AGRICOLTURA 11-12/2017

 

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La cina è vicina

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ANNO 44 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/11/2004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE N. 11/12 - NOVEMBRE/DICEMBRE 2017 PERIODICO DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA La Cina è vicina SPECIALE L’agroalimentare in vetrina a Shanghai a pag. 21 MONTAGNA Nuovi servizi grazie al Psr a pag. 6 HELPSOIL Lavorazioni ridotte, terreni più fertili a pag. 51

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STEFANO BONACCINI Presidente della Regione Emilia-Romagna itoriale Dalla California alla Cina per costruire sviluppo e innovazione Siamo la regione italiana che cresce di più, con un Pil di 138 miliardi, 56 miliardi di export, un ecosistema dell’innovazione organizzato intorno a 7 cluster e 82 laboratori industriali, un sistema di ricerca e alta formazione all’avanguardia e una piattaforma Big data che si sta affermando a livello internazionale. Ma siamo certi si possa fare di più. Con il Patto per il Lavoro ci siamo posti un obiettivo concreto: arrivare al 2020 con un livello di disoccupazione del 4-5%, dopo averla portata dal 9% di inizio legislatura al 6,4% attuale con le stime più recenti che parlano del 6 per cento a fine anno. Un traguardo a cui stanno puntando tutte le politiche regionali, ma a cui devono concorrere, decisamente più che in passato, l’internazionalizzazione e l’attrattività. Internazionalizzazione delle istituzioni, delle imprese e dei sistemi formativi e capacità di attrarre investimenti strategici, capitale umano e progetti innovativi e ad alto valore aggiunto. Partner di questa azione collettiva – perché costruita insieme alle istituzioni locali, alle rappresentanze economiche e sociali, alle imprese e alle università regionali – sono alcuni tra i governi più avanzati al mondo.  Il land tedesco dell’Assia,  partner storico, con cui celebriamo 25 anni di collaborazione. La regione cinese del Guangdong, con oltre 100  milioni di  abitanti, meta della nostra ultima missione in occasione della “Settimana della cucina italiana nel mondo”. Tre le tappe: a Canton, per una nuova edizione del World Food Research and Innovation Forum; a Shanghai, per promuovere le nostre straordinarie produzioni agroalimentari; a Pechino, per rimuovere le barriere non tariffarie che ostacolano l’esportazione di nostri importanti prodotti agricoli. E, ancora, la regione sudafricana del Gauteng, con cui abbiamo firmato un accordo importante, che sta già dando luogo a fruttuose collaborazioni su importanti progetti che coinvolgono università e imprese anche in ambito agroalimentare, e la California dove, con un presidio già attivo in Silicon Valley a sostegno delle start up e delle piccole e medie imprese, stiamo costruendo sinergie con le università di Stanford, Berkeley e Davis anche sul contrasto al cambiamento climatico. Infine, dopo la recente missione nello Stato di New York, stiamo impostando con il Governatore Andrew Cuomo una collaborazione per il sostegno alle nostre imprese che puntano a crescere oltreoceano. Per rafforzare queste relazioni e farne una vera e propria rete per l’internazionalizzazione e l’attrattività del territorio regionale, il 2018 sarà un anno decisivo che si concluderà, a ottobre, con un meeting a Bologna in cui i governatori delle regioni partner saranno chiamati a confrontarsi su globalizzazione, cambiamento climatico, impresa 4.0, crescita e competitività regionale. Un grande evento per confermare l’Emilia-Romagna quale territorio capace di intercettare le direttrici di quella connettività globale – la definizione è del politologo Parag Khanna – che, quasi ignorando i confini nazionali, sta ridisegnando il mondo. NOVEMBRE7DICEMBRE 2017 3

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PERIODICO DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA ANNO 44 - N.11/12 - NOVEMBRE/DICEMBRE 2017 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Simona Caselli DIRETTORE RESPONSABILE Giuseppe Pace COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga REDAZIONE Agenzia Informazione e Comunicazione REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Milena Breviglieri, Giuseppe Carnevali, Vincenzo Di Salvo, Federica Dotti, Claudio Lamoretti, Riccardo Loberti, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpae-Simc), Piero Pastore Trossello, Paolo Pirani, Francesca Ponti, Luciano Rinaldi (Crpa), Mario Savorelli (Crpv), Raffaele Spiga, Cinzia Zambelli SEGRETERIA DI REDAZIONE Patrizia Garau, Rita Soffritti RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Agenzia Informazione e Comunicazione Giunta regionale dell’Emilia-Romagna Viale Aldo Moro, 52 40127 Bologna tel. 051 5275440-5490 fax 051 511100 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ agricoltura@regione.emilia-romagna.it EDITORE Nuova Cantelli Srl Via Saliceto 22/e-f - 40013 Castel Maggiore (Bo) tel. 051.700606 - fax 051.6328090 www.cantelli.net CONCESSIONARIA PER LA PUBBLICITÀ Editoriale Idea Srl Via A. Gandiglio, 81 - 00151 Roma Tel. 0665797535 - Fax 0665741338 e-mail: info@editorialeidea.it Giorgio Gori - Tel. 348 2414473 e-mail: info@ggori.it Lamberto Colla - Tel. 344 2373963 e-mail: info@nuovaeditoriale.net I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 36.100 COPIE IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA Copertina: Sofia Zhiqun Fei, blogger animatrice degli spazi della Regione a Shanghai, davanti alla mappa dei prodotti Dop e Igp dell’Emilia-Romagna. Foto Welcome Chinese SOMMARIO 03 EDITORIALE Dalla California alla Cina per costruire sviluppo e innovazione Stefano Bonaccini Fatti Qui Europa 16 La politica agricola Ue fa il tagliando, ecco le novità A cura della Redazione Qui Regione 6 MONTAGNA/1 Il Psr sostiene l’Appennino: ecco i nuovi ambulatori Chiara Vergano 18 Al via i due bandi per gli invasi irrigui A cura della Redazione 8 MONTAGNA/2 Arriva in tavola il cibo della salute 20 Più biblioteche e musei per chi vive in montagna A cura della Redazione Patrizia Alberti SPECIALE 10 BUONE PRATICHE Salvare le api CINA per salvare l’ecosistema Giancarlo Naldi 21 La via Emilia incontra la via della Seta 12 GRANDI OPERE Paola Fedriga Il Canale emiliano romagnolo 26 Un mercato in forte crescita è arrivato a Rimini e che chiede sempre più qualità A cura della Redazione Denis Pantini Cultura rurale 14 BIODIVERSITÀ Alla riscoperta dei frutti antichi nel Pomario di Villa Smeraldi Massimo Drago 28 Il kiwi giallo che parla italiano Ottavio Repetti 30 L’analisi genetica nuova frontiera contro le falsificazioni Ottavio Repetti 32 Un guardiano elettronico per tutelare il vino che viaggia Ottavio Repetti

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NOVEMBRE/DICEMBRE 2017 Economia 34 CONSUNTIVI Mais: un’annata condizionata da caldo e siccità Daniele Govi, Luca Rizzi 46 DIFESA SOSTENIBILE Piante-trappola per controllare la cimice della frutta Antonio Masetti, Edison Pasqualini, Giorgio Prosdocimi Gianquinto, Laura Depalo, Valentino Rettore, Giovanni Burgio, Roberto Ferrari, Stefano Bongiovanni, Carlo Tassini 37 DIVERSIFICAZIONE AZIENDALE Ricerca eIl Psr traina la crescita degli agriturismi Cinzia Zambelli sperimentazione Meccanizzazione 39 FIERE INTERNAZIONALI Agritechnica 2017: Hannover parla italiano Ottavio Repetti Fisco e previdenza 48 ECONOMIA CIRCOLARE Acque reflue per contrastare la siccità Marco Ligabue, Paolo Mantovi 51 AGRICOLTURA CONSERVATIVA Lavorare meno il terreno per aumentare la produttività Giampaolo Sarno 42 Legge di Bilancio, proroga per l’iperammortamento Corrado Fusai Avversità 44 MALATTIE DELLE PIANTE Xylella fastidiosa sorvegliata speciale Ambra Alessandrini, Anna Rosa Babini, Franco Finelli, Rossella Gozzi, Donatella Manzali Spazio innovazione 54 VITICOLTURA Biodiversità e innovazione: la sfida dei Colli piacentini Stefano Poni, Matteo Gatti, Tommaso Frioni, Gianni Trioli 56 CONCIMAZIONE Terreni naturalmente più fertili Paolo Mantovi, Giuseppe Moscatelli, Fabio Verzellesi, Lorella Rossi Rubriche 53 NOVITÀ DALLA RICERCA Camilla Chieco, Maria Teresa Salomoni 58 AGENDA VERDE A cura della Redazione 60 NEL GIARDINO Maria Teresa Salomoni, Massimo Drago 62 IN BREVE A cura della Redazione 65 MONDO BIO Rosa Maria Bertino 66 DALLA PARTE DEI CONSUMATORI Enrico Cinotti AVVISO AI LETTORI Gentili Lettori, “Agricoltura” volta pagina. Stiamo lavorando a un restyling del periodico, non tanto nella forma quanto nei contenuti, per renderlo ancora di più una voce al servizio del mondo agricolo regionale. La nuova Agricoltura darà infatti più spazio alle notizie del Programma regionale di sviluppo rurale, che rappresenta il principale motore del sistema agricolo dell’Emilia-Romagna. Innovazione, ambiente, competitività, sviluppo locale, giovani. Sono alcune delle parole chiave che guideranno il nostro lavoro. Con il numero di gennaio-febbraio si chiuderà l’esperienza dei supplementi in abbonamento, uno strumento che ha dato in questi anni ottimi risultati, ma il cui superamento – ne siamo convinti – non si ripercuoterà sulla qualità e la completezza dell’informazione che da sempre abbiamo cercato di garantire. Quanti hanno in corso un abbonamento non dovranno pertanto rinnovarlo per il 2018. Grazie per l’attenzione Il direttore Giuseppe Pace

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Fatti MONTAGNA/1 Aiusg Il Psr sostiene l’Appennino: ecco i nuovi ambulatori Strutture polifunzionali, punti Cup e prelievi. Anche e soprattutto nelle zone rurali di collina, per colmare il gap con chi vive in città. Grazie a 4 milioni di euro CHIARA VERGANO A vere un ambulatorio per le visite specialistiche a due passi da casa, così come un punto prelievi, può cambiare la vita di chi vive in montagna o in zone rurali distanti dai centri abitati. L’elenco potrebbe continuare: sportelli sociali, punti Cup, servizi di continuità assistenziale (ex guardia medica), telemedicina, fisioterapia. Servizi che possono indubbiamente “far vivere meglio” chi abita per esempio a Toano, sull’Appennino reggiano. O a Fanano, a due passi dal Monte Cimone. E contribuire alla decisione di restare in aree più fragili, e per questo a rischio di spopolamento e progressivo abbandono. Aree paesaggisticamente molto belle, dove l’aria è pulita, l’inquinamento acustico è inesistente, dove c’è la possibilità di contare su prodotti genuini e di sviluppare sempre più l’offerta turistica, oltre a forme innovative di impresa. Aree che, entro pochissimi anni (il termine fissato è il 2020) saranno tutte coperte dalla banda ultra larga. Se a questo si aggiunge un’offerta rafforzata a livello di welfare, le cose possono ancora cambiare. In meglio. A questo punta l’ultimo intervento, in ordine di tempo, della Regione, rappresentato da un investimento di oltre 4 milioni di euro del Prs 2014-20, destinato ad attivare servizi socio-sanitari che verranno realizzati in zone rurali e montane dell’Emilia-Romagna, da Piacenza a Ravenna. Contributi fino a 500mila euro «Il rilancio della montagna è una priorità, perché non esistono un’Emilia-Romagna di serie A e una di serie B e i piccoli o piccolissimi centri contano quanto le grandi città – ha detto il presidente della Regione, Stefano Bonaccini – quello che vale per le persone, vale anche per i territori: nessuno deve rimanere indietro. Lavoriamo quindi per un Appenino digitale, che significa banda ultra larga in tutti i comuni. Aiutiamo il manifatturiero e le imprese agricole, investiamo contro il dissesto e sosteniamo il turismo. Ora è la volta di rafforzare i servizi socio-sanitari. Con il Programma regionale per la montagna abbiamo destinato oltre 700 milioni al nostro Appennino. Vogliamo farne una terra dove vivere e viverci bene». Dieci i progetti finanziati, con le relative domande di contributo. E un obiettivo preciso: recuperare, ristrutturare e ampliare strutture e locali destinati 6 NOVEMBRE/DICEMBRE 2017

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GLI INTERVENTI A BAISO (RE) E TIZZANO VAL PARMA (PR): LA PAROLA AI SINDACI «Una doppia soddisfazione. Si tratta di un bando attraverso il recupero di un edificio di proprietà co- Comune di Baiso che, oltre a permettere la realizzazione di una strut- munale. «Si chiamerà Lagrisalute, dal nome di La- tura socio-sanitaria necessaria di cui potranno usu- grimone, la località in cui sorgerà – spiega il sinda- fruire il Comune e tutta l’Unione Tresinaro-Secchia, co di Tizzano, Amilcare Bodria – e sarà a beneficio consente anche di recuperare l’edificio di un’ex dei comuni di Neviano, Palanzano, Monchio delle scuola elementare, che tornerà ad essere un pun- Corti e dell’Unione dei comuni Parmense». L’inter- to di riferimento per la popolazione». Queste le Fabrizio Corti parole di Fabrizio Corti, sindaco di Baiso, paese in vento può contare sui 500mila euro del Psr, 300mila della Fondazione Cassa Risparmio Parma, oltre ai provincia di Reggio Emilia che sorge sul ciglio di 35mila dell’Avis Parma e ai 25mila dello stesso Co- erosioni calanchive, circondato da fitti boschi. Nel- mune di Tizzano. « Sono vent’anni che questa strut- la frazione di Levizzano, infatti, verrà realizzata una tura è in progettazione – ricorda il sindaco – per Minozzi nuova struttura polifunzionale socio-assistenziale questo quando è uscito il bando regionale erava- attraverso la ristrutturazione dell’ex scuola elemen- mo già pronti con il progetto preliminare. Siamo tare. All’interno, l’ambulatorio medico, una sala polivalente attrezzata e alloggi temporanei per Amilcare Bodria molto orgogliosi per i servizi innovativi che verranno realizzati: ad esempio, l’infermiere di emergen- emergenze abitative rivolti a persone in difficoltà: anziani, za che svolge anche attività di prevenzione della cronicità donne con minori. A Tizzano Val Parma, nel Parmense, i con- sul territorio. Oppure lo sviluppo della telemedicina e della tributi assegnati consentiranno di aprire la Casa della salute teleassistenza grazie all’infrastrutturazione in banda larga». AL NASTRO DI PARTENZA I PRIMI DIECI PROGETTI Ventiquattro, complessivamente, le domande con richiesta di contributo per “Strutture polifunzionali socio-assistenziali per la popolazione” inviate in seguito all’avviso pubblico unico (delibera della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna n. 1920/2016) e arrivate entro i termini previsti agli uffici dei servizi territoriali Agricoltura, caccia e pesca, che hanno svolto l’istruttoria. Venti quelle risultate ammissibili, con il finanziamento, al momento, delle prime dieci. Sono quelle presentate dai Comuni di Tizzano Val Parma (Pr), Guiglia (Mo), Toano (Re), Ottone (Pc), Cerignale (Pc), Fanano (Mo), Varsi (Pr), Baiso (Re), dall’Ausl della Romagna e dall’Ausl di Imola. In queste aree, dunque, verrà consolidata l’offerta di servizi di base: sociali, socio-sanitari, sanitari, di informazione e prenotazione delle prestazioni. Taormini Il rendering della nuova Casa della Salute a Tizzano Val Parma, a beneficio dei comuni di Neviano, Palanzano, Monchio delle Corti e dell’Unione dei comuni Parmense ad accogliere servizi polifunzionali socio-sanitari in alta collina e nell’Appennino. Si tratta di lavori, che partiranno a breve, su edifici già esistenti e il contributo massimo concesso per ciascun intervento è di 500mila euro: in tutti i dieci casi le risorse assegnate coincidono con la spesa ammissibile. Ogni struttura farà da riferimento per più comuni. È una novità nelle politiche di sostegno del Psr: investire in interventi specifici per migliorare la qualità della vita della popolazione e degli operatori che risiedono nelle aree rurali più marginali. Restano poi concrete le possibilità di sostenere gli altri progetti ammessi: infatti, la graduatoria rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2019. Comune di Baiso L’ex scuola elementare di Levizzano nel comune di Baiso (Re), oggetto dell’intervento per la realizzazione di una struttura polifunzionale socio-assistenziale NOVEMBRE/DICEMBRE 2017 7

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Fatti MONTAGNA/2 Dell’Aquila Arriva in tavola il cibo della salute PATRIZIA ALBERTI Servizio Innovazione, Qualità, Promozione e Internazionalizzazione del Sistema agroalimentare, Regione Emilia-Romagna Grani antichi e allevamenti tradizionali per ridurre il rischio di intolleranze. Con AppenBio più redditività per le aziende delle aree montane bolognesi, valorizzando la biodiversità A volte l’innovazione passa anche dal recupero, attento e consapevole, del passato. È quello che accade oggi con AppenBio, un progetto che prevede l’utilizzo di antiche cultivar di cereali e di tecniche di allevamento bovino tradizionali per aumentare la redditività delle aziende agricole dell’Appennino bolognese e valorizzare questi territori per il loro potenziale in fatto di produzioni di tipo salutistico. Il tutto definendo un modello imprenditoriale di agricoltura e di allevamento che possa essere diffuso su larga scala.  Il progetto, che vede capofila il gruppo leader del biologico Alce Nero, è cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna, coinvolge le Università di Bologna e di Perugia, oltre al Policlinico S. Orsola di Bologna, ed è partito nel 2016 per concludersi nel 2019. In quest’arco di tempo le aziende partner – e cioè il Podere San Giuliano di San Lazzaro di Savena, la Cartiera dei Benandanti di Monghidoro e l’Azienda agri- cola Andrea Morara di Monterenzio, tutte in provincia di Bologna – hanno avviato la produzione di uno speciale “cibo della salute” che abbia proprietà fortemente antinfiammatorie sul corpo umano e che sia in grado di ridurre le intolleranze. Frumento: varietà tradizionali per un miscuglio innovativo Nell’ottobre scorso presso la sede della Regione il presidente di Alce Nero Lucio Cavazzoni, insieme all’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli e ai partner del progetto, ha presentato i risultati del primo anno di AppenBio. Per quanto riguarda i cereali, i genotipi che meglio si prestano a tale processo di miglioramento evolutivo sono quelli di antica costituzione, non soggetti a ripetuti programmi di miglioramento genetico e quindi dotati di un’ampia variabilità genetica. Si tratta di genotipi con ha- 8 NOVEMBRE/DICEMBRE 2017

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bitus montano, meglio rispondenti agli schemi produttivi (letamazione, rotazione colturale) tipici dell’agricoltura biologica. Per il farro i miscugli di partenza sono stati selezionati in una fase preliminare per buone caratteristiche agronomiche e proprietà salutistiche della granella (capacità antiossidante e profilo infiammatorio). Per quanto riguarda il frumento tenero è utilizzato il miscuglio varietale Virgo, costituito da cinque varietà di vecchia costituzione (Andriolo, Inallettabile, Verna, Gentil Rosso e Frassineto), selezionato nell’ambito di un precedente progetto di ricerca coordinato dal dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Bologna. Per creare un ambiente ottimale per l’adattamento evolutivo dei miscugli varietali, per ciascuna azienda si prevede la predisposizione di un piano di rotazioni colturali nei 3 anni, su 3 appezzamenti di almeno 5mila m2. Tutte le superfici destinate alla coltivazione dei frumenti sono precedute da sovesci di leguminose e/o colture da rinnovo. Bovini: solo pascolo Negli allevamenti sono previsti piani alimentari basati sul pascolamento su prati permanenti e, nelle stagioni in cui non è possibile, sul fieno prodotto dai medesimi erbai. La nutrizione di base dovrà valorizzare il consumo dei cereali e dei legumi prodotti in queste condizioni pedoclimatiche (orzo, grano, avena, pisello proteico e favino) puntando a una riduzione, fino all’eliminazione, del mais e della soia. La produzione di latte biologico, la tendenza all’eliminazione di soia e mais e degli insilati e l’abbandono della razza frisona – che poco si adatta a tecniche di allevamento tradizionali – comportano una riduzione della produzione di latte pro capite e quindi necessitano di una remunerazione superiore per ogni kg di latte. Nell’ipotesi poi di puntare alla riduzione degli ormoni nel latte, l’aspetto economico diventa ancora più importante. Per ridurre questi ormoni va infatti diminuita la concentrazione proteica delle razioni e interrotta la produzione subito dopo l’instaurarsi della gravidanza. Questo aspetto è valutato nel corso del progetto, nell’ottica di garantire in ogni caso all’azienda una sostenibilità economica in equilibrio con la produzione di alimenti salutistici e di qualità. I risultati del progetto saranno a disposizione di tutti gli agricoltori dell’Unione europea, grazie alla banca dati dei Gruppi operativi del Partenariato europeo per l’innovazione (Pei). MONDO AGRICOLO, RICERCA E ISTITUZIONI INSIEME PER INNOVARE AppenBio è uno degli 85 Gruppi operativi per l’innovazione finanziati con i fondi regionali del Programma regionale di sviluppo rurale (Operazione 16.1.01). Il costo è di 370mila euro, sostenuto per il 70% dalla Regione Emilia-Romagna. Coordinatore scientifico del progetto è Giovanni Dinelli del dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Bologna, mentre Franco Berrino, medico epidemiologo e fondatore dell’associazione “La Grande Via”, si occupa, con l’aiuto di ricercatori dell’Università di Perugia, di valutare i dati sull’impatto che il latte da fieno ha sulla salute. Tra i partner del progetto che, come tutti i Goi, mette insieme mondo della ricerca e mondo agricolo, anche il Policlinico di Sant’Orsola di Bologna, nelle cui cucine verranno preparati i pasti con gli ingredienti prodotti nelle aziende. Il compito di far conoscere AppenBio alle altre realtà del territorio è delegato al Gruppo di azione locale dell’Appennino bolognese, presieduto da Tiberio Rabboni, mentre ad Artemis, società di consulenza e di ricerca specializzata nell’agroalimentare, spetta la gestione degli aspetti tecnico-amministrativi del progetto. Tre le aziende agricole in provincia di Bologna che collaborano all’iniziativa: Podere San Giuliano di San Lazzaro di Savena, la Cartiera dei Benandanti di Monghidoro e l’Azienda agricola Andrea Morara di Monterenzio. Innovazione e ricerca in agricoltura sono una scelta strategica per la Regione Emilia-Romagna che ha programmato di investire nei Goi, da qui al 2020, oltre 50 milioni di euro. LATTE DA FIENO: UNA STG RICONOSCIUTA DALL’EUROPA Il Latte da fieno è una Specialità tradizionale garantita che può contare sul riconoscimento dell’Unione europea. Si tratta di latte che proviene da bovine allevate in aziende tradizionali, sostenibili e alimentate esclusivamente con erba, legumi, cereali e fieno, senza l’utilizzo di insilati (foraggi fermentati). La produzione è disciplinata dal Regolamento europeo 2016/304 del 2 marzo 2016. Iniziativa realizzata nell’ambito del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 - Tipo di operazione 16.1.01 - Gruppi operativi del partenariato europeo per l’ innovazione: “Produttività e sostenibilità dell’agricoltura” - Focus Area 2A Progetto “AppenBio: coltura e cultura di cibi sani e sostenibili per l’ambiente”. Info: www.appenbio.eu NOVEMBRE/DICEMBRE 2017 9

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Fatti BUONE PRATICHE Salvare le api per salvare l’ecosistema Pixabay Meno chimica in campo. Al via l’intesa nazionale per tutelare gli insetti pronubi e il loro contributo ad ambiente e agricoltura. Regione Emilia-Romagna apripista GIANCARLO NALDI Osservatorio nazionale miele Promuovere una difesa fitosanitaria più sostenibile per salvaguardare l’habitat naturale, a partire dalle api, fondamentale indicatore della salute del Pianeta. Con questo obiettivo è stata siglata a Castel San Pietro Terme (Bo) un’intesa nazionale che ha coinvolto agricoltori, industria sementiera, produttori di fitofarmaci, contoterzisti, apicoltori e comparto ortofrutticolo, oltre al ministero delle Politiche agricole. I prodotti fitosanitari consigliati L’iniziativa è stata al centro di un incontro organizzato dall’Osservatorio nazionale miele, cui ha partecipato il vice ministro Andrea Olivero. I firmatari (Confagricoltura, Cia, Consorzio degli agricoltori moltiplicatori di seme, Assosementi, Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani, Federazione nazionale commercianti prodotti per l’agricoltura, Alleanza delle cooperative italiane agroalimentari, Federazione apicoltori italiani e Unione nazionale Associazioni apicoltori italiani) si impegnano a sensibilizzare i propri associati affinché non trattino le colture sementiere e ortofrutticole in fioritura con insetticidi e altre sostanze tossiche per le api. Le prossime tappe prevedono l’istituzione di un tavolo tecnico per predisporre un elenco di prodotti fitosanitari consigliati per la corretta difesa fitosanitaria in prefioritura; individuare, 10 NOVEMBRE/DICEMBRE 2017

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MIELE: CRESCONO PROFESSIONALITÀ E QUALITÀ. MA LA SICCITÀ HA PESATO SULLA PRODUZIONE 2017 ll 2017 rappresenta un’altra annata negativa per l’apicoltura nazionale. La causa è imputabile alla forte e prolungata siccità, registrata fin dall’inverno 2016-2017, accompagnata da repentini abbassamenti termici e da altri eventi meteorologici estremi che sembrano essere la caratteristica distintiva di un cambiamento climatico sempre più evidente. È andata male soprattutto per il miele di acacia, grande assente in tutta la penisola per il secondo anno di fila, e per i raccolti primaverili. Il prolungarsi della grave siccità per tutto il corso della stagione ha inciso negativamente anche sui raccolti estivi. Mentre finalmente si torna a produrre il miele di agrumi in Sicilia e nel resto del meridione con rese soddisfacenti, le produzioni al nord sono molto scarse con poche eccezioni. E l’apicoltura regionale dell’Emilia-Romagna non fa eccezione. L’analisi delle singole produzioni (dall’acacia al tiglio, al castagno, al coriandolo, al millefiori) conferma un andamento produttivo negativo anche per l’Emilia-Romagna, in sintonia con la generale situazione del nord Italia, con qualche eccezione positiva, per la zona del Piacentino e della pianura, per il millefiori estivo nel quale è confluita l’erba me- dica. Colpisce particolarmen- te il reddito degli apicoltori la mancata Pixabay o scarsissima produzio- ne di acacia che ha subito una perdita di circa l’80% rispet- to la produzione media. Per quanto riguarda il mie- le di castagno si può dire che, pur essendo scarso il raccolto rag- giunto a causa dell’andamento meteo, si osserva una tendenza alla ripresa dopo gli anni disastrosi del cinipide. Il ripetersi di crisi produtti- ve rischia di mina- re una tendenza positiva riscontrata negli ultimi anni, caratterizzati da un aumento oggettivo della professio- nalità e della produzione di miele, con un incremento del numero di alveari detenuti da apicoltori professionisti. Un elemento positivo sta anche nel crescente inserimento di giovani, che nel settore trovano uno sbocco alla crisi oc- cupazionale, facilitato dal fatto che l’apicoltura è l’unica attività agricola che si può esercitare senza il possesso del- la terra e con investimenti iniziali tutto sommato modesti. condividere e promuovere le migliori pratiche; attivare uno scambio coordinato e continuativo delle informazioni tra le parti; individuare nuovi prodotti; promuovere una corretta informazione e idonee attività di formazione. Un salto di qualità nella difesa sostenibile La dimensione nazionale raggiunta, l’allargamento al settore ortofrutticolo, l’adesione di nuove espressioni della filiera come i venditori dei prodotti per l’agricoltura e delle organizzazioni professionali agricole attribuiscono nuovo vigore alla ricerca della sostenibilità nell’attività agricola e in specifico nella difesa fitosanitaria. Un risultato importante reso possibile dal lavoro svolto negli ultimi due anni e dall’impegno profuso dalla Regione Emilia-Romagna, che ha fatto da apripista con l’accordo regionale siglato lo scorso mese di febbraio a Cesena tra le associazioni degli apicoltori, quelle del comparto sementiero e l’Unione nazionale imprese di meccanizzazione (Unima). Un progetto-pilota per favorire una migliore “convivenza” della la- Naldi boriosa specie con l’agricoltura, nel caso specifico con l’attività di moltiplicazione delle sementi: uno dei comparti che traggono il maggior beneficio dal prezioso “servizio” di impollinazione svolto dagli insetti pronubi, tra cui le api appunto, spesso però al centro delle polemiche per l’uso scorretto o inappropriato di prodotti chimici. Un momento dell’iniziativa che si è conclusa con la sigla dell’accordo nazionale. Al centro, il sottosegretario alle Politiche agricole Andrea Olivero NOVEMBRE/DICEMBRE 2017 11

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Fatti GRANDI OPERE Il Canale emiliano romagnolo è arrivato a Rimini Irrigazione garantita a oltre 800 ettari, prevalentemente a orticole. L’aumento di valore delle produzioni è calcolato in oltre 2 milioni. Ma i vantaggi sono anche ambientali A cura della REDAZIONE Nella foto, il nuovo tratto del Canale emiliano romagnolo nel Riminese Un costante approvvigionamento idrico a fini irrigui per circa 800 ettari di campi intensamente coltivati, con cospicui benefici sia di ordine economico per i produttori agricoli, sia di carattere ambientale. Un risultato importante reso possibile dalla realizzazione in  tempi record – due anni – di un nuovo tratto del Canale emiliano romagnolo (Cer) di circa 1,9 km che per la prima volta porta l’acqua del Po direttamente nel Riminese. L’opera idraulica, che ha un valore  strategico per l’intero comparto agroalimentare locale e che consiste nel prolungamento dell’asta del Cer da valle del torrente Uso a valle dello scolo Rio Pircio, nel territorio del Comune di Bellaria Igea Marina (Rn), è stata inaugurata a ottobre dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. Il nuovo tratto del Cer serve prevalentemente il territorio del comune di Bellaria, e marginalmente quelli di Santarcangelo e Rimini. L’adduttore ha una sezione rettangolare con dimensioni interne di 5,60 metri di larghezza e 3 di altezza, che Cer 133 KM PER 336MILA ETTARI IN CINQUE PROVINCE Con i suoi 133 chilometri di lunghezza il Canale emiliano romagnolo è la più importante infrastruttura irrigua italiana. Partendo da Sant’Agostino (Fe) attraversa le province di Ferrara, Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena e ora per la prima volta si prolunga nel Riminese. Il territorio interessato dal Cer ha una superficie di 336mila ettari, di cui 227mila di campi coltivati. Di questi, 158mila sono attualmente irrigabili con opere di distribuzione canalizzate. consente una portata massima transitante pari a circa 6 m3/s, ampiamente adeguata al soddisfacimento idrico degli usi agricoli e industriali dell’area interessata. Lo stralcio funzionale in esame fa parte di un bacino più esteso, compreso tra il torrente Uso e il torrente Marecchia, quantificato in 6.913 ettari complessivi, di cui 4.735 di superficie agricola utilizzata (Sau) irrigata a regime. La distribuzione della risorsa idrica sul territorio potrà essere prontamente effettuata “a gravità” sfruttando la presenza della rete di canali di scolo (Donegaglia, Vene, Bordonchio, Pircio) posti altimetricamente a valle dell’adduttore, e quindi tra lo stesso e il mare. Si tratta della stessa modalità di distribuzione semplificata già in atto in gran parte dei 133 chilometri di Canale. Oltre alla distribuzione gravitazionale, possibile nei territori posti a quota inferiore, è stato anche previsto che gli agricoltori possano attingere direttamente dall’asta dell’adduttore, mettendo in pressione proprie tubazioni aziendali per portare l’acqua sino a 200-300 metri a monte del Canale e in destra idraulica del Rio Pircio. 12 NOVEMBRE/DICEMBRE 2017

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I benefici ambientali ed economici... IRRIGAZIONE E INCREMENTO DEI VALORI DI PLV Il territorio romagnolo, e in particolare COLTURA quello costiero, è soggetto a due gravi fe- Superficie seccagna ha Superficie irrigata ha Incremento Plv irriguo € Maggiori costi colturali e irrigui € Incremento netto Plv € nomeni: la subsidenza e la salinizzazione Frumento 148 20 12.000 10.000 2.000 delle falde e del terreno. Vite 2 12 21.600 9.818 1.782 La carenza di risorse idriche di superficie Olivo 2 9 7.200 3.273 3.927 infatti determina eccessiva estrazione di acqua dalla falda, oltre la capacità di ricarica dell’acquifero. Da qui il fenomeno dello sprofondamento del territorio, con effetti sull’erosione degli arenili, disconnessioni delle reti fognarie e acquedottistiche, allagamenti. Pomacee Drupacee Ortive pien’aria Ortive protette Bietola e soia Mais Colture da seme - 22 198.00 90.000 108.00 - 31 279.00 126.818 152.182 - 249 2.241.000 1.018.636 1.222.364 - 32 352.000 160.000 192.000 - 42 63.000 28.636 34.364 - 42 126.000 57.273 68.727 - 33 363.000 165.000 198.000 Per tali ragioni il Piano di tutela delle acque della Regione Emilia-Romagna prevede la sostituzione dei prelievi da falda con acque di superficie, che solo Erbai, prati e medica Vivai TOTALE 11 135 337.500 153.409 184.091 - 12 72.000 32.727 39.273 163 639 4.072.300 1.855.591 2.216.709 la presenza e il prolungamento dell’asta del Canale emiliano romagnolo può garantire. Il puro danno economico causato dalle opere necessarie a rimediare o alleviare gli effetti della subsidenza è stato stimato in 0,8 euro/m3/anno. Considerando che con questo nuovo tronco po- tranno essere mediamente erogati alle colture del territorio interessato 1,6 milioni di metri cubi d’acqua all’anno, e che almeno l’80% di tale volume possa sostituire quello oggi prelevato da falda, il “beneficio ambientale” annuo può essere valutato in circa 1.024.000 euro. La salinizzazione della falda, in atto da tempo nelle aree italiane meridionali, inizia a manife- starsi pure nella fascia costiera romagnola. Anche Cer tale fenomeno dipende dall’eccessiva estrazione di acqua dolce che, lungo la costa, determina il richiamo sotto-superficiale dell’acqua marina in miscelazione con quella dolce. La costruzione cole da consumo fresco molto idroesigenti, quali Il taglio del nastro. del Canale lungo il tratto di costa della provincia di Rimini potrà sostituire gran parte dei prelievi lattughe, altre specie da foglia e il fagiolino da consumo fresco e da industria. Tenendo come Da sinistra: il presidente dell’Associazione da falda con uso di acque di superficie, riducen- base l’attuale riparto colturale dell’area in esame nazionale do molto il fenomeno. ... e quelli su rese e qualità dei prodotti secondo il censimento dell’agricoltura del 2010, e ipotizzando l’attesa riduzione delle superfici non irrigue (frumento, sorgo, vite) e incremento bonifiche (Anbi), Francesco Vincenzi; il presidente del Cer, L’incremento della Produzione lorda vendibile di quelle irrigue, poiché molto più remunerative, il riparto colturale è quello riportato in tabella. Massimiliano Pederzoli;  il sindaco di Bellaria, (Plv), conseguente all’aumento produttivo e qua- Questo riparto è stato incrociato con i valori di Enzo Ceccarelli; litativo determinato dall’irrigazione, è diventato molto più rilevante che in passato. In Romagna, mercato determinati dall’irrigazione sulla resa e sul miglioramento estetico e delle pezzature dei il ministro dell’Ambiente, Gian Luca infatti, si sono di recente succedute molte anna- frutti di ogni specie, in un anno medio-arido. Galletti; l’assessore te estremamente siccitose, come questa del 2017, che hanno reso l’irrigazione un fattore indispen- La stima ha messo in luce incrementi annuali della Plv lordi complessivi valutati di 4 milioni regionale all’Agricoltura, Simona Caselli; il sabile all’agricoltura locale. Il territorio in esame di euro. Detraendo i costi vivi aziendali si giunge sindaco di Rimini, è caratterizzato da aziende di piccole dimensioni, a stimare il beneficio monetario annuo in circa Andrea Gnassi dedite prevalentemente alla coltivazione di orti- 2,2 milioni di euro. NOVEMBRE/DICEMBRE 2017 13

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Cultura rurale BIODIVERSITÀ Alla riscoperta dei frutti antichi nel Pomario di Villa Smeraldi MASSIMO DRAGO Servizio Organizzazioni di Mercato e Sinergie di Filiera, Regione Emilia-Romagna Il Pomario di Villa Smeraldi a San Marino di Bentivoglio (Bo) Oltre 180 varietà coltivate in Emilia-Romagna nel secolo scorso. Un patrimonio gestito con le più avanzate tecniche agronomiche. Ora con la collaborazione della Regione Presso Villa Smeraldi, a San Marino di Bentivoglio (Bo), si può visitare un parco pubblico caratterizzato dalla presenza di specie arboree monumentali al centro del quale fa spicco un caratteristico laghetto. Superata questa zona, si può ammirare un’area coltivata ove si trova un giovane frutteto, composto da oltre 180 varietà antiche di frutta coltivate nel Bolognese e in EmiliaRomagna nel secolo scorso. Grazie a un accordo sottoscritto da Regione Emilia-Romagna e Città Metropolitana di Bologna ora l’orto-pomario di Villa Smeraldi potrà contare su personale tecnico regionale. Obiettivo: una gestione in linea con le moderne tecniche agronomiche per salvaguardare un patrimonio genetico di varietà ormai in disuso che potrebbe essere ancora oggi utilizzato per conferire alle nuove cultivar caratteristiche positive, quali maggiore adattamento alle situazioni pedo-climatiche locali, particolari sapori e profumi poco considerati dalle attuali esigenze di mercato. Il frutteto comprende varietà antiche di mele, pere, pesche, ciliegie, albicocche, prugne ed è contornato in parte da piante officinali e arbusti autoctoni, per attirare e trattenere in zona insetti pronubi che aiutano la fecondazione e quindi l’allegagione dei frutti. Allevamento a palmetta libera L’impianto del pomario è stato effettuato per la maggior parte nel 2013 e la forma di allevamento prescelta è la palmetta libera. Trattandosi di piante giovani, viene praticata attualmente la fresatura sotto chioma, allo scopo di impedire l’invasione delle erbe infestanti, interrare i concimi utili alla crescita e alla produzione, mantenere l’umidità del terreno negli strati del suolo interessati dalle radici, evitando al tempo stesso sprechi energetici e di ac- qua irrigua. I filari sono percorsi da una tubazione munita di gocciolatoi che permettono di effettuare irrigazioni di soccorso e/o finalizzate alla produzione. La concimazione, a volte organica, a volte minerale, viene calibrata secondo le fasi fenologiche delle singole specie. Per migliorare la struttura del terreno e arricchire la flora microbiologica, vengono interrati materiali organici di origine vegetale (foglie decomposte e compostaggi vari), ottenuti la manutenzione del parco. Una difesa fitosanitaria a basso impatto ambientale La difesa fitosanitaria è orientata verso un sistema a basso impatto ambientale; si mira infatti a una difesa costante effettuata con metodi diversi durante tutto Drago 14 NOVEMBRE/DICEMBRE 2017

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l’anno, adottando sia provvedimenti chimici sia agronomici per ridurre al massimo la moltiplicazione dei patogeni. Ciò permette di tenere sotto controllo le malattie in determinate fasi vegetative, facendo uso di semplici fitofarmaci biologici, impiegati particolarmente dall’invaiatura alla maturazione dei frutti. La protezione inizia dall’autunno dopo la defogliazione, combattendo in prevenzione agenti fungini quali corineo, ticchiolatura, bolla e cancri rameali; a fine inverno si interviene contro forme svernanti di larve, afidi e acari. In primavera si riprende un’assidua e puntuale difesa antiparassitaria, integrando le irrorazioni con l’installazione nel frutteto di trappole a feromoni e dispositivi finalizzati alla confusione sessuale; ciò permette di mantenere una situazione di controllo sui parassiti animali e di ridurre gli interventi effettuati con la lotta chimica. Dall’autunno inizia anche la potatura secca che ha il compito di mantenere la forma classica dell’allevamento a palmetta libera; questo si otterrà principalmente con i tagli di ritorno e successivamente con i tagli selettivi finalizzati alla produzione, attraverso i quali si manterrà l’equilibrio tra i rami produttivi e quelli destinati a completare l’impalcatura dei rami portanti. Importante è anche l’asportazione dei rami interessati da cancri e danneggiamenti di varia natura, al fine di preservare la salute delle piante. Nel periodo estivo, infine, ha luogo la potatura verde, per arieggiare le chiome, assicurando anche la luminosità ai rami produttivi; in tale occasione viene eliminata la vegetazione in esubero, facilitando quindi la penetrazione dei trattamenti antiparassitari in ogni parte della pianta. Le tante varietà di alberi da frutto che compongono il pomario hanno esigenze ed epoche di maturazione diverse, il che rende difficile uniformare le operazioni da compiere all’interno del frutteto. La produzione ottenuta non ha fini di lucro, ma uno scopo dimostrativo-didattico. Spesso i frutti maturi vengono offerti gratuitamente a scolaresche che fanno visita al frutteto o a persone invitate a partecipare alle attività dimostrative organizzate. Come fare per adottare un albero Presso la segreteria del museo si raccolgono le iscrizioni da parte dei volontari che vogliano adottare uno o più alberi da frutto, fornendo così tra l’altro un sostegno economico alla gestione del pomario. L’iscrizione, che avrà scadenza alla fine di ogni anno, dà agli interessati la possibilità di controllare in ogni momento le fasi di cresci- LA CIVILTÀ DEI CAMPI IN MOSTRA L’orto-pomario è di proprietà dell’istituzione Villa Smeraldi, costituita nel 1999 dalla Provincia di Bologna, ora Città Metropolitana, e sostenuta dai Comuni di Bologna, Bentivoglio e Castel Maggiore. L’ottocentesca Villa è sede dal 1973 del Museo della Civiltà Contadina: oltre 2.000 metri quadri di esposizione e 4 ettari di parco offrono una testimonianza unica sul lavoro e sulla vita nelle campagne tra Otto e Novecento: la sezione dedicata alla canapa è la più importante in Italia. La struttura del frutteto e la composizione varietale dello stesso sono descritte nel Catalogo del pomario di Villa Smeraldi, redatto da Silviero Sansavini, del Dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Bologna. Drago Drago ta delle piante adottate e il diritto di raccogliere i relativi frutti al momento della maturazione, previo pagamento di una somma da effettuare al momento dell’iscrizione. Come si è accennato, la finalità del pomario non è quella di rilanciare varietà da frutto in disuso, ma di preservare caratteristiche utili di alcune varietà, sapori e profumi dimenticati dal mercato attuale. Attraverso le moderne tecniche di moltiplicazione (ibridazione, innesto, micropropagazione) si potrebbero fondere questi elementi con quelli mirati a soddisfare le nuove esigenze di mercato, migliorando così la qualità della produzione frutticola. In conclusione, obiettivi del pomario di Villa Smeraldi sono promuovere la biodiversità e rilanciare un metodo di coltivazione che tiene conto e sfrutta le potenzialità delle materie naturali, orientandosi verso un’agricoltura sostenibile in armonia con l’ecosistema. A destra, pere della varietà Curato. Sopra, mele della varietà Violetta Info: museociviltacontadina.bo.it NOVEMBRE/DICEMBRE 2017 15

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