Detective in azione

 

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Racconti gialli scritti da bambini

Popular Pages


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Scuola Primaria Trento Trieste cl@sse 5 A Anno Scolastico 2017/18

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NOME COGNOME ETA’ ALTEZZA PESO CAPELLI OCCHI SEGNI PARTICOLARI GUSTI HOBBY PROFESSIONE AMBIENTE Margherita Marlene 20 anni 1,78 m. 60,5 Kg. castani lisci verdi buco sull’orecchio perché è stato morso da uno scorpione ama mangiare biscotti e lasagne correre studentessa biblioteca UN FURTO IN BIBLIOTECA Come ogni mattina, alle ore 8.15 Margherita, una ragazza di venti anni si svegliò per andare a studiare in biblioteca. Trovò l’edificio aperto senza neanche un custode e si insospettì. Allora andò a casa della bibliotecaria e non la trovò, così si preoccupò ulteriormente. Quindi chiese aiuto al suo amico Mario Casari che frequentava sempre la biblioteca per risolvere il caso. La biblioteca fu subito chiusa per investigare. I poliziotti chiamati cercarono più a fondo negli scaffali dei libri per trovare indizi… ma su quello dove c’era il libro scritto da Guglielmo de Scrivicis, lo scrittore più famoso del mondo non vi era niente, era stato rubato. Sulla mensola però trovarono delle briciole di patatine al formaggio, le preferite di Mario. Questi, interrogato, per difendersi, incolpò il signor Giorgio Tintirintella, un vecchio che stava sempre in biblioteca fino a tarda ora. La sera di quel giorno venne data una festa e venne invitata anche Margherita. Mentre tornava nel suo appartamento vide Mario che sgattaiolava per entrare in casa.

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Allora, sospettosa, lo seguì e dalla finestra sbirciando vide la bibliotecaria legata ad una sedia e sul tavolo il libro e una grande confezione di patatine al formaggio. Margherita avvisò la polizia e Marco venne arrestato con l’accusa di rapimento e furto. Margherita venne ringraziata dalla bibliotecaria che le regalò una gigantesca fornitura di biscotti e lasagne, i cibi preferiti dalla ragazza. Alessio Giada Lorenzo Mariallegra

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UN CASO IN AEREOPORTO E’ il 25 dicembre 2017 e Margherita era in aeroporto con un suo vecchio amico delle elementari: Matteo Enaudi che possiede un aereo privato con cui andare a Berlino. All’improvviso sentono abbaiare, è il cane di papà di Margherita, che è un poliziotto. Allora fermano l’aereo e scendono. Una volta atterrati, trovarono, attaccata saldamente all’ala destra dell’aereo, una valigia contenente il veleno e una pistola. La signorina Margherita allora iniziò ad indagare. I sospettati erano quattro: Matteo Enaudi, il pilota di nome Michele Tortusconi, lei stessa e la moglie di Matteo, Teg Scarti. Sulla valigia trovarono un biglietto con le iniziali M.T. Sul foglio c’era scritto: per il comitato A.M.E. (Associazione Malvagia Europea) con cui fare l’attentato al teatro di Berlino. Margherita aveva ora le idee chiare: il colpevole era… Michele Tortusconi che, dando la pistola e il veleno al Comitato A.M.E., poteva ottenere la mano della figlia del capo dell’associazione e anche 50.000 euro. Il pilota venne arrestato dalla polizia e Matteo ringraziò Margherita per aver fermato Michele e per aver evitato un grosso attentato che significava la morte di tante persone innocenti. Alessio Giada Lorenzo Mariallegra

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NOME COGNOME ETA’ ALTEZZA PESO CAPELLI OCCHI SEGFNI PARTICOLARI GUSTI HOBBIY PROFESSIONE Riccardo Scolfori 30 anni 1,80 m. 50 kg. biondi verdi occhiali, baffetti salato skateboarding e parcour meccanico di auto UN RAPIMENTO IN PIZZERIA Riccardo Scolfori, un meccanico con la passione di indagare, stava andando con lo skate verso l’edicola. “Lo sa già?” l’edicolante gli disse: “No, che cosa?” Il venditore continuò: “Ieri c’è stato un rapimento nella nuova pizzeria: lo Stuzzichino”. Scolfori, a quelle parole, si diresse verso il luogo del fatto accaduto. Chiese informazioni alla polizia che era lì da tutta notte. “Ho visto un signore ieri addentrarsi nel locale: abbiamo cercato di fermarlo, ma non ci siamo riusciti” disse il poliziotto. Scolfori entrò nella pizzeria e subito notò per terra il cappello del sindaco con all’interno impressa l’impronta digitale rossa del furfante che aveva commesso il reato. Proseguendo nel controllo dei locali della pizzeria trovò un numero telefonico scritto su un foglio. Riccardo fece analizzare dalla polizia scientifica sia il foglietto che l’impronta e scoprì che i segni digitali sul cappello e sul pezzo di carta erano uguali. Provò poi a digitare il numero telefonico, chiamò…. nessuna risposta, ma capì dove viveva il proprietario di quel telefono.

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Chiamò allora due agenti di polizia che fecero arrestare il proprietario e lo portarono alla centrale. Riccardo glidisse: “Io so perché volevi rapire il sindaco, perché sapevi che lui aveva tanti soldi”. Dopo due ore di ricerca del sindaco lo trovarono in pizzeria legato sotto sacchi di farina accumulati nello scantinato con lo scotch sulla bocca. Ecco un altro caso risolto da R. Scolfori! Christian Lucrezia Maria Stella Martina

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SABOTAGGIO IN PALESTRA Venerdì 14 novembre passeggiando per le strade di Cremona osservai molti cartelloni che rappresentavano la gara di pallavolo. Sotto alla locandina erano scritti i nomi dei partecipanti che erano di Casalmaggiore e Castell’Arquato. C’era scritto anche il numero di telefono per prenotare il biglietto, quindi chiamai subito. Il giorno 27 novembre la mia sveglia suonò e in fretta mi vestii impaziente della lunga attesa. Alle 16 ero pronto in macchina, arrivai puntuale alla palestra dove avveniva la partita. I tifosi urlavano spietati il nome delle squadre in gara. Ero molto emozionato e per fortuna la squadra per la quale tifavo vinse. Il capitano del Casalmaggiore, accompagnato da un coro di voci squillanti, prese la coppa e la alzò al cielo. Il giorno dopo il telefono squillò molto forte: era il sindaco che mi disse che in via Trento Trieste, esattamente nella palestra dell’Aselli, c’era stato un atto di vandalismo. Arrivai subito nel viale dell’accaduto, e un agente della polizia mi fece vedere il malfatto. Nella palestra le reti infatti erano strappate, l’attrezzatura malmessa, i rubinetti dello spogliatoio erano stati rotti, le panchine ribaltate e le palle per il gioco erano tutte sgonfiate. In mezzo alla palestra c’era un cartellino con scritto: “Staff Matande” e sotto squadra di Castell’Arquato. Ancora più giù c’era il numero di telefono del capitano. Io chiamai il numero e una voce roca rispose: “Pronto, pronto! Io sono Riccardo…” A quelle parole capii chi era: un semplice uomo che faceva da allenatore alla squadra del Castell’Arquato. Per fortuna io conoscevo il suo indirizzo visto che era un mio cliente. Attraversando diverse vie arrivai ad un portone di legno. Suonai al campanello e la stessa voce rispose: “Chi è?. Io risposi: “Sono il meccanico R.S.”. Lui non sapeva che insieme a me c’era anche la polizia e ci fece entrare in casa sua. Seduti a tavola io e lui discutemmo a lungo sul fatto

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accaduto presso la palestra. Alla fine l’allenatore confessò che era stato lui a compiere l’atto di vandalismo. Alla polizia raccontò che l’aveva fatto per vendicarsi della partita persa. Il coatch andò in prigione ma la squadra, che non era stata coinvolta nel fatto, continuò a giocare. La polizia mi ringraziò molto ma non restai tanto perché dovevo andare a godermi una partita di pallavolo. Christian Lucrezia Maria Stella Martina

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NOME COGNOME ETA’ ALTEZZA PESO CAPELLI OCCHI SEGNI PARTICOLARI PROFESSIONE GUSTI HOBBY AMBIENTE Aldo Alpino 51 anni 1,85 M. 80 Kg. bianchi corti verdi pizzetto. Ama gli ambienti freddi studioso dell’ambiente antartico cioccolata calda guardare film gialli base antartica Zucchelli UN CASO IN ANTARTIDE Era una fredda mattina in Antartide e Aldo Alpino, esperto studioso polare, stava bevendo la sua solita cioccolata calda prima di partire per un’esplorazione. Appena finito di spazzolarsi i corti capelli bianchi e messa la cuffia, uscì insieme al proprietario della base Marco Zucchelli e un suo amico di nome Riccardo Gamba. Durante l’esplorazione trovarono incastonato in un blocco di ghiaccio l’unico esemplare rimanente di Topus Antarticus Ursidus. Dopo averlo estratto portarono il blocco di ghiaccio che avevano estratto dalla parete alla base, dove lo misero in un’incubatrice per farlo scongelare. Il giorno seguente Marco non vide più il rarissimo esemplare e così chiamò Aldo per andare ad investigare all’esterno. Nel momento in cui uscirono videro arrivare in motoslitta Riccardo che però era andato con il mezzo senza nessun attrezzo di scorta. Aldo si insospettì di questa misteriosa uscita e iniziò ad investigare su Riccardo. Controllò come primo posto la motoslitta e vide che il portapacchi era bagnato e che il cartellino del nome sugli sci era inchiodato. Il giorno dopo partirono per un’altra

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spedizione, ma Riccardo rimase nella base perché si sentì un improvviso senso di nausea. Appena tornato Aldo andò nella camera dell’amico e vide che nascondeva qualcosa sotto la maglia. L’investigatore si diresse verso la stanza di Marco per parlargli del collega. Quando stava per varcare la soglia della porta sentì che Zucchelli era al telefono con qualcuno, allora si nascose nello sgabuzzino per origliare. Udì che Marco stava parlando con un signore per vendergli il Topus così quando uscì dalla stanza anche Aldo uscì dallo sgabuzzino e corse in camera di Riccardo per avvertirlo di ciò che aveva scoperto. Appena entrato vide le lettere che nascondeva sotto la maglia; l’amico lo scongiurò di non dirlo a nessuno: erano le lettere della sua fidanzata. Aldo accettò, ma ad una condizione: aiutarlo a catturare Marco. Così insieme presero il collega che li aveva traditi e lo obbligarono a dire dove avesse nascosto il Topus. Egli lo rivelò, così la mattina seguente andarono a prenderlo in un nascondiglio non molto distante dalla base e lo portarono alle autorità che ormai erano arrivate nel luogo del furto. Riccardo chiese ad Aldo come avesse fatto a risolvere il caso e lui gli disse che aveva notato sulla sua moto la targhetta che era inchiodata e quindi era falsa. Dette queste parole andò a bersi una deliziosa cioccolata calda. Annalisa Gaia Lucas Alberto

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UN CASO AL MUSEO Era una calda giornata d’estate e in quei giorni il museo di Trento era molto affollato. Mentre le persone stavano girando tra le diverse sale si udì un feroce ruggito. Tutti uscirono in fretta dal museo, ma alcune riuscirono a scorgere un enorme Triceratopo che distruggeva tutto quello che aveva intorno. Le persone appena uscite però videro avvicinarsi un motociclista vestito di nero, che con abili mosse scippò tutti i presenti. Dentro il museo nel frattempo i poliziotti stavano sparando al dinosauro che però sembrava immune ai loro colpi. Mentre lo scippatore fuori si stava allontanando velocemente, anche il dinosauro scappò dalla stessa parte spaccando il muro del museo. Questa notizia fece in breve il giro di tutte le strade di Trento e arrivò anche alla casa di Aldo Alpino, esperto investigatore che anni prima aveva risolto un difficile caso in Antartide. L’investigatore si mise ad indagare sul caso del museo. Arrivato nel luogo della sparatoria vide per terra della polvere da sparo, sparsa per tutta la stanza. Per strada trovò anche le tracce degli pneumatici della moto, allora chiese ad un suo amico meccanico di nome Francesco Zeffirelli di individuare la moto dello scippatore. Tre giorni dopo avvenne di nuovo lo stesso fatto, ma questa volta Aldo aveva controllato le pistole degli agenti e vide che non erano cariche. Chiamò così un altro suo amico di nome Arturo Martini che era un poliziotto e con una squadra arrestò gli agenti del museo. Alpino li costrinse a dire dove si nascondeva il ladro che si trovava in un capanno. Si recò subito ed arrestò lo scippatore. L’investigatore era felice di aver risolto il caso, ma c’era ancora un problema, quello del dinosauro. In quel preciso istante entrò nella sala Francesco che disse di aver scoperto che il dinosauro era

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radiocomandato e tirò fuori dalla tasca il telecomando. Aldo ancora più felice di prima andò a casa pronto per bersi una buona e gustosa cioccolata calda. Alberto Ambra Annalisa Lucas

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NOME Rebecca COGNOME Bernardi ETA’ 25 anni ALTEZZA 1,70 m. PESO 60 Kg. CAPELLI rossi OCCHI azzurri SEGNI PARTICOLARI indossa sempre un orecchino PROFESSIONE detective GUSTI le piacciono le ciambelle alla crema HOBBY adora fare shopping FURTO IN NEGOZIO La nostra detective si chiama Rebecca Bernardi, ha 25 anni, pesa 60 Kg., i suoi capelli sono rossi. Un giorno, mentre stava facendo shopping sente le grida dei clienti e le sirene della polizia. Così si avvicina per chiedere spiegazioni al responsabile del negozio. Il direttore rispose a Rebecca dicendo che un individuo aveva rubato una notevole quantità di soldi. La detective insospettita va a controllare le telecamere e guardando attentamente vide un uomo col passamontagna che sferrava un pugno contro la telecamera. Rebecca andò a controllare nel negozio e vide per terra un bottone. Si ricordò di averlo visto nei video della telecamera addosso all’uomo. Andò a riferirlo ai poliziotti che non lo ascoltarono. Gli agenti insoddisfatti per non avere risolto il caso se ne andarono. Bernardi li seguì fino al parcheggio e vide un uomo che si toglieva il passamontagna e lo metteva nel giubbino. Guardando più attentamente il tizio che scambiava i soldi con dei poliziotti Rebecca si avvicinò per dichiararli in arresto ma loro accesero il veicolo e scapparono impauriti. La ragazza prese subito la sua Ducati e li inseguì. I poliziotti arrivarono in un campo perdendosi nell’erba fitta. Rebecca con la sua vista acuta li rintracciò subito e mise loro le manette. Dopo di che

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chiamò altri poliziotti e i colpevoli andarono dritti in carcere. I delinquenti prima di andare in carcere dissero: “Come hai fatto a scoprirci?” Rebecca rispose: “Bastava guardare il bottone che avevi addosso” e così risolse il caso. Felice andò al bar “Mangia mangia” e si prese ben due ciambelle alla crema, e lentamente le assaporò. Ambra Chiara Edoardo Luca

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