Giornalino Dicembre 2017

 

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Giornalino del mese di Dicembre 2017 della fraternità OFS Santa MAria di Gesù "La Gancia" di Termini Imerese

Popular Pages


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Anno XVI - n. 12 - Dicembre 2017 Presepe vivente di Termini Imerese, ... di Giorgio Lupo pag. 2 8 Dicembre Catechismo Chiesa Cattolica pag. 3 Amoris Laetitia di don Pino Grasso pag. 6 Chiesa e Scuola di M. Antonietta Vega pag. 7 IN QUESTO NUMERO La grande Festa alla Casa del Volontariato di Chiara Tavolanti pag. 8 Sicilia “nascosta” di Nando Cimino pag. 9 La ricetta del mese di Mariella Campagna pag.10 Da parte nostra ... Buon compleanno pag.10 pag.11 In Fraternità ... Notizie e Avvenimenti di Ignazio Cusimano pag.11 Programma attività e celebrazioni Dicembre 2017 pag.12 Credo sia necessario riscoprire il vero volto della parrocchia: essa non è principalmen- te una struttura, un territorio, un edificio. È piuttosto la famiglia di Dio, è una casa di fa- miglia, fraterna ed accogliente, è la comunità dei fedeli. In essa l’aspetto comunitario deve prevalere sugli altri. Paolo VI, agli inizi del suo pontificato, così si esprimeva: «Crediamo semplicemente che quest’antica e venerata struttura della parrocchia ha una missione indispensabile e di grande attualità; ad essa spetta creare la prima comunità del popolo cristiano: ad essa spetta iniziare e raccogliere il popolo nella normale espressione della vita liturgica, ad essa spetta conservare e ravvivare la fede nella gente di oggi». Se la parrocchia è la chiesa posta in mezzo alle case degli uomini, essa vive e opera profonda- mente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e con i suoi dram- mi. Spesso il contesto sociale in cui la parrocchia è di don Antonio Todaro inserita è violentemente scosso da forze di disumanizzazione: l’uomo è smarrito e disorientato, ma nel cuore gli rimane sempre il desiderio di poter sperimentare e coltivare rapporti più fraterni e più umani. La risposta a tale desiderio può venire dalla parrocchia nella misura in cui essa resta fedele alla sua vocazione derivante dal cuore stesso di Dio Trinità. Vedo la parrocchia come luogo di accoglienza,

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pag. 2 DICEMBRE 2017 In Fraternità con Francesco mai di esclusione, territorio dove i credenti non considerano estranei i non credenti e non facciano distinzione tra ricchi e poveri, intellettuali e incolti, dove essi stessi non siano mai reciprocamente estranei, ma siano sempre pronti ad accogliersi con quell’umana affabilità che la condivisione della stessa fede, speranza e carità potrà rendere ancora di più trasparenza chiara di Dio. Cercheremo insieme di curare il nostro stile, stile che non si improvvisa mai e che nasce solo dall’esperienza di Cristo dall’impratichirsi del suo Vangelo. È l’intimità con Cristo che ci assicurerà una crescita matura della fede. Senza la comunione, senza l’accoglienza rischiamo di rimanere fuori dallo stile di Cristo e noi corriamo seriamente il pericolo della caduta di stile. La mia speranza è che l’accoglienza diventi sempre più lo stile cristiano delle nostre comunità. Sogno una parrocchia formata naturalmente da fratelli e sorelle, di cui il termine fratello o sorella non venga appiccicato addosso dall’abitudine ma sia guadagnato giorno per giorno dall’abitudine. Sogno una comunità che dica in maniera chiara ed aperta di esistere per il Vangelo e per la fede degli uomini. Sogno una comunità in cui nessuno debba avere paura della soglia quando entra nei locali della parrocchia, sogno una parrocchia in cui non si possa diventare qualcuno se non un testimone del Vangelo. Sogno una comunità in cui non c’è tempo da perdere. Una comunità in cui nessuno si prenda troppo sul serio, ma ognuno si senta preso sul serio dagli altri. Sogno una parrocchia nella quale tutti si trovino al sicuro in fatto di libertà, dignità, rispetto e, soprattutto, responsabilità personale. Sogno una parrocchia in cui l’unico sospetto valido sia il sospetto che qualche fratello o sorella non riceva la quota d’amore che gli spetta. Sogno una comunità in cui, aldilà dei difetti e delle miserie umane, il fondamento e il punto di riferimento resti sempre Cristo, il suo amore e la sua parola. E allora non ci resta che restare a sognare insieme e insieme vivere questo sogno. PRESEPE VIVENTE DI TERMINI IMERESE, L’APPUNTAMENTO CHE SI RINNOVA Ci siamo quasi, l’undicesima edizione del Presepe vivente di Termini Imerese è ormai prossima e stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli per essere pronti all’arrivo della prima data, quella del 17 dicembre. Le otto scene, che si animeranno al passaggio dei pellegrini, sono state modificate già nella scorsa edizione, ma quest’anno apporteremo ulteriori miglioramenti che meglio faranno leggere gli eventi del Natale di Gesù, approfondendone il mistero da nuovi punti di vista e nuove angolazioni. Già decine di gruppi organizzati, provenienti dall’intera regione, hanno prenotato il loro ingresso e, dai primi di dicembre, apriremo anche le prenotazioni individuali sul sito www.presepetermini.it. Come ogni anno l’ingresso sarà gratuito. Il tema che quest’anno farà da filo conduttore alle varie scene, come lo scorso anno, sarà l’accoglienza. Tema ancor oggi estremamente importante, nonostante siano passati già quasi dodici mesi da quando lo ritenemmo urgente ed attuale. «Ero straniero e mi avete accolto», recita il versetto del vangelo di Matteo della domenica in cui si celebra la solennità di Cristo Re. Senza condizioni, sen- di Giorgio Lupo za interpretazioni. Un versetto chiaro e diretto che interroga i discepoli di ieri, come i credenti di oggi. Un’accoglienza che è, nel passo di Matteo, uno degli elementi attraverso il quale discernere i discepoli, da coloro che non lo sono. Quanta strada ancora dobbiamo fare in questo senso? A che punto siamo nell’accoglienza del diverso, soprattutto oggi in cui siamo chiamati ad accogliere uomini e donne di diversa cultura e religione? Il Vangelo di ieri traccia la strada maestra da percorrere: ci piaccia o meno, saremo giudicati su quanto avremo amato concretamente gli altri, non sulla nostra religiosità, sul nostro ‘devozionismo’, sulle barricate ideologiche in cui a volte facciamo della nostra fede un vessillo per distinguerci e, purtroppo, contrapporci. Questa undicesima edizione sarà dedicata al nostro caro amico Ivan Bova, venuto a mancare tragicamente quest’anno. Ivan era una risorsa fondamentale per il nostro presepe, sempre disponibile, cordiale e sorridente. Di lui rimane l’esempio da seguire e la sua presenza nello Spirito, attraverso la quale sapremo trarre forza e volontà nel vivere a pieno l’esperienza gioiosa di fede che è per tutti noi il Presepe Vivente di Termini Imerese.

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In Fraternità con Francesco DICEMBRE 2017 pag. 3 8 DICEMBRE FESTA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE Negli anni scorsi il nostro giornale ha pubblicato tanti articoli su Maria Immacolata, quest’anno pubblichiamo quanto ci dice il Catechismo della Chiesa Cattolica sulla Vergine Maria, nel commento alla Professione di fede. «... FU CONCEPITO DI SPIRITO SANTO, NACQUE DA MARIA VERGINE» Fu concepito di Spirito Santo... 484 L’annunciazione a Maria inaugura la «pienezza del tempo» (Gal 4,4), cioè il compimento delle promesse e delle preparazioni. Maria è chiamata a concepire Colui nel quale abiterà «corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9). La risposta divina al suo: «Come è possibile? Non conosco uomo» (Lc 1,34) è data mediante la potenza dello Spirito: «Lo Spirito Santo scenderà su di te» (Lc 1,35). 485 La missione dello Spirito Santo è sempre congiunta e ordinata a quella del Figlio. Lo Spirito Santo, che è «Signore e dà la vita», è mandato a santificare il grembo della Vergine Maria e a fecondarla divinamente, facendo sì che ella concepisca il Figlio eterno del Padre in un’umanità tratta dalla sua. 486 Il Figlio unigenito del Padre, essendo concepito come uomo nel seno della Vergine Maria, è «Cristo», cioè unto dallo Spirito Santo, sin dall’inizio della sua esistenza umana, anche se la sua manifestazione avviene progressivamente: ai pastori, ai magi, a Giovanni Battista, ai discepoli. L’intera vita di Gesù Cristo manifesterà dunque «come Dio [lo] consacrò in Spirito Santo e potenza» (At 10,38). ...nacque da Maria Vergine 487 Ciò che la fede cattolica crede riguardo a Maria si fonda su ciò che essa crede riguardo a Cristo, ma quanto insegna su Maria illumina, a sua volta, la sua fede in Cristo. La predestinazione di Maria 488 “Dio ha mandato suo Figlio” (Gal 4,4), ma per preparargli un corpo ha voluto la libera collaborazione di una creatura. Per questo, Dio, da tutta l’eternità, ha scelto, perché fosse la Madre del Figlio suo, una figlia d’Israele, una giovane ebrea di Nazareth in Galilea, “una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria” (Lc 1,26-27): “Volle il Padre delle misericordie che l’accettazione di colei che era predestinata a essere la Madre precedesse l’incarnazione, perché così, come la donna aveva contribuito a dare la morte, la donna contribuisse a dare la vita”. 489 Nel corso dell’Antica Alleanza, la missione di Maria è stata preparata da quella di sante donne. All’inizio c’è Eva: malgrado la sua disobbedienza, ella riceve la promessa di una discendenza che sarà vittoriosa sul maligno, e quella d’essere la madre di tutti i viventi. In forza di questa promessa, Sara concepisce un figlio nonostante la sua vecchiaia. Contro ogni umana attesa, Dio sceglie ciò che era ritenuto impotente e debole per mostrare la sua fedeltà alla promessa: Anna, la madre di Samuele, Debora, Rut, Giuditta e Ester, e molte altre donne. Maria “primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. Infine con lei, la eccelsa figlia di Sion, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura la nuova economia”. L’Immacolata concezione 490 Per essere la Madre del Salvatore, Maria “da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande missione”. L’angelo Gabriele, al momento dell’annunciazione, la saluta come “piena di grazia” (Lc 1,28). In realtà, per poter dare il libero assenso della sua fede all’annunzio della sua vocazione, era necessario che fosse tutta sorretta dalla grazia di Dio. 491 Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, “colmata di grazia” da Dio, era stata redenta fin dal suo concepimento. È quanto afferma il dogma dell’Immacolata concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854:

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pag. 4 DICEMBRE 2017 In Fraternità con Francesco “La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale”. 492 Questi “splendori di una santità del tutto singolare” di cui Maria è “adornata fin dal primo istante della sua concezione” le vengono interamente da Cristo: ella è “redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Fi- glio suo”. Più di ogni altra persona creata, il Padre l’ha “benedetta con ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo” (Ef 1,3). In lui l’ha scelta “prima della creazione del mondo, per essere” santa e immacolata “al suo cospetto nella carità” (Ef 1,4). 493 I Padri della Tradizione orientale chiamano la Madre di Dio “la Tutta Santa”, la onorano come “immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura”. Maria, per la grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza. «Avvenga di me quello che hai detto...» 494 All’annunzio che avrebbe dato alla luce “il Figlio dell’Altissimo” senza conoscere uomo, per la potenza dello Spirito Santo, Maria ha risposto con “l’obbedienza della fede” (Rm 1,5), certa che nulla è impossibile a Dio: “Io sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Così, dando il proprio assenso alla parola di Dio, Maria è diventata Madre di Gesù e, abbracciando con tutto l’animo e senza essere ritardata da nessun peccato la volontà divina di salvezza, si è offerta totalmente alla persona e all’opera del Figlio suo, mettendosi al servizio del mistero della redenzione, sotto di lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente. “Come dice sant’Ireneo, “obbedendo divenne causa della salvezza per sé e per tutto il genere umano”. Con lui, non pochi antichi Padri affermano: “Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria ha sciolto con la sua fede”, e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria “la Madre dei viventi” e affermano spesso: “La morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria”. La maternità divina di Maria 495 Maria, chiamata nei Vangeli “la Madre di Gesù” (Gv 2,1; 19,25), prima della nascita del Figlio suo è acclamata, sotto la mozione dello Spirito, “la Madre del mio Signore” (Lc 1,43). Infatti, colui che Maria ha con- cepito come uomo per opera dello Spirito Santo e che è diventato veramente suo Figlio secondo la carne, è il Figlio eterno del Padre, la seconda Persona della Santissima Trinità. La Chiesa confessa che Maria è veramente Madre di Dio. La verginità di Maria 496 Fin dalle prime formulazioni della fede, la Chiesa ha confessato che Gesù è stato concepito nel seno della Vergine Maria per la sola potenza dello Spirito Santo, ed ha affermato anche l’aspetto corporeo di tale avvenimento: Gesù è stato concepito “senza seme [...], per opera dello Spirito Santo”. Nel concepimento verginale i Padri ravvisano il segno che si tratta veramente del Figlio di Dio, il quale è venuto in una umanità come la nostra. Così, sant’Ignazio di Antiochia (inizio II secolo): “Voi siete pienamente convinti riguardo a nostro Signore che è veramente della stirpe di Davide secondo la carne, Figlio di Dio secondo la volontà e la potenza di Dio, veramente nato da una Vergine; [...] veramente è stato inchiodato [alla croce] per noi, nella sua carne, sotto Ponzio Pilato. [...] Veramente ha sofferto, così come veramente è risorto”. 497 I racconti evangelici considerano la concezione verginale un’opera divina che supera ogni comprensione e ogni possibilità umana: “Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”, dice l’angelo a Giuseppe riguardo a Maria, sua sposa (Mt 1,20). La Chiesa vede in ciò il compimento della promessa divina fatta per bocca del profeta Isaia: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio” (Is 7,14), secondo la versione greca di Mt 1,23. 498 Il silenzio del Vangelo secondo san Marco e delle lettere del Nuovo Testamento sul concepimento verginale di Maria è stato talvolta causa di perplessità. Ci si è potuto anche chiedere se non si trattasse di leggende o di elaborazioni teologiche senza pretese di storicità. A ciò si deve rispondere: la fede nel concepimento verginale di Gesù ha incontrato vivace opposizione, sarcasmi o incomprensione da parte dei non-credenti, giudei e pagani: essa non proveniva dalla mitologia pagana né da qualche adattamento alle idee del tempo. Il senso di questo avvenimento è accessibile soltanto alla fede, la quale lo vede in quel “nesso che lega tra loro i vari misteri”, nell’insieme dei misteri di Cristo, dalla sua incarnazione alla sua pasqua. Sant’Ignazio di Antiochia già testimonia tale legame: “Rimase nascosta al principe di questo mondo la verginità di Maria e il suo parto, come pure la morte del Signore: tre misteri sublimi che si compirono nel silenzio di Dio».

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In Fraternità con Francesco DICEMBRE 2017 pag. 5 Maria «sempre Vergine» 499 L’approfondimento della fede nella maternità verginale ha condotto la Chiesa a confessare la verginità reale e perpetua di Maria anche nel parto del Figlio di Dio fatto uomo. Infatti la nascita di Cristo “non ha diminuito la sua verginale integrità, ma l’ha consacrata”. La liturgia della Chiesa celebra Maria come la “sempre Vergine”. 500 A ciò si obietta talvolta che la Scrittura parla di fratelli e di sorelle di Gesù. La Chiesa ha sempre ritenuto che tali passi non indichino altri figli della Vergine Maria: infatti Giacomo e Giuseppe, “fratelli di Gesù” (Mt 13,55), sono i figli di una Maria discepola di Cristo, la quale è designata in modo significativo come “l’altra Maria” (Mt 28,1). Si tratta di parenti prossimi di Gesù, secondo un’espressione non inusitata nell’Antico Te- stamento. 501 Gesù è l’unico Figlio di Maria. Ma la maternità spirituale di Maria si estende a tutti gli uomini che egli è venuto a salvare: “Ella ha dato alla luce un Figlio, che Dio ha fatto “il primogenito di una moltitudine di fratelli” (Rm 8,29), cioè dei fedeli, alla cui nascita e formazione ella coopera con amore di madre”. La maternità verginale di Maria nel disegno di Dio 502 Lo sguardo della fede può scoprire, in connessione con l’insieme della Rivelazione, le ragioni misteriose per le quali Dio, nel suo progetto salvifico, ha voluto che suo Figlio nascesse da una Vergine. Queste ragioni riguardano tanto la persona e la missione redentrice di Cristo, quanto l’accettazione di tale missione da parte di Maria in favore di tutti gli uomini. 503 La verginità di Maria manifesta l’iniziativa assoluta di Dio nell’incarnazione. Gesù come Padre non ha che Dio. “La natura umana che egli ha assunto non l’ha mai separato dal Padre. [...] Per natura Figlio del Padre secondo la divinità, per natura Figlio della Madre secondo l’umanità, ma propriamente Figlio di Dio nelle sue due nature”. 504 Gesù è concepito per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria perché egli è il nuovo Adamo che inaugura la nuova creazione: “Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo” (1 Cor 15,47). L’umanità di Cristo, fin dal suo concepimento, è ricolma dello Spirito Santo perché Dio gli “dà lo Spirito senza misura” (Gv 3,34). “Dalla pienezza” di lui, capo dell’umanità redenta, “noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia” (Gv 1,16). 505 Gesù, il nuovo Adamo, inaugura con il suo concepimento verginale la nuova nascita dei figli di adozione nello Spirito Santo per la fede. “Come è possibile?” (Lc 1,34). La partecipazione alla vita divina non proviene “da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio” (Gv 1,13). L’accoglienza di questa vita è verginale perché è interamente donata all’uomo dallo Spirito. Il senso sponsale della vocazione umana in rap- porto a Dio si compie perfettamente nella maternità verginale di Maria. 506 Maria è Vergine perché la sua verginità è il segno della sua fede che non era alterata da nessun dubbio e del suo totale abbandono alla volontà di Dio. Per la sua fede ella diviene la Madre del Salvatore: “Beatior est Maria percipiendo fidem Christi quam concipiendo carnem Christi – Maria è più felice nel ricevere la fede di Cristo che nel concepire la carne di Cristo”. 507 Maria è ad un tempo Vergine e Madre perché è la figura e la realizzazione più perfetta della Chiesa: “La Chiesa [...] per mezzo della Parola di Dio accolta con fedeltà diventa essa pure Madre, poiché con la predicazione e il Battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa è pure la vergine che custodisce integra e pura la fede data allo Sposo”. In sintesi 508 Nella discendenza di Eva, Dio ha scelto la Vergine Maria perché fosse la Madre del suo Figlio. “Piena di grazia”, ella è “il frutto più eccelso della redenzione”: fin dal primo istante del suo concepimento, è interamente preservata da ogni macchia del peccato originale ed è rimasta immune da ogni peccato personale durante tutta la sua vita. 509 Maria è veramente “Madre di Dio”, perché è la Madre del Figlio eterno di Dio fatto uomo, Dio lui stesso. 510 Maria è rimasta “Vergine nel concepimento del Figlio suo, Vergine incinta, Vergine nel parto, Vergine madre, Vergine perpetua”: con tutto il suo essere, ella è “la serva del Signore” (Lc 1,38). 511 Maria Vergine “cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza”. Ha dato il suo assenso, “loco totius humanae naturae – in nome di tutta l’umanità”: per la sua obbedienza, è diventata la nuova Eva, madre dei viventi

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pag. 6 DICEMBRE 2017 In Fraternità con Francesco “AMORIS LAETITIA” IL VANGELO DELL’AMORE TRA ACCOGLIENZA E NORMA di don Pino Grasso La visione di Dio che ci ha rivelato Gesù Cristo è quella di un Dio pieno di amore, amico degli uomini e delle donne. Tutto, nel Dio uno-trino e nel cristianesimo, si capisce a partire dall’amore e come dinamismo di questo stesso amore. È per amore, allora che Dio crea gli uomini e intesse un profondo e permanente dialogo con essi. La sua grazia, manifestata in Gesù Cristo e realizzata nello Spirito, coinvolge ogni uomo e ogni donna e non esistono zone neutre, dove non arriva appunto la sua grazia e dove l’uomo è solo con la sua libertà. La grazia è un dono, è il dono gratuito e sovrabbondante della sua relazione. Ogni uomo e ogni donna sono raggiunti da questa grazia e possono così costruire la propria umanità, sia nell’aspetto personale sia in quello comunitario. Sono queste le linee guida che occorre perseguire per il discernimento ecclesiale delle coppie divorziate risposate o conviventi, così come indica l’Esortazione apostolica “Amoris Laetitia” emanata dal Santo Padre Francesco. Nell’uomo e nella donna s’invera, nel dinamismo sempre nuovo di un amore fedele, tutta la pienezza dell’essere fatti ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1,26-27). Il dono del sacramento del matrimonio rivela il coinvolgimento del Dio unotrino perché i coniugi siano sempre più conformati alle nozze di Cristo con la Chiesa (cfr. Ef 5,21-32). Il matrimonio come segno implica «un processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio» (AL, 122). Dall’inno all’amore che san Paolo scrive ai cristiani di Corinto (cfr. 1Cor13), si possono individuare alcuni tratti caratterizzanti il matrimonio, che ne rivelano la dinamica di “carità coniugale” e di “amore appassionato”, che accompagna e guida la trasformazione dello stesso amore (cfr. AL cap. IV). E così i coniugi si ritrovano insieme ad affrontare e superare le crisi che accompagnano e fanno evolvere ogni rapporto di coppia. Essi si ritrovano ancora insieme nell’accompagnamento reciproco delle loro diverse ferite personali e delle difficoltà relazionali nella consapevolezza che “ogni crisi nasconde una buona notizia che occorre saper ascoltare affinando l’udito del cuore” (AL,132 e cfr. anche AL, 231240). In questo grande contesto di amicizia che offre all’uomo, maschio e femmina, Dio non cessa mai di auto-donarsi e di manifestarsi come grazia. E così, quando il peccato entra nella storia del mondo, Dio non ritira la sua grazia, non cessa il suo dialogo d’amore e la sua proposta di conversione. Questa stessa grazia, allora, si manifesta come misericordia. Una misericordia grande, onnipotente e accogliente, cioè ogni fragilità, limite, condizionamento, peccato. Una misericordia per sempre, segno della fedeltà di Dio che non ha mai termine e che non si lascia mai vincere dal male e dal peccato. Essa è il motivo e il modo con cui Dio entra in relazione con gli uomini, prova compassione per loro ed agisce a loro favore, recuperando tutto il possibile e dando - restituendo ogni dignità. Per questo ciascun uomo è chiamato a essere misericordioso e a fare misericordia e ad entrare così in relazione con quanto di più grande e nobile vi sia nella vita: la verità (cfr. Gs 2,14; 2Sam 2,6), la giustizia (cfr. Ger 9,23), la pace (cfr. Tb 7,12), la salvezza (cfr. Tb 8,4.17). Assume pertanto molto senso pensarla come l’ermeneutica della verità, della giustizia, della pace, della salvezza. Come ben si vede, la misericordia è la reazione ad una sproporzione. Anzitutto la reazione di Dio davanti alla condizione fragile, esposta, limitata, sofferente, soggetta ai più svariati travagli, capovolgimenti o «catastrofi» (fino alla morte stessa), in cui vede ogni sua creatura (cfr. Sir 18,8-14: «ogni carne», e concretamente la creatura umana come soggetto relazionale davanti a lui). In seconda istanza, è la reazione dell’uomo alla relazione con l’altro uomo cui si accosta, che gli è vicino fisicamente, frutto di solidarietà e condivisione della medesima problematica sorte. Secondo le

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In Fraternità con Francesco DICEMBRE 2017 pag. 7 Scritture la misericordia è frutto di esperienza personale della miseria della vita (un frutto sapienziale), divenuta consapevolezza delle sproporzioni dell’esistenza, e si propaga spontaneamente, in misura proporzionale alla consapevolezza della propria fragilità e delle condizioni dell’esistenza creaturale e, dunque, alla capacità di empatia. È un fatto etico in senso proprio: cioè un fatto di giustizia e di verità relazionale, tra gli uomini e davanti a Dio. Può rivolgersi a situazioni di miseria sociale ed economica, come a situazioni di miseria relazionale (offese e ferite relazionali di varia natura); può anche essere esperienza pratica della Legge che sovverte norme disciplinari tramandate e consolidate. Ed è sempre un fatto estetico: realizza «opere belle» (cf. Mt 5,16; Gv 10,32; Gc 3,13-18). È un fatto spirituale: tocca, cioè, al cuore della capacità di autotrascendenza dell’uomo nei confronti di se stesso e della sua «catastrofe» e, dunque, nei confronti del suo prossimo. Conseguentemente, rivela qualcosa dell’essere umani come capacità di apertura all’altro e all’Altro. La misericordia verso il fratello, possibile solo a partire dalla consapevolezza di sé e del proprio bisogno di pietà, perciò, è il modo per lasciarsi raggiungere dalla vita eterna e dalla misericordia di Dio e dell’altro, dalla misericordia della vita (cf. Sal 106,46: “li diede alla misericordia [raḥamim] di coloro che li avevano deportati”)! La misericordia è una circolarità esperienziale che permette un cuore «povero», raggiungibile dall’essereagire dell’altro, Dio e l’altro essere umano, e così dalla «vita» medesima come esperienza di relazione nutriente e terapeutica attraverso e oltre la morte (cfr. Lc 10,25-37). La misericordia, infine, riapre ciò che sembrava definitivamente perduto e rimette in gioco i processi esistenziali di ogni uomo e ogni donna, dando di nuovo tempo e vita. CHIESA E SCUOLA INSIEME CUSTODI DELLA SAPIENZA DEL CUORE di M. Antonietta Vega I Dirigenti Scolastici, i loro collaboratori, i docenti funzioni strumentali ed i Dirigenti Amministrati- vi dell’Arcidiocesi di Palermo si sono incontrati al Palazzo Arcivescovile di Palermo, su invito di Mons. Lorefice (Arcivescovo Metropolita di Paler- mo), lo scorso 24 ottobre per individuare un’azione sinergica nella promozione dei valori condivisi all’interno della comunità cristiana. L’Incontro è stato fortemente voluto da Mons. Lorefice, il quale - nella lettera inviata ai Dirigenti Scolastici - ha spiegato come sia importante «ascoltare coloro che nella Scuola hanno massima responsabilità, per condividerne i problemi e capire in quali modi, tra le istituzioni civili e quelle ecclesiastiche, nel rispetto delle peculiarità di ciascuno si possa attuare un’azione sinergica e promuovere i valori condivisi e fondanti la città degli uomini come anche la comunità cristiana». Dopo i Saluti introduttivi da parte del Responsa- bile Pastorale della Scuola, il Dirigente Scolastico Rita La Tona ha posto l’attenzione sui problemi e sulle prospettive della Dirigenza Scolastica, a parti- re dalla Legge 107, e dei problemi attuali della scuola palermitana. La Tona ha messo in evidenza il ruolo complesso, dinamico ed il carico di lavoro sommerso da adempimenti, che hanno determinato una mutazione genetica del profilo del Dirigente Scolastico; quest’ultimo, in seguito ad una serie di disposizione normative, si è avvicinato al profilo del Dirigente pubblico e si è allontanato dal suo ruolo fondamentale di “leader dell’apprendimento e della giustizia sociale”. Secondo la Dirigente La Tona, la scuola è un luogo dove il tempo non può solo essere regolato dalle scadenze, è innanzi tutto un luogo di apprendimento, luogo di relazioni, luogo di cura, da qui l’importanza ed il bisogno di presidiare la didattica. Bisogna prendersi cura di una società che sarà la leadership di domani. C’è un forte bisogno di giustizia sociale – è stato il pensiero che ha espresso -, c’è tanta sofferenza, c’è la necessità di contenere il disagio. Ecco perché la scuola e i Dirigenti, in particolare, non possono essere uniformati alle altre dirigenze pubbliche ed occorre una sburocratizzazione ed una maggiore umanizzazione della scuola. Diversi sono stati gli interventi da parte dei Dirigenti Scolastici, che hanno messo in rilievo le difficoltà affrontate dalla scuola ed in particolare il difficile rapporto scuola- genitori. Questi ultimi, subito pronti a denunciare, tendono a delegare la scuola nel loro compito di educatori. La famiglia è oggi in crisi e tale crisi si riflette nei nostri alunni che esprimono il loro disagio nell’incapacità di relazionarsi in maniera positiva con il gruppo dei pari e con gli adulti. Da qui l’importanza di ricercare una collaborazione tra Scuola e Chiesa.

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pag. 8 DICEMBRE 2017 In Fraternità con Francesco Altri Dirigenti Scolastici hanno, poi, messo in rilievo il ruolo fondamentale della Parrocchia e della collaborazione con la scuola in particolari realtà scolastiche, dove le famiglie sono assenti, i ragazzi sono completamente allo sbando e unici luoghi di aggregazione sono la Parrocchia e la Scuola. Urge, pertanto, la costruzione di una comunità educativa che veda coinvolte tutte le agenzie educative presenti nelle varie realtà territoriali. L’incontro si è concluso con l’intervento di Mons. Lorefice, il quale ha messo in evidenza che sia Scuola che Chiesa hanno lo stesso compito: avere qualcuno di cui avere cura, rendere la città degli uomini chiamata alla felicità. Noi abbiamo tra le mani ragazzi, adolescenti, giovani, che si trovano in nulla e annunciare nulla - ha continuato Mons. Lorefice - a chi non si sente visto e ciò non può accadere solo utilizzando le parole, occorre il coinvolgimento corporeo. Gesù ci indica la via nell’incontro con il giovane triste. Questi “si fa incontro al rabbi” è “la vita di Gesù ad attrarlo a provocargli una domanda. Inseguire i giovani, pretendere di catturarli è inutile. Senza una testimonianza viva, senza un corpo che parli e con il suo stesso essere attragga e convinca, non c’è annuncio del Vangelo. L’unica cosa che ci è richiesta è di stare sulla strada, lì dove i giovani passano e vivono, al di là di ogni strumentalizzazione, ma con un senso di autentica compagnia nell’avventura umana». un’età che segnerà la loro vita futura da adulti. È Ecco, quindi, il senso profondo di questo incon- quindi fondamentale trovare uno spazio di corre- tro: prendersi cura di volti concreti, contestualiz- sponsabilità e condivisione tra Scuola e Chiesa. «Non è un atto - ha ribadito L’Arcivescovo - di intrusione della Chiesa nella Scuola, che deve custodire la sua laicità, ma si tratta di cooperare insieme per tirare fuori la ricchezza più bella che è nascosta in ogni volto umano indipendentemente dal credo, dal colore della pelle ecc. Bisogna custodire la sapienza del cuore solo così ci si può prendere realmente “cura” dell’altro». «Non possiamo dire zarli culturalmente e territorialmente, in quanto le nuove generazioni costituiscono la vera ricchezza. L’incontro ha avuto termine con la proposta, da parte dell’Arcivescovo, di ulteriori momenti di riflessione per progettare percorsi educativi che rispondano alla domanda di felicità, di pienezza che c’è nel cuore di ogni giovane donna e di ogni giovane uomo. LA GRANDE FESTA ALLA CASA DEL VOLONTARIATO di Chiara Tavolanti Finalmente si sono aperte le porte della Casa del Volontariato! Dopo tanti sforzi e fatica per completare i lavori di ristrutturazione, i volontari hanno festeggiato l’apertura che segna l’inizio di un percorso condiviso, che dà l’opportunità di creare un punto di riferimento per la comunità. Le associa- zioni sono partite dal motto L’unione fa la forza e, insieme, hanno festeggiato il primo traguardo. La città di Termini Imerese, dopo tanti anni, ve- de realizzare un grande desiderio del volontariato del territorio che era quello di creare ed avere a disposizione uno spazio dove poter esprimere la mission propria dell’associazionismo. Questo luogo rappresenta la possibilità di accogliere l’altro e co- loro che vivono una situazione di esclusione socia- le, di svantaggio fisico, psichico e culturale, crean- do occasioni di crescita e condivisione per una maggiore coesione sociale. Questi ragazzi, disabili, anziani e bambini verso i quali i volontari mettono a disposizione il loro tempo, possono essere considerati i veri protagonisti delle attività e dell’operato della Casa del Volontariato. Il 28 Ottobre si è celebrata la festa di apertura uf- ficiale dei locali della “Casa del Volontariato” con un’atmosfera di gioia e condivisione che ha visto tutti i partecipanti essere protagonisti di un evento unico e significativo sul nostro territorio. Hanno partecipato alcune associazioni di volontariato e di promozione sociale, una larga rappresentanza della comunità. Tutti i presenti hanno manifestato grande partecipazione esprimendo apprezzamento e sostegno per il traguardo raggiunto, e soprattutto disponibilità a donare del loro tempo per svolgere attività a sostegno della conduzione della Casa. L’evento ha visto la partecipazione di tutti i partner del progetto della Casa del Volontariato, finanziato dalla Fondazione con il Sud in collaborazione con il Coordinamento delle Associazioni di Termini Imerese e il Comune, rappresentato dal primo cittadino e da alcuni assessori e consiglieri comunali. Tutti auspichiamo che questa realtà diventi punto di riferimento per il territorio rispondendo ai bisogni di quelle famiglie che non riescono ad accedere ai servizi e che si trovano in serie difficoltà, puntando quindi a creare sinergie per costruire percorsi significativi di inclusione e di solidarietà.

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In Fraternità con Francesco DICEMBRE 2017 pag. 9 SICILIA “NASCOSTA” di Nando Cimino POLIZZI GENEROSA (PA) – LA CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE   Antico ed incantevole luogo di culto, la chiesa di Santa Maria delle Grazie - detta anche Badia Nuova - si trova tra le suggestive viuzze del centro storico di Polizzi Generosa, deliziosa cittadina di circa 3.700 abitanti, situata a quasi 1000 metri di altezza all’interno del Parco delle Madonie, in provincia di Palermo. Il primo impianto risale alla fine del XV secolo, ma successivamente, il tempio, venne pressoché totalmente rifatto sul finire del 1700. Se pur di piccole dimensioni, come un vero scrigno la chiesa conserva al suo interno delle pregevoli opere d’arte. Notevole sopratutto una grande custodia lignea di forma piramidale che sovrasta con im-   ponenza l’altare maggiore. Fu realizzata nel 1697 da Pietro Bencivinni, grande artista locale particolarmente apprezzato per le sue opere. Ma fanno bella mostra di sé anche un antico organo a mantice, una statua lignea di San Francesco di Paola ed una della Madonna Agonizzante che, insieme ad una grande tela raffigurante i Quattro Arcangeli - dipinta da Gaspare Vazzano - valgono bene una accurata visita. Trovandovi da quelle parti non dimenticatevi anche di assaggiare i buoni formaggi del posto ed il tradizionale sfoglio polizzano, tipico dolce locale dal sapore inconfondibile ed a base di formaggio, inventato nel Seicento dalle monache benedettine.

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pag. 10 DICEMBRE 2017 In Fraternità con Francesco LA RICETTA DEL MESE di Mariella Campagna Care amiche, conoscete i “Cosi Chini”? Sono i biscotti ripieni che le nostre mamme preparavano per il periodo natalizio, sicuramente li avete mangiati, e magari anche fatti, solo che non sapete che il vero nome è “Cosi Chini”. Ve ne sono di due tipi: quelli ripieni di fichi secchi, che sono a forma di rombo e ricoperti di glassa reale bianca e confettini colorati detti “diavolicchi”, e quelli ripieni di zuccata, che sono rotondeggianti a forma di fiore e ricoperti di zucchero a velo. Provate a farli. L’abbondante ripieno di questi dolci è la loro caratteristica e ne determina il nome, ma questo dolce che sa di antico e di mediterraneo vi conquisterà per i sapori. I “Cosi Chini” Ingredienti per la pasta: kg 1 farina, g 400 zucchero, g 300 strutto, 4 uova, buccia di 1 limone grattugiata, cannella in polvere, 1 conf. ammoniaca, 1 bustina lievito per dolci, latte q.b. Impastiamo la farina e lo zucchero facendo incorporare lo strutto. Aggiungiamo limone, cannella e uova. Uniamo l’ammoniaca al latte e con essa il lievito, miscelando tutto sino a ottenere una pasta frolla morbida che faremo riposare un’oretta Ingredienti per il ripieno di fichi: mente, succo di 2 mandarini (con il succo potete abbondare se volete), 2 tazzine di caffè, 2 cucchiai di miele. Mettiamo il tutto su un fuoco bassissimo per fare amalgamare. Ingredienti per il ripieno di mandorle e zuccata: g. 400 marmellata di zucca, g. 600 mandorle, cannella q.b., succo di 1 limone, scorza di 1 limone. Tritiamo le mandorle pelate aggiungendo la marmellata e amalgamiamo il composto unendo gli altri ingredienti sul fornello, a fuoco lento, fino a formare un insieme compatto. Preparazione: A questo punto riprendiamo in mano la pasta frolla di cui faremo una sfoglia di spessore di mezzo centimetro circa, da cui formeremo dei fiori o delle forme tonde, ma se volete anche dei cuori non ci starebbero male. Riempiamo con il ripieno e inforniamo a 180° per una ventina di minuti. Per quelli scuri (fichi secchi): una volta freddi, ricopriamo con la glassa reale e i diavolicchi, gli zuccherini colorati, facendo asciugare. Per quelli chiari (mandorle e zuccata): basterà spolverarli con un po’ di zucchero a velo. Ed eccoli pronti, decidete se vi piacciono quelli ai fichi, dal sapore più deciso, o quelli alle mandorle e zuccata, più delicati. g.250 mandorle tostate e tritate grossolanamente, g.250 noci tritate, g.250 uva sultanina, g.250 fichi secchi tritati, bucce di 2 mandarini tritate fine- Buone Feste D …___________________________________ A PARTE NOSTRA __________________________________ Sinceri auguri:  alle consorelle Antonella Di Mauro, Angela Franzè, Elisabetta Balaban e Rosa Lo Bello che il 17 novembre hanno professato in forma temporanea i consigli evangelici della Regola dell’OFS;  al confratello Felice Cozzo che il 17 novembre ha celebrato il 50° anniversario della sua professione all’OFS;  ai confratelli Giulio e Giusy Macaione e famiglia per la nascita del nipotino Federico;  alla consorella Lucia Sudano e famiglia per la nascita del nipotino Paride. Avvisiamo che il centro per la raccolta degli occhiali usati, degli oli esausti, dei tappi di plastica e dei cellulari guasti, anche nel periodo estivo, è aperto il sabato dalle 17.30 alle 18.30 nei locali del Convento di via Alfredo La Manna. Vi preghiamo di confluire con i vostri prodotti solo in questo giorno e di non lasciare sacchetti davanti al portone del Convento.

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In Fraternità con Francesco DICEMBRE 2017 pag. 11 Invitiamo:  a visitare da domenica 17 dicembre a domenica 7 gennaio il presepe, allestito da un gruppo di ragazzi della nostra Gi.Fra. nella cappella San Rocco. Lo troverete aperto tutti i giorni dalle 17.30 alle 19.00, nei giorni festivi dalle 18.30 alle 20.00;  a visitare e partecipare alla Sacra Rappresentazione del Presepe, realizzato dalla comunione e dall’impegno di tutti i gruppi della comunità ecclesiale di Termini Imerese, che si svolgerà nei giorni 17 - 26 dicembre e 6 - 7 gennaio nella zona storica della città e nei pressi della Maggior Chiesa e del Palazzo Comunale;  tutte le famiglie a partecipare alla celebrazione Eucaristica (ore 19.00) di domenica 31 dicembre, festa della Sacra Famiglia di Nazareth. Durante la celebrazione, gli sposi rinnoveranno le promesse matrimoniali e i frati impartiranno la benedizione particolare ad ogni famiglia presente;  a visitare il sito internet della nostra Fraternità: ofstermini.weebly.com, dove, oltre alle notizie e alle informazioni sulle nostre attività, troverete tutti i numeri arretrati del nostro giornalino. Dicembre 2017 Pedone Provvidenza Onizzi Antonio Cusimano Giuseppe Rocca Pasquale Catalano Rosa Marsala Daniele Buon Compleanno in Fraternità a: giorno giorno giorno giorno giorno giorno 1 3 5 5 7 11 Battaglia Silvana Gibilaro Chiarenza Angela Morreale Iolanda Lo Coco Antonina Sciortino Anna Maria Auguri !!! giorno giorno giorno giorno giorno 13 15 23 24 24 I F … N AN__________________ RATERNITÀ OTIZIE E VVENIMENTI _________________ di Ignazio Cusimano Festa di Santa Elisabetta d’Ungheria, Patrona dell’Ordine Francescano Secolare. Venerdì 17 novembre abbiamo celebrato la festa di S. Elisabetta Patrona del nostro Ordine. Nella Celebrazione, presieduta da fra Giacomo Reginella ofm, le consorelle Antonella Di Mauro, Angela Franzè, Elisabetta Balaban e Rosa Lo Bello hanno professato in forma temporanea i consigli evangelici della Regola dell’OFS, il confratello Felice Cozzo ha celebrato il 50° anniversario della sua professione, e tutta la Fraternità ha rinnovato l’impegno assunto con la Professione dei Consigli Evangelici. Durante l’incontro del giorno 29 novembre, è stato ammesso in fraternità per iniziare il tempo di formazione, il fratello Vittorio Raneri. A lui il nostro benvenuto e l’augurio di buon cammino. Capitolo elettivo della Fraternità. Il Ministro della nostra Fraternità Giusy Fusco ci ha convocato tutti nei giorni 15 e 16 dicembre presso il salone dell’Istituto “Boccone del Povero” per celebrare il Capitolo elettivo. Il Capitolo, che sarà presieduto dal Ministro Regionale Fabrizio Lombardo, è uno dei momenti più importanti della vita di una fraternità. L’assemblea capitolare è una festa. Essa è espressione della presenza di Cristo che insegna, che serve, che prega. La celebrazione del capitolo diventa così un momento privilegiato di formazione personale e comunitaria, nello stile della più autentica tradizione francescana. Un capitolo elettivo si celebra per riflettere sullo stato della Fraternità e insieme decidere su come operare per la vita e la missione dell’Ordine, invocando la presenza dello Spirito Santo, perché purifichi i cuori, illumini la menti e renda docile le volontà in un momento cosi fondamentale nella vita della fraternità. Programma: Venerdì 15 ore 16.00 Inizio lavori capitolari Sabato 16 ore 16.00 Fase elettiva

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pag. 12 DICEMBRE 2017 In Fraternità con Francesco Festa dell’Immacolata Concezione. Come ogni anno, l’8 dicembre la Fraternità parteciperà alla processione dell’Immacolata che inizierà dalla Maggior Chiesa, dopo la solenne concelebrazione delle ore 10.30, e si concluderà nella Chiesa parrocchiale del Carmelo. Tombolata in Fraternità. Martedì 26 dicembre ci ritroveremo tutti, alle ore 17.00, nei locali del Convento per un momento di vita fraterna divertendoci a giocare a tombola e gustare i dolci che ognuno porterà. L’8 Novembre 2017, dopo un lungo periodo di infermità, è morta la nostra consorella Francesca Paola Guagliardo, aveva professato la Regola dell’OFS nella nostra fraternità il 24 Maggio 1964. Ai familiari le nostre sentite condoglianze. Il 6 Dicembre 2017, alle ore 18.00, verrà celebrata una messa in suffragio, nella Chiesa della Gancia. PROGRAMMA ATTIVITÀ E CELEBRAZIONI DICEMBRE 2017 Venerdì 8 Festa dell’Immacolata Concezione ore 8.30 e 19.00 Celebrazioni Eucaristiche ore 10.30 Solenne Concelebrazione Eucaristica alla Maggior Chiesa a seguire processione dell’Immacolata. Dal 16 al 23 Novena del Santo Natale ore 17.15 Santo Rosario e coroncina ore 18.00 Celebrazione Eucaristica Sabato 23 ore 18.00 Celebrazione Eucaristica con la presentazione del nuovo consiglio Domenica 24 ore 23.00 Veglia del Santo Natale Lunedì 25 Santo Natale di nostro Signore Gesù Cristo Domenica 31 Festa della Sacra Famiglia di Nazareth ore 19.00 Celebrazione Eucaristica Benedizione delle famiglie e rinnovo delle promesse matrimoniali Te Deum di ringraziamento In Fraternità con Francesco Giornale mensile dell’Ordine Francescano Secolare “S. Maria di Gesù” Piazza S. Francesco, 11 - 90018 Termini Imerese (PA) www.ofstermini.weebly.com e-mail: infraternita@ofmsicilia.it Autorizzazione del Tribunale di Termini Imerese n. 480/16 R.G.V.G. Anno XVI - n. 12 - Dicembre 2017 Direttore responsabile Maria Grazia D’Agostino Editore Ordine Francescano Secolare “S. Maria di Gesù” Termini Imerese Questo giornale viene stampato in parte dall’Ordine Francescano Secolare “S. Maria di Gesù” e in parte in proprio dagli utenti. Redazione: Fra Venanzio Ferraro, Giusy Fusco, M. Antonietta Vega, Ignazio Cusimano, Mimmo Palmisano, Giulio Macaione. In questo numero hanno collaborato: Don Antonio Todaro, Giorgio Lupo, don Pino Grasso, Chiara Tavolanti, Nando Cimino, Mariella Campagna.

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