Passeggiando per Ovada

 

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La nuova guida per visitare Ovada e tutte le sue bellezze architettoniche realizzata dallo Iat di Ovada!

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Passeggiando per Ovada

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Una Passeggiata tra Via Cairoli, Piazza Assunta, Piazza Mazzini, Via San Paolo, Via Torino e Via Sant'Antonio. La città di Ovada è adagiata sul versante settentrionale dell'Appennino Ligure; posta alla confluenza dei Torrenti Orba e Stura è circondata da colline vitate (Vitigno Dolcetto) e boschi di castagni e roveri (ricchi di funghi). Queste sue caratteristiche (a metà tra i monti e le pianure dell'Alessandrino) la rendono in parte diversa rispetto alle vicine colline del Monferrato (divenute Patrimonio dell'Unesco) ma certamente molto interessante e piacevole grazie ad una maggior varietà paesaggistica. Come tutte le zone di confine (Ovada si trova a pochi km dalla Liguria), l'architettura , la cucina e le tradizioni della cittadina sono un crogiolo di derivazioni piemontesi ed influenze liguri. Le ricche facciate dipinte dei palazzi signorili (negli ultimi anni interessati da numerosi interventi di ripristino) sono un chiaro esempio dell'influenza di Genova nell'archittettura ovadese, così come lo sono alcune importantissime e molto sentite tradizioni religiose (si pensi alla Processione in onore di San Giovanni Battista). Il punto nel quale queste influenze raggiungono il loro apice, è sicuramente la cucina; soprattutto ad Ovada e nei paesi dell'Ovadese collegati al capoluogo ligure dalla rete ferroviaria, nel corso degli anni la tradizione gastronomica ha raccolto e mischiato sapientemente il meglio della cucina piemontese e di quella ligure. Nella cittadina potrete trovare infatti numerosi locali che propongono le tipicità sia del Monferrato che quelle della vicina Liguria: i ricchi e variegati antipasti freddi e caldi della tradizione, i classici ravioli conditi con sughi di carne o "in tazza" con il vino rosso (meravigliosi con il Dolcetto di Ovada), le tagliatelle con sughi a base di funghi o cacciagione, i brasati a lenta cottura, il fritto misto alla piemontese con carne, verdura e dolci, il bollito misto accompagnato da varie salse succulente (i cosidetti "bagnetti"), i funghi dei nostri boschi ed i preziosi tartufi (in stagione), i dolci della tradizione ma anche il pesto, il latte brusco, la farinata e varie specialità a base di pesce. Lo stesso clima, durante le giornate primaverili, fa dimenticare i freddi e talvolta nevosi inverni, accarezzando le colline con il vento proveniente dal mare ("Il Marino"). Città ricca di evidenze architettoniche ed artistiche, Ovada è il punto di inizio di un viaggio alla scoperta degli angoli più nascosti del territorio Ovadese tra castelli, vigneti, campi coltivati e boschi fitti attraversati da ruscelli incontaminati.

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Cosa vedere in Ovada: Chiesa dell'Immacolata Concezione (Chiesa dei Cappuccini) La Chiesa venne edificata tra il 1640 ed il 1662 in onore della Vergine Immacolata a seguito di un voto fatto dalla popolazione sconvolta dalla peste del 1631; lo stile della costruzione si accorda pienamente alle norme della semplicità prescritte dall'Ordine dei Cappuccini: forma a capanna, facciata intonacata di bianco priva di decorazioni, l'interno a navata unica coperta a volta e due cappelle laterali con altari in legno. L'esterno, così come l'interno, ha subito nel corso del Novecento alcune manomissioni che rischiano di non far apprezzare appieno la bellezza di questa Chiesa. Rimangono tuttavia alcuni tratti pregevoli: l'altare maggiore in legno realizzato da due valenti ebanisti fa da sfondo alla statua della Vergine in legno fiancheggiata dai due Santi ai quali originariamente era cointitolata la Chiesa (San Rocco e San Sebastiano) ; due tele dell'Ovadese Geronimo Buffa e sulla sinistra due pale del Genovese Giuseppe Palmieri. Affianca la chiesa il Convento nuova costruzione sobria ed elegante. Palazzo Maineri Il fabbricato di stile genovese venne edificato intorno alla metà del Seicento ad uso abitativo. L'esterno con le sue finte finestre verso Piazza Cereseto e verso Via Cairoli, sembra voler creare una simmetria e razionalità che di fatto non esiste negli interni. Il palazzo venne acquistato dalle Rev. Madri Pie Franzoniane, che lo occuparono per quasi un secolo, nell’Ottocento. Nel 1913 il palazzo, occupato già dal 1875 dagli Uffici Comunali, fu acquistato dall'Amministrazione che ne fece la propria sede; a partire dal 1925 divenne sede delle Scuole Secondarie della Città sino al 1962. Oggi, al pian terreno, il Palazzo ospita l'Ufficio di Informazione ed Accoglienza Turistica di Ovada (IAT) e la sede distaccata degli Uffici dell'INPS. Nel piano mezzanino ha la sua sede l'Accademia Urbense, importantissima Associazione Culturale che richiamandosi all'omonima Accademia del Settecento fondata da Ignazio Benedetto Buffa. Il piano nobile ospita la Biblioteca Civica, inaugurata nel 1972, intitolata ai Coniugi Ighina ai quali è dedicata. Chiesa Maria SS. Sedes Sapientiae La piccola chiesa, a pianta circolare, si affaccia su Piazzetta Cereseto e funge da Cappella del Convento e dell'IstituTo Scolastico Santa Caterina dove le Madri Pie, giunte in Ovada nel 1826 allo scopo di promuovere l'istruzione tra le fanciulle, gestiscono corsi di scuola materna e secondaria. La facciata dell'Istituto (Via Buffa) è ornata da una splendida statua della Madonna e di un angelo dello scultore Savonese Antonio Brilla. Fronteggia il Palazzo delle Madri Pie il Cinema Teatro Splendor, vero e proprio gioiello ottocentesco.

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Parrocchia Nostra Signora dell'Assunta La Chiesa intitolata a Maria Assunta in cielo ed a San Gaudenzio, si impone per i suoi alti campanili (ca. 47 m) e la sua facciata in austero stile neoclassico contrastante il ricco e decorato interno. Fondata a partire dal 1772, nonostante i molti progetti di completamento risulta incompiuta: la stesa realizzazione dei due campanili divenuti simbolo della città fu lunga e travagliata. La pianta a croce latina a tre navate: la centrale con volta a botte mentre le due laterali coperte da volte a crociera; il transetto ad unica navata, larga ed alta come quella centrale, all'incrocio dei quali si eleva l'alta cupola sormontata dal cupolino. La chiesa venne affrescata dal pittore Pietro Ivaldi detto il Muto, conosciuto artista molto attivo in zona. Le otto cappelle laterali più i due altari ai lati del transetto sono dedicati a diversi santi protettori della città e delle diverse maestranze (calzolai, agricoltori ecc). L'altare maggiore è una notevole opera in marmo policromo su disegno dell'Antonelli; da sottolineare l'importanza del quadro raffigurante l'estasi di Santa Teresa, opera giovanile di Luca Giordano. Parrocchia N.S. Assunta Antica Parrocchiale – Loggia di San Sebastiano La Loggia di San Sebastiano, oggi adibita a sede di eventi culturali, è stata per molti secoli la Parrocchiale intra mura di Ovada intitolata a Santa Maria. La chiesa, oltre a principale centro religioso di Ovada, era anche luogo prescelto per le manifestazioni più importanti della vita civile della cittadina: al suo interno si tenevano i consigli ed i parlamenti di Ovada ed i giuramenti di fedeltà a Genova. La chiesa,documentata a partire dal XIII sec., risale probabilmente a quello precedente. Di forma romanica semplice a navata unica e copertura a capanna, subì nel secolo XIV un ampliamento con l’aggiunta di due navate laterali e la costruzione di un campanile. Gli affreschi, lungo la navata minore di sinistra, eseguiti dopo l'ampliamento della chiesa, sono figure di Santi inseriti per la maggior parte in nicchie trilobate con il fondo decorato. Nel 1791,

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avvicinandosi la consacrazione della nuova Parrocchiale e versando in condizioni precarie, la Parrocchiale venne venduta e successivamente smembrata. Il campanile fu utilizzato come prigione; la navata centrale e quella sinistra divennero l’Oratorio di San Sebastiano, sede dell’omonima confraternita oggi non più esistente (i bianchi); la Confraternita di San Giovanni (cosiddetta dei rossi) acquistò la navata destra per poter Affresco della Loggia di San Sebastiano avere un ingresso indipendente al proprio oratorio, al quale si accedeva dall’interno della chiesa stessa. Oratorio di San Giovanni Battista Attiguo all’edificio della Loggia si trova l’alta e stretta facciata dell’Oratorio di San Giovanni al quale si accede attraverso uno scalone di ingresso. Decorato nel ‘700 in stile Rococò, vanta un ricco patrimonio di arredi, argenti, tessuti, dipinti e sculture lignee. Di particolare pregio il Crocifisso ligneo intagliato da Giovanni Bissoni databile tra il 1623 ed il 1657 ed il meraviglioso gruppo ligneo, vera e propria macchina processionale, della “Decollazione del Battista” di Anton Maria Maragliano acquistata nel XIX sec.dalla Confraternita di San Giovanni, con grande plauso della popolazione ovadese. Altre opere di pregio indiscusso ssono la cassa processionale rappresentante il Battesimo di Gesù nel Giordano e la statua in legno dipinto si San Giacinto (Santo Patrono di Ovada) Il 24 Giugno, vie e le piazze di Ovada si animano con la Processione di San Giovanni Battista, vera e propria commistione di sacralità e folclore che non smette di suscitare negli animi una viva partecipazione. Oratorio dell'Annunziata Sede dell'omonima Confraternita, detta dei “Turchini” dal colore della cappa usata durante le processioni solenni, vide al suo interno la preghiera dell'Ovadese Paolo Daneo poi assurto agli altari con il nome di San Paolo della Croce. L'Oratorio venne edificato intorno al XIV sec., per poi essere rimaneggiato e decorato con stucchi a metà del XVIII sec.; a pianta rettangolare presenta volte e pareti affrescate nel 1800 dall'Ovadese Ignazio Tosi.

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Di pregevole fattura il Polittico dell'Annunciazione e due tele di Luca Cambiaso (“La salita al Calvario” e “Gesù nell'orto del Getzemani”) donate dai Marchesi Spinola nell'Ottocento e collocati nelle pareti laterali poco dopo l'ingresso. Nell'Oratorio sono esposte due casse processionali di notevole importanza: L'Annunciazione di Anton Maria Maragliano e la Madonna del Carmelo del summenzionato Luigi Fasce. La Confraternita, così come quella di San "Annunciazione" Cassa processionale Oratorio dell' Annunziata Giovanni Battista, durante la Processione della Madonna del Carmine mette in mostra il suo corredo sfarzoso fatto di paramenti d'argento di pregevole fattura e cappe intessute di seta indossate dai confratelli. Casa Natale di San Paolo della Croce L'edificio del XVII secolo, si sviluppa su tre piani e conserva molte delle sue strutture originarie; appartenente alla Famiglia Buffa, fu dichiarato Monumento Nazionale nel 1918 e nel 1926 affidato ai Padri Passionisti di Molare. Al terzo piano è la Cappella che corrisponde alla camera dove nacque il Santo con un bellissimo altare di marmo; sullo stesso piano si aprono le due sale del Museo ricche di reliquie, tra le quali ricordiamo la maschera in cera del Santo, i due cuori di panno che portavano sul petto San Paolo ed il Fratello Giovanni Battista, il fonte battesimale dove il Santo venne battezzato e la sedia dove egli riposava negli ultimi anni di vita. Sulla facciata, il alto spicca un affresco raffigurante la Madonna del Carmine e le anime del Purgatorio, più in basso lo stemma della famiglia Danei ed una nicchia con una piccola statua del Santo fondatore dei Padri Passionisti. Al Santo è dedicato un moderno santuario e ricorre la sua festa il 18 Ottobre. San Paolo della Croce Palazzo Spinola

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Palazzo compatto e ben squadrato venne fatto costruire nella seconda metà del XVII sec e testimonia la presenza in città dell'antica famiglia di condottiri Genovesi: gli Spinola appunto. Rimaneggiato in base all'utilizzo nel corso dei decenni, nella sua volumetria e concezione originale ricalca i dettami dell'architettura di Galeazzo Alessi con pianta quadrata, tetto a 4 falde e volume compatto. Nel Settecento venne agginto un portico che separa il cortile dal piccolo giardino. Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Chiesa degli Scolopi) L'origine della Chiesa viene fatta risalire alla fine del XV sec. anche se alcuni studiosi ritengono possa essere antecedente.La facciata semplice è coronata da timpano e presenta un unico portone al di sopra del quale campeggia un affresco della Vergine con due santi domenicani; l'interno si presenta a tre navate con transetto, quella centrale coperta da un'unica volta a botte mentre quelle laterali di quattro campate coperte da volta a crociera. Tra il Seicento ed il secolo successivo la chiesa venne arricchita Chiesa di Santa Maria delle Grazie di altari e cappelle costruiti dalle varie famiglie e corporazioni della città; il pavimento iniziò ad ospitare sepolcri e lapidi tombali. Di notevole importanza il secondo altare sulla destra, pregevole opera in marmo seicentesca: un tempo altare maggiore della vecchia parrocchiale fu posto qui nel 1847 dopo che l'orginale era stato venduto nel 1837. Le manomissioni e gli incendi subiti dalla Chiesa hanno di molto alterato la costruzione originale che rimane comunque un esempio artistico e una testimonianza storica assai rilevante. Palazzo Maineri Rossi Attualmente sede della Scuola di Musica Antonio Rebora, Venne costruito alla fine del Cinquecento come dimora signorile; dalle linee architettoniche semplici espressione dell'epoca si articola su vari livelli e presenta al suo interno una Cappella. Di proprietà della Famiglia Maineri venne acquistata all'inizio del Settecento dalla Famiglia Genovese Rossi. Il Palazzo divenne proprietà del Comune di Ovada solo nel 1933. Museo Paleontologico G. Maini I locali della trecentesca chiesa di S. Antonio, trasformata poi in carcere nel 1882, oggi ospitano un Museo dedicato alla Paleontologia. L’esposizione caratterizzata da una notevole valenza scientifica, abbina una forte impronta didattica e costituisce un

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interessante punto di riferimento non solo per appassionati, ricercatori e scolaresche ma anche per un turismo sempre più attento. Tra i reperti più significativi del Museo si segnalano diversi esemplari di granchi, tra i quali quelli della specie Calappilia Mainii rinvenuta da G. Maini, conchiglie di molluschi, coralli ed impronte di vegetali di clima caldo ormai estinte. Palazzo Delfino (Comune di Ovada) Oggi sede degli Uffici Comunali, il Palazzo è un'elegante costruzione in stile genovese costruito verso fine Ottocento come dimora di famiglia (primo e secondo piano) e sede degli uffici della Banca (piano terra) del banchiere Badaracco; a causa di un dissesto economico il Palazzo venne acquistato nel 1902 dalla Famiglia Delfino che commissionò alcuni lavori al pittore Guglielmini. Nel 1922 la Famiglia decise di vendere l'edificio all'Amministrazione Comunale. Nelle antiche cantine del Palazzo, ha sede l'Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato che si occupa della valorizzazione e promozione dei vini dell Ovadese e dei prodotti del territorio. Manifestazioni ricorrenti Mercatino dell'Antiquariato e dell'Usato:  Lunedì di Pasqua  1° Maggio  2 Giugno  15 Agosto  1^ Domenica di Ottobre  1° Novembre  8 Dicembre Fiere:  Santa Croce: 1° fine settimana di maggio  San Simone: ultimo fine settimana di Ottobre  Sant’Andrea: ultimo fine settimana di Novembre (o 1° fine settimana di Dicembre) Ovada: Vino e Tartufi (3^ domenica di Novembre) Produttori di vino negli androni delle vie del centro e tartufi alla Loggia di San Sebastiano. Processioni:  Festività San Giovanni Battista (24 Giugno)  Festività della Madonna del Carmine (Terza Domenica di Luglio)  Festività di San Paolo della Croce (18 Ottobre) Paesi e Sapori (3^ fine settimana di Maggio) Le Pro Loco della zona si incontrano per una Rassegna enogastronomica all’insegna delle specialità tipiche dell’Ovadese.

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Il Nostro Vino L’ovadese è da sempre vocato alla produzione vitivinicola, in particolare del Dolcetto; già nel XVIII sec. questo vitigno veniva comunemente chiamato “Uva di Ovada”. Gallesio nel 1800, all'interno della sua opera “Pomona Italiana”, così ne scrisse: “I più stimati [Dolcetti] sono quelli d’Ovada e dei suoi contorni...pare che il clima di quelle colline sia il più appropriato alla natura di quest’uva, mentre essa vi matura perfettamente senza che cadano gli acini, come avviene nei paesi meridionali e vi acquista un grado di perfezione a cui non giunge in verun altro luogo”. Una storia lunga e di prestigio, ha portato al riconoscimento della DOC nel 1972, prima denominazione di origine controllata per il Dolcetto in tutto il Piemonte. Luigi Veronelli, uno dei padri dell’enologia italiana, affermava: “È vino [il Dolcetto a Ovada] che (a differenza del normale Dolcetto che ama essere bevuto giovane) per le caratteristiche particolari del clima e la natura del terreno, gradisce un invecchiamento anche prolungato come altri più conosciuti vini del Piemonte”. Grazie alle sue peculiarità, grande capacità di invecchiamento, una struttura importante ed il costante lavoro di selezione dei produttori, il vino ha ottenuto nel 2008 il riconoscimento a DOCG, con la denominazione di Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG. Le colline ovadesi, nelle zone esposte in modo più favorevole, sono coltivate a Dolcetto che rappresenta una vera e propria peculiarità solo locale che distingue l'ovadese dalle altre zone del Piemonte. La zona di produzione comprende 22 Comuni del Monferrato Ovadese. E' un vino che trova il suo abbinamento a tutto pasto; nella variante DOC è particolarmente indicato ad essere accompagnato con agnolotti, piatti di pasta, minestrone, carni bianche e rosse, formaggi freschi o semi stagionati e alla tipica farinata di ceci. Il vino DOCG ama accompagnarsi con carni rosse e brasate, funghi e tartufi che popolano i nostri boschi e formaggi stagionati.

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Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato Via Torino, 69 (Cantine del Palazzo Comunale) Tel 0143 1433830 enotecaregionaleovada@gmail.com www.lapignattainenoteca.it Orario: Lunedì e Martedì Chiuso Mercoledì 10:30-19:00 Giovedì 15:00-19:00 Venerdì 15:00-23:30 Sabato 10:00-23:30 Domenica aperto solo su prenotazione

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Ufficio IAT Informazione Accoglienza Turistica Via Cairoli, 107 15076 OVADA (Al) Tel. e Fax: 0143 821043 iat@comune.ovada.al.it www.iatovada.it www.facebook.com/monferratovadese ORARIO Da Marzo a Dicembre Lunedì Chiuso Martedì e Domenica 9 – 12 Da Mercoledì a Sabato 9 – 12 e 15 – 18 Gennaio e Febbraio Lunedì e Domenica Chiuso Martedì 9 – 12 Da Mercoledì a Sabato 9 – 12 e 15 – 18 Ideazione, testi e foto a cura dell'Ufficio IAT

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