TECNOLOGIA DIGITALE E ADHD: CHI VIENE PRIMA?

 

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DOTT. ALDO SKABAR TECNOLOGIA DIGITALE E ADHD: CHI VIENE PRIMA?

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DOTT. ALDO SKABAR TECNOLOGIA DIGITALE E ADHD: CHI VIENE PRIMA? ADHD (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder) è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo, in presenza di un livello intellettivo nella norma. Esso include difficoltà di attenzione e di concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività. Sono problemi che derivano dall’incapacità del bambino di autoregolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. L’ADHD non rappresenta una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace e tanto meno un problema dovuto alla “cattiveria” del bambino. L’ADHD è un vero problema per il ragazzino stesso, per la famiglia e per la scuola e spesso risulta essere un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali. Si tratta di un problema che genera sconforto e stress nei genitori come anche negli insegnanti, i quali si trovano spesso impreparati nella gestione del comportamento di questi ragazzini. Diventa indispensabile, da parte degli adulti che interagiscono con questi ragazzini, conoscere e capire sempre meglio quale sia la reale natura del problema dell’autocontrollo e dell’iperattività. E’necessario saper vedere e capire le motivazioni delle manifestazioni comportamentali di questi ragazzini, mettendo da parte assurde e ingiustificate spiegazioni. Innanzitutto, è fondamentale scoprire se il bambino che sta continuamente disturbando abbia veramente un Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività oppure se sia semplicemente irrequieto e con la testa tra le nuvole. La diagnosi è di competenza di uno specialista (neuropsichiatra infantile e psicologo). “L’Iperattività può essere una grande risorsa, se ben gestita…” (Franco Gallucci)

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Nel 1902, il Pediatra inglese G. Still descriveva sulla rivista “Lancet” una situazione denominata “DEFICIT DEL CONTROLLO MORALE” caratterizzato da: aggressività, opposizionismo, iperattività, disattenzione. La sua origine veniva attribuita a cause biologiche. Finalmente, nel 1994 il DSM-IV definisce i criteri per la diagnosi di ADHD e permette un linguaggio comune tra gli addetti ai lavori, aggiornandosi con continuità rispetto ai nuovi dati della ricerca scientifica e giungendo alla più recente edizione del DSM 5 del 2013, attualmente in uso. Le caratteristiche principali dell’ADHD (o DDAI, Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) sono: • Iperattività: irrequietezza, sempre in movimento, gioco non tranquillo, parlare eccessivamente; • Impulsività: rispondere prima della fine della domanda, non rispettare il proprio turno, intromettersi spesso in attività altrui; • Disattenzione: errori di distrazione, labilità attentiva, facile distraibilità, non seguire le istruzioni, non terminare le attività, difficoltà ad organizzarsi, evitare attività che richiedono sforzo cognitivo, perdere oggetti, facili dimenticanze di cose abituali. Molte difficoltà scolastiche manifestate da questi bambini sembrano nascere proprio dal problema dell’autocontrollo, che interessa quindi sia l’aspetto comportamentale sia quello del pensiero. Le manifestazioni di disattenzione risultano associate a una sintonizzazione dell’attenzione su stimoli diversi da quelli che richiederebbe la consegna: si parla perciò di un “diverso orientamento dell’attenzione selettiva” non corrispondente alle aspettative del contesto. Quando lo stesso bambino è sotto pressione o lavora in rapporto uno a uno, sembra capace di mantenere l’attenzione per un tempo adeguato. Risulta pertanto corretto parlare di Deficit di Autoregolazione che si associa alle tipiche difficoltà di: pianificazione, organizzazione, utilizzo strategie cognitive e metacognitive

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Nell’attuale era digitale sembra che i casi di ADHD stiano aumentando, ma in realtà è difficile a dirsi in quanto situazioni sociali diverse portano a risultati diversi. Una visione globale e oggettiva sembra escludere un incremento delle diagnosi di ADHD. “LE TECNOLOGIE DIGITALI NON FANNO VENIRE L’ADHD” In generale, gli autori hanno chiamato le odierne caratteristiche dei giovani a trascorrere molto tempo in rapporto con le tecnologie digitali “cultura degli schermi”. Si assiste ad un aumento dell’attenzione alla comunicazione visiva rispetto a quella uditiva, con una riduzione dei “quanti comunicativi” da frasi o paragrafi verso “parole o immagini chiave”. E spesso i genitori non conoscono i contenuti e metodi del WEB. Nel 2009, in Canada il 15% dei ragazzi passava almeno 3 ore/die a giocare con i videogames. In Italia la situazione sembra essere sempre più sovrapponibile. Appare quindi quanto più opportuno chiedersi cosa guadagna e cosa perde un ragazzino che sta per ore davanti allo schermo, tenendo presente che non meno del 2% e per alcuni fino al 20% di alcuni ragazzi o adolescenti presenterebbero una “dipendenza da Internet”. I bambini/ragazzi con ADHD o con altre condizioni particolari sembrano essere più vulnerabili alle tecnologie digitali, presentando già un aumentato rischio di abuso di sostanze. L’Impulsività, infatti, è un fattore di rischio per le dipendenze da gioco. Capita anche spesso che ragazzi solitamente non aggressivi abbiano crisi di rabbia nel momento in cui devono spegnere lo “schermo”. Uno studio prospettico del 2009 su duemila bambini ha verificato come quelli con ADHD sono i più predisposti ad evolvere verso una dipendenza da internet (Ko et al. 2009) e successivamente numerosi altri studi confermano questo dato.

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La maggiore predisposizione degli ADHD alla dipendenza da videogiochi viene spiegata dall’essenza dell’ADHD stesso, che consiste nella difficoltà a posticipare la ricompensa di una propria attività: i videogiochi, al contrario, sono progettati allo scopo di offrire una ricompensa immediata. E’come se fossero IL CONTRARIO DI UNA RIABILITAZIONE PER L’ADHD. Non ci sono ancora evidenze del fatto che una dipendenza da videogiochi e Internet nell’infanzia sia correlata con una dipendenza nell’età adulta, ma sicuramente una simile dipendenza provoca un distacco dal mondo circostante che ha una serie di conseguenze assolutamente non trascurabili. LA DIPENDENZA DA INTERNET E’FAVORITA SOPRATTUTTO: - nei maschi ADHD dalla tendenza all’aggressività - nelle femmine ADHD dagli aspetti depressivi. La Dipendenza dalle tecnologie digitali porta a: • Astinenza • Compromissione delle capacità cognitive • Scarsa tolleranza • Craving (irrefrenabile desiderio di videogames) • Egosintonia (il ragazzo ritiene i sintomi della dipendenza come parte del proprio modo naturale di essere: “sono fatto così, non posso farci niente”). L’ADHD non è però l’unica situazione che favorisce questa dipendenza, seppure in misura minore lo sono anche: - Depressione - Disturbo d’ansia - Disturbo ossessivo-compulsivo.

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La DIPENDENZA DA INTERNET generalmente si sviluppa in tre fasi: • Iniziale: attenzione ossessiva e ideo-affettiva a temi /strumenti inerenti l’uso della rete, controllo ripetuto della posta elettronica durante il giorno, prolungati periodi in chat, ricerca di programmi/strumenti di comunicazione particolari; • Tossicofilica: aumento del tempo trascorso on-line, crescente senso di malessere e di agitazione, senso di basso livello di attivazione quando si è scollegati (simile all’astinenza); • Tossicomanica: la rete-dipendenza agisce ad ampio raggio, danneggiando diverse aree di vita: relazioni reali, scolastico-lavorative con scarso profitto e assenteismo, isolamento sociale anche totale. Le CONSEGUENZE di tale Dipendenza portano i ragazzi, come anche gli adulti, a: • Aumentata sensibilità alla gratificazione; • Diminuita sensibilità rispetto alle emozioni negative; • Iperattività mentale anche a riposo; • Aumentata impulsività; • Riduzione della Memoria di Lavoro; • Riduzione dell’efficienza delle Funzioni Esecutive. Risulta facile a questo punto capire come la Dipendenza da Internet possa evolversi negativamente in un complesso problema di socializzazione, con individui che scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento. Tale fenomeno è presente già dalla seconda metà degli anni Ottanta in Giappone e ha cominciato a diffondersi negli anni Duemila anche negli Stati Uniti e in Europa In Italia si stima che un individuo ogni 250 sia soggetto a comportamenti a rischio di reclusione sociale: nel 2013, secondo la Società italiana di Psichiatria, circa tre milioni di italiani tra i 15 e i 40 anni soffrivano di isolamento sociale.

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Questo serio problema di socializzazione ha preso il nome di HIKIKOMORI, termine giapponese che letteralmente significa “stare in disparte, isolarsi” e si presenta con le seguenti caratteristiche: 1) Ritmo circadiano sonno-veglia completamente invertito; 2) Sostituzione dei rapporti sociali diretti con quelli mediati via Internet, attraverso i quali la persona può passare la maggior parte del suo tempo intrattenendo relazioni sociali di vario tipo; 3) Solo il 10% degli Hikikomori naviga su Internet, mentre il resto del tempo lo trascorre leggendo, girovagando dentro la propria stanza, incapace di frequentare la scuola o altre attività; 4) Vi è la perdita progressiva delle abilità comunicative necessarie per interagire con il mondo esterno; 5) Lo Hikikomori lascia di rado la sua abitazione, chiedendo che il cibo gli sia lasciato dinanzi alla porta e consumando i pasti all’interno della propria stanza. Appare dunque fondamentale occuparsi e preoccuparsi di conoscere sempre meglio il fenomeno della Dipendenza da Internet per poterlo arginare, soprattutto per quei soggetti giovani/ giovanissimi e per questo più deboli, indipendentemente dalla presenza di ADHD o altre difficoltà. Un buon modo per iniziare a intervenire è sicuramente la PREVENZIONE: 1) Permettere il gioco solo dopo aver finito i compiti; 2) Limitare a 2 ore al giorno il tempo davanti a TV e computer; 3) Non far tardare l’ora di andare a letto per giocare; 4) Controllare i videogiochi (sono molto diversi tra loro!); 5) Favorire l’uso di giochi con finalità educative; 6) Organizzare il tempo senza drastici rifiuti ai videogiochi, incentivando il figlio a diversificare i suoi interessi; 7) Favorire l’uso di Internet in maniera produttiva; 8) Non bloccare mai del tutto l’accesso a Internet: favorisce le trasgressioni.

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