FotoCarpi16 IL SILENZIO

 

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Catalogo della Mostra fotografica del progetto IL SILENZIO.

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CON IL PATROCINIO CON IL CONTRIBUTO ORGANIZZAZIONE CITTÀ DI CARPI RICONOSCIMENTO H14/2016 FotoCarpi16 Il Silenzio

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CON IL PATROCINIO CON IL CONTRIBUTO ORGANIZZAZIONE CITTÀ DI CARPI RICONOSCIMENTO H14/2016 FotoCarpi16 Il Silenzio Mostra Fotografica dal 14 al 29 maggio Auditorium San Rocco / Spazio di via Paolo Guaitoli 21

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5 Presentazione 4 Silvano Bicocchi 8 Coordinatori Autori (Auditorium S.Rocco) 12 Danilo Baraldi 14 Maurizio Bergianti 17 Fabio Bertani 18 Eduardo Ceppa 19 Valeria Cremaschi 20 Francesco Ferrari 24 Giorgio Ferriani 25 Matteo Ficarelli 26 Elena Italiani 28 Stefania Lasagni 29 Maurizio Ligabue 30 Pamela Lodi 32 Stefania Luppi 34 Niko Mecugni 35 Claudio Montali 38 Katty Nucera 39 Mario Orlandi 40 “Kina” Anita Maria Rampon

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Nataliya Ratushna 44 Rolando Rota 48 Erica Sacchetti 50 Valter Turchi 53 Marco Vicenzi Il Workshop 54 Renza Grossi Autori (Spazio via P.Guaitoli 21) 56 Chiara Barbieri 58 Daniela Calanca 60 Elena Fontanesi 62 Emiliano Giubertoni 64 Renza Grossi 66 Roberta Lanza 68 Sara Morselli 70 Giuliano Reggiani 72 Diego Tedesco 74 Patrizia Zaini 76

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4 Silvano Bicocchi Il ruolo culturale della fotografia Nella nostra era digitale, qual è il ruolo culturale della fotografia? Questa è una domanda che però dovrebbe essere posta dopo un’altra che la sovrasta: Qual è il valore sociale della Cultura Artistica? Intendendo per Cultura Artistica quello spazio fisico e mentale in cui l’individuo condivide con gli altri l’evoluzione dei contenuti della propria necessità interiore e accresce la sua capacità di dare libero sfogo alla propria urgenza espressiva. Ancora troppo spesso, sbagliando, si ritiene che l’esercizio espressivo sia una questione marginale che interessa a pochi talenti. La FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) valorizza, da oltre 60 anni, il fenomeno diffuso dell’espressione compiuta con la fotografia, senza chiedere al fotografo titoli che ne autorizzino l’esercizio. La fotografia digitale, insieme ai social network, ha posto in evidenza quanto l’immagine sia diventata il veicolo privilegiato per una gran massa di persone, in particolare per le giovani generazioni. La tecnologia digitale ha annullato la difficoltà tecnica nell’uso della fotocamera e azzerato il costo nel produrre immagini, ma questo ha portato all’appiattimento della qualità del messaggio fotografico. Ecco perché stanno avendo tanto successo le App che consentono con l’applicazione di filtri già in ripresa di dare alla fotografia digitale una parvenza di originalità. Ma anche con le App siamo lontani dall’autentica espressione del Sé. Ma cosa c’è del Sé in un’immagine tecnica che viene prodotta da una macchina? La fotografia permette di perfezionare un linguaggio naturale dell’uomo quando dice all’altro: guarda là! In poche parole la fotografia è il mezzo che permette di rendere comuni gli sguardi. Quando si dice sguardo inevitabilmente evidenziamo una cosa, tra le tante, ma implicitamente è sottointeso anche un sentimento o un pensiero che promuove la nostra visione di quella cosa. E allora la tecnica fotografica offre infinti modi per comunicare anche come stiamo guardando quella cosa. Chiudendo questa breve riflessione sul linguaggio fotografico abbiamo compreso che esso è il mezzo per mostrare “cosa” ci interessa e col definire “come” lo guardiamo, sveliamo il “perché” di questo interesse.

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Silvano Bicocchi 5 Nell’ambito dello stile di vita culturale promosso dal Gruppo Fotografico Grandangolo BFI, il socio inizialmente è formato all’uso del meccanismo espressivo della fotografia, per dominare il come la cosa verrà rappresentata. Poi è stimolato ad assumere un atteggiamento culturale verso il cosa fotografare, attraverso l’esercizio dei progetti fotografici a “tema dato”. In questo modo, con ritmo annuale, nella vita di circolo assume centralità la realizzazione di una mostra collettiva a tema; quest’anno la tematica è stata “Il Silenzio”. Ogni socio è libero di realizzare o meno una sua opera e comunque può partecipare al lungo percorso collettivo che porterà al complesso delle opere che avrà diversi momenti di visibilità in varie località Italiane. Per il fotografo realizzare un’opera è compiere un’impresa del tutto personale! Ormai è dimostrato che dato un tema ogni autore troverà una soluzione originale rispetto a quelle realizzate dagli altri. Non vengono promossi cliché per l’opera fotografica da presentare. In base all’esperienza maturata negli anni, essa potrà essere una sequenza fotografica, un mosaico d’immagini, una fotografia singola, un audiovisivo, un video, un’installazione e quant’altro potrà rivelarsi utile al successo di questa impresa creativa. Nel Circolo fotografico l’appassionato fotografo è stimolato e accompagnato a diventare autore della propria opera. Ciò avviene partecipando al processo di approfondimento collettivo del concept tematico, compiuto con l’apporto dei Coordinatori artistici, andando a conoscere ciò che i Maestri fotografi hanno prodotto in passato o stanno producendo nell’attualità. Certamente si cercano immagini con l’incontro di autori ma anche parole. Parole lette e poi scritte, dando così forma alle elaborazioni mentali compiute da diversi partecipanti. In questo modo nasce un momento di approfondimento collettivo nel quale ogni partecipante al progetto può trarre ispirazione per intraprendere la creazione della propria opera. Nei mesi invernali sui tavoli de “Il Grandangolo” cominciano ad apparire i primi scatti, di uno o più progetti, che vengono discussi collettivamente per dare all’autore un feedback iniziale e quindi lo stimolo per procedere

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6 Silvano Bicocchi e concludere l’opera. In questo lento percorso è stata preziosa l’opera dei Coordinatori artistici che hanno affiancato la mia curatela assicurando a ognuno dei partecipanti un’assistenza in ogni aspetto. La fase finale del processo creativo è comprendere il genere d’opera che è stata prodotta dal fotografo. Ciò avviene selezionando gli scatti, stampati in piccolo formato su carta comune, secondo la coerenza dell’idea centrale che l’opera riesce a formulare in base alla sua poetica. Ecco che è fondamentale in questa fase riconoscere le potenzialità degli scatti presentati e farlo con spirito di ricerca con l’azione analitica di riconoscimento se l’opera è animata da un’idea documentaria, o narrativa tematica, o narrativa artistica, o creativa, o concettuale. È in questo riconoscimento che viene formata la consapevolezza di ciò che ha realizzato il singolo autore e quindi ciò che si è raggiunto collettivamente. La sintesi sulle tendenze di senso dei numerosi autori che hanno presentato un’opera è una fase necessaria per avere una visione d’insieme, prima di inoltrarsi nella profondità di ogni singolo lavoro. Il tema “Il Silenzio” ha portato a toccare diversi aspetti che sono anche stati comuni a più autori. Seguendo la traccia che conduce degli aspetti più condivisi a quelli meno trattati, si constata il seguente: - Il Silenzio agghiacciante che ammutolisce tutto il mondo posto di fronte alle atrocità: dei campi di sterminio, del terrorismo in Francia, dell’incidente nucleare di Chernobyl. - Il Silenzio crudele imposto dalla scomparsa di una persona cara. - Il Silenzio stupefacente della dinamica estetica che hanno le cose. - Il Silenzio sublime dei fenomeni naturali. - Il Silenzio misterioso degli oggetti artificiali ideati dall’uomo. - Il Silenzio straniante dell’introspezione nella propria vita. - Il Silenzio magmatico indotto dall’alterità del singolo e della coppia. - Il Silenzio ipnotico dei segni del tempo. - Il Silenzio metafisico del paesaggio e dei luoghi di culto.

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Silvano Bicocchi 7 Ovviamente tante altre sono le forme del Silenzio ma con queste, indicate dai soci del Grandangolo, è offerto un notevole materiale per promuovere nel lettore la ricerca del proprio Silenzio. Quest’attivazione di un processo collettivo di ricerca del senso delle cose, è la nostra concreta risposta alla domanda iniziale sul ruolo culturale della fotografia nella nostra società. Silvano Bicocchi Direttore del Dipartimento Cultura FIAF

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8 Coordinatori “Se esiste un tempo per il silenzio, questo è il nostro tempo” La rappresentazione del Silenzio in fotografia inizialmente ha creato diverse perplessità tra gli autori. Quanto spazio ha il Silenzio nel nostro quotidiano? Ebbene, la Fotografia riesce a restituircelo grazie alla propria capacità di raccontare l’indicibile. Ogni autore nel percorso di ricerca del concept, ha capito che per trovarlo bisogna compiere un’operazione “matematica”, la sottrazione. Un famoso aforisma dice che: “…in fotografia meno c’è più si vede”. Ebbene, l’abbiamo modificato in: “…in fotografia meno c’è più si sente”. Quanto più si riesce ad eliminare e a sottrarre elementi di disturbo o di “rumore”, quanto ciò che rimane è l’essenza stessa dell’immagine. Crediamo che più che mai il tema del Silenzio sia di attualità. Forse da tutto ciò che ci circonda e le notizie che trapelano da giornali e televisione abbiamo bisogno del Silenzio. Il silenzio è un tema bizzarro. Il silenzio è qualcosa che non si vede, ma c’è. Ci troviamo all’interno del mondo dell’impalpabile, fatto di assenza e presenza. Il silenzio è una cosa intima, che ci pervade. Il silenzio è inatteso e insopportabile; è una causa che ci impone un moto di riflessione emozione. È continuamente presente in colui che legge, che scrive, che ascolta, che scatta una fotografia. E se si riesce a raggiungere l’essenza, ciò che resta è IL SILENZIO. Attraverso il percorso intrapreso insieme ai soci che hanno deciso di mettersi alla prova, abbiamo attraversato un periodo di confronto, abbiamo superato le paure nel mostrare immagini già viste e stereotipate. Siamo andati a scavare nella nostra intimità, nei luoghi che percorriamo ogni giorno, negli oggetti che utilizziamo quotidianamente o ci siamo confrontati con le persone intorno a noi; questi progetti, questi punti di vista, queste storie ci raccontano molto e ci mostrano come oggi più che mai “se esiste un tempo per il silenzio, questo è il nostro tempo”. Danilo Baraldi con il suo The Memory of Silence ripercorre con una video-installazione il dolore della perdita attraverso un filmato che con sensibilità e sguardo lucido mostra le tappe della presa di coscienza, scandite da un silenzio che diventa via via sempre più assordante, il silenzio dell’accettazione. Un percorso introspettivo che

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Coordinatori 9 permette, rileggendo il dolore, di renderlo reale e al tempo stesso di affrontarlo ed analizzarlo. È invece la Verità, che viene ripercorsa con un cammino di ricerca introspettiva da Maurizio Bergianti con Il silenzio: Riflessioni, attraversando uno di quei luoghi nati per perpetuare la memoria, per impedire la scomparsa delle testimonianze del passato. Il cammino attraverso le immagini dei Campi di Sterminio è silenzioso, personale, intimo e profondo. Nel silenzio è scomparsa l’umanità di Fabio Bertani, in cui luce e vividezza delle immagini contrastano con l’assenza della figura umana, di cui rimangono solo quelle architetture simbolo di luoghi fortemente antropizzati che ora, con forza, raccontano il vuoto infinito. La natura è protagonista anche delle immagini di Eduardo Ceppa, il suo è un Silenzio nascosto, il silenzio che nasce dalla meraviglia della forza naturale, quella che plasma il mondo e al mondo ci tiene legati, imprigionati. Le forme sinuose della roccia sembrano condurci in profondità, sprofondando verso l’oblio. Il silenzio delle memorie è spesso evocativo e rilevante, come quello di Valeria Cremaschi che in Adolfo 19342016, attraverso gli oggetti significativi di chi non c’è più, ordinatamente riposti su di un piano, ricrea quelle relazioni affettive che ormai sono rese impossibili dalla scomparsa. Le fotografie di Francesco Ferrari, le sue Anime nel silenzio, ci parlano di abbandono, ma non di annientamento, ci mostrano un mondo altro, quasi magico, dove siamo portati a tendere l’orecchio alla ricerca di suoni lontani e pieni di poesia. Oggetti silenziosi, posti in uno Stato di sonno apparente sono quelli fotografati da Giorgio Ferriani. Oggetti che bloccati nella loro forma pura non possiedono alcuna mansione reale e quindi non raccontano nessuna storia. Solo una volta che riprenderanno il loro cammino funzionale potranno svegliarsi e riprendere parola. Matteo Ficarelli invece ci porta lontano, ci dà le coordinate del suo viaggio in 68°39’35”N, 27°32’20”E, ma il suo è un viaggio verso l’incanto, verso quel silenzio di reverenza con cui ci poniamo davanti ad un evento straordinario, qualcosa di talmente travolgente da perdere il senso dello spazio e del tempo, ma che del tempo e dello spazio si nutre. Ancora il dolore e l’accettazione, non più quello personale, ma quello comune, sono al centro del progetto di Elena Italiani. Je suis Paris, mostra una comunità ferita, che cerca di ritrovare nel senso comunitario la propria identità. Il silenzio degli sguardi e delle azioni delle parole scritte ma non dette, il silenzio necessario per accogliere

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10 Coordinatori la realtà e cercare nel profondo un modo per reagire. Il lavoro di Kina (Anita Maria Rampon), Vapore d’opinioni fa leva invece sui nostri pregiudizi, il silenzio è quello della nostra incapacità di confrontarci con differenti modi di pensare od agire, il silenzio è la strada che spesso si preferisce perseguire, quella della negazione e dell’ignoranza. Un mondo piccolo e protetto è quello di Derek nella boccia, di Stefania Lasagni, in cui con grazia e agilità il piccolo pesce rosso si muove nella sua boccia, guardandosi intorno mentre noi ci interroghiamo sul silenzio che lo circonda, lo isola e protegge, e gli permette di percepire il mondo circostante in un modo alternativo, forse rendendolo più forte e intraprendente. Il silenzio diventa così un punto di forza. Maurizio Ligabue ci chiede un momento di silenzio, quello che serve per rileggere e quindi meglio comprendere i suoi Paesaggi sospesi. Il silenzio diventa quindi una necessità primaria per rivedere l’azione invasiva dell’uomo e il suo rapporto con la natura, spesso violata e abbandonata. Il silenzio diventa così uno strumento di conoscenza e di profonda connessione emotiva. Il tema della riflessione solitaria, del percorso di ricerca interiore ma anche della solitudine, attraversa l’opera di Pamela Lodi, che con Il dì di festa ci accompagna in un percorso nelle sue stanze fisiche ed emotive, alla ricerca di un significato che abbiamo talvolta necessità di dare al silenzio. Il Silenzio blu delle città del nord del Marocco, fotografato da Stefania Luppi è quello dietro cui si nascondono le genti, uomini ma soprattutto donne. Case, strade, vicoli e scale ci portano in un viaggio di scoperta ed inseguimento, alla ricerca di altri e di noi stessi, per ritrovare una traccia di una umanità che sembra dissolta nel silenzio. La fotografia Hush di Niko Mecugni risulta spiazzante e sconcertante, tra sensualità ed inquietudine, in cui un atto di forza brutale entra in contrasto con la mancanza di espressione della figura femminile. Spiazzati davanti all’enigmaticità dell’immagine ne veniamo risucchiati. Borgo San Marco, è un luogo immerso nel silenzio, e nel silenzio sembrano disperdersi le voci di coloro che hanno sperato e vissuto, i profughi dalmati e giuliani fuggiti dall’orrore delle foibe. Ora tra le mura diroccate e le fronde invasive nulla rimane della speranza e dei sogni, il silenzio fotografato da Claudio Montali è quello fagocitante dell’abbandono e della perdita. L’oblio è al centro dell’Ultimo volo della rondine di Katty Nucera, una foto enigmatica e affascinante, qualcosa

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Coordinatori 11 emerge o sprofonda, qualcosa sembra abbandonarsi al lento fluire della acque, fagocitato dall’immensità in un silenzio sospeso che toglie il fiato nell’attesa che tutto termini, come aspettando un inverno eterno. In Dialogo con una bocca silenziosa, Mario Orlandi si pone la questione della forza comunicativa delle immagini bidimensionali. Manifesti e fotografie pubblicitarie, quanto comunicano realmente? Quanto ci influenzano e suscitano in noi reazioni? Una grande bocca con cui l’autore si confronta con sottile ironia ci accompagna verso il mondo dell’ambiguità. Il silenzio è quello in cui rischia di precipitare il ricordo del passato. Chernobyl, 30 anni ci riporta indietro alla tragedia dell’esplosione della centrale nucleare grazie alle immagini sovrapposte di Nataliya Ratushna, che raccontano della sovrapposizione tra uomo e natura, una natura apparentemente rigogliosa, centro della sopravvivenza delle comunità che ancora risiedono nei dintorni di Chernobyl. Ma questa natura florida e vitale nasconde invece un silenzioso segreto, quello della contaminazione, dei corpi e delle anime. Spirituale è invece il cammino di Rolando Rota. La ricerca del silenzio nient’altro è che la ricerca della nostra profondità, di quell’anima “sfuggente ed ingannevole” che come all’interno di un paesaggio nebbioso cerca un modo per esprimersi e trovare la sua luce. La finestra incantata di Erica Sachetti ci porta verso un’ immagine di tipo concettuale del silenzio, rappresentato qui come luogo di profonda libertà espressiva e di ricerca della propria interiorità. Porte, finestre, aperture, squarci verso un mondo più intimo e segreto. L’ambiguità delle immagini e della loro percezione è il punto di partenza del progetto di Valter Turchi dal titolo Alterità, in cui il fotografo indaga sui segnali della comunicazione non verbale, sui gesti e gli sguardi. Una volta tolte le parole, ciò che rimane del nostro modo di comunicare non è sempre di facile interpretazione ma spesso è una sfida a comprendere realmente “l’altro”. Il silenzio è anche una fuga, e quindi una ricerca ossessiva di qualcosa e qualcuno. Il rifiuto della realtà è invece raccontato da Marco Vicenzi ne Il silenzio della memoria, in cui l’autore ripercorre la follia dell’Olocausto e quel “silenzio pesantissimo” che per anni durante il secondo conflitto mondiale, aveva condotto una intera società, incapace di accettare la grandezza della ferocia umana, alla negazione profonda e terrificante, della verità. Gabriele Bartoli, Valeria Cremaschi, Renza Grossi, Stefania Lasagni

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12 Danilo Baraldi The Memory of Silence Quando me l’hanno detto, non volevo crederci. Non sentivo più niente, gli occhi sgranati, tante lacrime, il movimento delle labbra. Tutto si era fatto silenzio. Solo il dolore. Frames dal video.

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