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Proposte stagione 2017/2018

Popular Pages


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Caro Babbo Natale testo e regia Sergio Galassi con Cristina Bartolini, Massimo Madrigali e Tzvetelina Tzvetkova scene, pupazzi e fgure Claudia De Benedittis Zia Tata (ex maestra), Drop, il nipote e Zia Pliée sono tre tipi un po’ strani. Abitano tutti insieme in una casa al limite del Bosco Matto, dove, tra l'altro, crescono... salsicce verdi. Si avvicina il Natale e i tre, dopo tanti anni che non accadeva, sono impegnati nella preparazione dell’albero; dovrebbero essere felici, ma qualcosa non va e la preparazione si dilunga tra traversie e intoppi vari. Finalmente Zia Tata, Drop e Zia Pliée riescono a scrivere le loro letterine a Babbo Natale e a depositarle sotto l'albero. Babbo Natale, dal canto suo, ha, si sa, un gran daffare: preparare i doni, incartarli, imballarli, caricarli sulla slitta; insomma, un lavoro grosso! Per di più, questo Natale, gli sono giunte, da una casa vicina al Bosco Matto, tre letterine che giudicare strane è dir poco, perché non chiedono i soliti regali ma... E Babbo Natale, che non è un tipo superfciale, vuole vederci chiaro: vuole conoscere chi gli manda queste richieste, vuole avere tutti i particolari della storia, insomma vuole vedere con i suoi occhi e farsi un’idea. E così farà... età consigliata: dai 4 ai 10 anni

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L'omino delle stelle testo e regia Sergio Galassi con Cristina Bartolini, Massimo Madrigali e Tzvetelina Tzvetkova pupazzi e fgure Claudia De Benedittis scene Viola Corinaldesi E’ ormai la fne della giornata, una giornata piena di giochi, di divertimento, di amici: la piccola protagonista di questa storia è molto stanca e desiderosa di fare la nanna. Eppure, sempre, quando cala la notte, una strana atmosfera di mistero e di paura la avvolge. E’ in quel momento che vorrebbe addormentarsi nel lettone invece che sola nella sua cameretta. Perché? Che succede quando la mamma spegne la luce e lei chiude gli occhi, si rannicchia sotto le lenzuola e comincia a dormire? Durante la notte, mentre noi dormiamo, il mondo si ferma? Il buio immobilizza tutto e tutti come le statue in un museo? Oppure qualcuno rimane sveglio e continua a lavorare, a camminare, a fare qualcosa, insomma?! Rimangono svegli, forse, solo i mostri e i fantasmi? O c’è qualcun altro? La mamma dice che qualcuno c’è sempre, di notte, che veglia e lavora: l’omino delle stelle, ad esempio, che accende le stelle del frmamento e al mattino le spegne. Pochi si accorgono di lui, perché ha il passo felpato e le labbra silenziose, ma c’è ed è ovunque. E poi c’è il fornaio che fa il pane, di notte, perché al mattino lo possiamo imburrare e lo possiamo mangiare col latte a colazione. E poi c’è il dottore che, con l’infermiere, al Pronto Soccorso, guarisce i bambini che si ammalano di notte. E poi… e poi… un sacco di gente continua a far girare il mondo di notte, perciò possiamo addormentarci tranquilli e senza paura. Anzi, per la piccolo protagonista di questa storia, la notte sarà il luogo in cui conoscere personaggi straordinari e vivere nuove appassionanti avventure. età consigliata: dai 3 agli 8 anni

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Le quatto stagioni dell'elfo Verdino testo Cristina Bartolini regia Sergio Galassi con Cristina Bartolini e Massimo Madrigali L’elfo Verdino torna con la sua straordinaria capacità di raccontare e guiderà i bambini alla scoperta delle stagioni, delle loro caratteristiche, del loro avvicendarsi, dei loro diversi colori, raccontando ben quattro fabe diverse: CINCIA PRIMAVERA E IL PAESE DI QUIELÀ racconta di un paese cui una strega dispettosa aveva rubato i colori, condannandolo a vivere nel grigio eterno, e dell’intervento prodigioso di un uccellino e di due bambini che ritroveranno i colori e riporteranno allegria e felicità a tutti gli abitanti. L’ ESTATE DI CARLETTO SCOIATTOLO si svolge proprio dentro il Bosco Misterioso popolato, come sappiamo, da gnomi, troll, elf e, ovviamente, animali di tutti i tipi. L’avventura di Carletto, impegnato a stivare nella tana più noci e ghiande possibile per sé e per la sua famigliola, avrà risvolti avventurosi ma si concluderà con un lieto fne. UVETTA E I FRUTTI DELL’AUTUNNO è la storia di due sorelle molto diverse tra loro e di come i loro comportamenti ( generosa ed educata l’una, sgarbata ed egoista l’altra ) ne determineranno le rispettive sorti. Uvetta, mandata dalla sorella capricciosa a cercare frutti impossibili in quella stagione, incontrerà nientepopòdimenoche i Dodici Mesi dell’anno e… LA SIGNORA DELL’INVERNO narra di una povera madre di famiglia che, uscita di casa nel gelo dell’inverno, per fare un po’ di legna e cuocere una zuppa con l’ultima cipolla rimasta, non rinuncia a salvare da morte sicura un gattino bianco stremato dalla fame e dal freddo. Ma poiché ‘ ogni buona azione racimola un tesoro nel cielo ‘ la donna verrà ricompensata. età consigliata: dai 3 agli 8 anni

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L'asinello di Shamar testo e regia Sergio Galassi con Cristina Bartolini e Massimo Madrigali ideazione scena, costumi e oggetti Pier Paolo Bertocchi Shamar aiuta il padre nel lavoro accudendo un gruppo di asinelli utilizzati nel trasporto di legna: tra questi, il più affezionato a Shamar è il vecchio Piccolo che riceve dal padroncino più attenzione di qualsiasi altro. Piccolo, però, è ormai vecchio e stanco, così Shamar riceve dal padre l’ordine di portarlo al mercato e di venderlo. Molte le persone cui Shamar, disperato, non venderà l'asinello, o dalle quali dovrà persino fuggire per salvare la vita del suo amico. Poi, in una notte rischiarata da una stella dalla lunga coda, Shamar incontra un uomo ed una giovane donna incinta, in cammino verso un paese di nome Betlemme: la donna è affaticata, avrebbe bisogno di un mezzo di trasporto per riuscire a portare a termine il suo lungo viaggio. Shamar capisce di aver trovato le persone giuste e aiuta l’uomo ad issare la giovane donna sulla groppa di Piccolo; ma ancora non riesce a staccarsi dal suo amico e, con discrezione, lo segue a distanza, fno a Betlemme, dove assisterà all’evento più importante di tutti i tempi… età consigliata: dai 5 ai 10 anni

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Nemmeno con un fiore liberamente ispirato a Maraini, Moravia, Dandini, Gaber e altri testo Cristina Bartolini ricerca bibliografca Elisabetta Zanettini regia, scene e costumi Sergio Galassi con Cristina Bartolini e Massimo Madrigali Credevamo che nella modernità saremmo riusciti a lasciarci alle spalle le paure che avevano pervaso la vita in passato; credevamo che saremmo stati in grado di prendere il controllo della nostra esistenza, eppure, uomini e donne che abitano la società del benessere si sentono spesso in uno stato di allarme. Persino la relazione tra uomo e donna, anziché rappresentare un approdo, genera spesso insicurezza,fragilità, ingiustizia. In questo quadro si inserisce, ad esempio, il fenomeno drammatico del femminicidio: nonostante diverse generazioni di donne si siano battute per la propria emancipazione e abbiano pensato, per un solo momento, di aver raggiunto alcuni traguardi, ecco che la cronaca costringe a rivedere le analisi e a tenere alta la guardia. Lo spettacolo cerca di proporre, con leggerezza e pudore, spunti di rifessione sul nostro vivere sociale, sulla necessità di vigilare sempre afnché ogni individuo conservi la propria libertà di esistere e la propria dignità, senza soperchierie, senza ricatti, sulla necessità di ritrovare la propria ‘umanità’ sepolta sotto tonnellate di disattenzione, di intolleranza, di colpevole ignoranza. età consigliata: dai 14 anni in poi

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L'Agnese va a morire liberamente ispirato al romanzo di Renata Viganò testo Cristina Bartolini regia Sergio Galassi con Cristina Bartolini scene e costumi Vittorio Marangoni “Se un uomo non defnisce il suo passato, difcilmente si costruirà un presente e ancor più difcilmente riuscirà a progettare il suo futuro”. Io credo che sia proprio vero. (Cristina Bartolini) Abbiamo scelto di raccontare la storia dell’Agnese proprio così come ci si era presentata leggendola, riducendola, ovviamente, e adattandola ai tempi del teatro, ma facendo attenzione a mantenerne la dimensione in minore, la dimensione cioè di una storia che da personale diviene, come per quasi tutti negli anni bui della guerra, collettiva. Abbiamo preferito raccontare la storia dell’Agnese come, probabilmente, l’avrebbe raccontata lei (se mai si fosse riusciti a convincerla a raccontare), senza drammatizzazioni superfue, ben sapendo che si presenta come una vicenda anacronistica, con il dubbio, quasi, che interessi ancora a qualcuno. Ma tant’è. Ci sono storie come quella dell’Agnese che sanno di un tempo primordiale, ché settant’anni, oggi, sono più di un’era geologica, in cui i luoghi e le persone escono dalla Storia come l’infanzia esce dalla nostra mente quando ci si ferma a ricordare: e allora, gli inverni freddi, crepati e vuoti come le Valli, le estati trasudanti vino e cocomeri spaccati, le stagioni di mezzo grigie come un incubo di tedesco o colorate come un arcobaleno tra i raggi di una ferrugginosa bicicletta escono dall’ombra della terra smossa e mettono radici nella gola della donna che racconta per crescere come voce che parla a coloro cui tocca, ora, stare sulla strada, forse in più facile maniera, forse con un’ansia nuova, orfana di vento. L’Agnese è grossa, ha la schiena rigida e grassa… L’Agnese è una contadina cui la guerra sottrae il marito e regala, in cambio, una cupa, disperata volontà di resistere e un’istintiva ma fredda e muta tensione al sacrifcio. età consigliata: dai 14 anni in poi

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Rosso malpelo liberamente ispirato alla novella di Giovanni Verga testo Cristina Bartolini regia Sergio Galassi con Cristina Bartolini scene e costumi Vittorio Marangoni Modello esemplare del verismo verghiano, Rosso Malpelo narra, alla maniera del racconto popolare, di un "ragazzaccio" dai capelli rossi, brutto, sporco e cattivo secondo il pregiudizio dei più, che lavora in una cava di sabbia della Sicilia, un povero infelice, precocemente indurito – fno ad apparire cinico e spietato – dai rigori della vita e dall'atrocità della sua condizione di ragazzo sfruttato. In realtà, Rosso nasconde dentro di sé una sua umanità e un suo bisogno di amore che riversa nel rapporto, in apparenza violento e duro, con Ranocchio, un altro infelice adolescente come lui ma di lui ancora più debole e in quello, tutto intimo e silenzioso, con il padre, morto in un incidente sul lavoro nella cava, nella quale anche Malpelo alla fne scomparirà, senza lasciare alcuna traccia di sé. La novella vuol dimostrare che tutto, in questo mondo, sia nella società umana, divisa tra sfruttati e sfruttatori, sia nella natura che la circonda, obbedisce alla legge economica della lotta per la sopravvivenza, del rapporto squilibrato tra forti e deboli. Qui c'è molto di più di un povero ragazzo che lavora in miniera: Rosso e il suo sacrifcio assumono ampi valori simbolici, fno a toccare l'eroismo di una coscienza capace di guardare veramente in faccia la realtà e di dire come stanno veramente le cose aldilà delle ipocrisie e delle mistifcazioni ideologiche. Così Rosso anticipa e ci ricorda i milioni di bambini ebrei dalla gialla stella di David (ancora un colore che marchia!), o zingari, o "diversi", scomparsi, disciolti nel fumo dei camini dei campi di concentramento. età consigliata: dai 12 anni in poi

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Alessandra Tomassini La sirenetta una fiaba per voce e percussioni da Hans Christian Andersen progetto, adattamento scenico e narrazione Alessandra Tomassini drammaturgia sonora eseguita dal vivo Alfredo Laviano disegno luci Vincenzo De Angelis scenotecnica Gioacchino Gramolini progetto vincitore del Bando Nazionale URA Residenze Arte Centro Teatrale Umbro – MiBACT spettacolo realizzato in collaborazione con Associazione Teatrale La Fabbica dei Sogni “In alto mare l’acqua è azzurra come i petali del più bel fordaliso e limpida come il cristallo più puro…” Inizia così una delle fabe più conosciute e amate di Hans Christian Andersen, la cui protagonista è una piccola sirena alle prese con il suo mondo interiore e il desiderio di conoscere quello umano al quale vorrebbe tanto appartenere. Lo struggimento aumenta quando allo scoccare del suo quindicesimo compleanno le viene dato il permesso di salire in superfcie; qui incontrerà un giovane principe a cui salverà la vita durante una tempesta e del quale si innamorerà, determinando così il suo inesorabile destino. La Sirenetta, oltre ad esprimere l’immagine della sirena romantica nella quale convivono simboli e archetipi di culture diverse, è una faba che parla del difcile processo e del sacrifcio che il cambiamento interiore comporta: il passaggio dall’età infantile all’età adulta prevede il disagio dell’incompletezza, del non essere né carne né pesce, dentro il quale la protagonista è immersa costantemente. Ma la Sirenetta è anche una faba d’iniziazione che prevede la rinuncia di alcune parti di sé per poter rinascere a nuova vita: l’abbandono dei legami di sangue permette di accedere al mondo di sopra e a quei legami di cuore ai quali l’animo umano ambisce sempre perché portatori di valore e ricchezza nell’esistenza di ciascun individuo. età consigliata: dagli 8 anni in poi

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Compagnia Quanto Basta BiancaNera testo, coreografa, regia Maria Ellero con Bintou Ouattara e Alice Ruggero musiche Sergio Altamura, Abdou Mbaye, Tommy Ruggero maschere Sandra Pagliarani - bambole Maria Zuntini L’intento di questo lavoro è di raccontare il corpo nella sua essenza: forma e colore. Si vuole rendere omaggio al corpo nella sua complessità, bellezza e particolarità. La danza ci permette di scoprire la grande poesia di cui è capace un corpo. Due corpi uguali ma molto diversi. Basta il colore della pelle e l’incontro con un corpo altro diventa più difcile. Forse ne siamo incuriositi, ma forse siamo anche un po’ difdenti. Il colore della pelle (che sia bianco o nero) porta con sè anche una lingua, musica e canti diversi. BiancaNera è dunque la storia di un incontro tra odori, sapori, forme, corpi, musiche, canti di due colori diversi, opposti: il bianco e il nero. BiancaNera è la danza di due corpi danzanti che saranno diversi in tutto, tanto diversi da non accorgersene. BiancaNera è la musica dal vivo di corpi che suonano e cantano paesi e ricordi tanto lontani da non accorgersene. La storia di un incontro. Tutto comincia con uno sguardo e fnisce con lo stesso sguardo che però non sarà mai uguale al primo. Tra il primo e l’ultimo sguardo succede qualcosa di misterioso. Il corpo, la pelle e il suo colore parlano, si emozionano, litigano, giocano, si conoscono. In questo lavoro si vuole parlare di corpi e di musica. "...BiancaNera scende giù come una bibita rinfrescante ma salutare. Fresco il lavoro delle due interpreti nella loro complementare diversità corporea e tecnica, fuidi gli elementi testuali e il montaggio delle azioni, appagante la musica che fonde sapori etnici diversi; e, al fondo, ben centrata la tematica educativa dell’accettazione della diversità, elaborata attraverso confronto/confitto/scioglimento, che colpisce dritto nel male diffuso dell’intolleranza con disarmante ed efcace semplicità..." - Eugenia Casini Ropa (Università di Bologna) età consigliata: dai 5 ai 12 anni

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Teatro in Trambusto Album di vaniglia testo e regia Andrea Ruberti e Dadde Visconti con Ivana Petito e Francesca Zoccarato musiche originali Marco Pagani e Andrea Ruberti arrangiamenti Marco Pagani scenografe Scefranca Tacocorza e Paride Pantaleone costumi Sabina Arrighi e Mirella Salvischiani Benvenuti nel laboratorio delle Sorelle Vaniglia, pasticcere di tradizione, addolciscono il mondo con la loro arte: al vostro servizio! Impastare i dolci è un’arte che si tramanda e si inventa, è un lavoro meraviglioso, eccitante e lungo…”un lavoro lungo, lungo, lo diceva sempre anche la”… SSHHH!! Zitta: è un segreto!!! Quest’oggi siamo qui per presentarvi il nostro dolce preferito! Lo faremo proprio come la… SSHHH, ma è un segreto!!! Sì, ma a volte i segreti sono storie troppo belle per non essere raccontate; soprattutto se si tratta di storie “belle-e-buone”! C’era una volta una nonna pasticcera, il cui forno era sempre acceso, cucinava per tutti: piccoli medi, grandi, belli e brutti. La nonna cucinava per vedere i sorrisi delle persone che assaggiavano le sue delizie “Come sono belli i sorrisi del mondo!” diceva mentre impastava. La nonna cucinava e cantava, cantava e cucinava; fnché un giorno inventò La Torta, buona a tal punto da far addolcire persino… SSHH, Ma cosa fai?! Sveli il fnale?!? età consigliata: dai 5 anni in poi

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Teatro in Trambusto Varietà prestige spettacolo in carne e legno ! di e con Francesca Zoccarato regia Dadde Visconti realizzazione marionette Jan Ruzicka scenografe Scefranca Tacocorza “Benvenuti signore e signori all’unico spettacolo più vero del vero, perché… ce lo siamo inventato completamente: da capo a piedi!” Mitzi, un’ elegante clown in gonnella, vi porterà nel suo mondo di fantasie retrò, di manie surreali e di sogni reali. Accanto a lei, i suoi soci di legno: marionette dall’apparenza innocente, ma… chi manipolerà chi? Chi sarà il vero protagonista di questo spettacolo? Un omaggio all’Avanspettacolo, al mondo del Cabaret degli anni ’30; quando le persone cercavano l’incanto e gustavano la dolcezza che l’Arte Varia sapeva donare, perché si sa: “la vita è amara quando in fondo non c’è zucchero” Musicisti, cantanti, ballerine, clown … personaggi di legno che omaggeranno la rigorosa spensieratezza di Boris Vian e Cole Porter, le paillettes, i pianoforti giocattolo e i whisky facili… età consigliata: dai 3 anni in poi

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Ilaria Gelmi Vassilissa e la baba jaga La storia è raccontata da una sarta seduta su una sedia che utilizza oggetti quotidiani che sono in continua trasformazione, capaci di condurre in diversi ambienti e di suscitare emozioni e suggestioni rivelando suoni e ritmi sempre diversi. Per esempio un telaio porta gli spettatori dalla cucina della casa della strega, all'interno del bosco notturno, diventa una macchina da cucire, il letto della mamma, una porta, uno steccato, un tavolo, uno specchio... L’attrice dà vita ai vari personaggi che si incontrano durante lo svolgersi del racconto (anche una scarpa per un momento diventa un personaggio che parla a colpi di suola) e dedica particolare attenzione al rapporto che Vassilissa ha con la propria bambolina, la sua parte istintuale, ascoltata attraverso la pratica del dialogo interiore, che le permette di superare paure e difcoltà e, alla fne, di crescere. età consigliata: dai 3 agli 8 anni Pollicino E' la faba popolare che racconta della povertà e dell’abbandono. Pollicino è il fglio più piccolo di una famiglia di sette fratelli. Abbandonati nel bosco dai genitori, sarà l’unico a non disperare e, attraverso il coraggio e l'ingegno, riuscirà a portare in salvo sé e i fratelli e a farsi stimare dal primogenito. Il racconto affronta il rapporto tra il primogenito e l'ultimo nato, inizialmente fatto di continui litigi e dispetti e che in seguito, grazie alle peripezie che si troveranno ad affrontare, subirà un profondo cambiamento. L’attrice in scena utilizza l’arte della narrazione dando voce e corpo ad ogni personaggio, creando luoghi ed atmosfere. Il nome del protagonista è la denominazione di una parte del corpo, per questo viene usata esclusivamente la fsicità per raccontare. Prendono spazio i sogni di Pollicino che lo accompagnano in quelle notti a pancia vuota e saranno anche premonitori di un possibile futuro che, ascoltandoli, Pollicino riuscirà a cambiare in modo favorevole. I bambini vengono rapiti dal racconto, catapultati nella storia e rimangono col fato sospeso da quando appare l'Orco fno a quando Pollicino e i fratelli riescono a scappare nel bel mezzo della notte. età consigliata: dai 3 agli 8 anni

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Carlotta Piraino e Claudia Loddo Studio per uno spettacolo divertente sull'anoressia drammaturgia e regia Carlotta Piraino con Carlotta Piraino e Claudia Loddo canzoni e musiche Claudia Loddo Viene messa in scena la storia di una ragazza che decide di diventare anoressica perché sebbene magra è insoddisfatta del proprio corpo. Al contrario di quanto si possa immaginare la protagonista non fa che pensare al gusto che prova nel mangiare. Può gestire il cibo centellinandolo, vomitandolo, in un tentativo disperato di controllare la propria vita, le proprie emozioni, il rapporto con gli altri, attraverso il controllo estremo sull'assunzione di cibo. Mangiare è far entrare dentro ciò che sta fuori. Il cibo diventa sintesi, riduzione estrema, semplifcazione del mondo. Testimonianza raccolta dalla realtà... infatti la drammaturgia è stata scritta prendendo spunto da una ricerca: stralci di interviste, pagine di giornali, canzoni e monologhi dolci e irriverenti. Il corpo diventa espressione dell'atto stesso del mangiare: il percorso che fa il cibo viene simulato sapientemente dalla bravissima attrice attraverso la danza del corpo intervallata dalle canzoni di Claudia Loddo che, quando con la sua chitarra "diventa voce", una voce che è carezza, oscura la ragazza protagonista del racconto, come ad incorporare qualcosa d'invisibile, tante vite "svuotate". Le attrici sono poste una di fronte all'altra come in una seduta psichiatrica, la luce illumina il proflo, viso a mezza luna. La profonda rifessione che emerge dal racconto scritto da Carlotta Piraino è che l'anoressia sia la manifestazione iperbolica di una malattia della società, espressa nella ricerca dell'eccellenza e della perfezione. una ricerca sterile però e dannosa, perché non porta ad avere un rapporto naturale né con se stessi, amandosi così come si è, né con gli altri... età consigliata: dagli 11 anni in poi

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