Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", dicembre 2017

 

Embed or link this publication

Description

Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", dicembre 2017

Popular Pages


p. 1

Anno 22, n. 76 Dicembre 2017 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova Gloria in excelsis Deo!

[close]

p. 2

Gloria in Excelsis Deo! S otto tanti profili, il 2017 è stato un annus horribilis. Una serie di uragani come non si erano mai visti prima ha devastato interi paesi, compreso il Sud degli Stati Uniti. I cicloni sono arrivati fino all’Irlanda e all’Inghilterra, dove hanno provocato il fenomeno del “cielo rosso”, facendo esclamare a molti che sembrava l’Apocalisse. Questi, però, sono venticelli a confronto di ciò che sta accadendo nella Santa Chiesa. Smentendo chi volesse salvare l’Esortazione apostolica Amoris Laetitia, dandogli una lettura accomodante, nel 2017 si è diffusa la lettura più sovvertitrice, quella che ritiene che il documento, di fatto, modifichi la dottrina morale della Chiesa, rompendo con duemila anni di Magistero. Un teologo indicava che si è passati alla “fase 2” del Pontificato di Papa Bergoglio. Mentre nella prima si era posto l’accento sulla pastorale a scapito della dottrina, adesso si confessa apertis verbis che si vuole proprio manomettere la dottrina. Questa manomissione rischia di toccare perfino ciò che abbiamo di più centrale nella Fede: la sacra liturgia. Concedendo ampia libertà alle Conferenze episcopali nella traduzione dei testi liturgici nelle lingue volgari – finora prerogativa della Santa Sede – il motu proprio Magnum Principium rischia di aprire la strada al caos liturgico. Il cardinale Robert Sarah, prefetto del Culto Divino, ha cercato di preservare l’autorità della Santa Sede in questo campo, salvo poi essere seccamente smentito dallo stesso Pontefice. Tutto ciò mentre va avanti il progetto di stilare una “Messa ecumenica”, accettabile anche dalle sette protestanti. Non sono mancate voci autorevoli che, per realizzare una tale “Messa”, propongono di cambiare la dottrina – dogmatica – della transustanziazione, una pietra d’inciampo per l’ecumenismo. Il 2017 ha segnato anche il centenario della Rivoluzione bolscevica, che diede inizio alla diffusione degli “errori della Russia” denunciati dalla Madonna a Fatima nel 1917. Sarebbe stata una bella occasione per rinnovare le condanne al comunismo, aggiornandole per colpire anche l’odierno marxismo culturale. 2 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017 Niente! Le stesse celebrazioni per il centenario delle apparizioni di Fatima hanno lasciato più di uno perplesso, per la quasi totale mancanza di riferimento ai contenuti del messaggio stesso. Chi scrive è stato quest’anno a Fatima per ben cinque giorni. In una sola occasione, alla fine di una Santa Messa, è stato menzionato il messaggio della Madonna di Fatima. L’auge, però, doveva ancora arrivare. Il 2017 ha segnato il cinquecentesimo anniversario della cosiddetta “Riforma” protestante. Un po’ ovunque il monaco apostata Martino Lutero è stato celebrato dagli eretici, e lodato per il “gesto coraggioso” di aver sfidato la Chiesa di Roma. Ahimè. Gettando nello sgomento milioni di fedeli, tali celebrazioni si sono estese anche a molti ambienti di Chiesa, compreso il Vaticano. Abbiamo così visto l’eresiarca, il lascivo, il guerrafondaio Lutero festeggiato ufficialmente da quella stessa istituzione che egli voleva distruggere. Si è arrivati all’estremo di emettere un francobollo vaticano commemorativo di Martino Lutero, lui che è morto esclamando: “Muoio odiando il Papato. Vivo io ero la tua peste, morto sarò la tua morte, o Papa!”. In duemila anni di storia non si era mai vista una manifestazione tanto devastante di quella voglia di “autodemolizione” denunciata da Paolo VI nel 1968. Contro tale lugubre panorama, nel quale sembra che tutte le tenebre si siano scatenate, si staglia la luce di un Bambino! Un neonato piccolo, apparentemente debole e indifeso, e che, invece, avrebbe cambiato per sempre la storia dell’umanità. La luce diffusa da quella culla a Betlemme conteneva già tutti gli splendori della Civiltà cristiana: tutta la bellezza delle cattedrali gotiche, tutta l’epopea delle crociate e della Contro-Riforma, tutta la santità dei santi a venire, compresi quelli che hanno lottato contro l’eresia protestante. Se a volte rischiamo di perdere la speranza, sopraffatti dal cupo panorama, guardiamo verso la mangiatoia di Betlemme, da dove ci viene ogni salvezza. Un messaggio di tranquillità, di forza e di fiducia in mezzo alle tenebre odierne. Una voce che, da allora e per tutti i secoli, proclama: “Non abbiate paura, Io ho vinto il mondo!”

[close]

p. 3

Sommario Anno 22, n° 76, dicembre 2017 Editoriale La ditattura della moda Sesso con robot Un “11 settembre” ogni mese: le nuove droghe Nota storica sulla “Supplica Filiale” Intervista al cardinale Joseph Zen Madonna di Dong Lu Lo scambio di lettere Madame Louise-Marie de France: principessa e monaca Venerabile Maria Clotilde di Savoia Fatima: la Lourdes portoghese Zagabria: centenario di Fatima La donna nel Medioevo Natale Il mondo delle TFP Adveniat Regnum Tuum! Copertina: Natività, Bicci di Lorenzo, Firenze (1358-1452). 2 4 5 6 7 12 17 18 19 27 29 32 33 37 46 48 Tradizione Famiglia Proprietà Anno 22, n. 76 dicembre 2017 Dir. Resp. Julio Loredo Offerta annua suggerita Euro 15,00 Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel. 06/8417603 Fax: 06/85345731 Email: info@atfp.it Sito: www.atfp.it CCP: 57184004 Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Tipolito Moderna, via A. de Curtis, 12/A — 35020 Due Carrare (PD) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017 - 3

[close]

p. 4

Attualità La dittatura della moda L’orecchio, il sopracciglio, la mascella, il naso, la lingua, le parti intime… non esiste limite. Si direbbe che la moda di ferire il proprio corpo bucandolo per introdurvi oggetti metallici – nota come piercing – è il grido disperato di una generazione sopraffatta dal dolore e dall’infelicità. Il buon senso è brutalmente urtato da una stravaganza così repulsiva. Più grave ancora, però, è la deformazione morale e psicologica soggiacente a tale pratica. Uno storico francese dell’arte, Denis Bruna, ha pubblicato nel 2001 il risultato delle sue ricerche riguardo all’uso del piercing nel mondo cristiano. In diversi dipinti medievali egli ha trovato individui con il viso perforato da anelli, catene, fermagli e via dicendo. Erano sempre personaggi spregevoli. In altre parole, i medievali contrassegnavano questo tipo di personaggi proprio col piercing. In una Via Crucis del pittore fiammingo Hieronymus Bosch (14501516) gli aguzzini di Nostro Signore Gesù Cristo portano il piercing, come marchio d’infamia. Nei secoli scorsi, certi crimini particolarmente infamanti e degni di esecrazione venivano puniti col piercing alla lingua o al naso. In altri casi, era segno di servitù. È veramente spaventevole constatare che, duemila anni dopo la Redenzione, dopo aver rigettato la Civiltà cristiana, l’umanità si compiace nel lacerare le proprie carni con segni che, fino a non molto tempo fa, erano considerati marchio d’infamia o prova di squilibro mentale. Interessante da notare anche il cappello della strega nel dipinto di Bosch: nientemeno che l’arcobaleno… Denis Bruna, Piercing. Sur les traces d’une infamie médiévale, Textuel, Paris 2001. 4 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017

[close]

p. 5

Sesso con robot: la nuova frontiera della rivoluzione morale I modi del piacere sessuale possono cambiare col tempo. Cambiano le mode, l’estetica, gli atteggiamenti. L’essenza, però, resta sempre la stessa. E non potrebbe essere diversamente, trattandosi della natura umana, immutabile per definizione. La rivoluzione culturale oggi in corso sembra, invece, puntare alla demolizione della natura stessa, cambiando perfino il modo in cui si attua la nostra sensualità. Inizialmente aveva promesso libertà totale. Ed ecco la “rivoluzione sessuale” degli anni Sessanta. Poi si è imbizzarrita nell’inondare la società con pornografia sempre più accessibile e sempre più maniacale. Oggi non c’è perversione sessuale che non sia alla facile portata di chiunque sappia utilizzare un computer o uno smartphone. A questo punto, la sessualità è cominciata a diventare sempre più “virtuale”, tendendo a rompere ogni vincolo diretto con la sensualità reale, naturale. È il cosiddetto “cybersex”, che comunque richiede l’interazione con un’altra persona, tramite internet. E adesso vogliono andare oltre. È sorta una corrente che propone di dotare i robot con certe caratteristiche materiali e una “intelligenza” che permetta loro di fungere da partner sessuali. Sarebbero macchine ricoperte di pelle sintetica. Hanno perfino un nome: “sexbots”. Un recente sondaggio pubblicato dal “The Times” di Londra rivela che ben il 40% degli uomini britannici sarebbe disposto a provare questo tipo di sessualità. Uno studio della Foundation for Responsible Robotics indica che il 66% degli intervistati maschi e il 34% delle femmine sarebbe aperto a tale possibilità. Gli esperti stanno cominciando ad allertare sui rischi. La psicologa spagnola Sylvia de Béjar, pur favorevole alla libertà sessuale, avverte che utilizzare macchine per soddisfare la propria libido “cancella qualsiasi rapporto interpersonale, facendo perdere lo stesso senso d’intimità”. Si dichiara, comunque, favorevole, soprattutto per le persone con problemi affettivi. I commentatori sollevano poi altre questioni: cosa resterebbe dei sentimenti umani come la generosità, l’amore e la tenerezza? E dei valori religiosi e morali? Ci si può sposare con un sexbot? Fare sesso con un robot costituirebbe infedeltà coniugale? Si disumanizzano i rapporti fra le persone? Nel libro «Love and Sex with Robots: The Evolution of Human-Robot Relationships» (2008), lo scienziato David Levy prevede che, già nel 2050, i sexbots faranno parte della vita quotidiana delle persone: “Abbiamo già robot che ci fanno compagnia. I sexbot sono la continuazione naturale”. Lo scopo è “stabilire con i robot un rapporto umano”. E noi ci domandiamo: a questo punto, cosa resta della creazione preposta da Dio? TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017 - 5

[close]

p. 6

Attualità USA: un “11 settembre” ogni mese L’Amministrazione Trump ha costituito la President’s Commission on Combating Drug Addiction and the Opioid Crisis per investigare e suggerire soluzioni all’epidemia di consumo di droghe oppioidi che sta devastando il Paese, provocando più di 30mila morti all’anno, cioè l’equivalente di un “11 settembre” ogni mese. Gli oppioidi sono composti chimici psicoattivi che producono effetti farmacologici simili a quelli della morfina o di altre sostanze morfinosimili. Sempre presenti nel mondo della tossicodipendenza, il loro consumo è quasi quadruplicato dal 2000, inducendo il governo degli Stati Uniti a parlare di “epidemia”. Diversi Stati hanno già dichiarato lo stato di emergenza sanitaria. Thomas Frieden, direttore dei Centers for Disease Control and Prevention (foto sin.), avverte: “Gli Stati Uniti sono inondati da oppioidi. Questa è la peggiore crisi della nostra storia. Nei prossimi dieci anni potrebbero morire mezzo milione di persone”. Ormai l’abuso di sostanze è la prima causa mortis tra gli under-50. L’impatto sull’economia è altrettanto devastante: 75,5 miliardi di dollari persi ogni anno. Krokodil: la droga che ti mangia vivo 6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017 La chiamano Krokodil. Dopo aver spopolato in Russia, dove i consumatori hanno superato il milione, si sta diffondendo anche nell’Occidente. Si tratta di una droga low cost, che chiunque può fabbricare a casa, mescolando benzina, olio, codeina e altre sostanze facilmente reperibili. È trenta volte più potente dell’eroina. Gli effetti sono devastanti: la persona letteralmente impazzisce per periodi più o meno lunghi. Dopo poche dosi, la droga comincia a mangiarsi il corpo della persona, trasformandola in una sorta di zombie. La carne comincia a cadere a pezzi, provocando dolori lancinanti. La morte avviene dopo alcuni mesi, per totale collasso dell’organismo. La maggior parte dei consumatori di Krokodril afferma di aver iniziato con l’abuso di sostanze attraverso le cosiddette droghe “leggere”.

[close]

p. 7

Chiesa Nota storica sulla “Supplica Filiale” di Juan Miguel Montes I mezzi di comunicazione hanno dato ampio spazio alla “Correctio Filialis”, una lettera aperta indirizzata da un autorevole gruppo di fedeli a Papa Francesco. Il documento si pone sulla scia di altre simili iniziative: dalla “Supplica Filiale” sottoscritta da quasi un milione di fedeli, ai celebri “Dubia” presentati da quattro cardinali. Ripercorriamo il panorama che ha portato a questi documenti. Verso un “cambiamento di paradigma” Sandro Magister, forse il più noto vaticanista in attività, in un articolo del 1 marzo 2014 sull’Espresso online ricordava cosa disse Papa Francesco a proposito dell’intervento tenuto dal cardinale Kasper nel Concistoro di pochi giorni prima: “Ieri, prima di dormire, ma non per addormentarmi, ho letto – ho riletto – il lavoro del cardinale Kasper e vorrei ringraziarlo, perché ho trovato profonda teologia, anche un pensiero sereno nella teologia. È piacevole leggere teologia serena. E anche ho trovato quello che sant’Ignazio ci diceva, quel ‘sensus Ecclesiae’, l’amore alla Madre Chiesa. Mi ha fatto bene e mi è venuta un’idea – mi scusi, Eminenza se la faccio vergognare –, ma l’idea è che questo si chiama ‘fare teologia in ginocchio’. Grazie. Grazie”. Di anticipazioni ne giravano molte ma ancora nessuno conosceva esattamente quali fos- TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017 - 7

[close]

p. 8

Chiesa “Siamo di fronte a un ‘cambiamento di paradigma’ nella teologia morale” Sandro Magister, vaticanista sero le parole che avevano tanto colpito il Pontefice. Fu sempre Sandro Magister a illustrare altri particolari: “Nel corso della sua relazione, Kasper ha detto di voler ‘porre solo delle domande’ perché ‘una risposta sarà compito del sinodo in sintonia con il papa’. Ma a leggere quanto egli ha detto ai cardinali, le sue sono molto più che domande, sono proposte di soluzione già solidamente congegnate. Alle quali papa Francesco ha già mostrato di voler aderire. E sono proposte forti, un vero ‘cambiamento di paradigma’. In particolare su quello che lo stesso Kasper ritiene il problema dei problemi, la comunione ai divorziati risposati, alla quale ha dedicato più di metà delle due ore del suo discorso”. “Standing ovation” dei grandi media. Silenzio perplesso del popolo fedele Ciò fu sufficiente perché tutti i grandi media del mondo si lanciassero in una sorta di standing ovation alla nuova “apertura” della Chiesa cattolica. Al contempo, milioni di cattolici in tutto il mondo rimanevano in perplesso silenzio, interrogandosi sulla necessità e l’opportunità di una tale misura, collegandola giustamente a tutto il processo di relativismo morale e secolarizzazione imperanti nella società, specialmente in quella occidentale, a partire dal divorzio civile fino alla rivoluzione sessuale, che ha trovato una vertiginosa accelerazione dagli anni Sessanta del secolo scorso. Innumerevoli sono i fedeli che ancora hanno presenti nella memoria gli sforzi degli ultimi Papi per mettere un argine alla valanga rivoluzionaria che minaccia seriamente di travolgere l’istituzione della famiglia, in particolare con l’enciclica Humanae Vitae di Papa Paolo VI, col Catechismo della Chiesa Catto- lica, con i documenti di Giovanni Paolo II come Evangelium Vitae, Familiaris Consortio e Veritatis Splendor, con l’enunciato dei “principi non negoziabili” da parte di Benedetto XVI. In effetti, tra i fedeli erano ormai in tantissimi a chiedersi perché giungesse in quel momento una proposta che sembrava voler assecondare la vasta corrente culturale e mass-mediatica, già confutata dal Magistero perenne - peraltro ribadito recentissimamente -, sull’ammissione all’Eucaristia dei divorziati risposati civilmente. Come mai alte autorità ecclesiastiche sembravano non avvertire ciò che un semplice ma sicuro sensum fidei associava in modo immediato a una sorta di “divorzio cattolico”, aprendo nella Chiesa le stesse piaghe che il divorzio civile aveva aperto nella società secolarizzata? Come non vedere che così si sarebbe avviato nella vita della Chiesa un processo analogo a quello della società civile, iniziando la stessa rapida discesa nello scivolo della “rivoluzione culturale” sessantottina? Come non insospettirsi del vasto clamore mediatico in favore della “proposta Kasper” da parte dei grandi promotori della rivoluzione culturale? Un Sinodo truccato? Al rullare frenetico dei tamburi mediatici sull’inattesa “apertura” fece eco immediatamente una serie di convegni e articoli da parte di teologi “à la page”, volti a dare un avallo accademico e/o pastorale alla “proposta Kasper”. 8 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017

[close]

p. 9

“Il Sinodo vaticano straordinario sulla famiglia è stato truccato” Edward Pentin, vaticanista Era ormai chiaro che questa proposta avrebbe aleggiato sull’incombente Sinodo straordinario sulla Famiglia condizionandone i risultati. E così fu. La supposta urgenza di risposta pastorale ai “nuovi problemi” delle “nuove famiglie” che permettesse alla Chiesa di “non perdere il contatto con l’uomo contemporaneo” dominò sia il dibattito pre-sinodale sia quello sinodale. Per la maggioranza dei padri sinodali convocati a Roma nell’ottobre 2014 la “proposta Kasper” non era certo la preoccupazione più incalzante sul tema famiglia. Anzi, molto probabilmente era l’esatto opposto: come difendere il gregge affidato loro da Cristo dalle insidie crescenti di una rivoluzione sessuale che finiva per allontanarlo dalla fede e dalla pratica religiosa. Molto è stato scritto e detto sulle contorte procedure di elaborazione dei preparativi e dei risultati delle discussioni sinodali. Ci sono dei fatti certi: dopo la “Relatio post disceptationem” del primo Sinodo sulla famiglia, scoppiò una forte e clamorosa protesta nell’aula sinodale alla presenza del Papa. Il Cardinale Erdö, presidente del Sinodo, si sentì in dovere di prendere le distanze dal segretario Mons. Forte davanti a una nutrita platea di giornalisti di ogni dove, perché quest’ultimo di propria iniziativa aveva inserito nella Relatio un’estensione dell’“apertura” anche alle coppie omosessuali. L’autorevole vaticanista del National Catholic Register, Edward Pentin, ha denunciato le manovre per truccare quel Sinodo in un libro che ha fatto scalpore (The Rigging of a Vatican Synod, appunto La manipolazione di un Sinodo vaticano). L’onda tellurica della confusione Dall’epicentro della “proposta Kasper” iniziò a espandersi, a mo’ di onda tellurica, un’immane confusione e sconcerto in tutta la Chiesa. Nonostante le rassicurazioni fornite nella seconda parte del Sinodo straordinario del 2014, non era più possibile nascondere che si era aperta una breccia e che da quella breccia sarebbe potuta passare non solo la “proposta Kasper”, bensì tutto un nuovo “cambiamento di paradigma” della morale cattolica. Forse le uscite in libertà alla mons. Bruno Forte sarebbero state calibrate meglio in futuro, ma non c’erano più dubbi sugli scopi dell’agenda della nuova teologia morale. Oggi i fatti confermano eloquentemente questo andazzo. A meno di quattro anni dal concistoro del 2014 in cui risuonò la “proposta Kasper”, non c’è settimana che non si senta parlare non già soltanto di comunione ai divorziati risposati ma persino di benedizioni e Messe celebrate per l’ambiente LGBT e per coppie dello stesso sesso; di un consigliere della Santa Sede, il gesuita James Martin, che giustifica e promuove tale “pastorale”; della necessità del “superamento del contesto storico” in cui s’inseriva l’enciclica Humanae Vitae, ecc. Il “cambiamento di paradigma” ormai scende sulla Chiesa in modo torrenziale. Fu appunto nel contesto della perplessità generalizzata dopo il primo Sinodo sulla Famiglia dell’ottobre 2014 che un gruppo di laici, fortemente incoraggiati da illustri pastori, decise di riunirsi per elevare al Sommo Pontefice una “Supplica Filiale”, la TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017 - 9

[close]

p. 10

Chiesa quale in modo rispettoso già metteva in guardia dallo sbocco prevedibile del processo che si era aperto. Che cosa chiedeva la Supplica Filiale? Davanti alla confusione creatasi già a quel punto del dibattito, la Supplica Filiale a Papa Francesco sul futuro della Famiglia chiedeva al Sommo Pontefice “una parola chiarificatrice” che dissipasse il “generalizzato disorientamento causato dall’eventualità che in seno alla Chiesa si apra una breccia tale da permettere l’adulterio in seguito all’accesso all’Eucaristia di coppie divorziate e risposate civilmente”. La lettera era motivata dall’apprensione che produceva una tale prospettiva visto che, asseriva, dalla “cosiddetta Rivoluzione del ’68 assistiamo a una imposizione graduale e sistematica di costumi morali contrastanti la legge naturale e divina, in modo talmente implacabile da rendere per esempio possibile in molti paesi l’insegnamento della aberrante ‘ideologia del gender’ fin dalla più tenera infanzia”. I supplicanti chiedevano anche una “parola chiarificatrice” perché se fino a quel momento l’insegnamento cattolico sul Sesto Comandamento del Decalogo era “come una fiaccola che brilla dinanzi a questo oscuro disegno ideologico”, con le discussioni pre-sinodali e sinodali del 2014-15 quella stessa fiaccola “sembra vacillare”. Consegna della Supplica Filiale Il 29 settembre 2015, festività dei Santi Arcangeli, questa “Supplica Filiale sul futuro della Famiglia” sottoscritta da 790.190 cattolici di 178 Paesi, fra cui 8 cardinali, 203 arcivescovi e vescovi e innumerevoli sacerdoti fu consegnata alla Segreteria di Stato di Sua Santità. Giorni dopo furono consegnate altre 89.261 adesioni, totalizzando quindi 879.451 firmatari. È triste dirlo ma tuttora il coordinamento della “Supplica Filiale”, che rappresenta una coalizione di oltre 60 organizzazioni pro-famiglia e pro-vita dei 5 continenti, non ha ricevuto nemmeno una nota di avvenuta ricezione da parte della Santa Sede. Un’omissione che risulta paradossale, dal momento che Papa Francesco ha manifestato più volte il desiderio di una Chiesa vicina ai problemi dei fedeli e del popolo in genere, aperta al dialogo e al franco dibattito. 10 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017 Ciò nonostante la “Supplica Filiale” ha avuto una vasta ripercussione internazionale, sia nella stampa religiosa che in quella laica, e ha contribuito a dare avvio al movimento di opinione pubblica cattolica che si configura sempre più nitidamente come una legittima resistenza al “cambiamento di paradigma” morale e di fedeltà al magistero perenne della Chiesa. La prosecuzione della resistenza: una dichiarazione di fedeltà Dopo il secondo Sinodo sulla Famiglia e la pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, gli organizzatori della “Supplica Filiale” hanno predisposto una “Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina”, ricevuta dagli apostoli, attendendo così ad un suggerimento di alte sfere ecclesiastiche. Non disponendo degli stessi mezzi logistici della prima iniziativa e trattandosi questa volta di un documento significativamente più esteso, il coordinamento della “Supplica Filiale” ha pubblicato detta “Dichiarazione di fedeltà” nel suo sito internet il 29 agosto 2016. La “Dichiarazione di Fedeltà” ha superato le 35 mila firme, fra le quali si contano 3 cardinali, 9 vescovi, 635 fra sacerdoti diocesani e religiosi, 46 diaconi, 25 seminaristi, 51 fratelli religiosi, 153 religiose claustrali e di vita attiva, ai quali si devono aggiungere 450 laici fra accademici in genere, professori di teologia, insegnanti di religione, catechisti e agenti pastorali. Cosa affermano i firmatari della Dichiarazione di Fedeltà? Come già indica il titolo, essi ribadiscono in modo esplicito e formale la loro “fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina”, e questo perché “errori circa il vero matrimonio e la famiglia sono stati molto diffusi in ambito cattolico, in particolare dopo il Sinodo Straordinario ed Ordinario sulla famiglia e la pubblicazione di Amoris Laetitia”. In questo contesto generale, la Dichiarazione “esprime la volontà dei firmatari di restare fedeli agli insegnamenti immutabili della Chiesa sulla morale e sui sacramenti del matrimonio, della Riconciliazione e dell’Eucaristia, e alla sua perenne disciplina per quanto riguarda quei Sacramenti”.

[close]

p. 11

Un documento ancora in attesa di risposta... Fra l’altro, i firmatari desiderano esprimere che “tutte le forme di convivenza more uxorio (come marito e moglie) al di fuori di un matrimonio valido sono gravemente contrarie alla volontà di Dio; che le unioni irregolari contraddicono il matrimonio voluto da Dio e non possono mai essere consigliate come un prudente e graduale adempimento della Legge Divina”. Affermano pure che una coscienza ben formata non può giungere alla conclusione • che la sua permanenza in una situazione oggettivamente peccaminosa può costituire la sua migliore risposta al Vangelo, né che questo è ciò che Dio le sta chiedendo; • che il sesto comandamento e l’indissolubilità del matrimonio sono semplici ideali da perseguire; • che a volte non sia sufficiente la grazia per vivere castamente nel proprio stato, il che darebbe ad alcuni il “diritto” di ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia; • che sia sufficiente una coscienza soggettiva per auto-assolversi dal peccato di adulterio. Insegnare e aiutare i fedeli a vivere in conformità a queste verità – aggiungono i firmatari – costituisce in se stessa una “eminente opera di misericordia e di carità”. Se la Chiesa consentisse l’accesso all’Eucaristia a chi si trova manifestamente in uno stato oggettivo di peccato grave, si comporterebbe come “proprietaria dei sacramenti” e non come la loro “fedele amministratrice”, incarico affidatole da Nostro Signore. Iniziative analoghe e convergenti Sebbene diversa da altre iniziative tese a chiedere chiarimenti per porre fine all’anomala situazione di confusione e perplessità imperante nella Chiesa, la “Dichiarazione di Fedeltà”, col suo nutrito e qualificato numero di firmatari ecclesiastici e civili, si costituisce come un’ulteriore voce nel coro di quanti esprimono preoccupazione per l’ottavo capitolo di Amoris Laetitia e per le contraddittorie interpretazioni che l’hanno seguito. La perplessità di innumerevoli fedeli di tutti i continenti trova un’autorevole risonanza nei cinque Dubia presentati da quattro cardinali nel settembre 2016. I porporati hanno sollecitato fraternamente il Papa di chiarire se, dopo la suddetta esortazione apostolica, è da ritenersi ancora vigente l’insegnamento circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezione, che proibiscono di compiere atti intrinsecamente cattivi come l’adulterio, e se sia ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e, dunque, ammettere all’Eucaristia, una persona che, unita in un vincolo matrimoniale valido, convive in adulterio senza che si siano adempiute le condizioni previste dalla morale tradizionale e dal Codice di Diritto Canonico. Il Santo Padre ha deciso di non rispondere e con grande sconcerto tra i fedeli - non ha nemmeno concesso l’udienza privata chiesta dai porporati in una lettera del 25 aprile scorso per trattare questo tema, viste le “numerose dichiarazioni di vescovi, cardinali e persino conferenze episcopali che approvano ciò che il Magistero della Chiesa non ha mai approvato”, cosicché “ciò che è peccato in Polonia è buono in Germania e ciò che è proibito nella arcidiocesi di Filadelfia è lecito a Malta”. La più recente manifestazione della volontà di Papa Francesco di restare in silenzio, permettendo così l’aggravarsi del clima di confusione, è stata la reticenza mostrata davanti alla “Correzione filiale per la propagazione di errori”, elevata a Sua Santità lo scorso 11 agosto da un gruppo di pastori di anime e accademici. Gruppo al quale ogni giorno si aggiungono nuovi e qualificati aderenti. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017 - 11

[close]

p. 12

Chiesa Il Vaticano non deve lasciarsi ingannare dai comunisti cinesi Intervista al cardinale Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong Il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, è convinto che se Papa Francesco conoscesse meglio il regime comunista cinese e le persecuzioni che muove contro i cattolici, non favorirebbe i negoziati con Pechino. Il cardinale Zen è stato intervistato da Krystian Kratiuk, della rivista “Polonia Christiana”, dalla quale riprendiamo il pezzo, con autorizzazione. Perché il Vaticano vuole firmare l’accordo col governo comunista della Cina? È ovvio che il Santo Padre non abbia molta conoscenza diretta dei comunisti cinesi. In America Latina, i perseguitati ed esclusi sono i comunisti. Capisco, quindi, che egli possa avere una simpatia naturale per i comunisti. Ma non conosce i comunisti quando sono al potere. Molte persone in Vaticano conoscono teoricamente il comunismo, ma non so quante ne abbiano un’esperienza diretta, personale. Sono dunque preoccupato che possano essere raggirati dai comunisti cinesi. I comunisti cinesi sono intelligenti, sono maestri nell’uso delle mezze parole. Che cos’è in realtà il comunismo? Il comunismo è un regime totalitario. Soltanto chi ha avuto un’esperienza personale può capire cosa significhi vivere in un regime totalitario, sia esso nazista o comunista. Papa Giovanni Paolo II lo sapeva. Pure Papa Benedetto. Credo che gli italiani non conoscano veramente il totalitarismo, perché Mussolini non fu un totalitario molto duro. Il governo totalitario vuole tutto. Vuole controllare tutto. Non ? 12 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017

[close]

p. 13

accetta compromessi. Vuole la resa di qualsiasi opposizione. Vuole fare tutti schiavi. È terribile! Quante persone in Vaticano hanno questa percezione dei comunisti cinesi? Ecco dunque che vanno a negoziare. Quando si negozia, tutti sono gentili e usano belle parole. La realtà, però, è molto diversa. Nel caso in cui sia firmato un accordo, come inciderà questo sulla libertà della Chiesa? Nella Lettera ai cattolici cinesi, Papa Benedetto spiegò molto bene la dottrina cattolica sulla Chiesa. Certamente Papa Francesco e altre persone in Vaticano concordano con tale posizione. Quando si negozia, però, bisogna anche conoscere come la pensa l’altra parte. Scrivendo sugli accordi fra l’Ungheria comunista e il Vaticano, negli anni ‘50, un autore hegeliano scrisse: “A volte, formalmente, sulla carta, si rispetta l’autorità del Papa. Nella pratica, però, si concede un potere eccessivo al governo”. Noi, cinesi, non conosciamo il testo integrale degli accordi. Certe informazioni le conosciamo appena per “sentito dire”, un pezzo di qua un altro di là. Ciò che possiamo dire è che si tratta di un accordo simile a quello commentato dall’autore sopra citato. In superficie sembrerebbe che l’autorità del Papa sia rispettata, poiché dicono “Il Papa ha l’ultima parola”. In realtà questo non succederà. Il governo avrà sempre in mano il potere di decisione finale. Ecco che, sulla carta, loro accettano l’elezione di nuovi vescovi, che chiamano “elezione democratica”, accettano che la Conferenza Episcopale scelga i candidati e li proponga al Papa, che avrebbe dunque l’ultima parola. In realtà né l’elezione sarà libera né la Conferenza Episcopale avrà libertà di proporre candidati. Nella Cina comunista nessuna elezione è autentica, nemmeno la più solenne, quella per i deputati del Congresso del Popolo. È tutto pianificato a priori. Vorrei parlare della Conferenza Episcopale. Non posso credere che in Vaticano nessuno sappia che non esista una Conferenza Episcopale Cinese. Esiste sulla carta, di nome, ma non realizza mai incontri, conferenze, discussioni. I vescovi cinesi si riuniscono solo quando sono convocati dal governo comunista. Il governo dà loro le istruzioni, e loro ubbidiscono. Papa Benedetto disse che questa Conferenza non è legittima. Essa annovera vescovi illegittimi. I vescovi della chiesa clandestina non ne fanno parte. Non può, dunque, essere chiamata Conferenza Episcopale Cinese. La verità è che non vi è una Conferenza Episcopale in Cina. Che cosa esiste? I vescovi della Chiesa detta Patriottica, ufficiale, scelti dal governo comunista, entrano a far parte della Conferenza Episcopale. Come funziona? Prima di tutto, non è autonoma. Deve lavorare sempre insieme alla cosiddetta Associazione Patriottica. Chi convoca le riunioni? Il governo comunista. Chi le presiede? La persona indicata dal governo comunista. Loro nemmeno si preoccupano di nascondere questo. È tutto fatto alla luce del sole. Possiamo vedere le foto, per esempio, del sig. Wang Zuoan, capo della Segreteria degli Affari religiosi del Partito Comunista, presiedere la riunione della Conferenza Episcopale mentre il presidente della Conferenza, insieme a tutti gli altri vescovi, sono seduti ad ascoltarlo. Tutto è stato già deciso dal governo. Il sig. Zuoan sta sem- TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017 - 13

[close]

p. 14

Yu Zhengsheng, del Comitato permanente del Bureau politico del Comitato centrale del Partito Comunista della Cina, porge i saluti ai membri dell’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, nel corso del IX Congresso nazionale della Chiesa cattolica cinese: le parole d’ordine vengono sempre dal Partito Comunista plicemente impartendo gli ordini. Ricordatevi, dunque: quando si parla di Conferenza Episcopale, stiamo parlando in realtà del governo comunista. Ogni iniziativa, dalla nomina dei vescovi alle decisioni, proviene dal governo. Qualcuno dirà: “Il Papa, però, avrà l’ultima parola”. Non è sufficiente. Ritengo, dunque, che questo sia un accordo inadeguato. Come possiamo lasciare l’iniziativa di scegliere i vescovi a un governo ateo? È incredibile! Qualcuno potrebbe obiettare: “Ma durante la storia il potere di indicare i vescovi è stato dato a re e imperatori”. Sì, ma almeno erano re e imperatori cristiani, non comunisti atei. Costoro vogliono distruggere la Chiesa. Se non ci riescono, vogliono almeno indebolirla. I comunisti, però, dicono che il rifiuto del dialogo ci allontanerebbe dalla Chiesa. Il dialogo è necessario, è importante, ma va orientato da solidi principi. Non possiamo abbandonare i principi per dialogare. Nel messaggio ai vescovi asiatici, Papa Francesco parlò del dialogo. Disse due cose. La prima, nel dialogo dobbiamo essere fedeli alla propria identità e coerenti con essa. Non possiamo negare la propria identità solo per piacere all’interlocutore. Se siamo cattolici, allora siamo 14 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017 cattolici! La seconda, dobbiamo aprire il cuore per sentire l’altra parte. Quindi, nel dialogo nessuna parte può tirare una conclusione unilaterale. Se l’altra parte ci propone di diventare schiavi, non possiamo rispondere semplicemente “OK”. L’autorità del Papa è data a lui come Papa. Non è un attributo personale. In nome del dialogo, un Papa non può rinunciare alla propria autorità. Credo che, in alcuni casi, dobbiamo avere la fermezza di dire: “Scusate, ma non possiamo accettare questa conclusione. Quindi, arrivederci. La prossima volta, quando avrete qualcosa di nuovo da dire, forse potremmo riprendere il dialogo”. La Cina vuole avvicinarsi al Vaticano per mostrare che è un Paese aperto? Nel corso dei negoziati, i comunisti cinesi non hanno mostrato nessuna cordialità, né buona volontà. Non dimostrano nessuna apertura. Vogliono appena dimostrare chi è il capo. Per esempio, i vescovi illegittimi, scomunicati, vogliono essere perdonati dal Vaticano. Ma stanno facendo cose terribili contro la disciplina della Chiesa. Sono illegittimi, scomunicati, e si permettono di ordinare sacerdoti. Incredibile! Loro si riuniscono ogni cinque anni nell’Assemblea dei rappresentanti dei cattolici cinesi, la più palese manifestazione del ca-

[close]

p. 15

Chiesa I comunisti cinesi temono la Madonna di Fatima perché ha previsto il crollo del comunismo rattere scismatico di questa chiesa. Sono più di trecento rappresentanti, tra cui i vescovi. È da anni che chiediamo al Vaticano di proibire ai vescovi la partecipazione a questa Assemblea. Purtroppo, il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione afferma: “Possiamo benissimo capire che voi partecipiate, poiché siete costretti”. E si esime dall’esternare un giudizio negativo. Come possiamo negoziare se loro si ostinano a seguire questa linea scismatica? Noi insistiamo perché rientrino sotto l’autorità di Roma. Ed essi si ostinano nel volere una Chiesa “indipendente”. Possiamo chiamare questo “dialogo”? È vero che i comunisti temono la Madonna di Fatima? È vero. È molto curioso. In principio accettano la devozione alla Madonna, ma non alla Madonna di Fatima. Perché? Dicono che Lei sia anticomunista… Perché dichiarò che il comunismo sarebbe crollato in Russia. Si può portare in Cina un’immagine della Madonna, ma non quella di Fatima. È curioso, perché la Madonna è una. Una volta raccontai questo a Papa Benedetto. Egli rispose: “Ma non conoscono Maria Ausilio dei Cristiani? Lei è ancora più terribile perché è andata in guerra!”. L’invocazione Ausilio dei Cristiani ha origini nella battaglia di Lepanto (1571) e in quella di Vienna (1683). È la Madonna guerriera! I cattolici cinesi sono ancora perseguitati, arrestati e uccisi per la loro Fede? Ci sono stati dei cambiamenti rispetto all’inizio del regime comunista. Dopo aver preso il potere nel 1949, i comunisti cominciarono a espellere i missionari e a chiudere le scuole cattoliche. Molti sacerdoti finirono in prigione, dove non pochi perirono. Nel 1955 ci fu una grande persecuzione. Vari vescovi finirono in carcere, compreso quello di Shangai, dove morirono. Fu ancora peggiore dopo il 1967, con la Rivoluzione culturale. Perfino molti comunisti furono perseguitati e uccisi dalle Guardie Rosse. Fu un tempo durissimo. Passata la Rivoluzione culturale, i comunisti cambiarono strategia. Alcuni seminari furono riaperti. Dopo aver aspettato quattro anni la risposta alla mia domanda, io stesso potei insegnare in vari seminari, compreso quello di Shangai. Sono stato profes- sore per sette anni, dal 1990 al 1996. Era una cosa totalmente nuova. Fui trattato con molta gentilezza, per un motivo. Poco prima, nel 1989, era successa la protesta della Piazza Tienanmen. Mentre molti cinesi fuggirono all’estero, io, al contrario, sono rimasto perché credo nella Cina. Perciò mi hanno trattato bene. A quell’epoca io trascorrevo sei mesi a Hong Kong e sei in Cina, insegnando nei seminari della Chiesa ufficiale. Era molto triste vedere come il governo trattava i nostri vescovi. Senza nessun rispetto. Li prendevano letteralmente per il naso. Erano schiavi! Era un’esperienza terribile. Chi non l’ha vissuta non sa com’è il governo comunista. Quindi, qualche cambiamento c’è stato. Ci sono meno vescovi e sacerdoti in prigione. Ma ce ne sono ancora. Alcuni muoiono in prigione. I comunisti, però, hanno sempre il controllo totale. Da un certo punto di vista la situazione è ancora peggiore, perché la Chiesa si è indebolita. Mi rattrista dirlo, ma nell’essenza il governo comunista cinese non è cambiato. La Santa Sede sta facendo una politica sbagliata. I vertici del Vaticano vogliono dialogare ad ogni costo. E allora ci chiedono di restare zitti, di fare compromessi, di obbedire al governo. Di conseguenza, le cose vanno sempre più giù. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2017 - 15

[close]

Comments

no comments yet