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il notiziario dell associazione culturale monti del tezio tezio edintornin maggio 2011 25 1
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il tezio e dintorni periodico dell associazione culturale monti del tezio n.25 maggio 2011 direttore responsabile lino gambari comitato di redazione lino gambari celso alunni mauro bifani francesco brozzetti aldo frittelli paolo passerini il tezior n i to in e d 3 4 7 8 9 10 13 16 18 19 20 23 24 25 26 27 editoriale 1° maggio 2011 sorge spontaneo e andrea ha fatto il bis la sorpresa di montelabate da un buio all altro cronache antiche la pagine dell arte foto di roberto benincasa le nostre escursioni passata la prima euforia attenti alla rabbia una giovincella di cent anni uno sguardo sulla vallata del rio piccolo lo scarpone un po di relax le gustose ricette di zia grazia segreteria laura marconi gian mario tibidò direzione redazione ed amministrazione via osteria del colle colle umberto i 06133 perugia tel 335.6726766 www.montideltezio.it info@montideltezio.it www.montetezio.ning com progetto grafico ed impaginazione francesco brozzetti stampa tipografia grifo perugia hanno collaborato a questo numero roberto benincasa mauro bifani francesco brozzetti maria grazia calzoni daniele crotti aldo frittelli lino gambari paolo passerini gianmario tibidò 2 in copertina 1 i privilegi dell età foto di stefano ercolanelli 4 due passi di storia foto di carla mandelli
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editoriale di lino gambari facciamo il caso che domani facciamo il caso che domani vi trovate a discutere con uno che vuole sparare ai cosiddetti clandestini prima che arrivino alle nostre coste oppure che dica di fermarli con blocchi navali o anche molto più comprensibilmente abbia un umanissima paura di loro insomma uno che diversamente da voi mi auguro non abbia compreso che gli immigrati sono un problema logistico da risolvere e neppure tanto grande a guardare le cifre se ti chiami italia e sei una porta dell europa per il continente africano e insieme una grande risorsa per un paese vecchio e stanco come il nostro non sto qui a riportare cifre e dati ma tutti noi sappiamo quanto grande sia questa verità la popolazione italiana invecchia sempre più ed i giovani al di sotto dei trent anni sono meno del 29 e tra meno di dieci anni avremo superato il livello di guardia ci fa sapere l istat quelli che oggi molti vedono come persone disperate e povere che vengono a rubarci il lavoro sono in realtà la grande scintilla in grado di riaccendere dinamiche di sviluppo innovazione e sferzate di nuova energia loro ci possono apportare linfa vitale come lo furono indiani e cinesi quando india e cina erano ancora terzo mondo per la silicon valley e giocarono un ruolo fondamentale per il boom tecnologico che conobbe l america questo perché chi si lascia tutto alle spalle e rischia la propria vita e dei suoi familiari per cercare fortuna non ha solo fame di pane ma soprattutto di vita e quindi ha coraggio per intraprendere nuove strade sono affamati e sono pazzi di vivere ecco chi non ha il futuro negli occhi e nella mente questo non può capirlo e non lo convincerete mai con discorsi sull affetto la solidarietà umana la carità cristiana o con il ricordo dei nostri trenta milioni di emigranti con tutto quello che di buono hanno fatto nel mondo ma anche per quanto hanno sofferto emarginati e sfruttati allora bisogna parlargli di soldi ditegli che gli immigrati già oggi contribuiscono a pagare le pensioni ai nostri genitori e ai nostri nonni ditegli che senza stranieri già oggi l italia resterebbe senza almeno la metà di pescatori muratori carpentieri colf badanti conciatori raccoglitori stagionali sono tutti quei lavori che noi e i nostri figli non vogliamo fare più perché il guadagno è inversamente proporzionale alla fatica ditegli che fra dieci anni in italia ci saranno 5 milioni di ultraottantenni e di questi moltissimi avranno bisogno di un assistenza continua chi pensano di mandarci i 3
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loro figli ditegli diciamogli allora che se davvero sono così testardamente egoisti e vogliono solo fare l interesse dell italia allora gli converrà far finta di essere generosi ed accogliere chi arriva se saremo saranno capaci di accoglierli ed integrarli i disperati di oggi saranno il futuro di domani e credo che molto presto saremo noi a doverli ringraziare festa della montagna testo di francesco brozzetti foto di mauro bifani cesare cenci e paolo passerini il monte dei perugini ancora una volta non ha deluso i suoi amici e una frase fatta ma veritiera una giornata che si era messa piuttosto male con dei nuvoloni minacciosi e forieri di tempesta che si stavano ammassando sul monte ed a nulla valevano i sporadici tentativi di un sole non convinto sul da farsi stava per guastare la nostra festa poi all improvviso come all arrivo del nostri nei vecchi film western un fortissimo vento ha incominciato a spingere i nuvoloni che ben lungi dal volersene andare premevano sul monte cercando invano di assestarsi e 1° maggio 2011 scaricare su di noi tutto il loro carico d acqua noi dal nostro prato alzavamo gli occhi con timore e speranza sempre più sicuri che il nostro amico non ci avrebbe lasciato e così è stato verso le 17,30 il cielo terso ha inondato di azzurro tutta la nostra comitiva ed è così riuscito a farci godere almeno l ultima parte del pomeriggio certo gli amici del monte hanno un po disertato ma possiamo fargliene un torto no di certo e comunque la manifestazione è andata avanti benissimo 4
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già dal mattino nutriti gruppi di appassionati hanno parcheggiato le loro auto e si sono diretti verso i sentieri del monte oppure hanno steso le loro coperte sull erba preparandosi a passare una giornata tranquilla tra bibite e panini utilizzando tra l altro il nuovo barbecue appena montato e messo a loro disposizione nel pomeriggio poi come sempre il meglio della festa i bambini hanno potuto giocare fino allo sfinimento con gli aquiloni e i giochi campestri organizzati e tenuti ben saldi dal nostro emanuele il teatro tieffeu ha potuto effettuare la sua rappresentazione anche se con qualche timore di troppo sulla tenuta del tempo tutti i visitatori hanno potuto gustare i tradizionali panini con porchetta e panini con nutella accompagnati dal buon vino messi tutti a loro disposizione da una organizzazione che di anno in anno si fa più preparata e professionale e come l anno passato abbiamo chiuso con la premiazione della seconda riuscitissima edizione del concorso fotografico presieduta ancora una volta dalla disponibilissima signora lorena pesaresi assessore al comune di perugia per l ambiente e le pari opportunità non possiamo dimenticare poi l ormai ineguagliabile enzo che quest anno ha attirato l attenzione di bambini ed adulti con i suoi giochi ad incastro di legno sapientemente studiati e realizzati insieme ad ubaldo altra colonna portante del nostro gruppo che poi ha passato tutta la giornata al rifugio di mezza costa ormai ufficialmente ribattezzato info point dove ha elargito consigli informazioni carte dei sentieri ed ha sopportato anche le lamentele di chi più o meno giustamente fa della lamentela il suo passatempo preferito che dire dell inossidabile sergio da noi ribattezzato affettuosamente il porchettaro che come sempre con maestria ha tagliato le porchette servite a preparare i richiestissimi ed irrinunciabili panini ah non potevo tralasciare di dire che tutti i visitatori esperti o meno di fotografia sono rimasti incantati dai pannelli fotografici esposti nel gazebo scattati e stampati da mauro foto panoramiche anzi strisce di panorami altamente suggestive e decisamente tecnicamente ineccepibili cosa di più si poteva offrire 5
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o superato il record pazienza tutto è andato benissimo e ci stimola a fare sempre di più e sempre meglio per il nostro monte il nostro amico monte tezio non so proprio quante migliaia di persone sono arrivate sul prato quest anno indubbiamente come già spiegato non possiamo fare il confronto con l anno passato ma anche se non abbiamo uguagliato 6
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sorge spontaneo di francesco brozzetti sorge spontaneo scrivere due righe su questa nostra iniziativa cresciuta di nome e di immagine siamo certamente solo alla seconda edizione ma possiamo dire con orgoglio che i risultati fin qui raggiunti sono stati notevoli la qualità delle foto inviate è stata molto alta e mentre da un lato ciò ci ha reso la vita difficile per scegliere quelle che ritenevamo più meritevoli dall altro è stato un vero piacere poter scorrere immagini così suggestive dei nostri amati paesaggi avremmo voluto premiare tutti lo meritavano ma alla fine solo pochi hanno potuto ottenere l ambito premio le competizioni sono fatte anche di questo ed è proprio per questo che ci siamo sentiti in dovere di scrivere queste righe il lavoro costante che noi svolgiamo per far conoscere ai più il nostro monte ha trovato in questi bravissimi artisti della fotografia un valido collaboratore e di questo ancora una volta li ringraziamo abbiamo solo avuto un piccolo rammarico e cioè mentre i monumenti più conosciuti come l abbazia di montelabbate l abbazia celestina castel procoio ed altri sono stati bombardati di scatti fotografici tanti piccoli tesori nascosti sono rimasti tali nella nostra immaginazione avevamo sperato di fare quasi una caccia al tesoro in cui il premio era la scoperta o la riscoperta di quegli angoli suggestivi che rendono affascinante la nostra terra ma non siamo riusciti a pieno nel nostro intento colpa nostra comunque l iniziativa non viene minimamente offuscata da questa piccola incomprensione per cui ringraziamo ancora tutti con l augurio sincero che potremo ancora incontrarci il prossimo anno per una sempre più avvincente iniziativa ed ecco il comunicato ufficiale con i risultati tutte le immagini in concorso sono state esaminate da una giuria riunitasi nella sede dell associazione il 20 aprile 2011 che come pubblicato anche sul nostro sito www.montideltezio.it ha assegnato i seguenti premi sezione colore 1° premio:andrea baldoni per l opera prime luci 2° premio marco capocchia per l opera santa giuliana 3° premio fabrizio filippini per l opera l ora del vespro a castiglione ugolino segnalazione augusto costantini per l opera lungo il piano del nese segnalazione andrea polverini per l opera neve sezione bianco/nero 1° premio:alessio alberico per l opera san giovanni del prugneto 2° premio fabrizio filippini per l opera montelabate come antichi monaci 3° premio valentina lucaroni per l opera colonne chiostro abbazia di montela bate segnalazione:carla mandelli per l opera due passi di storia segnalazione:augusto costantini per l opera monte corona da monte acuto 7
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e andrea ha fatto il bis bel colpo andrea zitto zitto hai compiuto l opera hai saputo rimanere in testa anche nella seconda edizione del nostro concorso quando dopo aver scelto le immagini abbiamo letto i nomi dei concorrenti siamo rimasti a bocca aperta piacevolmente sorpresi la poesia dei tuoi colori ancora una volta ha fatto centro ed ha saputo conquistare i favori della giuria complimenti ma complimenti anche al nostro amico augusto costantini che ha raccolto sia nel colore che nel bianco e nero una segnalazione non è certo come l anno passato che ha saputo cogliere il primo premio nel bianco e nero ma ha comunque avuto la sua soddisfazione infine un bravo al gruppo fotografico acar che ha piazzato quattro partecipanti tra i premiati con ben cinque premi aggiudicati e adesso tocca ancora a noi organizzatori rimboccarci le maniche e cominciare subito il lavoro di impostazione della terza edizione del nostro concorso che lavoro ragazzi ah piuttosto sicuramente l anno prossimo come tema avremo flora e fauna del monte forza ragazzi al lavoro gruppo fotografico acar da sinistra marco capocchia valentina lucaroni fabrizio filippini 8
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la sorpresa di montelabate di mauro bifani mercoledi 15 settembre scorso insieme a celso abbiamo fatto la consueta ricognizione che precede ogni nostra escursione era la volta dell anello di montelabate come descritto nella pubblicazione sentieri castelli e pievi del perugino lasciata la macchina ai piedi della strada alberata che sale verso l abbazia ci siamo incamminati lungo questo sentiero in leggera pendenza che si inerpica verso il col di marzo man mano che salivamo si apriva sempre di più il panorama alle nostre spalle in primo piano l imponente vista sull abbazia nel fondovalle le mura del castello e sullo sfondo il profilo di perugia dopo aver superato l omonimo casale abbiamo iniziato a ridiscendere per tornare al punto di partenza quasi alla fine abbiamo saltato un bivio malsegnalato e così siamo stati costretti a ripetere il tratto di sentiero che costeggia i ruderi del castello di montelabate ma non era ancora finita a casa l amara sorpresa caricando nel computer la traccia gps del percorso fatto mi sono accorto che avevamo anche sbagliato una parte dell itinerario avevamo percorso per errore una parte del sentiero di ritorno molto scivoloso e completamente eroso dall acqua e dai numerosi passaggi degli amici crossisti così due giorni dopo abbiamo deciso di ripetere la ricognizione seguendo il sentiero giusto questa volta molto più agevole il giorno programmato eravamo solo in sette a sfidare le intemperie affrontando l escursione con il rischio di una bella doccia fredda invece a parte il fango abbiamo avuto un tempo bellissimo sole e temperatura ideale inoltre per me c è stata anche una simpatica sorpresa poco prima del castello nel tratto in discesa ho notato uno strano dischetto in terra sicuramente portato in superficie dall acquazzone della notte precedente qualcosa di metallico forse bronzo molto ossidato e sporco l ho raccolto ho iniziato a pulirlo alla meglio strofinandolo tra le dita e ho scoperto che era una moneta ma che moneta si trattava infatti di un esemplare di 30 mm di diametro da 10 centesimi coniata nel 1866 dalla zecca di napoli con l effige di vittorio emanuele ii il primo re d italia e così la mia mente ha immediatamente iniziato a fantasticare mi è sembrato di tornare indietro fino a quel periodo questa moneta fu coniata solo cinque anni dopo l unità d italia ed ebbe corso legale fino al 1878 anno della morte del re a quei tempi sicuramente 10 centesimi rappresentavano un bel valore e poi lungo quel sentiero non passavano sicuramente dei signori in carrozza chi l avrà persi poteva essere anche un povero diavolo che l aveva guadagnati con il sudore della fronte magari si sarà anche arrabbiato per la perdita forse stava andando verso montelabate e aveva già in mente come spenderli o magari stava tornando a casa con il compenso per il lavoro svolto quel giorno osservate le foto della moneta immaginate di tenerla tra le mani e date spazio alla vostra immaginazione quando avremo modo di incontrarci mi racconterete la vostra storia 9
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da un buio all altro uno sguardo al nostro recente passato con settima parte l aiuto di aldo frittelli per le voci indicate con asterisco vedi glossario opere agricole collinari praticate fino agli anni `50 del novecento nei dintorni di perugia per una opportuna e necessaria indicazione va precisato che gran parte delle opere agricole di seguito esposte trovano tuttora la loro valida attuazione anche se agevolate da attrezzature tecnologie e macchine non disponibili negli anni indicati carratura nel mese di luglio a una o due settimane dal termine della mietitura tutti i covoni venivano trasportati sull aia per la imminente trebbiatura questo lavoro denominato carratura era svolto da 8 10 uomini il trasporto si attuava in maniera simile a quella già descritta per il fieno possibilmente impiegando due carri più raramente uno solo privi della cassa sostituita da un telaio e tre persone per ogni carro il carico veniva sistemato a mano ponendo i covoni trasversalmente rispetto al veicolo con le spighe orientate all interno mentre il trasferimento dai barchetti al carro si effettuava con la forca dopo le necessarie legature con il così detto funicchio aveva inizio il trasporto prima di raggiungere le strade carrarecce nell attraversamento dei campi più accliviati i carri in alcuni casi seguivano qua e là le curve di livello in tali passaggi il carico strapiombando verso valle correva qualche rischio di ribaltamento intervenivano allora i due accompagnatori che camminando accanto al veicolo puntellavano la carrata con le proprie forche 10 durante il trasporto il bifolco precedeva di circa due metri gli animali da traino tenendo le corde-briglie raccolte in una mano mentre gli altri due seguivano il veicolo con le rispettive forche in spalla uno di loro se necessario azionava la martinicca se il trasporto si effettuava per lunghi tratti di salita a seconda della lunghezza il percorso veniva interrotto una o due volte per circa un minuto in modo da far riprendere fiato agli animali si tenga conto che la fatica era aggravata non poco dal grande caldo in questa fase il conducente fermati i buoi li faceva arretrare di alcuni centimetri al fine di attenuare la pressione esercitata loro sul collo dal giogo dopo l ordine di fermata quello successivo di arretramento era preceduto dalla messa in sicurezza del trasporto attuata tempestivamente dai due accompagnatori che provvedevano a rincalzare con due pietre le ruote del veicolo gli uomini che intanto operavano sull aia liberata dalle erbacce nei giorni precedenti davano forma a un grosso cumulo di covoni denominato méta o barcone la sua pianta ovale o rettangolare con angoli smussati assumeva in altezza la sagoma di un pagliaio il carro carico di covoni giunto a destinazione veniva fermato presso la méta i buoi aggiogati venivano staccati dal veicolo e subito riattaccati a un altro carro vuoto pronti a ripartire disciolto il carico un operatore saliva sulla carrata per trasferirla con la forca sul cumulo in formazione nei casi più rari in cui si utilizzava un solo carro il carico veniva ribaltato a terra e subito spostato sulla méta il barcone veniva impostato dal suo nucleo centrale disponendo i covoni verticalmente a contrasto tra di loro con le spighe in alto a questo primo gruppo se ne addossavano altri sempre più adagiati avendo cura di non far toccare le spighe a terra come per il pagliaio un uomo faceva il giro percorreva cioè il perimetro del barcone disponendo i covoni ben addossati gli uni agli
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carratura foto centro documentazione delle tradizioni popolari di città di castello a cura del prof l dalla ragione altri con le spighe rivolte all interno del manufatto egli li afferrava con una mano sulla legatura e con l altra su un ciuffo di steli a metà strada tra la legatura stessa e le spighe sistemato il covone l operatore avanzava su di esso in ginocchio ripetendo ritmicamente l operazione altre persone una o due all occorrenza anche adolescenti accostavano cioè porgevano a portata di mano i fasci di cereale a colui che faceva il giro gli accostatori avevano inoltre l incarico non meno importante di attuare in piedi un secondo filare di covoni più interno parzialmente sovrapposto a quello perimetrale e di colmare l area centrale del barcone quando il cumulo superava i m 2,50 di altezza si rendeva necessaria un altra manovra appoggiata una scala a pioli al barcone un uomo vi saliva a mezza altezza ponendosi di spalle al manufatto e impugnando a sua volta la forca attuava con gli altri una manovra di passamano incrementandosi ulteriormente l altezza della méta che a lavori ultimati poteva raggiungere l altezza di 56 metri sulla stessa scala ma ad una quota più alta si poneva un altro uomo per effettuare con gli altri identica manovra in tal modo con due o tre passaggi i covoni giungevano a destinazione quando la larghezza del manufatto ormai rastremato alla sommità era di circa un metro si realizzava una sorta di cresta di coronamento disponendo gli ultimi covoni trasversalmente su due o tre strati sovrapposti e orientati tutti per lo stesso verso su di essi infine venivano infisse le croci di canna già piantate tra le mèssi nel mese di maggio dopo la carratura era consuetudine dare a chiunque la possibilità di effettuare la spigolatura ovvero ricercare e raccogliere tra le stoppie le poche spighe disperse 11 assai interessante questa sorta di accortezza quasi simbiosi tra il bifolco e i suoi animali che indugiavano a fare mezzo passo indietro egli allora li rassicurava più volte con voce sommessa perché arretrassero tranquillamente 12 un encomio particolare anche se ormai tardivo meritano questi realizzatori di pagliai e di barconi manufatti in un certo senso paragonabili ad effimere opere d arte architettoniche tutto è facile quando è risolto anche se ci si doveva chiedere come faces sero costoro a determinare le dimensioni planimetriche di tali cumuli e soprattutto come riuscissero al momento giusto a rastremarli la rastremazione era indispensabile affinché eventuali piogge non danneggiassero il prodotto perché se iniziata troppo presto il manufatto sarebbe rimasto senza punta cioè scoperto mentre se iniziata tardivamente una parte del prodotto sarebbe rimasta a terra fuori della sua sede glossario assolcatore aratro il cui vomere fisso era configurato a triangolo isoscele ed era raccordato con un versoio ligneo a due falde simmetriche l assolcatore si utilizzava sui terreni già arati e sminuzzati per realizzare canalette di scolo o i solchi per la semina del mais balzo manufatto nastriformedi antichissima ed ingegnosa invenzione realizzato e utilizzato dai mietitori di cereali per legare i covoni barchetto o cavalletto piccolo cumolo di covoni che si realizza sui campi dopo la mietitura la sua sistemazione planimetrica a croce consentiva una migliore essiccazione del prodotto destinato a rimanere sul posto 10/15 giorni 11
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12 bifolco uomo addetto alla cura e all impiego dei buoi nei lavori agricoli boccaletta museruola metallica che si poneva sul muso dei buoi durante l aratura o la semina negli oliveti per evitare agli animali di mangiare i rametti più bassi brolle rami di olivo derivati della potatura le cui fronde venivano recuperate e usate come mangime per i bovini canestro cesto di vimini di forma ovalizzata munito di manico trasversale capitagna ciascuna delle due strisce di terreno che rimangono da arare alle estremità del campo dove cioè l aratro inverte la marcia carrareccia strada campestre sterrata adibita al transito di carri e macchine agricole con tale termine vengono definite anche le tracce delle ruote dei carri lasciate sul terreno bagnato coroia cercine grande fazzoletto arrotolato e avvolto in forma di piccola ciambella che un tempo le donne si ponevano sul capo per agevolare il trasporto di oggetti quali brocche cesti ecc cota utensile fusiforme per affilare falci e coltelli c ostituito da una pietra abrasiva lunga circa 20 centimetri erpice congegno agricolo trainato dai buoi o dal trattore fatto strisciare sul terreno per frantumare piccole zolle interrare semi rompere la crosta del suolo fino a una profondità di 6-8 centimetro l erpice è costituito da una serie di elementi di ferro dentati e snodati tra loro collegati a graticcio falce antico utensile usato per mietere i cereali falce messoria ed anche per tagliare l erba un altro tipo di falce falce fienaia è costituita da una lama leggermente ricurva e lunga 60-70 centimetri vincolata ad un manico di circa metri 1,50 fiescolo sottile contenitore realizzato con fibre vegetali usato per agevolare l estrazione dell olio dalle olive frante il fiescolo è costituito da due pareti parallele in forma di corona circolare unite lungo la circonferenza maggiore esse formano una sorta di tasca entro cui si pone la pasta di olive da sottoporre a spremitura forca utensile agricolo utilizzato per spostare fieno paglia erba e formata da un manico in legno lungo circa metri 1,50 recante a una estramità due rebbi metallici lievemente curvi e paralleli lunghi circa 25 centimetri forcone forca munita di quattro rebbi forma canaletta fissa solitamente a sezione trapezoidale scavata nel terreno ai margini dei campi nelle forme vanno a defluire le acque piovane per essere convogliate nei fossi giogo strumento ligneo col quale si univano due bovini da traino il giogo era opportunamente intagliato alle estramità per adattarlo al collo degli animali mentre al centro era fissato un robusto anello campanella per l attacco del timone del carro o dell aratro gregna covone fascio di spighe di grano orzo o avena legato con nun mazzetto di steli dello stesso cereale greppo scarpata erbosa quasi sempre artificiale i greppi sono stati realizzati su terreni agricoli in forte pendio allo scopo di renderli più agevoli tale sistemazione viene definita a ciglioni opera scambio reciproco di manodopera non retribuita attuato nei lavori agricoli mezzadrili più impegnativi pagliaio grande cumulo di fieno o di paglia che fino agli anni cinquanta si realizzava sulle aie delle case coloniche soppiantato oggi dalle così dette balle pressate meccanicamente esso ha costituito un metodo primitivo ma efficace per la conservazione all aperto di tali prodotti di forma tronco-conica capovolta nella parte inferiore e conica in quella superiore era imperniato intorno a uno stollo ligneo verticale infisso nel terreno con espressione dialettale denominato metulo sbrecciatura prima fase di potatura delle viti seccia la superficie dei campi dopo la mietitura dei cereali irta di steli di paglia mozzati dalla falce tramoggia contenitore di forma tronco-piramidale o tronco-conica capovolta applicato a diversi tipi di macchine all interno della tramoggia si pongono materiali solidi incoerenti da sottoporre a macinazione o classificazione treggia particolare tipo di veicolo agricolo basso e privo di ruote trainato dai buoi e utilizzato un tempo sui pendii più scoscesi slitta troscia modesto stagno di acqua piovana utilizzato per abbeverare il bestiame o per annaffiare vanga utensile agricolo costituito da una lama trapezioidale o triangolare fissata ad un manico ligneo lungo circa metri 1.20 e utilizzata per dissodare piccole superfici di terreno venco rametto flessibile e ripiegabile di alcuni tipi di salice utilizzato per legare i tralci delle viti durante la potatura zappa attrezzo agricolo costituito da una lama generalmente quadrata di circa 15 centimetri di lato fissata perpendicolarmente ad un manico ligneo di circa 1,50 metri si usa per sminuzzare piccole zolle fare solchi o piccole fosse zappitello zappone zappa a due lame contrapposte larghe rispettivamente circa 8 e 4 centimetri
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cronache antiche la storica alluvione del 1932 il ricordo di pietro piattellini nel pomeriggio del 17 luglio 1932 il cielo si oscurò improvvisamente ed iniziò a piovere a dirotto per la grande quantità d acqua che cadeva il terreno in breve tempo si trasformò in un unico torrente sommergendo fossi canali e ruscelli confluenti nel caina che a sua volta straripò tutta la pianura a sud di maestrello divenne un lago e l acqua scorrendo fortemente portava via tronchi d alberi addirittura grandi pietre pollame pecore suini attrezzi agricoli barchetti di grano ancora nei campi e tante altre cose che riusciva a rimuovere a maestrello le persone si salvarono salendo ai primi piani la mia famiglia abitava a quell epoca a compresso vecchio ed io avevo l età di cinque anni ma è sempre rimasto vivo in me il ricordo che dal piazzale del molino frantoio dell oliva insieme ai miei genitori ed altre persone stavo guardando la pianura tra maestrello e colle umberto i completamente allagata tanta preoccupazione e tristezza si notava sul volto delle persone che pensavano al rischio per la vita ed ai danni per coloro che vi erano coinvolti a maestrello sulla facciata della casa sabatini è stata posta una targhetta con l indicazione della quota raggiunta dall acqua che fu di m 0,85 al disopra dell attuale marciapiede il torrente caina che oggi scorre bonaccione tra i sassi del suo letto e solo raramente da sfoggio della sua irruenza nelle epoche passate ha creato non pochi problemi agli abitanti dei borghi lungo i quali scorreva questa è una piccola cronaca degli avvenimenti succedutisi nella famosa inondazione del 17 luglio 1932 raccontata da chi l ha vissuta sulla sua pelle e da quanto letto nei quotidiani dell epoca memoria anche se il tempo ha fatto il suo lavoro ha ammorbidito e sfocato ricordi e immagini la memoria è buona la definisco il mio personal computer cerco senza digitare e sufficiente un richiamo qualsiasi un puntone di quercia incatramato ancora lì dove lo fece piantare il nonno ad esempio basta per vedere scorrere nel mio video fotogrammi di scene appena percettibili vissute in quelle ore pomeridiane del 17 luglio 1932 piovve tanto quel pomeriggio su monticchio e su maestrello il caina fu presto in piena una piena grande e rumorosa passata la tempesta uscimmo dalle case ci trovammo al centro del paese e insieme andammo a vedere il corso d acqua che stava già lambendo la passerella utilizzata alluvione della caina dagliabitanti anni `50 delle capanne di il ricordo di giovanni sabatini ciò che accadde quel pomeriggio di domenica qui a maestrello è indimenticabile strade e case furono invase da un inondazione di acque melmose alte una novantina di centimetri una pietra posta su questa mia casa civico 14 ricorda l avvenimento non ricordo i lampi e tuoni di quel pomeriggio sono passati sessantatre anni ma la piena del torrente caina quella del fosso e l allagamento di maestrello sì è sempre presente nella mia 13
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14 monticchio e di solana per venire in paese il grano sui campi i barchetti erano piccoli a fare la spesa per andare dal fabbro dal mucchi di gregne covoni di grano ben ordinati bigonsaro dal calzolaio dal falegname e a in fila di quattro o cinque per una migliore scuola in autunno inverno e primavera non essiccazione del cereale si poteva passare il caina a guazzo prima la passerella sul caina non c era più venne che il comune di perugia facesse la passerella strappata dai muri che la sorreggevano e portata c era una scala a pioli appoggiata sul greppo lontano nonostante fosse ben ancorata tra le e così si passava sopra l acqua senza bagnarsi pietre le due travi di ferro a doppio t vennero mentre guardavamo scorrere l acqua limacciosa ritrovate piegate ad arco su di esse era fissato riprese a piovere facemmo appena in tempo a un tavolato praticabile e ai lati una ringhiera raggiungere la bottega per ripararci dai primi di ferro che sorreggeva una rete metallica a goccioloni che già stavano trasformandosi protezione dei pedoni adulti e bambini ora in pioggia a dirotto il brutto tempo stava è rimasto ben poco della passerella e anche spostandosi su monte tezio piovve tanto il sentiero non si legge più coperto da tempo tutto intorno era pioggia fitta e nebbiosa che da acace e sterpi queste poche tracce di vita nascondeva il paesaggio quanto durò tanto paesana che non c è più suscitano una forte vedemmo l acqua fangosa entrare in bottega malinconia anche se in quegli anni le nostre dalla cantina tanto che dovemmo salire sui condizioni di vita erano assai modeste tavoli e sulle panche si il fosso in piena stava anche noi sabatini subimmo danni alle cose uscendo dagli argini invadendo orti campi e 1 disperso il legname da muratore che il strade l acqua veniva dall orto di covarelli nonno il papà e lo zio usavano per il loro entrava dalla finestra della cantina e da questa lavoro attraverso la porta di comunicazione entrava 2 danni in cantina nella bottega dalla vetrina vedevamo passare a proposito di quest ultima merita ricordare un veloci come la corrente della piena travi grosse fatto assai curioso il nonno recatosi nel locale e robuste le sestacchine tavole da muratore trovò tutte le damigiane capovolte tornò in morali piccole travi e altro materiale che il cucina contrariato dicendo non c è più vino nonno aveva usato per la costruzione di un altro tutte le damigiane sono a terra rovesciate lo pezzo di casa e che aveva accatastato li vicino zio peppe che quel giorno era da noi con zia quando cessò la pioggia e l acqua sulla strada giulia figlia del nonno si recò in cantina e lo permise il fabbro peppino vignaroli detto cominciò a raddrizzare le damigiane le trovò tolone mi caricò sulle spalle a giorgetta a tutte piene un miracolo no l acqua aveva cavalluccio e mi riportò a casa malgrado la fatto da tappo mia età avevo per l esattezza dieci anni sette l inondazione recò danni anche alla nostra mesi e diciassette giorni ero presente e quindi vigna il nonno nei giorni successivi corse ai mi spostavo insieme agli adulti non partecipavo ripari conficcando puntoni di quercia appuntiti ai loro commenti è vero li seguivo magari e incatramati alla confluenza dei due fossi per trotterellando dietro ai loro passi difenderla dalla erosione delle piene costruì cosa era successo cosa avevano combinato un muro a ridosso del ponte della strada che i due corsi d acqua in piena va a pieve e sistemò altri puntoni che conficcò quando la pioggia torrenziale si spostò da dall altra parte per proteggere la vigna stessa monticchio su monte tezio le acque torbide dei fossi di s gratignano e di lapide lungo la via principieve petroia che a monte di maestrello pale di maestrello si uniscono arrivate alla confluenza del caina non potendo entrare in quanto la sua piena faceva da diga allagarono campi orti strade scantinati e ambienti a piano terra facendo molti danni alle cose anche il caina aveva allagato i campi portando via i barchetti del grano che galleggiando seguivano in disordine la corrente delle acque andando verso i paesi di colle umberto i° e capocavallo se ne parlò molto della perdita di una parte di raccolto dei contadini che avevano ancora
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dalla frana del greppo allineato con il pozzo ricordo che il nonno per infiggere questi puntoni aveva fatto preparare una grande mazza di legno un ceppo con due manici per essere manovrata da due operai aveva anche predisposto un piccolo palco di tavole perché i due operai lavorassero agevolmente ci fu anche una frana del greppo di fronte alla nostra proprietà che deviò il corso d acqua subito dopo la confluenza dei fossi pieve e s gratignano il lato opposto alla mia proprietà era formato da greppo muro e campo la frana prima ricordata cambiò la configurazione del luogo spostando i punti di riferimento catastali mi chiedo quando negli anni quaranta il catasto passò dal vecchio al nuovo quali rilievi vennero fatti da chi era preposto a tale servizio e vero ci sono state altre piene forti ma mai come quella del 1932 che fu veramente disastrosa allora la stampa era poca non so nemmeno se ne parlò la televisione non c era le macchine fotografiche per riprendere qualche immagine ce ne erano poche eravamo allora tutti poveri io so soltanto che il nonno adamo poi il mio papà guglielmo ereditarono la stessa quantità di terreno nella forma e nelle dimensioni che io mia moglie marina e mia figlia guglielma abbiamo sempre saputo di possedere che abbiamo coltivato e continuiamo a coltivare ora più che coltivare possiamo dire di tenere in ordine fino a quando sarà possibile da i danni del maltempo estratto da la nazione del 19 luglio 1932 sabato e domenica si è scatenata in tutta la provincia una violenta bufera accompagnata da raffiche impetuose di vento e da pioggia scrosciante che hanno prodotto non pochi danni alle campagne il tevere e il chiascio in piena hanno straripato in alcuni punti e così si dica di alcuni torrenti specialmente la caina che nelle vicinanze di colle umberto i ove hanno dovuto accorrere anche i nostri pompieri ha allagato per lungo tratto i campi limitrofi e la strada l autobus che fa servizio tra perugia e corciano giunto in quelle località ha dovuto retrocedere non essendogli possibile proseguire più oltre sono caduti parecchi fulmini fortunatamente senza danni alle persone due saette a distanza di pochi minuti una dall altra sono cadute sulla casa di certa giuseppa monicchi al cosiddetto toppo a presso le conce e sulla casa dell ortolano alessandro meschini alla piaggia colombata la prima ha sfondato il camino ed è penetrata in casa con grande spavento della monicchi che preparava il pranzo ma senza alcun danno per essa la seconda ha arrecato danni al motorino idraulico utile al meschini per l innaffiamento dell orto la piena in diversi punti ha portato via covoni di grano ed anche qualche capo di bestiame specialmente minuto ove però si sono avuti danni assai rilevanti è stato nella zona sottostante a monte tezio dall alto del monte stesso sono precipitate in basso vere valanghe di massi che per la lunghezza di oltre quattro chilometri hanno ostruito i sentieri mettendo in pericolo gli abitati e rendendo impossibile il movimento delle persone rimaste bloccate nelle cerchia ristretta delle loro case una frana ha prodotto danni presso pantano lasciando libero per un vero miracolo un nucleo di abitazioni adiacenti al terreno franato in vocabolo borghetto nella zona stessa specialmente presso antognolla i raccolti sono andati completamente distrutti il solerte segretario politico di pantano cav mimmo fabbri ha sollecitamente invocato l intervento delle autorità a favore della zona così duramente colpita ed il suo appello certamente non sarà stato rivolto invano il nonno racconta di alunni gennaro pagg 8 e 9 altro grande ricordo fu l alluvione del 17 luglio 1932 che colpì i paesi di maestrello e colle umberto era terminata da pochi giorni la mietitura e il grano si trovava ancora barchettato sui campi alle ore 15 circa il cielo si oscurò e cominciò a scrosciare acqua dopo circa un minuto già si vedevano grosse onde d acqua affacciarsi dalla cima di monte tezio e in prossimità di una roccia si allargavano a ventaglio ed effettuavano un salto di 50 metri dal balcone coperto guardavamo la grande massa d acqua che scendeva a circa 200 metri da casa nostra abitavamo al vocabolo borghetto ora ristorante il rifugio travolgeva tutto ciò che trovava ed eravamo spaventatissimi vedevamo maestrello allagato e molte cose che galleggiavano tra cui interi covoni di grano 15
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