familiare o di provvedere alla propria igiene personale. Rispetto alle scuole, il progetto ha sostenuto il rafforzamento dei club scolastici (momenti di scambio tra i bambini circa temi specifici) su igiene e salute, ha rafforzato le competenze 15

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