Trame 3

 

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collana trame

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3 Trame Allegra Chiodi Francesco Figoli Elena Finazzi Vincenza Ingarra Morgana Mazzù Adriana Mirando Valentina Nappi Paola Pierozzi Elisabetta Rainoldi Enza Russo Lia Sacchini Donatella Serra Anthony Weird

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 2017 by Pagine s.r.l. via Gualtiero Serafino, 8 – 00136 Roma Tel. 06/45468600 E-mail: info@pagine.net www.pagine.net

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INDICE ALLEGRA CHIODI FRANCESCO FIGOLI ELENA FINAZZI VINCENZA INGARRA MORGANA MAZZÙ ADRIANA MIRANDO VALENTINA NAPPI 5 11 17 23 30 38 45

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PAOLA PIEROZZI ELISABETTA RAINOLDI ENZA RUSSO LIA SACCHINI DONATELLA SERRA ANTHONY WEIRD 51 54 61 68 75 85

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ALLEGRA CHIODI Autrice. “Goyas” «Forza, su, vedete di muovervi voi tre!» continuava a ripeterci la guardia, ma nessuno di noi tre era così sveglio da capire cosa ci stesse accadendo. Erano giorni che il generale Francisco non si faceva vedere in giro, ma nonostante ciò, bastava il suo nome a farci tremare, un po’ come delle foglie su un ramo ancora in piedi dopo la tempesta. Il giorno che ci imprigionarono eravamo sette, ma José e Martin erano morti di febbre, e gli altri due, i fratelli Santos, non ebbero mai fatto cosa peggiore di rispondere ad una delle guardie... Restavamo solo noi tre, Adamo, Gustavo ed io. Ci avevano messo a scavare come degli schiavi senza nemmeno sapere il perché, ed a dire la verità, avevamo così paura da porci poche domande e pregare tanto. Eravamo arrivati a scavare una buca che ci arrivava fino alle ginocchia, e nel vederla ci venne la pelle d’oca. Forse più che una buca, era una fossa. Appena mi passò ciò per la mente, alzai il volto e vidi che anche gli altri due avevano pensato la stessa cosa. Neanche il tempo di realizzare il tutto, che il mio viso era sudato come non mai. Sudavo freddo, e lungo la schiena un brivido gelido mi percorreva la spina dorsale, avvolgendomi come fosse un serpente, arrivando a togliermi il respiro. Come se non avessi più via di fuga, mi rimisi a scavare. Non feci in tempo a rialzare lo sguardo, che la guardia ci fermò. Disse che andava bene così, e ci fece mettere in fila davanti a questa. Ci richiese i nomi, ma non mi diede neanche il tempo di rispondere. Da dietro era partito uno sparo. 5

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FRANCESCO FIGOLI Nato a Roma nel 1998, frequenta il liceo scientifico e si appresta a diventare uno studente universitario presso la facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Appassionato di lettura sin dall’infanzia, è alla sua prima pubblicazione e spera di emergere come scrittore. Abbandono Le ricorda ancora. Oh sì, le ha impresse bene in mente quelle parole, le grida, l’espressione sconvolta, rabbiosa, delusa di sua madre. Non le dimenticherà facilmente. O, forse, non le dimenticherà mai. Quei sentimenti sono rimasti impressi nella sua anima. Hanno scavato troppo a fondo, si sono insediati e hanno avviato la loro azione distruttiva, lo hanno logorato da dentro, hanno squarciato le sue sicurezze: distrutte in un’unica serata, spazzate via come sabbia al vento. Piange. Le lacrime scorrono una ad una sulle gote arrossate. È passato tanto tempo, le ferite non sono state risanate. Forse, avrebbe potuto. Avrebbe potuto risollevarsi, tendere una mano alla ricerca di un aiuto. Ma no, non ha voluto, non gli è riuscito. Ha preferito l’isolamento. Ha deciso di costruire muri invalicabili attorno al suo cuore lacerato dall’abbandono, e poi li ha ricoperti di filo spinato per evitare di mettersi in gioco nuovamente, di sfidare le sue angosce, di raschiare la carne viva esposta dalla profonda ferita, di tentare cioè qualcosa che gli avrebbe procurato troppo dolore. Ormai, ha perso fiducia, anche le persone che gli stavano attorno, quelle più vicine, si sono trasformate in una possibile minaccia: è troppo debole e sarebbe definitivamente annientato da un’altra delusione così spaventosamente straziante. 6

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ELENA FINAZZI Nata a Erbusco (Brescia). Studentessa universitaria con una passione per i libri, ha da qualche anno cominciato a mettersi in gioco scrivendo brevi racconti. Nel tempo libero si trasferisce da una città all’altra, in cerca di nuovi spunti, persone da conoscere e occasioni da cogliere. Al di là del muro Il muro che divideva a metà il mondo e la città si stagliava alle loro spalle. Il filo di ferro feriva il sole nella sua caduta. «Noi possiamo passare di là quando vogliamo» disse Karl sicuro di sé, molto più di quanto non lo fosse in realtà. «Certo. E come? Qui sparano a chi prova a scavalcare, lo sai» replicò secca Stefanie. «Non serve. C’è una porta nel muro, non la vedi? È una porticina piccola, ma è aperta, te lo dico io. Basta spingere». La porta era lì. Più piccola di un portoncino di casa, niente a che vedere con le enormi aperture che tagliano le mura di solito. Una macchia scura sul muro bianco, piccola eppure ben visibile. Che strano non averla notata prima! Il legno sembrava rovinato dal susseguirsi di pioggia e sole, il sole che finalmente avrebbero visto tramontare attraverso quella porta aperta. Stefanie sfiorò cauta la maniglia, quasi avesse paura che scomparisse, o esplodesse – e, visti i tempi, come darle torto! – A quel punto la ragazza si voltò con un raggio di sole morente negli occhi eccitati e un sorriso di incredulità: la porta si stava aprendo. Karl non avrebbe mai dimenticato quell’immagine: era il momento in cui si era innamorato di lei. Aveva vent’anni. Erano sempre in due davanti ad una porta, parecchi anni prima. Ma questa era ben chiusa e molto più reale, teneva fuori la notte e due ragazzini. 7

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VINCENZA INGARRA «Fra le poche cose che ho potuto salvare dalla furia devastante del terremoto, ci sono i miei diari, in cui avevo annotato il succedersi degli avvenimenti tragici che hanno segnato la mia gioventù. Nel vedere alla televisione le immagini del disastro causato dal terremoto in Abruzzo, nel sentire il grido di dolore di tanta gente che ha perso i suoi cari, la propria casa, ho sentito il bisogno di parlare della mia esperienza di terremotata». Vite spezzate La valle del Belice 14 Gennaio 1968 Il ricordo di quel giorno è ancora impresso nella mia mente. Era una domenica, una domenica un po’ diversa dalle solite. Da diversi giorni il paese era ammantato di neve. Io quella mattina non uscii da casa. Avevo avuto la febbre tutta la settimana e ancora non ero guarita del tutto. Ero seduta dietro la porta finestra del salottino, al primo piano del mio appartamento e stavo realizzando un merletto con il tombolo per un lenzuolo. I lavori manuali sono stati da sempre la mia passione. Da piccola osservavo le signore del vicinato che, ogni pomeriggio, si sedevano nel cortile e lavoravano. C’era chi lavorava ai ferri, chi all’uncinetto, chi al chiacchierino, altri ricamavano o lavoravano con quel rotolo cilindrico, i piombini e gli spilli, che costituisce il tombolo, per realizzare bellissimi merletti. Osservavo e provavo anch’io a realizzare quei lavori artistici. Se incontravo difficoltà chiedevo aiuto alle signore, che pazientemente mi insegnavano ciò che dovevo fare. 8

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MORGANA MAZZÙ Nata a Messina, è laureata in Archeologia del Mediterraneo con specializzazione in Archeologia Classica e ha conseguito un Master in Archeologia Giudiziaria e Crimini contro il Patrimonio Culturale. Canta come contralto in due corali polifoniche e scrive fin da quando aveva tredici anni. Finora ha pubblicato due romanzi brevi, Vento di Greco e Andreios, lo straniero, ambientati entrambi nell’antichità classica. Scrivere per vivere Per vivere, Ludovico Ursini cominciò a scrivere! Non scriveva però su eminenti quotidiani o riviste specializzate, né saggi o grandi trattati sull’arte strategica, cosa che, in fin dei conti, l’Ammiraglio Ursini avrebbe, seppur a denti stretti, potuto accettare. No, Ludovico scriveva romanzi! Ci metteva tutta l’anima nei suoi scritti, tutta l’anima che il suo giovane corpo a stento riusciva a trattenere e, ogni volta che lo faceva, risuonavano nella sua mente le parole del padre, «Roba da donnicciuole!» ‒ diceva stizzito e con una punta di malvagia ironia – «Cose che non mostrano un minimo di fondamento scientifico, invenzioni di sordidi amori e leziose descrizioni di paesaggi campestri… come facevano quegli effemminati scrittori greci che tanto ami!». Eppure, non appena l’ispirazione arrivava e Ludovico poggiava lo stilo sulla carta, magicamente tutti i confini e le costrizioni svanivano nel nulla, tutti i suoi tormenti e i suoi desideri più segreti si sublimavano, si amplificavano, mettevano le ali in un modo che nemmeno lui avrebbe saputo spiegare, acquistavano tutta la dignità che nel mondo reale non avrebbero mai potuto avere. 9

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ADRIANA MIRANDO «Sono nata a Pescara ma vivo a Torino. Sin dalla mia prima giovinezza ho dimostrato spiccate doti artistiche nel disegno, specie nel ritratto figurativo. Come artista il mio è stato un percorso da autodidatta, sperimentando varie tecniche. Per il bisogno di raggiungere la completezza dell’espressione artistica ho unito al mio già nutrito bagaglio poesie e racconti». Una casa inquietante Abitavo in affitto in un piccolo appartamento nel centro di Torino. Il bisogno di un ambiente più spazioso stava diventando una necessità. Trovai un palazzo storico, stile liberty, dei primi del ‘900, al primo piano, c’erano ancora gli inquilini che vi abitavano. Mi accordai per un appuntamento. Emozionata, suonai il campanello. La porta si aprì lentamente, nella penombra intravedevo un uomo basso di statura. «Buonasera… mi scusi, mi manda l’agenzia per vedere l’alloggio» dissi timidamente. Senza rispondermi l’uomo aprì ancora un po’ la soglia. Davanti a me apparve un individuo grottesco. Mi balzò subito agli occhi il naso grosso e spugnoso e la sua testa sproporzionata dal resto del corpo. Aveva dei capelli stopposi tutt’intorno alla calotta calva e lucida. Non aveva collo, incassato com’era, pareva fosse gobbo. Il suo sguardo sembrava avesse qualcosa di luciferino: le sopracciglia aggrottate rivelavano un animo introverso e scontroso, la sua espressione era alquanto minacciosa e diabolica. Qualcosa di ostile pervase l’atmosfera e nell’istante in cui lo fissai negli occhi mi percorse un brivido sulla schiena. Ricordo di aver pensato di avere di fronte uno gnomo maligno e pericoloso, figura inquietante e sinistra per l’ora, in quel palazzo che in quel momento sembrava deserto. Rimasi imbarazzata, sconcertata dal suo silenzio. 10

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VALENTINA NAPPI Nasce in un piccolo paesino in provincia di Udine. Seconda di tre figli è anche quella con “la testa fra le nuvole”. Eterna sognatrice. Attraverso le sue passioni più grandi, la scrittura e la fotografia, racconta le sue emozioni per emozionare gli altri. Un amore mancato La sua mano era gelida. Doveva essere la stagione invernale. Probabilmente era appena rientrato in stanza dopo essere uscito a prendersi un caffè caldo. La sentivo stringere forte, tanto che un brivido freddo mi percorse lungo la schiena. Credevo di potermi svegliare, e invece ero lì. Non mi muovevo. Anche se lo volevo con tutto il cuore. Due tubi trasparenti mi uscivano dal naso, proseguivano accanto e si congiungevano ad una macchina che contava i battiti del mio cuore. Non avrei mai pensato di finire in un letto d’ospedale. Sì, come succede nei film. La ragazza del protagonista ha apparentemente un incidente, quando invece in realtà il killer ha tentato di ucciderla, in un film dell’orrore. Ecco. In questo caso sono il protagonista di questo film. Solo che non c’è nessun killer pronto a farmi fuori. Meno male. D’un tratto percepisco sempre più distante, lieve la sua voce. Sembrava fosse lontano, appena fuori del corridoio. E non era solo. Purtroppo i suoni e il tono delle voci, che erano basse, mi arrivavano indistinte e non riuscivo a capire quello che dicevano. Cerco di ordinare al cervello di muovere le dita per attirare l’attenzione su di me. Volevo alzarmi da quel letto. Perché non ci riuscivo? Non sapevo da quanto fossi lì, quanto era passato ma soprattutto come ci ero finita. Sì. Non avevo ricordi di niente. Dell’accaduto. 11

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PAOLA PIEROZZI Nata a Firenze nel 1941, si è prima diplomata al Liceo Classico e poi laureata in Scienze Politiche, in seguito una vita da impiegata parastatale. Ha due figlie: una, vicina di casa, con due bellissimi nipoti e una all’altro capo del mondo, in Cile. Adora il mare. Se la sua famiglia non la fagocitasse passerebbe il suo tempo a leggere e scrivere appollaiata su uno scoglio con la sua inseparabile cagna Aki. La tenerezza Mio padre è morto piuttosto giovane, a 68 anni, per un infarto fulminante che non gli ha lasciato neanche il tempo di arrivare in ospedale. I nostri rapporti, che erano stati conflittuali per buona parte della vita, si erano normalizzati dopo il mio matrimonio. Il mio nuovo status di moglie e poi di madre lo aveva tranquillizzato sul mio avvenire. Penso che avesse tirato un gran sospiro di sollievo nel potersi a quel punto esimere dal guidare la mia vita. Era diventato quindi un nonno affettuoso per Barbara e Alessandra, le mie figlie, alle quali aveva perfino perdonato di essere nate femmine, lui che aveva inutilmente atteso l’arrivo di un maschio già dalla mia nascita. Ciononostante anche loro hanno provato ad avere le cosce arrossate dallo sculaccione dato al momento giusto. Io avevo ampiamente avuto la mia dose ai miei tempi e mi faceva un po’ ridere vedere certe abitudini che si perpetuavano, ma ligia al principio di non sminuire mai la figura dell’educatore, sussurravo alle mie figlie piangenti: «Ha ragione nonno, ve lo aveva detto di non fare così!». Ma mentre con noi figlie, soprattutto con me, era uomo tutto d’un pezzo, ridiventava “umano” con mia madre. Il loro era un bellissimo matrimonio, si erano amati tantissimo fin da giovani quando lui era ancora all’Università, compagno di corso dei miei zii. 12

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ELISABETTA RAINOLDI Scrive fin da giovanissima. Ama leggere quasi quanto ama scrivere, è appassionata di fotografia. È molto critica, soprattutto sui propri lavori, infatti ha pubblicato solo tre opere: I segreti della Vendetta, Il dizionario secondo Cimurro e Mai una gioia – brevi racconti mai finiti. La mia luce Credo di essere un punto di svolta della vita... sì, degli altri però!! Avete presente quel film? Quello in cui il protagonista, anche alquanto belloccio, è vittima di un maleficio infertogli da ragazzo, secondo il quale è destinato inesorabilmente a perdere ogni donna con cui esce e che, dopo averlo lasciato, è destinata a trovare l’amore della sua vita. Così, questo tizio, ormai famoso per questa caratteristica peculiare, viene “usato” da ogni donna che è a conoscenza della maledizione per trovare l’amore. E ciò accade puntualmente. Ma anche lui s’innamora e, se prima la maledizione non lo toccava, ora invece è un problema e cercherà in ogni modo di scioglierla. Chiaramente, essendo un film, anche lui avrà il suo lieto fine e riuscirà a rompere il maleficio. Ecco! Io mi sento esattamente come il protagonista, ma senza il lieto fine. Perché? Perché pare che io faccia da tramite tra un periodo difficile e la gioia. Un po’ come Caronte, che traghetta le anime, io traghetto le persone dal buio alla realizzazione dei desideri. Chiunque stia attraversando un periodo pessimo della vita pare sia destinato, presto o tardi, a passare attraverso me. Si lega a me in qualche modo, ci frequentiamo per qualche tempo, poi d’improvviso sparisce... 13

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ENZA RUSSO Nata a Salerno, si è laureata in Lingue Straniere e in Lettere Moderne con una tesi su Fellini. Insegna Lingua Inglese e si occupa di cinema e di musica leggera. Scrive saggi, racconti e romanzi in cui storie ed emozioni si intrecciano a canzoni e a film. Trentadue perle nella notte Ancora oggi non ho capito cosa sia esattamente la virtù e cosa sia esattamente l’errore [...] Adesso stiamo vivendo questo gran tormento sulla perdita di valori. Bisogna aspettare di storicizzarli. Infatti io penso che non è che i giovani d’oggi non abbiano valori, hanno sicuramente dei valori che noi non siamo ancora riusciti a capire bene, perché siamo ancora affezionati ai nostri. Tutto questo per dire che io non ho nessuna verità assoluta in cui credere, che non ho nessuna certezza in tasca e, quindi, non la posso regalare a nessuno, e va già molto bene se posso regalarvi qualche emozione. Fabrizio De André Le quattro di notte. Il cellulare sta squillando. Nel sonno allungo la mano sul comodino e lo spengo. Ma perché avrò messo la sveglia di domenica, mi chiedo, poi abbraccio il cuscino morbido e affondo di nuovo nel sonno. 14

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