FotoCarpi15 UNA CANZONE IN MENTE

 

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Description

Catalogo della mostra fotografica del progetto UNA CANZONE IN MENTE

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Mostra fotografica dal 16 maggio al 2 giugno 2015 SALA EX POSTE / PALAZZO DEI PIO / CARPI

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UNA CANZONE IN MENTE Siamo avvolti dalla musica, ormai essa ci accompagna in ogni spazio della nostra vita; dal sound musicale ci è donata la forma percepibile dei nostri sentimenti più nascosti e nelle parole delle canzoni spesso ci è rivelato quel che cercavamo senza saperlo. Avere “Una canzone in mente” è innanzitutto segno di essere dialoganti con la vita collettiva nella quale viviamo. Scegliere una canzone nel mare delle creazioni musicali significa porre in evidenza quel messaggio sonoro che rappresenta il nostro attuale moto interiore. Le canzoni fanno parte del flusso dei messaggi del WEB, esse hanno intessuto un immaginario collettivo che non ha confini e unisce gli uomini di differenti culture attorno a un comune sentire, riconoscere, credere, sognare e anche agire. La fotografia esercitata nel Gruppo Fotografico Grandangolo BFI ancora una volta si è confermata uno spazio collettivo nel quale è naturale l’incontro intergenerazionale. Il tema dato “Una canzone in mente” ha attratto autori appartenenti a tutte le generazioni, pertanto nel complesso dei lavori troverete sia canzoni del passato che quelle di stretta attualità. La musica ha creato tra gli autori presupposti ulteriori per l’incontro tra persone che vivono diverse stagioni della vita; ogni generazione ha saputo ascoltare le ragioni delle altre. Questo non è un risultato da poco! Le opere sono nate lentamente nei mesi invernali; ogni autore ha avuto modo di presentare il suo progetto già dai primi scatti ed elaborare con coerenza la propria opera confrontandosi con gli altri e, con l’aiuto operativo dei Coordinatori Artistici, incedere in un esercizio di profondità condivisa dei significati. Sono 20 i soci del Gruppo Fotografico Grandangolo BFI che hanno concluso con un proprio lavoro il progetto fotografico “Una canzone in mente”, tra loro 9 sono fotografe. Sono il 40% gli esordienti che hanno sostituito altri autori che per quest’anno, pur partecipando al percorso di elaborazione del progetto, per diverse ragioni, non hanno presentato la loro opera; è importante anche la maturazione che avviene nella sosta di chi osserva il farsi del lavoro degli altri. Gli interventi dei Coordinatori Artistici esprimono compiutamente il loro ruolo e l’importanza determinante che hanno avuto per conseguire il risultato finale. Brevi riflessioni sulle opere: Danilo Baraldi in “Una notte per caso” con “Hey Joe” si lascia condurre da Jimi Hendrix nelle atmosfere perturbanti del “Noir” che ci rappresenta con lo straniamento sentito nel notturno: nei bagliori e negli angoli oscuri. “The Funnet’s ship” di Mirco Carletti viene interpreta la canzone omonima con un audiovisivo dalla grande dinamicità che rappresenta tutta l’esuberanza giovanile della band Funnets. La loro canzone iperenergetica sembra affermare un credo molto seguito nelle giovani generazioni: non esiste l’impossibile!

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“Il gigante e la bambina” di Claudia Cavazzuti rivisita le dinamiche di relazione evocate dalla canzone di Lucio Dalla, trovando nei rapporti attuali tra padre e figlia delle nuove forme e profondità dei sentimenti condivisi che annunciano una nuova umanità. Con “Nursery Crime” Valeria Cremaschi interpreta “The musical box” dei Genesis, ideando un dispositivo visivo a due mosaici che con un freddo linguaggio simbolico indaga i dolorosi sentimenti generati dall’atto dell’abbandono. Giorgio Ferriani con “Smoke on the Water” rivisita le atmosfere trasgressive della musica di Frank Zappa che è considerato uno dei geni musicali del ‘900. Un esempio eccellente di come la musica Rock abbia anche ispirato degli stili comportamentali di rottura delle convenzioni del costume tradizionale. Ilenia Gasparini nel suo “Il popolo della musica” ci immette nelle atmosfere euforiche dei concerti Rock, rappresentando diversi stati d’animo che si provano in quegli eventi collettivi che celebrano nuove idee di libertà. Renza Grossi con “My body is a cage” indaga le introspettive atmosfere metafisiche del dualismo corpo e anima, tematica della omonima canzone degli Arcade Fire. Un dualismo sofferto dall’artista, e condiviso dall’autrice, che teme di essere conosciuto solo nella sua superficiale corporeità che sente come una gabbia nella quale è nascosta la parte più vera del Sé: la sua anima. “I can’t take my eyes off of you” di Stefania Lasagni interpreta la canzone di Damien Rice “Blower’s Daughter” incentrato sullo sguardo persistente di chi ama, con un’opera concettuale in cui attraverso l’isolamento di diversi sguardi prende forma il linguaggio simbolico naturale che comunica all’amato: l’incanto, il desiderio, lo stupore, il disincanto, l’attesa. Pamela Lodi, con “La cura” segue i contenuti della canzone omonima di Franco Battiato ponendo in evidenza il valore dell’accudimento e la protezione che si compie nel rapporto amoroso con una trama simbolica incentrata nel rapporto madre figlia, con una sequenza che racconta il processo del reciproco riconoscimento di ruolo. “Non avrai altro Dio” di Stefania Luppi interpreta la canzone “Il testamento di Tito” di Fabrizio De André con un polittico di immagini scattate in un recente viaggio a Gerusalemme. Le tre religioni monoteiste sono poste in relazione per analogia simbolica, dando così contenuti per la riflessione soggettiva sugli aspri temi posti dall’attualità.

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Manuela Marchetti con “Baby Dull” sui contenuti della canzone omonima del gruppo Ustmamò, rappresenta con una fotografia emozionale il modello della giovane donna sexy, entrando con una fotografia emozionale, di forte impatto, nelle atmosfere stranianti ed erotiche messe in atto nei riti stereotipati della seduzione. Niko Mecugni con “Io non lo so” ripercorre i delicati contenuti della canzone “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo” di Luciano Ligabue, interpretandola scrivendo le parole della canzone sulla pelle di una giovane donna. La scelta del corpo come sfondo alle parole conferisce all’opera quel tono diretto e nello stesso tempo intimo che è tipico della corporeità. Claudio Montali con “4’ 33’’” è con il silenzio di questa canzone di Sebkha-Chott che rappresenta il ritorno alla normalità di edifici lesionati dal terremoto del 2012. Lo realizza mostrando ad orari diversi della giornata lo stesso edificio con la stessa ripresa, dando così una rappresentazione di un quotidiano riconquistato e goduto come uno straordinario valore umano e sociale. Mario Orlandi con “What a wonderful world” resa famosa da Louis Amstrong, carica di ampi significati questo straordinario inno alla vita. L’autore, dalla bellezza della natura, ci conduce con un percorso umanissimo a comprendere la meraviglia di ogni istante significativo della vita quotidiana nelle sue diverse dimensioni individuali e collettive. “Non passerò la mia vita a essere un colore” di Kina - Anna Maria Rampon interpreta la canzone “Black or White” di Michael Jackson, rappresentando, con sequenze di immagini e un polittico, l’energia positiva del protagonismo e l’entusiasmo che ne anima il messaggio morale che si oppone a uno stile di vita anonima e piatta. Aldes Rossi con “Carnevale” ispirato dall’Inno del Carnevale di Ivrea, con la sua sequenza di immagini fotografiche ci immette nelle ragioni misteriose del particolarissimo carnevale di Ivrea che celebra, dopo secoli, lo spirito di ribellione alla tirannia e la festa per la vittoria popolana. Rolando Rota con “Il Rock’n’Roll non eliminerà i tuoi problemi ma ti permetterà di ballarci sopra” sulle note di “Jailhouse Rock “ di Elvis Presley evoca le atmosfere americane del Rock’n’Roll con una narrazione tematica di attuali raduni in costume. Le immagini rappresentano lo spirito giocoso e mitico che questa musica dona ad ogni età emozioni giovanili. Andrea Taddia con “Smash it Up” dà voce al proprio immaginario con immagini simboliche che celebrano i miti degli USA degli anni ‘60 e ’70, dove un’intera generazione di giovani interruppe i sogni della Beat Generation e fu mandata a combattere

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in Vietnam. Nacque così l’epoca della contestazione con le sue idee libertarie e pacifiste che ancor oggi fanno sognare. Con “Evanescenze” Walter Turchi interpreta la leggerezza del “Valzer brillante” di Chopin suonato da Lang Lang, rappresentando con immagini emozionali, con l’effetto del mosso, la perfetta fusione tra la musica e la gestualità del corpo danzante. La leggerezza creata dall’immagine fotografica diventa messaggio metaforico di esaltazione della bellezza. Marco Vincenzi con “Rock your soul” di Elisa con una sola immagine fortemente simbolica ci pone a contatto con il mutamento antropologico in atto nel mondo globale. A volte rivelare è sapere comporre una domanda, come questa immagine che indaga il senso di un incontro tra una giovane donna in vesti antiche e un giovane uomo in jeans. Conclusioni: Il tema “Una canzone in mente” si è rivelato un modo per conoscere l’immaginario di ciascun autore partecipante. Se guardiamo l’insieme di queste tendenze interiori ci troviamo di fronte a una porzione dell’immaginario collettivo che ci pone in evidenza i miti, le credenze, i desideri e le angosce di questa parte di umanità dalla nostra epoca. Le canzoni che hanno in testa gli autori, in gran parte provengono dal repertorio internazionale e presentano una grande varietà di generi: musica classica e leggera, dal Rock al concettuale. Sorprende che da un’attività collettiva trovi così ampia espressione la soggettività dell’autore, nessuna opera assomiglia a un’altra e non pochi sono gli editing che presentano una loro originalità. Ciò ancora pone in evidenza l’unicità di ognuno di noi, un’unicità che è ben rappresentata nei lavori per la qualità dei contenuti e il gusto estetico col quale essi sono stati elaborati. Le opere sono un prezioso repertorio delle forme con le quali i soci del Gruppo Fotografico Grandangolo BFI “vedono”: la bellezza, il sublime, la trasgressione, la libertà, l’oppressione, il perturbante, l’amare, la ribellione, l’idealismo, il senso del futuro. SILVANO BICOCCHI Direttore del Dipartimento Cultura FIAF

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GABRIELE BARTOLI Perché quando ascoltiamo alcune canzoni ci emozioniamo, "ci vengono i brividi", e magari in maniera diversa ad ogni ascolto? La musica, le canzoni, evocano in noi pensieri, sentimenti, emozioni. Il compito di noi coordinatori è stato quello di aiutare i fotografi a raccogliere queste emozioni trasformate in immagini, filtrarle, per poter raccontare la loro canzone; chi scegliendo un titolo, chi una strofa, chi ha sviluppato il suo discorso fotografico attenendosi al testo della canzone, o chi ne è uscito dandone una visione personale. Penso che si possa dire che la sfida è stata vinta, ovviamente le canzoni sono molto diverse tra loro, come i lavori eseguiti, ma in ognuno emerge la voglia degli autori di creare uno stile originale, che possa suscitare nuove emozioni ai fruitori delle opere proposte. VALERIA CREMASCHI Si parte sempre con il timore nei confronti del tema dato: le prime idee iniziano a prendere forma discutendone insieme. Incontro dopo incontro ci si confronta e si parla di idee e immagini, del desiderio di rappresentare al meglio tutto quello che "frulla in testa". Il compito del coordinatore è proprio quello di dare un ordine alle idee, di farle crescere insieme e vederne lo sviluppo serata dopo serata. Un compito ancora più arduo quest'anno per il tema che ci siamo prefissati per “Una canzone in mente”: trasportare in immagini ciò che la musica ha già fatto con le note e le parole. Un percorso in salita, che ha visto impegnati tutti noi in una crescita artistica e personale, in un ottimo lavoro di interazioni. La soddisfazione finale è quella di veder crescere tutti noi grazie all'utilizzo della fotografia, arrivando a creare un panorama fotografico complesso e completo. RENZA GROSSI La fotografia è un'arte sottile. Come la musica. Richiede attenzione, cura, coerenza e la capacità di raccontare se stessi e gli altri. Osservare crescere i progetti per Fotocarpi15 è stato un privilegio profondamente formativo, seguirne il loro sviluppo e, come in un crescendo sonoro, scoprirli alla fine del percorso nella loro completezza mi ha permesso di comprendere appieno la potenzialità di questo gruppo di fotografi, che come un'orchestra armoniosamente accordata si appresta ora a mostrare al pubblico il risultato del proprio lavoro. STEFANIA LASAGNI Il compito di quest’anno si è rivelato quanto mai arduo, sia per gli autori che hanno partecipato con le loro opere sia per noi coordinatori. La meta era ambiziosa, tradurre in immagini fotografiche una canzone. Chi non ha mai provato la sensazione di avere un motivetto in testa senza sapere il perché? Tutti nella vita, consciamente o inconsciamente, ascoltando una melodia, un ritmo, costruiamo mentalmente una rete di sensazioni, ricordi, immagini. Gli autori del Grandangolo sono riusciti a proporre un caleidoscopio di sentimenti, idee e pensieri personali ed originali. Difficile è diventato catturare tutto questo insieme di suggestioni e tradurlo in linguaggio fotografico. L’esposizione delle opere poi non poteva prescindere dalla fruizione anche sonora delle canzoni e quindi abbiamo alzato il ti ro e proporremo agli spettatori anche la possibilità di ascoltare oltre che leggere i testi e le armonie che ci hanno ispirato.

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GLI AUTORI DANILO BARALDI MIRCO CARLETTI CLAUDIA CAVAZZUTI GIORGIO FERRIANI ILENIA GASPARINI RENZA GROSSI STEFANIA LASAGNI PAMELA LODI STEFANIA LUPPI MANUELA MARCHETTI NIKO MECUGNI CLAUDIO MONTALI MARIO ORLANDI ANNA MARIA RAMPON – KINA ALDES ROSSI ROLANDO ROTA ANDREA TADDIA VALTER TURCHI MARCO VICENZI

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DANILO BARALDI – UNA NOTTE PER CASO - Hey Joe (Jimi Hendrix)

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MIRCO CARLETTI – FUNNETS – The funnets’ ship (Funnets)

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CLAUDIA CAVAZZUTI – IL GIGANTE E LA BAMBINA - Il gigante e la bambina (Lucio Dalla)

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VALERIA CREMASCHI – NERSERY CRIME – The musical box (Genesis)

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