I nostri detective vol.2

 

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gialli inventati dagli alunni

Popular Pages


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Scuola Primaria Trento Trieste cl@sse 5 A I nostri detective vol.2 Anno Scolastico 2017/18

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IL VASO MISTERIOSO Un giorno il detective Robert Broun stava pranzando a casa sua. Ad un certo punto sentì il campanello suonare, andò alla porta e chiese: “Chi è?” Era il postino che gli aveva inserito una lettera nella fessura del portone. Lui andò a prenderla e la lesse immediatamente. La lettera diceva: “Lui che ha rubato il vaso ora è andato chissà dove… lasciamo a te, Robert Broun il compito di risolvere il caso”. Egli si chiese chi avesse potuto mandargli quella lettera, e cominciò a indagare. Controllò con la sua lente d’ingrandimento se sulla busta ci fossero impronte digitali; trovò una macchia di caffè. Allora andò al bar davanti a casa sua e chiese ad un suo conoscente scrittore se avesse scritto una lettera per qualche sconosciuto, forse malintenzionato. Il conoscente affermò che la sua ipotesi era corretta, solo che Robert doveva ancora scoprire chi gli avesse chiesto di scrivere la lettera perché allo scrittore era stato ordinato telefonicamente e la ricompensa per il suo lavoro gli era arrivata per posta. Tornando a casa e guardando meglio il foglio con la lente vide che sulla lettera c’era un capello; allora lo fece esaminare dalla scientifica. Il giorno dopo tornò dal suo amico scrittore che lo aspettava nella sua casa e per vedere se il capello fosse suo chiese se poteva andare in bagno. Il suo amico disse di sì e Robert molto astuto e intelligente andò in bagno e prendendo il capello che c’era sulla lettera e la spazzola scoprì che il capello trovato era corrispondente a quello sulla spazzola. Così andò in salotto e guardò il suo amico con aria interrogatoria. Lui s’innervosì ed era quello che il detective voleva per fargli ammettere la sua colpa. A quel punto il suo amico si decise a dichiarare che era stato lui a rubare il vaso e che l’aveva fatto perché era un uomo solo, senza amici, quindi aveva molto bisogno di attenzione. Il detective chiamò subito la polizia che portò in

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galera l’amico e riprendendo il vaso se ne andò a casa risolvendo il caso ancora una volta. Ambra

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UN FURTO ALL’ANIMAL MUSEUM Era estate e Iroln Smith pensò di trascorrere le vacanze a New York. Appena arrivato nella camera d’albergo lesse il suo giornale preferito e poi si mise a letto. Dopo un paio d’ore lo squillo del telefono lo svegliò: era Alberg che lo chiamava per informarlo di un furto all’Animal Museum. Visto che quel museo era lontano dall’albergo prese la sua adorata macchina e in poco tempo arrivò sul posto. Erano stati rubati molti reperti tra cui il più importante cioè il “dodo impagliato” di un valore inestimabile. Alberg disse che durante la notte al museo era in servizio una guardia che ha le chiavi di tutte le porte e per questo i sospetti si erano concentrati su lui. “E’ impossibile”, disse Smith “perché il vetro è rotto”. Poi si abbassò per terra e vide due cose: per prima un bottone dorato, subito dopo delle macchie di sangue. Allora dubitò dell’addetto alle pulizie, che si fosse tagliato rompendo il vetro per prendere il “dodo”. Fecero controllare il gruppo sanguigno di quello trovato al museo, questo era AB e quello dell’addetto alle pulizie invece era AB positivo. Irolm disse: “C’è qualcosa che non quadra!” Ci fu un minuto di silenzio e all’improvviso esclamò: “Ma certo!” “Cosa?” Ribatté Alberg. Smith rispose: “Il colpevole è la guardia”. Si girò a guardarlo e disse: “Tu hai rotto il vetro per non far pensare che fossi stato tu, perché tutti sanno che possiedi le chiavi”. “E il bottone?” chiese Alberg. “E’ovvio lavora per una agenzia molto ricca e quel bottone dorato è della giacca della sua divisa”. Il colpevole cercò di scappare ma tutte le porte erano chiuse, allora tirò fuori la sua pistola dicendo: “State indietro o sarà la vostra fine!” Robert con l’agilità che lo contraddistingue lo seguì e gli rubò la pistola consegnandola agli agenti che lo avrebbe arrestato. I poliziotti si avventarono sul colpevole, lo presero e gli misero le manette portandolo dritto in carcere. Edoardo

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LA MOGLIE SCOMPARSA Julian Tohal era un detective di 32 anni alto 1,75 m. che pesava 80 Kg. Egli era originario dall’Inghilterra ma abitava ad Ancona. Era il detective più conosciuto della città per la sua grande astuzia ed anche per la sua puntualità. Oltretutto era un uomo molto vanitoso e tutti i giorni andava dal parrucchiere a farsi sistemare il suo tipico ciuffo. Era molto elegante e viveva da solo in una grandissima villa. Il 22 settembre 1999 si presentò disperato dal detective, il signor Bianchi, dicendo che sua moglie Carmen era scomparsa. Il detective scoprì che la signora era andata dalle amiche a prendere il tè e non era più ritornata. Julian interrogò sia il marito che le amiche, ma niente. Ad un certo punto arrivò una lettera alla famiglia con scritto “Se rivolete Carmen venite al porto di Beher Street alle ore 20,30 del 24 settembre. P.S. Portate 20 mila lire” Si presentarono sul luogo indicato nella lettera sia la famiglia sia il detective che aspettavano la figlia Carmen. Arrivò la squadra di malviventi con la ragazza e subito i primi furono arrestati. Prima però li interrogarono e uno di loro disse che il marito li aveva ingaggiati per avere tutti i soldi dell’eredità. Alla fine arrestarono anche il marito, Camel fu liberata e i soldi furono ridati ai legittimi proprietari. Vittoria

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LE CAMPANE SILENZIOSE Miss Fox insieme alla sua aiutante Miss Queen vanno a bere un tè. Proprio quando erano le 12.30 le campane non suonarono come al solito. La detective andò dal parroco del duomo, ma non c’era. In seguito Miss Queen le chiese: “Miss Fox, il sacerdote non potrebbe essere a casa sua?” Così insieme vi si recarono. Quando giunsero alla casa del parroco lo trovarono. Chiesero spiegazioni e lui rispose: “Come le campane non hanno suonato, pensavo che il mio aiutante avesse azionato, come al solito, la leva”. Così andarono dalla polizia e spiegarono tutto quello che era successo. La polizia formulò l’ipotesi che ci fosse stato un rapimento. A metà giornata Miss Fox e Miss Queen risolsero il caso. L’aiutante del parroco era scappato e non voleva suonare le campane quel giorno perché gli ricordava la morte di sua nonna. Alla fine l’aiutante continuò a suonare le campane ogni giorno. Miss Fox e Miss Queen risolsero un altro caso. Lucrezia

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I DOCUMENTI SCOMPARSI Il mio detective si chiama Bobby Hart. E’ giovane e ha 30 anni, è alto 1,70 m. pesa 50 Kg e i suoi capelli sono biondi. Gli occhi sono verde chiaro e ha delle ciglia lunghissime. I suoi segni particolari sono: la pipa e beve sempre la tisana alle ore 15. Di professione fa il detective e il suo hobby preferito è risolvere i casi. Bobby Hart stava passeggiando lungo il fiume e ad un tratto sentì delle grida inaspettate provenire dalla casa del pescatore Andrea, un suo carissimo amico. Si precipitò subito da lui e vide che era disperato. Andrea disse che aveva appoggiato i suoi documenti sul mobile del salotto e che chinandosi un attimo per allacciarsi le scarpe, quando si alzò vide che erano scomparsi. Bobby Hart disse che si trattava di un furto causato da qualche persona che si era intrufolata in casa di nascosto. Bobby lo ringraziò per avergli raccontato quel che era successo, però prima di indagare, visto che erano le 15 si fermò a bere la sua tisana bella calda. Dopo averla sorseggiata iniziò subito ad indagare, quasi preso da un’ispirazione di chi fosse stato a rubare i documenti del suo carissimo amico. Visto che lo zio del suo amico era già stato più volte in carcere per aver commesso furti pensò subito a lui e andò a fargli visita. Bobby andò dallo zio di Andrea che avendo avuto un passato burrascoso poteva dargli qualche indizio. Lo zio fu di grande aiuto perché alcuni giorni prima nel bar che frequentava aveva sentito che qualcuno era alla ricerca di documenti per falsificare la propria carta d’identità e poter scappare all’estero. Bobby corse al bar nella speranza di trovare sul posto il colpevole. Arrivato vide uno strano movimento di loschi individui entrare ed uscire dal reteo del locale, Grazie al suo istinto notò che uno di questi personaggi aveva una vaga somiglianza con Andrea. Dopo aver bevuto la sua bevanda preferita, con una scusa, si avvicinò al sospettato facendogli

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delle domande riguardanti cosa avesse fatto il giorno precedente e, dalle sue risposte incerte capì che era lui il colpevole. Così senza farsi vedere chiamò la polizia, arrestarono il colpevole che aveva con sé i documenti rubati che restituirono ad Andrea e per Bobby un altro caso era stato risolto. Chiara

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UN MISTERO IN BIBLIOTECA Era un afoso pomeriggio di luglio, l’investigatore Tom Relt ed il suo amico Berty erano nel loro studio a giocare a carte. Ad un certo punto, stanchi di giocare, decisero di leggere un giornale, ma subito dopo 5 minuti si spalancò la porta ed entrò una signora tutta disperata. Era la signora Bianchi, abitava da quelle parti e lavorava in biblioteca. Tom chiese: “Buon pomeriggio signora Bianchi in che cosa possiamo esserle d’aiuto?” Lei rispose che qualcuno aveva rubato la maggior parte dei libri di scienze e storia antica conservati in biblioteca. I due allora presero nota di tutto ciò che era stato loro riferito. Nel frattempo pensarono e poco dopo a Tom venne un’idea. L’investigatore disse al poliziotto se vicino alla porta della biblioteca c’erano delle telecamere di sorveglianza e se fossero collegate ad un computer. I due s’incamminarono verso il luogo del furto ed entrarono, andarono nella sala del computer e chiesero cortesemente alla signora Bianchi se potevano visionarlo. La donna diede il computer e cercò subito la cartella con i video trasmessi. Controllati i video Tom e Berty si accorsero che c’erano due tipi con cappello e giacca che erano entrati nell’edificio e dopo mezz’ora erano usciti con i libri. Così i due cominciarono a pensare come prendere i furfanti. Il loro piano era di mettersi dentro ad uno scatolone ad aspettare che i due furfanti ritornassero di nuovo a prendere altra refurtiva. Infatti così fu. Alle 23 della notte i ladri si fecero di nuovo vivi. Come aprirono la porta Tom gridò: “Mani in alto”. I due furono ammanettati e trasportati alla caserma della polizia. Subito fu avvisata anche la signora Bianchi alla quale furono restituiti i suoi libri. Lei felicissima del ritrovamento diede a Tom e Berty 15.00 sterline per ricompensa.

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I due soddisfatti della loro azione decisero di prendere una targa sulla quale fu inciso Tom e Berty abili investigatori e la misero sul portone dello studio. Annalisa

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UN CASO INTRICATO Come ogni vero londinese che si rispetti alle 17 Mr. John si trovava nel suo locale preferito di fronte ad una tazza di tè con qualche brioches. Dopo tutta una giornata passata a lavorare al suo ultimo racconto, c’era proprio bisogno di rilassarsi. Gli sarebbe piaciuto dedicarsi al suo amato giardinaggio, ma la giornata era umida e piovosa, perciò, per sgranchire le sue lunghe gambe aveva optato per la sala da the. Ad un tratto al tavolo vicino una voce maschile dal timbro preoccupato incuriosì John, che tese l’orecchio. Controllando ogni tasca del suo panciotto, l’uomo ripeteva a voce sempre più alta: “Il mio orologio da tasca, il mio orologio da tasca è sparito, qualcuno deve avermelo rubato!” Mr. John desiderava riposarsi ma il suo istinto era troppo forte. Si alzò, si presentò e si offrì di aiutare. La storia era questa: Mr. James, dopo il suo lavoro in banca, era andato a vedere le corse dei cavalli e aveva guardato diverse volte il suo orologio d’oro da taschino, poi accaldato a causa della folla all’ippodromo si era tolto il panciotto. Qualcuno doveva aver rubato il prezioso orologio in quel momento. Oppure doveva averglielo sfilato di tasca mentre si dirigeva verso la sala da the o ancora qualche cameriere poteva averglielo sottratto mentre serviva al suo tavolo o a quello vicino. Quell’uomo era molto agitato! John lo invitò alla calma ed esaminò il luogo e la situazione. Controllò il tavolo, l’ordinazione, il tavolo vicino e finalmente notò qualcosa di insolito: panna fresca sul taschino di Mr. James che però non aveva ordinato nulla che avesse minimamente a che fare con la panna. Chi poteva averlo sporcato se non il cameriere che aveva servito al tavolo a fianco torta di mele con panna. Cosa poteva essere il bagliore accecante che proveniva dal bicchiere vuoto che Mr. John aveva notato sul vassoio che il cameriere stava riportando in cucina? Ecco il gioco era fatto:

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il cameriere fu chiamato, interrogato e scoperto. Infatti aveva nella tasca della giacca il prezioso orologio. Giovanni

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