La Gazzetta della Puglia 12-2017

 

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La Gazzetta della PugliaMENSILE D’INFORMAZIONE Anno XXX– SETTEMBRE-DICEMBRE 2017 – N. 09/12 Fondato da Domenico Tedeschi Copia gratuita per i sostenitori Unione Editoriale – Amministrazione e Redazione: 20148 – MILANO, via S. Altamura, 11 – Telefono e Fax 02/36.52.10.48 – Redazione: 70121 – BARI, via P. Petroni, 5 - Telefono e Fax 080/52.44.392. Registrazione n. 438 - 27/6/88 del Trib. di Milano. Sped. in abb. postale: art. 2 - comma 20/lett. C - legge 662/96 - Taxe perçue/Tassa riscossa Cpc Roserio Milano Col nuovo anno ci si augura di trovare l’equilibrio perduto alla ricerca di qualcosa di nuovo Cosa ci riserva il 2018! Autore: S. Valentino Ci sono cose nel silenzio... Voci per me, voci per tutti Ed Insieme In attesa delle prossime elezioni G DI PIETRO FILOMENO GS trano: l’inizio e la fine del governo Gentiloni è più o meno coinciso con l’inizio e la fine del 2017. Tra l’uno e l’altro, si potrebbero fare dei bilanci paralleli. Ma sarebbe lungo. E poi, i lettori saprebbero farlo meglio di noi. È il caso, invece, di parlare su quanto ci auspichiamo che avvenga nel 2018. Niente chilometrici elenchi di facili illusioni, come si usa fare a ogni inizio d’anno. Accontentandoci di poco, ci auguriamo solo una cosa: che il 4 marzo, data delle prossime elezioni politiche, venga finalmente eletto un governo stabile e serio. Sono circa sei anni e mezzo che i lettori non riescono a eleggere direttamente un governo centrale. Dopo la caduta di I (...) A pag. 8 Una vignetta, un quadro, un’opera grafica spesso sostituiscono appieno, o addirittura meglio, un saggio, un articolo di fondo, un testo argomentativo. Linee e colori, a volte, comunicano come e di più delle parole. Accade di rado, ma accade. Naturalmente, grazie alla virtù degli artisti del pennello. È il caso, anche questa volta, dell’illustrazione di Francesca Filomena. Guardiamola con attenzione. Atmosfera cenerina. A destra, di profilo, avanza un omone in palandrana: obeso, calvo, con diversi anni sulle spalle, sguardo fisso rivolto a terra e lanternino in mano. Alle sue spalle alcune pennellate grigio-nero a simboleggiare il cielo semibuio del 2017. I (...) A PAG. 11 «Questo libro è la storia di un viaggio nei luoghi dello spirito, è la storia di un’amicizia interrotta e di una solitudine segnata – ma mai paga – dalle esperienze di una strada percorsa o di una meta raggiunta. È in fondo la storia di un uomo che ritrova nelle impronte e negli slanci del suo passato il senso del suo presente. È il percorso di un viaggiatore che recupera il rapporto con ciò che lo circonda e riconosce il senso del mistero dell’uomo. E non teme di affrontarlo». (Recensione di A. Picicco) I (...) A PAG. 15 Natale/Capodanno 2017-2018 Tanti auguri Pugliese nato ad Ostuni Zaganellate di Zaganella Farfuglia Maschera della Puglia Auguri generale Farina Babbo Natale ingeneroso Ancora qualche giorno e il 2018 si insedierà ufficialmente. Come al solito mi tocca tracciare un breve excursus dell’anno che ci lascia. Ma prima mi preme ricordare un evento della massima importanza: il nostro giornale, nel 2017, ha compiuto 30 anni. Evento che le redazioni hanno deciso di ricordare con una pubblicazione che ripercorra passo passo i 6 lustri. In merito vi terremo informati. Ed ora alcune precisazioni. Come per lo scorso anno ricordo che anche quest’anno la nostra pubblicazione sul sito internet: www.lagazzettadellapuglia.it ha avuto un ulteriore e notevole incremento di lettori. Grazie! Un’altro doveroso grazie va soprattutto a tutti i colleghi che da sempre continuano a scrivere (gratuitamente), tenendo in vita la nostra Gazzetta. Adesso, prima dello scambio di voti augurali per il santo Natale e per il Capodanno, auspico per il 2018 una ottima salute per tutti noi; con pace, serenità e anche soldi, perché no! Tanti auguri ! MIMMO TEDESCHI Cosa ha portato Babbo Natale, Chi ha votato Renzi e Alfano? Noi. quest’anno? Poche cose e fatte male. Chi Berlusca? Chi la Meloni? Noi. Ora è diventato anche lui fiscale. E chi Salvini? E chi i grillini? Noi? Di certo in qualcosa abbiamo sbagliato: Sempre noi: Babbo Natale fa bene, anchenoi–apensarci–abbiamobarato. allora, a fare quello che ritiene. E così, lui, non ci ha perdonato. Da soli ci siamo scelte le pene. Facciamoci un esame di coscienza: Se agiremo in modo più coscienzioso, chi sono i rei di questa decadenza? molto libero e meno vergognoso, Forse è l’ora della resipiscenza. Babbo Natale sarà generoso. G Il generale Salvatore Farina I A PAGINA 11 Calcio: serie A e B i calendari del campionato 2017/2018 I A PAG. 12 BANCA POPOLARE DI PUGLIA E BASILICATA Sede legale: MATERA - via Timmari, 25 Tel. 0835.332649 - Fax 0835.331334 Dir. Gen.: ALTAMURA (BA) - via O. Serena, 13 Tel. 080.8710111 - Fax 080.8710714 Sedi operative: ALTAMURA (BA) - via O. Serena,13 GRAVINA IN PUGLIA (BA) - piazza Cavour, 20 Tel. 080.3221511 - Fax 080.3256382 TARANTO (TA) - via Di Palma, 46/50 Tel. 099.4541111 - Fax 099.4541339 Ufficio Rappresentanza Presidenza Dir. Gen. BARI (BA) - via Venezia, 13 - Tel. 080.5254911 FILIALE DI MILANO VIA SANTA MARGHERITA, 4 Tel. 02.86453958 NELLE PAGINE INTERNE I INFORMAZIONI DALLA LOMBARDIA E DALL’ITALIA pagg. 2 – 3 – 4 I INFORMAZIONI SU TUTTO IL CALCIO PUGLIESE pag. 6 I INFORMAZIONI DALLA PUGLIA da Bari/Foggia e provincia pag. 7 I INFORMAZIONI DALLA PUGLIA da Bari e provincia pagg. 8 – 9 I INFORMAZIONI DALLA PUGLIA dalle provincie del Salento pagg. 10 – 11 I GAZZETTINO SPORTIVO pag. 12 I LEX SEMPER LOQUITUR GAZZETTINO MEDICO pagg. 13 – 14 I MISCELLANEA Attualità e Recensioni pagg. 5 –15

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P 2AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 DALLA LOMBARDIA La Gazzetta della Puglia MILANO – La morte di don Antonio Riboldi, prete dei terremotati e vescovo anticlan, non ha suscitato in noi de La Gazzetta della Puglia solo il rimpianto dovuto per la perdita di un esemplare uomo di chiesa. Vi si è aggiunto anche il dolore per il collega che, nel passato, ha collaborato per anni alla nostra testata. Don Riboldi, oltre alla sua ammirevole azione pastorale, era anche un brillante comunicatore. Era stato direttore responsabile del mensile Amici di Follereau: testata dell’Associazione italiana amici di Follereau (AIFO), che dagli anni Sessanta aiuta i poveri del Terzo mondo. Molto attivo anche come conferenziere. Aveva inoltre curato una rubrica, “Ascolta si fa sera”, a carattere religioso, su Radiouno. Ancora: fu uno dei primi vescovi a utilizzare Internet nel 1997, dando ulteriore risonanza alle sue omelie. Era nato a Tregasio, in Lombardia, il 16 gennaio 1923. Si è spento a Stresa, in Piemonte, presso la casa dei rosminiani, il 10 dicembre 2017. Proveniente da una famiglia di modeste condizioni economiche, svolse il noviziato nell’”Istituto della carità”. Nella primavera del 1944, durante il periodo del noviziato, fu sfollato alla “Sacra di San Michele” a Sant'Ambrogio di Torino. Qui, il 21 maggio, incappò in una rappresaglia dei soldati tedeschi. Messo al muro, insieme con altri novizi e padri rosminiani, si salvò per miracolo. Fu liberato, insieme con gli altri, grazie a un colloquio che padre Andrea Lotto, storico rettore della “Sacra di San Michele”, ebbe con l’ufficiale tedesco. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1951, nel 1958 fu inviato in una parrocchia di Santa Ninfa, nella Valle del Belice e diocesi di Mazara del Vallo. Nel 1968 si trovò a fronteggiare lo stato d’emergenza causato dal terremoto e, nello stesso tempo, a combattere le prepotenze della mafia. Assieme ai suoi parrocchiani, organizzò la lotta per ottenere una casa. Per anni, abitò con loro in una baracca di legno. In quel periodo partecipò a cortei e manifestazioni davanti al Parlamento in difesa delle richieste dei suoi concittadini e Il 10 dicembre si è spento nella casa dei rosminiani di Stresa Addio mons. Riboldi Commemorata la strage del 14 luglio 2016 collaborò con diverse persone legate alla vita politica e istituzionale del paese, fra questi il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella (entrambi, in seguito, uccisi dalla mafia). Quest’ultimo fratello dell’attuale presidente della repubblica, Sergio Mattarella. Il 25 gennaio 1978 fu nominato vescovo di Acerra da Paolo VI. Dalla Sicilia alla Campania. Dal Trapanese al Casertano. Dalla mafia alla camorra. Terre entrambe tormentate. Anche qui interpretò le sofferenze e le proteste dei suoi parrocchiani. Con le sue dure e coraggiose prediche ruppe il muro di omertà. Al punto di indurre diversi camorristi a pentirsi e a collaborare con la giustizia. Finanche il boss Raffaele Cutolo volle incontrarlo in carcere per confessarsi. Arrivò anche alla scomunica contro chi continuava ad ammazzare: «Non basta la militarizzazione, bisogna smuovere le coscienze, incitarle alla ribellione. Camorristi, io vi scomunico. La Chiesa è amore. Chi appartiene alla comunità cristiana non solo non deve essere violento: deve amare il nemico. Come può appartenere a questa comunità chi è ubriaco di odio e progetta solo vendetta? Io chiedo ai par- roci di impedire l’accesso ai sacramenti agli uomini dei clan. Chiedo che gli si im- pedisca di tenere a battesimo un bambi- no, di diventare padrini a una cresima. Dove non varrà la voce della coscienza, varrà sicuramente la censura sociale» (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/a rchivio/repubblica/1997/08/07/don-ribol- di-camorristi-io-vi-maledico.html). Non va dimenticato neanche il suo apo- stolato in diverse carceri italiane svolto negli anni Ottanta, dove incontrò molti pentiti della lotta armata. Alla fine del 1999 si dimise da vescovo per raggiunti li- miti di età. Nel 2015 il Comune di Acerra, nella cui cattedrale si sono celebrati i fu- nerali, gli conferì la cittadinanza onora- ria. Dopo la morte di Clemente Riva, don Riboldi è stato l’ultimo vescovo rosminia- no al mondo. I VOGHERA – La strage terroristica Jahi- dista di Nizza del 14 luglio 2016 ha cau- sato oltre 90 morti e tantissimi feriti. Povere vittime innocenti annientate dal furore odioso del terrorismo islami- co che oggi colpisce chiunque e ovun- que con micidiale determinazione e con l’obiettivo di diffondere paura ed o- dio e di minare le fondamenta delle de- mocrazie anche occidentali. L’Italia ha pagato ancora una volta an- che in questa strage un prezzo elevatis- simo di sangue per il terrorismo e a po- chissimi giorni dell’altra tragica strage di Dacca in Bangladesh che ha causato altri nove nostri morti. Sono sei gli italiani caduti nell’attenta- to di Nizza, che ha insanguinato il Bou- levard des Anglais di Nizza. I loro nomi: Angelo D’Agostino, da Vo- ghera (PV); Gianna Muset, da Voghera (PV), moglie di Angelo D’Agostino; Ma- rio Casati, da Besana Brianza (MI); Ma- ria Grazia Ascoli, da Milano moglie del Casati; Carla Gaveglio, da Piasco (CN); Nicolai Leslie, da Milano, giovanissimo studente italo-americano. I figli di Angelo e Gianna D’Agostino, Massimiliano e Eliano hanno voluto ed unitamente ad altre precedenti inizia- tive questa manifestazione sportiva il 10 dicembre in quel di Voghera in ri- cordo dei loro genitori e delle altre vit- time di Nizza. Una commemorazione sportiva, que- sta, che vuol essere memento di un tra- gico orribile evento terroristico, all’in- segnala della migliore e pacifica testi- monianza delle nostre giovani genera- zioni: raggio di luce e speranza per su- perare momenti cosi bui. I Poeta, narratore, editore e filosofo nostro corregionale: era nato ad Acquaviva delle Fonti È scomparso D’Ambrosio Angelillo MILANO – Se ne è andato, a 61 anni, il 5 novembre scorso. Era alto e robusto, barbuto e capellone, animo puro e mani callose. Poeta, narratore, editore, filosofo, intellettuale. Pugliese milanesizzato, anticonformista. Un personaggio più unico che raro. Stiamo parlando di Giuseppe D’Ambrosio Angelillo. Era nato ad Acquaviva delle Fonti nel 1956. Aveva vissuto e lavorato a Milano, sua città amata, da tantissimi anni. Si era laureato in filosofia alla Statale di Milano, con il professor Stefano Zecchi (che divenne, in seguito, un suo caro amico), discutendo la tesi "Utopia in Marx e Bloch". Una passione, quella della filosofia, che avrebbe sempre coltivato, insegnandola in vari corsi e conferenze. Nella vita aveva svolto i mestieri più vari. Come si legge nel suo auto-profilo (http://josephdambrosio.blogspot.it/): autista di notte appena arrivato a Milano, fornaio ad Assago, imbianchino a Londra, portiere d’albergo a Parigi, contadino in Puglia e Provenza, insegnante di italiano a Berlino, lavapiatti alla Breda di Sesto San Giovanni, operaio in una fonderia di Affori, marinaio su una nave tarantina, supplente in vari licei statali lombardi, porta-pizze a Firenze, rilega- tore a Venezia, pescatore di cozze a Lampedusa, docente universitario, poeta di strada a Brera. Esperto, inoltre, di filosofia greca e tedesca, di poesia russa e di romanzi americani. Aveva fondato nel 1984 una piccola casa editrice “Acquaviva”, così chiamata in onore della sua città d’origine. I libri, suoi ma anche quelli degli altri, li produceva da sé. Copertina e testo, con acquarelli e macchina per scrivere. Opere artigianali, volumi di nicchia, tirature dalle 50 alle 100 copie. Nel suo catalogo, che includeva circa 800 titoli, figuravano i testi più originali dei maggiori scrittori, poeti e filosofi della cultura mondiale. Ma vi figuravano anche autori moderni, da Vincenzo Mollica, a Vitto- rio Sgarbi e alla poetessa Alda Merini (di cui era amico intimo). Vendeva i libri per strada, su una bancherella, a prezzi stracciati: in media, sulle cinque euro. Narratore underground e poeta di strada (aveva pubblicato due antologie intitolate proprio “Poeti di strada”), lo si vedeva spesso per le vie di Brera. La seconda domenica del mese, lo trovavi a piazza Diaz, l’ultima domenica sul Naviglio Grande. Quasi ogni pomeriggio in piazza Duomo. Povero ma attivo. Anche perché doveva mantenere moglie e cinque figli. Viveva in un all’alloggio popolare, nel quartiere Stadera. Un bilocale di appena 50 metri quadrati, pieno zeppo di libri sino al soffitto. Tra romanzi, racconti e poesie, ha scritto quasi duecento libri: che oltre a vendere per strada spopolano anche su Google Play, Ibs e Amazon. Su Fëdor Dostoevskij, di cui era profondo conoscitore, ha scritto un’opera in nove volumi: qualcosa come 5.500 pagine. Era snobbato dai critici letterari, da lui definiti “provinciali prezzolati”. Tuttavia, se si vuole capire l’intellettuale e lo scrittore di cui stiamo parlando, basta leggere quanto Maria Theresa Venezia ha scritto a proposito di uno dei suoi romanzi: “Rivoluzione” (Edizioni Acquaviva, 2017). «A leggere “Rivoluzione” di Giuseppe D’Ambrosio – scrive Venezia – si corre proprio il rischio di farsi travolgere da una grande ondata creativa, politica ed esistenziale, libera da qualsiasi schema, struttura, griglia semantica e interpretativa.[ …]. E l’autore, l’ultimo “cavaliere libero e selvaggio” nel nostro asfittico panorama letterario, ci aggancia da subito con il racconto estremo e trasognato del suo viaggio personale di ragazzo del sud all’assalto di una Milano spossante e fumosa di asfalto e misteriosamente labirintica, per farci la Rivoluzione» (http://josephdambrosio.blogspot.it/search/label/romanzi). P. Fil. Ci ha lasciato Piero Amos Nannini MILANO – Il 3 ottobre 2017, all’età di 83 anni, ci ha lasciato Piero Amos Nannini. Nato a Savona il 14 ottobre 1933, laureatosi all’Università di Pavia, dopo una lunga carriera come manager all’ Ibm, nel 2005 fu scelto come presidente dal consiglio direttivo dello storico ente milanese Società Umanitaria. Nel corso di questi 12 anni di sua presidenza, tante sono state le iniziative potenziate sia nelle sede centrale di Milano sia nelle sedi decentrate di Napoli, Cagliari, Alghero e Carbonia, oltre ai nuovi progetti come la realizzazione della sede di Roma, il restauro dell’ex convento di Vailate e l’avvio della Fabbrica del Cinema in Sardegna. Fortemente sensibile verso le tematiche socioculturali, Amos ha dato un importante slancio ad attività come la formazione professionale, l’assistenza agli anziani e il sostegno ai giovani. «Uomo del sociale nelle sue varie declinazioni» come lo ha definito l’avvocato Agostino Picicco – responsabile culturale Arp, sono state molte le cariche ricoperte da Amos e vari e prestigiosi i riconoscimenti da lui ricevuti: governatore del Forum delle associazioni, presidente emerito dei Benemeriti dell’Asilo Mariuccia, cavaliere del circolo di cultura e scienza «La gioia del Pensiero», Ambrogino d’Oro nel 2016, cavaliere al merito della Repubblica Italiana nel 2017, socio onorario dell’Associazione regionale pugliesi di Milano. Sensibile, ironico, esempio di signorilità, Amos è stato un amico dei pugliesi “di” Milano, ai quali non ha mai fatto mancare la propria attenzione ospitandoli in più occasioni sociali e culturali (organizzate dalla stessa Associazione regionale pugliesi), presso la sede della Società Umanitaria e partecipando attivamente agli stessi incontri. Di lui resteranno indimenticabili, fra l’altro, l’accoglienza, la cordialità, la disponibilità e il sorriso come tratti peculiari della sua personalità, e come ha dichiarato il generale Camillo De Milato – presidente Arp: «Quando si perde un amico si perde un pezzo di storia». Angela Pellegrino

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La Gazzetta della Puglia DALLA LOMBARDIA P 3SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 – AGINA Il sindaco Sala ha consegnato personalmente l’ambito riconoscimento Ambrogino d’oro ai pugliesi meneghini MILANO – L’Ambrogino d’oro è la più alta e ambita benemerenza civica che il comune di Milano, nel giorno del suo santo patrono Ambrogio, consegna a enti e personalità del mondo della cultura, dell’imprenditoria, del sociale, dello spettacolo, dello sport che si sono distinti nei loro settori dando lustro al capoluogo meneghino e non solo. Il 7 dicembre questa attestazione – su proposta bipartisan delle forze politiche presenti in consiglio comunale – è stata consegnata (nella cerimonia tenutasi nel teatro Dal Verme) dal primo cittadino e dal presidente del consiglio comunale anche all’Arp (associazione regionale pugliesi di Milano) che da vari decenni si distingue per la capacità di aggregare i tanti pugliesi nella città, associati e no, e per la realizzazione di eventi culturali e sociali che coinvolgono rappresentanti delle istituzioni e personaggi milanesi e lombardi. Si tratta quindi di un prestigioso riconoscimento alla capacità di integrazione e di raggiungimento di traguardi di successo dei tantissimi pugliesi che vivono e lavorano a Milano. Tra i meriti – espressi nella motivazione – che hanno portato a tale designazione sono citate l’attività di promozione culturale e di socializzazione attuata tramite attività teatrali, rassegne cinematografiche, presentazione di libri, concerti e mostre d’arte, al fine di creare occasioni di confronto e di crescita. All’inizio della cerimonia il sindaco Giuseppe Sala ha elogiato tutte le realtà premiate che – ha detto – rappresentano l’iceberg delle tante risorse, personali e comunitarie, operanti a Milano, e che di- mostrano partecipazione ai destini della città impegnandosi con notevoli sforzi per renderla grande, forte solidale. A detta di tutti, il riconoscimento all’associazione dei pugliesi, è stato ben meritato per l’impegno profuso sul territorio lombardo, per le relazioni qualificate con la Puglia e le sue istituzioni, per essere un punto di riferimento ben visibile anche per altre associazioni di campanile presenti. Insomma l’Arp si è rivelata come una realtà versatile in tanti campi, attiva, dinamica, operosa, generosa, ac- cogliente, viva, grazie alle capacità della sua dirigenza e alla vivacità dei soci. L’attestato di benemerenza civica ha altresì inteso rendere onore da parte delle istituzioni cittadine ai tanti pugliesi che costituiscono la comunità regionale più numerosa in città, e che qui si sono distinti e hanno contribuito ininterrottamente alla sua crescita. Per l’occasione anche il presidente della regione Puglia Michele Emiliano si è reso partecipe con un messaggio all’associazione: si è detto orgoglioso per il riconoscimento dato a «un’Associazione che da anni rilancia progetti di promozione dell’immagine della nostra Regione in Lombardia». Ha poi ribadito che l’associazionismo «deve assumere sempre più un ruolo attivo al servizio delle comunità che rappresenta …. affinché si possa veicolare un’immagine di Puglia bella, accogliente, in grado di costruire ponti con altri territori». Sicuramente è stato un bel momento e una grande soddisfazione, con uno stimolo a continuare questo impegno sociale e culturale in spirito di volontariato verso nuove mete e nuove sfide in termini di organizzazione di eventi e di creazione di nuove modalità aggregative per i pugliesi residenti a Milano, ma ormai milanesi a tutti gli effetti e saldamente integrati nella metropoli lombarda. Agostino Picicco G Nella foto: il presidente Arp Camillo de Milato mostra subito dopo la consegna l’attestazione dell’Ambrugino d’oro IL SANGUE È CALCE MILANO – Presentato presso Tongs Bar il 25 ottobre (nella zona dei navigli meneghini) il libro di Angelo Di Suma “Il sangue è calce”, Edizioni dal Sud, con la prefazione di Joseph Tusiani. L’autore delle due terre e delle quattro lingue, tra l’altro, ha dialogato col prof. Francesco Lenoci (docente dell’università cattolica “Sacro Cuore” di Milano). “Il sangue è calce”, con questo titolo, un po’ enigmatico, Angelo Di Summa torna alla poesia e lo fa cimentandosi nell’haiku, il genere letterario derivato dalla filosofia zen e affermatosi nel XVII secolo in Giappone, ma che ha trovato importanti epigoni nella cultura occidentale, da Kerouac a Borges, da Ungaretti a Zanzotto. Il lavoro di Angelo Di Summa contiene 108 di queste brevissime composizioni (solo tre versi secondo lo schema sillabico 5-7-5, per diciassette sillabe in tutto), organizzate, secondo la tradizione classica dell’haiku, seguendo le stagioni dell’anno. I Il gemellaggio coincide coi 115 anni della nascita delle due Fondazioni Don Gnocchi insieme con Asilo Mariuccia Alla Triennale in occasione del ritiro del premio “Urbanistica 2017” I giovinazzesi incontrano il sindaco Depalma MILANO – Il gemellaggio tra la Fondazione Don Gnocchi Onlus e la Fondazione Asilo Mariuccia nel 2017 (il 4 dicembre) è particolarmente significativo perché coincide con il 115mo anniversario della nascita di entrambe le organizzazioni: insieme collaboreranno per creare sinergie e progetti concreti di aiuto alle categorie più deboli e bisognose. «Nel suo 115° anno di vita, dichiara il presidente dell’Asilo Mariuccia, Camillo de Milato, l’Asilo Mariuccia consolida la sua opera di ente socio assistenziale con vocazione alla formazione: accogliamo per dare speranza e un futuro concreto alle nostre assistite, che trovano risposta immediata al bisogno di una casa e subito dopo iniziamo a costruire un per- corso di assistenza psicologica e sanitaria, e di accompagnamento al lavoro, partendo proprio dalla loro formazione. Io, il consiglio di amministrazione e tutto il personale dell’Asilo Mariuccia, crediamo, infatti, che non vi sia dignità senza lavoro e che aiutare concretamente le mamme a ritrovare questa dignità, contribuisca a restituire loro fiducia nel futuro. E in questo siamo confortati anche dall’ultimo successo: lo scorso anno abbiamo inaugurato una nuova casa accoglienza che si è già consolidata come realtà di eccellenza». «Questo 115° anniversario di particolare importanza nella storia di due enti radicati nel cuore dei milanesi e non solo – afferma don Vincenzo Barbante, LA TUA VOCE 24 ORE SU 24 RADIO MENEGHINAF M 91,950 quotidiano radiofonico www.radiomeneghina.it indipendente di informazione cultura economia e varietà fondato e diretto da e-mail: segreteria@radiomeneghina.it via fax e telefonica: 02-48518913 Tullio Barbato. presidente della Fondazione Don Gnocchi – non può essere che di buon auspicio al gemellaggio che andremo a sancire. La mission delle due Fondazioni ha molti tratti e valori comuni, magari diversi i modi per realizzarla, ma con un unico scopo: salvaguardare la dignità, la salute, la vita delle persone che soffrono, le più fragili, attraverso l’assistenza, la cura, la riabilitazione, utilizzando anche le soluzioni più innovative che la ricerca scientifica – molto sviluppata nei nostri istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di Milano e Firenze – ci offre. Infatti da quasi 70 anni – ha proseguito don Barbante – la Fondazione Don Gnocchi risponde ai bisogni delle persone in difficoltà che a noi si rivolgono (circa 10mila al giorno nei 28 Centri e altrettanti ambulatori oggi attivi nel Paese), coniugando ricerca scientifica e innovazione tecnologica con i valori di solidarietà e prossimità, fedele all’insegnamento e al lascito del nostro Beato fondatore don Gnocchi». Per l’occasione l’Asilo Mariuccia ha assegnato il Premio 2017 al prefetto Luciana Lamorgese, per il suo significativo impegno per la collettività e nella gestione dell’accoglienza. I MILANO – Il 22 novembre a Milano, in occasione del ritiro del premio Urbanistica 2017 durante la XXVI edizione di Urbanpromo “Progetti per il Paese” che si è svolta presso la prestigiosa sede della Triennale, la delegazione del comune di Giovinazzo, guidata dal sindaco Tommaso Depalma, ha incontrato una numerosa rappresentanza dei giovinazzesi a Milano. Con loro una qualificata delegazione dell’Associazione regionale pugliesi (il cui presidente aveva partecipato alla serata dell’emigrante in occasione della festa patronale di agosto). Tale presenza ha rappresentato un segno di attenzione alle istituzioni locali che giungono a Milano e di partecipazione al riconoscimento delle eccellenze cittadine. È intervenuto, tra gli altri, il giovinazzese Agostino Picicco, in delegazione con l’Arp, accompagnato dal presidente del sodalizio Camillo de Milato, dal coordinatore Giuseppe Selvaggi, dall’attore Gerardo Placido, estimatore di vecchia data di Giovinazzo, insieme al giornali- sta di Telenorba corrispondente per Milano e al fotografo ufficiale. I G Nella foto da sx: il sindaco Depalma col presidente dell’Arp Camillo de Milato LA TUA VOCE 24 ORE SU 24 RADIO MENEGHNAF M 91,950 quotidiano radiofonico www.radiomeneghina.it indipendente di informazione cultura economia e varietà fondato e diretto da e-mail: segreteria@radiomeneghina.it via fax e telefonica: 02-48518913 Tullio Barbato.

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P 4AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 DALL’ITALIA La Gazzetta della Puglia Come ogni anno, rivivono a Torino le tradizioni pugliesi di Cerignola (Fg) Il Natale de “La Cicogna” sotto la Mole TORINO – Sono 65.000 i pugliesi di nascita residenti oggi a Torino, e questo significa, tra mogli, figli e nuovi parenti, che sono veramente pochi i torinesi che non hanno frequentazioni familiari con la Puglia. Questa mescolanza la si ritrova ovviamente a tavola, specialmente quando si avvicinano le festività natalizie. Ecco quindi un breve tour virtuale nelle cucine dei pugliesi sotto la Mole. Le tradizioni gastronomiche natalizie della Puglia sono veramente tante, e forte è il rischio di non citarne parecchie per motivi di spazio: per questo qui si parlerà di quelle più tipicamente cerignolane, la cittadina che più ha fornito torinesi. Possiamo dire che a Cerignola il Natale inizia ufficialmente il 21 novembre, festività che il calendario liturgico chiama “presentazione della vergine al tempio”, ma che in dialetto i cerignolani chiamiamo più familiarmente la bamb’nell. Tradizione che si perde nella notte dei tempi vuole che nel giorno della bambinella si consumino in famiglia i cucl fritt, ovvero diversi calzoni di pasta lievitata ripieni di vari gusti, salame, pecorino, mozzarella, sartasc’nidd (sughetto di pomodorini e olive), acciughe, e poi fritti in olio di oliva: una vera delizia. Anche qui a Torino i cerignolani continuano questa tradizione, non solo in casa, ma anche in occasione della serata organizzata dall’associazione “La Cicogna”. Ma tra le due situazioni, la differenza è notevole visto che il lavoro di preparazione è enorme: per l’edizione di quest’anno, consumata, è il caso di dirlo, il 18 novembre scorso, è stato necessario preparare oltre 50 chili di pasta, quasi 1000 cucoli per oltre 150 persone. Un vero record fatto registrare dalla brigata di cucina composta di donne con matterello e uomini a friggere e giovani cuochi ad imparare l’arte. Il bello è che ormai la cucolata è richiesta da così tanti amici torinesi che molti soci non possono parteciparvi per indisponibilità di spazi sufficientemente ampi. Cosa affascinante è che ora i cucoli si confezionano anche con gusti nuovi: al gorgonzola, alla toma di Lanzo, come simbolo di questa inedita fusion di gusti e sapori delle due terre, Puglia e Piemonte. Il massimo della contaminazione gastronomica è però il pranzo di Natale, quando insieme a salumi e peperoni si presentano le olive (quelle di varietà Bella di Cerignola sono spettacolari) e i lam- pascioni; insieme ai tajarin (una sorta di tagliolini delicatissimi) e agli agnolotti ci sono le orecchiette (foto a sx); insieme ai brasati e ai formaggi si gustano le brasciole (involtini di vitello) al sugo della domenica e le mozzarelle e le burrate; ed infine con bunnet (budino al cioccolato e amaretto) e panna cotta non mancano i dolci tradizionali pugliesi: pizza sette sfoglie e scartellate (foto a dx), al miele o meglio al vin cotto. E cosa c’è di meglio delle mandorle caramellate (men’l att’rr’t) o incorporate in una colata di cioccolato fuso in un tegamino, nei lunghi pomeriggi intenti a giocare a tombola o a 7 e mezzo o a mercante in fiera? Ovviamente il tutto annaffiato abbondantemente da moscato d’Asti e passito di Trani. Meglio deporre da subito qualunque velleità di dieta e ripromettersi di rientrare nel peso a gennaio. Buon Natale a tutti, e felice anno nuovo. E buon appetito. GIANNI DIMOPOLI Tradizionale scambio di auguri natalizi BINASCO – Si è svolta il 17 dicembre 2017, presso i saloni dell’Hotel “Il Castelletto” in Binasco (Mi), la tradizionale festa degli auguri dell’Arp (associazione regionale pugliesi di Milano): occasione in cui gli amici di sempre e i nuovi si incontrano e si riuniscono per celebrare il Santo Natale. Una giornata fitta di sorprese, momenti goliardici ma anche impegnati, iniziata con la santa messa celebrata da monsignor Maurizio Ormes, pugliese originario di Barletta, che ha espresso la sua gioia nell’essere partecipe attivamente alla festa dei pugliesi. Con il coordinamento del responsabile culturale avv. Agostino Picicco c’è stata la cerimonia dei saluti istituzionali da parte del presidente generale Camillo de Milato e dei rappresentanti degli enti pubblici che hanno preso parte alla giornata di festa: Valentina Aprea assessore all’istruzione, formazione e cultura della regione Lombardia, Alessandro Colucci consigliere della regione Lombardia, Dante Pellicano comandante regionale dei vigili del fuoco, Manfredi Palmeri, Filippo Barberis e Laura Molteni consiglieri del comune di Milano. Poi si è entrati nel vivo della giornata di festa con aperitivo, pranzo, musica dal vivo e una divertente e animata lotteria con in palio variegati premi, dalle prelibatezze culinarie offerte da imprenditori e commercianti pugliesi ad opere d’arte offerte da artisti sempre pugliesi. Una doppia festa, quella degli auguri 2017, essendo stata anche l’occasione per celebrare il prestigioso riconoscimento dell’Ambrogino d’Oro, che il 7 dicembre l’Arp ha ricevuto dal comune di Milano, durante la consueta cerimonia che si svolge ogni anno il giorno di Sant’Ambrogio, santo patrono della città di Milano. Questa civica benemerenza ha rappresentato il riconoscimento per l’impegno culturale, di aiuto e sostegno che l’Associazione offre ai cittadini pugliesi residenti in Milano e in Lombardia. Con questi importanti riconoscimenti e questa atmosfera, i soci hanno salutato l’anno che sta volgendo al termine, in attesa di incontrarsi nel nuovo anno pronti per celebrare altri successi e altri traguardi, all’insegna della solidarietà e dell’amicizia. ANGELA PELLEGRINO 12ª edizione premio “Ambasciatori di Terre di Puglia“ dell’Arp di Milano Tra i premiati: il cantautore Ron MILANO – La dodicesima edizione del premio “Ambasciatore di Terre di Puglia“, organizzato dall’Associazione regionale pugliesi di Milano, si è svolta l’11 novembre nella sala di rappresentanza della sede comunale di Palazzo Marino, con il patrocinio del comune di Milano, delle regioni Lombardia e Puglia, e della città metropolitana di Milano. Anche quest’anno la giuria e il comitato organizzatore hanno lavorato alacremente, e spesso con l’imbarazzo della scelta, per selezionare i tanti profili di eccellenza. Di notevole spessore artistico, accademico, istituzionale, imprenditoriale e sociale il parterre dei premiati di questa edizione: Rosalino Cellamare, in arte Ron, cantautore di successo i cui nonni erano di Trani, impegnato a sostenere con il suo album, La forza di dire sì, l’associazione italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica; il sarto e stilista Angelo Inglese, tra i più rappresentativi del made in Italy nel mondo che, dopo aver ereditato la sartoria di famiglia a Ginosa, in provincia di Taranto, dove continua a lavorare e a far conoscere la sua terra, ha confezionato le camicie su misura per i grandi della Terra, dal principe William d’Inghilterra a G Nella foto da dx, il terzo: Rosalino Cellamare in arte Ron Donald Trump; il fisico salentino Orazio Svelto, accademico dei Lincei, pioniere negli studi sulla fisica dei laser. Inoltre, durante la serata, un riconoscimento speciale è stato assegnato a “Made in Carcere”, cooperativa nata grazie all’imprenditrice Luciana Delle Donne che offre un percorso formativo e un’occasione di lavoro alle detenute del carcere di Lecce con lo scopo di un loro pieno reinserimento nella società una volta scontata la pena. È evidente come il Premio ogni anno porti alla ribalta della città di Milano la pugliesità migliore che si fa onore in Italia e nel mondo. Infatti tale manifestazione ha l’intento di scoprire e conoscere attraverso i protagonisti più illustri, il pensiero, la cultura, la laboriosità e l’ingegno delle genti di Puglia dando un riconoscimento a chi negli anni, nei più svariati campi e non solo in Italia, ha contribuito alla valorizzazione del patrimonio umano, culturale e sociale della nostra regione e l’ha fatto conoscere nel mondo. Lo scopo di questa iniziativa, che ormai è diventata un appuntamento fisso per i pugliesi di Milano, è anche quello di incontrare persone e istituzioni che per le loro notevoli competenze professionali e artistiche hanno valorizzato la cultura e l’ingegno delle genti originarie delle Terre di Puglia contribuendo a diffondere una immagine positiva oltre i confini nazionali. In tal senso l’evento, at- traverso gli interventi delle illustri personalità presenti, mira a creare occasione di confronto e rappresenta non solo un momento d’orgoglio ma anche uno sprone per i numerosi pugliesi che vivono e lavorano a Milano. La prestigiosa giuria del Premio, presieduta dal generale Camillo de Milato, presidente dell’Associazione regionale pugliesi, e dall’avv. Anna Maria Bernardini de Pace, madrina della serata, annovera, tra gli altri, Maria Josè Falcicchia, capo dell’ufficio prevenzione Questura di Milano, l’attore Gerardo Placido, Giacomo De Laurentis, Direttore Eeop Sda Bocconi, Livia Pomodoro, presidente dell’Accademia di belle arti di Brera, Angelo Maria Perrino, direttore di Affaritaliani.it, Giorgio Papa, amministratore de- legato della Banca popo- lare di Bari. Tra le autorità istituziona- li che hanno onorato la serata citiamo il questore della Camera on. Stefano Dambruoso, l’assessore regionale Valentina A- prea, il capo di gabinetto del prefetto di Milano An- na Pavone, il comandante del distretto militare Mauro Arnò, il segretario generale di Confcommer- cio Lombardia Giovanna Mavellia, tutti di origine pugliese. A. P. Direzione e Redazioni 20148 - Milano, via Saverio Altamura n. 11 telefono e fax 02/36.51.30.48 70121 - Bari, via Prospero Petroni n. 5 telefono e fax 080/52.44.392 Direttore responsabile Domenico Tedeschi Condirettore e resposabile redazione per il meridione Pietro Filomeno Responsabile redazione Puglia Milly Chiusolo Stampa in proprio Tutti i diritti sono riservati. Manoscritti, foto, diapositive, disegni e altro materiale anche se non pubblicati non saranno restituiti. Le redazioni non sono responsabili delle opinioni espresse dagli autori degli articoli pubblicati. Attivita editoriale non commerciale ai sensi dell’art. 4 dpr 26 ottobre 1972 n. 633 e successive modifiche. Gli avvisi pubblicitari sono omaggio della direzione a ditte ed enti che offrono un contributo per il sodalizio: ordinario 30 euro sostenitore 50 euro e benemerito 300 euro. 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La Gazzetta della Puglia MISCELLANEA P 5SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 – AGINA Se n’è parlato il 21 ottobre alla Società Umanitaria «Cultura e impresa. Il Salento si racconta» Il messaggio ai migranti del papa: accettare le leggi di chi l’accoglie MILANO – Coniugare cultura e spirito d’impresa, turismo e valorizzazione del territorio. Nessuna ricetta, molti spunti di discussione con il racconto dell’esperienza concreta sul campo di alcuni imprenditori. Se ne è parlato alla Società Umanitaria di Milano, il 21 ottobre scorso, durante la tavola rotonda “Cultura e impresa. Il Salento si racconta” organizzato dall’Istituto di cultura salentina in collaborazione con l’Arp (associazione regionale pugliesi di Milano) con il patrocinio di Confindustria Lecce, e moderata dal giornalista Antonio Soleti. Camillo de Milato, presidente dell’Arp, ha ricordato la grande forza dei pugliesi di Milano che, ha detto, sono «milanesi a tutti gli effetti per laboriosità, voglia di fare e capacità di integrarsi». Annalaura Giannelli, a capo dell’Istituto di cultura salentina, si è detta felice di questa collaborazione con la grande famiglia dei pugliesi di Milano auspicando, in futuro, altre iniziative di riflessione sull’evoluzione del mondo imprenditoriale e le strategie per valorizzare una «terra unica» come il Salento. Angelo Maria Perrino, direttore di Affari Italiani, ha puntato il dito su alcuni problemi della Puglia: «La questione ambientale è un’emergenza irrisolta e sempre più grave come dimostrano i casi dell’Ilva di Taranto e della Centrale Enel di Cerano», ha spiegato, «su questo fronte la stagione di Nichi Vendola non ha prodotto i risultati che molti auspicavano. Viceversa, dal punto di vista della promozione del brand Puglia è stato fatto un buon lavoro e i risultati nel turismo si vedono. La vivacità imprenditoriale e l’ingegno creativo del Salento però meritano ben altra narrazione. Questa terra finora è stata “parlata”, adesso deve parlare. La Puglia è come un bimbo che deve imparare a parlare». Alla serata sono intervenuti anche Gio- vanna Mavellia, segretaria generale di Confcommercio Lombardia, Giancarlo Negro, presidente di Confindustria Lec- ce, Luciano Barbetta, presidente del Poli- tecnico del Made in Italy e l’imprenditri- ce Giorgia Marrocco. Ospite speciale Mingo De Pasquale, ex inviato di Striscia la notizia e protagoni- sta del video inedito “La figlia del desti- no” che è anche il titolo dell’omonimo ro- manzo di Annalaura Giannelli (nella foto). Una storia che, ha spiegato Agosti- no Picicco, giornalista, scrittore e respon- sabile culturale dell’Arp, «s’inserisce nel- la grande storia collettiva e di solidarietà della gente di Puglia che accolse e ospitò i migranti albanesi che nei primi anni No- vanta sbarcavano in massa sulle nostre coste». Antonio Sanfrancesco ROMA – Il 13 marzo 2013 l’argentino Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, è eletto papa. È il papa delle prime volte: il papa non europeo; il primo papa ad assumere il nome di Francesco pensando al poverello d’Assisi, il santo dei poveri. Con il suo carisma, la sua sorridente autorevolezza, i suoi discorsi contro la tirannia del denaro, i suoi viaggi inattesi, la sua volontà di riformare la Chiesa, papa Francesco imprime un segno inconfondibile nel mondo cattolico, nel mondo intero. Nella nostra epoca inquieta papa Francesco è un punto di riferimento benigno e necessario. Ha fatto la scelta della sobrietà e sogna una Chiesa povera a servizio dei poveri. Oggi è più facile parlare di povertà che parlare dei poveri. Il linguaggio della solidarietà deve invece essere fatto di azioni concrete verso i più deboli. Bisogna essere pronti e solleciti a risolvere i problemi, a venire in aiuto dei migranti, gente sola e bisognosa. Esseri umani che cercano lavoro e pane lontano dalla propria terra, rischiando in lunghi e pericolosi viaggi, in terre sconosciute e ostili. Ciò non è, purtroppo, un fenomeno temporaneo, ma dell’emergere di una nuova epoca storica nella quale la facilità dei moderni mezzi di trasporto permette spostamenti di masse ingenti di popolazione, rimodellando così intere parti del globo. A cento anni dalla morte di Francesca Cabrini, nata il 15 luglio 1850 a Sant’Angelo Lodigiano e morta a Chicago il 22 dicembre 1917, santa patrona dei migranti, mistica e donna impegnata per tutta la vita nell’assistenza agli emigranti italiani negli Stati Uniti, martedì 7 no- vembre 2017 il pontefice ha ricordato che «Francesca aveva capito che la modernità sarebbe stata contrassegnata da queste immani migrazioni e da esseri umani sradicati, in crisi d’identità, spesso disperati e privi di risorse per affrontare la società in cui si dovevano inserire». Inserimento nel nuovo paese, sottolinea Bergoglio, «vuol dire accettazione delle regole e delle leggi, e dignità». Questi erano gli obiettivi che Francesca Cabrini voleva far raggiungere a tutti i migranti, al fine di creare una sana e pacifica convivenza con gli abitanti del luogo. La crisi economica ci ha frammentato: la parola solidarietà invece, nella sua etimologia, ci parla di interezza. È un legame che ci unisce, che esiste già e che dobbiamo solo riscoprire. Oggi abbiamo di fronte una comunità del rancore, dell’odio, della paura che si esprime nei media e nei social. Dobbiamo, invece, contrapporre una comunità della solidarietà. Francesca Cabrini, dice il vescovo di Roma, «è oggi molto attuale e ci insegna ancora la via da percorrere per affrontare il fenomeno epocale dell’emigrazione coniugando la carità, la giustizia, la tolleranza fra etnie diverse, dove è nascosto il segreto di un mondo che non crede ai muri e non cede alla violenza». La forte personalità di papa Francesco e il suo linguaggio diretto e immaginifico hanno trovato subito una eco mediatica nel mondo intero. Ma soprattutto, egli ha saputo toccare il cuore dei cattolici, dei cristiani e dei non credenti con la sua parola disinteressata e giusta che promuove la pace, la solidarietà e la dignità dell’uomo. Gaetano Carpentieri FIRENZE – Martin Lutero, alla nascita Martin Luder (1483-1546), Cinquecento anni fa sulla porta del castello di Wittenberg preparato da anni di studio della Scrittura. Ad attrarre Lutero, scri- riformatore religioso tedesco, iniziatore della riforma protestante. Entrato fra gli agostiniani (1506), Lutero appese le sue 95 tesi ve mons. G. Carlo Bergantini, arcivescovo di Campobasso- Bojano, “era soprattutto la lettura ai Ro- studiò teologia a Erfurt e dal 1513 mani, il capolavoro di san Paolo, fu professore di esegesi biblica, quel prodigio di riflessione e di maturando la sua “scoperta del capacità di sintesi, che lo condus- Vangelo”, cioè la dottrina della se a capire, e a sostenere, che l’u- giustificazione dei peccati per “so- nico mezzo di salvezza è la fede. la fede”. Tradizione vuole che il 31 La più difficile delle lettere paoli- ottobre 1517 Lutero appendesse le ne, ma anche la più ricca, poiché sue 95 tesi sulla porta della chiesa affronta la grande domanda del del castello di Wittenberg, in cui mistero del male!. Pagine che af- criticava la prassi ecclesiastica fascinano ancor oggi. Anch’io ne delle indulgenze dei voti, dei pel- resto confortato”. Per secoli prin- legrinaggi, dei digiuni: Lutero non cipe degli eretici, oggi il giudizio riteneva meritorie tali azioni, con- su Lutero si è mitigato per effetto vinto dell’impossibilità di surroga- del cammino ecumenico. Anche re la mancanza di fede con le ope- papa Francesco lo ha definito “un re. Dichiarato eretico dal papa grande riformatore”. Leone X (1518), rifiutò di ritrattare La galleria degli Uffici a Firenze le proprie posizioni. Già l’anno dedica a Lutero la mostra “I volti precedente (1516) le cronache della Riforma” aperta fino al 7 raccontano che il monaco ribelle gennaio 2018. approfittò del pulpito per ammo- per pagare le spese di san Pietro. do solco lasciato allora, nel cuore tenzione alla persona e alla sua G. CARPENTIERI nire i fedeli a non ricorrere all’ac- L’esposizione al pubblico delle fa- della vecchia Europa, è più che coscienza. L’affissione delle 95 tesi quisto delle indulgenze, un merci- mose 95 tesi non fu un gesto af- mai presente, anche oggi, cinque- non fu un gesto isolato: lo meditò G Nella foto: monio indegno voluto dal papa frettato né superficiale. Il profon- cento anni dopo. a lungo nel suo cuore di monaco, il monaco Martin Lutero Il dibattito proposto da Lutero sul- lo scandalo delle indulgenze, ini- A LECCE “NONNI E NONNE VIGILI” zialmente indirizzato ad un pubblico ristretto, si allargò in modo NUOVO OSPEDALE DEL SUD-SALENTO esponenziale. Evidentemente le DALLA PUGLIA – L’amministrazione comunale di Lecce ha individuato le associazioni di volontariato operanti nel territorio disponibili ad effettuare un servizio di vigilanza presso le scuole primarie di Lecce attraverso la figura del Vigile Nonno. L’obiettivo è di agevolare l’ingresso e l’uscita degli alunni in condizioni di sicurezza. Il servizio, a titolo gratuito, dovrà essere effettuato davanti ai plessi delle scuole primarie della città, almeno 20 minuti prima e 15 minuti dopo l'orario di ingresso e di uscita, in tutti i giorni di frequenza previsti dal calen- dario scolastico. La stessa amministrazione organizzerà un breve corso di formazione rivolto ai volontari, provvederà a dotarli di giubbe e cappellini di servizio e di una copertura assicurativa contro i rischi di infortunio, nonché contro i rischi di responsabilità civile verso terzi. Intanto, come richiesto dal vicesindaco Alessandro Delli Noci, entro la prima metà del 2018 sarà aperto un nuovo locale presso la stazione ferroviaria di Lecce destinato all’attività di deposito bagagli. I tesi interessavano l’animosità che la gente covava contro Roma. Le tesi sfidavano apertamente il papato. L’ex monaco agostiniano sotto ogni punto di vista è un pezzo della storia europea. “Anche se gli esiti della sua riforma furono in Italia soffocati sul nascere, non per questo fu un elemento straniero o estraneo”. Dal suo pensiero scaturì una visione di pluralità del cristianesimo, così come l’abbandono dell’etica precettistica a favore di un’ etica della responsabilità che poi, successivamente, favorì l’ingresso a un’etica laica. La storia aveva voltato pagina, dal Medioevo si era passati all’Evo Moderno con un’at- DALLA PUGLIA – La Regione Puglia ha attivato le procedure amministrative per realizzare il nuovo ospedale del Sud-Salento. La localizzazione è stata individuata in un’area al confine dei comuni di Maglie e Melpignano. Ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: «Dopo la gare per il nuovo ospedale di Taranto e Monopoli Fasano, il governo regionale avvia le procedure per la realizzazione del nuovo ospedale del Sud Salento. A breve si darà avvio all’analogo procedimento relativo all'ospedale di Andria. La rete ospedaliera regionale co- mincia a delinearsi in maniera chiara e distinta». Infatti (di recente) è stata inaugurata la nuova sede del dipartimento di salute mentale dell’Asl Taranto, presso l'ospedale vecchio in via Santa Annunziata appunto a Taranto. Presenti: l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, il primo cittadino di Taranto, Rinaldo Melucci, il direttore generale Asl Taranto, Stefano Rossi, il direttore del dipartimento di salute mentale, Maria Nacci, e l'architetto Augusto Ressa della soprintendenza ai beni culturali. I

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P 6AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 DALL’ITALIA/EUROPA La Gazzetta della Puglia Riportiamo l’andamento sportivo delle società (6 capoluoghi di provincia) che partecipano ai campionati professionisti e cadetti Il calcio pugliese dal Gargano al Salento G DI RICCARDO FILOMENO L’ANDAMENTO DEL FOGGIA CALCIO S.R.L. Il Foggia, ritornato quest’anno in serie B, è partito male e purtroppo ha continuato male. Ora è al 18 posto in classifica, su 22 squadre. L’entusiasmo e l’impegno del mister Giovanni Stroppa per far risalire il Foggia dai bassifondi della classifica non bastano più. Lo ha detto di recente lui stesso: «Non bisogna più parlare, ma fare fatti». E sul mercato invernale aggiunge: «Mi piacerebbe avere giocatori di esperienza che si possano aggiungere a questo gruppo e possano aiutarci ad alzare l’autostima». La dirigenza rossonera, da parte sua, sta lavorando sodo alla ricerca di elementi di esperienza in grado di far crescere il tasso qualitativo della rosa. Devono essere rinforzati quasi tutti i settori. Dopo il mercato invernale e la ripresa, tutto deve essere pronto al meglio. Già si fanno diversi nomi: il terzino Nura Abdullahi, classe ’97, che arriverebbe in prestito dalla Roma; Mattia Bani e Luca Garritano del Chievo; Denis To- nucci, Aniello Salzano e Leandro Greco del Bari. E altri giocatori di maggior peso. Nel frattempo, agli inizi di dicembre, è apparsa una notizia per niente buona riferita all’arresto del vicepresidente onorario del Foggia Calcio, Ruggiero Massimo Curci. Secondo quanto all’accusa, avrebbe pagato in nero 12 giocatori, tra attuali ed ex. Tutto questo nelle passate stagioni 2015- 2016. In merito alla vicenda giudiziaria, l'attuale dirigenza ha così precisato: «Il Foggia Calcio avendo appreso da notizie di stampa dell’arresto dell’ex socio sig. Massimo Curci, nel ribadire la propria completa estraneità alle vicende giudiziarie che lo riguardano, precisa che lo stesso non riveste alcuna carica all’interno dell’organigramma societario e che la menzione dello stesso quale vicepresidente onorario ha valore meramente simbolico in virtù del ruolo avuto nel passato». I L’ANDAMENTO DEL FOOTBALL CLUB BARI 1908 Il Bari non può lamentarsi, per il suo terzo posto nella classifica della serie B, di 22 squadre. Il presidente del club biancorosso, Cosmo Giancaspro, non nasconde la sua soddisfazione. Gionatha Spinesi, ex attaccante del Bari: «Il campionato del Bari è stato caratterizzato al momento da alti e bassi iniziali e da una continuità poi trovata, intervallata da sconfitte, che però hanno permesso alla squadra di stare per due giornate al primo posto in quello che è un campionato difficile. La completezza di organico del Bari non ce l’ha nessun’altra squadra di serie B. Sono più che convinto che la rosa attuale sia molto competitiva per puntare alla categoria che più compe- te alla piazza di Bari». Ciò non vuol dire che non si deve lavorare ancora per trovare la giusta quadratura. Il mercato di riparazione serve infatti a questo. Fabio Grosso, il tecnico del Bari, reduce da un'ottima prima parte di campionato, sa quello che serve ancora alla sua squadra. Occorrono scelte giuste e non abbassare mai la guardia. Ha ragione Lorenzo Sibilano, ex difensore del Bari: «A differenza di altri campionati, dove c’erano due-tre squadre più attrezzate rispetto alle altre, quest’anno la serie B la può vincere qualsiasi squadra, e soprattutto chiunque in una gara secca può battere chiunque. È un campionato pieno di imprevisti». I L’ANDAMENTO DELL’UNIONE SPORTIVA LECCE Tutto bene per il Lecce. Prima in classifica, nella categoria Lega Pro, su 19 squadre. Nell’ambiente sportivo si respira un’aria di continua soddisfazione, ma senza esagerare. Ci vuole ancora qualcosa di più. Tutti sono consapevoli che Lecce, nota per essere una piazza calda e innamorata di calcio, non può accontentarsi di essere in C. In passato ha conosciuto nomi di spicco dello sport nazionale. Atleti del calibro di Ezio Rossi, Di Chiara, Nobile, Causio e Pasculli. Oggi c’è un bel progetto tecnico, c’è stato anche il cambio in panchina e i risultati stanno arrivando. Sembra l’anno giusto per fare il salto di categoria. Franco Lepore, capitano del Lecce: «La corsa verso la serie B? Dobbiamo mantenere i piedi per terra. Da quando è arrivato Liverani, la squadra ha trovato l’atteggiamento giusto, noi calciatori abbiamo capito che non c’erano più scusanti e che dovevamo dare il meglio di noi sul campo. L’allenatore ci chiede cose semplici e, mettendole in pratica, stanno arrivando i risultati sperati». Prima del big match tra Trapani e Lecce, programmata per il 29 di- cembre, aveva detto ai microfoni de La Gazzetta dello Sport: «Ci sono tutti i presupposti per fare botti- no pieno a Trapani e noi ci proveremo. Non andremo lì per accontentarci del punto, non firmerei per il pari. La nostra mentalità è quella di tentare di vince- re tutte le partite. Ne ab- biamo le potenzialità e dunque è giusto provarci, anche se sappiamo di do- ver affrontare una squa- dra molto forte, con ele- menti di categoria supe- riore». Il 15 dicembre il consiglio di amministrazione del- l’Us Lecce ha nominato al vertice della società Save- rio Sticchi Damiani. Atto puramente formale, visto che di fatto era già presi- dente del Lecce. Il club giallorosso, a sua volta, ha già prolungato di un anno il contratto a sei calciatori: Franco Lepore, Francesco Cosenza, Andrea Arrigo- ni, Mario Pacilli, Giuseppe Torromino, Simone Cian- cio, che erano in scadenza a giugno prossimo. I L’ANDAMENTO DEL TARANTO FOOTBALL CLUB 1927 Il Taranto, che milita in serie D, occupa il quinto posto in classifica su 18 squadre. Si direbbe che riesce a cavarsela, ma le aspet- tative sono altre. Una squadra dal glorioso passato non può finire confinata nella cate- goria dilettanti. Deve per forza risollevarsi. Da qui il malcontento e le polemiche, so- prattutto contro l’assetto societario. La re- trocessione in D è avvenuta dopo la difficile stagione passata, con il cambio di tre allena- tori e l’aggressione in campo. Quest’anno, dopo un esordio infelice, è stato cambiato di nuovo l’allenatore, poi c’è stata una parente- si felice. Come mai, ci si chiede, una squa- dra dalle grandi potenzialità vive questa sorta di male oscuro, che potremmo definire ansia di fare risultato? A più di qualcuno sembra che sia il continuo cambio di tecnici a mandare in tilt i giocatori. La squadra che è stata messa in piedi dal mercato dicembrino è comunque diversa da quella precedente, almeno nei giocatori. Il presidente Massimo Giove, ha comunicato di aver acquisito le prestazioni sportive di Massimiliano Marsili. Per il centrocampista classe ’87 si tratta del secondo ritorno in ma- glia rossoblù: vestirà la maglia numero 18. È stato ingaggiato anche Stefano D’Agosti- no, classe 992, che nella prima parte di que- sta stagione nel Campobasso ha totalizzato nove reti in sedici incontri. La società si è as- sicurato inoltre i calciatori Francesco D’An- gelo e Mauro Gori. Per entrambi si tratta di un ritorno. I L’ANDAMENTO DELLE TRE SQUADRE DELLA PROVINCIA BAT Il Barletta continua a procedere arrancando: occupa il 13 posto, su 16 squadre, nella graduatoria del campionato di Eccellenza. È messo male anche il difensore Francesco Larosa. In un comunicato della società: «A seguito di un approfondito ciclo di controlli medici presso specialisti del settore, è stata riscontrata la rottura del legamento crociato e del menisco della gamba sinistra del difensore Francesco Larosa, infortunatosi nella partita persa per 4-2 a Terlizzi contro il Molfetta lo scorso 26 novembre. Il calciatore sarà sottoposto a intervento chirurgico». Ma non ci sono solo notizie brutte. Il Cipe ha confermato il finanziamento di oltre 2 milioni di euro, assegnando le risorse al Coni per la riqualificazione dello stadio comunale Puttilli di Barletta. Al cui interno, lo scorso 28 novembre, è stata già inaugurata la pista di atletica intitolata a Pietro Mennea. Insomma, se non ci saranno intoppi, Barletta avrà presto uno stadio moderno, sicuro e confortevole. ****** La Fidelis Andria è partita male e ha continuato sulla stessa strada. Ora è penultima in classifica, categoria Lega Pro: 18 posto su 19 squadre. La società, naturalmente, sta ricorrendo ai ripari. In più: con una nota del 27 settembre 2017 il Tribunale federale nazionale ha penalizzato la squadra di un punto, per questioni legati a fattori economici. La S.S. Fidelis Andria, attraverso il proprio legale di fiducia, si è appella ta alla Corte federale. La situazione è talmente critica che vi è stato un momento in cui la società si è chiusa nel silenzio stampa. Con una nota ufficiale, il 27 ottobre scorso ha così motivato: «La decisione di chiudersi nel silenzio stampa da parte della Società Fidelis è unicamente finalizzata a ritrovare serenità all’interno della squadra. Ai giornalisti e di conseguenza ai tifosi coinvolti a nostro malincuore nel momento negativo, sarà dedicata una conferenza stampa la prossima settimana per fare il punto sulla situazione. Tutte le decisioni che saranno eventualmente prese nei prossimi giorni avranno un doppio fine: migliorare una situazione negativa che ad oggi colpisce tutte le parti in causa e scongiurare illazioni e false “voci di corridoio” tese a destabilizzare l’ambiente. L’ingresso di nuovi soci contribuisce alla risoluzione di più problemi e a pianificare con serenità il futuro della Fidelis, e il fatto che non siano andriesi non deve preoccupare, ma eventualmente, far riflettere». ****** Il Trani ha iniziato bene il campionato e ha continuato nella stessa direzione. Ora è al 5 posto, su 16 squadre, nella categoria Eccellenza. Non è la sola notizia buona per il calcio locale. Va registrata anche una novità incoraggiante. In un incontro tra sindaco, società Vigor Trani e diversi imprenditori e operatori commerciali del posto si è deciso di progettare la riqualificazione dello stadio comunale. I L’ANDAMENTO DELLA ASD CALCIO BRINDISI Le previsioni continuano ad avverarsi: il Brindisi, categoria Promozione, continua a vincere. Un campionato davvero felice. Pri- mo posto in classifica, su 16 squadre. Per ri- manere sempre in vetta non ha avuto pietà degli avversari. Spesso ottenendo il massimo risultato con il minimo sforzo: come è suc- cesso contro il Racale, grazie al colombiano Merito. La società, per garantire al mister Danilo Ruffini uomini sempre più validi, si è da tem- po attivato sul mercato, sia in entrata sia in uscita. Ha acquistato il difensore Pierangelo Carlucci, classe 1988, proveniente dal Marti- na Franca. Ha alle spalle una lunga carriera che lo ha visto protagonista anche nella ca- tegoria Eccellenza. La società ha inoltre ingaggiato l’attaccante Gianfranco Causio, classe 1993, proveniente dal Tricase e Jaime Leon Merito, classe 1983, centrocampista colombiano, con alle spalle tante esperienze in Italia, tra professionisti e dilettanti. Le trattative continuano. Alla fine di novembre, per il mondo calcisti- co locale, è arrivata una brutta notizia: la morte, all’età di 76 anni, dello storico tifoso brindisino Rino Lecci, fondatore della Pro Brindisi (insieme al dottor Rodolfo Gatti) e da sempre vicino alle sorti del calcio bian- coazzurro. Sempre al seguito della sua squa- dra del cuore, domenica dopo domenica. Fa- mosi i suoi due scioperi della fame quando la squadra marciava verso il fallimento e veni- va supportata solo dai suoi tifosi. I

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La Gazzetta della Puglia DA BARI/FOGGIA P 7SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 – AGINA L’11 dicembre è stato presentato alla stampa ol libro edito da Nicholaus Soc. Editrice «Verso il Consorzio di Bonifica Centro-Sud Puglia» DALLA PUGLIA – L’11 dicembre è stato presentato alla stampa, nella sede dell'assessorato regionale agricoltura, il libro Verso il Consorzio di bonifica Centro-Sud Puglia dell’Anbi Puglia. Il libro è edito da Nicholaus Soc. Editrice e curato dai giornalisti Roberto Violante e Nicola Berardini. È nato da un’idea dell’Anbi Puglia, struttura regionale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi Gestione e tutela del Territorio e Acque Irrigue. Hanno collaborato i quattro Consorzi commissariati di Puglia (Arneo, Stornara e Tara, Ugento e li Foggi, Terre d’Apulia) che confluiranno (legge regionale sulle ‘Norme straordinarie in materia di Consorzi di bonifica commissariati', n.1 del 3 febbraio 2017) in un unico Consorzio di bonifica del Centro Sud. La pubblicazione racconta ciò che è stato fatto sinora dai quattro consorzi commissariati. Ma è anche un vademecum dei prossimi obiettivi che la Regione, insieme all’Anbi Puglia, intende realizzare: gestire con efficienza ed efficacia la risorsa acqua per una Puglia più moderna e capace di difendere le proprie bellezze e di superare le proprie fragilità. E soprattutto per sviluppare un’agricoltura quanto più evoluta e sostenibile. Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, il direttore di dipartimento agricoltura, Gianluca Nardone, il commissario straordinario dei consorzi di bonifica, Alfredo Borzillo, e il presidente Anbi Puglia, Giuseppe De Filippo. Ha così commentato Leonardo di Gioia, assessore alle risorse agroalimentari della Regione Puglia: «L’obiettivo è di creare un ente autonomo ed effi- ciente nel medio lungo periodo, conferendo alla stessa nuova funzionalità e operatività. E, risolvendo, per prima cosa, la grave massa debitoria accumulata negli anni. Per lungo tempo i consorzi, oggi commissariati, sono stati destinatari solo di risorse di bilancio regionale: oggi, e per la prima volta, si sta investendo in una struttura consortile che, in piena autonomia, potrà intercettare misure specifiche per la difesa del suolo e la gestione delle acque in campo agricolo. E una riforma di questo tipo ha l’unico sco- po di rimettere in moto una macchina al servizio del territorio, in agricoltura e nella difesa idrogeologica». Naturalmente, occorre la collaborazione di tutti: degli enti locali e, soprattutto, degli agricoltori che dovranno riscoprire l’utilità e la funzione imprescindibile dei consorzi di bonifica, ove un tributo va corrisposto dietro l'erogazione di un servizio efficiente. I Nella foto: gli intervenuti alla presentazione del libro Arriva in Puglia il gruppo BVTECH spa DALLA PUGLIA – La giunta regionale pugliese circa l’investimento complessivo della proposta industriale di 31.280.000,00 euro presentato sal gruppo BVTECH spa, ha previsto un aiuto concedibile dalla Regione stessa pari a 19.167.000,00 euro. La realizzazione partirà da Grottaglie e Galatina con l’assunzione di cinquanta nuove unità lavorative. Il programma denominato “Suite prodotti cyber security e Soc” mira a sviluppare soluzioni tecnologiche al fine «… di fornire migliore garanzia per la protezione delle reti e delle informazioni delle piccole e medie imprese nazionali rispetto alle tecnologie presenti all’estero». La creazione di una struttura così consentirà di rafforzare la presenza del Gruppo BVTECH spa, e dell’impresa aderente Mediasoft srl, in Puglia e nelle altre regioni del sud Italia. La sede legale di BVTECH è nel capoluogo lombardo, le operative a Bologna, Genova, Lamezia Terme, Grottaglie, Taranto, Roma con 214 dipendenti e un fatturato di 29.970.128,00 euro,totale a bilancio 52.194.600,00. Capitale sociale 3 milioni di euro, posseduto dai signori: Raffaele Boccardo presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato 89,434%, Silvia Monadi 9,5% e Bartolomeo Valcalda 1%. Il gruppo si occupa di progettazione e realizzazione di sistemi informativi e business intelligence, ingegneria integrata. Opera nei comparti difesa e sicurezza dello Stato, finanza e media. Tra i suoi committenti ci sono le multinazionali dello Stato italiano Eni spa e Leonardo Finmeccanica. BVTECH spa è dentro il capitale di Progesi spa, Consorzio BVTECH,Tbridge spa, M&P Risck agency, Infotronic tech. Mediasoft srl ha sede legale a Galatina, capitale sociale 20mila euro posseduto da Santo Sabato Stefano 51%, Santo Sabato Andrea 29%, Serlenga Rocco 20%. Ha per oggetto sociale produzione, ideazione di sistemi applicativi e gestionali nel settore industriale e automotive di qualsiasi tipologia sia in campo civile e sia militare. Cinque i dipendenti, il fatturato nella misura di 412.249,00 euro, totale a bilancio 1.285.594, detiene il 5% di MyWorld srl. I L’elettrificazione riguarderà l’intera linea gestita dalle Ferrovie Pugliesi Al via l’ammodernamento della Sud-Est Il diritto del giornalista È con vero orgoglio che pubblichiamo il Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione (Wolters Klaver, 652 pp, euro 55,00): ultimo lavoro – in ordine di tempo – di Ruben Razzante, nostro corregionale nato a Taranto, docente alla Cattolica di Milano e anche collega (giornalista iscritto all’Albo – elenco professionisti – dal 23 luglio 1998). «Garantire il diritto dei cittadini ad essere informati e assicurare il pluralismo dei media sono due pilastri essenziali della nostra democrazia. Ma il giornalista è chiamato ad operare scelte mature sul terreno del diritto di cronaca, tutelando anche i protagonisti dei fatti e i fruitori delle notizie. Per questo le norme giuridiche devono tracciare confini sicuri per il corretto esercizio della professione giornalistica». A tutto ciò risponde questo volume che vuole offrire gli strumenti giuridici adeguati per imparare a fare informazione rispettando le persone e i loro diritti, «perché i giornalisti possano andare a testa alta, senza doversi pentire o vergognare di aver dato una notizia». Edizioni Centro di Documentazione Giornalistica (sconto per i giornalisti praticanti del 40% sull’intera collana STUDIARE DA GIORNALISTA e del 30% sui singoli volumi. I DALLA PUGLIA – La Regione Puglia ha fissato tempi e modalità per realizzare l’elettrificazione dell'intera linea gestita dalle Ferrovie del Sud-Est nel Salento. Si tratta di circa 189 km. L’inizio della linea, che va da Martina Franca a Gagliano del Capo, è previsto per i primi mesi del 2018. È finanziata per circa 130 milioni di euro. Il potenziamento della linea, fortemente voluta dalle comunità locali, apporterà un netto miglioramento alla vocazione turistica salentina. Soddisfatto, naturalmente, il presidente della Regione Michele Emiliano, e il Pd. Emiliano ha ringraziato l'assessore ai Trasporti Antonio Nunziante e il dottor Andrea Mentasti di Fse per il lavoro svolto. Purtroppo, l'elettrificazione non è estesa a tutta la rete della Fse. Da qui, com’era ovvio, le lamentele. Tra le tante, quelle dei consiglieri regionale Luigi Manca e Renato Perrini, di Direzione Italia: «Bene l'avvio dei lavori per l'elettrificazione della linea Sud Est che va da Martina Franca, passando per Lecce, Otranto fino a Gagliano del Capo, opera propedeutica al varo della metropolitana di superficie nel Salento, ma non ci diremo soddisfatti fino a che nella progettazione non verrà incluso anche il versante jonico, che da Taranto percorre la dor- sale Nardò-Gallipoli». Intanto le Ferrovie del Sud Est fanno sapere che il completamento dell’elettrificazione della linea Bari – Putignano – Taranto è previsto per la metà del 2018: l’obiettivo è di far circolare il primo treno elettrico nel giugno prossimo. «Entro l’estate 2018 – si legge in una nota - FSE potrà così offrire ai propri clienti sull'anello ferroviario di Bari una rete più sicura (grazie alla tecnologia SCMT e alla completa automazione dei passaggi a livello), più performante, in termini di velocità commerciale e di caratteristiche tecniche (i treni viaggeranno alla massima velocità consentita superando l'attuale limite di 50 km/h) e in- teroperabile e più sostenibile dal punto di vista ambientale, grazie all’elettrificazione del sistema di alimentazione dei treni». L’investimento finanziario complessivo previsto è di 80 milioni di euro, di cui 13 destinati alla tecnologia SCMT (Sistema di controllo della marcia del treno), interamente finanziata da Regione Puglia. Premio “Paladini 2017”Il 7 novembre si è te- nuta (all’ombra della Francesco Di Cataldo, (nostro corregionale di Madonnina) la conse- Barletta), ucciso dalle gna di 21 attestati e spille di Paladini del- Brigate Rosse nel 1978, allora vicecoman- le Memorie (due anni fa fu premiato l’avv. dante del carcere di San Vittore. Agostino Picicco in rappresentanza del- Grazie alla “Memoria” dei nipoti, che l’Arp (associazione regionale pugliesi). hanno fatto conoscere il grande perso- Presenti: il prefetto, il comandante del naggio attraverso un documentario-film, presidio militare ed altre autorità (fra le il carcere è adesso intitolato a “San Vitto- quali: il comandante regionale dei vigili re Francesco Di Cataldo”. Il figlio di que- del fuoco, Dante Pellicano, nostro corre- sto Servitore dello Stato, Alberto Di Ca- gionale nato a Foggia). taldo, dirigente nella città metropolitana Quest’anno la Puglia è presente con il di Milano, è socio dell’Arp meneghina. Un Premio che è stato dato ai due nipoti di sentito “bravo” a questi ragazzi.

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P 8AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 DALLA PUGLIA/BARI La Gazzetta della Puglia CANOSA – Il vocabolario della lingua italiana spiega che nello sport la ricezione è il tocco/modo con cui si riceve la palla lanciata dagli avversari. Nel volley, la ricezione è il fondamentale più importante di tutti “poiché dalla ricezione parte il gioco, senza di questo è impossibile creare gioco nella propria squadra e di conseguenza vincere” a detta dei maestri della pallavolo per i quali: “una squadra può non essere in grado di attaccare ma se sa ricevere e difendere benissimo, tirerà sempre su il pallone, portando in errore l’avversario prima o poi”. I manuali di pallavolo riportano anche: “Senza un passaggio preciso al palleggiatore, risultato di una buona ricezione, non ci può essere l'organizzazione di una tattica d'attacco efficace. Una buona ricezione richiede un buon gioco di squadra, che si raggiunge principalmente attraverso movimenti sincronizzati e comunicazione tra i giocatori in campo. Oltre alla tecnica vera e propria di ricezione (in bagher o in palleggio), sono fondamentali sia una corretta postura individuale che un corretto posizionamento della squadra. Una delle cose più difficili per un ricettore è capire la traiettoria della palla e muoversi di conseguenza. Bisogna abituarsi a fissare attentamente la palla e a seguirla con gli occhi da quando è nelle mani del battitore fino a quando entra in contatto con le braccia. La percezione visiva in movimento è la prima cosa”. Il premio è andato alla campionessa d’Italia nostra corregionale “Il primo pallone d’oro” a Stefania Sansonna G DI BARTOLO CARBONE Sul campo, la migliore ricezione per la stagione agonistica 2016-17 è stata premiata Stefania Sansonna, campionessa d’Italia in carica che gioca nel ruolo di libero nell’Igor Volley Novara guidata da Massimo Barbolini. Inizia nel migliore dei modi la nuova stagione per l’atleta canosina che riceve il meritato “pallone d’oro Molten” e festeggia la prima vittoria in campionato contro Busto Arsizio al termine di un match avvincente in 5 set, risultato finale 3-2 (32-30, 25-22, 20-25, 2125, 15 -12) davanti al suo pubblico ricevendo ancora una volta elogi ed applausi per la sua strepitosa perfomance. Da par suo Stefania Sansonna ha condiviso la gioia sui social: “Siamo felici per la vittoria, non era né facile né scontato e credo che la squadra abbia fatto davvero una gran cosa nel tie-break, quando siamo riuscite a rimontare e a ribaltare una situazione che sembrava compromessa. La cosa assolutamente positiva è il carattere che abbiamo dimostrato: ci sta faticare all’inizio, ma quando si ha carattere si ha un valore aggiunto e noi, evidentemente, lo Premio Confindustria a Farmalabor abbiamo”. Dopo lo scudetto conquistato dall’Igor Volley Novara nella passata stagione, il primo della sua storia, le campionesse d’Italia sono attese alla riconferma in ambito nazionale con l’obiettivo di puntare in alto in Europa, i presupposti ci sono tutti per la squadra piemontese ben allestita per reggere tutte le competizioni. (Fonte: CANOSAWEB del 15 ottobre 2017 ) G Nella foto: la campionessa) Stefania Sansonna accanto al Pallone d’oro CANOSA – Ancora una volta Canosa alla ribalta. Il 18 dicembre alla camera dei deputati, si è svolta la cerimonia di consegna del premio Confindustria “Imprese per l’Innovazione”. Presente tra gli altri la presidente Laura Boldrini. Per il terzo anno consecutivo, Farmalabor è tra le imprese vincitrici del premio, quale realtà imprenditoriale italiana che ha puntato su ricerca, crescita e sviluppo in maniera vincente. Rispetto all’edizione precedente, l’azienda farmaceutica ha ottenuto anche il “Premio dei Premi”: riconoscimento istituito dalla presidenza del consiglio dei ministri su mandato del presidente della Repubblica, assegnato solo a 9 delle imprese vincitrici. ll premio Confindustria “Imprese per l’Innovazione”, realizzato in collaborazione con la Fondazione Giuseppina Mai, Intesa Sanpaolo e con l’ausilio tecnico dell’associazione “Premio Qualità Italia”, si distingue per essere il primo in Europa ad aver adottato i parametri dell’European foundation for quality management per la certificazione dell’innovazione. La giuria, che ha esaminato i diversi aspetti dell’innovazione (prodotti, processi, obiettivi e condivisione dei risultati), ha riconosciuto in Farmalabor un’eccellenza a livello nazionale, in particolare per quanto riguarda i progetti realizzati in partnership con l’università di Bari che puntano a realizzare un alimento funzionale a base di lenticchia di Altamura Igp per gli anziani malnutriti. L’amministratore di Farmalabor il canosino dott. Sergio Fontana (al centro della foto) ha così commentato il riconoscimento: «Essere tra le 9 imprese più innovative d’Italia è un motivo di orgoglio ma anche una grande responsabilità...». (Fonte: CANOSAVIVA del 20 dicembre 2017) I Ci si augura che il 4 marzo venga finalmente eletto un governo stabile e serio In attesa delle prossime elezioni Il primo laureato in igegneria bionica DALLA PUGLIA – «Ancora una volta un talento pugliese emerge in un primato mondiale. Il suo nome è Francesco Lanotte e a soli 24 anni è il primo laureato al mondo in Ingegneria Bionica. Dicono di lui che sia un genio e non possiamo che crederci visto che questo giovane pugliese, di Barletta (Bat), è il primo a laurearsi al mondo in questa disciplina complessa e particolare. Nella scorsa giornata (3 ottobre ndr) Francesco ha conseguito la sua laurea specialistica in Bionics Engineering, con voto di 110 e lode, presso l’aula magna Ulisse Dini della Scuola di Ingegneria dell’Università di Pisa. Il giovane di Barletta ha elaborato un lavoro di tesi sullo studio dello “Sviluppo di un nuovo algoritmo di controllo per un esoscheletro robotizzato per il supporto lombare”, eseguito presso l’istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, da parte del docente Nicola Vitiello e della ricercatrice Simona Crea. Una disciplina quella nella quale si è specializzato Francesco che si caratterizza come la nuova frontiera dell’ingegneria biomedica, dove si integrano la robotica e le tecnologie bioingegneristiche con le scienze della vita, medicina e neuroscienze, nello sviluppo di dispositivi biorobotici nuovi per uso biomimetico e sanitario. Una proclamazione sentitissima ed emozionante, alla quale erano presenti lo stesso rettore dell’Università di Pisa, Paolo Maria Mancarella ed il rettore della Scuola Superiore Sant’Anna, Pierdomenico Perata. Il corso nel quale si è distinto il pugliese Francesco Lanotte è attivo da soli due anni ed è il vero e proprio fiore all’occhiello dell’ateneo di Pisa». (Fonte: Puglia Notizie del 4 ottobre 2017) I G DI P. FILOMENO I DALLA PRIMA (...) Berlusconi, nel 2011 (ultimo governo eletto dagli italiani), si sono avvicendati nel tempo: il “tecnico” Monti e i dem Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Va anche detto che con il sistema elettorale in vigore, varato per far fuori il M5s, l’esito elettorale è alquanto incerto. In un sistema politico diviso in tre poli (centrodestra, Pd e M5S), potrebbe anche andare a finire che non vinca nessuno. Con il risultato di non riuscire a formare un governo solido, come è già successo nelle elezioni politiche del 2013. A questo punto Mattarella sarebbe costretto a nominare un “governo del presidente”, affidato alla buona volontà di una maggioranza “istituzionale”. Quanto durerebbe? Sicuramente poco, con un ritorno alle urne quanto prima. La prossima legislatura, la XVIII, potrebbe essere la più corta della Repubblica. In campo, ora, ci sono sei leader: Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini orbitanti nel centrodestra; Matteo Renzi e Pietro Grasso nel centrosinistra; Luigi Di Maio nel limbo del trasversalismo. Che dire del centrodestra? L’unico elemento portante è l’eterno Berlusconi, un ottantenne più volte dato per spacciato e poi miracolosamente resuscitato per demeriti altrui. Quanto alla sinistra è cotta e stracotta da tempo. Renzi le ha dato il colpo di grazia definitivo. I leader si sono messi a litigare e gli elettori, delusi, hanno abbandonato la sce- na: chi non è andato con i pentastellati, ha ingrossato le fila dell’astensionismo. Quanti di loro, con la neoformazione capeggiata da Grasso, ritorneranno all’ovile? Del trasversalismo dei pentastellati non si sa che dire. Sappiamo solo che i due terzi degli italiani non affiderebbero a Di Maio neanche la gestione di un condominio. Mai ciò che più scoraggia è lo squallore del ceto politico: impreparato, incompetente, immaturo. Anche quello che è laureato. Colpa della scuola o di una selezione al contrario? Quale democrazia può funzionare se conferisce il comando a persone così palesemente inadeguate? Si possono fare tanti esempi. Limitiamoci a farne alcuno. La ministra Marianna Madia, eletta in parlamento nel 2008, a 26 anni, non ancora laureata, dichiarò che la sola cosa che portava in dote era la sua “inesperienza” (sic). Evviva la sincerità! Dei 170 parlamentari pentastellati presenti nell’ex Parlamento, lo stesso Grillo ha in più occasioni detto che somigliano a una grande “arca di Noè di disadattati”. Il guaio è che, oltre a essere inesperti e disadattati, sono anche arroganti, supponenti, pericolosi. La campagna elettorale è ufficialmente alle porte. La gara a candidarsi è spettacolarmente vergognosa. Si cerca un posto in lista nella speranza di conquistare una poltrona privilegiata. Non importa che ci si metta al servizio di un oligarca di partito. Quello che conta è mettere il culo su uno scranno di Montecitorio o Palazzo Madama. Poi si vedrà. E infatti si è già visto: dal 15 settembre scorso 608 parlamentari nuovi hanno acquisito il diritto ad una pensione di circa 1000 euro. E non fa niente se non saranno più rieletti e che la potranno incassare a 65 anni. Tanti di loro si sono dati da fare come meglio potevano, appoggiando questo o quel governo, per non far finire prima la legislatura. Infatti 546 parlamentari hanno cambiato casacca. Uno scandalo di proporzione mai vista. Approfittando della mancanza del vincolo di mandato, istituto virtuoso in sé, hanno fatto i comodacci loro infischiandosene di chi li aveva votati. Da questo punto di vista, statene certi, nel 2018 non cambierà niente. Purtroppo. G Nella foto: il premier on. Gentiloni

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La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA/BARI P 9SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 – AGINA Dal Gargano al Salento tra fede e folclore vengono allestiti in grotte e aree naturali I presepi viventi tradizione della Puglia DALLA PUGLIA – Come ogni anno, in Puglia ritornano i presepi viventi. Le bellezze della regione offrono scenari incantati per la rievocazione della Natività. Dal Gargano al Salento, tra fede e folclore, vengono allestiti in grotte e aree naturali, masserie e casolari di campagna, in riva al mare e nei centri storici. Enormi scenografie e centinaia di figuranti si mobilitano per ricreare l’atmosfera dell’antica Betlemme: botteghe di falegnami, arrotini, tessitrici, maniscalchi, bue e asinello, Maria e San Giuseppe, bambino. Il tutto tra illuminazioni artistiche, musica e specialità gastronomiche natalizie. Non si possono citare tutti gli eventi organizzati. Per rintracciarli basta cliccare sugli appositi siti, in particolare su quello della Regione Puglia (http://www.viaggiareinpuglia.it/cam/26/it/vivila-magia-del-natale-inpuglia). Una guida dettagliata sui presepi viventi del Salento si trova sul sito http://www.immaginasalento.it/salento-eventi/guida-ai-presepi-viventi-del-salento.html. Qui ci limiteremo a menzionarne alcuni, senza nulla togliere agli altri. A Tricase viene allestito il più grande presepe vivente d’Italia. Quello di Pezze di Greco è il più antico della regione (http://www.presepeviventepezzedigreco.it/). A Canosa la rievocazione, alla XIII edizione, è ospi- tata in un’area di interesse archeologico. Presepi viventi anche a Mottola e Massafra. Nel Salento, scenario perfetto per la realizzazione del presepe, sono tante le città e cittadine che ospitano la magia dei presepi. Si parte dai più piccoli presepi artistici, che riproducono in miniatura la scena della natività, fino ad arrivare ai presepi viventi, vere e proprie rappresentazioni della vita di un tempo. I presepi artistici vengono esposti un po’ ovunque, soprattutto nelle chiese. Alcuni, vengono realizzati in cartapesta e terracotta, frutto di una antica tradizione artigianale, che si tramanda da generazioni. I presepi viventi vengono invece inscenati quasi sempre nei centri storici, nelle grotte e a volte nei palazzi nobiliari. Dietro ognuno di essi agiscono associazioni di appassionati, dando vita a spettacolari rappresentazioni come in un teatro a cielo aperto. Tra le tante iniziative: quelle di Caprarica, Galatone, Nardò, Lecce (un piccolo villaggio creato intorno alla chiesa di San Francesco d’Assisi), Neviano (all’interno del centro storico, oltre 120 figu- G DELL’AUTORE ranti), Parabita (all’interno della Masseria Paradiso, con figuranti bambini della scuola dell’infanzia), Specchia (nel bellissimo e caratteristico centro storico medievale, 250 figuranti), Tricase (alla 27esima edizione, si sviluppa sul monte Orco, ed è considerato uno dei presepi simbolo del Salento, per l’estensione dell’area utilizzata e soprattutto per l’organizzazione che conta circa 250 figuranti), Vignacastrisi (frazione Ortelle, alla 12esima edizione, più di trenta scene e circa 300 figuranti). A corredo di tutto ciò, mu- siche e canti natalizi, stornelli popolari, gruppi di zampognari per i centri storici dei paesi, concerti, mercatini di Natale, specialità gastronomiche locali con degustazioni (“pittule”), formaggi, vino, olio, prodotti del forno, orecchiette, pasta fatta in casa, focacce, “pucce” e dolci) e visite guidate alle bellezze artistiche locali. Sul Gargano e Monti Dauni la Sagra del Fagiolo (“Féte de lu fasùle de Faìte”) di Faeto. Ad Ascoli Satriano, sulla scia delle luci dei presepi, visita al Parco Archeologico dei Dauni e a Villa Faragola. Visita guidata anche alla Torre delle Saline di Margherita di Savoia. A Canosa, la “Sagra del dolce tipico”. A Grottaglie, nel tarantino, per la XXXVIII Mostra del Presepe, vista alle Botteghe del Quartiere delle Ceramiche e al Borgo antico. A Specchia, dove protagonista è l’albero di natale, accensione della caratteristica “Focaredda” e “Sagra della Pittula”. Felice matrimonio tra fede, folclore e turismo invernale. I G Nelle foto: due presepi viventi della Puglia DALLA PUGLIA – In tutti i centri della Puglia, grandi e piccoli, sono organizzate manifestazioni che celebrano le feste natalizie. Gli eventi spaziano dai mercatini e stand enogastronomici ai presepi viventi, mostre, spettacoli e iniziative culturali di vario genere. Il tutto all’insegna delle tradizioni più antiche e della riscoperta e valorizzazione del territorio. In genere, gli eventi partono dalla prima settimana di dicembre e si concludono nella prima settimana di gennaio. I luoghi scelti sono le piazze principali e i borghi antichi delle città, addobbati di luminarie, alberi di Natale e festoni colorati. Allegri mercatini, con casette di legno o semplici bancarelle, che offrono tante idee-regalo. Sono vivacizzati da suoni, canti, artisti di strada, giochi per bambini, caldarroste, degustazioni di piatti e prodotti tipici del territorio. Fanno da corollario ai presepi d’arte e viventi, allocati negli angoli più suggestivi delle città o nelle grotte naturali. Dove la natività rivive, al suono delle cornamuse, in capanne di sughero, con statuine in terracotta o ceramica dipinta, tra muschio e lucine colorate. Oppure è animata: Sacra Famiglia, pastori, angioletti e Re Magi sono interpretati da personaggi viventi. L’elenco dei mercatini di Natale in Puglia è lungo. Citarli tutti è impossibile. L’evento natalizio si è svolto in tutte le maggiori cittò della Puglia I mercatini di Natale di Santa Claus G DELL’AUTORE Senza togliere niente agli altri, parleremo solo di alcuni. Per esempio, quello della “Casa di Babbo Natale” a Gravina di Puglia, caratterizzato dalla fabbrica di giocattoli animati, da spettacoli di magia, dai tipici zampognari e street art. Quello di Andria, in piazza Catuma: ventitré casette di legno, che hanno creato un’atmosfera da montagna, tipo Tirolo. L’iniziativa, va sottolineato, è stata sostenuta da un’associazione contro i tumori, alla quale andrà il ricavato dell’evento. A Canosa di Puglia, in corso San Sabino (nella foto), si è svolta la IV edizione dei mercatini. Artigiana- lità e creatività l’anno fatta da padrone. Quella di quest’anno è stata dedicata soprattutto ai bambini, con tante attività e letterine consegnate a Babbo Natale. A Bari, fino all’Epifania, il mercatino è stato allestito in viale Luigi Einaudi: vi si trova un po’ di tutto, in particolare le specialità tipiche del periodo. Secondo la tradizione, è San Nicolò a portare i doni ai bambini: dolci e giocattoli. Ad Alberobello, la prima edizione di “Mercatini di Natale tra i Trulli”: dal 7 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018. Tra artisti di strada, concerti e odori di buon cibo, uno dei posti più belli e caratteristici del mondo offre quanto di meglio si possa immaginare. Esperienza unica in un paese da favola. A Ostuni, la famosa città bianca, il mercatino è allocato nella villa comunale: espone prodotti gastronomici e no, prettamente artigianali. A Lecce, città barocca per eccellenza, il “Mercatino delle arti e dell’etnie” sicuramente è diverso dal solito. Partito il primo dicembre, si può visitarlo sino all’8 gennaio. Di grande interesse le bancarelle allestite in piazza Sant’Oronzo e piazza Duomo, che espongono le celebri statuette del presepe realizzate artigianalmente in cartapesta. VII edizione premio int.le “Pugliesi nel Mondo” BARLETTA – Sono stati consegnati i riconoscimenti ai 15 illustri pugliesi che quest’anno sono stati premiati dall’associazione internazionale “Pugliesi nel Mondo”. La cerimonia ospitata al teatro Curci di Barletta il 16 dicembre ha avuto una ampia eco di partecipazione. Tra le autorità intervenute: il sindaco di Barletta Pasquale Cascella con il suo assessore al turismo Giuseppe Gammarota accompagnati dal testimonial dell’edizione 2017, il cantautore pugliese Tony Santagata. La manifestazione è stata condotta dalla presentatrice Rai ed ex Miss Italia Manila Nazzaro. Fra gli ospiti: oltre al citato Testimonial Santagata, la giovane cantautrice Giulia Miccoli, vincitrice del festival “Cantagiro 2017” e il comico e cabarettista Santino Caravella. Il premio oggetto consegnato quest’anno è stata una scultura raffigurante la “Disfida di Barletta”. Premio extra è andato alla società del Foggia Calcio e ai suoi dirigenti per il traguardo raggiunto: la promozione in serie B. Questi i 15 illustri pugliesi: Nicola Bellomo, Umberto Berardi, Mariateresa Chirivi, Vincenza Conteduca, Giuseppe De Tomaso, Andrea Fabiano, Massimo Fasanella d’Amore di Ruffano, Liberato Manna, Vita Marisa Lisi di Melpignano, Donato Marzano, Mario Perrotta, Michele Pio Pirro, Gabriella pugliese, Nina Soldano, Domenico Vacca. I

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CRAC DEL COMUNE P 10AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 DALLA PUGLIA/SALENTO TARANTO – La Puglia, l’Italia, il mondo del giornalismo e della cultura ha perso uno dei suoi figli migliori: Alessandro Leogrande. È morto a Roma, dove si era trasferito da tempo, il 26 novembre 2017. A soli 40 anni, colto da un improvviso malore. A dare la triste notizia è stato il padre. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci : «Se ne va un tarantino sensibile e illuminato». Diplomato al liceo classico Archita di Taranto, si era poi laureato in Filosofia alla Sapienza di Roma. Aveva iniziato a scrivere fin da giovanissimo, sulle pagine di giornali e riviste locali. Tra le altre cose, aveva raccontato la vicenda di Giancarlo Cito. Era tornato da poco dall’Argentina. Vi si era recato per approfondire le dittature che, in quel Paese, si sono avvicendate negli ultimi 50 anni. Il Sole-24 Ore ha pubblicato, il 3 dicembre scorso, l’ultimo articolo che aveva scritto per l’inserto culturale Domenica. La sua agenda era piena di impegni. In cantiere aveva nuovi libri, progetti, programmi per Radio3 e per il Salone del Libro di Torino (di cui era da due anni consulente). Collaborava a diversi giornali e riviste: Corriere del Mezzogiorno, Internazionale, il Manifesto, Radio Tre, Il Sole-24Ore, Pagina99, Nuovi argomenti eccetera. È stato per dieci anni vicedirettore del mensile “Lo straniero” di Goffredo Fofi. Ha scritto diverse inchieste sulla criminalità organizzata, sul caporalato, sugli immigrati, sulle nuove mafie, i movimenti di protesta. Ha esordito col il reportage narrativo “Un ma- La Puglia ha perso uno dei suoi figli migliori Addio Leogrande re nascosto” (L'Ancora del Mediterraneo, 2000), dedicato alla sua città. Poi: “Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud” (Mondadori, 2008), “Fumo sulla città” (Fandango, 2013), “La Frontiera” (Feltrinelli, 2015). Con “Il naufragio. Morte nel Mediterraneo” (Feltrinelli, 2011), sulla tragedia dell’immigrazione albanese davanti alla costa pugliese a bordo della Kater i Rades, vinse il Premio Ryszard KapuÊciƒski e il Premio Paolo Volponi. Con “Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali” (L’Ancora del Mediterraneo, 2003) si aggiudicò il Premio Sandro Onofri. Per minimum fax curò anche un’antologia di racconti sul calcio: “Ogni maledetta domenica” (2010). Ultimi lavori: “Il violento mestiere di scrivere” (La nuova frontiera, 2016), edizione italiana degli scritti giornalistici di Rodolfo Walsh e “L’altro risorgimento” (2017), scritti di Carlo Pisacane. Ha scritto Angelo Ferracuti il 28 novembre scorso: «Sono pochi gli autori che in questo sgangherato paese si possono definire civili, ancora di meno tra quelli più giovani cresciuti nelle scuole di scrittura, vampirizzati dal marketing. [ … ]. Aveva una serietà di intellettuale d’altri tempi, di tipo novecentesco, però innestata dentro una vitalità tutta contemporanea e con uno sguardo internazionale. Quello che mi ha sempre colpito di lui era ... la tempra di reporter di razza, il migliore della sua generazione. [ ... ]. Mentre tutti i suoi coetanei cercavano la via mondana del romanzo, A- lessandro, lavorando sul campo e dal basso, con uno sguardo ad altezza d’uomo, riusciva a ridare vita al reportage narrativo in senso classico, con la perizia documentaria del giornalista d’inchiesta e le capacità del narratore. Una condotta unica che gli ha permesso di scrivere in pochi anni alcuni libri fon- damentali su come cam- bia il mondo, dalle parte degli ultimi, dei dannati della terra, siano essi lavo- ratori minacciati da vio- lenti caporali, migranti che scappano da guerre civili, desaparecidos. Se ne occupava con serietà, passione, e il coraggio dei buoni» (https://ilmanife- sto.it/leogrande-il-corag- gio-di-stare-sulla-frontie- ra/). Per chi non ha mai letto Leogrande, sarebbe ora il caso di cominciare a farlo. P. FIL. La Gazzetta della Puglia Idea Radio compie 30 anni DALLA PUGLIA – Era una giornata grigia quel mercoledì 18 novembre 1987 a Latiano, l’autunno incominciava sempre più a vestire le sembianze dell’inverno quando, alle 14.10, avvenne qualcosa di inaspettato. Una nuova stazione radiofonica trasmetteva la voce di Mina nel brano “Ma chi è quello lì”. Era nata Idea Radio. Da allora sono trascorsi trent’anni durante i quali Idea Radio è divenuta una compagna di viaggio fedele e affidabile per molti. Una radio nata con la precisa intenzione di raccontare il territorio con un angolo di visuale ed una prospettiva orientata a dare voce a chi non ne ha e sottolineare gli aspetti positivi e propositivi che nascono sul territorio. Idea Radio oggi è presente con i propri canali di diffusione nelle città di Brindisi, Francavilla Fontana, Mesagne, Erchie, Oria, Latiano, e la provincia sud di Taranto, coprendo un bacino di utenza di 280 mila abitanti. Al passo con i tempi ed in continua evoluzione oggi l’emittente è presente anche sul web con un sito, una web tv, seguitissimi account social e con una diretta streaming sia audio che video 24 ore su 24 che permette un ascolto in tempo reale da qualsiasi angolo del Mondo. Tanti i nomi che sono intervenuti negli anni ai microfoni di Idea Radio, dai grandi della musica come Renzo Arbore, Tiromancino, Danilo Rea, Ramin Bahrami, Mogol, Peppe Servillo, solo per citarne alcuni, alle personalità del mondo dello spettacolo e della cultura come, tra gli altri, Dario Fo, Eros Pagni, Geppy Glejeses e Luigi De Filippo. Accanto a loro in primo piano ci sono sempre stati e ci saranno le associazioni ed i movimenti che sul territorio lottano ogni giorno per la difesa e la tutela dei più deboli e vulnerabili che troppo spesso sono lasciati soli. Una stazione radiofonica aperta al confronto che ogni giorno racconta il territorio sempre in diretta. «Trent’anni fa, quando abbiamo dato inizio a tutto con alcuni amici, non avremmo mai immaginato di dare vita ad una realtà così longeva – dichiara il presidente e fondatore di Idea Radio Tommaso D’Angeli – Oggi raggiungiamo un traguardo significativo con l’auspicio di continuare sulla scia di quanto sin qui realizzato rafforzando ancora di più il nostro ruolo sul territorio in modo da far sentire di più la voce di chi non ne ha. Un grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo di Idea Radio e a chi oggi opera nella nostra realtà, e un ringraziamento particolare va a tutti i nostri ascoltatori che quotidianamente dimostrano il loro affetto per la nostra emittente». VINCENZO SARDIELLO PER IL 2018 Nuova iniziativa delle FF. SS. LECCE – La stazione ferroviaria di Lecce avrà il deposito bagagli entro la prima metà del 2018: sarà aperto un nuovo locale presso la stazione ferroviaria di Lecce destinato all’attività di deposito bagagli. La comunicazione giunge dal Gruppo Ferrovie dello Stato a cui, lo scorso ottobre, il vicesindaco Alessandro Delli Noci aveva indirizzato una richiesta di ripristino del servizio bagagli, soppresso nel 2015. In merito ci ha tenuto a precisare Delli Noci: «Lecce e la sua provincia, come dimostrano i flussi turistici, registrano ogni anno e in maniera crescente quote rilevanti sia di arrivi sia di presenze, in particolare in alcuni periodi dell'anno. Avere un deposito bagagli, che rappresenta un servizio di civiltà e cortesia, mi è sembrato indispensabile e piuttosto urgente». Adesso non resta che attendere il ripristino: ci auguriamo a breve, dell’annunciato servizio bagagli. I Edizioni Grifo - Autori Salvatore Imperiale e Antonio Resta Sciucamu a tuddi Guida ai giochi tradizionali salentini Con che cosa giocano i bambini e gli adolescenti di oggi, è sotto gli occhi di tutti: cellulari, computer, smartphon, playstation. Videogiochi, inventati e prodotti dai più sofisticati marchingegni tecnologici. Che costringono a stare fermi, per ore, davanti a schermi lampeggianti e a subire martellanti suoni elettronici. Digitano in maniera compulsiva, con facce contratte e sguardi alienati. Spesso soli, al più collegati a distanza con altri coeta- nei. Chiusi in un mondo virtuale, con poca creatività. E colpiti da incipienti malanni, tra cui l’obesità e la psicodipendenza. Tutto grazie al crescente benessere e al rapido sviluppo tecnologico. Ma c’è stato un tempo, che è durato sino agli anni Sessanta del Novecento, in cui i bambini e i fanciulli giocavano e si divertivano senza andare incontro a danni e alienazioni. Vivevano sicuramente in una società più povera, ma crescevano più sani e creativi. Com’erano quei giochi? Chi ha una certa età se li ricorda. Anzi, ne è stato protagonista. Chi scrive è uno di essi. A darne conto, almeno per il Salento, è l’interessante lavoro di Salvatore Imperiali e Antonio Resta: “Sciucamu a tuddi. Guida ai giochi tradizionali salentini”, Edizioni Grifo, 2015, pp. 125). “Sciucamu a tuddi” (“Giochiamo a sassolini”) era un tipico gioco femminile, che è minuziosamente spiegato alle pagine 62-64. Il libro è frutto del contributo di più autori. Salvatore Imperiali (Neviano, 19101995), medico condotto, poeta dialettale e conoscitore delle tradizioni salentine. Autore de “Il mondo perduto” (Lecce, Edizioni del Grifo, 1998), da cui sono tratti i giochi della sua infanzia e inseriti nel presente volume. Antonio Resta (Neviano, 1950), scrittore, che ha arricchito il testo riportando i giochi tradizionali più recenti (di sicuro gli ultimi, prima che si estinguessero del tutto). Luigi Cannone (Lecce, 1955), pittore e appassionato stu- dioso del folclore locale, che ha illustrato i giochi con 20 tavole a inchiostro. In sedici capitoletti vengono passati in rassegna le numerose attività ludiche del tempo che fu. A partire dai giochi dell’infanzia, in cui era la mamma che giocava col figlioletto. Poi si passa alle favole e alle filastrocche, alle carte, ai soldi, ai bottoni, alle biglie di vetro, alle figurine, alla trottola (lu rùculu), al monopattino (lu motopattinu), alla fionda (la frèccia) e via elencando. Giochi poveri, fatti con materiali di fortuna. Con tanta manualità e altrettanta fantasia, si costruivano pistole, fucili e spade di legno, cerbottane da un pezzo di canna, carrettini da pale di fichidindia, carrarmati da un rocchetto di cotone. Giochi semplici e socializzanti, che si svolgevano all’aperto. Alcuni di essi sono durati secoli. Come la lippa, di cui ci sono testimonianze nel Cinquecento. Come i cinque sassolini e la trottola: ci giocavano persino i fanciulli dell’antica Grecia. Questi giochi ora non ci sono più. Svaniti con il declino del mondo contadino. Oggi le strade sono piene di traffico e i marciapiedi pavimentati e invasi da passanti frettolosi e tavolini selvaggi. Un mondo nevrotico, materialista, individualista, in cui ognuno “gioca” per sé e ignora gli altri. Il libro ha senz’altro il merito di far nascere nostalgia nelle generazioni più anziane e, credo, curiosità in quei pochi giovani che leggono. Scrive l’editore, nella premessa: «È un “come giocavamo” che implica un “come eravamo”. Così, nonni e padri potranno riandare con la memoria al mondo della loro fanciullezza, ritrovare o ricreare personaggi e situazioni, momenti spensierati e divertenti. I lettori più giovani, da parte loro, potranno scoprire un mondo sconosciuto, lontano anni luce, nelle condizioni di vita, dal loro mondo tecnologico e nondimeno cronologicamente assai vicino» (p. 4). Ben detto. P. FIL.

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La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA/SALENTO P 11SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 – AGINA L’ultimo lavoro dell’autrice Luciana Petracca (Congedo Editore 2017, pp. 278) «Un borgo nuovo angioino di Terra d’Otranto...» FRANCAVILLA F. – Per molto tempo la medievistica ha trascurato lo studio dei centri urbani minori del Sud. Si pensava che a meritare attenzione fossero solo le realtà urbane maggiori, soprattutto per la loro capacità contrattuale nei confronti del potere monarchico e feudale. Una capacità politica che servisse a rivendicare sempre più autonomia riguardo a funzioni amministrative, giurisdizionali e fiscali. Certo, a sfavore delle piccole comunità rurali si è sempre aggiunto anche la scarsa documentazione esistente. Di recente la storiografia sul Mezzogiorno bassomedievale ha finalmente mutato tendenza, cominciando a interessarsi alle municipalità minori che a torto erano state ritenute prive di esperienze originali. Luciana Petracca, alla luce di quanto detto sopra, ha reso giustizia a uno dei centri più importanti del Principato di Taranto: Francavilla Fontana. Il suo ultimo lavoro, infatti, si intitola: “Un borgo nuovo angioino di Terra d'Otranto: Francavilla Fontana (secc. XIV-XV)”, Congedo Editore, Galatina, 2017, pp. 278, euro 35. Il saggio è inserito (n. 16) nella prestigiosa collana “Saggi e ricerche”, diretta da Bruno Pellegrino, del Dipartimento di studi storici dal medioevo all’età contemporanea dell’Università del Salento. Il lavoro, che si è valso della letteratura esistente e di fonti inedite, è corredato da un’ampia bibliografia, indici di nomi, luoghi e fondazioni ecclesiastiche e religiose. Luciana Petracca è ricercatrice di Storia Medievale presso l’Università del Salento. I suoi interessi sono rivolti in particolare alla storia degli Ordini religioso-militari e ad alcuni aspetti di storia politica, sociale, economica e culturale (con particolare riferimento al Principato di Taranto) relativi all’età compresa tra Basso Medioevo e Rinascimento. Le sue pubblicazioni in merito, oltre ad una maggiore conoscenza del Principato di Taranto nei secoli XIV e XV, costituiscono un importante contributo alla comprensione, più in generale, della storia del Regno di Napoli. Le ragioni che hanno spinto la studiosa a scegliere Francavilla sono due: un apparato documentario superstite sufficiente per un’indagine articolata e più o meno compiuta; il toponimo, che richiama un fenomeno tipico dei nuovi borghi franchi sorti tra XIII e XIV secolo. Si pensi, per esempio, a Martina Franca, nata nello stesso periodo tardomedievale. Quello delle neo-fondazioni nel Sud è un tema di grande fascino storiografico, proprio per il contesto istituzionale, politico ed economico in cui sono nate e si so- no sviluppate, a differenza di quanto è avvenuto al Nord. Il libro è diviso in sei parti. Nel primo capitolo vengono illustrati le fonti: l’archivio capitolare della Collegiata di Francavilla, l’archivio storico del Comune di Francavilla e la documentazione orsiniana. Nel secondo capitolo vengono trattate l’habitat naturale della Terra d’Otranto e le vicende storiche del principato di Taranto che precedono la nascita del borgo francavillese. Nel terzo, viene descritta la fondazione e i successivi sviluppi: la leggenda delle origini, la genesi insediativa, le successioni feudali, la demografia, il governo del principe Orsini del Balzo (1455-1463), il successivo passaggio del feudo tarantino alla corona aragonese e l’insediamento abitativo trequattrocentesco di Francavilla. Nel quarto, viene focalizzato il mondo agrario francavillese: le risorse del territorio, i patrimoni feudali e le conduzioni dei coltivi, la feudalità ecclesiastica e gli allodi. Nel quinto, si indaga il tessuto sociale: in particolare i gruppi preminenti, i protagonisti principali della vita politica ed economica, che provenivano dal mondo delle professioni giuridiche e delle cariche amministrative. L’ultima parte, la sesta, è dedicata al mondo ecclesiastico locale, al suo patrimonio e alla gestione dei redditi. Scrive l’autrice, nell’introduzione, che la «”società ecclesiastica” … costituiva una realtà per nulla estranea e contrapposta a quella laica. I membri del clero erano spesso espressione delle famiglie più influenti, legate tra loro da vincoli di alleanza, anche familiari, e da condivise strategie di potere» (p. 12). P. FILOMENO Auguri generale Farina Il consiglio dei ministri nella seduta del 22 dicembre ha deliberato – tra l’altro – la nomina del generale di corpo d’armata del ruolo normale delle Armi di fante- ria, cavalleria artiglieria, genio e trasmissioni dell’E- sercito, Salvatore Farina, a capo di stato maggiore del- l’Esercito a decorrere dal 27 febbraio 2018 e per la du- rata di un triennio. E ciò in sostituzione del generale Danilo Errico che termina il mandato alla fine di gen- naio Il generale Salvatore Farina, nato a Gallipoli il 18 no- vembre 1957 ma cresciuto a Casarano (Le), dal 4 mar- zo 2016 ricopre la carica di comandante del Joint For- ce Command Brunssum(JFC-Brunssum), uno dei due comandi operativi della Nato con base a Brunssum (O- landa) ed è coniugato con la signora Gianna dalla qua- le ha avuto due figlie: Elisa e Nicoletta. Dal 2000 al - 2001 il nostro ha comandato il 1° Reggi- mento trasmissioni di Milano alla caserma Perruc- chetti, ammodernando il reparto si è occupato del passaggio dell’unità alle dipendenze delle forze di reazione rapida della Nato. Formazione e titoli di studio: ha frequentato il 158° corso dell’Accademia militare di Modena e la Scuola di applicazione di Torino; laurea in scienze strategiche presso la Scuola di applicazione – università di Torino; ha frequentato il 26 British army staff college in Cambiago, UK; laurea in ingegneria e- lettrotecnica presso l’università di Padova; laurea in politica internazionale e relazioni diplomatiche pres- so l’università di Trieste; master in Defence resource management presso l’Istituto della difesa Usa in Mon- terey-California; è in possesso del brevetto di paraca- dutista e di istruttore militare di educazione fisica; master Alta formazione per dirigenti generali del Mi- nistero difesa presso Link campus di Roma. Al corregionale generale Farina giungano i nostri mi- gliori auguri di buon lavoro. I A Taranto e provincia 2006/2012 sono stati 21.313 i tumori registrati L’assessore regionale Perrini: bisogna fare molto di più TARANTO – In occasione dell’apertura dei nuovi spazi di Oncoematologia pediatrica nel reparto di Pediatria del S.S. Annunziata di Taranto, è stato presentato (di recente) l’aggiornamento dei dati del registro tumori relativi al periodo che va dal 2006 al 2012. I dati, in possesso dell’Asl Taranto, parlano chiaro. Non lasciano spazio a interpretazioni: tra il 2006 e il 2012 sono stati registrati in provincia di Taranto 21.313 nuovi casi di tumore maligno, di cui 11.640 uomini e 9.673 donne, con un’incidenza annuale media di 3.044 casi. Dati assolutamente allarmanti. L’incidenza dei tumori, soprattutto quelli giovanili ed infantili, sono assolutamente fuori media. Raccolto in un volume, il rapporto tumori di Taranto è disponibile sul sito dell’Asl. Come si evince dai dati, c’è un eccesso di casi tra gli uomini. Quanto alle aree interessate, le broncopatie cronico-ostruttive presentano un alto tasso di mortalità in molti comuni del centro e della zona orientale della provincia. A Taranto è del 23 per cento e a Statte del 27. All’interno dei quartieri del comune di Taranto si rilevano eccessi di ricove- ro del 23 per cento ai Tamburi, 24 a Paolo VI e 26 a Città vecchia-Borgo. A Taranto, i tumori maligni più frequenti nei maschi: alla trachea, bronchi e polmone con una frequenza del 16.5 per cento, prostata (16.1), vescica (13.4) e colon retto (11.6). Quelli più frequenti nelle femmine: alla mammella con una frequenza del 29.5 per cento (risulta anche il tumore maligno più rappresentato considerando la sommatoria di entrambi i sessi con i suoi 2.850 casi totali), al colon retto (12) e alla tiroide (8.1). Sul grave problema è intervenuto, con una interrogazione, il consigliere regionale alla sanità, Renato Perrini: «Bisogna fare di più, molto di più. E con tutta franchezza non servivano i dati del Registi Tumori per avere la certezza che la situazione di Taranto è drammatica. Sarebbe un’ipocrisia inaccettabile soprattutto dal mondo delle istituzioni. Qui non servono solo soldi per i “faremo”, qui serve imporsi con ogni strumento politico per ottenere quelle deroghe che permetteranno alla sanità tarantina di sostenere e curare in maniera adeguata i nostri malati e i nostri figli. Le mediazioni fatte fino ad oggi con il Governo, che non ha ancora compreso la gravità del caso Taranto, sono servite a ben poco». P. F. IL CORSIVETTO DELLA VIGNETTA Cosa ci riserva il 2018 I DALLA PRIMA (...) È giorno o notte? Il lanternino farebbe pensare che sia notte. Ma non è chiaro e non ha importanza. La didascalia suggerisce la chiave di lettura. Entriamo per un attimo nei panni, anche se abbondanti, dell’omone. Noi, al posto suo, che cosa ci aspetteremmo di trovare nel corso del 2018? Detta con tutta franchezza, una svolta che ci cambiasse finalmente la vita: un incontro casuale, una vincita, una conoscenza improvvisa, la nascita di un figlio, una telefonata inaspettata, un posto di lavoro, un amore e via elencando. Niente di speciale, il minimo per vivere decentemente. Peccato che nell’illustrazione manchino le stelle. Eh, sì, perché le stelle non stanno solo a guardare, ma ci predicono il futuro. I settimanali di fine anno sono pieni di oroscopi. Per alcuni è un gioco, è vero, ma per molti altri no. Insomma, non è vero ma ci credo. A guardar bene, si ha la sensazione che l’omone non cerchi la semplice sopravvivenza come la maggior parte di noi mortali. Sembra che miri a qualcosa di alto, nonostante guardi in basso. Intanto chi è? È un povero o un ricco? Non si capisce. Cerca qualcosa che ha perso o che non ha mai avuto? Lui non parla. Tocca a noi immaginare chi è e cosa cerca. Non è giovane. Se lo fosse, sarebbe stato banale: i giovani, che sono pieni di speranza, guardano sempre in avanti. Il fatto che sia un uomo maturo ha un significato particolare. Vuol dire che le illusioni e delusioni, inevitabili, non gli hanno ancora inibito la voglia di cercare. Esempio comunque positivo, per tutti. Ricorda Antonio Gram- sci: il pessimismo della ragione e l’otti- mismo della volontà. In cielo non c’è una stella? Niente ma- le, a lui non interessano i segni zodia- cali per leggere nel futuro. Non è un a- strologo. In mano non ha un almanac- co o una sfera di cristallo. Non è un in- dovino. Regge, come abbiamo già det- to, un lanternino. Ha l’aria di un filo- sofo. Un Diogene moderno. O, almeno, a noi sembra così. E come il Diogene storico, quello del IV secolo a. C, cerca qualcosa di davvero pregnante. L’uma- nità smarrita, appunto: la pietas, l’a- more, la solidarietà, l’autonomia, la fe- licità, la pace. Niente di materialistico. Un utopista o, com’era ritenuto Dioge- ne di Sinope, un pazzo? Cerca per sé o anche per gli altri? Se cerca anche per gli altri, come vorremmo sia, dovrem- mo essergli tutti grati. Noi italiani, però, non dovremmo fer- marci solo alla gratitudine. Dovremmo invece rimboccarci le maniche e darci da fare da soli. Non aspettare la man- na dal cielo. Se a volte la vita ci sem- bra un libro scritto male, perché non lo correggiamo e lo ristampiamo? A che serve rimanere inerti? Purtroppo ab- biamo la cattiva abitudine di non sa- perci più indignare, di assuefarci a tut- to. E, cosa ancora più grave, di cancel- lare la memoria. C’è chi interpreta tut- to ciò come un dato positivo: un istinti- vo spirito di sopravvivenza, per non soccombere sotto il peso del destino. Forse è vero, ma il comportamento è sbagliato. Se fossimo meno conformisti e più indignati – c’è stato un tempo in cui lo eravamo –, staremmo senz’altro meglio. E, soprattutto, saremmo più or- gogliosi di noi stessi. P. FIL.

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P 12AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 GAZZETTINO SPORTIVO La Gazzetta della Puglia Campionati di calcio leghe professionisti: serie A e B che si disputeranno nei nostri stadi, con riferimento alla Puglia (a pag. 6) Calendario 2017/2018 di tutti gli incontri SERIE A SERIE A SERIE B SERIE B

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La Gazzetta della Puglia LEX SEMPER LOQUITUR P 13SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 – AGINA ROMA – Dal 1° dicembre si possono presentare le domande per ottenere il Rei, la nuova misura permanente di contrasto alla povertà che inizialmente riguarda circa 490mila famiglie per un totale complessivamente di 1,8 milioni di persone. A regime, dopo luglio, la misura – destinata a sostituire progressivamente il Sostegno all’Inclusione attiva (Sia) e l’assegno di disoccupazione (Asdi), – riguarderà 700mila famiglie per circa 2,5 milioni di persone. Il contributo assegnato potrà essere al massimo di 485 euro per nucleo familiare e verrà erogato con una carta prepagata. La procedura per l’accesso al beneficio anti povertà è contenuta un una circolare diffusa dall’Inps nelle scorse settimane. Ecco come funziona. Cos’è il Rei Il Rei è un beneficio economico condizionato all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa. Viene riconosciuto ai nuclei familiari che hanno un Isee non superiore a 6mila euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro. Lo strumento è compatibile con un’attività lavorativa (fermi restando i requisiti economici), ma non con la percezio- Chi ha diritto e come compilare la domanda e a chi va presentata Al via il reddito di inclusione ne della Naspi (la Nuova assicurazione sociale per l’impiego) o di altri ammortizzatori sociali per la disoccupazione involontaria. Il beneficio viene riconosciuto nella misura massima ai soli nuclei privi di trattamenti assistenziali o con Isr (indicatore della situazione reddituale) nullo mentre per gli altri vengono integrate le risorse economiche fino alla soglia. Per la povertà invece le domande all’Inps si possono presentare dal 1° dicembre sempre per il reddito di inclusione. Le domande Le domande si possono presentare ai comuni o altri punti di accesso identificati dai comuni stessi (in molti casi ai municipi in cui sono suddivisi i servizi sul territorio). I comuni invieranno le informazioni all’Inps entro 15 giorni. L’istituto, controllati i requisiti, potrà riconoscere il diritto, ma solo dopo la firma del progetto personalizzato. I requisiti Hanno diritto all’accesso i cittadini comunitari o extracomunitari con permesso di soggiorno ma residenti in Italia da almeno due anni continuativi al momento della domanda. In sede di prima applica- zione si partirà dalle famiglie che hanno almeno un minore, o una donna in stato di gravidanza accertata (ma il Rei potrà in questo caso essere chiesto non prima di quattro mesi dalla data di parto presunta),o disabili o persone over 55 disoccupate. Tetto massimo di 485 euro per nucleo familiare I benefici possono arrivare al massimo a 187,5 euro per una persona sola e fino a 485 euro per una famiglia di 5 o più persone. Il reddito viene erogato per 12 mensilità l’anno per un periodo al massimo 18 mesi. Sarà necessario però che trascorrano almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di richiederlo di nuovo (per un ulteriore periodo di altri 12 mesi, al massimo). Il tetto è vincolato a quello dell'assegno sociale per gli over 65 senza reddito. A regime coinvolte quasi 700mila famiglie Come accennato, inizialmente saranno coinvolte quasi 500mila famiglie; dal primo luglio, a regime e togliendo i paletti su minori, disabili e over 55, è previsto a raggiungere circa 700mila nuclei, per un totale di oltre 2,5 milioni di persone. Per questa procedura nell'anno sono stati stanziati nella legge di Bilancio due miliardi. Progetto personalizzato anti povertà Oltre alla componente economica, il Rei si baserà sull'occupabilità della persona che ne fa domanda,rivelando la sua situazione complessiva e dare così vita a un "progetto personalizzato" per il superamento della condizione di indigenza. Il beneficio economico può essere decurtato o sospeso nel caso i componenti della famiglia sostenuta non si presentino alle convocazioni. Erogato con carta prepagata Il nucleo familiare avente diritto al beneficio avrà una Carta di pagamento elettronica (Carta Rei), simile a quella prepagata. La Carta potrà essere usata, fino a metà dell'importo, anche per fare prelievi di contanti. Sino ad oggi invece l'uso era vincolato sempre e solo per acquisti nei supermercati, negli uffici postali e nelle farmacie. (Fonte: Il Sole 24 Ore) Pensioni con importo inferiore dal 2019 Ribasso in vista, purtroppo dal 2019, dei coefficienti per il calcolo dell’assegno previdenziale: con lo scatto dell’età pensionabile viene adeguato anche il coefficiente sulla parte contributiva della pensione, per incamerare il fatto che, a parità di uscita dal lavoro, si percepirà l’assegno per più tempo. In soldoni l’assegno sarà di importo inferiore. I nuovi moltiplicatori saranno comunicati con il provvedimenti di adeguamento alle aspettative di vita, atteso per fine anno, e applicati ai trattamenti previdenziale con decorrenza dal primo gennaio 2019. Il coefficiente di trasformazione del montante contributivo della pensione – si legge su pmi.it – scenderà di una percentuale fra l’1 e il 2,5%. Il calcolo riguarda solo la parte contributiva della pensione, quindi penalizza maggiormente coloro che hanno l’assegno completamente calcolato con il metodo contributivo.I lavoratori che avevano già 18 anni di contributi alla fine del 1995 hanno la pensione calcolata con il retributivo fino alla fine del 2012, e solo per la parte maturata successivamente al primo gennaio 2012 il calcolo contributivo. I Servono più fondi per adeguare le retribuzioni dei dipendenti pubblici Per i contratti di lavoro RISPONDE LO STUDIO TEDESCHI COMMERCIALISTI IN MILANO ‘ROMA – Gli stanziamenti per i rinnovi contrattuali, scaduti da quasi otto anni, contenuti nel disegno di legge di bilancio 2018 non coprono tutto il personale della pubblica amministrazione, ma solo i dipendenti delle amministrazioni statali, fra cui i più numerosi sono quelli della scuola. Il governo prevede un ammontare complessivo degli stanziamenti per gli statali, triennio 2016-2018, pari a 300 milioni di euro per il 2016, a 900 milioni per il 2017 e ha 2850 milioni di euro a decorrere dal 2018. Buona parte di questi fondi derivano da risorse già previste nelle manovre dei due anni precedenti e mai utilizzati. In tale contesto vi sono anche altri settori importanti come ministeri, enti pubblici non economici e agenzie fiscali. Un’altra grossa fetta (circa un 1.200.000) è formata dai dipendenti delle regioni, comprese quelle a statuto speciale, degli enti locali e della sanità: per questi settori il governo non definisce gli stanziamenti, ma si limita a porre a carico dei rispettivi bilanci l’onere di provvedere al relativo finanziamento. In ogni caso, regioni e comuni dovranno tirar fuori dal loro erario le risorse necessarie a corrispondere gli 85 euro lordi mensili di aumento ai proprio dipendenti per il triennio 2016-2018, mentre per la sanità le risorse saranno a carico del fondo per il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale. Premesso ciò, si sottolinea che già i sindaci e i presidenti delle regioni hanno fatto presente a Roma di non essere in grado di sopportare un tale sforzo economico senza il contributo di ulteriori risorse da parte del governo centrale e, nel contempo, minacciano, in caso contrario, di tagliare il servizio ai cittadini i quali, si sa, sono sempre le vittime designate di un sistema burocratico poco sensibile e rispettoso verso i più deboli. Infine, nel bailamme contrattuale, non vanno di certo dimenticate altre categorie, quali: Forze di polizia, Forze armate, magistrati, professori universitari, prefetti, ecc. Tali soggetti, avendo mantenuto un rapporto di lavoro di tipo pubblicistico, seguono procedure diverse e dipendono dai finanziamenti ad hoc decisi, di volta in volta, dal governo. Un esempio di ciò è infatti contenuto proprio nella legge di bilancio 2018. Dopo il recente blocco degli esami della sessione autunnale, da parte di molti docenti universitari, è stata ripristinata nei loro confronti la cadenza biennale (anziché triennale) degli scatti stipendiali automatici. Dopo otto anni di attesa la promessa del rinnovo contrattuale ha probabilità di essere mantenuta? Vedremo se il provvedimento resisterà sino al termine dell’iter parlamentare. Intanto gli insegnanti scendono in piazza per reclamare i loro diritti: dipola sì, diploma no; laurea magistrale sì ma con abilitazione. Sono una marea: migliaia e migliaia tutti i precari che reclamano la loro stabilizzazione! AVVISO AI NOSTRI LETTORI Lo studio TEDESCHI & Partners - Commercialisti in Milano cura la pagina (Lex Semper Loquitur). I lettori pertanto sono pregati di rivolgere le loro domande in materia fiscale direttamente a: Tedeschi & Partners, via Correggio n. 19 - 20144 Milano o telefonando allo 02.45485155. Le ultime norme per i seggiolini dell’auto Novità in vista per i bambini che viaggiano in auto: dal 2017 sono entrati in vigore nuove norme per i seggiolini delle automobili. Come ricorda Studio Cataldi, l’attuale normativa italiana in merito al trasporto dei piccoli in auto afferma che «I bambini di statura inferiore a 1,50 m devono essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini, adeguato al loro peso, di tipo omologato secondo le normative stabilite dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, conformemente ai regolamenti della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite o alle equivalenti direttive comunitarie» (art.172 codice della strada). Questi i parametri per la scelta del modello In linea di massima, a cambiare saranno le normative R44/04 e R129 (i-size) che prendono in considerazione i parametri per la scelta del modello di seduta più adatto per i bambini, il peso e l’altezza. Il fine della revisione delle regole è quello di ottimizzare la sicurezza dei minori trasportati in auto, dati anche i recenti allarmanti dati sul numero di incidenti. Rialzo con schienale per bimbi fino 125 cm È in vigore da gennaio 2017 la direttiva ECE R44-04 che ha come destinatari i bambini fino a 125 centimetri di altezza. Questi devono obbligatoriamente essere protetti da un rialzo con schienale che consente una migliore disposizione della cintura sulle spalle del bambino. Non è dato però sapere a quale gruppo di peso si applicherà la normativa in quanto si fa riferimento solamente all’altezza del bambino. Stop ai seggiolini senza schienale Dall’estate 2017, invece, è entrata nella seconda fase della riforma che riguarda i seggiolini auto destinati ai bambini a partire dai 100 cm di altezza in poi. La novità più importante è che non sarà più permessa la vendita di seggiolini auto senza schienale, perciò tutti i booster (i cosiddetti alzabimbo) dovranno essere dotati di schienale. Inoltre, non sarà più obbligatorio il “sistema Isofix” per i bambini da 1 metro a 1 metro e mezzo di altezza, per cui i genitori saranno liberi di scegliere le modalità di installazione che prediligono. Per chi viaggia all’estero con i bambini è bene conoscere i parametri di riferimento per le regole sui passeggini auto. In Italia, tale termine è fissato a 150 cm. (fonte ANSA) Cambia la Sanità Arrivano i nuovi ticket L’allarme della Cgil: i cittadini dovranno pagare complessivamente 60 milioni di euro. Questa volta appunto è un sindacato a lanciare l’allarme, che avverte: presto i cittadini dovranno farsi carico di spese sanitarie per un totale di ben 60 milioni di euro. A tanto pare che corrispondano, complessivamente i ticket a carico dei contribuenti previsti dai nuovi livelli di assistenza (Lea). «Circa 20 milioni si otterranno dai nuovi ticket – spiega all’Ansa Stefano Cecconi, responsabile Politiche Salute Cgil – e questo anche perché, con i nuovi Lea, varie prestazioni chirurgiche finora effettuate in Day Surgery, e quindi gratuitamente, saranno trasferite in regime di prestazione ambulatoriale che implica il pagamento del ticket». Prestazioni di operazioni ormai di routine, come ad esempio: cataratta, tunnel carpale, ernia o dito a martello. «Secondo le stime del ministero con i nuovi Lea si realizzeranno maggiori entrate per il Servizio sanitario nazionale pari a 60,4 mln di euro – spiega ancora Cecconi – in particolare, circa 20 mln si otterranno dai nuovi ticket derivati dallo spostamento di alcune prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale e 40 mln dalla introduzione di nuove prestazioni ambulatoriali nell'elenco dei Lea». A CURA DI GIULIA TEDESCHI

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P 14AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 GAZZETTINO MEDICO H I P P O C AT R E S Otto regole d’oro commentate dallo specialista dott. Pablo Werba Come va contrastata la pressione alta G A CURA DEL MAGGIORE GENERALE (r.) E. I. DOTT. SAMUELE VALENTINO La Gazzetta della Puglia L’ipertensione arteriosa, la condizione caratterizzata dall’elevata pressione del sangue nelle arterie, rappresenta uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare. Definita spesso come un “nemico silenzioso“, perché non si manifesta con sintomi evidenti, può tuttavia essere tenuta a bada a partire da poche, buone, regole. Una pressione arteriosa alta infatti può dipendere dalla predisposizione genetica ma anche da abitudini sbagliate, stili di vita che talvolta, se modificati, permettono di abbassarne i valori senza ricorrere ai farmaci. Corriere Salute insieme al dottor Pablo Werba, responsabile dell’unità prevenzione aterosclerosi del centro cardiologico “Monzino”, ha stilato otto regole d’oro per contrastare l’ipertensione. °Mantenere un peso salutare Il peso è uno dei determinanti più importanti quando si parla di ipertensione, ecco perché va tenuto sotto controllo. «Un dimagrimento anche solo di pochi chilogrammi può fare una grande differenza – spiega infatti al magazine Health il dottor John Bisognano, presidente dell’American Society for Hypertension – quindi il primo passo nelle persone con sovrappeso o obesità è quello di ridurre l’apporto calorico complessivo». fare attività fisica costantemente – Almeno 150 minuti di attività fisica settimanale sono la quota minima raccomandata per rimanere in buona salute (non lasciatevi impressionare, sono giusto 15 minuti due volte al giorno, dal lunedì al venerdì). «L’importante è però farli con regolarità – avverte il dottor Pablo Werba, responsabile dell’unità prevenzione aterosclerosi del centro cardiologico “Monzino” IRCCS – scegliendo l’attività aerobica più adatta al vostro stile di vita e, soprattutto, procedendo per gradi. Una volta normalizzata la pressione, sarà poi possibile integrare il programma di lavoro settimanale con esercizi di resistenza per il rinforzo muscolare, senza però esagerare con il carico dei pesi». °Tagliare il sale «Sia che si parli di sale tradizionale, come pure di quello contenuto in alimenti quali ad esempio salumi e formaggi, prodotti in salamoia o snack, ridurne il consumo può realmente fare una grande differenza quando si parla di ipertensione», sottolinea ancora Werba che, dopo aver riconosciuto i benefici della dieta DASH, povera di sale ma ricca di frutta, verdura, cereali integrali e latticini a basso contenuto di grassi, mette invece in guardia dalla tendenza sempre più diffusa di consumare i pasti fuori casa, «perché i ristoratori concentrano naturalmente la loro attenzione sul sapore del prodotto, che è esaltato dal sale, rendendo così impossibile per i clienti tenerne sotto controllo la quantità giornaliera consumata». °Trovare il modo di rilassarsi «Lo stress è un importante fattore scatenante dell’aumento della pressione sanguigna – conferma lo specialista del Monzino – quindi imparare una qualsiasi tecnica di rilassamento, dallo yoga al tai-chi fino alla meditazione, può giovare a prevenire o ridurre l'ipertensione. Come però per l'esercizio fisico, anche in questo caso è importante scegliere qualcosa che piaccia e che si possa fare con continuità». °Non esagerare con l’uso degli alcolici Un recente studio ha scoperto che i ventenni che si ubriacano regolarmente hanno una maggior probabilità di soffrire di pre-ipertensione (una condizione che può poi degenerare in ipertensione vera e propria) rispetto ai loro coetanei che fanno un uso moderato di alcool. «Sebbene la soglia di tolleranza agli alcolici sia soggettiva – avverte ancora Werba – occorre sempre prudenza nelle quantità, fermo restando che chi non ha mai bevuto in vita sua, è bene che continui a non farlo». °Dormire meglio Una ricerca del 2009 aveva evidenziato che un’ora in meno di sonno ogni notte aumentava del 37% le probabilità di soffrire di ipertensione entro cinque anni, mentre un report del 2015 ha posto l’accento sulle apnee notturne, una sindrome cronica molto più frequente di quanto si possa immaginare, che si manifesta con l'interruzione (o l’eccessivo rallentamento) della respirazione durante il sonno, con conseguente peggioramento della qualità dello stesso: le pause solitamente durano alcuni secondi e, in genere, la respirazione riprende con un sonoro russamento. «La qualità del sonno può influire molto sull’aumento della pressione sanguigna – conferma l’esperto – e se si è soliti russare e si soffre al tempo stesso di pressione alta, è bene fare un controllo per accertare la patologia, perché le apnee notturne sono spesso una causa nascosta dell’ipertensione». °Attenzione alla caffeina «È ovvio che se una persona beve da 4 a 6 tazzine di caffè in un colpo solo, la pressione sanguigna si alza – spiega Werba – ma in realtà questo non lo fa nessuno e la dose massima raccomandata di 3 tazzine giornaliere non rappresenta di per sé un problema per quanto riguarda la pressione sanguigna. Casomai, è da considerare il diverso effetto che la caffeina può avere sulle persone: non essendo infatti metabolizzata allo stesso modo da tutti, può provocare ipertensione in un soggetto ma assolutamente nulla in un altro. Per capirlo, basta misurare la pressione sanguigna dopo 30 minuti dall'assunzione di una tazzina di caffè: se resta inalterata, non abbiamo di che preoccuparci». °Considerare gli altri problemi di salute «Occorre sempre considerare il quadro generale del paziente – raccomanda Werba – perché la pressione alta può essere la spia di un’altra patologia ma anche essere causata da fattori esogeni, come un eccessivo consumo di liquirizia, nota per aumentare la pressione, o l’uso di particolari medicinali, come ad esempio gli spray nasali che contengono farmaci vasocostrittori, gli antidepressivi, i corticosteroidi o la pillola anticoncezionale. Ovviamente, non bisogna decidere arbitrariamente di sospendere l'assunzione di questi farmaci, bensì rivolgersi al proprio medico che, fatti gli opportuni controlli, provvederà ad aggiustarne il dosaggio o a trovare una terapia alternativa». (Fonte: Corriere.it/salute) Alcuni consigli indispensabili per mantenersi in buona salute Il ruolo dell’alimentazione «La dieta costituisce un vero strumento terapeutico che affianca la terapia farmacologia durante tutto il decorso della malattia diabetica, commenta il professor Giorgio Sesti, presidente eletto SID. I benefici della dieta non sono solo quelli di controllare il possibile aumento di peso – precisa ancora l’eminente cattedratico – ma anche quelli di migliorare il controllo glicemico e di prevenire eventi cardio-vascolari attraverso la riduzione dei fattori di rischio come i lipidi o la pressione arteriosa. La dieta non significa sempre privazione di gusto o dieta fortemente ipocalorica. Un ottimo esempio di alimentazione sana, variata e vicina alle nostre preferenze è la dieta mediterranea ricca di fibre provenienti da ortaggi, frutta e cereali non raffinati e povera di grassi di origine animale, privilegia l’uso dell’olio d’oliva rispetto a burro». Questi i consigli degli esperti: ANTIPASTO PROTEICO Per non sbagliare conviene innanzitutto partire col piede giusto, come indica uno studio firmato da Emanuele Filice e colleghi del diparti- mento di medicina clinica e sperimentale dell’università di Pisa: dimostra come gli antipasti ricchi a base di proteine e lipidi (ad esempio un pezzetto di parmigiano o un uovo sodo) aiutano a controllare meglio la glicemia dopo un pasto a base di carboidrati. MANGIARE PRIMA IL SECONDO Sempre lo stesso gruppo di ricercatori dell’università di Pisa, in un altro studio dimostra che modificare l’ordine dell’ingestione degli alimenti in un pasto, in pratica consumando prima il secondo (a base di lipidi e proteine) e poi il primo, migliora la risposta glicemica a un successivo carico orale di glucosio nelle persone con diabete di tipo 2, rallentando l’assorbimento intestinale del glucosio, potenziando la funzione beta cellulare e riducendo la clearance insulinica. GLICEMIA E FATTORI NEGATIVI I livelli di glicemia possono essere influenzati da quasi tutto ciò che avviene nel nostro organismo. Oltre agli alimenti e soprattutto al loro contenuto in carboidrati o zuccheri anche altri fattori influiscono in modo variabile sui valori della glicemia nell’arco della giornata. Vediamo quelli principali da non sottovalutare. AUMENTANO LA GLICEMIA I carboidrati assunti in un pasto o fuori pasto aumentano la glicemia, in modo direttamente proporzionale alla quantità di zuccheri presenti. Gli zuccheri semplici (come quello che si usa in cucina) aumenta rapidamente la glicemia perché è subito disponibile mentre gli zuccheri complessi (presenti nella pasta, nei cereali, nel pane etc) determinano un incremento glicemico più lento perché le catene di zuccheri devono essere scisse prima di poter essere utilizzate. La vita sedentaria o la riduzione dell’attività fisica abituale (per esempio d’inverno o nelle giornate di pioggia o di vento o durante i giorni di festa) favoriscono un aumento della glicemia. Lo stress ha un effetto che può essere variabile: nella maggior parte dei casi tende ad alzare il livello della glicemia, in quanto si riduce la sensibilità all’insulina ma in alcune persone può fare aumentare il rischio di ipoglicemia. Non esistono al momento studi autorevoli che abbiamo chiarito in modo definitivo il ruolo de- gliormoni dello stress nelle persone diabetiche. Le malattie tendono ad aumentare i livelli di zucchero nel sangue. RIDUCONO LA GLICEMIA Lo sport e l’esercizio fisico aiutano a ridurre la glicemia grazie al maggior consumo di energia che inducono e che favoriscono un utilizzo ottimale dell’insulina. Proprio per questo il primo trattamento del diabete di tipo 2 prevede le sole modifiche della dieta associate ad una regolare attività fisica: non si parla di sport estremi ma di un’attività moderata da praticare però in modo costante. Se dopo un certo periodo questi cambiamenti nelle abitudini di vita non fossero sufficienti a tenere sotto controllo il diabete, si dovrà ricorrere ai farmaci ipoglicemizzanti orali, che come dice il nome stesso, aiutano ad abbassare i livelli di zucchero nel sangue. La terapia ipoglicemizzante (metformina e altri farmaci) va sempre associata a uno stile di vita adeguato sia per quanto riguarda la dieta (personalizzata sulle singole esigenze individuali) e la pratica regolare di un’attività fisica. I Benessere e salute Le proprietà nutrizionali delle banane Costituita per il 75 per cento di acqua, 100 grammi di banana contengono solamente 89 calorie a fronte di un bassissimo contenuto di grassi (circal’1 per cento). Fra i più importanti costituenti delle banane troviamo il complesso vitaminico B (fra cui anche la vitamina B1, B2 e B6). La vitamina B2 aiuta a detossificare il corpo e contribuisce al benessere di pelle, unghie e capelli, mentre la B6 regola gli ormoni (maschili e femminili). Eccellente fonte di vitamina C, le banane contengono importanti minerali come fosforo, zinco, ferro, potassio, sodio, magnesio e triptofano. La banana aiuta a contrastare l’anemia, tiene sotto controllo la pressione, stimola le capacità mentali e aiuta la termoregolazione corporea. In particolare il triptofano viene convertito in serotonina che regola l’umore, il benessere psicologico, il sonno. I rischi al cuore per chi usa antinfiammatori Gli antinfiammatori, se usati senza criterio, possono essere pericolosi. In particolare quelli non steroidei (Fans) possono causare scompensi cardiaci importanti. A dirlo sono i ricercatori dell’università di MilanoBicocca, che recentemente hanno pubblicato una ricerca sul British Medical Journal dal titolo “Non-steroidal anti-inflammatory drugs and the risk of heart failure: a nested case-control study from four European countries in the SOS projects”. In sostanza, i ricercatori milanesi insieme ai colleghi di mezza Europa hanno visto che chi usa gli antinfiammatori non steroidei ha una maggiore esposizione al rischio di contrarre problemi al cuore. Secondo le statistiche raccolte sempre dagli studiosi sono numerosi i casi di ricovero per problemi cardiovascolari di persone solite nell’ingerire quantità consistenti di farmaci di questo tipo. I ricercatori hanno analizzato 92mila pazienti ricoverati per scompenso cardiaco in Italia, Germania, Gran Bretagna, confrontandoli con gli oltre 8 milioni di controlli riguardo agli antinfiammatori non steroidei. I numeri parlano chiaro: chi usa antinfiammatori non steroidei aumenta il rischio di cadere vittima di problemi cardiaci. I

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La Gazzetta della Puglia RECENSIONI P 15SETTEMBRE/DICEMBRE ’17 – AGINA MONTANARO EDITORE – di G. di Thiene Scatigna «una sequenza di cammei...» Ed Insieme - di Vincenzo Russo «Le mani tra i capelli» Francesco Fumagalli è nato il 1938 a Francavilla Fontana, provincia di Brindisi, dove vive. Scrive da sempre. Ha al suo attivo diversi romanzi, raccolte di racconti e di poesie. Di formazione classica, la sua scrittura è forbita ed elegante. Nello stesso tempo, semplice e chiara. La sua prosa d’arte, essenziale, priva di orpelli e ricca di metafore inattese è cibo raro di questi tempi. Ha pubblicato con editori locali. L’approccio con quelli nazionali non ha avuto riscontri positivi: la sua produzione letteraria non è in linea con il consumismo del mercato letterario imperante, dominato dalle grandi case editrici. Di questo ne è cosciente e spesso si duole per la condizione in cui si trova oggi la letteratura. Forse, qualche volta, ha avuto anche la tentazione di smettere di scrivere, visto che il mondo editoriale che conta pensa solo a cavalcare il mercato invece che interessarsi alle vere produzioni letterarie. Naturalmente, sarà stato lo sconforto di un momento. Non dettato dalla mancanza di spinta creativa, ma dalla delusione di non essere ancora uscito dai confini della provincia. Com’è ovvio, non ha mai accettato neanche il disinteresse della critica verso la sua produzione letteraria. Ma qualcosa, su questo fronte, si sta muovendo. Ne è prova il piccolo saggio di Gaetano di Thiène Scatigna Minghetti: “Una sequenza di cammei narrativi. La cifra semiologica dei racconti di Francesco Fumagalli nella storia della letteratura altosalentina contemporanea” (Montanaro Editore, 2017, pp. 19). Si tratta di uno studio critico sull’opera narrativa di Francesco Fumagalli, frutto di un intervento tenuto nella città degli Imperiali nel dicembre 2016 in occasione dell’uscita del suo ultimo libro di racconti: “Tempi e luoghi del mio cuore e altre storie” (Montanaro Editore, 2016, pp. 160). I racconti riportano scampoli di vita vissuta, ri- cordi di un passato nostalgi- co, rievocati in un alone poetico e nello stesso tempo prosastico. Arricchiti dai di- segni a china di Egidio Sara- cino, le vicende raccontate assumono un rilievo ancora più pregnante sul come era- vamo. Una serie di raffinati e preziosi cammei, come appunto li definisce l’autore del saggio. Cammei la cui cifra semiologica, sottolinea, «si connota per una delica- tezza estrema, una discre- zione quasi pudica, ma al- trettanto espressiva, di si- tuazioni reali e stati d’animo che risultano davvero molto difficili da ritrovare negli scrittori che, oggigiorno, ap- paiono di grande momento in Italia e all’estero.» (p. 14). Scatigna Minghetti cita brani esemplari dei racconti alternandoli ad acute riflessioni criti- che. Annota come la prosa limpida, il perioda- re coinvolgente «riesce a far calare il lettore al centro delle vicende per farlo partecipare non da comprimario bensì da protagonista, che co- stituisce il fatto essenziale che rende uno scrit- tore vero, autentico e non d’accatto, a differen- za di tanti avventurieri della penna che intasa- no i circuiti letterari dell’epoca presente appe- santendo con una pletorica zavorra un percor- so che, al contrario, deve essere leggero, ac- cattivante, esperienziale» (p. 18). Le pagine di Francesco Fumagalli, conclude Scatigna Minghetti, «costituiscono l’espressio- ne autentica di una voce, il sembiante di un fi- nissimo “artigianato” letterario, non esclusiva- mente alto-salentino ma altresì pugliese e la- tamente meridionale» (p. 19). Siamo d’accor- do. Come siamo anche d’accordo con l’editore che, nella nota rivolta ai lettori, scrive: «In as- senza di uno studio approfondito sulle opere di Franco, l’intervento del prof. Gaetano col- ma, per ora, questa lacuna ed è un contributo importante per conoscere meglio il narratore Fumagalli invitandoti a gustare la sua prosa sobria e deliziosa» (p. 7). P. FILOMENO È con piacere che scrivo qualche riga di elogio, di attestazione di stima, di augurio al maestro Vincenzo Russo che – con tale pubblicazione – intende coronare i suoi ottant’anni (brillantemente portati) e le notevoli esperienze vissute in campo professionale, sociale e familiare. Alla base di tali esperienze troviamo l’humus umano e formativo della natia Cerignola, che l’ha forgiato e ha temperato le inevitabili sofferenze e nostalgie del distacco, gli ha offerto gli strumenti per formarsi, per orientarsi nella ricerca del lavoro e per superare gli ostacoli in anni certamente non facili, in cui ci si doveva affidare all’intelligenza, alla versatilità dell’ingegno, al talento naturale e ad una buona dose di ironia, per giungere ai risultati e ai traguardi faticosamente perseguiti. Questo volume, quasi una bomboniera, viene offerto ad amici, colleghi ed estimatori come un segno tangibile, un qualcosa del proprio vissuto da condividere con i tanti che gli vogliono bene. In queste pagine troviamo racconti e aneddoti del passato, riflessioni di vita, l’espressione dell’orgoglio e della gioia di avercela fatta, di aver ottenuto soddisfazione, considerazione, stima, onori, benemerenze e riconoscimenti alla carriera, segni del suo valore umano e professionale. In occasione di questo compleanno importante desidero anch’io salutare il maestro Russo indicandolo quale pioniere di una generazione che, partita dalle terre del Sud in un contesto di difficoltà, di miseria, di mancanza di mezzi, è riuscita a farsi strada, a farsi notare, ad ottenere successi, a conquistare la benevolenza dei sodali e l’affetto dei familiari. Di questi pugliesi tenaci, agli inizi della seconda metà del secolo scorso, Russo resta prestigioso testimone. La sua storia personale si inserisce armonicamente nella storia più ampia di intere generazioni che si sono fatte onore lontano dal proprio campanile. In quegli anni Milano l’ha accolto, e Vincenzo ha contraccambiato l’accoglienza impegnandosi per rendere più grande la città, pur senza dimenticare la terra natia e cercando nel lavoro di percorrere strade inedite per raggiungere i successi più belli. Certamente gli sono stati utili per la vita e la carriera alcuni aspetti del suo carattere e della sua forte personalità: la tenacia, il non arrendersi di fronte alle difficoltà, il legame con le radici geografiche e familiari, le avversità intese come motivo di rinascita e come sfide da vincere, la vicinanza delle persone care come stimolo a fare bene, il tratto cordiale, il non adagiarsi nei successi conseguiti, il valore forte dell’amicizia con i colleghi e con i compaesani. Anche oggi il maestro Russo non ha perso il gusto della buona vita, la battuta arguta, la signorilità dei modi, il desiderio di condividere simpatici aneddoti. La sua vita, ben sintetizzata in questo volume, sia un modello per tutti a perseguire i propri sogni e il proprio futuro con passione ed entusiasmo. Ad maiora, caro maestro! A. PICICCO Ed Insieme – Autore: Samuele Valentino «Ci sono cose nel silenzio...» I DALLA PRIMA Questo libro del generale Samuele Valentino ha avuto una diffusione particolare poiché l’autore ha stabilito di selezionare a monte i lettori, donando loro il libro e chiedendo un breve riscontro e un’opera di carità. Tengo a ringraziare pubblicamente l’autore per avermi scelto tra le persone con cui condividere questo romanzo e le riflessioni che ispira. Si tratta di una lettura scorrevole e briosa, come l’autore ci ha abituati già in altre pubblicazioni. Degna di nota l’intuizione di ripensare alla propria vita e a quanto si è ricevuto alla luce dei luoghi visitati su tutto il territorio nazionale (per scelta o per caso o per necessità), raccogliendo varie suggestioni e lezioni di vita. I luoghi descritti sono luoghi di riflessione e di mondanità, di cultura e di lavoro attraverso i quali costruire la propria biografia. Tra le città ho notato (e non poteva essere diversamente) che Canosa, suo paese natale, fa la parte del leone nonostante ci abbia vissuto solo gli anni dell’adolescenza, ma quegli ambienti, i genitori, la gente gli sono rimasti nel cuore. Infatti connesso ai luoghi è il tema delle radici, in particolare di quelle pugliesi, che Samuele ha affrontato con determina- zione e, si nota, con grande scavo interiore. Ciò gli ha consentito di non cadere nel patetico, nel nostalgico e nello scontato, bensì di riuscire ad esaltare la propria terra e a renderle il debito di riconoscenza che ogni figlio deve alla propria madre. Questa lettura rappresenta altresì uno stimolo per i lettori a rivedere e riconsiderare la propria vita alla luce dei territori in cui hanno vissuto e dove si sono formati, dove hanno preso qualcosa di bello, qualco- sa che li ha toccati e qualcosa che – come accade anche a Samuele Valentino – in qualche modo condiziona il loro futuro. Alla descrizione paesaggistica segue il messaggio che hanno lasciato e che l’autore – favorito dal silenzio - vuole lasciare ai lettori. Si tratta di un bel recupero del passato e della vita attraverso “giorni che passano pigri”, ricordando cibo e convivialità, atmosfere, scenari, scorci e borghi di rara bellezza, stupori e attese, e poi il silenzio, in qualche modo co-protagonista del romanzo. Silenzio che avvalora la scelta di non entrare nel clamore mediatico di presentazioni faraoniche. Silenzio compagno della solitudine che aiuta “a cercare risposte nei luoghi dello spirito”. Di fatto il lettore partecipa al percorso di ricerca interiore del generale Valentino, una ricerca nel tempo e nello spazio, una ricerca nei luoghi che hanno saputo suscitare “l’ascolto del silenzio” e che gli consentono di “liberare emozioni irripetibili”, offrendo “una nuova visione del mestiere di vivere” che è valida per tutti, suffragata dall’esperienza e dalla saggezza dell’autore che sono alla base delle sue riflessioni e stati d’animo. AGOSTINO PICICCO

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