AGRICOLTURA 1-2/2018

 

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ANNO 44 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/11/2004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE N. 1/2 - GENNAIO/FEBBRAIO 2018 PERIODICO DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA EXPORT VINO Il mondo brinda con noi AGROALIMENTARE Le filiere del cibo si incontrano a Fico a pag. 6 FOCUS Nei grani antichi nuove opportunità a pag. 23 ORTICOLE Prove varietali: melone, pomodoro e anguria a pag. 39

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PIERLUIGI SCIOLETTE Presidente Enoteca Regionale Emilia-Romagna itoriale Vino, più forti all’estero. Dall’enoturismo nuove opportunità Ivini dell’Emilia-Romagna stanno vivendo una stagione decisamente positiva. I mercati extra Ue dai quali abbiamo avuto i segnali migliori sono Usa, Russia e tutta l’area asiatica, con particolare attenzione al Giappone. Molto interessante anche il Canada, che in questi ultimi anni ha fatto registrare i maggiori incrementi, ma con molti margini di miglioramento. Bene anche l’Europa, in particolare i Paesi del Nord e dell’Est, con Germania e Inghilterra che continuano a rappresentare i nostri principali mercati di riferimento. In questo quadro Enoteca continua il suo impegno con un programma 2018 ricco e articolato a sostegno delle aziende associate e del sistema enologico regionale nel suo complesso. Innanzi tutto la partecipazione diretta ai principali eventi fieristici internazionali: da Prodexpo Mosca a Prowine China a Shanghai, passando per Vinexpo New York, Prowein Düsseldorf, Vinitaly Verona, Cibus Parma, Vinexpo Asia Pacific a Hong Kong e Hong Kong International. Ma anche degustazioni e incontri con buyers e giornalisti di tutto il mondo, sia all’estero sia in Emilia-Romagna. Una menzione particolare merita il mercato tedesco, molto importante per i nostri vini. Abbiamo da poco rinnovato il progetto “InCantina”, il ristorante, enoteca, gastronomia di proprietà di Enoteca a Francoforte, a disposizione anche di tutti i soci che possono trovare qui uno spazio per le loro attività in Germania. Un progetto pilota che vuole essere anche un format per diffondere la cultura enogastronomica dell’Emilia-Romagna in tutto il mondo. Partendo dalla nostra sede di Dozza Imolese (Bo), che ogni anno riceve 50mila visitatori italiani ed esteri, e dove entro la fine di quest’anno apriremo secondo questa formula un wine and food store-ristorante, a completare con la cucina della tradizione l’offerta della nostra mostra permanente con oltre mille etichette disponibili. Stiamo anche lavorando – primi in Italia – a una certificazione di sostenibilità territoriale sociale, economica e ambientale per i nostri vigneti e a un progetto sull’enoturismo rivolto ai turisti italiani e soprattutto stranieri alla ricerca di un buon stile di vita. Sono già molte le aziende vinicole in grado di fornire ospitalità di qualità e sempre di più ne sproneremo a investire anche su questo fronte, che rappresenta un completamento e un arricchimento di quanto già sanno fare in maniera egregia fra le vigne e in cantina. Per potenziare questo aspetto Enoteca, in collaborazione con tutti gli enti e le associazioni territoriali, nel corso del 2018 avvierà percorsi turistici direttamente nelle aziende, da Rimini a Piacenza, lungo quella via Emilia, che dà continuità e unità a tutta la regione, abbracciando le peculiarità dei diversi territori che attraversa: cultura, gastronomia, paesaggi, tradizioni e naturalmente i vini. Un’offerta estremamente ricca, ancora in parte da scoprire a livello internazionale, che, unita all’ospitalità e alla passione dei nostri produttori, costituisce uno dei nostri punti di forza. Insieme alla capacità di far squadra, alla quale Enoteca regionale contribuisce insieme ai produttori e alle istituzioni, a partire da Regione Emilia-Romagna, Unioncamere regionale, Apt Servizi, Consorzi di tutela dei vini e quelli dei prodotti tipici. GENNAIO/FEBBRAIO 2018 3

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PERIODICO DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA ANNO 45 - N.1/2 - GENNAIO/FEBBRAIO 2018 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Simona Caselli DIRETTORE RESPONSABILE Giuseppe Pace COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga REDAZIONE Agenzia Informazione e Comunicazione REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Milena Breviglieri, Giuseppe Carnevali, Vincenzo Di Salvo, Federica Dotti, Claudio Lamoretti, Riccardo Loberti, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpae-Simc), Piero Pastore Trossello, Paolo Pirani, Francesca Ponti, Luciano Rinaldi (Crpa), Mario Savorelli (Crpv), Raffaele Spiga, Cinzia Zambelli SEGRETERIA DI REDAZIONE Patrizia Garau, Rita Soffritti RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Agenzia Informazione e Comunicazione Giunta regionale dell’Emilia-Romagna Viale Aldo Moro, 52 40127 Bologna tel. 051 5275440-5490 fax 051 511100 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ agricoltura@regione.emilia-romagna.it EDITORE Nuova Cantelli Srl Via Saliceto 22/e-f - 40013 Castel Maggiore (Bo) tel. 051.700606 - fax 051.6328090 www.cantelli.net CONCESSIONARIA PER LA PUBBLICITÀ Editoriale Idea Srl Via A. Gandiglio, 81 - 00151 Roma Tel. 0665797535 - Fax 0665741338 e-mail: info@editorialeidea.it Giorgio Gori - Tel. 348 2414473 e-mail: info@ggori.it Lamberto Colla - Tel. 344 2373963 e-mail: info@nuovaeditoriale.net I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 36.370 COPIE IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA Copertina: Dell’Aquila SOMMARIO 03 EDITORIALE Vino, più forti all’estero. Dall’enoturismo nuove opportunità Pierluigi Sciolette Fatti 6 ECCELLENZE AGROALIMENTARI Dalla terra alla tavola passando per... Fico Paola Fedriga 10 SETTORE VITIVINICOLO I vini dell’Emilia-Romagna alla conquista dei mercati Giancarlo Martelli Qui Regione 13 Agricoltura e ambiente, 14 milioni per ridurre i gas serra A cura della Redazione Cultura rurale 14 TESTIMONIANZE Nasce in Emilia la “nuova” agricoltura Daniela Morsia Economia 16 CAMPAGNA OLIVICOLA Un’annata all’insegna della qualità Nicola Benatti, Paola Giovannini 18 SACCARIFERO La barbabietola è ancora una coltura strategica Daniele Govi, Luca Rizzi Fisco e previdenza 21 Un contratto per favorire il ricambio generazionale Corrado Fusai FOCUS GRANI ANTICHI 23 Varietà tradizionali, l’innovazione che viene dal passato Marina Arias 25 Ad alta taglia e biologiche con Bioadapt Roberta Centonze 26 Bio2 è un’opportunità per le aziende di montagna Silvia Folloni 28 Pane Virgo: una filiera, un marchio collettivo A cura della Redazione

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GENNAIO/FEBBRAIO 2018 29 Azienda Stuard: il catalogo vivo dei grani autoctoni Cristina Piazza SPECIALE ORTICOLE 30 Tutte le regole per la commercializzazione Oriana Porfiri 30 Il parere del nutrizionista Intervista a Enzo Spini di Barbara Musiani 32 Nei chicchi la storia di un territorio Intervista a Stefano Tellarini di Rosa Maria Bertino Pier Paolo Pasotti, Milena Pelliconi, Vanni Tisselli, Stefania Delvecchio 39 Pomodoro da mensa al test in coltura protetta 42 Melone, ibridi a confronto in pieno campo 44 Anguria, dalle nuove cultivar una marcia in più 33 Grano etiope: la genomica incontra il sapere contadino Intervista a Matteo Dell’Acqua di Paola Fedriga Spazio innovazione 35 TRA CITTÀ E CAMPAGNA Dal “Parco commestibile” verdure e socialità Paolo Mantovi, Stefano Pignedoli 37 AGRICOLTURA CONSERVATIVA Ritorno alla fertilità con l’agroecologia Paolo Mantovi, Fabrizio Ruozzi, Vincenzo Tabaglio Avversità 46 DIFESA SOSTENIBILE Nottua del mais, una minaccia che diventa realtà Serena Magagnoli, Giovanni Burgio, Riccardo Nicoli, Marco Albertini 48 MONITORAGGI Virus e fitoplasmi della vite, non abbassare la guardia Anna Rosa Babini, Assunta D’Anniballe, Paolo Fini, Patrizia Grillini, Claudio Ratti Ricerca e sperimentazione 50 NUOVI CONSUMI Se il Parmigiano Reggiano si fa in quattro Elena Bortolazzo, Maria Teresa Pacchioli Meccanizzazione 52 ANALISI Scavabietole, uno sguardo al mercato Ottavio Repetti Rubriche 54 NEL GIARDINO Maria Teresa Salomoni, Massimo Drago 56 AGENDA VERDE A cura della Redazione 58 IN BREVE A cura della Redazione 60 NOVITÀ DALLA RICERCA Camilla Chieco, Maria Teresa Salomoni 61 DALLA PARTE DEI CONSUMATORI Enrico Cinotti 62 INDICE Tutta “Agricoltura” 2017 AVVISO AI LETTORI Gentili lettori, come già anticipato, Agricoltura chiude l’esperienza dei supplementi in abbonamento. L’ultimo titolo, in allegato a questo numero, è Il dissesto in Appennino, l’importanza della prevenzione, un tema crediamo di grande interesse. Lo riceveranno quanti hanno sottoscritto l’abbonamento per l’anno 2017. Nessun abbonamento è dunque previsto per il 2018. Non si tratta dell’unico cambiamento. Stiamo lavorando a un nuovo progetto di Agricoltura, nell’intento di fornire uno strumento al passo con i tempi a un mondo agricolo regionale sempre più attento alle sfide dell’innovazione, della qualità, della sostenibilità. Grazie per l’attenzione. Il direttore Giuseppe Pace

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Fatti ECCELLENZE AGROALIMENTARI Dell’Aquila Dalla terra alla tavola passando per... Fico Uno spazio in cui agricoltura ed enogastronomia vanno a braccetto. Per raccontare le principali filiere del made in Italy. Ecco la Fabbrica italiana contadina PAOLA FEDRIGA C ome si coltiva, come si trasforma e come si gusta il cibo. Ha aperto i battenti a Bologna Fico, la Fabbrica italiana contadina. «Il più grande parco agroalimentare del mondo». Ma, anche, «un luogo per promuovere l’educazione alimentare, il consumo consapevole, la produzione sostenibile», secondo le definizioni degli stessi promotori. Certamente, uno spazio inedito che nasce da una scommessa inedita: far conoscere quello che c’è dietro un piatto di tortellini o un bicchiere di buon vino, in un percorso a ritroso dalla tavola alla terra. «Ribaltando l’approccio prevalente oggi: partendo non dalla fine, dagli chef, ma dall’inizio cioè dai contadini», come ha spiegato Oscar Farinetti, presidente di Eataly World. Dunque chi visiterà Fico troverà sì ristoranti, chioschi, bar, botteghe in cui mangiare e acquistare le tante eccellenze del made in Italy, ma anche uno spazio agricolo, in cui 6 GENNAIO/FEBBRAIO 2018

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SEGRÈ: FICO HA UN CUORE AGRICOLO. NEL 2018 BOLOGNA CAPITALE DELLA DIETA MEDITERRANEA «Sono partito nel 2012 da preside, non caso della facoltà di Agraria dell’Ateneo bolognese, proponendo al sindaco Merola di valorizzare lo spazio del Centro agroalimentare di Bologna per farne una cittadella del cibo e della biodiversità, in cui far vedere veri campi e veri allevamenti anche se ovviamente solo dimostrativi. Avevamo uno spazio perfetto per sviluppare un percorso di filiere che partisse dall’agricoltura». Andrea Segrè è presidente della Fondazione Fico, e spiega la genesi di un progetto – quello di affiancare alla fase della ristorazione e della distribuzione anche la parte della produzione e della prima trasformazione – che da subito ha convinto non solo il Comune di Bologna, ma anche il patron di Eataly World Oscar Farinetti. E oggi che Fico Eataly World è diventato realtà? «La parte commerciale c’è ed è importante che ci sia perché regge l’investimento – spiega Segrè – ma l’idea originaria è totalmente rispettata». Un’attenzione quella per i luoghi e i modi di produrre che trova il suo fulcro nell’attività della Fondazione, anima scientifica e divulgativa di Fico. Lezioni dunque (si è partiti con la lectio sulla dieta mediterranea di Marino Niola, uno dei massimi esperti sul tema da un punto di vista storico e antropologico), seminari, ma anche formazione e didattica sull’educazione alimentare, la sicurezza e la sostenibili- Volpe&Sain tà in campo agricolo e alimentare. Oltre 40 gli eventi già programmati nei primi tre mesi del 2018. Temi oggi più che mai d’attualità. Da un lato le punte ormai avanzatissime della ricerca, come spiega lo stesso Segrè: «La smart agricolture, l’agricoltura intelligente che va sui campi con i droni, e l’intervento mirato sulla malattia. Oppure i temi del miglioramento genetico avanzato, attraverso il genoma editing, che non ha niente a che fare con gli Ogm, per aumentare la resistenza alle malattie e al cambiamento climatico». Dall’altro i problemi di una più equa redistribuzione del cibo su scala mondiale per nutrire una popolazione mondiale che nel 2050 sfiorerà i 10 miliardi di persone e della lotta allo spreco, che oggi interessa un terzo della produzione di cibo nel mondo. Questioni per affrontare le quali la Fondazione può contare sul contributo di importanti istituzioni di ricerca: l’Università di Bologna, quella di Trento con la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e quella di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. E nel 2018, anno del cibo italiano, Bologna sarà la capitale mondiale della Dieta mediterranea. Ospiterà infatti i primi “Stati generali” internazionali sul modello nutrizionale più sano e sostenibile nella storia dell’umanità. Info: fondazionefico.org scoprire la straordinaria biodiversità del Belpaese, attraverso due ettari di campi e stalle all’aria aperta, con 2mila cultivar e 200 animali in rappresentanza delle principali filiere e razze italiane. Le fabbriche e i ristoranti Cereali e piante aromatiche; ortaggi e frutta; viti e olivi. E ancora: bovini da carne e da latte, suini, ovini, equini, animali da cortile. Senza dimenti- L’ingresso di Fico Eataly World a Bologna ESPERIENZE PER TUTTI I GUSTI Fico occupa circa 700 persone per 150 imprese e ha una ricaduta complessiva stimata di 3mila posti di lavoro nell’indotto. L’ingresso è gratuito così come le biciclette a tre ruote che possono essere usate per percorrere i 100mila metri quadrati del parco. A pagamento, oltre agli acquisti e alle consumazioni, sono i laboratori cui è possibile iscriversi. Ce n’è davvero per tutti i gusti e l’offerta viene periodicamente aggiornata: dai segreti della stagionatura e del taglio di “sua maestà il suino nero”, al percorso sensoriale “dal foraggio al formaggio” per riconoscere profumi e aromi del Parmigiano Reggiano; dalle lezioni per immergersi nei segreti della pasta fatta in casa, ai corsi sul vino, la birra, il riso. Fico Eataly World è una società partecipata da Eataly Srl, Coop Alleanza 3.0 Soc. Coop. e Coop Reno Scarl. Amministratore delegato è Tiziana Primori. Info: eatalyworld.it Dell’Aquila GENNAIO/FEBBRAIO 2018 7

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Fatti ECCELLENZE AGROALIMENTARI Sopra, da sinistra: una delle fabbriche presenti a Fico, dedicata al vino e la “giostra” educativa su “L’uomo e il futuro”. Sotto, due dei campi dimostrativi curati dalla cooperativa agricola Il Raccolto di San Pietro in Casale (Bo) Dell’Aquila Dell’Aquila Dell’Aquila Dell’Aquila Dell’Aquila Tra gli animali presenti a Fico, bovini da carne di razza Chianina, Maremmana, Marchigiana, Piemontese, Podolica, Romagnola; bovini da latte di Bianca modenese, Bruna, Frisona, Reggiana. Rappresentati anche caprini delle razze Bionda dell’Adamello, Camosciata delle Alpi, Saanen care le api, la serra con gli agrumi e una tartufaia con tanto di cani addestrati per scoprire il prezioso tubero. Fico è innanzi tutto questo: un luogo in cui toccare con mano un concentrato dell’agricoltura italiana. Dalla produzione alla trasformazione, attraverso gli otto ettari al coperto sotto le belle capriate in legno dell’ex Mercato agroalimentare. Ecco allora le fabbriche alimentari: caseifici, salumifici, mulini, cantine, frantoi, birrifici. Insieme a essi, i luoghi di ristoro (tanti e rappresentativi di tutte le tradizioni enogastronomiche italiane) e le botteghe. Infine la parte educativa con sei aule didattiche e altrettante “giostre educative”, rivolta innanzi tutto ai più giovani con percorsi che vanno dalla materna alle superiori. 8 GENNAIO/FEBBRAIO 2018

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LA BIODIVERSITÀ DELL’AGENZIA REGIONALE PER L’AMBIENTE Fico e Arpae (l’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia) insieme sui temi della sostenibilità. Grazie al progetto Il Frutteto della biodiversità, che su un’area di circa 300 m2 vede 15 diverse varietà arboree in un campo conservativo, “gemelle” di antichi patriarchi da frutto e forestali dai quali proviene, attraverso talee e marze, il materiale vegetativo. Oltre alle funzioni didattiche e informative, il frutteto dimostra che le piante del passato sono in realtà le piante del nostro futuro, capaci di resistere alle avversità nei secoli, senza bisogno di molti interventi da parte dell’uomo: uno scrigno di biodiversità, una piccola banca genetica per la conservazione delle capacità di resistenza, proprie di questi patriarchi arborei, agli stress e ai cambiamenti climatici. Due rappresentanti provengono rispettivamente dalla Romagna e dall’Emilia: il cipresso di Villa Verucchio, vicino a Rimini, fra i più vecchi d’Italia, che si dice sia stato piantato da San Francesco nel 1200 circa, e il fico di Cavana nel Parmense, dalle dimensioni colossali. La chioma, formata da una ceppaia di grosse branche simili a una piovra, raggiunge circa 300 metri quadrati. Il Frutteto della biodiversità allestito a Fico fa parte della rete regionale che conta altri 7 impianti in regione e rientra anche nel Sistema nazionale protezione ambientale (Snpa). Nella convenzione tra Arpae e Fondazione Fico è previsto anche il coinvolgimento della rete dei Centri di educazione alla sostenibilità (Ceas), delle Fattorie didattiche e di altri soggetti per azioni educative negli spazi gestiti dalla Fondazione. Tra i temi anche quello della prevenzione dello spreco alimentare e dell’economia circolare. Collaborazione tra Fico e la Regione Emilia-Romagna anche sul fronte della formazione professionale. Con 400mila euro del Fondo sociale europeo è stato infatti finanziato un progetto specifico per preparare alcune figure, quali addetti alla promozione e alla vendita, addetti alla sala, barman, addetti all’accoglienza dei visitatori, agli eventi e ai servizi socio-educativi. Paolo Pirani Dell’Aquila Dell’Aquila Bologna e l’Emilia-Romagna al centro Forse Fico, che è stato inaugurato il 15 novembre, non poteva che nascere a Bologna e in Emilia-Romagna. In una delle città simbolo della più genuina tradizione enogastronomica italiana e in una regione che di quella tradizione ha saputo fare uno dei suoi punti di forza sul piano economico, oltre che uno dei suoi tratti identitari. Da un lato grandi marchi e grandi gruppi capaci di competere sui mercati internazionali (6 miliardi il valore dell’export regionale del settore); dall’altro un paniere di prodotti tradizionali e tipici (in testa le 44 Dop e Igp, record europeo) orgogliosamente difesi e valorizzati. A Fico c’è molta Emilia-Romagna. Tra i circa 150 protagonisti della Fabbrica italiana contadina una trentina rappresentano l’agroalimentare regionale, passando dai consorzi Dop del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano all’Igp della Mortadella Bologna. Fico punta ad attirare, a regime, sei milioni di visitatori l’anno, di cui almeno due dall’estero. Un obiettivo ambizioso, ma la congiuntura è favorevole visto che nei primi mesi dell’anno le presenze straniere in regione sono cresciute del 6,4% e addirittura di oltre il 12% nel capoluogo. L’avvio appare comunque promettente. Nelle prime cinque settimane i visitatori sono stati oltre 350mila con un fatturato di 6,4 milioni di euro. A sinistra, la filiera del latte: un particolare della bottega dei formaggi. Sopra, un laboratorio dedicato alla pasta GENNAIO/FEBBRAIO 2018 9

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Fatti SETTORE VITIVINICOLO Dell’Aquila I vini dell’Emilia-Romagna alla conquista dei mercati Con un +11,8% vola l’export. La regione sul podio tra i territori che crescono di più, ben oltre il trend nazionale. Le prospettive per il 2018 secondo i produttori GIANCARLO MARTELLI Crescono le esportazioni. Dei 25,7 milioni di euro assegnati all’Emilia-Romagna dall’Ocm vino per la campagna 2017-2018, quasi 6 milioni sono destinati alla promozione dei vini regionali sui mercati extraeuropei C on Lambrusco, Sangiovese, Albana e Pignoletto, l’Emilia-Romagna dei vini continua a guadagnare spazio nelle preferenze dei consumatori sui mercati esteri. È il quadro che emerge dalle statistiche più aggiornate sull’andamento dell’export vitivinicolo regionale, che nei primi nove mesi del 2017 (gennaio-settembre) registrano una crescita complessiva delle vendite oltreconfine dell’11,8% in valore sullo stesso periodo del 2016, per un importo di oltre 230 milioni di euro (fonte: Unioncamere ER). Una performance migliore del trend nazionale, fermo a un più modesto +6,6%, e che colloca l’Emilia-Romagna sul gradino più alto del podio per crescita tra le cinque regioni che esportano di più, davanti alla “corazzata” Veneto e prima anche di Piemonte, Toscana e Trentino-Alto Adige. Un risultato che evidenzia un’accelerazione del ritmo di crescita dell’export regionale rispetto al pur brillante +5,1% messo a segno nello stesso periodo del 2016 e che consolida il recupero avviato dopo il biennio 2014-2015 di segno negativo. Un consuntivo dunque decisamente positivo. Sul 2018 potrebbero pesare fattori quali il rialzo dei prezzi dovuto al forte calo produttivo legato alla siccità dell’ultima estate (-25% in EmiliaRomagna secondo le stime di Assoenologi), così come il rafforzamento dell’euro sui mercati internazionali. Altra incognita potrebbe essere rappresentata dalla Brexit, che rischia di penalizzare un mercato importante come la Gran Bretagna. La parola alle aziende Per sondare le aspettative degli operatori abbiamo interpellato alcune delle principali aziende emiliano-romagnole presenti sui mercati esteri. Il primo interlocutore è Claudio Biondi, vicepresidente di Cantine Riunite & Civ, il colosso cooperativo con sede a Campegine (Re), campione nell’export dei vini frizzanti emiliani, in primis il Lambrusco, che ha chiuso l’esercizio 2016-2017 con un fatturato di 225 milioni di euro (+6,7%), di cui il 55% realizzato all’estero. «I mercati più rilevanti per noi sono gli Usa e il Messico, dove 10 GENNAIO/FEBBRAIO 2018

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CAMPAGNA 2017-2018: 25,7 MILIONI PER I VINI REGIONALI Oltre 5,9 milioni di euro. Sono le risorse stanziate per l’anno in corso dalla Regione con un bando ad hoc per favorire la penetrazione dei vini tipici dell’Emilia-Romagna sui mercati dei Paesi Terzi, grazie a contributi fino al 50% delle spese. Si tratta di una delle misure previste nell’ambito del programma nazionale di attuazione dell’Ocm (Organizzazione comune di mercato) vino che ha visto l’assegnazione all’Emilia-Romagna per la campagna 2017-2018 da parte del ministero delle Politiche agricole di 25,7 milioni di euro – 0,8 in più rispetto ai quasi 24,9 del 2017 – per finanziare una serie di interventi che vanno appunto dal sostegno alle azioni promozionali nei Paesi Terzi, alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti, all’aiuto per gli investimenti in azienda. Per quanto riguarda l’ammodernamento tecnologico delle aziende, dopo l’ultima rimodulazione dei fondi dell’Ocm vino da parte della Regione sono disponibili quasi 7,8 milioni di euro, quasi il doppio rispetto al budget di partenza di 4,1 milioni, che consentiranno di finanziare 37 progetti, di cui 10 presentati da aziende agricole e 27 da imprese agroindustriali. A questa misura potranno essere destinati ulteriori fondi che eventualmente dovessero residuare dagli altri interventi. siamo leader con il Lambrusco Riunite, e il Brasile. Altri Paesi strategici sono Gran Bretagna e Francia, poi Germania e Russia; in particolare quest’ultimo Paese, dopo la crisi del 2015, sta registrando importanti tassi di crescita. Più in generale nel 2017 il continente americano ha avuto una crescita del 10% e l’Europa del 3,5%». «Il nostro target di riferimento – prosegue Biondi – è rappresentato dai millennials, i giovani nati negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, con un’offerta basata sui due più importanti vini frizzanti emiliani, Lambrusco e Pignoletto, più il Prosecco Maschio; etichette ideali per chi cerca nel vino caratteristiche di leggerezza». Cosa vi aspettate per il 2018? «La vendemmia 2017 ha portato a un drastico calo produttivo a livello nazionale. Una situazione che peraltro accomuna i principali Paesi produttori europei quali Francia e Spagna e che sta comportando un forte incremento dei costi. Pertanto, soprattutto a livello internazionale, stiamo facendo valutazioni attente per cogliere le opportunità di business; la nostra strategia a medio termine è quella di investire nei mercati a maggiore potenzialità di sviluppo». I mercati asiatici Dell’Aquila Un’azienda emiliano-romagnola che sta scommettendo sui Paesi emergenti del Sud-Est asiatico è il gruppo cooperativo Cevico (70 milioni di litri imbottigliati nel 2017, 5mila viticoltori associati, circa 7mila ettari coltivati), che ha chiuso l’ultimo bilancio con un fatturato aggregato di 147 milioni di euro, di cui oltre 33 realizzati all’estero (+25%). Il gruppo, che ha partecipato alla missione istituzionale in Cina organizzata dalla Regione a novembre, è presente con i principali vini emiliano-romagnoli in tutti i più importanti mercati mondiali – Francia, Regno Unito, Usa – e sta puntando le proprie carte sui due Paesi più importanti dell’Asia: la Cina, di cui è l’esportatore italiano leader, e il Giappone (secondo esportatore italiano), con una quota rispettivamente del 10 e del 15% del proprio export totale. «In Cina – sottolinea il manager Francesco Paganelli – siamo partiti una decina di anni fa, anche grazie all’attività di promozione dell’Enoteca regionale. Si tratta di un mercato in costante evoluzione, nel 2017 abbiamo incrementato le nostre vendite del 18%». Degustazione di vino presso il padiglione dell’Emilia-Romagna, durante la scorsa edizione del Vinitaly GENNAIO/FEBBRAIO 2018 11

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Fatti SETTORE VITIVINICOLO APPUNTAMENTO AL VINITALY CON ENOTECA EMILIA-ROMAGNA Anche quest’anno il mondo del vino si ritroverà a Vinitaly, la principale manifestazione del settore, a Verona dal 15 al 18 aprile. Lo spazio dell’Emilia-Romagna, gestito da Enoteca regionale, occuperà l’intero padiglione 1 su una superficie di circa 4mila metri quadrati, con circa 200 tra aziende e consorzi, 500 vini e 7 banchi d’assaggio. Totalmente rinnovati l’arredamento e le grafiche che connoteranno lo stand, come pure il messaggio che accompagnerà la comunicazione, all’insegna del green e del benessere. Previsto anche un ristorante che proporrà il format di “InCantina” con un menù fortemente legato al territorio. Enoteca Emilia-Romagna è l’ente che si dedica alla promozione e alla valorizzazione dei vini della regione attraverso iniziative promo-commerciali in campo nazionale e internazionale. Enoteca opera avvalendosi della collaborazione di istituzioni, ricercatori e degli stessi produttori associati, che ad oggi sono 206 e rappresentano l’84,7% della produzione di vino Doc imbottigliato in Emilia-Romagna (601.501 hl su un totale regionale di 710.212 hl) e il 70% della produzione di vino Igt imbottigliato (1.079.811 hl su un totale regionale di 1.528.842 hl). Più organizzazione per fare sistema Lo spazio dell’Emilia-Romagna, presso il padiglione 1 della Fiera di Verona, a Vinitaly 2017 In Cina vanno per la maggiore i vini corposi e di grande struttura, con gradazioni alcoliche elevate come Sangiovese, Merlot e Cabernet. «Tuttavia sta crescendo la domanda di bollicine, pertanto abbiamo cominciato con il Lambrusco di qualità della cantina Medici Ermete & Figli. Stiamo poi investendo molto sui nostri vini bio che hanno ottenuto anche la certificazione cinese del Wit». Il mercato cinese è comunque estremamente competitivo. «La distribuzione non segue la logica occidentale di netta distinzione tra i vari canali e ciò rende molto difficile portare avanti un progetto di costruzione di un brand forte, anche per le dimensioni immense del Paese. In Giappone il discorso è completamente diverso e per certi aspetti la logica di mercato è rovesciata». Le previsioni per il 2018 per entrambi i Paesi sono tutto sommato favorevoli. «Probabilmente – conclude Paganelli – perderemo un po’ sui volumi, ma speriamo di confermare i fatturati». Dell’Aquila A Castel San Pietro Terme (Bo) ha il suo quartier generale l’azienda Cesari, una delle più blasonate dell’Emilia-Romagna, fondata nel 1964 dal capostipite Umberto e che vede ora il figlio Gianmaria nel ruolo di amministratore delegato. «Vendiamo solo vini fatti con le nostre uve – dice con un moto di orgoglio – abbiamo 180 ettari di vigneti in proprietà e altri 170 in affitto, tutti tra Castel San Pietro e Imola. Produciamo principalmente Sangiovese, Albana, Cabernet, Merlot, un po’ di Chardonnay e Trebbiano, per un totale di circa 4 milioni di bottiglie. Nel 2017 abbiamo fatturato circa 19 milioni (+5%), l’export rappresenta circa l’85% delle vendite. I principali mercati per noi sono Canada, Usa e Messico. Poi c’è l’Europa, con in testa Germania e Inghilterra, seguite da Belgio, Olanda, Norvegia. I mercati che sono andati meglio nel 2017 sono proprio questi». Come vede il futuro per le etichette regionali? «I vini dell’Emilia-Romagna non hanno nulla da invidiare a quelli delle altre regioni sul piano della qualità, ma dobbiamo ancora migliorare molto come immagine. Poi manca una strategia comune, soprattutto tra noi privati: si parla tanto di fare sistema, però alla prova dei fatti non abbiamo la capacità di presentarci insieme sul mercato, aggregando e unendo le piccole e medie realtà come fa il sistema cooperativo. C’è bisogno di far decollare azioni comuni per far conoscere e valorizzare le produzioni autoctone, servirebbe un organismo terzo per fare da catalizzatore». E il 2018 come si prospetta? «Puntiamo a consolidarci nei Paesi dove lavoriamo meglio, anche se c’è l’incognita su come i mercati recepiranno gli aumenti di prezzo che ci sono stati». 12 GENNAIO/FEBBRAIO 2018

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Qui Regione Agricoltura e ambiente, 14 milioni per ridurre i gas serra Dal Psr contributi per incentivare corrette strategie di gestione degli allevamenti e dei loro sottoprodotti. Domande fino al 16 aprile L’innovazione al servizio dell’ambiente. Anche in agricoltura, un settore dal quale può arrivare un contributo fondamentale alla riduzione delle emissioni di gas serra e ammoniaca e quindi alla mitigazione del cambiamento climatico. Dall’impiego di piccoli robot all’installazione di particolari pavimentazioni per mantenere la pulizia nelle stalle e ridurre così la percentuale di ammoniaca. Dalle vasche ermetiche esterne ai ricoveri per lo stoccaggio dei liquami, all’utilizzo di tecniche di precisione nella concimazione dei campi per limitare il consumo di azoto e gas serra. Per sostenere le aziende agricole in questo impegno, la Regione mette a disposizione oltre 14 milioni di euro, grazie a un bando del Psr 2014-2020. Le domande possono essere presentate entro il 16 aprile 2018. I contributi vanno dal 40%, nel caso di progetti presentati da un’unica impresa agricola, al 60% per progetti collettivi o integrati, cioè iniziative realizzate da una sola impresa ma con il duplice obiettivo di ridurre gas serra e inquinamento delle acque. Il valore degli interventi può andare da un minimo di 20mila euro a un massimo di 180mila, qualora si tratti di una singola azienda. Può raggiungere i 500mila euro se c’è il coinvolgimento di più aziende. A cura della REDAZIONE Info: http://agricoltura.regione.emilia-romagna. it/entra-in-regione/bandi/ GRANO DURO PER LA BARILLA: FIRMATO L’ACCORDO 2018-2019 Più reddito per gli agricoltori, più qualità per i consumatori e più rispetto per l’ambiente. Sono i punti chiave dell’accordo, promosso dalla Regione, per la fornitura alla Barilla di grano duro alta qualità coltivato in Emilia-Romagna, rinnovato per il biennio 2018-2019 nella parte economica e nei requisiti di qualità della materia prima. L’intesa tra il Gruppo di Parma e le maggiori organizzazioni di produttori cerealicoli prevede un quantitativo di 120mila tonnellate per una superficie coltivata di circa 20mila ettari all’anno. Tra le novità anche l’incremento di cinque euro a tonnellata del prezzo garantito per una quota prefissata del 30% della produzione conferita. Dell’Aquila ALLUVIONE NEL MODENESE 5,7 MILIONI ALLE AZIENDE AGRICOLE. CANTIERI PER 83 MILIONI Rimborsati tutti i danni a imprese e abitazioni, conclusi i lavori per le opere pubbliche, 115 cantieri e 30 interventi di messa in sicurezza e difesa idraulica avviati o in corso di progettazione per 83,1 milioni. Questo il bilancio a quattro anni dall’alluvione nel Modenese provocata dalla rottura degli argini del fiume Secchia che, tra il 19 e il 20 gennaio 2014, portò all’allagamento di paesi, campagne, abitazioni, imprese e opere pubbliche tra Medolla, Bastiglia, Bomporto e San Felice sul Panaro, nella zona già colpita dal terremoto del 2012. Conclusa l’attività di liquidazione dei rimborsi per i danni alle aziende. Gli interventi finanziati sono stati 348 per 14,4 milioni. Di questi 132 nell’agricoltura per 5,7 milioni. I risarcimenti hanno riguardato danneggiamenti strutturali alle sedi, riparazione di macchinari e beni strumentali, scorte dei prodotti. Rimborsati anche i danni ai terreni agricoli e per la perdita di reddito legata alle colture alluvionate. Dall’alluvione del 19 e 20 gennaio 2014 sono stati programmati interventi per oltre 120 milioni di euro. GENNAIO/FEBBRAIO 2018 13

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Cultura rurale TESTIMONIANZE Nasce in Emilia la “nuova” agricoltura Tra Otto e Novecento la regione è già centro di diffusione di idee e tecniche che guardano al futuro. Qui, tra Piacenza e Bologna, si diffonde il giornalismo agrario DANIELA MORSIA Biblioteca Passerini Landi, Piacenza Una tavola pubblicata sulla rivista Italia agricola (30 giugno 1902): la vacca romagnola dell’allevamento Tosi Il 10 novembre 1900 Parigi festeggia la chiusura della grande Esposizione internazionale con numeri eccezionali, a partire dai cinquanta milioni di visitatori. Al “bilancio di un secolo” – questo il tema dell’Expo – partecipa anche l’Italia con quasi tremila espositori. L’intento è quello di trasmettere l’immagine di una nazione ricca di passato e cultura, ma anche di avanzate tecnologie, in grado di stare al passo con gli altri Paesi europei. Al nostro Paese arrivano diversi riconoscimenti e, tra questi, ce n’è uno di particolare valore: il Gran premio assegnato alla Federazione italiana dei consorzi agrari per l’attività editoriale, di studio e di divulgazione nel settore agrario. La Federazione, fondata a Piacenza nell’aprile 1892, porta a Parigi un cospicuo e variegato catalogo editoriale, con titoli che spaziano dall’impiego dei concimi all’utilizzo delle nuove strumentazioni. Alle monografie si aggiungono due riviste, il Giornale di agricoltura della domenica e l’Italia agricola, che rappresentano “il fiore all’occhiello” di questa attività editoriale. La copertina dell’opuscolo di Ottavio Munerati La bietola da zucchero, Piacenza 1932, uscito nella collana “Biblioteca per l’insegnamento agrario professionale”. La realizzazione delle copertine e dei disegni interni di questa collana fu affidata a diversi importanti illustratori dell’epoca, come Luigi Martinati, Alfredo Capitani ed Erberto Carboni Un grande animatore: Giovanni Raineri La Federazione dei consorzi agrari sta dando vita a Piacenza a un nuovo modello di diffusione del sapere agrario, destinato ad accompagnare la crescita dell’agricoltura nazionale. La sede dell’istituzione è presso il Palazzo degli istituti agrari, in via Mazzini 14, che ospita anche il Comizio agrario e la Cattedra ambulante di agricoltura. Qui arrivano, lavorano e si confrontano giovani tecnici molto preparati, molti dei quali formatisi presso le Scuole superiori di agricoltura di Milano, Pisa e Portici, poi destinati a diversi incarichi nelle varie regioni d’Italia, in grado di “disseminare” in tutto il territorio nazionale le informazioni relative alle innovazioni nelle tecniche agrarie. Animatore e grande tessitore di questa rete è sicuramente Giovanni Raineri. Classe 1858, nato a Fidenza e cresciuto a Piacenza, Raineri si forma a Milano presso la prestigiosa Scuola superiore di agricoltura, ove è allievo di Gaetano Cantoni. Ottenuto il diploma, dal 1880 al 1883 lavora a Bologna, dove insegna agraria alla Scuola magistrale maschile. Raineri è anche un ottimo pubblicista ed entra subito nella redazione bolognese del Giornale di agricoltura, industria e commercio del Regno d’Italia, fondato nel 1864, sotto gli auspici dell’Associazione degli agrofili italiani, dal professor Francesco Luigi Botter, docente di economia agraria all’Università di Bologna. Alla fine del 1883 Raineri torna nella sua Piacenza come professore di agraria all’Istituto tecnico e come segretario del Comizio agrario. Mentre matura con forza il suo disegno più caro – la costituzione della Federconsorzi alla quale arriva nell’aprile 1892 – l’agronomo emiliano punta molto alla propaganda. Per diversi anni, dopo l’insegnamento, dedica il suo tempo libero all’istruzione agraria: improvvisa conferenze nei comuni rurali, frequenta le fiere 14 GENNAIO/FEBBRAIO 2018

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e i mercati per aiutare gli agricoltori ad adottare le buone pratiche agrarie. Raineri, assieme agli uomini del Comizio agrario, pensa all’organizzazione degli acquisti collettivi dei concimi e dei grani da semina, alla sistemazione delle reti di irrigazione e all’introduzione delle nuove mietitrici che arrivano dall’estero. Ma continua anche a scrivere. Prosegue la collaborazione con il Giornale di agricoltura di Bologna e inizia a inviare articoli a Italia agricola, la rivista della Società agraria di Lombardia, fondata nel 1869 a Milano, città nella quale sono rimasti tanti compagni dei suoi studi superiori. Sia a Milano che a Bologna, attorno alle due principali riviste agrarie italiane, si va raccogliendo un cospicuo numero di agronomi e scienziati accomunati dalla volontà di imprimere una svolta moderna al sapere tecnico. La divulgazione delle nuove conoscenze Raineri, fortemente convinto che la parola scritta e illustrata possa ricoprire un ruolo trainante nello sviluppo della nuova agricoltura, ha un grande sogno: creare un unico polo editoriale che possa diventare un centro di elaborazione e diffusione della nuova idea di agricoltura. Per un paio di anni lavora a questo progetto e a partire dal gennaio 1891 escono, entrambi con redazione principale a Piacenza, il quindicinale Italia agricola. Giornale di agricoltura del Regno, nato dalla fusione tra le riviste di Bologna e Milano, e il settimanale Giornale di agricoltura della domenica, le cui vicende si legheranno presto alla Federconsorzi. Piacenza si appresta così a diventare un importante centro di diffusione dell’innovazione agraria. È qui e in questo periodo che nasce un nuovo giornalismo agrario, il quale comunica il progresso con scritti sia divulgativi sia scientifici, che «sparge assieme al libro, alla scuola e alla conferenza, il seme del sapere», come scriverà Arturo Marescalchi nel 1904. Studi, opuscoli, nuove collane editoriali e volumi scientifici, articoli: il “modello emiliano” di diffusione delle nuove conoscenze agrarie si afferma ben presto a livello nazionale e internazionale. L’EmiliaRomagna dà un rilevantissimo contributo a questa importante pagina della storia economica, sociale e culturale del nostro Paese. Nel 1906 Giovanni Raineri, dopo quattordici anni e un impegno fuori del comune, lascia il suo posto a Emilio Morandi, ingegnere di Reggio Emilia, che manterrà tale incarico per venti anni. Ingegnere dal facile brevetto (suo è il progetto della seminatrice Longhini), è anche un attentissimo direttore editoriale. Emiliani sono molti collaboratori, da Domizio Cavazza a Francesco Todaro, da Arturo Marescalchi ad Arrigo Serpieri. Molti articoli sono dedicati alle realtà agrarie del territorio regionale, come i due numeri monografici usciti nel 1927 che restituiscono un approfondito quadro dell’agricoltura regionale degli anni Venti del Novecento. Le monografie e gli articoli delle riviste sono accompagnati da splendide tavole cromolitografiche, foto e illustrazioni davvero ragguardevoli. La parte iconografica (in particolare le tavole e le copertine delle collane) è commissionata a importanti illustratori e maestri della comunicazione come Luigi Martinati, Alfredo Capitani e il parmigiano Erberto Carboni. All’inizio del Novecento, la propagazione delle nuove idee e delle nuove tecniche agrarie passa anche attraverso questo canale che, per quarant’anni (nel 1932 la Federconsorzi fu trasferita a Roma) ha in Piacenza e nell’Emilia un laboratorio di sviluppo davvero unico. Nel 1927 Italia agricola pubblica due numeri monografici speciali dedicati all’agricoltura emiliana (aprile) e alla Romagna rurale (dicembre). Sopra le copertine Tavola con foto della vendemmia nella provincia di Reggio Emilia (Italia agricola, 15 agosto 1915) GENNAIO/FEBBRAIO 2018 15

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