BIBENDA per rendere più seducenti la cultura e l'immagine del vino

 

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BIBENDA N° 53 - La Nuova Bibenda

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Anno XV - n. 53 - Trimestrale Marzo 2016 - € 10 53 duemilasedici

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22 38 74 32 44 96 1 > La Nuova Bibenda / di Franco M. Ricci 2 > Il Nostro Patrimonio Culturale / di Dario Franceschini 4 > Ciao Giacomo! 10 > La Quadratura del cerchio / di Roberto Cipresso 20 > Nessuno ha la verità in tasca / di Angelo Gaja 22 > Meraviglioso / di Emanuele Schipilliti 28 > Oscar Farinetti / di Elvia Gregorace 32 > Grenache, il Cavaliere errante / di Mariaclara Menenti 38 > A Castiglione Falletto la cantina è il mondo di sotto / di Cinzia Bonfà 44 > Vent’anni de Il Carbonaione, Sangiovese di Lamole / di Anna Rita Zangara Halligan 50 > Orgoglio Toscano / di Dario Cecchini 52 > Bibenda day 2016, un sabato italiano 60 > Signori del Vino / di Marcello Masi 62 > Rabasco, limpida testimonianza d’Abruzzo / di Giampiero Pulcini 68 > Oui, je suis Gianfranco Vissani / di Gianfranco Vissani 70 > Le spremute di terra di Bruno Paillard / di Massimo Billetto 74 > La bellezza nascosta di Lanzarote / di Antonella Anselmo 82 > Per la Grappa due grandi passi in avanti / di Roberto Castagner 84 > L’altra sponda del Douro / di Giuliano Lemme 94 > Vinocult diventa un libro / di Fede e Tinto 96 > Bordeaux, toujours / di Giovanni Ascione 110 > I Ristoranti dei famosi: Marco Giallini / di Elvia Gregorace 112 > Olio, raccolto 2015 / di E. Campisi, C. Chiarotti, L. Costantini, R. Greco, L. Grippo, D. Scrobogna 120 > Distillati &... / di Paolo Lauciani 122 > Magazzino delle emozioni / di Claudia Chiarotti 126 > Appunti di degustazione / di Lorenzo Costantini

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Servizio di Copertina La Nuova BIBENDA Dopo il grande successo di GUIDA BIBENDA 2016 nella sua versione digitale, 727.941 copie vendute in 123 Paesi del mondo, abbiamo ovviamente pensato di realizzare anche la mitica RIVISTA BIBENDA online per godere di più dei colori e delle fotografie del nostro capolavoro nato nel 2002. Certamente abbandonare la carta di un prodotto così elegante è stata una decisione sofferta. Ma poi abbiamo “obbedito” a Albert Einstein che afferma che la misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario. Necessario perché sarà possibile estendere il nostro Magazine a centinaia di migliaia di persone che conoscono e non conoscono il vino e che, comunque, desiderano essere informati sull’Arte e sulla Cultura dell’enoagroalimentare in maniera convincente come sempre BIBENDA ha fatto per i suoi lettori. Necessario per dare un’opportunità infinita di godere delle immagini e dei contenuti ai nostri amati lettori, per i quali abbiamo anche deciso di rendere BIBENDA più attenta al lavoro degli opinionisti, al racconto in diretta delle evoluzioni, dei cambiamenti e dei fatti del mondo vino. Firme prestigiose del giornalismo, ma anche di persone dedite alla nostra cultura che, senza approssimazioni, si cimenteranno nel racconto del vino, dell’olio, del cibo, della birra, della grappa e di tutto quanto diverte il nostro palato e la nostra sete di sapere. Necessario per rendere, ancora di più, seducenti la Cultura e l’Immagine del vino. Siamo in uscita a Marzo, quella stessa Primavera che ha dato la luce a BIBENDA nel 2002. Porta bene? Non sappiamo, ma per essere sicuri l’abbiamo fatto lo stesso. Il MONDO BIBENDA resta fedele a se stesso. L’informazione che abbiamo inventato a fianco della Fondazione Italiana Sommelier oggi, e delle Associazioni ieri, continua sempre e al passo coi tempi. Continua senza approssimazioni, senza doveri di riconoscenza, se non verso i nostri lettori e verso le donne e gli uomini che la realizzano. BIBENDA7 dal 2011, BIBENDA magazine da 14 anni, BIBENDA La Guida dal 1998 e Sommelier Notizie da 50 anni sono il nostro modo non di vendere vino ma di spacciare felicità. Auguri sempre di bere le migliori bottiglie con le persone che amate. Franco M. Ricci 1

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Bibenda 53 duemilasedici Il Nostro Patrimonio Culturale Il Nostro Patrimonio Culturale Dario Franceschini Il Ministro della Cultura prende atto che il suo Ministero debba essere in prima linea “riconoscendo al Vino il ruolo di grande attrattore culturale e turistico”. Presente alla grande festa del Vino Italiano con Bibenda 2016 è stato insignito del Titolo di Sommelier d’Onore. Si apre una nuova strada al Vino di qualità del nostro Paese. 2

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Enotria Tellus, Terra del vino. Con questo nome nell’antichità veniva chiamata l’Italia, a testimonianza del nostro plurimillenario rapporto con il nettare di Bacco. E al tempo stesso è inscindibile il legame tra la nostra cultura e il vino. Fonte di ispirazione per scrittori, poeti, pittori, ma anche elemento caratterizzante del nostro paesaggio. Basti pensare ai vigneti che rendono uniche campagne e colline, dal nord al sud del paese, dalle pendici delle montagne alle rive del mare. Nella sua dimensione agricola, artigianale, fino alle grandi e storiche cantine che ormai esportano ovunque, il vino è da sempre un simbolo dell’Italia nel mondo, tanto quanto il cibo, la moda e l’arte. In particolare negli ultimi due decenni il nostro sistema vitivinicolo è stato protagonista di un’ascesa dirompente nei mercati internazionali, a fronte di un sistema produttivo che ha saputo crescere quantitativamente e qualitativamente, sulla scia di una nuova rinnovata attenzione globale verso il cibo di qualità e di una nouvelle vague di chef italiani, apprezzati in tutto il mondo, in grado di rinfrescare il mito dell’enogastronomia italiana. Affinché questo grande patrimonio venga messo a sistema quale formidabile asset per la crescita anche economica del Paese è necessaria però una maggiore concertazione tra tutti i Soggetti istituzionali e privati coinvolti. Dal Ministero dell’Agricoltura a quello dello Sviluppo Economico, dalle Regioni e gli altri Enti locali fino all’ICE e a tutte le associazioni di categoria, per un prodotto che va costantemente difeso dalle contraffazioni e promosso all’estero in maniera unitaria, facendone un alfiere del Made in Italy. Ovviamente, anche il mio Ministero vuole essere in prima linea, riconoscendo al vino il ruolo di grande attrattore culturale e turistico. Basti pensare alle potenzialità, ancora parzialmente inespresse, del turismo enologico: le cosiddette “Strade del vino”, tanto diffuse in altri Paesi, che da noi attraversano scenari e città di incomparabile bellezza. Itinerari dove è possibile riscoprire il piacere di un turismo “lento”, sostenibile e di qualità. n Dario Franceschini Ministro dei Beni e delle Attività Culturali 3

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Bibenda 53 duemilasedici Ciao Giacomo! Ciao GIACOMO! 4

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Il 6 Febbraio scorso se n’è andato e lo ricordiamo con tanto affetto. Il mondo del vino perde non solo il padre dell’enologia moderna, ma perde anche l’uomo che tanto ha saputo dare al rinnovamento del vino italiano. Ha vinto qualunque scommessa dal 1953 in poi e quando Tignanello e Sassicaia presero vita, grazie alla sua paternità. Erano sue la schiettezza, l’intelligenza, la scienza e la cultura amplissima. Bibenda e Fondazione Italiana Sommelier lo ricordano così, in queste immagini che raccontano quell’intero giorno a lui dedicato già cinque anni fa, il 14 Maggio 2011. Un giorno in cui tutto il Gotha del vino italiano, convenuto a Roma per l’occasione, si è alzato in piedi in un omaggio totale, di gratitudine e di affetto, al grande uomo e al genio che era in lui.

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Bibenda 53 duemilasedici Ciao Giacomo! n Alcune immagini della sala gremita per l’omaggio a Giacomo Tachis. Oltre a Giacomo e a sua figlia Ilaria, nelle foto qui a lato si riconoscono Giulio Trombelli, Pio Boffa di Pio Cesare, Anna Scafuri di Rai Uno. 6

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n L’intera sala in piedi in un applauso corale verso il grande Maestro. In basso da sinistra l’enologa Graziana Grassini, sua allieva che ne ha raccolto l’eredità professionale, il giornalista Carlo Cambi, Amedeo Alpi Preside dell’Università di Pisa, Angelo Gaja, il campione del mondo dei Sommelier Luca Gardini, l’amico Gino Salica, Sebastiano Rosa di Tenuta San Guido, Luca di Napoli Rampolla di Castello dei Rampolla, Elisabetta Geppetti di Fattoria Le Pupille, Vincenzo Melia di Ceuso. 7

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Bibenda 53 duemilasedici Ciao Giacomo! n A sinistra, Giacomo Tachis con il Marchese Piero Antinori, a destra con sua figlia Ilaria e Franco Ricci, rivolge un saluto di commiato alla platea. 8

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n In alto, da sinistra, Antonio Rallo di Donnafugata, Pio Boffa di Pio Cesare, Antonello Pilloni di Cantina Santadi, la Principessa Coralia Pignatelli di Castell’in Villa, Massimo Bernetti di Umani Ronchi, Roberto Lasorte di Querciabella, il Conte Aldo Brachetti Peretti de Il Pollenza, Michael Falchini di Casale Falchini, il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga di Tenuta San Leonardo, Francesca Argiolas dell’omonima azienda. 9

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Bibenda 53 duemilasedici La quadratura del cerchio del cerchioLA QUADRATURA Osservare; sperimentare; raccogliere i dati; analizzare i risultati; soppesare le emozioni; cambiare le carte in tavola; iniziare di nuovo tutto dal principio. La ricerca del risultato perfetto presuppone un lavoro instancabile, un interesse costante, una spinta interiore che si giustifica solo con il fuoco di una grande passione, perché il risultato, come è facile comprendere, per quanto entusiasmante o emozionante, non sarà comunque mai la perfezione. La Quadratura del Cerchio è dunque frutto, appunto, di un grande amore, della ricerca dettata dalla curiosità di mescolare uve, e con esse terre, e più indirettamente ancora storie, persone, diversi approcci al vivere e al far vino. Protagonista della ricerca incessante: Roberto Cipresso. Ingredienti base - da mescolare con competenza e creatività come sulla tavolozza di un pittore, dando a volte più credito all’istinto che alla ragione e alla conoscenza -: i vigneti, calpestati nelle aree più disparate del mondo viticolo, dai terreni esplorati oltre Oceano fino agli angoli più reconditi ed estremi del nostro Paese. Sì, perché il mestiere del winemaker conduce appunto, se svolto con l’entusiasmo e la curiosità evidenti in questo caso, a viaggiare molto in cerca della terra più espressiva, dell’uva più eloquente nel suo equilibrio interno, della storia di vita più interessante o commovente. È così che Roberto ha fatto tesoro di quanto conosciuto nel corso del suo lavoro di consulente per condurre, parallelamente alle azioni appunto portate avanti in risposta alle esigenze della committenza, le sue ricerche personali: ogni terroir all’apparenza più significativo 10

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Bibenda 53 duemilasedici La quadratura del cerchio e più espressivo degli altri è stato studiato in profondità, attraverso le risposte fornite dalla qualità della sua produzione, e soprattutto dalle emozioni da essa indotte, nonché dalla sua capacità di evocare in chi assaggia la sua terra di provenienza. Il percorso seguito, pur conducendo a risultati complessi, è stato lineare, nello spostamento progressivo dell’interesse di Roberto dallo studio delle varietà - primo amore di ogni winelover - a quello dei terroir, fino a cercare la perfezione nelle mescolanze dei prodotti delle aree geografiche più affascinanti; queste ultime, son poi state calibrate in modo da ottenere equilibrio tra le diverse componenti, che si esaltano reciprocamente anziché ottenebrarsi a vicenda. I 10 “Viaggi” che ne derivano, quali suggestive tappe di un percorso di studio e di crescita personale durato 15 anni, sono, ciascuno a suo modo, un elogio della fusione, della contaminazione, del concetto di ibrido, della suggestione prodotta dall’unione di elementi dettata solo da creatività e ricerca, senza perseguire alcun fine diverso da questo. Da ciò, una serie di “Vini d’Autore”, adesso modernissimi nella loro concezione, e possiamo dire quasi d’avanguardia ai tempi delle prime edizioni; il progetto cambia ora pelle, e si dota di vigneti di proprietà sul medesimo parallelo, ma affacciati su due diversi mari. n Roberto Cipresso Wine maker di professione, scrittore per passione, da Bassano del Grappa ai confini del Mondo, in perenne sfida alle banalità. 12

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1 1995 Primo Viaggio “Un viaggio nel vino è un buon esercizio per l’istinto. Permette di sentire appieno la semplicità serena e rassicurante di un frutto di grande bellezza e generosità come l’uva. Durante il 1995 ho potuto sognare di far fiorire angoli diversi del grande giardino che frequento tra i vigneti d’Italia, e mi sono scoperto attratto da un lavoro tanto antico da essere nuovo al tempo stesso: la mescolanza. Le terre che amo le vorrei tutte insieme in casa mia. Non potendole avere ne prendo in prestito i frutti. Un po’ di Sangiovese, un amico che frequento da tempo, un po’ di Refosco e Schioppettino da luoghi di grande orgoglio e profondità, un tocco disincantato e abbondante di Montepulciano, futuro Re d’Italia. Eccomi dunque in un umile tentativo di essere ovunque e per tutti. Libertà. Roberto Cipresso”. Il 21 Settembre 1995 raccolgo il Sangiovese a Montalcino, mentre per lo Schioppettino e il Refosco di Prepotto devo attendere il 25 - quando potrò raccoglierli in via del tutto eccezionale lo stesso giorno e farli fermentare nel medesimo contenitore -, per essere infine pronto con il Montepulciano di Spinetoli solo il 18 Ottobre. Allo stesso modo, il Sangiovese da un lato e lo Schioppettino dall’altro sono stati svinati a pochissima distanza di tempo; già domenica 8 Ottobre, 6 barrique di vino fiore di Schioppettino e Refosco hanno lasciato Prepotto con destinazione Montalcino, e la nuova massa è stata ottenuta il lunedì successivo; i tre vitigni hanno così compiuto insieme la fermentazione malolattica, per congiungersi al Montepulciano solo il primo giorno di Dicembre. Ho imbottigliato dopo 18 mesi circa, in borgognotta, bottiglia a me molto cara, perché il pepe bianco, le altre note speziate e le capacità evocative di questo vino mi conducevano allo stile e alla raffinatezza del “midi” francese. 1996 Secondo Viaggio b In retroetichetta si legge “una bottiglia per i padri: il mio prima di tutto; Tchelistcheff subito dopo; infine il sole, padre autentico di tutte le uve del mondo”. Oltre a mio padre, venuto a mancare subito prima di questa vendemmia tuttavia sempre presente in ciò che faccio, è stato André Tchelistcheff a indirizzarmi per questo secondo blend. Mi ha colpito la sua presa di posizione sulla possibilità (da lui definita una vera sciocchezza ) di riprodurre i blend dei Supertuscan piantando il Sangiovese in California e assemblandolo al Cabernet e ad altri vitigni internazionali. A suo avviso, l’unico partner possibile in California per il Sangiovese era lo Zinfandel, uva dalla storia straordinaria e complessa, partita dalla Croazia e giunta a Vienna ai tempi dell’Impero Asburgico, dove viene utilizzata come uva da mensa e per il vino da messa. Definita “uva mission”, viene spedita ad una comunità di frati francescani residente in California, dove diviene Zinfandel; dalla stessa Vienna prende anche altre vie e giunge in Puglia, dove altro non è che il Primitivo. Il mio Secondo Viaggio è dunque, in omaggio alle considerazioni di Tchelistcheff, un assemblaggio di Primitivo di Manduria e di Sangiovese di Toscana, che ha senso solo, in coerenza con la filosofia che guida le mescolanze dei miei “Viaggi”, se il primo è caldo e avvolgente, e il secondo invece vivo, fresco, fragrante. Il Primitivo in questione, dell’azienda Felline, fu quell’anno particolarmente precoce; quindi le due masse sono state fatte fermentare in tempi diversi, l’una in Puglia e l’altra in Toscana, e solo in seguito assemblate. L’inconsueto trasferimento del Sangiovese al sud in un periodo in cui era pratica comune compiere spostamenti di masse dal sud al nord, quel movimento compiuto in senso inverso destò molte curiosità; non ultima, quella della Repressione Frodi, che non esitò a chiedermene ragione. 13

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