LA PROFEZIA DELLA MISSIONE EDUCATIVA

 

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Lineamenta + inserto 2019

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CAPITOLO GENERALE 2019 LA PROFEZIA DELLA MISSIONE EDUCATIVA L I N E A M E N TA CONGREGAZIONE SACRA FAMIGLIA

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PREGHIERA Dio nostro Padre, ti preghiamo per il prossimo Capitolo generale: sia un’esperienza che rinnova la viva passione educativa trasmessa a noi da santa Paola Elisabetta. Gesù, che sei cresciuto con l’amore di Maria e Giuseppe, apri la nostra mente e il nostro cuore alla novità che lo Spirito Santo vuole far nascere in noi, per testimoniare la profezia della missione educativa. Amen. © CONGREGAZIONE SACRA FAMIGLIA - Gennaio 2018 via dell’Incoronata 1 - 24057 Martinengo – BG - 0363-98.80.98 | www.sacra-famiglia.it In copertina: particolare dell'opera "Sacra Famiglia", Sergio Fasolini 2

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INDICE INTR ODUZIONE.................................................................................................................................. 5 ICONA BIBLICA: come Maria e Giuseppe............................................................................ 9 FORMAZIONE I temi e il percorso......................................................................................................................... 17 1. LA MISSIONE • Scenari attuali......................................................................................................................... 19 • La missione della Chiesa oggi........................................................................................ 22 2. LA MISSIONE EDUCATIVA • Papa Benedetto XVI............................................................................................................. 28 • Papa Francesco ..................................................................................................................... 29 3. LA PROFEZIA DELLA MISSIONE EDUCATIVA • Una Vita Consacrata profetica...................................................................................... 33 • Vita Consacrata e profezia della missione educativa..................................... 40 4. LA PROFEZIA DELLA MISSIONE EDUCATIVA SECONDO IL CARISMA CERIOLIANO • Nuove costituzioni e direttorio...................................................................................... 44 • Rinnovamento, Carisma, Formazione...................................................................... 47 • Verso un Progetto Apostolico Comune.................................................................... 48 • La missionarietà totale con il timbro dell’educativo pastorale ...............52 • Apostolato, vita spirituale e Comunità.................................................................... 55 • Per una nuova testimonianza del carisma cerioliano..................................... 59 CONSULTAZIONE Il contributo delle Comunità e delle Aree........................................................................ 61 QUESTIONARIO............................................................................................................................. 63

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INTRODUZIONE Cari confratelli, la tradizione della Chiesa e della Congregazione ci chiede di vivere l’evento del Capitolo con interesse e partecipazione e ci consegna un metodo di lavoro ricco e stimolante. Il Capitolo non è più importante della vita e della missione che svolgiamo ogni giorno nelle nostre comunità; non si sostituisce alla testimonianza concreta che personalmente e comunitariamente diamo del Vangelo/Carisma. Tuttavia ha un valore insostituibile per la vita e la missione della Congregazione, perché ha il compito di attuare una coraggiosa verifica della sua situazione presente e di prendere decisioni per il cammino da percorrere. Il Capitolo si articola in tre momenti tra loro collegati: la preparazione, la celebrazione e l’attuazione. La buona realizzazione di ciascuna fase pone le basi per la buona realizzazione della successiva. La fase della preparazione è iniziata chiedendo alle comunità indicazioni sul tema che ritenevano opportuno che il Capitolo trattasse (marzo-giugno 2017). Il Consiglio generale ha raccolto le proposte e le ha presentate alla Consulta. Il dibattito dei delegati alla Consulta ha definito e offerto all’attenzione della Congregazione il tema per la preparazione e la celebrazione del Capitolo: la profezia della missione educativa. Il prossimo Capitolo è chiamato a dare il suo contributo alla riforma della Congregazione, come risposta all’appello di papa Francesco affinché ogni porzione di Chiesa dia passi per la sua “riforma pastorale e missionaria”. 5

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Il Capitolo non è un corso di studio sul Carisma, sulla sua spiritualità e missione (anche se ha bisogno dei frutti maturi di questo studio); non è un momento intenso di formazione permanente (anche se dà frutto solo se tutti i membri della Congregazione vivono questo dinamismo); non è un corso di esercizi spirituali, anche se vive solo in un clima di preghiera e di ascolto comunitario dello Spirito). Il Capitolo, come evento ecclesiale, è il maggior organo di governo della Congregazione; è una reale comunità di fratelli che vivono, pregano e lavorano insieme (anche se per un breve periodo di tempo). La “missione” di questa comunità è di prendere decisioni concrete (ancorché di carattere generale) che orientino il cammino della Congregazione nei prossimi sei anni. La comunità capitolare (che sarà composta verso la fine del 2018) potrà svolgere bene la sua missione solo se si svolge un serio cammino di preparazione in tutta la Congregazione. È bene che fin da ora ci convinciamo che la qualità della celebrazione e dell’attuazione del Capitolo generale è direttamente proporzionale alla qualità della sua preparazione. I capitolari potranno prendere buone decisioni sulla missione educativa della Congregazione tenendo in considerazione le caratteristiche del tempo in cui viviamo, il cammino della Chiesa oggi e i valori del Carisma cerioliano. Essi dovranno cercare una sintesi pratica tra questi elementi tenendo effettivamente in considerazione quanto le comunità e le Aree dicono della Congregazione oggi e quanto propongono per il cammino futuro. Un compito non secondario dell’assemblea capitolare, che giustifica la sua qualifica di “Capitolo elettivo”, è quello di eleggere il Superiore generale e i suoi quattro consiglieri: al Direttivo è affidato in prima istanza il compito di guidare la Congregazione nell’attuazione del programma stabilito dal Capitolo. Mentre riflettiamo sulla missione educativa della Congregazione nel prossimo sessennio, pensiamo anche alle persone che riteniamo idonee per il servizio dell’autorità. Lasciamoci guidare anche in questo dalla Chiesa: essa ci ricorda che se questo servizio oggi è più difficile che in altri tempi, non per questo è meno importante, ed esorta le Congregazioni a esercitarlo nello stile della sinodalità.1 Ecco dunque l’importanza del cammino di preparazione: esso necessita della collaborazione di tutti i religiosi, di tutte le Comunità e di tutte le Aree: è il tempo in cui uniamo le nostre energie di fede e di risposta vocazionale per preparare un aperto e realistico campo alle decisioni dei capitolari.2 1 Cfr. Per vino nuovo otri nuovi (CIVCSVA 2017), parte terza: Verso una relazionalità evangelica: servizio dell’autorità; modelli relazionali; Capitoli e Consigli. 2 “La preparazione del Capitolo predispone una consapevolezza robusta e sana circa la vita e le opere della Congregazione. Favorisce l’incontro dei religiosi di case e di luoghi diversi. Stimola la comprensione dei problemi in una visione globale, penetrante e sintetica. Suscita attese realistiche ancorché profetiche e coraggiose. Diffonde un clima di fraternità e di dialogo che impedisce ogni forma di ambiguità e disinteresse” (Atti e Decisioni del XVI Capitolo generale, 1997, sezione 1). 6

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In questo tempo di preparazione uno strumento prezioso è il testo dei Lineamenta: esso ha il compito di suscitare e orientare la preghiera, la riflessione e il dialogo nelle Comunità e Aree sul tema scelto, perché possano elaborare dei concreti contributi. Abbiamo a disposizione per questo cammino quasi un anno (il 2018) per riflettere sui contenuti proposti dai Lineamenta e rispondere alle domande che lì sono proposte. Tutti i contributi delle Comunità e Aree (da inviare al Moderatore del Capitolo entro il 15 dicembre 2018) saranno riuniti nell’Instrumentum Laboris che costituirà il testo-base per i lavori del Capitolo. L’obiettivo specifico dei Lineamenta è la CONSULTAZIONE di tutti i confratelli, per conoscere e condividere, in modo aperto, libero, concreto e responsabile, quanto nelle Comunità e Aree viviamo e pensiamo circa la profezia della missione educativa. Iniziamo considerando gli aspetti positivi della nostra esperienza di discepoli-missionari del Vangelo della paternità e maternità di Dio; per poter poi analizzare con realismo e fiducia anche le difficoltà che viviamo in riferimento alla missione carismatica, i dubbi e le domande che nascono e che richiedono una risposta istituzionale. Questo lavoro, sollecitato e orientato dal questionario posto a conclusione dei Lineamenta, deve portare le comunità e le Aree a formulare proposte e indicazioni pratiche che aiutino i capitolari a prendere le decisioni più utili per il cammino della Congregazione nella Chiesa. Se è necessario che ci sia libertà e coraggio per verificare e programmare la nostra vita, ciò non significa che possiamo farlo solo in base a idee e gusti del tutto personali. Occorre invece riferirci insieme ai valori che stanno alla base della Vita Religiosa Sacra Famiglia (il Vangelo/Carisma di santa Paola Elisabetta Cerioli e il suo cammino storico nella Congregazione), il contesto sociale in cui viviamo e il cammino della Chiesa nel mondo di oggi. Si comprende così il secondo obiettivo dei Lineamenta, che è di rinnovare la FORMAZIONE del cuore e della mente dei confratelli relativamente a questi valori. Per fare questo il testo presenta in apertura l’icona biblica della Santa Famiglia, che la Cerioli indica alla nostra contemplazione perché possiamo da essa apprendere “l’idea, il fine, lo scopo che questo Istituto si proporrebbe”. Nella vita di Maria e Giuseppe che educano Gesù a Nazaret noi troviamo la pienezza e il modello di ogni missione educativa profetica. Dopo l’icona biblica la riflessione si articola in quattro tappe che approfondiscono il significato delle parole che compongono il tema del Capitolo (Missione, Educazione, Profezia) e il loro rapporto con il carisma cerioliano. Cari confratelli, abbiamo un buon tempo per sviluppare nelle comunità e tra di esse, con l’aiuto dei Lineamenta e la guida dei superiori, un dibattito ampio e franco sul tema scelto dalla Consulta. Il fatto che l’elezione dei rappresentanti al Capitolo avverrà solo nella fase finale della formazione/consultazione (cioè tra ottobre e dicembre di quest’anno) favorisce e stimola un effettivo coinvolgimento e collaborazione di tutti i membri della comunità. Le Assemblee di Area del tempo che ci separa dal Capitolo sono da considerare a tutti gli effetti “Assemblee pre-capitolari”: sono momenti preziosi 7

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per condividere le letture e le proposte nate nelle comunità della stessa Area e inviare al Capitolo indicazioni che riflettono l’esperienza dell’Area come un corpo. Ciò favorirà senz’altro il lavoro del Capitolo, perché le peculiarità di ogni Regione diventano una ricchezza e uno stimolo per programmare il cammino di una Congregazione che si riconosce pluricentrica, interdipendente e impegnata nell’inculturazione del Carisma. In collegamento con il tema centrale del Capitolo approfondito da questo testo, durante la preparazione del Capitolo dovremo anche considerare alcune questioni specifiche che la Consulta ha chiesto di trattare. Esse sono: La comunione-collaborazione con i laici; La Ratio formationis; La revisione dei testi normativi riguardanti il governo Il Vademecum per l’economia Il Consiglio generale in collaborazione con il Moderatore e la sua commissione per ciascuno di questi aspetti invierà in tempi diversi materiali alle comunità per chiedere pareri e orientamenti da mettere nelle mani dei capitolari. Questi aspetti, pure importanti, non devono distogliere l’attenzione delle comunità dal tema centrale, che ha il compito di orientare le altre questioni specifiche. Auguro a tutti di vivere questo anno di preparazione al Capitolo in atteggiamento di fede, di attenta riflessione e di aperto dialogo: che il Signore, per intercessione di santa Paola, ci conceda di riscoprire la bellezza della chiamata che ci ha donato e la gioia di rispondervi con tutte le nostre forze. p. Gianmarco Paris, Superiore generale p. Roberto Maver, p. Luca Pelis, p. Cezar Hernandes Fernandes, p. Gianluca Rossi, Modertore p. Rocco Baldassarri, p. Fabio Cappello, Commissione del Moderatore Martinengo, 23 gennaio 2018, Festa della Fondatrice. 8

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ICONA BIBLICA Luca 2,39-40.51-52 COME MARIA E GIUSEPPE La vita della Santa Famiglia a Nazaret traduce nella storia la risposta di fede di Maria e Giuseppe alla chiamata di Dio e alla missione che Egli ha affidato loro: essi dedicano tutto se stessi, il loro amore, le loro forze e capacità ad educare il Figlio di Dio, Gesù. Nella contemplazione di questo “mistero” santa Paola Elisabetta accoglie il Vangelo come grazia (si riconosce figlia amata) e come compito (si fa madre nella fede per i piccoli bisognosi di famiglia e educazione). Avendo fatto questa esperienza, chiede ai continuatori della sua opera di uniformare ai tre “augusti personaggi” i loro gusti, i loro desideri, le loro inclinazioni, la loro vita. In questa icona evangelica noi religiosi, religiose e laici della Sacra Famiglia riconosciamo la fonte e il modello che sostiene e ispira le tre principali dimensioni della nostra vita. La consacrazione, che si modella sulla risposta di Gesù, Maria e Giuseppe alla loro specifica vocazione; la fraternità, che si modella sulle relazioni familiari che vivono i tre personaggi; la missione educativa, che si modella sul modo con cui Maria e Giuseppe educano Gesù. Come loro, siamo chiamati ad assumere la responsabilità di essere padri e madri, nella fede, di coloro nei quali riconosciamo oggi Gesù bisognoso di educazione, come la Fondatrice lo ha riconosciuto nei figli poveri e orfani dei contadini delle sue contrade. 39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui […]. 51Gesù scese con i genitori e venne a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. 52E Gesù avanzava in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini. 9

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Questi pochi versetti del vangelo di Luca sono molto significativi, sia all’interno del terzo vangelo, sia per il messaggio del Nuovo Testamento. Li consideriamo nel loro contenuto e nel collegamento con il loro contesto per coglierne il significato teologico-spirituale. Essi parlano di due ritorni della santa Famiglia a Nazaret: essi concludono due episodi della vita della santa famiglia (il viaggio di Giuseppe a Betlemme-Gerusalemme durante il quale è nato Gesù e il primo pellegrinaggio a Gerusalemme con Gesù adolescente). A loro volta le conclusioni sono seguite da due sommari sulla crescita di Gesù a Nazaret. In due tempi Luca conclude la prima sezione del suo vangelo (cap. 1-2), dedicata a presentare le origini del personaggio centrale della sua opera. Per comprendere le conclusioni e i sommari sulla crescita dobbiamo ricordare quanto Luca ha raccontato nei primi due capitoli. Dopo gli sponsali e la gravidanza inattesa di Maria, Giuseppe ha riconosciuto il figlio come suo e ha accolto Maria in casa sua come sposa (benché la gravidanza tra gli sponsali e il matrimonio fosse vista come una mancanza grave alle convenienze e una macchia sul buon nome della famiglia della ragazza, era un modo legalmente riconosciuto per completare il matrimonio). A motivo del censimento sono andati a Betlemme, dove Maria ha dato alla luce il figlio; otto giorni dopo gli hanno dato il nome rivelato dall’angelo a Maria. Dopo quaranta giorni Giuseppe e Maria sono saliti al Tempio di Gerusalemme per riscattare il loro primogenito. Luca racconta la storia usando due voci che si incrociano come in un contrappunto musicale: da una parte la voce dei fatti ordinari di una famiglia ebrea (che si svolgono secondo la natura e la legge di Mosè: gli sponsali, la gravidanza di Maria, il matrimonio, il viaggio a Betlemme, il parto, il nome, la presentazione al Tempio); dall’altra la voce dei fatti stra-ordinari guidati da Dio e dal suo Spirito (l’origine della gravidanza di Maria, il saluto di Elisabetta a Maria, l’annuncio degli angeli ai pastori e la loro visita a Gesù, i gesti e le parole di Simeone e Anna sul bambino nel Tempio). Dopo il ritorno a Nazaret si farà udire soltanto la voce dei fatti ordinari. Il v. 39 è la conclusione dell’episodio della presentazione del primogenito al Tempio da parte di Giuseppe e Maria. Si apre osservando che Maria e Giuseppe hanno compiuto ciò che la legge giudaica prescrive per il primogenito; così possono tornare al loro paese (da dove erano partiti in 2,4): Nazaret è il luogo dove si svolge la vita ordinaria della Santa Famiglia. Il v. 40 è un sommario3 che parla della crescita di Gesù. Con esso si conclude il parallelo che Luca presenta tra Giovanni e Gesù. Infatti Lc 1,80 riassume la crescita fisica e spirituale di Giovanni e la sua permanenza nel deserto in preparazione della sua missione (dove lo ritroveremo in Lc 3,2, quando la Parola di 3 Con verbi all’imperfetto, che indicano azioni continue nel passato. 10

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Dio scenderà su di lui). Lc 2,40 parla della crescita fisica con gli stessi verbi usati per Giovanni (crescere e fortificarsi)4, che avviene nel contesto ordinario della vita di Nazaret. Poi aggiunge due osservazioni che alludono al futuro di Gesù. Il tema della “sapienza” prepara l’episodio successivo, dove Gesù dialoga con i sacerdoti nel tempio di Gerusalemme, e sarà ripetuta nel secondo sommario sulla sua crescita. Dire che la “grazia” di Dio era sopra di lui significa dire che era assistito dalla benevolenza e assistenza divina; questo crea un collegamento con la grazia da cui la madre era stata avvolta e trasformata (Lc 1,28.30) e con la grazia che assisterà Gesù nel suo ministero (Lc 4,22). Dopo questo sommario Luca presenta l’unico episodio dei vangeli che dice qualcosa sull’adolescenza di Gesù, il quale a sua volta è concluso da un altro sommario. La prima parte del v. 51 conclude l’episodio del pellegrinaggio della Santa Famiglia al Tempio di Gerusalemme (collegandosi al v. 42 dove il pellegrinaggio era iniziato). Due verbi5 descrivono le azioni di Gesù: dopo che i genitori lo hanno trovato nel Tempio in dialogo con i maestri della legge, egli fa ritorno al paese in cui la famiglia abitava. Sia all’andata che al ritorno la famiglia è unita; ma se nell’andata (salita) soggetti dell’azione sono i genitori che portano con sé per la prima volta il figlio dodicenne (2,42), nel ritorno (discesa) Gesù è presentato come soggetto singolare dei verbi (benché stia insieme ai genitori). Questa differenza esprime una maggiore autonomia di Gesù, che si comprende alla luce dell’episodio appena descritto: a Gerusalemme Gesù ha preso fisicamente le distanze dai genitori rimanendo nel Tempio quando la carovana è ripartita, e ha preso le distanze spiritualmente quando ha spiegato il perché del suo gesto, con parole (le prime di Gesù in Luca), che i genitori non hanno compreso: “è necessario che io stia nella casa del padre mio”. I verbi “scendere e venire”, se indicano un movimento coerente con la geografia palestinese (Nazaret in Galilea è più bassa sul livello del mare rispetto a Gerusalemme in Giudea), sottolineano anche l’intenzione e la scelta di Gesù di vivere nell’umiltà di quel paese quasi sconosciuto. Le altre parti del v. 51 e il v. 52, pur direttamente collegati con quanto fino ad ora detto, si differenziano dalla informazione del ritorno a Nazaret, perché i verbi sono nel tempo imperfetto e rendono questo passaggio un sommario sulla vita ordinaria della famiglia di Nazaret. Luca ci parla dell’obbedienza di Gesù ai genitori, della reazione di Maria di fronte a ciò che vede fare da Gesù e ancora una volta della crescita di Gesù. La prima informazione riguarda l’obbedienza di Gesù ai genitori,6 che confer- 4 Luca si ispira a 1 Sam 2,21.26 e a Proverbi 3,4. 5 Scese e venne: sono al tempo aoristo, che indica una azione puntuale nel passato. 6 All’imperfetto in una forma perifrastica, che sottolinea ancora di più la consuetudine e la continuità. 11

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ma l’umiltà che Gesù decide di vivere tornando a Nazaret. Questo dato, insieme al ritorno, contrasta con quanto Gesù ha fatto nel Tempio di Gerusalemme e con la spiegazione che ha dato ai suoi genitori. Gesù non obbedisce ai suoi perché non sa cosa vuole per la sua vita, ma proprio perché lo sa. Per stare nella casa del Padre obbedisce ai suoi genitori: sa che la coscienza della sua missione potrà crescere nella condivisione della vita di Nazaret, con la sua famiglia e i suoi compaesani. Dopo la strana avventura di Gerusalemme, tutto rientra nella normalità sociale e religiosa di Israele: Gesù vive la sua realtà di figlio, come conviene a ogni ragazzo della sua età e ad ogni figlio chiamato ad onorare i genitori. Gesù conduce per lunghi anni (secondo Lc 3,23 Gesù comincia il suo ministero a circa trent’anni) una esistenza del tutto normale, al punto che quando da adulto nella Sinagoga del paese farà suo un passo del profeta Isaia i suoi compaesani rimarranno meravigliati, chiedendosi: “non è costui il figlio di Giuseppe?” (4,22). La seconda informazione del sommario riguarda Maria. Dopo il rimprovero fatto al figlio e la risposta che ella non ha compreso (v. 48 e 50) Maria assume di nuovo l’atteggiamento di chi conserva7 nella memoria del cuore ciò che ascolta e vede8 in Gesù. Luca ripete quello che aveva già detto di Maria dopo la visita dei pastori e il loro racconto dell’apparizione angelica (2,19). In questo modo presenta Maria come il modello del discepolo, che conserva nel cuore tutto ciò che riguarda Gesù. Il discepolo non può comprendere il mistero se non progressivamente: occorre attendere la luce del Risorto, che apre la mente dei discepoli alla comprensione delle Scritture mentre aiuta a ricordare ciò che Gesù ha detto e fatto, soprattutto lo scandalo della croce, di cui la “discesa” e il “nascondimento” di Gesù a Nazaret sono una eloquente anticipazione. Il v. 52 è il secondo sommario sulla crescita di Gesù (parallelo e anche diverso da 2,40, con il quale compone la cornice dell’episodio di Gesù nel Tempio). Questi due versetti riassumono la “crescita” di Gesù durante i circa trenta anni vissuti a Nazaret nel contesto della sua famiglia. Le somiglianze e differenze ci guidano a comprendere l’intenzione con cui Luca ci presenta i sommari. Sapienza, grazia e Dio sono le parole che si ripetono uguali, mentre il soggetto cambia: il “bambino” del v. 40 diventa nel v. 52 il nome proprio Gesù.9 Cambiano anche i verbi: nel v. 40 troviamo “crescere e fortificarsi”; nel v. 52 c’è il verbo “progredire”, che indica l’avanzamento della crescita che era iniziata nei primi dodici anni; indicando gli ambiti della crescita, Luca ripete i termini “sapienza” e “grazia” e aggiunge il termine “età/statura”, che riguarda in generale la maturità della persona. Parla dunque della crescita fisica di Gesù e insieme di 7 Il verbo tereo ha un prefisso (dià) che rafforza l’idea del passare del tempo. 8 Il termine greco significa parola e anche azione. 9 Dopo che era diventato nel v. 43 “il fanciullo”: anche i termini diversi suggeriscono la crescita progressiva di Gesù. 12

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quella spirituale. La sua sapienza, citata nel v. 40, l’abbiamo vista nell’episodio del Tempio (indirettamente nel dialogo con i maestri e direttamente nelle parole rivolte ai genitori); per questo nel v. 52 è posta in posizione enfatica come la prima dimensione della crescita. Questa continua nel segno della “grazia”, cioè del favore-benevolenza: “al cospetto di Dio e degli uomini” è una espressione stereotipa, che riprende 1 Sam 2,26 e Prov 3,4, dove questo duplice favore è presentato come un beneficio della sapienza. I vv. 51-52 concludono non solo l’episodio di Gesù dodicenne al Tempio di Gerusalemme, ma anche i primi due capitoli di Luca. In una manciata di parole scendiamo dal luogo solenne del Tempio all’umiltà della casa di Nazaret; e passiamo da ciò che successe un giorno nel Tempio di Gerusalemme a ciò che succedeva per lunghi anni a Nazaret, tra Gesù, Maria e Giuseppe. Luca è l’unico evangelista che, seppure in modo sintetico, accenna al tempo che Gesù, Maria e Giuseppe hanno vissuto insieme come famiglia a Nazaret. Questi versetti sono importanti per quello che dicono ma anche per quello che solamente lasciano intuire. A Nazaret Maria e Giuseppe compiono la missione che era compresa nelle parole dell’angelo che è apparso loro, cioè di educare Gesù come loro figlio, secondo la loro cultura e tradizione religiosa. Luca lo conferma indirettamente quando parla della visita di Gesù adulto al suo paese e alla parola Nazaret fa seguire l’espressione “dove era stato allevato” (Lc 4,16). Il verbo significa nutrire/ far crescere, ed è in forma passiva: Maria e Giuseppe sono i soggetti sottintesi di questa cura. Una parte importante dell’educazione era l’iniziazione religiosa (riservata al padre per i figli maschi). Nello stesso versetto citato sopra Luca dice che Gesù si recò alla sinagoga “secondo il suo solito”. Questo costume non solo ha permesso a Gesù di imparare a leggere e scrivere, ma lo ha anche reso familiare con la Sacra Scrittura: molte scene dei vangeli mostrano la profonda e interiore conoscenza che Gesù ha della Scrittura, nella quale trova la volontà di Dio su di sé e della quale si propone come autentico compimento. I vangeli ci portano a ritenere che l’educazione che Giuseppe e Maria hanno dato a Gesù non sia stata diversa da quella di tutti gli altri ragazzi del paese. In occasione di una visita di Gesù a Nazaret, Marco e Matteo ci riferiscono che Gesù era conosciuto come il falegname, il figlio del carpentiere, il figlio di Maria, con diversi “fratelli e sorelle” (Mc 6,3 e Mt 13,55). Se è rimasto in paese fino al momento di raggiungere Giovanni battista in Giudea (probabilmente poco prima di farsi battezzare da lui), deve essere apparso molto strano il fatto che non si sia sposato, perché ciò non solo era normale per i giovani di circa vent’anni di età, ma era anche considerato parte della volontà di Dio (alla luce di Genesi 1,28). La vita di Gesù a Nazaret non deve essere considerata semplicemente una preparazione o una attesa del tempo in cui svolgerà la sua missione: essa è la prova della serietà dell’incarnazione, perché durante la sua crescita Gesù im- 13

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para a vivere come figlio dell’uomo e con la mediazione di Maria e Giuseppe si scopre figlio amato di Dio. I ritornelli sulla crescita integrale di Gesù, se presi sul serio, hanno una portata cristologica (e perciò spirituale) di notevole valore. Ci ricordano che la salvezza di Gesù non si realizza nonostante la sua umanità (cioè il suo essere di terra come tutti gli umani) ma proprio attraverso di essa. Come ogni fanciullo Gesù ha avuto bisogno di amore, cure, educazione, istruzione; come ogni figlio dell’uomo ha imparato giorno dopo giorno come rispondere alla vita, come relazionarsi con gli altri, come amare oltre il proprio egoismo; come ogni credente giudeo, Gesù ha imparato a conoscere il Dio di Abramo, di Mosè e di Davide, nell’ascolto continuo della Scrittura, dentro la comunità di Nazaret. Diventare uomo, credente e messia sono aspetti di un unico cammino, in cui Maria e Giuseppe hanno svolto un ruolo discreto ma indispensabile. TALE DEVE ESSERE LA NOSTRA VITA S. Paola Elisabetta nei suoi scritti fa spesso riferimento alla vita della Santa Famiglia nel suo insieme e anche ad aspetti specifici di ciascuno dei suoi personaggi,10 indicandoli come i “grandi originali” che i religiosi e le religiose della Sacra Famiglia, a partire dal noviziato, devono desiderare imitare. Tra gli altri, il seguente passaggio della Fondatrice illumina il valore che per lei ha il modello di Nazaret sulla vita e la missione dei suoi religiosi e religiose: “Gesù, Maria e Giuseppe, questa santa e divina Famiglia unisce la vita istruttiva di Gesù, quella nascosta di Maria e la artistica di Giuseppe. Tale deve essere la nostra, secondo l’idea, il fine e lo scopo che questo Istituto si proporrebbe, secondo quello che si legge in altro mio scritto”.11 Per “vita istruttiva” dobbiamo intendere la crescita integrale di Gesù a Nazaret (come presentata da Luca 2,40.52); per “vita nascosta” dobbiamo intendere l’umile raccoglimento di Maria madre di famiglia a Nazaret; per “vita artistica” dobbiamo intendere il lavoro di artigiano che caratterizza la vita di Giuseppe. Coerentemente nella visita a Nazaret santa Paola sottolinea l’umiltà di Maria e la laboriosità di Giuseppe; tra i due, in atteggiamento di gioco e di insegnamento, colloca il piccolo Gesù. Cercheremmo invano negli scritti della Fondatrice espliciti riferimenti all’azione educativa di Giuseppe e Maria nei confronti di Gesù; tuttavia, quando la Cerioli indica la Santa Famiglia come modello della vita delle sue comunità di 10 Una raccolta di queste citazioni si trova in Il Carisma cerioliano: dono, storia, profezia (QR n. 7), nota 72, pp. 63-65. Lo stesso testo (p. 67-69) illustra in che senso la Santa Famiglia è per la Cerioli il modello per la vita di fede, per la missione educativa e per la vita fraterna della comunità religiosa. 11 Prime idee intorno alle Figlie, MAF 431. 14

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certo intende indicare anche un modello per la missione di accogliere, educare e istruire i bambini e le bambine bisognose. Maria e Giuseppe sono modelli educativi non tanto per quello che hanno fatto (i vangeli non ci parlano del loro stile educativo, che del resto varia molto a seconda delle culture e delle epoche) ma perché hanno fatto della fede in Dio la fonte e ragione della missione educativa. Santa Paola ha percepito che Maria e Giuseppe, aprendosi alla grazia, hanno vissuto da autentici discepoli di Colui che cresceva in età, sapienza e grazia sotto i loro occhi mentre riceveva le loro cure materne e paterne. Sono stati discepoli essendo madre e padre di Gesù. Questo “cammino pasquale”, ha chiesto loro di rinunciare a se stessi (cioè al modo di essere marito e moglie, padre e madre, che avevano sognato), di prendere la croce e seguire il loro figlio. E lo hanno fatto in piena libertà e amando in modo più grande: se non fosse stato così, non avrebbero potuto vivere insieme e non avrebbero potuto educare Gesù come figlio. Le situazioni esistenziali che santa Paola ha attraversato l’hanno portata a identificarsi con Maria addolorata; l’accoglienza delle orfane, che sentiva profondamente “figlie adottive di Dio”, l’ha portata a vedere in san Giuseppe il padre e il fondatore del suo Istituto, colui che lo soccorreva in ogni sua necessità. Per la sua natura pasquale, la Santa Famiglia è la “chiave” evangelica che apre alla Cerioli la comprensione della missione educativa alla quale Dio la chiama e che affida all’Istituto da lei fondato. La Fondatrice, quando riconosce la missione divina di educare i bambini/e senza famiglia e senza educazione, capisce che essi possono essere veramente soccorsi e educati solo da gente che si è incamminata nella sequela pasquale di Gesù. Può dedicarsi a questa missione chi riconosce in essa la volontà di Dio su di sé; chi accetta di fare sacrifico di sé (del suo desiderio di maternità e paternità) a Dio, chi è disposto ad abbassarsi verso chi è piccolo e bisognoso. Imitare i personaggi della Santa Famiglia significa “nascere di nuovo” per poter educare i bambini/ragazzi con un amore capace di rinunciare a sé e al proprio progetto per accogliere il sogno di vita piena che Dio ha per tutti. La Santa Famiglia è il principio evangelico della missione educativa dei religiosi, delle religiose e dei laici della Sacra Famiglia, perché insegna l’esigente legge pasquale della vita (perdersi per ritrovarsi). Per questo la Cerioli intende l’educazione come il compito di “dare una seconda creazione”, cioè di collaborare con Dio a far sì che ogni uomo e donna assumano come proprio il cammino pasquale di Gesù: “l’amore che educa non è solo quello naturale, che si preoccupa del corpo; ma quello che si preoccupa di formare lo spirito sulle massime di Gesù, il cuore su quello di Gesù”. 15

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