Da Casa Madre - Dicembre 2017

 

Embed or link this publication

Description

Rivista della famiglia dei Missionari della Consolata

Popular Pages


p. 1

Istituto Missioni Consolata da Casa Madre Anno 99 - N. 12/ Dicembre - 2017 Perstiterunt in Amore Fraternitatis Nativity, Lakota Carved Wood Cottonwood

[close]

p. 2



[close]

p. 3

Oggi un tesoro è nato per noi. Oggi è apparsa per noi la vera luce, la lampada della Vergine, accesa dallo Spirito santo. Oggi è nato il medico dei ciechi. Oggi è nata la guarigione dei paralitici. Oggi è nata la forza dei malati, la potenza degli infermi. Oggi è venuta la resurrezione dei morti, nostro Salvatore. Oggi è apparsa per noi, nella notte splendente, la luce nuova. Oggi è venuto il Salvatore di cui i profeti avevano annunciato che sarebbe nato dalla Vergine. Oggi è manifestato per noi, disteso in una mangiatoia, il pane eterno che dà la luce colui che ha detto: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo; se qualcuno mangia di questo pane non avrà più fame in eterno” (Gv 6,51). Per la gloria della tua nascita, concedici, Signore, la liberazione dai nostri mali e la gioia di cantare sempre le tue lodi. Liturgia mozarabica (Sacramentari, v-vi secolo), in Vieni sulla nostra strada. Preghiere a Cristo

[close]

p. 4

FRAMMENTI DI LUCE LA GRAZIA DI DIO SI E’ FATTA VEDERE P. Giuseppe Ronco, IMC Da sempre l’uomo ha desiderato vedere il volto di Dio. L’accorata preghiera dei Salmi “Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto” (Ps 27) esprime bene l’insopprimibile desiderio che alberga in ogni persona umana nell’incerto cammino dei giorni. La risposta di Dio data a Mosè è però perentoria: “Tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo” (Es 33,18-20). Questo innato desiderio dell’uomo troverà la risposta finale solo nella persona di Gesù Cristo: “Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato” (Gv 1,18).  Prendendo la carne nel figlio Gesù, Dio si è fatto uomo e in Gesù di Nazareth ha assunto un volto e un nome. E’ il volto umano di Dio. Disse Gesù a Filippo: “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (Gv 14,9). vivente (cf. Gv 14,6.9). “Entra nell’intimo della tua anima, escludi tutto tranne Dio e quello che ti aiuta a cercarlo, e, richiusa la porta, cercalo. O mio cuore, dì ora con tutto te stesso, dì ora a Dio: Cerco il tuo volto. «Il tuo volto, Signore, io cerco» (Sal 26, 8). Orsù dunque, Signore Dio mio, insegna al mio cuore dove e come cercarti, dove e come trovarti. O Signore Dio mio, mai io ti vidi, non conosco il tuo volto. Guarda, Signore, esaudisci, illuminaci, mostrati a noi. Insegnami a cercarti e mostrati quando ti cerco: non posso cercarti se tu non mi insegni, né trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti” (Sant’Anselmo, Proslògion, cap. 1). La grazia di Dio si è manifestata Uno dei passi biblici più belli sul manifestarsi della grazia e sul suo rendersi visibile tra noi, lo Venuto da Dio, ci “racconta” (exeghésato) Dio, il Dio invisibile che nessuno ha mai visto né può vedere (cf. 1Tm 6,16). Chi guarda a lui, a Gesù, alla sua umanità, vede e contempla il vero Dio troviamo nella lettera a Tito, una delle tre lettere pastorali attribuite in passato a Paolo, ma oggi comunemente ritenute come provenienti dalla scuola paolina. 4 da Casa Madre 12 / Dicembre 2017

[close]

p. 5

A Tito, responsabile della comunità di  Creta, l’autore della lettera offre indicazioni precise per l’organizzazione della comunità cristiana e l’attività quotidiana della vita, ricordandogli il compito di portare tutti sulla retta via, restando fedeli alla vera dottrina. Il motivo di questo impegno pastorale esigente è la necessità di rispondere all’amore di Dio, resosi manifesto e visibile in mezzo a noi. “E’ apparsa infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini,  che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo,  nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo;  il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone.  Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità” (Tito, 2, 1115).  Nella vita del mondo, irrompe e si fa visibile la luce di Dio per dissipare le tenebre, per togliere radicalmente il male, per offrire salvezza e vita nuova. “ Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata (Mt 4,16).  Siamo di fronte ad un fatto storico che diventa fatto di grazia, un avvenimento del kronos che diventa kairos. In un tempo ben preciso e ben documentato, a Betlemme di Giudea è nato un bambino, che è il Figlio di Dio, chiamato Emmanuele, Dio con noi, che si chiama Gesù, il Salvatore. In lui Dio si è fatto vicino. E’ un impegno che comporta seria meditazione. 1 - “È apparsa infatti la grazia di Dio, fonte di salvezza per tutti gli uomini” (v. 11).  Tutto è cominciato per iniziativa di Dio, il quale ha manifestato (epefanê) la sua grazia (charis), cioè la sua bontà e il suo amore per gli uomini (cfr. Tt 3,4). In Gesù la benevolenza di Dio si è fatta vedere come una grazia che salva tutti gli uomini. Il soggetto è “la grazia di Dio” che esprime l’amore  gratuito e salvifico di Dio, e che viene a noi come un dono. Nella pienezza dei tempi, quando “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge… perché ricevessimo l’adozione  a figli” (Gal 4,4) la grazia di Dio si è fatta vedere agli occhi di tutti gli uomini in forma tangibile nella nostra storia. Ci troviamo davanti a una epifania divina, che ha avuto luogo nel tempo e nello spazio. Nella sua pietà popolare, il popolo ancor oggi canta: In notte placida Per muto sentier, dai campi del cielo discese l’amor, all’alme fedeli il Redentor. L’incarnazione manifesta il fatto che Dio non dona qualcosa, ma dona se stesso; esce da sé per inserirsi in una situazione storica e per condividere la sua quotidianità con gli da Casa Madre 12 / Dicembre 2017 5

[close]

p. 6

uomini, e, tra gli uomini, i più semplici e i più umili. Gesù Cristo, che assume gli usi, i costumi, la cultura delle persone di un’epoca e di un luogo ben delimitato rivela la sua capacità di essere solidale con la condizione umana, senza privilegi. Con l’incarnazione il figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato. 2 - “Essa ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo” (v.12). E’ una grazia che ha il compito di insegnare, di educare, non imponendo norme o leggi, ma compiendo una funzione pedagogica. Il Signore con la sua umanità ci insegna a vivere in questo mondo, con sobrietà, con giustizia e con pietà. “Nell’originale greco ci sono tre avverbi che dicono proprio la modalità, quindi sobriamente, giustamente, religiosamente e questi tre avverbi indicano le tre relazioni fondamentali: con il nostro corpo e con le cose sobriamente, con gli altri giustamente, con il Signore religiosamente. La grazia ci salva insegnandoci a vivere, insegnandoci a rinnegare i desideri mondani, a dire di no alle passioni di questo mondo, a quell’elemento istintivo che continua a corrodere il nostro cuore e a rovinare il nostro mondo. Ci insegna a vivere togliendo ciò che è male e potenziando ciò che è bene nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo” (C. Doglio, Lettera a Tito). 3 - “Nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo…” (v. 13). La vita cristiana ha un forte accento escatologico.  Il cristiano che sa di non poter trovare in questo mondo terreno lo scopo supremo della sua vita, aspetta il compimento, vivendo la beata speranza. Egli è sorretto dalla speranza del “ritorno” del Signore e tende verso questa pienezza di salvezza e di santità che un giorno si realizzerà. Ci sarà infatti un’ altra manifestazione di Cristo che sigillerà la storia e porterà a compimento la salvezza. 4 -   “Il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone” (v. 14). Il mistero pasquale è la via percorsa per il nostro riscatto. Il dono di sé, operato da Gesù, allude a una funzione sacerdotale, con lo scopo di riscattare dall’iniquità e formare un popolo di sua proprietà, mediante il battesimo e il dono dello Spirito. Con la sua morte Cristo si è donato per amore, ci ha redenti e ha fatto di noi un popolo pasquale, diventando lui stesso modello e guida di quanti credono in lui. In lui diventiamo tutti figli di Dio Padre, impegnati a vivere la nostra figliolanza come 6 da Casa Madre 12 / Dicembre 2017

[close]

p. 7

un tendere alla vita di comunione con il Padre. Il Verbo si manifesta nella misura in cui sa di poter essere ricevuto da chi lo accoglie “Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. Il Signore è vicino” (Fil 4,4) perché   l’irrompere di Gesù nel tempo ci ha mostrato il volto di Dio e ci ha insegnato a chiamarlo Padre. Solo chiede a noi l’adesione quotidiana a chi ci ha amato per primo. da questo rapporto tutto particolare con la grazia di Dio e con colui che è la manifestazione visibile del Dio invisibile. Grazie a Maria Santissima  è apparsa la grazia di Dio e si è manifestato un Dio preoccupato di donare grazia agli uomini, cioè di stabilire un rapporto con loro” (F. Ravinale, Madre della grazia). Invocandola con questo titolo, il cristiano chiede a Maria, la piena di grazia, di poter entrare nel rapporto di grazia con il Signore. “Il Verbo di Dio si è manifestato nella carne una volta per sempre. Ma, in chi lo desidera, egli vuole continuamente rinascere secondo lo spirito, perché ama gli uomini. Così, ridiventa bambino e si forma in loro con il progredire delle virtù. Il Verbo si manifesta nella misura in cui sa di poter essere ricevuto da chi lo accoglie: non limita la manifestazione della sua grandezza per gelosia, ma misura l`intensità del suo dono secondo il desiderio di chi brama vederlo. Il Verbo di Dio si manifesta sempre, secondo le disposizioni di chi lo riceve: tuttavia, data l`immensità del mistero, egli rimane ugualmente invisibile per tutti. Per questo motivo l`apostolo, penetrata con acutezza la potenza del mistero, dice: Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e nei secoli (Eb 13,8): egli dimostrava così di avere ben compreso la perenne novità del mistero e intuiva che l`intelligenza non potrà mai possederlo come una cosa invecchiata” (Massimo il Confessore, Capitoli teologici, 1,8-13). Con l’incarnazione, infatti, il Figlio di Dio ha ristabilito un rapporto di salvezza e lo ha offerto a chiunque lo voglia accogliere con animo buono. Comincerà allora un processo di conversione e di trasformazione che porterà a “rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà”, “nell’attesa della beata speranza e della manifestazione del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo”, quando la trasformazione sarà definitiva, e vedremo Dio faccia a faccia. Maria, Madre della divina grazia Le invocazioni a Maria, espresse nelle Litanie Lauretane, cantano i doni che Maria ha ricevuto da Dio e le virtù che ella ha vissuto in modo eminente. Il titolo   Madre della divina grazia è particolarmente legato al brano della lettera a Tito, sopra citato e proclamato a Natale, nella Messa della notte. “La grazia di Dio è apparsa con la nascita di Gesù. Maria è veramente la Madre della grazia divina. La sua personalità, la sua santità, la preziosità della sua presenza accanto a noi derivano proprio da Casa Madre 12 / Dicembre 2017 7

[close]

p. 8

Dagli Inni di sant’Efrem il Siro “Questa è notte di riconciliazione, non vi sia chi è adirato o rabbuiato. In questa notte, che tutto acquieta, non vi sia chi minaccia o strepita. Questa è la notte del Mite, nessuno sia amaro o duro. In questa notte dell’Umile non vi sia altezzoso o borioso. In questo giorno di perdono non vendichiamo le offese. In questo giorno di gioie non distribuiamo dolori. In questo giorno mite non siamo violenti. In questo giorno quieto non siamo irritabili. In questo giorno della venuta di Dio presso i peccatori, non si esalti, nella propria mente, il giusto sul peccatore. In questo giorno della venuta del Signore dell’universo presso i servi, anche i signori si chinino amorevolmente verso i propri servi. In questo giorno, nel quale si è fatto povero per noi il Ricco anche il ricco renda partecipe il povero della sua tavola. Oggi si è impressa La divinità nell’umanità, affinché anche l’umanità fosse intagliata nel sigillo della divinità”. (Efrem il Siro, Inni sulla natività e sull’epifania, Paoline, pp. 149-160) 8 da Casa Madre 12 / Dicembre 2017

[close]

p. 9

RICORDANDO MAMMA CAROLINA P. Gianantonio Sozzi , IMC Mamma Carolina è morta il 29 ottobre. Volevo riassumere alcune cose che ho imparato da mia mamma usando l’immagine della Consolata, patrona della città di Torino e dei Missionari della Consolata, la comunità alla quale appartengo. accingevo a raggiungere l’aeroporto di Malpensa con un filino di voce mi salutò dicendo “fai buon viaggio e prega di più” e poi al telefono giovedì sera quando in Italia era notte fonda e mi disse “non ci vedremo più, vieni a casa per il funerale”. Mi voglio soffermare nei gesti delle mani e negli sguardi di questa immagine. Il primo gesto, che sta al centro del quadro, è un gesto ieratico e apparentemente freddo. Le mani del bambino e della mamma non si toccano, si sfiorano soltanto. Il bambino benedice noi che guardiamo e Maria sembra solo sottolineare l’importanza di quella benedizione. Invece l’altro gesto, più periferico nell’immagine, ritrae la mano del bambino, dolcemente avvinghiata al dito pollice dell’altra mano della mamma che lo sostiene con fermezza in braccio. Gli sguardi di entrambi non si incrociano e chiamano in causa le persone che stanno osservando: il bambino guarda noi e la mamma Maria solamente sfiora con il suo sguardo questo bambino tutto proteso verso fuori con le sue mani e con i suoi occhi. Vediamo quindi due dimensioni che fanno parte della maternità di Maria: da una parte il sostegno discreto, rappresentato dalle mani che si uniscono e dal braccio che sorregge il peso del bambino, e dall’altra l’impegno, probabilmente non facile per Maria, di mettere al centro la novità di un progetto che ha in lei le sue radici profonde ma che è donato al mondo intero, in quella mano benedicente e in quello sguardo che abbraccia l’umanità intera. Le ultime due frasi che ho sentito dalla viva voce di mamma Carolina si rimontano a pochi giorni fa. Lunedì scorso quando di primo mattino mi In questa settimana non ho pregato di più, anche quando la malattia inaspettatamente sembrava aver accelerato un processo già segnato, perché sapevo bene che la vita di noi tutti, e quindi anche la sua, è nelle ottime mani di Dio che scrive la storia per il bene di noi che siamo figli. E poi alla fine non sono neppure venuto al funerale perché sarei comunque stato vicino, anche se non presente, e così è stato in queste ore nelle quali, malgrado la distanza, sono diventato ricettacolo di parole di conforto che mi hanno raggiunto da tantissime parti del mondo. Probabilmente essere mamma di un missionario non è una cosa facile… ai genitori dei primi missionari che partivano per l’Africa Giuseppe Allamano diceva che avrebbero rivisto i loro figli in paradiso e anche se oggi possiamo macinare centinaia di chilometri in poche ore le distanza e i tempi prolungati, sopratutto quando gli anni avanzano, continuano ad essere una sfida non da Casa Madre 12 / Dicembre 2017 9

[close]

p. 10

facile da sostenere. In mamma Carolina, vedendo l’immagine di Maria Consolata, riconosco che non è mai mancato quell’equilibrio fragile fatto di discreta presenza, sostegno deciso, dono incondizionato… anche se la quotidianità di un cammino missionario è più composta di dubbi che di certezze e forse anche di qualche disobbedienza. 10 da Casa Madre 12 / Dicembre 2017

[close]

p. 11

PAOLO E BARNABA SULLE ORME DI PAOLO E BARNABA Chiara Santomiero/Aleteia Il biblista p.  Paolo Bizzeti  s.j. ripercorre l’itinerario del primo viaggio apostolico di Paolo e Barnaba in Turchia. Seguire i passi dei due araldi della Parola, oltre che affascinante immersione nella storia biblica, diventa occasione di riflessione sull’attualità della Chiesa, come anticipa ad Aleteia p. Bizzeti. Quando si parla di terre bibliche di solito si pensa a Israele e Palestina e non viene in mente la Turchia, mentre invece è una regione nella quale molti luoghi sono legati all’annuncio della Parola… Bizzeti: E’ così e lo stesso vale per l’Egitto, la Siria, la Giordania, la Mesopotamia. Abramo, per esempio, viene da Ur dei caldei e l’esilio babilonese ha avuto un’importanza fondamentale nella storia del popolo di Dio così come i due secoli della dominazione persiana; lo stesso Ciro il grande è stato salutato un po’ come il Messia nel libro di Isaia. Per questo oggi, correttamente si parla di terre bibliche  e non soltanto di Terra Santa. Dove portano le orme di Paolo e Barnaba? Bizzeti: Il primo viaggio di Paolo e Barnaba si svolge in buona parte sul territorio dell’attuale Turchia. Nei pellegrinaggi che propongo si parte sempre da Antiochia sull’Oronte o Antiochia di Siria che oggi si chiama Antakya, al confine tra Turchia e Siria, con un percorso che fa tappa a Tarso, risale a Konia, l’antica Iconio, Perge, fino ad arrivare sulla costa, Efeso – il luogo di interi capitoli degli Atti, oltre che della Lettera agli Efesini -, Mileto: tutte città della Turchia e dell’Asia minore. Leggere la Parola nel contesto nel quale è stata annunciata quale effetto produce? Bizzeti: Posso rispondere con un esempio. L’anno scorso con un gruppo di giovani abbiamo ripercorso la strada da Perge in Panfilia ad Antiochia di Pisidia, l’altra Antiochia di cui parlano gli Atti. Questo racconto nel testo degli Atti occupa un versetto, ma leggerlo mentre si percorre in concreto la strada – salendo monti e scendendo per valli, costeggiando un lago – fa acquistare uno spessore alla Parola che non si potrà mai afferrare quando si legge a casa. La presenza ormai minoritaria dei cristiani in questi luoghi quali riflessioni suggerisce? da Casa Madre 12 / Dicembre 2017 11

[close]

p. 12

Bizzeti: I cristiani oggi in Turchia sono lo 0,2 per cento della popolazione, quindi una minoranza piccolissima ma un tempo la comunità cristiana era molto fiorente. C’è una  zona della Cappadocia dove si contava una chiesa ogni 1,5 chilometri quadrati, mentre sull’altopiano dell’Anatolia, vicino ad Iconio, una zona si chiama ancora oggi “le mille e una chiesa” perché era piena di chiese. Come mai in questi luoghi che sono stati la vera culla del cristianesimo, con il passare dei secoli tale presenza è venuta meno? Una risposta molto superficiale attribuisce la responsabilità all’affermarsi dell’Islam, ma in realtà si tratta di un processo durato molti secoli e causato da una pluralità di fattori che richiede una rilettura della storia un po’ meno semplicistica di quella che siamo abituati a fare. Capire come mai il cristianesimo da religione in auge diventa pian piano sempre meno seguita, interroga anche la nostra società europea dove il fenomeno sembra ripetersi. Se si vanno a vedere le due realtà da vicino si scorgono diversi punti in comune. Soprattutto appare chiaro che quando il cristianesimo diventa la religione di tutti, perde di sapore ed efficacia e inizia un processo di declino. Guardare a come questo processo è stato già vissuto in precedenza può dare a noi preziose indicazioni. Esiste un St. Paul trail per visitare questi luoghi a piedi, vero? Bizzeti: Il St. Paul trail è un itinerario tracciato con criteri internazionali di trekking, lungo 500 chilometri, che ripercorre molte zone dell’itinerario fatto da Barnaba e Paolo nel primo viaggio apostolico. Nel Nord Europa è abbastanza conosciuto, meno in Italia. L’anno scorso l’ho percorso con un gruppo di giovani e sto cercando di renderlo noto anche attraverso la mia nuova guida sulla Turchia pubblicata dalle Edizioni Dehoniane. Il mio auspicio è che questi luoghi siano sempre più visitati, ma non in modo frettoloso o superficiale come accade spesso per il turismo religioso: per comprenderli in maniera adeguata, bisogna ripercorrerli Bibbia alla mano e contando su buoni approfondimenti storici e culturali. 12 da Casa Madre 12 / Dicembre 2017

[close]

p. 13

http://www.terrasanta.net Verrà ordinato vescovo il prossimo primo novembre padre Paolo Bizzeti vicario apostolico dell’Anatolia, di fresca nomina. Papa Francesco ha scelto lui come successore di monsignor Luigi Padovese, trucidato il 3 giugno 2010 per mano del suo autista. La decisione papale è stata resa nota il 14 agosto scorso. L’Anatolia - territorio dell’attuale Turchia in cui predicarono instancabilmente Paolo e Barnaba dopo cinque anni di sede vacante torna così ad avere un vescovo. Padre Paolo, 67 anni, gesuita di origini fiorentine, nel corso del suo ministero ha sempre coltivato un’attenzione speciale per il Medio Oriente. In particolare per la Turchia, che conosce bene e dove ha guidato nel corso degli anni una quarantina di pellegrinaggi. «Per me non si tratta di un gregge sconosciuto – ammette Bizzeti -. Grazie a Dio conosco già diverse persone e con alcune sono anche in amicizia» Padre Paolo, com’è composta la comunità cristiana che l’attende in Anatolia? Occorre fare una premessa: cinque anni di assenza del vescovo hanno creato una situazione di grande difficoltà, che si è riflessa nella mancanza di statistiche precise e con una generale diminuzione sia nel numero di presbiteri e suore, sia nella frequenza del popolo cristiano. Detto questo, i sacerdoti presenti sul territorio sono una decina, la popolazione cristiana è di circa 5 mila persone tra cui molti rifugiati, siriani e iracheni, che stanno aumentando e danno un nuovo volto alle comunità parrocchiali. È una Chiesa in evoluzione, un po’ come in Israele, dove l’immissione di cristiani che vengono da altri Paesi sta rinnovando le comunità tradizionali e portando anche nuova linfa vitale. Qual è la croce più grande che questa comunità deve portare? E qual è, invece, il suo punto di forza? Il maggiore punto di forza più grande è che sono cristiani veramente coscienti della loro vocazione della loro identità, nonostante affrontino non poche difficoltà per custodirla. Il punto debole è che c’è bisogno di una formazione del laicato più approfondita e organizzata. La Chiesa d’Anatolia ha una vocazione particolare? Direi di sì. Questa Chiesa custodisce ininterrottamente, da duemila anni, la presenza cristiana nei luoghi che ci hanno generato alla fede. Antiochia, per certi versi, è la vera Chiesa madre della Chiesa «che viene dai gentili». Più che da Gerusalemme, infatti, è da Antiochia che sono partite le grandi missioni; lì i cristiani sono stati chiamati per la prima volta con questo nome; e lì ci si è posti il problema in modo chiaro, di come la Chiesa che proveniva dal giudaismo e la Chiesa che era composta da «gentili» potevano vivere insieme. È Antiochia la vera culla di tutto questo; e siccome noi siamo in fondo la Chiesa «dei gentili», la nostra Chiesa madre è in un certo senso questa. Non a caso alcuni dicono che l’Anatolia è la Terra Santa della Chiesa. da Casa Madre 12 / Dicembre 2017 13

[close]

p. 14

Qual è il primo messaggio che porterà a questa comunità? Io mi insedierò all’inizio dell’anno giubilare della Misericordia (che si aprirà il prossimo 8 dicembre - ndr). Quindi il mio primo messaggio sarà quello della riconciliazione, della misericordia, dell’accettazione delle altre Chiese cristiane; e poi sicuramente, un messaggio di attenzione ai cristiani rifugiati, che hanno bisogno di tutto. Papa Francesco le ha dato qualche consiglio? Personalmente non ho ancora visto il Papa, ma valgono le direttrici che il Pontefice dà alla Chiesa universale: un rinnovato slancio evangelico, l’attenzione ai poveri e poi la riconciliazione, perché anche lì ci sono tante divisioni. Pensando alla Siria, qual è il ruolo che può avere la Turchia in questa crisi molto grave? La Turchia, così come l’Europa, deve fare ogni sforzo perché finisca questo commercio d’armi che è il vero problema: le frange estremiste ricevono le armi da altri Paesi, e quindi se si spezza il commercio delle armi, la situazione cambia. Questo è l’impegno primario. Che effetto fa essere vescovo nel territorio in cui è nato e ha predicato l’apostolo Paolo? Credo che la persona e la missione di san Paolo lungo i secoli sia stata parzialmente dimenticata. Mi spiego meglio: è stato studiato di più il Paolo grande teologo che il Paolo grande missionario, l’annunciatore del Vangelo con la capacità di adattare il messaggio evangelico ai diversi tipi di uditorio che incontrava. Paolo aveva una capacità pastorale e teologica unica nel modulare l’annuncio cristiano; capacità che è stata largamente «dimenticata» a favore invece di un patrimonio dottrinale piuttosto statico. Paolo non era un teologo sistematico, era un pastore e un evangelizzatore capace di declinare il patrimonio della fede, tenendo sul serio conto delle persone molto differenti che trovava davanti a sé. Lo si vede sia nelle sue lettere che negli Atti degli Apostoli, come ho mostrato nelle mie meditazioni  Fino ai confini estremi. Sono convinto che proprio da qui, dall’esperienza di Paolo e Barnaba, bisogna ripartire per comprendere meglio anche la nuova evangelizzazione. 14 da Casa Madre 12 / Dicembre 2017

[close]

p. 15

L’ALLAMANO NELLE TESTIMONIANZE 50° DI SACERDOZIO P. Francesco Pavese, IMC Concludiamo le riflessioni sul Fondatore offerte durante il 2017, offerte dalle testimonianze, presentando un tema che ci è molto caro: il suo 50° di sacerdozio. Il più bel regalo che il il nostro Padre ricevette in quell’occasione, oltre all’affetto dei suoi figli e figlie e al Breve del Papa Pio XI, fu l’approvazione definitiva delle Costituzioni IMC da parte Congregazione di Propaganda Fide. Festa a basso profilo. L’Allamano avrebbe voluto commemorare il 50° anniversario di ordinazione in modo semplice, senza rumore. Lo manifestò lui stesso ad un gruppo di missionari che erano andati a visitarlo prima dei festeggiamenti: «Vorrei scappare come al 25° anno, che sono fuggito a Castelnuovo, ma adesso m’è impossibile. Ho invitato i miei colleghi (siamo ancora 11) e speravo di poter far festa da noi soli... Ma l’ho già detto a padre Sales che fa delle goffaggini. Facciamo le cose che vadano bene e non ci siano delle esagerazioni, come ce ne sono perfino nella lettera del Papa (si vede che sono andati a stuzzicare). Se queste feste servissero almeno a far aumentare nel popolo l’affetto per le missioni, ne sarei contento». Questo era il suo spirito, ma i suoi collaboratori alla Consolata e specialmente i missionari e le missionarie erano di altro parere. I festeggiamenti li vollero fare al Santuario e all’Istituto. Mons. Giovanni Battista Ressia aveva invitato l’Allamano a celebrare la S. Messa giubilare nel santuario di Vicoforte (Mondovì). Naturalmente l’invito fu declinato, perché per l’Allamano sarebbe stato inconcepibile celebrare il 50° di sacerdozio lontano dalla “sua” Consolata. La reazione del Vescovo fu piuttosto briosa: «[...] ma volle condurci a Torino, alla Consolata, dicendo che siamo vecchi, sciancati, a dar poco buono spettacolo di noi ai curiosi, e che a Torino alla Consolata nessuno se ne sarebbe accorto. So di aver detto tra me: “Nessuno più furbo dei Santi”». L’Allamano era conscio di non potersi eclissare per quell’occasione, perché era troppo conosciuto. Pur raccomandando di non fare delle esagerazioni, accettò di buon grado i sinceri festeggiamenti che gli furono preparati. Un particolare che manifesta il suo senso realistico riguarda le fotografie. Nonostante la sua allergia a lasciarsi fotografare da solo, per quell’occasione acconsentì di posare davanti al fotografo. Conserviamo otto fotografie, quattro riprese nel cortile del Convitto e quattro in quello della Casa Madre delle missionarie. P. L. Sales, che era un da Casa Madre 12 / Dicembre 2017 15

[close]

Comments

no comments yet