Fanzin - Numero Nove

 

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Fanzin - Numero Nove

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43 www.fanzin.it Autunno duemiladiciassette – Numero nove €uri 0,00 Da quando abito in centro senza posto auto trovare parcheggio assume sempre più i toni della parabola sentimentale dell'uomo, inteso come maschio. Arrivare e trovare un posto libero sotto casa è un po' come quando andavi in disco da ragazzo. C'è la sera che ti va bene e imbrocchi una giovine pulzella (quasi mai) e c’è la sera che torni a casa e tiri il collo al papero (quasi sempre). E comunque lo metteresti dove capita, il tuo carro a quattro ruote, e quando trovi un posto buono poco importa se è una situazione occasionale e diversa ogni volta. Passa il tempo e di trovare parcheggio non se ne parla e quindi, ormai cresciuto e stanco di ballare in tutte le sale della riviera, decidi che è ora di sistemarsi. Così finisce che trovi un garage caldo e accogliente dove infilare comodamente il muso del tuo mezzo quando torni a casa. Ed è proprio quando ti senti arrivato che la vita ti frega, e quel confortevole rifugio un giorno dopo l’altro diventa il ripostiglio per gli scatoloni dei ricordi. Finisce così che la macchina torni a lasciarla fuori dove capita, incurante delle intemperie meteorologiche, così come il tuo povero membro. Tutto questo cappello per introdurre un numero, il nove, che segna una tappa nella maturazione di questa carta stampata. Troverete all'interno, oltre agli appuntamenti fissi, una pagina dedicata a chi ha deciso di sostenerci. È finita l'epoca dell'incertezza e dei rapporti occasionali, anche se per finire in uno scatolone è ancora presto!

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12 LettureDaCessoFanzin I deboli raggi di un sole al tramonto tingevano di cremisi il calice di Martini Dry sul tavolo dell’Hersey’s Bar affacciato sulla piazzetta, a quell’ora insolitamente silente, quando il sesto rintocco dell’orologio in contemporanea alle campane della chiesa destarono Thomas Adell che, in quel mentre, era preso da una partita a burraco con Jordan Bully. “Cribbio Jordan” disse Thomas indossando il blazer blu in frescolana Brioni mentre si alzava dalla sedia “mi sovviene che devo recarmi alla funzione in memoria del mio defunto padre e, pertanto, mi vedo costretto, mio malgrado, ad interrompere qui la partita”. Inforcati i Persol da sole vintage, si rivolse al barman Ralph Hersey con un sussiegoso cenno di mettere tutto sul suo conto e finì il Martini Dry con una frettolosa sorsata. Le loafer Tricker’s con le nappe in camoscio stavano già calpestando i ciottoli della piazza quando lanciò un’occhiata alla Jaguar E-Type d’epoca verde con gli interni crema parcheggiata al suo fianco ma, considerata la vicinanza alla chiesa, decise di fare 2 passi e si accese distrattamente una John Player Spacial light con uno scintillante Dupont in oro. Non essendo un assiduo frequentatore della chiesa, Thomas si posizionò sul fondo della navata con fare quasi spaesato, rimanendo in piedi e un po’ in disparte in attesa che la funzione avesse inizio. Il pastore Kasper Cascella, figlio di immigrati italiani convertiti al luteranesimo, all’insolita vista di Thomas, gli si fece incontro con un sorriso ospitale e, avvicinatosi, gli sussurrò “ Thomas, sono davvero molto lieto di vederti. Mi permetto, però, di segnalarti che, essendo nella casa di nostro Signore, sarebbe opportuno che spegnessi la sigaretta” Thomas, dopo un attimo di imbarazzata esitazione, replicò, con la sua proverbiale eleganza, indicando il crocefisso in fondo alla chiesa “Egregio Reverendo, chiedo venia, ma teme, per caso, che le emissioni di questa sigaretta possano cagionare a nostro Signore qualche sussulto di tosse?” Il Pastore Cascella, disorientato dalla risposta, si incamminò verso l’altare per dare avvio alla funzione mentre Thomas, dopo aver spento la sigaretta sul fermasoldi in oro di Cartier, la riponeva nel taschino della giacca da cui fuoriusciva la pochette di Hermès. Ero su un treno diretto a Milano e stavo leggendo quando non doveva pignorare, dipingeva. Lui un articolo sulla possibilità di cambiare vita. Tutte voleva essere un pittore, non un finanziere. quelle fantomatiche storie di gente che, da un E qui il lettore si aspetta la svolta. giorno all’altro, si ritrova in una stanza piena di Invece Rosseau era un disgraziato e disgraziato è cibarie dopo aver passato tutta una vita in rimasto sino alla morte. L’autore scrive che morì carestia. Sono articoli che piacciono perché solo, oppresso dai debiti e dall’amarezza. instillano nella mente umana, la possibilità di Ammazza. svaccare dalla monotonia della vita. Il Keynes subisce il cambiamento ma gli va bene. cambiamento può essere subìto. Come la storia La Lecciso vuole il cambiamento e lo ottiene. della ballerina infoiata che seduce Keynes, padre Il Rosseau vuole cambiare ma ciao. della macroeconomia e, a detta dell’autore Allora io, da lettore, mi chiedo: ha senso tutta sta dell’articolo, noto omosessuale. smania di voler cambiare se poi il destino fa un Qui potrei subito aprire una digressione sui po’ come cazzo gli pare? metodi di insegnamento; voglio dire: se all’epoca Anzi, a volte va a rompere le palle a persone che dell’università, mi avessero detto che Keynes era stanno bene nel loro brodo, e lascia a bocca un culo, mi sarebbe sicuramente restato in mente asciutta (non è il caso della Lecciso) gli irrequieti. e l’avrei studiato con più simpatia. Come quando ho scoperto le leggende sul D’Annunzio, ho visto Tutto questo cappello introduttivo, per dire che le sue scarpe coi cazzi disegnati ero intento a riflettere sulla vita o la vestaglia col buco per fottere all’istante. Questi sono i dettagli che la memoria associa Quel telefono bisognava baciarlo, disse il vecchio, e le possibilità di cambiare la mia misera esistenza, mentre, seduti di fronte a me, due e trattiene, e non ne capisco l’omissione da parte degli perché, quando aveva vecchi signori armeggiavano con un cellulare. insegnanti. avuto l’incidente, gli era Pareva la scena riprodotta nel Ad ogni modo, tornando al Keynes, contrariamente al suo rimasto in tasca e famoso quadro del Castellacci: “Scimmia che gioca col “conclamato” ardore di uccello, si lascia travolgere dalla lussuria quando si era svegliato telefono”. Gli anziani signori della ballerina che gliela sbatte dal coma, era stato la confabulavano tra loro con sotto la faccia continuamente. Finisce addirittura per sposarla, sua salvezza. animosità. Uno dei due parlava a voce alta, dandomi occhiate vivendo, sino alla fine, felice e furtive. Assomigliava contento. Oppure il cambiamento può essere vagamente a Pisapia; aveva gli occhi di una voluto. persona a cui spieghi una barzelletta ma resta Come la storia di Henri Rosseau, pittore francese impassibile, per deficienza o distrazione. dell’ottocento, che aveva una smania di affermarsi Provavo a fare l’indifferente, ma uno dei vecchi pari a quella della Lecciso Loredana; però a sembrava voler coinvolgermi nella discussione. In differenza della Lecciso, la cui unica dote è stata tutto questo casino, il vecchio faceva dei rimandi appropriarsi del pennello di Albano Carrisi, all’India. Diceva che quel telefono gli aveva Rosseau con il pennello ci sapeva fare. salvato la vita, poi mi guardava sottecchi. Ma, a volte, nella vita non basta essere bravi. Ci Io continuavo a fare l’assente, come quando il vuole coraggio e bucio di culo. La Lecciso ha professore chiamava il mio nome per spompinato la persona giusta la momento giusto, l’interrogazione. anche se, in questo caso, di bucio di culo c’è poco. Il secondo vecchio era più vecchio e meno Rosseau era bravo ma non bastava. Non poteva sviluppato: neppure spompinare come Keynes o la Lecciso. “Ragazzo, può aiutare mio fratello a cancellare i Per cui, per mantenersi, doveva fare il gabelliere. nomi dalla rubrica del telefono??” disse. Andava di casa in casa a portare cartelle esattoriali A quel punto non potevo più fingere. Chiusi il e faceva il gesto di sfregare velocemente il pollice giornale con l’articolo sul cambiamento di vita, e sull’indice della mano destra, come a dire: “tira mi feci passare il telefono. fuori gli sghei”; la gente lo odiava per questo e si I nomi della rubrica erano palesemente stranieri beccava colpi e infamate continue. Rosseau era e, pensando a quanto detto anzitempo dal solo come un cane. Allora voleva cambiare e, vecchio, probabilmente indiani. Continua…

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21 Ad un fratello era caduto il cellulare in bagno e l’altro voleva dargli il suo telefono indiano in sostituzione. Facevo fatica ad immaginare il vecchio che, mentre pisciava, sbocchinava nel cellulare come i giovani di oggi, ma evidentemente qualcosa era accaduto. Era più probabile che il vecchio stesse cagando e, nello stesso momento, sfogliava la rubrica del telefonino. Mentre pensava alle vecchie bagasce che lo avevano eccitato in gioventù, era sopraggiunto un colpo di sonno ed il telefono era caduto. Si era svegliato dieci minuti dopo, con le braghe calate e il telefonino nella merda. Il fratello più smart, quello che non aveva cagato sul telefono, cercava di parlare un linguaggio giovanile. Niente a che vedere con tutte quelle espressioni da ritardati che usano i giovani d’oggi, ma apprezzavo lo sforzo. Disse che stava regalando il telefono al fratello maldestro (quello delle bagasce) e che quel telefono lo aveva comprato a Nuova Delhi. Da lì, partì come un fiume quando si apre la diga. Voleva raccontare la sua storia. Il vecchio più vecchio, quello delle bagasce, provava ogni tanto ad entrare nella conversazione ma sortiva gli stessi effetti di Donny durante l’accesa discussione tra Drugo e Walter nel Grande Lebowski. Obladì Obladà. Il vecchio protagonista “lavorava” in India sei mesi all’anno. A Nuova Delhi esattamente. Pensai alla Fornero, a Boeri, e maledissi la previdenza italiana. I due vecchi stavano andando a Napoli per business. Non dissero business ma lavoro. Il vecchio più vecchio doveva avere ottant’anni. Lavoro, ottant’anni, smartphone, cesso, cacca. A Napoli avrebbero aperto dei punti vendita di vestiti prodotti in India. Quel telefono bisognava baciarlo, disse il vecchio, perché, quando aveva avuto l’incidente, gli era rimasto in tasca e quando si era svegliato dal coma, era stato la sua salvezza. Ora, qui il racconto si fa più confuso, per cui devo fare delle supposizioni e tornare al presente. Il vecchio ha un incidente in India, a Nuova Delhi. Ci resta sotto e va in coma. Non so quanto sia stato in coma; suppongo un tempo breve considerata la durata della batteria di un telefono. Il vecchio potrebbe aver detto stronzate, lo so, ma io ci sguazzo nelle stronzate. Il vecchio è in coma, a Nuova Delhi. Il vecchio non ha documenti. Lo portano in obitorio. Suppongo che in India non abbiano una gran cura delle persone che vanno in coma e non hanno documenti. Il vecchio è all’obitorio, morto. Dato per morto. Il vecchio mi guarda e mi dice: “Sono stato con Lui per un po’, poi sono tornato. E’ il classico caso di morte apparente. Sono morto e sono risorto.” Alè! Gesù Cristo!!penso io. “Ragazzo, sono stato con Lui. Mi sono trovato in uno stato di premorte”, continua il Gesù della situazione, “e poi sono tornato. Non ci credo ancora ma è andata così. Quando mi sono svegliato all’obitorio avevo un telo che mi avvolgeva e ho sentito il cellulare che suonava in tasca. Non mi muovevo e non parlavo perché ero in coma.” Ricapitoliamo: il vecchio è coperto da un telo, non si muove e non parla, però il racconto continua dicendo che riesce, inspiegabilmente, a comporre l’ultimo numero digitato nel telefono. In quel momento passa una persona (all’obitorio??) e lui, con gli occhi, fa cenno di rispondere al telefono. Qui devo dare credito al mio narratore perché io credo al linguaggio degli occhi, soprattutto da quando ho assistito alla scena in cui Pota invita la Chiara a spompinarlo senza proferire verbo (vedi Fanzin n°8). Fatto sta che il becchino indiano si accorge del vecchio dato per morto e risponde al telefono. Il vecchio si interrompe e dice che è una storia incredibile su cui ha deciso di scrivere un libro. Incuriosito come una cagna in calore, chiedo lumi sul libro e il vecchio dice che se lo stanno contendendo diverse case editrici. Alè, il nuovo Umberto Eco. Comunque dice di non disperare perché tra poco verrà pubblicato. L’altoparlante annuncia l’arrivo alla stazione di Bologna. I vecchi devono scendere. Vorrei chiedere il nome di questo personaggio biblico, ma perdo il coraggio. Il vecchio si accorge della mia curiosità e, sborando, mi lascia con queste parole profetiche: “Attendi l’uscita del libro: Lassù, andata e ritorno” www.fanzin.it (Una volta risolto il cruciverba, apparirà una frase nelle caselle colorate) ORIZZONTALI 1. Azzardare come le aquile – 5. Può essere di cibo o di figa – 6. Organizzazione internazionale per la difesa che non serve ad una sega fondamentalmente – 8. Fantozzi non riesce a pronunciare correttamente la spada di questo re – 9. Punk Skinhead – 10. Colui che in questo periodo sposta gli equilibri VERTICALI 1. Iniziali del poema in cui il protagonista si innamora di Angelica ma lei, naturalmente, la dà ad un altro. Il protagonista allora, se ne esce pazzo – 2. Bonificare, curare – 3. Querer en espanol – 4. Che è dritto; tratto da cui caghi – 7. Parola pronunciata dalla mademoiselle che fa venire la bocca a culo di gallina Alex l’ariete, vate e teorete, novello Talete, tutte le partite, da Te visionate, sono commentate, con dotte vedute, ed accompagnate, da ampie bevute, di edulcorate, bevande mischiate. Poi famigerate, le tue stoccate, da tergo lanciate, non son vigliaccate, ma sempre petite, in storie vissute, a volte accettate, altre declinate. (5-2-6-12-8)

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43 Dario Sconcerti era brutto. Non aveva particolari deformità, non era alto né basso e per i suoi quarantadue anni compiuti era piuttosto in forma pur senza aver mai praticato sport in vita sua. Anche i connotati, presi singolarmente, non possedevano nulla di grottesco. Nulla di esageratamente grande o ridicolmente piccolo. Semplicemente non erano abbinati bene tra di loro. Aveva castani capelli folti e senza luce che partivano da dove, per un uomo comune, doveva esserci la metà della fronte, la conseguente vicinanza ad un paio di sopracciglia rade e spettinate, unito a due piccoli occhi grigi troppo vicini tra loro, contribuiva a dargli un aspetto che trasmetteva un senso di primordiale ignoranza. In realtà, Dario, non si poteva definire ignorante. Piuttosto aveva una sorta di inconsapevole, istintiva intelligenza che gli impediva di commettere tutte quelle bassezze proprie della mancanza di intelletto ma non sufficiente da rendersi conto della piena inutilità della sua esistenza. Dario Sconcerti lavorava come impiegato in un’azienda produttrice di tubi di gomma per impianti oleo-dinamici, la OilMec, da quasi vent’anni, dall’anno in cui si laureò senz’infamia ne lode alla facoltà di Economia della sua città. Il suo titolare, Vidmer Santolini, non l’aveva mai gratificato con un premio o un aumento e lui, per non creare problemi, non l’aveva mai chiesto. I suoi colleghi, solo quelli che dividevano l’ufficio con lui, erano gli unici suoi amici. Soltanto che lui, per loro, non era affatto un amico ma semplicemente un collega e non lo invitavano mai alle frequenti birre dopo-lavoro. Dario Sconcerti non avrebbe comunque accettato dato che era completamente astemio e anche un solo sorso di alcol gli procurava forti emicranie e repentini abbassamenti di pressione. Gli avrebbe comunque fatto piacere l’invito. Nemmeno la vita amorosa di Dario Sconcerti era un idillio: non ebbe la fidanzata per tutte le superiori e l’università ma, forte della giovanile speranza, pensava che sarebbe stata soltanto una questione di pazienza e che un giorno la sua Lei lo avrebbe magicamente trovato e in un batter d’occhio si sarebbe trovato sposato. Dario Sconcerti, a quei tempi, si masturbava parecchio. Passati i quaranta si rese conto che non avrebbe mai avuto una donna. Non andava agli incontri per single over35 perché gli parevano ridicoli né a prostitute perché immorale. Le rarissime volte che i suoi colleghi, mossi da pietà, gli combinavano un incontro con qualche loro amica disperata, la ragazza non si rivelava tale a quel punto. Il problema, oltre al fatto che Dario non fosse certo un adone, era la più totale, vuota mancanza di argomenti. Non aveva fatto esperienze, non aveva hobby, non faceva collezioni. Non era interessato alla musica, all’arte, allo sport. L’unica cosa che faceva Dario Sconcerti era guardare i Telegiornali. Quella mattina era autunno e Dario Sconcerti si svegliò strano. Una delle mosche in ritardo con la morte si posò sulla mano. A volte, quando la solitudine lo attanagliava, le lasciava gironzolare per il suo corpo perché il solletico che gli facevano a contatto con gli avambracci nudi dava a Dario un senso di presenza, di compagnia. Continua…

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Mise su caffè e toast e aspettò che quella nota barbone ma poi gli guardò gli occhi. nuova nella sua giornata prendesse forma.. Fu la scintilla che gli fece trovare un senso a VOLEVA CAMBIARE MACCHINA! quello che gli stava succedendo, in un secondo la Fece un rapido calcolo e si rese conto che a causa passione per la vita che vide negli occhi del del suo basso stipendio e della sua totale ragazzo fu anche sua e gli si materializzarono incapacità al risparmio (dovuta in gran parte ai davanti agli occhi i più svariati desideri; dopo continui cibi spazzatura da asporto) non sarebbe poco capì che erano suoi. riuscito a pagare una rata abbastanza alta da Tutto quello che la vita gli aveva insegnato a permettergli di estinguere il prestito in pochi reprimere gli fu improvvisamente vomitato in anni. ogni particella del corpo. Fremeva, non sapeva da Sfruttando l’onda di entusiasmo che lo permeava dove iniziare ma sapeva che l’avrebbe fatto. si lavò, si vestì, salì con un nuovo senso di Perse completamente interesse verso disprezzo sulla vecchia Clio e si recò a lavoro, l’appuntamento che aveva, scolò il Negroni, si bussò alla porta del titolare e respirò diresse fuori e respirò per la seconda volta, quel profondamente. giorno. L’euforia unita agli effetti dell’alcol che Vidmer Santolini era al telefono, abbassò la per una volta aveva ignorato lo bloccarono. Le cornetta. –Avevi bisogno gambe gli tremavano e si sentiva venir meno; Dario?- -Le dovrei parlare un minuto, è Tutto quello che la vita trovò un vicoletto appartato e si mise a sedere sui talloni in piuttosto importante.- La mente di Vidmer Santolini fece un rapido ragionamento. gli aveva insegnato a reprimere gli fu attesa di riprendersi. Alfio Badeschi era Belloccio. Lo era sempre stato, anche se La moglie e la figlia erano fuori tutta la settimana a casa dei improvvisamente alla soglia dei quarant’anni il volto mostrava i segni di una nonni materni, Carla, la sua vomitato in ogni passata e combattuta amante da qualche mese, si era presa l’influenza e lui non si era particella del corpo. tossicodipendenza, mentre il ventre gonfio un attuale certo fatto l’amante per starle accanto nei momenti di Fremeva, non sapeva da alcolismo. Non era nato cattivo. Anzi, da difficoltà o cose simili, quindi le dove iniziare ma sapeva piccolo era timido e dolce ma, aveva detto che sarebbe stato a lavoro fino a tardi. Ma non era che l’avrebbe fatto. un insieme di errori suoi e schiaffoni dalla vita lo avevano vero: non aveva già quasi più reso cinico e sprezzante verso niente da fare e stava per sfruttare uno degli se stesso ed il mondo. ultimi giorni soleggiati dell’anno per farsi un giro Certo, era di compagnia e se la cavava con le in mountain-bike.. donne e nessuno avrebbe pensato che dietro Vidmer Santolini, però, odiava cenare da solo. quella bonaria faccia da schiaffi ci fosse una -Scusami Dario, oggi è davvero una giornataccia, spirale senza fondo d’odio e invidia. sbrigo due cose qui e devo correre a vedere un In particolare quella sera. fornitore. Non tornerò che nel tardo pomeriggio. Alfio Badeschi era stato licenziato dall’ennesimo Ceniamo insieme cosi ne parliamo stasera, ti va? lavoro quel pomeriggio, per aver rubato Da Ronzini alle 20?- materiale aziendale e si era fiondato al Joy’s Pub Dario Sconcerti rimase un attimo ammutolito. deciso a sperperare gli ultimi spiccioli che - ..Perfetto - Disse – A dopo.- possedeva. Passò tutto il resto della giornata in stato di Bevve pesante e alle nove di sera era già su di grazia, non solo avrebbe cenato con qualcuno ma giri. Lo cacciarono per molestie e lui uscì deciso addirittura con il suo capo! Il senso di coraggiosa ad aspettare il barista, il buttafuori o chiunque euforia con il quale si era svegliato non accennava altro e fargliela pagare. Aveva un coltello ad abbandonarlo ed arrivò davanti a Ronzini alle serramanico in tasca. 20 precise, si sedette e ordinò un Negroni. Mentre lo cercava vide Dario sconcerti riverso su Mentre beveva vide un ragazzo. Trotterellava di un fianco, privo di sensi. spensierato con una mappa in mano anche se Provò una pena immensa per quella sottospecie sembrava non darle troppo attenzione. Era di uomo, in abito da sera consunto, svenuto in un vestito di stracci, con la barba lunga e uno zaino vicolo. più grande di lui sulla schiena riportava varie Fece per tornare ai suoi armeggiamenti ma si toppe di paesi che lui aveva solo sentito nominare girò, guardò un’altra volta la sagoma, sputò e gli al TG nella cronaca nera. All’inizio pensò fosse un tirò un calcio in piena faccia. Redazione: Jack, Evangelista, Yugs, Berri, El Remolino, Guenda

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